Viva l'Occidente e i suoi valori!

28 novembre 2006 giorgio topa
Voglio dire l'Occidente illuminista, razionalista, liberale. Che crede nel diritto, nella separazione fra chiesa e stato, nel primato della giustizia. E che da i premi Nobel per la pace a chi, come l'avvocato Shirin Ebadi in Iran, difende i diritti delle donne.

Ho appena finito di leggere l'autobiografia di Shirin Ebadi, premio
Nobel per la pace 2003
che da anni lotta a Tehran per difendere i
diritti civili e umani delle donne, ma anche di dissidenti, prigionieri
politici, giornalisti, studenti che osano protestare contro la
dittatura della repubblica islamica iraniana.

Attraverso il racconto della sua storia personale (ragazza di buona
famiglia cresciuta sotto lo Shah, laureata in legge e nominata giudice
nel 1970 a 23 anni, partecipa alla rivoluzione di Khomeini nel 1979.
Nel 1980 le viene tolta la carica di giudice perche' donna, ed e'
costretta a lavorare come segretaria al ministero di giustizia. Nel
1992 ottiene di nuovo la licenza di avvocato e comincia a difendere
vittime (soprattutto donne e bambini) in casi di discriminazione e
abusi di diritti civili. Negli anni successivi riceve numerose minacce
di morte. Nel 2000 viene imprigionata dal regime per 25 giorni. Nel
2003 riceve il Nobel per la pace) si segue anche la storia recente
dell'Iran, dagli anni Cinquanta ai nostri giorni.

Faccio di seguito alcune considerazioni, cosi', a ruota libera.

L'orrore della dittatura islamica. I racconti della Ebadi sono
allucinanti. A parte le donne costrette a portare il velo, costrette ad
abbandonare posti di lavoro per cui sono piu' che qualificate,
costrette a subire la legge islamica (ma si veda il punto successivo)
che crea profondissime discriminazioni a proposito di divorzio,
custodia dei figli, attivita' patrimoniali, eccetera. A parte gli
oppositori del regime minacciati, imprigionati, molestati, torturati,
ammazzati. A parte la corruzione ed il clientelismo rampanti (sounds
familiar??). La cosa piu' allucinante e' la cosiddetta "polizia della moralita' " che
controlla che i veli non siano di colori troppo sgargianti, e che le
donne non si dipingano le unghie. A parte tutto, i contribuenti
iraniani dovrebbero ribellarsi ad un uso cosi' deficiente dei soldi
raccolti con le loro tasse. Ma forse la cosa che piu' mi disturba di
tutto questo e' che in fondo non e' una posizione molto diversa da
quella della Gardini, o della Mussolini, o degli evangelici cristiani
ultraconservatori, ecc. Uno dei motivi per cui piu' amo New York e'
proprio la tolleranza di fondo, il fatto che tu puoi essere bianco nero
verde giallo etero gay trans comunista figlio dei fiori repubblicano
neocon clintoniano monaco arancione testimone di geova pakistano
irlandese messicano wasp seminudo coperto col velo eccetera eccetera, e
a nessuno gliene puo' fottere di meno. Alleluia!

L'importanza del diritto e delle leggi. Questo e' pacifico, da
un certo punto di vista. Lo sappiamo tutti che uno stato di diritto e'
fondamentale. Il racconto della Ebadi sottolinea due aspetti a mio
avviso interessanti. Primo, che anche in una dittatura esistono
i tribunali, esiste il processo legale, esiste la possibilita' di una
difesa legale che a volte porta frutto e che puo' essere usata come
strumento di salvaguardia dei diritti civili degli individui. Il
secondo aspetto, ancora piu' interessante, e' che anche in una
dittatura fondamentalista islamica esistono i tribunali, il
processo legale, la possibilita' di una difesa legale. E la strategia
della Ebadi e' una di second best: dato che il diritto iraniano
dall'avvento di Khomeini e' basato sulla legge islamica, ebbene dato
questo vincolo esterno lei cerca di massimizzare lo spazio di manovra a
favore dei diritti civili, dei diritti della donna, della liberta' di
opinione. La strategia e' di fare uso delle diverse possibili
interpretazioni del Corano (che, come tutti i testi sacri, si presta
continuamente ad un ampio e mutevole ventaglio di interpretazioni) per
spingere posizioni secolari e liberali nell'applicazione della legge
islamica e, di riflesso, nel dibattito interno alla societa' civile
iraniana. Il che mi porta direttamente al punto successivo...


