Voltremont (2010) - the model

19 agosto 2010 giulio zanella

Giulio Tremonti ha un modello e ce lo va a spiegare. E' La prova definitiva che Voltremont ha potere e responsabilità del tutto inadeguati al suo genio.

Il mio vicino di casa, Samuele, mi ha invitato a cena. Samuele è un impiegato di banca e, facendo seriamente il proprio mestiere, è abbonato a Bancaria, la rivista dell'ABI. Aveva sul divano l'ultimo numero (luglio-agosto 2010). L'ho aperto quando l'interesse nel preliminare di Champions è calato, dopo la terza sberla che la Sampdoria ha preso dal Werder Brema.

Noto un articolo di Voltremont, sono sicuro che è suo alla sola lettura del titolo: "Da dove veniamo, dove siamo, dove andiamo. Il nuovo ruolo dell'Europa." Leggicchio.

La prima parte, "da dove veniamo", è la solita solfa: veniamo dalla caduta del muro di Berlino bla bla, il WTO nel 1994 bla bla, c'entra pure la Cina nel 2001 bla bla, la crisi bla bla. Tutto troppo in fretta. Conclusione:

Il mercato è diventato globale, ma il diritto è rimasto locale. [...] È questa l'origine della crisi [...]. Tempo e metodo della globalizzazione potevano forse essere un po' più saggi, un po' più lunghi. Forse così avremmo potuto evitare la crisi.

Iniziando a leggere la seconda parte, "dove siamo", un brivido mi ha percorso la schiena, qualcosa che somigliava a un'emozione, a un principio di illuminazione. Si legge infatti nelle prime tre righe:

La nostra realtà, la realtà del tempo presente, può essere graficamente stilizzata tracciando su un foglio due assi: uno orizzontale e uno verticale.

Vai, mi son detto, Voltremont ha un modello! Me lo sta per spiegare! C'è un modello, uomo di poca fede che non sono altro. Finalmente capirò qualcosa. Ma tu guarda se dovevo imbattermici per caso, in una a me sconosciuta rivista bancaria lasciata per caso sul divano, io che per cercarlo ho scrutato scritti, pensieri, parole del nostro sui più prestigiosi quotidiani nazionali, e nei testi dei più prestigiosi editori nostrani (e giapponesi, anche). Oh quanto è vero che le perle più preziose si nascondono in fondo al mare!

Allora ho preso carta e penna per prendere appunti e seguire la spiegazione. Fatelo anche voi. Ecco la spiegazione, che continua da sopra (scusate è lunga e devo anche trascriverla a mano perché l'articolo non è disponibile online):

L'asse orizzontale è quello dello spazio. Un asse su cui (per effetto dei computer) si allineano e si scambiano, in tempo reale, quantità globali di capitale, fisico e finanziario, di prodotti, di merci, di lavoro.

Oggi, nell'estate del 2010, guardando su questo asse, vediamo che l'economia reale ha più o meno ripreso a funzionare, dopo la crisi.

L'asse verticale è invece quello della finanza. Un tempo - un tempo non remoto, appena venti, quindici anni fa, - per ogni operazione reale fatta sull'asse orizzontale (la cessione di un container, di un barile di petrolio, di un busherl di grano [ndr: si, c'è scritto proprio così: busheRl. Errore di stampa? Ingenui... Ignoranza dell'inglese? Ingenuissimi... Dev'essere una parola francese che descrive qualche processo della psiche associato al commercio di cereali!], di un bond) c'erano normalmente non più di quattro transazioni finanziarie: il pagamento del prezzo, l'assicurazione sullo scambio, l'assicurazione contro il rischio di cambio, l'assicurazione contro il rischio di tasso.

Oggi, sviluppate nella forma dei contratti derivati, divenuti non assicurativi ma speculativi, ci possono essere a catena anche venti operazioni finanziarie.

In specie, il volume delle operazioni over the counter oggi è tornato ai livelli ante crisi del 2008. È così che la finanza ha cessato di essere solo un mezzo, un mezzo strumentale all'economia reale, ed è diventata qualcosa di superiore e diverso. Non più solo un mezzo, ma una massa fine a se stessa.

Una massa che ha oggi una dimensione potenzialmente illimitata, ma immanente e incombente sull'economia reale. Incombente dall'alto verso il basso, dal verticale all'orizzontale, nella forma del rischio sistemico.

Come è già stato nel 2008.

Com'è nella sequenza di un videogame: arriva un mostro, lo batti, ti rilassi, subito dopo arriva un secondo mostro... più grande del primo!

I miei appunti appaiono così, e i vostri?

invaders

 

La terza parte, "dove andiamo", non c'è bisogno di leggerla. Poco lontano.

75 commenti (espandi tutti)

dimostra forti lacune di geometria analitica.

qui invece azzeccò il supporto ma non il contenuto

insomma , non ne azzecca mai una

 

War Of Voltremont

 

giulio, la rivista sulla quale ha scritto Voltremont possiede mezzi e strumenti illimitati che tu sottovaluti. E non farti trarre in inganno dall'editore. Ad esempio nell'ultimo numero compare l'articolo "La riforma dei requisiti prudenziali e la proposta di un Fondo di risoluzione per la gestione delle crisi" di Rainer Masera, Guido Carli, Giancarlo Mazzoni. L'abstract (in inglese) comincia osservando " Greek crisis emphasizes the link between sovereign debt and large European banks' exposures". Il secondo dei tre autori é deceduto quasi venti anni fa. Se riescono a far scrivere qualcuno dall'oltretomba sulla crisi greca, é ben possibile che chi vi scrive viaggi su dimensioni diverse dal tuo banale piano cartesiano.

sicuro non si tratti di questo ?

Risolto il mistero: gli autori sono solo due Rainer Masera e Giancarlo Mazzoni.  Il primo appare come

"Rainer Masera LUISS Guido Carli"

che significa che insegna presso la scuola che porta il nome del famoso governatore.

Nel preparare l'indice, la rivista ha per svista o nostalgia inserito anche il nome del banchiere centrale scomparso tra gli autori.

..... del modello "Topolino", ideato ad personam per la mente matematica di sua eccellenza "comunione & falsificazione", aka Maurizio Lupi?

ma come?

neanche l'evidenza accetate più sinistra!!? In tutto il mondo non c'è un paese che abbia una situazione migliore della nostra.. qui nessuno dice che ce la passiamo bene.. ma dopo i danni del governo e la crisi mondiale, nessun governo ha reagito meglio del nostro.! Grazie a nome di tutti noi presidente Lupi

qui il verbo

 

 

vicepresidente della Camera

in Italia , quando ci si rivolge a un potente , è buona cosa promuoverlo di almeno un grado.

cavolo ma se arrivo secondo non sono mica vincitore... ahhh sono troppo ingenuo!

 "comunione & falsificazione", aka Maurizio Lupi?

Manca il secondo nome. Corretto è "Comunione, fatturazione & falsificazione".

A me sembra che l'interpretazione del modello sia oltremodo benigna. Uno sforzo erculeo di dare parvenza logica a un delirio. E' uno sfoggio di ignoranza di un ordine di grandezza molto superiore a quello che le tue note sembrerebbero indicare. Prendiamo la frase iniziale

L'asse orizzontale è quello dello spazio. Un asse su cui (per effetto dei computer) si allineano e si scambiano, in tempo reale, quantità globali di capitale, fisico e finanziario, di prodotti, di merci, di lavoro.

