Come mai, come mai, sempre in ....

17 ottobre 2009 sandro brusco

Mi fermo qui. Quelli della mia generazione ricorderanno come finisce lo slogan/domanda retorica. Per i più giovani, sappiate che ''mai'' fa rima con ''operai''; lascio alla fervida immaginazione del lettore indovinare il posto dove agli operai va ''sempre in''.

Un'avvelenata sul recente accordo separato dei metalmeccanici.

Immagina di essere un inquilino di un palazzo signorile nel centro di una qualche bella città italiana. La vernice esterna del palazzo si è scrostata e c'è bisogno di una nuova mano di pittura. Il tuo primo istinto, alla riunione di condominio, è di dire che ognuno dipinge i muri esterni del suo appartamento come gli pare. Risulta però che una ordinanza comunale impone che il palazzo venga dipinto interamente dello stesso colore, per motivi di arredo urbano. Non c'è quindi alternativa, occorre accordarsi tra inquilini sul colore da usare.

Inizia quindi la discussione e immediatamente si nota una spaccatura tra gli inquilini. Una maggioranza odia il marrone con tutte le forze e preferisce ad esso qualunque altro colore. Gli inquilini con tali preferenze formano la loro organizzazione, la Federazione Inquilini che Odiano il Marrone (FIOM). Agli altri inquilini il marrone invece sta bene, anche se discutono un po' sulle tonalità. Formano quindi due organizzazioni, la Federazione Inquilini per il Marrone (FIM) e la Unione Inquilini per un Leggero Marrone (UILM). Una volta create le associazioni si scopre che alla FIOM aderiscono 363 inquilini; sono invece 190 gli inquilini che aderiscono alla FIM e circa 100 quelli che aderiscono alla UILM. I numeri a dir la verità sono un po' malfermi, non sono molto aggiornati e non c'è un organismo terzo che li certifichi. Ma è abbastanza chiaro a tutti che la FIOM è di gran lunga l'organizzazione più numerosa e rappresentativa e che raccoglie più iscritti delle altre due.

Chi avrà a questo punto il diritto di contrattare con l'impresa il colore da dare al palazzo e magari il costo del servizio? In altri palazzi e in altri periodi le varie associazioni degli inquilini avevano comunque cercato di mettersi assieme e trattare in modo unitario. Ma questa volta proprio non ci si riesce, le opinioni riguardo al marrone sono troppo divergenti. Logica vuole quindi che l'associazione degli inquilini maggioritaria conduca le trattative.

Ma non è così. Risulta che l'impresa che deve fornire i servizi di pittura ha una particolare passione per il marrone e decide di mettersi d'accordo con le associazioni minoritarie degli inquilini che condividono la sua passione. Come è possibile, fare una cosa simile? È possibile perché il sindaco ha pure lui una spiccata simpatia per il marrone, ed emette un'ordinanza che afferma essere completamente legittimo e vincolante per tutti l'accordo raggiunto tra l'impresa e le associazioni minoritarie.

Essendo un inquilino che odia il marrone si può ben capire il tuo grado di disperazione. Pazienza se tu fossi l'unico che odia il marrone, ma risulta che la maggioranza degli inquilini la pensa come te. Come è possibile che si ignori bellamente la volontà  della maggioranza? Fai allora un ultimo tentativo. Dici: va bene, è stato fatto questo accordo ignorando l'associazione maggioritaria degli inquilini. Non discutiamo come ci si è arrivati, ma vogliamo almeno sottoporre tale accordo al giudizio degli inquilini? Magari le associazioni minoritarie hanno correttamente interpretato la volontà della maggioranza. O magari no, e sarebbe bene saperlo. Chiedi quindi che l'accordo tra associazioni minoritarie e l'impresa venga sottoposto a referendum. Ma il sindaco, l'impresa e le associazioni minoritarie ti rispondono picche. Niente referendum, l'accordo va bene così e lo devi trangugiare. Perché? Perché loro hanno deciso che il marrone è proprio bello e farà bene al paese. Chi si oppone rema contro e va zittito.

Non hai più parole. Come è possibile, ti chiedi? Sarà anche una decisione di poco conto, il colore del palazzo, ma a quanto pare è stata sottratta completamente alla volontà degli inquilini. L'appartamento lo avevi pagato fior di quattrini, e adesso risulta che la tua opinione sul colore con cui pitturarlo non ha la minima rilevanza. Che razza di paese è questo? Cosa è successo ai diritti di proprietà? Dove sono finite le norme più elementari di uno stato liberale?

A questo punto ti svegli dall'incubo. È stato solo un brutto sogno. Ovviamente non possono dipingere un palazzo con un colore odiato dalla maggioranza degli inquilini. Men che mai un palazzo signorile in centro.

Oppure ti svegli e ti rendi conto che la realtà è molto peggiore. Perché l'accordo separato con le associazioni minoritarie non riguarda una questione di poco conto come il colore del palazzo. Riguarda il tuo lavoro e la tua unica o principale fonte di reddito. Perché tu non sei un inquilino di un palazzo signorile del centro. Sei solo un metalmeccanico.

80 commenti (espandi tutti)

se sei metalmeccanico con ogni probabilità hai votato sb. quindi in fondo ti sta anche bene.

Non ci sono molti sondaggi fatti bene (o anche male) su come votano le diverse categorie professionali. Immagino tu abbia in mente questo sondaggio di IPSOS, che lo scorso maggio generò titoli sparati sui giornali del tipo ''il PdL ha il doppio dei voti tra gli operai del PD''.

In realtà il sondaggio dice che il consenso del PdL tra gli operai è solo del 3,4% più alto che nella popolazione at large. Non sono neanche sicuro che la differenza sia statisticamente significativa. Il vero punto di forza del PdL tra i ceti popolari sono le casalinghe, che danno a SB un consenso del 12,5% superiore rispetto alla media nazionale.  Il sondaggio peraltro sovrastimava gravemente la forrza elettorale del PdL; gli veniva dato il 40% mentre prese il 35,3%. 

I metalmeccanici poi sono anche, in buona misura, impiegati. Questi nel sondaggio vengono messi nella stessa categoria degli insegnanti, quindi è difficile capire come votano. Comunque la categoria mista insegnanti/impiegati dà al PdL il 28,8%, ben al di sotto del 40% nazionale. Sicuramente è in buona parte dovuto agli insegnanti, ma faccio fatica a credere che con questi dati gli impiegati metalmeccanici votino per SB molto più della media nazionale.

La mia era una battuta, forse riuscita male, alla luce del "70% della popolazione che sta con sb"..

Ad ogni modo, grazie per i numeri... sconvolgente che solo il 3.4% degli operai votino sb: immagino sian tutti e soli quelli che si son fatti la foto con lui a l'Aquila.

Io son fortemente convinto che lo zoccolo duro dell'elettorato di SB sian le persone anziane senza meglio specificare. Tra anticomunisti e vecchie massaie in italia e' presto fatto.

Nessuno mi toglierà dalla mente il ricordo di mia nonna che, guardando i suoi tg, affermava: lui mi alza la pensione.

Cosa dicono i numeri in questo senso?

sconvolgente che solo il 3.4% degli operai votino sb

 

penso che il sondaggio citato dicesse una cosa diversa: che il voto del Silvio tra gli operai è 3.4% in più della media, cioè se lui prende 30% alle elezioni tra gli operai prende 33.4%

ah cavolo.. ho letto male.. ma allora, non volendo, avevo ragione? desolante.

No, no attento. Il sondaggio IPSOS, che non so quanto affidabile perché non conosco la numerosità dei sottocampioni, dice che gli operai votano BS al 43,4%, mentre la popolazione al 40,0%. Ora, è poi risultato nelle urne che il 40% era in realtà il 35,3%, quindi questi numeri vanno presi un po' con beneficio d'inventario. 

Quello che ho detto io è che gli operai non votano poi tanto più BS della media. Se guardi il sondaggio vedrai però che gli operai votano consistentemente di più per la Lega (14,8%) che la media nazionale (10,3%, in questo caso abbastanza vicino al risultato effettivamente uscito dalle urne).

La tua ipotesi sulle persone anziane non trova riscontro nel sondaggio IPSOS. Queste le percentuali del voto al Pdl:

18-30 anni:  39,4%

30-45 anni:  43,2%

45-60 anni:  33,2%

oltre 60:        41,8%

Come vedi gli ultrasessantenni danno al PdL più della media nazionale ma non molto; dubito che la differenza sia statisticamente significativa.

già, a quanto pare non trova grandi riscontri la mia visione stravagante. me ne farò una ragione anche se, ad onor del vero, la mia domanda voleva essere non "in che percentuale gli over 60 votino sb" ma "che percentuale dell'elettorato di sb sia composto da over 60". 

personalmente mi lascia anche abbastanza basito, stupefatto, non voglio proprio crederci, che gli operai votino per sb, quand'anche in maniera allineata alla media... c'è una crisi dei valori pazzesca...

Daniele, in che mondo vivi? La crisi dei valori non ha niente a che vedere. Gli operai non hanno mai votato massicciamente a sinistra come certa propaganda lasciava credere. Il fenomeno era limitato geograficamente a certe aree delle periferie del nord con presenza di grosse fabbriche, ed era comunque minoritario. Che adesso votino Lega e PdL non è una grande novità.

una constatazione davvero sconcertante sandro... non ho parole.

non mi aspettavo che gli operai votassero i comunisti ma votare questa destra corporativista (eccheccazzo non erano mica volti nuovi!) è davvero troppo, non hanno nemmeno l'attenuante ideologica.

orwell aveva capito tutto: i prolet sono davvero il peggio.ù

direi che il titolo ha quindi una risposta: se la sono cercata.