I movimenti di opposizione interni all'Iran, e il ruolo dell'opinione internazionale.
Dal
racconto della Ebadi, come qualunque lettore attento delle vicende
iraniane puo' confermare, risulta chiaramente che la societa' iraniana,
pur sotto la dittatura, rimane una societa' viva, intellettualmente
attiva, capace di scambi e dibattiti anche vivaci e molto critici del
regime. Si sono formati nel tempo non solo numerosi movimenti
d'opposizione, ma anche un tessuto diffuso di "coscienza critica"
formato da intellettuali, scrittori, studenti, professionisti. Tutto
questo fermento ha portato ad una specie di "primavera di Tehran" fra
il 1997 e il 1999, con l'elezione di Khatami a presidente della
repubblica. La repressione del luglio 1999, ad opera dell'Ayatollah
Khamenei, e l'elezione nel 2005 di Mahmoud Ahmadinejad come presidente
hanno portato ad un riflusso, ma e' importante ricordare che permane in
Iran una societa' civile relativamente capace di opposizione e di
dibattito critico. Il ruolo dell'opinione internazione a sostegno di
tale opposizione e' cruciale, perche' legittima e rafforza l'operato di
persone come la Ebadi in difesa dei diritti umani e civili.

I maldestri atti di politica estera USA. Lungi
dall'intenzione di questa nota quella di essere un trattato di
relazioni internazionali! Due episodi pero' sono istruttivi, visti
attraverso i commenti della Ebadi, una che di certo non puo' essere
accusata di fanatismo religioso. Dal 1951 al 1953 l'Iran fu sotto la
guida del primo ministro Mossadegh. Questi, forte di un enorme sostegno popolare, nel
1953 nazionalizzo' l'industria del petrolio iraniana, diventando cosi'
immediatamente inviso a Gran Bretagna e Stati Uniti. Cosi' inviso che
gli USA, per mezzo della CIA, organizzarono e finanziarono un colpo di
stato nel 1953 per deporre Mossadegh e riportare al potere lo Shah Reza
Pahlevi. Nelle parole della Ebadi, questa fu una profonda umiliazione
per i cittadini iraniani, e di certo contribui' a fomentare odio o
comunque antipatia nei confronti degli Stati Uniti. Durante la guerra
fra Iran e Irak poi, dal 1980 al 1988, gli Stati Uniti sostennero
apertamente Saddam Hussein contro l'Iran, al punto da chiudere un
occhio quando Saddam adopero' armi chimiche contro i soldati iraniani.
Di nuovo, questa politica non appare molto saggia alla luce della
storia piu' recente, e non pote' che aumentare l'ostilita' iraniana nei
confronti degli USA.

Quale politica estera allora? Azzardo
alcuni suggerimenti. Visto che in Iran sembra esistere una societa'
civile attiva, intellettualmente vivace, e potenzialmente in grado di
riformare la repubblica iraniana dall'interno, sarebbe utile evitare le
caratterizzazioni monolitiche, che dipingono l'Iran come un paese
uniformemente pericoloso e parte di un asse del male. Sarebbe utile
fare leva su quegli elementi della societa' civile che appaiono piu' in
grado di tenere aperto un dibattito interno e di spingere verso
posizioni moderate e riformiste. Sarebbe utile adoperare il tema dei
diritti umani come chiave per rafforzare potenziali movimenti di
opposizione all'interno dell'Iran. Sarebbe utile mantenere dei canali
di comunicazione e di libera circolazione delle idee. Sarebbe utile non
dare ulteriori munizioni alla propaganda iraniana interna anti-USA, che
gia' puo' attingere a mezzo secolo di atti ostili da parte degli Stati Uniti
per fomentare le paranoie dei fanatici. La midterm election che ha
portato i Democratici al controllo del congresso pare stia inducendo
una correzione di rotta sulla guerra in Irak, che comporterebbe anche
l'apertura di un dialogo diretto con Iran e Siria. Fusse ca fusse la volta bbona!


