La Casta, il Sud, e la casta del sud

6 gennaio 2008 michele boldrin

La questione "rifiuti in Campania" conferma - ve ne fosse bisogno - che la Questione Meridionale è LA Questione Nazionale, piaccia o meno a LorSignori. Non sembra piacere: LorSignori seguitano a raccontare al popolo puzzolenti menzogne più o meno funzionali al mantenimento dello status quo. Tutti insieme, dall'allarmato Presidente al fattivo Primo Ministro agli oranti Vescovi, sino all'ultimo membro della casta, o appendice del medesimo. Fra questi vanno inclusi i Calderoli, che mentono dicendo che la Campania non è Italia: lo è, così come lo sono Calabria, Sicilia e il resto. Sarebbe il caso di riconoscere che il re è sconciamente ignudo, e capire che il Sud d'Italia comincia a Roma e che Roma, non Napoli o Palermo, ne è la capitale.

Vi sono almeno tre implicazioni importanti dell'affaire "spazzature campane". Seppur sommariamente merita menzionarle tutte, per la semplice ragione che nessuna delle tre è comprensibile senza le altre due.

(1) L'oramai compiuta trasformazione della Casta nel maggior tumore d'Italia. La Casta non amministra e non governa il paese, né tantomeno lo serve; ne costituisce invece il peggior corpo parassitico, il cui fine unico è consumare risorse per mantenersi al potere. Come tutte le funzioni di costo anche questa è convessa: la quantità di risorse che la Casta brucia, per unità di tempo, continua ad aumentare.

(2) La sempre più profonda degenerazione socio-politica del Sud d'Italia. Il problema del Sud non è più - a mio avviso non lo è mai stato - un problema di arretratezza economica. È un problema di cultura diffusa, di istituzioni, d'organizzazione sociale, di sistema di valori. Soprattutto è un problema di classi dirigenti locali, le quali hanno da sempre mal governato e che oggi hanno o completamente abdicato al loro ruolo o accettato d'essere parte organica del sistema criminal-clientelare che controlla quel 50% del paese compreso fra il Lazio e Lampedusa.

(3) Il mantenersi ed il consolidarsi della grande menzogna nazionale, secondo cui il "povero e sfortunato" Sud ha bisogno di aiuto economico dal "ricco e fortunato" Nord. Menzogna su cui le classi dirigenti meridionali pascolano indecentemente da almeno mezzo secolo e su cui il consenso elettorale per la Casta si regge.

La Casta è la spazzatura d'Italia

Trovo quasi inutile argomentare questo punto, tanto eclatanti sono i fatti. Da tre decenni la Campania, e la città di Napoli in particolare, sono governate quasi ininterrottamente dalla sinistra. La Sicilia e le sue città, invece, sono state governate quasi sempre dalla destra; la Calabria è andata a turni alterni, idem per la Puglia, eccetera. Che differenza fa? Pochissima. L'Abruzzo e forse la Puglia si trovano in una condizione economico-sociale migliore delle altre regioni, ma la differenza è marginale (per chi non ci crede: controllare schede regionali SVIMEZ). Ovunque regna lo spreco, la truffa, l'incompetenza, la criminalità. Di fronte a una situazione che dura da anni e che ha dell'incredibile, il principe di Napoli, noto ai più come Presidente della Repubblica Italiana, partorisce affermazioni del tipo "ci vuole la raccolta differenziata" e "bruciare le spazzature fa male perché libera diossina" mentre lancia appelli ridicoli dal suo palazzo papalino, la gestione annuale del quale costa più di cinque o sei utili inceneritori. Inceneritori che veneti e lombardi, romagnoli e piemontesi si costruiscono e fanno funzionare, mentre il popolo di Napoli vive nell'immondizia, applaudendo il principe comunista quando va a farsi regalare le cravatte da Marinella e bruciando spazzatura per strada gli altri giorni. La coppia catto-comunista-c...ista Basso&Iervo-lino straparla quotidianamente su televisioni e giornali del regime. Straparlano palleggiandosi responsabilità invece d'essere cacciati a furor di popolo assieme alle rispettive giunte.

Tutti costoro dovrebbero essere messi sotto inchiesta per qualche mezza dozzina di illeciti, amministrativi e non; in un paese decente sarebbe accaduto un anno fa, qui nessuno l'ha ancora chiesto. La mortadella, amica e patrona di tutti loro, promette che farà, perché lui è uomo che fa e per questo dura. Nel frattempo indossa la sua miglior faccia da soppressa e ci racconta che l'Italia è più avanti della Spagna: basta confrontare Roma con Madrid e Napoli con Siviglia per capire che ha lardo dove gli altri hanno sinapsi. La destra chiede strumentalmente dimissioni senza crederci e, soprattutto, senza prendere alcuna iniziativa politica efficace; agisce così perché correa di simile malgoverno laddove essa controlla il potere locale. Basta, inutile continuare nell'infinita sequenza degli orrori.

L'inanità di questa classe politica spaventa e lascia senza parole. Nonostante questo occorre trovarle. Occorre continuare a chiedere le dimissioni di costoro, occorre continuare a chiedere trasparenza e responsabilità, occorre continuare a ricordare agli italiani che scordarsi di tutto questo, farlo passare in giudicato e rinviare di nuovo la questione, è suicida. Occorre continuare a denunciare la Casta ed il suo malgoverno, per stucchevole e ripetitivo che possa sembrare ed essere. Perché al peggio non v'è fine, ed un paese che digerisce la spazzatura campana senza mandare a casa, possibilmente in galera, tutti gli amministratori locali coinvolti è un paese che ha deciso di non avere alcuna speranza. Per avere speranza occorre diventare noiosi, ripetitivi e financo mono-maniacali: dimissioni di Basso&Iervo-lino, e inchiesta giudiziaria sulle loro e altrui responsabilità.

Il Sud non è economicamente arretrato, è socialmente marcescente

Il livello di sviluppo economico del Sud, per quanto inferiore a quello del Nord, è di molto superiore a quello della Repubblica Ceca, della Lituania, dell'Ungheria, di Malta e persino dell'Arabia Saudita ed è simile (o superiore) a quello del Portogallo, di vaste aree della Spagna, della Corea del Sud, e via dicendo. In nessuno di questi paesi succedono cose paragonabili a quelle che vengono riportate accadere nelle regioni del Sud d'Italia. Tantomeno ci si pone il problema di avviare programmi straordinari di aiuto economico all'Arabia Saudita o alla Corea per permetterne o facilitarne lo sviluppo economico. In Italia, invece, si continua da decenni a blaterare di aiuti economici d'ogni tipo per lo sviluppo economico del Mezzogiorno, che continua a ricevere (e sprecare) ingentissime risorse sottratte a chi, nel Centro-Nord, le produce lavorando. Tutta l'evidenza disponibile suggerisce che il problema non è economico, ma socio-politico.

- I dati ufficiali indicano un reddito pro-capite del Sud pari a circa il 56% di quello del Nord, una spesa per i consumi delle famiglie pari al 75% di quella del Nord, un valore aggiunto per unità di lavoro che viaggia all'81% di quello del Nord, e un rapporto fra redditi di lavoro dipendente per unità di lavoro dell'89%. In compenso, il tasso di occupazione è tra i 2/3 ed i 3/4 di quello del Nord e la quota di valore aggiunto generato dal settore pubblico è del 50% maggiore di quella del Nord. Mettete assieme questi fatti, aggiungetevi l'evidenza relativa all'evasione fiscale e alle attività illecite, date un'occhiata alla distribuzione regionale della spesa pubblica: arrivare alla conclusione che l'arretratezza economica del Sud è un mito dovrebbe essere immediato. Se proprio fosse necessario ritornarci sopra, ci ritorneremo.

- Il malgoverno e lo spreco clientelare di risorse da parte della Casta raggiunge nel Sud livelli molto superiori a quelli del Nord. I buoni Rizzo e Stella han fatto il possibile per distribuire equanimamente, su base regionale, i disastri che riportano ma la loro buona volontà non è stata sufficiente. Attenzione, questo non vuol dire che Venezia o Milano siano meravigliosamente amministrate. Venezia, dove sono in questo momento, è chiaramente amministrata da una giunta d'incompetenti guidati da un onesto chiaccherone: ma Napoli e Catanzaro son amministrate dieci volte peggio.

- L'evasione fiscale è, come ben sappiamo, un fenomeno fondamentalmente del Sud. Se tutta l'Italia fosse come il Nord, l'evasione fiscale sarebbe paragonabile a quella tedesca o francese.

- Non solo l'evasione fiscale: qualsiasi indicatore di "disgregazione sociale" e di "funzionamento dello stato" impazzisce quando il rilevatore supera un'area grigia che sta fra Grosseto e Roma. I tests del tipo PISA sull'efficienza del sistema scolastico rivelano una differenza abissale fra queste due parti del paese. Idem per i tassi di criminalità e la violazione delle più elementari norme di convivenza, dal codice della strada a quello della buona educazione pubblica. Il sistema sanitario del Nord è anni luce lontano da quello del Sud, che assomiglia sempre di più all'inferno. Dell'istruzione universitaria, della ricerca e dei metodi di selezione del personale universitario, meglio non parlarne: mentre il Nord non è certo il Massachusetts, l'università nel Sud è in condizioni peggiori che in Argentina. Persino il numero di organizzazioni "not for profit" illecite o inquisite perché tutto sono fuorché "not for profit", esplode (secondo un'inchiesta dell'Espresso d'alcuni mesi fa che non ritrovo in rete) quando si passa la grigia linea di cui sopra.

Potrei continuare con l'elenco degli indicatori, ma diventerei ancor più stucchevole di quanto già non sia riuscito ad apparire. Di fronte a questa tragica realtà tutto tace. Anzi, la Casta politica, che ha nel Sud le proprie radici storico-culturali e l'origine di molti dei suoi più caratteristici e squallidi figuri, di tutto questo non parla e continua a far finta che l'Italia non sia DI FATTO un'entità politica composta da due paesi distinti.

La menzogna nazionale e la trahison des clercs meridionali

Passi la Casta: le elites intellettuali ed economiche del Sud tacciono ipocriticamente, e quando parlano s'associano alla Casta nel lamento e nella richiesta di ulteriori sussidi, traferimenti, spesa pubblica. Ossia tassazione di chi è efficiente e produce. Mentre tra Roma e Lampedusa risiede la grande maggioranza degli "intellettuali" italiani, non ho notato da parte d'alcuno di costoro uno sforzo non dico di denuncia pubblica ma neanche di analisi seria della situazione, delle sue cause e dei suoi possibili rimedi, ammesso che quest'ultimi siano rintracciabili.

Sarò esplicito facendo un esempio: Roberto Saviano ha avuto grande successo, in Italia ed ora anche all'estero, con il suo libro Gomorra nel quale descrive la Camorra campana e le sue ramificazioni. Dopo averlo ascoltato dire, in un telegiornale RAI, le solite cretinate comuniste sulla questione immondizie (tutta colpa del capitalismo consumista, del Nord che ci sfrutta e ci manda i rifiuti industriali, della povertà del Sud e del suo popolo generoso vittima dei cattivi industriali torinesi, eccetera) ho deciso di dare un'occhiata al suo libro. Il lavoro investigativo c'è, ed è di qualità; i fatti sono riportati chiaramente (ma non tutti: in particolare, connivenza e supporto sociale alla criminalità sembrano non interessare molto il nostro, come poco lo interessano la relazione di mutuo sostegno fra spesa pubblica e criminalità organizzata); lo stile di scrittura avvince; i particolari truculenti e/o sorprendenti non mancano. Ma l'analisi e soprattutto il messaggio finale, non solo sono completamente sbagliati: sono pericolosi. Perché? Per la semplice ragione che, documentando l'ovvio fatto che la Camorra ed il crimine organizzato in generale sono strutturati come aziende e rispondono a logiche di massimizzazione del profitto - a che altro dovrebbero rispondere? - il nostro arriva alla beota conclusione che anche la Camorra, ed il crimine organizzato in generale, altro non sono che il naturale prodotto del sistema di mercato, del capitalismo, del capitale finanziario che cerca nuove fonti di profitto (a fronte della famosa ed ineluttabile caduta del famoso tasso di ...) e via dicendo cretinate. Soprattutto, il nostro intellettuale campano, in sintonia con la stragrande maggioranza delle elites economico-intellettuali meridionali, non si pone mai la domanda vera: PERCHÈ A NAPOLI E NON A MANTOVA? Perché a Napoli, o a Palermo, il capitale cerca di far soldi con l'eroina e la prostituzione, con gli appalti pubblici truccati e con il pizzo, mentre a Mantova lo fa con i tortelloni alla zucca, a Vigevano con le scarpe, a San Cassiano con il turismo e a Palo Alto con i programmi di software?

Non farsi queste domande corrisponde a tradimento intellettuale. Non farsi queste domande è funzionale a sostenere la grande menzogna nazionale su cui la Casta ha costruito ed alimentato il proprio regime dal dopoguerra in poi.

Qualcuno, raramente, queste domande se le fa. Le profonde differenze fra Nord e Sud d'Italia - quando non le si interpreta alla Saviano come il risultato di un "complotto" dei capitalisti veneto-lombardi a scapito dei cafoni lucano-campani, derubati di non si capisce che cosa visto che non pagano le tasse e vengono sussidiati a ritmo di tarantella - vengono allora attribuite a una specie di "stato di natura", contro il quale nulla si può. Lo stato di natura è regolarmente composto di due cose: nel Nord c'è l'industria privata grande ed efficiente (che "per forza" è più produttiva, crea lavoro, evade meno, segue le regole del gioco, delinque meno, eccetera) e nel Sud c'è l'agricoltura (ma dove?) e la criminalità organizzata (che crea un costo aggiuntivo e perdippiù inquina l'ambiente sociale, favorisce l'evasione, fa paura un po' a tutti). In questa descrizione dei fatti ci si scorda che al Sud ci sono anche l'impiego pubblico, i sussidi alle imprese ed i trasferimenti alle famiglie, ma fa niente.

Questi argomenti non solo non tengono storicamente - la grande industria al Nord non c'era sempre e, comunque, oramai non c'è quasi più; c'è più agricoltura al Nord che al Sud; la criminalità organizzata avrebbe potuto esserci anche al Nord, non è che i nordici siano santi - ma sono logicamente incoerenti. Sono incoerenti perché sia l'evasione fiscale, che la struttura industriale, che la criminalità organizzata, che il comportamento dei pubblici amministratori sono scelte che la gente fa tenendo conto del contesto in cui si trova (scelte di equilibrio, diremmo noi economisti); scelte della gente del Sud, in questo caso. L'economia dissestata ed inefficiente, l'incapacità imprenditoriale, la propensione truffaldina, l'abbondare di avvocati e dipendenti pubblici vagamente azzeccagarbuglieschi e con una scarsa tendenza a offrire servizi decenti, la poca propensione al lavoro ed al rischio in proprio, l'abbondante frequenza di comportamenti criminali o di omertà e compiacenza con i medesimi, queste ed altre cose sono SCELTE ENDOGENE di chi nel Sud ci vive. Esattamente come l'evasione fiscale e la corruzione nell'amministrazione pubblica, con le quali si compenetrano. Quindi la teoria dello stato di natura pre-esistente non spiega nulla.

Sarebbe tempo di riconoscere questo fatto, e cercare di capirlo. Se vogliamo mettiamoci pure anche l'effetto di rete, o l'imitazione di comportamenti viziosi/virtuosi, stile Putnam di un decennio e passa fa ("capitale sociale" ed altri imprecisi concetti di quel tipo vanno così di moda quando non si sa cosa dire, che oramai sembrano pure voler dire qualcosa). Ma rendiamoci conto che queste cose non sono una la causa dell'altra, sono tutte causate da qualcos'altro. Se qualcosa spiega la Puglia verso il Veneto (guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940, e fate due confronti con quella pugliese o anche campana), o la Sicilia verso l'Irlanda (idem, e sono entrambe isole cattoliche e tradizionaliste), o di Bari verso Ravenna, dev'essere un aspetto differenziale, non può essere la stessa cosa che esiste al Nord. Alcune classiche magagne italiane vi sono sia a Nord che a Sud, ma la differenza di risultati è bestiale, quindi quelle magagne (molte delle quali discusse continuamente in questo sito) non possono essere la chiave del problema. Qualcosa d'altro lo è.

È il qualcosa d'altro che occorre individuare, e pubblicamente dibattere. Chiedersi cosa causa l'evasione fiscale e la corruzione del settore pubblico nel Sud è una maniera di chiedersi che cosa causi le altre differenze con il Nord, inclusa la spazzatura che affoga Napoli e non Bologna. Di chiedersi, insomma, perché siamo davanti a due paesi diversi. Ma per chiederselo occorre riconoscerlo, e abbandonare la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord. Questo le elites intellettuali meridionali continuano a rifiutarsi di fare, nascondendosi dietro ad una foglia di fico fatalista (ah, il Sud è così ... che ci vuoi fare!) o tacendo e defilandosi dietro alla tazzuriella 'e café.

Qui sta il tradimento, come gruppo e come singoli individui, del loro ruolo sociale. Dove sono, cosa dicono, che fanno gli scienziati sociali baresi, napoletani, palermitani e romani a fronte del processo di degrado di quella parte dell'Italia in cui vivono ed operano? Dove sono in questi giorni, dove erano in questi anni, le elites meridionali? Che cosa hanno detto e fatto? Che cosa scrivono e che cosa appoggiano? Per chi lavorano e per chi fanno consulenze? Chi supportano e chi osteggiano? Qual è la loro pubblica funzione?

Nel caso in questione:
perché gli intellettuali napoletani - economisti e scienziati sociali soprattutto, fra i quali molti conoscenti - non prendono una posizione esplicita sulla questione spazzatura? Meglio di altri, forse, potrebbero analizzare la situazione e distribuire responsabilità obiettive. Meglio di altri, forse, potrebbero chiedere che chi è responsabile si dimetta e paghi. Non sarebbe questa una maniera d'essere socialmente utili e d'assumersi quel ruolo dirigente a cui la classe sociale da cui provengono ha abdicato da troppo tempo? O forse che per essere classe dirigente basta vestire da Cilento, Kiton e Marinella e possedere la casa con vista sul golfo?

111 commenti (espandi tutti)

Michele, da uomo del profondo sud sono totalmente d'accordo con la tua analisi...ma la interrompi proprio sul più bello. Quali sono, secondo te, le cause di tutto ciò ?

PS personalmente ho una certa idea ed a questa idea ci sono arrivato dopo aver accumulato una certa esperienza di studio nel settore del grande crimine organizzato...

Purtroppo il problema è sempre lo stesso: la casta. Io purtroppo non vedo vie d'uscita..(perchè il problema non sono solo i parlamentari ma tutta la struttura che sta sotto)

"Guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940 e fate due confronti con quella pugliese o anche campana". Ben detto. Io aggiungerei un confronto con l'economia abbruzzese degli anni quaranta e cinquanta. L'Abbruzzo non è piu' nemmeno considerato Sud, eppure ha la stessa storia del resto del Regno di Napoli. Per questo un'analisi dello sviluppo della regione abbruzzese potrebbe esserci più utile per capire il non sviluppo delle altre regioni meridionali. Penso che potremmo anche chiederci perché lo sviluppo delle regioni adriatiche si estende alle Marche, l'Abbruzzo ed il Molise, ma si ferma con la Capitanata (provincia di Foggia), per poi riprendere parzialmente nel Salento. Qui forse c'entra la conduzione della proprietà terriera, in particolare la diffusione della mezzadria in Abbruzzo, quando nella Capitanata prevalevano latifondi dati in affitto a pastori "forestieri". Ed infine avete letto o riletto lo studio di Banfield che risale agli anni cinquanta o sessanta "The moral basis of a backward society"?
Un'altra osservazione: l'indagine PISA non misura l'efficienza del sistema scolastico ma le "competenze" dei quindicenni. Il rapporto tra i risultati di PISA e le condizioni del mezzogiorno sono complessi, come analizzato nel lavoro di M. Bratti, D. Checchi e A. Filippin "Territorial differences in Italian students' mathematical competencies: evidence from PISA 2003", IZA discussion paper, n.2603, 2007

Non saprei dire in che senso l'Abruzzo sia un'eccezione, non ne conosco sufficientemente la realtà per poterne parlare. I dati aggregati indicano una regione leggermente meglio del resto del Sud, ma ancora molto lontana dal Centro-Nord (reddito per capita al 69% del Nord, eccetera). Se qualcuno ha conoscenze specifiche, le riporti. Circola da tempo una teoria della "costa adriatica" secondo cui lo sviluppo scende dal nord-est lungo la costiera, dal Veneto alla Romagna (ma già qui c'è un problema, perché in Romagna è arrivato prima e via turismo) alle Marche e poi all'Abruzzo. Non ne capisco i fondamenti teorici, né quelli empirici. Se qualcuno li capisce, e non si limitano alla solità religione delle "esternalità territoriali" (secondo questa religione Tijuana dovrebbe essere un paradiso, e non lo è ...), li illustri. Ed ovviamente non capisco perché lo stesso non dovrebbe succedere lungo la costiera tirrenica, forse perché il Tirreno è leggermente più salato ed ha meno spiagge e più scoglio?

Latifondo: nessun dubbio che abbia giocato un ruolo. Credo che se prendiamo i dati delle varie regioni europee e studiamo la correlazione semplice fra presenza del latifondo nel passato e misure di sviluppo economico attuale troviamo una bella correlazione negativa. Ma il latifondo c'era, tale e quale ed anche peggiore, in tutto il Sud della Spagna sino all'altro giorno, ed in parte anche ora. Però l'Andalusia non è la Sicilia, e l'Estremadura non è la Campania o la Calabria! Ecco, l'esempio spagnolo di nuovo dovrebbe far riflettere: il loro Sud sta convergendo SENZA alcuna Cassa per il Mezzogiorno o baraccone analogo.

