Vecchi complotti sempre attuali

La firma di Eco è una garanzia di fedeltà maniacale nella ricostruzione storica, ironia sottile e quando ci racconta il passato propone delle interessanti chiavi di lettura per il presente. Il suo sesto romanzo non delude sotto nessuno di questi profili.

All'approssimarsi dei 150 anni dall'unità d'Italia, Eco si prende il gusto di sfrondare il racconto storico dell'aura romantica che caratterizza generalmente i testi scolastici:

(..) vi pare che mille persone messe insieme alla rinfusa e armate alla bell'è meglio arrivano a Marsala e sbarcano senza perdere neppure un uomo? Perchè le navi borboniche, ed è la seconda marina d'Europa dopo quella inglese, hanno tirato a casaccio senza colpire nessuno?

(...) che gli stessi mille scalzacani, più qualche centinaio di picciotti spinti a calci nel sedere da alcuni possidenti che volevano farsi belli con l'occupante, messi di fronte ad uno degli eserciti meglio addestrati del mondo (...) hanno messo in fuga venticinquemila uomini, anche se se ne sono visti in giro solo qualche migliaio e gli altri erano tenuti nelle caserme?

(..) Garibaldi aveva rinforzato le sue bande con tremila e cinquecento barabba raccolti tra la delinquenza siciliana, ma il Lanza disponeva di circa sedicimila uomini, dico sedicimila.

(..) noi diciamo che questi garibaldini che stanno per diventare nostri soldati e ufficiali, erano una masnada di mascalzoni, per lo più stranieri, che hanno depredato la Sicilia? Che Garibaldi non è il purissimo eroe a cui tutta l'Italia sarà riconoscente, ma un avventuriero che ha vinto un nemico fasullo comperandolo? E che sino all'ultimo ha complottato con il Mazzini per fare dell'Italia una repubblica? Che Nino Bixio andava per l'isola fucilando i liberali e massacrando pastori e contadini?

Tuttavia il cuore del libro è la genesi romanzata del testo complottistico per antonomasia, i protocolli dei savi di sion che l'autore utilizza per raccontarci alcuni tratti universali dell'animo umano

Io ho sempre conosciuto persone che temevano il complotto di qualche nemico occulto, gli ebrei per il nonno, i massoni per i gesuiti, i gesuiti per mio padre garibaldino, i carbonari per i re di mezza Europa (...) Ecco un forma da riempire a piacere, a ciascuno il suo complotto.

Dumas, era davvero profondo conoscitore dell'animo umano. A cosa aspira ciascuno, e tanto più  quanto più sventurato e poco amato dalla fortuna? Al denaro, e conquistato senza fatica,al potere (quale voluttà nel comandare un tuo simile e umiliarlo) e alla vendetta per ogni torto subito (..)

Ma si chiede ciascuno perchè io sono sfavorito dalla fortuna, perchè mi sono stati negati favori concessi ad altri meno meritevoli di me? (..) Poiché nessuno pensa che le sue sventure possano essere attribuite ad una sua pochezza, ecco che dovrà individuare un colpevole. Dumas offre alla frustrazione di tutti (ai singoli come ai popoli) la spiegazione del loro fallimento. E' stato qualcun altro, riunito sul monte del Tuono, a progettare la tua rovina...

A pensarci bene, poi, Dumas non aveva inventato nulla, aveva solo dato forma di narrazione a quanto, secondo il nonno aveva sveltato l'abate Barruel. Questo già mi suggeriva che, a vendere in qualche modo la rivelazione di un complotto, non dovevo provvedere all'acquirente niente di originale, bensì esplicitare quello che o aveva già appreso o avrebbe potuto apprendere più facilmente per altre vie. La gente crede solo a quello che sa già, e questa era la bellezza della forma universale del complotto.

Vi ricorda qualcosa? Il complotto dei giudici? La minaccia dei comunisti? Gli immigrati che rubano il lavoro? La concorrenza cinese? La crisi finanziaria? Continuate pure a piacere.

Il libro è stato accusato di antisemitismo e di irriverenza nei confronti del cattolicesimo, che dire? Sarebbe come sostenere che il collettivo nfA è fautore del modello superfisso perchè più volte ne ha parlato sul suo blog...

Divertente, storicamente attendibile e utile per capire parecchie cose che ci succedono intorno.

59 commenti (espandi tutti)

A me non è piaciuto. A parte la mania di Eco per le liste (e se ne trovano anche troppe in questo libro) il libro mi sembra solo l'interpunzione ad alcuni fatti noti, ovvero che "I protocolli dei savi di Sion" sono un falso maturato negli ambienti antisemiti europei e pubblicati con una falsa vernice nella Russia zarista.

Anche la ricostruzione dei mille e dell'affondamento della nave di Ippolito Nievo mi è sembrato monco: il solito gusto per il retroscena, molto italiano-barocco, molto descrittivo dei personaggi, poco del contesto generale.

Nulla a che vedere con "Il nome della Rosa" e il "Pendolo di Foucault", autentici gioielli. Oddio, non sono nessuno per stroncare Eco, il libro è una buona compagnia, si lascia anche leggere, ma non mi è sembrato un capolavoro, anzi.

A me non è piaciuto. A parte la mania di Eco per le liste (e se ne trovano anche troppe in questo libro)

Questa mania mi pare gli derivi dall'ammirazione che ha per Georges Perec. Se ami le liste prova a leggere "La vita istruzioni per l'uso"!

Concordo con Marco: è una palla mortale. Carico di buone intenzioni, ma lungo uno sproposito: 400 pagine in meno gli avrebbero fatto bene, parecchio bene.

Ma perche' vi fate ancora fregare? UE ha scritto un libro passabile (e anche su quello ci sarebbe da dire, secondo me ha fatto danni, ha creato un genere che ha portato a Da Vinci Code...) e poi una lunga serie di tomi pallosi.

A caval donato non si guarda in bocca... mi è arrivato per il mio compleanno.

Però non sono d'accordo sulla direttrice Pendolo-Da Vinci, il Pendolo è tutt'un altro livello letterario, Da Vinci è un libretto che colleziona cose già dette da altri e le unisce in un action-book.

Diciamo che per leggere il Pendolo devi avere un minimo di preparazione, Da Vinci lo legge anche la sciampista (senza peraltro capirci un piffero).

il Pendolo è tutt'un altro livello letterario (...)Diciamo che per leggere il Pendolo devi avere un minimo di preparazione, Da Vinci lo legge anche la sciampista

Scusa Marco, ma che c'entra il livello letterario con la preparazione necessaria per capire il libro?

Il fatto che, ad esempio, "Giulietta e Romeo" sia comprensibile anche alle sciampiste lo rende "letterariamente" meno valido? Oppure l'opera Omnia di Stevenson la buttiamo via ?

Personalmnete trovo che i migliori libri di intrattenimento siano quelli che si prestano a più livelli di lettura, chessò "I viaggi di Gulliver" lo leggono anche i bambini e si divertono senza capire nulla della satira di Swift.

Così non è per il Pendolo di Focault volutamente ammiccante, stile alcune cose di Arbasino, sembra dire: "questo è per noi colti che abbiam fatto il classico" (almeno Arbasino lo ammette e non si lamenta, come Eco, di aver venduto meno di Brown con un libro che ha la stessa trama).