37 commenti (espandi tutti)

Buonasera Giorgio, mi sa dire con un esempio concreto come si puo' "fare leva su quegli elementi della societa' civile", "adoperare (?!?) il tema dei diritti umani", "mantenere dei canali di comunicazione"? Se a queste vaghe buone intenzioni aggiungiamo l'immagine da Gaeta-Villani o Camera-Fabietti (noti manuali di storia dei licei italiani) dell'"Occidente che ci piace tanto", mi sembra onestamente che i toni del suo bel temino di attualita' ricordino le tante assemblee mensili delle superiori...Io ero tra quelli che restavano in classe a studiare...o, se proprio dovevo bigiare, avevo di meglio da fare che spararle grosse sul tema di varia umanita'/socialita' di turno...

> mi
sembra onestamente che i toni del suo bel temino di attualita'
ricordino le tante assemblee mensili delle superiori...Io ero tra
quelli che restavano in classe a studiare...o, se proprio dovevo
bigiare, avevo di meglio da fare che spararle grosse sul tema di varia
umanita'/socialita' di turno...

E come mai ha abbandonato queste buone abitudini, e ora perde tempo a postare commenti acidi invece di restare in ufficio a lavorare? 

Per quello che ho letto dei suoi commenti, lei e' tra quelli che, vadano all'assemblea o se ne stiano a casa, non se ne accorge nessuno.

Caro MICHELE,

onestamente non avevo idea di cosa fossero il camera-fabietti o il gaeta-villani, perche' il liceo non l'ho fatto in una scuola italiana, ma bensi' qui. Se vuoi leggerti qualcosa sulla filosofia di queste scuole, guarda pure qui. Per un esempio recente della loro attivita', guarda anche qui.

Ma la tua domanda e' legittima. Sull'efficacia della pressione internazionale in tema di diritti umani, il racconto della Ebadi sottolinea come in diverse occasioni la dittatura islamica abbia dovuto liberare (o astenersi dall'eliminare) suoi avversari politici proprio a seguito di una forte pressione da parte dell'opinione pubblica internazionale. E l'Iran e' solo un esempio.

Rispetto invece all'efficacia di cooptare delle componenti interne ad un paese terzo per perseguire i propri obiettivi di politica estera, la storia recente e' piena di esempi. Pensa all'utilizzo tattico e strategico della mafia siciliana da parte degli alleati in preparazione dello sbarco in Sicilia. Oppure alla cooptazione di elementi interni alla societa' civile (e militare) cilena da parte degli Stati Uniti per indurre il golpe del tuo amico pino. Oppure alla recente cooptazione di milizie locali e di elementi chiave del gruppo etnico Pashtun per rovesciare il regime dei Talebani in Afghanistan, nel giro di poche settimane.

Lo so, questi sono esempi "militari" mentre il mio pezzo suggeriva scenari "civili" o "pacifici". Di questi ultimi me ne viene in mente solo uno di concreto: il programma di borse di studio Fulbright per stranieri che il Dipartimento di Stato americano istitui' nel 1946. Lo scopo dichiarato di tale programma era di costruire dei legami personali concreti con potenziali leaders futuri di paesi con cui gli Stati Uniti volevano mantenere dei rapporti di "amicizia", cooperazione, eccetera.

In generale, rimango convinto che la sopravvivenza di una classe "media" in Iran, con alti livelli di educazione e di scolarizzazione, e con legami personali con l'Occidente (vuoi perche' tuo figlia e' emigrata in Canada, vuoi perche' hai rapporti di affari con societa' occidentali), sia cruciale per evitare la definitiva caduta dell'Iran in mano ai fanatici che controllano le unghie delle signorine e vogliono solo eliminare Israele dalle mappe.

Beh Giorgio, mi scusi, ma la sua risposta si commenta da sola, se davvero pensiamo che le borse di studio siano il deterrente da adottare per affrontare la questione islamica. Proporrei anche tornei di scopone scientifico e partite a biliardino.

Il post proponeva varie cose concrete oltre alle borse di studio. Un altro esempio storico utile e' sicuramente Radio Londra.  Se la CIA iniziasse con l'individuare e finanziare gruppi di resistenza
interna pacifica e democratica, sarebbe un altro passo utile. Mi pareva comunque fosse stata proposto un indirizzo generale, quello di una soluzione diplomatica non militare, visto che nei fatti quella militare non sta funzionando... concretamente e' difficile dire cosa funzionerebbe, ma noi siamo economisti, non diplomatici. 