Familismo amorale: certamente! Se ho un'ipotesi di lavoro, è ancora quella. Ciò che mi tormenta, da decenni, è: su COSA si sostiene questa perversa morale e, di conseguenza, cosa la distrugge? Di certo non la Cassa per il Mezzogiorno ...

PISA misura l'output del sistema scolastico nella forma di competenze degli studenti in certi tests. L'output è uguale gli inputs passati attraverso una funzione di produzione, che può essere gestita più o meno efficientemente. La mia ipotesi è che gli adolescenti del Sud e del Nord siano, in media, ugualmente intelligenti e capaci. I dati dicono che si spende lo stesso per alunno in tutto il paese e che, anzi, il rapporto fra insegnanti e studenti è leggermente favorevole al Sud. Ne concludo che, essendo gli inputs uguali e la funzione di produzione (formalmente) la stessa, PISA misura l'efficienza con cui gli inputs vengono usati e la funzione di produzione "applicata" in diverse aree del paese. In sostanza, misura l'efficienza locale del sistema. Ora possiamo anche inventarci strane teorie secondo cui non è a scuola che si apprendono le derivate ma in parrocchia e che la regola di dell'Hospital te la insegna papà a cena, ma sono fregnacce. Mio padre l'unico "ospedale" che conosceva era quello provinciale; in parrocchia mi insegnavano che non bisognava masturbarsi, neanche se veniva bene lo studio di funzione. L'analisi me l'hanno insegnata al liceo i miei professori, l'ambiente c'entrava come i cavoli a merenda ed i miei compagni di quartiere, beh lasciamo stare che è meglio.

Il paper di Checchi & Co va letto con attenzione, ossia occorre stare attenti ai dettagli tecnici. Diciamo, per essere gentili, che è fatto tecnicamente male ma è ideologicamente perfetto per tenere in piedi la grande menzogna nazionale. Son certo che al sindacato scuola della CISL è stato molto apprezzato, specialmente dai docenti assenteisti delle province meridionali. Se qualcuno ha voglia di lanciarsi nella solita lamentela del "poverini al Sud sono sfigati, diamogli più soldi", come gli autori, per esempio, di questo articolo, faccia pure. Prima di lanciarsi nella lamentela quaresimale invito solo a dare un'occhiata, per esempio, ai dati regionali che si trovano a disposizione sul sito ISTAT dedicato alla scuola ed a farsi la banale domanda che ogni decente scienziato sociale dovrebbe farsi: motivazione, sforzo, partecipazione scolastica, qualità della presenza lavorativa degli insegnanti, assenteismo, condizioni fisiche degli edifici, queste sono variabili endogene o no? Sono correlate o no? Cosa le determina? Vogliamo chiamarlo "capitale sociale"? Va benissimo, possiamo chiamarlo qualsiasi cosa suoni sufficientemente PC, il problema è che non s'acquista con trasferimenti clientelari di denaro dal Nord al Sud!

E poi: com'è che nel Sud si promuove tanto quanto o più che nel Nord, ma i risultati dei tests obiettivi sono così palesemente differenti? Chi bara?

Ottimo articolo Michele, dal quale è difficile dissentire.

Ciò che più mi ha sorpreso nella vicenda della monnezza napoletana è l'assoluto silenzio della società civile locale, che pure in passato ha saputo farsi avanti. Probabilmente la ragioni del silenzio risiedono nel fatto che quella stessa società civile - o almeno una sua parte - è stata comunque cooptata nella gestione Bassolino-Jervolino e quindi è oggi impossibilitata a parlare perchè corresponsabile del fallimento.

Le domande che poi poni sono di sano buon senso: perchè mai il Veneto e il Friuli, che sino al dopoguerra erano terre sottosviluppate, dalle quali si emigrava hanno saputo diventare regioni sviluppate e lo stesso non hanno saputo fare Campania, Sicilia e Co.

Non credo ci sia "una" risposta e del resto la letteratura sul punto è sterminata.

Quello che è strano, è che per ogni soluzione che può venire in mente c'è subito una eccezione a smentirla

- E' evidente che il cronico deficit infrastrutturale del sud ne ha rallentato lo sviluppo e tuttavia - anche senza considerare la massa di denaro pubblico spesa nei decenni, che pure qualche effetto positivo lo ha avuto - c'è da chiedersi grazie a quale misteriosa legge economica ha potuto svilupparsi, nel nulla infrastrutturale della Murgia nord-barese, il distretto del divano con ditte quali Natuzzi, Nicoletti ecc.

- La criminalità organizzata viene da più parti invocata ed è certo un formidabile ostacolo allo sviluppo, tuttavia il rapporto è di causa-effetto e comunque bisognerebbe capire perchè in Campania, Sicilia e Calabria  la mafia si è ben sviluppata, mentre in Basilicata, Abruzzo e Molise è assente ed in Puglia è stata notevolmente ridimensionata

- Il contagio benefico dello sviluppo. E' una ipotesi che non scarterei a priori. Tornando all'esempio del Veneto, va ricordato che, sebbene sottosviluppato, era comunque vicino a zone già ampiamente sviluppate come la Lombardia e aveva accesso agevole e diretto ai mercati ricchi della Germania e del Nord Europa in generale. Questa regione ha quindi potuto  beneficiare delle occasioni di crescita che i vicini mercati ed economie le fornivano. La Puglia, al contrario, si trovava al confine dello sviluppo, avendo di fronte solo il mare Adratico, aperto verso aree sottosviluppate (Grecia, Albania Iugoslavia) ed alle spalle mercati poveri come Calabria, Campania e Basilicata. Oggi tuttavia questo non può più essere un alibi,  anche perchè le infrastrutture pugliesi sono migliorate, i mercati di sbocco si sono modificati ed anzi la posizione mediterranea potrebbe rappresentare un plus da sfruttare.

- L'incapacità delle classi dirigenti. La classe dirigente non nasce dal nulla nè viene imposta dall'alto ed è quindi lo specchio delle società che governa, ma allora perchè all'interno delle medesime realtà sociali abbiamo esempi di inefficienza ed esempi di efficienza ? In pratica, perche Napoli affonda nei rifiuti, mentre Salerno, che è a due passi, sembra gestire bene il problema ? (vedi Sole24 Ore di oggi).

La questione della classe dirigente è in relatà quella centrale (e si abbina alla questione della classe dirigente italiana). Il sud infatti ha un cronico deficit di classe dirigente, anche perchè la "meglio gioventù" se ne va da altre parti: al nord a studiare (Bocconi e politecnici vari) e poi rimane lì a lavorare e a creare nuove e migliori opportunità.

Il che in sè non sarebbe un male, perchè la mobilità rappresenta un fatto positivo (si fanno nuove esperienze e si aprono gli orizzonti), tuttavia se la direzione è a senso unico, il territorio di partenza ne risulta strutturalmente impoverito.

La colpa non è ovviamente di "quelli che partono", che non fanno altro che cercare le migliori occasioni di vita, però se quelli più motivati vanno via, quelli che restano sono anche meno propensi al rischio e più pigri socialmente.

Come detto, l'impoverimento della classe dirigente non riguarda solo il sud, ma l'Italia in generale - come dimostra il fatto che certi ottimi economisti lavorano in America invece che a Milano o Roma - tuttavia nel meridione questo impoverimento è più marcato, perchè il contesto generale di partenza è più povero che altrove.

Insomma, la carenza di classe di dirigente impedisce l'avvio di un circuito virtuoso, mentre l'attesa assistenzialistica droga i più pigri e fa fuggire i più efficienti, come in tutta Italia, molto più che nel resto d'Italia.

Ecco, secondo me hai centrato il punto !

Classe dirigente: il Sud, nel corso degli anni, ha perso quanto di meglio aveva esportandolo (facendolo fuggire, in parole povere) verso altri lidi. Negli ultimi 15/20 anni poi questa tendenza alla fuga dei cervelli ha raggiunto livelli incredibili.
Semplificando: ai tempi di mio padre (è del '26, laurea conseguita alla fine degli anni '40) si andava a studiare al Nord per poi rientrare a casa. E non sempre, perchè in certe discipline, come il Diritto ad esempio, alcune Università meridionali erano (ed alcune lo sono tutt'ora) ad alto livello.
Io ho 35 anni e dei miei amici/compagni di scuola solo pochissimi sono rimasti giù. 
O perchè hanno avuto la possibilità di continuare il lavoro del padre o della madre (quasi sempre liberi professionisti) o perchè "collocati" in vari modi nel settore pubblico.
Tutti coloro che hanno puntato a costruire un proprio percorso professionale sono emigrati al Centro-Nord o all'estero.
Ripeto: c'era già la tendenza ma da metà degli anni '80 in poi è diventata praticamente una regola assoluta.
Chiaramente questa dinamica di impoverimento ha prodotto scatafasci a livello politico locale. 
Ho conoscenti ed amici che hanno ruoli di responsabilità politica e devo dire che nessuno (per quanto mi è dato sapere) è entrato in politica per "costruire" qualcosa ma solo ed esclusivamente per avere accesso alle risorse (=vivere senza lavorare o quasi!).
Quindi, nel complesso, un processo di auto-selezione verso il basso.

Crimine organizzato: il punto è che Cosa Nostra e la 'Ndrangheta (la Camorra e le mafie pugliesi molto di meno) non sono più organizzazioni criminali come le si poteva intendere un tempo.
Non sono un corpo staccato dalla società (come alcuni per anni hanno detto...). Sono una "classe dirigente" e neanche locale oramai ma per molti versi nazionale.
La potenza economica e finanziaria di cui dispongono è tale per cui questi due grandi gruppi prima si sono "comprati" la borghesia (e la classe politica) siciliana e calabrese e da una decina d'anni si sono lanciate alla conquista di centri nevralgici del Centro-Nord.
Quindi non più solo di criminalità si tratta...

I dati ufficiali indicano un reddito pro-capite del Sud pari a circa il 56% di quello del Nord, una spesa per i consumi delle famiglie pari al 75% di quella del Nord, un valore aggiunto per unità di lavoro che viaggia all'81% di quello del Nord, e un rapporto fra redditi di lavoro dipendente per unità di lavoro dell'89%. In compenso, il tasso di occupazione è tra i 2/3 ed i 3/4 di quello del Nord e la quota di valore aggiunto generato dal settore pubblico è del 50% maggiore di quella del Nord. Mettete assieme questi fatti, aggiungetevi l'evidenza relativa all'evasione fiscale e alle attività illecite, date un'occhiata alla distribuzione regionale della spesa pubblica: arrivare alla conclusione che l'arretratezza economica del Sud è un mito dovrebbe essere immediato. Se proprio fosse necessario ritornarci sopra, ci ritorneremo.

Condivido. La logica conseguenza di tutto il ragionamento sarebbe una sola: il sud cammini con le proprie gambe. Dunque, con le proprie risorse provveda alle proprie necessità, senza essere quella palla al piede del paese che è stato negli ultimi cinquant'anni.

L'esperienza dimostra in maniera inequivocabile che la redistribuzione di risorse fatta dallo Stato è stata ed è fallimentare. D'altronde, non ci voleva un genio per capirlo.

Se trovo uno che mi dà un pesce ogni giorno, magari non di primissima qualità ma me lo da, perché mai dovrei far la fatica di pescare?

In relazione alla parte dell'articolo di Michele sul tradimento degli intellettuali, consiglio a tutti la seguente sequenza di letture (se non lo avete già fatto). Primo, guardatevi l'articolo di Saviano su Repubblica. A me sembra ovvio che il Sud può rinascere solo se gente come Saviano si spende in prima persona e lo porta su una strada di riscatto. In altre parole, le persone come Saviano, che hanno saputo sfidare con coraggio la malavita organizzata, sono gli alleati naturali di chi vuole un Sud (e un'Italia) prospera. È per questo che la lettura risulta così deprimente. Non c'è spazio qui per un commento dettagliato, quindi consiglio a tutti la lettura del post di Phastidio sull'argomento. Per parte mia aggiungo solo due cose. Primo, trovo veramente strano che Saviano riesca a scrivere un lungo articolo senza in alcun punto menzionare i termini "inceneritore" o "termovalorizzatore". Possibile che queste cose non c'entrino nulla? Secondo, anch'io ho sentito Saviano al Telegiornale parlare delle "colpe del Nord". Ero balzato sulla sedia per la genericità e banalità dell'accusa, da parte di un autore che mi pare invece solitamente ben informato, oltre che coraggioso. Quando ho visto l'articolo mi son detto, "ottimo, adesso Saviano mi spiega per benino come il Nord si approfitta dei rifiuti campani". Niente del genere, purtroppo. Questo è l'unico passaggio dell'articolo che dice qualcosa al riguardo.

Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del
nord-est. Come ha dimostrato l'operazione Houdini del 2004, il costo di
mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi
che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano
lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono
riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da
idrocarburi, proprietà di un'azienda chimica, fossero trattate al
prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio
dell'80% sui prezzi ordinari.

È abbastanza strano. Altrove Saviano chiama coraggiosamente per nome e cognome gli imprenditori campani che, in combutta con la camorra, hanno tratto profitto dallo smaltimento rifiuti. Qui si parla genericamente di imprese "del nord-est"; l'accusa, se capisco bene, è di aver intascato un prezzo alto per lo smaltimento di rifiuti tossici e aver poi subappaltato il lavoro alla camorra che lo ha fatto a costi più bassi, suppongo violando le normative di sicurezza. Non sono affatto sicuro di questa interpretazione, ma il pezzo è decisamente ambiguo. Veramente un pessimo esempio di pigrizia intellettuale.

Infine, consiglio a tutti la lettura della lettera che Bassolino ha inviato a Repubblica. Lui, a quanto pare, pensa che inceneritori e termovalorizzatori qualcosa abbiano a che vedere con la crisi di questi giorni. Solo che, ci dice, lui non ha potuto farci nulla. Well, that's real leadership!

Chiaro quindi che le colpe sono di un SISTEMA ISTITUZIONALE (politici, amministratori pubblici e giudici) NON EFFICIENTE, NON EFFICACE e NON ONESTO.

Ovvio che poi non parte lo sviluppo del Sud. Ovvio che il Sud non riesca ad attrarre investimenti privati. Ovvio che neanche i meridionali vogliano investire in questo quadro disastrato. Chi lo fa significa che o e' un eroe(e ce ne sono stati molti) o e' uno che di mafia se ne intende... 

Intanto i ragazzi del Sud dicono che li' non c'e' lavoro e non ci sono universita' di buon livello e allora sono costretti ad andarsene al nord(allora chi rimane?....). Altri studenti universitari palermitani (vedi www.addiopizzo.org) trasformano il concetto di commercio critico in nuova forma di protesta contro il pizzo.

Spero nel futuro, ma i risultati del test PISA sono preoccupanti... RIcominciamo dall'EDUCAZIONE!!

Come ditemelo voi!

 

Intanto i ragazzi del Sud dicono che li' non c'e' lavoro e non ci sono
universita' di buon livello e allora sono costretti ad andarsene al
nord(allora chi rimane?....).

Perche' "costretti" ad andarsene? Spostarsi dove le condizioni sono migliori mi pare un diritto-dovere, come cambiare un fornitore se quello precedente e' insoddisfacente. Piuttosto bisognerebbe proibire i trasferimenti fiscali da zona a zona: altrimenti le amministrazioni delle zone peggio amministrate diventeranno sempre piu' parassitarie, invece di essere incentivate a fornire buoni servizi per attrarre persone produttive che paghino tasse localmente.

la tua similitudine e' molto azzardata.

Capisco che siamo "economisti" ma se non riesci a capire il "costretti" ti servirebbe un corso di UMANITA'.

 Inoltre penso che ANDARSENE non sia la soluzione del problema meridionale.
Ha molto piu' "fegato" chi resta e cerca di cambiare le cose.

la tua similitudine e' molto azzardata.

A me pare che il ruolo del governo sia quello di fornire certi servizi che per una ragione o per l'altra si pensa (a torto o a ragione) che non possano essere lasciati al settore privato. (Uso qui il termine "governo" anziche' "stato", che e' piu' comune in Europa continentale, perche' quest'ultima espressione tende a confondere la distinzione tra istituzioni governanti e cittadini governati). In Italia, e in particolare al Sud, questi servizi sono resi malissimo, e dato che il governo e' democraticamente eletto la responsabilita' primaria di questo stato di cose e' della maggioranza cittadini. La prima condizione per risolvere il problema e' che essi prendano atto di tale responsabilita' e facciano qualcosa per migliorare la gestione; se non vogliono o sanno farlo, non vedo perche' chi ha un briciolo di giudizio dovrebbe voler restare nella stessa barca: e dato che questo introduce un elemento di concorrenza in un servizio altrimenti monopolistico, chi cambia fornitore andandosene dovrebbe essere ringraziato da chi resta.

Capisco che siamo "economisti" ma se non riesci a capire il "costretti" ti servirebbe un corso di UMANITA'.

Non vedo che ci sia di disumano nell'apprezzare il cambiamento d'aria. Lo credo che poi in tutto il mondo ci prendono in giro come mammoni...

Inoltre penso che ANDARSENE non sia la soluzione del problema meridionale.
Ha molto piu' "fegato" chi resta e cerca di cambiare le cose.

Ma pare che pero' le cose non cambino se non in peggio, e probabilmente proprio perche' il fegato difetta ai piu'.

Forse, invece, le cose non cambiano perche' si pensa che debbano andarsene. Invece, io credo che devano rimanere, i giovani in gamba sono gli unici che possono cambiare le cose. Devono cercare di INVENTARSI qualcosa li'. I ragazzi di addiopizzo sono un bellissimo esempio di tutto cio'.

Sono eroi come loro, che rischiano la vita, gli unici che possono cambiare le cose. Di certo non chi se ne va.

Forse, invece, le cose non cambiano perche' si pensa che debbano andarsene. Invece, io credo che devano rimanere, i giovani in gamba sono gli unici che possono cambiare le cose. Devono cercare di INVENTARSI qualcosa li'. I ragazzi di addiopizzo sono un bellissimo esempio di tutto cio'.

Sono eroi come loro, che rischiano la vita, gli unici che possono cambiare le cose. Di certo non chi se ne va.

Metius, apri gli occhi: la criminalita' organizzata e' una conseguenza di
una societa' da buttare, non una causa. Quelli di addiopizzo, a inizio
pagina, la mettono anche piu' esplicitamente di me:

[UN INTERO POPOLO CHE PAGA IL PIZZO E' UN POPOLO SENZA DIGNITA']

E' un caso se le regioni dove si pagano piu' pizzi a mafia e affini
sono le stesse dove anche piu' si crede che i problemi economici si
risolvano con i trasferimenti fiscali (vale a dire con parte dei pizzi
pagati allo stato, con procedura piu' trasparente ma sempre
coercitiva)? O dove stato e mafie varie sono i piu' importanti datori di lavoro? Il degrado del Meridione e dell'Italia tutta e'
autoinflitto, come quello degli African-Americans negli Stati Uniti: e'
fatto di rinuncia di massa all'autosufficienza e allo spirito di
iniziativa individuale, di vittimismo, e di scelte di leader politici
orrendi che assecondano queste inclinazioni e ci costruiscono una
profittevole carriera.

Credo che non ci siamo capiti.

 Fin dal primo intervento qui sopra dico che il problema è cambiare la "società" dal basso (educazione, istruzione).

Poi vi ho chiesto: come farlo?

E non credo che la risposta corretta sia "andarsene".

Hai capito ora cosa intendevo dire?  

E' un caso se le regioni dove si pagano piu' pizzi a mafia e affini
sono le stesse dove anche piu' si crede che i problemi economici si
risolvano con i trasferimenti fiscali (vale a dire con parte dei pizzi
pagati allo stato, con procedura piu' trasparente ma sempre
coercitiva)?

Sarebbe interessante a questo proposito confrontare la qualità dei servizi forniti dallo stato con quelli delle varie cosche mafiose (a parità di costi).

complicatissimo commentare :-), volevo solo segnalarti questa : la lettera aperta di Franco Ortolani, ordinario di Geologia università di Napoli.

Michele, non aggiungo altro. Semplicemente applausi.

Michele,
chiedersi "perche' a napoli e non a mantova" vuol dire ripescare una domanda che e' vecchia di almeno 150 anni. Se non sbaglio il termine "questione meridionale" venne coniato nella seconda meta' del 1800.
Limitarsi a ribattere "perche al sud la societa' e' una merda!" non vuol dire dare una risposta ma semplicemente infilarsi in un circolo vizioso, in un paradosso uovo/gallina, non ti sembra? La questione meridionale e' un argomento troppo complicato per poterla affrontare in 2000 parole. Qualsiasi punto tu possa tirare fuori e' gia' stato sviscerato a dovere: nel sud si pagano meno tasse? Ti si puo' rispondere che al sud viene chiesto di pagarle due volte, solo che allo Stato puoi permetterti di fare spallucce, alle organizzazioni criminali che passano il primo del mese col registro alla mano non puoi. E allora che fai? Ristabilisci l'equilibrio fiscale facendo finta che il pizzo non esista? E chiedi soldi per servizi che semplicemente non vengono erogati (vedi la Sanita)? Se e' un problema di societa', Michele, non e' dal basso che arriva; come al solito.

Tu che guardi il tutto fuori dall'acquario (*) trovi ovvio metterti a gridare agli intellettuali di ribellarsi e strappare le catene. Non ti accorgi che in realta' loro fanno esattamente cio' che si fa al nord, soltanto con piu' puzza per le strade? Quando racconto ad amici non scienziati lo stato dell'universita' e della ricerca in Italia mi viene, altrettanto ovviamente, suggerito di ribellarci. Perche', mi dicono, l'elite dei ricercatori preferisce spartirsi le briciole o scappare invece di combattere il malcostume? Perche' l'elite napoletana fa altrettanto nei confronti dei propri problemi?

