Cose lette

Note di lettura, mai finite. Se sto lì a completarle, non le finisco mai ... tanto si avvicina il fine settimana e non ho voglia di gettare un post creato ... nove mesi fa!

1. Per capire un po' meglio il Medio Oriente, ed anche il Sud Italia. Ma anche per godersi lentamente - molto lentamente e senza leggere mai in diagonale ma sempre da sinistra a destra, una parola dietro l'altra. Se vi viene la tentazione della lettura diagonale, posate il libro e fate qualcos'altro, magari due chiacchiere con il/la consorte - le storie intrecciate di due grandi (nel senso di ampie, numerose) famiglie e della gente che gira loro attorno, oltre che di un paese più vicino all'Italia di quanto io mi aspettassi quando ho iniziato a leggere. Consiglio di farlo di sera seduti al fresco d'una pergola, dopo cena e senza impegni la mattina dopo, nel caso l'epopea vi prenda e non vogliate smettere sino a quando non cadono gli occhi dal sonno. Se con le luci di una città all'orizzonte, ancora meglio, così potete immaginare d'essere a Mala - che non è il Malo (VI) di uno dei migliori romanzi italiani del secolo scorso, anche se il titolo segreto di questo romanzo potrebbe essere "Libera nos a Mala" ... - e di riuscire a vedere da lontano le luci di Damasco (che nella Mala del libro non è possibile, ma sembra quasi che sì ...).

Finalmente, se non ve ne frega nulla del Medio Oriente e nemmeno delle grandi epopee, potete leggerlo come una sequenza, intrecciata, di storie d'amore, nessuna delle quali è "perfetta", anzi. Ogni storia è diversa dall'altra ma tutte con un tratto, tragico, in comune: che i piccoli uomini crescono, smettono d'essere giovani, belli, sinceri, ingenui, generosi e coraggiosi. Peggio ancora: alcuni di essi, alla fine diventano "capi famiglia" ed il ciclo della maledizione familiare e umana si richiude e ricomincia. Non fosse per costoro, la vita sarebbe anche piacevole ... per gli altri.

Rafik Schami, Il lato oscuro dell'amore. Garzanti, 2006.

P.S. Da quando scrissi la nota precedente ad ora, ho fatto in tempo a leggere un altro libro di Schami. Alcune cose rimangono (le storie d'amore un po' tragico-impossibili e nate sempre da bambini o adolescenti, i padri feroci, quasi bestiali, le madri dolci ma alla fine sottomesse e spesso depositarie di valori tribali che non dovrebbero loro appartenere ed invece sì, la centralità della famiglia e dei rapporti familiari nella vita dei protagonisti) ed altre se ne vanno (arriva Damasco e la vita metropolitana, e i poveri-poveri e quelli che no per niente, e arriva anche un po' d'addizionale mistero "musulman-urbano" che nel precedente non c'è e che ricorda certi momenti del Pamuk de Il mio nome è rosso ...). È anche più corto, per cui magari come maniera di scoprire Schami è meno impegnativo. Il titolo scelto per l'edizione italiana non c'entra nulla con quello originale ma, visto che il sesso vende ...

Rafik Schami, L'amante di Damasco. Garzanti, 2009.

2. Per capire un po' meglio l'Oriente cinese, ossia la Cina di oggi (e un po' quella di ieri e dell'altro ieri). Ma anche per scoprire un nuovo comissario di polizia, un po' antipatico (perché troppo bravo per essere così sornione) ma divertente e, alla fin fine, molto occidentale. Fin troppo infatti. Se questo vi diverte, il mio collega Qiu ne ha una intera sequenza di storie del Comissario Chen, in una c'è persino Saint Louis e la zona dove vivo io!

Qiu Xiaolong, The Mao Case. St. Martin's Press, 2009.

3. Mi sono riconciliato, spero, con Coetzee scrittore leggendo con pazienza Coetzee critico letterario. Ci ho messo quasi due anni, visto che la data sul libro mi dice che l'ho comprato nell'agosto del 2007 a Sidney, ed ho finito l'ultimo capitolo nel luglio del 2009 .... L'ho letto per disciplina, un capitolo ogni tanto, per quasi un anno. Poi ci ho trovato il metodo, e il succo, e l'ho letto con passione anche se sempre lentamente perché mi son reso conto che occorreva digerirlo. Sono ventuno saggi su altrettanti scrittori moderni o contemporanei (Naipaul, Marquez, Gordimer, Roth, Grass, sono ancora vivi, altri son morti in tempi relativamente recenti come Bellow e Miller) e già questo dimostra un coraggio non da poco. Ho comprato il libro perché la lista mi ha incuriosito assai: più di metà degli autori di cui discute sono anche letture mie ed alcuni di essi (Paul Celan ma anche Naipaul) sono, io credo, noti molto ma letti poco. La familiarità con gli autori scelti, però, è stata solo la molla che mi ha spinto a far la fatica di leggerlo nonostante l'impressione che tagliasse superficialmente giudizi su tutti (il primo capitolo, su Svevo, mi ha fatto girare le palle, poi l'ho riletto e ... non più!). Poi ti rendi conto che c'è un metodo nell'apparente arroganza, ed è il metodo di uno che ci ha pensato assai e che legge con più attenzione di quanto fai tu (ossia, io).

