Vecchi complotti sempre attuali

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La firma di Eco è una garanzia di fedeltà maniacale nella ricostruzione storica, ironia sottile e quando ci racconta il passato propone delle interessanti chiavi di lettura per il presente. Il suo sesto romanzo non delude sotto nessuno di questi profili.

 

All'approssimarsi dei 150 anni dall'unità d'Italia, Eco si prende il gusto di sfrondare il racconto storico dell'aura romantica che caratterizza generalmente i testi scolastici:

 

 

(..) vi pare che mille persone messe insieme alla rinfusa e armate alla bell'è meglio arrivano a Marsala e sbarcano senza perdere neppure un uomo? Perchè le navi borboniche, ed è la seconda marina d'Europa dopo quella inglese, hanno tirato a casaccio senza colpire nessuno?

(...) che gli stessi mille scalzacani, più qualche centinaio di picciotti spinti a calci nel sedere da alcuni possidenti che volevano farsi belli con l'occupante, messi di fronte ad uno degli eserciti meglio addestrati del mondo (...) hanno messo in fuga venticinquemila uomini, anche se se ne sono visti in giro solo qualche migliaio e gli altri erano tenuti nelle caserme?

(..) Garibaldi aveva rinforzato le sue bande con tremila e cinquecento barabba raccolti tra la delinquenza siciliana, ma il Lanza disponeva di circa sedicimila uomini, dico sedicimila.

(..) noi diciamo che questi garibaldini che stanno per diventare nostri soldati e ufficiali, erano una masnada di mascalzoni, per lo più stranieri, che hanno depredato la Sicilia? Che Garibaldi non è il purissimo eroe a cui tutta l'Italia sarà riconoscente, ma un avventuriero che ha vinto un nemico fasullo comperandolo? E che sino all'ultimo ha complottato con il Mazzini per fare dell'Italia una repubblica? Che Nino Bixio andava per l'isola fucilando i liberali e massacrando pastori e contadini?

 

Tuttavia il cuore del libro è la genesi romanzata del testo complottistico per antonomasia, i protocolli dei savi di sion che l'autore utilizza per raccontarci alcuni tratti universali dell'animo umano

 

Io ho sempre conosciuto persone che temevano il complotto di qualche nemico occulto, gli ebrei per il nonno, i massoni per i gesuiti, i gesuiti per mio padre garibaldino, i carbonari per i re di mezza Europa (...) Ecco un forma da riempire a piacere, a ciascuno il suo complotto.

Dumas, era davvero profondo conoscitore dell'animo umano. A cosa aspira ciascuno, e tanto più  quanto più sventurato e poco amato dalla fortuna? Al denaro, e conquistato senza fatica,al potere (quale voluttà nel comandare un tuo simile e umiliarlo) e alla vendetta per ogni torto subito (..)

Ma si chiede ciascuno perchè io sono sfavorito dalla fortuna, perchè mi sono stati negati favori concessi ad altri meno meritevoli di me? (..) Poiché nessuno pensa che le sue sventure possano essere attribuite ad una sua pochezza, ecco che dovrà individuare un colpevole. Dumas offre alla frustrazione di tutti (ai singoli come ai popoli) la spiegazione del loro fallimento. E' stato qualcun altro, riunito sul monte del Tuono, a progettare la tua rovina...

A pensarci bene, poi, Dumas non aveva inventato nulla, aveva solo dato forma di narrazione a quanto, secondo il nonno aveva sveltato l'abate Barruel. Questo già mi suggeriva che, a vendere in qualche modo la rivelazione di un complotto, non dovevo provvedere all'acquirente niente di originale, bensì esplicitare quello che o aveva già appreso o avrebbe potuto apprendere più facilmente per altre vie. La gente crede solo a quello che sa già, e questa era la bellezza della forma universale del complotto.

 

Vi ricorda qualcosa? Il complotto dei giudici? La minaccia dei comunisti? Gli immigrati che rubano il lavoro? La concorrenza cinese? La crisi finanziaria? Continuate pure a piacere.

