Come e dove ridurre la spesa pubblica. Un esercizio di benchmarking

24 luglio 2012 aldo lanfranconi

Il tema della riduzione della spesa pubblica è oggi all'ordine del giorno. Ma di quanto possiamo sperare di ridurre realisticamente la spesa pubblica nell'immediato? Elementi per una risposta si possono ricavare comparando le nostre spese con quelle degli altri grandi paesi europei, in particolare la virtuosa Germania. L'esercizio è lungo e noioso, poiché richiede di riflettere sulle diverse voci di spesa ed è complicato da differenze contabili che non sempre rendono le spese comparabili. Ciononostante, eccolo qua. Lungo, noioso ma indispensabile. 

Il confronto con i migliori è da sempre il metodo più valido per capire come ci si possa migliorare. A questa regola non sfuggono gli Stati in rapporto, per esempio, alla spesa pubblica. Copiare il migliore non puo però esaurirsi nel cercare di portare la spesa allo stesso livello ma deve anche mirare a una sua riqualificazione, copiando il più possibile la distribuzione per classi di spesa e, cosa più difficile, l'efficienza e l'onestà nello spendere. Il benchmarking può anche essere un utile supporto a una seria spending review. Il confronto che segue avrà come riferimento sopratutto la Germania, prima della classe in Eurozona, e sarà, salvo alcuni dati preliminari, relativo alle spese del 2010, ultimo anno di cui Eurostat mette a disposizione dati dettagliati in classi e sottoclassi COFOG (Classification of the Functions of Government). 

Si veda anzitutto il ranking per spesa dei 27 paesi dell'Unione aggiornato al 2011.

Grafico 1 - Euro27 countries ranked for total and primary expenditure/pil - year 2011

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link grafico formato grande

I dati sono secondo CE 1500/2000 e in linea con l'E.D.P. (Excessive Deficit Procedure), i soli disponibili per gli altri paesi. Le pubblicazioni del M.E.F.seguono di norma lo schema classico di contabilità nazionale secondo cui la spesa totale e primaria risultano mezzo punto più alte (il metodo CE 1500 considera alcune entrate spese negative). L'Italia si posiziona al decimo posto per la spesa totale e all'undicesimo per la spesa primaria fra i 27 paesi della C.E, e al settimo posto in entrambi i ranking fra i 17 paesi dell'Eurozona.
Da questo ranking sono quindi estratti i paesi che si ritengono più significativi e ai quali sarà confrontata l'Italia.

Grafico 2 - expenditure/pil 2011: Italy and other five significative eu countries

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Il grafico in alto a sinistra ordina i sei paesi per spesa primaria/pil decrescente. I dati per l'Italia e la Germania (riferimento principale) sono:
Italia spesa totale / pil 50,0%, primaria 45,1% 
Germania spesa totale / pil 45,7% primaria 43,0%

Il grafico in alto a destra mostra, per gli stessi paesi, la variazione della spesa primaria / pil dal 2000 al 2011: mentre la Germania ha contenuto l'aumento entro circa un punto noi ci ritroviamo con oltre 5 punti in più. Va però osservato che gran parte del risultato tedesco è ascrivibile al 2011 in cui la spesa/pil si è contratta di ben 2,4 punti di cui 1,7 dovuti alla sola crescita del pil; i divari Italia - Germania, +4,37 punti per la spesa totale, +2,08 per la primaria nel 2011, erano nel 2010 +2,75 e +0,67 rispettivamente. Il grafico in basso a sinistra mostra la spesa pro capite (K€): essa non ha valenza economica ma dice semplicemente se gli abitanti del paese A godono di migliore servizi di quelli di B o viceversa (nell'ipotesi che i prezzi siano gli stessi, che la spesa sia gestita con medesima capacità e onestà e che la distribuzione della popolazione per età, che influenza welfare e sanità, sia la stessa). Non si può vantare il diritto di avere la stessa spesa pro capite se non si ha lo stesso pil pro capite per cui la spesa/pil rimane il parametro più valido per i confronti. L'ultimo grafico in basso a destra mostra come, rispetto alla Germania, il differenziale della spesa primaria pro capite sia sempre, tranne che per la Spagna, maggiore del differenziale del pil pro capite: questi paesi, assumendo la Germania come standard, spendono quindi di più in relazione alle loro possibilità. E' doveroso sottolineare che nella futura prossima situazione europea in cui tutti gli stati dovranno raggiungere e conservare il pareggio di bilancio varrà la seguente identità: 

Pressione fiscale = spesa primaria + spesa per interessi - altre entrate non tributarie.

Per poter imporre la stessa pressione fiscale non sarà sempre sufficiente avere la stessa spesa primaria; nel 2011, prendendo come riferimento la Germania, i nostri interessi erano più alti di 2,3 punti e le nostre entrate non tributarie minori di 0,8 punti per cui per avere il pareggio (o comunque lo stesso indebitamento netto) con la stessa pressione fiscale (ora 42,7% contro 39,5%) la nostra spesa primaria avrebbe dovuto essere inferiore di 3,1 punti. Poichè nel 2011 era addirittura superiore di 2,1 punti lo stesso deficit e la stessa pressione fiscale avrebbero richiesto un taglio della spesa di 5,2 punti di pil, oltre 80 miliardi. E non è finita qui: anche qualora partissimo con deficit e pressione fiscale allineati, qualora l'anno successivo la nostra crescita fosse minore di quella tedesca per mantenere l'allineamento dovremmo ridurre ancora la spesa primaria. Ecco un'altra dimostrazione dell'importanza della crescita.QUI

Grafico 3: Trend of expenditure and some of its components / pil.

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Hint: i grafici a destra si fermano al 2010

Fino almeno al 2004 avremmo potuto essere noi il benchmark virtuoso per la Germania; purtroppo nel 2005-2006 la nostra spesa primaria in rapporto al pil ha continuato a crescere mentre quella tedesca ha continuato a diminuire portandosi due punti sotto la nostra, divario che, salvo il 2010, è stato mantenuto fino al 2011. Il divario fino al 2010 era determinato per lo più dalla spesa in conto capitale. L'erraticità della nostra spesa in conto capitale è dovuta in massima parte a motivi contabili: il picco del 2006 è determinato dalla remissione dei debiti alla società TAV.

Le tabelle che seguono sono estratte dalla sezione COFOG di Eurostat aggiornate ancora al 2010. I commenti useranno il presente come fossimo nel 2010; la spesa citata, quando non specificato diversamente, sarà sempre la spesa primaria o una sua componente rapportata al Pil. I confronti sono fra le incidenze sul Pil mentre la valorizzazione delle differenze è fatta moltiplicando il PIL italiano del 2010 (1553 miliardi) per la differenza in percentuale fra le due incidenze a confronto. La Francia fornisce dettagli sotto le classi COFOG solo per sanità e protezione sociale.

Tabella 1: Classic expenditure breakdown 

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Questa tabella mostra lo split classico della spesa. Non è molto adatta al benchmarking ma si presta a chiarire alcuni punti:

1) un'interpretazione letterale e acritica dei dati puo spesso portare, in buona fede, a conclusioni errate. Come si puo vedere l'incidenza del costo del lavoro pubblico per la Germania è molto bassa e atipica rispetto a tutti gli altri paesi. Più di un politico e più di un giornalista economico hanno urlato urbi ed orbi dalla tv che la nostra spesa per i dipendenti pubblici è più di tre punti maggiore di quella tedesca e quindi lì bisogna usare l'accetta. Se si splitta il lavoro per classi Cofog (tabella 2 seguente) si nota come questa differenza (3,24 punti) sia dovuta principalmente alla sanità (2,16 punti) e quindi all'istruzione (0,93 punti). Informandosi ulteriormente si apprende che il personale sanitario in Germania non dipende direttamente dallo Stato ma è pagato dai relativi ordini professionali che fatturano il servizio allo stato. Il costo di questo servizio viene contabilizzato come "intermediate consumptions": non a caso la sua incidenza sul Pil per la Germania risulta a sua volta atipica in senso contrario  e di ben 4,3 punti superiore alla nostra.