Dozzine i pezzi in cui mi spiega le mie idee scrivendole meglio, nonostante la reticenza ad accettare che uno istintivamente "antipatico" come JMC possa anche essere uno che dice/sente cose simili alle mie, tipo

[Parlando di Sándor Márai, pag. 101]. In the old days, he wrote, a European visitor to America could pretend to be an explorer of an undiscovered land. But in today's America there is nothing left to discover because there is no such thing as the unknown. All that is left for the writer is to use the experience of travel to appreciate the fact that he is foreign to the continent, that he is European.

M'ero annotato un'altra decina di pezzetti da evidenziare, ma se aspetto di trovare il tempo per farlo, passa un altro anno ... Lascio a voi il piacere di trovare i vostri.

John Michael Coetzee, Inner Workings. Literary Essays 2000-2005. Viking, 2007.

4. Poiché un tempo credevo di credere nel dio dei cristiani, da quando ho scoperto che di questa credenza si può fare a meno e vivere meglio ho sempre cercato di capire perché altre persone che, ad occhio, appaiono sveglie alberghino, seppur in forme frequentemente alquanto contorte, tale credenza. LK era uno di questi e, dopo averlo frequentato per anni, continuo a rimanere nel dubbio. Aveva capito qualcosa che io non riesco a intendere e nemmeno percepire, o era semplicemente un altro confuso ed un po' ciarlatano? Una specie di Deleuze o Baudrillard della religione cattolica forse? Non so. L'ho letto e riletto, divertendomi a volte annoiandomi altre perché sembra sempre dire la stessa cosa che io non capisco ... Se appartenete anche voi al mio gruppo, il titolo qui sotto è un buon punto di partenza per investigare la domanda. Fatemi sapere la risposta, se la trovate ...

Leszek Kolakowski, The Presence of Myth. The University of Chicago Press, 1989

5. Dell'autore di questo libro avevo sentito parlare, per la prima volta, attraverso una recensione di Sabino d'un suo libro precedente. Questo nuovo libro - che ho "dovuto" leggere perché un paio di studenti l'hanno messo fra i titoli del nostro club di lettura, ma quelli ve li risparmio - conferma il giudizio negativo su Fergusson che traspariva sia dalla recensione di Sabino che dal dibattito seguente. Infatti, la mia opinione è ora molto negativa visto che, al contrario del precedente, in questo libro parla di cose che conosco perlomeno tanto quanto l'autore (senza falsa modestia: chiaramente meglio se devo giudicare dalle panzane che scrive!). Questo signore mi appare ora come un, relativamente pericoloso, ciarlatano. Non c'è solo Voltremont, evidentemente ...

Niall Fergusson, The Ascent of Money, Penguin Press HC, 2008.

6. Cuenta la leyenda que el joven joven Alejandro de Macedonia [...]. A lo que parece que contestó: "No me quites el sol". [...] El es el primero que es suficientemente libre para decir la verdad al príncipe. La respuesta de Diógenes no niega sólo el deseo de poder, sino también y sobre todo el poder del deseo. [p. 254]

Mah, altro caso di personaggio che non so classificare. Non son riuscito a finirlo e m'è passata la voglia di commentarlo. Però alcuni spunti sono interessanti, anche se non necessariamente nuovi, come quello della citazione precedente.

Peter Sloterdijk, Critica de la Razón cínica, Biblioteca da Ensayo Siruela, 2003 (Ed. or.: Kritik der zynischen Vernunft, 1983)

7. Kundera mi piace assai da sempre, da ben prima che misurasse il peso specifico dell'essere che lo trasformò (ma finì presto) in una specie di Brown per i would-be profondi. Mi piace perché le storie che ha scritto sono attraversate da un'ironia e da un sano cinismo nei quali mi riconosco e perché molti dei suoi personaggi li "capisco" anche se pensano quasi sempre cose che io ho raramente, o quasi mai, pensato ... Anche questo non mi ha deluso (non è un romanzo, son note di lettura o riflessioni su altri autori) ma, anche qui, sono troppe le pagine con le "orecchiette" che vorrei citare, quindi m'accontento di segnalarlo a chi trova interessante leggere come un buon scrittore contemporaneo legge ed interpreta i suoi colleghi, quasi tutti "passati".

Milan Kundera, Un incontro, Biblioteca Adelphi 538, Adelphi, 2009.