Il libro è stato accusato di antisemitismo e di irriverenza nei confronti del cattolicesimo, che dire? Sarebbe come sostenere che il collettivo nfA è fautore del modello superfisso perchè più volte ne ha parlato sul suo blog...

Divertente, storicamente attendibile e utile per capire parecchie cose che ci succedono intorno.

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Commenti

Ci sono 59 commenti

A me non è piaciuto. A parte la mania di Eco per le liste (e se ne trovano anche troppe in questo libro) il libro mi sembra solo l'interpunzione ad alcuni fatti noti, ovvero che "I protocolli dei savi di Sion" sono un falso maturato negli ambienti antisemiti europei e pubblicati con una falsa vernice nella Russia zarista.

Anche la ricostruzione dei mille e dell'affondamento della nave di Ippolito Nievo mi è sembrato monco: il solito gusto per il retroscena, molto italiano-barocco, molto descrittivo dei personaggi, poco del contesto generale.

Nulla a che vedere con "Il nome della Rosa" e il "Pendolo di Foucault", autentici gioielli. Oddio, non sono nessuno per stroncare Eco, il libro è una buona compagnia, si lascia anche leggere, ma non mi è sembrato un capolavoro, anzi.

 

A me non è piaciuto. A parte la mania di Eco per le liste (e se ne trovano anche troppe in questo libro)

 

Questa mania mi pare gli derivi dall'ammirazione che ha per Georges Perec. Se ami le liste prova a leggere "La vita istruzioni per l'uso"!

Concordo con Marco: è una palla mortale. Carico di buone intenzioni, ma lungo uno sproposito: 400 pagine in meno gli avrebbero fatto bene, parecchio bene.

Ma perche' vi fate ancora fregare? UE ha scritto un libro passabile (e anche su quello ci sarebbe da dire, secondo me ha fatto danni, ha creato un genere che ha portato a Da Vinci Code...) e poi una lunga serie di tomi pallosi.

A caval donato non si guarda in bocca... mi è arrivato per il mio compleanno.

Però non sono d'accordo sulla direttrice Pendolo-Da Vinci, il Pendolo è tutt'un altro livello letterario, Da Vinci è un libretto che colleziona cose già dette da altri e le unisce in un action-book.

Diciamo che per leggere il Pendolo devi avere un minimo di preparazione, Da Vinci lo legge anche la sciampista (senza peraltro capirci un piffero).

d'accordissimo con tutti voi.

per me trattasi di vuota erudizione autocompiaciuta. I tempi de "il nome della rosa" ma anche de "il pendolo di focault" sono molto lontani. Ormai Eco è un pedante narratore per salotti di pseudo-intellettuali (vedi l'infedele di lerner) o per i fan disposti acriticamente a perdonargli ogni cosa.

Ecco come vivere di rendita dopo un ottimo esordio

Concordo. Ho  trovato il nome della rosa abbastanza prevedibile e noioso - e certo storicamente non particolarmente accurato. Gli altri non li ho letti (pour cause) e quindi non mi pronuncio. Dalle citazioni che Famularo riporta il livello di accuratezza storica mi sembra crollato a zero. Spero siano sono non rappresentative - ma in genere gli storici seri non credono ai complotti (a differenza dei dilettanti come Eco*)

* PS prima che qualcuno  mi obietti che è professore universitario, ricordo che si laureò in Filosofia Medioevale e pubblicò la sua tesi di laurea su Tommaso d'Aquino nel lontano 1956.

Andrea, una curiosità. Vedo che qua tutti interpretano il ''libro passabile'' come Il Nome della Rosa. Io lo avevo interpretato come ''Diario Minimo'', che secondo me è molto divertente e ben fatto (oltre che molto antecedente il ''Nome della Rosa''). Tu cosa avevi in mente?

