Anonimi compagni, amici che restate ...

30 luglio 2012 sandro brusco e michele boldrin

No, non vi chiediamo di propagar le verità sociali. Vi chiediamo di riflettere. È veramente il PD lo strumento migliore per fermare il declino italiano?

Caro Compagno Che Resta nel PD,

abbiamo discusso parecchio, con te e altri come te, durante il mese che ha preceduto la pubblicazione del manifesto su ''fermare il declino''. La discussione si è svolta sempre su due piani. Il primo piano era quello della discussione concreta sulle cose da fare. Pochi contrasti in questa area: ci dicevi che l'insieme di proposte era, per usare le parole della canzone, ''se non del tutto giusto quasi niente sbagliato''. Le discussioni su aspetti marginali ci sono sempre, ma era chiara la condivisione di fondo sia dell'impianto analitico sia del grosso delle proposte.

Ci siamo presto resi conto però che l'accordo sulle priorità riguardo alle cose concrete da fare, nello strano mondo della politica che stiamo lentamente riscoprendo, non appare chiaramente ragione sufficiente per unire le forze. E qui la discussione scivolava sul secondo piano, quello della opportunità e della strategia politica. Qui il dissenso era invece marcato. Ci spiegavi infatti che se veramente si vuole cambiare il paese, non è pensabile farlo con una forza nuova e minoritaria. Occorre un partito di massa. E aggiungevi che per quanto esasperante possa apparire l'afasia e la paralisi del PD attuale, per quanto pericolose siano le sue pulsioni populiste e le sue tentazioni di ritorno alle vecchie certezze politiche e ideologiche, questa resta pur sempre la migliore opportunità per arrivare a un cambiamento reale, il miglior veicolo per una politica riformista che aiuti a tornare a crescere dando opportunità a tutti quelli che al momento non ne hanno nessuna. Ci sono stati lunghi scambi di e-mail, con te e altri come te, e alla fine ci siamo lasciati riconoscendo il nostro disaccordo. Ma ti abbiamo anche promesso che avremmo spiegato in modo più articolato la nostra posizione, cosa che negli scambi di e-mail un po' frenetici è difficile fare. Eccoci qua.

Cominciamo dal primo punto, su cui in realtà siamo completamente d'accordo. Come ti abbiamo detto, abbiamo deciso di aiutare la nascita di una nuova forza politica che ponga al centro dell'agenda la crescita economica e la fine delle rendite monopolistiche e dei conflitti di interesse che continuano a bloccare il paese. Per ottenere questo, secondo noi ma anche secondo te quando sei in vena di ammetterlo, occorre rivoltare lo stato italiano come un calzino. Questo è rilevante per la nostra discussione ma, per il momento, prendiamone semplicemente nota e andiamo avanti con il ragionamento. Tutte le attività nuove sono rischiose, nel senso assai concreto che il rischio di fallimento è molto più alto che per le attività stabilite. Vale per le imprese, vale per i soggetti politici. A parte il rischio del fallimento tout court, non ti nascondiamo che temiamo forse ancora di più il successo parziale. Temiamo cioè che questa esperienza, pur riuscendo a sopravvivere, finisca per ricalcare le storie dei vari partitini di estrazione liberale-azionista italiani; sono state in alcuni casi storie nobili e in altre assai meno nobili, ma sempre minoritarie e poco attente a quella che una volta si chiamava ''questione sociale''. Se così sarà, questa esperienza sarà stata effettivamente inutile, se non dannosa. Quindi sì, il cambiamento del paese ha bisogno di una vasta alleanza tra i produttori e non può che assumere la veste politica di un movimento di massa. O si riesce a crearlo o non ci sarà rinnovamento e il nuovo soggetto politico diventerà una delle tante sigle minoritarie che si agitano incessantemente per cercare di assicurare poltrone o strapuntini a pochi squallidi professionisti del parassitismo. Speriamo di no, ma se così finirà ce ne andremo ben prima. Ma riconosciamo il rischio che ci stiamo prendendo. A fronte di questo rischio, a nostro avviso, c'è un rendimento. Infatti, sempre a nostro avviso, prendersi questo rischio è oggi l'unica maniera per provare ad ottenere il rendimento che sia tu che noi riteniamo assolutamente prioritario.

Quest'ultima osservazione, lo sappiamo, non la condividi. Tu ritieni che vi sia un'altra strada praticabile per rivoltare lo stato italiano come un calzino e riportare al centro dell'agenda politica la crescita economica: diventare maggioranza nel PD. Su questo secondo punto il disaccordo è invece totale: ignoriamo, per il momento, la questione del "vostro" diventare maggioranza nel PD; facciamo finta che ci riusciate. Anche assumendo che questo improbabile evento si realizzi noi riteniamo impossibile che, nel quadro attuale, il PD possa essere trasformato nei tempi brevi imposti dall'emergenza politica ed economica in un agente importante di rinnovamento. Su questo, a ben vedere, anche tu hai espresso vari dubbi. Hai usato ironia e self-deprecation, come facciamo anche noi quando ci dichiariamo appassionati delle cause perse o parliamo di mission impossible. Ma, alla fine, la tua conclusione è stata che, per quanto la strada sia impervia e difficoltosa, il rinnovamento del PD resta l'opzione più realistica. Il resto di questo pezzo lo dedicheremo a spiegare perché tale opzione è invece irrealistica, al punto dell'impossibilità, anche nell'assurda ipotesi che la posizione che tu esprimi possa diventare - per una di quelle strane alchimie politiche e giochi di alleanze fra questo e quel boss che definiscono sin dalla sua nascita la vita politica del PD - "maggioranza" al suo interno. Spiegheremo poi perché, invece, la strada della costruzione di una forza nuova, sempre impervia e difficoltosa, abbia almeno una possibilità di raggiungere lo scopo.

Facciamo una premessa al ragionamento. Non ci sono mai piaciuti i toni allarmisti e catastrofisti, ma occorre riconoscere che la situazione è ormai grave e che agire in fretta è essenziale. Quindi, caro Compagno/Amico-che-resta-nel-PD, su di te cade purtroppo l'onere di argomentare non solo che il PD può nettamente migliorare rispetto alla situazione attuale, ma che può farlo in tempi relativamente rapidi. Il paese non può aspettare dieci o venti anni che il PD ''maturi''. È urgente fare di tutto perché la prossima legislatura non venga buttata al vento, come è avvenuto con questa (e quella precedente, e quella precedente ancora...). Basterebbe questo in verità a sconsigliare la permanenza nel PD. Dopotutto gli esseri umani che ora reggono le sorti del PD hanno governato dal 2006 al 2008 e dal 1996 al 2001 (alcuni di loro anche in tempi precedenti, ma transeat). Dicci, fratello, quali fra costoro sarebbero, a tuo avviso, capaci anche solo di comprendere ciò di cui il paese ha bisogno? Non è una domanda retorica, è una domanda seria a cui si può rispondere solo con nomi e cognomi. Riflettici: la politica si fa, anzitutto, con la selezione delle classi dirigenti. 

Andiamo avanti perché, a nostro avviso, non è solo questione di tempi. La verità è che a noi il PD pare ormai chiaramente irriformabile, non importa in quale arco temporale, per due ragioni di estrema importanza. La prima è la cultura del gruppo dirigente. La seconda sono gli interessi materiali di una vasta parte del partito e dei gruppi sociali che a esso fanno riferimento.

Cominciamo con la cultura del gruppo dirigente. E cominciamo volando alto, quindi ignorando la deriva neostatalista dei vari Fassina e Orfini (i capoccia veri tendono a star zitti e mandare avanti gli altri) o il coinvolgimento della dirigenza PD nel sistema di casta che tanto male ha fatto al paese; ci torniamo dopo ma per il momento guardiamo proprio a quel filone che nel centrosinistra si è sempre perlomeno posto il problema della crescita e non ha avuto problemi ad accettare l'importanza dell'iniziativa privata. Fatevi la seguente domanda: avete mai osservato nel partito una qualche elaborazione che andasse al di là dei temi classici della cosidetta destra amendoliana del PCI o della sinistra democristiana circa anni 60-70? I temi classici di quei filoni culturali erano il ''compromesso tra capitale e lavoro'', e più specificamente tra grande industria e organizzazioni sindacali sotto la benedizione dello stato, l'espansione della spesa pubblica per la fornitura di beni e servizi ''essenziali'', la presenza massiccia a scopi regolatori e di pianificazione dello stato nell'industria. Il compromesso tra capitale e lavoro veniva visto come un patto tra rappresentanti politico-sindacali dei rispettivi fattori di produzione per spartire gli extra profitti delle industrie oligopoliste dominate dalle grandi imprese. La comprensione del ruolo che il mercato ha nella promozione dell'innovazione e del progresso economico - ossia: nello smantellamento delle posizioni oligopoliste: tu come noi sai perfettamente che ciò che rende "buoni" i mercati concorrenziali è proprio la dissipazione delle rendite oligopolistiche! - fu invece molto limitata se non nulla. L'espansione dei programmi di spesa venne fatta senza alcuna riflessione sui problemi di incentivo nella gestione della forza lavoro. Il problema di promuovere l'efficienza nella fornitura pubblica di sanità ed educazione venne in buona misura ignorato, o per scarsa comprensione o per ossequio alle forze sindacali alleate. Infine pochissima riflessione venne dedicata al rischio di uso opportunistico da parte dei politici delle imprese pubbliche o semipubbliche. L'idea che la mobilità sociale sia frutto di mercati concorrenziali è da sempre completamente assente da quell'apparato teorico: non a caso molti di voi si scontrano quotidianamente con un muro tutte le volte che sostengono l'opportunità di rendere il mercato del lavoro meno rigido per permettere ai capaci di andare avanti e progredire economicamente facendo così progredire il paese con loro. Questo, ovviamente, è solo un esempio. Pensa alla concezione che Mussi (l'ultimo "vostro" ministro) aveva dell'università e della scuola. La cultura economica di costoro, alla fine, è ancora quella del "piano del capitale" e del "contropiano operaio", solo che la declinano amendolianamente nella forma dell'accordo politico fra le due parti, l'una contro l'altra armate ...

Questo approccio rimase ben presente durante la seconda metà degli anni '90, un periodo che è stato probabilmente il punto massimo di espressione del riformismo di sinistra in Italia, quando i governi procedettero a massicce privatizzazioni, introdussero con la legge Treu importanti modificazioni nel mercato del lavoro e portarono il paese all'entrata nella moneta unica. Anche in quel punto alto del riformismo di sinistra italiano c'erano dei chiari problemi su cui si sarebbe dovuto riflettere, se non allora almeno successivamente. Le privatizzazioni vennero fatte, è inutile nasconderlo, sotto la spinta dell'urgenza di far cassa per fronteggiare una situazione assai critica del debito pubblico. Vennero infatti subite perché, mentre la motivazione era far cassa, l'impulso intellettuale veniva dall'esterno dei partiti che sono poi confluiti nel PD: era il prodotto di alcuni "tecnici" prestati alla politica, il cui nome non crediamo serva fare. Il futuro PD subì le privatizzazioni, non le gestì né le fece proprie. Non ci fu, infatti, alcuna spinta convinta alla liberalizzazione di quelle industrie perché non c'era la capacità di intendere a cosa serviva privatizzare e in che senso liberalizzare, ossia rendere concorrenziali i mercati, possa servire per generare crescita economica e mobilità sociale (il fatto che la destra lo capisse anche meno non è una scusante). Al contrario, praticamente sempre, l'apparato dello Stato - quello concreto, compagno/amico, quello fatto di alti funzionari, direttori generali, boiardi delle imprese pubbliche, magistrati prestati all'amministrazione, eccetera: quelli che guadagnano tutt'ora cifre non viste in ogni altro paese occidentale - lottò per mantenere la sua influenza nelle imprese che stava vendendo, cercando di mantenerne il controllo mediante partecipazioni azionarie e golden shares. Pensa, tanto per dire, alle fondazioni bancarie ...

La legge Treu (e quelle successive) ha accentuato il dualismo nel mercato del lavoro scaricando praticamente per intero il costo dell'aumentata flessibilità sui giovani (che sono ormai sempre meno giovani). Gli obiettivi di finanza pubblica che hanno permesso l'entrata nell'euro vennero raggiunti principalmente grazie ad aumenti di tasse. Tutto questo non successe per caso. Al contrario, tutti i difetti dell'azione riformatrice di quel periodo sono chiaramente imputabili alle radici culturali, amendolismo e sinistra democristiana, di quella classe dirigente. Oltre, ovviamente, a corposi interessi materiali. Non siamo nati ieri: i "capitani coraggiosi", caro compagno/amico, sono un'invenzione della sinistra "riformista" di quegli anni. È questo il mercato che vai cercando?

Cosa è stato fatto negli ultimi 15 anni, nel centrosinistra o anche altrove, per superare quei limiti culturali? Niente. Al contrario, sono stati fatti cospicui passi indietro, che tra poco discuteremo. Quale speranza esiste che nei prossimi mesi la deriva manifestata dal centrosinistra negli ultimi 15 anni possa essere rovesciata? Nessuna. Questi 15 anni dovevano e potevano essere usati per riflettere sul ruolo dell'economia di mercato per promuovere l'innovazione, per ridisegnare gli incentivi nel settore sanitario e nell'educazione, per ripensare l'opportunità della attuale, soffocante, tassazione di lavoro e impresa. Per riflettere, insomma, sullo stato vero, quello materiale fatto di ministeri e regioni, non quello astratto e sapiente dell'antico leninismo. Nulla di ciò è avvenuto. È avvenuto qualcos'altro.

È avvenuto il Prodi bis, un governo che ha aumentato le tasse sui precari per finanziare un abbassamento dell'età pensionabile riservato ai fortunati appartenenti alla generazione giusta e ai settori giusti. È avvenuta la virulenta ripresa di una forte ala neostatalista (o forse sarebbe meglio dire veterostatalista, visto che di nuovo non c'è proprio nulla) nel partito, che ha scelto di usare la crisi finanziaria e politica per tornare a vecchie certezze sul ruolo dello stato in economia, sulle modalità di regolamentazione del mercato del lavoro e su tante altre cose. Di fronte a questa offensiva, la cultura dell'amendolismo è risultata chiaramente perdente. Le voci che si sono levate nel partito per difendere non tanto una qualche astratta nozione di liberalismo ma molto semplicemente un approccio pragmatico e non ideologico alla politica economica sono state pochissime e assolutamente minoritarie.

L'esperienza del governo Monti purtroppo sembra essere un deja vu degli anni '90. La sinistra italiana, nel momento in cui è costretta a dover ammettere che l'attuale sistema economico è semplicemente non sostenibile, reagisce restando riluttante e sempre sulla difensiva. Anzichè cogliere l'occasione per fare proposte audaci e pensare profonde riforme nel welfare, nel mercato del lavoro, nella liberalizzazione dei mercati e tante altre cose di cui il paese ha disperatamente bisogno, la sinistra sceglie la strada della difesa dell'esistente, concendendo di malavoglia e con estrema titubanza soltanto il minimo necessario ad evitare il collasso del paese. Anche nell'ala più ''montiana'' del partito l'obiettivo dell'equilibrio di bilancio è essenzialmente un obiettivo di aumento delle tasse, non di riduzione della spesa. Questo, caro Compagno Che Resta nel PD, è il partito in cui hai scelto di continuare a militare e che, ci dici, speri prima o poi di cambiare.

E veniamo al secondo punto. Siccome il pezzo è già troppo lungo ci limiteremo a porti alcune domande, lasciando poi a te la riflessione.

In effetti, la cultura del gruppo dirigente è pessima ed è andata deteriorandosi, ma alla fine, come ci insegnava il tizio di Treviri, la cultura è parte della sovrastruttura. Se il PD comunque rappresentasse le forze sane e produttive del paese, la mediocrità del suo gruppo dirigente farebbe relativamente pochi danni. E qui è dove veramente ti chiediamo di pensare e riflettere. Chi e cosa rappresenta, oggi, la sinistra italiana? Cerca una risposta onesta ed evita che l'amore per vecchie bandiere offuschi l'analisi. Mettiamola cosi': secondo te, ideologie e cretinate sovrastrutturali a parte, chi produce più valore aggiunto in Italia? I gruppi sociali che il PD rappresenta con le sue proposte politiche ATTUALI o il resto? Lo sappiamo, questa domanda è un po' un colpo basso, ma è importante. Sai anche tu che gli incentivi contano, o no?

Infine: qual è il livello di coinvolgimento dei suoi dirigenti nel sistema della casta che, dalle fondazioni bancarie alle municipalizzate, tanto danno crea al paese? Quanto consenso ha il partito nelle zone e nei ceti più produttivi del paese? Quali sforzi ha fatto per recuperare il consenso in quelle zone e di quei ceti? Sforzi veri, correlati da riflessioni su come abbassare in modo credibile e realistico la pressione fiscale e su come aumentare l'efficienza dello Stato, non battute propagandistiche.

Facci sapere. Noi attendiamo pazienti. La cosa che andiamo creando è aperta, è un movimento reale che vuole cambiare lo stato di cose presenti ...

134 commenti (espandi tutti)

In questo momento non esistono partiti che possano rispondere affermativamente alla domanda "è il partito X lo strumento migliore per fermare il declino italiano?". Se cosi' fosse il declino non sarebbe nemmeno da fermare. Non ci sarebbe e basta. Tutti i partiti di massa o almeno di una certa dimensione oggi sono connessi a vasti strati corpoprativi e parassitari che difendono posizioni di rendita.

Il problema è però che per riuscire a fermare il declino occorre una solida e vasta maggioranza, che vada oltre un singolo partito.  Forse anche per questo è bene che in ogni partito ci sia un gruppo piu' o meno nutrito che apprezza e sostiene il decalogo.

Comunque sarà dura.

Da mesi, ogni tanto, sollevo piccole obiezioni "politiche" sulla praticabilità di tanti ragionamenti seri che si possono leggere su NfA (ed è meglio che non ricordi le battute ricevute in cambio).

La scelta di provare a "sporcarsi le mani" la trovo finalmente coerente con quella serietà e il suo ragionamento sulla opportunità che in ogni partito è bene che ci sia un gruppo che apprezza e sostiene il decalogo, sono d'accordissimo che - comunque - aumenterà le possibilità di avere qualche impatto con la realtà nazionale.

In questo senso non è credibile che si possa raggiungere qualla vasta e solida maggioranza che potrebbe cambiare le cose e  per lo stesso motivo per cui non possono cambiare (da soli) questi partiti (e questi sindacati, ecc.):  i legami con gli strati corporativi e parassitari della popolazione sono molto forti e molto importanti per entrambi (ceto politico/istituzionale e almeno una decina di milioni di italiani).

Ma se il decalogo e le sue conseguenze vengono portate alla ribalta da tanti e con insistenza (anche cercando di crearlo davvero questo nuovo "corpo politico"), qualche possibilità in più esiste e qualche possibilità in meno per "gli altri" di non avere alternative (di idee o di partito), la si gioca.

Comunque sarà dura (+1) ;-)

 

della cultura del PD e del suo gruppo dirigente, niente da aggiungere.

 

In quest'ordine di idee, giustissimo e direi doveroso che coloro (non chiamateci compagni, per favore, molti lettori di nFA non lo sono mai stati) che in questa cultura non si riconoscono pur non avendo negato in passato il proprio voto al PD col naso tappato e in mancanza di alternative sensate, escano allo scoperto e anzitutto si contino.

 

Male che vada, sarà utile a capire come è fatto questo nostro Paese.

 

Però occorre tener conto pragmaticamente di OGNI aspetto della realtà per quanto sgradevole. Cosa faremo una volta che ci saremo contati (e sono stato fra i primi)? Non dimentichiamo che dato che saremo comunque minoranza (inutile illudersi) dovremo agire all'interno di questo contesto politico, e di quello elettorale fra poco: entrambi verminosi.

 

Sarei pronto a scommettere che alla fine si andrà a votare con la porcata di Calderoli, o con qualche marginale variante che servirà a contenere la prevedibile sconfitta del Pdl. 

 

In queste condizioni la domanda che mi pongo, e me la pongo davvero nel senso che non so rispondere, è se abbia più senso influenzare il PD con un gruppo di indirizzo politico al suo interno (chiamiamola la strategia Renzi), ovvero con un soggetto nuovo, separato e pertanto elettoralmente concorrenziale che raccolga gli elettori PD (e sono tantissimi) che non si riconoscono nella perniciosa cultura dei suoi dirigenti .

 

Il dilemma non si ferma alla stranota battuta del presidente Johnson (quella della tenda, per intenderci), alla fine le elezioni sono una questione di numeri, non di pedagogia politica. Che il PD una lezione del genere (la condanna irrevocabile della sua cultura) la possa apprendere solo attraverso una bastonata numerica è verissimo, ma non dimentichiamo le conseguenze che potrebbe avere la bastonata nel contesto elettorale della porcata: con la porcata chi, partito o coalizione, prevale numericamente anche di poco ottiene una maggioranza parlamentare determinante.

 

Sarà quindi, in campagna elettorale, una questione di alleanze, disgraziatamente. Siamo sicuri che il PD, dovendo farne una, preferità farlo con quelli di nFA piuttosto che con Vendola? Io qualche dubbio ce l'ho.

 

Non vorrei dare l'impressione di proporre ragionamenti cinici di bassa cucina tatticista. Ma penso che se vogliamo costituire una nuova forza politica, e non semplicemente un movimento di opinione (che già c'è), occorra ragionare anche su questo. 

 

Attendo (spero) commenti. Grazie

 

GD

 

Capii che il PD era una partita persa gia' 3 anni orsono, quando andai ad una assemblea provinciale "giovanile" e i capozzi delle varie faide interne decisero in una camera chiusa adiacente a quella dell'assemblea chi doveva candidarsi a segretario. Con disprezzo totale verso il voto dei delegati che, quindi, si trovarono a votare per 1 o 2 candidati. Dico disprezzo, ma non e' che i delegati si fossero dimenati contro questa cosa, anzi...