Io sto con Andrea Moro, dei romanzi di Eco me ne è piaciuto completamente solo uno, però è "Il Nome della Rosa" (e avevo 16 anni), gli altri li ho trovati "farraginosi". 

PS

Comunque su questo genere di argomenti molto più godibile, colto e divertente il fumetto "Martyn Mystere" di Castelli a qualsiasi cosa scritta da Brown o da Eco.

 

 

Comunque su questo genere di argomenti molto più godibile, colto e divertente il fumetto "Martyn Mystere" di Castelli a qualsiasi cosa scritta da Brown o da Eco

Wow MM è stato per molto tempo il mio fumetto preferito! Negli ultimi mi pare un pò in declino, lo compro ormai quasi solo per abitudine.

Scrosanto che MM sia molto meglio di Brown, sul confronto con Eco sarei più cauto l'unico libro comparabile come genere mi pare il pendolo che però confesso di non essere riuscito a finire. Per il resto credo che siano diversi: a parità di rigore storico MM ci mette più fantasia, Eco più giallo e tematiche introspettiva.

Mi son spiegato male: il confronto MM vs Eco era riferito solo al "Pendolo"dove si affrontano le stesse tematiche ed ambientazioni (anche "il cimitero" forse, ma non l'ho ancora letto).

Oltretutto MM dovrebbe dedicare un'avventura al "Pendolo", perchè è un libro mysterioso: a quanto pare nessuno di noi sa cosa contenga dopo le prime cento pagine! :-)

PS

Anch'io trovo MM un po' in declino, è anche comprensibile per una serie così lunga, che non può riproporre le situazioni (l'assalto alla diligenza di Tex Willer lo puoi girare in varie salse, il mistero di Atlantide quando lo hai "svelato" una volta non puoi riproporlo ancora).

Personalmente ho divorato "il nome della rosa" in pochi giorni, ma ho saltato la pubblicita' (quella scritta in latino) che tanto non serviva per la trama.

Poi l'ho riletto con calma e con la pubblicita', e mi e' piaciuto lo stesso.

Spinto dalla curiosita', ho letto "il pendolo di Foucault" che era gia' piu' pesante, ma godibile.

Poi ho comprato l'"isola del giorno prima", l'unico libro che sono riuscito a finire solo dopo molte sofferenze, e dopo due volte che ho interrotto la lettura. Da allora, mai piu' Eco romanziere.

MM lo compro ancora: e' declinato, ma la Bonelli, da quel poco che mi dicono i miei amici fumettari, sta declinando paurosamente anche altrove. C'e' sempre qualcosa di interessante nelle sceneggiature, e un po' di ricerca storica intorno che non fa mai male (anche gli approfondimenti alla fine sono utili, ci sono i link se ti viene lo sghiribizzo di saperne di piu').

Sicuramente e' fantasioso, ma ha il merito di divulgare una certa conoscenza con un mezzo che pochi penserebbero valido, a parte i Giapponesi. In un periodo in cui non fanno piu' nemmeno SuperQuark ma ci deliziano con Voyager, direi che MM e' un apprezzabile, per quanto limitato, surrogato.

ma la Bonelli, da quel poco che mi dicono i miei amici fumettari, sta declinando paurosamente anche altrove

Non è che state diventando grandi ?

Lo chiedo perchè le stesse avventure di Dylan Dog, che da adolescente mi facevano impazzire, rileggendole adesso le trovo ancora valide ma la "magia" che avevano prima non la sento più.

PS

Tu e Marco Esposito siete gli unici che sanno come va a finire "Il Pendolo". Adesso gli uomini in nero cercheranno di farvi sparire :-)

Non è che state diventando grandi ?

Lo chiedo perchè le stesse avventure di Dylan Dog, che da adolescente mi facevano impazzire, rileggendole adesso le trovo ancora valide ma la "magia" che avevano prima non la sento più.

Questa e' la visione diversa che hai quando invecchi tu come consumatore, il cedere mercato da parte del produttore di solito e' dovuto ad altri fattori. Io leggo appunto MM, ma non e' una cosa che mi ha ordinato il medico, e non credo che la Bonelli faccia i suoi conti su lettori ultratrentenni che comprano i suoi albi quando si ricordano/li trovano, altrimenti Tex non sarebbe durato 50 anni.

Piu' plausibilmente  il modello di business Bonelli stara' cedendo: appunto, fare una serie che dura da oltre 50 anni e' allucinante. Non a caso adesso anche in Italia tirano i manga, che hanno un modello diverso: le serie devono comunque finire, ma se il target non apprezza si chiude (possibly gracefully) prima, e il target possono essere anche gli adulti (e non parliamo di roba porno, ci sono manga che hanno come protagonista il salaryman...). Se fanno serie successive c'e' una evoluzione, e le serie sono molto "cinematografiche", molte potresti prenderle e usarle come storyboard (e non e' detto che non succeda, l'ho visto facendo del fansub), quindi puoi sfruttare meglio il marketing e altre sinergie per farci soldi.

Non a caso il mio spacciatore di bande dessinee' mi dice che la Bonelli ha introdotto le miniserie, sempre mensili ma nate per finire dopo X puntate, e di MM ci hanno fatto anche il cartone ma con caratteristiche diverse, per aumentare l'appeal verso lettori *molto* piu' giovani (non ne so di piu' quindi non me lo chiedere...).

 

Ok, ma non mi riferivo al modello di business ma solo alla validità delle storie.

Comunque, riguardo ai giapponesi, ti consiglio qualsiasi cosa di Jiro Tanighuci completamente diverso da come ci si aspetterebbe un manga: disegni dettagliatissimi e storie intimiste e poetiche.

Ti ringrazio del consiglio, ma ti posso assicurare che sfondi una porta aperta :) Lo conosco dai tempi della sua collaborazione con Moebius, e in originale e' ancora piu' "incisivo" ;)

 

Corrado già in passato rilevavo che la pensiamo spesso allo stesso modo: sei sicuro di esistere in modo indipendente e di non essere un mio alterego? (se leggerai il cimitero di praga troverai la battuta meno idiota)

 

Anche io mi sono posto il problema se la percezione dello  scadere di qualità dipende da me che sono cresciuto o dal fumetto che ha perso smalto.

Su Dylan Dog non ho dubbi tra storie vecchie e nuove c'è un abisso ( infatti ho smesso di comprarlo) e sono cambiati anche gli autori.

Su MM secondo me gli autori si sono si sono un po' stancati e hanno avuto un po' di sfortuna con pubblicazioni di contorno tipo zona X(che ancora rimpiango)

 

 

 

Gentile Signor Esposito, mi dispiace tanto aver letto questo suo commento e gradirei che Lei si spiegasse meglio. Vorrebbe forse dirmi che "la sciampista" legge e comunque non capisce un piffero? Scusi, ma perche' la preparazione deve averla solo chi fa le scuole alte? Mi dispiace questa affermazione io la trovo offensiva. Immagino che Lei ritenga la sciampista una parrucchiera? Pero' Le ricordo che e' azzardato nel mondo attuale pensare che i lavori umili siano fatti solo da gente che non ha "un minimo di preparazione"...