 

Non capisco sinceramente dove sia la fregatura: legittimo che il suo stile possa non piacere, però è innegabile che anche quando scrive in stato confusionale, solo con il pollice su un iphone sta un paio di spanne abbondanti sopra la qualità media degli scritti che si trovano in libreria in Italia (sul resto del mondo non mi azzardo, ma ipotizzo che stia comunque sopra la media). Considerando anche che scrive libri  lunghi direi che il prezzo di copertina è giustificato ;)

A parte gli scherzi come libro che ha creato un genere ti riferivi al pendolo? Hai generato un pò di dibattito.

 

400 pagine in meno gli avrebbero fatto bene, parecchio bene

 

Gia', ma avete notato che gli autori di best seller scrivono libri ogni volta piu' lunghi del precedente? Ma che, li pagano un tanto a parola come ai tempi di Dumas Père? Io di Neal Stephenson lessi e apprezzai "Snow Crash"; gia' "Cryptonomicon" aveva parecchie parti che a tagliarle non si sarebbe fatto un soldo di danno; arrivato al Ciclo Barocco ho gettato la spugna.

Lessi, e in aereoplano il "nome della rosa" tra gran noia, confesso, perche' per deformazione professionale capii subito la leva archimedea della storia (il mancante libro di aristotele, etc.)

Poi ho abbandonato.

Spezzo una lancia a Perec, non aveva Macintosh e quindi le liste le compilava, il prof. Eco le im"pasta"
da wikipedia. Di anitisemitismo si parla troppo a sproposito, a mio modesto avviso, mentre non si notano i fatti preoccupanti. Al Cairo a Tarhir Sq, una corrispondente di Cbs e' stata maltrattata e sessualmente assaltata dalle folle. Il fenomeno e' minuscolo e la signora ha subito molte contusioni ma nessuno stupro (Allah e' misericordioso, per chi sia scordato.)

Volevo solo segnalarvi che

1. la signora in questione e' stata attaccata come "ebrea e figlia di ebrei"

2. in verita', in verita' vi dico e' ebrea quanto Ratzinger, lo so con certezza solo perche' la figlia brava di una famiglia di compaesani, I logan di Durban.

3. domandina: cosa spinge una folla inferocita a bastonare una bionda,con l'insulto "ebrea"?

 

http://www.youtube.com/watch?v=tlt3P4qGX3M

 

per chi voglia i "clips"  il youtube, qui sra vi da elementi

 

 

per leggere vi suggerisco i complotti immaginari

AFRIKA REICH e' molto piu' divertente e piu' corto

Map of Nazi Africa

 

 

No oso discutere UE sotto alcun aspetto. Da comune lettore ho letto Il nome della Rosa trovandolo abbastanza prevedibile e sontato. il Pendolo non l'ho finito. Ho insistito comprando Baudolino la lettura delle cui prime cento pagine circa ha provocato l'espansione degli zebedei a livello di mongolfiere dopo di che ho smesso. Prima di pensare al Cimitero di Praga passerà tempo e chissà se mai troverò il coraggio.

De Il codice da Vinci mi ha infastidito il collegarlo a fatti presunti storici ed l baccano che ha organizzato la Chiesa che si impiccia soprattutto fuor di luogo. Altrimenti è un normale romanzo di azione. Facendo esercizio di autolesionismo ho anche letto La verità del ghiaccio, volendo vedere come Totò, questo dove voleva arrivare. L'ho visto: davvero in basso.

Secondo me quando si parla di Eco ci sono due effetti

  1. Intellettuale Snob Lezioso
  2. Delusione post "Nome della Rosa"

 

Sul punto 1 è innegabile che Eco ne abbia tutti i tratti e potete aggiungere attributi a piacere come "lezioso" "di sinistra" etc. Mi sentirei di dire però che, affrontandolo senza preconcetti,ha una onestà intellettuale non comune tra i parolai sinistrorsi perchè parla di cose che conosce, cita le fonti e non l'ho sentito mai dare consigli di politica economica o giudizi sulla gestione delle aziende. Sarà poco, ma è qualcosa.