Mi sembra che su una conclusione siamo tutti d'accordo: il male principale e' la casta. Ma la casta governa male al nord cosi' come governa male al sud eppure la responsabilita' di protesta dovrebbero averla piu' al sud che al nord per qualche motivo. Poi quando uno come Saviano fa notare che il problema e' la carenza di Stato e che quindi nord e sud dovrebbero protestare allo stesso modo a te da' fastidio che tiri in ballo le aziende del nord, come se per l'ennesima volta tendesse la manina a chiedere l'elemosina.
Gomorra e' un piccolo libro, una goccia nel mare, ma ha uno scopo ben preciso e il pregio di raggiungerlo bene: quello di farti capire che la camorra esiste ed e' molto piu' grossa di qualsiasi altra organizzazione criminale sia come partecipazione (per ogni mafioso ci sono tre camorristi) che come introiti o potenza militare. La camorra, e questo e' il principale messaggio di Saviano, ti tocca anche se vivi a Venezia: ti ha toccato quando hai vestito la giacca Armani il giorno del tuo matrimonio, ti ha toccato quando hai buttato la spazzatura a Milano, ti ha toccato quando hai comprato (e perduto) le azioni parmalat o cirio, ti ha toccato quando hai comprato da quella azienda veneta che vende i barili agli stakeholders camorristi. Non si tratta di spostare le responsabilita' ma di farti capire che in fondo se sei italiano allora non ci vivi fuori dall'acquario (*). Inoltre dicendo che camorra e' figlia del capitalismo e dell'impreditorialita' non vuol dire che ti si attacca il liberismo o il consumismo ma semplicemente mettere l'accento sul fatto che il problema non sta nel ragazzino un po' mafioso che impenna sul vespino truccato e che non si risolve inviando l'esercito ma si risolve colpendo le risorse economiche, cambiando le regole di appalto, responsabilizzando e punendo le imprese che alimentano la mano d'opera camorrista.

Concludendo: non se ne va Bassolino? non se ne e' andato Selva, non se ne e' andato Previti, non se ne e' andato Strassoldo, non se ne e' andato Prosperini, etc, etc, etc.
Nella sua testolina Bassolino si chiede: e che sono io? piu' scemo di loro? Perche' e' solo il sud che deve unirsi e protestare?

Il problema è la classe dirigente del Paese, ed in primis della Casta politica. E siccome nel mio piccolo sono anch'io un dirigente, mi vergogno anche un pò di me stesso.  Visto che di italiani ce ne sono di più al Nord che al Sud (a meno che Michele non decida che il Sud comincia appena sotto il Po), e considerato che bene o male votiamo liberamente, direi che forse ha più colpe il Nord che il Sud. Il libro di Saviano sarà schematico e "comunista" ma spiega bene anche i grandi vantaggi delle imprese del Nord (nel caso specifico le grandi case di moda) ad utilizzare l'organizzazione del lavoro del Sud.

Aggiungo una piccola esperienza personale: negli anni '80 lavoravo per una società di costruzione di Padova (una delle poche società di costruzioni quotate in Borsa) che a sua volta controllava un'altra società di costruzioni di Parma. Quest'ultima aveva vinto un appalto per la ricostruzione post-terremoto dell'Irpinia, precisamente a S. Angelo dei Lombardi. Commessa vinta (dopo Tangentopoli si è capito come) dalla società di Parma: 30 miliardi di lavori, margine del 50%, lavoro completamente subappaltato. Diciamo che nel caso in questione i 30 miliardi dello Stato sono stati equamente divisi tra 15 al Nord e 15 al sud. E, come spesso accade, le tasse (anche dei poveri del sud) sono servite a far diventare più ricchi i ricchi del nord. 

Il servizio di Report su RAI 3  di qualche mese fa metteva già perfettamente in luce il disastro di Napoli e la totale ignoranza/incapacità/falsità di Bassolino e dell'assessore alla nettezza urbana di Napoli. In un Paese qualsiasi tutti avrebbero chiesto, ed ottenuto, le loro dimissioni. Rimpiango Pertini: sarà stato un demagogo, ma quando mandò a casa qualche sindaco dei paesi terremotati, o quando diceva che con i ladri (socialisti) non ci voleva stare,  la gente era con lui ed un pò di coraggio per protestare ancora c'era.

L'uomo di Casini in Sicilia, Totò Cuffaro, blocca da anni i programmi per far costruire inceneritori per 1 miliardo di euro (già finanziati in Project Financing da Actelios, società quotata del gruppo Falk): chissa per quale nobile motivo, forse per salvaguardare le popolazioni da emissioni di diossina equiparabili a quelle prodotte da un centinaio di auto Euro 2 (o da 500, cinquecento, non cinquecentomila) auto Euro 4. A Vienna invece fanno l'inceneritore in centro città per utilizzare il teleriscaldamento.

Anche a Fusina, Mario, anche a Fusina. Non serve andare a Vienna, suvvia ... appunto per questo dovresti farti la famosa domanda, che anche tu continui a non porti, perché non a Parma? Perché non a Parma, Mario? O a Mestre? Perché?

Lo giuro, non ho capito cosa tu stia argomentando: che così fan tutte? Beh, ti sbagli: così NON fan tutte, e lo sai anche tu! Cosa vogliono dire i tuoi esempi? Che cosa prova il signor Saviano rispetto all'industria della moda ed alla sua dipendenza/affinità con il crimine organizzato? Che prova, dimmelo? Eppoi, chi ha detto che l'industria della moda è "del Nord"? Hai bisogno forse che ti ricordi i cognomi? Insomma, MM, che dici? L'intero commento mi sembra un altro caso di "sì, però anche" dovuto alla necessità di difendere una qualche indifendibile e stinta bandiera "meridionalista". Quale bandiera ed a qual fine? Perché la fedeltà ideologica deve sempre far premio sulla coerenza logica?

Cosa sarebbe "l'organizzazione del lavoro del Sud" che, colpevolmente, i capitalisti lombardo-veneti "utilizzano"? Forse che ognuna delle tante aziende che hai diretto non ha "utilizzato" l'organizzazione del lavoro "dell'operaio-contadino veneto" per generare ricchezza ed arricchirsi? Benetton e Luxottica (ecc. ecc.) come cavolo nascevano e crescevano altrimenti? È "cattivo capitalismo" questo? A Taibon e Montebelluna stavano forse meglio prima, senza decentramento produttivo e laboratori in casa? Cosa era meglio fare, invece del decentramento produttivo degli anni 70? La chimica e la siderurgia di stato a Porto Marghera, forse?

Chiedo ancora, quindi: cosa mi stai dicendo, MM? Che anche al Nord gli imprenditori si fanno gli affari loro? So what, MM, so what? Anche i preti, ogni tanto, sodomizzano chierichetti, quindi? Concludiamo da questo che fra la chiesa cattolica - della quale sono notoriamente un fedele ed umile servo - ed una banda di pedofili non v'è alcuna differenza?

P.S. Questa replica è tutta e solo per MM, perché MM lo conosco e penso di potermelo permettere. Sugli altri commenti critici ritornerò con un attimo di calma, e probabilmente con un altro post. Mi scuserete se non mi lancio in una diatriba inutile con quei commenti che, invece, sono logicamente incoerenti o basati su di un pervicace e tutto ideologico rifiuto di guardare in faccia dati, fatti, tacchi, dadi e datteri!

Non concordo con quanto dice Gilestro. E' vero che la questione meridionale è cosa complessa che affonda le sue radici nella storia. non è vero, a mio parere, che non si possa esprimere un parere sensato in 2000 parole come ha fatto Boldrin. restano i caveat ovvi quando si scrive un pensiero in 2000 parole, ma se avesse ragione Gilestro di molti temi non si potrebbe più discutere, se non a botte di volumi da 300 pagine ciascuno.

Mi associo ai complimenti al pezzo di Boldrin. La cosa più stimolante secondo me è quella domanda (un pò ignorata nei commenti al post): perché non a Parma?

Per ragioni di tempo dispongo di meno di 2000 parole. Ovvio che quindi sarò molto "superficiale". Da meridionale volevo solo proporre una possibile risposta (chiaramente parziale) nella speranza che qualcuno approfondisca e/o smonti la mia tesi.

Storicamente il Sud è stato oggetto di dominazione straniera. Il problema non è la bontà o meno di tali dominazioni. Io ritengo che tale controllo dall'esterno abbia di fatto azzerato il concetto di responsabilità dell'amministratore locale (che poteva sempre scaricare le colpe su qualcun altro) e abbia contribuito a creare una cultura della non responsabilità nei cittadini. Anche il Nord ha avuto le sue dominazioni. Ma molte aree del Nord hanno avuto grande indipendenza, si sono autogovernate, addirittura sono diventati conquistatori (vedi il Piemonte). Quando sei responsabile di quanto hai, impari a porre dei limiti al degrado amministrativo.

La casta fa schifo al nord come al sud. Ma al sud la casta è totalmente deresponsabilizzata agli occhi dei cittadini e persevera nei suoi errori e nei suoi imbrogli indisturbata. Tanto la colpa è sempre di Roma, o di Madrid, o di Parigi, oppure di Ryad. Chiudo conscio dell'estrema superficialità di questo pensiero. Ma la mia conclusione è anche una provocazione: se si vuole aiutare il sud bisogna lasciarlo solo: bisogna smettere di aiutarlo "ex-post" e fare in modo che la responsabilità degli atti ricada sugli amministratori che li hanno compiuti e sui cittadini che li hanno votati. Anche se all'inizio potrà sembrare ingiusto a quelli che gridano sempre al nord cattivo (lo è, per carità; Saviano ha ragione in questo. ma bisogna smetterla di prendersela sempre e solo con gli altri).

Approfitto del commento (che condivido) di Pietro per porre io una domanda a Michele ed agli economisti presenti in questo blog.

La vicinanza geografica del Nord e del Centro ai mercati del centro Europa può avere inciso sulla maggiore propensione di quelle aree a svilupparsi economicamente ?

Al contrario: la lontananza del Sud dai mercati può avere inciso nel senso di una scarsa propensione a fare impresa ?

E' una domanda vera, non un'allusione :)

Tornando poi alla questione del Mezzogiorno, aggiungo come elemento storico che la cosidetta "meridionalizzazione della P.A." (pianificata scientemente in un paio di momenti storici da parte del Governo centrale anche come mezzo di scambio politico tra la classe dirigente nazionale e settentrionale e quella meridionale) ha contribuito a radicare in gran parte della società meridionale l'idea che il lavoro, e quindi il sostentamente, dovesse procurarlo lo Stato.

una domanda a Michele ed agli economisti presenti in questo blog.

La vicinanza geografica del Nord e del Centro ai mercati del centro Europa può avere inciso sulla maggiore propensione di quelle aree a svilupparsi economicamente ?

Al contrario: la lontananza del Sud dai mercati può avere inciso nel senso di una scarsa propensione a fare impresa ?

 

Ipotesi già fatta da me qui sopra, ma per il momento senza risposta.

:)) La tua non mi sembrava una domanda ma un'affermazione.

E chi sono io per poter fare affermazioni ? Io so solo di non sapere :):)

Che la geografia (non solo in termini di vicinanza) abbia un ruolo molto deciso nello stabilire chi si sviluppa e chi no, mi sembra un dato di fatto, non solo un'ipotesi.

Pietro chiamami per nome, ti prego.

Dopo il tuo commento sento necessario premettere che, anche se ahime' forse l'ho gia' fatto, non era mia intenzione accusare Michele di essere superficiale. Apprezzo il suo livore e condivido la sua incazzatura (ce ne fosse di piu' in giro!). Pero' se e' sicuramente possibile esprimere conclusioni sensate in 2000 parole (sono sicuro che Michele lo ha fatto) su argomenti complicati e' oggettivamente difficile argomentarle, no?

Ecco diciamo che non mi convincono i due argomenti. Iniziando dal tuo, Pietro: Cosa vuol dire che il sud deve essere lasciato solo? Forse che al sud non esiste la democrazia che c'e' in tutto il resto d'Italia? Non li eleggono li' i propri dirigenti? Esiste ancora la percezione di essere sotto i Savoia o sotto i Borboni? Il sud non ha bisogno di essere solo o in compagnia: ha bisogno di governanti non inetti e possibilmente onesti che e' quello che manca non soltanto al sud ma a tutto il territorio nazionale. Certo ci sono e ci sono state delle eccezioni soprattutto locali in tutta Italia ma siamo d'accordo che la mancanza di gente capace va ben oltre i confini campani? Certo a questo proposito si potrebbe accusare il sud di non aver avuto il nemmeno il coraggio di cambiare, essendo stato feudo della DC per tanti anni prima e ora dello stesso partito: ma a pensarci bene la DC aveva il monopolio bene o male ovunque; e ora alcune regioni hanno dimostrato una capacita' di cambiamento ben mirabile (si veda il caso Vendola). Senza considerare che in altri casi, come proprio il commissariamento rifiuti insegna, non c'e' poi molta differenza tra chi governa, no?

Scindere il sud dal resto d'italia non risolve il problema dello scaricabarile che tu proponi, Pietro. Tanto lo sai che se le responsabilita' non vengono riattribuite in senso verticale lo si fa in senso orizzzontale, no? Vorra' dire che quelli che ora dicono "e' colpa di Roma" poi diranno "e' stata colpa dell'opposizione" (che poi e' esattamente quello che avviene al governo centrale, infatti). Gente capace e' la risposta. E non a caso Michele fa di questo punto il primo della sua lista e io sono d'accordissimo, cosi' come lo sono sul terzo. E' il secondo che mi trova in disaccordo (cioe' quando dice che e' colpa delle amministrazioni locali o della societa'). E' ripeto che la risposta alla domanda "perche' a Catanzaro e non Olgiate Olona?" non puo' essere "perche' la societa' di catanzaro e' piu marciscente di quella di olgiate" perche' entriamo in un loop, un gatto che si morde la coda, da cui si esce soltanto con conclusioni di tipo razzista.

 

Giorgio,

al sud i governanti non cambiano. e' una costante di tutta Italia, ma al sud (credimi) la situazione e' ben piu' drammatica. quindi si, c'e' un problema di democrazia.

c'e' perche' in fondo alla gente sta bene cosi'. il politico di turno garantisce quel minimo vitale per sopravvivere e, ovviamente, per garantirsi il voto al prossimo giro. se non viene eletto, decine di portantini negli ospedali, di lavoratori socialmente utili, di impiegati nelle cooperative non verranno confermati. chi vive in queste condizioni non rischia, continua a votare turandosi il naso ed ha la ragionevole certezza di tirare a campare (il sud secondo me e' povero).

In un sistema del genere prima o poi si arriva allo sfascio (vedi Napoli... e poi muori?). Ma tanto poi arriva la mortadella a mostrare i muscoli del grande decisionista. Oggi invio l'esercito a Napoli e costringo qualche discarica del nord a beccarsi parte della spazzatura; ieri faccio un mega trasferimento di denaro alle Regioni per pagare le decine di miliardi (!) di debiti pregressi della sanita' (funziona cosi: compro dei macchinari, intanto ho assunto decine di dipendenti per fare un favore al politico di turno, ergo mi ritrovo senza soldi e il macchinario non lo pago; tanto dopo 3-5 arriva Roma e fa un mega trasferimento in finanziaria, a patto che io prometta di fare il bravo da qui in avanti). (sono stato troppo duro col mortadella; i suoi predecessori erano tali e quali).

L'idea e': non governo, mi faccio i comodi miei, tanto alla fine e' colpa di Roma, del nord, della camorra, della pioggia che non scende, di San Gennaro che non lacrima, della Juve che ruba e, quindi, qualcuno dovra' intervenire'. Se qualcuno, invece, la smettesse di intervenire... forse la gente inizierebbe a stancarsi di amministratori che non amministrano. ripeto, il sud va lasciato camminare con le sue gambe. se cade pazienza. anche i bambini quando imparano a camminare all'inizio cadono e si fanno male. ma poi vanno.

Però, Pietro, perdonami, quando scrivi che al Sud i governanti non cambiano (per inciso non sono d'accordo: secondo me al Sud c'è praticamente lo stesso ricambio di elites politiche delle altre zone del Paese...) ... beh... non si può parlare di "problema di democrazia".

I problemi di democrazia sarebbero eventualmente altri. Non lo scarso ricambio di politici.

Riguardo al concetto che il Sud vada lasciato camminare da solo vorrei capire meglio che cosa intendi.
Perchè ho il sospetto che tu intenda dire che i problemi del Mezzogiorno derivano dall'essere stato troppo "curato" dal Centro-Nord e secondo me non è assolutamente così. Un po' tipo il papà che tira fuori il ragazzetto quando si trova nei guai, impedendo al ragazzetto di crescere.

L'idea di un Sud "immaturo" che non esce dal sottosviluppo perchè "bamboccione" la trovo, perdonami, un po' superficiale e, sempre scusandomi, fa tanto il paio con le cose che sentivo anni fa dalle mie parti: "è colpa del Nord", "è colpa dello Stato", "la mafia è a Roma e non qui".

Se un governante obiettivamente inetto viene rieletto 5 volte (tra cariche varie), secondo me c'è un problema di democrazia. mi viene da pensare che c'è un problema di controllo dei voti...
non dico affatto che il sud sia un bamboccione. forse tutt'altro, vista l'abilità di certi suoi governanti di sistematicamente non governare pur restando in sella. penso invece che il centralismo e l'assistenzialismo meridionalista (share of public expenditure in the south) abbiano permesso la realizzazione di un sistema politico "melmoso", immobile, ineluttabile in cui la best option del governante è quella di non fare nulla in modo da restare sempre al potere. mi sembra l'immobilismo legato alla diffusione del latifondo sotto i borboni. che interesse avevano i latifondisti a rendere produttiva la terra? la conservazione del loro primato sociale ed economico dipendeva proprio dall'arretratezza del contesto.
in quei tempi non si votava. oggi si può votare. io dico che se lo Stato centrale la smette di intervenire, se si dice a Bassolino: "hai la spazzatura per le strade e la gente in rivolta? Ci dovevi pensare prima”, forse la situazione diventerà talmente esasperata che la gente si deciderà a non votare più per qualcuno che ha avuto 15 anni per risolvere il problema e non c’è riuscito. O sbaglio?

Se un governante inefficiente e/o incapace o peggio viene eletto 5 volte non penso sia una problema di democrazia se i cittadini scelgono liberamente.
Democrazia, secondo me, non è sinonimo di efficienza. Un sistema democratico, di per sè, non necessariamente seleziona i migliori.

D'accordissimo sul sistema politico meridionale, che poi è in buona sostanza riflesso di quello nazionale (a mio parere...).

D'accordissimo sul ruolo (spesso) negativo delle risorse riversate al Sud e gestite senza alcun controllo sull'efficienza da una classe politica locale (e nazionale) attenta solo a trarne giovamento personale.

Mi sono permesso di intervenire perchè spesso sento parlare di un presunto ruolo "salvifico" del Nord nei confronti del Sud. Una sorta di papà Nord che per anni ha cercato di far crescere il figliolo meridionale e adesso, di fronte alle incontenibili marachelle del figliolo, decide di buttarlo in acqua: o affoga o impara a nuotare.
Ora, se è vero che il Meridione non deve essere salvato dallo Stato o da altri, se è vero che i primi responsabili dei problemi meridionali sono le classi dirigenti locali, è pur vero che tutto 'sto ruolo salvifico del Nord nei confronti del Sud, storicamente parlando, a me sfugge :)

Se c'e' un problema di democrazia (basta mettersi d'accordo sulla definzione di democrazia, in realta') e' lo stesso problema che c'e' in tutta Italia, soprattutto a livello nazionale, probabilmente con esiti diversi ma il problema di fondo e' lo stesso. Riassumo la tua strategia: lasciamo che il sud rotoli dove e' destino che rotoli in modo tale che l'esasperazione cresca dallo stomaco e sfoci in una rivolta (piu' o meno pacifica). Ora, nonostante le conseguenze sul breve termine sarebbe anche un'idea da considerare se si avesse un'alternativa. Ma io direi che alternative di leadership non ne vedo: non c'e' in Italia un gruppo unito per affinita' culturali o economiche o di formazione che sia in grado, da un anno all'altro di mettersi alla guida di un paese. Le rivoluzioni in passato hanno spesso portato alla salvezza ma c'e' bisogno di qualcuno che prenda il posto subitamente delle teste tagliate e in Italia chi ci mettiamo? Non si puo' improvvisare una classe dirigente da un giorno all'altro solo per riempire un vuoto, come ha dimostrato Berlusconi che e' finito per ricorrere ai ricicli umani, alle presentatrici TV etc.

Ora, perche' non c'e' stato piu' un vero moto alternativo dal dopoguerra ad oggi? Michele suggerisce che al Sud e' una questione di societa' o di cultura meridionale se ho capito bene (per la verita' non ho capito ancora se e' una questione antropologica o biologica o piu' una conseguenza di un sottosviluppo economico tipo da ghetto suburbano. Immagino la prima considerando che uno dei punti del pezzo era che il sud non e' in realta' arretratezza economica). Volendo prendere per buona questa tesi, deriviamo che al nord invece non c'e' ma ci potrebbe essere e se non si e' formata forse e' perche' al nord in realta' si sta sufficientemente bene da anni e si e' giustamente soddisfatti del lavoro dei politici locali e centrali.

Infatti al nord i politici si dimettono quando commettono errori; al nord non esistono proteste NIMBY come quella di pianura, al nord non c'e' corruzione negli appalti dei lavori pubblici, al nord le universita' funzionano in maniera meritocratica non clientelare, al nord la vita costa meno, al nord i salari politici sono equilibrati.

Ok, mi scuso per il sarcasmo di seconda categoria ma e' che certe cose stanno a cuore anche a me. Io sono nato e cresciuto a Torino eppure non vivo in America perche' mi piaciono gli hamburger ma perche' non sono riuscito ad accettare anni fa di adeguarmi al sistema Italiano con i suoi concorsetti truccati, i quattro soldi di elemosina e le prese per il culo; ho detto no grazie e ho girato i tacchi e in tutta sincerita' non me la sento di accusare nessuno per non essere riuscito a fare quello che io per primo non ho avuto il coraggio o la voglia di fare e cioe' piantarmi li' e combattere e urlare e cambiare il mondo.