Con tutta la buona volonta' non capisco nemmeno lontanamente cosa voglia dire. Un asse che rappresenta lo spazio deve avere un'unita' di misura in metri, chilometri, leghe, piedi etc. Un asse che rappresenta lo spazio dove si allineano per effetto dei computer (ma che ha bevuto?) merci e capitale fisico, lavoro (espresso in che unita' di misura? in millimetri?) e capitale finanziario non esiste. Punto e basta. E' solo il parto di una mente malata. Mi meraviglio dell'ABI che dimostra di essere un'accozzaglia di lacche' (altro che banchieri), pubblicando roba del genere.

 

Fabio scusami, ma secondo me lo sottovaluti. E' un raffinato intellettuale e te lo dimostro in quattro e quattr'otto.

Il suo asse orizzontale comprende molte dimensioni. E' chiaro che ha in mente una versione multidimensionale della curva di Peano. (Ci dev'essere sotto qualcosa di piu' profondo, senno' non mi spiego la frase sui computer. Immagino qualcosa relativo a Turing.)

L'unita' di misura probabilmente e' il piede: per fare le cose coi piedi, servono - appunto - i piedi.

Mi meraviglio dell'ABI che dimostra di essere un'accozzaglia di lacché (altro che banchieri), pubblicando roba del genere.

L'unica cosa che non capisco è la meraviglia! Di cosa ti meravigli, Fabio? I membri dei consigli d'amministrazione delle banche italiane non siederebbero lì dove siedono senza l'assenso ed il supporto dei ministri del Tesoro degli ultimi 10-15 anni, fra i quali Voltremont regna sovrano. Sono suoi lacché per definizione: li ha messi li' lui, da Intesa a UniCredit, passando per tutto quanto sta loro in mezzo.

La meraviglia è venuta anche a me! Leggo Bancaria (quasi sempre) da un paio d'anni, ma non ho mai letto pazzie del genere. Non credo che la redazione della rivista abbia tanta voglia di perdere la propria credibilità così facilmente, posso capire i giochi di potere che ci sono stati per pubblicare il "modello" di voltremont, tuttavia il fatto mi pare piuttosto strano. 

Si, non so perche' ma mi illudo sempre che anche i servi ogni tanto mostrino un barlume di dignita'.

E tutto sommato qualche banchiere che non debba ringraziare Tremonti esiste persino in Italia. Sara' che con i tempi che corrono nei mercati finanziari, non e' il momento di mostrare le schiene dritte a chi un giorno potrebbe essere l'unico in grado di salvarti il deretano.

Probabilmente l'articolo del troppo compreso Genio è stato inserito come intermezzo comico in una rivista densa e pensosa.

La frase:

"Tempo e metodo della globalizzazione potevano forse essere un po' più saggi, un po' più lunghi."

mi sembra l'esempio più evidente della mentalità del tipo in questione.

Nel 1974 di fronte all'evidenza che la produzione tessile dei paesi in via di sviluppo poteva essere imbattibile come costi di produzione ai livelli medio bassi di prezzo sono state decise con l'accordo multifibre delle quote di importazione , queste quote alla scadenza del detto accordo nel 1995 sono state smantellate gradualmente nel giro di 10 anni, nel 2005 qualcuno si è reso conto che  l'importazione magliette e  camicie da mercatino rionale di provenienza cinese avrebbero buttato fuori dal mercato un buon numero di imprese che non si erano minimamente preoccupate di ristrutturarsi o di passare a produzioni a valore aggiunto maggiore.

Sarò ingenuo, ma il fatto che piccoli imprenditori tessili di mia conoscenza si sono salvati tranquillamente facendo gli investimenti giusti mi fa pensare che il periodo di protezionismo sia stato anche troppo lungo, essere costretti ad affrontare la concorrenza cinese 10 anni prima sarebbe stato uno shock più sopportabile per moltissime imprese,  mentre così si sono nascosti i sintomi lasciando allla "malattia" tutto il tempo di peggiorare.

Insomma ritenere una transizione che è in corso da 35 anni TROPPO VELOCE è puro delirio.

Volendo tentare un'interpretazione, per "spazio" intende "beni reali", mentre per "finanza" intende "servizi finanziari", con un terzo asse (variabile dipendente) dove si colloca lo stato totale dell'economia (PIL?). Certo è che il tono altisonante e mistico che cerca di dare ad ogni sua esternazione riguardante l'economia non aiuta qualsiasi tentativo di prenderlo sul serio. 

Possiamo però dire che "the model" di Tremonti per quanto riguarda idee e ardite metafore è sicuramente Carl Schmitt e specialmente uno smilzo libretto chiamato "Terra e mare". Nella postfazione dell'edizione Adelphi Franco Volpi scrive:

Come si legge in Terra e mare, l'uomo è per natura un animale terrestre, e la terra ha rappresentato per lui, nel corso della storia millenaria, lo spazio naturale da occupare e colonizzare (Landnahme). Così è stato per secoli. Fino a quando nell'età moderna, in virtù della collocazione insulare e grazie allo sviluppo delle tecniche di navigazione, gli inglesi hanno realizzato una vera e propria conquista del mare (Seenahme), e quindi del globo. E' statà una grande rivoluzione spaziale - di cui Terra e Mare ci racconta la storia - che ha avuto conseguenze determinanti sul modo di concepire gli ordinamenti politico-giuridici, i rapporti internazionali fra gli stati...

(Nel libro di Schmitt ci sono due capitoletti che si intitolano "Che cos'è  una rivoluzione spaziale" e "La prima rivoluzione spaziale planetaria")

In un'intervista al Corriere della Sera che ricalca quasi alla lettera alcune considerazioni dell'articolo citato nel post Tremonti dice:

Possiamo fare il punto sul quaderno della nostra vita, sul quadrante della nostra storia. Lo possiamo fare prendendo un foglio di carta e tracciandoci sopra in croce due assi, uno orizzontale e uno verticale. L’asse orizzontale è quello dello spazio. Lo spazio si è improvvisamente dilatato; improvvisamente perché venti anni, quanti sono gli anni che vanno dalla caduta del Muro di Berlino a oggi, sono in senso storico un tempo minimo, un tempo interno alla vita di ciascuno di noi, e non come è sempre stato per le grandi trasformazioni un tempo di lunga durata, scandito sul ritmo lento del passaggio da una generazione all’altra. Ora, superate le vecchie barriere, lo spazio è venuto improvvisamente a coincidere con il mondo e nel mondo in un tempo che va dal rapido all’istantaneo circolano masse enormi di persone e di merci, di capitali e di informazioni.

Quasi alla fine di Terra e Mare Schmitt scrive:

(...) il mutamento del concetto di spazio prodottosi con il nuovo stadio della rivoluzione spaziale. Un mutamento non meno profondo di quello, a noi già noto, dei secoli XVI e XVII. Allora gli uomini trovarono il mondo nello spazio vuoto. Oggi non concepiamo più lo spazio come una mera dimensione in profondità, vuoto di qualsiasi contenuto pensabile. Lo spazio è diventato per noi il campo di forze dell'energia, dell'attività e del lavoro dell'uomo. Soltanto oggi diventa per noi possibile un pensiero che in ogni altra epoca sarebbe stato impossibile, e che un filosofo tedesco contemporaneo [Heidegger] ha così espresso: non è il mondo ad essere nello spazio, bensì è lo spazio a essere nel mondo. 

 

 

Se wikipedia dice il vero, Terra e Mare venne pubblicato nel 1954. Ossia, questa menata dello spazio che si riconfigura e si fa corto gironzola da più di mezzo secolo. So much per lo spazio che è venuto ''improvvisamente'' a coincidere con il mondo, come dice Voltremont.