2) Sempre nel campo della spesa per lavoro, per fare confronti efficaci bisognerebbe anche considerare i diversi livelli di tassazione a cui il lavoro stesso è soggetto: infatti il suo effetto sui saldi dipende dal suo costo netto. La penultima colonna della tabella 2 dà per ogni livello COFOG di quanto si potrebbe diminuire il nostro costo del lavoro (compensation of employees), a parità di saldi e quindi di netto erogato, se fosse tassato come in Germania.

Tabella 2: Compensation of employees by COFOG classes

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3) Infine per quanto concerne i nostri 135,8 miliardi di consumi intermedi (voce classica in bilanci MEF = in Eurostat "intermediate consumptions" + "expenditures on products to households via market producers", quest'ultimo addendo per noi essenzialmente pagamenti di prestazioni alla sanità privata convenzionata) benchè l'incidenza sul pil sia maggiore solo di quella greca e uguale a quella della Spagna molti sono convinti che possano essere ridotti almeno del 20%; il dato è realistico poichè nelle "intermediate consumptions" si annida buona parte della corruzione e anche il costo dei pagamenti ritardati: rimane la difficoltà pratica a ridurla considerando la molteplicità dei centri autorizzati ad effettuare acquisti in autonomia. Anche la centralizzazione degli acquisti presso il CONSIP e i costi standard suscitano qualche dubbio circa la loro efficacia:

a) CONSIP: la Corte dei Conti ha scritto da qualche parte che le ASL del Friuli Venezia Giulia pagano a 35-40 giorni mentre quelle della Calabria sopra i mille. Se venisse chiesta una quotazione dall'ASL di Gioia Tauro (speriamo che esista) ,poichè il venditore sa che dovrà finanziare per quasi tre anni ed il denaro gli costa l'8% l'anno, sono certo che la quotazione sarà almeno il 20% superiore rispetto ad una analoga per Cividale del Friuli. Sorge quindi spontanea una domanda: quando la Consip chiede una quotazione di un item per tutte le ASL del paese quale sarà la quotazione? Quella per la Calabria o quella per il Friuli? Quasi sicuramente sarà una intermedia che, per precauzione, risulterà più vicina a quella della Calabria: si puo quidi essere certi che con il CONSIP si risparmi? Il CONSIP non dovrebbe solo organizzare gli acquisti ma anche disporne i pagamenti in modo che essi avvengano in tempi uniformi.

b) COSTI STANDARD: molti dei beni acquistati sono commodities e il loro prezzo sul mercato varia in più e meno velocemente e frequentemente nel tempo. Il costo standard sarebbe invece stabilito con un procedimento burocratico lungo e pertanto poco flessibile. Nei periodi in cui il costo standard risultasse maggiore del prezzo di mercato si sprecherebbero soldi mentre nel caso contrario non si riuscirebbe  ad  acquistare il bene.

Per la sanità CONSIP e prezzo standard erano già una realtà con la vecchia INAM: ma il prezzo standard era il migliore prezzo del momento, quindi adeguabile al mercato con prontezza e anche i pagamenti erano centralizzati per cui le distorsioni per le differenze dei tempi di pagamento erano inesistenti. Ma ora si vuole inventare, in peggio e con enormi complicazioni, ciò che esisteva già.

Tabella 3: Expenditure 2010 by COFOG classes

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Nella tabella il dato dello Stato più spendaccione è riportato in rosso e carattere grande, quello di chi lo segue a ruota ancora in rosso ma con carattere normale, il dato dello Stato più virtuoso è riportato in verde e carattere grande ed infine ancora in verde e carattere normale il dato del secondo Stato più virtuoso. L'assenza di colori, tranne un verde per la cultura, nella colonna dell'Italia, ci rassicura che la nostra spesa è nella media non solo per il totale ma anche per le singole destinazioni di spesa. La Francia è la più spendacciona seguita dal Regno Unito mentre la Germania la più virtuosa. Se la nostra spesa fosse allineata a quella tedesca per le classi in cui è maggiore e lasciata invariata quando minore il totale diminuirebbe di quasi 2 punti, circa 30 miliardi; non basterebbe ad allineare anche il nostro indebitamento netto (-4,6% ) e la nostra pressione fiscale (42,7%) a quelli tedeschi (-4,3% e 39,5%); per questo obiettivo sarebbe necessario un ulteriore taglio alla spesa di quasi 25 miliardi (1,6 punti di pil). 

Tabella 4: Expenditure variation 2010 vs 2000

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In questa tabella e nelle seguenti il verde e il rosso sono usati per Germania e Italia rispettivamente  e non hanno quindi il significato di tabella 3.

Per quanto riguarda la variazione nel decennio 2000-2010 la nostra spesa è cresciuta quasi il doppio di quella tedesca ed i maggiori aumenti si sono riscontrati nella spesa sociale e nella sanità. Francia, Spagna e Regno Unito hanno fatto peggio di noi nella spesa sociale, Grecia e Regno Unito nella spesa sanitaria.

Di seguito, si analizzeranno una a una tutte le classi COFOG suddivise per sottoclassi, e si cercherà di effettuare un benchmarking ragionato. QUI la descrizione dettagliata di ogni division e group COFOG (classi e sottoclasse nell'articolo).

Tabella 5: General public services

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La prima riga contiene i costi diretti della politica e di ambasciate e consolati; fossimo allineati alla Germania (che comunque spende di più di Spagna. Grecia e Regno Unito) risparmieremmo quasi 11 miliardi (lo 0,7% del Pil); se di questi ne girassimo uno agli aiuti internazionali ed uno alla ricerca di base potremmo comunque ridurre la spesa di 9 miliardi. La rete consolare è ancora quella disegnata quando ci si muoveva a dorso di mulo, non c'era Skype, posta certificata e firma elettronica: oggi potrebbe essere rivisitata traendone risparmi. Questa materia è però terra minata per gli spending auditors: i soggetti eventualmente destinatari dei tagli o sono ancora abbastanza potenti e vendicativi (politici) o, come il loro capo Terzi di Santagata, sono quasi tutti "di qualcosa"; la diplomazia è la loro ultima spiaggia e la difenderebbero con i denti.

Tabella 6 - Defence

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Per la difesa (prima riga) nel 2000 spendevamo come la Germania che in seguito però ha ridotto la spesa in termini reali del 6% mentre noi l'abbiamo aumentata del 24%. Se ci allineassimo alla Germania, ridimensionando le nostre velleità di grande potenza, risparmieremmo oltre 7 miliardi. (6 miliardi se allineassimo il totale). Regno Unito e Francia hanno ancora il retaggio dell'Impero mentre la Grecia deve, a seconda dei punti di vista, difendersi dalla o insidiare la Turchia. Fa anche riflettere come la retribuzione media delle Forze Armate sia uguale a quella della Sanità e il 25% e più alta di quella della Scuola, Università esclusa (tabella 7 seguente). Anche per questo item si consiglia agli auditors la massima prudenza: coloro che ci difendono sono armati.

 Tabella 7 - Retribuzioni medie Pubblica Amministrazione

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QUI in formato grande più leggibile, QUI il documento completo (interessante) dal quale è estratta la tabella.

Tabella 8 - Public order and safety

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Per i corpi di polizia (prima riga) spendiamo di più della Germania ma meno di Spagna e Regno Unito (tre corpi, scorte, livelli retributivi come da tabella 7); un riallineamento varrebbe oltre 7 miliardi. Per la giustizia (terza riga) spendiamo meno di tutti mentre esageriamo con le carceri (quarta riga) da cui sarebbero recuperabili ulteriori 2 miliardi. Se si considera la spesa per detenuto le nostre carceri fino al 2007 sembravano alberghi a cinque stelle (Grafico 4 seguente). Ma attenzione! Anche i poliziotti sono armati. Peraltro non appena si accenna a tagli in questa area aumentano i problemi di ordine pubblico.

