Vignette di politica economica

16 aprile 2010 michele boldrin

Discutere di politica economica sembra essere diventata, oramai, una perdita di tempo. Infatti, me n'è passata la voglia. Mi limito, quindi, a vignette ed aforismi.

Tassarsi per Costas. Ridicolo coro di tutta l'Europa che "conta" (da FT all'Economist, passando per gli editorialisti pseudo liberali del Corriere della Sera) a favore del salvataggio per il "bene supremo del continente". Ma perché? Perché, cari signori, sarebbe legittimo e doveroso lasciar che le banche falliscano, che c'è il moral hazard, mentre la Grecia no, la Grecia non può fallire? Può fallire l'Argentina, ma la Grecia no? Come dice il mio amico Rody: noi almeno i numeri del PIL non li avevamo truccati, nel lontano 2000 ... Quale diabolico effetto può causare, alla moneta comune, il default sul debito pubblico di un paese che vale meno del 3% del GDP della zona Euro? Cosa potrebbe mai succedere all'Euro? Che la Grecia se ne va e decide di svalutare/inflazionare? Good, affari loro, no? Questo rafforzerebbe il resto e la ECB, o no? E se l'Euro perde un 15% contro il dollaro, lo Yen o anche lo Yuan (improbabile assai) cosa ci sarebbe di tanto drammatico? Non c'è lo spettro deflazionistico? Bene, un po' di svalutazione/inflazione aiuterebbe, no? Parlo seriamente, cari saggi soloni macroeconomici: quale è il problema, quindi? Politico? Quale sarebbe il problema "politico"? Che dobbiamo tutti farci del male perché Costas continui a far finta di essere ricco e famoso, anche se non fa un beato cazzo da mane a sera, da anni ed anni? Perché?

La bolla cinese. Se ne parla poco, in Italia, ma la bolla immobiliare (finanziaria, infatti) cinese è in piena espansione. Tanto per dare un'idea: gli appartamenti da classe media a Pechino o Shanghai vanno a prezzi equivalenti a 100-150mila USD. Il reddito medio di una coppia di classe media, se lavorano entrambi, arriva forse all'equivalente di 10mila USD. Fate voi. Peggio di Miami circa 2006 ... Origini? Due chiaramente: lo "stimulus package" cinese del 2008/2009 e la politica di tassi a zero delle tre grandi banche centrali mondiali (FRB, ECB, BofJ): il carry trade sta producendo stupendi risultati. La cosa "divertente", si fa per dire, è che poi ci spiegheranno ... cosa ci spiegheranno questa volta? Ah ci spiegheranno che ... c'è stato un saving glut e che le politiche monetarie non hanno potuto farci nulla. Veniva dal Brasile e dall'India. Quello dopo, invece, verrà da Marte, vero Ben?

L'ossessione deflazionistica. Non passa giorno che un qualche grande saggio su qualche famoso giornale economico non ci spieghi che la deflazione è proprio un problema drammatico e che qui occorre fare qualcosa. Ci vogliono altri stimoli fiscali, altre spese, occorre abbassare i tassi, svalutare. Chi diavolo debba svalutare non si capisce, visto che dal Giappone agli USA all'Europa tutti soffrono del medesimo "problema" ... suppongo tutti meno la Cina, ma basterà? Scherzo, cercate di capirmi ... Ad ogni modo, tutti ritengono che la deflazione sia un grande problema. A me sembra una benedizione: cosa altro possiamo aspettarci, se non deflazione? Non si capisce cos'altro potrebbe succedere in un mondo dove i prezzi nominali degli assets, da immobiliari a finanziari a tutto il resto, sono diminuiti di circa il 30% in due anni. Visto che il prezzo del "resto", ossia dei beni durevoli e non che vengono prodotti con questi assets, in una maniera o l'altra deve riflettere i prezzi degli assets medesimi, cosa ci si dovrebbe aspettare? Inflazione? Il prezzo dell'output cresce quando i prezzi degli inputs calano? Quando si è visto? Eppoi, insisto, perché la deflazione sarebbe un problema? Perché gli indebitati non ce la fanno a pagare? Amen, non pagheranno. Che differenza fa? Che non paghino perché non ce la fanno o che non paghino perché il valore nominale di ciò che debbono pagare viene azzerato dall'inflazione, cambia forse qualcosa per il creditore? Se ti devo 100 e faccio default, recuperi solo 50. Se ti ripago 100 ma i prezzi sono nel frattempo raddoppiati, ricevi comunque 50. Dove starebbe la differenza?

La ripresa americana. Questa è la favola più bella. La ripresa americana è al momento una fantasia, però una fantasia a cui credono tutti. Anche Business Week, che però s'è unito al coro Krugmaniano e chiede un altro stimulus package al più presto possibile. Evidentemente non abbiamo un deficit grande abbastanza, occorre farlo crescere di più. Ciò che trovo affascinante è che dopo quasi DUE ANNI dall'inizio della recessione tutti facciano finta che le politiche adottate funzionino anche a fronte di una disoccupazione al 10% ed anemici tassi di crescita del PIL, mentre il debito pubblico continua ad accumularsi. Ma va bene così. Barack Obama non può avere sbagliato, oramai l'uomo è un santo infallibile. Temo sia nient'altro che il ramoscello a cui un mondo in denial si aggrappa per poter continuare a ripetersi che non è successo niente, che non abbiamo sbattuto contro un grosso muro la cui presenza e consistenza ci erano ignote. Possiamo continuare come prima, non preoccupatevi: Barack, l'uomo del "change you can believe in" è diventato, in realtà, l'uomo della conservazione. Sarò un fottuto cinico, ma a me fa sorridere assai ... Ah, a proposito del muro contro cui abbiamo sbattuto: ci siamo fatti male un casino perché andavamo troppo forte, a causa delle politiche monetarie, ma il muro c'era lo stesso. Ora ve lo descrivo.

Se avesse ragione DKL? Non mi ricordo se ho avuto occasione di raccontarla, ma il mio amico DKL sostiene (ok ... ce lo siamo inventati assieme, ma mi piace sostenere che è un'idea sua, così posso fare il bastian contrario a pranzo: appena finisco gli argomenti prende lui la mia parte, quando ha finito anche lui scriviamo il paper ... è lunga, ma i papers vengono meglio ..) che la chiave di tutto (over and above le politiche monetarie e regolatorie demenziali dal 1995 in poi, ovviamente) sta nel fatto che abbiamo "urtato il vincolo". Il vincolo, che sarebbe il muro della vignetta precedente, è quello delle risorse naturali, fonti energetiche in particolare. Detto altrimenti: data la tecnologia oggi a disposizione, non ce n'è abbastanza per permettere ai BRICs di crescere al ritmo a cui sembrano capaci di farlo ed al vecchio OECD di crescere al ritmo a cui avrebbe bisogno o desiderio di crescere. Appena la grande recessione si è attenuata i prezzi di tutte le materie prime hanno ricominciato a crescere. Alla grande. E, si noti, il grosso del mondo OECD non sta ancora crescendo. Morale No 1: se ha ragione DKL, son cazzi amari per un tot, ossia sino a che (innovazione dopo innovazione) il vincolo delle risorse naturali non venga rilassato ... Morale No 2: inutile "iniettare moneta" (cosa vorrà dire, non lo so ...) o fare deficit spending per stimolare, cari macroeconomisti ufficiali. Se non ce n'è (ossia costan troppo) non ce n'è (ossia, il loro prezzo crescerà in proporzione). Ovviamente vi è sempre la possibilità che DKL abbia torto, ed io con lui ...

