Come mai, come mai, sempre in ... (2)

16 gennaio 2013 sandro brusco

I meno giovani si ricorderanno il seguito della frase del titolo. Purtroppo anche stavolta le brutte notizie per gli operai arrivano da sinistra, in particolare dal responsabile economico del PD, Fassina. 

Sul Post possiamo leggere una sintesi dell'intervista al Financial Times di Fassina. Devo dire che ho trovato veramente inquietante questa frase virgolettata (ringraziamo Floris per riprodurre l'originale inglese in commento sotto ndr): 

A questo scopo, il centrosinistra «cercherà un accordo con i sindacati e le imprese: congelare gli adeguamenti di stipendio in cambio di investimenti. Negli ultimi dieci anni gli investimenti nel settore privato sono stati molto scarsi». 

È inquietante, oltre che per l'ovvio connotato antioperaio e antipopolare (sì, ho deciso pure io di divertirmi a usare un linguaggio antico; ma perdinci, qua Fassina sta chiedendo espressamente di ridurre i salari reali) per l'idea totalmente delirante che sottende l'affermazione.

In sintesi: perchè in Italia si investe poco? Fassina non lo dice, ma dato che la soluzione che lui propone è abbassare i salari reali direi che si può inferire che una delle due vale: a) gli investimenti rendono poco perché il costo del lavoro è troppo alto b) le imprese non hanno soldi perché pagano salari troppo alti.

Se è a), forse ci sono altri modi per ridurre il costo del lavoro (il termine ''cuneo fiscale'' forse lo conosce anche Fassina). Se è b), dico solo che è meglio che lasciamo perdere. Ma a pensarci c'è una terza spiegazione, e temo sia quella che Fassina ha in mente: c) gli investimenti vanno fatti anche se improduttivi e poco profittevoli (vedete, servono a ''stimolare la domanda''). Ma siccome non si possono costringere le imprese a fare investimenti non profittevoli (quelli profittevoli li fanno comunque) allora bisogna compensarle per le perdite. E come le compensiamo? Ma con i soldi degli operai, naturalmente. Non sia mai che debba essere la politica a rimetterci con un taglio delle tasse.

65 commenti (espandi tutti)

Intervista sul FT

floris 16/1/2013 - 17:30

L' ho rubata a un commentatore che l' ha riportata su Il Post

 

Financial Times, 14 Jan 2013 Italy’s Democrats extend olive branch to Monti Italy’s Democratic party, whose centre-left alliance is favourite to win February’s general election, has extended an olive branch to Mario Monti, praising his government for restoring Italy’s credibility and saying their parties should co-operate after next month’s vote. Stefano Fassina, economic spokesman for the Democrats, also said that a centre-left government would not try to revive the ailing economy by boosting government spending unilaterally. The Democrats would instead seek a grand bargain at the European level, which could give Brussels sweeping veto powers over national budgets in exchange for less austerity. During a visit to London to meet investors, Mr Fassina told the Financial Times he had “positive expectations” that the centre-left would secure a majority in both houses of parliament, and that Pier Luigi Bersani, leader of the alliance, would be the next prime minister. However, he acknowledged his coalition faced an uphill battle to win control over the Upper House, where the electoral law means seats are distributed based on regions, increasing fragmentation. “In the Senate, the race is open and some regions, such as Lombardy, Sicily and Veneto are too close to call,” he admitted. Mr Fassina, a former IMF economist and close ally of Mr Bersani, said the centre-left wanted to co-operate with Mr Monti’s centrist alliance regardless of the outcome in the Senate. Mr Fassina’s left-leaning views have been publicly criticised in the past by Mr Monti as “extremist”. The Democrats intend to avoid attacking Mr Monti during the campaign, instead aiming at the “new populism” of Beppe Grillo’s Five Star Movement and the “old populism” of the centre-right alliance between the Northern League and Silvio Berlusconi’s People of Freedom. “We are together [with Mr Monti] with respect to the main division line that divides the populists from the Europe-ists. We share common ground on the main themes, such as constitutional reforms, Europe and the need for some structural reforms”, he added. Mr Fassina, who is tipped for a government role in the case of a centre-left win, said the Democrats’ main concern was to restore economic growth. Italy’s national output is forecast to have fallen 2.4 per cent in 2012. “If the real economy does not move, we will have troubles on the fiscal side and on debt sustainability”, he said. Mr Fassina ruled out Italy reneging on its European commitments to expand domestic demand under a centre-left government. “We will not renegotiate the fiscal compact or our balanced budget amendment in the Constitution. If we acted unilaterally, we would damage the European project. We want to have more room for counter-cyclical fiscal policy, but at the European level”. To obtain greater room for manoeuvre, Mr Fassina said the centre-left would be open to the idea of a super-commissioner on fiscal matters, as proposed by Wolfgang Schäuble, German finance minister. They would also seek French support for this exchange. “The residual empty and formal sovereignty over fiscal discipline in national parliaments should be transferred to Europe,” he said. “This would be in exchange for a ‘golden rule’ for public investment and a stronger role for the European Investment Bank”. He denied this would allow Italy to dodge structural reform. “This is not to avoid doing our homework. The structural reform agenda should move on. We want to open up the insurance market, pharmacies, legal services.” But Mr Fassina said he saw no reason for the centre-left to pass a new labour market reform, following the one approved by Mr Monti’s technocratic government last year. “It is not difficult for businesses to fire people in Italy. What does not work is the application of the law. This is why we need to reform the judiciary system,” he said. Mr Fassina added he was sceptical that Italy needed to go through a process of internal devaluation, which would involve cutting wages and prices to make goods and services more competitive. “Exports are not enough to help the economy, we also need internal demand”. Yet, Mr Fassina also said the centre-left would seek to moderate wage growth. “We will seek an agreement between the trade unions and businesses to freeze wages in exchange for investment. Over the last decade, investment by the private sector was not enough”.