E' il secondo venerdi' di Ramadan e visto che gozzoviglie e bagordi pubblici sono proibiti il mio umore ne risente. Quindi spero mi perdonerete un giudizio tranchant. Non ho letto Terra e Mare, ma dalle citazioni che leggo ho la netta senzazione che anche Schmitt dica un mucchio di boiate senza senso.

A dir la verità anche a me l'osservazione che ''l'uomo è per natura un animale terrestre'' non è parsa particolarmente profonda.

Beh, esclude che l'uomo sia per natura un animale marino o lunare. Non mi sembra poco.

Con tutto il rispetto ,Schmitt ha utilizzato le sue ardite metafore e le sue idee per difendere le leggi razziali e la teoria della spazio vitale di Hitler, forse non nella smilzo libretto ( che è del 1942 ), ma certamente in gran parte dei suoi scritti, che poi ha rinnegato come pure "opinioni personali" per salvare le chiappe al processo di Norimberga, detto questo penso che a Zamax dovrebbe fare abbastanza schifo Schmitt sopratutto per i suoi scritti Dottrina della costituzione (1928), Il custode della costituzione (1931) e Legalità e legittimità (1932) sulla Sacralità della Costituzione, che attualmente dalle sue parti non va molto di moda.

Oltre a ciò la differenza principale tra Schmitt  e Tremonti è che il secondo è un tipico "postmoderno" che accumula citazioni a raffica dalla Bibbia a Marx, da Schmitt a Braudillard per coprire il vuoto di idee e la sua incapacità di affrontare le sue responsabilità.

 

Zamax ha detto forse di essere un fan di Carl Schmitt o di Tremonti? Per quanto riguarda Tremonti - e anche i suoi smilzi libretti - ha detto la sua qua:

http://zamax.wordpress.com/2009/10/21/le-fissazioni-di-tremonti/

Carl Schmitt è stato un profondo pensatore conservatore-reazionario. Alla fine sbagliava, ma era profondo. Tremonti ne è stato influenzato, e credo che da qualche parte il ministro l'abbia anche scritto o detto. Ma molto, molto di più di quanto volesse far intendere. Perché Schmitt è un nome scomodo, a causa dei suoi legami col regime nazista.

Una delle sue idee di fondo, per dirla in parole semplici e forse non troppo corrette, è che la nascita dell'impero marittimo britannico significò una vittoria del diritto commerciale sul diritto internazionale, o del diritto privato sul diritto pubblico. Che questo abbia portato ad un epocale scardinamento dell'ordine mondiale; che sia stato traumatico perché il mondo non vi era preparato; che esso avesse una forte carica universalista e millenarista, non estranea ad una prima apparizione di ideologie cripto-totalitarie con la rivoluzione francese. In pratica, riprendendo il tema di Terra e Mare, con l'affermazione della potenza inglese il mondo andò incontro alla "prima rivoluzione spaziale planetaria" senza rendersi conto delle conseguenze. Di qui i guai (secondo Schmitt).

Io credo che Tremonti abbia ripreso la stessa idea o la stessa immagine. Anche per Tremonti l'apertura alla Cina, all'India ha rappresentato una "rivoluzione spaziale planetaria" cui l'Occidente è andato incontro senza rendersi conto delle conseguenze. Che vi sia talmente attaccato, a questa immagine, che adesso, per spiegarci i guai della "finanziarizzazione" dell'economia s'inventa uno spazio "verticale" - una nuova dimensione - che viene a turbare uno spazio economico-finanziario di tipo orizzontale pacificato e ben sedimentato nel quale il "diritto" è funzionale all'economia "reale".

Io cerco solo di entrare nella testa di Tremonti. E non credo di sbagliare di molto.

Siccome sono malizioso ho il sospetto che perfino in questo pistolotto di Ezio Mauro - col suo riferimento allo Stato-Nazione - vi sia lo zampino di certe proibite letture schmittiane. Ma lui certo non può dirlo.

Avendo letto quello che Tremonti scriveva 20 anni fa ho grossi dubbi sull'ipotesi che ci sia una qualsiasi IDEA o TEORIA dietro alle sue decisioni o alle sue dichiarazioni pubbliche, visto che nella sua vita ha detto tutto e il contrario di tutto, mi sembra che ci sia solo un burocrate, nella sua testa immagino solo la contabilità dei costi e dei benefici personali che ogni sua presa di posizione può comportare.

 

A proposito di Schmitt sono abbastanza d'accordo con l'opinione di Zamax salvo un particolare,se si esclude l'ipotesi che si trattasse solo di un penoso tentativo di difesa, lo stesso Schmitt ha usato come argomento principale nel processo di Norimberga l'argomento "forse Rousseau è l’artefice dei crimini commessi in Francia durante il Terrore?" cioè, semplificando molto: non esistono ideologie CRIPTO-totalitarie.

..scritti, che poi ha rinnegato come pure "opinioni personali" per salvare le chiappe al processo di Norimberga..

Qui la sua difesa. L'uomo era abile e intelligente ma, come dice il poeta,

Si factis mancant homines, incaga parolis,
baiantesque canes lunae dic esse codardos.

 

Se Zanella è un economista e giudica ridicolo (come peraltro è) il modello di Voltremont come giudica per esempio il modello di Stiglitz-Weiss le cui assunzioni sul razionalmento del credito sono ancora piu' assurde di quelle del nostro ministro (sic!).

Per esempio le banche non saprebbero discriminare la rischiosità dei debitori, il modello ideale sarebbe uno in cui siamo tutti perfettamente informati, i costi sono oggettivi come i benefici, le utilità sono cardinali, definite nel continuo, etc.

In altre parole la banalità di Voltremont è infinitamente piu' "credibile" delle modellistica del mainstream

 

 

Se Zanella è un economista e giudica ridicolo (come peraltro è) il modello di Voltremont come giudica per esempio il modello di Stiglitz-Weiss le cui assunzioni sul razionalmento del credito sono ancora piu' assurde di quelle del nostro ministro (sic!).

Qui non e' questione di credibilita' delle assunzioni (cosa pressoche' irrilevante nelle scienze sociali come in quelle naturali) ma di sensatezza del modello.

Un modello basato su assunzioni in-credibili ma logicamente coerente e' infinitamente piu' utile di un modello aderente alla realta' che non ha ne' capo ne' coda o che, come nel caso in questione, non ha neppure una vertebra tra capo e coda.

Grazie per la risposta che peraltro ri-propone il noto saggio di Friedman del 1953. Rimarrebbe forse solo da spiegare come se le premesse sono chiaramente sbagliate per quale ragione le conclusioni non dovrebbero esserlo altrettanto. E infatti la scienza economica non e´ riuscita nemmeno a anticipare il fallimento del socialismo reale (Stiglitz continua a credere che sia percorribile) o l´avvicinarsi delle presente crisi.

Lasciando da parte questioni epistemologiche, il fatto e´ che solo per fare qualche esempio assumere la cardinalita´, la continuita´, la misurabilita´ delle utilita´ o peggio che le informazioni siano disponibili come al supermercato o i costi siano oggettivi come fa Stiglitz e´ palesemente errato come dimostrato dalla stessa scienza economica negli ´30 e ´40. Sono questi errori pari a quelli di Voltremont sebbene piu´ sofisticati. E senza ovviamente considerare altre assunzioni falsificate chiaramente dall´esperienza di tutti i giorni come l´impossibilita´ delle banche a classare il rischio o la conoscenza degli imprenditori del risultato (probabilistico) del loro investimento che sembrano proprio scuse alla Voltremont per imporre magari altre Robin tax, balzelli e regolamentazione. Non e´ un caso che Stiglitz chieda piu´ o meno le stesse cose

Rimarrebbe forse solo da spiegare come se le premesse sono chiaramente sbagliate per quale ragione le conclusioni non dovrebbero esserlo altrettanto.