Avanzi ed eventuali. Si, poi ci sarebbe l'Italia. Il paese più solido e prospero d'Europa. Il paese dove scorre latte e miele. Il paese che trainerà tutti fuori dal guado. Vi dispiace se faccio a meno di commentare? Cosa volete commentare, come dice il mio amico Palma? I gagliardetti? Le banche del Nord che sono della nuova razza padrona (ma siete proprio nati schiavi? Non riuscite a non avere una casta padrona?) I pranzi finiti male fra i due co-fondatori? Ah, Fini ha scoperto di avercelo nel culo? Hombre, que no me habia enterado yo! Cosa dovrei commentare? Che gliel'avevamo, perlomeno avevo, detto a costoro (in pubblico ed in privato) che così sarebbe finita? Che la stagnazione italiana semplicemente continua, imperterrita, celebrando il decennale? Mi dispiace, nulla da commentare. Ah, a proposito, il PD l'ha visto qualcuno in giro? Mi han detto che Nicola Rossi, il cervello pensante dei PieDini liberisti, ha scoperto che ci vorrebbe meno stato (che ci voglia più mercato non è chiaro se l'abbia detto, stanno ancora dibattendo la questione nell'apposita commissione del partito): un verdadero hombre de genio, carajo!

Buenas noches, damas y caballeros.

83 commenti (espandi tutti)

un verdadero hombre de genio, caraco!

carajo, non caraco...

oops ... la tarda notte ...

Ma no, non ci sono perché siamo elitari :)

Seriously, io questa cosa del systemic risk la capisco poco. Sono disposto a berla per il casino dei subprime, ma per il debito greco no. Dimmi dove sbaglio, visto che non sono un esperto:

Il Pil greco è solo il 3 per cento del totale di Eurolandia. [...] Il debito greco è all’incirca il 6 per cento del totale di Eurolandia. Ma, soprattutto, le banche sono mostruosamente interconnesse: gli istituti tedeschi posseggono importanti stock di debito greco, così come quelle portoghesi e spagnole. Le banche italiane, che non parlano inglese, posseggono titoli di emittenti tedeschi, spagnoli e portoghesi, e così via. Quello è l’aspetto sistemico

Se ci sono 10 banche tedesche, portoghesi e spagnole che posseggono questo 6%, fa 0.6% ciascuna in media. O c'è una sola banca che controlla tutto, e allora è quella a rischiare, e basta o farla fallire o promettere di salvarla, o il debito è ripartito fra molte, e allora si tratterà di scrivere una linea negativa in bilancio, (o salvarle). 

Ma assumiamo anche che le banche tedesche falliscano e veniamo al rischio di sistema. Se 10 banche italiane controllano il 10% di queste banche, sono esposte ciascuna per lo 0.006% del debito totale.  Possibile che questo sia un rischio per il sistema finanziario italiano? 

Capisco l'obiezione possibile: c'è UNA banca tedesca che detiene tutto il debito greco, e c'è UNA banca italiana che detiene il 10% di questa banca, ma non si conosce la loro identità. Quindi nessuna banca presta a nessuna banca tedesca, e nemmeno a quelle italiane. Però la cosa puzza assai: il 10% è una cifra enorme per una partecipazione in una banca tedesca. Più probabili sono cifre del 2-3%. Possibile che una banca non possa permettersi di tagliare 2-3% del capitale senza rischiare che nessuno voglia fare a ffari con loro?

Chiedo anche: davvero nonostante la montagna di regolamentazione le partecipazioni fra banche sono così sconosciute anche a questi livelli? Davvero è difficile chiedere alle banche di rendere note le proprie quote di debito greco? E poi, quanto di questo debito greco è detenuto dai greci? Se si scopre che di quel 6% metà detenuta dai greci stessi, allora il problema è dimezzato in partenza. 

A me questa del rischio sistemico pare una favola. La verità è che il salvataggio è tutto politico, e che la politica sta nel salvare la grecia così si può ripetere lo stesso giochetto in casa propria. Cosa questo salvataggio puo' far scatenare nella testa del politico italiano lo si puo' solo immaginare. Stupisce che i tedeschi siano stati al gioco, davvero. 

Aggiungo una cosa. Ammettiamo pure che il rischio sistemico ci sia (e su questo sono con Mario, il problema non e' solo la Grecia e il suo debito, Fabio Scacciavillani lo ha spiegato bene recentemente). Come ero a favore della bancarotta di Citi e BofA, non vedo perche' dovrei cambiare idea per Deutsche Bank o Unicredit. Let them go.

Andrea: al tuo ragionamento manca un tassello: la leva finanziaria con cui le banche operano, che amplifica tutte le grandezze in gioco.Tu scrivi:

Più probabili sono cifre del 2-3%. Possibile che una banca non possa permettersi di tagliare 2-3% del capitale senza rischiare che nessuno voglia fare a ffari con loro?

Si, se le banche hanno un capitale non ponderato per gli attivi di rischio che non supera il 4 per cento del totale degli asset, veicoli fuori bilancio incluso

E c'è dell'altro: il mismatch tra asset e liabilities e la liquidità relativa delle due posizioni. Prendi le Landesbank tedesche: si finanziano a brevissimo con commercial paper, spesso utilizzando SIV, cioè veicoli fuori bilancio, ed hanno investito in titoli, plain vanilla e strutturati, contenenti rischio PIIGS. Come finisce quando il mercato non mi permette più di fare il rollover della carta commerciale? Che devo vendere gli asset che da quella carta erano finanziati. Ma nessuno li vuole, e il loro prezzo crolla. Quindi, la crisi di liquidità diventa rapidamente crisi di solvibilità, con quello che ne consegue. E da ultimo, se il mercato vede rischio sistemico, allora c'è rischio sistemico. Il costo del debito sovrano dei paesi coinvolti cresce, i deficit pure e siamo daccapo.

Antonio: sarei d'accordo anch'io, accademicamente. Solo che poi gli alcuni milioni di disoccupati derivanti da questa catarsi andrebbero gestiti.E non potremmo lamentarci per l'espansione della spesa pubblica...

La mia idea è che la Grecia andrà in default stando nell'euro, ed applicando un haircut del 30-40 per cento ai propri titoli di debito. Se ne dovrebbe uscire con una ulteriore stretta creditizia del sistema bancario europeo, e con Trichet che fornirà liquidità al moto perpetuo per altri anni: io banca mi indebito con la Bce all'1 per cento, e uso come collaterale i titoli di stato che ho sottoscritto con il mio paese, per finanziarne i crescenti debiti. Questa è monetizzazione del debito pubblico, Fed-style, ma fa molto meno rumore. Ma temo che da questo schema non ne se esca...

gli alcuni milioni di disoccupati derivanti da questa catarsi andrebbero gestiti.

E chi dice il contrario? Il problema cruciale e': per quanto tempo possiamo andare avanti tergiversando? Tu stesso mi avevi raccontato che nel 1992 le cose precipitarono abbastanza velocemente, costringendo poi tutti i players coinvolti a fare quello che avrebbero dovuto fare mesi prima, moltiplicando per due lo sforzo di aggiustamento e con le economie messe peggio. Qui stiamo rischiando esattamente la stessa cosa.

P.S.: off topic ma mi voglio togliere il sassolino dalla scapra. Qua in UK, la discussione sul loro (necessario) aggiustamento fiscale sta rasentando i limiti della decenza. Sentire egregi colleghi spiegare che in UK si sono sostenuti nel passato livelli di debito doppi di quelli che ci sono ora, e che quindi non ci si deve preoccupare, anche perche' in Bank of England c'e' una stampante che puo' lavorare a pieno ritmo se il debito diventa insostenibile... beh, e' una cosa indescrivible. Il tutto con Moody's che minaccia il downgrading, con il pound sotto pressione dei mercati e il probabile prossimo governo assolutamente paralizzato in parlamento.

Beh, che succede se la stampante gira e il pound si svaluta?

Si, se le banche hanno un capitale non ponderato per gli attivi di rischio che non supera il 4 per cento del totale degli asset, veicoli fuori bilancio incluso

Ancora non capisco, contera' pure il fatto che non tutte le banche tedesche sono indebitate e che la proabilita' che tutte falliscano e' zero. Insomma le possibilita' di assicurarsi contro questo rischio sono infinite. Da quel che mi dici, il mercato di Credit Default Swap sulle banche tedesche deve dare profitti enormi. E anche quello sarebbe un modo per assicurarsi. 

Sara' che non sono del giro, ma non capisco perche' trasparenza su chi detiene i titoli e su come ogni banca si e' assicurata dall'eventuale default non sia sufficiente. Non e' mica il mercato dei CDO sui subprime che nessuno sapeva cosa contenevano! Sono semplici titoli di debito pubblico. 

