La Corazzata Potemkin è....

L'ultimo film di Cronenberg, sul giudizio del quale mi affido a questa specifica corrente di riflessione estetica.

È difficile recensire un film così sciatto, banale e prevedibile come quello di Cronenberg, anche perché da lui ci si aspetterebbe di più... e la delusione, si sa, non garantisce della serenità del giudizio.

Il film vuole essere una riflessione cinematografica sulla crisi, presumo il regista si riferisca alla crisi economica, anche se al solito, volendo comunicarci il suo punto di vista politico, la crisi che racconta lui non è quella terra-terra fatta di soldi, bilanci statali in disordine e altre banalità da economisti; no, per l'autore la crisi è Crisi, investe i valori, produce effetti di isolamento e straniamento ingestibili che non sono, appunto, solo economici.

Ovviamente, che ci sia una crisi è noto da tempo, anzi è tutto e da sempre un fiorire, anzi uno sfiorire, di crisi: le diagnosi non mancano, da quelle serie a quelle meno serie, e il punto ovviamente non è che le crisi non esistano, ne esisteranno sempre, fossero anche solo quelle matrimoniali o di mezza età. Il problema è la pochezza dei mezzi espressivi utilizzati per descrivere la crisi nel film Cosmopolis. Quello che manca nel film è proprio l'originalità per raccontare quello che sta succedendo, perché qualcosa sta effettivamente succedendo, anche se tronfio della sua licenza poetica, evidentemente scaduta, Cronenberg racconta la vicenda di un rampante manager in modo molto prevedibile. A proposito, il protagonista è l'ex vampiro Robert Pattinson noto appunto per i suoi precedenti pallori crepuscolari: costui beneficia lo spettatore di una tale espressività facciale che molti si chiederanno se non sarebbe stato meglio lasciare il ragazzo ancora in penombra, o del tutto al buio. Anche se a dire il vero la cifra del ruolo del protagonista è ancora e sempre adolescenziale, visto che nel film di Cronenberg non mancano giudizi di natura politica o finanziaria che sembrano davvero concepiti da un adolescente pieno di buone intenzioni ma travagliato da incubi (vampiri o capitalisti succhia sangue) che sono proiezioni di paure ancestrali di giovani menti labili. Anzi, Cronenberg ha anche ammesso che politica era lettura del suo film, che gli agganci della vicenda che racconta con la cronaca sono voluti e che dunque la morale del film è sicuramente quella che traspare...anche se poi, nella stessa intervista, leggendo che la sceneggiatura è stata scritta in soli sei giorni viene il dubbio che la scadente qualità fossa, come dire, messa nel conto.