Grafico 4 - costo medio giornaliero per detenuto

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  Tabella 9 - Economic affairs

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Per questa voce spendiamo globalmente meno della Germania ma quasi tutto il risparmio è dovuto alla prima voce (aiuti al sistema industriale in generale e supporto alle esportazioni). Viceversa i trasferimenti "puntati" ad aziende agricole (Coldiretti = serbatoio di voti) e industrie particolari (i padroni delle ferriere ammanicati) sono maggiori; se allineati a quelli tedeschi potremmo risparmiare quasi 2 e 6 miliardi rispettivamente. Un discorso a parte merita il trasporto (sottoclasse più costosa) che ci costa quasi 5 miliardi in più rispetto all'allineamento alla Germania. Abbiamo importanti opere in corso (TAV) inoltre sussidiamo il trasporto pubblico locale per permettere "prezzi politici" degli abbonamenti di studenti e lavoratori. Forse sarebbe meglio alzare gli stipendi netti dei lavoratori riducendo il cuneo fiscale in modo che anch'essi possano pagare il prezzo industriale del trasporto.

Tabnella 10 - Environment protection

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Il trattamento dei rifiuti da solo vale 6,5 miliardi con i risultati che tutti conosciamo (Napoli,ora Roma). Allineandolo alla Germania recupereremmo  più di 3  miliardi. Quanto alla "Protection of biodiversity" se si legge ciò che significa 

This group covers activities relating to the protection of fauna and flora species (including the reintroduction of extinct species and the recovery of species menaced by extinction), the protection of habitats (including the management of natural parks and reserves) and the protection of landscapes for their aesthetic values (including the reshaping of damaged landscapes for the purpose of strengthening their aesthetic value and the rehabilitation of abandoned mines and quarry sites).

e si pensa ad abusivismo, ecomostri e alluvioni, i 3 miliardi spesi in più rispetto alla Germania suonano alquanto comici. Possiamo consolarci vedendo che Spagna, Francia e Regno Unito come totale spendono più di noi.

Tabella 11 - Housing and community amenities. 

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Toglieteci tutto ma non la luce! Anche se ci costa oltre un miliardo in più rispetto alla Germania ( e non solo nel 2010 - lampade a led dove siete? Oppure sarebbe sufficiente ritardare l'accensione e anticipare lo spegnimento di un'ora dell'illuminazione pubblica per risparmiare 300 milioni); gli acquedotti,dove, invece di tappare le falle, riempiamo i CDA di trombati ce ne succhiano un altro.

Per "community development", ossia, secondo la definizione ufficiale:

 Administration of community development affairs and services; administration of zoning laws and land-use and building regulations; - planning of new communities or of rehabilitated communities; planning the improvement and development of facilities such as housing, industry, public utilities, health, education, culture, recreation, etc. for communities; preparation of schemes for financing planned developments; - production and dissemination of general information, technical documentation and statistics on community development affairs and services.

spendiamo mezza dozzina di miliardi , 2 in più rispetto alla Germania: sembra un'esagerazione. Con l'edilizia popolare invece siamo molto prudenti, anche se il Letta poco furbo la considera un jolly per fare rientrare i cervelli. Ma quanto spende la Francia? Peccato non dia il dettaglio.

Tabella 12 - Health

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Qui la specificità della Germania discussa in precedenza (personale sanitario non dipendente pubblico) rende difficile il confronto.  Si puo solo considerare il costo totale 0,4 punti di Pil più alto che valgono almeno 6 miliardi. Francia e R.U. spendono più di noi.

Tavola 13 - Recreation, culture and religion 

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E' noto che noi siamo un popolo molto religioso per cui per la religione spendiamo 0,11 punti in più, quasi 2 miliardi; e cultura e sport vadano a farsi fottere.

Tavola 14 - Education 

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Per la scuola anzitutto avremmo bisogno di una riqualificazione spostando mezzo punto dalla scuola primaria e secondaria all'Università. Con il recupero dell'extra costo della scuola primaria e secondaria e dei servizi si potrebbero risparmiare quasi 5 miliardi. È da notare come oltre la Germania solo la Grecia spenda meno di noi; ma nessuno, nemmeno la Grecia, umilia l'Università come noi.

Tabella 15 - Social protection.

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Il quadro della social protection andrebbe tutto ridisegnato. Considerando la differenza del salario netto fra Italia e Germania la spesa per "sickness and disability", anche se più bassa potrebbe risultare adeguata. Per "Unemployment" (ammortizzatori sociali) la spesa andrebbe aumentata; per la stessa ragione precedente sarebbe sufficiente portarla al 2,0%. (costo circa 18 miliardi); 16 avrebbero potuto derivare dalla riforma pensionistica a regime se fosse stata fatta cinque anni fa e i rimanenti 2 dagli oltre 4 che si possono ottenere abbassando l'aliquota della reversibilità dal 60% al 54% (Bossi la voleva portare a zero). Con gli altri 2 si potrebbe portare la spesa per l'esclusione sociale allo 0,2%. Questo ribilanciamento potrà essere fatto solo nel 2016 quando la riforma delle pensioni sarà a regime. La Francia spende per la previdenza (seconda, terza e quarta riga quanto noi. Spagna e Regno Unito spendono molto meno ma nel R.U. una parte importante della previdenza è privata, fuori dal perimetro statale.

Conclusione:

I riallineamenti descritti avrebbero ridotto la spesa di circa 55 miliardi, che è un bel gruzzolo, e permesso una pressione fiscale uguale a quella tedesca (39,5 contro 42,7) con lo stesso deficit (4,3 contro 4,6). Si potrebbe obiettare che l'anno seguente con la più bassa crescita  (0,4% contro 3,0%) e con il maggiore spread degli interessi (2,3 punti contro 2,1), mantenere l'allineamento di pressione fiscale e risultato avrebbe richiesto un ulteriore taglio alla spesa di 25 miliardi innescando un processo apparentemente senza fine. Anche se non dimostrabile questa visione superfissa è falsa: con oltre tre punti di pressione fiscale in meno la crescita sarebbe stata sicuramente maggiore e lo spread degli interessi e l'inflazione minori; con piccole correzioni nel giro di due tre esecizi avremmo potuto agganciare la struttura del nostro bilancio a quello tedesco.

35 commenti (espandi tutti)

Pochi giorni fa è uscito questo documento a cura del Centro Einaudi http://www.quadrantefuturo.it/appunti/congiuntura/spesa-pubblica-chi-vince-e-chi-perde-in-europa.aspx Qui le conclusioni sono diverse dal vostro articolo, si suggerisce che la spesa pubblica non vada ridotta, in quanto è già bassa se si esclude la spesa pensionistica. Cosa ne pensate? credo che comunque le due analisi non siano inconciliabili, anzi, questo articolo di Lanfranconi può essere interpretato come un'analisi(o proposta) dettagliata di ciò che si intende per "riorganizzazione della spesa" così come specificato nella conclusione dell'articolo di Quadrante Futuro. Dopotutto è abbastanza intuitivo riconoscere che se a livello generale la spesa pubblica è ad un buon livello se confrontata con il benchmark degli altri Paesi, ciò non è necessariamente vero per quanto riguarda il bilanciamento della composizione delle voci interne, come appunto cerca di far chiarezza l'articolo di Aldo.

Grazie Andrea il tuo intervento mi dà la possibilità di chiarire alcuni punti.