Mi scusi il puntiglio, ma trovo questa sua battuta irritante

giuliana allen

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La "sciampista" a napoli non è una parrucchiera, ma appunto una persona che ti fa semplicemente lo shampoo e nient'altro. Nella mia città è sinonimo di persona ignorante e con poca voglia di fare e studiare, visto che non è richiesto alcun titolo di studio e la paga (quando va bene) è di € 300,00 mensili in nero.

La "sciampista" capta un discorso su un qualche libro di successo e lo compra per non essere da meno delle sue clienti, ma le assicuro che non capisce niente di quel che legge. Per quel che so esistono anche molte persone che hanno fatto "le scuole alte" e non capiscono quel che leggono, o semplicemente non capiscono niente, ma il mio riferirmi alle sciampiste era inteso nel senso largo del termine, senza nulla avere contro le parrucchiere, a parte i costi pazzeschi del servizio e il vizietto della mancanza della ricevuta (almeno qui a Napoli.

d'accordissimo con tutti voi.

per me trattasi di vuota erudizione autocompiaciuta. I tempi de "il nome della rosa" ma anche de "il pendolo di focault" sono molto lontani. Ormai Eco è un pedante narratore per salotti di pseudo-intellettuali (vedi l'infedele di lerner) o per i fan disposti acriticamente a perdonargli ogni cosa.

Ecco come vivere di rendita dopo un ottimo esordio

UE è stato in gioventù un brillante critico e un piacevolissimo comunicatore. Ricordo ancora con piacere qualche sua lezione in Facoltà di Architettura a Firenze, dove dietro il paravento di un corso di "Plastica ornamentale" a lui affidato si esibiva in irresistibili divagazioni sulle tecniche contemporanee della comunicazione figurativa, saltando dalla pittura alla moda con affascinante disinvoltura.

Credo abbia scritto Il nome della rosa sostanzialmente come divertissement intellettuale. Il libro era per i tempi originalissimo, e piacque al di là di qualsiasi attesa sia dell'autore che dell'editore, fino a diventare il best seller durevolissimo che tutti abbiamo conosciuto e letto.

Personalmente, benchè io non sia un consumatore abituale di fiction contemporanea, devo dire che mi divertì moltissimo, lo lessi con enorme piacere.

Il Pendolo, acquistato con entusiasmo, mi si rivelò invece artificioso e noioso, lo lasciai dopo un centinaio di pagine. Mi ricapitò in mano L'isola del giorno dopo, e mi convinsi che sia l'autore che l'editore cercavano in ogni modo di ricreare il miracolo del primo romanzi, ma era evidente che si trattava di operazioni costruite e prive di reale fascino.

Da allora ci hanno riprovato più volte, molti sono ancora quelli che lo leggono per devozione, ma non sarò più fra loro. D'altra parte, è umano....non tutti invecchiano come Clint Eastwood!

Stavo cercando un modo per descrivere il libro di Eco quando ho letto questo commento di fabio che mi sembra perfetto. Un lunghissimo sfoggio di erudizione autocompiaciuta.

Concordo. Ho  trovato il nome della rosa abbastanza prevedibile e noioso - e certo storicamente non particolarmente accurato. Gli altri non li ho letti (pour cause) e quindi non mi pronuncio. Dalle citazioni che Famularo riporta il livello di accuratezza storica mi sembra crollato a zero. Spero siano sono non rappresentative - ma in genere gli storici seri non credono ai complotti (a differenza dei dilettanti come Eco*)

* PS prima che qualcuno  mi obietti che è professore universitario, ricordo che si laureò in Filosofia Medioevale e pubblicò la sua tesi di laurea su Tommaso d'Aquino nel lontano 1956.

Veramente Eco non crede ai complotti, come ha chiaramente spiegato nelle varie interviste di presentazione al libro. Sono solo espedienti letterari, altrimenti sarebbe un saggio e non un romanzo.

PS

Anche Mick Jagger non è veramente il diavolo ;-)

Sì le citazioni non sono rappresentative della storicità.

Nella selezione ho privilegiato l'aspetto dissacrante per dare un'idea dello stile di fondo del libro e ho scelto poi il passaggio in cui viene enunciato il principio generale sulla credulità e sui complotti.

Andrea, una curiosità. Vedo che qua tutti interpretano il ''libro passabile'' come Il Nome della Rosa. Io lo avevo interpretato come ''Diario Minimo'', che secondo me è molto divertente e ben fatto (oltre che molto antecedente il ''Nome della Rosa''). Tu cosa avevi in mente?

Diaro minimo è molto carino, però non è un romanzo.

Corretto. Però Andrea parlava di ''libro'' passabile, non romanzo, per cui ha me è venuto in mente Diario Minimo. Vabbè, stiam spaccando il capello in quattro. Devo esser l'unico a cui è venuto in mente DM.

Bhe dicendo che il "libro" in questione aveva portato ai vari "Da Vinci" penso si riferisse solo ai romanzi (e penso intendesse "il Pendolo")

Non capisco sinceramente dove sia la fregatura: legittimo che il suo stile possa non piacere, però è innegabile che anche quando scrive in stato confusionale, solo con il pollice su un iphone sta un paio di spanne abbondanti sopra la qualità media degli scritti che si trovano in libreria in Italia (sul resto del mondo non mi azzardo, ma ipotizzo che stia comunque sopra la media). Considerando anche che scrive libri  lunghi direi che il prezzo di copertina è giustificato ;)

A parte gli scherzi come libro che ha creato un genere ti riferivi al pendolo? Hai generato un pò di dibattito.

400 pagine in meno gli avrebbero fatto bene, parecchio bene

Gia', ma avete notato che gli autori di best seller scrivono libri ogni volta piu' lunghi del precedente? Ma che, li pagano un tanto a parola come ai tempi di Dumas Père? Io di Neal Stephenson lessi e apprezzai "Snow Crash"; gia' "Cryptonomicon" aveva parecchie parti che a tagliarle non si sarebbe fatto un soldo di danno; arrivato al Ciclo Barocco ho gettato la spugna.

Lessi, e in aereoplano il "nome della rosa" tra gran noia, confesso, perche' per deformazione professionale capii subito la leva archimedea della storia (il mancante libro di aristotele, etc.)

Poi ho abbandonato.

Spezzo una lancia a Perec, non aveva Macintosh e quindi le liste le compilava, il prof. Eco le im"pasta"
da wikipedia. Di anitisemitismo si parla troppo a sproposito, a mio modesto avviso, mentre non si notano i fatti preoccupanti. Al Cairo a Tarhir Sq, una corrispondente di Cbs e' stata maltrattata e sessualmente assaltata dalle folle. Il fenomeno e' minuscolo e la signora ha subito molte contusioni ma nessuno stupro (Allah e' misericordioso, per chi sia scordato.)

Volevo solo segnalarvi che

1. la signora in questione e' stata attaccata come "ebrea e figlia di ebrei"

2. in verita', in verita' vi dico e' ebrea quanto Ratzinger, lo so con certezza solo perche' la figlia brava di una famiglia di compaesani, I logan di Durban.

3. domandina: cosa spinge una folla inferocita a bastonare una bionda,con l'insulto "ebrea"?