Non resisto comunque dall'inviare un altro paragrafo che "si commenta da solo": data la situazione in Iraq, se invece di mollare bombe gli aerei avessero mollato l'equivalente in dollari di hamburger, patatine, coca cola, oppure, se sei contrario al colesterolo, testi classici come 1984 e Fahrenheit 451, oppure Playboy (per gli articoli, non per le foto), ma anche semplici biglietti da venti dollari, la situazione sarebbe stata non peggiore di quella attuale, probabilmente migliore. Purtroppo Barnes & Nobles e McDonalds non hanno lobbyists tanto efficaci quanto Halliburton. 

andrea, a parte la polemica con michele, pensi sul serio che mandando testi classici e playboy avremmo mosso di una virgola l'andamento delle cose in iraq?

scusa poi chiaro che michele ha gioco facile a dire che si fanno proposte naive...

non posso rispondere per andrea, ma immagino che il suo scopo fosse piu' retorico che di proposta concreta. Le proposte concrete le abbiamo fatte, e si basano (a) sull'idea di cooptare elementi chiave di un paese di cui si vogliono in qualche modo influenzare gli esiti, (b) sull'idea di sostenere la classe media, tendenzialmente secolare e altamente scolarizzata di un paese (vedi la Turchia), (c) sull'idea di fare propaganda di idee e, perche' no, anche di frivolezze, attraverso radio, televisione, internet.

Se vogliamo dibattere sul serio di queste cose, occorrono argomentazioni serie ed esempi, dati, fatti, che dimostrino l'utilita' ovvero inutilita' di tali strategie. Tutto il resto e' fuffa.

Tornando per un attimo al discorso dei miei amici Franco e Pino, vi reinvio tutti alle pagine della cultura del Corriere di oggi. Il tema della dittatura, quando non saggia almeno "rigorosa" di Franco, e' ormai acquisito dalla storiografia ufficiale, persino da esponenti della scuola braudelliana! Siamo alle solite, quello che io chiamo l'"effetto Alvaro Vitali" (o Lando Buzzanca, a vostra scelta): la intellighenzia di sinistra, sempre pronta a sentenziare, prima denigra, salvo poi beatificare, in media a distanza di 20-30 anni. Mi aspetto, in effetti, che voi, saggio consesso di economisti, fra una ventina d'anni ci veniate a spiegare le virtu' del Cile. A noi assetati di sangue borghesi, tutto questo e' gia' chiaro e da molto tempo: se riteniamo che le repressioni di Franco e Pino siano state dure, durissime, abbiamo tuttavia ben presente cosa sarebbe successo alla Spagna e al Cile se fossero caduti nelle mani dei cosiddetti repubblicani o, nel caso del Cile, democratici di Allende. E, tra l'altro, questa e' la stessa visione del mondo anglossassone (non quello finto delle universita', ma di quello vero, governi, banche, capitalisti, gente che ha un peso nella societa): pensate quanto a lungo abbia resistito UK alle richieste di estradizione su Pinochet di qualche anno fa. Saluti

Lasciando stare l'articolo pubblicato sul Corriere di oggi, ti faccio osservare che le tue tesi su Franco sono state espresse (e riprese sia dalla stampa spagnola che da quella italiana) un mese fa da un vero pozzo di scienza: Fabio Capello. (Leggi qui). Purtroppo Fabio Capello e le sue affermazioni generano in me - è più forte di me, lo ammetto - un'istintiva repulsione.

fosse solo la tesi su Franco... non c'e' post in cui non dice "noi che abbiamo i soldi e contiamo nella societa, e abbiamo ragione, e abbiamo capito, e ce l'abbiamo lungo". io per me la tesi su franco la discuterei anche se non fosse che tutto il resto mi fa apparire la discussione inutile perche' disequilibrata.