Ancora non capisco, contera' pure il fatto che non tutte le banche tedesche sono indebitate e che la proabilita' che tutte falliscano e' zero. Insomma le possibilita' di assicurarsi contro questo rischio sono infinite. Da quel che mi dici, il mercato di Credit Default Swap sulle banche tedesche deve dare profitti enormi. E anche quello sarebbe un modo per assicurarsi. 

Ma tutte le banche tedesche sono indebitate, Deutsche bank ha una leva stimata in 25 volte! Capisci che se devi fare svalutazioni di attivi per il 4 per cento hai azzerato l'equity.

Sara' che non sono del giro, ma non capisco perche' trasparenza su chi detiene i titoli e su come ogni banca si e' assicurata dall'eventuale default non sia sufficiente. Non e' mica il mercato dei CDO sui subprime che nessuno sapeva cosa contenevano! Sono semplici titoli di debito pubblico.

Sul mercato sui CDO sui subprime: non è così, perdonami: si sapeva cosa contenevano, era scritto nei termsheet. Perché il castello è crollato? Perché le correlazioni tra emittenti in termini di probabilità di default, sono improvvisamente virate verso l'unità. Sul fatto che si tratti di titoli del debito pubblico: anche qui, non è così semplice. Pensa alle strutture chiamate first-to-default, dove vendi protezione su una serie di nomi, e guadagni un premio più alto se la probabilità di default congiunto è bassa, cioè se la correlazione tra emittenti è bassa. Oggi quelle correlazioni stanno aumentando, il rischio di concatenazioni di default è schizzato e tende a restare stabilmente più alto. Per farla breve, non esiste l'assicurazione contro il rischio e men che meno l'isolamento del paese "cattivo", non al livello in cui la stai descrivendo.

Grazie degli interessanti chiarimenti. Imparo che anche in questi mercati si sono costruiti derivati complessi. A me, sinceramente, la possibilita' che falliscano tutti i governi pare molto piu' remota che per i CDO li' molti si fidavano del rating triple-A affidatogli dalle agenzie. Ma chi ha spulciato ha fatto miliardi. 

Comunque, divago. Il mio punto e' che in base ai criteri esposti da te e altri commentatori, il rischio sistemico c'e' perche' la gente pensa che ci sia.. non mi offrite molti criteri per discernere la ragionevolezza di questa supposizione (ok tu si me ne hai offerti un po', ma resto scettico). Avete chiaramente ragione, anche il battito di una farfalla a questo punto puo' generare systemic risk, il punto mio e' che la cosa sembra poco ragionevole. Il systemic risk c'e' perche' lo si sbandiera anche in casi futili, mi stupisco solo che non ci sia piu' gente a lucrarci.

Oltre queste precisazioni sul rischio di fallimento di una o più banche Europee, ne vedo un'altra, che non sono sicuro sia inclusa in quello che hai chiamato "rischio sistemico".

C'è il rischio di "run on the banks": chi ha messo soldi in banca (persone, aziende, altre banche) potrebbe correre a ritirarli tutti, se pensa che la propria banca possa essere insolvente. Perchè questo succeda non c'è bisogno che tutte le banche se la passino male, ma semplicmente che chi ha i soldi in banca pensi che le banche se la passano male. Poi scoppierebbe il panico.

Detto questo, se i governi Europei lasciano fallire la Grecia e la fanno uscire dall'euro e, allo stesso tempo, provvedono a tranquillizzare i mercati e gli azionisti che non ci saranno conseguenze gravi (i.e. solo poche banche falliranno e i correntisti e gli azionisti saranno in qualche modo assistiti dallo Stato), la cosa potrebbe funzionare, da un punto di vista economico. Non so se funzionerebbe da uno politico.

ok, la grecia fallisce, e la grecia non pesa molto come paese Euro, ma intanto discredita la moneta continentale e nel frattempo benzina, gas, e materie prime chi le compra? sarà un terremoto di breve durata, ma le tasche dei depauperati contribuenti europei in genere e italici (per via dei problemi già presenti  che riguardano potere d'acquisto) in specie ne risentirebbero alquanto

No one said that it'd be easy!

Non sto dicendo che propendo per questa soluzione. Sto solo dicendo che, se uno non vuole salvare la Grecia, allora quello che deve fare è agire per tranquillizzare i mercati garantendo che la crisi non si espanderà. Certo una reazione così potrebbe portare sfiducia sulle sorti del prossimo bersaglio (Portogallo? Spagna?) e così via con una reazione a catena. D'altronde sarebbe anche un incentivo per i governi dei rimanenti paesi PIIGS per fare le cose giuste: tagliare il debito pubblico e favorire la ripresa (e.g. diminuendo le tasse) tramite grossi tagli di spesa.

non intendevo dire che fosse una proposta, era solo per dire i maggiori inconvenienti per le tasche europee.Sinceramente credo che da qualche parte ci sia un nuovo soros alla finestra (modello attacco alla BoE) quindi credo che pure se costerà, la Grecia s'ha da salvare, magari vendendo qualche isoletta  eheh (tipo guzzanti/tremonti che in uno sketch voleva vendere la sardegna)

Ma su questo sito non ci sono i trackback, vero?

http://phastidio.net/2010/04/16/ex-kathedra/

...."Non si può essere colpevoli contemporaneamente di rogo doloso ed alluvione provocata. O no?"...

Come no? Certo che è possibile. Come colui che prevedendo che la donna prima o poi sarebbe rimasta incinta (dimenticando di raccontare che la stuprava dall'età di 4 anni) poi le procura un aborto per mascherare il problema.

Francesco

 

APPALUSI!

 

Nel mio piccolo è quello che cerco di dire nel mio "circondario", venendo guardato come un marziano.

 

Soprattutto il discorso sulle materie prime. Basta guardare i grafici di produzione e prezzi degli ultimi 15 anni del xx sec. e i primi 10 del xxi sec. per capire come stanno le cose.

Sul primo punto. Ma i titoli greci chi li ha in portafoglio? Se la stima di 20/30 miliardi in pancia alla banche tedesche dovesse essere confermata, il problema è notevole per i suoi potenziali effetti sul sistema creditizio. La Germania è intervenuta nel 2008-09 con immissioni di capitale pubblico nelle banche tedesche per qualcosa dell'ordine di 80 miliardi. Ulteriori interventi per l'ammontare dei titoli greci (che nel momento in cui dovessero diventare carta straccia determinerebberoo un immediato drenaggio dal patrimonio delle banche) non sono poca cosa. E non vi è il rischio che si avvii un effetto domino che mandi in pappa tutto il sistema finanziario europeo? Ai contribuenti tedeschi conviene di più prestare a costas prima che scoppi l'incendio o dover subentrare a piè di lista a favore del sistema bancario tedesco in uno scenario potenzialmente molto più incerto?

Sull'ultimo punto. "ma siete proprio nati schiavi? Non riuscite a non avere una casta padrona?": sbaglio o è un appello (domanda retorica?) alla dignità degli italiani? popolo al quale l'autore non appartiene (cosa che l'uso del voi lascia intendere)? Professore, non ci lasci soli; cosa ce ne facciamo di un economista anglosassone di lingua italiana? D'altro canto, se è vero che per amare l'Italia bisogna essere antitaliani, l'ultimo punto mostra chiaramente il suo essere arcitaliano.

 

Vedi sopra. Non capisco cosa impedisca al governo tedesco di prendere i soldi trasferiti ai greci e darli alle banche che detengono titoli greci. La sola promessa salverebbe le banche italiane e francesi, o whatever, che detengono titoli delle banche tedesche. 

Non so cosa si intensa per "darli"; spero non "regalarli". Le banche potrebbero fare un aumento di capitale e la cancelliera Merkel sottoscriverlo. Poi, con calma, potrebbe rivendere le azioni sul mercato.

Non so cosa si intensa per "darli"; spero non "regalarli". Le banche potrebbero fare un aumento di capitale e la cancelliera Merkel sottoscriverlo. Poi, con calma, potrebbe rivendere le azioni sul mercato.