E' presto spiegato, con un esempio. L'esempio e' un celebre paper di Geroge Akerlof pubblicato nel 1970, "The market for 'lemons': quality uncertainty and the market mechanism". I 'lemons' non sono i limoni che si spremono ma le auto usate di cattiva qualita', i 'bidoni'. Akerlof dimostra che quando i venditori hanno piu' informazione dei potenziali compratori sulla qualita' dell'auto usata, solo le peggiori auto usate vengono messe sul mercato. Al limite, il mercato puo' sparire del tutto. E' quello che succede, ad esempio nei mercati assicurativi, dove c'e' lo stesso tipo di asimmetria informativa: quando, ad esempio, assicuri la tua auto tu sai quanto bene o male guidi, ma la compagnia assicurativa no. Per questo, tra l'altro, l'assicurazione RCA e' obbligatoria in posti come l'Italia.

Scelgo il paper di Akerlof come esempio anche perche' e' un classico dell'economia dell'informazione (per la quale nel 2001 Akerlof, Spence, e STIGLITZ hanno ricevuto il premio della Sveriges Riskbank in memoria di Alfred Nobel) dimostra che oltre quaranta anni fa gli economisti erano ben consapevoli che le informazioni non sono disponibili come al supermercato (e anche li' non e' ovvio che siano interamente disponibili a tutti nello stesso modo). Prima di Akerlof e gli altri c'aveva pensato George Stigler negli anni 60. Quindi, per favore, non diciamo che gli economisti non considerano incompletezze e asimmetrie informative.

Torniamo alla questione delle premesse sbagliate. Nel paper di Akerlof ci sono assunzioni che per te sono "chiaramente sbagliate": ci sono due (solo due!) tipi di individui, l'utilita' e' misurabile, continua, persino lineare! Quindi passare da trentatre' a trentaquattro auto possedute da' lo stesso incremento di utilita' che passare da zero a uno (chiaramente incredibile). La qualita' delle auto e' misurata da un indice unidimensionale e continuo. Eccetera, eccetera, eccetera. Un'assunzione incredibile dopo l'altra.

Eppure il risultato e' straordinariamente credibile.

La ragione l'aveva gia' spiegata Robert Solow nel suo paper del 1956 sulla crecita, proprio all'inizio:

All theory depends on assumptions which are not quite true. That is what makes it theory. The art of successful theorizing is to make the inevitable simplifying assumptions in such a way that the final results are not very sensitive. A "crucial" assumption is one on which the conclusions do depend sensitively, and it is important that crucial assumptions be reasonably realistic.

All theory depends on assumptions which are not quite true. That is what makes it theory. The art of successful theorizing is to make the inevitable simplifying assumptions in such a way that the final results are not very sensitive. A "crucial" assumption is one on which the conclusions do depend sensitively, and it is important that crucial assumptions be reasonably realistic.

 

è da mettere in cornice sul caminetto, indubbiamente.

però le crucial assumptions devono essere realistiche, rimane difficile che un modello funzioni con ipotesi cruciali  del tutto irragionevoli. in altre parole, mi sembra che Solow (un combattente della campagna d'italia!) sostenga più l'ammissibiltà di ipotesi semplificatorie e la necessità delle stesse (senno, la teoria non serve, è una carta geografica in scala reale).

il solto disclaimer: può darsi che non abbia capito nulla

rimane difficile che un modello funzioni con ipotesi cruciali  del tutto irragionevoli

Certo: se vuoi capire l'offerta di lavoro e assumi che al lavoratore medio piaccia lavorare come un mulo 12 ore al giorno (per il puro piacere di spaccarsi la schiena) il modello funziona benissimo ma non produce nulla di buono.

Me lo diceva sempre Rody che da un modello non puoi tirar fuori piu' di quello che ci metti dentro. Bisogna dirlo anche a Voltremont: se ci metti dentro un carico di fregnacce indovina cosa viene fuori? :-)

Non si riesce proprio a capire cosa c´entri questo pistolotto che infatti non spiega come sia possibile che da assunzioni errate nascano magicamente conclusioni corrette se non (se capisco bene) a sua volta assumendo che Akerlof sia nel giusto. 

Ma egli e´ chiaramente in errore come per esempio ha dimostrato empiricamente E Bond in "A Direct Test of the “Lemons” Model: The Market for Used Pickup Trucks". Non e´ nemmeno necessaria un´indagine empirica per appurare che la storia delle "asimmetrie informative" e´ totalmente inconcludente. Hayek ha spiegato bene come le informazioni non siano disponibili come al supermercato, ne esistono di "tempo e spazio" che non entrano nelle statistiche, altre non sono nemmeno comunicabili (come l´inventiva imprenditoriale), il mercato non e´ un problema di "massimizzazione" ma e´ un processo. In breve quelle che sono state definite asimmetrie informative sono invece opportunita´ imprenditoriali e infatti Big Joe e´ riuscito a non capire la nulla della lezione di lezione di Hayek finendo persino per usarla per sostenere i suoi implausibili modelli

 

Non si riesce proprio a capire cosa c´entri questo pistolotto che infatti non spiega come sia possibile che da assunzioni errate nascano magicamente conclusioni corrette

Il "pistolotto" c'entra perche' riassume un esempio in cui da assunzioni "increbibili" seguano conclusioni plausibili e osservabili. E' possibile, quindi e non c'e' magia. L'esempio va ben oltre il mercato delle automobili o dei pick-ups: assicurazioni, seminari, e universita' statali soffrono tutti dello stesso problema. Bond non ha falsificato la teoria di Akerlof, che (come lo stesso Bond riconosce) include l'emergenza di istituzioni (es. garanzia) e processi (es. search) che la rendono compatibile con l'evidenza dal mercato dei pick-ups.

Sul resto. Che l'informazione non sia disponibile come al supermercato siamo tutti d'accordo, anche Akerlof e Stiglitz -- e soprattutto loro. Idem per il fatto che un'asimmetria informativa (qualcuno sa piu' di un altro) e' un'opportunita' per fare profitti (se non altro perche' il primo puo' vendere informazione al secondo).

Mi devi pero' spiegare cosa vogliono dire le seguenti proposizioni, implicate da qello che scrivi:

  1. l'inventiva imprenditoriale (che in italiano e' la facolta' di inventare, di immaginare, la fantasia dell'imprenditore) e' un'informazione.
  2. il mercato (che e' un'istituzione che regola lo scambio di beni e servizi) e' un processo.

Mi sa che il pistolotto non c'entra proprio nulla: ho citato un articolo in cui si dimostra che Akerlof era in palese errore. La qualità dei pick-ups di seconda mano è assimlabile a quella dei pick-ups di uguale età ma non rivenduti.