ma credo di avere un certo orecchio alle sfumature della neolingua pubblica, quella che ci invischia da decenni e che sotto elezioni riprende rinnovato vigore.

credetemi, "accordo" è  quasi peggio di "riqualificare doverosamente la spesa pubblica"!

che necessità ha mai il governo di presiedere ad uno scambio di tal fatta, busta paga contro investimenti? sono i partecipanti che ne disporranno come meglio credono.

 "accordo" significa che in qualche modo paga pantalone, nessuno mai controllerà i risultati dell'accordo e si potrà sempre dire di aver fatto qualcosa contro la crisi, qualunque cosa va bene.

Come l'ho capita io, Fassina sta lanciando un messaggio: "Cari imprenditori non vi spaventate, non vi promettiamo sgravi fiscali o riforme, ma supportateci comunque. In cambio terremo sotto controllo le richieste degli operai. Siamo la sinistra o no? Abbiamo o no la FIOM e i cobas? Ci pensiamo noi a quelli".
Poi ripenso a Napoleone (credo) e all'aforisma: "Mai attribuire alla malizia quello che può essere spiegato dalla semplice stupidità" e mi preoccupo ancora di più (li preferisco cattivi a stupidi, almeno in politica)

... cha diceva una cose quando era intervistato in inglese ed il suo contrario quando era intervistato in arabo. Con certezza sappiamo che è un bugiardo: o mente quando dice al FT che proseguirà sullagenda Monti, oppure mente quando dice che è alternativo a Monti. Quello che pensa davvero, chi lo sa.

 

Comunque il 25 e 26 gennaio al Palalottomatica di Roma ci sarà una grande manifestazione della CGIL, dove Susanna Camusso (che non ha mai lavorato in vita sua) presenterà il "piano per il lavoro.

Ogni tanto fa bene ricordare le parole giuste . Il momento del voto è quello dove si può cambiare davvero la zavorra che ci stanno vendendo da Berlusconi a Fassina

 

http://commentiquotidiani.com/2013/01/16/ogni-tanto-fa-bene-ricordare-le...

lo so di essere uno stupido ingenuo, ma di fronte ai silenzi ed alle omissioni di pseudogiornalisti ed intervistatori di fronte alle più orrende e folli affermazioni, rimango sempre meravigliato.
In ogni caso collego questa folia alla prossima conferenza organizzata dalla CGIL che presenterà la sua piattaforma per la crisi. Sono vendolate analoghe o peggiori alla fassinata in questione.

Secondo me il problema di Fassina è che ragiona solo in termini di costi. Qui per me quello che ha in mente è la b), esattamente come nel mercato del lavoro pensa che la soluzione al dualismo sia rendere i contratti precari più costosi di quelli regolari. Parla solo di "spostare" costi da una parte all'altra senza preoccuparsi minimamente degli effetti macroeconomici delle sue proposte, che magari generano outcome opposti a quelli che sono nelle sue intenzioni (voglio credere anch'io alla stupidità in buona fede). E' in fondo una forma di superfissismo, però poi non mi spiego come abbia fatto a lavorare per anni alla IDB e all'IMF. Se ci ha lavorato non può non sapere certe cose. E allora mi viene il dubbio che magari in effetti è la c).

Comunque sia, prepariamoci al fatto che probabilmente a breve quest'uomo sarà il nostro superministro dell'Economia. Ci aspettano più spesa, più tasse, costi del lavoro più alti, un mercato del lavoro più rigido, meno posti di lavoro, stipendi congelati. E naturalmente l'immancabile "Grande Piano di Investimenti Pubblici", su cui si scateneranno migliaia di emendamenti rapaci, perchè quando arriva l'atteso momento in cui si sganciano i soldi, non c'è parlamentare che si contenga. 

E anche a questo giro ci becchiamo, se ci va di lusso, la stagnazione.