La dissertazione su chi ha votato la Destra è interessante però, nel caso specifico, l'accordo è tra Federmeccanica e sindacati quindi, nello specifico, che gli operai abbiano votato a destra o a sinistra non credo c'entri più di tanto.

Oppure non ho capito qualcosa ?

No, hai ragione. Cosa hanno votato e votano gli operai e gli impiegati metalmeccanici è totalmente irrilevante, è una di quelle discussioni laterali che sorgono nei blog. È anche irrilevante se l'accordo sia buono o meno, così come è irrilevante che la FIOM sia ragionevole o meno o sia stata ragionevole o meno nel passato.

L'unica cosa rilevante è che agli operai e impiegati metalmeccanici viene impedito di essere rappresentati da chi loro desiderano e di decidere a maggioranza se accettare o meno il contratto di lavoro. Questo è  un atto di autoritarismo feroce, degno del peggior socialismo reale. Sta passando il principio che un sindacato, per essere ritenuto rappresentativo, non deve ottenere il consenso dei lavoratori ma quello del governo.  Non è, purtroppo, un concetto nuovo nel panorama delle relazioni industriali italiane, ma non credo sia mai stato applicato in modo così spudorato.

Sandro, è un gioco ripetuto direi. Anzi: dinamico e ci sono variabili di stato. La storia, nelle relazioni sindacali conta.

Questo non implica che l'atto sia legittimo, non lo è per niente e, dalla sintesi che ne fa Marco Esposito più sotto, sembra veramente una frode (nessun magistrato ha mai provato a verificare se, per caso, anche i sindacalisti in Italia si possono comprare? La mia impressione è che sì, si possono comprare e si comprano!)

Per quanto mi riguarda, però, spero che questa presa in giro serva ai lavoratori metalmeccanici per rendersi conto che i sindacati sono corpi parassitari che succhiano il loro sangue e niente di più. Il tempo per disfarsene era ieri.

Michele, certo che la storia conta e certo che la CGIL ha pesanti responsabilità nella situazione che si è venuta a creare (la FIOM in specifico credo un po' meno). Insieme agli altri sindacati confederali ha spesso accettato nel passato il principio che chi fossero i  ''sindacati maggiormente rappresentativi'' dovesse essere deciso dal governo piuttosto che da qualche meccanismo chiaro e imparziale mediante il quale si certificasse il consenso dei lavoratori. Questo è un principio aberrante ed è gravissima responsabilità della CGIL e degli altri sindacati il non aver rivendicato, principalmente per interesse e ignavia, un sistema di relazioni industriali più sensato.

Detto questo, una frode resta una frode, e questo accordo separato una frode è. Un altro tassello nel progetto peronista di esautorare completamente la società civile e ridurla al controllo completo dello Stato. Sono con te che i metalmeccanici farebbero bene a svegliarsi e buttare a mare i sindacalisti che li hanno rappresentati finora, but this is completely beside the point.

sembra veramente una frode (nessun magistrato ha mai provato a verificare se, per caso, anche i sindacalisti in Italia si possono comprare?

Ehhh, come no! Io ho fatto volantinaggi nelle fabbriche fino al 1999...gli stessi operai, pur durante scioperi e occupazioni, sapevano che tizio era al soldo di quello; che quell'altro aveva venduto tutti alla cena al ristorante x....è roba risaputa, non sussurata, ma proprio detta ai quattro, anzi che dico, ai cinque venti...e i primi a saperlo, sono gli operai medesimi.

Lo schemino è molto semplice. I politici locali, o nazionali, sanno benissimo che in fabbrica comandano i proprietari e poi i sindacalisti. I sindacalisti bisogna tenerseli buoni per ovvi motivi: dalle mense alla sicurezza, fino ad arrivare ai turni...possono rompere i coglioni su tutto. Per tenerseli buoni la proprietà dell'azienda deve assumere chi segnala il sindacato, o direttamente, o su segnalazione dei partiti di riferimento del sindacato stesso. A un certo punto, la figura del sindacalista muta a tal punto che non si capisce più cosa faccia: non gli interessi dell'azienda, non quelli dei lavoratori...solo ed esclusivamente i suoi...e infatti sono molteplici i sindacalisti che alla fine della fiera diventano responsabili risorse umane di altre aziende (successo davvero); oppure costruiscono aziende loro (ne conosco).

Una volta (1996), durante una delle tante occupazione delle fabbriche della zona, andammo a portare soldi raccolti nelle scuole dove studiavamo: erano soldi, pochi eh, per comprare più che altro qualcosa da mangiare per chi stava facendo l'occupazione...davanti all'assemblea dei lavoratori, con un misto di ingenuità e arroganza, dicemmo che i soldi noi li avremmo dati ai lavoratori MA NON  ai sindacati perchè non ci fidavamo della loro gestione...figurarsi, i sindacalisti presenti si avvicinarono a noi e ci dissero di tutto con fare molto violento, mentre nessun altro, nè operai nè rappresentati della proprietà ebbero da dire nulla; ciononostante, solamente perchè ai sindacati non piaceva quello che dicevamo, nessuno potè prendere i soldi.

Ps: se non ci presero a sberle, fu solo perchè: a) conoscevano i nostri genitori; b) perchè nel gruppo vi era un figlio di un rappresentante territoriale della CGIL, presente alla scena; c) perchè nel gruppo militava allora anche la figlia del proprietario di una delle aziende di manutenzione in sciopero (sembra tutto troppo ridicolo? Ma giuro che è vero). Che Guevara, nel suo "Manuale del Guerrigliero" scrisse che bisognava fare i guerriglieri dove si era nati e cresciuti, proprio per usare al meglio tutte le relazioni personali...aveva ragione anche se poi lui non ha ascoltato quel principio.

L'unica cosa rilevante è che agli operai e impiegati metalmeccanici viene impedito di essere rappresentati da chi loro desiderano e di decidere a maggioranza se accettare o meno il contratto di lavoro. Questo è  un atto di autoritarismo feroce, degno del peggior socialismo reale.

Giusto, Sandro. Faccio notare che in Italia questo è vero per qualunque professione dipendente regolata dalla contrattazione nazionale. Anche per i ricercatori e professori universitari.

Per il Sole24Ore invece:

La Cgil non ha firmato le regole generali, e di conseguenza non gioca le singole partite. La maggiore sigla sindacale si è legata a una coerenza autolesionista e imposta dai massimalisti, rischiando l'irrilevanza o, peggio, inseguendo un ritorno a un conflitto aspro e gravissimo in tempi di recessione.

è un esperimento,... se funziona probabilmente avremmo molti più casi simili in futuro

Senza dimenticare i sindacati di base che nei metalmeccanici sono pochi (quanti sono?) ma comunque ci sono e non stanno con cisl e uil. Ma quelli non li invita mai nessuno a differenza di sindacati strani e piuttosto gialli invece che marroni come Fismic e Ugl che però, questa volta, sono stati fregati alla grande pure loro.

Fismic e Ugl hanno fatto sapere che per ora non firmeranno il contratto: "Nel merito del contratto non abbiamo problemi ma c'è una discriminazione nei confronti del mio sindacato. Noi chiediamo pari dignità nella gestione dell'ente bilaterale", ha dichiarato il segretario generale di Fismic, Roberto Di Mauro. Il segretario nazionale di Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella, ha confermato che "per ora non ci sono le garanzie sulla parte normativa, soprattutto su la gestione dell'ente bilaterale. Senza queste garanzie la nostra firma non ci sarà"

Insomma il problema è di posti nell'ente, di soldi e di uomini da piazzare in pieno stile parassitario e poltronaro. Sono stati chiamati per fare un po' di numero e darsi una parvenza di legittimità ma quando c'era da finalizzare i due grandi e grossi compari in accordo con Federmeccanica li hanno sbattuti fuori.

L'accordo assomiglia tanto a quei contratti che l'operatore di turno stipula al telefono con il figlio di 12 anni solo in casa e che poi, per qualche ragione misteriosa, deve valere anche per il titolare della linea. Solo che questa volta operatore e figlioletto sono in combutta tra loro.

Faccio notare come in Italia manchino leggi che normino la trattativa sui contratti, a cominciare dal referendum che è solo opzionale quando invece dovrebbe essere a mio avviso obbligatorio.

Sandro, il tuo raccontino è davvero gustoso, ma ...... non considera che i vertici del sindacato "maggioritario" stanno facendo, in realtà, un gioco diverso. Con rivendicazioni forti, molto più che quelle delle altre organizzazioni, si vuole dimostrare di essere la vera difesa degli interessi dei lavoratori. Ben sapendo che - in un momento di crisi, nel quale proprio soldi non ce n'è - tali richieste non avrebbero alcuna possibilità di essere accolte, dunque, pare evidente che l'obiettivo sia riconquistare al sindacato quel consenso che, oggi, è molto meno diffuso di un tempo. E si vuole ribadire che la guida del movimento "lì deve stare", anche per uscire da quell'angolo in cui lorsignori si son ritrovati, non avendo voluto firmare un nuovo accordo in merito alle relazioni industriali.

Che, poi, i contratti collettivi siano un nonsenso è tutto un altro discorso. Del quale abbiamo spesso parlato qui, e sul quale, credo, siamo d'accordo.

A me pare che siano state cisl e uil a disdettare il vecchio contratto che, altrimenti, sarebbe stato ancora in vigore e quindi nessuno avrebbe chiesto nulla. Di che cosa stai parlando esattamente?

non avendo voluto firmare un nuovo accordo in merito alle relazioni industriali.

E chi l'ha firmato? E' stato fatto un referendum per caso?

Il gioco che sta facendo la FIOM non lo considero, così come non considero il gioco che fanno FIM, UILM e Federmeccanica, perché è totalmente irrilevante. Così come non considero se sia opportuno o meno stipulare contratti collettivi; sono d'accordo con te che non è opportuno, ma non è questo il punto.