 

Nella stessa assemblea provinciale (l'unica provinciale a cui ho partecipato) trovai un gruppo di gente interessante, che ragionava bene e fuori dallo schema delle faide, ed erano l'ultima ruota del carro...

 

Il problema col PD e' che la sua dirigenza (a tutti i livelli) e' profondamente marcia e/o ignorante e non c'e' un modo semplice per sostituirla. Combattere le varie aree (che sono a tutti i livelli, nazionali, regionali e provinciali) e' estenuante e lo si fa a colpi di raccomandazioni e potentati e non di argomenti. Anzi, se vai facendo i discorsi tipici qui a nFA, finisci che diventi un appestato che fa perdere voti (vai al sud a  dire in giro che i salari dei dipendenti pubblici vanno abbassati...).

 

Ergo, il PD non si cambia. Non in pochi anni, figurarsi in mesi. Ci si puo' discutere in parlamento, si' certo, ma li' le cose sono diverse perche' certe porcherie non le possono fare (sembra che gli elettori del PD siano un pelino piu' sensibili a certe porcherie quando diventano troppo visibili). Quindi, credo che si faccia benissimo a prendere un minimo di distanze rimanendo aperti alla discussione. Se questo portera' voti o meno e' da vedere, ma per quanto difficile, e' certamente meno difficile che provare a cambiare il PD.

Numeri

floris 30/7/2012 - 11:07

Auspico un grande risultato del nuovo movimento, ma dubito fortemente che potrà avere i numeri per governare da solo.

Serviranno quindi delle sponde in altri partiti per far passare le proposte e un Pd a guida riformista potrebbe essere molto di aiuto in questo.

Aggiungo inoltre che pur con tutte le ragioni che potete avere nel mov. ci sono personalità politiche ( tipo tea party ) che sono abbastanza incompatibili con un elettorato riformista, ma di sinistra, che invece potrebbe essere intercettato da ottimi comunicatori che portano avanti proposte molto compatibili con le vostre all' interno del PD. 

 

Fuor di metafora, personalmente andrò a votare Renzi alle primarie ( sempre se si faranno).

 

Il commento di ste.floris è puntualissimo. Oggi nel Paese una maggioranza liberale e liberista non esiste. Se si vuole una politica liberale e liberista, servono forze che non sono tali e che prendono voti da chi non la pensa così ma siano disposte a lavorare insieme.

Il PD può non essere la prima scelta dei lettori di questo blog, ma è innegabile che al suo interno i temi del rilancio e della concorrenza abbiano piena cittadinanza. Non è questione di nomi, non sarà una primaria a trasformare il PD e il suo pacchetto di voti: è una questione di numeri, e senza il PD i numeri per governare i liberisti non li avranno.

oggi nel Paese una maggioranza liberale e liberista non esiste

A Palermo, alle ultime elezioni comunali, si è presentato un candidato con un programma larvatamente "liberale":  Tommaso Dragotto. Il Sig. Dragotto è uno dei pochi siciliani della sua generazione che è riuscito a fare impresa (privata) senza praticamente alcuna commistione con il pubblico (anzi, probabilmente non ostante il pubblico!), e poi l'ha espansa al di là del faro (guida Sicily by Car e AutoEuropa), in un settore tra l'altro molto maturo e difficile.

 

A Palermo, quando ci abitavo io, fino ad una dozzina di anni fa, lo conoscevano praticamente tutti, e dopo la campagna elettorale, probabilmente lo conoscevano pure i cani, dato che pare abbia speso un'enormità in pubblicità (cifre ufficiali non ne ho trovate, ma le stime che ho visto variano tra i 300 e i 600 mila Euro).

 

Ebbene, pur avendo nelle liste di supporto (il movimento l'ha chiamato "Movimento Impresa Palermo") diverse persone altrettanto ben conosciute, ha preso 1985 voti, pari allo 0.89%.

 

Il Sig. Dragotto, se si danno conto alle stime, avrebbe investito tra i 150 ed i 300 Euro per elettore!

 

Leoluca Orlando, che è stato sindaco per 12 dei precedenti 27 anni , e che non si può non considerare anche solo parzialmente come uno dei maggiori responsabili dello sfascio che è Palermo, ha preso il 47.42%.

 

Questo il programma del Sig. Dragotto: http://www.impresapalermo.it/wp-content/uploads/2012/03/Programma-elettorale1.pdf

 

Per chi non se lo volesse leggere, questi dai media locali:

  • - Turismo, dismissioni, privatizzazioni Ecco il programma di Dragotto (LiveSicilia)
  • - "riunire le sette aziende partecipate del Comune in un'unica grande holding, che abbia un solo presidente, un unico consiglio di amministrazione, un solo amministratore delegato e un solo direttore generale, anzicchè sette" (GdS)

 

Palermo non è l' Italia e le comunali non sono le nazionali però...

Primarie PD, candidato "rottamatore" al 27%, 5 punti dal vincente.

Poi il PD ha miseramente perso col 17% le elezioni, ma in quanto a consenso e voti siamo ancora un ordine di grandezza sopra il liberale in solitaria di cui sopra.

Poi il PD ha miseramente perso col 17% le elezioni, ma in quanto a consenso e voti siamo ancora un ordine di grandezza sopra il liberale in solitaria di cui sopra

A confronto del sindaco uscente di Palermo, il Sig. Berlusconi pareva un Bismark o un Churchill!

Il PD avrebbe dovuto prendere il 60% al primo turno, e si sarebbe parlato di un risultato inferiore alle aspettative!


Ad ogni modo, il manifesto di Fermare il Declino andrebbe proposto a persone come il Sig. Dragotto (che è il tipo di persona che in passate elezioni, in cui non era candidato, pagava pubblicità elettorali per suggerire agli elettori di andare a votare e scegliere i candidati migliori), anche se a Palermo dubito ci sia molto spazio per ulteriori declini ..

Scherzi, vero?

Se il declino continua dove li prendi i soldi per pagare regionali e comunali?

E a chi vendono i privati palermitani dopo che hai smesso di pagare i primi?

Quando si abbassa il PIL si abbassa anche il gettito, ed a questi livelli di tassazione non è per nulla scontato che si possa recuperare aumentando le aliquote.

Certo, poi magari tutta 'sta gente si metterà a far qualcosa di produttivo e ci sarà un recupero. Ma se non fermiamo il declino andrà molto peggio prima di andare meglio, al sud piu ancora che al nord.

Io ho vissuto e lavorato a Palermo, da cui me ne sono andato oltre 10 anni fa, tra le persone che ho conosciuto in un periodo in cui ho abitato nel quartiere di via Oreto vecchia, c'era quello che campava vendendosi lo sperma ogni 3 giorni, l'altro che tirava su 200 mila lira al mese con un qualche lavoro part-time in una camera mortuaria, il tipo che si sedeva su una macchina parcheggiata e chiedeva 500 lire a tutti quelli che passavano tra il marciapiede ed il muro, mostrando il coltello che teneva tra canotta bianca e jeans (io gli ho datto 100 o 200 lire un paio di volte, finché una volta non sono passato con il mio coinquilino che gli ha mostrato in risposta il coltello di 25cm con cui andava in giro, da quel momento se mi fermava era solo per fare conversazione o per leggersi a sbafo le pagine locali del Giornale di Sicilia, di cui gli interessavano solo le facce degli arrestati), i due che spacciavano ai due angoli dell'isolato, che si lamentavano in continuazione dei due algerini che spacciavano negli angoli di fronte, i due algerini che a vicenda si lamentavano dei due palermitani di fronte (in un paio d'anni che ho abitato là, c'è stata una sola retata di polizia, in una bisca clandestina in un blocco ad un isolato di distanza, tutti gli spacciatori all'inizio si stavano allontanando, poi quando hanno capito che non era per loro, sono ritornati al posto di lavoro mentre l'operazione era ancora in corso), e potrei continuare per un bel pezzo.

Tra l'altro, la mia impressione era che se non l'elettricità, in quella strada lampadine funzionanti le avessimo soltanto noi ed i negozianti, quando questi chiudevano verso le 8 e mezza di sera, lo spettacolo era di un altro secolo, isolati su isolati con tutte le persiane socchiuse, nemmeno un filo di luce da abitazioni private.

Dubito sinceramente che da quelle posizioni sia possibile alcun declino. Potrebbe declinare quella esigua minoranza che come fai notare campa direttamente o indirettamente con il pubblico, ma per la stragrande maggioranza della popolazione non cambierebbe nulla.

Stiamo parlando di persone che se si vendono il voto per 10 Euro o un buono benzina, vanno in giro a raccontarlo a parenti e amici, e magari rischiano pure il carcere per fare una foto in seggio per dimostrarlo all'acquirente.

I problemi dei capite censi palermitani (e per quanto ne sappia anche di quelli napoletani o catanesi) sono antichissimi, ne raccontavano già i viaggiatori europei nei loro diari nel XVIII secolo, erano ancora una causa celebre nei primi anni della Repubblica, e la questione non è mai stata non dico risolta, ma anche solo affrontata seriamente. Leggersi la letteratura su LSU, Gesip, totucci, panormosauri e quant'altro per farsi una cultura.

pessimista

marcodivice 30/7/2012 - 13:23

Anch'io sono sempre stato convinto che un cambiamento reale per un partito passi necessariamente per batoste elettorali.  Di solito una non è sufficiente perchè la reazione è sempre del tipo "abbiamo perso perchè ci siamo allontanati dalle radici" che nel caso PD sarebbe siamo stati troppo poco di sx.

 

Il mio essere pessimista, non è legato solo alla consapevolezza che ben difficilmente si riuscirà a cambiare il PD (ma anche gli altri) in breve tempo, ma anche al fatto che ho forti dubbi che come orizzonte temporale abbiamo l'intera prossima legislatura.

Lo so moral hazard ecc.ecc., ma se Draghi non darà seguito a quanto ha recentemente detto credo che l'orizzonte temporale più probabile sia fatto da mesi.

 

Aggiungo che ritengo uno delle cause principali del declino, sia la atavica divisione del Paese in campanili caste e coprorazioni varie, alle quali tutti, anche i ceti più produttivi, appartengono, e che porta sempre a votare solo ed esclusivamente per l'interesse immediato del blocco sociale al quale si appartiene, senza badare all'interesse generale.

Se si vuole avere una possibilità di divenetare un movimento di massa, fare bene attenzione a non esser percepiti come il movimento di una parte sociale, PMI, e regionale, nord, come già alcuni media cercano di far passare, perchè alienerebbe una buona fetta di potenziali elettori. Ovviamente è solo un consiglio.

 

Classe dirigente

OutLier 30/7/2012 - 11:07

Personalmente – l’ho scritto in altri commenti – preferirei che la classe dirigente della nascente compagine politica fosse composta da persone di qualità totalmente estranee a precedenti esperienze politiche dirette. Ciò che dice MB è vero: si può sbagliare in buona fede e ravvedersi cambiando idea. Nessuno di noi è immune da errori. Ma gli errori, errori sono e tali restano. Come dire: si può anche perdonare ma purtropppo non si dimentica facilmente. Resto peraltro convinto che certi errori si possono evitare guardando in faccia le persone ma transeat.  

Capisco il desiderio di allargare il fronte coinvolgendo anche chi, tra gli esponenti dei partiti, è già schierato e, in questo momento, è confuso sul da farsi ma, affinché il progetto possa sperare di andare in porto, il nucleo della nascente formazione dev’essere tutto nuovo. Molta gente, credo la maggioranza dei votanti, è stanca delle solite facce e domanda VOLTI E POLITICHE NUOVE.  La crescente astensione alle urne è figlia primogenita di questo aspetto non secondario. B&B spiegano perfettamente in questo post perché il dialogo con le forze politiche come il PD è in questo momento troppo complicato. E manca il tempo per convincere, quand’anche ce ne fosse il modo che peraltro non c’è. Quindi è sacrosanta la necessità di una formazione politica nuova che proponga delle vere novità all’elettorato. Questo al di là del successo e del consenso che otterrà che difficilmente potrà essere maggioritario in questa prima fase del progetto. Il futuro del paese si gioca già alle prossime elezioni: se questo movimento riuscirà a sfondare ci sarà una speranza per l’Italia.  

La formazione della sua classe dirigente costituisce un punto essenziale e di enorme valore in questo contesto. Di fondamentale importanza sarà poi la scelta del Leader. Il leader non dev’essere necessariamente il più tecnico o il più preparato: dev’essere invece carismatico. Ricordiamoci sempre che le folle si seducono con le idee ma soprattutto con le persone che quelle idee propugnano e comunicano.  

Saranno necessarie alleanze? Si vedrà eventualmente come e con chi.

 

 

Il PD ha mostrato di poter tenere saldo uno zoccolo di voti affatto trascurabile (attorno al 20% dei votanti) a prescindere dalle situazioni, delle posizioni prese dalle dirigenze, dagli equilibri e dalle concorrenze.

Tenendo conto di tale dato, che senso ha chiedere ai liberali e liberisti del PD (oggi certamente minoritari) di uscirne? Non hanno voti da portare. Gli elettori liberali e liberisti probabilmente già votavano altrove. Paradossalmente, è più facile immaginare che la base segua fedelmente un segretario che scelga di lavorare insieme ad altre forze, queste sì liberali e liberiste.

Tutto il post mi sembra pervaso dell'italianissima paura di "non vincere" che porta a mettere tutto dentro un grande calderone. Ma sembra che sia il tema portante dei dieci punti di fermareildeclino.it. 

Per quanto nel PD esistano alcune frange ampiamente minoritarie che ragionano con la testa, nel PD che conosco io gli elettori votano per fede e sono disposti a mandare giu' qualunque porcata, purche' fatta per il bene del partito. So che i singoli episodi non fanno testo in economia, ma io non sono un economista e sono abituato a ricostruire vita, morte e miracoli, nonche' abitudini alimentari e sessuali di un dinosauro partendo da un fossile di un metacarpo, per cui io mi creo un "pregiudizio" partendo dai pochi dati che ho a disposizione. Qui nella rossa Bologna i militanti del PD non hanno problemi a sostenere che il "profitto" sia "male". Ovviamente si riferiscono al profitto degli altri. Allo stesso tempo gli elettori hanno votato un sindaco noto per la sua incompetenza e per il suo amore per le bottiglie di vino, nonche' per la sua dipendenza all'organizzazione delle cooperative. Un mio amico, quando lo hanno eletto era tutto contento "perche' finalmente le coop riprendono a comandare a Bologna". In questi giorni si stanno raccogliendo le firme per abolire dei contributi pubblici aad asili privati. Il comune ha sbagliato la programmazione delle necessita' di posti e restano fuori dai nidi alcune centinaia di bambini. Per aiutare chi deve rivolgersi agli asili privati, il comune da' un contributo ecenomico per tenere basse le rette. Alcuni esponenti del PD ak solo sentire la parola "privato" si sono imbizzarriti e stanno raccogliendo le firme per bloccare questi finanziamenti, perche' le scuole di ogni ordine e grado devono essere pubbliche. Il PD non ha un problema di dirigenti, il PD ha un problema di elettori che tutt'ora fanno fatica ad accettare il crollo del muro di Berlino. Io ho fortissime difficolta' anche solo ad immaginare che quel partito possa a mettersi a predicare un liberismo contro cui ha argomentato per decenni e che tutt'ora provoca il furore nei supporters al solo nominarlo. Per cui non ci perderei troppo tempo a discutere con gli (ex) compagni. Non solo non cambieranno mai la classe dirigente, ma non ne sentono neanche la necessita' di farlo. A quei pochi interni al PD che non hanno mandato all'ammasso il loro cervello consiglio di uscirne e di mostraee quale sia la vera natura di quel partito togliendogli ogni tentativo di mascherarla sfruttando la loro presenza come una foglia di fico. Veniteci a parlare coi compagni emiliani, se volete capire dove sono rimasti ancorati. Sembrano ancora il Peppone di Guareschi. In peggio.

Non è evidente che gente del genere, così allineata e obbediente e così poco elastica, sia l'ideale alleato? Se il segretario del PD sceglie una linea, la base lo segue. Riuscite a immaginare un'altra possibile maggioranza per un programma di governo liberista?

E' come se molti commentatori (dentro e fuori il PD) confondessero elettori e apparato del partito: quelli che seguono (a volte e per un preciso scambi: azione/voto VS protezione/favori) sono tutti quei soggetti che "partecipano" alla vita del partito (direttamente e indirettamente) non gli elettori tout court.

 

Questi ultimi, in Emilia, a Firenze o con Veltroni/Bassolino/ecc. da altre parti (è la stessa cosa), alimentano la rete degli scambi mediati da altri (spesso dell'apparato di cui sopra) con il partito e i suoi amministratori: i commercianti o gli artigiani con le loro associazioni datoriali, gli operai con la CGIL (e/o il Patronato, ecc.).

E' questa la grande ragnatela invincibile dei protettorati (e spesso dei parassitismi) che si reggono direttamente o indirettamente con soldi pubblici. Chi ti aiuta a trovare un posto per tuo figlio (al lavoro o al nido...)  che ti da un avvocato per una vertenza o ti aiuta ad accedere alle pieghe del welfare è quello che poi voti (o che ascolti per capire chi votare).

 

E non è solo "parassitismo sociale" è anche tutela vera, sostegno e assistenza al posto dello Stato o come versione casalinga-dialettale del medesimo.

Nessuna maggioranza si potrà mai coalizzare contro sè stessa, chi va raccontando che il problema è la casta e i suoi malversatori o non sa di cosa parla o... lo sa benissimo e, appunto, aspetta che - per esempio - al Sindaco di Parma passi la sbornia e poi raccoglierà i cocci (come con la Lega).

 

Il messaggio forte del "DECALOGO" deve diventare: queste sono le cose da fare e i motivi per farle, spiegate (partiti e leader vari) alla gente perchè non c'è alternativa!

Tutti insieme possiamo "costringerli ad ascoltare e ad ammettere come stanno le cose" dentro i Partiti e le Istituzioni e senza lasciare scampo ai falsi alibi e alle truffe comunicative (come quelle sugli omicidi dell'ILVA, sugli ospedali indispensabili o sui costidellapolitica...).

Ma, ribadisco, il "nemico" vero non sono nè gli apparati e nè la classe dirigente dei partiti (o dei sindacati o delle Istituzioni) attuali: tutti costoro si reggono sullo scambio e sulle promesse da fare alla gente ed è quello che sanno fare meglio dopo cinquant'anni.

Se i soldi (facili) sono finiti occorre spiegare che i presupposti del vecchio scambio non esistono più, punto.

L'ostacolo più grande sarà proprio arrivare alle orecchie della gente (con magari qualche alleato all'interno del sistema...).

non esattamente

floris 30/7/2012 - 12:03

Per quanto nel PD esistano alcune frange ampiamente minoritarie che ragionano con la testa, nel PD che conosco io gli elettori votano per fede e sono disposti a mandare giu' qualunque porcata, purche' fatta per il bene del partito

Le frange di persone pensanti sono ampiamente minoritarie fra i militanti, ricordo che nei vari sondaggi per le primarie MR sta molto vicino a PB. Ricordo anche che MR le primarie la ha vinte in una città rossissima. Perché mai massimino e & Co. trattano come trattano i rottamatori se non per il pericolo consistente che costituiscono per l' apparato dirigenziale attuale? Perché mai le primarie fanno così paura nel PD tanto da cercare in tutti i modi di non farle? ( risposta personale: questa volta rischiano di non bastare nemmeno le truppe cammellate per proteggerli )

Concordo poi con Marco Buseghin delle 12:49 sull' utilità politica di elettori fidelizzati a quel punto.

Conosco tante persone che votano PD perchè non c'è altra alternativa possibile e conosco anche tante persone che voterammo M5S perchè è l'unica alternativa possibile. Insomma il mare degli scontenti è tanto. Chiacchierando, tutti ti dicono che purtroppo non c'è alternativa a questi partiti che ormai sono stracotti ed immangiabili, non si vedono forze politiche nuove, non si vedono volti nuovi e modi nuovi di fare politica. C'è quindi bisogno di valide e concrete alternative. Gli scontenti del PdL ad esempio vedrebbero di buon occhio la discesa in campo di Montezemolo, che poi non è affatto nuovo, ma gli elettori italiani (soprattutto quelli di destra) tendono all'illusione facile, altrimenti non si capirebbe il vent'ennio berlusconiano che ci ha portato al fallimento.

Una nuova forza politica potrebbe quindi attingere ad entrambi i bacini facendo da collettore per quei moderati e per quei liberal, di sinistra o di destra, che attualmente si sentono orfani ma non vedono vie d'uscita. Un mio amico, liberal di destra, alle scorse elezioni mi disse: "Avrei votato i radicali se non si fossero alleati col PD". Economicamente parlando il partito di Pannella si posiziona fra i liberal, non a caso il PR fa parte dell'ALDE, l'associazione europea dei partiti liberali.  Ma vabbè, lasciamo da parte le pannelliane odissee, era solo una digressione per puntualizzare sullo scontento imperante. La questione che sta emergendo e che sempre più italiani cominciano a comprendere è che il bi-polarismo italico ha fallito e che le cosiddette coalizioni sono solo un modo per mantenere il cadreghino. Sta nascendo un movimento che preferirebbe un Parlamento di partiti e non un Parlamento di coalizioni. Molto dipenderà dalla legge elettorale (se la faranno) ma se gli italiani premieranno le forze che restano fuori dalle coalizioni? Grillo è su questo che sta puntando evitando ogni apparentamento politico e forse è una strada da intraprendere.

molti commenti enfatizzano le difficolta'  7mprobe della missione e le difficolta' del coinvolgere il PD. eppure va fatto il tentativo, per il mo5ivo che non c'e' altra scelta per il futuro del paese. Non c'e' strada da trascurare ne' sforzi a cui sottrarsi. Non la faccio facile e non sottovaluto nulla, dico solo che bisogna provarci e che cokoro cui il programma piace, devono attivarsi concretamente. Tutti e subito. compreso cio' che e' difficile fare, vediamo come farlo comunque.

difficile fare,

Bisognerebbe stampare manifesti con questa frase senza aggiungere altro. 