Sul punto 2 concordo con chi ha sostenuto che quel libro sia stato un "caso" dovuto anche a una serie di circostanze contingenti(ad es in termini di clima ricettivo del pubblico), probabilmente non ripetibili. Secondo me l'autore è capace di una scrittura divertente e scorrevole, ben rappresentata ad es dal Diario Minimo ricordato da Sandro e disseminata un pò in tutti i libri, tuttavia concepisce il romanzo come qualcosa che NON va scritto integralmente con questo stile, per questo ecco l'aggiunta della "componente pallosa". Ad alcuni la parte leggera rende digeribile anche la componente "pallosa" ad altri no.

Su quest'ultimo libro mi sento di aggiungere che in tema di unità d'Italia, da un parolaio-sinistrorso mi sarei aspettato un Magnificat del popolo italiano tutto eroi risorgimentali e amor di patria. Eco, che secono me è molto meno parolaio-sinistrorso degli altri, invece si permette un'irriverenza gradevole e godibile. Sull'incidenza/opportunità della componente pallosa sovrano è il gusto del lettore. Lo spunto di riflessione sulla credulità e sui complotti poi mi pare piuttosto attuale come detto nel post.

 

caro Massimo ho avuto un'intuizione serio/scherzosa che ti posto, sperando possa essere sviluppata: se fossero stati veramente i fumetti "a corrompere la gioventù" come si è sostenuto per anni? E noi stoltamente, per fare i moderni, non ci abbiamo dato peso?

Tutti a parlare di cattivi maestri, ma se tutto avvenisse fuori dalla scuola, lontano dai libri?

Se tutti i problemi italici di comportamento venissero da lì?

Mi spiego con alcuni esempi.

Travaglio, Boldrin, Brusco.. senso di giustizia fortissimo, senza guardare agli schieramenti politici, anche soli contro tutti. Tutta gente rovinata da Tex Willer! è evidente che il ranger che lotta per i deboli, amico degli indiani è stata una delle loro letture preferite.

L'italiano evasore, i Tanzi o quelli che facevano il vino al metanolo ecc sono cresciuti con Diabolik dove di giorno si fa il criminale si uccide e si ruba poi, la sera, si guarda la tivu con la mogliettina bona, nella villetta, insomma: a rubare non c'è niente di male, è un mestiere come un altro, fesso chi lavora.

Infine l'eroe che con il suo motto "rubare ai poveri per dare ai ricchi" è il guru di questo paese fatto di associazioni di categoria che tutelano gli interessi di avvocati, notai, giornalisti, taxisti insomma di tutti tranne che dei semplici cittadini. Dove, se vai alla scuola pubblica, ti devi portare da casa la carta igienica ma, se vai alla scuola privata, ti danno gli aiuti statali: l'immenso Superciuk!

Tralascio per carità di patria Paolino Paperino che, nella versione italiana, è un cialtrone disoccupato che aspetta di esser mantenuto dallo zio e dalla di lui "cassa"(del mezzogiorno?)

 

Ti prego non mi dare questo deja vu': lo sai che all'epoca, per la pubblicazione di Diabolik, ci fu anche una interrogazione parlamentare sulle sorelle Giussani?

Diabolik e' la trasposizione del feuilleton ottocentesco...

 

Secondo me il problema e' dei videogiochi :)

 

Tu sì che hai capito tutto: mi convinco sempre più che devi essere un mio alterego (vedi commento più su ;)

Io non sottovaluterei il fatto che Zio Paperone, notoriamente, soleva "frodare il fisco"(ho messo le virgolette perchè in prima media ricevetti un encomio per il lessico forbito di questa espressione letta su topolino, erano decisamente altri tempi.)

Per non parlare ovviamente di Cattivik e Ratman... 

Volendo essere per un momento seri, sulla censura consiglio l'albo di Dylan Dog n.69 "Caccia alle Streghe"

commento riposizionato (cancellare pure)

 

 

Vi leggo sempre, ma raramente ho il tempo di intervenire. In questo caso, comunque, non ho resistito ed ecco qualche appunto su Eco...