 

http://www.youtube.com/watch?v=tlt3P4qGX3M

 

per chi voglia i "clips"  il youtube, qui sra vi da elementi

 

 

per leggere vi suggerisco i complotti immaginari

AFRIKA REICH e' molto piu' divertente e piu' corto

Map of Nazi Africa

 

 

AFRIKA REICH e' molto piu' divertente e piu' corto

Verissima la prima, la seconda così così

Afrika Reich - Rilegato: 448 pagine    Editore: Hodder & Stoughton

Il cimitero di praga - Rilegato: 523 pagine    Editore: Bompiani

Per quanto i media non brillino per chiarezza nel riportare il caso, a me era sembrato di capire che stupro ci sia stato: http://www.huffingtonpost.com/asra-q-nomani/a-kick-in-the-gut_b_824141.html

No oso discutere UE sotto alcun aspetto. Da comune lettore ho letto Il nome della Rosa trovandolo abbastanza prevedibile e sontato. il Pendolo non l'ho finito. Ho insistito comprando Baudolino la lettura delle cui prime cento pagine circa ha provocato l'espansione degli zebedei a livello di mongolfiere dopo di che ho smesso. Prima di pensare al Cimitero di Praga passerà tempo e chissà se mai troverò il coraggio.

De Il codice da Vinci mi ha infastidito il collegarlo a fatti presunti storici ed l baccano che ha organizzato la Chiesa che si impiccia soprattutto fuor di luogo. Altrimenti è un normale romanzo di azione. Facendo esercizio di autolesionismo ho anche letto La verità del ghiaccio, volendo vedere come Totò, questo dove voleva arrivare. L'ho visto: davvero in basso.

Secondo me quando si parla di Eco ci sono due effetti

  1. Intellettuale Snob Lezioso
  2. Delusione post "Nome della Rosa"

Sul punto 1 è innegabile che Eco ne abbia tutti i tratti e potete aggiungere attributi a piacere come "lezioso" "di sinistra" etc. Mi sentirei di dire però che, affrontandolo senza preconcetti,ha una onestà intellettuale non comune tra i parolai sinistrorsi perchè parla di cose che conosce, cita le fonti e non l'ho sentito mai dare consigli di politica economica o giudizi sulla gestione delle aziende. Sarà poco, ma è qualcosa.

Sul punto 2 concordo con chi ha sostenuto che quel libro sia stato un "caso" dovuto anche a una serie di circostanze contingenti(ad es in termini di clima ricettivo del pubblico), probabilmente non ripetibili. Secondo me l'autore è capace di una scrittura divertente e scorrevole, ben rappresentata ad es dal Diario Minimo ricordato da Sandro e disseminata un pò in tutti i libri, tuttavia concepisce il romanzo come qualcosa che NON va scritto integralmente con questo stile, per questo ecco l'aggiunta della "componente pallosa". Ad alcuni la parte leggera rende digeribile anche la componente "pallosa" ad altri no.

Su quest'ultimo libro mi sento di aggiungere che in tema di unità d'Italia, da un parolaio-sinistrorso mi sarei aspettato un Magnificat del popolo italiano tutto eroi risorgimentali e amor di patria. Eco, che secono me è molto meno parolaio-sinistrorso degli altri, invece si permette un'irriverenza gradevole e godibile. Sull'incidenza/opportunità della componente pallosa sovrano è il gusto del lettore. Lo spunto di riflessione sulla credulità e sui complotti poi mi pare piuttosto attuale come detto nel post.

caro Massimo ho avuto un'intuizione serio/scherzosa che ti posto, sperando possa essere sviluppata: se fossero stati veramente i fumetti "a corrompere la gioventù" come si è sostenuto per anni? E noi stoltamente, per fare i moderni, non ci abbiamo dato peso?

Tutti a parlare di cattivi maestri, ma se tutto avvenisse fuori dalla scuola, lontano dai libri?

Se tutti i problemi italici di comportamento venissero da lì?

Mi spiego con alcuni esempi.

Travaglio, Boldrin, Brusco.. senso di giustizia fortissimo, senza guardare agli schieramenti politici, anche soli contro tutti. Tutta gente rovinata da Tex Willer! è evidente che il ranger che lotta per i deboli, amico degli indiani è stata una delle loro letture preferite.

L'italiano evasore, i Tanzi o quelli che facevano il vino al metanolo ecc sono cresciuti con Diabolik dove di giorno si fa il criminale si uccide e si ruba poi, la sera, si guarda la tivu con la mogliettina bona, nella villetta, insomma: a rubare non c'è niente di male, è un mestiere come un altro, fesso chi lavora.

Infine l'eroe che con il suo motto "rubare ai poveri per dare ai ricchi" è il guru di questo paese fatto di associazioni di categoria che tutelano gli interessi di avvocati, notai, giornalisti, taxisti insomma di tutti tranne che dei semplici cittadini. Dove, se vai alla scuola pubblica, ti devi portare da casa la carta igienica ma, se vai alla scuola privata, ti danno gli aiuti statali: l'immenso Superciuk!

Tralascio per carità di patria Paolino Paperino che, nella versione italiana, è un cialtrone disoccupato che aspetta di esser mantenuto dallo zio e dalla di lui "cassa"(del mezzogiorno?)

Ti prego non mi dare questo deja vu': lo sai che all'epoca, per la pubblicazione di Diabolik, ci fu anche una interrogazione parlamentare sulle sorelle Giussani?

Diabolik e' la trasposizione del feuilleton ottocentesco...

 

Secondo me il problema e' dei videogiochi :)

Naturalmente è tutto detto in tono scherzoso.

Adesso in Inghilterra stanno facendo polemiche perchè un videogioco della Wii (consentito dai 12 anni) permette di giocare al gioco della mela e di darsi sculacciate! Dove finiremo di questo passo? Al gioco della bottiglia?

Tu sì che hai capito tutto: mi convinco sempre più che devi essere un mio alterego (vedi commento più su ;)

Io non sottovaluterei il fatto che Zio Paperone, notoriamente, soleva "frodare il fisco"(ho messo le virgolette perchè in prima media ricevetti un encomio per il lessico forbito di questa espressione letta su topolino, erano decisamente altri tempi.)

Per non parlare ovviamente di Cattivik e Ratman... 

Volendo essere per un momento seri, sulla censura consiglio l'albo di Dylan Dog n.69 "Caccia alle Streghe"

L'influsso negativo di Ratman sugli italiani è stato talmente potente che ha avuto effetti retroattivi: chiaramente a lui, alla sua convinzione di essere un grande supereroe quando è solo un inetto, ci siamo ispirati per la nostra politica estera dai tempi della disfatta di Adua!

Proseguendo con gli esempi di gioventù traviata dai fumetti: l'ampio elettorato femminile di BS non sarà composto da donne cresciute leggendo della gallina Marta innamorata del Lupo Alberto ?