Superfissismo mi sembra proprio adeguato, bravo Simone!
Comunque Fassina è vittima della mania "dell'aggiustamento" che colpisce i politici italiani, che l'aggiustamento vada in quel posto agli operai conta poco per lui, basta spostar qua o là e il gioco è fatto.

Fassina non è più incomprensibile di quanto non lo saranno Santini e Baratta (certamente eletti nel PD e con Monti) e che venendo dalla CISL, diciamo che la pensano molto diversamente (eufemisticamente) dalla CGIL camussiana e da Fassina stesso.

La questione (che sembra sfuggire anche a FARE e molti commentatori di NfA) non sta nell'ombrello politico-elettorale che tende a far raccontare a Fassina (e a tuti gli altri) di possibili ricette coerenti con la dieta dei propri elettori, ma con il manico, rappresentato dalle attuali norme - dall'art. 39, 40 e 46 della Costituzione - fino alla Legge 300/70 e all'art.8 che, non a caso, Fassina&soci vogliono abrogare con referendum.

E' questo coacervo di norme che consente a CGIL, CISL, UIL (ecc.) e a Confindustria, Confcommercio (ecc.) di tenere il Paese in questa sorta di limbo confuso e ambiguo, il mercato del lavoro, le relazioni industriali e quelli sindacali.

Il "sistema contrattuale" italiano sforna centinaia di accordi (soluzioni a problemi reali sui luoghi di lavoro) ogni giorno;  aggiorna sistematicamente (ve ne sono in scadenza, almeno una decina all'anno) oltre cento contratti collettivi di lavoro nazionali, settoriali, regionali, aziendali. Tutto ciò con una rete di decine di migliaia di persone (diciamo, almeno, 200.000 ...) in rappresentanza di datoriali e dipendenti (oltre che per far funzionare più di quaranta organizzazioni medio grandi, senza considerare decine di altre piccole strutture "autonome" e "collaterali".

Dietro a questo blocco sociale c'è la storia italiana degli ultimi cent'anni e le scelte NON FATTE  dalla politica degli ultimi trenta anni (diciamo da dopo la caduta del muro del 1989...).

Che i Sindacati abbiano qualche loro" naturale difficoltà" a mettere mano al sistema, rinnovarlo, tagliarne i rami secchi (perche anacronistici o perchè insostenibili economicamente) credo, converrete, ci può stare.

Ma perchè non lo vuole fare la Politica, perchè i partiti non vogliono misurarsi con il fatto che il sistema  è al tracollo sia economicamente (la sola CISL aggrega e fa lavorare più persone di tutta la DGB tedesca, comprensiva di tutte le matrici settoriali e aziendali), perchè?

Forse perchè significherebbe dichiarare che Italia si vuole per i nostri figli e nipoti e perchè, per farlo,  si dovrebbe spiegare chi e cosa deve cambiare, anche fra gli amici e per tanti diritti - conquistati con la lotta, non per diritto divino - ma "secoli" or sono quando il mondo, non solo l'Italia, era diversa.

Forse anche FARE e tanti di voi che vi misurate (seriamente) con problemi complessi di economia, forse, avete qualche difficoltà a spiegare la vostra ricetta, o no?-)

Super

amadeus 17/1/2013 - 15:03

Più che superfisso a me fa venire in mente...Superciuk

Fassinomics

marcodivice 17/1/2013 - 11:27

Fassina lavorava all'FMI e scriveva questo (relativo allo Zambia ogni paese ha le sue peculiarità ecc.ecc.)

 

 

In the long run, growth prospects depend importantly on policies and institutions  that support reforms to tap the potential for growth in the productive sectors of the Zambian economy. These reforms will help to maintain strong TFP growth, reduce unemployment (by increasing labor market flexibility and lowering the costs of labor relative to capital), and improve the investment environment and private sector participation across all 

sectors. Key elements of this strategy for more rapid growth and poverty reduction include the consolidation of macroeconomic stability, improved public expenditure management, a removal of obstacles to investment and private sector growth, and financial sector development

 

Ora sembra aver cambiato idea, anche se a seconda dell'interlocutore mi pare che la ricetta economica che espone, differisce. Sarà una mia impressione. 

 

La ricetta economica del PD dovrebbe essere quella espressa da Bersani, perchè se si va sul sito si trova ben poco. A Ballarò Bersani è stato chiaro: Nessun aumento di pressione fiscale, rimodulazione della sua composizione. Se va bene, immagino si riferisse alle spese da cig e in genere agli ammortizzatori sociali, tenere costante la spesa e destinare il recupero dell'evasione alla riduzione delle tasse sul lavoro (lato lavoratore e lato imprenditore). In una parola: conservazione. Strano paese l'Italia i progressisti sono i conservatori e i conservatori...beh lasciamo perdere.

 

Sarà interessante vedere come reagiranno Bersani e Fassina al piano sul lavoro che sarà proposto dalla CGIL. Se le premesse sono queste ne vedremo delle belle.