 La verità è che a noi il PD pare ormai chiaramente irriformabile, non importa in quale arco temporale, per due ragioni di estrema importanza. La prima è la cultura del gruppo dirigente. La seconda sono gli interessi materiali di una vasta parte del partito e dei gruppi sociali che a esso fanno riferimento.

L'articolo per invitarli a chiedersi se quelli sono gli strumenti migliori contro il declino, voglio dire?

Il PD ha tutti i difetti possibili e anche qualcuno di quelli impossibili, però sembra che vogliate rivolgervi ai suoi elettori in primis (a parte che la rappresentazione dei militanti PD come zombie trinariciuti che votano per fede... gli eletti PDL e la nipote di Mubarak, allora?).

 

Comunque, auguro buona fortuna, ma: 

tutto dipende dalla legge elettorale: far perdere quel tanto di voti che basta al csx per non prendere il premio di maggioranza (tanto, si voterà col Porcellum, sono pronto a scommetterci) significa SB presidente della repubblica; il partitino del 2% che fa da stimolo, ho già dato (Manifesto/PdUP).

 

Soprattutto: nei dieci punti e nel manifesto mancano alcune cose fondamentali:

 

- Europa, integrazione europea, euro: più passa il tempo e più vedo l'argomento della sciagurata "sovranità monetaria" (usciamo dall'euro, svalutiamo, facciamo default e staremo tutti meglio)  aumentare di consenso. A me spaventa, è combinato con pulsioni statalistico/autarchiche e populiste, perciò questo dovrebbe essere uno spartiacque dirimente;

 

- Quale è il giudizio sul governo Monti?

 

- Quali proposte per la regolazione dei mercati finanziari per evitare la cattura dei regolatori e il TBTF? 

 

 

 

un sindacato disunito e rabbioso composto da pensionati non e' il sol dell'avvenire....





Anonimi compagni
amici che restate
le verità sociali 
da forti propagate
è questa la vendetta 
che noi vi domandiam.
E questa la vendetta 
che noi vi domandiam.

Io sono anche fiducioso, nonchè un passato elettore fedele del PD (e predecessori), ma sinceramente se la loro proposta per rinnovare l'Italia è dedicare i prossimi mesi a campagne acquisti bizantine per poi presentarsi con una grottesca alleanza PD-UDC-IDV, dico tranquillamente addio al miraggio del voto utile.

... per dire che non siete convinti del PD e del suo progetto, e della capacità della sua base di arrivare a un rinnovamento che è considerato (soprattutto direi dagli iscritti) necessario e improrogabile. Portare idee nuove è un modo per provarci, ma non si è obbligati a farlo nel PD.
Vi seguiranno molti dal PD? Vedremo, io spero che non ci siano nel PD solo persone che decidono di crearsi il proprio partito perché è complicato mettere a posto il PD, ma spero che come me ci siano sempre più giovani disposti a impegnarsi (ad esempio nella giovanile del partito) per avere il PD moderno a cui noi iscritti per primi aspiriamo.

Il vostro argomento è: "La verità è che a noi il PD pare ormai chiaramente irriformabile"

Mentre il vostro compagno interlocutore dice che bisogna: "diventare maggioranza nel PD"

 

Per me questo articolo è un po' surreale perché ho avuto una simile discussione con la seguente differenza. Al posto del Partito Democratico (irriformabile o riformabile ottenendo una maggioranza interna) sostituiteci il Parlamento Italiano e fatevi la stessa domanda: e' riformabile ottenendo una maggioranza oppure e' impossibile riformarlo perche' esistono le stesse dinamiche nel parlamento italiano che avete descritto per il PD? E cioè i) 'la cultura del gruppo dirigente', e ii) ''gli interessi materiali di una vasta parte del [parlamento] e dei gruppi sociali che a esso fanno riferimento".

 

Insomma, non so se è più da Don Quixote pensare di ottenere una maggioranza per riformare il PD tramite una corrente interna, o pensare di ottenere una maggioranza per riformare il Parlamento Italiano tramite un nuovo partito.

 

Let's think out of the box.

 

io non sono mai stata di sinistra, ma il vostro ragionamento non fa una piega

ora per favore, visto che siete, come si dice in veneto, dei sapientoni, studiate bene a chi rivolgervi e a chi battere cassa, non per soldi ma per peso politico: avete ben detto che senza nomi brillanti ed innovativi non si va da nessuna parte. L'italia e' maschilista, ma una donna non sarebbe l'innovazione giusta? In fin dei conti a sinistra il PCI aveva la Nilde Iotti e al centro c'era la DC della ministra della sanita' degli anni 70/80 di cui mi sfugge il nome. Berlusconi ha proposto un buono stuolo di donne discutibili per vero spessore politico, possibile che a sinistra non ci sia una Emma Bonino che vi volgia appoggiare?

Egregi Boldrin e Brusco,
con questo appello alla riflessione tracciate un percorso con cui redimere i militanti democratici dalla loro miope speranza di vedere un PD migliore. Un percorso che, passando per i limiti del progressismo di sinistra degli ultimi decenni, invita a mettere in dubbio noi stessi rappresentati.
La vostra rispettabilita' professionale ed intellettuale, nonche' l'audacia di questo invito alla riflessione, mi ha spinto a leggere con interesse le vostre idee. Ritengo pero' necessario evidenziare alcuni limiti di fondo del vostro appello.

Soprassedendo sulla sinteticita' del manifesto "Cambiare la Politica, Fermare il Declino, Tornare a Crescere", non si puo' fare a meno di evidenziarne l'astrattezza. infatti in termini di traduzione nel mondo reale, se si considera la prossimita' della chiamate alle urne del 2013, e' palese come il vostro appello per una presa di responsabilita' di tutte le forze economiche e sociali abbia ben poche gambe. Non vi e' il tempo di mettere in piedi nessun reale progetto. Quindi, nell'ipotesi di dar seguito all'invito di staccarsi dal PD, la vera alternativa dovrebbe essere quella di appoggiare il movimento "Italia Futura" di Montezemolo che quantomeno ha un minimo di longevita' e di organizzazione? Sarebbe queta la soluzione ai problemi italiani? Sicuramente NO in quanto ogni nuova iniziativa non puo' prescindere dal ruolo del PD nello scenario politico, come gia' evidenziato in altri commenti precedenti il mio ed ancora meglio affermato nel post di Paolo Cosseddu su ProssimaItalia (http://www.prossimaitalia.it/news/3144/caro-gilioli-ti-sbagli/).

Cio' su cui pero' mi preme riflettere e' la miopia con cui guardiamo ai problemi della nostra democrazia. Miopia che, nel leggere il vostro ragionamento sulla dimensione PD, sembra colpire anche voi. Per chi studia economia i numeri sono fondamentali per oggettivare la realta'. Cosi' come e' fondamentale la dimensione manageriale per la gestione di qualsiasi organizzazione. I sistemi di programmazione e controllo come connubio tra la dimensione contabile e decisionale.
Ebbene, nel vostro manifesto e nel vostro invito alla riflessione, solo timidamente accennate alla mancanza dei numeri e allo scarso presidio dei processi decisionali nella democrazia di tutti i giorni, quella che si concretizza su scala locale. Ben poco riflettere su come ridare senso pratico alle persone nella vita quotidiana. Come superare il populismo dilagante con la pragmatica partecipazione nelle proprie realta' comunali. Continuate a parlare del PD su scala macro, senza capire che un partito non equivale unicamente alla Segreteria nazionale ma e' un organizzazione che deve iniziare a vivere prima di tutto nei propri circoli. Il livello macro non ha fondamento senza una base reale a livello micro, ossia nei territori. Salvo che poterla forzatamente leggere tra le righe della proposta 10 sul Federalismo, non ponete mai enfasi sull'importanza della partecipazione e del controllo dentro alle comunita'. Sempre nel punto 10, si parla di trasparenza sui bilanci, senza farne emergere l'importanza per facilitare l'empowerment dei cittadini nel controllo del processo decisionale politico sui bilanci del singolo Comune. Ragionamento che vale in equal modo per un partito inteso come organizzazione. La maggiore trasparenza dei suoi bilanci permetterebbe l'empowerment dei militanti.

Parlate di cambiare organizzazione e proponete l'elenco delle soluzioni senza pero' sottolineare come sia la gestione dei processi a permettere la reale concretizzazione del miglioramento. La vostra formazione economica e professionale dovrebbe ben ricordarvi l'importanza della cultura organizzativa per creare un vero cambiamento. Eppure continuate a parlare del motore senza porre soffermarvi sugli ingranaggi.

Iniziate chiedendo "È veramente il PD lo strumento migliore per fermare il declino italiano?". Io vi chiedo: E' la diffusione della cultura organizzativa a livello locale l'arma piu' potente che abbiamo oggi a disposizione per cambiare le sorti della nostra democrazia?

Fermare il declino si propone di non fare testimonianza nella prossima legislatura, cosa che apprezzo molto. Ma realisticamente c'è possibilità che vinca le elezioni?

Anche unendosi con Italia Futura e altre forze e riuscendo ad attrarre persone e voti dai partiti esistenti la vedo molto dura. I possibili candidati (Montezemolo, Marcegaglia, altri?) credo non abbiano possibilità di vincere da soli. A differenza dal 94 a questo giro si troverebbero un fuoco di fila di tutti i media che gli taglierebbe le gambe.

Resta una sola possibilità, "allearsi" con qualche partito.

Visto la natura liberale e democratica del progetto il PDL è escluso. Il grande centro è sicuramente interessato, ma porta ben pochi voti.

Resta solo il PD. E qui si viene al punto.

Condivido l'analisi sulla situazione disastrata della classe dirigente del partito, ma personalmente una possibilità di cambiare la classe dirigente e quindi la mentalità la vedo. Sono le primarie.

Ricordiamoci che il PD è l'unico partito contendibile in Italia (anche se non con facilità), non è un merito da poco.

La mia speranza è una vittoria alle primarie di Renzi o chi con lui, che possa permettere di dialogare sui temi del decalogo e molti altri punti. E il fatto che Zingales sia fra i firmatari mi fa capire che la possibilità di dialogo è molto realistica.

Fermare il declino si può solo insieme al PD, ma non quello di Bersani.

A me pare che il senso ultimo di questo articolo sia il riconoscimento al PD di un ruolo centrale nella trasformazione dello stato e della società, accompagnato dal rammarico che esso non sia capace di svolgerlo.

 

L'analisi che Boldrin e Brusco propongono del PD è impietosa: ma allora perché rivolgersi ai suoi militanti per comvincerli ad abbandonarlo per la "cosa" proposta da nFA & C? Se - per l'appunto - sono militanti del PD, è presumibile che il suo stato presente non appaia loro così scandaloso, perché - in definitiva - si tratterebbe pur sempre di "contraddizioni in seno al popolo" che il Partito risolverà secondo la tradizione.

Fassina, per fare un esempio, fa le affermazioni che fa perché sa di poter contare sulla loro condivisione da una parte importante dei militanti e degli elettori; certo, altri esponenti del PD rilasciano dichiarazioni diversamente orientate, ma il vertice tace ed attende il momento opportuno per fare piazza pulita degli "eretici".,, salvo poi riabilitarli tra vent'anni, magari.

 

Il dialogo con le forze politiche esistenti è necessario e, in ogni caso, inevitabile. Ma allora non si dovrebbe individuare un interlocutore privilegiato: piuttosto, il "nuovo soggetto politico" dovrebbe porre sul terreno proposte concrete, sulle quali sfidare le forze politiche a maturare una, sia pur difficile, soluzione condivisa.

In tutto quello che ho letto c'è una certa dose di pragmatismo e di verità, ma mi sovviene un dubbio. E se si sbagliasse il target? Cioè l'elettorato da intercettare non è forse già presente? Vi ricordo che secondo i vari sondaggi i delusi/indecisi/schifati dalla politica sono tra il 30 ed il 40% Non è un bacino assolutamente vasto da prendere? Inoltre ci sono i delusi dal PDL che come elettorato di dx avrebbe un serio interesse verso il programma. In ultimo se non credete che un elettore del PD non abbia già gli anticorpi necessari per resistere a tutto. Pensate a cosa ha subito negli ultimi 20 anni e poi ditemi se non è un elettorato assolutamente duro da convincere? È un target estremamente fidelizzato ed ideologizzato. Sono solo considerazioni, ma secondo me da tener presenti. Antonio Savà

Ma siccome vogliamo governare ci serve anche una fetta dell'elettorato del PD, la fetta buona (che e' grande assai) fatta del lavoro dipendente che produce valore aggiunto nel privato, di quella parte del pubblico che e' salvabile, eccetera. 

Il fatto e' che l' Italia che produce e' "sparsa" in cassaforti ideologiche che la fregano. Occorre farle saltare e liberare gli italiani che vogliono lavorare per metterli assieme. Semplice, ma complicato allo stesso tempo.
 

Il PD non è solo la sua nomenclatura, ma anche un insieme di  persone che nei comuni, nelle province e in vari luoghi della politica hanno tentato in questi anni di opporsi al belusconismo e leghismo dilaganti, investendo tempo, fatica ed anche mezzi personali (ai bassi livelli la politica non è retribuita) per cercare di difendere l’Italia.

 

Lo stesso non si può dire per molti dei firmatari del vostro appello.

 

Quindi, prima di far passare chi sostiene il PD come un minus habens politico, io ci andrei piano. Innanzi tutto col meccanismo delle primarie, fortemente voluto dalla base, sono emerse nuove personalità politiche (Renzi, Civati, Serracchiani) che possono piacere o non piacere, ma che comunque sono frutto di rinnovamento. Vale anche ricordare che molti dei nuovi sindaci e amministratori (Doria, Pisapia) appoggiati dal PD non sono del PD e sono stati scelti con le primarie. Purtroppo in Sicilia la candidatura di Rita Borsellino a sindaco di Palermo, voluta da Bersani, è stata sconfitta da un esponente dell’apparato, ed i risultati  si sono visti. Da ultimo, Bersani stesso è stato eletto dalla base, non si è scelto da solo.

 

E’ vero che nel PD, come in tutti i partiti, la casta dei professionisti della politica cerca di resistere, ma la pressione evolutiva da parte della base è più forte di quanto non si creda, e potrebbe portare ad una selezione in positivo della classe dirigente. E’ giusto essere scettici, ma non per questo si deve rinunciare.

 

Per finire, anche se questo potrebbe stupirvi, vi comunico che in genere molti elettori PD sono abituati a valutare i programmi che vengono loro proposti. Vi allego quindi il mio contributo alla discussione dei dieci punti. Vorrei che queste osservazioni venissero accolte in modo costruttivo, dato che su molti punti potrebbe esserci convergenza con le proposte PD e potrebbe essere possibile fare un pezzo di strada insieme.

 

1 Ridurre l'ammontare del debito pubblico.

Vendere beni statali per più di 300 miliardi non è uno scherzo. Cosa si vende? A chi? Vendiamo anche i nostri gioielli pubblici come Eni e Finmeccanica? Cosa fare nei settori strategici dell’energia e delle grandi infrastrutture?

 

2 Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali (90 miliardi?).

Un’altra riforma del sistema pensionistico? Cosa vuol dire in dettaglio equità inter e intra generazionale? Cosa vuol dire ripensare in modo organico le varie voci di spesa? Perché non si mette un tetto massimo alle pensioni come si fa in tutti i paesi civili? (risparmio di almeno 5-6 miliardi/anno stando ai calcoli di Lanfranconi su questo sito). Perché non si parla dell’abolizione dei comuni sotto i 5000 abitanti e della abolizione delle regioni a statuto speciale?

 

3 Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni.

Questa proposta coincide abbastanza con quella del PD, almeno per quanto riguarda gli sgravi al mondo del lavoro e della produzione. Cosa pensate sulla Tobin Tax e come volete trattare i capitali che transitano nei paradisi fiscali?

 

4 Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali.

Privatizzare in toto la RAI: davvero pensate che in una democrazia il servizio pubblico non debba avere alcun ruolo nell’ambito del mezzo più importante di informazione?

 

5 Sostenere la capacità di consumo dei lavoratori dipendenti (oppure: Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti. Non è chiaro, ci due sono titoli diversi nel documento)

I punti elencati qui vedono d’accordo molti nel PD, come in sen. Ichino.

 

6 Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse.

Qui tutta la base del PD è assolutamente d’accordo. Bisogna vedere la nomenclatura…

 

7 Far funzionare la giustizia.

Come il punto 6

 

8 Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donn.

Come non essere d’accordo? Qui contano i dettagli…

 

9 Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo.

Anche qui sulla prima parte credo che tutti nel PD siano d’accordo. Cosa vuol dire invece togliere il valore legale al titolo di studio? Sotto questo titolo si possono intendere almeno 10 cose diverse, alcune demenziali (come equiparare la laurea di Renzo Bossi alle nostre), altre più sensate, che vanno discusse.

 

10 Introdurre il vero federalismo.

Credo che anche qui ci possa essere sintonia col PD.

 

11 Punti mancanti.

Mancano i punti sull’energia e sull’ambiente. Mi permetto di suggerire un punto del tipo:

Per assicurare un equilibrato sviluppo economico al paese, è assolutamente necessario formulare un piano energetico nazionale, che affronti i grandi temi della produzione e della distribuzione dell’energia, tenendo conto dei tre aspetti fondamentali: approvvigionamento, costi e ambiente. Questo piano dovrà essere elaborato col concorso dei nostri migliori scienziati, tecnici ed istituzioni scientifiche e dovrà essere considerato come un patrimonio nazionale, periodicamente aggiornato e rispettato dai governi che si succederanno alla guida del paese per i prossimi 20-30 anni

Come sapete, il PD ha una proposta di piano energetico (scritto prima dell’incidente di Fukushima) che forse vale la pena di essere discussa.

Per finire, manca anche un punto sul futuro dell’Europa ed uno sui diritti della persona.

Vale anche ricordare che molti dei nuovi sindaci e amministratori (Doria, Pisapia) appoggiati dal PD non sono del PD e sono stati scelti con le primarie. Purtroppo in Sicilia la candidatura di Rita Borsellino a sindaco di Palermo, voluta da Bersani, è stata sconfitta da un esponente dell’apparato, ed i risultati  si sono visti.

 Sono in disaccordo con questa analisi.

Per come l'ho vista io, la Sig.ra Borsellino era la candidata dell'apparato, mentre il candidato dei rottamatori lo ricordo purtroppo soltanto per una vicenda non proprio incoraggiante.

Il candidato che ha vinto le primarie di coalizione era il capogruppo dell'IdV in consiglio comunale, un tipo che pare cresciuto nel "mito" del Sig. Orlando (basta notare come si taglia i capelli), a cui bisogna dare credito per aver tentato il parricidio rituale del proprio padrino politico, ce ne fossero molti di più di trentenni che agissero così, il paese sarebbe un posto migliore.

D'altro canto, il risultato, con il barone di turno che stravince, non è per nulla un buon viatico ..

Ad altri non so bene che dire, ma alcuni commenti mi hanno fatto riflettere. Siccome son parecchi ed il tempo mio limitato gli autori mi perdoneranno se non li cito uno ad uno ma estraggo i concetti per dibatterli.

Ovviamente, come sempre, mi soffermo solo su quelli critici o fonte di confusione. Quelli che sembrano condividere la nostra analisi e svilupparla o che danno utilissimi suggerimenti non hanno bisogno di essere commentati, al più ringraziati, cosa che faccio ora: grazie.

Continuate a darci una mano sia suggerendo che parlando con amici e conoscenti!

- Commento generale: molti sembrano pensare che noi si auspichi la costruzione di un partito "puro" liberal-liberista. NIENTE DI PIU' ERRONEO! Lo spirito è quello del convegno di Febbraio che Sandro ed io abbiamo organizzato: non ci importa il colore del gatto, importa che acchiappi il topo. Non voglio perder tempo in un commento per spiegare perché oggi, specialmente in Italia, la nozione di "liberale" o "liberista" sia diventata una via di mezzo fra un colabrodo ed un'ettichetta nociva. Non voglio neanche discutere se questo sia "giusto" o meno, si dà il caso che sia così. Non solo: la cultura "liberal/liberista" classica non è sufficiente per capire quanto sta succedendo nel mondo, serve dell'altro per capirlo. Questo non la rende "cattiva" o "sbagliata" (ossia: non la rende equivalente al "marxismo-leninismo", per dire una fra le tante collezioni disponibili di cazzate senza relazione con la realtà) ma la rende insufficiente. Quindi preferisco (credo "preferiamo") non impiccarmi ad una corda troppo corta in ogni caso.

 

- A noi interessa risolvere problemi concreti: far crescere il paese, aumentare la mobilità sociale, ridurre la corruzione e far vivere meglio le nuove generazioni. La politica, come cosa distinta dalla ricerca, dalla discussione accademica, dalla teoria e dal cazzeggio, è questa cosa qui: risolvere problemi concreti della gente. Qualsiasi "ismo" sia, provatamente, utile per raggiungere questi obiettivi lo useremo. Senza sposarlo.  Per cui, scusateci, non ce ne frega una beata sega né di essere "puri", ne di essere coerenti con qualche "ismo". Ci frega solo di "fermare il declino" e ridare all'Italia le "ali per crescere" (sì, sono due slogan).

 

- Questioni tattiche: non ce le stiamo ponendo, per ora. Per ora vogliamo vedere che potere di traino e sollevazione popolare il nostro messaggio può avere. Ci siamo dati tre mesi: alla fine di ottobre conteremo le truppe e vedremo dove siamo arrivati e quanti siamo. Avendo dovuto partire a fine luglio per ragioni di forza maggiore, i mesi veri sono due. ma va bene lo stesso. Sarò molto esplicito: vogliamo vincere le elezioni, nientepopodimenoche No, I am not kidding signore e signori: non l'abbiamo chiamata mission impossible per nulla e non ci saremmo di certo messi in questo inferno per conquistare l'8% ed andare in parlamento a fare opposizione inutile, guadagnando una frazione di quanto guadagnamo ora ed annoiandoci enormemente di più. Infine, le  questioni tattiche, se proprio dovremo, le considereremo a fine ottobre. Per il momento vogliamo vedere quanti italiani son disposti ad imbarcarsi in questa avventura.