PS

Con questa cosa dell'alterego mi hai messo più curiosità che tutte le presentazioni del libro messe insieme. Credo proprio che proverò a leggerlo. ;-)

PPS

Ottimo consiglio il Dylan Dog in questione

Con questa cosa dell'alterego mi hai messo più curiosità che tutte le presentazioni del libro messe insieme. Credo proprio che proverò a leggerlo. ;-)

Sono un genio del marketing pagato dal perfido intellettuale baffuto (ormai non più barbuto)e complottista.

commento riposizionato (cancellare pure)

 

Vi leggo sempre, ma raramente ho il tempo di intervenire. In questo caso, comunque, non ho resistito ed ecco qualche appunto su Eco...

1) innanzitutto una cosa che mi ha sempre fatto sorridere. Eco è conosciuto, in Italia, soprattutto come romanziare e intellettuale impegnato ed è praticamente sconosciuto per quella che è, in realtà, la sua vera grandezza, ossia tutto il lavoro di teorico e studioso di semiotica (cioè: scienza dei segni. In termini più comuni: studio dei linguaggi - dalle lingue naturali ai linguaggi pittorici, gestuali eccetera; dei modi di significazione - semantica, per intenderci; "scienza" che studia i testi, la loro interpretazione, la loro struttura...). E in questo campo, fidatevi, è davvero un autore con cui chiunque deve confrontarsi.

2) l'Eco romanziere è quindi e innanzitutto una persona che conosce nel dettaglio ogni "segreto" del testo. Questo non significa che sia, automaticamente, un grandissimo scrittore. Personalmente, posso dire che mi piace, ma al contempo lo ritengo più un ottimo artigiano che un artista: insomma, gli manca quel qualcosa che altri - i grandissimi della letteratura - hanno... Di più, la butto lì: forse il suo essere innanzittutto uno studioso dei testi diventa poi un limite quando deve svestire questi panni e indossare quelli del romanziere...

3) riguardo al Pendolo: a una certa lettura, per così dire "corretta", il Pendolo dovrebbe essere l'opposto di D.Brown. Infatti fu scritto proprio per screditare tutte le teorie in cui D.Brown invece dimostra di credere. Curiosità storica: il Pendolo fu scritto negli anni in cui Eco a Bologna teneva un corso sulla "semiosi ermetica", che affrontavano, da un punto di vista più rigorosamente semiotico, proprio il problema delle interpretazioni e le "follie" alla D.Brown (per chi fosse interessato, il saggio teorico si può trovare ne "I limiti dell'interpretazione"). E, aggiungo, cosa che farà piacere a molti qua, Eco identificava una forma moderna della semiosi ermetica proprio nel decostruzionismo (soprattutto quello americano dei vari dipartimenti di cultural studies in cui il decostruzionismo era - è? - vangelo).

4) riguardo al Nome della Rosa: vero mistero il suo successo di vendita (anzi, neppure tanto, dato che probabilmente in tanti l'hanno comprato per mettere in biblioteca il libro "difficile" che non si può non avere). Più in generale, i libri di Eco non sono scritti per tutti. Tralasciando l'aspetto di contenuto (in fondo i citati viaggi di Gulliver vengono letti dai bambini come racconti di avventure fantastiche, ma in realtà rappresentano una critica della società - e così lo interpretano lettori più avveduti), sia soprattutto per lo stile che non è facile e non strizza l'occhio al lettore (l'esempio delle liste che Eco ama molto è esemplare e d'altra parte anche Perec sarebbe per tanta gente illeggibile - e infatti non lo legge nessuno).

5) Eco radical-chic, elitario, snob? Mah... sì... forse, ma io dico di no. Soprattutto se penso che da molti critici (quelli di cultura prettamente umanistica, che hanno fatto il classico e concepiscono solo gli studi classici) sin dagli anni Sessanta è stato accusato (orrore!) di cancellare i confini tra cultura alta e cultura bassa, dando ad esempio dignità intellettuale al fumetto...

6) concludo, arrivando al Cimitero di Praga. Non posso che sottoscrivere interamente il post iniziale, aggiungendo che, per certi versi, il romanzo è una variazione sul tema del Pendolo di Foucault. E, allargando lo sguardo, non è altro che insistere su alcuni dei punti fondamentali della sua teoria semiotica: d'altra parte, se crediamo alle sue parole, è stato lo stesso Eco a dire che i suoi romanzi sono un altro modo per affrontare, in maniera meno accademia e rigorosa, alcuni suoi temi di ricerca (anzi, posso dire che se interpretati in questo modo, i suoi romanzi potrebbero risultare anche meno banali e scontati).

Questo dovevo a uno come Eco che considero davvero una delle mie guide intellettuali (innanzitutto e soprattutto in materia di semiotica). Spero che nessuno interpreti le mie parole come critiche "cattive" o peggio come insulti: se così fosse, me ne scuso anticipatamente. Ognuno, ovviamente, è libero (fino a un certo punto, ma non perdiamoci troppo) di leggere i romanzi come può o come vuole. E nessuno pretende che tutti debbano essere lettori esperti e non "ingenui".

Le tue affermazioni mi incuriosiscono.

Ho letto Eco on, on and off, da Apocalittici ed Integrati (scoperto al liceo, quando girava da qualche anno) al Trattato di Semiotica (che credo sia addirittura qui con me a St. Louis, nella biblioteca al piano di sotto) sino proprio a Kant and the Platypus che, per caso, beccai appena uscito e mi divertì. I romanzi ci ho provato, ma fanno francamente solo noia e sono di una banalità scoraggiante.

Mi è semre sembrato una persona erudita, anzi eruditissima, con una memoria prodigiosa ed una chiara facilità nello scrivere frasi contorte ma allo stesso tempo leggibili e spesso eleganti. Ironico e distaccato, anche se (spesso e recentemente sempre troppo spesso) il vezzo di fare l'elitario senza che nessuno glielo chieda appare eccome ... but who am I to preach against elitism and intellectual arrogance? Mi è anche sempre sembrato uno molto attento alle mode intellettuali fuori d'Italia, capace di anticiparle ed importarle prima ancora che esplodessero anche nei paesi d'origine (Francia per lungo tempo, poi USA), onestamente curioso, mentalmente elastico, capace di associazioni anche ardite ed a volte sorprendenti. Insomma, un eccellente professore universitario e divulgatore con, in aggiunta, una versatilità nello scrivere che non poteva non renderlo, come lo rese, una celebrità letteraria fra le masse coltemanontroppo del mondo globalizzato.

Ma due cose, o tre, Umberto Eco non mi è mai sembrato:

- non mi è mai sembrato un filosofo creativo, ossia in grado di dare contributi propri alla conoscenza filosofica;

- non mi è mai sembrato un linguista cr,eativo ossai capace di dare contributi propri ed originali alla linguistica;

- e, ma questo mi è inevitabilmente soggettivo, non mi è mai sembrato uno scrittore creativo ma semplicemente un'eruditissima ed overstreched eterna variante sull'ultimo Italo Calvino.

Ora, lasciamo stare la letteratura e concentriamoci su filosofia e linguistica di cui capisco, seppur da dilettante, forse qualcosina. Tu sembri avere un'idea precisa di quali siano stati i suoi contributi originali mentre io, anche riflettendo ora sui sei o sette testi tecnici di Eco che il tuo commento mi ha fatto ricordare d'avere al piano di sotto, non riesco a farmene in mente uno, o forse al più uno, la nozione di "idioletto" ... ma è un po' pochino, non ti pare? Insomma, dove sono i suoi contributi, le sue idee nuove? Ha raccontato, rimaneggiato, rivoltato ed anche a volte ampliato (molte di più sgonfiato, che va ancora meglio) idee ed intuizioni e contributi di altri? Senza dubbio alcuno. L'ha fatto in modo eccellente? Assolutamente.