Ma veniamo alla trama del film (e all'ordito delle modeste considerazioni dello scrivente). Questo si ambienta in una limousine che è completamente accessoriata per significare efficacemente quell'isolamento dal mondo che si ritiene debbano necessariamente avere coloro che, occupandosi di finanza, sono sordi a tutto quanto sia estraneo alla loro sete di denaro. La limousine, ovviamente grande e spaziosa, è blindata, isolata acusticamente con sughero; in più la macchina avanza a passo d'uomo in una New York dove si annidano minacce reali o presunte alla sicurezza del vampiro (cioè del finanziere, ma tanto per Cronenberg pari sono). In questo scenario demenziale, demenziale perché sembra richiamare più quei rapper neri che affittano la limousine e gridano e cantano passando nelle strade del ghetto sfoggiando catenacci d'oro e circondandosi di strappone, più che la ricchezza di un finanziere (ma tenete conto che io vivo in periferia quindi non escludo che i manager possano essere altrettanto pacchiani); ecco, in questa unità di luogo-spazio si svolge la vicenda, che poi altro non è che la successione di macchiette ridicole che si succedono come spalle al solo fine di chiarire allo spettatore quello che Cronenberg è così ansioso di dirci, una roba di una novità sconvolgente, cioè il ruolo negativo dei soldi, del potere ecc. ecc... Nel mentre che il protagonista cerca in tutti i modi di raggiungere il suo barbiere, lo vediamo intento a chiacchierare con un ragazzo, molto più giovane di lui, che si presume sia un suo collaboratore nella demoniaca attività del far soldi, e qui l'acume indagatore del regista si sofferma su questo adolescente iperattivo che salta da una parte all'altra della macchina e non leva mai la faccia dal suo videogioco che si presume sia anche strumento di lavoro. Qui Croneneberg ce la doveva avere coi ragazzi consumisti che non stanno mai fermi e giocano sempre col computer; poi sempre in questa galleria di personaggi da (s)palla c'è una giovane "teorica", fresca di laurea al Magistero, che ci spiega bene il ruolo diabolico della tecnologia nel renderci tutti schiavi, egoisti ecc. ecc. Notevole poi che il vampiro, che pure pensa di poter controllare tutto con i suoi schifosi soldi, sia però un ipocondriaco da guinness dei primati (in special modo un infraordine di questi, cioè le scimmie)  visto che ogni giorno si fa visitare da un medico che, fra le altre cose, esegue sul suo corpo un'ecografia...che mi pare esca (ma non posso giurarlo: ogni tanto per distrarmi fissavo la cornice dello schermo) da un apposito tavolinetto o frigo-bar della limousine (immaginatevela con luci, neon e comandi nascosti tipo astronave da science-fiction dozzinali). Inoltre, siccome questi capitalisti credono di controllare il mondo e la natura con la Tecnica, ma poi la Natura si ribella al loro controllo e la corporeità prende di nuovo il sopravvento, con buona pace dell'elettronica, ecco allora che il vampiro deve anche sottoporsi, sempre nella limousine, ad una ispezione rettale volta ad accertare eventuali ingrossamenti della prostata (avessero fatto un controllo a campione in sala tra i clienti del cinema avrebbero scoperto ben altre tumefazioni, sempre nella zona inguinale). Scopriamo quindi che il vampiro ha la prostata asimmetrica e siccome è un dettaglio rilevante questa cosa viene ripetuta a nastro in tutte le scene clou del film successive alla visita medica.

In conclusione, un film pessimo. Se non l'avete visto, metteteci una croce sopra (o un picchetto).

11 commenti (espandi tutti)

Sono un fan di Cronenberg e posso dire di aver buttato via due ore del mio tempo (e circa 10€). Il film non è una cagata pazzesca, è orribile. Ci sono pochi film in cui ho desiderato uscire dalla sala e questo è uno di quelli. Tenete conto che la parte descritta da Marco è la parte migliore del film, immaginate il resto.

Premesso che anche io ho trovato il film noioso e privo di significati importanti, e che la fine è effettivamente insulsa e banale, volevo spendere comunque qualche parola a suo favore.

  1. 1) Vedere ogni tanto un film programmaticamente "noioso" fa bene, perché ci ricorda che non esistono solo sparatorie e supereroi; che poi un film noioso possa essere più o meno geniale è un altro discorso...
  2. 2) Il film è di buona fattura, i vari episodi, volutamente pensati come una sfilata di comprimari del protagonista onnipresente, sono fatti qualitativamente e filmicamente abbastanza bene e con gusto, inclusa la parodia dell'estetica da film di fantascienza dozzinale (come oramai sono quasi tutti i film di fantascienza); la cosa che disgraziatamente manca è l'intelligenza dei dialoghi.
  3. 3) I dialoghi sono sì stupidi (non solo quelli sui soldi, ma anche tutto il resto, ad esempio i deliri psedu-matematici), ma cosa pretendiamo? Chi va a vedere un film in cui si spiega la teoria economica nei dialoghi dei protagonisti? Un certo livello di stupidità e semplificazione è, purtroppo, obbligatorio. Certo, quando è troppo è troppo: Cronenberg sembra che non ha letto neanche Max Weber.
  4. 4) L'anticapitalismo del film (che ha fatto trasalire il recensore) non è poi così scontato. Il vampiro-finanziere non è (o non è più) assetato di denaro, ma piuttosto ne è disgustato o deluso. Non è un cattivo-cattivo, è un cattivo-buono, o almeno un cattivo con una certa profondità (o almeno il regista vorrebbe che sia così). Il problema è che le argomentazioni sono deboli, i dialoghi noiosi e fastidiosi perché "pseudo-intelligenti". E in generale il tema del "potere che logora" è, per dir poco, banalotto.

 

Insomma, diciamo che sono salvabili le intenzioni...

Cronenberg sembra che non ha letto neanche Max Weber.

