La Casta, di Rizzo e Stella

22 agosto 2007 andrea moro

Questa estate, durante uno dei miei viaggi transatlantici senza famiglia né notebook, ho avuto il tempo di trangugiare tutto d'un fiato il fenomeno editoriale dell'anno. Come tutti ormai sanno esso raccoglie abusi, sorprusi e privilegi della politica e amministrazione italiana. Il successo del libro è tale che oramai la parola "casta" è d'uso comune per riferirsi alla classe politica.

Il primo paragrafo è rappresentativo dei contenuti del libro e del suo stile, un po' incazzato ma soprattutto ironico:

La pianeggiante Comunità montana di Palagiano è unica al mondo: non ha salite, non ha discese e svetta a 39 (trentanove) metri sul mare. Con un cucuzzolo che troneggia himalaiano a quota 86. Cioè 12 metri meno del campanile di San Marco.

Chi non ha tempo per leggersi le restanti 300 pagine, può fermarsi qui, o può leggere il primo capitolo. Il resto è una variazione sul tema: una collezione impressionante di aneddoti sui costi, i privilegi e gli abusi della politica italiana.

Il libro non contiente un'analisi sistematica dei costi della politica (di tipo scientifico, intendo). Le parti più interessanti per noi economisti sono i dati che riportano il confronto dei costi del Quirinale con i costi di Buckingham Palace (costa di più il Quirinale, quasi il quadruplo, ma costava quasi lo stesso nel 1992), e le tabelle in fondo al libro, che documentano (in modo però un po' troppo approssimativo) come i costi della politica siano aumentati negli ultimi 20 anni molto più dell'inflazione.

Rizzo e Stella sono giornalisti di professione, e questo si riflette sui contenuti. Il loro intento è di documentare vari fatti già riportati sulla stampa; molti capitoli riprendono articoli pubblicati dagli stessi autori sul Corriere. Il valore aggiunto del libro è che i fatti sono riportati tutti assieme, in maniera ordinata e sistematica (si parte dalla descrizione dei costi del Quirinale, per passare al Parlamento, alle Regioni, Provincie, Comuni, etc...), e senza risparmiare nessuno: né la Sicilia né la Val d'Aosta, né Forza Italia né Di Pietro, né il Quirinale né i consigli di circoscrizione.

La quantità di aneddoti riportati è notevole, e ci sarebbe da ridere se gli italiani non pagassero questi privilegi ed abusi di potere con il loro sudore. Per esempio il libro racconta del parlamentare eletto con ripescaggio a fine legislatura che recepisce il vitalizio da migliaia di euro al mese senza mai aver passato un giorno in parlamento (pag 109); racconta del consigliere comunale di Napoli nominato da Berlusconi all'authority per la privacy condannato tempo addietro per avere violato la privacy dei colleghi assessori (si era procurato i tabulati delle telefonate fatte con i cellulari in dotazione - pag. 170); della consulenza ordinata dalla provincia di Massa Carrara alla maga Mirka causa "sfiga cosmica cagionata ... da Iosif Stalin, Pol Pot" (pag. 174); della commissione anti-sprechi istituita nella regione Veneto che ha speso 340 mila euro per produrre in 36 mesi la miseria di tre documenti (pag. 205); della presidenza di Autovie Venete, la concessionaria dell'autostrada Venezia-Trieste, affidata al condannato per mazzette pagate dalla DC alla stessa società (pag. 209); dei condoni edilizi concessi sin dal 1980 dal comune di Cirò senza che venissero pagate le multe previste dalla legge (pag. 234); e così via.

Se un piccolo difetto esiste nel libro, consiste secondo me nella scarsa documentazione dei fatti: un analogo saggio pubblicato da un editore americano avrebbe speso circa un terzo delle pagine del volume per includervi note con le citazioni dettagliate di articoli di giornale e fonti ufficiali dove i fatti possono essere verificati. Ma per il lettore medio non credo questo sia un grosso problema.

Si tratta di un esercizio demagogico e populista? Gli autori se lo chiedono almeno due volte, sorvolando sulla risposta, e sottintendendo che, anche se lo fosse, certi eccessi vanno riportati e devono essere conosciuti dalla maggioranza dei cittadini/elettori.

Sono pienamente d'accordo sull'utilità di fornire le informazioni riportate sul libro, ma vorrei soffermarmi sull'accusa di demagogia riflettendo su uno dei punti più dibattuti del libro, il compenso dato ai parlamentari, valutato (aggiungendo al compenso base le varie indennità) in circa 12 mila euro mensili netti. La cifra può sembrare una mostruosità se confrontata con lo stipendio di lavoratore medio italiano, ma fa certamente sollevare qualche punto di domanda sulla convenienza ad entrare in politica per un bravo imprenditore o professionista, in Italia, e soprattutto all'estero (dove molti imprenditori e professionisti bravi oggi stanno). Se lo stipendio di un parlamentare non è in grado di attirare queste figure professionali, chi resta a fare politica?

L'altro aspetto meritevole di considerazione è la descrizione della quantità di benefici e prebende in dotazione ai parlamentari (in aggiunta al compenso monetario di cui sopra): il treno gratis, il caffè a poche lire, l'indennità per il parrucchiere, etc... Anche qui mi chiedo, se il parlamentare negozia che parte dello stipendio debba essere corrisposto tramite biglietti del treno piuttosto che in biglietti da 20 euro, dov'è lo scandalo? Il gelato alla mensa della NY Fed io lo pago 75c. (56 eurocent), mentre fuori costa almeno il triplo, credo di poterlo scrivere senza sollevare turbative finanziarie. Perché un parlamentare non può avere un beneficio simile?