1) innanzitutto una cosa che mi ha sempre fatto sorridere. Eco è conosciuto, in Italia, soprattutto come romanziare e intellettuale impegnato ed è praticamente sconosciuto per quella che è, in realtà, la sua vera grandezza, ossia tutto il lavoro di teorico e studioso di semiotica (cioè: scienza dei segni. In termini più comuni: studio dei linguaggi - dalle lingue naturali ai linguaggi pittorici, gestuali eccetera; dei modi di significazione - semantica, per intenderci; "scienza" che studia i testi, la loro interpretazione, la loro struttura...). E in questo campo, fidatevi, è davvero un autore con cui chiunque deve confrontarsi.

2) l'Eco romanziere è quindi e innanzitutto una persona che conosce nel dettaglio ogni "segreto" del testo. Questo non significa che sia, automaticamente, un grandissimo scrittore. Personalmente, posso dire che mi piace, ma al contempo lo ritengo più un ottimo artigiano che un artista: insomma, gli manca quel qualcosa che altri - i grandissimi della letteratura - hanno... Di più, la butto lì: forse il suo essere innanzittutto uno studioso dei testi diventa poi un limite quando deve svestire questi panni e indossare quelli del romanziere...

3) riguardo al Pendolo: a una certa lettura, per così dire "corretta", il Pendolo dovrebbe essere l'opposto di D.Brown. Infatti fu scritto proprio per screditare tutte le teorie in cui D.Brown invece dimostra di credere. Curiosità storica: il Pendolo fu scritto negli anni in cui Eco a Bologna teneva un corso sulla "semiosi ermetica", che affrontavano, da un punto di vista più rigorosamente semiotico, proprio il problema delle interpretazioni e le "follie" alla D.Brown (per chi fosse interessato, il saggio teorico si può trovare ne "I limiti dell'interpretazione"). E, aggiungo, cosa che farà piacere a molti qua, Eco identificava una forma moderna della semiosi ermetica proprio nel decostruzionismo (soprattutto quello americano dei vari dipartimenti di cultural studies in cui il decostruzionismo era - è? - vangelo).

4) riguardo al Nome della Rosa: vero mistero il suo successo di vendita (anzi, neppure tanto, dato che probabilmente in tanti l'hanno comprato per mettere in biblioteca il libro "difficile" che non si può non avere). Più in generale, i libri di Eco non sono scritti per tutti. Tralasciando l'aspetto di contenuto (in fondo i citati viaggi di Gulliver vengono letti dai bambini come racconti di avventure fantastiche, ma in realtà rappresentano una critica della società - e così lo interpretano lettori più avveduti), sia soprattutto per lo stile che non è facile e non strizza l'occhio al lettore (l'esempio delle liste che Eco ama molto è esemplare e d'altra parte anche Perec sarebbe per tanta gente illeggibile - e infatti non lo legge nessuno).

5) Eco radical-chic, elitario, snob? Mah... sì... forse, ma io dico di no. Soprattutto se penso che da molti critici (quelli di cultura prettamente umanistica, che hanno fatto il classico e concepiscono solo gli studi classici) sin dagli anni Sessanta è stato accusato (orrore!) di cancellare i confini tra cultura alta e cultura bassa, dando ad esempio dignità intellettuale al fumetto...

6) concludo, arrivando al Cimitero di Praga. Non posso che sottoscrivere interamente il post iniziale, aggiungendo che, per certi versi, il romanzo è una variazione sul tema del Pendolo di Foucault. E, allargando lo sguardo, non è altro che insistere su alcuni dei punti fondamentali della sua teoria semiotica: d'altra parte, se crediamo alle sue parole, è stato lo stesso Eco a dire che i suoi romanzi sono un altro modo per affrontare, in maniera meno accademia e rigorosa, alcuni suoi temi di ricerca (anzi, posso dire che se interpretati in questo modo, i suoi romanzi potrebbero risultare anche meno banali e scontati).