Anzitutto voglio precisare che le sorgenti dei dati sono diverse (Eurostat il mio articolo, FMI quella del tuo link); inoltre la Fondazione Einaudi non specifica l'anno di riferimento (2010 e 2011 per quelli del mio articolo); la data non risulta determinabile neppure  guardando i trends Eurostat degli ultimi anni (tabella 1) da cui però emerge  la grande differenza  della spesa primaria del Regno Unito. (è dal 2008 che la spesa non è sotto il 43%)

 

Tabella 1

 

La differenza più importante è però la prospettiva dei due studi: la Fondazione Einaudi pare accontentarsi di rendere uguale l'incidenza della spesa su pil (peccato portando un nome così prestigioso) mentre io mi pongo il problema di dimensionarla in modo  che, con la stessa pressione fiscale, si centri lo stesso risultato bottom line; questo vuole dire compensare con una spesa minore la situazione meno favorevole di interessi ed "altre entrate non tributarie", come d'altronde detto qui:

 E' doveroso sottolineare che nella futura prossima situazione europea in cui tutti gli stati dovranno raggiungere e conservare il pareggio di bilancio varrà la seguente identità: 

Pressione fiscale = spesa primaria + spesa per interessi - altre entrate non tributarie.

Per poter imporre la stessa pressione fiscale non sarà sempre sufficiente avere la stessa spesa primaria; nel 2011, prendendo come riferimento la Germania, i nostri interessi erano più alti di 2,3 punti e le nostre entrate non tributarie minori di 0,8 punti per cui per avere il pareggio (o comunque lo stesso indebitamento netto) con la stessa pressione fiscale (ora 42,7% contro 39,5%) la nostra spesa primaria avrebbe dovuto essere inferiore di 3,1 punti. Poichè nel 2011 era addirittura superiore di 2,1 punti lo stesso deficit e la stessa pressione fiscale avrebbero richiesto un taglio della spesa di 5,2 punti di pil, oltre 80 miliardi

Pensare di essere a posto avendo la stessa spesa primaria/pil degli altri è da un punto di vista economico sbagliato così come lo è pensare di potere avere la stessa spesa pro capite. Anche la stessa spesa totale/pil non è sufficiente se si hanno minori "altre entrate non tributarie".

 

Non è poi vero, almeno secondo i dati Eurostat, che la nostra spesa, al di fuori della pensionistica , sia minore di quella tedesca (figura 2)

 

Figura 2

 

 

Nell'articolo per ogni classe di spesa mi preoccupo anzitutto di individuare le sottoclassi da ribilanciare dopo di che ritengo risparmiabile quanto speso di più in ogni sottoclasse; ritengo invece congruo quanto speso di meno per le sottoclassi che non ho ritenute necessarie ribilanciare.

 

Infine qualche considerazione sulla spesa pensionistica che pare essere l'unico obiettivo della Fondazione Einaudi.

La nostra spesa pensionistica allargata (circa old age + survivors + sickness e disability) è 3,5 punti superiore alla tedesca; se si considera la spesa netta, considerato il notevole vantaggio fiscale che la Germania concede alle pensioni (figura 3) la differenza si riduce a poco più di 2 punti. La riforma Fornero, dal 2016 quando gli effetti saranno a regime la ridurrà (netta) a 1 punto.

Figura 3

fn

Il valore che riportate per la spesa della Difesa (1.4% del PIL) non è confrontabile con quanto spendono gli altri paesi in EU in quanto include voci di bilancio estranee rispetto a quella che è la "funzione difesa" contabilizzata negli altri bilanci nazionali.

Il  bilancio italiano include:

1) le spese proprie per la Difesa che sono

1.1) Gli stipendi, inclusi gli oneri previdenziali

1.2) Le spese di esercizio (addestramento ecc..)

1.3) Le spese di investimento (l'acquisto di nuove armi..)

 

Ma include anche

2) Le pensioni (improprio, poichè sono già inclusi gli oneri previdenziali)

3) I carabinieri (trattasi di forza di polizia per il 90% delle proprie funzioni)

4) Svariate cose quali rifornimento idrico alle isole minori ecc..

 

Contando solo la "funzione difesa" si arriva a circa 14 miliardi di euro che, di nuovo, non è un dato confrontabile con gli altri paesi europei (nonostante sia spesso citato da politici e tecnici).

Questo perchè una serie di spese militari sono a carico di altri Ministeri e in particolare:

a) Le missioni all'estero, per qualcosa in più di 1 milardo di euro, a carico del Ministero Economia

b) Investimenti in alcune armi strategiche per l'industria nazionale, a carico del MSE

c) Alcune spese per ricerca teorica e attività nello spazio, a carico del MIUR

 

Il dato corretto, ora confrontabile con quanto spendono gli altri paesi europei, è intorno ai 18-19 miliardi di euro, cioè 1.17% del PIL.

I tedeschi hanno spese minori perchè non hanno una Marina, francesi e inglesi hanno l'arsenale nucleare.

I tedeschi hanno spese minori perchè non hanno una Marina

Ah sì? Glielo dici tu ai circa 15000 tedeschi che son convinti di farne parte (qui e qui).

PS la nostra conta circa 33ooo persone

Siam sicuri che i tedeschi non hanno una marina? Un comandante di navi italiano mi dice che hanno i migliori sommergibili al mondo.

Che siano i migliori non lo posso affermare, ma che gli U-boat tedeschi li abbia comprati anche la MMI sì. Gli Italiani chiamano infatti classe Todaro gli U-Boot-Klasse 212 A costruiti a Muggiano su licenza della HDW. Il livello tecnologico è comunque da far strabuzzare gli occhi.

Rick i dati che espongo sono, come enunciato all'inizio, dati COFOG. Il contenuto di ogni sottoclasse o classe non dipende da chi spende (Ministero o altro) bensì se aderente alle definizioni dettate nientepopodimeno che dall'ONU.

 

Io della Difesa mi preoccuperei del livello delle retribuzioni (vedi tabella nell'articolo) e del fatto che nell'esercito su dieci componenti uno sia ufficiale, due sottuficiali e più di due graduati, quasi una piramide al contrario.

uff 13,174

sot 25,916

grad 31,120

truppa 68,170

totale    138,380

  Per la Difesa il contenuto delle cinque sottoclassi è quanto segue ed è uniforme con gli altri paese.

02 Defence

02.1.0 Military defence 

-Administration of military defence affairs and services;

- operation of land, sea, air and space defence forces; operation of engineering, transport, communication, intelligence, personnel and other non-combat defence forces; operation or support of reserve and auxiliary forces of the defence establishment. Includes: offices of military attachés stationed abroad; field hospitals.

Excludes: military aid missions (02.3.0); base hospitals (07.3); military schools and colleges where curricula resemble those of civilian institutions even though attendance may be limited to military personnel and their families (09.1), (09.2), (09.3) or (09.4); pension schemes for military personnel (10.2). 

02.2.0 Civil Defence

 Administration of civil defence affairs and services; formulation of contingency plans; organization of exercises involving civilian institutions and populations; - operation or support of civil defence forces. Excludes: civil protection services (03.2.0); purchase and storage of food, equipment and other supplies for emergency use in the case of peacetime disasters (10.9.0).
  • 02.3.0 - Foreign military aid (CS)
- Administration of military aid and operation of military aid missions accredited to foreign governments or attached to international military organizations or alliances; - military aid in the form of grants (in cash or in kind), loans (regardless of interest charged) or loans of equipment; contributions to international peacekeeping forces including the assignment of manpower.
  • 02.4.0 - R&D Defence (CS)
- Administration and operation of government agencies engaged in applied research and experimental development related to defence; - grants, loans or subsidies to support applied research and experimental development related to defence undertaken by non-government bodies such as research institutes and universities. Excludes: basic research (01.4.0) 02.5.0 - Defence n.e.c. (CS) - Administration, operation or support of activities such as formulation, administration, coordination and monitoring of overall policies, plans, programmes and budgets relating to defence; preparation and enforcement of legislation relating to defence; production and dissemination of general information, technical documentation and statistics on defence; etc. Includes: defence affairs and services that cannot be assigned to (02.1), (02.2), (02.3) or (02.4). Excludes: administration of war veterans' affairs (10.2).

va bene il riallineamento a livelli tedeschi dei costi della politica propriamente detti e della rete diplomatica,

 

tab. 5; per i costi della difesa, avremo delle velleità da grande potenza, ma comunque la Germania partecipa molto meno di noi alle missioni internazionali NATO, noi abbiamo una composizione della spesa più squilibrata sul lato personale rispetto ad attrezzature ed addestramento, l'Italia poi sta nel Mediterraneo e ha quindi esigenze navali diverse dalla Germania, quindi un riallineamento meccanico forse non è possibile;

 

la spesa per le carceri è in gran parte spesa per il personale, la spesa per il mantenimento per detenuto è meno di otto euro al giorno nel 2010. I costi saranno da quattrostelle, ma intanto ci sono una sessantina di suicidi all'anno.