Il punto è che un contratto collettivo è stato effettivamente firmato (ribadendo quindi che contratti colletivi vanno fatti), e Federmeccanica ritiene perfettamente sensato firmarlo con sindacati che non sono rappresentativi della maggioranza dei lavoratori e rifiutarsi di sottoporre tale accordo a referendum.

Questa è una violazione di un principio fondamentale, ossia che un gruppo di persone che firmano un contratto collettivo ha diritto a scegliere i propri rappresentanti, e come minimo a esprimere l'approvazione di un eventuale accordo che viene raggiunto con la controparte.

Prova a immaginarti una situazione in cui un fornitore deve vendere materie prime a una società per azioni. Gli azionisti hanno a maggioranza nominato un amministratore delegato, ma nel consiglio di amministrazione siedono altri dirigenti nominati da una minoranza di azionisti. Il fornitore può solo trattare con l'amministratore delegato, non può scegliere il dirigente da cui andare.

Ma immaginati invece che il fornitore non riesca a spuntare le condizioni che preferisce dall'amministratore delegato. Va quindi dai consiglieri nominati dalla minoranza degli azionisti e firma con loro un accordo di fornitura a prezzi più alti. E il governo a quel punto interviene per dire che a) l'accordo va benissimo ed è legalmente valido b) l'assemblea degli azionisti non può metterci il becco e deve accettare l'accordo.

Cosa diresti di una tale situazione? Diresti, giustamente, che questo è un abuso autoritario degno della Corea del Nord. Che lo Stato non ha alcun diritto di decidere chi rappresenta una società per azioni, e che tale potere spetta unicamente agli azionisti. E che il fatto che l'amministratore delegato nominato dalla maggioranza degli azionisti fosse magari un tipo un po' esuberante che ha cercato di tirare un po' troppo la corda con i fornitori è completamente irrilevante e per certo non da allo Stato alcun diritto di intervenire. E io sarei completamente d'accordo con te.

Il mio semplice punto è che, quando si è liberali e per l'autonomia della società civile nei confronti dello Stato, non lo si può essere a corrente alternata e solo quando conviene. I diritti e i contratti vanno rispettati, anche quando magari la controparte non ci piace e siamo convinti che stia facendo male a se stessa e agli altri. Qua si è fatto l'esatto contrario. Lo Stato ha deciso quali erano i sindacati rappresentativi e ha sanzionato un contratto da loro scritto, in spregio totale a qualunque criterio di rappresentatività.

Questo è grave, e a mio avviso avallando questi comportamenti Federmeccanica sta vendendo la primogenitura per un piatto di lenticchie. Perché poi lo Stato non si limita a decidere quali sindacati sono ''giusti''. Vorrà anche decidere quali dirigenti confindustriali sono giusti. E quali organizzazioni religiose, e quali organizzazioni sportive...

Ma sì, Sandro, quel che affermi è corretto e non voglio opporre alcun argomento alla tua analisi!

Il mio intervento è collaterale, nel senso che a me salta agli occhi – e faccio notare - come oggi non accetti l'accordo e voglia un referendum chi non ha firmato ma, al di là del caso specifico, lo faccia proprio a causa dell'esclusione. Volendo, dunque, rimarcare il proprio peso: dai, non dirmi che credi alla favoletta della democrazia sindacale addotta da chi ha sempre cercato di imporsi in virtù di una supposta – e non certo ovunque reale – rappresentatività universale …...

Il punto vero – come ha ben osservato Michele – sta dunque nell'erga omnes. Ed è lì che va inserito il grimaldello: oggi, con il nuovo accordo per le relazioni industriali, si è presa la direzione di dar meno importanza che in passato ai contratti collettivi nazionali, pur se con eccessiva timidezza.

Il motivo di tanta prudenza risiede nell'opposizione sindacale – in particolare della CGIL, come si è visto dalla mancata firma persino ad un così modesto cambiamento – più che nelle posizioni imprenditoriali: solo le grandi aziende molto sindacalizzate, infatti, trovano conveniente mettere al primo posto la “pax sindacale”.

Sospetto che questo sia un classico caso di "chi di spada ferisce, di spada perisce".

Non so se la FIOM abbia ancora tanti iscritti da rappresentare da sola il 51%+ del totale dei mettalmeccanici (oltre a FIM e UILM ci sono mezza dozzina di sindacati minori che hanno firmato, e vanno aggiunti per fare il conto) ma, comunque, l'idea dell'erga omnes è loro, loro l'han voluta e difesa a spada tratta ed a danno di altri sindacati (la CISNAL sarà stata anche un sindacato fascista, ma gli iscritti ce li aveva e non solo non firmava, ma nemmeno veniva ammessa al tavolo delle trattative!) e della maggioranza degli operai, che non sono iscritti a nessun sindacato.

Ora ricorreranno in tribunale e vedremo come va a finire. Ed è anche possibile che questo contratto sia uno schifo, da un punto di vista tecnico o anche solo di "efficienza sindacalistica", non so abbastanza per giudicare. In altre parole, può essere che nel merito la FIOM abbia "ragione" ma ...

... francamente mi rallegro comunque che abbiano preso due sonore sberle in faccia (e mi dispiace per i dipendenti metalmeccanici che pagano il prezzo). Ora speriamo che al prossimo giro o in un'altra categoria, le sberle le prendano quelli della UIL e della CISL. Purtroppo i padroni, essendo più astuti, di sindacati ne hanno uno solo e prendere quello a sberle è piu complicato. Ma da qualche parte occorrerà prendere a sberle vere (quelle verbali non hanno alcun effetto) anche Confindustria. Smantellare le corporazioni italiane, a partire da Confindustria, è precondizione alla rinascita del paese. Forse per questo non avverrà mai, però.

Un paio di precisazioni: 

1) da quando io sono un metalmeccanico (circa 8 anni) la FIOM ha sempre (a differenza di FIM e UILM) chiesto che accordi, contratti et similia venissero sottoposti al giudizio diretto dei lavoratori. Sia quando era favorevole, sia quando era contrario. Almeno questo, fra tantissimi errori del passato e del presente, le andrebbe concesso...

2) A proposito di rappresentanza. Credo che la rappresentatività dei sindacati si debba misurare non con il numero di iscritti ma col numero di voti ottenuti alle elezioni delle rappresentanza sindacali; esattamente come i partiti vengono confrontati tramite i voti, non tramite gli iscritti (per fortuna, altrimenti Bassolino e Loiero sarebbero Presidente della Repubblica l'uno e del Consiglio l'altro... :( )

E solo i risultati delle elezioni possano stabilire quali sindacati o coalizioni sono sufficienti per firmare un accordo collettivo. 

Purtroppo, questa idea nei sindacati nominati dalle controparti "maggiormente rappresentativi" del momento è difficile da mandare giù...

Giuseppe, sono d'accordo con te che la rappresentatività di un sindacato è meglio misurata dai consensi ottenti nelle elezioni RSU che dalle tessere. Ho usato il numero degli iscritti perché è più facilmente reperibile. Ho provato a cercare dati aggregati sulle elezioni RSU ma non ho trovato dati soddisfacenti (magari qualcun altro sa come reperirli?). Dai pochi dati che ho visto però non credo ci siano molti dubbi sul fatto che la FIOM è di gran lunga il sindacato che riceve consensi maggioritari.

D'altra parte, anche se la FIOM fosse solo una consistente minoranza (e nessuno dubita che sia almeno consistente) non si vede come si possa legittimamente ignorare una sua richiesta di referendum.

Sandro, non intendevo assolutamente commentare la tua analisi (con la quale anzi concordo al 100%) o il tuo metro di misura del peso dei sindacati, bensì rispondere a Michele quando ha sostenuto che:

Non so se la FIOM abbia ancora tanti iscritti da rappresentare da sola il 51%+ del totale dei mettalmeccanici...

Si, si, tranquillo. Però Michele merita una risposta. Purtroppo non trovo più nessun link che riporti la cifra, ma se non ricordo male il contratto si applica a circa un milione e mezzo di lavoratori. Quindi no, gli iscritti alla FIOM non sono la maggioranza. Il punto è che in Italia il tasso di sindacalizzazione è basso e molti lavoratori, soprattutto nelle imprese piccole e medie, non si iscrivono ad alcun sindacato.

D'altra parte il principio che contano gli iscritti e che i contratti sindacali hanno validità erga omnes è sancito addirittura nella costituzione, che all'art. 39 recita

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

Il grassetto l'ho messo io.  Può piacere o non piacere, but this is the law of the land. L'accordo separato è a mio avviso pesantemente incostituzionale, oltre che immorale. Ma ci sono stati accordi separati anche nel passato, e a quanto pare hanno sopravvissuto il vaglio di costituzionalità. I don't understand Italy.

 

I sindacati registrati hanno personalità giuridica. Possono, rappresentati unitariamente in proporzione dei loro iscritti, stipulare contratti collettivi di lavoro con efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti alle categorie alle quali il contratto si riferisce.

In realtà la Costituzione permette (ma non rende obbligatoria) la registrazione dei sindacati (ma lo permette) e, infatti, la registrazione non è mai stata attuata.

Quindi quella che citi non è l'attuale law of the land...

I don't understand Italy.

Who can?

 

I contratti  secondo la costituzione valgono erga omnes solo se i sindacati sono registrati. Nessun sindacato e' registrato. Non so sinceramente se esista qualche legge che da comunque potere ai sindacati di firmare contratti validi erga omnes, ma la sola costituzione non basta a dare potere alla FIOM e alle altre sigle di firmare contratti che valgono per tutti.