 

Il documento è del 2004, quando in Zambia governava Levy Patrick Mwanawasa, capo del Movement for Multi-party Democracy (MMD) un partito d'ispirazione socialista. Quindi per definizione la politica che Mwanawasa faceva in Zambia era buona.

il termine ''cuneo fiscale'' forse lo conosce anche Fassina

Ci mancherebbe, Fassina ha lavorato niente popo di meno che al "Fiscal Affairs Department" del FMI, come e' facile verificare.

che l'italia non potra' mai piu essere governata da destra o sinistra, ma bensi dovra esser governata da qualcuno che riesca a dare equilibrio, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte...proprio come una qualsiasi fabbrica: se hai una dirigenza scontenta ma operai soddisfatti varra' tanto quanto il contrario con l unico risultato di non andare da nessuna parte...

ma Fassina vi ha rubato la ragazza o vi ha rigato la macchina con le chiavi? Quando sostiene politiche espansive è brutto sporco e keynesiano, giù botte, quando rassicura gli investitori esteri è un nemico del popolo lavoratore e sfruttato da additare alla collera delle masse. 

 

In sintesi: perchè in Italia si investe poco? Fassina non lo dice, ma dato che la soluzione che lui propone è abbassare i salari reali direi che si può inferire che una delle due vale: a) gli investimenti rendono poco perché il costo del lavoro è troppo alto b) le imprese non hanno soldi perché pagano salari troppo alti.

cioè, si attacca qualcuno facendo inferenze da quello che NON ha detto? e da questo poi si inferisce che


Ci aspettano più spesa, più tasse, costi del lavoro più alti, un mercato del lavoro più rigido, meno posti di lavoro, stipendi congelati.

mancano solo le cavallette di John Belushi, gli alieni di ID4 e l'impatto col pianeta Nibiru.

A parte che il taglio delle tasse è cosa buona e giusta, ma prende tempo, forse, azzardo, gli investimenti possono servire a rendere le imprese più competitive nei prodotti o nei processi, o a creare occupazione, visti i tassi di inattività che abbiamo, e magari la certezza di una stabilità dei costi del lavoro per i prossimi anni aiuta.

 

Soprattutto, qualcuno mi spiega da dove potrebbero venire gli aumenti dei salari reali?

dalla contrattazione sindacale, con la crisi, la disoccupazione e l'effetto "esercito industriale di riserva/my way or the highway" che comporta?

Dai tagli alle tasse, che promettono da vent'anni?

Dagli aumenti di produttività, però senza investimenti che sennò viene il Fassina nero e ti porta via? Capisco che bisogna portare acqua al mulino di Fermare il Declino (che bello, c'è pure la rima), ma magari non inquinata...







Il punto di Sandro è molto semplice: le imprese fanno già gli investimenti convenienti dati i profitti attesi che dipendono dai ricavi e dai costi attesi E' possibile aumentare gli investimenti aumentando i ricavi attesi - p.es. tagliando le tasse o riducendo i costi attesi - p.es. quelli della burocrazia. Invece Fassina si concentra su un solo tipo di taglio dei costi attesi. Il bloccco dei salari è equivalente a trasferire ai profitti tutti gli incrementi di produttività da investimenti. E non solo di quelli aggiuntivi ma anche di quelli che gli industriali avrebbero fatto comunque perchè profittevoli.Non ci illudiamo - tutti gli industriali scoprirebbero immediatamente che nessun investimento sarebbe profittevole senza l'accordo. Se l'avesse detto Marchionne Vendola, Fassina e la camusso lo avrebbero spellato vivo

PS ricetta semplice semplice per rilanciare gli investimenti: basta ridurre lo stipendio dei dipendenti pubblici e tagliare l'IRAP di un pari importo.Se bisogna trasferire risorse agli imprenditori per fare investimenti, meglio che paghino i dipendenti pubblici che gli operai

Esatto

sandro brusco 17/1/2013 - 16:39

Sì, è come dice Giovanni. Per Marino la domanda è: ma se ''gli investimenti possono servire a rendere le imprese più competitive nei prodotti o nei processi'', perché mai le imprese hanno bisogno degli accordi propiziati da Fassina per farli?  Li facciano e basta.

Mi dispiace dover fare inferenza indiretta sulle cause che Fassina attribuisce ai bassi investimenti (interni ed esterni aggiungerei: nessuno viene più in Italia a investire), ma non mi risulta che Fassina, qui o altrove, si sia espresso con molta chiarezza sulle cause per cui in Italia non si investe.Quindi, cosa deve pensare uno quando vede associare investimenti e moderazione salariale?