Io credo che il problema stia nella quantità e nell'estensione di questi privilegi: i pasti, il caffè, il parrucchiere, l'auto blu, la pensione con 5 anni di contribuzione, etc... e la crescita esponenziale dei loro costi negli ultimi anni. Non tanto perché non sia lecito compensare il parlamentare/lavoratore in forme alternative alla cartamoneta, ma perché queste forme alternative rendono difficile al pubblico la valutazione dei costi del parlamento. Così come sono difficilmente quantificabili i costi del "potere" della "politica" di assegnare amici, parenti e conoscenti alle innumerevoli cariche pubbliche (authorities, società concessionarie, etc..), ed i costi della proliferazione delle stesse.

Aneddoti sugli abusi di potere della politica se ne possono trovare, credo, in tutti i paesi del mondo. Il valore del libro mi pare sia quello di documentare l'estensione abnorme che tali abusi hanno assunto in Italia. Questo secondo me andava chiarito dagli autori e li avrebbe protetti ulteriormente dalla possibile accusa di "fare demagogia" che alcuni politici hanno sollevato. A qualche mese dalla pubblicazione, mi sembra che il libro abbia avuto il pregio di dare uno scossone all'opinione pubblica che, mi pare, si stia stancando di stare solo a guardare, ed in questo noi non possiamo che fornire il nostro pieno supporto.

28 commenti (espandi tutti)

qualche punto di domanda
sulla convenienza ad entrare in politica per un bravo imprenditore o
professionista [...]. Se lo stipendio di
un parlamentare non è in grado di attirare queste figure
professionali, chi resta a fare politica?

Non credo che il problema di selezione avversa dei parlamentari
italiani sia dovuto al trattamento economico: in fondo per dodici
mensilita' fanno €144mila o $190mila netti annui, piu' di quanto
guadagna, ad esempio, un bravo economista italiano all'estero.

Una ragione
piu' plausibile e' la selezione per cooptazione (chi sceglie, di
solito, i candidati?), che richiede di passare anni ad affinare
capacita' improduttive ma utili alla scalata. Chi ha cose piu'
interessanti da fare e non ha interessi particolari declina l'invito
anche a parita' di remunerazione attesa. E' un problema vecchio come il cucco, come testimoniato da un antico apologo biblico (l'apologo di Iotam ).

Indubbiamente esiste un equilibrio in cui solo i migliori siedono in parlamento e il celebrato sottosegretario
fa il commerciante (entrambe, la persona e la professione,
assolutamente dignitose), ma la transizione e' assai improbabile senza un big
bang.

Concordo.


Se il mercato dei talenti funzionasse meglio, non ci dovremmo preoccupare troppo di rendere competitivo il trattamento economico dei politici. Per due motivi:


- esistono forti benefit non economici, alcuni più nobili (lottare per le proprie idee), altri meno (fama, potere)


- si può razionalmente rinunciare a grossi guadagni per un periodo della vita sperando di recuperare una volta usciti dalla politica – penso ai consigli di amministrazione e al “speaking-and-consulting circuit”.

L'importante è l’eliminazione delle barriere all’entrata e all’uscita. Cosa che gli stipendi alti potrebbero scoraggiare.

Ho letto anch'io quel libro tempo fa e non mi e' piaciuto per nulla.  Mi e' sembrato un perfetto esercizio di qualunquismo, nulla di piu'. Dopo tutto in Italia "la ggente" ha sempre pensato che molti politici sono "cattivi" e che nulla funziona per via del fatto che loro rubano. 


Il libro sarebbe stato molto differente con un modicum di analisi. Fra le tante ipotesi, Rizzo e Stella avrebbero potuto mostrare come l'aumento dei costi della politica in Italia sia andato di pari passo con l'aumento della spesa pubblica, in linea con la semplice ipotesi che i politici intascano una frazione costante di tale spesa. Questa analisi avrebbe contribuito ad indebolire una delle peggiori credenze del cittadino medio Italiano, quella secondo cui il mercato e' pieno di rischi ed inefficienze e l'intervento statale e' la panacea di tutti questi mali. Una credenza che ha sicuramente supportato l'aumento dei costi della politica. Al contrario, gli strali contro i politici "cattivi" scatenati dal qualunquismo di Rizzo e Stella non possono che portare ad un ulteriore intervento statale, quello della magistratura. Con la sola conseguenza di sostituire i ladri di domani a quelli di oggi, come l'esperienza di Tangentopoli purtroppo insegna.

Salve, intanto grazie di quest'analisi lucida: il libro l'ho già letto e mi ero lasciato andare a delle conclusioni piuttosto ovvie. Tuttavia mi sorgono dei dubbi:


intanto trovo immorale che le stesse persone che si alzano a loro piacimento stipendi e privilegi sono quelle che poi pretendono da noi esborsi sempre maggiori e tasse sempre più alte che a quanto sembra servono anche per finanziare i loro comodi;


d'accordo, non è sbagliato in assoluto concedere privilegi in luogo della cartamoneta. Infatti qualche anno fa era normale che anche i lavoratori dipendenti godessero di molti privilegi, a vario titolo, poi scomparsi perché considerati immorali, o forse semplicemente perché ci si sono infilati i sindacati di mezzo. La mia domanda dunque è: perché dovrei considerare morale, ad esempio, che uno Scalfaro, che non si filerà mai nessuno, possa  usufruire della scorta, che oltre a costare migliaia di euro a tutti noi, sottrae dei poliziotti a compiti più utili alla cittadinanza? Quando lei parla di cifre che, nonostante siano alte, non attirano persone valide, presumo comunque si parli di persone innamorate della politica, come era agli inizi degli anni '50. Leggere di un Fanfani che prendeva l'autobus per andare a lavorare mi sembra fantascienza. Non pretendo che si arrivi a tanto, però...la politica dovrebbe essere un servizio. Loro, in cambio dei loro privilegi, a noi cosa offrono?