Questo dovevo a uno come Eco che considero davvero una delle mie guide intellettuali (innanzitutto e soprattutto in materia di semiotica). Spero che nessuno interpreti le mie parole come critiche "cattive" o peggio come insulti: se così fosse, me ne scuso anticipatamente. Ognuno, ovviamente, è libero (fino a un certo punto, ma non perdiamoci troppo) di leggere i romanzi come può o come vuole. E nessuno pretende che tutti debbano essere lettori esperti e non "ingenui".

Le tue affermazioni mi incuriosiscono.

Ho letto Eco on, on and off, da Apocalittici ed Integrati (scoperto al liceo, quando girava da qualche anno) al Trattato di Semiotica (che credo sia addirittura qui con me a St. Louis, nella biblioteca al piano di sotto) sino proprio a Kant and the Platypus che, per caso, beccai appena uscito e mi divertì. I romanzi ci ho provato, ma fanno francamente solo noia e sono di una banalità scoraggiante.

Mi è semre sembrato una persona erudita, anzi eruditissima, con una memoria prodigiosa ed una chiara facilità nello scrivere frasi contorte ma allo stesso tempo leggibili e spesso eleganti. Ironico e distaccato, anche se (spesso e recentemente sempre troppo spesso) il vezzo di fare l'elitario senza che nessuno glielo chieda appare eccome ... but who am I to preach against elitism and intellectual arrogance? Mi è anche sempre sembrato uno molto attento alle mode intellettuali fuori d'Italia, capace di anticiparle ed importarle prima ancora che esplodessero anche nei paesi d'origine (Francia per lungo tempo, poi USA), onestamente curioso, mentalmente elastico, capace di associazioni anche ardite ed a volte sorprendenti. Insomma, un eccellente professore universitario e divulgatore con, in aggiunta, una versatilità nello scrivere che non poteva non renderlo, come lo rese, una celebrità letteraria fra le masse coltemanontroppo del mondo globalizzato.

Ma due cose, o tre, Umberto Eco non mi è mai sembrato:

- non mi è mai sembrato un filosofo creativo, ossia in grado di dare contributi propri alla conoscenza filosofica;

- non mi è mai sembrato un linguista cr,eativo ossai capace di dare contributi propri ed originali alla linguistica;

- e, ma questo mi è inevitabilmente soggettivo, non mi è mai sembrato uno scrittore creativo ma semplicemente un'eruditissima ed overstreched eterna variante sull'ultimo Italo Calvino.

Ora, lasciamo stare la letteratura e concentriamoci su filosofia e linguistica di cui capisco, seppur da dilettante, forse qualcosina. Tu sembri avere un'idea precisa di quali siano stati i suoi contributi originali mentre io, anche riflettendo ora sui sei o sette testi tecnici di Eco che il tuo commento mi ha fatto ricordare d'avere al piano di sotto, non riesco a farmene in mente uno, o forse al più uno, la nozione di "idioletto" ... ma è un po' pochino, non ti pare? Insomma, dove sono i suoi contributi, le sue idee nuove? Ha raccontato, rimaneggiato, rivoltato ed anche a volte ampliato (molte di più sgonfiato, che va ancora meglio) idee ed intuizioni e contributi di altri? Senza dubbio alcuno. L'ha fatto in modo eccellente? Assolutamente.

Ma per essere, non dico grande ma visibile, occorre essersi inventati qualcosa di proprio. Cosa si è inventato Umberto Eco che sia rilevante ed originale allo stesso tempo?

P.S. Mi viene anche da chiederti cosa ci sia di letterariamente "profondo" nel pendolo o nel cimitero. Ma mi rendo conto che richieda forse troppo tempo, quindi fa nulla.

Scusa Mauro ma, riassumendo, il senso del tuo intervento mi sembra il seguente:

"Attenzione! Eco è uno dei massimi esperti mondiali di semiotica ed i suoi romanzi si prestano a più livelli di lettura!"