 

- Passare per il movimento di un gruppo, persona, parte sociale. Il rischio c'è e i media che lavorano per lo status quo e la casta faranno l'impossibile per descriverci come tali. Il fatto è che INTENDIAMO ESSERE DI PARTE! Vogliamo che si crei il movimento e poi il partito degli italiani che lavorano, producono, competono e son disposti a smetterla con privilegi, monopoli e parassitismi per veder crescere il paese. Siamo convinti che siano la stragrande maggioranza o almeno la maggioranza e che siano ora distribuiti e divisi in tutti i gruppi politici. Il nostro obiettivo è che escano da questi gruppi ed aiutino a creare il movimento che vorremmo si creasse. In questo senso siamo di parte: siamo convinti vi siano in Italia milioni di persone, letteralmente, che in questo sistema ci vivono di lusso e ci sguazzano. Li chiamiamo, genericamente, "parassiti", un termine semplificatorio che però aiuta a capire. In questo senso siamo di parte. Solo che non crediamo che i parassiti siano tutti in una regione o area, o in una occupazione, o in un settore di attività, o in un sesso, ideologia, whatever. Idem per i "produttori", quelli che vorremmo arrivassero al governo della nazione. È una linea contorta e delicata quella che separa gli uni dagli altri ed il compito nostro, della politica che vogliamo sviluppare, è separare gli uni dagli altri per far governare gli uni. 

 

- Persone nuove. Abbiamo scritto che, a nostro avviso, questa classe dirigente ha fallito e deve andarsene, salvo poche eccezioni che consideriamo degne di partecipare al futuro dell'Italia. Alcune di loro hanno firmato ed abbiamo accettato la loro firma. Altri non l'hanno ancora fatto e saremmo contenti lo facessero. Non son molti, ma ci sono. Non avete idea di quanti abbiano chiesto di firmare a cui abbiamo detto di no. E quanti avrebbero firmato, gattopardescamente, se gliel'avessimo chiesto ma abbiamo deciso di no.  Ed è meglio che sia chiaro: già ora esistono fra i firmatari alcuni nomi che NON AVREBBERO DOVUTO ESSERCI. Non siamo perfetti, si fanno errori anche per mancanza di informazione. Spariranno, credetemi. Chi è attento alla lista vedrà dei nomi sparire (ed alcuni omessi per errore apparire) nei prossimi giorni. Il giudizio su chi valga la pena di avere a bordo e chi no è ovvimente soggettivo, quindi aperto ad errori. È la politica, appunto: l'elemento soggettivo è inevitabile. Ma, vi assicuro, lo sforzo di tutti i promotori di questa iniziativa è di fare pulizia e cambiare alla radice la classe dirigente di questo paese. 

- Grande calderone. Non riesco proprio a capire dove si possa vedere il "calderone" nelle dieci proposte nostre!!!! Domanda banale: quale delle 10 proposte è inutile, retorica, vuota o ridondante? Quale di esse è oggi patrimonio effettivo di uno, anche UNO SOLO, dei partiti rappresentati in parlamento? Quale governo o ministro, di dx o sx, ha cercato di realizzare interamente anche una sola delle nostre proposte? NESSUNO! Le 10 proposte sono, quindi, assolutamente selettive e discriminanti. Infatti, a nostro avviso, sono il minimo necessario per far uscire il paese dal declino. 

- Ora tocca a me la domanda: se il nostro è un calderone, che &$%@ è un partito che ha dentro di sé la Bindi e Civati? Un partito che intende, allo stesso tempo, allearsi con Casini, Vendola e Di Pietro? Un partito dove ci sono quelli che vogliono drasticamente riformare l'art. 18 e quelli che lo ritengono un atto di fede? Vediamo di non prenderci per il culo, non è il posto questo. Chi ha voglia di prendere in giro, magari prendendo in giro se stesso, è pregato di recarsi alla sezione locale di PD, PdL, Lega Nord, UDC o, se proprio non c'è scampo, FLI ...

 - Si', lo faremo anche per PdL, M5S e LN lo stesso ragionamento, ovviamente con dettagli distinti ed appropriati argomenti. Ossia, ci rivolgeremo a quegli elettori e militanti di questi partiti che, noi crediamo, abbiano qualcosa in comune con noi e vogliano raggiungere i nostri stessi obiettivi, forse non tutti ma quasi. E cercheremo di far capire loro che né PdL, né LN, né M5S né, me l'ero scordato, IdV, sono il veicolo adeguato. Anzi, sono nemici di questi obiettivi. A quelli dell'UDC non sappiamo bene che dire, votano una cosa senza altro collante che non stare in mezzo e vicini al potere. Ed a quelli di FLI nemmeno perché non sappiamo proprio cosa quel "partito" sia o rappresenti. Abbiamo iniziato dal PD perché, obiettivamente, abbiamo parlato (Sandro ed io) con militanti ed esponenti di quel partito più che con quelli degli altri. Ma è probabilmente dovuto alle nostre antichissime passioni "sinistrorse" che ci permettono di capire meglio cosa frulla in testa al loro gruppo dirigente. Mosche, al momento, per quanto mi è dato intendere. 

Per stasera mi fermo qua. Domani seconda rata. Notte. 

 

Presente.

Giuseppe D. 31/7/2012 - 07:32

Ci sono momenti in cui occorre impegnarsi per cose che vanno al di là del prorio limitato orticello. Il declino in cui ci siamo infilati è evidente. Non so se il nostro Paese abbia mai avuto leader politici che abbiamo saputo formulare una visione ed indicare la strada per raggiungerla. Forse all'inizio della Repubblica. Sono troppo giovane, comunque, per avere certezze. Ad ogni modo, sono certo, che sicuramente non l'hanno avuta coloro che ci hanno governato in questi ultimi 30 anni. Per cui, condivido pienamente la proposta che voi promotori avete elaborato e farò in modo che quanti più amici soppesino tale iniziativa e si impegnino in modo concreto a sostenerla. Presente

Michele, grazie delle spiegazioni. L'idea di sparigliare la partita politica italiana e' ottima, ed il momento e' certamente quello giusto.

Sono pero' convinto che, per avere qualche chance, sia importante curare il piano comunicativo (oltre che quello programmatico), specialmente se si prevede ostilita' da parte dei media.

Passare per il movimento di un gruppo, persona, parte sociale. Il rischio c'è e i media che lavorano per lo status quo e la casta faranno l'impossibile per descriverci come tali.

Su questo punto io ho una domanda: ho visto che  venite spesso chiamati "partito di Giannino", e questo mi sembra accada anche su media difficilmente catalogabili come "di regime" (capitato anche sul  FQ).

Temo quindi che non si tratti solo di boicottaggio dei media ostili (o di semplificazione giornalistica) ma, forse, di un problema comunicativo (causato dal precipitare degli eventi e aggravato dalla mancanza di un nome).

 

Qualunque cosa si possa pensare di OG, converrai che questa identificazione rischi di essere un elemento polarizzante: utile forse per attrarre chi e' stato buggerato da SB, ma al contempo un ostacolo nel momento in cui ci si ponga l'obiettivo ambizioso (mission impossible) di andare oltre gli steccati ideologici.

Se mi erano rimasti dei dubbi, Boldrin li ha chiariti.

Se pensavo fosse un programma un tantinino vasto, ne ho la conferma ma sembra meno folle pensare che funzioni.

Probabilmente a settembre saranno in tanti (nei partiti, ma non solo..) a preoccuparsi e inizieranno a sparare (e ad epurare..) e si vedrà chi regge.

Personalmente non credo che ci siano molte possibilità "di vincere le elezioni" da soli ma mi piace pensare che un sacco di gente di quei partiti (dei sindacati, delle istituzioni)  risponda "proviamoci" e ridia qualche speranza al Paese prima che sia tardi.

Comunque vada e se pensate che (nel mio piccolo) si possa fare qualcosa: ditelo :)

Grazie a Michele Boldrin per queste riflessioni, che condivido tutte.
La seconda a me pare centrale per il futuro del movimento. Il ceto politico attuale ha fallito e agli occhi della gente appare dedito non solo all'arricchimento personale, ma a occuparsi di cose che interessano solo a lorsignori. Perciò il nostro vantaggio comparato sta nell'essere concreti, e questo dovrà risaltare nella comunicazione. Magari anche nel nome del movimento: niente nomi astratti (stamattina ho postato un commento al post "una nuova fase per nFA").
Poi, sappiamo benissimo che per essere concreti bisogna saper leggere il mondo, e che questo si fa con i "modelli" (idee connesse in modo logicamente coerente, per chi non appartiene alla setta degli economisti). Ma il posto di questi è nel retrobottega.

Michele Boldrin, 31/7/2012

Le 10 proposte sono, quindi, assolutamente selettive e discriminanti. Infatti, a nostro avviso, sono il minimo necessario per far uscire il paese dal declino.(...) Vediamo di non prenderci per il culo, non è il posto questo. Chi ha voglia di prendere in giro, magari prendendo in giro se stesso, è pregato di recarsi alla sezione locale di PD, PdL, Lega Nord, UDC o, se proprio non c'è scampo, FLI ...

 

Beppe Grillo, marzo 2012

Un documento di sette semplici punti che ha come obiettivo dichiarato di non volere trasformare il M5S in un partito. Chi non è d'accordo può chiedere ospitalità a Casini, a Vendola, a Bersani, a Bossi. C'è un'ampia scelta.

 

beh, magari ti porta fortuna...

 

sono uno di quelli che a Parma a votato M5S e ne sono ancora contento. Provenendo anch'io dalla sinistra mi sono trovato ad affrontare le prediche dei PD "del sasso" che strilavano il loro scandalo per il fascismo strisciante grilliano, ma più di tutto mi colpiva questo: la posizione di coloro che pensavano e pensano tuttora che il cambiamento dell'Italia possa essere portato avanti dall'interno PD. Si, dicevano, capiamo benissimo la tua stanchezza nei confronti del partito, ma se ci molli adesso non arriveremo mai al cambiamento promesso. Cambieremo rimanendo gli stessi, abbi pazienza. Non c'ho creduto e fate bene anche voi a non crederci a livello nazionale.
Sarebbe bello vedere due partiti ai primi posti alle prossime politiche. Voi e i 5S. E gli altri, briciole, ma non niente, che i loro leader siedano in parlamento per imparare come si fa.

ok

floris 31/7/2012 - 10:36

- Commento generale: molti sembrano pensare che noi si auspichi la costruzione di un partito "puro" liberal-liberista. NIENTE DI PIU' ERRONEO! Lo spirito è quello del convegno di Febbraio che Sandro ed io abbiamo organizzato: non ci importa il colore del gatto, importa che acchiappi il topo.

 

 

Sarò molto esplicito: vogliamo vincere le elezioni, nientepopodimenoche

 

A noi interessa risolvere problemi concreti: far crescere il paese, aumentare la mobilità sociale, ridurre la corruzione e far vivere meglio le nuove generazioni. La politica, come cosa distinta dalla ricerca, dalla discussione accademica, dalla teoria e dal cazzeggio, è questa cosa qui: risolvere problemi concreti della gente. Qualsiasi "ismo" sia, provatamente, utile per raggiungere questi obiettivi lo useremo. Senza sposarlo.  Per cui, scusateci, non ce ne frega una beata sega né di essere "puri", ne di essere coerenti con qualche "ismo". Ci frega solo di "fermare il declino" e ridare all'Italia le "ali per crescere" (sì, sono due slogan).

 

Bene, avevo sottovalutato la portata delle vostre intenzioni. Se il primo obiettivo è provare a governare da soli, tutto cambia. L' impresa è davvero disperata, ma se avete deciso di dedicarci il vostro tempo da qui alla prossima primavera immagino che sia perché vi siete fatti i vostri calcoli e avete visto che non è impossibile riuscire. Bene.

Il pragmatismo a-ideologico come base del movimento è un ottima cosa sia perché è quello di cui l' Italia ha bisogno sia perché  è quello che serve per parlare ad elettorati con storie diverse. 

( anche il secondo slogan non è male )

"ali per crescere" ? mmmhhh
meglio forse "ali per alzarsi in volo" , oppure "ali per spiccare il volo"

solo suggerimenti.

L'inizio sembrava promettente, visto che nonostante il dichiarato background da "liberal" si dichiarava di non volere il PD come interlocutore privilegiato, e di voler fare da soli. 

 Però andando avanti nella lettura dei commenti, mi sembra di intuire che siete stati troppo tempo in America per comprendere a fondo come si orienta la politica italiana.

Non è ai commenti e alle aspettative del "popolo della rete" che bisogna guardare.

Chi è stato progressista e si sente vagamente "liberal", la sua casetta politica in Italia  ancora ce l'ha o la troverà facilmente.

Chi magari non si è mai sentito proprio progressista, ma proprio per questo prova pulsioni giustizialiste, moraliste, qualunquiste, o anche solo generiche idealità democratiche (del tipo: bisogna stare a sentire quel che vuole la ggente), la sua casa la troverà ancora più facilmente.

Quelli senza casa che ancora non sanno dove trovarla, il popolo dei produttori, le partite iva, sono tutti in attesa di qualcosa che prenda il posto del PdL o che sappia affiancarsi a quel che ne rimarrà. E non certo perchè si siano scandalizzati del Bunga Bunga, quindi starei attento a fare troppo gli schizzinosi sugli errori di Berlusconi.

E questi sono milioni di voti in libera uscita. 

Insomma, visto che sono un appassionato della cultura italiana dei primi del novecento e dei suoi intellettuali "non-organici", al momento, quanto a comprensione della nostra politica attuale e delle sue esigenze di rinnovamento, mi sembrate un po' come Piero Gobetti, più che come Prezzolini, pur stando in America.

Vuol essere un commento costruttivo, ma spero non lo considererete un complimento.

Non che questo conti, ma scrivete le cose, tutte, che penso da molti mesi. La mia conclusione allora fu che ci sono 2 strade possibili: la "presa del potere" nel PD, in stile di coup leninista, ma alla fine debbo concordare al 100% sulla Vostra analisi lucida e precisa, pertanto è da scartare. La seconda opzione credo sia gioco forza di creare un grande movimento sui 10 punti concreti, con semplici parole d'ordine tipo lavoro/giustizia/libertà ma declinate senza retorica in cose concrete, e che porti nelle strade i produttori di valore, vessati da mille ingiustizie ed angherie. LA chiave è qui, nel discrimine che non è tra chi "possiede" e "chi lavora", ma appunto tra chi produce valore e chi lo distrugge. ll tema pratico, però, è come innescare la palla di neve, e raggiungere la massa critica che renda la reazione a catena auto-sostenuta. Il rischio ovvio è che i firmatari - tutti CEO, avvocati, e professori - finiscano per parlarsi (parlarCI) addosso. Mi ricordo anni fa una elezione post Manipulite, che doveva vincere il PRI perchè tutti i consulenti, avvocati e professori facevano dichiarazioni di voto in quel senso: prese poi il 2,5% ! Credo invece che occorra fare leva sulla esperienza Monti, che tra pro e contra, mi pare mostri chiaramente  3 semplici punti: 1) è possibile concepire anche in Italia uno "stato di natura" in cui chi governa agisce per il bene comune e non per sè stesso (poi farà errori: tutti sono umani) 2) avere studiato, e letto dei libri non propinati dalla scuola di partito, serve alla bisogna di cui sub 1);  3) la gente, o il popolo verbigratia,  alla fine i punti 1) e 2) li capisce, tant'è che si sono viste poche ore di sciopero e qualche vignetta ingiuriosa esposta nei bar di provincia, di fronte a misure quasi draconiane! Dunque: lavoriamo per portare 1,000,000 di persone in una lunga marcia, tipo marcia del sale, a sfilare con i cartelli, in silenzio, grisaglie e tute blu... Promuoviamo sui social networks.   I have a dream, that one day, etc etc

te lo dico dal primo giorno che vi leggo, ed ora piu' che mai, non mi rispondere che le uniche intelligenti studiano ec onomia e vi hanno detto picche; cerca fra le tante di tutti i settori dell'economia italiana, domani ti scrivo la lista di nomi che ho spulciato io, che non sono nessuno

Il tuo intervento mi fa riaffiorare il ricordo di una scena mitica di un vecchio film.

Non c'entra molto, ma trovo l'accostamento divertente (per quanto strampalato).

 

Concordo in pieno con Giuliana.

Approfitto per confessare che quando voto, sin dalla prima volta che mi permisero di farlo, cerco sempre di scegliere più donne che uomini, qualora sia possibile scegliere. Non che scelga donne invotabili prima di uomini votabili, ma se le mie valutazioni sono vicine, scelgo le donne.

Cercherei anch'io donne da interessare alle 10 proposte, se non fosse che mia moglie potrebbe equivocare. Cercherò quindi di coinvolgere lei e le mie sorelle :)

 

A proposito, ho notato che sul sito di Fermare il Declino è stato aggiunta la possibilità di contribuire via carta di credito, kudos, a questo punto ne chiedo un'altra: è possibile un link a piè di pagina al pdf del manifesto e delle proposte?

 

P.S.: ho provato a stampare da browser (Chrome) ma il risultato è orrendo.

Sempre dal mio piccolo oblo' sul mio piccolo mondo, le donne sono molto piu' tenaci e lasciano "passare" molte meno cose che non approvano, per cui ci vogliono davvero molte signore disposte a darsi da fare. Ho usato il termine "signore" perche' personaggi come la Minetti, la Mussolini, la Madia e compagnia, pure essendo donne, non sono di certo "signore" e quelle possono essere utili per altre attivita', non per un folle tentativo di risollevare le sorti dll'Italia.

nome

Fabrizio Bercelli 31/7/2012 - 23:58

Questa frase di Boldrin (vedi sopra):

"partito degli italiani che lavorano, producono, competono e son disposti a smetterla con privilegi, monopoli e parassitismi per veder crescere il paese"

potrebbe essere il nome del partito. E' un nome lungo, e allora? Per farsi notare, e farsi notare come gente che parla chiaro, può andare benissimo.

Io come nome o slogan trainante ho proposto "liberare la crescita", ma temo che qualsiasi nome o slogan di due o tre parole suoni logoro, dato che i partiti e i partitini finora ne hanno abusato, di nomi e slogan del genere. E, allora, perchè non innovare radicalmente anche nell'etichetta del prodotto?

Vorrei ricordare quanto di positivo fatto dal PD, e non è poco a mia opinione sopratutto se paragonato al desolante panorama politico fornito dalla destra di Berlusconi.

Il mio obiettivo è dimostrare che l'assioma grillesco PD = PDL non regge, per poi argomentare perchè io almeno credo nel PD.

 

1) Il Ministro dell'Economia, ovvero Tremonti versus Padoa Schioppa (e ho detto tutto...). Padoa Schioppa non aveva la tessera del PD? Non importa, la forza e la capacità di un partito stanno anche nel riconoscere di dover scegliere un tecnico invece di un politico per certi ruoli in assenza di alternative credibili.

Quello che conta è il nome e sopratutto l'intelligenza e la capacità del personaggio scelto.

 

2) Le liberalizzazioni sono nel DNA del PD, e molte di esse portano il nome "Bersani", ad esempio il decreto Bersani. Mi sembra sbagliato sostenere che queste politiche furono "imposte a un PD riluttante"; esse sono al contrario parte integrante del progamma politico del PD. Chi era contro e chi era a favore delle liberalizzazioni fatte da Monti in Parlamento? Chi ha lavorato per bloccarle e depotenziarle e chi per preservarle? Chi è il responsabile della mancata liberalizzazione di farmacie e taxi?

 

3) L'Euro e la moneta. Da una parte chi ci ha portato nell'euro, dall'altra chi sostiene la necessità di dove ritornare alla lira. Da una parte chi per lo meno riconosce le colpe del nostro paese, dall'altro chi crede che il tutto sia un complotto di un qualche speculatore che voleva far fuori Berlusconi. 

 

4) L'europeismo, che almeno per me è il principale valore che un partito deve avere (io credo fortemente nella necessità di una Europa unita). Il PD è europeista, il PDL no. A questo si associa la politica estera, dove (se volete posso argomentare) il PD è conscio del ruolo del nostro paese, mentre il PDL è isolazionista.

 

5) Gli uomini: è vero che nel PD abbiamo i Fassina (purtroppo) ma abbiamo anche tecnici come il senatore Ichino e politici come il vice di Bersani Enrico Letta. Lo stesso Bersani, come ricordavo prima, ha dato il suo nome a una bella fetta di liberalizzazioni fatte nel nostro paese. C'è per lo meno un dibattito sui temi economici portato avanti da persone che sono liberali e a favore del libero mercato. E queste persone non sono minoritarie, ma occupano posizioni di vertice nella gerarchia del PD. Il vice di Bersani conta di più del responsabile dei temi economici. Chi c'è dall'altra parte? Tremonti, Brunetta... Serve continuare?

 

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Ora in Italia siamo in una situazione non efficente, il che significa che c'è spazio per risparmiare senza diminuire la qualità e la quantità delle prestazioni fornite dallo stato in termini di welfare. Inoltre è possibile anche aumentare l'efficenza del mercato attraverso le liberalizzazioni.

Questo tipo di policy è giusta a prescindere, in quanto lascia i servizi inalterati diminuendone i costi (per quanto fornito dallo stato) e diminuisce i costi di beni e servizi senza danni per i cittadini per quanto riguarda le liberalizzazioni.

Io penso che il PD possa perseguire questa politica, che condivido. E penso anche sia giusto usare le risorse così recuperate per diminuire tasse e debito pubblico.

 

Una volta raggiunta "la frontiera dell'efficenza" quello che il PD non farà è diminuire i servizi per diminuire le tasse. Il PD, come un qualsiasi partito socialdemocratico europeo (ed è il motivo principale per cui lo voto) preferisce l'opzione "svedese" (tasse e servizi) che quella "americana" (poche tasse e meno servizi) e non è quindi disposto a diminuire i servizi pubblici forniti ai cittadini.

anime

Francesco Forti 31/7/2012 - 11:35

nel PD oltre a quanto tu hai detto esiste a mio avviso ancne una forte anima che definirei "keynesiana" che si agiterebbe di fronte ad un calo della spesa pubblica, non importa se cala quella "non efficente" perché chi pensa che "la tua spesa è il mio reddito" considera recessiva ogni diminuzione della spesa. E naturalmente nel PD, come in ogni partito che è stato al governo localmente o a Roma, esiste chi ha come suo reddito proprio la spesa pubblica clientelare. Insomma tu vedi un lato della medaglia ma è necessario vedere anche l'altra, senza la quale allora il PD sarebbe il partito piu' liberale d'Italia.