Sul perché prendersela con Fassina: hai ragione che è brutto personalizzare, ma Fassina è un comodo simbolo della regressione culturale della sinistra. Quello che ha detto poteva tranquillamente venire fuori da un documento di politica economica del PCI degli anni '70 (do you remember la ''svolta dell'EUR'', l'austerità and all that?), sia per quanto riguarda il rigore di bilancio sia per quanto riguarda lo scambio tra moderazione salariale e investimenti privati (ossia le spese in conto capitale delle grandi imprese che si accordano con il potere politico; forget start ups and innovation). Peccato che negli anni '70 la spesa pubblica fosse di 20 punti di PIL più bassa e la pressione fiscale pure. Fosse solo Fassina a dire ste cose lo si potrebbe ignorare. Ma è tutto il partito che sta andando per quella strada. E questo, onestamente, è triste.

Triste?

massimo 17/1/2013 - 16:59

Ma non stiamo parlando di quel partito che si avvia a conquistare la maggioranza assoluta alla Camera e forse anche al Senato? E Fassina non ha la concreta possibilità di diventare ministro dell'Economia? E come farebbe Bersani a controllarlo se "tutto il partito sta andando per quella strada"? La prospettiva che il paese venga governato da una cricca che la mentalità del PCI degli anni '70 sarebbe TRISTE? A me sembrano preferibili le bibliche sette piaghe d'Egitto...

già dato

sandro brusco 17/1/2013 - 18:23

A me sembrano preferibili le bibliche sette piaghe d'Egitto...

Abbiamo avuto ministro Tremonti ...

PS ricetta semplice semplice per rilanciare gli investimenti: basta ridurre lo stipendio dei dipendenti pubblici e tagliare l'IRAP di un pari importo.Se bisogna trasferire risorse agli imprenditori per fare investimenti, meglio che paghino i dipendenti pubblici che gli operai.

Ma come si puo' controllare dagli appositi studi, votano PD con maggiore frequenza i dipendenti pubblici piuttosto che gli operai.

 tu insinui che il PD voglia proteggere gli statali per bassi motivi elettorali?

 

PS per i nati dopo il 1960, il titolo del post è una citazione della frase più nota di Topo Gigio http://it.wikipedia.org/wiki/Topo_Gigio

Puoi toglierti qualche anno chè fino alla leva del '75 Topo Gigio lo conoscono.

Una curiosità, che io sono rimasto sconvolto nello scoprire, nella famosa puntata dell'Ed Sullivan show che contribui al lancio dei Beatles in USA, l'ospite prima dei Fab4 fu proprio Topo Gigio !!!

 

...ma non le viene mai, neanche una volta, il sospetto che tra quei dipendenti pubblici cui lei vuole ridurre lo stipendio (...riduzione già avvenuta peraltro ma credo di intendere che per lei non sia sufficiente) ci sia il medico che l'ha curata con competenza, il maestro di scuola di suo figlio che forse, nonostante i mezzi scarsi, le classi sovraffollate, la mancanza di supporto per gestire le disabilita, eccetera eccetera, è riuscito nel compito peraltro assai facile di integrare il lavoro di formazione (senz'altro mirabile ca va sans dire) di mamma e papà, il polizziotto o il carabiniere che per una paga da fame si sobbarcano l'onere di gestire la sicurezza per le strade e pure negli stadi (!!)...

 

...potrei andare avanti, invece mi fermo. Come molte altre volte sono tentato di cancellare e tornare a quello che stavo facendo prima di leggere. Forse farei meglio anche stavolta a desistere, in fondo. Ma la violenza con la quale si esprime, quella almeno riesce a realizzarla? Qual è il suo problema con i dipendenti pubblici professore, davvero crede che sia in questa "ricetta semplice" la soluzione dei problemi del paese? Davvero?

anch'io sono dipendente pubblico e lo è anche mia moglie.  Quindi la prego di evitare demagogie strappalacrime.  Ridurre gli stipendi dei dipendenti pubblici non è certo la panacea per tutti i mali del paese. E' semplicemente un provvedimento di emergenza per permettere il calo delle tasse mantenendo un minimo di equilibrio del bilancio statale.  E guardi che

i) lo hanno fatto in molti altri paesi

ii) gli stipendi nominali non sono calati - è solo bloccato l'aumento.

Aggiungo che i dipendenti pubblici, a differenza dei privati, non corrono il rischio di licenziamento e gli stipendi sono analoghi se non superiori

 

PS non mi faccia parlare della qualità dei maestri di mio figlio

...era senz'altro una consapevole demagogia strappalacrime usata in risposta alla sua (altrettanto consapevole?) demagogica ricetta.

Andando più sul punto, professore, la sua precisazione sul blocco degli scatti stipendiali forse andrebbe completata con le conseguenze che blocco del turnover, contrazione dei rapporti a tempo determinato et similia hanno prodotto sui redditi reali del personale non strutturato. Sbaglio?

Non mi riferivo al personale non strutturato ma ai dipendenti di ruolo. Non vedo cosa c'entrino il blocco del turnover e la contrazione (del numero) dei contratti a tempo determinato col reddito reale dei suddetti non strutturati. A meno che lei non pensi al reddito reale atteso sulla base di un  ipotetico diritto all'assunzione. 