Non mi sembra che nessuno abbia fatto contestazioni su Eco semiologo. Il mio punto, e direi anche quello di altri, è semplicemente:

"(alcun)i romanzi di Eco son pallosi"

Si giudica il romanziere, giudizio quanto mai opinabile e personale, ma il fatto che Eco sia un grande semiologo nulla vi ha a che fare: puoi benissimo essere un grande esperto di semiotica e non saper scrivere romanzi.

Dici che i romanzi si prestano a più livelli di lettura? Nessuno l'ha messo in dubbio. L'esempio di Swift non è casuale: Gulliver puoi leggerlo come un libro di fiabe, oppure goderti la satira sociale. La prima parte "la godibilità di lettura" in Eco è solitamente carente.

Insomma si discutono le capacità di Eco romanziere, non altro.

Parentesi sul punto 5:

Sul fatto che Eco sia snob, e anche un po' pieno di sè (lo sentito sostenere di aver avuto per primo l'intuizione dell'iPod) personalmente non nutro dubbio alcuno. A volte questo atteggiamento traspare nei suoi romanzi, ma questo non è un difetto in sè, quando è voluto, quando è involontario forse sì (e credo questo sia il caso di Eco).

Comunque la tua obiezione è pertinente. Hai perfettamente ragione: Eco ha sicuramente contribuito ad abbattere i pregiudizi tra cultura "alta" e "bassa". Opera oltremodo meritoria, e non semplice, dato che il paese dove operava era l'Italia e non la Francia o i paesi anglosassoni (meno "paludati").

Riconosciutogli questo merito, devo purtroppo dire, ancora, che questa attitudine non traspare dai romanzi, se non per l'idea stessa di esprimersi con quel mezzo letterario (cioè una forma di intrattenimento "popolare" rispetto al saggio).

 

 

Grazie Mauro per le precisazioni che sono preziose per me che arrivo da lontano... Non devi preoccuparti di essere frainteso nel tuo pensiero espresso che non c'è rischio. In effetti, restituisci un pò di  giusta dimensione al vs professore Italiano che apprezzo per la dimensione didattica contenuta nei suoi saggi (i romanzi, tutti, fanno poco per me, ma solo per questione di gusto personale).

Cosa c'è di più entusiasmante per uno studente di partecipare (non ascolare e basta) ad una prestazione accademica di alto livello? Ho dovuto aspettare di andare all'università (quasi) per capire a cosa serve la scuola, fin li solo noia e svoglia.

Non ci vuole la polemica sulla dimensione "commerciale" della sua carriera, ne sulla parte politica, invece è rendere onore alla sua intelligenzia l'esame del suo percorso scientifico. Avete un bel personaggio in Italia, non cercate di sminuirne lo spessore con futili argomenti. Apprezzate con leggerezza e spensieratezza. Non è l'unica voce valida nel paesaggio, chiaro, ma una delle tanti si.

 

 

cienza dei segni. In termini più comuni: studio dei linguaggi - dalle lingue naturali ai linguaggi pittorici, gestuali eccetera; dei modi di significazione - semantica, per intenderci; "scienza" che studia i testi, la loro interpretazione, la loro struttura...).

 

Scienza???

affirmativo: è una scienza a tutti gli effetti. Esistono dei protocolli di ricerca e numerosi studi hanno portato nel mondo dell'educazione a cambiare radicalmente il sistema di insegnamento. Chiaro, se si prende come mnetro solo la TV si fa fatica a capire dove sia il beneficio di tale scienza, am come lo dimostrano i vs post, è proprio li il problema. Si è passato dalla semiotica a la scimiotica, con buona pace dei maestri (un ictus a cranio dalla delusione, non glielo leva nessuno).

Mi scuso se scopro altari e altarini, ma il titolo di scienza e' eternamente abusato.

Non vi e' alcuna scienza dei segni, vi sono infinite chiacchere che mettono in risalto come gli occhiali da sole siano un "segno" di destra e le scarpe da deserto siano un "segno" di sinistra.

Il contenuto e' dubbio quanto le impenetrabili nozioni di quadrato della semiotica

 

 

 

 

e relata cianfrusaglia.