D'accordo con la sostanza del suo argomento, che mi fornisce lo spunto per aggiungere un punto che ho omesso per motivi di spazio, in riferimento alla politica durante gli anni '50. Il raccondo di Lazzati, Dossetti, La Pira e Fanfani che dormivano con le loro famiglie nello stesso appartamento e si scambiavano i cappotti e' molto romantico ed interessante, ma anche aneddotico e poco utile a fornire un serio confronto inter-temporale sull'aumento dei costi della politica.

Nel contesto narrativo del libro ci sta bene, e come ho detto e' interessante e piacevole da leggere, ma dovrebbe essere stato lo spunto per una seria analisi intertemporale, con dati veri, che nel libro e' solo accennata in poche righe.

Non capisco la posizione di Andrea, ed ancor meno quella di Nicola che mi sembra ancor piu' estrema.

Rizzo e Stella fanno i giornalisti, e nel panorama italiano stanno nel top 0.1% della professione. Vanno in giro per il paese, si documentano, leggono pallosi documenti e  bilanci, cercano fatti e dati, li raccontano, polemizzano, insistono nel chiedere spiegazioni per questo e quest'altro misfatto. Forse non sono al livello del miglior giornalismo investigativo di WSJ, NYT e WPost, ma non ne sono molto lontani. Ripeto, fanno i giornalisti.

Voi fate gli economisti accademici, vi piacciono i tests delle ipotesi e le serie storiche e le analisi comparate ed i modellini puliti, eccetera. Ragionevole, cosi' vi guadagnate da vivere e vi divertite pure. Pero' anche qui su nFA, per esempio, a volte scrivete cose senza grafici e formule e tests delle ipotesi e stime strutturali. Anzi a volte scrivete, voi come io, delle banalita' un po' generiche. Okkei, nFA si fa per distrazione, non e' una cosa professionale, non lo legge nessuno, e' un gruppetto chiuso di amici che parlano in liberta'. Giusto, allora facciamo un altro esempio.

Sul sito degli "economisti italiani", come lo chiama il mio vecchio maestro Francesco Giavazzi, si pubblicano frequentemente articoli che hanno lo stesso spessore statistico ed analitico e la stessa profondita' metodologica di un pezzo di Rizzo e Stella sul Corriere. Non che tutti i pezzi che ivi si pubblicano cosi' siano, alcuni sono eccellenti, ma parecchi sono del tipo appena descritto. Ed e' un sito "professionale e serio", niente parolacce e scherzi, niente boutades estremiste come nFA, niente goliardia, niente dibattiti a ruota libera che spesso trascendono, niente recensioni di libri e films o racconti di mezze maratone newyorkine. Eppure anche li' escono cose allo stesso livello di R&S, ed io non ci trovo nulla da ridire come, mi sembra, la grande maggioranza della gente non vi trova nulla da ridire. Posso capire perche' mai vi da' cosi' tanto fastidio che Rizzo e Stella facciano lo stesso?

In particolare, perche' fare il loro lavoro che e' quello di documentare i fatti in maniera seria ma giornalistica, li rende qualunquisti ed un po' dannosi? Almeno questo io evinco dai vostri commenti, e davvero non capisco. Se pensate che occorra scrivere un paper scientifico che documenta questo e quello, basta che prendiate il libro, ne ricaviate le idee ed i dati di base, verificate quale tesi sostengono, assumete un RA che trovi le serie storiche e scrivete voi il paper testandone la tesi. 

Perche' fare il giornalista deve necessariamente implicare essere qualunquista. Coa vuol dire essere "qualunquista"? Quale affermazione o tesi sostenuta nel libro in questione vi conduce a tale conclusione? Vorrei capire, perche' pur non avendo letto il libro - che i miei suoceri mi hanno cortesemente portato sino a St. Louis ma che ho lasciato li' quando son partito per le vacanze - leggo da tempo i loro servizi sul Corriere, e mi sembrano fra le poche cose leggibili che i quotidiani italiani pubblicano.

 

Come sai, sono per natura parco di complimenti. Mi spiace di aver dato nella mia recensione un'immagine negativa del libro, che ritengo alla fine piacevole nella lettura ma soprattutto utile al paese: aver cambiato il lessico, migliorandolo, non mi sembra impresa da poco.

Sono d'accordo che fanno bene a scrivere il libro come giornalisti, questo il loro ruolo. Volevo solo avvertire che analisi dettagliate non ce ne sono. Quanto all'accusa di qualunquismo, mi pareva di aver cercato di difenderli, visto che loro glissano sulla questione. Ripeto, il valore del libro sta proprio nel presentare centinaia di fatti ed aneddoti, riferendosi a tutti gli organi costituzionali ed amministrativi, nessuno escluso. Sta nella quantita' ed estensione dei fatti riportati il segnale che qualcosa di storto c'e'. Credo nessuno prima di loro l'avesse segnalato in modo sistematico.

sono d'accordo completamente con michele. io ho finito il libro ieri (andrea mi ha bruciato sul tempo con la recensione). non capisco la posizione di Nicola, per le regioni di michele. anch'io credo che rizzo e stella scrivano buona parte delle poche cose leggibili del corriere.

ma se avessi fatto la recensione avrei anch'io detto le stesse cose di andrea: non nel senso di critica al libro o agli autori, ma come "warning" al lettore "economista" o simili. Il libro e' cosi'  interessante che uno vorrebbe fossero economisti e avessero fatto il passo ulteriore. e' quasi frustrante: hanno letto tutto, raccolto tutto, e' come se fossero a un niente da fare la somma e dare un'idea, una misura, aggregata del fenomeno e non lo fanno.

questo e' il punto: leggi il libro e se sei economista ti senti li' li' a raggiungere un livello di comprensione molto piu' profonda ma non ce la fai. solo questo. leggilo, sono cero avrai la stessa reazione 

Persnalmente credo abbian fatto bene a non azzardare analisi al di la della loro competenza.Quando un giornalista ne azzarda una nel mio campo (informatica) il risultato è sempre tremendo.