peccato, un'occasione persa per discutere un argomento interessante 

Non mi stupisce. Secondo me, tu con tutta probabilita' lei fa parte di quella schiera di pseudo-intellettuali italiani (e in parte anche francese) che uccide, seppellisce e, bonta' loro, decide di rivalutare post mortem. Voglio ricordare, tra le cose piu' divertenti, certe polemiche sui film della commedia alla italiana negli anni '70 (da cui il mio nome di sindrome di Lando Buzzanca), colpevole di non essere abbastanza impegnata. Salvo poi rivalutare vent'anni dopo persino le scureggie di Alvaro Vitali. Quando torno in Italia (tanto per citare esempi banali, ma visto che si parla di calcio e di Capello, vorrei evitare discussioni troppo raffinate), mi stupisce vedere come le stesse persone che una quindicina di anni fa predicavano il mangiar rozzo e proletario, siano tutti diventati dei grand gourmet (altro tema tanto caro a certi intellettuali da strapazzo, ora improvvisatisi cultori dello slow food)...Insomma non mi stupiro' affatto se fra vent'anni lei riscoprira' la figura di Capello (che tra l'altro, a quanto ne so, e' persona colta e di buone letture, oltre che, dati alla mano, grande allenatore).

Non so cosa farò e cosa penserò tra vent'anni. Nel frattempo, non mi piacciono  Alvaro Vitali, Capello e, ancor meno, Pinochet.

Scusate se mi intrometto. Una domanda. Ma perche continuate tutti a rispondere a questo MICHELE (che se davvero e' cosi' sicuro di se' dovrebbe mettere il congome, invece di firmarsi come l'intenditore del glenn grant)?

Per carita', piena liberta' di espressione. Ma non sarebbe meglio ignorare uno che e' entrato in questo blog chiaramente per fare il guastatore? Voglio dire, preferireste andare a cena da soli o, che so, con elio vito?

Beh, pero' una cena con Elio Vito deve essere divertente....

Piero 

so che gira sempre con delle gran gnocche

Nicola, ti dico, preferisco la cena da solo...e poi ho avvistato Elio Vito a Procida quest'estate e non era attorniato da chissà che bei donnini!! :D

perche' ignorare? le critiche non vi stanno bene? come i soliti comunisti potete confrontarvi e gloriarvi solo con individui come voi....crescete e confrontatevi!
FORZA MICHELE SEI TUTTI NOI!!!!!!!!

libero,

rispondo solo perche' magari hai perso le puntate precedenti, e perche' magari puo' valere la pena chiarire la nostra policy informale. Se leggi bene sia i nostri pezzi che i nostri commenti, anche a MICHELE, vedrai che noi rispondiamo sempre quando vengono sollevati dei punti che anche vagamente alla lontana possono essere utili per il dibattito. Anzi, casomai pecchiamo per eccesso.

Quando pero' i commenti sono vuoti di contenuto, sollevano dei punti a cui si e' gia' risposto in modo piu' che esauriente, oppure si riducono a dire che tizio ce l'ha piu' lungo di caio, ecco, allora ci riserviamo il diritto di non rispondere. Il valore monetario del nostro tempo, come quello di chi commenta e di chi ci legge, non e' zero.

Giorgio, avrei gradito la tua precisazione un paio di interventi fa. Di figa e di questo a me sconosciuto Elio vito si era cominciato a parlare, senza, mi sembra, alcun contenuto. Devo concludere, d'accordo con libero, che non e' grazie alla teoria dei giochi o alla microeconomia che si apprende liberalismo.

 

Perché, nella Germania degli anni Trenta "la classe media con alti livelli di educazione e scolarizzazione" forse mancava? Perché, il "dialogo diretto" a Monaco nel 1938 non è stato forse tentato (anche allora il primo ministro italiano fece da mediatore ed era emiliano-romagnolo...)? E poi, se uno vuole diffondere i suoi Valori nel mondo, prima deve averli, forti, consolidati e condivisi, in primis a casa sua. Non credo che l'Europa, e men che meno l'Italia, possano dar lezioni al riguardo. Quali sono i Valori da diffondere? Quelli Liberali-Liberisti-Libertari? Nulla da obiettare in generale (le prime due L le condivido, la terza molto meno, ma questo conta poco qui), ma le tre L, già di per sé molto difficilmente esportabili (ed in ordine crescente di difficoltà!) fuori dal contesto della tradizione ellenico-giudaico-cristiana, divengono del tutto invendibili se tale tradizione è flebile e continuamente negata anche in casa dell'esportatore. E noi purtroppo questa tradizione la stiamo abbandonando, persi dietro l'inganno dello scientismo e del relativismo laicista. Se non sai davvero chi sei e da dove vieni, come puoi chiedere agli "altri" di diventare come te? Al limite, puoi solo provare ad imporglielo con la forza, e quindi, probabilmente, fallire. E magari saranno gli "altri", un giorno, a chiederti di adeguarti, con le buone o le cattive, ai loro usi e costumi. [P.s. MICHELE mi sembra un po' presuntuoso - non l'unico peraltro in questo sito, a cominciare, come dimostra il nickname, dal sottoscritto - però le cose che dice sono spesso interessanti e l'ultimo capoverso della sua biografia è qualcosa che condivido al 100%].