A parte la "falsificazione" empirica di quanto Akerlof  affermava, cio' dipende dall'errore metodologico nel considerare l'attività imprenditopriale come un'attività atemporale di massimizzazione. L'inventiva imprenditoriale non è infatti come lei crede una semplice "informazione" o un "dato". Ma come ben ha spiegato Hayek in "The use of knowledge in society" (e come Stiglitz ha totalmente frainteso) si tratta di "conoscenze di spazio e tempo" che non entrano in statistiche. Big Joe & Co confondono sistematicamente "statistica", "dato", "conoscenza", "informazione" ritenendoli equivalenti. Inutile ricordare che questo errore  segue necessariamente dall'uso diffuso che il mainstream fa di metodi matematici. Questi non possono catturare l'imprenditorialità e sia metodologicamente sia quanto ai risultati non hanno alcuna rilevanza nell'attività imprenditoriale che non ha certo il problema di allocare efficientemente risorse già date una volta data la domanda quanto piuttosto di scoprire la domanda futura individuando continuamente metodi e risorse prima ignorati o sconosciuti.  Non capisco quindi come lei possa ammettere che il mercato sia un "processo"

Per tornare al concreto e come P Boettke ha ben spiegato le asimmetrie informative sono opportunità imprenditoriali anche perchè se fossimo tutti perfettamente informati ci sono delle buone ragioni per credere che non accetteremmo nessuno scambio, i prezzi non sono "sticky" ma devono essere scoperti....  E questo senza considerare che i costi e i benefici che il mainstream assume nella sua modellistica sono storici, contabili mentre è dalla seconda metà dell'800 che il marginalismo ha spiegato che sono soggettivi 

Mi sa che il pistolotto non c'entra proprio nulla: ho citato un articolo in cui si dimostra che Akerlof era in palese errore

Come troll ci sai fare, ed infatti ci casco.

A meno che non dimostri dove sbagli la matematica di akerlof, l'errore non c'e'. Se vuoi, puoi dire che, dati alla mano, ha sbagliato a chiamarlo un paper sulle macchine usate. Ma quella delle macchine era una metafora (particolarmente accattivante e riuscita, peraltro): il punto che fa e' puramente teorico. Sulla sua rilevanza empirica puoi fare tutte le elucubrazioni che vuoi. A me pare piuttosto plausibile in un numero di mercati rilevanti. 

"...and it is important that crucial assumptions be reasonably realistic"

Quindi le assunzioni di Stiglitz nel "credit rationing" sono immondizia allo stato puro. Tra le altre chicche di questo "scienziato" vorrei ricordare che (da buon farlocco keynesiano) confonde sistematicamente credito con risprmio e quindi investimenti

E' vero che il Nobel vale sempre piu' quanto il Telegatto ma mi pare che quest'ultimo sia a stato eliminato qualche anno fa

L'esercizio di "dismissione del modello" perché le ipotesi sono "irrealistiche" è inutile e vuoto. Quello che conta è la capacità del modello di spiegare un certo fenomeno. Un modello formale è sempre una semplificazione, la realtà è il contrario della semplificazione. Il modello serve a chiarire quale ipotesi implica quale conclusione. Se la realtà è diversa dalle conclusioni del modello, le domande che bisogna farsi sono: 1) quale ipotesi è responsabile di ciò? 2) come la possiamo cambiare per tener conto di un aspetto della realtà che prima non era spiegato?

Visto che Giulio ha menzionato Stiglitz, un esempio del process di avanzamento della scienza è quello del mercato dell'assicurazione. Il modello di Rotschild Stiglitz ha come conclusione osservabile il fatto che in equilibrio individui piu' rischiosi sono piu' assicurati (adverse selection). La realtà (storia di dati recenti) mostra che in molti dataset questo non è vero. Allora, quale ipotesi era responsabile di cio'? Il fatto che ci fosse solo asimmetria solo sui tipi e non sulle azioni? Oppure il fatto che i tipi fossero unidimensionali?

Come ho spiegato Akerlof e´ in errore anche empiricamente oltre che teoreticamente ma anche se fosse nel giusto qualcuno dovrebbe porsi il problema di come assumendo ipotesi errate si possano ottenere conclusioni corrette. La scienza non testa semplicemente ipotesi (nel caso gia´ ammesse errate in partenza) ma spiega il mondo e l´economia si e´ infilata in un mero e sterile strumentalismo.

Per il resto sono io che ho equiparato Stiglitz a Voltremont: i loro modelli hanno lo stesso valore, giungono alla stessa conclusione (piu´ stato e tasse) ma Voltremont almeno ci risparmia qualche equazione differenziale

Le assunzioni di Stiglitz sono errate perche´ le banche/assicurazioni sanno discernere tra rischi diversi. Se poi non ricordo male J Riley in "Credit rationing: a further remark" ha spiegato come da asimmetrie informative possa nascere eccesso di credito. Ed e´ anche naturale pensarlo.

Insomma da premesse sbagliate si puo´ dimostrare quello che si vuole

Siccome è una notte di (passata da poco) mezza estate, cazzeggiamo in allegria che non fa mai danno.

Lungi da me voler difendere i modelli di Stiglitz@Co su credit constraints che, nonostante la loro fama mondiale fra i cretinetti in cerca di risposte facili a problemi difficili, io considero, senza l'umiltà che altrimenti mi caratterizza, perfetti giochetti utili a spiegare il sistema creditizio nel pianeta 3424-2548i della galassia GHRASM745, ma non quello del pianeta Terra. Però, permettimi, Voltremont se li frega alla grande.

- Che le banche NON sappiano discriminare la rischiosità dei creditori è stato ampiamente provato non solo mille di volte nella storia di ogni banca, ma dall'ultima crisi creditizia (quella, per capirsi, che stiamo ancora vivendo) in modo definitivo. O no? Le banche sopravvivono e lucrano su due cose, o tre: poteri di monopolio, affari fatti nei parties o nei golf clubs, e la legge dei grandi numeri. Tutto il resto è noia.

- Che il modello ideale sarebbe, o dovrebbe essere, quello in cui siamo tutti perfettamente informati, non vedo perché ti dia fastidio! Questa non è un'ipotesi del povero Joe, ma di tutti quelli che credono che esista l'informazione perfetta e completa e che sia un concetto anche solo formalizzabile in un mondo altro dal gioco di Man against stupid Nature. Però, alla fine, come "ideale" niente da eccepire. Lui mica sostiene che descrive la realtà, anzi tutto il contrario. Insomma, un punto per Joe.

- I costi non sono oggettivi? E cosa vuoi che siano? Aggettivi? Dai, i costi costi sono, echecazzo! Idem per i benefici! O ben esistono o ben no. Che poi si SAPPIA CALCOLARE cosa sono o non sono, è altra storia! Non confondiamo il mondo con la nostra, malridotta e sognante, comprensione del medesimo!

- Poi vai sul tecnico, e qui te la passo ma non conta. Sono semplificazioni secondarie e poi, credimi, Camillo Padoa Schioppa ha provato, a mio avviso in modo definitivo, che l'utilità delle scimmie è cardinale. Io son disposto a scommettere, per continuità genetica, che anche quella degli umani lo è. Per quanto riguarda l'ipotesi del continuo e l'assioma di scelta, beh dai ... vuoi mettere gli assi di Voltremont da Calalzo?

Camillo Padoa Schioppa ha provato, a mio avviso in modo definitivo, che l'utilità delle scimmie è cardinale.

Vedi qua:

In recent years, we found that individual neurons in the orbitofrontal cortex (OFC) encode the value monkeys assign to different juices when they choose between them. Neurons in the OFC encode the subjective value, as opposed to any physical property of the juice. The representation of value in this area is rather abstract. The activity of OFC neurons does not depend on the visuo-motor contingencies of choice, and it is invariant for changes of menu. In other words, the activity encoding the value of one particular good does not depend on what other goods are available at the same time. Such menu invariance may underlie preference transitivity, a fundamental trait of economic choice.