Premesso che non ho letto il libro ma ho divorato praticamente tutti gli articoli di Stella e Rizzo sul Corriere, vorrei spostare un momento la discussione, probabilmente (ma forse mi sbaglio) nella direzione indicata da nicola.

Io non capisco davvero tutto sto accanirsi sui privilegi dei politici e le loro auto blu e il parrucchiere pagato ecc ecc. O meglio, lo capisco, e' un argomento semplice che anche un deficiente capisce, quindi e' molto facile da usare nell'arena politica. Ma sinceramente, a me sembra tanto un guardare il dito mentre si indica la luna. 

Mi spiego: i conti dello Stato, per dirne una, non e' che vanno a catafascio se paghiamo il parrucchiere ai deputati. I conti vanno a catafascio perche' i deputati a cui paghiamo il parrucchiere non sono in grado di gestire la cosa pubblica nella migliore delle ipotesi, e sono degli sperperatori di denaro pubblico per fini ideologici nel peggiore dei casi. Se i conti fossero a posto, per dire, ce ne fregherebbe ben poco di quanto ci costa il parrucchiere di Mastella (sempre lui, poveretto). Se il sindaco di Vattelappesca (ci vogliono due p?) non e' in grado di far ripare le buche nelle strade, non e' mica perche' ha un gettone di presenza troppo alto che sottrae risorse alla manutenzione stradale. Se Ferrero racconta fesserie sulle pensioni e si oppone all'innalzamento dell'eta' pensionabile, non e' che sia perche' ha l'auto blu. E non e' che se gliela togli, l'auto blu, Ferrero comincia a parlare come Giavazzi. 

Quindi quando sento parlare di costi della politica, mi pare un po' un falso problema, o perlomeno un problema secondario. non perche' tali costi siano a livelli accettabili, ma proprio perche' mi pare sviino l'attenzione dai problemi piu' urgenti. A volte mi pare che nell'opinione pubblica si stia cercando di far passare l'idea che se smettiamo di pagare il parrucchiere a Mastella allora improvvisamente non c'e' piu' bisogno di riformare le pensioni. O che se improvvisamente togliamo la scorta ai ministri, il debito sanitario regionale sparisce d'incanto. 


non sono i costi per se', e' il fatto che i privilegi che i politici hanno sono auto-appropriati (come si dice? se li sono dati a loro stessi medesimi). Andrea paga il gelato alla fed, di cui peraltro fa uso assai smodato, 75 centesimi, ma non puo' decidere lui stesso di passarlo a 35 centesimi. puo' contrattare, ma non decidere per se stesso. se potesse decidere lui stesso, allora sarebbe naturale che i cittadini osservassero le sue azioni e sulla base del prezzo del gelato si costruissero un'idea sulle sue preferenze, sulle motivazioni per cui lavora alla fed, e anche sulle sue capacita'. non c'e' nulla di qualunquista nel usare questa informazione e nel renderla pubblica, nulla.

non sono d'accordo che i costi della politica siano un falso problema: il mastella che si auto-assegna l'auto blu e la parrucchiera gratuita e' anche quello che compra voti (nel senso che fa politiche populiste) e fa accordi con personaggi discutibili  per accaparrarsi i voti; non e' un caso, i due comportamenti sono correlati, correlatissimi. la totale trasparenza nelle decisioni della classe politica riguardo a se stessa e' fondamentale in un sistema funzionante, altro che qualunquismo. lo e' perche' i politici  prendono loro stessi decisioni riguardo al proprio salario e privilegi connessi.

i due comportamenti sono correlati, correlatissimi.

Che siano correlati non c'e' dubbio; anzi, oserei dire che sono complementi: il cattivo politico si alza lo stipendio E non ripara le strade del paesello mentre da soldi a pioggia per la sagra del pesco, il buon politico mantiene la sua reputazione di persona onesta rinunciando all'auto blu E fa pure riparare le buche delle strade.

La mia preoccupazione e' che la gente pensa che siano sostituti: ci tagliano le pensioni per potersi aumentare lo stipendio da parlamentari. A me pare che il messaggio che passa sia questo. 

Il quis custodiet ipsos custodes e' sempre stato un problema, e concordo con te e con michele che la trasparenza e' fondamentale; immagino anche che la trasparenza dovrebbe produrre un sentimento di repulsione verso i politici che si concedono privilegi, il che e' empiricamente vero; quello che probabilmente tu e michele avete in mente e' che il sentimento di repulsione generi poi un maggior coinvolgimento delle persone perbene nella gestione della cosa pubblica, e che quindi battere su questo tasto e' molto utile. Su questo ho i miei dubbi. Ma ne riparliamo, ora non ho proprio tempo.

Dev'essere l'eta': se Alberto ed io abbiamo la stessa opinione su qualcosa per piu' di due volte consecutive poi succedono dei casini inenarrabili in borsa, altro che le giravolte degli ultimi giorni. L'ultima volta che successe era durante le vacanze di natale del 1999-2000 (concordammo che andare a sciare quando non manca la neve e' una perdita di soldi e tempo). Non so se ricordate cosa sia poi successo in borsa ... Speriamo quindi che passi subito. Pero' al momento continuo a concordare ...

Senza ripetere le cose che ha gia' detto, ne aggiungo un paio che m'erano venute in mente leggendo il commento di Rabbi questo pomeriggio.

Se si vuole rendere credibile una qualsiasi politica di taglio della spesa pubblica occorre redistribuirne i costi (ossia i tagli) in modo uniforme. Per-capita l'eccesso di spesa pubblica causata da un parlamentare, sindaco, consigliere regionale, portaborse qualunque o presidente della repubblica e' un paio di ordini di grandezza superiore a quella del pensionato. Quindi, se taglio 150 euro al pensionato e' doveroso tagliare almeno 10000 al politicante.