Il parere e' altamente personale e non invita nessuno a discutere.

Dobbiamo la scoperta del quadrato a Greimas, considerato dai cultori del culto assieme a Peirce lo scopritore delal semiotica.

Sul tema della scoperte filosofiche di Eco suggerisco la seguente lettura, facile e corta,

 

 

http://disputatio.com/articles/008-4.pdf

 

 

Sul tema della scoperte filosofiche di Eco suggerisco la seguente lettura, facile e corta,

 

 

http://disputatio.com/articles/008-4.pdf

 

 

Letto: non corta e non facilissima per un non specialista scettico che va di fretta. Ma ottima per confermare tutti i miei dubbi

Sull'Eco semiologo non posso proprio esprimere un giudizio, ma in generale io trovo i suoi romanzi estremamente godibili (con forse l'eccezione dell'Isola del giorno prima che un po' pallosetta lo e'). In particolare Il nome della rosa, che lessi da liceale, e l'ottimo Baudolino, letto in tempi piu' adulti. Ma anche il cimitero di Praga mi ha ricompensato del prezzo d'acquisto e del tempo di lettura.

Nel genere romanzo d'intrattenimento/foulleitton/avventura/best seller/romanzo storico e' uno dei miei autori preferiti. A pensarci bene, lo apprezzo sia per la buona scrittura sia per la capacita' di imbastire trame e ambientazioni credibili, per lo meno ai miei occhi. Io a questo genere di romenzi chiedo evasione, ovvero di essere trasportato, per il tempo della lettura, in un altrove sufficientemente realistico e interessante. Dan Brown l'ho solo sfogliato in un aereoporto attendendo un volo in ritardo, ma - pessima scrittura a parte - e' evidente che le sue trame deformino lo spazio, il tempo e la logica tutta in un modo assolutamente incredibile per chiunque abbia piu' di dodici anni. Protagonista di Angeli e demoni, ad esempio, e' una dottoressa che "studiando i banchi di pesci ha dimostrato che Einstein aveva torto". Si, probabilmente quel giorno che a tavola espresse un parere poco lusinghiero sulla frittura di paranza.

E visto che a me piaccioni i romanzi pallosi e che se ne parlava qua sopra, mi tocca pure spezzare una lancia a favore di Neal Stephenson e del suo bellissimo Ciclo barocco, probabilmente la cosa migliore nel suo genere che ho letto negli ultimi anni (con forse un eccesso di gigioneggiamento nell'ultima cinquantina di pagine). La capacita' di documentarsi di Stephenson e' sicuramente molto al di sopra della media dei suoi colleghi e, ad esempio, la sua descrizione degli esordi della Royal Society e' contemporaneamente irresistibile e realistica. Consigliatissimo, ma si trova solo in inglese.

Il problema dei libri di Dan Brown e' che sono stati fortemente ispirati da alcune inchieste (abbastanza ridicole) di alcuni giornalisti inglesi negli anni 70. A casa, per uno strano caso, ho anche il libro originale dei suddetti, una cosa che in confronto DB e' Shakespeare.

Su Stephenson, il Ciclo Barocco, per quanto godibile (ed a riguardo ho i miei dubbi, ma son gusti, per cui "un ci si sputa"), non e' certo quello il suo lavoro migliore. Il suo "Snow Crash" e' un romanzo visionario, sebbene immaturo, ma uno dei cardini del genere (successivamente chiamato) cyberpunk. Introduce (mi pare sia del 92) concetti come la nuvola (si chiama cosi' in italiano the cloud?) e applicazioni come google earth... Poi "Cryptonomicon" e l'ultimo "Anathem" sono notevoli. Tutti e tre questi hanno un pregio non da poco: in essi NS parla di cose che capisce molto bene - viene dal mondo dell'informatica, e a proposito, molto godibile e' "In the beginning was the command line", per quanto datatissimo, oggigiorno. Comunque, Francesco, buona idea l'accostamento NS-UE, non ci avevo pensato.