Tra l'altro, ecco una disposizione costituzionale da cambiare: perche il mio contratto dovrebbe essere quello negoziato dal sindacato se io non solo non faccio parte del sindacato ma posso ottenere un miglior contratto negoziando privatamente?

perche il mio contratto dovrebbe essere quello negoziato dal sindacato se io non solo non faccio parte del sindacato ma posso ottenere un miglior contratto negoziando privatamente?

nessuno ti impedisce di negoziare privatamente (intendi singolarmente?) un contratto migliorativo, se ci riesci. Il contratto collettivo impedisce invece di negoziare privatamente un contratto peggiorativo.

 

 

Ma peggiorativo cosa vuol dire, scusa? per dire, posso negoziare un cotnratto singolarmente in cui rinuncio al compenso maggiorato dello straordinario la domenica in cambio di maggiore flessibilita' nella scelta delle ferie, per dire?

Posso negoziare un salario piu basso, se per me l'alternativa a rimanere col contratto nazionale sarebbe essere licenziato?

Ma peggiorativo cosa vuol dire, scusa? per dire, posso negoziare un cotnratto singolarmente in cui rinuncio al compenso maggiorato dello straordinario la domenica in cambio di maggiore flessibilita' nella scelta delle ferie, per dire?

Vuol dire che impedisce di rinunciare al compenso maggiorato e pure alla flessibilità nelle ferie.
Il fatto che siano di categoria (cosa ci facciano figure lavorative così diverse dentro lo stesso contratto nazionale non saprei) dovrebbe evitare i rischi di rivendicare diritti da avvocato di NY all'interno di turni h24 e viceversa.

 

Questo è un discorso lunghissimo che è già stato fatto. Se può essere vero che un contratto base limita l'occupazione è anche vero che limita altresì la corsa al ribasso dei salari in periodi di alta disoccupazione. Il che non vuol dire, in automatico, un seguente aumento dei posti di lavoro. No, no.

per dire, posso negoziare un cotnratto singolarmente in cui rinuncio al compenso maggiorato dello straordinario la domenica in cambio di maggiore flessibilita' nella scelta delle ferie

Ma dove? Nel metalmeccanico?

Posso negoziare un salario piu basso, se per me l'alternativa a rimanere col contratto nazionale sarebbe essere licenziato?

Esistono i contratti di solidarietà

nessuno ti impedisce di negoziare privatamente (intendi singolarmente?) un contratto migliorativo, se ci riesci. Il contratto collettivo impedisce invece di negoziare privatamente un contratto peggiorativo.

A dire il vero l'accordo sul nuovo modello contrattuale dello scorso 22 gennaio permette (all'art. 16) al secondo livello di contrattazione di potere derogare, anche in maniera peggiorativa, ai contratti nazionali.

Non credo però che la contrattazione di secondo livello possa essere gestita 'privatamente'.

nuovo modello contrattuale dello scorso 22 gennaio permette (all'art. 16) al secondo livello di contrattazione di potere derogare, anche in maniera peggiorativa, ai contratti nazionali.

yep, right, in teoria sarebbe possibile, in alcune condizioni particolari, ma sempre con un doppio ok sia preventivo che di conferma dalle parti che sottoscrivono il contratto nazionale.

Accordo quadro di riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio scorso infatti dice:

Art 16
per consentire il raggiungimento di specifiche intese per governare, direttamente nel territorio o in azienda, situazioni di crisi o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale, le specifiche intese potranno definire apposite procedure, modalità e condizioni per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria;

Accordo interconfederale 15 aprile per l'attuazione dell'accordo-quadro sulla riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009
precisa i limiti:

5. Intese per il governo delle situazioni di crisi e per lo sviluppo economico ed occupazionale del territorio.
5.1. Al fine di governare direttamente nel territorio situazioni di crisi aziendali o per favorire lo sviluppo economico ed occupazionale dell’area, i contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria possono consentire che in sede territoriale, fra le Associazioni industriali territoriali e le strutture territoriali delle organizzazioni sindacali stipulanti il contratto medesimo, siano raggiunte intese per modificare, in tutto o in parte, anche in via sperimentale e temporanea, singoli istituti economici o normativi disciplinati dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria.
La capacità di modificare è esercitabile sulla base di parametri oggettivi individuati nel contratto nazionale quali, ad esempio, l’andamento del mercato del lavoro, i livelli di competenze e professionalità disponibili, il tasso di produttività, il tasso di avvio e di cessazione delle iniziative produttive, la necessità di determinare condizioni di attrattività per nuovi investimenti.
In ogni caso le intese così raggiunte per essere efficaci devono essere preventivamente approvate dalle parti stipulanti i contratti collettivi nazionali di lavoro della categoria interessata.
Sono fatte salve diverse soluzioni già definite in materia dai contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria.

In verità in Campania, dal mio (opportunista) punto di vista, ci sarebbero tutti i presupposti per derogare, e applicare tale comma dell'accordo.

Ma poi ci si va a scontrare con la dura realtà: i sindacati non hanno nessuna intenzione di "derogare", con la paura che hanno che la base gli si rivolti contro.

In particolare, Lettieri (presidente di Confindustria NA), dopo essere stato l'unico offerente per l'ex Alitalia Maintenance, chiede che a quello stabilimento (800 persone circa) sia applicato il CCNL metalmeccanici, non quello dei chimici (che c'entra la chimica con gli aerei ? boh..), oltre a riportare il contratto negli ambiti "normali", visto che c'erano manutentori che arrivavano a € 4.000,00 euro netti grazie al "generoso" contratto di II livello garantito dalla fu Alitalia.

Apriti cielo...

Non so quanto c'entri con il ritornello da cui è stato originato il post, ma mi sembra che talvolta si abbia la volontà di adoperare lo stesso trattamento agli imprenditori, senza pensare che poi alla fine uno molla, e da lì si ritorna al ritornello.

P.s. La "rivendicazione" dei sindacati è la seguente: lo stabilimento deve essere ceduto a Finmeccanica, che deve "garantire gli attuali livelli occupazionali e contributivi". Mi sa che qualcuno cerca di fare "il trattamento" al contribuente..

infatti non capisco.. il ccnl è un limite inferiore mica superiore.

e serve per tutelare quelli che non possono negoziare se non al ribasso.

Il punto è che in Italia il tasso di sindacalizzazione è basso e molti lavoratori, soprattutto nelle imprese piccole e medie, non si iscrivono ad alcun sindacato.

Be', in tal caso non vedo come possa essere giustificata la validita' erga omnes un contratto negoziato da loro. Se manca il quorum un referendum e' invalido, e un contratto di categoria no?

Quale quorum?Nella stipula dei contratti collettivi non esiste alcun quorum...

I contratti collettivi sono stipulati (da sempre e di fatto) dalle associazioni imprenditoriali con i sindacati "che ci stanno", indipendentemente dalla loro rappresentatività (o, meglio, si presuppone che i sindacati aderenti siano rappresentativi)

Tradizionalmente, tra i metalmeccanici, questi sono stati FIM, UILM, FIOM (quasi sempre) ai quali, negli ultimi anni, si sono aggiunti a fasi alterne UGL, FISMIC (sindacato interno della FIAT) e altri sindacati "minori". L'ultimo contratto è stato firmato, a nome di tutti i lavoratori, dai primi due.

La scelta di fare o meno un referendum confermativo è una liberalità che i sindacato "concedono" o meno ai lavoratori di volta in volta, senza vincoli legali o contrattuali.

Nello specifico del contratto collettivo, esso è stato subordinato ad un "referendum" non tra tutti i lavoratori, ma tra i soli iscritti di FIM e UILM.

Spiace ma "pare" di no. Credo Ferrari abbia ragione, i contratti "collettivi" vincolanti per tutti sono stipulati da chi "ci sta".

I contratti (da quel che mi ricordo) sono vincolanti per le "parti" (operai&quadri&impiegati&imprese) anche quando non vi sia una maggioranza, reale ovvero verificatasi (via refenderum, consultazione via internet, alzata di mano, intervento assembleare dello spirito santo, etc.)  tale che sostiene i contenuti del contratto.

Sembra pure che i sindacati medesimi (tutti, grandi, medi e piccini) abbiano l'obbligo (art. 39) di venire registrati e controllati (dal TAR? dalla corte dei conti?) in termini di bilancio, numero di adesioni, etc.

Ripetuti e opposti tentativi da varie parti di ottemperare all' art .39, giunsero in nessun luogo, [c'e' qualcuno che sa il diritto del lavoro davvero? mia ppello qui alle risorse sane del paese.]

Ugualmente senza effetti l'idea a base della legge Vigorelli (che intendeva legiferare quel che i legulei chiamavano "erga omnes" -- meccanismo inteso: a & b & c & d stipulano un contratto, che an sich e' sottoposto al codice civile e vincola a7 b & c & d, il governo emana una legge - che vale per a & b & c & d E TUTTI QUANTI che mette nero su bianco il valore vincolante per tutti dello stipulato contratto.)

Tale legge e' contestata

si veda e.g.

http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/37ACCBB0-A333-47A5-8E92-6A42F7547F...

 

ed, indipendentemente da quel che se ne pensa i bolscevichi della corte costituzionale cassarono tale interpretazione (ritenendola contrastante con la costituzione.)

I menscevichi (raccolti intorno al defunto Gino Giugni) reintrodurrono la medesima disciplina mediante l' art. 36 dello "statuto dei lavoratori"  prodotto dal (senza dubbio menscevico) pensiero di Giacomo Brodolini. Esso fu egualmente bocciato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per non arrostire i marroni all'universo mondo con ragionamenti da sindacalista vi invito a vedere la superba scenetta tra tal Bignardi-in-Sofri e l'imperturbabile Brunetta Renato (menscevico di tendenza lagunare, economista, laureat del Nobel, ministro, fustigatore dei coristi, dei marxisti, dei fannulloni, e dei ballerini-che-non-ballano). Bignardi pensa che tutto quel che succede sia legato ai blasonati ("Brandolini" mi dicono sia la discendenza di Brando Brandolini d'Adda di Cison di Valmarino, celebre ora per andare alle sfilate di Fendi a vender borsette) e Brunetta che si scoccia per una  che con una redazione di tante persone non sa che la fondazione e' la Fondazione BRODOLINI

 

La trovate qui per il vostro divertimento..