Piuttosto il PD, che ora ha perso un pezzo della foto di Vasto, con un Di Pietro che attacca le istituzioni un giorno sì  e l'altro pure, dovrebbe perdere pure l'altro pezzo della foto (Vendola) perché mi sembra inconciliabile appoggiare il decalogo e tirarsi dietro Vendola (*).

E qui sta il punto, perché il PD appare come il famoso asino di Buridano, che non sa scegliere tra due alterntive e prende tempo.

 

(*) [Modo Ironico ON] la necessità di mollare Vendola è data da una regola interna che prevede che solo un personaggio con orecchino possa stare nel foronte del decalogo. E qui abbiamo già Michele, al posto d'onore. [Modo Ironico OFF]

Guarda come uno tratta l'altro e ti darai subito una risposta sull'anima del PD. Ricordiamoci che Fassina è il responsabile economico della segreteria, non uno che passa di lì per caso.

 

Bersani è vero, alcune liberalizzazioni le ha fatte, ma ora non sembra ricordarsene: le spinte e e pulsioni sono altre.

 

L'europeismo poi a me pare che sia stato buttato a mare (cfr. di nuovo Fassina e i suoi "tecnocrati europei") oppure semplicemente come un pozzo di soldi: facciamo l'Europa che ci ripagano il debito (nell'elegante formula deli Eurobond).

 

Poi Bersani può fare tutte le affermazioni di principio che vuole: il suo partito ha governato fino ad oggi la Sicilia con Lombardo (ma si è dimesso o no?), si tiene Bassolino, Penati, e tanti altri che ora sarebbe lungo menzionare...mi riesce difficile prendere sul serio uno che ciancia di principi ma si tiene queste schifezze nel gozzo.

 

Sono stato populista? Onestamente mi direi di no.

Poi Bersani può fare tutte le affermazioni di principio che vuole: il suo partito ha governato fino ad oggi la Sicilia con Lombardo

Premetto che nel Regno Unito, dove vivo, il mio voto oscilla tra i Vincent Cable ed i Boris Johnson, cioé tra LibDem e Tory (pende più per i LibDem al momento).

Devo confessare che nel 2008 aveva molti pregiudizi sul Sig. Lombardo.

Lo vedevo come l'uomo della continuità con il Sig. Cuffaro, ne leggevo il CV sinceramente impresentabile, credevo che avrebbe continuato a guidare i Siciliani verso il baratro, ed ho sconsigliato a chiunque mi capitasse a tiro di votarlo. Io non l'ho certo votato.

 

Sono ormai anni che ammetto pubblicamente che il governo del Sig. Lombardo mi ha piacevolmente sorpreso. Non è stato un governo rivoluzionario, hanno continuato ad essere inefficienti in molti ambiti, ma nel complesso mi pare, con le informazione ad oggi in mio possesso, che abbiano fatto meglio di tutti i precedenti governi siciliani che io ricordi.

 Io sono convinto che non ci siano le risorse per avere successo utilizzando le politiche riformiste che hanno adottato, ritengo personalmente che per la Sicilia ci vorrebbe un bel po di shock therapy, e non sto certo affermando che sia stato un governo modello, o che il Sig. Lombardo sia in qualche modo un gran modello di politico da ammirare o portare ad esempio, ma più semplicemente devo riconoscere che abituato a governi di, a essere buoni, inetti, i quali hanno continuato a strepitare contro l'attuale governo per anni, immemori delle proprie immense boiate, nei confronti di questi il governo del Sig. Lombardo si staglia come si staglierebbe un vulcano nel mezzo della pianura padana.

Questo detto, possiamo stare ore a parlare di moltissime cose in più che il cittadino si dovrebbe aspettare dal governo siciliano, e che il governo del Sig. Lombardo è stato incapace di offrire, ma credo sia un altro discorso.

 Sulla parte del PD siciliano che ha appoggiato il governo del Sig. Lombardo, di conseguenza, devo ammettere che, con il senno di poi, credo abbiano fatto la cosa migliore mai fatta dal PD siciliano nella sua storia, anche nelle precedenti incarnazioni. Se qualcuno ci vuole vedere un giudizio storico, liberissimo.

 Scrivendo questo post, dato che preferirei votare qualcuno idealmente più vicino alle mie idee politiche ed economiche rispetto al pur rispettabilissimo Sig. Russo, che è il probabile candidato del partito del Sig. Lombardo, c'è tra i 243 qualche candidabile per il governo della Sicilia? Magari una donna?

o.t.

aldo lanfranconi 1/8/2012 - 15:25

Alessandro, da stamattina i tuoi commenti escono sempre due volte.

Alessandro l'ha segnalato, appena abbiam tempo lo sistemiamo.

La carta d'intenti

Rick 31/7/2012 - 13:18

E' stata presentata la carta d'intenti del PD per le prossime elezioni, una sorta di manifesto politico.

Copio e incollo le parti che riguardano questa discussione:

 

2 - Democrazia

"Sono poi essenziali norme
stringenti in materia di conflitto d’interessi, legislazione antitrust e libertà dell’informazione,
secondo quei principi liberali che la destra italiana disconosce (...) bisogna
agire per la semplificazione e l’alleggerimento del sistema istituzionale e
amministrativo. Occorrono piani industriali per ogni singola amministrazione
pubblica al fine di produrre efficienza e risparmio."

 

4 - Lavoro

"Il primo passo da compiere è un ridisegno profondo del sistema fiscale che alleggerisca
il peso sul lavoro e sull’impresa, attingendo alla rendita dei grandi patrimoni
finanziari e immobiliari. Quello successivo è contrastare la precarietà,
rovesciando le scelte della destra nell’ultimo decennio e in particolare l’idea di
una competitività al ribasso del nostro apparato produttivo, quasi che rimasti orfani
della vecchia pratica che svalutava la moneta, la risposta potesse stare nella
svalutazione e svalorizzazione del lavoro. Il terzo passo è spezzare la spirale perversa
tra bassa produttività e compressione dei salari e dei diritti, aiutando le produzioni
a competere sul lato della qualità e dell’innovazione, punti storicamente
vulnerabili del nostro sistema. Quarto passo è mettere in campo politiche fiscali
a sostegno dell’occupazione femminile,"

 

8 - Beni comuni

"Per noi sanità, istruzione, sicurezza, ambiente, sono campi dove, in via di
principio, non dev’esserci il povero né il ricco. Perché sono beni indisponibili
alla pura logica del mercato e dei profitti. Sono beni comuni – di tutti e di ciascuno
– e definiscono il grado di civiltà e democrazia del Paese.
Ancora, l’energia, l’acqua, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture
dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione,
sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e
controllo sulla qualità delle prestazioni.
Per tutto questo, introdurremo normative che definiscano i parametri della
gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela
delle finalità pubbliche dei servizi. In ogni caso non può venir meno una responsabilità
pubblica dei cicli e dei processi, che garantisca l’universalità di accesso
e la sostenibilità nel lungo periodo."

 

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Come sostenevo prima, chi cerca nel PD una politica "di destra classica", cioè meno tasse meno servizi resterà deluso. Si conferma invece una politica di contrasto alle inefficenze del nostro paese, mantenendo però alto il welfare fornito dallo stato (e quindi anche le tasse, anche se non al livello attuale e rimodulandole diminuendo il cuneo fiscale sulle tasse legate al lavoro) .

 

Detto in altri termini: se parliamo di efficenza, allora è ingiusto criticare così tanto il PD senza ricordare quanto fatto negli ultimi anni dal PD e avversato dal PDL.

Se parliamo di scelte politiche legate, a parità di efficenza, a quale deve essere il ruolo dello stato, del welfare e del livello di redistribuzione tra i più e i meno ricchi della società (la visione americana versus quella svedese) allora non aspettatevi che un partito socialdemocratico compia politiche reganiane.

in difesa del PD?

roccog 31/7/2012 - 14:07

Secondo me chi si ostina a voler difender il PD fa male. Parma insegna. Sono d'accordo che il PD non ha fatto tutto male e qualcosa avrà pur fatto, ma le lacune sono troppe e quello che vi si sta dicendo è che la pazienza è finita. A Parma il M5S ha probabilmente perso per 2 motivi, Bersani ha imposto un candidato non voluto (e questo ha fatto fuori il PD) e il PDL si è affondato con le sue stesse mani in un mare di debiti. Nella pratica il PD non era reputata una cattiva opzione da molti, ma non ha fatto nulla per dare almeno un'immagine di volontà di cambiamento dello status quo. Questo a livello comunicativo, in un particolare momento di crisi come questo è fondamentale. In assenza di una bacchetta magica per risolvere i problemi (ma i 10 punti dimostrano che ci sono mezzi per scardinare il sistema), la comunicazione della volontà di cambiamento è fondamentale. Questo a mio avviso ha fatto vincere il M5S. Questo ha fatto perdere il PD e mi ha fatto capire che questo partito, con questi uomini non è in grado di leggere la situazione politica, pertanto non è in grado di comunicare efficacemente le proprie volontà, perciò perderà. Non è ritenuto attendibile, dopo anni di proclami neanche da gran parte del suo elettorato che lo vota per mancanza di alternative. Nel momento in cui si presenta un'alternativa, non tanto credibile (il M5S non aveva nessuna credenziale), ma dotato di spinta innovatrice e comunicativa il gioco è fatto. Per cui questo movimento mi sembra sulla buona strada. Non trascuriamo poi le velleità uliviste che ancora portano i vertici del PD a pensare che la grande alleanza abbia più probabilità della buona idea di portare alla vittoria. Grande alleanza = vecchia politica; riformismo efficace, idee in solitaria = nuova politica. E' un'equazione.

L'ottima analisi.

Al PD, oltre che la concreta prospettiva di realizzare qualsiasi riforma, manca anche la voglia di provarci o di dare l'impressione che ha voglia di provarci

Parma insegna

micheleL 31/7/2012 - 15:57

che il PD non ha buona capacità di lettura del momento e della situazione politica che lo circonda. In una situazione in cui c'era un grande movimento di protesta contro la giunta dimissionaria e una grande voglia di aria nuova, hanno fatto una scelta da "prima repubblica" candidando il presidente della provincia (che tale è rimasto). Imho sarebbe bastato un piccolo segno di rottura col passato, come una candidatura civica "forte" o semplicemente che il candidato appoggiato si dimettesse dagli altri incarichi prima delle elezioni per riuscire a vincere senza grosso affanno. In quella situazione allo stesso PDL sarebbe bastato poco (appoggiare l'ex sindaco Ubaldi) per arrivare al ballottaggio e giocarsela.

Ma non dobbiamo dimenticare che il M5S è arrivato al ballottaggio e alla "poltrona" anche grazie ad una buona dose di demagogia/populismo, che purtroppo funziona sempre... Questo secondo me deve rimanere un monito per ciò che si sta cercando di costruire da queste pagine

In assenza di una bacchetta magica per risolvere i problemi (ma i 10 punti dimostrano che ci sono mezzi per scardinare il sistema), la comunicazione della volontà di cambiamento è fondamentale.

Giusta osservazione, che spiega anche perché riferimenti come quello di "Rick" al modello "scandinavo" che caratterizza paesi come Svezia e Danmarca (ma anche a "modelli" per certi versi completamente opposti, come quello attribuibile agli Stati Uniti di R. Reagan e ancor più radicalmente a Singapore) è sostanzialmente inutile ai fini del dibattito.  Il PD non ha nessuna possibilità di promuovere riforme che avvicinino anche solo lontanamente l'Italia al livello di efficienza e libertà economica svedese, per i motivi che sono stati ampiamente spiegati sia nel post che da altri commentatori.  Anche la recente "dichiarazione d'intenti" non sposta di molto le cose: che nel PD ci fosse qualche velleità di riformare le inefficienze più evidenti dello Stato è risaputo da tempo, il problema è che questo non basta a raggiungere risultati effettivi.

A tale proposito, mi sembra chiaro che il nuovo soggetto politico non dovrebbe sbilanciarsi sugli aspetti più "ideologici" che prescindono da considerazioni di efficienza, ad esempio il peso da attribuire alla redistribuzione - ma le stesse considerazioni valgono per l'importanza più o meno marcata delle libertà civili, o dei nostri retaggi cristiani e cattolici - al di là delle posizioni personali degli aderenti su questi argomenti.  Queste considerazioni coinvolgono principalmente scelte di valori, e finché ci si limita ad esse la "vecchia politica" è pienamente in grado di svolgere la sua funzione.

Dopo l'intervento precedente mi limito a due osservazioni.

1 - il PD propone un'imposta patrimoniale: mi pare che su questo sito si sia non solo discusso a lungo delle varie proposte emerse negli ultimi anni, ma anche si sia dimostrato come un'imposta patrimoniale che ambisca a produrre un gettito rilevante debba colpire non "i grandi patrimoni finanziari e immobiliari", ma quelli dei ceti medi, con un effetto prossimo all'esproprio. Quelli grandi, poi, dovrebbero essere identificati: comprendiamo in essi anche i fondi pensione sindacali? o invece non li consideriamo tali, perché curano gli interessi degli elettori del PD?

2 - Il pezzo sui beni comuni è un esercizio di retorica del più vetero stile comunista, incurante dell'esigenza di coprire i costi della mirabolanti erogazioni che lo Stato offre a tutti. L'esperienza negativa della gestione pubblica di molti servizi, in particolare della gestione dei beni culturali ed ambientali, non ha insegnato nulla. Si co ntinua ad esaltare una "reponsabilità pubblica" che trova le sue origini nello stato amministrativo edificato dopo l'Unità nazionale, secondo moduli bonapartisti, e perfezionato dal fascismo: tra la legge Bottai sulle cose d'interesse storico e artistico, il codice dei beni culturali ed ambientali di Giuliano Urbani e le idee prospettate nella dichiarazione vi è sostanziale continuità. A meno che ci vengano a raccontare che questo pezzo serve solo ad accalappiare le frange di estrema sinistra e movimentiste che s'ispirano al Manifesto dei beni comuni del prof. Mattei ...

Documento veramente noioso ma almeno 13 pagine sono un bel passo avanti rispetto alle 281 del programma dell'Unione (2006-2011) che aveva come titolo "Per il bene dell'Italia" (mentre oggi notate la creatività con "Italia, bene comune". )

Si fa riferimento all'inizio all'Italia che lavora ma ... chi lavora non legge 281 pagine di programma e nemmeno 13. Il testo allora è solo per la nomenclatura interna ed è appositamente vago ed indeterminato proprio per sopire scontri tra le varie anime.

Mi hanno fatto osservare poi alcune "perle".  La missione (era meglio lasciare mission) inizia con una negazione ""noi non crediamo nell'ottimismo delle favole" il che è francamente grottesco. Ma per farla breve la perla massima è "cercheremo di andare nella direzione giusta" cosa allucinante per un partito che si impegna a guidare l'Italia. I casi sono due, o non sai la direzione, per cui andando a caso speri di imbroccarla, oppure sai la direzione ma hai un problema con il volante perché ti tirano per le classiche maniche della giacchetta e non riesci ad andare dove vuoi. In entrambi i casi la franchezza è apprezzabile ma non affiderei la barca ad un capitano che mi dice che cercherà di andare nella giusta direzione. 

Ecco altre perle:

Ripensare in modo organico le grandi voci di spesa;

Gestione professionale dei tribunali generalizzando i modelli adottati in alcuni di essi.

Eliminare il dualismo occupazionale, scoraggiare la discriminazione di età e sesso nel mondo del lavoro, offrire strumenti di assicurazione contro la disoccupazione, facilitare la creazione di nuove imprese, permettere effettiva mobilità meritocratica in ogni settore dell’economia e della società e, finalmente, rifondare il sistema educativo.

Totale trasparenza dei bilanci delle pubbliche amministrazioni e delle società partecipate da enti pubblici con l'obbligo della loro pubblicazione sui rispettivi siti Internet. La stessa "questione meridionale" va affrontata in questo contesto, abbandonando la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo.

C’è qualche movimento politico che sostiene il contrario di queste ovvietà?

Vi sarete accorti che ho preso le perle dal decalogo di fermareildeclino. Quello che voglio dire è che critiche come quelle di Forti non analizzano la sostanza di ciò che avviene, sono preconcette, servono solo a fare battute e non portano da nessuna parte. Dietro ognuna delle proposte del PD ci sono documenti tecnici che analizzano in dettaglio i problemi e propongono delle ricette (sulle quali si può essere o non essere d’accordo, ovviamente), basta guardare nel sito del PD. Io ho segnalato in un post precedente un documento molto dettagliato del PD sull’energia: interesse zero. Si può essere o non essere d’accordo, ma il lavoro di tante brave persone non merita di essere dileggiato in questo modo preconcetto.

Questo nuovo partito, movimento, o che dir si voglia, non mi interessa se questa è la metodologia di lavoro..

target

st 1/8/2012 - 10:23

non esiste un modo giusto per scrivere il programma,280 pagine o 13 pagine o 10 punti
vanno tutti bene,ognuno di essi farà riferimento a target distinti di elettori,
è inutile che all'anziano si propini 280 pagine di soluzioni magari scritte in piccolo
e al professionista della giustizia il punto generico del decalogo ,saranno interessati
uno al decalugo e l'altro alle pagine scritte in piccolo.
Il punto è renderle disponibile tutte e tre se l'elettore è interessato e pubblicizzarle proporzionatamente al numero di persone interessate.

... occorre che ci sia sostanza o che sia distiguibile dietro il fumo delle parole.

Quanto alle "ovvietà" il PD, come il PDL o UDC, mai ha scritto nero su bianco di "abbandonare la dannosa e fallimentare politica di sussidi seguita nell'ultimo mezzo secolo".  Che si parli di meridione, di imprese, di cooperative, di sostegni corporativi o clientelari, ognuno anzi ha fatto intendere molto chiaramente che questa alimentazione non andava abbandonata. 

 

Vedere anche il "nostro" Massimo Famularo su l'Inkiesta.

Davvero il PD si mette a parlare di conflitto di interessi? Col valzer di poltrone tra legacoop e partito che vediamo ogni giorno in Emilia, non si rendonoconto di essere pochissimo credibili? No, per dire, Bersani e- un uomo delle coop Emilaine. COme lo era il precedente presidente della Regione Emili Romagna. E come lo sono un buon fetta di politici PD locali. E, cigliegina sulla torta, lo conosci questo video, in cui il segretario del PD di Bologna trasmette a Bersani gli ordini del presidente dell'Unipol?

1 - TPS non era il ministro dell'economia di un governo PD, ma di un governo di coalizione, guidato da Prodi (personaggio di diversa tradizione politica).

2 - Questa affermazione è molto discutibile. Il ministro Bersani ha fatto cose importanti nel quinquennio 1996/2001, essenzialmente in attuazione di direttive dell'UE (per es. creazione del mercato elettrico); nel governo Prodi del 2006 ha proposto provvedimenti che, a ben vedere, non liberalizzavano nulla ma introducevano vincoli per molte categorie di imprese, per es. le banche: ebbe il plauso dei consumatori, ma ciò non dimostra che abbia liberalizzato il mercato bancario.

3 - nulla da dire.

4 - se fosse vero quello che dice, ci sarebbe stata una mutazione genetica rispetto alle origini della classe dirigente del PD (almeno di gran parte di essa). Il PCI era contro l'Europa e la NATO, e lo è stato a lungo; solo in epoche recenti gli ex PCI vi si sono adattati, forse per un errore di prospettiva, vale a dire credendo che il processo d'integrazione possa accogliere elementi di socialismo.

5 - la questione è quale sia il peso reale dei dirigenti che provenengono dalla sinistra democristiana e quanti di essi siano indotti dall'interesse personale a sposare scelte programmatiche che la DC non avrebbe mai immaginato (v. sotto sulle intenzioni del PD).

Caro Luciano,

 

Sui punti 1 e 2 non ci sono grandi differenze tra le nostre idee. Vero il governo era di coalizione, ma vero anche che il PD ne aveva la maggioranza assoluta dei voti parlamentari (cioè i voti a sostegno del governo), esprimeva il maggior numero di Ministri e aveva forte influenza sull'indirizzo politico del governo stesso.

Quindi TPS è andato al suo posto perchè, PERLOMENO, il PD non si è opposto, PROBABILMENTE perchè è stato il PD stesso a sceglierlo.

Quanto alle liberalizzazioni, a parte che i benefici nel mercato elettrico sono innegabili, io pago molto meno di assicurazione per lo scooter grazie al Decreto Bersani (ho la classe di merito della mamma) e ho un conto ING DIRECT, rinnovo la domanda: QUANTO HA FATTO IL PDL? In materie di liberalizzazioni PD e PDL pari sono? Io non credo.

 

Il punto 4 è molto più sottile. Si, io credo ci sia stato un deciso mutamento nella politica estera del PD, e la cosa nasce da lontano.

Se vogliamo fare un paragone, lo possiamo trovare negli USA. Il PDL mi ricorda l'ala repubblicana maggiormente isolazionista (quindi NON Bush) mentre il PD mi ricorda l'ala democratica più interventista per fini "umanitari" (alla Clinton per intenderci).

GUARDIAMO AI FATTI.

Il PD (e i DS prima) sono stati favorevoli a tutte le missioni militari italiane all'estero. Non solo: con D'Alema Ministro degli Esteri l'Italia ha giocato un ruolo da protagonista per raggiungere un cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, prima convocando una conferenza a Roma e poi garantendo la pace con lo sbarco anfibio dei nostri fanti di marina e con il controllo delle coste libanesi affidato alla portaerei Garibaldi. Per chi non lo sapesse: è stato Prodi ad ordinare ai nostri militari di sbarcare sulle spiagge libanesi, Prodi ha mandato la Garibaldi a coprire il tutto e D'Alema ha costruito il quadro politico che permettesse, sfruttando il nostro strumento militare, di raggiungere un obiettivo politico (la tregua). Gli altri, francesi inclusi (che hanno rosicato non poco) si sono aggregati a noi.