 

 

E' vero, basta mettersi d'accordo sul significato dei termini. Però faccio notare una cosa: se i voti sono "controllati" (col ricatto o con le armi), qualunque sia la definizione che scegliamo di problema di democrazia, si applicherebbe benissimo.

La rivoluzione è esagerata. Boldrin fa notare che in fondo siamo un Paese integrato nel mondo occidentale, non c'è bisogna della lotta armata. Forse basta un sit-in permanente a Largo Chigi a Roma per costringerli ad approvare qualche legge sensata di vero federalismo, di responsabilizzazione degli amministratori (sui bilanci), di vincoli ferrei alle allegre politiche di bilancio.

Se la casta collassa, mi si chieda chi la sostituirà. Bene, dico anzitutto che con regole ferree forse qualcuno della casta qualcosa di buono potrebbe anche farla (se gli rimuovo gli incentivi all'inazione, statisticamente qualcosa farà...). E comunque, è ovvio che non si veda una nuova classe dirigente all'orizzonte capace di sostituire l'attuale. Le classi dirigenti nuove verrebbero fuori nel momento in cui l'attuale vacilla. Non si decide a tavolino prima. Io sono fiducioso da meridionale che conosce la gente del meridione.

Da ultimo: non importa quanto guadagna Bassolino. Anche se guadagnasse 12,000 euro l'anno, dopo 15 anni di "inazione" dovrebbe essere cacciato a pedate. Lui come il nostro improponibile ministro dell'ambiente (o come cavolo si chiama).

Concordo con i due ultimi commenti. Il messaggio di Saviano e che la camorra e un'entita' internazionale, che ha la sua manifestazione più appariscente in Campania ma che ha il suo maggiore giro d’affari al di fuori della Campania, al Nord Italia in Germania, etc.

Ora se la manovalanza è reclutata in Campania per motivi storici e di malcostume sociale, perché, Michele, non vedi il malcostume sociale in quei dirigenti d’imprese del nord che con la camorra ci fanno affari? Perché non definisci il Nord e la germania socialmente marcescenti? solo perche li l'elite industrale che ha legami con la camorra, e non la gente comune? e questo non e' peggio?

Il Nord ne ha solo profitti dati dai costi molto piu bassi che la camorra propone e comunque la camorra non la vede perché al nord la camorra non ha il bisogno di esercitare il controllo sociale che in Campania le permette di reclutare manovalanza.

Ha ragione Giorgio, e una questione di Stato a livello Nazionale, e non solo un problema dei campani. Solo nel 2007 la Confindustria ha deciso di espellere dal suo interno industriali che hanno avuto relazioni con la mafia. Non e' questo esplicativo?

Questo ragionamento non mi convince.

L' industriale che fa affari con imprese mafiose è sicuramente censurabile, ma almeno quando i rapporti non sono stretti non può essere messo sullo stesso piano.Almeno non più di quanto un tossicodipendente sia equiparabile ad uno spacciatore.

Tutti ci auguriamo che l'industriale di cui sopra paghi le sue collusioni (o leggerezze) e nessuno cerca di dipingere il nord come la patria delle virtù civili, ma dipingere la camorra come un'entità sovranazionale è una sciocchezza.Per quanto ramificati siano i suoi interessi è e resta campana.

non capisco cosa vuol dire per te: "Per quanto ramificati siano i suoi interessi è e resta campana".

Come fenomeno sociale indubiamente, ma gli interessi economici superano i confini regionali.

Qui un'esempio: http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/milano-mafia-cemento/milano-mafia-cemento/milano-mafia-cemento.html

Poi il fenomeno sociale si combatte solo nel lungo periodo con l'educazione, ma nel breve l'unica arma e colpire gli interessi economici.

Parlavo appunto del fenomeno sociale.

In linea di massima al nord le imprese mafiose agiscono come imprese.Sicuramente truccano appalti e violano norme sul lavoro, sicurezza e fisco (cose del resto molte imprese locali), ma intimidazioni, sparatorie ed infiltrazioni politiche sono pressochè assenti.O almeno così mi pare.

stra-clap, stra-clap, stra-clap.

posso solo raccontare un aneddoto in linea con quanto diceva qualcuno sopra nei commenti. non ricordo chi me lo ha detto ma e' l'esperienza amara di un ragazzo calabrese: dieci-quindici anni fa la Mafia calabrese doveva intimidire o corrompere i politici e gli imprenditori locali. doveva farsi pagare il pizzo. oggi la Mafia calabrese sono i politici e gli imprenditori locali. Cioe' quelle stesse persone che dieci anni fa facevano i mafiosi, oggi sono quelli che siedono nei consigli comunali e comprano i negozi di quelli che se ne stanno andando o si devono trovare un altro lavoro.

Mi associo ai clap: dire chapeau è poco. Testo da distribuire in tutte le scuole del Regno... Dire che purtroppo viviamo in un Paese nel quale questo articolo non circola come dovrebbe è necessario (e aggiunge colpe anche al Nord). A voler fare il pignolo -da vecchio letterato e traduttore- noto un solo errore: si scrive Abruzzo con una B.

Damn! Correggo subito! Mi vergogno, soprattutto per il mio vecchio professore d'italiano e latino, ch'era pugliese e mai avrebbe fatto una castronata del genere.

Figurati! Sei perdonato a prescindere, abitando in Saint Louis... Anche io avevo un feroce professore di latino e greco... che mi prenderebbe in castagna ancora oggi, a ogni articolo... Ma comunque c'è di peggio: ormai tutta la casta di giornalista usa il participio "EDITATO" al posto di "EDITO". Una "editata" nell'occhio di chi legge senza essere un Grammaturgo come i Bonzi del sapere. http://leguerrecivili.splinder.com/post/15359356/La+casta+dei+giornalisti#15359356

Non conosco il caso che tu hai in mente, ma credo che "editare" venga usato da alcuni come traduzione italiana di "to edit" (al posto di "curare" o modificare), quindi con un significato diverso da "essere l'editore".

perché gli intellettuali napoletani - economisti e scienziati sociali soprattutto, fra i quali molti conoscenti - non prendono una posizione esplicita sulla questione spazzatura?

perchè anche loro traggono i loro ricchi benefici in finanziamneti universitari e lucrosi posti alla regione. Io sono convinto che i futures 12/08 del petrolio a $200 che si vendono oggi al NYSE e la recessione USA annunciata ufficialmente ieri dagli economisti di Merril&Lynch siano i prodromi di una crisi economica italiana che travolgerà parte del sistema.Speriamo bene! Altrimenti ci spegneremo lentamente. Paul Diamond nel suo libro collasso descrive benissimo le cause della autodistruzione di intere società e il caso italiano calza apennello alle sue analisi.

Scusi, senza alcun intento polemico:

I futures del petrolio che si vendono oggi al NYSE? E da quando? E quotati a 200$? E' una grande notizia. Al NYMEX il CL per DEC08 quota neanche 93. Mi sento proprio deficiente a scervellarmi in alpha strategies per i clienti quando posso per me stesso fare il più grande arbitraggio di tutti i tempi. Anzi facciamolo insieme, Lei mi vende questi futures 12/08 a $200 al NYSE io compro per la stessa scadenza a 92,90 al NYMEX. Abbiamo già in tasca + di 100$ per lotto qualsiasi cosa succeda al prezzo. E non ci ha pensato nessuno al mondo di quelli che come me stanno a combattere per 1 cent dalla mattina alla sera! Mi faccia sapere.

PS Non è che se Merrill Linch annuncia una recessione (cioè tecnicamente due trimestri consecutivi negativi) questa debba avvenire per forza. Attualmente il consensus del mercato stima a 38% questa probabilità, ed è una percentuale alta. Ma vuol dire anche che gli altri 62% pensano che possa trattarsi solo di uno slowdown nel 1° trimestre e che sia i tagli sui tassi (si prevedono 75bp nel trimestre almeno) sia le condizioni abbastanza buone delle imprese americane possano evitarla. 

È Jared Diamond, no?

Non so se l'Italia crollerà, non credo. Il crollo, nel senso del collasso rapido di interi sistemi sociali mi sembra improbabile per un paese integrato economicamente nel mondo occidentale e, sostanzialmente, ancora ricco e dotato di una frazione della popolazione (minoritaria ma sostanziale)  molto capace e di grande imprenditorialità. Il crollo sistemico è improbabile in questi casi.

A meno che non vada a gambe all'aria l'intero sistema per ragioni di guerre, terrorismo massivo o mancanza di materie prime. La recessione americana arriverà - come sono arrivate quelle precedenti: son 7 anni quasi che l'economia cresce, due trimestri di non crescita o leggero calo fan bene ai muscoli e garantiscono l'elezione di Obama :-) - ed avrà forse qualche influenza sull'export italiano (una delle poche parti del paese che regge) e farà saltare i calcoletti già sbagliati in partenza di VV e TPS. Risponderanno alla "crisi" ciclica con qualche altra manovra assistenziale folle, spingendo un pelino di più il paese verso il declino. Ma io vedo declino, lento in media con accelerazioni episodiche. Ma declino è, che si vede solo utilizzando la lente del lungo periodo. Che Michele Salvati, apparentemente, non sa come usare, quindi lui il declino non lo vede Non che mi sorprenda, son parecchie le lenti analitiche che non ha mai appreso ad usare. 

Sugli intellettuali del sud, non so. Non mi sembrano così morti di fame per dover vendere il loro cervello in cambio di un piattino di lenticchie passatogli da Bassolino. I più mediocri di certo sì, ma gli altri? Ve ne sono di intelligenti, preparati, ed anche "ricchi di famiglia" ... Io credo che questi quasi ci credono che va bene così, oppure e' la classica reazione fatalistico-aristocratica, stile Toto' per capirsi. Ieri uno di loro, molto amico mio, mi ha detto al telefono che lui l'opinione ce l'ha e vorrebbe dirmela. Scrivila, gli ho detto, scrivila sul sito che se la leggono anche gli altri. No, te la racconterò, mi ha risposto, preferisco raccontartela. Non succederà nessuna delle due cose. Fa parte, appunto, della cultura in questione ... 

Lei ha scritto un articolo coraggioso e intelligente che condivido al 100%. Per brevità:

A) Condivido innanzitutto i punti 1)2)3) in corsivo e tutto quel che segue

Condivido poi che non si tratti di destra o sinistra come Lei scrive, visto che il risultato di disgregazione è identico chiunque sia stato al governo, proprio perchè quella disgregazione è nella stessa struttura di governo. Aggiungo che su scala nazionale ogni partito, oltrechè ogni coalizione ha al suo interno una gran fetta di questo cancro, essendo palese che parte non indifferente dei voti provengono proprio da aree i cui precisi interessi sono conservare se non aumentare questo sistema, da cui consegue che aspettarsi cambiamenti è perlomeno ingenuo. 

Condivido che c'è una bella differenza tra Nord e Centro Sud del paese, all'ingrosso essendo che il Nord non è distante dai migliori in termini non solo di occupazione, reddito p.c. e produttività, ma anche per quella somma di valori che rende una società degna di questo nome. 

Aggiungo che la gran parte del gettito fiscale viene da Nord dove i livelli di evasione sono nella / o inferiori alla media europea e invece i ritrasferimenti dallo stato centrale sono briciole, mentre al Sud i livelli di evasione sono impressionanti, il gettito prodotto è basso e ritrasferimenti dallo stato enormi, il che configura un'iniquità sociale spaventosa essendo premiati i furfanti e penalizzati gli onesti, cioè de facto un'istigazione a delinquere promossa dallo stato. Che poi queste somme enormi dai tempi della Cassa del Mezzogiorno ai vari Sviluppi Italia odierni abbiano prodotto solo un ceto parassita  e una mentalità ancor più parassita non occorro certo io per scoprirlo.

A questo punto però........ la discussione finisce, e sembra aleggiare un fantasma. Sarà che dirlo è poco chic, sarà che un pò ci si vergogna, ma io questa provocazione la voglio fare comunque. Se si è d'accordo con la sua analisi consegue che per far finire questo stato di cose bisogna far finire una politica assistenzialista, ma non lo si può certo fare se la stessa per sopravvivere nei suoi immensi apparati deve comportarsi proprio così. Il cane che si morde la coda.

Allora? Non per vocazione, ma per logica, io una sola cosa vedo possibile. Forse da farsi in maniera diversa da quella un pò cialtrona dei leghisti, ma il succo è che il Nord prenda coscienza della possibilità reale di chiedere realmente di separarsi dal Centro Sud. Ecco, ora che l'ho detto attendo il diluvio "democratico" di improperi. Ma se non c'è almeno una minaccia reale le cose non cambieranno mai, questa è la mia modestissima opinione.

:)) Ammiro il coraggio.

Mi domando però:

a) è proprio sicuro che convenga al Nord la separazione ? E se sì (la domanda è reale e non sarcasmo) su cosa si basa questa sua valutazione ?
Non sono un economista eh... ma diciamo che per lavoro costruisco scenari, anche di tipo geopolitico, e le sue valutazioni mi interessano sul serio.

b) ma non eravamo una Nazione (non mi spreco a definire il concetto di Nazione perchè lo sappiamo tutti fin troppo bene) ? Pensavo si stesse assieme per cose tipo "una cultura", "un destino" :)) non pensavo che le cose fossero cambiate e che l'elemento fondamentale fosse il PIL...
Ora, io personalmente considero i polentoni miei connazionali. Seppùr sfigati per l'esser nati a nord della Basilicata ma pur sempre fratelli. Anzi, proprio perchè sfortunati ho sempre pensato che bisognasse dar loro un aiutino ;) per cui mi scusi ma mi rifiuto di abbandonarli nelle mani della Baviera...

Le rispondo così:

Innanzitutto minacciare non è detto che significhi arrivare fino a quel punto, significa porre per la controparte finalmente il pericolo reale di trovarsi (la dico alla brutta) senza più le tette da cui mungere. Succede anche in diplomazia: tu devi cercare il dialogo con un potenziale interlocutore, ma se non è credibile che tu sia disposto a usare la forza, la tua trattativa non la devi nemmeno iniziare. D'altronde quel pasticcio di discussione sul decentramento dei poteri (poi risolto all'italiana in una triplicazione di competenze) s'è avviato per la paura leghista, mica per la bontà di Bassanini.

Io insisto che non si può riformare diversamente perchè il mio assunto è che ogni formazione politica contiene al suo interno abbastanza interessi ad agire in questa forma parassitaria, che è necessaria per la propria sopravvivenza e per quella degli apparati e dei voti che le consentono di esistere, essenzialmente perchè quei voti sono comperati con l'assistenza e i privilegi dispensati. E' un cerchio ferreo, che oltretutto produce una cultura e una mentalità che si perpetua.

Lungi da essere mancanza di solidarietà, sarebbe invece l'avvio di un rinnovamento del Sud. Tra parentesi se un'amministrazione è distinta, non significa che non possa avviare politiche reali di sostegno, chi l'ha mai detto. Per il Nord il Sud è un'opportunità, e viceversa. Lo Stato Centrale che intermedia completamente questa opportunità è invece una disgrazia, perchè la trasforma in voto di scambio e sprechi che servono unicamente a sorreggere il proprio potere.

L'assistenzialismo a pioggia in nessun luogo al mondo ha prodotto qualcosa di positivo, ma solo corruzione e arricchimento di clan.

Se la mia è una cattiva soluzione pazienza, io non sono un politologo,  e sono pronto a cambiarla immediatamente. Ma non vorrei sentire perchè non va bene e basta, vorrei sentire cosa mi si propone di alternativo per cambiare le cose. Finora nessuno ha risposto. 

Grazie per non avermi coperto di offese in nome del Rinascimento, l'Unità, la Resistenza e bla bla bla per questa mia voluta provocazione.

 

Non e' necessaria la separazione politica, basta attuare un serio decentramento fiscale ed amministrativo. Vuoi pagare Bassolino 1 milione l'anno? Paghi di tasca tua. Hai bisogno dei vigili per scortare i camion dell'immondizia? Paghi di tasca tua. Etc.. etc... Si veda a proposito un purtroppo poco visto articolo che pubblicammo agli albori di questo sito, una proposta di decentramento fatta da Michele con Aldo Rustichini.

Credo che non ci capiamo. Siamo sempre lì. Si indica qual'è una possibile corretta soluzione, dimenticando che chi dovrebbe attuarla è colui che è maggiormente interessato a non attuarla poichè campa e bene proprio sulla situazione attuale. 

Non si capisce (o non si vuol capire, o non si accetta di capire) che è stato perfino creato e perfezionato negli anni un sistema di voto per espropriare la volontà dei cittadini, che infatti non decidono nè di candidati nè di aderenza a programmi nè di scelte e non hanno voce e strumenti poi riguardo al controllo.

Mi si dice candidamente "basta attuare un serio decentramento fiscale ed amministrativo....." ora ti spiego come, leggi qui, come se si trattasse poi della scoperta dell'America. Grazie, bell'esercizio intellettuale.

Eppure gli esempi di decentramento all'italiana risoltosi in duplicazione, triplicazione quadruplicazione di competenze e costi dovrebbero insegnare qualcosa. Stesso discorso si può applicare alle privatizzazioni senza liberalizzazioni, ai monopoli pubblici divenuti monopoli privati (ma sempre con un dentino sulle tette dello stato, via sgravi rottamazioni prepensionamenti casse integrazioni a tempo indeterminato etc...) e così via. Ma lei crede davvero che ci voglia un genio o il depositario di chissà che scienza economica per individuare la via?. Crede che non ci siano economisti in posizione di consiglieri e perfino politici stessi autonomamente in grado di individuare soluzioni corrette? Ma  se perfino il centro studi della CGIL (pensi un pò, perfino loro) sa da 20 anni queste cose. Mica però vuol dire che alla CGIL interessa attuarle o promuoverle. Lei pensa che se a Napoli c'è un commissario straordinario da 14 anni che fa un disastro, allora se ne affianca un altro senza licenziare il primo, poi si crea un super-commissario straordinario senza licenziare i primi due, la soluzione stia nell'indicare che ci sono metodi più efficienti e impostare una dotta discussione in merito a quale tra due comunque buoni sistemi sia il più indicato? Per favore......

Io arrivo, pensi lei, perfino a dire che se si iniziasse ad adottare soluzioni inefficienti, datate ed errate, ma che per la prima volta non rispondessero esclusivamente a una logica tribale (cioè il vantaggio del mio clan, del tuo clan) io le saluterei pure con favore, perchè indicherebbero un cambio culturale ed una evoluzione della società. ed almeno saprei che la discussione potrebbe iniziare da lì a portarsi su un piano di conoscenza e di confronto e col tempo emergerebbero le idee e le soluzioni migliori. Ma il problema Italiano è precedente a questo terreno, questo mi sforzo di affermare, senza pretendere di aver ragione.

La duplicazione dei costi e' dovuta al fatto che lo stato centrale, al solito, tenta di risolvere i problemi creati dagli amministratori locali.

Non sei in grado di gestire le ASL? niente pronto soccorso

I bilanci delle universita' sono in rosso? niente istruzione.

In questo modo verrebbe affermato un principio fondamentale, l'accountability, e i cittadini saprebbero con chi prendersela in caso di malfunzionamenti

E siamo sempre lì. Lei parte dal'idea che la duplicazione dei costi e delle competenze e l'istituto dell'irresponsabilità siano un problema da risolvere. Sta parlando di un paese normale.

Io dico che il sistema politico è creato in funzione proprio di garantire ed espandere questi requisiti, in modo da avere controllo su ogni struttura, affinchè quella dipenda esclusivamente da fedeltà clanica, non da competenza.   Sto parlando dell'Italia, in particolare Centro Sud, ma non solo.

Tutto qui. Vediamo di capirci.

 

Non sei in grado di gestire le ASL? niente pronto soccorso

I bilanci delle universita' sono in rosso? niente istruzione.

 

Anche se costruisci un federalismo fiscale rimane l'onere allo stato federale di assicurare i diritti di base, come prevede la (pre)costituzione europea. Servizi di base che andrebbero assicurati nella misura in cui lo sono ora (perche' gia ora sono minimi), quindi non cambierebbe nulla.

Dal pezzo linkato da Andrea Moro:

La proposta di autorizzare l'indebitamento delle Regioni puo' essere
criticata da vari punti di vista. Vi e' anzitutto il rischio che
un'amministrazione regionale decida di forzare il vincolo
costituzionale e di rifiutarsi d'onorare il debito costringendo lo
Stato ad intervenire. Come in tutti gli esercizi ipotetici di questo
tipo non vi e' nulla che si possa obiettare, se momentonon che la pressione
politica delle altre Regioni, che dovrebbero sopportare il costo
dell'appianamento di tale debito, dovrebbe rendere alquanto improbabile
un tale comportamento.

 

E qui casca l'asino, mi sembra. Quello che qualcuno ritiene alquanto improbabile altri lo ritengono assolutamente possibile; 30 anni di cassa del mezzogiorno e la protesta piu' efficace che il nord sia riuscita a partorire contro l'assistenzialismo sono stati bossi e calderoli. Perche' dovrebbe essere diverso in futuro?

Il sud non ha una struttura economica indipendente dalla spesa pubblica; non ha imprenditoria. Non ha niente di alternativo alla statalita' se non la criminalita' organizzata che pero' non reinveste i propri profitti sul territorio ma altrove. Senza un' economia indipendente dallo Stato non va da nessuna parte. A me sembra ovvia una cosa: non e' la campania che andrebbe commissariata, e' l'Italia.

Per Panunzi.
No, non è mai un neologismo illogico da english language. Va' al link che ho segnalato: c'è il banner pubblicitario di un libro "editato" dall'Ansa. Se clicchi sul banner finisce nella pagina di Ansa, dove è scritto che il libro è "pubblicato" da Ansa.