8. Enciclopedica insalata russa, alquanto pomposa nel tentativo fallito di essere sistematica, di concetti ed osservazioni che sapevamo già ben prima (il libro è del 1980) che Sowell provasse a spiegarceli facendo una gran confusione. Questi che vogliono fare i teorici sistematici del tutto e finiscono per rifriggere l'ovvio, non ho capito perché godano la fama di grandi pensatori. Ho scoperto nel frattempo che il buon Sowell è secondo solo a Posner Sr. nelle velocità con cui produce libri, tutti abbastanza poco originali. Boh ...

Thomas Sowell, Knowledge and Decisions, Basic Books, 1980.

9. 'Na bojata. Non ci sono santi, questi nuovi scrittori italiani di moda non riescono proprio a sollevarsi dall'ovvio e dal televisivo. Diverte per 50 pagine, poi annoia, alla fine fa un po' pena, la stessa pena che fanno i programmi televisivi ed i serials di cui sembra alimentarsi, o alimentare. Almeno, fra i precedenti, Ti prendo e ti porto via in qualche pagina sorprendeva ... Ma forse è solo una fotografia senza trucchi ed effetti speciali del paese reale, per questo m'infastidisco. Quindi, forse, fa il suo lavoro di cronista del presente ed io lo biasimo ingiustamente perché non è Italo Calvino ... a ben pensarci non lo sono neanche io, quindi ...

Niccolò Ammaniti, Che la festa cominci, Einaudi, 2009.

10. Scoperte recenti. La letteratura russa di questi anni sembra "meglio" (diciamo, meno spaventosa) della realtà socio-politica russa di cui leggiamo sui giornali. Sono uno diverso dall'altro ma tutti e tre meritano d'essere letti e si fanno leggere. Quello che m'è piaciuto di più è quello di Pelevin, ma per nessuna ragione particolare: forse ho un debole per le foxes ...

Ah, se qualcuno conosce dove trovare una versione in inglese o italiano di questo, me lo dica. Un amico russo dice che è notevole ma io, come uno scemo, ho comprato la versione russa (quella che vende Amazon), senza badarci e ... senza saper leggere il russo ... per cui mi è rimasta la curiosità.

Sana Krasikov, One More Year, Spiegel & Grau, 2008

Yuri Olesha, Envy, New York Review Books Classics, 2004.

Victor Pelevin, The Sacred Book of the WereWolf, Penguin, 2008

11. Su questi due libri avevo persino pensato di farci un intero e serioso post ... poi quando mi son messo a scriverlo mi sono accorto che dice una sequenza abbastanza lunga di banalità che non solo non hanno né capo né coda, non sono nemmeno tanto coerenti e non illuminano proprio niente. Confonde tentativi normativi con analisi positiva, mischia la storia e l'assiomatica, l'unico suo obiettivo sembra quello di voler "sorprendere" ... e mi ha solo annoiato. Domanda ai politologi: perché sembra andar di moda? Vale la pena di leggere le altre cose che ha scritto, quelle su beni pubblici e privati in particolare?

Raymond Geuss, History and Illusion in Politics, Cambridge University Press, 2001

Raymond Geuss, Philosophy and Real Politics, Princeton University Press, 2008

12. Di questo credo aver già detto in vari commenti e post. Merita di essere letto, credo sia la "teoria" meno circolare di perché il pensiero religioso esiste, almeno fra quelle di cui sono venuto a conoscenza. Che sia un collega, non guasta, almeno per me: non lo fosse stato non avrei scoperto il libro, che è vecchio di quasi dieci anni. Al contrario delle varie spiegazioni di "moda" della religione non ha avuto un grande successo "popolare". Ulteriore prova che, appunto, il pensare "religioso" influenza anche quelle aree che vorrebbero negarlo ...

Pascal Boyer, Religion Explained, Basic Books, 2001

13. "Wonderful things", come annuncia l'Observer magari no, ma quasi tutte le storie che racconta si lasciano leggere e non disturbano. Ed ognuna, pur brevemente, descrive personaggi non banali. Ottimo per l'estate che arriva, anche se avevo pensato di consigliarvelo per quella precedente.

Saul Bellow, Collected Stories, Penguin Books, 2002

14. Bestiale, l'uomo era veramente un genio ed un genio con i controcoglioni! Breve abbastanza da leggersi in una sera, ma meglio che sia una sera in cui siete su di spirito.

Mikhail Bulgakov, Heart of Dog, Grove Press, 1968

15. Meno di quello che mi aspettavo e m'era stato annunciato. Deboli le parti in prosa; attraenti - perché mi ricordano infanzia, adolescenza e forse la vecchiaia che verrà - le poesie. Se non capite la lingua veneta ed i suoi dialetti, potrebbe risultare un po' ostico.