Mi pare che sia l'opzione usata dal governo federale svizzero quando è intervenuto per salvare UBS.
L'anno dopo ha venduto e ci ha pure guadagnato, portando le casse federali fuori dalle cifre rosse.

Vedere qui e qui

Francesco

Ed in precedenza anche da quello svedese, all'inizio degli anni '90.

@ Al Bart. Non credo cha a Boldrin o a nessuno serva la mia difesa. Il mio è un moto spontaneo. Non pensi che sarebbe il caso di farla finita con la sciocchezza di anti-italiano, pro-italiano? Perchè sostituire con questa sciocchezza il dibattito di cui Boldrin ed altri sono partecipi fa danno solo al'Italia. dove nell'ufficialità e non solo si ascoltano non dibattiti ma stronzate.

La domanda sulla razza padrona no la vedo come retorica ma sostanziale. La Lega di lotta, di governo e di sottopotere, stravaccata come e più di altri al banchetto delle cadreghe e dei quattrini è la quitessenza del peggior craxismo di ritorno.

@Luzo48. Credo che la tua replica sia segnata da un leggero overshooting. il punto che avrei voluto esprimere, cosa che evidentemente mi è riuscita male, è che se il pezzo si fosse concluso con un "ma siamo" (anzichè siete) sarebbe stato più efficace. ma è una questione di sensibilità, che non si sostituisce certo alle argomentazioni. ecco tutto.

OK mi spiace di non aver compreso. Ma la tua intenzione è rimasta, mi pare, pò troppo dentro la "penna".

Visto che Michele non si diverte se non puo' discutere, mi prendo il triste compito :)

1. Una misura "salva Grecia" fatta decentemente dovrebbe servire solo a guadagnare tempo per permettere alla Grecia (e agli altri porcellini) di fare le manovre lacrime&sangue necessarie per fronteggiare una crisi di fiducia sul proprio debito. L'impressione è che l'intervento dell'UE non servirà manco a quello, e infatti i rendimenti del decennale greco sono di nuovo vicini ai massimi (7.2% oggi).

2. Un carry trade puro non so se riesci a farlo viste le restrizioni all'acquisto di yuan... E' cambiato qualcosa recentemente?

3. Costi di transazione. Non scherzo, sai il casino di costi di transazione di un default vs un debasement della valuta?

3. Costi di transazione. Non scherzo, sai il casino di costi di transazione di un default vs un debasement della valuta

Io non li so, sul serio. Immagino sia più costoso in termini di transazione l'uscita dall'euro. Comunque per me le obbligazioni greche al 7% sono un buon affare.

Io sulla base di esotici conti back-of-the-envelope (addizioni, sottrazioni, qualche moltiplicazione) non vedo come possa fare la Grecia a non defaultare. Se ipotizzi un haircut tremendamente generoso (20%?) hai bisogno che non fallisca fino al 2013 per chiudere in attivo...

Non riesco a commentare, mi viene solo da applaudire. Sul perchè queste semplici vertà, che dovrebbero essere di per se evidenti, trovino cosí poco seguito trovo consolazione nel Vangelo di Giovanni:

"19E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie."

http://www.bibbiaedu.it/pls/bibbiaol/GestBibbia09.Ricerca?Libro=Giovanni&Capitolo=3

"Ah, a proposito, il PD l'ha visto qualcuno in giro? Mi han detto che Nicola Rossi, il cervello pensante dei PieDini liberisti, ha scoperto che ci vorrebbe meno stato (che ci voglia più mercato non è chiaro se l'abbia detto, stanno ancora dibattendo la questione nell'apposita commissione del partito): un verdadero hombre de genio, caraco!"

Ha scoperto che ci vorrebbe meno Stato solo ora che lo Stato lo controlla SB. Con un pó di fortuna se SB rivince le elezioni anche nel 2013 potrebbe anche scoprire che ci vorrebbe più mercato. Il genio ha bisogno d'ispirazione, dopotutto anche per Newton ci volle una mela...

Scusate, c'è un link per le dichiarazioni di Rossi?

Ma Nicola Rossi non e' il direttore di Fare Futuro? ce ne e' un altro nel PD o e' una battuta? non ho capito.

Un'altra cosa che non ho capito, Michele, e' di cosa e' metafora il muro su cui abbiamo sbattuto il muso. Del fatto che non si riesce ad uscire dalla recessione? O del fatto che ci siamo entrati? Perche' nel secondo caso non sono capace di mettere assieme il pasticcio degli swaps con le materie prime e le fonti energetiche. Che c'azzecca?

Nella vignetta successiva c'è scritto:

Il vincolo, che sarebbe il muro della vignetta precedente, è quello delle risorse naturali, fonti energetiche in particolare. Detto altrimenti: data la tecnologia oggi a disposizione, non ce n'è abbastanza per permettere ai BRICs di crescere al ritmo a cui sembrano capaci di farlo ed al vecchio OECD di crescere al ritmo a cui avrebbe bisogno o desiderio di crescere. Appena la grande recessione si è attenuata i prezzi di tutte le materie prime hanno ricominciato a crescere.

Si' ma c'e' anche scritto che

la chiave di tutto (over and above le politiche monetarie e regolatorie demenziali dal 1995 in poi, ovviamente) sta nel fatto che abbiamo "urtato il vincolo".

non ho capito cos'e' questo tutto e come si distinguono gli effetti del vincolo con quelli della politica monetaria.

Anch'io non capisco sta cosa de "l'urtare il vincolo". Che vincolo? La quantita' di petrolio e altre materie prime? E i prezzi? Credo Michele voglia dire che i prezzi delle materie prime crescano troppo rapidamente con la ripresa. Cosi' rapidamente da bloccare la ripresa stessa. O qualcosa di simile? Aveva ragione Tremonti?

Non voglio fare l'esegeta di Boldrin, credo che si riferisca al limite "fisico" raggiunto da molte materie prime, sia in termini di costo per l'estrazione sia in termini di rapporto tra energia ricavata da un'unità estratta ed energia impiegata per la sua estrazione. Se si guardano i dati di estrazione e prezzi di molte materie prime tra fine 900 ed oggi la sensazione che si sia giunti al limite è forte.

Boh, io non ne vedo mota evidenza. Ad esempio, il Canada ha immense riserve di sabbie bituminose il cui sfruttamento e' economicamente vantaggioso quando i costi del petrolio eccedono i 50 dollari al barile. Inoltre la tecnologia progredisce, e questo col tempo contribuisce ad abbassare i costi di estrazione.

A mio avviso, quello che sta salendo non sono i costi reali, ma quelli nominali: semplicemente perche', nonostante tutto il gran parlare di deflazione, si sta diffondendo un salutare scetticismo sul valore di pezzi di carta moneta garantiti unicamente da stati pieni di debiti (per giunta in misura crescente, in testa gli US of A). Mica per niente gli investitori stanno accumulando oro, e le valute con le performances migliori sono quelle di stati con pochi debiti e qualcosa di tangibile da vendere, come Australia, Brasile e il Canada di cui sopra...

il fenomeno riguarda una cinquantina di materie prime, non solo il petrolio (tra parentesi se inizi a sfuttare le sabbie bituminose che hanno ritorni energetici nemmeno lontanamente paragonabili al petrolio dei tempi d'oro, significa che qualche problemino c'è). C'è più di uno studio che ne parla.

Per l'oro è vero che è stato usato come bene rifugio, ma malgrado i prezzi aumentati, la produzione è in calo. Per il petrolio dal 2004 de facto malgrado periodi di prezzi a tre cifre, la produzione mondiale è costante. L'IEA la prevede addirittura in calo fino al 2013, per poi risalire a valori comunque inferiori a quelli previsti fino ad un anno fa.Sempre per il petrolio un tempo impiegandone un barile se ne estraevano 100, oggi vai bene se stai appena sotto i dieci, la spare production è quasi azzerata (altro pessimo indizio).

Spero che tu abbia ragione, ma non ne sarei così sicuro.

ma chi ci capisce piu' niente: vuoi vedere che ha ragione Berlusconi che l'italia e' piena di rossi.