Sarebbe tempo di riconoscere questo fatto, e cercare di capirlo. Se vogliamo mettiamoci pure anche l'effetto di rete, o l'imitazione di comportamenti viziosi/virtuosi, stile Putnam di un decennio e passa fa ("capitale sociale" ed altri imprecisi concetti di quel tipo vanno così di moda quando non si sa cosa dire, che oramai sembrano pure voler dire qualcosa). Ma rendiamoci conto che queste cose non sono una la causa dell'altra, sono tutte causate da qualcos'altro. Se qualcosa spiega la Puglia verso il Veneto (guardatevi lo stato dell'economia veneta attorno al 1940, e fate due confronti con quella pugliese o anche campana), o la Sicilia verso l'Irlanda (idem, e sono entrambe isole cattoliche e tradizionaliste), o di Bari verso Ravenna, dev'essere un aspetto differenziale, non può essere la stessa cosa che esiste al Nord.

Alcune classiche magagne italiane vi sono sia a Nord che a Sud, ma la differenza di risultati è bestiale, quindi quelle magagne (molte delle quali discusse continuamente in questo sito) non possono essere la chiave del problema. Qualcosa d'altro lo è. È il qualcosa d'altro che occorre individuare, e pubblicamente dibattere. Chiedersi cosa causa l'evasione fiscale e la corruzione del settore pubblico nel Sud è una maniera di chiedersi che cosa causi le altre differenze con il Nord, inclusa la spazzatura che affoga Napoli e non Bologna. Di chiedersi, insomma, perché siamo davanti a due paesi diversi. Ma per chiederselo occorre riconoscerlo, e abbandonare la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord. Questo le elites intellettuali meridionali continuano a rifiutarsi di fare, nascondendosi dietro ad una foglia di fico fatalista (ah, il Sud è così ... che ci vuoi fare!) o tacendo e defilandosi dietro alla tazzuriella 'e café.

Questo dibattito mi ricorda l’infanzia, trascorsa in Argentina, figlio di emigrati. Più precisamente. Figlio di emigrati con licenza elementare: mio padre, conseguita a 16 anni, solo ed unico mestiere conosciuto: contadino in Abruzzo, terzo di sei figli, terra poca, magra, in forte pendenza e dunque faticosissima da lavorare. Mia madre, terza elementare.

Gli anni del dopoguerra, prima del “miracolo economico” furono di fame e privazioni. Così mio padre decise di emigrare, prese dei soldi a prestito, s’imbarcò su una nave, e dopo circa trenta giorni sbarcò a Buenos Aires. Non sapeva la lingua, non sapeva nulla del paese.

Dubito, perfino, che sapesse d’essere un uomo coraggioso.

Andava solo perché suo zio, fratello di mio nonno, era emigrato lì negli anni ’20, ed aveva garantito per lui. Si trovò un lavoro, chiamò la famiglia a sé, si fece con le proprie mani la casa, poi, vinto dalla nostalgia e dalla voglia di rivedere suo padre in fin di vita, si disfece di tutto e tornò in Italia. Era il 1962.

L’Argentina, nel frattempo, in soli dodici anni, da 7° od 8° paese al mondo per reddito pro-capite, era sprofondata nei gorghi del terzo mondo. Aveva, all’epoca, 16 milioni di abitanti. Un territorio metropolitano di 2,8 milioni di kmq (9 volte e passa l’Italia). Il 90 % della popolazione, allora come oggi, concentrato in Buenos Aires e nelle città capitali delle provincie (21). Il resto (oggi circa 4 milioni di persone, su un totale di circa 42-43) sparse su quel territorio immenso.

La provincia in cui sono cresciuto, Mendoza, ha una superficie di 299 000 kmq. Grande come l’Italia. Una popolazione, oggi, di meno di 3 milioni di abitanti. Data la prossimità alla cordigliera delle Ande, ha un clima arido: meno di 200 mm di pioggia l’anno.

Eppure, è diventata la provincia vinicola del paese. Gli Italiani emigrati hanno compiuto il miracolo. I primi arrivati si chiesero: non piove? Pazienza. Ci sono i grandi fiumi che scendono dalle Ande. E quindi, canalizzando l’intera provincia, cioè scavando, a mano, migliaia di km di canali e canaletti, portarono l’acqua alle vigne ed alle case.

Circa l’85% della popolazione argentina è composto da discendenti di spagnoli ed italiani, più o meno nella stessa proporzione.

Mi sono posto anch’io la domanda: come mai, pur avendo le stesse radici culturali, pur discendendo da gente disperata e coraggiosa, la spinta a fare delle prime ondate di emigranti si affievolisce e sparisce nel corso di una-due generazioni?

Se andate in Argentina, troverete una situazione analoga a quella del Sud italiano: si preferisce dar la colpa al governo o agli yankees sfruttatori (al Nord, da noi) per l’arretratezza economica. Si parla di “mancanza di lavoro”. Si sistema scolastico arretrato. Di mancanza di capitali.

Balle.

Quel che manca è esattamente ciò che manca al Sud Italia.

Quella motivazione a fare che non si insegna, e che non è delegabile allo Stato.

Quella voglia di guadagno che non si esaurisce col guadagno, ma che è, in molti casi, ripagata dal semplice gusto di fare, e di far bene. Quella capacità di sentirsi motivati sempre.

Manca il coraggio di scegliere di lavorare se, da giovani, si scopre di non aver voglia di studiare. Da noi, si preferisce scaldare il banco all’università e prendersi una laurea senza sbocchi lavorativi.

Manca la capacità di emulazione nel lavoro.

Manca, secondo me, quella cosa che io chiamo, non sapendola esprimere meglio, il coraggio della vita operosa. E, come diceva don Abbondio, il coraggio chi non ce l’ha, non se lo può mica dare.

Ringrazio Michele per aver provato ancora una volta a
prendere il toro per le corna: la questione meridionale e’ effettivamente la
questione nazionale. Vorrei provare a dire qualcosa su ciascuna delle tre
implicazioni considerate nell’articolo.

 

1. Dimissioni della
casta meridionale e indagini giudiziarie: condizioni necessarie ma non
sufficienti

Uno dei benefici delle riforme elettorali degli enti locali
e’ che finalmente ci sono dei responsabili. Non conosco i dettagli dello
squallido scaricabarile campano, ma la seguente citazione da un articolo di Rizzo
sul corriere del 3 gennaio dovrebbe bastare per chiedere a gran voce le
dimissioni di Bassolino e della Iervolino:

Rosa Iervolino è sindaco di Napoli dal
2001. All'epoca, presidente della Regione e commissario del governo era
Bassolino, e c'era chi sperava che l'emergenza avesse le ore contate. Il 12
maggio del 2003 il sindaco proclamava: «Ci stiamo avviando alla normalità».
Otto mesi più tardi: «Abbiamo qualche problema, ma da noi mafie non esistono ».
Due anni dopo: «Napoli deve avere il termovalorizzatore». Sette mesi fa:
«Napoli non avrà un suo termovalorizzatore ». Il 21 maggio 2007: «La situazione
è tragica». Il 30 maggio: «L'emergenza a Napoli è chiusa». Il 10 luglio, dopo
che l'ambasciatore Usa aveva messo in allarme i turisti americani:
«Dichiarazioni inopportune. La città è pulita e i cumuli di rifiuti non ci sono
più». Augurandosi infine, giusto prima delle feste, «un Natale senza
immondizia». Eletta nel 2001 sindaco di Napoli con il 52,9% dei voti, Rosa
Iervolino è stata confermata nel 2006 con il 57% delle preferenze. Non che
Bassolino sia stato da meno. Memorabile una sua dichiarazione del 2005: «Quando
sono arrivato alla Regione il piano rifiuti c'era già. A decidere non sono
stato io. Tutte le scelte più importanti erano state già fatte». Eletto sindaco
di Napoli nel dicembre 1993, superando Alessandra Mussolini al ballottaggio, è
stato rieletto nel 1997 con il 72,9%. Eletto poi governatore con il 54,3% delle
preferenze, dopo aver gestito per quattro anni l'emergenza è stato riconfermato
addirittura con il 61,3%
.

Purtroppo pero’, come i risultati elettorali ahime’
confermano, le loro dimissioni non sarebbero sufficienti. E, come insegna Mani
Pulite, neanche le indagini giudiziarie sarebbero sufficienti.

 

2 Sviluppo civile al
sud. Possiamo fidarci del capitale sociale?

L’implicazione piu’ importante dell’articolo, purtroppo, e’
che il problema del sud non e’ ne’ economico (come testimoniano i dati citati
da Michele) ne’ (solamente) istituzionale (alla fine e’ da piu’ di un secolo
che le regole sono le stesse … d’accordo le istituzioni non sono solo quelle
formali, ma in prima approssimazione possiamo considerare di si’). Il problema
e’ dovuto soprattutto ai valori e alle credenze di noi cittadini meridionali,
ovvero ha a che fare con la nostra la cultura. Dico purtroppo perche’ valori e
credenze cambiano, ma sono le cose che cambiano piu’ lentamente. Quando torno
nella citta’ dove sono nato, che e’ Bari, sono sorpreso da alcuni modi di
pensare e di agire che non ho trovato ne’ a Milano ne’ a Pisa (che sono le
altre due citta’ italiane dove ho vissuto): il lavoro si trova solo con dei
buoni agganci, i politici svolgono il ruolo delle agenzie di collocamento, la
laurea si ottiene soprattutto con le raccomandazioni, si parcheggia in doppia
fila dato che non ci sono posti). Ovviamente anche al centro e al nord qualcuno
la pensa cosi’, ma non c’e’ da fare paragoni. Inoltre, e’ vero che i meridionali
la pensano cosi’ dato che le imprese sono poche, i politici spesso fanno
campagna elettorale promettendo posti di lavoro, i tribunali non funzionano e l’universita’
e’ disastrosa. Ma credo che ci sia di piu’. Non sono solo le istituzioni cioe’
a rendere il sud una zona a civilta’ limitata, anzi, limitatissima.

 

Michele e’ giustamente critico nei confronti del concetto di
capitale sociale. Spesso e’ definito in modo impreciso e nella maggioranza dei
casi e’ misurato male. Ma tre economisti italiani, Luigi Guiso, Paola Sapienza
e Luigi Zingales (GSZ), in una serie di articoli hanno dimostrato che, se
definito bene, e’ un concetto utile e empiricamente rilevante. Nella loro
definizione il capitale sociale non ha a che fare con l’effetto di rete, ma con
i valori e le credenze civiche che i cittadini hanno. Attenzione, spesso le
hanno indipendentemente dal fatto che effettivamente convenga avere tali
credenze. Esistono cose che facciamo o pensiamo perche’ le riteniamo giuste
(tipo scrivere su un blog…), indipendentemente dai loro effetti.

 

In GSZ
AER 2004
si dimostra che il capitale sociale ha un effetto positivo sullo
sviluppo dei mercati finanziari. In un articolo work in
progress
(scusate l’auto citazione) provo a fare un esercizio simile sul
mercato del lavoro trovando risultati analoghii: dove il social capital e’
minore le persone usano piu’ spesso la famiglia per trovare lavoro. Inoltre,
questo tipo di cultura e’ piu’ importante dove le istituzioni funzionano male.
L’implicazione di questi lavori e’ che gli sforzi del policy maker dovrebbero
concentrarsi nel far funzionare bene le istituzioni in quelle aree dove il social
capital e’ minore. E’ li’ infatti che i tribunali e un sistema d’istruzione ben
funzionati sono piu’ importanti.

 

Quanto detto su non aiuta troppo a rispondere con precisione
alla Domanda (con la D
maiuscola!) di Michele (perche’ il sud?). E’ la domanda giusta, ma e’
tremendamente difficile e le risposte vanno cercate nelle interazioni fra
cultura, istituzioni e risultati economici. Mi rendo conto che e’ vago, ma
credo che li’ vadano ricercate le risposte e io di meglio (per ora) non so fare.

 

3. Dalla cassa per il
mezzogiorno alla cosiddetta nuova programmazione: che disastro!

L’ultimo punto che volevo sollevare e’ legato ad una forma
di assistenzialismo che forse e’ ancora piu’ pericolosa della cassa per il
mezzogiorno. Ormai le amministrazioni locali meridionali sono infestate dalle
confuse dottrine della nuova programmazione economica o programmazione
negoziata
(patti, piani strategici e simili). I consorzi pubblico-privato
(lo dice anche Saviano nel suo articolo) sono spesso un disastro e una scusa
per comportamenti collusivi e clientelari. Purtroppo a tale riguardo non c’e’
molta letteratura. Segnalo, comunque, le osservazioni condivisibili di Nicola Rossi. Il
pubblico deve, soprattutto al sud, occuparsi di infrastrutture (trasporti, traffico, spazi pubblici...) e far funzionare
bene i tribunali, la scuola dell’obbligo e (forse) la sanita’. Se si mette a fare
affari (o a negoziare) con i privati con la benedizione istituzionale, si va
dritti verso il disastro.

Qualcuno ha per caso una fonte indipendente per verificare se i dati sugli stipendi di Bassolino riportati in questo blog (post titolato "Napoli, il governo degli onesti e dei capaci") sono corretti? Persino nel mio "livore", che qualcuno mi ha attibuito, nei confronti della casta e della meridionale in particolare, non riesco a credere sia vero! UNMILIONECENTOQUARANTAMILA euro di salario nel 2003?!? In galera, in galera e buttare la chiave nell'immondizia!

Non sono in grado, o forse sì ma non ne ho poi molta voglia. A me cambierebbe poco sapere che ha uno stipendio di 30.000 EUR all'anno.

Da quelle parti un Poggiolini qualsiasi ex direttore generale del ministero della Sanità (se vi ricordate chi era) solo nel pouff di casa teneva 10mldi di lire, così, per le spesucce.

Questo è o' re. Così lo chiamano a Napoli. Lo sapeva?

In effetti, percepire un salario esageratamente alto non e' un reato, e una remunerazione elevata sarebbe anche giustificata per un alto dirigente dello stato se questi fosse all'altezza della situazione: altrimenti la pubblica amministrazione non riuscira' mai ad attrarre persone di talento dal settore privato.

Il guaio qui e' che Bassolino si e' rivelato un incapace in tutte le aree eccetto l'acquisizione clientelare del consenso, cosi' come accade, in varia misura, per praticamente tutti i politici: e farebbe danni per molti milioni di euro anche se il suo stipendio annuale fosse di dieci centesimi. Questo e' un problema strutturale che dipende soprattutto dai criteri di scelta in sede elettorale, che a loro volta sono frutto della totale refrattarieta' dell'elettorato italiano (e in particolare di quello meridionale) a valori meritocratici. Finche' non cambia quest'aspetto, tutto restera' uguale: e le transizioni dalla N-sima alla (N+1)-sima Repubblica continueranno a essere i soliti gattopardeschi cambiamenti di tutto per non cambiare nulla.

http://www.wikio.it/article=40433945

Petizione per le dimissioni di Bassolino: http://firmiamo.it/antibassolino

Dati: spazzini a Napoli: 20 a 1 (confronto con Milano). Costo Tassa rifiuti urbani a Napoli 140% più di Milano. FONTE: http://antibassolino.blogspot.com/2008/01/bassolino-condannato-risarcire-3.html
Deve risarcire più di 3 milioni di euro: Di commissari ne ha visti tanti la Campania in questi anni. Tutta la storia della spazzatura a Napoli e dintorni è sempre stata legata infatti a un vorticoso cambio di responsabili dell’emergenza. E proprio nel ruolo di ex commissario è ora accusato dalla Corte dei Conti il governatore Antonio Bassolino. Commissario fino al 2004, Bassolino, scrivono i giudici contabili nella loro sentenza, deve ora risarcire 3 milioni e 200mila euro alla Regione per la creazione di un «call center ambientale» con 100 dipendenti, lavoratori socialmente utili, al costo di 4 milioni di euro. I fatti si riferiscono al 2001.

Molto interessante anche Attac (sinistra estrema): http://www.italia.attac.org/spip/article.php3?id_article=1948

Credo non siano lo stipendio personale, ma le spese effettuate dal commissario in studi, progetti, consulenze, gettoni di presenza...

E forse si capisce perche' alle elezioni "'o re" prenda valanghe di voti...

 

P.S. Attac cita il Corsera di ieri.

E' con soddisfazione che si assiste al procedere delle misure.

Dapprima s'è provveduto ad affiancare a un commissario straordinario un altro commissario straordinario. Ora viene eletto un super-commissario straordinario nella figura di De Gennaro.

Ci auguriamo vivamente che ciò preluda alla costituzione di un tavolo di consultazione che provveda a definire l'istituzione di una commissione ad hoc per lo studio delle soluzioni da affidare a un agenzia appositamente costituita, sotto la responsabilità del Governatore della Campania. 

Si e' parlato di economia fin'ora ma ribadisco che ora si deve parlare di Educazione.

Da giovane osservatore queste sono le cose che non riesco a capire.

1."il nord e' cattivo"

2.La Delinquenza e Teppisti che assaltano i vigili del fuoco.

3.Gli stipendi degli amministratori pubblici incapaci

 

Invece questi sono i segnali positivi:

http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_10/pizzo_sala_bingo_04c5bb36-bf74-11dc-a9fc-0003ba99c667.shtml 

Sono passati ormai parecchi mesi da quando il Centro Culturale VivaCampaniaViva ha iniziato a muovere i suoi primi passi sul web. In questo periodo abbiamo avuto modo di ricevere molte lettere, messaggi e anche degli interessanti commenti sugli articoli che postiamo sul blog.

Certe volte gli stimoli che ci provengono dalla galassia indistinta dei nostri lettori sono incredibili. Ci è capitato più volte di soffermarci su richieste di aiuto di persone che hanno provato a lanciare un S.O.S attraverso il nostro sito. Probabilmente il contatto con la gente comune, che lotta nel quotidiano per difendere il proprio lavoro o la dignità della propria esistenza, è l’aspetto umanamente più stimolante dell’avventura di VivaCampaniaViva.Poche sere fa, in piena emergenza rifiuti, un caro amico ci ha inoltrato gli articoli “La casta è la spazzatura d’Italia”, scritto da Michele Boldrin e “Padoa Schioppa e l'evasione fiscale” di Alberto Lusiani entrambi riportati sull’interessante sito: http://www.noisefromamerika.org/.

L’effetto che ci ha fatto è stato più o meno quello di un pugno alla bocca dello stomaco.Non si trattava infatti del blaterare insensato di qualche politicante settentrionale che a malapena riesce a mettere insieme qualche concetto in buon italiano. Era invece una critica molto ben esposta e davvero durissima, nei toni e nei contenuti, al nostro mondo, alla politica e alla “casta” (per usare un termine che va molto di moda ultimamente) che governa l’Italia e in particolare il nostro Sud.Ci abbiamo messo un pò per assorbire il colpo ed abbiamo iniziato a dibattere, anche in maniera abbastanza animata sui contenuti dell’articolo. Replicare ad esso non è semplice, poiché le argomentazioni utilizzate sembrano supportate dai numeri e da situazioni di fatto che oggigiorno sono purtroppo sotto gli occhi di tutti.Ad un’attenta lettura però – e su questo abbiamo potuto finalmente essere d’accordo – l’articolo presta il fianco ad alcune critiche, sullo stile e sul merito che intendiamo sottoporre alla vostra paziente lettura.La prima valutazione da fare è che, nonostante la dovuta esasperazione per l’inaccettabile stato delle cose, la veemenza e la durezza di certe affermazioni ci appare esagerata. Non è con la violenza (anche se solo verbale in questo caso) che si risolvono i problemi. Nel nostro stile c’è infatti più l’ironia che non l’attacco sferrato all’arma bianca.  Fin dal primo giorno abbiamo ritenuto di adottare uno stile di comunicazione pacato, ma fermo, duro e non insolente, inflessibile e contemporaneamente aperto al dialogo e alle opinioni di tutti. Il tono dell’articolo sembra invece troppo perentorio e duro, facendo di tutta l’erba un fascio. Come si fa infatti ad attaccare il Presidente della Repubblica, l’unico che ha più d’una volta tentato di lanciare l’allarme e costretto il Governo con i suoi accorati appelli a provare ad intraprendere una via per la risoluzione dell’emergenza rifiuti? Di certo bisogna saper distinguere le responsabilità dei singoli e non semplicemente dire che tutti i politici che esprimono la loro opinione sul problema dicono banalità o semplicemente non centrano il problema. Anche attaccare frontalmente il Ministro Padoa Schioppa, discutendo il dettaglio delle sue affermazioni sulle tasse piuttosto che guardare alla sostanza politica della lotta all’evasione che fa il Governo, ci appare forse eccessivo – pur senza naturalmente nascondere l’evidenza del problema di una pressione fiscale attestata su livelli irragionevoli e di servizi pubblici di qualità perlomeno discutibile.

Indubbiamente però lo scritto di Boldrin centra alcuni punti essenziali: l’incapacità dimostrata dalla classe politica è palese, come sicuramente è vero che la strada da percorrere, quella più democratica e corretta, rimane quella di chiedere con fermezza e senza sosta le dimissioni dei principali responsabili di questo sfascio.