 

http://www.youtube.com/watch?v=_Uqt-L01wg0

 

 

 

 

Per chi di voi mai vide "via del Corso" (intesa come sede del PSI, non come film con le commesse) la piastra di marmo con il motto

'DA UNA PARTE SOLA, DALLA PARTE DEI LAVORATORI'

era di Brodolini e non di Brandolini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tutto per ricordar a Boldrin il suo odio per me e per le contesse. (Nessuno chieda che cosa significa, il destinatario lo sa.)

Spiace ma "pare" di no. Credo Ferrari abbia ragione, i contratti "collettivi" vincolanti per tutti sono stipulati da chi "ci sta".

Capisco, ma supponiamo per ipotesi non assurda che ci siano due confindustrie invece di una. Che succede se la confindustria-A e il sindacato-X firmano un contratto diverso da quello firmato tra confindustria-B e il sindacato-Y? Tutti e due hano valore erga omnes anche se sono in contrasto tra loro, in onore di Eraclito?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ο ΗΡΑΚΛΕΙΤΕΙΟΣ "ΛΟΓΟΣ" 

    Ο Λόγος, που επικαλείται ο Ηράκλειτος, είναι ένα υπερβατικό ρήμα, το οποίο ο φιλόσοφος καλείται να ερμηνεύσει. Ο Λόγος που απευθύνεται στον Ηράκλειτο είναι ακριβώς το νόημα που κατέρχεται ως αυτόν εν είδει ενός μηνύματος προς μετάδοση:  «Όχι εμένα αλλά το λόγο αφού ακούσετε, είναι σοφό να ομολογήσετε ότι Ένα τα πάντα...» (απ. 50).    Ο Λόγος είναι αυτός που «τα πάντα γίνονται σύμφωνα μ' αυτόν» (απ. 1), αυτός «που τα κυβερνάει όλα» (απ. 72) κι ακόμα αυτός που κρύβεται μέσα στη ψυχή (απ. 45). Τα βάθη όμως από τα οποία προέρχεται μας τον κάνουν σχεδόν απρόσιτο: «Στον πηγαιμό σου δεν θα βρεις τα πέρατα της ψυχής, απ' όλους τους δρόμους κι αν περάσεις• τόσο βαθύ λόγο περιέχει» (απ. 45). Μοιάζει με τη Σίβυλλα που, με μανιασμένο στόμα, λέει λόγια αγέλαστα, ακαλλώπιστα κι αφτιασίδωτα, «με τη φωνή της διασχίζει χιλιάδες χρόνια, με τη βοήθεια του θεού» (απ. 92).    Όπως ακριβώς η προφητεία μας μιλά χωρίς να μας λέει συγκεκριμένα το ένα ή το άλλο, έτσι και ο Λόγος μας μεταδίδει ένα νόημα που σε μας απόκειται να αποκρυπτογραφή σουμε, στο μέτρο πάντα των δυνατοτήτων μας. Γνωρίζουμε πως «ο άρχοντας, που δικό του είναι το μαντείο στους Δελφούς, ούτε λέει ούτε κρύβει αλλά σημαίνει» (απ. 93)• τα λόγια του εξακολουθούν να είναι μυστηριώδη για τον άνθρωπο, παρ' ότι σ' αυτόν απευθύνονται. Το ίδιο συμβαίνει και στις σχέσεις των ανθρώπων με το Λόγο: «Παρ' ότι τον λόγο, αυτόν που όλα τα κυβερνά, τον συναναστρέφονται αδιάκοπα, έχουν διαφορές μ' αυτόν, κι όσα συναντούν κάθε μέρα τους φαίνονται ξένα» (απ. 72). Αν και παρόντες, οι άνθρωποι είναι σα να απουσιάζουν, μοιάζουν με κουφούς (απ. 34)• γι' αυτό και ο Ηράκλειτος μας λέει:    Αν κι ο λόγος αυτός είναι αιώνιος, οι άνθρωποι γίνονται ασύνετοι, και πριν τον ακούσουν κι αφού τον ακούσουν για πρώτη φορά' γιατί ενώ τα πάντα γίνονται σύμφωνα μ' αυτόν το λόγο, οι άνθρωποι μοιάζουν άπειροι ακόμα κι όταν καταπιάνονται και με λόγια και με έργα τέτοια σαν αυτά που εγώ διηγούμαι, διαιρώντας το καθένα κατά τη φύση του και λέγοντας το όπως έχει• οι άλλοι όμως άνθρωποι ξαστοχούν όσα κάνουν ξύπνιοι, όπως λησμονούν όσα κάνουν στον ύπνο τους (απ. 1).    Το δράμα της ανθρώπινης συνθήκης οφείλεται στο ότι «ενώ ο λόγος είναι κοινός, οι πολλοί ζουν σαν να είχαν μια δικιά τους φρόνηση» (απ. 2). Υπάρχει, λοιπόν, ταυτόχρονα, μια παρουσία αλλά και μια απόσταση αυτού, δια μέσου του οποίου ο άνθρωπος είναι σε θέση να υπερβεί τον εαυτό του και να φθάσει στην αυτοσυνείδηση. Γιατί «το ανθρώπινο ον δεν έχει σοφίες, το θείο όμως έχει» (απ. 78).    Μπορούμε λοιπόν να πούμε πως υπάρχει ένα μυστικό του ανθρώπου, και με τις δύο σημασίες που εγκλείει ο ονοματικός προσδιορισμός: υπάρχει ένα μυστικό που ανήκει στον άνθρωπο, αλλά όμως το μυστικό αυτό είναι και το μυστικό που τον αφορά. Οι άνθρωποι δυστυχώς «δεν ξέρουν ούτε να ακούνε ούτε να μιλούν» (απ. 19), ζουν μέσα στο επιφαινόμενο (απ. 17) και τρέφονται απ' αυτό: «εξαιτίας της απιστίας / τα πιο πολλά από τα θεία πράγματα / τους διαφεύγουν και δεν γίνονται γνωστά» (απ. 86): ωστόσο «η φρόνηση είναι σ' όλους κοινή» (απ. 113) και «όλοι οι άνθρωποι έχουν μερίδιο στην αυτογνωσία και τη σωφροσύνη» (απ. 116). Το ουσιώδες λοιπόν είναι «η πειθαρχία στη βούληση Ενός» (απ. 33) και το ότι «αντλούμε δύναμη απ' αυτό που είναι σε όλους κοινό» (απ. 114). Ο Ηράκλειτος όμως το λέει ξεκάθαρα: «Αν δεν ελπίζεις, δεν θα βρεις το ανέλπιστο, γιατί είναι ανεξερεύνητο κι αδιάβατο» (απ. 18).    Ο Λόγος λοιπόν είναι ταυτόχρονα, και κατά έναν παράδοξο τρόπο, ένα υπερβατικό νόημα και μια σημασία εμμενής στον άνθρωπο. Ο Λόγος εγκαθίσταται στη καρδιά του σχίσματος, που διαμελίζει τον άνθρωπο σε απολιπόν Είναι και ύπαρξη που τον συγκροτεί• η συνθήκη του άρα δεν μπορεί να 'ναι άλλο από τραγική.        (Από την ιστοσελίδα του ΕΚΗΒΟΛΟΥ        

  

 

 

 

 

 

 

individui che scrivono (su Nfa) e pensano (come Enzo Michelangeli) hanno notato le incongruenze, e quindi le faraoniche imbecillita' del legislatore.

La risposta e' nella domanda, ed e' Eraclitea (vale dire "tutto e' in flusso, poco ce ne cale se restiamo sulla beneamata poltrona che il fato ci diede" speriamo bene che non si formino due confindustrie o 30,000 sindacati, uno per ogni frazione di comune...., etc. tutte ipotesi affatto ragionevoli -- ma appunto non contemplate dalle teste fine delle amministrazioni.)

 

 

 

Credo che ogni contratto valga per i dipendenti delle aziende aderenti a ciascuna Confindustria, in quanto il criterio di rappresentatività vale per l'interesse " più diffuso" dei lavoratori, non per quello, "più concentrato" delle aziende; l'unico problema si porrebbe per eventuali aziende che aderiscano ad entrambe le organizzazioni...

"non sono affatto antipatico" (cit.)

Le cifre reali dell'adesione a Fiom-cgil non sono note. Quelle disponibili

(che potete vedere a cura della Cgil medesima) sono qui

http://www.fiom.cgil.it/organizzazione/08_05_15-conferenza/materiali/tes...

L'ultimo dato nazionale (o almeno quello che trovai) e' di due anni fa: nel 2007 vi sono 359828 "Cipputi"

-prima di sollevar polemiche, scherzo: so benissimo che vi sono donne metalmeccaniche, quanto quadri che usano solo workstations meglio della mia, e che hanno scarsissima nozione di metallurgia--

 

quindi la percentuale reale di Fiom e' assai, assai minore del numero (diciamo del totale degli impiegati dalle industrie, imprese, etc. in Federmeccanica a cui aderiscono 103 gruppi meccanici) delle tute blu in questione.

CIO' detto, non ho proprio capito. Se un contratto (CCNL) e' valido erga omnes e fosse anche Cirillo di Pomezia e Letizia di Sassuolo, si fossero in....irritati assai, con qual diritto il governo nega il "permesso" all'organizzazione di un referendum?