Biagio Marin, Le due rive, Diabasis, 2007

16. Di sicuro c'è anche in italiano. Inferiore alquanto alle sue cose precedenti, che erano molto ma molto migliori perché scarsamente autobiografiche e molto più meditate. Ma ha vinto il Nobel, stravende, quindi ci racconta la sua vita che è diventato obbligatorio e fa vendere ancora di più. Non il punto di partenza per chi già non lo apprezzi. Il mio nome è rosso rimane qualche miglio più in su.

Orhan Pamuk, El Museo de la Inocencia, Mondadori 2009

17. Obbligatorio per chi si interessa di scienze sociali. Una collezione, metodologicamente molto assortita, di sprazzi di genialità e banalità classificatorie. Sarà anche, con Dewey, il padre nobile del pragmatismo nordamericano, ma io ci ho ritrovato sia la teoria dei sentimenti morali, che weber, che public choice, che la moderna political economy, e tante altre cose. Alcune originalmente reinterpretate e riutlizzate, altre genialmente anticipate.

Arthur Bentley, The Process of Government, Transaction Publishers, 1995

39 commenti (espandi tutti)

Quello che manca in questa rubrica è un elenco di libri che non sarebbe male leggere per quelli che come me amerebbero buone letture di divulgazione o divagazione intelligente sull'economia. Lo so che se ne trovano molti, ma sono piuttosto deludenti. Non dico necessariamente una traslazione dal tecnico al discorsivo, magari anche sulo una raccolta di osservazioni acute sull'argomento. Non deve essere necessariamente qualcosa nè di esaustivo nè per forza di cose condivisibile in tutti i suoi contenuti. anche un semplice e breve elenco, buttato li tra un post e l'altro.

Guarda, Stefano, questa è una domanda che ci fanno molti lettori, moltissimi. Il fatto vero è che IO NON NE CONOSCO NEANCHE UNO di libri così.

Conosco manuali da graduate school, che a me sembrano semplici ma poi non lo sono per nulla. O testi da undegraduate, che però semplificano così tanto che finiscono per descrivere quella che io chiamo "Mickey Mouse Economics", ossia banalità. Certo, ci sono manuali di contabilità nazionale o cose del genere, ma sono noiosissimi.

Paradossalmente, a mio avviso, le migliori cose da leggere, se non si ha una base matematica ed analitica solida, sono i testi dei classici: Smith, Ricardo, Marshall o il "Price Theory" di Milton Friedman (introvabile e costosissimo). Se uno ha pazienza, allora tanto vale cominciare da i Principles of Economics di Samuelson, saltando la parte dove straparla della sintesi neoclassica e del modello "keynesiano". Tanto un lettore attento capisce al volo la differenza di qualità fra quella parte ed il resto.

Oppure aspettare un paio d'anni, quando uscirà il manuale dialogato che Marco Ardemagni ed io stiamo provando a scrivere da un anno a questa parte ... certo che, finché continuo a scrivere qui col cavolo che finiamo il libro!

:-)

P.S. Mi ero autocensurato per effetto delle boiate che scrive negli ultimi anni. Ma le prime cose divulgative che Paul Krugman scrisse, prima di trovare Robin e diventare Batman, erano buone. Solo che è passato così tanto tempo che non mi ricordo nemmeno più come si intitolavano ed anche su Amazon ... trovo solo le boiate recenti. Qualcuno si ricorda i titoli? Erano divulgazione fatta bene, tutta scritta prima del fatidico 2000 circa.

Forse il libro di Krugman a cui ti riferisci è "Economisti per caso". L'ho letto di recente e consiste in una raccolta di articoli dell'autore scritti effettivamente prima del 2000. E' il mio primo libro di economia divulgativa (ma anche non divulgativa), per cui il mio parere vale poco. Comunque, pur non conoscendo la materia, l'ho trovato solitamente interessante e ben scritto.

A dire il vero un poca di matematica la mastico, quindi mi stimolerebbe di più un libro con qualche calcolo piuttosto che solo parole (se non sbaglio c'è una sola tabella numerica in tutto il libro).

Ah ecco, mi è rimasto particolarmente impressa una spiegazione sul perché troppa poca moneta circolante mandi in crisi l'economia: ha fatto l'esempio di una cooperativa di babysitting, dove ogni famiglia partecipa fornendo servizio ma anche fruendo del servizio. Ad ognuno vengono dati dei cartellini che possono cedere al babysitter per ottenere la prestazione. Ha spiegato che se i cartellini sono meno del necessario, le famiglie cominciano a voler accumulare cartellini e questo blocca il "sistema".

 

Segnalo Elementi di economia politica - Palmerio Giovanni - Cacucci, Bari (non metto link perchè si trova un pò ovunque anche con sconto).L'ho prestato ad amici capre in matematica (non che io sia una scheggia ;) e lo hanno trovato semplice. 