Però da buoni napoletani ci siamo sentiti punti nell’orgoglio quando veniamo accusati di nasconderci “dietro la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord”. Volenti o nolenti la realtà purtroppo ci offre questo. Ci sembra un dato di fatto inoppugnabile che la Campania ospiti sul proprio territorio i rifiuti gentilmente inviatici dalle industrie settentrionali. Inoltre, se il Sud è stato soggetto da parte dell’establishment governativo del Nord ad una politica di conquista, colonizzazione e sfruttamento dal 1860 fino all’avvento del Fascismo (ed oltre) e se questa politica è continuata anche nel dopoguerra a causa delle scelte politiche che hanno continuato a favorire l’industria del Nord, cui veniva molto comodo poter contare sulle “braccia” di tanta gente del Sud, di certo non tutta la responsabilità è dei meridionali e delle proprie elités intellettuali. Alle quali, peraltro, deve essere imputata la responsabilità di “essere andati a letto con il nemico”, pur di sopravvivere e sviluppare i propri business secondo delle scorciatoie troppo spesso ai confini o, addirittura oltre, della legalità. A questo si deve aggiungere senz’altro la natura “levantina” di tanti meridionali e l’esistenza di bande criminali a caratterizzazione più o meno locali (pensiamo che la mafia si è espansa ed ha accumulato potere anche negli Stati Uniti) per avere un quadro più chiaro della situazione rappresentata nel pamphlet di Boldrin.Peraltro desideriamo condividere fortemente l’appello del professore veneto ad un risveglio delle coscienze degli intellettuali e dei maitre a penser napoletani contro, non soltanto la classe politica che ci governa, ma anche – e vorremmo dire soprattutto – tutti coloro i quali approfittano della nostra debolezza per vessarci, quotidianamente, con i loro comportamenti incivili e fortemente ricattatori.Pensiamo per un attimo ai gravissimi incidenti che stanno avvenendo in questi giorni nel quartiere napoletano di Pianura. Gli autobus dati alle fiamme, gli incendi dei cassonetti o le bombe carta gettate contro i vigili del fuoco sono soltanto l’ennesima prova dell’anarchia che regna in certe zone della città. Gli autori di questi gesti infatti, per lo più non sono quegli abitanti del quartiere che da un giorno all’altro si vedono aprire una discarica sotto casa e che – più o meno legittimamente – aprono un blocco stradale per esprimere il loro malessere. Sono invece gli stessi delinquenti che, su scooter sfreccianti, fanno quotidianamente la gimcana sulla Tangenziale causando incidenti, che accoltellano i tifosi avversari la domenica fuori lo stadio o che derubano i turisti stranieri magari dopo averli picchiati o dopo aver sparato loro addosso. Questi signori sono gli stessi che, quando si tratta di andare alle urne, “vendono” i voti propri e delle loro famiglie, a qualche politico senza scrupoli il quale, per riconoscenza (o magari perché ricattato), quando ha il potere, non li fa perseguire con la dovuta decisione. Andiamo a vedere quali poltrone occupano i grandi votati dei quartieri più degradati della città e scopriremo magari che sono diventati proprio Assessori alla nettezza urbana (vedasi il caso di Gennaro Mola votatissimo a Secondigliano e Scampia nel 2006).È arrivato il giorno in cui dobbiamo dire basta a questa vera e propria schiavitù e riguadagnare la nostra dignità. Dobbiamo ammettere i nostri errori, imparare da essi e metterci sulla china della risalita. Possiamo senz’altro farlo e – come dicevamo all’inizio – ormai possiamo contare su tante persone che non desiderano altro che lavorare seriamente per migliorare il territorio e liberarlo dai cancri che lo reprimono. Non dobbiamo più chiedere legalità, ma dobbiamo imparare a viverla nel quotidiano, con i nostri comportamenti ed educando correttamente i nostri figli, spingendoli a credere sempre di più in sé stessi e non ad aspettare la raccomandazione del politico di turno per entrare in questo o quel carrozzone a spese della collettività. Saviano ha svolto un’opera del tutto meritoria denunciando con “Gomorra” il sogno di dominio della camorra in Campania, ma un libero mercato dove la gente non aspetta l’intervento pubblico come la manna dal cielo, ma si da’ da fare per vivere con le proprie iniziative è davvero la medicina che ci vuole per la nostra terra. Non si può dire che il capitalismo genera la camorra, piuttosto è proprio la debolezza del mercato a consentire al crimine di dominarlo ed inquinarlo.Per molte persone del Nord Italia, “napoletano” è sinonimo di inciviltà, superficialità, trascuratezza e dell’arte di arrangiarsi. Orbene, gli scriventi sono due persone che nella loro quotidianità, portano orgogliosamente in Italia e nel resto del mondo il nome e la cultura di napoletani di cui sono imbevuti.Tutti possono dimostrare, come facciamo ogni giorno noi e tanti altri amici, che sebbene la situazione qui sia davvero tragica, c’è ancora chi combatte e che esiste ancora un humus vivo che vuole smuovere questo stato di cose.

Siamo i primi a subire tutto ciò che i nostri concittadini fanno di negativo, vogliamo risvegliare l’orgoglio di dire basta e di sobbalzare dalla sedia dopo aver letto un articolo del genere dicendo: “Io non ci sto più!”. Abbiamo il sogno di vivere in una città europea, dove la gente abbia rispetto del proprio prossimo, dell’ambiente e delle regole di convivenza civile. Sappiamo che siamo noi soltanto che possiamo fare davvero qualcosa per la nostra città e la nostra vita. Dobbiamo solo volerlo!

Luigi Esposito e Mario de Riso Di Carpinone

Come avevo detto fin dall'inizio, mi riprometto di ritornare con calma sulle questioni sostanziali sollevate dal mio articolo e dai commenti che vi hanno fatto seguito. E penso di farlo con un altro post, probabilmente (purtroppo, penserete in molti) più lungo e più "accademico" del presente.

Coerentemente con questo impegno, mi astengo dal discutere le osservazioni di sostanza contenute nel commento a cui sto replicando, e mi limito a quelle di "forma" o, meglio, di "metodologia". Purtroppo, nonostante la lunghezza del commento, le osservazioni di sostanza sono, a mio avviso, solo le seguenti tre:

1. Ci sembra un dato di
fatto inoppugnabile che la Campania ospiti sul proprio territorio i
rifiuti gentilmente inviatici dalle industrie settentrionali.

2. Inoltre, se il Sud è
stato soggetto da parte dell’establishment governativo del Nord ad una
politica di conquista, colonizzazione e sfruttamento dal 1860 fino
all’avvento del Fascismo (ed oltre) e se questa politica è continuata
anche nel dopoguerra a causa delle scelte politiche che hanno
continuato a favorire l’industria del Nord, cui veniva molto comodo
poter contare sulle “braccia” di tanta gente del Sud, di certo non
tutta la responsabilità è dei meridionali e delle proprie elités intellettuali.

3. Questi signori sono gli
stessi che, quando si tratta di andare alle urne, “vendono” i voti
propri e delle loro famiglie, a qualche politico senza scrupoli il
quale, per riconoscenza (o magari perché ricattato), quando ha il
potere, non li fa perseguire con la dovuta decisione. Andiamo a vedere
quali poltrone occupano i grandi votati dei quartieri più degradati
della città e scopriremo magari che sono diventati proprio Assessori
alla nettezza urbana (vedasi il caso di Gennaro Mola votatissimo a
Secondigliano e Scampia nel 2006).

Di queste 3 affermazioni, 1. e 2. sono sia un po' troppo grossolane che non corrispondenti ai fatti (cosa che cercherò di far capire nel post), mentre 3. è senz'altro vera ma, proprio perché vera, mostra ed evidenzia il corto-circuito logico in cui i nostri giovani e, ne son più che certo, ben intenzionati lettori incorrono nel loro tentativo di salvare capra e cavoli. Loro mi permetteranno, spero, di usarla come uno degli esempi simbolici di questa confusione mentale che attanaglia da circa un secolo le classi dirigenti meridionali. Confusione che in taluni, come loro, è in buona fede ma che in molti altri in buona fede proprio non è, per nulla.

Il resto del commento è da un lato un invito (direi: un accorato appello) alla cittadinanza campana di recuperare le proprie dignità civiche e rendersi protagonista di una qualche forma di rinascita democratica e civile della regione, rinascita fondata sullo stato di diritto e sul libero mercato. Mi sembra un appello ragionevole, al quale certamente mi associo.  Dall'altro lato, però, il commento evidenzia uno dei limiti storici più gravi di quell'atteggiamento culturale che caratterizza (la parte buona del) le classi dirigenti del meridione italiano. Su questo mi soffermo.

Il commento inizia invitando all'uso dell'ironia, della sottigliezza linguistica, dell'allusione suppongo. Chiamare le cose con il loro nome, sembra, non fa bene alla salute ed è pratica disdicevole. Ebbene, da secoli la cultura del meridione si pasce di questa suppostamente superiore capacità linguistica secondo cui si può dire senza nominare, si può e si deve alludere, toccare di fioretto, sorridere mellifluamente, dibattere argutamente e poi andare tutti al circolo dei nobili a prendere, allegri e conviviali, il caffé. O ad uno dei tanti salotti romani dove Lucio Magri un tempo si trastullava con Andreotti e dove oggi la Sora Lella sorseggia il gin con la novella donna Fini ... Chiamare delinquenti i delinquenti, camorristi i camorristi, incompetenti gli incompetenti, e ridicoli i ridicoli, sembra non essere buona cosa. Dimostra scarsa eleganza, mancanza di tatto e stile, un animo plebeo e grezzo, insomma è una cosa da polentoni, non da nobili signori ch'anno studiato al liceo e sanno di greco e di latino ... Ecco, appunto: una cultura dove si ritenga che l'esser dei nobil signori che sanno di greco e di latino sia qualcosa a cui aspirare è, a mio polentonissimo avviso, una cultura da buttare nella spazzatura, magari davanti alla casa del signor Bassolino. Vi sono tonnellate di letteratura meridionale, parte buona parte meno, che ci racconta e descrive a cosa tale atteggiamento porti. Ma tant'è, due secoli dopo la lezione non sembra ancora esser stata appresa.

Vi è poi la difesa d'ufficio di Giorgio Napolitano, ed a seguito della medesima (anche se non così esplicita) di una qualche fetta della classe politica campana della quale si chiede di non far "di tutta l’erba un fascio". Io non so, ragazzi, quanti anni abbiate; né conosco quali siano le vostre esperienze e se, prima di lanciarvi in tale intrapresa, vi siate premurati di dare un'occhiata ai libri che raccontano la carriera politica del signore in questione, e degli altri politici napoletani o campani. Ma non vedo cosa vi sia da difendere nella vita politica dell'aristocratico comunista GN, ora presidente della repubblica italiana. È SEMPRE stato dalla parte sbagliata, sempre. Gli è andata bene: non ha mai vinto, e siamo stati salvati per un soffio dall'applicazione delle idee sue e dei suoi comparielli e compagnoni. Avrebbe corso dei rischi lui stesso, avesse mai vinto il suo partito! Alla veneranda età in cui dovrebbe essere in pensione lasciando che fossero altri meno compromessi di lui con le follie comuniste a governare il paese, egli fa il costosissimo presidente della repubblica. Così facendo, tra una gita a Napoli e l'altra, egli pontifica ovvietà da un costosissimo palazzo papalino. A che serve l'enorme macchina di sprechi su cui siede? A nulla! Se davvero vuole il bene del popolo e la fine degli sprechi, perché non va in pensione e chiede pubblicamente che si chiuda il Palazzo del Quirinale, con annessi e connessi? O che se ne riducano i costi a quelli della Casa Reale Spagnola, i famosi Borbone un ramo dei quali passò per Napoli tempo addietro? Se proprio vuol parlare, perché non chiede le dimissioni dei suoi amici Iervolino e Bassolino? E delle due giunte al completo? E la creazione di una commissione d'inchiesta? E la restituzione dei milioni di euro di stipendi pubblici che una mezza dozzina di Commissari speciali si sono succhiati in 14 anni di emergenza, producendo quanto abbiamo oggi di fronte? Potrei continuare, ma mi fermo: che senso ha e su cosa si basa la vostra difesa d'ufficio di GN? CHI nella classe politica campana va salvato? Vorrei un nome, ed un argomento, per evitar di fare d'ogni erba un fascio la prossima volta. Vorrei l'erba da lasciar fuori: chi e'?

Idem per TPS: in base a che cosa dovrei dir bene del signor TPS qua figura pubblica? Come economista non ha mai detto o scritto nulla che superasse il banalotto, ma passi. Come ministro, che ha fatto? Disastri, oltre che plateali errori. Soprattutto, dice bugie tecniche come abbiamo documentato noi e  molti altri. Perché mai dovremmo tessere le sue lodi? Le sue politiche fanno danno al paese; i suoi argomenti economici sono a volte confusi ed altre volte incoerenti. La sua lotta all'evasione appare essere funzionale non ad una strategia di risanamento ma ad una di spremitura degli italiani che lavorano per sussidiare quelli che non ...

Infine: il problema non e' che io sia "veneto" e voi "campani". Non si tratta d'una qualche forma di campanilismo provinciale in cui il mio rione/citta'/provincia/vescovo/gonfalone e' piu' bello dell'analogo vostro. Di tali storiche follie italiane nulla m'interessa; anzi, esse mi generano profonda vergogna (verguenza ajena, dicono gli spagnoli) quando le vedo praticare da altri. Si tratta di fatti, ragazzi, di fatti storici che si sono andati accumulando da decine di anni. Vanno elencati questi fatti, imparati a memoria, guardati in faccia per cio' che sono e mai piu' scordati, mai piu'. Per fare cio' occorre chiamare le cose con il loro nome. Che e' quanto ho cominciato a fare, ed intendo continuare. 

P.S. A conferma del fatto che non credo proprio di soffrire di sciocco campanilismo, appena ho un attimo vorrei ritornare sul tema Venezia, che avevo cominciato ad affrontare l'anno scorso e poi ho abbandonato. Dopo il solito mese passato andando e venendo da Venezia in occasione delle vacanze invernali sono ancor piu' convinto dell'anno scorso che l'amministrazione comunale di Venezia sia composta d'incompetenti signori che andrebbero mandati rapidamente a casa. Si stanno facendo parecchio del male gli abitanti di quel comune e, anche se gli errori delle giunte Cacciari-Costa-Cacciari (e quante altre le precedettero dalla meta' degli anni '70 in poi) non sono neanche paragonabili a quelli delle giunte napoletan-campane, una riflessione critica e propositiva merita esser fatta.

Abbiamo parzialmente risposto - anche ad alcuni concetti ribaditi in questo post - in un post che segue un intervento di Alberto Bisin. Vorremmo comunque concederci qualche ulteriore battuta sullo scritto di Michele Boldrin.

Sui tre punti che sono stati evidenziati nella nostra replica, ribadiamo senz'altro i primi due. Che la Campania sia stato il territorio "preferito" per gli sversamenti di rifiuti tossici ed illegali questo è un dato di fatto che deriva da anni di indagini della magistratura. Storicamente questo problema è nato perché i rifiuti venivano imbarcati sulle navi per essere mandati chissà dove (prevalentemente in paesi del Terzo Mondo) dal Porto di Napoli. Senonché in seguito all'intensificarsi dei controlli, questi criminali hanno avuto la bella idea di iniziare a sversare questi rifiuti un po' dove capitava, in particolare nei dintorni di Napoli e Caserta. Ora, visto che le zone sono diventate completamente sature, si sta iniziando ad andare al di là dei confini regionali. Desideriamo richiamare l'attenzione su un punto. Una cosa sono le mancanze delle autorità regionali e centrali nella gestione della raccolta e dello smaltimento dell'immondizia. Un'altra sono i reati ambientali commessi dalla camorra. Sono due problemi diversi, anche se, ovviamente, intrecciati in maniera piuttosto complessa tra loro.

Inoltre ribadiamo anche l'altro concetto che abbiamo espresso precedentemente. Se il Sud è nelle condizioni in cui è, riteniamo sia un errore dare la responsabilità ESCLUSIVAMENTE alla classe dirigente locale. Non intendiamo nascondere le responsabilità che certamente ci sono e che abbiamo anche noi richiamato nel nostro articolo. Ma l'Italia è un paese unito da circa 150 anni e, fino a pochi decenni fa, di politica regionale non si era nemmeno iniziato a parlare. Per cui se il governo nazionale ha perseguito politiche di sviluppo completamente sbagliate - portate avanti anche da politici del Nord - la responsabilità (almeno dal punto di vista tecnico) è centrale, e non locale. Non si sono perseguite politiche di sviluppo dell'imprenditoria locale e non c'è stato nessun interesse a far sviluppare le potenzialità esistenti.

Infine sui toni usati... naturalmente ognuno è libero di esprimersi come ritiene più confacente al proprio io, l'importante è che il messaggio che si trasmette arrivi a destinazione forte e chiaro.

Relativamente al Presidente della Repubblica, rinviamo alla risposta ad Alberto Bisin.

PS: per la domanda su quale politico campano sia da salvare, beh ammettiamo di essere in serissima difficoltà... Siamo alla ricerca e daremo un segnale nel caso qualche luce si dovesse accendere ! :)

Ci sembra un dato di
fatto inoppugnabile che la Campania ospiti sul proprio territorio i
rifiuti gentilmente inviatici dalle industrie settentrionali.

Vi sembra? E in base a quali dati di fatto?

Consiglio di informarsi sull'esito delle inchieste "Re Mida", "Re Mida 2", "Mazzettus", "Houdini", "Mosca", per esempio. I dossier ecomafia di legambiente sono tutte ottime letture a proposito.

 

Purtroppo i rapporti sono introvabili in rete a meno di non ordinarli da LegaAmbiente. Che li fa pagare 20 Euro all'uno! Ma come sono ingenui, pensano di finanziarsi in questa maniera? Perche' non mettere i PDF scaricabili? Qualcuno ce li ha? Mi interesserebbe capire meglio i dettagli di questa storia.

Per quanto riguarda le attivita' giudiziarie: Qui trovi un elenco riassuntivo delle attivita' investigative fino al 2003, utile almeno per orientarsi. Questo e' il dossier Sicilia 2006, e questo quello completo 2001. Ce ne e' uno da qualche parte del 2005 che riguarda solo la regione lombardia. Gli altri completi purtroppo non si trovano in rete.

Un documento interessante sullo stato di emergenza, ovviamente senza accenni diretti di responsabilita' giudiziarie, invece e' quello della corte dei conti.

 

 

Purtroppo i rapporti sono introvabili in rete a meno di non ordinarli da LegaAmbiente.
Che li fa pagare 20 Euro all'uno! Ma come sono ingenui, pensano di
finanziarsi in questa maniera? Perche' non mettere i PDF scaricabili?
Qualcuno ce li ha? Mi interesserebbe capire meglio i dettagli di questa
storia.

Ma comunque, la cosa non cambia di una virgola i termini della questione: non credo in quei rapporti si possa leggere che l'accettazione di tali rifiuti e' stata imposta armi in pugno dagli industriali del nord. In qualunque posto del mondo puo' spuntare su qualcuno interessato a comprare rifiuti: sta alle amministrazioni locali stabilire se la cosa e' lecita o no (per esempio, decidendo se il compratore in questione processa i rifiuti senza danni inaccettabili all'ambiente, o se invece ne scarica i costi sulla collettivita' locale limitandosi a intascare i soldi della vendita). Il problema e' sempre quello: la qualita' delle amministrazioni, che puo' essere risolta solo da quei cittadini che le eleggono. Se non lo fanno, non possono atteggiarsi a vittime e chiedere ad altri di farsi carico dei problemi che ne derivano.

Veramente quando si parla di ecomafia dei rifiuti speciali - cioe' non urbani ma industriali che vanno smaltiti - si tratta di procedimenti abusivi. Solo in campania sono calcolate 2500 discariche abusive, cioe' gestite non dagli amministratori locali ma roba che la sera prima non c'e' e al mattino compare: spesso si tratta di terreni comprati dalla camorra a poco prezzo che vengono scavati e riempiti; quando sono pieni vengono rivenduti, talvolta diventando magicamente edificabili. Altre volte sono semplicemente bidonate di schifezze che vengono mischiate tra di loro e rivendute come fertilizzanti o roba cosi'. Le regioni che piu' approfittano sono ovviamente quelle che piu' hanno da smaltire (veneto, lombardia, toscana).

Cito testualmente un'amica veneta che ha trovato ottime parole: "andrebbe probabilmente messa in piedi una strategia
che comprende tutto il territorio italiano e non solo la Campania,
perche' altrimenti nel frattempo nel resto del paese si continua a
credere di essere bravissimi con la raccolta differenziata quando
invece ci si limita a spostare lo schifo da qualche altra parte".

 

Cito testualmente un'amica veneta che ha trovato ottime parole: "andrebbe probabilmente messa in piedi una strategia
che comprende tutto il territorio italiano e non solo la Campania,
perche' altrimenti nel frattempo nel resto del paese si continua a
credere di essere bravissimi con la raccolta differenziata quando
invece ci si limita a spostare lo schifo da qualche altra parte".

Ma che "strategia" potra' mai servire? Se la legge e' violata (e lo e' per definizione, quando i procedimenti sono abusivi) basta perseguire penalmente i violatori, senza tante grandiose "strategie per il territorio", campano o nazionale che sia.

E comunque, mi puoi quantificare l'incidenza percentuale di questi "rifiuti importati" sul totale della spazzatura che la Campania non sa come smaltire? Parlo di ordini di grandezza, non di valori a tre cifre significative.

 

Cito testualmente un'amica veneta che ha trovato ottime parole: "andrebbe probabilmente messa in piedi una strategia che comprende tutto il territorio italiano e non solo la Campania, perche' altrimenti nel frattempo nel resto del paese si continua a credere di essere bravissimi con la raccolta differenziata quando invece ci si limita a spostare lo schifo da qualche altra parte".

Questa affermazione per me e' semplicemente inaccettabile. Per quanto ne capisco la raccolta differenziata e' sostanzialmente indipendente dalla gestione dei rifiuti pericolosi. Raccolta differenziata significa banalmente separare carta, vetro, metalli, organico delle famiglie e delle piccole attivita' commerciali e artigianali per consentirne il riciclaggio senza costi economici eccessivi, e per evitarne l'accumulo indifferenziato in discariche che sono limitate e specie se mal gestite inquinanti. Si tratta di un problema banale che richiede solo amminsitrazioni locali di qualita' decente e cittadinanza un minimo ricettiva. Dai dati che ho letto, al Nord in media il 30% dei rifiuti e' correttamente differenziato, al Sud il 10%. Le differenze rispecchiano la differente qualita' media delle amministrazioni locali, e non hanno nulla a che fare con i rifiuti pericolosi per quanto arriva la mia comprensione.