Con tutto quel che si puo' sbraitare contro la gloriosa di Di Vittorio (ci sono ottime ragioni per farlo), mi scuso ma dissento con la visione corporativa secondo la quale un gruppo "autocertificatosi" rappresentativo dei corpi sociali in questione decide che tutti debbano accettare le posizioni su cui si sono accordati.

Qui Sandro Brusco ha ragione da vendere, scocci quanto si vuole ma pacta servanda sunt, e i patti non sono rispettati da Federmeccanica e dai sindacalisti di Fim, Uilm etc. che hanno optato per il contratto separato come lo chiamarono.

un gruppo "autocertifcatosi"

È molto peggio di così. Il gruppo non si è autocertificato, è stato certificato dallo Stato. È lo Stato che ha deciso che i contratti firmati proprio da quei signori, di cui non c'è alcuna evidenza che rappresentino la maggioranza dei metalmeccanici, valgano per tutti.

È molto peggio di così. Il gruppo non si è autocertificato, è stato certificato dallo Stato. È lo Stato che ha deciso che i contratti firmati proprio da quei signori, di cui non c'è alcuna evidenza che rappresentino la maggioranza dei metalmeccanici, valgano per tutti.

Vabbe' Sandro, ma chi mai lo dovrebbe certificare? La radice dei problemi (inconsistenze logiche prima ancora che politiche) e' nella natura di accordi negoziati da associazioni minoritarie con validita' erga omnes in assenza di un voto di assenso della maggioranza dei lavoratori e dei datori di lavoro (non solamente degli iscritti). L'intera legislazione in materia andrebbe riscritta daccapo.

Sul fatto che la legislazione andrebbe riscritta da capo (o scritta per la prima volta; il regime attuuale è in buona misura frutto di pratiche di fatto consolidatesi nei decenni) sono completamente d'accordo. Si potrebbe cominciare con l'eliminare il contratto nazionale di lavoro, constringendo i sindacati a tornare nelle fabbriche e negli uffici e a contrattare a quel livello. But I digress.

Certificare è possibilissimo; di fatto quello che succede in altri paesi, e dovrebbe succedere in Italia se avessimo una legislazione coerente, è che il lavoratore da una procura a un terzo (il sindacalista) a trattare in sua vece. Questa procura può essere fatta, e dovrebbe essere fatta, con tutti i crismi legali. Né più e né meno di quando gli azionisti di un'azienda delegano un CEO a prendere decisioni per loro. Al momento in Italia, anche (o soprattutto) per responsabilità dei sindacati, non c'è nulla di tutto questo. C'è un regime in cui la delega a trattare è implicita e i criteri di rapresentanza ambigui e sfuggenti. Questo rende possibile episodi come quello del contratto separato metalmeccanici,  in cui un gruppo chiaramente minoritario viene dichiarato legalmente rappresentante della categoria mediante un pesante atto di ingerenza statale.

Ma mentre attendiamo una riforma complessiva del diritto del lavoro in Italia, che mai verrà, c'è almeno una cosa banalissima che si può fare. Ossia ribadire il principio che se a un gruppo di persone viene chiesto di fornire prestazioni mediante un contratto, a questo contratto dovrebbero assentire eplicitamente. Questo nei contratti individuali è ovvio. Nei contratti collettivi, se proprio bisogna scrivere un contratto collettivo, vorrei almeno l'assenso esplicito della maggioranza. Quindi, please, che si faccia il referendum.

Non ho sentito ancora da nessuna parte, né in questo foro né altrove, un argomento serio contro il referendum. Il meglio che ho sentito è ''ma l'accordo è buono e la FIOM si sta comportando in modo irragionevole, che cavolo vogliono in questo periodo di crisi''. Che magari è anche vero, non lo so, ma andrebbe fatto giudicare ai signori in nome dei quali il contratto viene firmato. Né più né meno che nel caso degli inquilini che scelgono il colore del palazzo.

La vera ragione per cui si rifiuta il referendum la sappiamo tutti, anche se non si può dire. Perché FIM e UILM hanno paura di perderlo. Ma mi pare veramente un atto di arroganza senza limite. Se come lavoratore non posso decidere chi mi rappresenta alle trattative e non posso dire nulla ex post sul contratto che viene firmato a mio nome, cosa mi differenzia da un servo della gleba?

Assolutamente d'accordo con quanto scritto; aggiungerei che in molti casi c'è un problema di rappresentanza del lavoratore anche per quanto riguarda le controversie con l'azienda.

Oggi si torna a parlare di "partecipazione": si dovrebbe guardare alle esperienze di molti altri paesi europei dove i comitati d'impresa sono la regola (non saprei dire con quali successi o limiti); il rischio è che con il sistema sindacale attuale anche una maggiore "partecipazione" dei lavoratori all'impresa si traduca semplicemente in una spartizione di poltrone che non avranno alcun potere o efficacia.
(a questo riguardo, sarebbe interessante andare a rivedere perchè in Italia si sia abbandonata l'esperienza dei delegati e dei consigli di fabbrica).
So che su questi progetti di "partecipazione" c'è molto scetticismo, ma a mio parere andrebbero seguiti con molta attenzione;il paragone fatto da Sandro Brusco tra dipendenti e azionisti, con le dovute differenze, è molto utile; capitale e lavoro sono le colonne portanti di un'impresa e dovrebbero avere pari dignità e pari diritti. Così non è.

Spero che in futuro qualcuno voglia affrontare un serio dibattito su una riforma della legislazione in materia, lasciato, per ora, alle singole proposte di qualche giuslavoratorista "illuminato"...
e al cannibalismo dei sindacati.

(disse M. Luther, un rompic.***ni di proporzioni colossali)

ma, mi spiace per tutti i nemici di FIOM, con tutte le ragioni che possano avere o meno,

Essi hanno torto e torto marcio.

Vi e' un contratto che e' stato sottoscritto con validita' universale per tutti, da chi fa i circuiti per Nokia a chi vernicia la Campagnola di Iveco, da un gruppetto di persone che con la protezione di uno stato che ha torto quanto loro, nega il diritto ai sottoscriventi del contratto medesimo di dire la loro sul suo contenuto. Tutto il resto, mi spiace, son chiacchere al bar del liberalismo. La legge e' tutta da rifare in tema di contrattazione collettiva? Penso di si'. I sindacati sono (piu' spesso si' che no) composti da cretini corrotti? Probabilmente vero. Hanno i medesimi (sindacati) fatto piu' male che bene a chi e' lavoratore dipendente? Probabilmente si'?

La domanda che mi torna, con insultante violenza e' la stessa di Sandro:

come mai sempre l'esito e' di sodomizzare gli operai senza il loro consenso?

Non mi si riparli di Binetti, so benissimo pure che esistono i metalmeccanici gay che adorano il procedimento. Bene se minorenni si tratta di reato, se maggiorenni, si domandi il loro consenso, coem lo si domandi per il loro contratto.

 

Qui è l'accordo. Da notare che, in base all'accordo, si procederà a "identificare il percorso che porti i lavoratori alla partecipazione degli utili aziendali". (pag. 4: identificazione linee guida). Poichè sarà istituita la solita commissione di 12 persone, questa parte dell'accordo non porterà da nessuna parte, serve solo a dire che "adesso i lavoratori parteciperanno agli utili". Per chi li fa e li fa vedere..

C'è poi tutta una parte sugli orari di lavoro e la "flessibilità" che interessava molto a noi imprenditori, meno ai lavoratori, ma praticamente adesso le Risorse Umane nelle grandi aziende faranno un pò quello che vogliono con gli orari (cavoli di chi ci lavora dentro), e poi, "dulcis in fundo" (pag. 28) una trattenuta "una tantum" di € 30 per tutti i lavoratori del comparto, anche per chi non è iscritto a UILM e FIM, soldi tutti a favore di UILM e FIM che hanno compiuto la "faticaccia" di firmare l'accordo. A questa trattenuta ci si può opporre. Forse.

Poi ci sono una marea di commissioni, sub commissioni, aumento dei "permessi sindacali retribuiti" a 50 ore mensili, insomma, io nei panni dei segretari di FIM e UILM avrei firmato di corsa l'accordo, una marea di comode poltrone ben pagate, un contributo "una tantum" da incassare, un pò di aria fritta da vendere come "successo" e via così. Il palazzo marrone gli piace tanto.

Io, fossi un lavoratore capace mi guarderei bene dal farmi rappresentare da una tale manica di parassiti, ma "de gustibus"..

Disclaimer: come imprenditore ne firmerei 10 all'anno di questi accordi, soprattutto se fossi una grande industria, come piccolo mi tocca poco.

venne giustamente osservato che lo status giuridico dei sindacati e' garantito dalla costituzione. forse e' un altro dei motivi per speinger per riforme costituzionali. solo per Sandro Brusco, la "canzonetta" finiva .. "come mai, come mai sempre in c** agli operai? il potere d'ora in poi ce lo prenderemo noi"

 

 

 

forse non e' male come idea che le contrattazioni non vengano date ai sindacati...

di quella (di Sandro Brusco) venne educata allo sberleffo (inventato da Giancarlo Pajetta):

"se non ci conoscete, guardateci i calzini, noi siamo i liberali del conte Carandini."

Le gloriose opposizioni (dirette dal dr. Franceschini) annunciano oggi una cruciale decisione nei loro abiti mentali. Porteranno calzini turchesi. Se si hanno dubbi sulla qualita' politica dei governanti, gli elettori ben fanno a domandarsi a quale ramo sia meglio esser impiccati.

 

Per chi ha la passione di vedere oscurita' in quel che scrivo.

1. La canzonetta e' reale, venne scritta per sfottere gli antifascisti non allineati con il "togliattismo" degli anni '40.