L'argomento che nell'aggregato i costi della politica sono una goccia nel mare (mica tanto: il Quirinale da solo costa quasi 300 milioni di Euro all'anno ...) e' irrilevante. Anche il costo dei finti invalidi residenti nel rione Calatifimi della citta' di Enna e' risibile in relazione al bilancio dello stato italiano. Secondo le mie stime personali, ed inventate, i finti invalidi che ricevono una pensione sono 932 su una popolazione, nel rione di 4300 anime. Quindi il loro costo totale ammonta, al massimo, a qualche decina di milioni di euro, diciamo 20 per farla grande. Una baggianata. I politicanti di professione sono, a farla enorme, 100 volte tanti ma generano sprechi di spesa ben superiori ai 2 miliardi di euro annue. Quindi sono, per capita ed invidualmente piu' "colpevoli" dei finti invalidi. La responsabilita' e' individuale, non collettiva. Come tale va denunciata. Se poi si configura nella forma di "associazione a delinquere di stampo mafioso" come nel caso in questione, va denunciata due volte.

Le istituzioni nazionali, il sistema democratico, la moralita' pubblica sembrano parole vuote, ma sono cose importanti. Il loro continuo ed inarrestabile corrompersi che dura da almeno 30 anni e' un fatto grave. Il sistema di valori su cui dovrebbero reggersi si sgretola e produce repubbliche di banana. L'acido piu' corrosivo di questo sistema di valori, norme ed istituzioni e' l'abuso del potere da parte di coloro a cui il potere politico viene delegato temporalmente: la creazione d'una casta d'intoccabili oramai trasformarti in satrapi orientali che, mentre predicano moralita', famiglia, religione e balle varie per il popolo bue, fanno le orge con la cocaina e le puttane negli hotels di Roma, a spesa ovviamente del contribuente o anche solo le continue "festine" in terrazza, palazzo, parco, villa, teatro ... Insisto, dovremmo rendere obbligatoria per i cittadini italiani non la militaresca alzabandiera mattutina nelle scuole che il commercialista di Sondrio ha proposto per provocare il Nosferatu del botteghino, ma la visita e lettura quotidiana di Cafonal

La moglie di Cesare e quel che segue: trattasi di antica e saggia regola morale e politica. Gli atti ed i fatti che insozzano la reputazione della "moglie di Cesare" vanno denunciati pubblicamente e sistematicamente: non e' qualunquismo farlo, al contrario. E' dovere civico.

La moralita' pubblica - alla faccia della sub-cultura andreottian-craxian-berlusconiana del "Fra', che te serve?" e della "Milano-da-bere" e del "ma il problema e' un altro, e' strutturale" che ha infettato il paese dagli anni 80 in poi e che ha oramai contagiato tutto e tutti - e' una cosa importante. Va difesa, molto strenuamente. Anche perche' ce n'e' rimasta veramente poca.

vendere, ragazzi, vendere tutto. 

Un chiarimento sul mio intervento di ieri.  La mia provocazione sul "qualunquismo" di Rizzo e Stella non era una spocchiosa denuncia dell'incapacita' di analisi dei giornalisti. Sostenevo invece che "La Casta" non scalfisce per nulla il sentimento diffuso che secondo me ha contributio in maniera importante all'aumento dei costi della politica: l'idea che qualsiasi problema ci affligge debba essere risolto dal governo.


Non penso ci voglia un economista per sostenere che l'aumento dei costi della politica possa essere una conseguenza della crescita della spesa pubblica.  Del resto, fu un politico come Reagan a sostenere che il governo non e' la soluzione ma il problema.  Per questo sono in pieno disaccordo con Michele: la mancanza di analisi di Rizzo e Stella non riflette il rispetto del giornalista per i propri confini, ma una mancanza di coraggio. Vaglielo a dire agli Italiani che il problema non sono i politici "cattivi" ma i piccoli appetiti, le rendite e prebenducce di tutti. Questo e' esattamente quello che intendo per qualunquismo.     

Nicola, ed Andrea, grazie per il chiarimento.

Nicola ed io non siamo chiaramente d'accordo, ma questa non essendo una di quelle questioni che si possono risolvere a base di dati e/o modelli, credo la differenza d'opinione rimarra'. Solo due remarks:

- io ritengo che i politici "cattivi" siano uno dei problemi, forse anche IL problema. Ovviamente "cattivo" non vuol dire nulla, ma va tradotto in classe dirigente ignorante, dequalificata, fondamentalmente immorale, truffaldina ed intoccabile (perche' ha costruito per se un sistema politico che la rende intoccabile).

- la relazione con la spesa pubblica non e' per nulla ovvia. Controesempi? Banali: Nicola conosce perfettamente i paesi scandinavi, dove la spesa pubblica e la tassazione in percentuale del PIL sono sostanzialmente piu' alti che in Italia, e da decenni, ma dove non esiste nessuna casta e dove la moralita' pubblica e privata della classe politica e' semplicemente non confrontabile a quella dei nostri satrapi. In un certo senso qualsiasi paese europeo costituisce un controesempio alla semplice, ed a mio avviso erronea, inferenza causale secondo cui e' l'alto livello della spesa pubblica che causa gli alti costi della politica e la grande abbuffata romana.   

Una precisazione: non ho nulla da ridire sulla Scandinavia (a parte il clima), ed infatti la frazione di spesa pubblica di cui i politici si appropriano puo' variare da un paese all'altro.  Il punto del libro di Rizzo e Stella e' pero' che il costo della politica in Italia e' aumentato vertiginosamente a partire dalla seconda meta' degli anni 70.  Per questo la storia dei politici cattivi non mi convince. In risposta agli shocks degli anni 70 lo stato Italiano e' intervenuto in maniera cosi' pesante nell'economia e nella societa' che questi politici si son visti cadere la manna dal cielo ed hanno iniziato a mangiare, mangiare, mangiare...certo, la conseguente auto-selezione di una classe politica ancor piu' ladra ha rafforzato questo effetto, ma il perno che secondo me tiene tutta la baracca in piedi e' alla fine l'immarcescibile bisogno del cittadino medio Italiano di avere uno stato che pensi a tutto.  Senza scardinare questa credenza, mi resta difficile pensare che la politica Italiana possa cambiare.