I rifiuti pericolosi corrispondono ad alcuni specifici rifiuti industriali tipicamente prodotti da imprese medio-grandi che la legge impone di smaltire secondo procedure costose per limitare l'inquinamento. Gli industriali scelgono chi offre il prezzo piu' basso. Dove la qualita' delle amministrazioni locali e' inferiore, e dove c'e' minore controllo legale, come in Campania, la criminalita' organizzata e' in grado di fare profitti offrendo prezzi bassi e smaltendo i rifiuti in maniera illegale e inquinante. Per quanto le imprese abbiano una parte di responsabilita', e' evidente che la vera responsabilita' anche di questo problema va addebitata alla scarsa qualita' delle amministrazioni locali, e all'inefficienza del controllo legale, compito quest'ultimo dello Stato italiano. Infatti se amministrazioni locali e azione dello Stato fossero comparabili, le imprese del Nord smaltirebbero illegalmente a basso prezzo nelle regioni del Nord dove i rifiuti stessi vengono prodotti, risparmiando anche i costi di trasferimento in Campania.

In conclusione, mi sembra che sia completamente ingiustificato tirare in ballo i rifiuti pericolosi in relazione all'incapacita' della regione Campania di gestire la normale immondizia locale, come fanno Saviano e anche i redattori di Vivacampaniaviva. La responsabilita' dei rifiuti locali campani e' esclusivamente delle amministrazioni locali, e i maggiori responsabili del disastro decennale cui assistiamo sono Bassolino e Iervolino. Per quanto riguarda i rifiuti pericolosi, la responsabilita' delle imprese settentrionali e' praticamente inesistente: certo non inviano i rifiuti in Campania con convogli militari. La responsabilita' anche per questo problema va addebitata alle amministrazioni locali e alla scarsa qualita' del controllo legale in Campania, responsabilita' dello Stato italiano.

 

Infatti se amministrazioni locali e azione dello Stato fossero
comparabili, le imprese del Nord smaltirebbero illegalmente a basso
prezzo nelle regioni del Nord dove i rifiuti stessi vengono prodotti,
risparmiando anche i costi di trasferimento in Campania.

Cosa che infatti accade. Il Veneto, per dire, e' la terza regione per illeciti ambientali (riscontrati, ok) dopo Campania e Calabria.

 

 

Cosa che infatti accade. Il Veneto, per dire, e' la terza regione per illeciti ambientali (riscontrati, ok) dopo Campania e Calabria.

Questa e' un'informazione utile, ma conferma ancora di piu' che  lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi non interferisce la raccolta e la differenziazione dei rifiuti ordinari. Il Veneto differenzia al 30% (la provincia di Padova e' una delle piu' virtuose di tutta Italia, per quanto ricordo) e non ci sono particolari emergenze nella raccolta e smaltimento dei rifiuti.

 

Credo che occorra tenere distinti i due aspetti.

Nel caso dei rifiuti pericolosi siamo puramente e semplicemente nel campo delle violazioni della legge penale. Chi invia i rifiuti pericolosi e chi li smaltisce abusivamente sono sullo stesso piano di responsabilità, esattamente come il corrotto e il corruttore: si tratta pur sempre di un "turpe accordo", rispetto al quale non c'è da gradare nessuna responsabilità. Il fatto che in Campania sia più agevole commettere tale reato non rende meno colpevole chi quei rifiuti invia, tra l'altro proprio approfittando del fatto che il tutto non avviene nel suo cortile di casa.

Cosa ben diversa, invece, è lo sfascio dei rifiuti solidi urbani (RSU). Qui si tratta semplicemente di buona amministrazione, non di una attività criminale.

Ora, se è evidente che la buona amministrazione è stata latitante nel campo dei RSU, non si può neanche dimenticare che le condizioni per una corretta amministrazione trovano difficoltà a decollare se il territorio da amministrare è inquinato, materialemte e moralmente, da una attività criminale di smaltimento rifiuti tossici.

Con ciò non voglio giustificare gli amministratori campani (anche se la situazione è a macchia di leopardo), tuttavia comprendere e ricordare le due facce delle maedaglia può forse aiutare a trovare una soluzione-

Però da buoni napoletani ci siamo sentiti punti nell’orgoglio quando veniamo accusati di nasconderci “dietro la comoda menzogna del Sud sottosviluppato per ragioni naturali e/o vittima del Nord”.
Volenti o nolenti la realtà purtroppo ci offre questo. Ci sembra un
dato di fatto inoppugnabile che la Campania ospiti sul proprio
territorio i rifiuti gentilmente inviatici dalle industrie
settentrionali. Inoltre, se il Sud è stato soggetto da parte
dell’establishment governativo del Nord ad una politica di conquista,
colonizzazione e sfruttamento dal 1860 fino all’avvento del Fascismo
(ed oltre) e se questa politica è continuata anche nel dopoguerra a
causa delle scelte politiche che hanno continuato a favorire
l’industria del Nord, cui veniva molto comodo poter contare sulle
“braccia” di tanta gente del Sud, di certo non tutta la responsabilità
è dei meridionali e delle proprie elités intellettuali. Alle
quali, peraltro, deve essere imputata la responsabilità di “essere
andati a letto con il nemico” [...]

Rispondo con piacere alla vostra replica molto civile che contiene molti punti condivisibili.

Ho gia' scritto in un'altra risposta che ritengo insensato mescolare (come fa anche Saviano) lo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi in Campania con l'incapacita' degli amministratori locali Campani di gestire decentemente la raccolta e lo smaltimento dell'immondizia locale ordinaria. Il primo e' un problema di controllo di legalita', di cui e' responsabile in primo luogo lo Stato italiano, e probabilmente corresponsabili sono le autorita' amministrative locali Campane. Il secondo e' un banale problema di amministrazione e responsabilita' locale. Praticamente in tutto il mondo le amministrazioni locali sono in grado di trovare una soluzione decente in linea con lo sviluppo economico e culturale del luogo. Credo sia sintomatico di quanto malato sia lo Stato Italiano anche solo immaginare che parte della soluzione si possa trovare con la solidarieta' delle altre regioni. Ogni aiuto esterno in questo caso riduce e confonde le responsabilita' locali che sono clamorose. Come documentano i giornali, chi ha gestito l'emergenza rifiuti in Campania, ormai decennale, ha usato i soldi dello Stato per assumere impiegati pubblici nullafacenti, ingrossando le proprie clientele a spese dei contribuenti italiani, ovviamente senza curare l'emergenza che anzi sembra tornare periodicamente utile per sollecitare nuove risorse e nuovi aiuti. E tutto questo e' reso possibile e continuera' fino a quando ci saranno solidarieta' e aiuti di Stato deresponsabilizzanti. L'unica strada per migliorare e' punire chi amministra male, invece di premiarlo assieme alla comunita' che lo ha eletto con ulteriori trasferimenti di risorse.

Per quanto riguarda la conquista del Sud, e' vero che hanno che l'hanno decisa e portata a termine le classi dirigenti del Nord (inclusi comunque in prima linea anche i Toscani, e senza la collaborazione di almeno un Lombardo come Cattaneo). Tuttavia gia' nel 1895 un socialista come Turati scriveva "il presente governo non e' governo italiano, ma del mezzodi' contro il settentrione", per cui da Nord si puo' a ragione argomentare che il governo centrale ha governato (malamente) contro gli Italiani del Nord e a favore degli Italiani del Sud gia' a partire da pochi decenni dopo l'unificazione. La politica dello Stato Italiano non ha favorito solo le grandi imprese del Nord colluse con lo Stato, ha favorito anche e ancora di piu' i loro alleati agrari del Sud, tanto e' vero che la misura economicamente piu' rilevante del Regno d'Italia e' stato il dazio sul grano di importazione, adottato per proteggere a spese dei consumatori italiani in particolare l'agricoltura estensiva e poco produttiva del Sud. Non solo, fin dall'unificazione il Regno d'Italia ha consentito ai possidenti meridionali e laziali una mostruosa e sistematica evasione fiscale, che ha consentito loro di accumulare ricchezze pur mantenendo la societa' meridionale nell'arretratezza. Quando lo Stato Italiano rinuncia nel 1895 ad assogettare i possidenti meridionali alle stesse tasse di quelli settentrionali Turati scrive:

"una nuova dichiarazione di guerra della baronia feudale sicula e
napoletana ai proprietari terrieri del Lombardo- Veneto [...] un nuovo
passo - e qual passo - verso l'assoggettamento dell'Italia civile,
operosa, industriale, moderna, dell'Italia europea, all'Italia
meridionale baronale, africana, borbonica; e' la coltura estensiva,
quasi nomadica, e' il latifondo parassita, depauperatore, miasmatico,
che vuol vivere a spalle dell'agricoltura progressiva, dei nuovi metodi
culturali che incominciarono a introdursi nelle zone agricole progredite
e ai quali la perequazione dell'imposta avrebbe consentito slancio
maggiore." (Critica sociale, 1 dicembre 1895, p. 353).

Le grandi imprese poco competitive del Nord come e' stata tradizionalmente la Fiat hanno profittato dell'immigrazione di massa meridionale per avere manodopera a basso prezzo. Se questo ha beneficiato i profitti degli Agnelli, ha pero' ridotto i salari dei molto piu' numerosi operai piemontesi rispetto ai loro colleghi francesi e tedeschi. Alla fine sia i cittadini del Nord sia quelli del Sud hanno perso, per far guadagnare una Casta di scarsa qualita' e perdente nel confronto internazionale, composta dai grandi industriali del Nord collusi con lo Stato e dal ceto politico meridionale loro alleato, a sua volta beneficiato con impieghi statali remunerati in numero e misura eccessiva.

Alla fine di tutto, e' perfino difficile quantificare chi sta peggio, se stanno peggio i settentrionali che lavorano, sono tassati a sangue, e pero' almeno hanno livelli di reddito e consumi quasi europei, sia pure con servizi statali miserabili come scrive l'Economist, oppure i meridionali, che per meta' prendono uno stipendio statale spesso misero ma per non far quasi nulla di utile, e per l'altra meta' sopravvivono poveramente in un'economia asfittica nella regione piu' povera dell'Europa occidentale. Quello che a me e' comunque chiaro e' che il sistema di potere su cui si basa lo Stato italiano, tassare a sangue e imbrogliare i settentrionali per pagare le clientele nel meridione, non funziona nemmeno per comperarsi la rielezione negli ultimi 15 anni, e produce solo danni e miseria per il cittadino italiano medio.

Mi fa molto piacere questo commento. E' accorato e pieno di passione, oltre che onesto; qualita' necessariamente rare in chi vive le crisi dall'interno. Michele suppongo rispondera' anche in dettaglio e quindi mi limito a commenti estemporanei. Il primo riguarda il Presidente della Repubblica. Io concordo con il giudizio negativo di Michele. Per quanto appelli alla soluzione della crisi siano benvenuti, naturalmente, e per quanto la posizione istituzionale obblighi gioco-forza a posizioni super partes, io non ho sentito altro che stanchi richiami alla solidarieta'. A mio avviso, la questione, se posta in termini di solidarieta' (come sta adesso succedendo con la distinzione tra le regioni che accettano i rifiuti e quelle che non li accettano) e' malposta, fa piu' male che bene, e soprattutto a Napoli, la Campania, e al Sud. A me pare che la questione sia invece da porre in termini di responsabilita'. Il Sud non uscira' da queste situazioni fino a che la struttura istituzionale non sia tale da addossare al Sud le responsabilita' del Sud. Tutti questi lamenti sull'incapacita' dei cittadini del Sud ad eleggere politici che si rispettino e' un insulto ai cittadini del Sud. Per quanto ci siano al Sud avanguardie morali, che agiscono sulla base di pricipi morali (di cui immagino facciate parte voi stessi; di cui non ho dubbi faccia parte Saviano - ho recensito Gomorra su questo sito ) la societa' civile ha votato e vota razionalmente: ha eletto chi meglio garantisce finanziamenti a pioggia - tutti i lavoratori dell'emergenza rifiuti, dai netturbini a quelli del famoso call center, tutti costoro hanno dopotutto avuto lavoro e lo devono a Bassolino e alle persone a lui vicini. Non si puo' sperare che la societa' civile voti moralmente; nonostante le avanguardie. Non lo fa in Campania, come non lo fa a Bolzano, a Milano, e a Dallas. Bisogna dare incentivi alla societa' civile che vota razionalmente a votare per lo sviluppo. A mio parere questo avverra' solo quando la societa' del Sud sara' responsabile, soprattutto economicamente. Per questo la questione della solidarieta' e' malposta. Sara' l'arida mente dell'economista a parlare ma non c'e' nulla di male a rifiutare i termovalorizzatori se si accettano i costi della decisione, cioe' se si paga per avere le ecoballe smaltite in Germania o in Sardegna (per non parlare delle discariche). Pero' rifiutare i termovalorizzatori e poi aspettare che lo smaltimento avvenga a spese di tutti, a livello nazionale, oppure che avvenga grazie alla solidarieta', questo porta alle crisi come quella di questi giorni.

E' per questo che il commento di Saviano che fate vostro, e cioe' che la responsabilita' della crisi ' anche della spazzatura del Nord, e' scorretto, secondo me. Le imprese del Nord non costringono nessuno ad accettare spazzatura in buchi sottocasa. Accettano offerte a farlo da parte della mafia. Questo e' certamente moralmente disdicevole ma non ha nulla a che fare con il fallimento della societa' civile, intellettuale e politica del Sud. Le imprese del Nord non buttano i rifiuti in discariche a cielo aperto a Gallarate perche' la societa' civile, intellettuale e politica di Gallarate non lo permette (le imprese lo farebbero volentieri). Perche' nessuno ha offerto alle imprese del Nord discaricare rifiuti a Mantova, a Francoforte, o a Stoccolma? La mafia, come tutti ripetono in questi giorni, esiste anche al Nord, ma le discariche le fa al Sud. E' triste ma la questione e' questa. Perche' al Sud? Perche' il Sud e' economicamente dipendente; dalla Mafia, dai sussidi, dalla solidarieta'. E lo e' diventato anche culturalmente. E' triste ma vero.

Io credo che la responsabilizzazione del Sud (ad esempio attraverso forme di federalismo fiscale) sia l'unico modo per il Sud di uscire dal sottosviluppo. E i lamenti sulla spazzatura del Nord danno solo misura di un rifiuto culturale a comprendere la situazione. Per questo sentire Saviano esprimere questo lamento in TV mi ha depresso; perche' ho capito che la sua e' si' avanguardia morale, ma non e' avanguardia intellettuale - e' piuttosto pigrizia intellettuale. Il Giugno scorso ho visto Bertolaso al Festival dell'Economia di Trento. Ha lamentato che il Nord manda aiuti in Asia per lo tsunami ma non al Sud per la spazzatura. Questo e' argomento indegno, facile, e irresponsabile. L'arretratezza culturale sta nell'accettare questi argomenti, nel nascondercisi dietro.

La cosa che mi fa piu' rabbia, e concludo, e' che le cose che dico qui (e che dicono Michele e Alberto Lusiani nei loro articoli) non si possono dire perche' normalmente associate alle posizioni moralmente disgustose che la Lega ha spesso assunto negli anni. Mi fa molto piacere quindi che voi abbiate capito il diverso spessore tra quello che dicono Michele e Alberto e tutta la "spazzatura" che appare sui giornali.

Un intervento davvero interessante e stimolante quello di Bisin. Ci farebbe piacere riceverne di più sul nostro sito, per cui, anche se, come vedrai più avanti, ci troviamo in disaccordo con te su alcuni punti, ti ringraziamo del tempo che ci hai dedicato e incentiviamo tutti a scrivere i loro pensieri nei commenti agli articoli del blog. Per quanto possibile ci farebbe piacere leggere dibattiti provenienti da più persone, proprio come si confà ad un “think tank” (quale aspiriamo ad essere!).


Andiamo nel merito dello scritto di Alberto.

Il primo punto su cui desideriamo esprimere il nostro pensiero è sul ruolo del Presidente Napolitano. Vogliamo ricordare che l’emergenza rifiuti è scattata due volte negli ultimi mesi (richiamando l’attenzione dei media) e ciò è avvenuto a maggio e all’inizio dell’anno nuovo, quando Napolitano ha, non solo denunciato il problema a chiare e forti lettere, ma soprattutto ha sostanzialmente “costretto” il Governo ad intervenire. Desideriamo ricordare a tutti che essendo il “problema rifiuti” commissariato, le responsabilità della gestione e delle decisioni con cui si affronta la questione sono da far risalire nella sostanza al Governo nazionale. Certo, il Presidente richiama alla solidarietà, ma cosa potrebbe mai dire? Proporre soluzioni? Non è nelle sue competenze e ci siamo già dilungati su quanto il Governo nazionale (non) fa.

Dove comunque ci troviamo in accordo con te (e con gli interventi di Lusiani e Boldrin) è che non servono più aiuti, solidarietà e denaro pubblico a fiumi. Ci interessa al massimo essere aiutati a decidere e a crescere da soli. Come questo può avvenire però è un rebus. Alla fine in tutta Europa si riesce a far crescere nei territori grazie ai sistemi del co-finanziamento e della politica di coesione, nel quale le economie e le imprese locali riescono a trovare terreno fertile per lo sviluppo. Qui al Sud, purtroppo sembra che il business sia principalmente nel frodare le autorità centrali (nazionali, europee o financo regionali che siano). Evidentemente, purtroppo, rende di più.

Dove ci sentiamo invece di dissentire da quanto hai detto è nella valutazione dimensionale che fai del problema. Se è vero che è corretto richiamare il Meridione alle proprie responsabilità, in particolare la sua classe dirigente, e che quest’ultima ha una enorme parte nell’emergenza che si è venuta a creare, è anche vero che ormai la rilevanza del problema ha travalicato i confini regionali. Non solo, ma se dobbiamo fare una corretta valutazione della questione, essa riguarda tutta l’Italia. Anche perché gli sversamenti ormai – nonostante quello che pensiate o vediate – avvengono anche in territori a Nord di Roma (Lazio, Umbria, Toscana, Marche e altrove), financo nel cuore del civilissimo Nord (se ne vuoi sapere di più segui questo link che riassume alcuni dei termini della questione). E, purtroppo, a differenza di quel che dice Boldrin, anche voi non avete compreso la gravità del problema e non state scendendo nelle piazze o licenziando i vostri amministratori collusi.

Accanto ad una condizione di emergenza legata alle organizzazioni criminali, c'è la questione più ampia del sistema affaristico della gestione dei rifiuti. Una gestione che coinvolge imprese e aziende che operano in ben altri territori. Le recenti attività di indagine ci indicano come ci sia un disegno nazionale e internazionale che ha alcuni epicentri, soprattutto nel mezzogiorno del paese, ma che è largamente presente nel resto d'Italia. Come hanno dimostrato le indagini, vi è un sistema lobbistico imprenditoriale che governa questi fenomeni, al di là di una specifica localizzazione geografica e che anzi si colloca per lo più al Nord.

Purtroppo non bisogna nascondersi dietro un dito, se sia nata prima la domanda di sversamenti abusivi o se la camorra, fiutato il business, si sia proposta per fare il “lavoro sporco”. Fare impresa correttamente è una cosa, violare le regole è un’altra. Se sono un industriale veneto e penso di disfarmi dei rifiuti tossici della mia azienda vendendoli a un rappresentante di chissà quale ditta che mi propone un prezzo che è la metà di quello che dovrebbe essere, non sono furbo, ma sono un criminale, esattamente come colui che fa accendere a quattro zingari quegli stessi rifiuti sotto l’asse mediano a Villaricca.

Non chiediamo la solidarietà pelosa o l’aiuto per avere ancora altri soldi pubblici da rubare! Ma dobbiamo svegliarci tutti dal Sud al Nord, perché è l’ora di farlo.

Chiudiamo ribadendo un concetto che ci troverà ancora una volta d’accordo: chiediamo ai nostri governanti di andarsene, ora, subito, quanto prima. Purtroppo però chi ha il potere non lo cede (e questo non lo diciamo noi, ma praticamente tutti i politici di alto rango). Dovremo essere tutti noi a fare gruppo per riuscire a scalzare democraticamente questi affaristi dalle poltrone che attualmente occupano.

Luigi Esposito e Mario de Riso di Carpinone Centro Culturale VivaCampaniaViva

Dove ci sentiamo invece di dissentire da quanto hai detto è nella
valutazione dimensionale che fai del problema. Se è vero che è corretto
richiamare il Meridione alle proprie responsabilità, in particolare la
sua classe dirigente, e che quest’ultima ha una enorme parte
nell’emergenza che si è venuta a creare, è anche vero che ormai la
rilevanza del problema ha travalicato i confini regionali. Non solo, ma
se dobbiamo fare una corretta valutazione della questione, essa
riguarda tutta l’Italia.
Anche perché gli sversamenti ormai –
nonostante quello che pensiate o vediate – avvengono anche in territori
a Nord di Roma (Lazio, Umbria, Toscana, Marche e altrove), financo nel
cuore del civilissimo Nord (se ne vuoi sapere di più segui questo link che
riassume alcuni dei termini della questione). E, purtroppo, a
differenza di quel che dice Boldrin, anche voi non avete compreso la
gravità del problema e non state scendendo nelle piazze o licenziando i
vostri amministratori collusi.

 

Questo paragrafo qui sembra fuori tema.

Se si imposta la risposta su "anche a Nord" si finisce per sviare la questione sostanziale "perche' in Campania nel 2008?".

I dati forniti da Michele affossano una parte del vostro intervento, quello che sembra solo un disperato tentativo di "tirare tutti nella barca che oggi e' affondata".

Altre:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200705articoli/2149...
http://www.la7.it/blog/post_dettaglio.asp?idblog=ILARIA_DAMICO_-_Exit_15...

Di questa solidarietà inter-regionale si può e si deve fare a meno, se si vuole guidare il paese fuori dalle sacche dell'assistenzialismo. Esattamente come si può e si deve fare a meno di quest'altra solidarietà inter-bancaria, se si vuole minimizzare il rischio di speculazioni finanziarie non socialmente produttive.

In nessuno dei due casi smetterla con la falsa solidarietà è condizione sufficiente per una buona politica, ma in entrambi i casi è condizione necessaria. 

 

Ma che "strategia" potra' mai servire? Se la legge e' violata (e lo e'
per definizione, quando i procedimenti sono abusivi) basta perseguire
penalmente i violatori, senza tante grandiose "strategie per il
territorio", campano o nazionale che sia.