E' veramente molto facile da leggere, le formule minime indispensabili, molti grafici ed esempi piuttosto accessibili. Non sono capace di collocarlo nella scala che va da Mickey Mouse Economics ai manuali undergraduate, però è adottato nelle università italiane come testo del primo anno, anche in alcune facoltà di economia.

 

Paradossalmente, a mio avviso, le migliori cose da leggere, se non si ha una base matematica ed analitica solida...

Ma se invece uno ha una solida preparazione scientifico/matematica ma alcuna base economica cosa consiglieresti come testo di sintesi? In particolare mi interesserebbe capire come siano costruite le teorie macroeconomiche più formali.

Oppure aspettare un paio d'anni, quando uscirà il manuale dialogato che Marco Ardemagni ed io stiamo provando a scrivere da un anno a questa parte

Da milanista credo che non possiate procedere speditamente perchè, da un po' di tempo, vivete in una celebrazione continua (vi immagino in casa ed in ufficio con atmosfere tipo Carnevale di Rio: musica samba a tutto volume, ballerine brasileire in bikini nerazzuri, mojito a fiumi), eppure sarebbe un libro utilissimo. Sia per chi posta chiedendovelo, sia per chi posta senza chiedervelo ma, si capisce, ne avrebbe bisogno (mi metto tra questi). La mancanza di libri di divulgazione espone tutti noi "non addetti ai lavori" ai bacilli delle teorie superfisse ed ai virus delle ricette Voltremontiane senza nemmeno una vaccinazione di base. Oltretutto sarebbe un libro a cui non mancherebbero i passaggi radio promozionali (anche se, purtroppo, non più la domenica sera:-( ).

Vabbé spero che in futuro abbiate più tempo da dedicargli!

 

 

 

"Price Theory" di Milton Friedman (introvabile e costosissimo)

Trovato (e comprato) su Amazon.co.uk a £27.50. Se MB dice che e' costosissimo lo rivendo a $400 :-)

e se si ha la base matematico analitica ma non quella economica? (e poco tempo)

grazie

Samuelson non va bene, perchè deve essere un libro di lettura, non un manuale. Un libro intellettualmente complesso perchè l'economia è difficile, ma che deve avere un che di letterario.

Pensavo ad una cosa tipo Hofstadter: Godel, Escher, Bach, ......

Il libro intervista è un'ottima idea, anche se a quindici anni mi sono imbattuto in quello di Galbraith e mi sembrava una min ... allora, figuriamoci oggi. Secondo me il libro DEVE essere complesso.

Sono sicuro che, editore permettendo, il tuo lo sarà.

Ai suggerimenti di Michele io toglierei i classici, che secondo me uno non capisce senza conoscere bene la teoria economica successiva (per questo sono classici), e aggiungerei Economic Theory di Gary Becker, che e' libro che Becker ha scritto per soppiantare Price Theory di Friedman nel corso di primo anno a Chicago che Becker ha avuto in eredita' da Friedman stesso. Questo non significa che il libro  sia meglio dell'originale di Friedman (non lo e'), ma ne e' un ottimo complemento. Credo ci sia una nuova edizione. 

Forzandosi qualcosa d'altro esce. Oltre al testo di Becker, me ne vengono in mente altri due, sempre dei tempi andati ma magistrali. Economics of Public Issues, di Douglass North ed altri due coautori, e Political Economy an Introductory Text, di Ned Phelps. 

Non date ascolto a quel pessimista di Alberto, i classici che ho menzionato sono leggibilissimi ed affascinanti. Occorre saper saltare le parti "datate", che sono tante: non perche' siano difficili, ma perche' sono noiosissime. Sia Smith che Marshall perdono decine di pagine a discutere dettagli dell'epoca, ovviamente perfettamente irrilevanti per il lettore odierno. Ma non e' difficile, si notano subito. E, ripeto, i concetti fondamentali sono spiegati benissimo e senza formule astruse.

Prof. Boldrin,

potrebbe gentilmente fornire il titolo di uno di quei manuali da graduated school a cui accenna, possibilmente con uno scope il più vasto possibile, che le sembra valido. Da parte mia, pur non essendo un economista, ho una preparazione matematica abbastanza solida (Ingegneria automatica)

Grazie

Fabrizio Bigioni

A me è piaciuta la prima parte del libro di Irving Fisher "The Theory of Interest". Si trova su econlib, dove ci sono molte pubblicazioni interessanti. Soprattutto scritta in un linguaggio comprensibile anche alla capra che sono :-)

Se cerchi un libro alla "freakonomics" ma un pelino piu' serio, il mio preferito e' the armchair economist (preferito tra gli unici tre che ho letto: freakeconomics, the undercover economist and armchair economist .... aspettando che Michele scriva the undercover freak-economist on the armchair) 

Io undercover economist l'ho letto in italiano. E' semplice però non è sistematico. Se sai già le cose ti diverti, se non le sai comprendi quello che dice però secondo me non ti da l'infarinatura di economia che cercano i lettori di nfA.