 

per la sanità, direi che si spende troppo per gli ospedali; non capisco il livello della spesa per outpatient care, che mi sembra alto rispetto al livello dei servizi (non si spiegherebbe il ricorso al badanti e infermiere private)

 

Housing and community amenities: certo, il dato dell'illuminazione è curioso: ma comprende solo il consumo elettrico o anche gli investimenti? Non è che magari la spesa comprende anche l'acquisto di lampade ad alta efficienza?

 

PS: sarò cruscante, ma " Se si splitta il lavoro "... SPLITTA? the horror, the horror... :-)

per farti incazzare ti "splitto" le risposte:

a) difesa: vedi risposta a Rick; inoltre le missioni internazionali non riempiono forse d'orgoglio i nostri generaloni?

b) carceri: ho detto che erano costi da albergo di lusso fino al 2007 quando per il mantenimento si spendevano 27 €/giorno*detenuto. Io ho il sospetto, anzi la certezza, che il cibo somministrato ai detenuti valesse meno di 8.00 € (30%). (una famiglia di 4 persone che spendesse per l'alimentazione 8 € a cranio per giorno ne spenderebbe 960 al mese e temo che i detenuti non mangiassero come in una famiglia del genere)

 

c) outpatient care: qui trovi cosa comprendono le 4 sottoclassi che lo compongono.

 

d) street lighting sotto cosa include

 

  • 06.4.0 - Street lighting (CS)

Explanatory note

 

- Administration of street lighting affairs; development and regulation of street lighting standards; - installation, operation, maintenance, upgrading, etc. of street lighting. Excludes: lighting affairs and services associated with the construction and operation of highways (04.5.1).

Piccola puntualizzazione sul costo da 27€ al giorno per detenuto: bisogna vedere se tutte le carceri hanno cucine proprie e autonome o, come accade sempre più spesso, si tratta di un servizio di catering che porta il cibo già preparato nelle mense dove verrà poi consumato. In questo caso si puo ipotizzare 10€ per pranzo, 10€ per la cena e 7€ per la colazione, un po caro ma abbastanza in linea con i prezzi di mercato, senza però il costo dei cuochi/cucina per l'amministrazione carceraria. Per il resto un gran bell'articolo.

Stefano, per il mantenimento di ogni detenuto se leggi e guardi bene il grafico numero 4, 27 € (26,83 per la precisione) si spendevano nel 2007; nel 2010 se ne spendono 7,58. Con tutte le braccia a disposizione, usare un catering esterno non ha senso, a parte eventuali mazzette. Noi non possiamo permettercelo. Poi 7€ per la prima colazione dovrebbe essere a buffet come al Novotel.

sento ora al tg Lombardia che un professore di fisica di Mantova ha scritto al governo facendo presente il circa miliardo in più che spendiamo per l'illuminazione pubblica. Pare che Bondi (non il poeta) si sia commosso.

Per chi crede che il nostro spreco sia un caso, magari dovuto ad investimenti concentrati nel 2010, ho elaborato la seguente:

 da essa si vede che mentre la Germania spende stabilmente dal 2001 12 € /abitante noi siamo passati da circa 20€ a 27€.

Spagna, R.U. spendono anch'esse 12 € / abitante.

L'Italia e' veramente uno Stato unico al mondo: si riesce a rubare / sprecare anche sull'illuminazione delle strade... E scommetto che e' tutto sfuggito alla spending review di esperti e consulenti.

io l'avevo rilevato in questo benchmarking elementare, un professore di fisica delle superiori di Mantova lo ha scritto al governo (che sollecitava mail in materia); Bondi è rimasto meravigliato. Vuole dire che non avevano fatto un minimo di benchmaking: dilettanti allo sbaraglio, altro che tecnici. Forse sono tecnici del social climbing. 

Mi sembra che hai fatto un grande lavoro e con criteri corretti, complimenti.

Vorrei comunque ricordare che basterebbe fare qualcosa di molto piu' semplice per ridurre gli sprechi della spesa pubblica italiana, sarebbe sufficiente ridurre progressivamente la spesa pubblica delle regioni che spendono pro-capite piu' della media, con una forza e decisione proporzionali allo sforamento rispetto alla media.  Oppure si potrebbe direttamente allineare le spese pro-capite a quelli delle 3-4 regioni migliori. Ci vogliono pochi aggiustamenti per fare il tutto in maniera equa e soprattutto virtuosa, in modo che per una volta, in Italia, siano incentivati gli amministratori piu' efficienti e meno ladri, e siano penalizzati quelli che rubano e sprecano. Per esempio la spesa sanitaria potrebbe essere equalizzata richiedendo che per ogni classe di eta' sia allineata agli standard migliori, per tener conto della diversa distribuzione di eta'.

sono daccordo

tu dai un criterio di come ridurre la spesa, cosa non coperta dall'articolo. Fatto ciò che tu dici potrebbero anche crearsi risorse per migliorare uniformemente il tutto.

Esempio da asilo: la regione A virtuosa spende a , la B (con metà abitanti con la stessa distribuzione di età) spende b= 0,75a. La spesa di A + B è comunque allineata alla spesa del paese scelto come campione. Se si riesce a ridurre la spesa di B a 0,5A, come dovrebbe essere, si crea un 14% di extra risorse che possono essere usate per migliorare la spesa sia di A e che di B, pur rispettando lo standard esterno. (nel campo della sanità  per esempio si potrebbero coprire almeno in parte, come in Francia e Germania, le prestazioni odontoiatriche). Sono convinto che applicando il criterio di uniformità al migliore interno si risparmierebbe  molto più del necessario creando i presupposti per migliorare per tutti le prestazioni.

Il significato in pratica

"Il Benchmarking è un'efficace metodologia per misurare e incrementare le performance di un’impresa o di una Pubblica Amministrazione. L’utilizzo sistematico di metodologie e di strumenti di Benchmarking stimola ed integra i processi di apprendimento e cambiamento e, allo stesso tempo, stimola l’efficacia e l’efficienza dei processi aziendali e il rinnovamento della cultura aziendale, assicurando un miglioramento continuo grazie al costante confronto con l’esterno."

Infatti stavo cercando di capire dove siano descritti dei dati che diano indicazione dei livelli servizio a fronte dei costi sostenuti in quanto nell'articolo ho solo trovato

" Il grafico in basso a sinistra mostra la spesa pro capite (K€): essa non ha valenza economica ma dice semplicemente se gli abitanti del paese A godono di migliore servizi di quelli di B o viceversa (nell'ipotesi che i prezzi siano gli stessi, che la spesa sia gestita con medesima capacità e onestà e che la distribuzione della popolazione per età, che influenza welfare e sanità, sia la stessa). Non si può vantare il diritto di avere la stessa spesa pro capite se non si ha lo stesso pil pro capite per cui la spesa/pil rimane il parametro più valido per i confronti. "

Scusate l'ignoranza, ma non non ho capito anche nel grafico indicato come si possano evincere dei confronti italo/tedeschi sui livelli di servizio a fronte dei costi sostenuti.
 

Estraendo il commento conclusivo:

"con piccole correzioni nel giro di due tre esecizi avremmo potuto agganciare la struttura del nostro bilancio a quello tedesco."