Rossi ha reso queste dichiarazioni durante la trasmissione di Oscar Giannino su Radio 24 al minuto 28 circa.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100414-noveinpunto.mp3

Per la verità si parlava di Pubblica amministrazione. Ma è indicativa comunque.

Concordo che il salvataggio sia politico e giustificato dall' incrollabile principio "oggi a te domani a me." Però non credo che l'argomento del systemic risk  sia proprio campato per aria provo a spiegarmi.

Nei momenti di panico mastro Buffet insegna che puoi fare affari d'oro perchè mister market ti vende aziende buone a prezzi stracciati e lui ci ha costruito su una fortuna. Non può essere che il giorno che fallisce la Grecia comincino a scottare anche i titoli italiani, spagnoli e simili?

Se oggi fallisce la Grecia, domani fallirà l'italia e tra 5 minuti chi è più lesto di me potrebbe aver già venduto i suoi titoli. E questo può succedere anche se non ci sono i presupposti perchè l'Italia fallisca perchè magari diversi operatori non possono o non vogliono correre il rischio di trovarsi col cerino in mano. Quindi la paura che le cose vadano male può farle andare peggio anche quando inizialmente non c'è il minimo presupposto perchè questo avvenga.

Sia chiaro concordo che è male salvare le banche e gli stati e qualunque altro soggetto dal fallimento, però credo che la paura possa innescare pericolosi meccanismi che si autoalimentano sai dove cominciano e non dove finiscono. Questo vale anche per le paure sono ingiustificate.

 

Re: Al lupo al lupo

16/4/2010 - 15:30

Più o meno è la mia posizione. Ovvero, in ottica italiana: qual è la probabilità che - saltata la Grecia, la crisi di fiducia risultante porti il CDS dell'Italia (10ys) a 300? Diciamo un 70%? Bene, 170bp di CDS in piu' sono a spanne 30 miliardi di EUR (l'anno), pesati per la probabilità fanno una 20ina abbondante... Diciamo che questo e' il budget che l'Italia dovrebbe impegnare per salvare la Grecia. Ovviamente non si considera lo scenario peggiore, ovvero che il mercato vada a vedere il bluff dell'UE e concentri (dopo un supersalvataggio greco) le sue attenzioni sugli altri paesi in difficoltà.

L'autore dell'articolo sembra assumere che in qualche luogo ed in qualche epoca parlare di politica economica sia stato un esercizio serio per non dire scientifico.

Posso, sommessamente, chiedere quando e dove?

Gli unici luoghi al piu' seriosi ma non certo seri in cui mi e' capitato di assistere a discussioni di politica economica sono a mia memoria le fumose riunioni nelle sedi dei partiti di certa sinistra italiana anni '70.

Quando, chiedo, quando la politica economica e' stato altro che il gioco di potere degli uomini potenti e il gioco da bar sport per tutti gli altri (sfigati) mortali?

Non confonderei "Politica" con "Politica Economica"

A me risulta che di economisti seri che parlano di politica economica in modo scientifico ce ne siano stati e ce ne siano pure parecchi. Alcuni scrivono aritcoli su questo sito e personalmente trovo piacevole ed istruttivo leggerli.

Che poi molti policiti si facciano i cazzi loro invece di, non dico ascoltare i ragionamenti di detti economisti, seguire i crismi del buonsenso nella gestione della cosa pubblica, penso non scandalizzi nessuno.

Politica economica è disciplina seria è rispettabile (http://it.wikipedia.org/wiki/Politica_economica) e' materia di studio nei suoi vari aspetti. Che se ne parli nelle fumose sedi di partito non basta a svilirla, li probabilmente se ne parla per vedere come aiutare gli amici degli amici (i potenti come li definisci) e quando se ne parla in tv è solo per aprire la bocca e mostrare al mondo che si conoscono i termini "politica" ed "economica", a meno che non ne parlino ad orari improponibili -purtroppo per noi- personaggi come il prof. Scarpa et gente che ne sa davvero tanto. Per lo piu, in prime time, se ne sente parlare ma da gente che siede in parlamento da 20 anni e non ha fatto altro se non il politico. Dire  che la politica economica è un gioco (con accezione negativa) è come dire "la contabilità generale è cosa brutta perchè permette di fare giochetti contabili per la riduzione o l'aumento di fasulle perdite al fine anche di evadere o coprire buchi" no, non è cosa brutta, è l'utilizzo che se ne fa che è sbagliato

Sulla politica economica (nella scheda evidenziata) leggo che:

Storicamente l'esigenza di una politica economica si manifesta allorché appare chiaro che l'economia lasciata in mano agli interessi egoistici dei singoli operatori non è in grado di evitare squilibri e diseguaglianze economiche capaci di rendere instabili l'economia stessa, oltre che il tessuto sociale di un paese e i rapporti tra nazioni.
Adam Smith riteneva che nel mercato operasse una mano invisibile, in virtù della quale l'interesse privato si trasformava in interesse collettivo. ...In questa concezione, la politica economica ha il ruolo di stimolare la domanda e permettere di raggiungere il pieno impiego delle risorse. In Italia, uno dei maggiori interpreti del pensiero keynesiano è stato Federico Caffè.

Più sotto, il link alla Teoria della scelta pubblica mi illumina come segue:

La Public choice non considera i politici come benevoli “monarchi illuminati” che hanno a cuore prima di tutto il benessere collettivo. Li considera, invece, attori razionali guidati da interessi egoistici. La Public choice condivide l'individualismo metodologico dei neoclassici ma, a differenza della teoria economica dominante, presuppone che gli attori della sfera politica non aspirino a promuovere il bene comune, ma siano guidati dall'obiettivo della massimizzazione dell'utilità, ossia da quella stessa “mano invisibile” che li guida nell'operare in mercati privati, ritenendo più importanti interessi personali (come prestigio, ricchezza, potere, vantaggi fiscali).

Mi pare di ricordare che ci siano importanti relazioni tra i lavori di Buchanan e la Teoria dei giochi e forse in questo senso il riferimento al gioco è appropriato.

Francesco

Dunque, devo desumere dal tuo intervento che tutto cio' che trova definizione in wiki e' serio e rispettabile. Banalmente non sono d'accordo, ma voglio darti ragione.

Talmente ragione che se prendo tutti e tre i maggiori esponenti storici di tale definizione (Karl Marx, Keynes e Caffe') mi imbatto in tre dei personaggi piu' spesso sbertucciati pubblicamente da Boldrin stesso...

Deduco che tu stimi personaggi che si sbertucciano a vicenda in nome e per conto della stessa disciplina. Serissima, per carita'...

Sei serio e scientifico pure tu?

Inizi desumendo, ed è un pessimo inizio, sul piano scientifico.

Ok, ottimo sul consueto piano di quella che schopenhauer chiama  l'arte di ottenere ragione.
Se vuoi avere ragione te la lascio volentieri. Se invece vogliamo discutere meglio cambiare registro.

Le schede di wikipedia sono solitamente scritte da persone competenti, visto che l'incompetenza verrebbe facilmente sbugiardata da altri. Per lo meno su temi di ampio interesse e di vasta diffusione. Non metto la mano sul fuoco sulla qualità della scheda che illustra lo strabismo dei tapiri orfani albini del Paranà (che prima o poi qualcuno scriverà) ma sulla Games theory credo che sia attendibile e buona base di partenza. Tra l'altro quando ci sono problemi e contestazioni su temi contrastati esiste un tab che riassume le discussioni. Per esempio http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Politica_economica e http://it.wikipedia.org/wiki/Discussione:Teoria_dei_giochi

Che poi su ogni tema, dal calcio alla politica, dall'economia alla psicologia, ci siano opinioni discordanti ed illustri loro esponenti, ciò è noto e non significa affatto che partire da quello per discutere sia un approccio non scientifico. Da cosa dovremmo partire? Da un oroscopo della Grecia e Germania (ascendente, trigoni, case etc) per sapere chi fallirà e chi aiuterà l'altro?

Ok, ho capito .... è venerdì sera ....