2. Il conte Carandini fu un aristocratico antifascista e primo ambasciatore alla corte di San Giacomo inviato dall'Italia repubblicana. Famiglia vasta e polivalente, tra i celebri discendenti neurologi, archeologi ed economisti. Per il pubblico di Nfa forse il piu' celebre e' l'economista Guido Carandini, autore recente di "Un altro Marx" edito da Laterza.

2.1 Ma forse piu' nota e' la sua guida dei comitati di difesa del latte. La tenuta di Torrimpietra, a seguito dell'acquisto di bovini da parte di Luigi Albertini (dir di Corsera), era (od e', non so) sua.

3. L'archeologo Andrea Carandini, fratello di 2.1,  allievo del conte  R. Bianchi Bandinelli dei Paparoni, e' lo scopritore di Settefinestre. E' anche il presidente del consiglio d'Italia dei beni culturali, oltre che illustre accademico (archeologia a Roma-La Sapienza.)

 

Mi dicono che Gallimard (l'uomo, non la casa editrice), ricevuto il manoscritto da M. Proust della "Ricerca" abbia con stizza reagito che si sentiva troppa puzza di duchesse. 

A volte ho la stessa reazione quando vedo chi viene nominato nelle storie d'Italia.

 

FORSE, forse, questo indica dei sentieri per l'esplorazione alla domanda che Sandro Brusco pose ("come mai, come mai, sempre in c... agli operai?", di cui sopra, con riferimento alla firma negata da FIOM al contratto collettivo dei metalmeccanici)

Palma è veramente fantastico perché ogni volta che lo leggi impari qualcosa di nuovo e strabiliante. La fine della canzoncina, ammetto, la conoscevo. Ma le gesta del conte Carandini mi erano ignote. Un breve riassunto lo trovate in questo articolo del Corriere.

Il dileggio del Pajetta basavasi, a quanto parte ,su una vecchia canzone fascista,

L'esempio del condominio è molto efficace, ma andrebbe corretto con alcuni fatti.

Nel settore metalmeccanico sono occupati circa 2,4 milioni di persone; ciò significa che i circa 650 mila iscritti dei sindacati maggiori rappresentano una esigua minoranza (meno del 30%) sul totale degli occupati. Se si vuole impostare questo discorso su democrazia e rappresentatività occorre chiedersi quanto sia giusto che il colore del condominio venga deciso da quei condomini che hanno deciso di associarsi in diverse "organizzazioni" escludendo così il 70% dei condomini "individualisti".
Ci viene in aiuto la legge in materia: sarebbe un sistema assolutamente iniquo.
La domanda da farsi è questa: in questi anni i sindacati hanno veramente protetto e dato maggior potere contrattuale ai lavoratori o piuttosto hanno usurpato loro diritti fondamentali?

risposta banale: il fatto che un 30% organizzato decida anche per il rimanente 70% è la dimostrazione che organizzarsi funziona.

Okkio alle risposte/soluzioni banali a problemi complicati. Io non andrei tanto rapido come fai tu, daniele.

Non perché "organizzarsi" non funzioni, certo che funziona. Solo che a volte fa danno e lo fa perché le regole del gioco sono distorte e permettono a chi si organizza di fregare gli altri.

I banditi di strada, o il crimine organizzato, funzionano in assenza di un monopolista della violenza (altrimenti detto "stato") che faccia rispettare regole comuni di proprietà privata e diritti individuali. In questi casi, date le circostanze, una minoranza ben organizzata (quella criminale) si avvantaggia della maggioranza disorganizzata (il resto della cittadinanza che non si associa alle varie organizzazioni). D'altro lato, SE tutti si organizzassero o ben avremmo una mega-banda che non saprebbe più chi taglieggiare o ben avremmo tante bande che si ammazzano fra di loro. In queste due ultime situazioni non è più vero che "organizzarsi funziona". Farebbe, invece, danno ai medesimi organizzati.

Ora, già sento le grida: stai paragonando i sindacati alla camorra, vergognati! Boldrin, sei un sporco fascista senza rispetto, qua e là. Corro il rischio che arrivi di nuovo Magris junior a spiegarmi (sul giornale dei padroni, nondimeno) che ho tradito la classe operaia da cui vengo, le decine di amici sindacalisti che ho avuto ed ho (padre incluso, anche se mai funzionario sindacale ma sempre a spese sue, e della famiglia), le lotte dei miei avi ... Tranquilli tutti, calma e gesso: è un paradosso mirato a far capire all'amico daniele che non è sempre vero che "simplex sigillum veri". Tutto lì.

Ora, torniamo al sindacato e non parliamo più in forma metaforica: che evidenza abbiamo che il sindacato italiano abbia fatto del bene ai lavoratori italiani, iscritti o meno che fossero? Io, a partire dalla prima metà degli anni '70, non ho nessuna evidenza.

Se faccio un confronto internazionale fra, per esempio, Italia dove il sindacato è così forte ed egemone ed altri paesi (incluso gli USA, ma senza fermarsi agli USA) in cui il sindacato è molto meno forte ed egemonico, non noto nessun peggioramento nella condizione di vita dei lavoratori dipendenti. Anzi. Se guardo alla quota del reddito da lavoro nel totale del valore aggiunto del settore "corporate" (ossia privato) il lavoratore dipendente italiano sta PEGGIO del suo analogo USA, Canadese o Giapponese, o anche Coreano. Idem se guardo al suo reddito disponibile (ossia, al netto delle tasse) in percentuale del valore aggiunto.

Notare bene, parlo del lavoratore dipendente del settore privato, non del cittadino medio: qualcuno, più di qualcuno, ci mangia alla grande sui soldini che il lavoratore dipendente del privato (così ben difeso dalla triade sindacale) lascia in giro e non porta a casa ... Ribadisco quindi la domanda: quando andiamo aldilà delle chiacchere populiste, della retorica sindacale, della grande tradizione di questo e di quello, e guardiamo ai risultati concreti, alle condizioni di vita, al salario, al reddito disponibile, che EVIDENZA abbiamo che i grandi carrozzoni sindacali italiani (che stipendiano decine di migliaia di sindacalisti presenti in tutti i gangli della società italiana), che evidenza abbiamo che tali grandi carrozzoni abbiano fatto l'interesse dei lavoratori dipendenti? Io conosco solo evidenza negativa. Se qualcuno ne ha di positiva, che la porti.

Sino a che non la vedo questa evidenza, la metafora della camorra si applica; mutadis mutandis et cum grano salis, ovviamente.

michele la mia risposta è semplice, per quanto il problema possa essere sfaccettato ed è:

se ti ritieni talmente bravo da poter spuntare un contratto più favorevole (in fabbrica?!? mah) allora puoi fregartene del sindacato. se invece sei una persona normale ed hai bisogno di andare in fabbrica da solo vali come il 2 di mazze con la briscola a denari. è una mansione per la quale è necessaria un essere umano, va retribuita come va retribuito un essere umano.

l'italia non è gli usa: l'italia è il paese dei contratti di apprendistato a 650€.

Nelle regole attuali della contrattazione nazionale di certo non si può fare, ma la questione è proprio questa; oggi, dopo decenni di contrattazione "centralizzata" lasciata ai maggiori sindacati si torna a parlare di contrattazione aziendale, decentrata e contratti regionali.
Forse se il sistema della rappresentanza sindacale fosse stato più "libero" in passato, la situazione non sarebbe quella descritta da Boldrin, che è oggettivamente reale.
Ma non voglio parlare del passato; la questione è : come può essere pensato il sistema della rappresentanza sindacale e della contrattazione di domani per rendere più efficente il sistema produttivo per tutti, retribuzioni più alte per i lavoratori e maggiore produttività per le aziende.
Siamo sicuri che questi sindacati siano realmente capaci di traghettarci verso un sistema migliore?
Io penso di no.

I sindacati sono proprio gli ultimi ai quali, io, darei la colpa.

La bassa produttività italiana è data da una cultura altrettanto bassa di chi detiene quelle 2 lire di capitali e fa impresa.

Azienda da 20 operai in italia sono a conduzione familiare.

In italia non si è mai investito in innovazione e formazione del personale.

Aziende di medie dimensioni -praticamente il sistema italia- sono solo dei gran baracconi di gente che non sa usare un mail client... che produttività vuoi mai avere?

Ho visto cose che voi umani...

Io invece non li metterei proprio all'ultimo posto, anzi.

Quando parlo di un sistema più "libero" penso a "rappresentanti sindacali" che siano prima di tutto rappresentanti dei lavoratori dell'azienda e solo dopo rappresentanti dei sindacati dentro l'azienda;
ad un sistema che sappia guardare alle differenze produttive delle varie aziende; a sindacati nazionali che non abbiano privilegi su altri legittimi organi di rappresentanza.
Il nostro sistema ha queste caratteristiche? NO!

Per un confronto si guardi a quest'utile comparazione (spero siano noti gli attuali sistemi di rappresentanza in Italia).

suggerisco di dividere il problema in due.

1. il caso (in discussione) della legittima o meno decisione di (alcune) persone sindacliste di firmare un contratto separato e simultaneamente di rifiutare che esso venga sottoposto a referendum. Ho un'opinione ma e' irrilevante qui.

2. La domanda (empirica) e non concettuale, se di fatto, la presenza sindacale (qui di tutti i sindacati, dai braccianti e bracconieri, agli zappatori di salnitro) abbia beneficiato o no i lavoratori dipendenti.

2 e' l'affaire difficile su cui vedo poco chiaro. La mia impressione e' negativa, solo perche' in paesi in cui le organizzazioni sindacali hanno meno potere non vi sono state enormi tracolli di reddito e massacri di lavoratori.

Triste

palma 18/10/2009 - 21:29

come nulla sia cambiato.