Io continuo a non capire cosa serva agganciare la struttura se i livelli di servizio italiani sono notoriamente e notevolmente inferiori a quelli tedeschi, infatti continuo a pensare che le soluzioni che spesso leggo siano prevalentementi inefficaci.

Mi sono perso qualche cosa? 

Non è un benchmarking delle prestazioni o che include le prestazioni o ad esse indicizzato.

La ragione è semplicissima: non dispongo di dati comparabili e oggettivi sui livelli delle prestazioni analoghi a quelli dei costi. Se tu li hai o sai dirmi dove trovarli sarò lieto di integrare l'articolo con essi. 

Però:

il riferimento che ho preso è la Germania il cui livello di prestazioni a mio avviso è superiore al nostro per cui il risultato del confronto economico risulta ancora più solido o, come si suol dire, costituisce un"worst case". Avessi assunto come standard il Bangladesh o il Burkina Faso con il mio metodo avrei certamente individuato risparmi maggiori ma il risultato sarebbe stato "una boiata pazzesca". Oltre alle prestazioni erogate un benchmarking completo dovrebbe anche considerare l'efficacia della spesa determinata dalla competenza e dall'onestà di chi la amministra: ma anche in questo caso è mia opinione che il riferimento assunto ne rinforzi le conclusioni.

ed è il motivo semplicissimo per il quale non valuti le performance (eventualemente adeguandoli a delle variabili di contesto) e sei quindi  lontano dal fare del  benchmarking.
Esempio stupido, se mio figlio esce dalle elementari e/o dalle medie che non sa una beata mazza di lingue estere, mi spieghi a cosa serve paragonare i costi della pubblica istruzione? Costi che diventano aggiuntivi per i genitori italiani che non hanno magari i genitori tedeschi. Il risultato di non fare un vero benchmarking ha come risvolto la soluzione tipica italiota, tagli lineare, spesso spacciati come tagli verticali semplicemente perchè tagliano a pera un sottoinsieme definito da determinate caratteristiche che nulla hanno a che fare con la qualità.
A riguardo delle lingue estere io a Cagliari, per mio figlio, mi sono trovato in una situazione ancora peggiore, avere solo sezioni che insegnano  lingue estere (magari anche benissimo) che sono meno spendibili in termini di ritorno futuro. Ora avere tantissimi ragazzini Cagliaritani  che conoscono benissimo una lingua mediamente meno utilizzabile per il futuro mi sembra che debba essere una informazione che debba essere utilizzata su dei benchmarking che ci permmattano di capire su come spendere meglio i soldi.
I benchmarking che conosco io sono quelli che valutano le performance sulle idonee necessità in funzione dei servizi da erogare.

Vorrei capire quali sarebbero le conseguenze operative della tua critica al "benchmarking".

Non si fa nulla e si lascia tutto come e', oppure si tirano i dadi per capire dove tagliare e dove spendere di piu', oppure tagli lineari come Tremonti e molti altri, o altro?

 

Mi pare che come dice Lanfranconi stesso, considerando il nostro deficit di qualità delle prestazioni, il ragionamento valga a fortiori. Da parte mia dunque nessuna critica. Per rafforzare il ragionamento, anche a parità di numeri contabili, l'argomento per me è il seguente. Siccome il PIL conta il settore pubblico (se non sbaglio) al costo dei fattori, perchè il servizio non è compravenduto sul mercato, quello che abbiamo in realtà è che il valore della strada o scuola o treno tedesco o francese è superiore al nostro, ma non lo vediamo nel PIL. Se lo incorporassimo, il nostro rapporto spesa/PIL"vero" sarebbe superiore a quello appunto francese o tedesco, grazie alla rettifica del denominatore. In pratica, avendo strade treni e scuole peggiori, la nostra produttività di sistema e minore, e dunque la competitività, eccetera. Questo per dire: Lanfranconi ha fatto un eccellentissimo lavoro, ma credo che si possa rincarare la dose con altre considerazioni.

Un vero benchmarking sui servizi erogati tra le diverse nazioni ti permetterebbe di capire veramente su COME intervenire efficacemente nei processi di erogazione dei servizi pubblici e di sapere esattamente le modalità di COSA tagliare e CHI tagliare.
La finaltà vera è quella di avere livelli di servizio uguali o superiori a quelli delle altre nazioni, a costi uguali o inferiori, tenendo chiaramente conto dellle variabili di contesto (ambientali, logistiche a fronte della geografia e della distribuzione della popolazione nel territorio, etc.).

Le attuali modalità operative portano a tagliare tirando i dadi, non solo, dai dadi ti usciranno mediamente numeri bassi in confronto ai numeri delle altre nazioni europee (limitandoci ad un ambito territoriale della comunità europea per competere globalmente con chi sta fuori da tale ambito).
Abbiamo anche tanti casi dove addirittura se si facesse un minimo di analisi degli impatti si evidenzierebbe che stai tagliando il più efficace/efficiente.
Ti faccio due esempi stupidi di ambiti diversi ma ugualmente devastanti:
1)Istruzione, come già accennato siamo riusciti a licenziare gli insegnanti di spagnolo che erano già pochi e mediamente più giovani e più idonei per il futuro dei nostri figli, ma precari e con meno anni di anzianità, a discapito di quelli di francese, dove, oltre ad averne già tanti di cattedra si è anche regolarizzato una parte di quelli precari in quanto precari da più anni;
2)Enti Locali con patti di stabilità perversi, per la formazione era uscita addirittura una normativa per la quale non puoi spendere più della metà di quello che hai speso nell'anno precedente (tanti enti non avevano speso a fondo il capitolo di spesa in quanto non necessario per le reali necessità formative nell'anno di riferimento della normativa), questo cosa comporta? che chi vuole aggiornare i sistemi informativi o integrarli con i servizi evoluti di gestione dei processi con dematerializzazione non ha più i soldi per formare i dipendenti, quindi non può acquistare le nuove infrastrutture perchè nessun dipendente sarà in grado di utilizzarle.
A voglia di sparare cazzate che tali infrastrutture le facciamo gestire nei cloud e risparmiamo soldi. A voglia di fare esercizi matematici di risparmio con dei numeri, quando poi intervieni SENZA NEANCHE FARE UNA MINIMA ANALISI DEGLI IMPATTI e SENZA FARE UN VERO BENCHMARKING.
Le soluzioni saranno prevalentemente inefficaci o addirittura controproducenti.

Operativamente bisognerebbe al minimo:
1) utilizzare i numeri che abbiamo, facendo degli interventi con delle analisi degli impatti non affidati ai soliti cialtroni (tieni però conto che buona parte della nostra dirigenza è composta da cialtroni/venduti) ed intervenire ceercando di limitare le resistenze politiche/sindacali/lobbistiche, nonchè iniziare a diffondere strutture nella PA centrale ed enti locali maggiori che facciano progettazione di indirizzo, per fare modo che chi vince un bando, anche se delinquente/amico abbia minori possibilità di venderti la merda che vuole;
2)iniziare a raccogliere e gestire i numeri che non abbiamo e che non possiamo controllare e sui quali dobbiamo agire, ovvero  informatizzare e aggregare pesantemente i processi legati ai servizi erogati dalla PA, a questo punto ridurre nel giro di un tot di anni il tanto personale in esubero della PA (nel mentre gli riduci il salario e aumenti il netto del salsrio dei dipendenti privati).

Il tema della riduzione della spesa pubblica è oggi all'ordine del giorno. Ma di quanto possiamo sperare di ridurre realisticamente la spesa pubblica nell'immediato?

Non per ripetermi la la via maestra l'ho già indicata a suo tempo con due articoli in questi spazi.E proprio ispirandomi a cio' che si fa già in altri paesi.