Gli ho dato un'occhiata perche' volevo consigliarlo ad un amico, ma mi sono fermato un po' incazzato dopo 15 pagine in cui faceva contorsioni mentali per spiegare perche' i prezzi dei beni commerciali sono 9.99 e non 10 (ed il motivo, secondo lui, non era quello ovvio). L'intento era descrivere come pensa un economista. Non ce l'ho fatta mi sembrava scritto da un demente. Magari il resto del libro e' decente, fatemi sapere.

Non essendo un economista, non saprei se l'intento di descrivere come questi pensano sia stato raggiunto o meno. Però avevo letto il libro, prima di conoscere nfA, e l'avevo trovato facile e divertente. Spiegava in modo semplice i concetti di "esternalità" e svelava alcuni errori di valutazione causati dal cosidetto "buon senso" e dall'utilizzo del "modello superfisso" (anche se Hartford non lo chiama così).

In generale i concetti che ho trovato espressi nel libro li ho poi ritrovati espressi su nfA. Si tratta di concetti base (credo non molto di più di quello che Boldrin chiama "Mickey Mouse economy") ma, se vogliamo valutarlo semplicemente come "libro di divulgazione", io credo che svolga degnamente il suo compito.

Forse hai ragione, sull'esternalita' e' meglio. Confesso che la prosa da saputello che tenta di stupirti mi infastidisce un po', ma e' una cosa personale.

Secondo me il libro

Per chi non è economista, ma ha un'infarinatura di Economia, è divertente e comprensibile.

Per chi non è economista, NON ha un'infarinatura di Economia, è divertente e sembra anche sagace perchè dice in modo chiaro cose che ignoravi (non lo definirei divulgativo, direi che intrattiene informando un pò come De Crescenzo, per me  Piero Angela è divulgativo).

Per chi è economista credo che possa apparire banalotto e non particolarmente divertente.

Infatti io l'ho definisco "divulgativo" perchè per me De Crescenzo è "divulgativo"! :-) Però credo che la tua definizione sia più esatta (soprattutto riguardo De Crescenzo).

 

De Crescenzo non mi convince...da piccolo ho letto qualcosa, ma devo dire che quella sua storia della Guerra di Troia con gli intercalari in napoletano, per non parlare di Socrate che nel suo libercolo diventa gay, mi fanno pensare più a Marisa Laurito che a buona divulgazione filosofica...ce l'avete presente quella napoletanità sguaiata, tronfia e sempre "co a pummarola in goppa"? Ecco, siamo lì anche con De Crescenzo. Voglio dire, per fare ottima divulgazione filosofica mi vengono in mente Nagel, Dummett o Nozick, che hanno scritto anche ottima divulgazione. Non so se è vero che per fare buona divulgazione bisogna aver fatto prima buona ricerca... voi cosa ne dite?

Siccome molte volte nei commenti risorgono questioni filosofiche collegate all'economia, come divulgazione di alcuni temi segnalo: questo e quest'altro.

Fermo Marco! Nessuno ha detto che De Crescenzo faccia "dell'ottima divulgazione filosofica". Anzi, anche a me De Crescenzo non piace (avevo provato a leggere: "Così parlò Bellavista"). Però si tratta di intendersi sul termine divulgazione: vedere a chi è rivolta, a che "livello".

Una mia amica tedesca era entusiasta di un libro di De Crescenzo sulla filosofia greca. Diceva che introduceva divertendo la gente semplice ad argomenti che solitamente veniva considerati barbosi.

Il libro non l'avevo letto ma incassai volentieri i complimenti ad uno scrittore italiano (una volta che capita!).

Non chiamiamola "divulgazione" chiamiamolo "intrattenere informando" ma, se effettivamente le cose stanno come mi diceva la mia amica, mi sembra una cosa carina. Bisogna pensare che sono rivolti a gente che solitamente legge Giacobbo o Rosemary Altea. Mi sembra comunque un miglioramento (anche se Nietzsche probabilmente non sarebbe d'accordo).

PS
Dimenticavo: grazie delle segnalazioni !

Consiglio di farlo di sera seduti al fresco d'una pergola, dopo cena e senza impegni la mattina dopo,

Ecco, qui mi fermo nella lettura del post. Condizione impossibile a verificarsi. Ormai leggo solo in treno, con l'alta velocità e gli orari antelucani leggo quindi sempre meno

Cose lette

andrea gilli 21/5/2010 - 09:23

Secondo me un ottimo libro di economia capibile da chi non ha basi matematiche o economiche (e metto dentro pure il sottoscritto) è The Power of Productivity. Non sviluppa tante teorie, ma fa semplicemente delle analisi settoriali e mostra come funziona l'economia. In maniera intuitiva e semplice spiega perchè le liberalizzazioni e le privatizzazioni fanno bene all'economia.