Ma per essere, non dico grande ma visibile, occorre essersi inventati qualcosa di proprio. Cosa si è inventato Umberto Eco che sia rilevante ed originale allo stesso tempo?

P.S. Mi viene anche da chiederti cosa ci sia di letterariamente "profondo" nel pendolo o nel cimitero. Ma mi rendo conto che richieda forse troppo tempo, quindi fa nulla.

Caro Michele, andando per punti:

- il contributo filosofico di Eco - vero - è minimo, per non dire assente. Sostanzialmente nulla di nuovo: si muove tra Kant e un realismo moderato, ma finita lì. I presupposti filosofici della sua semiotica sono questi, ma, a onor del vero, non credo che si senta un filosofo nel senso classico del termine.

- riguardo al contributo semiotico, invece, posso dirti che qua invece di sicuro c'è parecchio. Ora, la linguistica è (sarebbe) una delle parti della semiotica, però, ha seguito linee di sviluppo in parte indipendenti. E quindi è verosimile che a un appassionato di linguistica come te non risultano grossi contributi di Eco alla disciplina. Aggiungici il fatto che Eco stesso, in realtà, di linguistica vera e propria non si è occupato molto (e in quel poco non ricordo neppure io molto di originale) e comprendi che i tuoi dubbi sulla sua originalità in quanto linguista sono perfettamente legittimati. Insomma, abbiamo ragione tutti e due, tieni però presente che semiotica e linguistica  sono campi vicini, ma non coincidenti.
Mi limito comunque un po' all'essenziale per quel che riguarda il suo contributo propriamente semiotico: se attualmente esistono due filoni semiotici e se uno è quello generativo, l'altro, quella interpretativo, è stato fondato proprio da Eco (cosa riconosciuta da tutti, anche da chi appartiene al filone avverso). Ovviamente, non si è inventato dal nulla, ma si è basato in parte sulla semiotica di Charles Peirce e in parte su quella di Morris, tuttavia se ne è anche distaccato, criticando ripetutamente diversi punti fondamentali dei due "maestri" (e ovviamente accettandone parecchi altri).
Nello specifico, poi posso dire che a Eco sono attribuibili concetti come i seguenti (tra parentesi una velocissima spiegazione, giusto per capire di che diavolo si parla): AUTORE E LETTORE MODELLO (che non sono il lettore e l'autore empirici e in carne e ossa, bensì dei meccanismi interni al testo per come è stato creato: es. se tu, su uno stesso argomento, scrivi un saggio accademico o un articolo per il Fatto scrivi sapendo che ti rivolgi a pubblici diversi e scrivi in modi diversi - il pubblico a cui ti rivolgi e l'idea che ne hai mentre scrivi è il lettore modello e il modo in cui scrivi gli articoli è l'autore modello), CRITICA DELL'ICONISMO INGENUO (si riteneva ad esempio che il disegno di un uomo dipendesse da una specie di dipendenza del disegno dall'uomo in carne e ossa, il che è vero, ma in maniera molto parziale e "rozza"), interpretazione di un testo come di un MONDO POSSIBILE (la nozione è presa di peso dalla logica contemporanea, però si è dimostrata molto feconda nell'analisi dei romanzi).

Inoltre, e soprattutto due cose. Innanzitutto, Eco ha valorizzato il ruolo del lettore di un testo/destinatario di un messaggio (concetto di INTEPRETAZIONE, donde il nome della sua semiotica): prima invece si considerava il lettore o il destinatario come figure passive, quasi delle scatole vuote da riempire con il significato che l'emittente del messaggio aveva deciso di trasmettere. Secondo, il problema del SIGNIFICATO. Con lo strutturalismo (e prima dello strutturalismo), si riteneva che il significato di una parola fosse più o meno la sua definizione dizionariale o comunque una definizione che riducesse la parola a pochissimi e limitati elementi di base (es. bue: maschio + bovino + adulto). Eco invece pensa a un modello semantico a istruzioni enciclopediche. In pratica, la comprensione di una parola è un processo molto più complesso: è legato all'attivazione di porzioni della cultura e delle conoscenze di ognuno di noi e dipende in parte anche dal contesto in cui quella parola si trova. La parola, per così dire, propone a chi l'ascolta delle particolari istruzioni secondo cui usarla o interpretarla (ad esempio, la parola "valore" mi dice: se mi ascolti durante una lezione di economia interpretami così e così, se mi pronuncia un medico leggendo i tuoi esami del sangue, invece, mi interpreterai cosà..).

Questo è per stare un po' all'essenziale. Poi ovviamente sono lecite anche altre opinioni: sia perchè la semiotica, che come disciplina autonoma è recente, in realtà è praticata da secoli, per non dire millenni, solo che prima era semplicemente una parte indistinta della filosofia, sia perchè il territorio su cui si muove la semiotica è molto (troppo) vasto e quindi è facile "accusare" un autore di non non aver rivoluzionato la disciplina (quando magari ha soltanto rivoluzionato una parte della disciplina). Per farti un nome, Cimmati, che si muove tra semiotica e biologia e scienze cognitive, ha scritto che la semiotica italiana (e quindi anche Eco), nei suoi tratti fondamentali, ha aggiunto ben poco di originale (il che in parte è vero e probabilmente lo è solo per i problemi che Cimmati affronta nei suoi studi e sui quali il debito di Eco con Peirce in effetti è di un certo peso).

eco profonda

palma 4/3/2011 - 20:20

non ne vedo di Eco, [frase intera ECO PROFONDA NON NE VEDO ECO{UMBERTO}] ma non frequento lo stesso milieu.

Ha mai considerato il volumetto facile di anabasi del dr. Sperber?

Mi sembra sia utile assai a dissipar le nebbie che escono dalle Langhe...

Caro Mauro, grazie dei chiarimenti che ci permettono di fare progressi notevoli.

Anzitutto, abbiamo già spacciato via il mito che molti hanno di Eco, ossia che sia un grande filosofo. Non è, è solo un erudito che ha contribuito zero alla ricerca filosofica. Bene.

Abbiamo anche eliminato l'idea che sia un linguista, nel senso che forse sa di linguistica ma certo non ha mai contribuito uno jota alla ricerca in linguistica.

Infine, sembra abbia contribuito ad un campo che sta al confine fra la critica letteraria, l'antropologia, l'estetica e la sociologia della comunicazione, ossia la semiotica. Evito di esprimermi sulla rilevanza, originalità e solidità empirico/logica dei "findings" che la semiotica ci offre. Partendo dalla pagina di Wikipedia che ho linkato il lettore può farsi un'idea da solo. Noto solo che dei "contributi" di Eco che tu citi - ossia: (1) AUTORE E LETTORE MODELLO, (2) CRITICA DELL'ICONISMO INGENUO (3) MONDO POSSIBILE (4) INTEPRETAZIONE, (5) SIGNIFICATO - siano un po' un overstatement dei contributi del nostro.