Francesco

Evidentemente mi riferivo all'intervento prima del tuo. Per cui non commento sulla teoria dei giuochi, di cui peraltro so poco anche se i claims di tanti presunti scienziati secondo cui avrebbe contribuito all'equilibrio della guerra fredda e alla successiva disfatta del comunismo mi son sempre parsi esagerati e storicamente infondati (a meno che non mi si voglia dimostrare che Reagan, da un lato tacciato di ignoranza perche' seguace della supply side etc., dall'altro fosse un raffinato cultore della suddetta teoria, but here again...siamo al bar sport e non vedo alcunche' di serio).

Sulla tua seconda parte non sono d'accordo. Sei tu che dale mie paroli desumi che vada tutto in vacca. Non in ogni disciplina si puo' discutere di tutto e del suo contrario; fisica/biologia o altre scienze "hard" possono essere falsificate, la politica economica assai poco ed e', lei si', assimilabile ai dibattitti da bar sport...o all'astrologia.

se lo sbertucciarsi senza motivazioni basate su dati ed elaborazioni degli stessi è da bar sport, si, ma la politica economica è  analisi dei dati, previsioni fondate su piu o meno condivisibili scenari. E' il metodo che si segue per partire dai dati alla previsione, che rende la politica economica degna di essere annoverata tra le scienze e non tra le chiacchere. 

Insisto: quale sarebbe il metodo della politica economica? Mi verrebbe da dire il modulo...il VM?

dunque: si prendono dei DATI (la cui raccolta puo essere fatta da pubblicazioni ufficiali di banche centrali o altri istituti anche internazionali, o li si raccolgono - se necessario- tramite campioni selezionati con metodi scentifico-matematici, non proprio un metodo da gazzetta dello sport), li si ANALIZZANO per scremare i dati che non servono, si fanno rette di interpolazione e quant'altro, si formulano ipotesi basati s scenari possibili e di conseguenza si formula una teoria che va poi difesa non con frasi tipo "ma si è cosi"(qui la differenza dalla critica da bar)ma con l'utilizzo di relazioni matematiche comunemente accettate e teorie comportamentali (c'è pure finanza comportamentale....)Alla fine potresti rispondere domande quali per esempio: per aumentare la spesa di tot, di quanto devo ridurre le tasse senza ridurre le entrat dello Stato? cosa mi conviene tassare per non pesare troppo su una x categoria? e quanto in piu devo tassare le rendite finanziare (per esempio) per recuperare la tassazione sull'acquisto di carta igenica (che voglio ridurre) ? poi magari si sbaglia, ma una base teorica razionale dev'esserci, solo che finchè gli errori per produrre shampoo nuovi li fai in laboratorio, nessuno lo sà (ma anche li dietro ci sono studi teorici di chimica "sulla carta") il laboratorio della politica economica è un territorio o uno stato.

Insomma, come al bar dello sport, ma non cosi' divertente.

dunque: si prendono dei DATI ...

Ok, ma che differenza c'è con una .... "politica aziendale"? Se prendiamo una grande azienda, o meglio una multinazionale, anche loro avranno problemi del genere. La determinazione del prezzo del prodotto, l'analisi di mercato, le tecniche di marketing, le considerazioni sulla concorrenza (che anche uno stato deve fare, perché la concorrenza economica e fiscale tra stati è una cosa da considerare) ...

In sintesi si analizzano dei dati e si prendono decisioni. Ecco, forse lo Stato ha in molti settori una posizione monopolistica ed ha la forza coercitiva dalla sua (della legge, della polizia, della magistratura) e quindi tiene conto del fatto che in buona sostanza puo' fare quello che vuole, a meno che la Cina non arrivi a rompere le uova nel paniere.

Francesco

sarà che le mie letture di Masini e aziendali in genere mi hanno influenzato, ma secondo me lo stato è un pò una grande azienda (con le dovute chilometriche pinze), solo che al posto di produrre pentole produci servizi e che li fai pagare ai cittadini, ai quali devi permettere di vivere tranquillamente senza problemi quali "arrivare a fine mese", cosi magari comprano, le aziende nel tuo territorio "girano" e tu pigli più soldi dalle tasse, oltre al fatto che magari o aumentano gli stipendi o aumentano gli occupati.In tal modo sai quanto puoi spendere cosi da non andare in deficit (o limitarlo il piu possibile) e non scialacquare risorse che sono un bene di tutti. Quindi la domanda a cui lo stato deve rispondere è "come far pagare il giusto tutti e come spendere il quid nel migliore nei modi".  e questo lo fai con le politiche economiche e ai punti di equiibrio tra quanto spendere e quanto prendere ci arrivi non con discorsi a vanvera tipo "fantacalcio" o col metodo "facciamo cose a caso e vediamo cosa succede"

Evidentemente mi riferivo all'intervento prima del tuo. Per cui non commento sulla teoria dei giuochi, di cui peraltro so poco anche se i claims di tanti presunti scienziati secondo cui avrebbe contribuito all'equilibrio della guerra fredda e alla successiva disfatta del comunismo mi son sempre parsi esagerati e storicamente infondati (a meno che non mi si voglia dimostrare che Reagan, da un lato tacciato di ignoranza perche' seguace della supply side etc., dall'altro fosse un raffinato cultore della suddetta teoria, but here again...siamo al bar sport e non vedo alcunche' di serio).

Non è importante a chi ti riferissi (e lo avevo capito) o il fatto che si possa piu' o meno essere d'accordo su qualcosa e non su altre. Nel merito ho rilevato che le schede di wikipedia pur non essendo oro colato sono una buona base di partenza, essendo già il lavoro condiviso e discusso dei loro curatori.

Per quanto riguarda la GT direi che la sua validità matematica  è ormai assodata ed il suo impiego in una infinità di discipline in cui si analizza il comportamento di indivi dui e gruppi con diversi interessi (economia, politica, militare, biologia, psicologia, ...) è ormai consolidato. Poi di solito i Presidenti americani hanno dei consulenti e ne fanno ampio uso. Non li scovano nei bar ma nelle università americane, dove la suddetta teoria ormai è ampiamente affermata. Proprio perché utile nel prendere decisioni importanti (i "dilemmi") nelle situazioni di conflitto pare che in piu' occasioni la GT sia stata impiegata positivamente. Per esempio durante la crisi dei missili di Cuba pare che i consuenti strategici di JFK abbiano illustrato la situazione nei termini del Gioco del pollo

Da come è andata e dal comportamento dei contendenti in campo appare credibile che JFK sapesse come si vince in quella situazione.

Francesco

 

 

Tu dici: Non è importante (...) il fatto che si possa piu' o meno essere d'accordo su qualcosa e non su altre.

Io non sono affatto d'accordo perche' questo significa (il fatto che non si possa trovare l'accordo e, a me pare, che non lo si possa trovare ne' a priori ne' a posteriori, vedasi il dibattito sui fiscal stimuli, ove la beneamata disciplina non ha concordato sul fatto che dovessero essere fatti o meno ne' ex ante ne', ora, ex post) che la politica economica vive di enunciati non falsificabili.

A che serve parlare di metodo, dunque? La falsificabilita' dovrebbe essere l'unico metodo, e non lo sostengo certo solo io, ma ad es. anche noti filosofi della scienza come Alex Rosenberg...il fatto che non vengano ascoltati (e si debbano dedicare alla biologia dove si' ascoltati lo sono) dipende non dal fatto che l'economia sia meglio della biologia (anzi), ma dal fatto che i dipartimenti di economia delle universita' americane sono pieni zeppi di conflitti di interesse, delle vere e proprie investment banks piccole (in termini monetari) rispetto a GS, MS etc., ma grandi in termini dei danni che infliggono alla diffusione del libero pensiero. 

Meglio, molto meglio il bar sport...E VIVA TREMONTI!

Ma siam sicuri che la disoccupazione a stelle e strisce sia solo al 10 %? domanda per chi ne sa: è vero che dopo un tot di anni il disoccupato USA non viene piu calcolato nelle statistiche e che quindi il tasso potrebbe essere di molto maggiore?

 

10% dovrebbe essere il filtro U3. Quello U6 (che comprende i sottoccupati e quelli che non cercano più lavoro) dovrebbe essere al 17% anche se secondo alcuni siti in realtà sarebbe il 20%.