Sconsiglio vivamente di perdere tempo a leggere Stephen Landsburg, metà di quello che scrive sono banalità, l'altra metà contorsioni erronee. La peggiore è More Sex is Safe Sex, che m'ha fatto temere si fosse bevuto il cervello ... Conosco bene Steve (da 26 anni, infatti) son contento abbia trovato qualcosa da fare nella vita che lo faccia sentire utile, importante e tutto il resto. Ma che abbia mai capito qualcosa dell'economia, che lui confonde con una variante del famoso cubo colorato, continuo a dubitarlo seriamente.

Per quanto riguarda Levitt, uno che "sbaglia" i codici delle regressioni però sempre dal lato che gli permette di trovare il parametro sorprendente e desiderato, stendiamo un velo di arrogante silenzio ...

Vorrei essere franco: trovo questa moda dei libri "divulgativi" di temi scientifici un altro dei pessimi vizi della democrazia mediatica. Su 100 che se ne pubblicano ce n'è al più mezzo che fa il proprio lavoro degnamente. Per quello Pinker, Gould o Dawkins sono geniali, perché riescono a fare una cosa molto ma molto difficile. In economia Dixit e Nalebuff ci son riusciti con certi temi di teoria dei giochi e, ripeto, il Krugman pre-Batman&Robin con temi di economia internazionale. Questi libri, per quanto "popolari", non vendono esattamente negli aeroporti.

Ma quello è il livello di "divulgazione" giusto, sotto non si può andare pena scadere nella cialtroneria. Quelli che pensano d'aver inteso Godel o QED o il Chaos perché si sono letti un paio ciascuno fra le centinaia di boiate "divulgative" che vengono vendute negli aeroporti ai traveling salesmen annoiati, mi fanno una certa tristezza. Specialmente quando attaccano bottone ...

Mi rendo conto che questa sia la solita arroganza del Boldrin. Ma fra sapere di non sapere una cosa e credere di averla capita mentre si ha un'enorme confusione in testa, io preferisco la prima situazione. Evita d'incrodarsi su pareti da cui non si sa come uscire e che non si dovrebbe aver mai iniziato. Nonostante mi sia letto almeno due manuali, veri, di string theory, ammetto di non capirci nulla e non cerco di imbarcare una conversazione alla pari con i colleghi che fanno fisica teorica. A mio avviso va fatto lo stesso con ogni tema complesso, le scorciatoie non esistono e portano a precipizi mentali.

Quindi, insisto, se volte capire economia cominciate da Samuelson o dal libro di Friedman che, evidentemente, hanno ristampato perché anni fa era introvabile e chi ne aveva un copia lo vendeva a più di 100 dollari.

Vorrei essere franco: trovo questa moda dei libri "divulgativi" di temi scientifici un altro dei pessimi vizi della democrazia mediatica. Su 100 che se ne pubblicano ce n'è al più mezzo che fa il proprio lavoro degnamente

 

Questa affermazione mi fa venire in mente un mega pippone sul triangolo delle bermude democrazia-esperti-conoscenza che mo' scrivo e metto sul sito. Appena finisco di imbiancare lo faccio...del resto, primum vivere, deinde filosofari...

Geuss

palma 21/5/2010 - 20:16

Geuss e' semi-sensato solo all'interno di una discussione. 

C'e' del vero nelle sue affermazioni (ripetute a iosa nel volume sulla "reale politica"0 che in filosofia politica, spesso o troppo spesso, viene dimenticato che il 99% delle motivazioni politiche sono sataniche. In unsenso semplice assai: quel che spinge Mugabe, Idi -Amin Dada (e altri) non e' tanto un dissenso con Nozick, con Rawls, o simili erudity. E' la possente voglia di potere. L'idea e' meno banale di quel che appare (per quanto il senso comune sempre lo seppe) quando una persona passa una settimana a legger Rawls (in particolare Rawls del dopo "teoria della giustizia")

 

Adriano, non condivido.

Per due ragioni: l'idea è banale, e non serve scomodare il senso comune per provarlo (tu mi rispiarmierai la lista di citazioni, spero ...). È tanto banale che è il punto di partenza di tutta la teoria economica positiva, non so se basta ...

L'altra ragione è che, invece, sul piano normativo l'idea è demenziale e vuota. Perché, sul piano normativo, la filosofia della politica non può fare a meno di chiedersi come raggiungere il "bene" (poi deve anche preoccuparsi di discutere cosa sia questo fottuto "bene") tenendo conto del sistema di incentivi che muove la gente (fra i quali, ovviamente, il desiderio di potere va incluso). Noi economisti chiamiamo questa cosa "disegno di meccanismi" e per quanto ci riguarda sono tutte cose scontate. 