- io ritengo che i politici "cattivi" siano uno dei problemi, forse
anche IL problema. Ovviamente "cattivo" non vuol dire nulla, ma va
tradotto in classe dirigente ignorante, dequalificata, fondamentalmente
immorale, truffaldina ed intoccabile (perche' ha costruito per se un
sistema politico che la rende intoccabile).

Ma non mi pare di per se' un male, perche' apre gli occhi ai cittadini, specialmente a quelli che pagano piu' di quel che ricevono, sulla natura dello stato (nelle parole di Bastiat , "la grande fiction à travers laquelle tout le monde s'efforce de vivre aux dépens de tout le monde") e di coloro che ambiscono a guidarlo (generalmente o pericolosi ambiziosi che venderebbero la madre in cambio del brivido del potere, incompetenti che mai riuscirebbero a conquistare posizioni di rilievo in un'impresa o nell'esecizio di una professione, o entrambe le cose). Hai citato la frase sulla "la moglie di Cesare": il marito della medesima era un aristocratico ambizioso quanto corrotto, che solo l'anno prima dei fatti, senza una lira dopo che Silla aveva confiscato i suoi beni di famiglia, aveva comprato i favori popolari indebitandosi fino al collo per farsi eleggere Pontifex Maximus, solo per recuperarne i costi mettendo mano alle case dello stato una volta eletto. L'"ombra del sospetto", per quanto su una questione di nessuna rilevanza pubblica come i rapporti tra sua moglie e il capo del suo "servizio d'ordine", sarebbe stata molto salutare al futuro delle liberta' repubblicane.

- la relazione con
la spesa pubblica non e' per nulla ovvia. Controesempi? Banali: Nicola
conosce perfettamente i paesi scandinavi, dove la spesa pubblica e la
tassazione in percentuale del PIL sono sostanzialmente piu' alti che in
Italia, e da decenni, ma dove non esiste nessuna casta e dove la
moralita' pubblica e privata della classe politica e' semplicemente non
confrontabile a quella dei nostri satrapi.

E anche per questo i cittadini tollerano una societa' tra le piu' redistributive sul pianeta...

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000 volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico (probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

L'ignoranza e la dequalificazione dei politici italiani sono innanzitutto lo specchio della societa' italiana, dove l'alfabetizzazione di massa e' partita 300-400 anni dopo rispetto al nord Europa (come ha detto anche Tullio De Mauro) e in secondo luogo sono effetto della scarsa qualita' delle classi dirigenti italiane (anche se storicamente alfabetizzate) e appunto del fallimento complessivo della societa' italiana nel selezionare il miglior materiale umano per i ruoli dirigenti.

Sono in disaccordo riguardo al giudizio su Cesare. Pur non avendo particolari simpatie per Cesare, per me e' stato un uomo di grandissime capacita'. Certo capacita' militari e politiche, ma quelli erano gli ambiti in cui la competizione attirava i migliori nella Roma del tempo. Perfino come scrittore e' stato esemplare. Nel contesto della politica romana del tempo, che si era formato non certo ad opera di Cesare stesso, le elezioni si vincevano anche con la demagogia e i soldi, come nel 90% della storia e nel 90% dei paesi del mondo. Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non certo inventata da Cesare. In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari, riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale. Nel contesto della Roma del tempo, Cesare ha superato tutti gli altri "concorrenti" nell'ambito dove i migliori competevano, la conquista del potere politico e militare. Non lo si puo' certo criticare perche' non era un'imprenditore puro senza legami con la politica o perche' non era un amministratore onesto ed efficiente, categorie che avevano poco senso nella Roma del tempo.

Anche i politici italiani sono (purtroppo) uomini con capacita' non trascurabili, per quando nocive al bene generale. Riescono in qualche modo a far porre la crocetta sul loro nome da masse di elettori di cui il 33% circa e' semi-analfabeta, nel senso che non ha nemmeno il diploma elementare, e la restante parte in maggioranza non legge altro giornale che la Gazzetta Sportiva. Chi crede sia facile, provi a competere con loro per gli stessi voti e vediamo. Devono amministrare clientele numerose (specie al Sud) e devono controllare o influenzare mezzi di informazione per imbrogliare le carte a loro favore. Chi pensa sia facile di nuovo si accomodi a provare a far meglio di loro... Tutti gli incompetenti semi-analfabeti che popolano il parlamento italiano, pur essendo deleteri per l'amministrazione dello Stato, sono dei draghi per quanto riguarda la raccolta dei voti nei seggi, hanno le loro clientele che coltivano lavorando a tempo pieno 3-4 giorni alla settimana, oppure hanno almeno superato altri 50 meno dotati di loro nella prova televisiva di fronte a Berlusconi e Dell'Utri.

Il problema vero e' il funzionamento della societa' italiana, che favorisce una competizione per il potere politico dove vincono incompetenti semi-analfabeti ma bravi a gestire le clientele.