Poi ci sono quelli in galera. Non ricordo i dati, ma almeno per gli uomini dovrebbe essere una cifra statisticamente significativa.

La ripresa americana. Questa è la favola più bella. La ripresa americana è al momento una fantasia, però una fantasia a cui credono tutti.

Mica tanto fantasia, qualcosa succede. I dati sotto sono PIL reale (dollari 2005) USA e arrivano al quarto trimestre (fonte: BEA). Ci vorra' molto tempo per tornare al trend (se mai ci torneremo, infatti: la tesi DKL e' affascinante e aspetto con ansia il paper...) ma in US qualcosa si muove. Immagino che il primo trimestre 2010 sia ancora salito.

 

giulio, guarda che la gran parte di questa "ripresa" (ah ah ah, mi viene da ridere a scriverlo) e' change in inventories. (qui, table 2).

so what? se si mettono a ricostituire le scorte vuol dire che prevedono di venderla quella roba, no?

no, vuol dire che non sono riusciti a venderle. E' una cattiva notizia.

Qui e' spiegato bene.

no, vuol dire che non sono riusciti a venderle. E' una cattiva notizia.

Già, ma questo potrebbe indurre chi detiene le scorte ad abbassare (ulteriormente) i prezzi, cosa che in pratica mi pare sia già gradualmente avvenuta. Bisognerebbe vedere la composizione di queste scorte ma ho l'impressione, tutta da oggettivare, che nel 2008 e 2009 siano stati svenduti gli oggetti invendibili (hammer) e ci sia disfatti di quanto tecnologicamente stabile. Ora la produzione che si sta accumulando in magazzino potrebbe essere costituita da oggetti nuovi (solitamente + costosi) che stentano ad affermarsi. Per esempio dall'anno scorso si parla, nei computer, di Sata3 e USB3 ma le vendite stentano. I venditori all'ingrosso di materiale che viene usato per l'assemblaggio mi riferiscono che quasi nessuno ordina le nuove motherboard e si lancia nel cambio (che significa anche nuovi hard disk etc). Non so se considerazioni simili sono anche nel settore auto (le macchine ecologiche, ibride e compaglia, sono ancora molto care). Se tutto questo indurrà a diminuire i prezzi, la notizia da cattiva per me diventa buona, visto che c'è chi teme un'iperinflazione.

Francesco

Antonio, io sono d'accordo con Giulio. Se le inventories sono aumentate cosi tanto é perché pensano di vendere quella roba. Il GDP misura la produzione totale, come poi questa sia divisa tra consumo, investimento, inventories, esportazioni, who cares? Se l'aumento fosse il 90% consumo saremmo piú contenti?

Tra l'altro l'articolo che citi dice 

There is a strong correlation between current changes in private inventories and the past increase in personal consumption expenditures (PCE). (See Chart 3.) In fact, using quarterly data, the correlation coefficient is around 0.7. The correlation between changes in inventories and future PCE growth, on the other hand, is only 0.4. Saying that increases in inventories forebode stronger demand in the near future is almost wishful thinking.

Why is wishful thinking? Mi sembra che una correlazione 0.4 sia sempre positiva, anche se non cosi alta. Insomma, anche io aspetterei di vedere i nuovi dati per capire se un po' di ripresa c'é davvero o no. 

 

Certo, in principio ci sono due spiegazioni:

(1) Quello che suggerite tu e Francisco Torralba: si accumulano scorte perche' e' stata prodotta roba che non si riesce a vendere.

(2) Quello che suggeriamo io e Alessio: si stanno ricostituendo le scorte perche' il peggio e' passato e si prevede la ripresa della domanda.

Vero che business cycle research mostra che fino alla fine degli anni '80 le scorte sono lagging rispetto a GDP, coerentemente con #1. Pero' la ricerca piu' recente argomenta che questa regolarita' sta cambiando grazie alla migliore gestione delle scorte. Questo favorirebbe la spiegazione #2 e la figura 2 di Torralba mi pare un argomento debole: non accumulerebbero scorte ma le farebbero diminuire ancora di piu' se pensassero che il peggio non e' ancora passato.

questa regolarita' sta cambiando grazie alla migliore gestione delle scorte

Credo che la minore incidenza delle scorte sulle recessioni sia dovuta anche (e a mio modo di vedere soprattutto) al fatto che ormai circa l'80% del GDP US é rappresentato da servizi (broadly defined) che vengono prodotti on-demand.

Giulio, mi sembri un po' troppo ottimista. Potrebbe essre che si stia ripetendo il 1981.

Non capisco perche tutti questi musi lunghi.

Si potrebbero disegnare molte altre serie storiche (anche mensili ad es.), tutte con lo stesso andamento di quella disegnata dal prof. zanella. L'inversione di tendenza e' iniziata; naturalmente ci vorra molto tempo per riassorbire la disoccupazione e riportarla ai livelli iniziali.

La ricaduta ("double dip") e una cosa molto rara, e' successa una sola volta, nel 1981 appunto (per ragioni molto specifiche). La paura della ricaduta, invece si manifesta ogni volta che la ripresa inizia.

Ascoltate il prof. zanella, e sopratutto ascoltate i mercati.

Quando lo NBER finalmente parlera', vedrete che la recessione ha avuto termine nell'estate 2009.

V

palma 16/4/2010 - 19:28

i siete accorti che mentre il popolo si trastulla tra cenere e gravi crisi televisive, se casca un governicchio, avranno un governo di Calderoli e Castelli?

Vignettando

palma 17/4/2010 - 17:34

Consiglio a tutti la visione (anche su Repubblica) delle discussioni tra Bocchino e Santanche' (ed altri)

sul tema del tipo di maggiioranza che va formandosi.

http://tv.repubblica.it/copertina/rai2-lite-furiosa-tra-ex-an-ed-ex-fi/45684?video

io stavo sonnecchiando sul divano e mi hanno svegliato

La bolla cinese. Se ne parla poco, in Italia, ma la bolla immobiliare (finanziaria, infatti) cinese è in piena espansione. Tanto per dare un'idea: gli appartamenti da classe media a Pechino o Shanghai vanno a prezzi equivalenti a 100-150mila USD. Il reddito medio di una coppia di classe media, se lavorano entrambi, arriva forse all'equivalente di 10mila USD. Fate voi. Peggio di Miami circa 2006...

Tutto vero, ma, a differenza di Miami, in Cina i compratori di case non hanno molto debito, anzi hanno risparmi spesso sostanziosi e/o stanno "trading up" da case precedenti che si sono nel frattempo rivalutate. Inoltre, personal bankruptcy e' un concetto quasi inesistente nella societa' cinese, dove l'insolvenza ancora porta una stigma morale che in Occidente c'era in tempi da lungo andati. E ovviamente manca la cartolarizzazione dei mutui. Tutto questo secondo me disinnesca gran parte della pericolosita' sistemica dalle bolle immobiliari.

Scusate. Avevo scritto una risposta articolata a tutto ma ... sono riuscito a distruggerla con un click sbagliato. Morale, doppia: a volte meglio dormire che scrivere perché a scrivere ci si fa solo danno e, quindi, ci penso domani o lunedì. Chiedo scusa, ma a volte uno perde la pazienza con se stesso (save Boldrin, save your fucking notes!). Buona notte.

Per chi usa firefox: questa addon (Lazarus) serve a salvare la frittata in casi come questo.

è successo anche a me più volte, è una delle esperienze peggiori che possano capitare sul web

una storiella che ha vuto molto successo in settimana sui giornali è che l'intervento pubblico americano a sostegno delle banche non sarebbe poi stato così gravoso, perché adesso il governo rivende le azioni a prezzi più alti e ci guadagna

a me sa tanto di boiata pazzesca, e credo che la fregatura da qualche parte ci sia, ma non essendo un economista chiederei un parere anche riguardo a questa cosa

Per la Grecia, ho messo un post. Sul resto:

"ma siete proprio nati schiavi? Non riuscite a non avere una casta padrona?"