1) un sistema sanitario tipo Bismark, in luogo dell'attuale Beveridge. Esattamente come in Francia e Germania, con la precisazione che in questo modo si toglie un ulteriore elemento di deficit (quello regionale) e si puo' eliminare un'imposta non particolarmente felice come IRAP. Una riforma del genere "vale" 100 miliardi all'anno, che escono dal comparto pubblico per passare a quello delle assicurazioni private (pur obbligatorie).  Rimane allo stato la spesa per susidiare i casi sociali e le spese di investimento delle strutture pubbliche.

2) un sistema previdenziale basato su due pilastri (uno pubblico ed uno privato) in luogo dell'attuale unico pilastro pubblico (come già in altri paesi dotati di sistemi sanitari misti). 

Ora mentre il primo punto è attuabile in poco tempo (uno o due anni) il secondo richiede tempi piu' lunghi ma se il sistema è economicamente sostenibile i mercato lo capiscono e "scontano" in anticipo il futuro andamento positivo.

Ritengo che le due riforme possono portare nel giro di 20 anni a rispettare il fiscal compact ed anche a rendere disponibili rirosere per quelle politiche sociali che in italia sono latitanti (sussidi di disoccupazione, assistenza, politiche di sostegno alla abitazione ed alla famiglia).

Francesco, non capisco come con la sanità con l'elmetto a punta si possano risparmiare 100 miliardi  / anno visto che se ne spendono 120. A meno che i 100 siano pagati come premi assicurativi dai cittadini.

In ogni modo Cruccolandia alla Bismark ne spende circa 180 così distribuiti:

Medical products, appliances and equipment 42,1

Outpatient services 51,4

Hospital services 70,3

Public health services 0,8

R&D Health     1,6

Unidentified 12,1

Total 178,3

 

 

appunto

Francesco Forti 26/7/2012 - 23:02

Francesco, non capisco come con la sanità con l'elmetto a punta si possano risparmiare 100 miliardi  / anno visto che se ne spendono 120. A meno che i 100 siano pagati come premi assicurativi dai cittadini.

Appunto. Bismark significa, in soldoni, che le spese di gestione, dovute per le prestazioni sanitarie, sono pagate tramite primi assicurativi (obbligatori)  senza scopo di lucro e con obbligo di accettazione di ogni assicurato. Non conosco Bismark gestiti in toto con le imposte.  Per le spese, una cosa è elencare le spese altro è vedere chi le paga.  A me risulta che le krankenkassen tedesche (che rimborsano quei coti) non rientrano nel bilancio federale o in quello locale. Idem per le krankenkassen svizzere, che conosco molto bene.

1) un sistema sanitario tipo Bismark, in luogo dell'attuale Beveridge

2) un sistema previdenziale basato su due pilastri (uno pubblico ed uno privato) in luogo dell'attuale unico pilastro pubblico

Francesco, sono entrambe proposte interessanti ma non corrispondono propriamente in un risparmio da parte dei cittadini che in prima approssimazione, almeno all'iinizio, dovrebbero pagare al settore privato piuttosto che allo Stato per contnuare ad avere la stessa sanita' e le stesse pensioni di oggi.  Il merito della tua proposta e' trasferire dal settore pubblico,     inefficiente e corrotto, al settore privato sanita' e pensione integrativa.

In Italia bisogna fare attenzione a questo genere di proposte: potrebbero risultarne costi maggiori per i cittadini, e  potrebbero dare piu' spazio all'ingordigia e alla corruzione del settore pubblico, che potrebbe riportare la spesa pubblica sottratta di sanita' e parte delle pensioni verso il 50% del PIL piu' o meno come il  calo di interessi garantito dall'Euro e' stato prontamente bruciato in maggiore spesa pubblica, come anche il ridicolo tesoretto pochi anni fa.

Per la pensione integrativa oltre ad un livello minimo statale sono anche piuttosto d'accordo, sono meno d'accordo nel trasferire l'assicurazione sanitaria dallo Stato ai privati (seppure molto regolati) a causa della disfunzionalita' della giustizia italiana, che e' a livelli da terzo mondo, e che favorirebbe prezzi alti, collusioni oligopolistiche, pratiche scorrette nei confronti dei consumatori da parte delle assicurazioni private. In Italia Stato e giustizia non sono in grado di regolare decentemente nemmeno il relativamente modesto settore della responsabilita' civile per le automobili, abbiamo dal settore privato servizi miserabili a costi piu' o meno doppi ad esempio della Francia. La disfunzionalita' di Stato e giustizia favorirebbero anche trruffe e servizi miserabili nel settore privato degli investimenti previdenziali, tuttavia questo mi sembra accettabile per due motivi: 1) lo Stato comunnque garantisce un livello minimo di pensione 2) dubito che il settttore privato pur in presenza di Stato e giustizia disfunzionali possa realizzare lo stesso bordello realizzato da politici e sindacalisti con l'INPS e altri enti, dove i soldi dei pensionati sono stati sperperati per acquistare case di lusso in centro di Roma da affittare a politici e sindacalisti a prezzi inferiori allo stesso equo canone, e infine sono state svendute a prezzi da saldo agli stessi politici e  sindacalisti negli ultimi due lustri.

Francesco, sono entrambe proposte interessanti ma non corrispondono propriamente in un risparmio da parte dei cittadini ...

Probabilmente non è chiaro il problema.  Il risparmio dei cittadini non è in discussione. La sanità costa e non esistono pasti gratis. Qualcuno la deve pagare, finanziare. Se vuoi una buona sanità qualcuno (tutti o quasi) deve metterci i soldi. Il sistema Bismark toglie la spesa gestionale dallo stato (quindi diminuisce la spesa pubblica su PIL) e fa in modo che la sanità ottenga risorse diverse (anche maggiori, direi) anche se alla fine sono sempre soldi che escono dalla nostra tasche. E da quali altre tasche dovrebbero uscire? Poi personalmente sapendo che prima o poi tocca a tutti ed anche a me, preferisco vivere dove il sistema spende (bene) il 12% del PIL in sanità rispetto a dove spende (male) il 7%. Il sistema Bismark riesce ad affidare alla sanità piu' risorse, fuori dalla contabilità pubblica, che poi bisogna verificare bene non siano sprecate. E questo è un compito sussidiario che lo Stato, nelle sue articolazioni, puo' svolgere. Da gestore a controllore, eliminando un conflitto di interessi come oggi.

Tutte le spese delle mie tabelle sono "spesa pubblica" e quindi pagate dagli Stati.

Mi spieghi come mai con due sistemi così differenti l'Italia (Stato) spende per la sanità 120 miliardi grosso modo 2000 € per cittadino e la Germania (ancora Stato) ne spende 180 circa 2200 € a cranio? (tabella 12) L'ultima riga della stessa tabella dice che il cittadino italiano spende in proprio (visite private, odontoiatria, farmaci non passati dall'SSN, assicurazioni integrative) 650 € grosso modo come il cittadino tedesco.

Alla fine  è impossibile risparmiare 100 miliardi in un comparto che ne costa 120: puoi cambiare il soggetto che li spende ma non risparmiarli; e mi  pare strano che in Germania con la sanità pagata dalle assicurazioni lo Stato spenda on top 180 miliardi.

L'unica differenza della Germania è che il personale sanitario non dipende dallo Stato ma è comunque sempre pagato dallo Stato attraverso gli ordini professionali e che quindi il costo non è classificato come costo del lavoro ma come consumi intermedi.  

Ok, ammetto di non conoscere come i tedeschi contabilizzano la loro spesa sanitaria ma so che il sistema è praticamente identico a quello svizzero e li' la spesa sanitaria gestionale (il rimborso delle cure) non è nella contabilità dello stato (a nessun livello) perché è nella contabilità della assicurazioni sanitarie private (che non curano ma si dedicano solo al rimborso, esigendo premi).  Quindi un ospedale pubblico o privato che sia che spende 100 per curare i pazienti riceve 100 dalle assicurazioni. Puo' darsi che in germania contabilizzino le due cifre in dare ed avere nelle partite contabili dello stato e la svizzera invece abbia un metodo diverso di considerare l'imputazione contabile di questa partita di giro.  Di base pero' non abbiamo "tasse che pagano la sanità" ma "premi assicurativi privati che rimborsano prestazioni sanitarie (pubbliche e private)" quindi mi pare ragionevole che questo sistemi non entri nella contabilità nazionale. Va anche visto poi come si genera deficit nei conti sanitari in Italia e cosa succede in Germania o in Svizzera.