L'unico fatto interessante, almeno filosoficamente, è perché valga la pena (meglio, si debba) porsi il problema del "bene" e di come raggiungerlo e di come definirlo pur nella consapevolezza profonda che tale "bene" non può probabilmente nemmeno essere definito e che, deep down, a nessuno gliene frega un beato nulla del "benessere sociale". Un po' come la nostra vecchia storia del libero arbitrio ...

Ma questo non è certo il problema che Geuss si pone, ossia che per vivere assieme occorre far finta di essere "buoni" fino ad arrivare al punto di quasi convincersi/costringersi di/ad esserlo ...

nessuna citazione e, by and large we agree.

Geuss has a specific target (the academic moral philosophy.) These dudes, and there're scores of them, have a hard time precisely in indicating that the system of incentives is given by -inter alia-  the power-starved nature of humans, and even more of non-powerful policy wonks. It is a point that is trivial is that everyone knows that, politicos included, but the academia does not say it, minus or plus the economists who have a clear idea of what they are talking about (not too many, IMHO.)

Secondly Geuss is part of a trend of epater le bourgeois, hence the fascination with Vladimir Ilich that plagues his recent writings, shared by some-

On the good and its mysteries muss man schweigen.

 

What we cannot speak about we must pass over in silence

 

lwFile:Wittgenstein1930.jpg


muss man schweigen.

To santoea, ke ti eo sa ke el tedesKo no eo so!

Ok, stiamo zitti.

P.S. Godblessgoogletranslate!

 должны молчать. = bisogna tacere. :-)

Visto che vado a ruota libera, dico che a me e' piaciuto oltre a "Cuore di Cane" di Bulgakov (Михаил Афанасьевич Бульгаков, dove in realta' il messaggio principale era che il trapiano dell'ipofisi di un uomo "cattivo" in un cane "buono" ha trasformato il cane in "cattivo"... ho anche il film in originale russo), pure il classico "Il Maestro e Margherita".

Fine OT :-)

... è uno degli scrittori che preferisco in assoluto. E tra le mie riletture (sono un rilettore incallito) più frequenti: straordinario. I più amati da me sono: Mr.Sammler's Planet, Henderson the Rain King e Humboldt's Gift, ma non conosco né il suo lavoro teatrale nè Collected Stories: ottimo pretesto per  acquistare almeno quest'ultimo :)

citazione: <<da quando ho scoperto che di questa credenza si può fare a meno e vivere meglio>>

alla fine, quando è il momento, la scommessa la fanno tutti.... XD :P XD

http://it.wikipedia.org/wiki/Scommessa_di_Pascal

Cose lette

cristinap 8/6/2010 - 11:11

grazie per l'indicazione su pelevin

capito poco, piaciuto molto

Cristina

Il Pelevin sublime è Buddha's Little Finger, mentre dopo ha solo ripetuto se stesso.

 

Il Pelevin sublime è Buddha's Little Finger, mentre dopo ha solo ripetuto se stesso.

 

5. Dell'autore di questo libro avevo sentito parlare, per la prima volta, attraverso una recensione di Sabino d'un suo libro precedente. Questo nuovo libro - che ho "dovuto" leggere perché un paio di studenti l'hanno messo fra i titoli del nostro club di lettura, ma quelli ve li risparmio - conferma il giudizio negativo su Fergusson che traspariva sia dalla recensione di Sabino che dal dibattito seguente. Infatti, la mia opinione è ora molto negativa visto che, al contrario del precedente, in questo libro parla di cose che conosco perlomeno tanto quanto l'autore (senza falsa modestia: chiaramente meglio se devo giudicare dalle panzane che scrive!). Questo signore mi appare ora come un, relativamente pericoloso, ciarlatano. Non c'è solo Voltremont, evidentemente ... Niall Fergusson, The Ascent of Money, Penguin Press HC, 2008.

Ups! Mi ero perso questo passaggio. Il libro l'ho letto, l'ho trovato scorrevole dal punto di vista della storia degli strumenti finanziari, le "tesi" sinceramente le ho classificate come folklore (sbaglio o è una tendenza degli storici basarsi su fatti isolati per spiegare trend di lungo periodo?). Pero' non capisco dove siano le panzane nella storia della West-Indische Compagnie o nel racconto su Fibonacci, matematica finanziaria e nascita dei titoli di credito. Cosi' eh, per dire le prime due cose che mi sono rimaste impresse - ricordo che c'era qlcs sulla crisi ma mi sembrava banalotto.

Come noti tu stesso, le panzane sono le allegre generalizzazioni introdotte ogni cinque fatti presi a caso e la continua allusione ad una specie di "mistero della moneta" che esiste solo nella testa di coloro che non hanno capito come funzionano i sistemi finanziari.

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