Vincenzo Visco, Michele Salvati e ... Ed Prescott

24 agosto 2006 alberto bisin
Il ministro Visco propone una nuova forma di archivio fiscale e Salvati argomenta che si', pero' ci deve anche promettere meno tasse in futuro (quando gli evasori saranno alla gogna, finalmente). E Prescott? O meglio, come ci insegnano gli svedesi: e Kydland e Prescott?

Un recente articolo di Michele Salvati sul Corriere discute la proposta del ministro Visco di collegare informaticamente gli archivi fiscali, ora apparentemente distinti per imposta.

La proposta in se', collegare gli archivi, pare ovviamente apprezzabile. Pare anzi sconvolgente che questo non sia gia' fatto. Ci sono motori di ricerca che trovano aghi piccolissimi in pagliai immensi, ma il dirigente che si occupa della dichiarazione Irpef di mio padre non sa quanto lui paga di Ici?

Mi par di capire quindi che la proposta ha un fine piu' astratto e generale, significa usare mezzi tecnologicamente piu' avanzati (o almeno ricerche un minimo intelligenti) per rilevare comportamenti fiscali dubbi, un po' come il celebre redditometro: se dalla dichiarazione Ici scopro che hai 3 case a Cortina ma dichiari 1000 Euro di Irpef forse e' il caso di mandarti la Finanza, cosi' come e' il caso di mandarti la Finanza se dichiari 1000 Euro e possiedi tre barche e quattro Ferrari.

Cosi' infatti mi pare interpreti la proposta Salvati che aggiunge:

occorre qualcosa
di più: il governo deve impegnarsi a utilizzare nella
riduzione delle aliquote tutto il gettito addizionale
ottenuto attraverso la lotta all'evasione.

Occorre che il governo prometta meno tasse in futuro, dopo aver fatto pagare le tasse agli evasori. Non potrei essere piu' d'accordo.

E qui entrano Kydland e Prescott e quello che loro hanno chiamato "time-inconsistency," gli incentivi dei governi a promettere senza mantenere. "E i cittadini devono crederci," dice infatti Salvati. E poi argomenta che un patto esplicito di riduzione delle tasse si sosterrebbe da solo per un meccanismo di reputazione del governo:

[tale patto] susciterebbe l'aspettativa
che le aliquote saranno ridotte e dunque che i cittadini
onesti pagheranno meno tasse. Di conseguenza, in caso
di successo, sarebbe assai poco popolare sostenere che
le aliquote potrebbero essere ridotte a parità di gettito,
ma, siccome il governo ha bisogno di un gettito maggiore,
esse verranno invece tenute costanti o addirittura aumentate.

Cosi' semplice. Il governo dichiara un obiettivo e tutti ci credono, perche' senno' "sarebbe impopolare." Ed e' qui che non sono d'accordo, assolutamente.

Vorrei fare 3 osservazioni, dalla piu' ovvia alla meno ovvia.

1) I governi cambiano. E i nuovi governi non mantengono le promesse dei primi. Inoltre, i governi compongono interessi diversi. Ma non abbiamo visto pochi giorni fa una corsa al "non abbiamo piu' bisogno di finanziarie serie, spendiamoci tutto e di piu', adesso subito" in seguito a un inaspettato e minimo incremento delle entrate? Ma davvero dovremmo credere che il governo (vorrei dire questo governo, se non fosse che il precedente ha fatto porcate peggiori) mantenga la promessa di abbassare le tasse e non spendere eventuali introiti da recupero evasioni in un qualche pozzo nero che dia loro vantaggi elettorali?

2) Se stiamo seriamente pensando a un patto, perche' non chiedere un impegno molto piu' vincolante da parte del governo - e soprattutto prima non dopo aver raccolto piu' tasse ? Sono decenni che queste problematiche sono discusse dagli economisti. Ancora una volta, Kydland e Prescott, naturalmente; ma anche Milton Friedman. Da quest'ultimo (se ben ricordo) viene il termine starve the beast (riferito all'amministrazione dello stato). Prima si riducono le tasse, cosi' da costringere il governo a trovare gli evasori (o a ridurre e spese). Oppure prima si riducono le spese, cosi' da rendere piu' credibili successive riduzioni delle aliquote (specie se veramente si trovano gli evasori). Non che un patto di questo tipo, con un impegno del governo in anticipo nella forma di una riduzione delle tasse e/o della spesa, debba funzionare necessariamente. Ma e' un modo per imporre dei seri costi al governo inattivo o inefficace. In sostanza il punto e' semplicissimo: si chieda al governo di pagare prima (meno tasse, meno spese) e ricevere benefici dopo (le tasse degli evasori). Nel caso contrario il governo raccogliera' le tasse degli evasori (di quelli che non votano per il governo in carica, quantomeno) e non ridurra' le tasse ma spendera' gli introiti a proprio vantaggio (politico o economico).