caro hayek (o adam?? ;-))

da quello che mi ricordo della storia degli anni venti e trenta, la germania si trovo' a dover sostenere le conseguenze del primo dopoguerra (inclusi i pagamenti di riparazione che portarono anche ad una breve invasione della Ruhr da parte di belgi e francesi), i continui tentativi di golpe da parte dell'estrema destra ed estrema sinistra, e una profonda recessione all'inizio degli anni trenta. E mantenere un dialogo diretto non vuol dire calarsi le braghe come a Monaco 1938.

Riguardo ai "Valori"... i valori dell'occidente che avevo in mente io sono proprio cose come il razionalismo, la separazione fra stato e chiesa, il principio dell'habeas corpus, la difesa delle liberta' individuali, l'idea di stato come di contratto sociale fra cittadini, eccetera. Se questo vuol dire essere "relativisti laicisti", mi sta benissimo (e concordo in pieno col commento di enzo, piu' sotto). NON vuol dire, invece, a mio modesto parere, avere paura della propria ombra, come fece ad esempio l'unione europea durante la guerra in bosnia, compreso il vergognoso episodio del massacro di Srebenica, quando i peacekeepers olandesi stettero a guardare mentre le milizie serbe massacravano almeno 8,000 uomini, donne, vecchi e bambini. 

Giorgio...mi consenti di dissentire totalmente sulla tua esaltazione della liberta' che si respira qui a NY?

La cosa che mi infastidisce maggiormente che qui il ragionamento e' "basta che non mi infastidisci e non limiti la mia liberta' e puoi fare e pensare cio' che vuoi.."

Se permetti, questa non e' tolleranza, ma relativismo morale, frutto di un maledetto giacobinismo che ha invaso tutto il mondo occidentate

Mentre la tua definizione di tolleranza è........?

Capire ed accettare l'altro, anche se non lo condivido. Se giro per central park vestito da donna e nessuno mi guarda non e' tolleranza, ma menefreghismo...

Quindi, se sono tollerante e non menefreghista e vedo un uomo che gira per central park vestito da donna cosa faccio?

Sarei molto curioso di saperlo anch'io...

Giacobinismo? I Giacobini tagliavano la testa a chi non giudicavano "incorruptible" come loro, e pertanto un ostacolo sulla via della virtu' ("La terreur n'est autre chose que la justice prompte, sévère, inflexible; elle est donc une émanation de la vertu"). Ai giorni nostri, dopo la felice estinzione del socialismo rivoluzionario, i loro autentici eredi sono i seguaci di Max Shachtman passati a destra: i vari Kristol, Podhoretz e assortiti sostenitori della "diffusione della democrazia" con la forza delle armi (e i soldi dei contribuenti). Altro che tolleranza liberale.

Ok...forse ho usato un termine sbagliato. Cio' che volevo contestare e' il relativismo morale che purtroppo sta invadendo la societa' occidentale...

La societa' occidentale e' fondata sul relativismo morale e lo ha letteralmente inventato.

Il relativismo morale non vuol dire che tutte le norme morali sono uguali o di uguale valore.

Il relativismo morale dice che norme sono oggetto e frutto del discorso razionale, e che attraverso tal discorso evolvono e vengono scelte.

Il relativismo morale non esclude la possibilita' che vi siano norme o insiemi di norme che dichiarano avere o suppongono avere un fondamento assoluto, i.e. rivelate da "dio/natura/istinto". Dice semplicemente che anche tali norme possono essere oggetto del discorso razionale e "scoperte" e/o accettate attraverso esso.