 

non vedo come la ricerca che citi (almeno limitatamente a quello che tu citi - forse Michele ha informazioni piu' approfondite) possa provare che l'utilità delle scimmie è cardinale. io per utilità cardinale intendo un indice che rappresenta le preferenze in modo univoco, insieme ad ogni sua trasformazione lineare (diremo utilità ordinale se l'indice è invariant rispetto ad ogni monotone transformation). il fatto che si possa identificare un value nel cervello delle scimmie per ogni juice e che la scimmia scelga il juice con valore più elevato non stabilisce se l'indice di valore sia ordinale o cardinale.

invece, si potrebbe dire che l'utilità delle scimmie è cardinale se si potesse identificare nel comportamento della scimmia qualcosa del tipo: "il succo A è preferito a quello B piu' di quanto il succo C è preferito a D". cioè, per dire che l'utilità è cardinale, non basta che l'indice riscontrato nella OFC dica che il succo A ha valore 10, quello B ha valore 5 quello C ha valore 7 e quello D ha valore 6. quello che importa è che ci sia una behavioural implication della marginal utility. almeno credo.

L'ultima tua frase non intendo bene cosa voglia dire (behavioral implication della u'()?) ma per il resto credo che i lavori di Camillo PS, abstracts a parte, provino proprio che l'utilità nella testa delle sue scimmie cardinale è (almeno per quanto concerne i succhi e le altre delicatezze con cui le fanno lavorare), oltre che transitiva (che a me gia' basta per la funzione di domanda).

In particolare, dal fatto che

A ha valore 10, quello B ha valore 5 quello C ha valore 7 e quello D ha valore 6

e dal fatto che quei valori misurati sono INVARIANTI all'alternativa disponibile al momento della scelta, uno può, con semplici sottrazioni, verificare se è vero o meno che

il succo A è preferito a quello B più di quanto il succo C è preferito a D

Non ti pare?

Da quello che leggo sommariamente le scimmie sembrano ordinare le preferenze che poi conoscano anche i numeri e sappiano misurare mi sembra un po` eccessivo :-)

Gli umani ìn genere non sono scimmie e l`esperienza di ogni giorno testimonia che non misuriamo  l`utilita`quando siamo chiamati a decidere. Ci limitiamo a ordinare le preferenze. Senza poi considerare che in ogni caso l`utilita` non puo` essere continua, quindi non puo` essere differenziata, l`indifferenza non puo` essere rivelata nell`azione, etc.

Circa la transivita` bisognerebbe ricordare che le nostre scelte sono definite nel tempo e gli uomini si autodeterminano non rispondono cioe` a stimoli esterni meccanicamente come fanno le scimmie entro un set di comportamenti predefiniti dettati dall`istinto. Quindi la violazione del principio di transitivita` e` dovuta semplicemente al trascorrere del tempo che non a caso la modellistica mainstream ignora mentre e` una dimensione fondamentale dell`agire umano.

perchè l'utilità non dovrebbe poter essere continua (almeno approsimativamente)?

esempio: si supponga che io debba riempire il serbatoio di una macchina da corsa. il mio scopo (la mia utilità) è minimizzare il tempo di percorrenza tra un punto A ed uno B. è ovvio che ci sarà una quantità ottimale di benzina (trade off tra energia e peso), che io posso misurare as finely as possible, e approsimativamente nell'ottimo la funzione di utilità appena specificata sarà differenziabile.

poi certo possiamo fare eterne discussioni su realtà discreta o continua, ma credo che il punto sia diverso. a volte funzioni di utilità continue e differenziabili forniscono informazioni più precise e utili di ogni funzione discreta che si possa fissare in advance.

se poi tu hai in mente di trovare una funzione di utilità che spieghi il comportamento umano nel suo complesso e sperare che questa sia differenziabile allora sei fuori strada (ed immagino in buona compagnia). il problema però, secondo me, non è nella differenziabilità quanto nella possibilità stessa di poter trovare tale funzione.

 

Non è una questione di "natura" continua o discreta. Ma di mente umana

Le funzioni di utilità non possono essere continue perchè un infinitesimo non è rilevante, nè individuabile nella scelta di un essere umano. Nessuno di noi "preferisce" un infinitesimo piccolo a piacere

Per la stessa ragione il concetto di indifferenza non è rivelabile in un'azione umana. Posso non scegliere nè un maglione di cachemire nè una mela ma l'indifferenza tra i due beni non puo' essere osservata. Le azioni umane necessariamente dimostrano una preferenza

Il mainstream è in totale confusione mentale oltre che epistemologica

il mio punto è che anche se hai derivato una scala di valori, misurata attraverso la sintesi di qualche rilevazione effettuata nella corteccia, questa scala rappresenta le scelte della scimmia (i.e. le sue preferenze) allo stesso modo di una funzione di utilità. cioè se v(A)>v(B) allora la scimmia sceglie A quando ci sono A e B disponibili.

per capire se questa utilità è cardinale o ordinale bisogna capire se ogni sua trasformazione monotona rappresenta le stesse preferenze (i.e. scelte) o meno. per esempio, si supponga che tutti i valori dei succhi vengano misurati ed il ricercatore aggiunga ex-post, diciamo, +1 ad al minore, +2 al secondo più alto, etc. Questi nuovi valori ottenuti (dalla trasformazione monotona) hanno le stesse conseguenze, in termine del comportamento che rappresentano nelle scimmie, della scala di valori originale? Se si allora l'utilità sarà ordinale. Se invece la risposta è no, l'utilità è cardinale (meglio: non invariante rispetto ad ogni monotone transformation). il fatto che i valori siano invarianti rispetto al menu, grarantisce solamente (a mio avviso!) che, nella presentazione di insieme di scelta diversi, le scelte  non presentino intransitività.

quindi, se l'utilità è ordinale, il fatto che (vedi il mio precedente esempio) il ricercatore rilevi V(A)-V(B)> V(C)-V(D) non significa niente, cioè non implica niente in termini di comportamento! perchè infatti lui potrebbe riscrivere i valori alterando la disuguaglianza e rappresentare esattamente lo stesso comportamento delle scimmie.

se invece l'utilità è cardinale questa disuguaglianza indica qualcosa in termini di comportamento delle scimmie. il problema è che questo qualcosa deve essere essere rilevato come una intensità delle preferenze, e non so in che modo questo viene osservato nelle citate ricerche. forse basta dire che questo è per le scimmie un ammontare di piacere? ma dove esattamente entra in gioco questa intensità nel comportamento osservato dalle scimmie? forse la scimmia è evidentemente più felice (?!) quando le si sostituisce il succo A a quello B rispetto a quando le si sostituisce C a D? o si tratta solo di un qualcosa che si osserva nel cervello? dovrei pensarci un'attimo ma a grandi linea mi sembra questo il punto.

 

 

Ciao Daniele,

credo che l'ultima parte del tuo commento vada nella direzione giusta. Per spiegare il lavoro di Padoa Schioppa Michele diceva che, secondo i suoi studi, l'utilita' della scimmia dal bere un particolare succo sia invariante rispetto alle alternative disponibili, quindi si possano misurare gli 'utils' derivanti dal bere quel succo. Il punto fondamentale e' INVARIANTE. L'utilita' sarebbe cardinale in un senso piu' forte di Von Neumann Morgenstern. Sarebbe un ritorno a Jeremy Bentham (che ho appena visto e vi saluta tutti caramente). Che poi si possa ritornare davvero a Jeremy, beh, questo richiedera' anni di ricerca scientifica per saperlo.