3) Ma perche' ci sono tanti evasori in Italia? Salvati dice che e' colpa in parte della nostra struttura produttiva, che e'
composta da tante piccole imprese e artigiani senza seria contabilita'. Dice,

[e' colpa della] grande diffusione del lavoro autonomo
e della piccolissima impresa, dove, per l'assenza di una
contabilità affidabile, l'evasione è elevata anche in
Paesi «civili», seppure meno che da noi

Ma allora perche' l'amministrazione dello stato non compensa con un archivio efficiente e non ha nemmeno costituito un archivio piu' centralizzato? Anche qui, non sono affatto d'accordo (Adriano Rampini, mio amico e collega, ha una grossa parte del credito per questa argomentazione):

i) La struttura industriale Italiana e' in parte endogena - molte imprese rimangono piccole e con minima contabilita' esattamente per evadere ed eludere il fisco.

ii) L'amministrazione dello stato non possiede metodi di seria valutazione esattamente per garantire le imprese e i piccoli artigiani che le tasse non saranno aumentate (perche' coi presenti mezzi potrebbero aumentarle solo ai dipendenti fissi che piu' di cosi' non ce la fanno). In altre parole, questo archivio che dire inefficiente e' dir nulla ha la funzione di costituire un impegno a non aumentare le tasse in modo significativo da parte di una amministrazione statale grande, onnivora, corrotta, time-inconsistent,.... Un impegno assurdamente inefficiente, con implicazioni distributive allucinanti a favore dei lavoratori indipendenti e dei professionisti, ma pur sempre un impegno nella direzione giusta. [Non ho argomentazioni empiriche solide a favore di questo punto; mi piacerebbe averle, ma questo e' lavoro serio che non si improvvisa e che ho solo incominciato a fare]

Concludo che il paese e' tassato in modo spaventoso (tanto e male), che non basta prendere gli evasori, e che di per se' purtroppo prendere gli evasori forse non e' nemmeno un gran bene se le entrate vanno, come certamente faranno, nei buchi di spesa esistenti. E' necessario ridurre le tasse - in misura sostanziale, a tutti, e soprattutto prima non dopo nuovi introiti, to starve the beast, e indurla, la bestia, a colpire gli evasori e a ridurre la spesa.

So bene che molto di quello che ho detto e' speculativo, ma dire che basta che il governo prometta tasse piu' basse per crederci perche' sarebbe "impopolare" rinnegare le promesse mi pare economia su Marte, dove non hanno mai visto dei governi, per non parlare di quelli che si sono succeduti in Italia piu' o meno recentemente.

P.S. Visto che la caccia agli evasori e' argomento da ombrellone con annesso colpevolismo nazional-popolare (a parole!), metto le mani avanti:

Pago tasse negli Stati Uniti. Non ho redditi rilevanti in Italia. Mio padre ha lavorato in banca fino alla pensione e io sono cresciuto nel disprezzo per coloro che non pagano le tasse. L'argomentazione nell'articolo non "porta acqua a nessun mio mulino," anzi, avra' l'unico effetto di inimicarmi mio padre che pensera' a tutti i soldi che ha buttato per farmi studiare.