Le nozioni e le teorie (giuste o sbagliate che siano, rilevanti o meno che siano) in (1), (2), (3)  e (5) precedono Eco di gran lunga. Possiamo, durante il week end, divertirci a fare citazioni, a partire dal primo strutturalismo, dalla psicologia e dalla teoria della comunicazione, dei lavori in cui questi concetti appaiono e degli autori che li hanno spinti ben prima che Eco cominciasse a parlarne nei suoi testi di divulgazione. Forse (4) è originale, almeno nel campo della semiotica, anche se non ho mai capito cosa voglia dire, operativamente, other than stressing the common sense fact that readers are not tabulae rasae but systems of thoughts and accumulated knowledge, hence they will filter whatever signal you send them through such pre-existing "knowledge of the world". Questo è l'unico senso che riuscii a trovarci quando lessi i suoi (prolissi assai) scritti sul tema. Siccome al tempo, giovin studente di economia entusiasmato dall'econometria, avevo scoperto la statistica e, grazie alle parole di Domenico Sartore, avevo scoperto quella bayesiana (on the way to De Finetti) mi resi conto che Eco aveva tradotto per chi si interessa di estetica il teorema di Bayes. Il che non è che non sia stato utile, per carità, ma ne conferma la funzione ed il ruolo: un divulgatore. Come, con una certa sottigliezza, sottolineano gli estensori della pagina di Wikipedia che ho linkato prima. Che, ti giuro, non ho scritto io e ho letto per la prima volta oggi, per fornire ai lettori che non conoscessero la semiotica, un punto di partenza "divulgativo".

Insomma, un grande erudito ed un eccellente divulgatore. Molto fortunato e molto popolare senza dubbio. Ma non certo un grande del pensiero filosofico, linguistico o anche "semiologico" mondiale. Not at all. Il che, sia chiaro, nel panoramo intellettuale italiano non è niente male, visto l'abbondare di plagiari puri e duri: Zamagni, Galimberti, Brunetta ...

Scusa Mauro ma, riassumendo, il senso del tuo intervento mi sembra il seguente:

"Attenzione! Eco è uno dei massimi esperti mondiali di semiotica ed i suoi romanzi si prestano a più livelli di lettura!"

Non mi sembra che nessuno abbia fatto contestazioni su Eco semiologo. Il mio punto, e direi anche quello di altri, è semplicemente:

"(alcun)i romanzi di Eco son pallosi"

Si giudica il romanziere, giudizio quanto mai opinabile e personale, ma il fatto che Eco sia un grande semiologo nulla vi ha a che fare: puoi benissimo essere un grande esperto di semiotica e non saper scrivere romanzi.

Dici che i romanzi si prestano a più livelli di lettura? Nessuno l'ha messo in dubbio. L'esempio di Swift non è casuale: Gulliver puoi leggerlo come un libro di fiabe, oppure goderti la satira sociale. La prima parte "la godibilità di lettura" in Eco è solitamente carente.

Insomma si discutono le capacità di Eco romanziere, non altro.

Parentesi sul punto 5:

Sul fatto che Eco sia snob, e anche un po' pieno di sè (lo sentito sostenere di aver avuto per primo l'intuizione dell'iPod) personalmente non nutro dubbio alcuno. A volte questo atteggiamento traspare nei suoi romanzi, ma questo non è un difetto in sè, quando è voluto, quando è involontario forse sì (e credo questo sia il caso di Eco).

Comunque la tua obiezione è pertinente. Hai perfettamente ragione: Eco ha sicuramente contribuito ad abbattere i pregiudizi tra cultura "alta" e "bassa". Opera oltremodo meritoria, e non semplice, dato che il paese dove operava era l'Italia e non la Francia o i paesi anglosassoni (meno "paludati").

Riconosciutogli questo merito, devo purtroppo dire, ancora, che questa attitudine non traspare dai romanzi, se non per l'idea stessa di esprimersi con quel mezzo letterario (cioè una forma di intrattenimento "popolare" rispetto al saggio).

 

Eco ha sicuramente contribuito ad abbattere i pregiudizi tra cultura "alta" e "bassa". Opera oltremodo meritoria,

Ex-cuze me? Ma parli sul serio?

Well (raspino di soggezione :-))...ai tempi ero piccino ma, mi sembra di aver capito, che verso forme di espressione come il fumetto o la televisione vi fossero dei pregiudizi da parte del mondo accademico. Credo Eco sia stato uno dei primi intellettuali italiani a farne oggetti di saggi ed analisi.

Intendevo dir questo.

Poi, ad esempio, io non sono per niente d'accordo con le tesi di "Fenomenologia di Mike Bongiorno", ma Eco ha il merito di esser stato il primo intellettuale a capire che un fenomeno come quello meritava approfondimenti, pur essendo "televisivo".  

Well (raspino di soggezione :-))...ai tempi ero piccino ma, mi sembra di aver capito, che verso forme di espressione come il fumetto o la televisione vi fossero dei pregiudizi da parte del mondo accademico. Credo Eco sia stato uno dei primi intellettuali italiani a farne oggetti di saggi ed analisi.

Nessuna soggezione è giustificata. Si scrive per apprendere. Ora capisco meglio cosa intendi (avevo frainteso).

Certo, i fumetti e la televisione si possono studiare, con gli strumenti adatti, nello stesso modo in cui si studiano il cinema ed i romanzi ... o le rane. Non credo, però, che questa sia un'idea venuta a Eco, per, primo, no? Well, forse in Italia e forse fra i "letterati" italiani, sì. Basta muoversi un pelino dai letterati e trovi, tanto per dire, personaggi come Gillo Dorfles, che queste cose le avevano percepite da un pezzo. Ma, appunto, lui imitava McLuhan o Goffman, tanto per dire, o Barthes per restare nell'amata Francia. Insomma, un divulgatore sveglio. Al contrario di altri leggeva e seguiva ciò che accadeva all'estero e lo importava.

Grazie Mauro per le precisazioni che sono preziose per me che arrivo da lontano... Non devi preoccuparti di essere frainteso nel tuo pensiero espresso che non c'è rischio. In effetti, restituisci un pò di  giusta dimensione al vs professore Italiano che apprezzo per la dimensione didattica contenuta nei suoi saggi (i romanzi, tutti, fanno poco per me, ma solo per questione di gusto personale).

Cosa c'è di più entusiasmante per uno studente di partecipare (non ascolare e basta) ad una prestazione accademica di alto livello? Ho dovuto aspettare di andare all'università (quasi) per capire a cosa serve la scuola, fin li solo noia e svoglia.

Non ci vuole la polemica sulla dimensione "commerciale" della sua carriera, ne sulla parte politica, invece è rendere onore alla sua intelligenzia l'esame del suo percorso scientifico. Avete un bel personaggio in Italia, non cercate di sminuirne lo spessore con futili argomenti. Apprezzate con leggerezza e spensieratezza. Non è l'unica voce valida nel paesaggio, chiaro, ma una delle tanti si.

 

cienza dei segni. In termini più comuni: studio dei linguaggi - dalle lingue naturali ai linguaggi pittorici, gestuali eccetera; dei modi di significazione - semantica, per intenderci; "scienza" che studia i testi, la loro interpretazione, la loro struttura...).