Ho già indicato in passato che la sanità italiana (anche l'istruzione e tanto altro) funziona se ti paghi lo specialista in privato e poi se necessario ti fai curare/operare in ospedale dal medesimo specialista.

La cifra dei 650 euro per l'italia mi sembra molto  bassa e tenendo conto che le visite sono prevalentemente in nero penso che sia calcolata solo con il fatturato, qundi penso che la nostra spesa globale sia superiore a parità di servzio.

Si dice comunemente che a parità di costi il livello del servizio offerto dalla Germania è mediamente più alto di quello italiano. Ciò sembra dovuto al fattore spreco e corruzione. Secondo me ridimensionanre una voce di spesa significa incidere su questo fattore.

Esempio: se il prezzo della siringa è gonfiato e si tolgono i soldi alla sanità il risultato sarà che il prezzo della siringa rimarrà quello mentre il servizio al cittadino sarà peggiore.  Se il vigile invece di andare in giro a fare multe se ne sta in ufficio con l'aria condizionata e io gli taglio i fondi quello mi dirà che non ha benzina per andare in giro e rimarrà in ufficio con l'aria condizionata.

La vedo dura. Credo che il problema di chi vuole fare qualcosa in Italia non sia tanto quello di scoprire dove sono gli sprechi quanto quello di cambiare una mentalità radicata. 

Il benchmarking sulla spesa totale e la sua distribuzione può aiutare, ma non risolve il problema di fondo, che è quello di analizzare, con il maggior dettaglio significativo possibile, un'attività in tutte le sue componenti, e modificare quegli elementi che la rendono attualmente insoddisfacente. Pertanto, analizzare i costi senza, per esempio, analizzare e correggere i processi, la qualità della prestazione fornita e gli obiettivi della medesima, potrebbe rivelarsi inefficace e fuorviante.

 

La metodologia prevede di determinare l'oggetto del benchmarking (e già qui se ne possono elencare moltissimi). I suoi obiettivi. I metodi quantitativi per misurare gaps e definire la misura delle future prestazioni, e così via. Per fare tutto ciò, dato anche il ritardo culturale della nostra PA, ferma come sappiamo a riti borbonici, occorrerà un tempo che si può facilmente stimare in qualche lustro. E una quantità gigantesca di risorse umane, motivata, onesta e pertanto non facilmente reperibile.

 

Si fa nulla, allora? No. Mentre si avviano ed eseguono processi di revisione più strutturati, ci si può dare obiettivi di breve e di medio periodo che siano realistici, e ci si dovrà accontentare di "tecniche", mi si passi il termine, più rozze ma di sicuro efficaci. Nessun fornitore muore se gli chiedi uno sconto del 10% rispetto al prezzo dell'anno prima. Da noi, invece, la prassi consolidata è di aumentare il prezzo della prestazione o della fornitura rispetto al passato. Puoi provare ad eliminare la corruzione (diffusa e costosa) riducendo drasticamente la discrezionalità dell’Amministrazione, e dunque eliminando o riducendo i centri di spesa autonomi. Puoi fare contratti che non prevedano la revisione prezzi. Puoi ridurre le spese di personale evitando, per un certo periodo, di sostituire chi va in pensione. E così via.

 

Fermare il declino sarà un duro lavoro di molti anni. Che non riuscirà se non ci si attrezza adeguatamente e non potrà prescindere da un cambiamento della cultura prevalente nel paese.

Puoi provare ad eliminare la corruzione (diffusa e costosa) riducendo drasticamente la discrezionalità dell’Amministrazione, e dunque eliminando o riducendo i centri di spesa autonomi.

Secondo me questa ricetta di miglioramento della spesa pubblica, ampiamente abusato in Italia con risultati a mio parere ridicoli, non e' il sistema migliore.  L'amministrazione centrale della spesa pubblica e' decisa a Roma dove il livello di corruzione e' probabilmente superiore alla pur alta media nazionale.  Poggiolini decideva sui farmaci di tutta Italia accumulando tonnellate di oro e regalie assortite nei divani di casa, frutto di corruzione stando ai resoconti della Stampa, e l'Italia aveva (e continua ad avere) farmaci a spese degli utenti finali tre volte piu' costosi della Francia.

Cio' che pervicacemente non si vuole fare in Italia (perche' ne soffrirebbe l'acquisto del consenso con la spesa pubblica) e' confrontare seriamente le diverse spese locali per uguali servizi per costringere chi inequivocabilmente spreca ad allinearsi ai migliori standard.  Esaurite le diversita' di spesa locale, si potrebbe poi passare al confronto coi migliori standard esteri.

Questo metodo di procedere divide i compiti, le amministrazioni locali decidono come spendere, lo Stato centrale controlla, incentiva, punisce, scambia informazioni sulle pratiche migliori. Ognuno dei due attori ha meno margini per rubare e per usare la spesa pubblica per comperare consenso. Col sistema dove tutta la decisione di spesa si concentra al livello dello Stato centrale non si risolvera' mai nulla, secondo me.

Poi ovviamente un vero federalismo virtuoso prevederebbe che le amministrazioni locali rendano conto direttamente ai loro elettori delle loro spese, ma questo sembra essere una specie di tabu' in Italia e comunque rimane fantascienza finche' le finanze locali sono alimentate in gran parte con trasferimenti dal centro, fatto che e' una delle ragioni primarie del disastro italiano.

Non mi sogno di proporre un unico centro di acquisti nazionale. Ma fra l'avere ogni ospedale  che acquista i rotoli di carta igienica che gli servono e un solo centro che li acquista per tutti gli ospedali d'Italia forse una posizione intermedia esiste. Controllare mille potenziali ladri è più difficile di controllarne cento, credo. Lo sminuzzamento non aiuta, se non altro per questione di volumi acquistati e di competenze negli acquisti (parlando di acquisti) che bisogna pur avere. 

 

"Poi ovviamente un vero federalismo virtuoso prevederebbe che le amministrazioni locali rendano conto direttamente ai loro elettori delle loro spese, ma questo sembra essere una specie di tabu' in Italia e comunque rimane fantascienza finche' le finanze locali sono alimentate in gran parte con trasferimenti dal centro, fatto che e' una delle ragioni primarie del disastro italiano."

 

Su questo sono perfettamente d'accordo. Mi piacerebbe vivere in un paese dove lo stato centrale raccoglie attraverso le imposte esattamente il minimo indispensabile per il suo funzionamento. Il resto di ciò che si spende dovrebbe essere una decisione presa a livello locale, e controllata nello stesso ambito.

 

Quello dell'energia è un settore chiave per tutta l'economia nazionale. La capacità dell'Italia di saperla interpretare, immaginarne gli sviluppi, gestirli nel modo più appropriato rappresenta una sfida importante per il rilancio dell'economia. Le pubbliche amministrazioni, i dicasteri, dispongono di edifici energivori e, pertanto, dovrebbero investire, in maniera massiccia, sull'uso razionale dell'energia. Ma la difficoltà progettuale, gestionale e finanziaria di impianti atti a tale scopo rappresenta un elemento ostativo per l'efficientamento energetico e quindi della spesa pubblica, un tassello del grande puzzle ' Protocollo di Kyoto'. Ma si può intervenire!

Per saperne di più: http://www.sidefco.com/ - Efficientamento energetico nei comparti della Difesa: progetto Sidefco - Menowatt GE (ex Sorgenia Menowatt).

Sidefco Project - www.facebook.com/sidefco

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