5 commenti (espandi tutti)

Non ricordo piu' chi lo teorizzasse esplicitamente, forse il PCI stesso, ma negli anni 70 una versione leggermente modificata di ii) era teoria/spiegazione molto diffusa per le primitive condizioni della fiscalita' italiana. Invece dello stato, c'era la DC (ed i suoi alleati), invece dell'efficienza c'era la redistribuzione per raccogliere voti, ma il resto era piu' o meno uguale, inclusa la questione credibilita'. Ovvero: la DC deve rendere credibile ad autonomi, coltivatori diretti (erano tanti dopo la guerra e sino agli anni 70) e professionisti che e' il LORO partito e governa per loro. Questo vuol dire che la spesa pubblica la pagano gli altri (il reddito da lavoro dipendente, che vota PCI- PSI, e qualche grande capitalista veramente tonto) mentre a voi garantiamo che i servizi pubblici, le pensioni, i servizi sanitari, lo stato in generale, arriveranno comunque ma non ve li faremo pagare. Per voi non ci sono tasse, e per questo costruiamo un sistema fiscale e di contributi previdenziali mostruosamente inefficiente e primitivo, che vi permette tranquillamente di non pagare tasse. Votateci. Sembra aver funzionato.

Vale la pena ricordare che autonomi e coltivatori diretti hanno pagato contributi sociali e sanitari risibili sino all'altro ieri, con tassi di rendimento (calcolati via pensioni e prestazioni effettivamente ricevute) altissimi. Il sistema perdura, in parte, tuttora. Il primo simulacro di sistema fiscale moderno viene introdotto, molto malamente, in Italia nel 1972, con la cosidetta riforma Visentini. Sino ad allora il reddito da lavoro indipendente era praticamente esentasse, e si pagava "l'imposta di famiglia". Ero giovincello, ma ricordo gli autonomi tutti in armi contro Bruno Visentini, uomo del grande capitale e sospetto di simpatie comuniste, proprio per aver voluto introdurre l'IRPEF.  

Fra la spiegazione da "tassazione ottima" e quella da "tassazione redistributiva", propendo fortemente per la seconda. Non credo la DC volesse raggiungere efficienza, credo volesse stare al potere. Credo lo stesso sia vero per Berlusconi &Co.

Il problema del governo della salumeria, in carica oggi, e' piu' complicato: vogliono stare al potere e sanno di poter contare sul voto del lavoro dipendente, quindi l'incentivo a tagliare le tasse dei dipendenti ed aumentare quelle degli autonomi c'e' tutto, e si vede. Ma stanno in piedi, elettoralmente, per un pelo di f..a, quindi perdere anche pochi voti, e.g. Confesercenti o amici di Mastella, li terrorizza. Inoltre sono catto-comunisti: hanno imparato in sagrestia/sezione che le tasse sono buone solo quando crescono. L'idea di tagliarle deve sembrargli l'equivalente di fare la comunione senza confessarsi, o di dire che Vladimir Illich era una pazzo criminale.

Io sono convinto che ci sia un elemento per nulla rilevante  di tassazione ottima. Se hai un sistama fiscale pessimo e inefficiente (anche nel senso di tassare una parte limitata della produzione) e difficile da modificare ti stai legando le mani a tassare meno. Ricorda che per gli anni 70 c'era ancora tanta tanta paura dei comunisti che arrivano e tassano. Diro' di piu'. Credo che per la stessa ragione hanno lasciato esportare i capitali in Svizzera senza reali tentativi di fargli male (eccetto un paio di frontalieri spesso corrotti). 

 

Naturalmente l'aspetto redistributivo e' ovviamente importante, ci hanno costruito sopra un bel pezzo dell'egemonia della DC sugli autonomi. 

FG e TPS

michele boldrin 24/8/2006 - 06:55

Visto che, a quanto si legge nella parte finale dell'articolo (nascosto) del Corriere , stanno tutti con TPS "contro i tagli e per gli investimenti", che ne dite se noi stiamo invece con FG ed invochiamo tagli, tagli, tagli, tagli sanguinari? Notate che Brunetta, che lavora sempre per il proprio partito, non invoca tagli (sarebbe costretto a dire quali, e questo costa voti) ma dice solo bugie (non so da quanti milioni di anni non insegni, quindi studenti dubito ne abbia, se mai ne ha avuto), come da copione.

Certo, prestigiosi e riconosciuti economisti come Onida, Vaciago e quegli altri salomoni ivi citati noi ancora non siamo ne' mai lo saremo, pero' almeno il gesto simbolico lo possiamo fare, no?

 

Tagli, tagli, tagli sanguinari. Il titolo lo hai gia' e anche la mia firma. Vai, Michele; posta una bozza, io smusso un po' e poi pubblichiamo.

Starve the Beast, ora e sempre amen ;-) 

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