Senza risalire all'origine greca della civilta' occidentale, che farebbe sempre bene, consiglio almeno la lettura di Baruch Spinoza.

Bene, abbiamo fatto dei passi avanti.

1) abbiamo chiarito che tolleranza e relativismo morale sono due concetti distinti.

2) abbiamo anche chiarito che tolleranza e menefreghismo sono due concetti distinti. Non sono d'accordo che new york e' una citta' particolarmente menefreghista nel senso di "non aiutare il prossimo", ma questo e' sicuramente discutibile (che metrica vogliamo usare? se la gente ti aiuta a portare il passeggino su e giu' per le scale del metro'? E' piu' facile che succeda a new york che non a milano. Se c'e' filantropia e volontariato a new york? Ce n'e', e tanto, ma non so se piu' o meno che in altre citta'. eccetera)

3) per quanto riguarda il "relativismo morale in occidente", michele mi ha bruciato sul tempo (vedi il commento precedente). Il discorso morale in occidente si fonda proprio su un dibattito razionale, e quando sfocia in leggi su un contratto sociale fra cittadini. Aggiungo che su questo sito abbiamo anche discusso di morale e di libero arbitrio.

Non credo che NY sia particolarmente menefreghista. Ritengo che la tolleranza sia altro: sforzarzi di capire (e quindi anche giudicare) l'altro.

Per quanto riguarda il relativismo morale, ritengo che l'uomo di scienza debba riconoscere che l'approccio razionale ha una caratteristica fondamentale: e' potentissimo, ma puo' essere utilizzare per spiegare un numero estremamente limitato di fenomeni.

Vi faccio un esempio: il metodo scientifico galileiano (che rappresenta in un certo senzo un "benchmark" metodologico a cui aspirano altre branche del sapere) puo' essere utilizzato SOLO per descrivere fenomeni che siano:
1) Quantificabili
2) Replicabili

Quindi, chiunque voglia applicarlo per spiegare un fenomeno storico (sia esso sociale o naturale) sbaglia.

Penso quindi che l'uomo debba riconoscere i limiti della propria razionalita' e, in certi casi, affidarsi a qualcos'altro...la fede?

In Dio, per chi ce l'ha. In ogni caso basta riconoscere i limiti della propria razionalita'..

Ma Dio e' una questione personale e soggettiva, che ha poco senso mettere esplicitamente a fondamento della vita sociale (specie in societa' non religiosamente omogenee). E' secondo me certamente vero, e l'ho gia' sostenuto in un altro commento parlando dell'avversione di Hayek al "razionalismo costruttivista", che le regole morali si sono evolute in modo non progettato a tavolino: ma e' proprio per questo che, per un liberale, religione e politica dovrebbero essere trattate come acido nitrico e glicerina. Da qui l'importanza della tolleranza, che i liberali europei moderni impararono ad apprezzare soprattutto dopo i disastri causati dalle guerre di religione del XVI secolo.

"Dio una questione personale e soggettiva"? "...che ha poco senso mettere a fondamento della vita sociale"?? E questo in un blog che esalta (giustamente) ogni tre per due l'America, il sistema americano, il paese delle opportunità e delle concorrenza, ecc. ecc.??? Sono allibito. Di grazia, ma da dove pensate che siano derivate tutte queste belle cose? Sono forse piovute dal cielo? O non sono forse il frutto dell'aver posto Dio (ovviamente nella versione "laica" americana, ovvero la religione intesa come un insieme di valori condivisi ed indiscutibili, tipo la responsabilità personale, la sanzione ed il premio per qualsiasi comportamento, la fiducia nelle stutture spontanee della società umana, ad iniziare dalla famiglia, ecc.) al centro dello vita spirituale della nazione? Ed al centro del dibattito degli ultimi anni lì da voi non c'è proprio la questione "messa in discussione versus difesa oltranzista" di tali valori religiosi, leggi stili di vita cittadini (da NY a San Francisco) versus stili di vita della Bible belt? Se c'è un paese che testimonia dell'importanza di Dio nella società, quelli sono gli USA.  

io a milano non sono mai sceso dal passeggino quando dovevo prendere la metropolitana, e la mia badante è sempre stata aiutata a portarmi giù per le scale....

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