Sarebbe troppo semplice se i problemi di uno Stato fallimentare come
l'Italia derivassero primariamente dall'esistenza di un certo numero di
politici ignoranti, truffaldini, ambiziosi che mai avrebbero avuto
successo imprenditoriale o professionale. Sono convinto che se anche
per magia venissero spazzati via tutti i parlamentari, consiglieri
regionali, provinciali e comunali italiani ne esisterebbero 10-100-1000
volte tanti dietro di loro in fila, peggiori o uguali, pronti a
prenderne il posto, e i prodi elettori italiani li voterebbero senza
esitazione. Il fallimento dello Stato Italiano e' il fallimento della
societa' italiana nel suo complesso nel produrre progresso economico
(probabilmente dal 1985 in poi, mentre dal 1945 al 1985 non aveva fatto
per nulla male) e nell' organizzare in maniera ordinata ed efficiente
entita' complesse come i servizi statali. Noto che la stessa
incapacita' e' evidente nelle grandi imprese economiche private, forse
anche per l'elevato livello di collusione con lo Stato stesso.

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i paesi il quadro non e' esaltante. Io sospetto che le differenze siano in buona misura dovute a differenti abilita' nel coprirsi le tracce: i Kennedy riuscirono a crearsi un'immagine da santino, nonostante venissero da una famiglia arricchita col contrabbando, e arrivata alla presidenza grazie all'appoggio della mafia del "Chicago Outfit". (Non che l'opponente di JFK all'epoca fosse migliore, come si vide poi dai nastri del Watergate...)

Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare. 

Ma non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino ne' per Cesare. 

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta' delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica). 

Vabbe' Alberto, ma a questo punto l'unica strategia possibile sarebbe
l'espatrio e magari pure il cambio di cittadinanza. In realta' il caso
dell'Italia sara' pure particolarmente disperato, ma un po' tutti i
paesi il quadro non e' esaltante.

Se una persona desidera vivere in uno Stato funzionante in maniera decente, con evasione fiscale nella media OCSE o meglio, dove la giustizia e gli altri servizi statali funzionano decentemente, deve sicuramente espatriare. Non vedo possibilita' realistiche che l'Italia raggiunga nel breve-medio termine i livelli anche solo di oltre le Alpi (Francia, Svizzera e Austria). Credo sia inutile e controproducente nasconderselo...

Poi sono d'accordo che anche gli altri paesi hanno i loro problemi, ma almeno sono problemi comuni in varia misura a tutti i paesi avanzati. I processi civili oltre le Alpi dureranno 60-200 giorni, sarebbe bello che durassero ancora meno, ma cosa dire quando come in Italia durano 1500-3000 giorni?



Poi, chi aveva il potere si arricchiva personalmente (particolarmente
quando andava ad amministrare le province), e questa era una regola non
certo inventata da Cesare.

Ma
non praticata da tutti: Catone l'Uticense a Cipro si comporto' in modo
impeccabile. "Todos ladrones" e' una scusa che non vale ne' per Bettino
ne' per Cesare.

Catone era l'eccezione che confermava la regola. D'accordissimo che la scusa "todos ladrones" non deve valere come scusa per salvare i pochi che vengono castigati, ma e' un fatto che anche Craxi era solo uno dei piu' spregiudicati in un esercito di ladroni che comprendeva sostanzialmente tutto l'arco costituzionale e non solo.

In quel contesto Cesare si e' fatto strada, e quando ha avuto il
comando delle legioni ha dimostrato grandissime doti militari,
riuscendo anche ad arrivare al potere dittatoriale.

E
certo, ci arrivo' facendo marciare le sue truppe su Roma! E la lealta'
delle sue truppe (come di quelle di Pompeo e, prima, di Silla) era
stata comprata con soldi pubblici: durante il suo consolato, fece
espellere con la forza dal Senato Catone che si opponeva alle leggi
agrarie che destinavano terre demaniali in Campania ai veterani di
Pompeo (da cui derivava un quarto degli introiti della Repubblica).

Cesare e' stato solo un attore che ha agito nel corso di una trasformazione inesorabile di Roma da una potenza militare basata su milizia di cittadini liberi economicamente indipendenti in una potenza militare imperiale basata su esercito professionale composto di plebei senza altre alternative. Questa trasformazione era avviata da tempo e in buona parte gia' compiuta ai tempi di Mario e Silla. Le basi originali della potenza militare di Roma erano praticamente esaurite gia' al tempo dell'invasione dei Cimbri e dei Teutoni. Gia' ai tempi di Mario e Silla era evidente che il potere politico a Roma era destinato ad essere sempre piu' condizionato dal controllo di eserciti professionali da parte di comandanti militari in grado di assicurare loro successo e soldi. Catone ha perso perche' la societa' che lui desiderava e difendeva non esisteva piu'. In quella societa' del passato un comandante militare che avesse cercato di pagare i soldati con i soldi dello Stato per farne base di potere personale sarebbe stato eliminato subito. Nella societa' in cui viveva Cesare invece quelli erano ormai i mezzi per arrivare al potere, e se non l'avesse fatto Cesare c'erano molti altri pronti a farlo. L'evoluzione politica successiva alla soppressione di Cesare mostra ancora una volta che l'impero basato sul controllo di eserciti professionali era il destino insito nella societa' romana del tempo.

Nella societa' in cui viveva Cesare invece quelli erano ormai i mezzi
per arrivare al potere, e se non l'avesse fatto Cesare c'erano molti
altri pronti a farlo. L'evoluzione politica successiva alla soppressione di Cesare mostra
ancora una volta che l'impero basato sul controllo di eserciti
professionali era il destino insito nella societa' romana del tempo.

Be', questo fatalismo mi pare una forma di determinismo storico da far invidia a un marxista ortodosso :-)  E' chiaro che quel che accade sulla scena della storia ha sempre delle ragioni dietro, ma questo non implica che si debbano per forza dare giudizi positivi sugli attori, o sulle premesse. Semmai, (seguendo Santayana ) a me sembra che la lezione da trarne sia che un paese che dipende in misura crescente dalla forza militare prima o poi deve accettare seri compromessi con le liberta' repubblicane (un altro caso esemplare e' quello del Bonapartismo). Ed e' proprio per questo che mi preoccupa la piega presa dai governi degli Stati Uniti sin dall'inizio del XX secolo, per non parlare dell'attitudine verso la Costituzione della presente amministrazione statunitense (che fortunatamente sta cadendo a pezzi). Anche perche' la logica imperiale finisce sempre con l'essere autodistruttiva, come fatto recentemente rilevare dal Comptroller General degli Stati Uniti, David Walker.

