Breve recensione a Gomorra di Roberto Saviano

5 dicembre 2006 alberto bisin
La camorra e l'economia di mercato.


Gomorra
, di Roberto Saviano e' un libro interessantissimo. E' una specie di studio personale della camorra. E' studio perche' molto attento e documentato (Saviano e' un ricercatore dell'Osservatorio della Camorra del Corriere del Mezzogiorno). E' personale perche' l'autore ha seguito da vicino la guerra di Secondigliano, andando ai funerali dei morti ammazzati, visitando i luoghi in cui la guerra ha imperversato e parlando a varie persone connesse (non tanto coi boss o con presunti-boss, ma con i bambini nelle piazze, la manovalanza). A un certo punto l'autore si era addirittura procurato una radio con cui entrare nelle frequenze della polizia per essere informato in tempo reale degli avvenimenti e poter accorrere.

Mi pare di capire che Gomorra abbia avuto grande successo in Italia. A mio avviso il libro merita tutto il successo che ha avuto. Purtroppo, il successo e' stato tale che l'autore e' stato messo sotto la protezione del Ministero
degli Interni (cioe', non si sa dove viva, non appare in pubblico, ...): terrificante.

L'immagine della camorra che il libro presenta e' vivida, chiara, sconvolgente e sorprendente (almeno per un lettore che, come me, ha solo conoscenze da giornale). Bellissimi, intensi ed anche divertenti, i quadretti dei vari boss, da quello che va in Russia a conoscere Kalashnikov a quello che si fa costruire una villa identica a quella di Toni Montana (Al Pacino) in Scarface, a quello che colonizza la Costa del Sol.

Il libro e' ben scritto ed e', tutto sommato, di piacevole lettura, dettagli truci a parte. Una immagine truce per tutte: la pratica delle ambulanze che, se arrivano a soccorrere qualcuno ancora vivo dopo un agguato camorristico, aspettano - solo se la polizia arriva prima del "secondo tentativo" lo portano in ospedale.

Cio' che ho pero' trovato di interesse davvero eccezionale e' la descrizione della strategia manageriale della camorra moderna. Nessuna struttura centralizzata di famiglie che controlla il territorio: le famiglie ci sono e il territorio lo controllano, ma delegano gli affari ad una struttura tipo franchising. Le famiglie fanno gli affari grossi, ad esempio l'importazione della coca dall'America Latina, e curano la struttura militare, ma poi la distribuzione viene lasciata alla "piccola imprenditoria," creando un enorme "indotto." Riferendosi al clan Di Lauro a Secondigliano,

la vendita di partite medie e' stata scelta per far diffondere una piccola imprendtoria dello spaccio capace di creare nuovi clienti. Una piccola imprenditoria libera, autonoma, in grado di far cio' che vuole con la merce, metterci il prezzo che vuole, diffonderla come e dove vuole [...] vengono attirati a Secondigliano tutti coloro che vogliono mettere su un piccolo smercio tra amici, che vogliono comprare a quindici e vendere a cento e cosi' pagarsi una vacanza, un master, aiutare il pagamento di un mutuo. La liberalizzazione assoluta del mercato della droga ha portato a un inabissamento dei prezzi.(pg. 79)

Le famiglie controllano anche gli appalti, gli appalti pubblici come l'alta velocita' Napoli-Roma, ma anche e soprattutto gli appalti privati, dal contrabbando con la Cina alle commesse delle industrie tessili del nord. Anche gli appalti pero' vengono distribuiti in subappalto in piccole tranches, cedute all'asta a imprenditori locali. E naturalmente, le famiglie garantiscono il credito finanziario a tutta questa rete di imprenditori: certo non e' la liquidita' che manca.