Ciao,

Antonio

 

 

ciao antonio,

dunque, l'invarianza non è l'aspetto fondamentale a mio parere, sebbene tu e michele sembriate pensarla diversamente. indeed, tutte le funzioni di utilità standard (ordinale, cardinale alla vNM - che altro non è se non ordinale rispetto alle lotteries- o alla Bentham) sono considerate invarianti rispetto all'insieme di scelta! non è una questione di cardinalità. cioè per esempio la funzione di utilità del consumatore (con o senza incertezza) è indipendente dal suo vincolo di bilancio.

il punto è invece: che significano questi valori misurati dal ricecatore? per esempio, considera il caso di una scimmia che guarda 4 succhi di colore e odore diverso. supponi che attraverso un rilevamento X nel cervello sia possibile costruire un indice che assegna un valore più elevato al succo che la scimmia sceglierà tra i 4. supponi inoltre che ogni succo generi sempre un certo valore, indipendentemente dagli altri succhi che le sono mostrati insieme (per esempio quando sono mostrati solo 2 succhi). l'unica funzione di questo indice, fino a prova contraria, sarà solo quella di RAPPRESENTARE le scelte della scimmia. indeed, sicuramente ci saranno altri indici derivati da diverse rilevazioni Y nel cervello che effettivamente rappresentano le stesse scelte della scimmia. ovviamente affinchè ciò accada bisogna che l' indice ottenuto da X sia una monotone transformation dell'indice ottenuto da Y, altrimenti predirrebero scelte diverse.

voi sembrate credere che sia lecito attribuire qualcosa di piu a questi indici. invece di fatto il problema è secondo me uno di identificazione. è possibile identificare nel comportamento osservato l'utilità marginale (i.e. qualcosa come l'intensità delle preferenze)? la risposta mi sembra no, ma posso sbagliarmi. quindi si dovrà sempre ricorrere ad una misurazione nel cervello che non ha una controparte osservabile nel compartamento di scelta. quindi la misurazione sarà in qualche modo sempre arbitraria. non basta costruire un indice che predice il comportamento di scelta per dire che si è trovata un'utilità alla bentham, proprio perchè tale comportamento identifica solo un'utilità ordinale.

spero sia chiaro, ma se non lo è domani provo a spiegarmi meglio.

 

 

...credevo di aver fatto un "deep thought"...ma addirittura fornire finalmente the "Ultimate Question of Life, The Universe, and Everything" mi pare troppo... :)

- Che le banche NON sappiano discriminare la rischiosità dei creditori è stato ampiamente provato non solo mille di volte nella storia di ogni banca, ma dall'ultima crisi creditizia (quella, per capirsi, che stiamo ancora vivendo) in modo definitivo.

Credevo che l'ultima crisi fosse dovuta al fatto che le banche avessero scientemente prestato denaro a chiunque sapendo che poi avrebbero potuto scaricare il rischio su altri soggetti.

 

Grazie per l`attenzione ma forse prima di dare del "cretinetti" a altri sarebbe bene riflettere su quello che si fa tutti i igiorni come economista

Tentero` di rispondere brevemente ai vari pounti anche se alcuni fanno cadere le braccia

Ovviamente non solo le banche ma tutti sbagliano. La domanda da porsi sarebbe perche´ in occasione delle crisi non solo le banche ma imprenditori, managers, investitori sbagliano su cosi´ vasta scala. In altre parole le banche contrariamente a quello che dice Stiglitz discriminano in base al rischio ma nessuno e` infallibile sebbene Stiglitz nei suoi modelli assuma il contrario

Il modello ideale doverebbe dare fastidio non solo a me ma a qualsiasi essere pensante per il semplice fatto che e´ irreale e irrilevante visto che i suoi prezzi e quantita´ non servono per decidere a nessuno, e` istantaneo e non assume costi. Dovrebbe dare fastidio perche` e` come assumere che visto che i cavalli non sono unicorni bisogna allora cambiare la testa ai primi. Si tratta in breve della famosa "nirvana fallacy". Stiglitz (e in qualche modo Tremonti) comparano poi la "realta`" a un modello irreale, irrealizzabile e irrilevante e non invece a quello che seguirebbe a seguito dell`intervento dello stato o dell`ente regolatore

I costi non sono oggettivi ma soggettivi. Per farla semplice un costo infatti non e` altro che il beneficio perso nell`impiegare una data risorsa  in un uso anziche` in un altro e questo valore non puo` che essere nella mente del decisore e solo nel momento della scelta. Il suo valore non puo` che dipendere dal fine e dal suo valore. I costi che hai in mente tu sono grandezze contabili, storici....non te la prendere ma e` una confusione abissale. Forse tra le letture per il weekend potreste suggerire per esempio la collezione di saggi Buchanan "Cost and choice", contiene molti saggi di molti economisti in tema. Si trova anche gratuitamente su Internet

Per le utilita` sei riuscito a farmi sorridere: io parlavo di uomini, forse bisognerebbe prendere in considerazione che questi non sono atomi o animali e quindi assumere metodologie di altre scienze in economia dovrebbe essere oggetto di attenta riflessione ...anche se capisco che molti economisti probabilmente non hanno ancora superato quello stadio evolutivo.:-)

Spero davvero di seguirvi nei prossimi giorni

Siamo animali (cercherei Darwin su google per la conferma);  e molto studi di etologia e antropologia sono importantissimi per chi si occupa di scelte (tutti gli psicologi le cui teorie ci rigiriamo e assiomatizziamo), chiunque si occupi di network economici e di strutture interpersonali penso sia molto interessato a capire come i primati creino queste strutture per avere una base di appoggio genetica (oddio un altra parola da un altra scienza) nei comportamenti. Poi non capisco il senso della tua impresa contro Stiglitz, ti fa schifo il suo modello perchè spiega male? Bene succede a tutti gli economisti con il 95% dei modelli che vede pubblicare ed è uno dei motivi per cui siamo in una scienza in costante evoluzione di cui è molto interessante far parte.

"Because of the complexity of human and social behavior, we cannot hope to attain the precision of a few of the physical sciences. We cannot perform the controlled experiments of the chemist or biologist. Like the astronomer we must be content largely to "observe." But economic events and statistical data observed are unfortunately not so well behaved and orderly as the paths of the heavenly planets. Fortunately, however, our answers need not be accurate to several decimal places; on the contrary, if only the right general direction of cause and effect can be determined, we shall have made a tremendous step forward."
Paul A. Samuelson

Signor "phileas", mi dispiace che noi si sia dotati di due sensi diversi del livello a cui il cazzeggio notturno di tarda mezza estate debba o possa essere condotto e del vocabolario ad esso consono.

Perdona dunque l'affettuoso vezzeggiativo "cretinetti": m'era apparso consono alla tarda ora ed all'avanzata stagione, ma de gustibus non disputandum est come argomento domani in compagnia dell'amico Aldo. Il vezzeggiativo non era, in ogni caso, diretto a te (che sembri non amare per nulla i modelli di S&W) ma a chi invece li adora, però fa lo stesso. Il mondo ha sempre scarsità di paladini del linguaggio appropriato, delle buone maniere e del galateo, specialmente in siti come questi.

Sul resto, non so che dire e mi rammarico assai per i cascamenti di braccia, devono fare un male boia. Diciamo che noi si parlano due linguaggi diversi non solo quando ci si concedono estive licenze poetiche ma in generale. Tipo sull'uso dei termini "oggettivo/soggetivo", sulla natura, ovviamente soggettiva, dei prezzi (non lo spiegano anche a marketing che ciò che conta è dare l'impressione che ...?) e sul significato della tangenza fra il lower boundary del "better than set" e la frontiera delle possibilità di produzione.