Scienza???

Re: Semiotica

Olivier 4/3/2011 - 14:26

affirmativo: è una scienza a tutti gli effetti. Esistono dei protocolli di ricerca e numerosi studi hanno portato nel mondo dell'educazione a cambiare radicalmente il sistema di insegnamento. Chiaro, se si prende come mnetro solo la TV si fa fatica a capire dove sia il beneficio di tale scienza, am come lo dimostrano i vs post, è proprio li il problema. Si è passato dalla semiotica a la scimiotica, con buona pace dei maestri (un ictus a cranio dalla delusione, non glielo leva nessuno).

Mi scuso se scopro altari e altarini, ma il titolo di scienza e' eternamente abusato.

Non vi e' alcuna scienza dei segni, vi sono infinite chiacchere che mettono in risalto come gli occhiali da sole siano un "segno" di destra e le scarpe da deserto siano un "segno" di sinistra.

Il contenuto e' dubbio quanto le impenetrabili nozioni di quadrato della semiotica

 

 

 

 

e relata cianfrusaglia.

Il parere e' altamente personale e non invita nessuno a discutere.

Dobbiamo la scoperta del quadrato a Greimas, considerato dai cultori del culto assieme a Peirce lo scopritore delal semiotica.

Sul tema della scoperte filosofiche di Eco suggerisco la seguente lettura, facile e corta,

 

 

http://disputatio.com/articles/008-4.pdf

 

Sul tema della scoperte filosofiche di Eco suggerisco la seguente lettura, facile e corta,

 

 

http://disputatio.com/articles/008-4.pdf

 

Letto: non corta e non facilissima per un non specialista scettico che va di fretta. Ma ottima per confermare tutti i miei dubbi

Sull'Eco semiologo non posso proprio esprimere un giudizio, ma in generale io trovo i suoi romanzi estremamente godibili (con forse l'eccezione dell'Isola del giorno prima che un po' pallosetta lo e'). In particolare Il nome della rosa, che lessi da liceale, e l'ottimo Baudolino, letto in tempi piu' adulti. Ma anche il cimitero di Praga mi ha ricompensato del prezzo d'acquisto e del tempo di lettura.

Nel genere romanzo d'intrattenimento/foulleitton/avventura/best seller/romanzo storico e' uno dei miei autori preferiti. A pensarci bene, lo apprezzo sia per la buona scrittura sia per la capacita' di imbastire trame e ambientazioni credibili, per lo meno ai miei occhi. Io a questo genere di romenzi chiedo evasione, ovvero di essere trasportato, per il tempo della lettura, in un altrove sufficientemente realistico e interessante. Dan Brown l'ho solo sfogliato in un aereoporto attendendo un volo in ritardo, ma - pessima scrittura a parte - e' evidente che le sue trame deformino lo spazio, il tempo e la logica tutta in un modo assolutamente incredibile per chiunque abbia piu' di dodici anni. Protagonista di Angeli e demoni, ad esempio, e' una dottoressa che "studiando i banchi di pesci ha dimostrato che Einstein aveva torto". Si, probabilmente quel giorno che a tavola espresse un parere poco lusinghiero sulla frittura di paranza.

E visto che a me piaccioni i romanzi pallosi e che se ne parlava qua sopra, mi tocca pure spezzare una lancia a favore di Neal Stephenson e del suo bellissimo Ciclo barocco, probabilmente la cosa migliore nel suo genere che ho letto negli ultimi anni (con forse un eccesso di gigioneggiamento nell'ultima cinquantina di pagine). La capacita' di documentarsi di Stephenson e' sicuramente molto al di sopra della media dei suoi colleghi e, ad esempio, la sua descrizione degli esordi della Royal Society e' contemporaneamente irresistibile e realistica. Consigliatissimo, ma si trova solo in inglese.

Il problema dei libri di Dan Brown e' che sono stati fortemente ispirati da alcune inchieste (abbastanza ridicole) di alcuni giornalisti inglesi negli anni 70. A casa, per uno strano caso, ho anche il libro originale dei suddetti, una cosa che in confronto DB e' Shakespeare.

Su Stephenson, il Ciclo Barocco, per quanto godibile (ed a riguardo ho i miei dubbi, ma son gusti, per cui "un ci si sputa"), non e' certo quello il suo lavoro migliore. Il suo "Snow Crash" e' un romanzo visionario, sebbene immaturo, ma uno dei cardini del genere (successivamente chiamato) cyberpunk. Introduce (mi pare sia del 92) concetti come la nuvola (si chiama cosi' in italiano the cloud?) e applicazioni come google earth... Poi "Cryptonomicon" e l'ultimo "Anathem" sono notevoli. Tutti e tre questi hanno un pregio non da poco: in essi NS parla di cose che capisce molto bene - viene dal mondo dell'informatica, e a proposito, molto godibile e' "In the beginning was the command line", per quanto datatissimo, oggigiorno. Comunque, Francesco, buona idea l'accostamento NS-UE, non ci avevo pensato.

una cosa che in confronto DB e' Shakespeare

Mi viene molto difficile immaginare come si possa scrivere peggio di Dan Brown, ma mi fidero'. Comunque suggerisco a tutti questa sinossi del Da Vinci Code.

Su Stephenson ci si sta addentrando nel degustibus. Ho apprezzato anche Cryptonomicon, soprattutto nella parte WWII, mentre per ora sia Snow Crash che Anathem giacciono abbandonati dopo poche pagine sul mio comodino. Sara' che il cyberpunk (e l'informatica) mi lasciano piuttosto freddino.

Pero' mi incuriosisce questa tua affermazione

in essi NS parla di cose che capisce molto bene

Proprio conoscendo le sue origini culturali, ho trovato sorprendente la capacita' di documentazione su altri temi di NS. Leggendo il Ciclo barocco o la parte relativa alla WWII in Cryptonomicon sono rimasto assolutamente catturato dalle sue ricostruzioni, senza mai avere l'impressione di imbattermi in contraddizioni o imprecisioni evidenti (salvo che nelle ultime pagine di System of the World, ma li' NS si e' volutamente lasciato prendere la mano dall'amore per i suoi personaggi). Tu hai invece avuto l'impressione che NS parlasse di qualcosa che non conosceva sufficientemente a fondo?

Mi viene molto difficile immaginare come si possa scrivere peggio di Dan Brown

Mi sono espresso male, chiedo scusa. Il libro che ho in mente e' questa. Quello che trovo allucinante e' che gli autori del testo (che e' molto divertente da leggere per il suo surrealismo non voluto, ma e' scritto malino assai) credevano veramente alle cose che hanno scritto.

Tu hai invece avuto l'impressione che NS parlasse di qualcosa che non conosceva sufficientemente a fondo?

No, ho avuto l'impressione che NS parlasse di qualcosa che non capiva sufficientemente a fondo. Potrei sbagliarmi, chiaramente, ed alla fine della giostra anche questo mio giudizio rientra nei gustibus di cui sopra.

suggerisco a tutti questa sinossi del Da Vinci Code.

E che contiene? Il filtro della federal reserve bank of st louis, da uno degli uffici della quale ho provato a collegarmi, m'ha risposto:

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Appena vado a casa la guardo!

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