Ecco come sono trattati i dipendenti pubblici in Italia:

http://www.lavoce.info/bersani-e-la-spesa-pubblica-al-netto-delle-pensioni/

Se queste curve sono sbagliate prego gentilmente gli esperti che mi leggono, se ne hanno voglia,  di fornire spiegazioni. Grazie.

Spunti

Vincenzo Pinto 29/1/2013 - 16:50

Bello il fact checking de La Voce, si sono sprecati a guardare UN grafico! Suggerisco lettura di questo documento: per esempio in Italia spendiamo intorno alla media per la sanita' (pg 5), eppero' nelle "general government function" (amministrazione generale, sicurezza, ordine pubblico) spendiamo piu' di due punti di PIL in piu' rispetto alla media! Altra cosa che sarei andato a controllare (non ho tempo adesso, purtroppo) e' cosa viene inserito nella spesa pensionistica. Nelle statistiche dovrebbe andare sotto social security, ma una pensione di invalidita' (che e' social e non retreat) come viene considerata?

per esempio in Italia spendiamo intorno alla media per la sanita' (pg 5), eppero' nelle "general government function" (amministrazione generale, sicurezza, ordine pubblico) spendiamo piu' di due punti di PIL in piu' rispetto alla media!

Questa è la cosa che mi fa "impazzire" nei vari dibattiti italiani, le rare volte che sui media si usano "numeri" si fa sempre una analisi quantitativa e mai qualitativa. Invece non è importante solo quanti soldi spendi, ma come li spendi, poi ci si paragona sempre a quanto spendono gli "altri", senza mai valutare cosa hanno gli altri in cambio di quello che spendono e cosa abbiamo noi.

Allora è importante andare a vedere, nel documento di Pinto, quanto spende l'Italia per cultura e Istruzione

Ti do' completamente ragione. Il mio problema e' solo che vorrei solo sentire da parte di chi avoca piu' spesa (sacrosanta) in educazione qualche proposta del tipo "finanziamola tagliando qui quo e qua", dove qui quo e qua non sono le solite demagogie sul "recupero dell'evasione" (che corrispondendo ad un aumento di pressione fiscale  dovrebbe essere usato 1:1 per ridurre la stessa) o su "patrimoniali" o qualunque cosa non debba far dire al demagogo di turno che si puo' tagliare la spesa pubblica.

L'Italia esporta manodopera qualificata (ingegneri, economisti, fisici, biologi) e importa manodopera non qualificata (colf e badanti, muratori, contadini) ovvero in alcuni casi manodopera qualificata che viene utilizzata per lavori non qualificati. A prima vista direi che la spesa per istruzione andrebbe ridotta piuttosto che aumentata, salvo analisi più dettagliate. Si lamenta che in Italia si fa poca ricerca; probabilmente è vero ma la causa non sembra essere la carenza di ricercatori, che infatti si qualificano in Italia e vanno a fare ricerca all'estero.

Ammetto che questa visione è contaminata dal modello superfisso, però se vogliamo cambiare questi paradigmi bisogna cominciare da un'altra parte: aumentare semplicemente la spesa non servirà. 

Massimo l'Italia continua a esportare buone eccellenze (i ricercatori universitari quello sono) per una mera questione statistica e - per l'appunto - di opportunita', ma la media come sottolineano i test PISA-PIRLS e' nei posti piu' bassi della classifica OCSE. Ci sono alcuni lavori sui PVS (ok lo so che non siamo in quella situazione, ma usali come proxy) che mostrano quanto aumenta la produttivita' across all sectors all'aumentare dell'educazione, quindi per me si tratta di un investimento che ripaga sempre.

Ho ripetuto fino alla noia in questo sito che l'Italia ha meno di 1/2 dei ricercatori degli altri paesi, guardando i dati per capita.

Vedere Tabella 1 qui.

Dal 2010 al 2013 la situazione è inoltre precipitata.  Forse ora saremo a 1/3 dei ricercatori rispetto a quelli che ci servirebbero per allinearci con gli altri paesi e competere con loro. Intanto i nostri vanno ell'estero. Dice questo il modello superfisso(?!)

Saranno anche la metà o un terzo degli altri paesi, ma evidentemente sono troppi in relazione alla domanda, tanto è vero che se ne vanno. I paesi non competono in base al numero di ricercatori che vengono qualificati, ma in base alla quantità e qualità delle loro ricerche. Noi possiamo anche decuplicare il numero di potenziali ricercatori sfornati dalle nostre università, ma se di ricerca in Italia non se ne fa, o non se ne fa abbastanza neanche per trattenere quelli che ci sono, più ne prepariamo, più se ne vanno a fare ricerca altrove, migliorando la competitività dei paesi che li accolgono. Possiamo presumere che il motivo della poca ricerca in Italia non è la carenza di potenziali ricercatori, perciò deve essere un altro, ed quello che bisogna individuare e rimuovere. Fino ad allora incrementare la spesa per istruzione non porterà alcun miglioramento.