Non essendo io dotato della pazienza pedagogica che altri dimostrano, abbandono sconfitto la contesa e mi dedico alle profonde, attente, e veramente innovative (per un "economista") riflessioni che mi consigli. Ah, ringrazio anche per i pure profondi chiarimenti sulla teoria dei costi e per la scoperta del testo del buon PB, la cui esistenza mi era ignota. Studierò e spero, negli anni, di eliminare le mie abissali confusioni. Nel frattempo, tu capisci, preso come sarò dagli studi eviterò di commentare ulteriormente finché, appunto, la mia profonda confusione sulla materia non si diradi.

ho l'impressione che il 3-d , benché abbia prodotto dotte disquisizioni e citazioni , sia andato O.T.

Io avevo inteso che l'autore chiedesse aiuto a produrre il grafico suggerito da Voltremont che fosse più soddisfacente di quello che lui era riuscito immaginare.

Si sa che i grafici servono a comunicare in modo sintetico e convincente le tesi esposte tanto che Voltremont stesso l'aveva suggerito.

Purtroppo oltre l'evocazione degli assi cartesiani e di un'improbabile terza dimensione , il computer,  mi pare non sia andato oltre. 

Oppure è troppo intelligente per me.

Per vedere quale è il caso mi piacerebbe vedere qualcuno che risolvesse questo maledetto rebus.

 

 

Dopo l'intervento tenuto dal troppo compreso genio al Meeting di rimini, adesso sappiamo che i modelli che utilizza sono in realtà elaborazioni di Berlinguer del 1977. E non c'è da meravigliarsi.

Notate la sempre ricorrente, ferrea coerenza del nostro:

Né lo sviluppo si fa per decreto o con la Gazzetta Ufficiale [...]. Si dovrà legiferare per facilitare l’aggregazione di imprese e i network di produzione.

Por'a noi! L'avevamo scritto che e' il Signore Confuso.

Il giornalista riporta che

Il professore sale in cattedra e in un mix tra lezione universitaria e programma di governo [...]

Ecco spiegate le eccellenti qualita' dell'universita' italiana e del governo!

E giu', i ciellini, a spellarsi le mani dagli applausi!

Secondo voi e' Tremonti che copia da Gallino, Gallino che copia da Tremonti, o l'idea di buttare a mare le leggi antitrust sorge spontanea nell'aria italiana?

Correzione: avevo scritto senza leggere il link fornito da Giulio. La frase di Tremonti sul favorire l'aggregazione di imprese sembra apparire nel contesto dell'aggregazione di piccole imprese, quindi nulla di rilevante dal punto di vista dell'antitrust.

For the record, il paragrafo in questione era questo:

"Al primo punto Tremonti mette una riflessione sulle microdimensioni delle nostre aziende. «La competizione oggi si fa tra giganti, mentre gran parte del Pil italiano è generato da piccole imprese sotto i 15 dipendenti» dove non c’è l’articolo 18 che impedisce il licenziamento. Quelle più grandi hanno l’articolo 18 e pure il conflitto. Di più non dice non volendo buttare benzina sull’esplosiva vicenda di Melfi-Pomigliano e si limita ad annunciare che occorre «sviluppare il rapporto tra capitale e lavoro». Si dovrà legiferare per facilitare l’aggregazione di imprese e i network di produzione."

 

dove lo hai letto?

Mi posteresti il link , grazie.

l'articolo e' linkato proprio all'inizio del mio commento

Dopo un breve scambio di email con il Prof. Mario Gilli, approdo su Noise From Amerika per leggere qualche cosa su Giulio Tremonti, su consiglio dello stesso Gilli.

Vorrei commentare "L'intervista di Tremonti a Repubblica. Una traduzione", ma non è possibile farlo perché manca lo script. Lo faccio qui allora, perché tanto il tono è lo stesso, e cioè quello dell'odio antropomorfo.

Mi chiedo come sia possibile arrivare quasi ad insultare una persona solo per il fatto di essere sé stessa, solo perché esprime semplicemente le proprie idee e la propria personalità, bella o brutta che sia.

È noto il caratteraccio di Giulio Tremonti, è a tutti noto che è un professore di diritto tributario.
Inoltre tutti sanno che ha fondato uno studio legale e tributario - Tremonti Vitali Romagnoli Piccardi e associati - che gli ha fatto guadagnare milioni e milioni di euro.
Si sa che ora non fa più parte di quello studio che ha contribuito a fondare, perché fa il Ministro dell'Economia nel Governo della Repubblica Italiana.

Ce ne è abbastanza per stimolare nei nostri connazionali la maggiore delle sue virtù: l'invidia e la gelosia... Potevate limitarvi a criticare l'economia di Giulio Tremonti, e vi ritrovate a fare le pulci al vicino di casa, perché parla forbito, perché ha una bella macchina, perché frequenta persone importanti.

Da comunisti accademici quali siete, in realtà volete fare "lo sviluppo con la Gazzetta ufficiale", e come Veltroni fare gli americani guardando i film al cinema.

Come mi disse un noto musicista (comunista) negli anni '90: la politica è l'arte del compromesso. Non so di chi è la frase, ma rende molto bene l'idea di un lavoro non proprio facile, dove si rende conto non ad un cliente, ma a tutto il popolo che si governa.

Sull'Illuminismo e sul mercatismo: il collegamento sta nel passaggio dalla liberazione dal dogmatismo al dominio del libero arbitrio.

Cheers, mate!

 

Il post veramente chiedeva un aiuto per l'interpretazione del grafico "descritto" da Tremonti.

Lei , vista la vicinanza culturale , ci può dare una mano

mah... sono cose da prendere al volo, grafici magari scritti sul tovagliolo di un tavolo in un locale, pensieri scritti in pigiama alle tre di notte prima di fare la doccia e andare a dormire... come detto, avrei voluto commentare l'intervista, ma non si può...

waylon smithers, senza dubbio.

se ti riferisci a me, non credo che waylon sia tatuato... uah-uah-uah, chiamami Vernon, se proprio devi!

Lo faccio qui allora, perché tanto il tono è lo stesso, e cioè quello dell'odio antropomorfo.

Ce ne è abbastanza per stimolare nei nostri connazionali la maggiore delle sue virtù: l'invidia e la gelosia... Potevate limitarvi a criticare l'economia di Giulio Tremonti, e vi ritrovate a fare le pulci al vicino di casa, perché parla forbito, perché ha una bella macchina, perché frequenta persone importanti.

Da comunisti accademici quali siete

L'amore vince sempre sull'odio e sull'invidia.

Comunisti!

Cara vecchia Italia, quanto mi mancherai l'anno prossimo.

Speriamo.

porello

giulio zanella 6/1/2011 - 23:46

Porello il sor Giulio, fa quasi tenerezza. E' andato fino a Parigi per citare se stesso in "Bancaria", pari pari la cosa del mostro dei videogame.

Poi voleva citare Churchill, che disse "let Europe arise" e gli e' scappato "let the Europe arise"

Avra' mica voluto fare una sottigliezza sottile sottile come quella del transfert riferendosi infatti a the Europe, la band che negli anni '80 cantava THE FINAL COUNTDOWN, inteso come il conto alla rovescia per la nuova crisi finanziaria prevista dal ministrone nostro?

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