 

Facile obiezione: ma quella è stata una missione presentata all'estrema sinistra come un dispetto ad Israele (anche se nella realtà è stato il contrario, perchè Israele ha oggi il suo confine nord sicuro e in 6 anni saranno caduti una decina di razzi sulle città israeliane, contro le centinaia che Hezbollah si dilettava a lanciare prima del 2006).

 

Risposta: prendiamo la Libia. Berlusconi è stato letteralmente tirato per i capelli perchè l'Italia, com'era nostro interesse, intervenisse. Il PD ha sempre sostenuto senza alcuna incertezza questa missione e, se ricordo bene, ha sostenuto in modo determinante il governo Berlusconi su questa questione, governo che sarebbe in caso contrario andato in minoranza (e forse caduto) perchè la Lega era contraria.

 

L'Afghanistan, dove il PD ha sempre votato a favore (a costo di rischiare la caduta del governo nel 2008-2010)?

O l'Irak, dove ci siamo ritirati, alla conclusione della missione, rispettando la timeline organizzata da Berlusconi con gli americani, al posto del precipitoso ritiro ordinato da Zapatero? Noi abbiamo consegnato la nostra area di responsabilità agli irakeni, gli spagnoli sono stati sostituiti di fretta e furia da americani e polacchi. Certo che il PD era contrario ad Antica Babilonia, e aveva (ed ha tutt'ora) ragione perchè OIF è stata un disastro. Però, con i soldati italiani sul posto, quando è arrivato il momento della responsabilità si è rispettato quanto concordato in anticipo invece di fare una facile scelta populista come quella di richiamare subito in due settimane i militari come appunto fatto da Zapatero lasciando in braghe di tela gli americani.

 

Beh, mettere a confronto l'europeismo del PD contro quello del PDL è come sparare sulla croce rossa. Faccio solo notare che anche questa è in parte un'eccezione (chi si ricorda che metà del PS francese è contrario all'UE e ha votato contro la Costituzione, incluso l'attuale Ministro degli Esteri Fabius?). Fortuna che Hollande appartiene all'ala riformista, se no sarebbero guai grossi per l'Europa oggi.

caro Rick, 

la differenza radicale fra te e molti che scrivono o commentano qui è che il nostro primo passo è stato proprio quello di rifiutare di leggere la politica italiana esclusivamente all'interno della dicotomia PD - PDL, che è invece quello che continui a fare tu (e con te molti elettori piddini frustrati ma fedeli). 

Il punto è proprio questo: uscire da quel recinto. 

In altri termini: finché si confrontano i comportamenti concreti di PD e PDL e basta, probabilmente vince il PD. Ma noi qui confrontiamo entrambi con quello che servirebbe fare, e perdono entrambi. Alla grande. Da anni. 

io pago molto meno di assicurazione per lo scooter grazie al Decreto Bersani (ho la classe di merito della mamma)

questa e' una cattiva legge. Una buona legge aumenterebbe la concorrenza e la trasparenza del settore RC auto, combatterebbe le truffe e le decisioni insensate economicamente riguardo le micro-inabilita' (pagliacciate la cui diffusione separa l'Italia dai Paesi civili), obbligherebbe con opportune sanzioni e norme le compagnie di assicurazione a liquidare velocemente i premi.  In questo modo regolato il mercato potrebbe far pagare il prezzo in prima approssimazione piu' corretto ad ogni assicurato, dando prestazioni in linea. La legge di Bersani (esattamente come quella sui costi delle schede telefoniche) invece cerca di curare l'inefficienza, l'opacita', le iniquita' del settore RC auto italiano unicamente aggiungendo un vincolo statalista (dev'essere un riflesso pavloviano comunista).  Se il sistema rimane opaco e con poca concorrenza, succedera' semplicemente che i maggiori costi necessari a garantire gli extra-profitti delle assicurazioni si scaricheranno 1) su chi non e' protetto da vincoli del genere, tipicamente chi si assicura senza avere un genitore assicurato, magari un immigrato 2) con aumenti generalizzati su tutti.  La prova dei fatti si puo' fare confrontando il costo medio della RC auto e i servizi del settore tra Italia e altri Paesi europei.  L'Italia e' il peggior mercato per i consumatori.  E non solo, grazie a Bersani, Berlusconi e agli illuminati leader europei, tale schifoso settore di mercato italiano e' anche sottratto alla concorrenza estera.

Io avevo posto a Rick - chiunque fosse la persona nascosta dietro questo nick - una serie di questioni, ma solo ad alcune è stata data risposta: peraltro OT, dato che io non avevo affatto citato - tanto meno magnificato -la posizione del PDL.

In ogni caso, le risposte alle mie osservazioni sono tipicamente da militante fedele, prive di qualsiasi spirito critico. Andiamo bene!

Emma

asterix62 31/7/2012 - 13:36

Leggendo gli interventi ho notato che alcuni tirano in ballo Emma Bonino, una fra le poche mosche bianche della politica italiana. Vorrei far notare che Emma si è candidata alla Presidenza della Repubblica, anche se molti lo ignorano, o meglio, anche se i media non ne parlano, a parte qualche mosca bianca tipo Lilli Gruber su La7. Avere l'appoggio della Bonino, dal punto di vista mediatico, sarebbe sicuramente positivo però un partito ce l'ha già, anche se è in affanno. Per avere il suo appoggio bisognerebbe quindi passare obbligatoriamente attraverso il Partito Radicale e convincere Marco Pannella, deus ex machina dei radicali.

Condivido profondamente l'approccio "funzionale" di Brusco & Boldrin: una forza politica va valutata per gli obiettivi che ha raggiunto e non per le buone intenzioni.

Da questo punto di vista con il PD sarei addirittura più severo.

Good intentions/ Bad outcomes... è proprio così per il PD?

Sicuramente i giudizi non si possono generalizzare e sicuramente ci sono persone che ci hanno creduto e che si sono spese.

Allo stesso tempo non direi che le intenzioni fossero del tutto buone, e non solo per un problema di tattica, come si dice nell'articolo.

Per anni, forse per voler dimostrare di poter stare fra i bottoni, il PD mostrò, pur senza dirlo chiaramente, l'intenzione di non mettere seriamente in discussione gli equilibri di potere in cui si regge l'Italia.

Il concetto veltroniano di vocazione maggioritaria del PD fu la patina dietro la quale il messaggio era chiaro: il "responsabile" Calearo ne fu un prodotto naturale, ma giustamente e opportunamente è stata citata la legge Treu come grande contrattata soluzione "di potere" a delicatissime questioni "di diritto".

 

Il PD non funziona perché, in certa misura, è stato progettato per non rimettere in discussione i poteri esistenti (Chiesa, Sindacato, vari potentati economici etc.) e per annacquare le istanze di cambiamento e rinnovamento espresse dai suoi stessi militanti.

 

La vicenda del secondo governo Prodi ed il senso di frustrazione che si provava in quei mesi nella società italiana dicevano già tutto: un partito che si propone come un Grande Mediatore non rinunciando alla propria provvigione per ogni "affare".

Questa è la questione che porrei al militante PD.

Non sono un lettore assiduo di nFA, ho letto il manifesto perché consigliato da un amico (con cui proprio in questi giorni dibattevo accanitamente del futuro del PD). Prima di scrivere questo commento ho cercato di recuperare un po' andando a spulciarmi quanto avete fatto finora.

Giunto alla fine del vostro articolo, d'impulso, mi sono chiesto A CHI vi siete rivolti all'interno del PD per farvi dire che il vostro programma è “se non del tutto giusto quasi niente sbagliato”. Se vi siete rivolti all' “assemblea dei 15”, temo che siate fuori strada: sono, per l'appunto, 15, su un gruppo di parlamentari di 200 e più persone.

Non dico ciò per sterile polemica, ma per sottolineare un fatto: i vostri presupposti, la vostra analisi storica, il vostro programma non sono quelli del PD. Non sono nemmeno quelli di una minoranza consistente del PD. Sono quelli di una minoranza sparuta (per ora), che reclama voce, che ha ottime idee, propone talvolta buone ricette ma altre volte porta avanti battaglie irricevibili in un partito riformista di sinistra.

Caratterizzate il riformismo italiano degli anni '90 come figlio di Amendola e della sinistra DC, senza prendere in considerazione una possibile (e plausibile) interpretazione alternativa, ovvero che quello in realtà fu il tentativo di seguire un altro percorso, il “facciamo cose di sinistra col mercato” di Blair che ha affossato il Labour nell'ultimo decennio.
Qui sta il primo punto. A leggere la vostra analisi, sembra che il quadro dirigente della sinistra italiana sia rimasto all' “antico leninismo”, allo statalismo duro e puro di marca PCI, mentre tutti i partiti riformisti e progressisti del mondo occidentale imboccavano sicuri (decenni fa) la strada che voi incoraggiate. E' davvero tutto così limpido? Si citava Blair poco fa: e lo schroederismo? Il modello socialdemocratico alla Hollande? Tutte sfumature di un'unica idea? Parlate dell'aumento del mercato come della panacea di tutti i mali, mettendo sotto il tappeto la banale verità che qualunque discussione politica condotta fuor di polemica porterà inevitabilmente a miliardi di idee differenti sulle misure da adottar. Il nocciolo della questione, a mio avviso, è questo: può esistere un “partito dell'efficienza”? Un “partito del non andiamo alla deriva”? E sui diritti civili che si fa? Sul welfare? Sull'Europa, come qualcuno già sollecitava?

Qui arriviamo al secondo punto: parlate dello “strano modo di fare politica che state scoprendo”, facendo intendere, sembra, che tutti quelli che se ne occupano sono dei poveri pazzi, impegnati in folli bizantinismi al solo fine di rendere tutto ingarbugliato e incomprensibile.
Io temo che non sia così. Da una parte, tra la “casta”, ci sono i ladri (secondo me meno di quanti voi diciate, ma ce n'é) e ci sono le persone per bene. Dall'altra, ci sono gli elettori e l'opinione pubblica, che purtroppo non si comportano precisamente come i calcoli dei modelli economici a cui fate riferimento, né sono razionali e logico-deduttivi come le argomentazioni che brillantemente stendete nei vostri pezzi.
La politica è costruzione di consenso. Richiede pazienza e fiuto. Capacità di compromessi. Di aggiustamenti. Per questo (a mio giudizio) poteva aver senso soppesare un poco meglio l'ipotesi di lavorare all'interno del PD, andando a ingrossare una frangia che avrebbe acquistato peso e prestigio con la vostra presenza.

Avete deciso di puntare il bersaglio grosso. Come penso sia ormai evidente, non avrete il mio sostegno. Ma se riuscirete a prendere la maggioranza dei voti sarò straordinariamente contento di avere un governo in mano vostra, persone competenti e serie, piuttosto che la schiera di nani e ballerine che abbiamo avuto dal 2008 al 2011. Ma permettetemi un ragionamento fuori dai denti. Se trascorsi i tre mesi che vi siete dati per contarvi vi renderete conto di essere in pochi, evitateci l'ennesimo miracolo di Grillo/Bertinotti (togliere al PD/CSX quel 4/5 % di voti necessario per mettere in piedi un governo con una maggioranza stabile): di quello, davvero, l'Italia non ha alcun bisogno.

rispetto a questa prospettiva trovo alcuni punti di disaccordo

1) il fatto che la trattativa e la mediazione siano uno strumento della politica non significa che la politica debba essere ridotta a mediazione;

2) tipico dell'Italia e non solo della sinistra è questo eterno malinteso sul mercato, per cui non si rinuncia a dare accezioni negative o positive a qualcosa che rientra nell'ambito dei fatti e dei fenomeni;

3) ancora tipico di concezioni italiote è il pensare che in politica qualcuno porti via qualcosa a qualcun altro: il M5S non porta via al PD nulla: le vicende di Parma e Mira dimostrano che un certo tipo di consenso la sinistra lo perde per problemi propri (ed è tutto da vedere se, almeno lì, lo recupererà).

Almeno per quanto mi riguarda posso rassicurarti:

- ho votato a sinistra dalla maggiore età fino al 2008 compreso (be', slittando gradualmente dall'estrema al centro-sx, e con crescenti dubbi);

- a fine 2008, vista la reazione del PD alla crisi, ho detto a me stesso: basta, sono invotabili e non li voto più;

- ora, a metà 2012, forse ho trovato chi votare, ma anche se FiD non si presentasse, ti assicuro che il PD NON è la mia seconda scelta. E neanche la terza.

Pure dopo la carta d'intenti di Bersani.

Dunque FiD non toglierà il mio voto al PD.

Forse qualcuno nel PD dovrebbe chiedersi come mai, con la mia storia elettorale, sono arrivato a questa ferma decisione. Non per me, che sono uno, ma per i tanti come me, ché insieme forse arriviamo vicini a quel 4/5% che ti preoccupa. Ma non credo proprio che al PD interessi.

i dieci punti del programma sono ampiamente condivisibili. facciamo finta che avete la mia cieca fiducia per quanto riguarda il settore "economia e finanze" (punti 1-5, 8), poniamo pure che abbiate la ricetta giusta per la scuola ed il federalismo (non parlo solo del programma ma anche del modo di attuarlo per sradicare il potere dei baroni), ci metto dentro pure la legge sul conflitto di interessi e siamo a 9/10...

ecco, dando per certa la fiducia che ripongo in voi su questi argomenti vorrei dire che il punto 7 mi pare un filino generico... certo condivisibile, ma scrivere 5 righe sul fatto che si riforma la giustizia e si umanizzano le carceri sperando che io ci possa credere ciecamente è un po' troppo non trovate?

per cercare di convincermi a votare voi invece che PD (visto che di PD si sta parlando) dovreste però dirmi aggiungere almeno 2 paroline su come intendente porvi ad esempio nei confronti di:

- PACS, DICO o dir si voglia

- rapporti chiesa - stato

- con chi intendete allearvi nel caso raggiungiate solo il 49%

... ok ok... neanche il PD lo dice... ma io per venir via ho bisogno che qualcuno me lo dica!

Secondo me parlare solo di economia è una scelta precisa.

Il tempo stringe, ed è già difficile coagulare consenso intorno a questi 10 punti senza diluire il messaggio con diritti civili e quant'altro.

Tanto piu che in Italia su questi argomenti ci si scanna da decenni.

 

Ne abbiamo parlato diverse volte su nFA, ma non so se gli altri promotori la pensano allo stesso modo, e nessuno è stato chiesto di prendere posizione su questioni non economiche.

Non credo sia serio dichiarare una posizione ora.

In una fase successiva dovremo certo prendere posizione anche su altri argomenti, ma solo dopo essersi contati ed averne discusso con i sostenitori.

Tutta questa roba tipo "quanto illiberali sarete per le coppie, i rapporti chiesa-stato, le alleanze..." sono temi piuttosto vuoti che chiede un elettorato a caccia di rassicurazioni, che in prevalenza rimane in un partito rassicurante come il PD.

Su questi temi servono eletti con mente libera da qualsiasi condizionamento, che cerchi soluzioni giuste stando lontano dai consueti centri di potere.

Io non direi un bel nulla sul rapporto chiesa stato: nessun cardinalone ha diritto di bacchettarmi preventivamente o moralisticamente avvalendosi della sua "libertà di espressione".

Marco, ti occupi tu del miranese?

;-) 

110%

gianluca brandis 1/8/2012 - 13:49

non era questo il senso della domanda comunque sul rapporto chiesa stato qualcosa l'hai detto, e non poco!! è sicuramente una cosa che approvo anch'io.

sulle alleanze però mi sà tanto che qualcosa, passato l'entusiasmo del momento fondativo, occorrerà dire. dopo tutto siamo in italia, nel bene e nel male...

.. un glitch si sia mangiato la seconda puntata delle mie risposte ai commenti.

Se domani appare, bene, altrimenti ... altrimenti spero di ritrovare l'energia. Mal che vada, apparira' una risposta incompleta (avevo fatto un "save" credo...) 

Baco?

Francesco Forti 1/8/2012 - 16:27

che sia un "glitch" o che sia un "baco" è capitato anche a me di scrivere e e non ritrovate il testo.  Piu' recentemente ho osservato che una volta premuto "Salva" puo' capitare di entrare in una  attesa infinita.  Puo' aiutare selezionare tutto il testo e fare copia prima di premere salva.

confermo
ieri 2 volte

Ah, allora non sono io l'unico sfigato ...

Domanda per i webmaster: non sarebbe possibile prevedere un autosave, in modo che ogni 10' il sistema salva quello che uno a scritto come bozza?

Anzi: personalmente vedrei molto di buon occhio una interfaccia con tre bottoni: PUBBLICA, SALVA, ANTEPRIMA, cosi' da poter salvare qualcosa come bozza, per poi riprenderla in un secondo momento.

E' complicato?

Si

marcello urbani 1/8/2012 - 23:23

impossibile no, ma complicato.

La storia dei commenti spariti è più grave, anche se difficile da replicare

Capisco l'entusiasmo di questi primi giorni post-annuncio. Ma NfA non prendera' il 51% o il 30% o il 15% e non potra' rivoltare l'Italia come un calzino. Se va bene, manda Giannino e un altro paio in parlamento. Riguardo Giannino poi, non mi fido. Capisco che Boldrin dice che "e' cambiato" ma Boldrin non sarebbe il primo accademico a essere messo nel sacco da un politico. Gli scienziati sono troppo onesti intellettualmente per non essere un po' "gullible". Spero che Boldrin accolga questo commento con tutta la simpatia umana possibile - no harm intended. 

Quindi il programma, fino a un certo punto. Siamo ottimisti (ma realisti): questa formazione manda in parlamento un manipolo di uomini pronti a tutto. Non e' abbastanza per rivoltare nulla, ma e' un inizio. Quello che potrebbe succedere pero', e' che a un certo punto della legislatura quei 10 voti in parlamento siano determinanti. E allora NfA potra' esigere qualcosa. Una riforma, una riformina. 

Quindi la mia domanda e': posto che durante la legislatura vi capiti l'opportunita' di ottenere una sola cosa (o anche solo due, o tre). Cosa esigereste? Ditemi che esigerete che i medici possano scrivere le ricette solo col nome della molecola e avrete il mio voto e il mio appoggio. Ditemi che esigerete che i taxi siano liberalizzati completamente e per me varra' la pena votare NfA anche se non e' un partito di massa. Ditemi che imporrete un metodo che permetta di non dico riformare l'intera universita' italiana, ma di avere 2-3 universita' di eccellenza in cui i professori vengano scelti per il loro merito accademico - con tutti i caveat che ci possono essere sulla valutazione di tale merito - ma dove i baroni non possano portare un cavallo in cattedra. Ditemi questo, e NfA avra' un senso. 

Allora. Se potrete fare UNA sola cosa. Quale sara'?

 

Credo farebbero meglio, per questioni di reputazione loro e di chi crede in loro, a non entrare in parlamento.

dalla legge elettorale che sembra probabile >26 o 0. Per 26 occorrono circa un milione e mezzo di voti.

 

Ma il succo del discorso non cambia. Da wiki leggo che in parlamento ci sono 630 seggi. Quindi, e' auspicabile raggiungere almeno 316 seggi (18 ml di voti?) o a casa. Mi rendo conto della improbabilta' della cosa, ma davvero non vedo come altro si possano applicare seriamente i 10 punti.

In realta' in casi di quasi-equilibrio e con un po' di manovre (legali, la moralita' e' da discutere) possono bastare meno seggi per influenzare anche pesantemente i lavori. Come esempi, oltre alle elezioni 2006 e conseguenti manovre da bilancino, c'e' da ricordare il mercato delle vacche nelle diverse commissioni delle due camere (De Gregorio, Razzi, Scilipoti, ecc.).

 

Per fare queste manovre puntando ad un obiettivo onesto occorre pero' una certa onesta' intellettuale e decisione, insomma niente compromessi o cambi di casacca per tenersi la poltrona o la prebenda. Come esempi, valgono sempre quelli di cui sopra.

Caro Michele e relatori nFA tutti, come gia' dettovi in privato, mettete una donna tra di voi e vi mando altri 20 euro, io che non ho mai fatto nessuna donazione a nessun blog ne tanto meno a nessun partito, nemmeno il US Republican party( which is the one I have indicated on my voter card.) In Italia votavo repubblicano, il PRI di La Malfa padre e di Spadolini, ora avendo appena ripreso i miei diritti di cittadina Italiana guardero' bene a chi dare il mio voto alle prossime politiche. Dopo questa premessa personale ed OT, ecco come promessoieri, la lista di donne che mi piacerebbe voi riusciste a convincere a stare nella vostra squadra:

Emma Bonino.

Bianca Berlinguer, figlia di cotanto padre

Lilli Gruber, se Andrea Ceccherini puo' averla per un convegno per i professori a Fi per la sua creatura Osservatorio Giovani Editori (sponsorizza uso giornali in classe come strumento didattico) a maggior ragione la potete contattare voi.

Valentina Vezzali, ora che ha vinto tutto con grazia, magari si interessa anche delle politiche dello sport visto che auspica una donna a capo del CONI.

Sabina Ciffuni, si proprio lei, che oltre ad essere stata la prima valletta e' anche la nipote del fondatore del movimento qualunquista (mi sembra di capire che cerchiate un crossover on the entire political spectrum).

Una delle rappresentanti movimento Se Non Ora Quando (fate voi).

Annalena Benini , nata a Ferrara scrive sul Foglio

Luisa Mezzano, 49 anni lavora per la soprintendenza al recupero di opere d'arte.

Luisa Tatoni, dirige il mensile giovani genitori

Silvia Bergero, scrittrice

Letizia Muratori, scrittrice

Tiziana Stella, giornalista

Claudia Nasi, di Casina in provincia di Reggio Emilia, per la protezione civile dirige un programma di aiuto ai bambini terremotati.