Gli operai (ho appena finito di leggere il contratto), "ricevettero" esattamente nello stesso luogo esacerbatemente irriso dallo slogan con cui Brusco apri' questa discussione.

 

tanto per fare un'aggiuntina alla bella metafora di Sandro Brusco, leggo il volantino UILM-FIM appena recapitatomi in posta elettronica dalla RSU interna (sì sono metalmeccanico anche io, come tutti i lavoratori dell'informatica). in pratica UILM & FIM si autocomplimentano per la scelta di una bellissima tonalità di marrone concordata con la ditta che fa la tinteggiatura, annunciano che saranno indette assemblee nel condominio e che al termine l'accordo sarà sottoposto al referendum tra i soli iscritti alle suddette organizzazioni: gli altri partecipanti all'assemblea, che non si sa se amano o odiano il marrone, nisba. (peccato che altre volte gli odiatori di marrone hanno preteso che votassero tutti, amici e non)

La ditta tinteggiatrice si autocongratula anch'essa e lo fa pure su un quotidiano amico grande adoratore del marrone.

P.S. preciso che io non odio tanto il marrone, sicuramente non mi stanno simpatiche quelle 3 organizzazioni che si accapigliano tra di loro.

Solo che stavolta quella tonalità di marrone mi sembra, come dire, un pò povera...

 

Il sindacato ha mai prodotto uno sforzo crdibile per attuare il dettato della Costituzione e renderlo coerente con la sensibilità democratica? Nato per esorcizzare ogni forma di concorrenza tra gruppi di lavoratori, forse il sindacato italiano è vissuto un po' troppo nel mito del "sindacato unico" (eredità fascista). Nell' ideologia del tempo, più che agli operai, l' attenzione era verso IL proletariato: un solo soggetto irriducibile, un solo interesse. Ora qualcuno si lamenta. Se queste sono le premesse, si capisce come nell' occasione descritta la "maggioranza" soccombente non alzi troppo la voce per rivendicare un diritto che a tutti noi, anche a chi l' avversa, appare "naturale"; e chi su tutta la vicenda ha apposto l' etichetta "chi di spada ferisce...", probabilmente ha colto nel segno.

Ci pensavo l'estate (da poco) scorsa (si, in spiaggia mi annoio), a questa cosa di lasciar fuori la FIOM, che "dovrebbe" essere la più rappresentativa, per quanto sia eventualmente, la più rappresentativa tra gli iscritti ad un sindacato, mentre la maggior parte dei metalmeccanici in realtà non ha nessuna tessera.

Non amo le teorie complottiste, anzi, ma qui mi è venuto da pensare che questa storia della FIOM che alza le richieste in tempi grami e "lascia" che venga esclusa dalla contrattazione con Federmeccanica, non sia che un'abile (?) mossa strategico-politica per far si che la forza politica che ci sta dietro (PD), si possa nell'immediato futuro presentare come l'unico e vero baluardo della "classe operaia", con immediato ritorno elettorale.

O sto diventando complottista?

Quanto al senso del post di Franco, sono completamente d'accordo. Come sono d'accordo sul fatto che i CCNL sono quanto di meno abbiamo bisogno.

Non amo le teorie complottiste, anzi, ma qui mi è venuto da pensare che questa storia della FIOM che alza le richieste in tempi grami e "lascia" che venga esclusa dalla contrattazione con Federmeccanica, non sia che un'abile (?) mossa strategico-politica per far si che la forza politica che ci sta dietro (PD), si possa nell'immediato futuro presentare come l'unico e vero baluardo della "classe operaia", con immediato ritorno elettorale.

Non credo.

La FIOM e' sempre stata l'ala piu' di sinistra e piú dura del sindacato (anche nella CGIL: senza FIOM probabilmente la CGIL sarebbe stata disponible ad un qualche accordo sulla riforma della contrattazione collettiva) ed é oggi piú vcina alle altre forze della sinistra, mentre il PD e' oggi piú orientato verso CISL\UIL e ala moderata della CGIL.

Ovviamente, questo non significa che singoli esponenti della FIOM non si riconoscano nel PD, ma che se esiste un "collateralismo" politico della FIOM e' piú probabilmente rivolto verso SL e Com Italiani\Rif. Comunista (si chiama ancora cosi?) che verso il PD. Specie verso un PD targato Franceschini.

Inoltre, la FIOM é cosciente di essere costretta, in questa fase, ad una lotta di retroguardia e di "sopravivvenza" rispetto agli altri sindacati, e non ce li vedo ad assumersi di propria scelta un rischio di tale portata, francamente.

Si, non hai torto, ma andando per semplificazioni, con l'attuale legge lettorale la sinistra più estrema è fuori dai giochi, quindi il riferimento a sinistra è sempre il PD, per chi non voglia "disperdere" il proprio voto. Senza contare che Bersani, al momento in testa nei sondaggi per la guida del PD, parla già di rifondare l'ulivo, quindi sempre li si va a finire...

La mobilità non è un valore

COMMENTI - Al convegno erano presenti anche i segretari confederali dei tre principali sindacati italiani. «Sulla mobilità chiedete un commento alla Confindustria», ha detto Guglielmo Epifani (Cgil). Luigi Angeletti (Uil): «Tremonti parla come se fosse un nostro iscritto. Non so se gli farà piacere, ma è così».

«Questo Paese ha meno bisogno della cogestione e più bisogno della compartecipazione da parte dei lavoratori nelle imprese», ha proseguito Tremonti. «... Il meccanismo compartecipativo può anche avere forme diverse. Per esempio, un favore fiscale sulla detassazione degli straordinari»

Che c'entrano favori fiscali (e in particolare la detassazione degli straordinari) con la compartecipazione???
Qualcuno lo sa?

Che c'entrano favori fiscali (e in particolare la detassazione degli straordinari) con la compartecipazione???
Qualcuno lo sa?

Boh? un regalo fiscale è una forma di compartecipazione?
Lo stato compartecipa non esigendo imposte?
Per me la migliore forma di compartecipazione sociale è avere uno stato che funziona (che dà ottimi servizi) con un prelievo equo ed una spesa contenuta.

FF

Credo che sia il miraggio che rincorriamo tutti i frequentatori di questo blog!

Anche se ,mi duole ammetterlo, allo stato attuale è più facile vedere Mary Poppins volare sui tetti di Roma....

stesso posto. da quel che ne capisco, FIOM/pomigliano, non e' evidente su scala nazionale rifiuta dei posti di lavoro, viste le condizioni inaccettabili (incostituzionali a lor vedere.)

Quel che e' bizzarro e' che la suddetta FIOM rifiuta di sottoporre la questione ai diretti interessati (i celebri sodomizzati della classe operaia.)

La FIOM sosterrà una posizione

Un referendum dei lavoratori ( mi pare sabato prossimo ) dovrà approvarla o respingerla

Chiedo scusa, ma una delle due: o ha ragione Lei o la Fiom soffre di profonda instabilita' psichica.

La Fiom-Cgil ritiene che "Non sia possibile che quel testo venga firmato". Lo ha detto il segretario generale, Maurizio Landini, riferendosi all'accordo già siglato da altri sindacati su Pomigliano D'Arco e annunciando che i metalmeccanici della Fiom Cgil sciopereranno il 25 giugno, giorno dello sciopero generale già indetto dalla Cgil. "Se la Fiat dovesse proseguire sulla propria strada confermando l'ipotesi di accordo presentata ai sindacati con le deroghe al contratto nazionale, la Fiom indirà 8 ore di sciopero per il settore metalmeccanico il 25 giugno", ha detto il segretario. Per i metalmeccanici si tratterebbe, dunque, di altre 4 ore di sciopero a sostegno della vertenza sullo stabilimento di Pomigliano.

Profili di illegittimità. In merito all'accordo, la Fiom ritiene impossibile firmarlo perché "contiene profili di illegittimità", ha detto Landini che, su una convocazione del referendum, aggiunge che per la Fiom "è impossibile sottoporre al voto" accordi che violano i contratti e la Costituzione. Per raggiungere gli obiettivi del piano di rilancio di Pomigliano d'Arco alla Fiat basterebbe applicare il Contratto nazionale, senza deroghe alla legge. È questa la posizione del Comitato centrale della Fiom-Cgil, che propone al lingotto di "applicare il Contratto di lavoro, perché questo permette all'azienda di produrre le 280mila auto all'anno e le 1.045 al giorno che sono gli obiettivi del piano che Marchionne vuole fare". Se l'azienda applicherà semplicemente il Contratto nazionale, ha detto Landini, "la Fiom non metterà in campo nessuna opposizione" 

fino ads ieri sembrava come avevo scritto

evidentemente oggi hanno cambiato idea 

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_marzo_8/cinecitta-rischi...

 

Una modesta proposta per il bene della "classe" politica.

Visto che tutti si schierano per cinecitta' etc., istituiscano una tassa speciale sui loro stipendi che va direttamente all'Istituto Luce, a Cinecitta', alla banda d'Affori.

Ci farebbero una bella figura.

Se inventano un modo di tassare tutti (gli altri) sappiano che esibiscono non solo la miseria umana che li contradistingue, ma pure il fatto che tutte le festine a cui vanno a mangiare tramezzini verranno disertate dalla classe operaia, che va a vedere avatar e non la merda messa in scena dalle attricette con cui si accompagnano.

Capisco che l'espressione è un po' logora ma standing ovation è il minimo (inclusa la rima baciata).

passammo con la vasellina dagli scherzi alla gasparrussa col gavettone di acqua e escrementi della suburra agli scherzi da prete, con la bizzarra benedizione del quirinale..

ma.... visto che non si sa bene a cosa serva 'sto articolo 18, come mai non lo abolite per i pompieri di viggiu', i membri (sic)  del cndl  e tutti i dipendenti pubblici?

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