I motivi della poca ricerca in italia sono che le Università e gli Enti di ricerca da almeno 5 anni non possono più assumere ricercatori.

Qui il mercato non c'entra, tutti i paesi sanno che la ricerca deve alimentarsi innanzi tutto nei laboratori, per lo più pubblici e nelle università, per lo più pubbliche, almeno in Europa. Questa si chiama ricerca fondamentale e di base e tutti i paesi la stanno potenziando. La Cina, per esempio, la aumenta del 10% all'anno (ricerca pubblica), l'Europa (vado a memoria) del 5% (ricerca pubblica). Noi stiamo diminuendo del 5% all'anno. Qui il mercato non c'entra assolutamente niente.

Tutti sanno che senza questo boost la ricerca applicata industriale non parte. Se faccio candele, il mercato mi chiederà di fare candele sempre più efficienti, ma un bel giorno qualcuno, in qualche laboratorio, inventerà la lampadina.

Poi c'è la ricerca applicata, che in Italia viene fatta poco forse perché le imprese hanno troppe tasse e perché c'è una carenza culturale di base del nostre classi dirigenti.

I ricercatori se ne vanno non perché sono troppi, ma perché il paese, grazie anche alle idee che mi sembra  tu manifesti, ha deciso di suicidarsi.

Yes, in Italia la spesa pubblica (anche per i suoi dipendenti) al netto delle pensioni è più bassa rispetto a quasi tutti gli altri paesi. Vi sono anche eccezioni per comparti (ad esempio, c'abbiamo tanti insegnanti e tanti burocrati dei vari parchi nazionali). Tuttavia, quando si deve dimagrire perché si è superata la soglia di tolleranza dell'adipe, non si tagliano  solo gli stravizi (grassi e zuccheri) passati, ma anche nutrienti essenziali in modo tale da portare il totale giornaliero delle calorie ingerite sotto (non pari, ma sotto) al totale di calorie necessarie. In altre parole gli stravizi poi si pagano con gli interessi composti. E per citare un tizio a noi caro, chi capisce l'interesse composto è destinato a incassarlo, chi non lo capisce è destinato a pagarlo. Noi lo stiamo pagando da un pezzo.

Lo stipendio dei dipendenti pubblici non deve essere determinato sulla base di considerazioni qualitative ma sulla base dell'equita'.  In Italia almeno parte del settore privato lavora con imprese in competizione tra loro e col resto del mondo: questa parte non e' competitiva (in parte per colpa sua, in parte preponderante per colpa della esosita', inefficienza, scarsa qualita' e corruzione complessiva degli apparati pubblici e statali italiani). I compensi medi complessivi nel settore privato sono diminuiti negli ultimi anni, o con riduzioni reali dei compensi, oppure con licenziamenti collettivi. I compensi dei dipendenti pubblici seguono logiche non correlate col prodotto effettivo del loro lavoro, non soggetto a competizione di mercato, logiche primariamente corporative e di compravendita di voti da parte di chi ha il potere centrale.  Come risultato, il settore privato nel mercato ha compensi proporzionali a quanto realmente prodotto, il settore pubblico no e specie quando c'e' crisi tende ad avere compensi sopravvalutati. Se puo' essere utile come misura anti-ciclica evitare di far seguire in tempo reale agli stipendi statali le stesse svalutazioni di quelli privati, almeno  nel lungo periodo gli stipendi pubblici dovrebbero essere sempre agganciati a quelli privati per mansioni simili e integrati sulla carriera media (quindi tenendo conto della maggiore stabilita' del posto statale rispetto a quello privato). Questa e' banale equita', non seguirla non solo e' ingiusto ma e' anche nocivo dal punto di vista del benessere economico complessivo di tutta la societa' italiana. Ovviamente non c'e' speranza di far passare questo ragionamento in una societa' radicalmente egoista, corporativa e disinteressata al bene comune come quella italiana.

Mah..

lorenzo 18/1/2013 - 13:10

"I compensi dei dipendenti pubblici seguono logiche non correlate col prodotto effettivo del loro lavoro, non soggetto a competizione di mercato" A me pare infatti che il settore pubblico italiano non produca penne biro, scarpe, o penne usb bensì istruzione, sanità, difesa, ed altri servizi non di mercato per definizione e dunque imputati al PIL al loro costo. Misurarne il valore è operazione difficile ma non impossibile, sicuramente auspicabile. Così come ancorare alla qualità dei servizi offerti l'evoluzione stipendiale. Non mi pare però si parlasse di questo.. "logiche primariamente corporative e di compravendita di voti da parte di chi ha il potere centrale" questo è uno slogan che non merita alcun commento. "Se puo' essere utile come misura anti-ciclica evitare di far seguire in tempo reale agli stipendi statali le stesse svalutazioni di quelli privati"...."questa è banale equità" Mah. Basare l'argomento sul ciclo mi sembra quanto meno pernicioso. Sostenere poi che questo sarebbe equo mi sembra addirittura un non sequitur. Provo ad entrare nella sua logica e domando: lei trova efficiente che un lavoratore pubblico produttivo si veda decurtato lo stipendio perché un lavoratore privato non lo è stato abbastanza? Evidentemente sì. E per di più lo trova equo: mi potrebbe definire la sua idea di equità? Perchè forse è qui che non ci troviamo.

lei trova efficiente che un lavoratore pubblico produttivo si veda decurtato lo stipendio perché un lavoratore privato non lo è stato abbastanza? Evidentemente sì.