Valeria Corbetta, direttore della rivista Myself

La docente Universitaria fiorentina che e' stata una delle relatrici a nFA (giornate di Siena), di cui ora mi sfugge il nome

Natalia Castaldi, anche la poesia puo' essere lotta politica.

E TRA LE EMERITE SCONOSCIUTE CHE SI FANNO IL MAZZO come un uomo:

Chiara Moreschi, 32 anni di Savona insegna design in universita' ed accademia

Patriza Gregori, avvocato

Stefania Scotti, membro associazione ELA (cura contro la lecodistrofia sede di NA)

Laura Liberati, radiologa

Alessandra Detilla, avvocato

Chiara Scattolin, professoressa di geografia

Giuliana Allen, casalinga

 Ecco, io ho finito di nominare nomi, ce ne sarebbero una infinita' di piu',  il vero concetto caro Boldrin e cari redattori di nFA e' che se le donne non vi guardano e volete vincere (detto ieri) ve le dovete andare a guardare e corteggiare voi. Siamo piu' della meta' dei cittadini, siamo tutte super oberate di lavoro e vediamo tutte le altre della UE avere molto di piu' dai propri governi nazionali. SB ha saputo solo farci vedere( e insegnare alle nostre figlie )che solo con gli attributi estetici si fa carriera, Io questo non lo voglio piu', meglio una bruttina stagionata ed intelligente che una sciantosa che non sa di che cosa parla e aspetta l'imboccata dal solito maschio al potere di turno.

Dai Michele, in giacca e cravatta fai la tua bella figura, datti da fare e assicura almeno una donna al nFA, grazie

giuliana allen

Giuliana, se ti candidi ti voto. 

Secondo me e' decisamente ora di un PdC donna in Italia. 

Inoltre causa la ferocissima ed ingiusta selezione naturale operata dalla società italiana quelle che reggono hanno dei numeri che levati.

... per quello che scrive, ma sono arcistufo di questa solita solfa della necessità di avere una donna, ma detto questo non si potrebbe fare il contrario cioè vedere se c'è qualche donna che se la sente di firmare questo programma e vedere se è valida di inserirla. Parliamo di uguaglianza e di merito non di quote rosa ( che a mio modesto parere mi sembra tanto una gentile concessione del popolo maschile e non è bello ) di donne in gamba intelligenti e via di complimenti vari, ma devono firmare quindi..... A proposito una donna che ha firmato ed è una persona decisamente interessante, per quello che mi ricordo e lo ho ascoltata diverse su radio 1, io l'ho trovata ed è Marina Salamon. Dopo di che per quello che ho letto le persone che suggerisce mi sembrano alcune meritevoli ed altre no ( la Vezzali ?????? ) un punto in più per l'ultima della lista:). Questa risposta non VUOLE ESSERE IN NESSUN MODO E MANIERA CONTRO L'ALTRA META' DEL CIELO se qualche signora si è sentita offesa mi scuso sin d'ora non era mia intenzione sono e ribadisco sono PRO-DONNA in politica-lavoro-economia etc. ma ancora di più sono per il merito questo era il senso del mio commento. Grazie mille

La Marina Salomon  ultimamente mi pare di avere sentito che propagandi le scuole dell'Opus Dei.

La Vezzali porta il peccato originale del siparietto con SB.

"Da lei mi farei veramente toccare".

Ho detto fin da ieri che io non sono nessuno, quindi la mia lista e' amatoriale, ma non ho preso nomi a caso, ho preso nomi di persone serie che si fanno il mazzo nel loro campo, chi lo ha detto che una casalinga o una laureata in lettere ha meno meriti di una laureata in economia? Ribadisco che questo bellissimo blog e' fatto da maschi e ci giocano i maschi, le donne vi leggono ma non si mettono in mezzo (vai a rileggerti il bel articolo sul perche' le donne non ci guardano). Ognuno puo' avere la sua da ridire su qualsiasi persona, ma visto che tu citi la Vezzali come esempio di donna che ci sta solo per i cavoli a merenda ti ricordo che lei ha portato la nostra bandiera e che ha vinto e non fa la mossetta come la Pellegrini, anche se anche la Vezzali fa la pubblicita'. Lo sport e' una grande forma di disciplina che aiuta anche a pensare e in politica ci vuole gente che soprattutto pensa. Grazie comunque dell'appoggio alle donne a priori. Giuliana Allen

è forse tardi dovevano forse essere  tra i primi firmatari. Ce n'è , se ho contato bene, 21 su 243 e a mio avviso una sola di peso, Irene Tinagli.

La Bonino dovrebbe ammettere l'errore di quando si separò da Della Vedova.

Ma no, non credo che la firma del manifesto possa essere vista in alcun modo come una Serrata del Maggior Consiglio :)

21 su 243 sono troppo poche, ha ragione Giuliana, bisogna andarsene a cercare tante altre.

Ci sono, bisogna cercarle.

Donne

michele boldrin 1/8/2012 - 12:10

Giuliana, grazie per la lista ma io non mi metto di certo a chiamare persone che non conosco. 

Il tuo nome puoi ovviamente tranquillamente aggiungerlo, come lo hanno fatto (ad oggi) circa 11mila altre persone, donne e uomini. 

A Natalia che conosco ed apprezzo non gliel'ho chiesto: Natalia si dichiara comunista ed un manifesto del genere non l'avrebbe firmato mai. Le richieste assurde inutile farle. Se mi son sbagliato, meglio. Natalia segue quello che faccio e se ha voglia di firmare non ha che da farlo o dirmelo. 

Ma l'ho chiesto a tante altre donne, il cui nome non mi va ora di fare. E non ho chiesto solo io, han chiesto anche gli altri 6 fondatori, ognuno alle donne che conosceva e pensava potesse essere interessata. Infatti, alcune han firmato. Molte altre no.

Credetemi se volete o meno, non so che farci. Se molte non hanno risposto non e' colpa nostra. 

Vorrei tornare sull’argomento donne, perche’ credo che questo sia un pursuit assolutamente cruciale nei prossimi due/tre mesi – cioe’ nella fase iniziale delineata dai promotori come quella in cui fermareildeclino prendera’ forma.

Non e’ una questione di quota rosa per rappresentare la meta’ femminile dei “produttori” italiani; donne CAPACI e RICONOSCIBILI in quanto tali da ampi segmenti del paese possono svolgere il ruolo di personaggi “ponte” verso fermareildeclino – da tutte le aree politiche tradizionali.

A parita’ di competenza, non sempre ma spesso, sono meno polarizzate o polarizzanti dei corrispettivi maschili (with apologies agli stimatissimi corrispettivi maschili) e capaci di integrazione trasversale. Ci sono anche dati a supporto di questa affermazione, ma credo sia parte dell’esperienza di molti e per il momento mi risparmio l’homework di includere bibliografia (se volete pero’ lo faccio).

Capisco che identificare le giuste donne “ponte” non e’ semplice, ed intessere rapporti richiede energia e tempo che al momento sono in scarse supply perche’ c’e’ moltissimo da fare. Ma io fossi in voi continuerei a provare, e se vi si puo’ aiutare diteci come/quando.

Questi sono tre nomi di donne che io NON conosco direttamente, ma che mi sembra abbiano credenziali solidissime e anche un’ampia riconoscibilita’ (almeno per persone left of center in schieramenti tradizionali). Oltre che potenziali “ponti”, secondo me potrebbero essere interlocutori importanti a qualunque livello decidano di affiliarsi (o non affiliarsi) a fermareildeclino.

Milena Gabanelli. Giornalista. Autrice e conduttrice di Report, Rai 3. Pluripremiata.

http://www.rai.it/dl/Report/articolo/ContentItem-c7880fc6-c681-4ecc-aadb...

Lucrezia Reichlin. Prof. of Economics, London Business School. Former Director General Research, European Central Bank.

http://www.london.edu/facultyandresearch/faculty/search.do?uid=lreichlin

Nadia Urbinati. Prof. of Political Sciences, Columbia Univ. Commendatore della Repubblica “for her contribution to the study of democracy and the diffusion of Italian liberal and democratic thought abroad."

http://www.columbia.edu/cu/polisci/fac-bios/urbinati/faculty.html

Le conoscete? Michele, sono tra le donne che avete gia’ provato a contattare?

Ps: … e congratulazioni ai promotori per gli >11,000; impressive!

Come te, invito anche le altre gentili lettrici di nFA a farsi avanti e a proporre nomi, dire, insomma smuovere questa costante di percentuale inesistente di signore che si fanno sentire dicendo pubblicamente cosa pensano. Non e' indispensabile , ma certamente e' necessario che anche le donne che frequentano questo blog escano alla luce del sole.

.. e inoltre le donne in genere sono meno influenzate dalla Massoneria, un ostacolo al merito e alla trasparenza, almeno qui in Italia.

 

Dal codice etico del PD:

gli iscritti si impegnano a ...

 

"c) non appartenere ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o
comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo
sostegno, tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di
fronte alla legge e di imparzialità delle pubbliche istituzioni;"

La norma c'è, anche se a volte  sospetto che non sia rispettata.

In un altro commento ho proposto la creazione di una squadra che si occupasse di ricercare e contattare proattivamente persone che sarebbe interessante o utile coinvolgere nel progetto di Fermare il Declino, ed ho anche aggiunto che ritengo che il loro primo compito dovrebbe essere quello di trovare più donne, in modo da pareggiare il numero dei firmatari e dei primi aderenti.

Dato che qui si parla di PD, faccio 2 esempi della zona in cui sono cresciuto:

  •   Anna Maria Angileri, docente liceale di letteratura italiana e latina, consigliere provinciale del PD dal 2008,  si è candidata a sindaco di Marsala con una lista civica contro le decisioni della nomenclatura del PD, che le ha opposto come candidato ufficiale il capo provinciale dell'UDC, donna anche lei, eletta in altri scranni precedentemente 1 volta con il PdL e 3 volte con FI. Ha stravinto la candidata dell'UDC-PD ed altre 4 liste, ma il PD ha preso una batosta  (9.4% dei voti di lista, mentre la Sig. Angileri ha preso il 7.2% come candidato sindaco).
  •   Sabrina Rocca, docente liceale di filosofia e scienze sociali, è riuscita ad imporsi come candidata a sindaco di Trapani alla nomenclatura del PD, che mi pare abbia provato di tutto per opporle un altro candidato (credo volessero andare con il candidato dell'UDC anche in questo caso, un notabile locale supportato anche da FLI, MPA, Micciché ed altre 3 liste), l'ha accettata di malgrado, e non credo abbia fatto molto per sostenerla. La Sig.ra Rocca ha preso il 14.1%, ed è notabile per essere stata non solo l'unica candidata donna a sindaco di Trapani in questa tornata, ma la prima candidata donna in assoluto nella storia per quella posizione. Nel 2012. Al ballottaggio, la nomenclatura del PD si è schierata con il notabile, ma sono stati battuti in rimonta dal PdL (che, bisogna sottolineare, a Trapani veniva da 10 anni di buon governo locale).

Le 2 persone che ho citato non sono necessariamente i migliori fit possibili per le proposte ed il manifesto di Fermare il declino, la Sig.ra Rocca specialmente mi pare più vicina alle posizioni del Sig. Vendola (spero non a quelle del Sig. Fassina!), ma il punto è che ci sono, sia nel PD che fuori, donne con ottime potenzialità, e già oggi, tra quelle dentro al PD, ci sono quelle che si ribellano al PD ed alla sua nomenclatura.

Giuliana, Alberto e Alessandro, grazie a voi. E Alessandro, la tua proposta di formare una squadra che proattivamente aiuti fermareildeclino a stabilire contatti mi sembra ottima (a prescindere da chi c’e’ adesso sulla lista dei promotori, se capisco le loro intenzioni, questo e’ un processo che evolvera’ nei prossimi due/tre mesi).

 

Per il momento “blatero” focalizzando sulle donne, ma ovviamente se funziona lo stesso modello puo’ essere utilizzato per altri gruppi di particolare interesse – per esempio, secondo me, i molto giovani (ragazzi sotto i 30 anni; tra le vittime principali della situazione corrente).

 

1. ci serve una “green light” dai promotori, e un promotore/editore di nfA di riferimento con cui comunicare (cosi’ garantiamo coordinamento, e evitiamo duplicazione o cross-purpose negli efforts).

 

2. scriviamo, col promotore di riferimento, una pagina che spiega perche’ e’ importante trovare interlocutori e aderenti donne per l’iniziativa fermareildeclino, e chiede volontari tra i lettori di nfA per formare un gruppo che agisca al riguardo. Il promotore di riferimento “posta” questa pagina su nfA, in maniera che i lettori la vedano (e’ quasi impossibile tener dietro a tutti i commenti, quindi e’ probabile che poche persone leggano quelli che ci stiamo scambiando noi adesso).

 

3. Formiamo un gruppo composto da promotore di riferimento piu’ 5-10 volontari che (sperabilmente) includera' diverse lettrici donne, e con questo gruppo compiliamo una lista di targets ragionata (e.g., divisa in (i) accademiche/techniche, (ii) giornaliste/personaggi dei media, (iii) impreditrici, (iv) donne coinvolte in amministrazione locale, (v) leaders di organizzazioni sociali/culturali… sto andando a braccio, cambieremo o aggiungeremo categorie as needed).

 

4. ci dividiamo i nomi sulla lista tra i volontari, le contattiamo direttamente, e facciamo tutto il follow-up necessario ad intessere rapporti nei prossimi due/tre mesi.

 

Si puo’ fare?

Promotori?

Esattamente i miei pensieri 

Engaged

Antonio S 4/8/2012 - 00:12

Se posso essere utile consideratemi imbarcato.
Teniamo conto anche delle repliche del Doktor Franz che non sono proprio peregrine, alle quali però dico che qualche dipendente pubblico "pentito" non sarebbe male....

ma ovviamente era scontato :)

Sul punto 2, probabilmente avrebbe senso usare anche gli altri canali, Facebook, Twitter, FermareIlDeclino.it e così via.

Sui gruppi di particolare interesse era esattamente quello che intendevo, solo che anch'io darei priorità alle donne.

Fa piacere vedere un certo fermento femminile, raro da queste parti, ed è auspicabile che ciò possa portare al coinvolgimento di donne valide. Può essere che ciò sia fondamentale - non ne ho certezza, in realtà - ma inviterei a fare un po' di attenzione ai nomi.

Infatti, non è sufficiente che si tratti di persone note - e apprezzate da una fascia di popolazione - ma andrebbe considerata condizione di base che si possano riconoscere nei punti del programma. Ora, probabilmente Lucrezia Reichlin potrebbe non essere in disaccordo - ammesso che sia interessata alla cosa - ma di Nadia Urbinati ricordo vagamente posizioni espresse nel corso di un Festival dell'Economia di Trento - mi sembra nel 2010 - che non mi sembravano così simili a quelle scritte qui. Magari sbaglio, ma l'impressione mi è rimasta.
Quanto a Milena Gabanelli .... beh, insomma ... rappresenta proprio ciò che vorremmo e dovremmo cambiare per dare un futuro al Paese, cioè uno statalismo viscerale, una fiera contrarietà al sistema di mercato, una formidabile ignoranza dei temi economici coniugata con la presunzione di sapere ......
Un solo esempio, tra i tanti possibili: il personaggio in questione crede alle teorie complottiste - l'ha mostrato più volte - e signoraggiste. No, proprio sta da un'altra parte e non basta che piaccia a una schiera di persone che evidentemente le concedono credibilità non sulla base della propria competenza - sarebbe impossibile - ma di una sorta di comunanza di schieramento e di simpatia per il combattente contro il supposto potere ... 

Dunque, capisco l'idea di avere persone visibili, ma mi pare affatto incoerente che lo siano a prescindere delle proprie posizioni.
Anche sui nomi proposti da Alessandro Riolo mi permetto di esprimere grande perplessità: non sono noti al di fuori dello specifico territorio e  - al di là di caratterizzarsi per gli studi classici, gioia e disastro per l'Italia che avrebbe bisogno molto più di scienziati ed ingegneri - il merito di costoro risiederebbe nell'aver fatto carriera politica all'interno del PD locale, contro il parere dei precedenti gestori del potere?

Su, dai ..... chiunque può essere utile se crede nell'impostazione del nostro programma - cosa tutta da vedere anche in questi casi, peraltro - ma direi che ci servono, casomai, imprenditrici più che dipendenti pubbliche. E, però .... surprise! .... queste ci sono, tra gli attuali oltre 11.000 firmatari, più di quante voi pensiate, ed è molto positivo.
Una chiosa finale. Sembra che alcuni pensino di dover per forza coinvolgere esponenti - meglio se donna - del PD - come se fosse una sorta di stigmate da mostrare: ebbene, non è così. Vogliamo soprattutto gente nuova e di qualità, alla quale certamente si può valutare di aggiungere chi provenga da altre esperienze, ma in numero ben minore e vagliando con estrema attenzione le adesioni.

Tra l'altro, giova dirlo, tutta questa condivisione per i punti del programma da parte della sinistra tradizionale non è che ce la possiamo aspettare, e va benissimo se un gran numero di persone si rende conto che non vi siano altre strade, ma qui vorremmo mandare a casa tutti i gruppi corresponsabili del disastro .....

A parte che io ho la maturità classica e sono un ingegnere, una delle due persone citate, la Sig.ra Angileri, nonostante sia una docente di letteratura latina (in un liceo scientifico) ha due figlie, una "ingegnere elettronico con PhD in fisica delle alte energie" che "lavora negli Stati Uniti", l'altra "studentessa in ingegneria chimica" (non credo di conoscere personalmente nessuna delle tre, cito dal sito che ho riportato prima).

Ad ogni modo, ho citato 2 donne che hanno provato a fare politica nel PD per rimanere in tema con l'articolo di cui questo è un commento, non sto in alcun modo sostenendo che si debba limitarsi a quello specifico ambiente. In generale, poi, mi pare comunque più probabile che eventuali persone con esperienze nel PD siano in qualche modo dipendenti, pubblici o meno, più spesso che non imprenditori, ed io onestamente non sarei particolarmente schizzinoso in merito.

Sul fatto che i nomi in questione non siano noti al di fuori dello specifico territorio, devo confessare che, togliendo alcuni autori di NfA, tra gli aderenti quelli che conosco di nome si contano sulla punta delle dita di una singola mano, e tra le firme del manifesto c'erano 2 nomi che non ricordo di aver mai letto prima in vita mia.

Nell'esperimento che ho fatto con il manifesto, non mi pare che nessuno delle mie 4 cavie abbia riconosciuto anche soltanto uno dei firmatari.

Per finire, nessuna delle due citate ha fatto chissà quale carriera politica, la Sig.ra Rocca specialmente è poco più di una tesserata (membro da un anno della segreteria politica comunale del Pd, di provenienza FGCI, ARCI, CGIL) che quando ha capito che i padri padroni del PD locali volevano fare l'inciucio con l'UDC per sostenere un notabile locale, se li è giocati tutti facendosi candidare alle primarie di coalizione da SEL (che a Trapani conta come il due di coppe quando c'è briscola a denari), il che ha portato alla decisione dell'UDC e del notabile di non allearsi con il PD (UDC e notabili non fanno primarie), alla spaccatura del PD su 3 altre candidature, e dopo essersi a lungo fermati nell'incapacità totale di decidere su quale cavallo puntare, si sono accorti che non c'era più tempo per le primarie, ed obtorto collo l'hanno dovuta candidare, prima candidata donna nella storia, non solo del PD ma di tutti i partiti, alla carica di sindaco di Trapani. Mi risponderai che una persona con quelle esperienze molto probabilmente non sarà interessata al manifesto ed a molte delle proposte di Fermare il Declino, e probabilmente hai ragione, forse no, non lo sappiamo con certezza se qualcuno non glieli propone, ma credo che sia in ogni caso una storia esemplificativa del fatto che le donne possono fare politica, e possono battere uomini, spesso meno competenti ed intelligenti.

ottima replica, mi piace il tuo stile Alessandro.

E grazie anche da me Alessandro! Aggiungo le riflessioni che stavo facendo io.

Le cose che dice Franco sono importanti. E’ proprio per questo che chiedevo una “green light” ai promotori, e il convolgimento diretto di uno di loro in una possibile squadra per identificare e contattare donne (lo stesso varrebbe per giovani, o altri targets specifici).

E’ possibile che tra le adesioni ci sia gia’ un ampio contingente di donne capaci e riconoscibili – da vari walks of life, orientamenti politici, e grado di allineamento con l’agenda di fermareildeclino. E quindi gia’ materiale abbondante sia per aggiungere donne alla leadership diretta dell’iniziativa, sia per averne alcune che funzionino come interlocutori critici, ma engaged.

La squadra potrebbe servire cio’ non di meno per coordinare, mantenere e approfondire contatti con nomi gia’ tra gli aderenti (oggi ho sentito 15,000?) o per reach further out, che secondo me non puo’ che essere positivo. Aspettiamo di sentire se i promotori si esprimono al riguardo.

Franco, mi permetti (e perdoni in anticipo) due ulteriori pizzichi in buona fede che, autodichiarandoti un bastian contrario, spero prenderai con spirito?

Ma dei bei dibattiti con Boldrin, Brusco e (ma e’ solo un esempio) la Urbinati, o con Giannino e delle donne del sud che hanno avuto il coraggio di contrapporsi all’establishment di qualunque partito, non sarebbero esattamente il corto circuito dei protocolli di potere correnti che in tanti auspichiamo? Anch’io sono convinta che vagliare le adesioni sia importante (e confido che i promotori lo stiano facendo con saggezza), ma credo il discrimine vero sia sul bagaglio di opere, omissioni e collusioni passate delle persone, non sull’area di provenienza politica. E secondo me nemmeno sull’aderenza tout court a questa o quella scuola di pensiero economico; gli interlocutori critici fanno bene alla salute. nfA dimostra.