 

Insomma, diciamo che sono salvabili le intenzioni...

Max Weber ha scritto però anche dell'etica delle intenzioni, e mi pare abbia argomentato criticamente sull'utilità di intenzioni che non si accompagnino a conseguenze condivisibili ;-)

 

Battute a parte, figurati, un film può anche trattare argomenti che non coincidono con sparatorie e super-eroi, perfettamente d'accordo! Anzi, il cinema europeo mi pare che coltivi con una certa costanza un filone di film programmaticamente votato a NON farci vedere poliziotti, serial-killer, o macchine che si disintegrano dopo inseguimenti spettacolari stile real-TV. Per esempio, ho visto questo, appena uscito: il tema è vecchio, esiste da sempre, ma è stato trattato in maniera efficace, credibile, intelligente e gradevole (nei limiti in cui può esserlo un film con un tema simile). E sempre per rimanere nel filone di film emergency room, quest'inverno ho visto quest'altro, che è stato altrettanto bello di quello di sopra.

Però hai detto alcune cose che mi colpiscono. La semplificazione. Sì, ok, che sia un film e non un ex cathedra di nfa ;) ma era davvero di un didascalico imbarazzante e secondo me quando un'arte, come il cinema, diventa così scopertamente "educational" perde molto interesse...e poi il punto che mi sono posto è stato proprio questo: ok, l'anticapitalismo sempliciotto poteva disturbarmi perché coltivo ideologie differenti da quelle del regista, va bene...ma era proprio la povertà degli attori, la banalità della trama e tutto il resto che mi ha fatto dire, avendo visto altri film di Cronenberg: "ma posto che Cronenberg voleva dirci quello che abbiamo capito, DAVVERO non avrebbe potuto essere più suggestivo e abile di quanto non sia effettivamente stato?" Tutto qui.

Sai il discorso: ok sono tutti liberal e di sinistra, però, caspita, scrivono bei romanzi, fanno bei film, ottima arte ecc. ecc.? Ecco, per il film di Cronenberg la seconda parte della frase non sono riuscito a dirmela all'uscita dal cinema.

Marco, sono d'accordo al 90% con quello che scrivi qui e nella recensione. L'unica differenza, in poche parole, era che io, all'uscita, mi sono detto: Cronenberg anche quando rincoglionisce rimane Cronenberg.

 

Sulla divulgazione: nella noia del film riflettevo proprio sul fatto che un film con ragionamenti seri e fondati avrebbe richiamato ancora meno spettatori rispetto ai tre presenti in sala in quel momento :)

Marco ma solo film sul cancro ti piacciono? Evviva i Pirati dei Caraibi! :-)

Ma no! Era solo per rispondere che "serio non è uguale a noia".

 

E poi non sfidare, che ho tutta la collezione di Alvaro Vitali nell'indimenticabile e magistrale interpretazione di Pierino :-)

di Oliver Stone al confronto, è un kolossal di proporzioni enormi...

avevo iniziato a leggerlo, ma era in effetti una apoteosi del luogo comune sullo yuppie anni '80. Immagino il film non faccia meglio.

evitare prometheus, 2012 di r. scott

Mamma mia che brutta recensione (meglio: che brutto temino). Serve proprio mettersi sulla difensiva ogni volta che viene sfiorato qualche tema critico del capitalismo?
Non che sia un gran film, ma sicuramente non è il film citato dall'articolo. È un film più critico verso i movimenti di protesta che verso i capitalisti. Pattinson, bravo se ben diretto, viene ripreso come se fosse un dio, quelli di occupy sono raccontati come degli idioti. Eric inizia a perdere tutto, e ad imbruttirsi, mano a mano che abbandona il suo mondo e si avvicina a quello delle masse. Le "macchiette" del film sono segnate da qualche peculiarità, quelli fuori dalla limo sono descritti come poveri idioti. Cosmopolis è un inno all'individualismo o meglio all'individuo, pensato nel modo più cinico.
Per altro, si da per scontato che il film parli della crisi finanziaria, ma non è vero. C'è lo Yuan che sta salendo e Eric sta shortando pesante su quella valuta, fine della storia, non è affatto richiesto al regista di raccontarci le milioni di fattispecie di crisi che abbiamo ora.

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