L'autore ha una tesi, una tesi ardita: la camorra come manifestazione estrema dell'economia di mercato liberale. La tesi ha una implicazione in forma di metafora: Secondigliano e Scampia sono quello che diventerebbe l'Italia intera qualora venisse lasciata all'economia di mercato. La tesi e la sua implicazione sono continuamente ricordate in modo sottile (come nella citazione sopra, nell'uso del termine liberalizzazione, nel riferimento a consumi borghesi come la vacanza e il master, e all'inabissamento dei prezzi); ma mai sono spinte con ardore retorico o argomentativo. Il risultato e' che il libro si legge bene, e anche il lettore che trovasse la tesi e la sua implicazione ridicole e un po' infantili, come me, non ne e' affatto infastidito.

Ogni tanto poi l'autore si fa prendere la mano,

Qui e' il cuore dell'Europa. Si foggia la maggior parte dell'economia della nazione. (pg. 135)

ma non fa nulla, accettiamo pure l'occasionale iperbole, pur di avere un cosi' bel libro.

4 commenti (espandi tutti)

Sto leggendo anche io Gomorra, e ho l'impressione che appunto i camorristi siano i piu' grandi imprenditori della storia del meridione. Con un piccolo caveat che smonta completamente la tesi di Saviano: l'economia di mercato presuppone che il governo garantisca i contratti. Non che i contratti siano garantiti dai privati a colpi di kalashinikov.

caro alberto:

anche io ho appena terminato Gomorra e ho trovato - come te - il libro davvero interessante. Soprattutto per il resoconto dettagliato di un mondo che non conosco e che non capisco.

Sono d'accordo con te quando scrivi e in parte critichi la descrizione che Saviano fa del Sistema come espressione di un mercato iper-liberalizzato. Tuttavia, la mia impressione e' che il racconto non faccia che confermare quanto gia' sappiamo: un mercato senza regole, diritti di proprieta', istituzioni e' un qualcosa che non funziona .. ed infatti tutto questo "enorme fatturato" di cui Saviano parla, non sembra arricchire la popolazione ma solo alcuni gruppi ben definiti e circoscritti. A questo punto mi chiedo, nello spirito di Glaeser, La Porta, Lopes-de-Silanes e Shleifer (2004), se lo Stato non debba puntare a stabilire un livello minimo indispensabile di legalita' e controllo del territorio (anche con i militari se occorre) ma poi puntare a sviluppare il capitale umano (e penso a scuola, assistenti sociali, etc.).

 

nicola 

 

Un esempio interessante e' la nuova russia. gli anni novanta sono stati un periodo tumultuoso in cui vari gruppi di criminalita' organizzata si sono accaparrati grosse fette di business nel campo dell'energia, delle materie prime, ecc. secondo l'economist pero' adesso putin starebbe cercando di riportare questi gruppi sotto il controllo dello stato o di gruppi para-statali come la gazprom. La domanda e': e' lo stato che coopta e in qualche modo "legittima" la mafia, o e' la mafia che si fa stato?

Sul tema della mafia consiglio il libro "Voglia di Mafia" dei giornalisti di Repubblica Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo. La tesi degli autori, che condivido, è che la mafia moderna, quella di Bernardo Provenzano per interderci, sia un'organizzazione economica a tutti gli effetti con una domanda ed una offerta di servizi. Il mafioso si inserisce come intermediario nelle controversie, diventa una agenzia di collocamento e di assegnazione degli appalti e via dicendo (diventa un non benevolent social planner nel senso che il suo obbiettivo non è massimizzare l'utilità del sistema ma la sua). Come puntualizza Rabbi nel primo commento, i contratti sono in questo caso garantiti dall'uso della violenza. Ma la violenza viene utilizzata solo nei casi estremi e molto meno che in passato. L'importante è che le parti siano coscienti che in caso di inadempienza del contratto l'uso della violenza potrebbe essere adottato dalla mafia. La tesi degli autori è che l'organizzazione mafiosa si pone come alternativa allo stato e, se costa meno e funziona meglio (dal punto di vista del singolo agente), i soggetti economici si rivolgono a quest'ultima piuttosto che allo stato. Ovviamente non stiamo avallando l'ipotesi che questo sia un first best ma solo che sia un equilibrio economico possibile.

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