E riguardo alla Gabanelli, se facesse un reportage sulla nascita di fermareildeclino per Report e mandasse in onda su Rai 3… ci dispiacerebbe? Per chi ha un’ora di tempo, segnalerei “il monte dei fiaschi”

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-f5302286-506e-43c...

se necessario, mordersi dita per NON spegnere quando ci sono le interviste con le vecchie signore e gli intrallazzatori del palio, o gli attacchi ai prodotti finanziari d’oggigiorno, o le referenze alla massoneria (buon esercizio, ‘che nei mesi a venire le dita dovremo mordercele un po’ tutti). Gli argomenti trattati sono: cancri di banche e fondazioni, casta politica (di sinistra by the way), malaspesa e buchi pubblici, disfunzione universitaria, clientelismo vs merito.

Li vediamo dei punti di contatto con fermareildeclino?

Scrivo per riprendere le fila del discorso cominciato qualche giorno fa. Goal: organizzare una “squadra” di volontari tra i lettori di nfA per contattare ed intessere un dialogo sistematico con donne aderenti, simpatizzanti e potenziali interlocutrici critiche di FiD nei prossimi due/tre mesi.
La cosa si puo’ fare ed il primo passo (una volta che abbiamo identificato almeno un nucleo per la squadra) e’ documentare ai promotori come avremmo intenzione di procedere.
Alcune delle persone che hanno partecipato a questo “thread” hanno un indirizzo email sul loro profilo nfA, altre no. Mandero’ una email agli indirizzi che ho trovato con domande varie ed una “bozza” di piano d’azione; lo elaboriamo insieme e poi mandiamo ai promotori.
Ma sto scrivendo questo post come invito generale a tutti i lettori… e le lettrici! Se siete interessati rispondede qui dandomi modo di reperirvi, e/o o inviatemi email (indirizzo gmail sul mio profile).

l'anno scorso avendo molto tempo per le mani ho scorso tutti i commenti dei primi anni di vita di questo blog e sono riuscita a sentire diciamo una cinquantina di donne che leggono regolarmente e qualche rara volta si fanno anche sfidare: vi esorto signore ad uscire allo scoperto, Francesca le credenziali le ha percio' contiamoci, raggruppiamoci e facciamoci notare

giuliana allen

Franco condivido quasi tutto il tuo commento quindi mi concentro sui temi in disaccordo (spero non te ne avrai a male). Io ad esempio sono per "coinvolgere le donne del PD" (elette od elettrici) un po' perche' ne conosco di piu' un po' perche' credo sinceramente che sarebbero piu' "adatte" ad ascoltare quello che propone FiD. Potrebbe essere un bias personale, me ne rendo conto, ma quasi tutte le mie conoscenti di quell'area sono spaesate, con un'unica certezza: non voteranno sulla fiducia ne' SEL, ne' PD, ne altri, e parlando di FiD hanno manifestato decisa curiosita' (non so quanto si siano iscritte poi, ma e' l'approccio che volevo evidenziare). Di contro, a destra ne conosco poche, ma praticamente nessuna disposta a mettere in discussione il voto o anche solo il modo di gestire la cosa pubblica. Giusto ieri ne ho avuto un assaggio in una discussione a pranzo con una collega, ed e' solo l'ultimo degli esempi. Ovviamente sempre pronto a ricredermi, e prendete le categorie di cui sopra cum grano salis, sono ovviamente lasche.

donne

castaldi 8/8/2012 - 09:53

Caro Michele, come ho scritto oggi in risposta alla mail di invito alla partecipazione speditomi da Giuliana Allen, "non credo proprio che essere comunista significhi incapacità di confrontarsi con proposte, prospettive e ricerca di comuni soluzioni per il bene di un Paese diversamente condannato allo sfascio, alla morte civile e sociale". Leggerò il manifesto con attenzione, non posso dire ante tempo che firmerò, perché appunto credo sia necessaria una valutazione meditata di ogni punto proposto ed esposto, ma di certo non mancherà il mio appoggio come confronto e dialogo. a te un abbraccio. nc

Grazie Natalia, data la natura di questa iniziativa e della sua auspicabile evoluzione nei prossimi mesi, io sono convinta (vedi anche posts sopra) che le interlocutrici critiche siano fondamentali. Se vuoi, posso includere il tuo email address negli scambi che occorreranno tra i partecipanti di questa "squadra" che stiamo cercando di mettere insieme. Facci sapere (per post, o email).

ok

castaldi 8/8/2012 - 14:14

con piacere, Francesca, grazie.

forse non sei al corrente (non siete) che castaldi ha il limite di un commento al giorno

mi sembra una svista molto grave dato che per un bel po era una prolifica relatrice.

 

visto che io ho non restrizioni all'invio dei commenti non avendo fatto gran che per meritarmi tanta grazia, vi prego di controllare che cosa sia successo sull'account di natalia castaldi e di provvedere a ridarle il suo stato, rinuncio volentieri al mio (mi limito sempre a non piu' di tre al giorno per rispetto al sito)

grazie dell'attenzione

ti ringrazio per avermi CC sulla e-mail di spiegazione alla Castaldi, 

cosi' capisco che avete un webmaster efficente

grazie

..... ma che si danno cifre a caso oppure qualcuno ha interpellato Pagnoncelli o similari faccio un ragionamento becero, ma se a qualsiasi persona avessi chiesto 6 mesi fa se il M5S aveva delle chance politiche o peggio ancora se fosse un partito sopra il 20% e che avrebbe conquistato Parma mi avrebbero risposto di non dire cavolate. OGGI la situazione è diversa. Quindi che noi si prenda lo 0,1% od il 100% dipende da tanti fattori uno di questi è la pubblica opinione ( quindi non solo da noi e dalle nostre capacità ) e dall'offerta politica/sociale che daremo a quest'ultima. Non pensiamo ai risultati, ma alla spinta/proposta che possiamo dare al paese, nei 10 punti indicati c'è un potenziale di cambiamento dirompente che rivolterebbe l'Italia è come se a me ( campione europeo di permanenza sul divano ) mi dicessero di correre ( e Vincere ) i 100 metri. La proposta che facciamo è che tutto/i/a cambi/no pelle, atteggiamenti, cattive abitudini etc etc etc tutte cose che a parole chiunque farebbe, ma, sopratutto, farebbe fare agli altri. Quello che si propone è un'onestà intellettuale di non facile raggiungimento ed è questo il vero scontro proporre una alternativa alla famigerata Italica Furbizia. Sugli altri temi etica, ambiente, laicità etc etc io rispondo così facendo un'esempio: Voi mi chiedete che opinione ho su eventuali diritti a coppie omosessuali come ad esempio la pensione si reversibilità, la possibilità di andare a trovare il proprio compagno/a all'ospedale o su di un eventuale eredità io rispondo Prima facciamo in modo che ci sia una pensione da dare, un ospedale che curi e che ci sia ancora un patrimonio da poter ereditare e poi parliamone. Il tema economico, in questo momento, viene prima di quello sociale perché senza economia con c'è stato o società che tenga. Grazie Antonio Savà

una forza che si pone come candidata a governare un paese deve dare risposte in molti settori e non solamente in quello economico. lasciamo pure perdere i complicati temi etici sui quali vedo che non è stato fatto un ragionamento, almeno sul tema ambientale qualcosa si potrebbe dire. o no? se non altro analizzando il problema dal punto di vista meramente economico. che strategie si vogliono attuare per risolvere il problema della bolletta energetica. sappiamo benissimo che il petrolio è tuttora il modo più economico di produrre energia ma sappiamo anche che le rinnovabili generano molto più indotto in termini di ricerca, occupazione e sviluppo. che posizione ha NFA su questo punto? cosa vuole fare? dove vuole investire? come vuole impostare il nostro futuro a lungo termine?

Io ne faccio una questione culturale... siamo onesti con noi stessi, quando si dice che la classe politica rispecchia esattamente il popolo che rappresenta, non è solamente una frase fatta o un modo per cercare di dare una risposta facile a problemi molto più complessi... NO!!! purtroppo è la realtà... possiamo decidere di non crederci, ma sappiamo perfettamente che mentiremo solo a noi stessi.

Prendiamo ad esempio il "movimento" appena nato che troviamo sul sito web fermareildeclino.it, chi ha avuto la volontà di leggere tutto e andare fino in fondo alla pagina vede che ci sono 7 promotori proncipali, i quali hanno o hanno avuto importanti esperienze internazionali... cosa significa?.. significa che hanno avuto modo di rendersi conto di come "gira" il mondo fuori dai nostri confini, di quali sono le cose che funzionano e quelle che non funzionano, quanli possono essere i modelli da imitare e quelli da evitare... questo è chiaramente solo un esempio ma è innegabile questo giudizio... chiaramente io parlo per la mia esperianza personale ma non credo che se altri ci ragionano attentamente e con onestà arrivino a conclusioni diverse... cosa intendo?... intendo che io mi vedo circondato (parenti, amici, conoscenti, persone con le quali scambi semplici opinioni una sola volta nella vita) da qualunquisti, persone che hanno una visione che arriva al massimo alla punta del loro naso, principalmnete gente che non è interessata a nulla in particolare, gente che non riesce a discutere seriamente di certe cose, gente che non ha un'opinione o se ce l'ha è meramente ideologica (spesso ereditata di famiglia), gente che non approfondisce nessun argomento che, se ne discute, parla solo dei titoli di giornali o telegiornali senza capire il merito, gente che condivide su facebook link scontati e populisti (è come dire, voglio un mondo senza guerra, fame, sofferenza, povertà... ma di cosa stiamo parlando) solo perchè lo condividono anche gli altri, vedo ragazzi della mia età (io ho 32 anni) che non pensano minimamente a come sarà questo paese tra 10 anni (io sono terrorizzato solo all'idea), vedo gente della classe dei miei genitori che non si preoccupano di quanto accade, vedo gente che riesce solamente a dire "ladri", "io li manderei a casa tutti", "a lavorare", ecc... e potrei continuare a non finire... vedo solo io questa situazione?... questi comportamenti?... beh sinceramente non credo di essere un alieno, pertanto, per quanto riguarda la mia esperienza personale e le persone con le quali sono o sono stato in contatto (e vi assicuro che a causa del mio lavoro sono tante), beh, questa classe politica non mi meraviglia affatto.

Tutto questo per dire che il PD non potrà mai cambiare, semplicemente perchè è ancora dominato da personaggi che arrivano dal PCI e che fanno dell'ideologia la loro ragione d'essere... ma la stessa cosa vale per i partiti di centro-destra e a maggior ragione per quelli di estrema-sinistra ed estrema-destra, che per natura sono estremi proprio per le ideologie!!!

Se ci fosse qualcuno che è in grado di dimostrami "oggettivamente" che gli italiani non meritano questi politici, beh, sarò ben felice di cambiare idea!!!

Se ci fosse qualcuno che è in grado di dimostrami "oggettivamente" che gli italiani non meritano questi politici, beh, sarò ben felice di cambiare idea!!!

Forse è il contrario. Se abbastanza italiani cambieranno idea su come sono andate le cose e come dovrebbero andare domani, allora non meriteranno piu' gli attuali politici e li cambieranno.

non per niente l'italiano è tra i peggiori utilizzatori delle informazioni su internet, ovvero un popolo che "ragiona" con la pancia userà internet per aggregarsi con diffusione di teorie sballate e populiste.
il M5S è l'esempio che da evidenza del valore positivo del mezzo comunicativo, che poi diffondendo teorie ed esempi sballati sul popolo italiano porta a produrre un enorme valore sottratto.

Manco a farlo apposta, un mesetto fa, vicino a dove vivo hanno fatto una presentazione del neonato M5S di Cagliari che parlava della crisi economica e di come affrontarla, visto la vicinanza, l'orario consono ed ero un pochino libero sono andato a sentire cosa dicevano.
Mi sono dovuto spippolare 30minuti di sta cacchio di parlamentare islandese che ha spiegato di come hanno risolto, LORO, il problema della finanza e delle banche, con un contesto che non centra una beata mazza con il nostro, praticamente la minchiata di uscire dall'euro a prescindere.

Ho retto perchè volevo arrivare al secondo intervento, un professore di economia italiano che insegna in danimarca, ebbene con che cosa inizia l'intervento?
inizia con un discorso dove "lui lo diceva che l'acqua è un bene di tutti è che non deve essere dato ai privati".
MANCO A FARLO APPOSTA PROPRIO CON L'ESEMPIO PRINCIPE CHE IO USO PER SPIEGARE SU COME L'ITALIOTA NON USA LE INFORMAZIONI BEN DETTAGLIATE E RAGIONATE CHE CI SONO IN TANTI BLOG: IL REFERENDUM SULL'ACQUA, OVVERO UN REFERENDUM CONTRO UNA NORMATIVA COMUNITARIA DI GESTIONE DEGLI APPALTI SUI SERIVI PUBBLICI CHE DEVE ANDARE A GARA, punto.
A questo punto mi sono dato alla fuga, sfanculando contro me stesso per essere andato a sentire un'ora di idiozie.

Sul cambiamento di pensiero di tanti italiani non ci conto, nel breve solo un default è l'unica soluzione, quello che cmq mi sento in ogni caso di suggerire per questo neonato e a me gradito movimento è di evitare di usare troppo il termine legato al liberismo. Certo, il cardine è esclusivamente su politiche economiche e riformiste perchè c'è troppo stato e troppe elites marce, però si scatenerà e diffonderà contro una etichettatura di ultra liberismo associandolo a macellerie sociali che bisogna cercare di arginare.

Io stesso, in realtà, cerco di ragionare e pormi in termine costi/benefici a fronte di un livello di servizio, il punto non è avere meno stato, ma avere meno stato che lavora a ... beep :)

Vero, ... siamo alle solite. Siamo sempre in attesa di cambiamenti degli altri:

a) i famosi "anticorpi" di cui parlava Montanelli, che avrebbero protetto e vaccinato gli italiani contro quel virus chiamato SB (e ci siamo beccati SB1, SB2, SB3 ora siamo pronti al prenannuciato SB4, una pandemia che già allarma i mercati)

b) altrettanti mutamenti genetici o memetici nel popolo di sinistra

Quello che c'è di interessante in fermareildeclino è che finalmente qualcuno decide di essere polo di attrazione. Poi se l'attrazione (fatale o meno) funzionerà, non diamo la colpa solo agli altri.

In Ticino l'acqua è pubblica ?

quello che cmq mi sento in ogni caso di suggerire per questo neonato e a me gradito movimento è di evitare di usare troppo il termine legato al liberismo. Certo, il cardine è esclusivamente su politiche economiche e riformiste perchè c'è troppo stato e troppe elites marce, però si scatenerà e diffonderà contro una etichettatura di ultra liberismo associandolo a macellerie sociali che bisogna cercare di arginare.

fermo restando che sono iscritto ed elettore del PD, penso comunque che bisogna fare chiarezza sul significato di "liberismo" e "liberista", che scatena reazioni demenziali, con menzione di massoni, bildenberg, sudditanza ai bieki tedeski...mancano solo scie chimiche e alieni. 

(applicherei una cosa che scrisse Delio Cantimori nella prefazione al Manifesto del Partito Comunista: Marx nel primo capitolo passa dal "comunismo" come mito della propaganda reazionaria a spiegare chi sono veramente i comunisti ecc. ecc. Andrebbe fatto lo stesso con "liberale" e "liberista")

 

Io magari non sono d'accordo con tutte le politiche "liberiste", ma bisogna parlare con cognizione di causa e fare critiche di merito. A me girano le scatole quando sento dire che la colpa della crisi è delle politiche "liberiste" (quali?) o che le politiche di SB erano "liberiste". Ho pure scritto sul blog di Civati che "ogni volta che si usa "liberista" a sproposito muore un gattino... :-)

Se non sbaglio Zingales ha fatto una utile distinzione tra politiche in favore del mercato e politiche in favore del business esistente, rendite ed oligopoli inclusi, che andrebbe approfondita e diffusa. Io sfiderei su questo terreno, per dire, Vendola, che continua a usare "liberista" come sinonimo di Orchi di Sauron o gù di lì.

Se ci fosse qualcuno che è in grado di dimostrami "oggettivamente" che gli italiani non meritano questi politici, beh, sarò ben felice di cambiare idea!!!

Concordo con l'osservazione dell'insipienza diffusa tra gli italiani, tuttavia secondo me cio' che conta ancora di piu' e' la scarsa qualita' e la corruzione delle elites piu' alfabetizzate. A parita' di livello delle masse, elites valide potrebbero far diventare l'Italia un Paese dignitoso e molto migliore di quello che e' oggi.

Errore

Massimo Vitta 3/8/2012 - 12:59

Non sono del tutto in disaccordo, ma credo che non si potrebbe fare un peggior servizio al neonato movimento che dare l'impressione di considerarsi una elite illuminata contrapposta a un "popolo bue".

Leggo con grande interesse della vostra iniziativa. Innanzitutto, perché non cede - a quanto mi pare di capire - alle tentazioni populistiche e radical-chic di disconoscere la dimensione politica. Anzi, con una dose forse anche eccessiva di ottimismo (ma per lanciarsi il più delle volte serve), manifestate chiaramente l'intenzione di far nascere un nuovo soggetto politico. E vivaddio..

In questo, si marca - o sbaglio? - una differenza radicale con il tentativo di MS5. E agli amici che hanno propugnato in qualche commento precedente l'idea di un'alleanza tra MS5 e NfA farei notare la cosa. Direi che è un punto di diversificazione piuttosto essenziale, che meriterebbe qualche approfondimento in più. Sbaglio?

Nutro infatti da sempre una profonda diffidenza per il movimento di Grillo e per tutte quelle manifestazioni della società civile che amano proiettare sui vertici politici i vizi dell'intera società italiana. Che l'attuale classe dirigente sia quello che sia, mi pare piuttosto ovvio. Ma tutto si può dire, tranne che non sia lo specchio dell'italica diffidenza proprio per quelle riforme di cui NfA parla con una chiarezza senza precedenti: meritocrazia e superamento del clientelismo.

Mi sembrano dunque "due" società civili del tutto diverse e finanche incommensurabili. Tanto che non stupisce che il primo termine di confronto di NfA sia proprio il tanto vituperato Pd. Che è - e vuole esserlo - una forza politica. Poi, si può discutere all'infinito che non esprima purtroppo una "buona" politica. Ma vivaddio, almeno non raccoglie - come molti partiti e movimenti che si sono sviluppati negli ultimi 15 anni - gli umori di pancia di troppi italiani che si gettano in lunghe dissertazioni antipolitiche contro i vertici della piramide, per poi rimutuare analoghi meccanismi nelle scelte elettorali territoriali o anche solo nel vivere civile.

 Il che, purtroppo, non significa affatto che il problema di fondo nel PD non resti lì, non solo irrisolto ma del tutto incorporato: vale a dire che una seria azione di riforma della struttura clientelare della società italiana non mi pare esattamente al primo punto dell'agenda. E neanche all'ultimo..

E se non vado troppo oltre nel leggere la provocazione di Brusco e Boldrin - che coglie assolutamente nel segno - io ci vedo anche e tanto questo nella domanda che pone all'amico-che-resta-nel-Pd:

 

"In effetti, la cultura del gruppo dirigente è pessima ed è andata deteriorandosi, ma alla fine, come ci insegnava il tizio di Treviri, la cultura è parte della sovrastruttura. Se il PD comunque rappresentasse le forze sane e produttive del paese, la mediocrità del suo gruppo dirigente farebbe relativamente pochi danni. E qui è dove veramente ti chiediamo di pensare e riflettere. Chi e cosa rappresenta, oggi, la sinistra italiana?"


I "parassiti" o i "produttori"? Ora..è proprio su questo punto, però, che mi sorgono tanti dubbi.

E' davvero possibile dividere così nettamente in due la nostra cara Italia? Dove lo poniamo quel discrimine? Quale è la linea che ci consente di separarli?

E - seconda domanda - anche laddove fosse possibile farla questa distinzione così netta , ma siamo proprio così certi che la stragrande maggioranza degli italiani sia stufa di un sistema oligopolitistico, chiuso, clientelare, a-meritocratico etc...? 

Perché non è in fondo dalla risposta a questa domanda che dipende la possibilità di costituire non  l'ennesima sigla minoritaria ma un soggetto politico nuovo e largamente rappresentativo dell'Italia "reale"? 

Finora, infatti, la valutazione (giusta o sbagliata che sia) a favore di un certo "realismo politico" per molti è discesa da una più radicale presa di posizione rispetto alla società italiana: e cioè, se gli italiani - neanche la maggioranza, ma quantomeno una buona fetta - siano realmente stanchi di un sistema che li deprime e impedisce ogni possibilità di vero sviluppo; o, piuttosto, preferiscano, nonostante tutto, da tanto troppo tempo, la rassicurazione dell'amico compiacente di turno a una struttura meritocratica in cui non c'è spazio per le scorciatoie...

 

Questi "produttori" al potere avrebbero insomma la voglia e la forza (e la sufficiente esperienza politica) di sciogliere l'Italia dai legacci della sua secolare struttura clientelare?

 

 

 

 

 

 

 

 


... Odo tacchini (sul tetto) far festa.

 I cari Compagni Che Restano Nel PD, ora che dicono?

 

Seriamente, il PD ha scelto la conservazione e alleanza con Casini, il PDL ha scelto il banana che imposterà la sua campagna contro Monti e il segretario comunista, e Montezemolo pronto a far stampella al PD, e la variabile impazzita dei grillini a promuovere monete complementari e audit sul debito ( guardate alle descrizioni nei link qui).

Si profilano un parlamento millecolori, alleanze cattocomuniste in nome del non si cambi nulla, B che proverà a comprarsi metà grillini per fare i suoi comodi, la lega che sparerà sull' euro e il solito bailamme.

Ci aspetta un nuovo 1994, ma io non andrò più alle elementari.

Poi certo, c'è FiD, che però è ancora inesistente nei sondaggi e pur con tutta la stima che posso avere per le persone che animano il movimento, non vedo motivi per cui ciò dovrebbe mutare vista la disperat situazione di partenza e i continui errori e una comunicazione disastrosa ( e non sto parlando solo del logo e dello slogan) .

Io nel PD non ci sono mai stato, ma seppur nella certezza che MR non sarebbe stato la panacea dei mali italiani, credo che domenica scorsa l' Italia abbia davvero perso uno degli ultimi treni.

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