Non voto in Italia da 27 anni circa, quindi non mi identifico con le scelte che chi vota fa. La Lega, che ho aiutato all'inizio, l'ho abbandonata schifato da un decennio circa, quindi credo di potermi permettere la retorica domanda a chi oggi la vota e sostiene.

Un carry trade puro non so se riesci a farlo viste le restrizioni all'acquisto di yuan...

Vero. Diciamo che sto congetturando che molta della liquidità generata nell'occidente economico (che include il Giappone) stia finendo in Cina e paraggi per svariati canali, fra cui il sistema bancario cinese. Così dicono gli amici del giro. Fra i lettori c'è qualcuno che ha notizie più circostanziate che confermino/smentiscano? Diciamo che, da quanto capisco, la grande liquidità di cui la Cina oggi dispone non mi semrba tutta prodotta da loro o da HK. Enzo?

Anch'io non capisco sta cosa de "l'urtare il vincolo". Che vincolo? La quantità di petrolio e altre materie prime? E i prezzi? Credo Michele voglia dire che i prezzi delle materie prime crescano troppo rapidamente con la ripresa. Così rapidamente da bloccare la ripresa stessa. O qualcosa di simile? Aveva ragione Tremonti?

Tremonti? Che c'entra? Scherzi a parte, chiedo scusa per l'oscurità: mi sembrava di averne parlato e volevo evitare l'effetto di "ochepallequestofissato" ...  l'ipotesi è banalmente la seguente: data la tecnologia a disposizione, se i BRICs crescono a pieno ritmo (diciamo 7-8% di media) e l'OECD al suo (diciamo 2% di media), i prezzi delle risorse naturali tendono a crescere rapidamente, con i problemi che ne conseguono (Enzo: il tuo secondo paragrafo, che condivido, contraddice il primo). È un'ipotesi, ovviamente, sulla quale DKL ed io ci trastulliamo da tempo e le implicazioni della quale stiamo esplorando. Voltremont, se non erro, predica disastri in assenza della sua protezione ed una Cina acchiappa-tutto, che non è nello scenario che abbiamo in mente. Infatti, nel nostro scenario chi ne soffre di più sono i BRIC che si confrontano con difficoltà molto alte al loro processo di crescita. Voglio dire, i morti di fame sono ancora loro ed il prezzo che noi possiamo pagare per un barile di petrolio loro non se lo possono di certo permettere ... mi spiego?

I commenti di MC sulla politica economica intesa come disciplina che, apparentemente, in Italia si insegna e su cui si fa ricerca, con tutto quello che ne è seguito ... non li ho capiti, quindi li salto.

Enzo, per il quale sembra sempre più vero che Cina e cinesi non possano fare un errore, sostiene che

Tutto vero, ma, a differenza di Miami, in Cina i compratori di case non hanno molto debito, anzi hanno risparmi spesso sostanziosi e/o stanno "trading up" da case precedenti che si sono nel frattempo rivalutate. Inoltre, personal bankruptcy è un concetto quasi inesistente nella società cinese, dove l'insolvenza ancora porta una stigma morale che in Occidente c'era in tempi da lungo andati. E ovviamente manca la cartolarizzazione dei mutui. Tutto questo secondo me disinnesca gran parte della pericolosità sistemica dalle bolle immobiliari.

Mi permetto di dubitare. Anche perché se erano poveri da far piangere sino a 10-20 anni fa, non avendo reddito, nemmeno avevano ricchezza accumulata. Sono cresciuti, ma ai 10mila dollari annuali di reddito ci sono arrivati da pochi anni. Non possono certo aver fatto, collettivamente, tutto questo "trading up" da case che valevano 1000-2000 dollari (Shanghai, Pudong, middle 1990s) a case che ora ne valgono 100 volte tanto. Nè possono, in un decennio e mezzo, essere riusciti a risparmiare, in media, 6 o 7 volte il loro reddito annuale attuale: implica tassi di risparmio del 50-70% medio! I dati suggeriscono che si stanno indebitando alla grande e che il tasso di crescita dei prezzi delle case ha sorpassato quello della Miami degli anni "migliori" ... Se i soldi non ce li hai, non ce li hai. Magari ti suicidi per la vergogna, o suicidi chi ti ha prestato i soldi così si vergogna lui, ma i soldi non è che spuntano così ...

una storiella che ha vuto molto successo in settimana sui giornali è che l'intervento pubblico americano a sostegno delle banche non sarebbe poi stato così gravoso, perché adesso il governo rivende le azioni a prezzi più alti e ci guadagna

a me sa tanto di boiata pazzesca, [...]

La storiella è una boiata, ma occorre stare attenti ai dettagli. Le azioni delle grandi banche a cui il governo aveva partecipato valgono effettivamente di più oggi di quando il governo federale le acquisì. La ragione fondamentale per cui valgono di più, ovviamente, è che le grandi banche sono state sussidiate con denaro pubblico in almeno tre maniere (TARP, spread FF e debito pubblico, potere di monopolio dovuto ad aumentata concentrazione) e sono quindi riuscite a recuperare una situazione patrimoniale che prima era altamente compromessa.

Mi permetto di aggiungere un'ulteriore vignetta (spero sia possibile ...) sugli aiuti di stato.

Dal corriere della sera ...

«AIUTI ALLE COMPAGNIE» - L'Ue ha detto che la situazione attuale non è sostenibile, anche perché le compagnie aere hanno chiesto una revisione della no-fly zone dopo ave condotto i voli di prova durante il fine settimana senza che gli aerei avessero alcun problema passando attraverso la nube di cenere. A tal proposito il commissario alla concorrenza, Joequin Almunia, ha spiegato che la Commissione europea sta pensando di utilizzare gli stessi strumenti di aiuto alle compagnie aeree che vennero usati all'indomani dell'11 settembre 2001. «Date le circostanze straordinarie, pensiamo di reagire come reagimmo l'11 settembre. Quindi, se gli stati membri decideranno di aiutare le compagnie tramite aiuti di stato, faremo in modo di renderlo possibile», ha aggiunto il commissario Ue a Bruxelles parlando a un dibattito organizzato da European Policy Centre.

Ok, le compagnie ci stanno perdendo ma anche operatori turistici, uomini d'affari che non riescono a conludere contratti, privati che devono rimanere in albergo più del previsto, trasportatori con merce fresca (come il nostro pesce o la nostra frutta) che sta marcendo.
Cosa facciamo, aiutiamo tutti?
A mio avviso a parte il danno per la merce deperibile (e qui dovrebbero a mio avviso assicurarsi, non piangere miseria a mamma stato) tutto verrà gradualmente ricuperato, perché l'occupazione degli aerei è al 70% e per qualche settimana andrà al 100%, per trasportare chi è rimasto indietro. Quindi il danno economico è relativo e comunque non è certo limitato solo a compagnie ed aereoporti.

Francesco

Muro duro

Janko 19/4/2010 - 22:44

Mi piace la metafora del muro, ma che il vincolo ci fosse mi pareva talmente ovvio da essere scontato, ed era stato già preveduto da diverse fonti, cito per tutte l'ASPO (http://www.peakoil.net/); il punto è che, rispettando la metafora, malgrado fosse prevedibile incontrarlo "andavamo troppo forte".
E' il fatto che le previsioni non siano state considerate da nessuno che avesse potere di decisione l'elemento più preoccupante, che involge i meccanismi di selezione di governo.
Per carità, temo sia nella natura umana tendere a non preoccuparsi di un rischio futuro, anche prevedibile, finché non non sia davvero imminente o già in atto (e può darsi ciò corrisponda davvero in genere ad un'economia di azioni), ma un'ipotetica selezione virtuosa dovrebbe premiare chi abbia una visione più ampia, non più angusta.
Ovvero - ma è discorso ulteriore e complesso - i vantaggi di chi dirige non coincidono con quelli di ciò che è diretto: e questo si manifesta non solo nella gestione degli stati, ma anche in quella delle grandi imprese, in cui tende a crescere il peso del management rispetto a quello della proprietà, e non sempre gli obiettivi dello stesso (top) management son coerenti con quelli dell'impresa - non per caso ciò si è evidenziato nel comportamento delle banche nella crisi, e sùbito prima di essa.

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