Scusa ma questa fa un po' il paio con "se ti chiedono il pizzo basta che non paghi". 

E comunque, mi puoi quantificare l'incidenza percentuale di questi
"rifiuti importati" sul totale della spazzatura che la Campania non sa
come smaltire? Parlo di ordini di grandezza, non di valori a tre cifre
significative.

Ti cito a memoria i numeri di legambiente: In Italia vengono prodotti circa 100 milioni di tonnellate di rifiuti speciali all'anno, almeno negli ultimi 5 anni. Di questi 25 milioni di tonnellate non tornano all'appello, in pratica spariscono nel territorio. Di questi il 40% sparisce in tre regioni: campania, calabria, sicilia. In pratica solo di rifiuti speciali la campania riceve circa 4 volte quello che produce. 

Sono 15 milioni di tonnellate (una montagna alta quanto il Gran Sasso) per essere precisi e per stare con i dati di Legambiente...

Ma che "strategia" potra' mai servire? Se la legge e'
violata (e lo e'
per definizione, quando i procedimenti sono abusivi) basta perseguire
penalmente i violatori, senza tante grandiose "strategie per il
territorio", campano o nazionale che sia.

Scusa ma
questa fa un po' il paio con "se ti chiedono il pizzo basta che non
paghi".

Ma no, quello che dico e' non servono nuove strategie: si tratta di far rispettare leggi che gia' esistono, e cacciare amministratori che sono incapaci o conniventi.

Ti cito a memoria i numeri di
legambiente: In Italia vengono prodotti circa 100 milioni di tonnellate
di rifiuti speciali all'anno, almeno negli ultimi 5 anni. Di questi 25
milioni di tonnellate non tornano all'appello, in pratica spariscono
nel territorio. Di questi il 40% sparisce in tre regioni: campania,
calabria, sicilia. In pratica solo di rifiuti speciali la campania
riceve circa 4 volte quello che produce.

Io non ti chiedevo dei rifiuti speciali, ma dell'incidenza dei rifiuti importati in Campania sul totale dei rifiuti gestiti dalla Campania stessa. Questo perche' in questi giorni si sta discutendo dell'attuale "emergenza spazzatura", in cui la raccolta e' stata sospesa perche', a quanto leggo, le discariche esistenti in Campania sono piene o inagibili, e gli inceneritori/termovalorizzatori/whatever non sono mai stati costruiti. La mia impressione e' che tale emergenza esisterebbe in ogni caso.

Poi, sul fatto che la risoluzione del malgoverno del sud sia inestricabilmente legata alla risoluzione del malgoverno nazionale mi pare non ci sia da discutere, e Michele l'ha messo in chiaro gia' nell'introduzione al suo articolo.

 

giorni si sta discutendo dell'attuale "emergenza spazzatura", in cui la
raccolta e' stata sospesa perche', a quanto leggo, le discariche
esistenti in Campania sono piene o inagibili, e gli
inceneritori/termovalorizzatori/whatever non sono mai stati costruiti.
La mia impressione e' che tale emergenza esisterebbe in ogni caso

Non necessariamente. Le discariche ci sarebbero anche ma vengono periodicamente poste sotto sequesto dalla magistratura perche' non sono in regola. E uno dei motivi per cui non sono in regola e' che contengono, misti ai rifiuti urbani, anche rifiuti speciali che arrivano appunto dal resto d'Italia. Poi c'e' il problema delle ecoballe create gia' non in regola che non possono essere bruciate, il problema della Fibe e dell'Impregilo, gli appalti per gli inceneritori etc. 

I numeri dei RSU io non li conosco ma non penso che siano molto alti
perche' smaltire rifiuti urbani costa molto meno ed e' una procedura di
cui si occupano prevalentemente i comuni e quindi la criminalita'
organizzata ha meno competitivita'. C'e' una quota di rifiuti urbani
che sparisce anche li' dall'appello, comunque.

Non e' una questione cosi' semplice: anche il Lazio, che non ha alta infiltrazione mafiosa, e' commissariato da anni per i rifiuti. E la Toscana sara' la prossima a fare la fine di napoli se non si inventa qualcosa nei prossimi 2 anni. La questione rifiuti e' una questione assolutamente nazionale, che dovrebbe per esempio essere contemplata anche come parte di un piano energetico nazionale che in Italia semplicemente non c'e' (l'ultimo risale al 1988).

Non necessariamente. Le discariche ci sarebbero anche ma vengono
periodicamente poste sotto sequesto dalla magistratura perche' non sono
in regola. E uno dei motivi per cui non sono in regola e' che
contengono, misti ai rifiuti urbani, anche rifiuti speciali che
arrivano appunto dal resto d'Italia. Poi c'e' il problema delle
ecoballe create gia' non in regola che non possono essere bruciate, il
problema della Fibe e dell'Impregilo, gli appalti per gli inceneritori
etc.

[...]

La questione rifiuti e' una questione assolutamente nazionale, che
dovrebbe per esempio essere contemplata anche come parte di un piano
energetico nazionale che in Italia semplicemente non c'e' (l'ultimo
risale al 1988).

Continuo a non capire. Se vengono violate delle leggi (e pare che siano violate, altrimenti perche' la magistratura pone le discariche sotto sequestro?), perche' non si mettono dentro i colpevoli, invece di varare strategie e agganciare il tutto a un "piano energetico nazionale"-Godot che non si sa se e quando arrivera', e magari, come quelli precedenti, non risolvera' nulla??

E - domanda da un miliardo di tonnellate di spazzatura - perche' le discariche o gli inceneritori nelle altre regioni possono invece accettare oltre alla spazzatura loro quella della Campania, anzi secondo Prodi devono farlo in nome della solidarieta'?

Continuo a non capire. Se vengono violate delle leggi (e pare che siano violate, altrimenti perche' la magistratura pone le discariche sotto sequestro?), perche' non si mettono dentro i colpevoli,

Forse perchè - scusandomi per la semplificazione - abbiamo una Magistratura inefficiente ??? ;)

In realtà le inchieste ci sono, ma il problema è che i rischi di natura penale sono molto scarsi. E' uno dei motivi principali per cui la camorra si è gettata nel business "anema e core"...

Date un occhiata a questo articolo, e poi a quest'altro articolo.

Sono apparsi entrambi sul Corriere di ieri, ed entrambi "descrivono" la situazione dell'ospedale di Vibo Valentia. La descrivono, direbbe qualcuno, da due punti di vista "diversi" ma entrambi "legittimi". 

Nel leggerli non ho potuto non notare le molte analogie con la maniera in cui si sta sviluppando la presente discussione della questione immondizia-Napoli-Campania-Meridione. 

I fatti e le parole, o meglio i fatti e le perorazioni ... maledetti fatti, maledetti dati. Non sarebbe bello se i fatti ed i dati non ci fossero o si potessero ignorare? Avremmo tutti sempre ragione, potremmo continuare a coltivare i nostri bei pregiudizi e ci sentiremo tutti migliori, più buoni, più giusti ... Che sia per questo che quando i fatti non ci danno ragione li ignoriamo, tranquillamente, e parliamo d'altro? Diciamo che la questione è più complessa, che tutti hanno le stesse responsabilità, le stesse colpe, e che comunque è chiaro che è tutto un complotto dei cattivi, nascosti nell'ombra, sempre gli stessi, quelli con i ventri obesi e le mani sudate ...

 

I fatti e le parole, o meglio i fatti e le perorazioni ... maledetti fatti, maledetti dati.
Non sarebbe bello se i fatti ed i dati non ci fossero o si potessero
ignorare? Avremmo tutti sempre ragione, potremmo continuare a coltivare
i nostri bei pregiudizi e ci sentiremo tutti migliori, più buoni, più
giusti ... Che sia per questo che quando i fatti non ci danno ragione
li ignoriamo, tranquillamente, e parliamo d'altro?

Mi sa che preferisco sperare che qui si stia gonfiando una semplice incomprensione ma qui dici una cosa semplicemente non vera (ed offensiva). Nessuno si e' messo a contestare i dati, mi sembra; pero' una cosa sono i dati e un' altra cosa sono le conclusioni che a partire dai fatti si possono trarre che possono essere giuste, sbagliate e talvolta addiritura opinabili. Ora, accusare di pregiudizio chi non arriva alle tue conclusioni e' semplicemente sbagliato.

 

 

???

Ti stai infilando in uno slippery slope che non si conviene a questo sito.

Quando uno comincia a usare la parola "offensivo/a" solo perche' non gradisce il contenuto - che non mi pare contenga insulti, ma links a dati e fatti, oltre che una riflessione abbastanza ovvia - dell'affermazione di qualcuno, meglio lasciar stare.

Ancor piu' quando qualcuno si sente chiamato in causa personalmente senza esserlo stato. Ho l'abitudine di chiamare le persone per nome e cognome, quando le critico. Sulle cose che hai scritto nei commenti precedenti (a mio avviso molto erronee e molto confuse) rispondero' direttamente quando ho un attimo e quando ho finito di leggere i documenti che hai suggerito. 

Insomma, se hai qualche argomento sostanziale, sia esso logico o fattuale, sei il benvenuto. Se vuoi far polemica ed alzare il tono perche' i suddetti argomenti scarseggiano, sei capitato male.

è vero che la spazzatura tossica del nord arriva al sud.

ma pagando "imprese" del sud che la "trattano" al sud.

 a chi appartengano le imprese... indovinate!

 

 

In Campania abbiamo collezionato i rifiuti di Basso&Iervo-lino e la saga dei Mastella; in Molise le accuse di concussione al governatore Iorio; in Sicilia la condanna a cinque anni di Cuffarro che resta a fare il governatore perche' lui "non e' mafioso"; in Calabria continua a Catanzaro l'improbabile storia di De Magistris ed all'ospedale di Vibo Valentia scoprono che son tutti primari ma non vanno a lavorare ... il tutto in meno di un mese. Mancano all'appello l'Abruzzo, la Puglia e la Basilicata. Ma, ovviamente, e' tutto per caso. Anzi, e' un complotto del Corriere ... 

Michele, con questo vuoi dire che la Sardegna é una prospera regione del centro ormai? :-)

Puglia presente

mauro 19/1/2008 - 19:41

Anche la Puglia
ha i suoi problemi, anche se forse meno gravi. Il bilancio sembra fuori
controllo per via della spesa
sanitaria
. Inoltre, anche se nessuno ha continuato la discussione che avevo provato ad avviare sopra su cosa
sia il capitale sociale e se aiuti o meno a rispondere alla Domanda di Michele (perche' il sud?), segnalo una truffa
davvero singolare
.

Mauro, grazie delle precisazioni e delle informazioni sulla Puglia. In effetti, le cose che menzioni e fatti come questo fanno impressione, però mi chiedo in che senso siano "peggio della media nazionale" ... ecco, il criterio che seguivo era questo. Ma lo facevo a naso, quindi in maniera ovviamente poco precisa. Anche qui, c'è mica nessun gruppo o centro che tenti di misurare la distribuzione regionale del malcostume politico-amministrativo?

Approfitto per rilanciare sul "capitale sociale". Mi son letto il tuo post, come avevo letto parecchie delle cose che citi in esso ed altre cose pubblicate sulla nozione si "capitale sociale". L'idea, credo che su questo concorderai, non è particolarmente nuova. Questo ovviamente non vuol dire che non sia utile, anzi. Il quesito quindi è il seguente.

Da molto tempo (diciamo da Max Weber almeno, ma in realtà da prima) gli scienziati sociali sono consapevoli che i sistemi di "norme" e di "credenze" (nel senso di "beliefs", non di armadi dove si mette la pasta) condivisi da una certa società contano per quello che noi chiamiamo il "benestare sociale", ossia quanto bene/male vivono i cittadini di quella comunità. In particolare, da molti decenni abbiamo capito che differenti equilibri sono possibili per quanto riguarda sistemi di norme di reciprocità, cooperazione, fornitura di beni pubblici, controllo reciproco nella produzione di esternalità positive e riduzione delle negative. Il problema, qui, è che abbiamo anche capito (sia sulla base della teoria che dell'osservazione storica) che sono possibili equilibri multipli: ossia, che a volte cooperare è un equilibrio, ed a volte non cooperare lo è, e tante altre cose. Di nuovo, la letteratura da Axelrod in poi è gigantesca. Dato tutto questo, chiedo

(I) in che senso il concetto "capitale sociale" aggiunge alcunché a quello di "norme condivise"? Nome a parte, voglio dire. Perché la partecipazione al referendum è una cosa "importante" ed in che senso è una "primitiva esogena"? Non so se mi spiego.

(II) Il problema veramente ostico è: cosa determina gli equilibri multipli? Come si arriva ad uno piuttosto che ad un altro (norme di comportamento stradale a Mpls versus NA, per esempio)? È per caso? Dipende dalle famose "condizioni iniziali", ossia la storia? Cosa nelle condizioni iniziali conta? Come si passa da un sistema di norme ad un altro, o come si cambia capitale sociale nella tua terminologia? Eccetera.

Questi mi sembrano i problemi. Non credo che si voglia snobbare l'idea di capitale sociale. I lavori empirici come il tuo ed altri che mostrano che certi patterns di comportamento e sistemi di norme "puntuali" (donare il sangue o no, riciclare o no, passare con il rosso o no) sono fra loro altamente correlati e correlati con performances economiche misurabili, tali lavori empirici sono molto utili. Sono utili, a mio avviso, perché mostrano che certe "norme" tendono ad "andare insieme", a far parte di un "sistema di norme e regole" più complessivo, che si tiene tutto insieme e si "regge perché si auto-organizza ed auto-conferma" e che, forse, possiamo ricostruire assiomaticamente. Suppongo sia la cosa che tendiamo da sempre a chiamare "cultura", nel senso di "sistema organico (e coerente?) di norme, credenze e valori". In relazione alla questione meridionale credo siano questi gli ossi duri da rodere.

 

Nota tecnica, sul paper tuo (mini friendly referee report)

- What's the correlation of your SC variable and urbanization/scholarization measures? How about the split between employees versus self-employed? Sectoral composition of employment?

- What's the "theory" behind that definition of SC? What are those variables supposed to be capturing that is fundamental and affects people's attitude toward markets and anonymous exchanges?

- For the labor market behavior you are trying to explain: how about obvious economic variables, such as size distribution of firms, measures of urbanization, relative availability of employment agencies, local newspapers (where ads for local jobs are posted), degree of unionization (unions, in italy, often act as employment agencies), number of employees versus self-employed ...

- Patterns of employment and family structure. General idea: where families are large, children leave home later, do not move to a new city or to a new sector of employment, the chances that a family member plays a role in finding a job is naturally higher. This is very partially captured by the A&G index of family ties you seem to control for. In particular, territorial and sectoral mobility are not controlled for. Obviously, these are endogenous variables - e.g. IF I cannot find a good enough job near home, then I may move to a different city to accept a job offered by an anonymous agency; also, IF my father/sister/mother/uncle finds me a job, chances are this job is in the family line of business, etcetera.

- In fact, the latter form of endogeneity may be the key One possibility is this: when young people take up jobs in the family business, or in a closely related one, THEN family members play a major role in finding a job. In this case we have that little territorial and professional mobility is associated to a big role of the family in finding jobs. But these are the two faces of the same coin, which is the product of "something else" ... what? Oh, that I do not know!

 

 

 

Notate che boldrin parla spagnolo con la moglie, italiano con gli amici di NfA, inglese con gli economisti, francese nei ristoranti e veneto con i parenti.

Sono chiaramente sotto sorveglianza ... che l'ex hedge fund manager abbia trovato un'occupazione alternativa a quella di lavavetri nel CT? Devo cominciare a preoccuparmi? 

mah, affermazioni affrettate e fasulle...

Michele, grazie mille per i tuoi commenti (provero’ a
rispondere al very friendly referee report separatamente). Per quel che
riguarda il capitale sociale (CS), distinguerei fra una questione terminologica
e una di sostanza. Ad essere sinceri anch’io non amo troppo il termine. Condivido
il punto di vista di Arrow espresso in questo libro:
non e’ bene chiamare capitale cio’ che non sembra averne le caratteristiche.
Recentemente, pero’, Guiso, Sapienza e Zingales, definendo il CS come l’insieme
di credenze e valori che favoriscono la cooperazione (Social Capital as Good Culture),
sostengono che non solo esso si possa misurare, ma che soddisfi i requisiti che
ha comunemente il termine capitale in economia, con l’aggiunta di una
dimensione sociale (nel senso che il CS e’ “produttivo” solo se e’ posseduto
anche dagli altri membri di una comunita’). Tabellini ha recentemente
sottolineato l’importanza di qualcosa di molto simile (moralità generalizzata)
per spiegare come eventi politici molto distanti nel tempo possano avere un
effetto nel lungo periodo sul funzionamento delle istituzioni e sulla
performance economica (torno giu’ su questo punto importante). Effettivamente
credo che un po’ di uniformita’ nel linguaggio non guasterebbe (ed e’ in parte la
ragione per la quale ho utilizzato la terminologia di GSZ… il mio articolo oltretutto deve moltissimo al loro).

 

Per quel che riguarda la sostanza, anch’io credo che l’idea
che stia dietro alla nozione di CS non sia affatto nuova, ma ha aiutato a fare
dei passi avanti. Per prima cosa i recenti contributi dimostrano che i valori e
le credenze si possono misurare con una certa precisione e che sono persistenti.
In secondo luogo e’ possibile capire attraverso quali canali essi hanno un
effetto sugli outcomes economici ed istituzionali: fanno funzionare meglio i
mercati dove avvengono scambi impersonali? Rafforzano le istituzioni
democratiche dato che gli elettori si comportano “meglio”? Rendono la
burocrazia piu’ efficiente? In terzo luogo e’ possibile capire in quali
circostanze questo effetto e’ piu’ importante.

 

Se oltre che gli effetti del CS si iniziano a studiare anche
le sue determinati, esistono una serie di questioni molto interessanti e in
gran parte aperte: come cambia nel tempo la cultura? In che misura puo’ essere
considerata come il risultato di eventi politici passati (e.g. nel caso
italiano le citta’ stato)? Come si trasmette da una generazione ad un’altra? Rispondere
a tali quesiti puo’ aiutare a comprendere quali siano le migliori politiche in
contesti in cui il CS e’ debole. Ad esempio, ed in relazione al dibattito sul
sud, il federalismo e l’auto governo aiutano a creare CS?

 

Alla luce di quanto detto sopra provo a rispondere alle tue
domande specifiche:

 

(I) La partecipazione ai referendum e’ un modo indiretto di
misurare il CS attraverso i suoi effetti. Ha il vantaggio di essere poco influenzato dalla qualita delle istituzioni rispetto ad altri indicatori utilizzati in letteratura (non e' obbligatorio votare). Non e’ una primitiva esogena come del resto non e’
una primitiva esogena neanche la cultura stessa.

(II) Qui il problema e’ veramente ostico ed
essere precisi e’ difficile. Per rispondere a queste domande bisogna iniziare a
studiare le determinanti del CS. Mi sembra che le condizioni iniziali e gli
“accidenti della storia” siano molto importanti. In questo senso ho trovato
questo articolo
molto interessante. Al tempo stesso e’ possibile che istituzioni ben
funzionanti riescano a mitigare l’effetto di lungo periodo di eventi passati e
ancora una volta la storia e’ piena di questi esempi.

Riportano vari (organi di stampa, ma piu' seriamente la magistratura) che nelle varie chiamate di correo di vari amministratori (associati e dipendenti da e) della "gestione emergenza" di Don antonio bassolino, molti di essi percepivano stipendi intorno a 1.600.000 dollari. La magistratura, con ardito scacco alle corbellerie, nota che a tali stipendi si ha tutto l'interesse a mantenere la regione (Campania) in uno stato di emergenza al piu' lungo possibile.

 

La documentazione e' riassunta dal corriere del mezzogiorno,

qui disponibile

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cronache/articoli/2008/02_Febbraio/06/vice_bassolino_milioni.shtml 

Non so assolutamente come mai sono finito su questo post (qualche link di nfa), ma è molto interessante leggerlo dopo quasi due anni. Se cambi la data non hai bisogno di cambiare altro, veramente.

E' anche interessante notare che dopo due anni di ulteriori miserie potremmo continuare a scrivere i nomi dei politici che "governano" la Campania senza sbagliare: sono sempre gli stessi.

E' questo quello che mi scoraggia, momenti di grande arrabbiatura e poi niente.  E nel frattempo c'è stata "la crisi", quindi, se possibile, la situazione è peggiorata. Mah...

Invece oggi ci sono grosse novità: prima il monito di Draghi, poi il monito di Napolitano.

Ma anche quelli sono sempre gli stessi! Cambiano solo le date...

No, per cambiare veramente è necessaria una forma di separazione fra Nord e Sud, altrimenti daremo sempre la colpa agli altri (che pure le avranno, ma noi ci sguazziamo). E la politica dice : ci stiamo dimenticando del Sud, non per fare qualcosa, ma per avere soldi da distribuire ai clientes... roba da fine impero romano..

Segnalo l'articolo di Luca Ricolfi di ieri. Siccome, credo che il tema trattato, sia IL tema nazionale, penso gli si possa dar atto di aver posto la questione in modo diretto e chiaro (come tra l'altro è costante su nFA). E senza la consueta mieolosa bontà degli editorialisti nazionali.

PS: attualmente l'autore è in diretta con Oscar Giannino

Segnalo l'articolo di Luca Ricolfi di ieri. [...] PS: attualmente l'autore è in diretta con Oscar Giannino

... su Radio24, che ha in rete gli archivi mp3 delle trasmissioni: dovrebbe essere 9-10 di oggi 28/1/2010. Ho sentito O.Giannino citare le cifre dell'evasione fiscale nelle regioni italiane, dal libro di L.Ricolfi "Il sacco del Nord": assomigliano molto a quelle gia' elendate su nFA. Complimenti a Giannino per aver diffuso pubblicamente dati che solitamente per calcolo e/o per incompetenza vengono stravolti e manipolati.

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