Be',
questo fatalismo mi pare una forma di determinismo storico da far
invidia a un marxista ortodosso :-) E' chiaro che quel che accade
sulla scena della storia ha sempre delle ragioni dietro, ma questo non
implica che si debbano per forza dare giudizi positivi sugli attori, o
sulle premesse. Semmai, (seguendo Santayana
) a me sembra che la lezione da trarne sia che un paese che dipende in
misura crescente dalla forza militare prima o poi deve accettare seri
compromessi con le liberta' repubblicane (un altro caso esemplare e'
quello del Bonapartismo).

Non mi sembra che far leva o meno sulla forza militare fosse un'opzione per la Roma del tempo. Era piuttosto una scelta obbligata quanto arrivano i Cimbri e i Teutoni a massacrarti le legioni ai confini. Lo stesso per la Francia, che a alla fine del 1700 era gia' notevolmente piu' arretrata economicamente dell'Inghilterra e dei Paeis Bassi per esempio, e per di piu' era aggredita da mezza Europa ai confini.

Ed e' proprio per questo che mi preoccupa la
piega presa dai governi degli Stati Uniti sin dall'inizio del XX
secolo, per non parlare dell'attitudine verso la Costituzione della presente amministrazione statunitense (che fortunatamente sta cadendo a pezzi). Anche perche' la logica imperiale finisce sempre con l'essere autodistruttiva, come fatto recentemente rilevare dal Comptroller General degli Stati Uniti, David Walker.

Al contrario di Roma e della Francia rivoluzionaria, gli USA non hanno conquistato la loro posizione di preminenza con la superiorita' militare vera e propria ma piuttosto hanno costruito la loro superiorita' con un'amministrazione corretta, efficiente e orientata al progresso economico, con l'economia, con la scienza e con l'istruzione di massa. Sembra pero' che come l'impero inglese ai suoi tempi soffrano per la sovraesposizione dei loro impegni, che tendono a risolvere sempre piu' con mezzi militari piuttosto che economici. Sarebbe triste che seguissero l'evoluzione militar-imperialistica di Roma e della Francia rivoluzionaria, ma purtroppo ci sono alcuni segnali preoccupanti. Sembra pero' che la storia non sia ignota alle loro classi dirigenti, bisognera' vedere se vince il partito dell'auto-limitazione oppure quello che persegue la supremazia a livello mondiale.

Da Repubblica del 29 Agosto.

Sull'uso dell'extra gettito fiscale è intervenuto oggi Fausto
Bertinotti. Per il presidente della Camera ci sono in Italia ancora
troppe diseguaglianze e le risorse devono essere utilizzate per ridurne
almeno una parte. "Il paese - ha detto Bertinotti - ha bisogno di una
operazione complessa di redistribuzione della ricchezza attraverso
contratti e provvedimenti specifici".

Durante il suo intervento alla Festa del
Campanile, Bertinotti ha risposto alle domande dei giovani dell'Udeur e
di Clemente Mimun e ha spiegato che "l'Italia è contratta da un eccesso
di diseguaglianze. Spesso sono presi di mira i privilegi veri o
presunti dei politici, negli Usa negli ultimi venti anni il rapporto
tra i massimi manager e la media dei lavoratori è passato da 1-40 ad
1-450 di oggi".

Lui la differenza fra guadagnarsi i soldi lavorando ed asportarli con le tasse dalle tasche di chi li ha guadagnati lavorando per metterseli nelle tasche proprie ed in quelle dei comparielli, lui quella differenza non la conosce.

Non c'e' da sorprendersi, visto che non risulta abbia mai lavorato in vita sua. Persino da adolescente sembra aver mangiato a sbaffo per tre anni extra facendosi bocciare all'istituto tecnico industriale! Meglio ripetenti a scuola che lavorare in fabbrica: una coerenza esistenziale invidiabile.

Ed e' pure un guerrafondaio. Ma non era lui quello che andava in giro con la spilla della pace? ;)

 

Un'altra serie di privilegi a go go . Alcuni giornalisti sembrano risvegliarsi ultimamente...

Da Libero di oggi: "Svenduto anche il Colosseo - Dichiarata sismica la zona intorno al monumento romano (in piedi da 2000 anni).
Ora le case attorno valgono il 45% in meno. Per la gioia della
nomenclatura."

Che dire.. mi sembra che abbiano scoperto l'acqua calda. La casta è sempre esistita sia in Italia che in America..come in India.Semmai sarebbe interessante stabilire cosa rappresenta la casta Italiana (i loro interessi mi sembra troppo scontato). A mio parere loro sono stati elevati a casta per altri motivi, qualcuno doveva pure rappresentare fisicamente la faccia più o meno buona del belpaese. Mi sembra che ci siano riusciti molto bene.. nel frattempo hanno partorito Grillo, quindi hanno ricreato le belle condizioni del dividi et impera..come dire tra i due litiganti il terzo gode.

Lo sò ora mi si dirà che è troppo semplice la questione però provate a suggerirne un'altra considerando che in Italia il primo partito di maggioranza relativa è quello dell'astensionismo al voto (per mancanza di candidati idonei). E che stanno nascendo molti movimenti autonomisti vista l'impossibilità di riunire un numero significativo di interessi nazionali.

Anche quì in Veneto ne stanno sorgendo molti e alcuni rappresentanti dei partiti Italiani li stanno temendo e si stanno organizzando per screditarli chi ha ragione e chi ha torto?

ciao a tutti da Legnogrezzo

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