Non capisco la domanda.

E per di più lo trova equo: mi potrebbe definire la sua idea di equità? Perchè forse è qui che non ci troviamo.

Equita' vuol dire compensi paragonabili per mansioni comparabili.

Dove quanto prodotto e' difficile da misurare, si possono confrontare la qualificazione richiesta, si possono confrontare i risultati scolastici dei lavoratori esistenti nei settori privato e pubblico, si puo' perfino misurare l'appetibilita' delle posizioni dal numero di candidati che si presentano per le posizioni aperte. Non si tratta di operazioni difficili, nei Paesi avanzati e civili meccanismi simili esistono e basta copiarli.

Il taglio  pari all''irap per i dipendenti pubblici (che sarebbe tra l'altro anticostutuzionale) vuole dire tagliare gli stipendi netti di una percentuale tra il 10% e il 15%. Ho fatto il calcolo correttamente?

 Ho scritto

basta ridurre lo stipendio dei dipendenti pubblici e tagliare l'IRAP di un pari importo

 Non ho scritto ridurre lo stipendio dei dipendenti pubblici per un importo pari all'IRAP - in italiano è diverso.

Se vogliamo quantificare, direi un 5% (netto) per gli stipendi bassi e un 10% per la parte eccedente il minimo - e magari il 20% per la parte oltre 100000 euro. Comunque è impossibile, visto che i giudici della consulta hanno giudicato incostituzionale il taglio e nessun governo avrà mai la decisione per l'alternativa costituzionalmente ineccepibile - ricattare i sindacati con la minaccia dei licenziamenti e della cassa integrazione per farli accettare la decurtazione

 

stato di diritto

maresp 18/1/2013 - 20:44

Caro giovanni
la sua idea di ridurre per legge gli stipendi pubblici, come ha scritto si scontra con il fatto che siamo uno stato di diritto. sembra che questo le dia fastidio. crede che uno stato in cui la legge è sovrana sia la causa della crisi italiana? quale sarebbe il miglior sistema per garantire la crescita economica? forse una dittatura comunista? la cina e il vietnam infatti crescono assai. oppure? satrapia orientale? stato teocratico?
saluti

Rispettiamo lo stato di diritto ma eliminamo tutti gli aumenti automatici di stipendio, e ai rinnovi contrattuali gli aumenti li facciamo di 1/4 dell' inflazione reale, nel giro di 20 anni il risultato è lo stesso.

Lo stato di diritto non sarà causa della crisi, ma avere un costo della pubblica amministrazione che cresceva tutti gli anni di un 2% più del PIL un bel colpetto l'ha dato senza dubbio verso il burrone.

 Si scontra con una interpretazione della costituzione da parte di un gruppo di persone in evidente conflitto di interesse (oltre che con la paura di alienarsi milioni di voti).  Lo stato di diritto non c'entra niente, visto che in molti paesi democratici ed occidentali gli stipendi dei dipendenti sono stati tagliati senza arrivare alla dittatura. I dipendenti pubblici sono a mio avviso dei privilegiati rispetto ai dipendenti privati di pari grado e a fortiori rispetto a disoccupati, giovani in cerca di prima occupazione e precari. Quindi mi sembra giusto che facciano dei sacrifici maggiori almeno fino alla fine della crisi. nella mia visione, sarebbe poi giusto compensarli, una volta finita l'emergenza, con premi strettamente legati alla produttività.

è un'immagine forte, probabilmente esagerata. I giudici della Corte non appartengono - per lo più - all'ordine giudiziario, hanno un mandato a termine.

Mi sembra più verosimile che siano entrate in gioco forme di precomprensione ideologiche (la maggior parte di coloro si è formata in un'epoca nella quale predominava una "cultura dei diritti" incapace di fare i conti con problemi di efficienza ed efficacia.

Purtroppo molti giuristi accademici, anche più giovani, condividono quella cultura.

Sbaglio io..

lorenzo 19/1/2013 - 00:46

Prima la ricetta semplice semplice era per stimolare gli investimenti, poi è stata evocata la congiuntura, infine il provvedimento emergenziale (quel che dice è peraltro vero). Ma il punto è un altro ed è nel conflitto che lei vede tra insider ed outsider. Conflitto che esiste ma che non spiega che parte del nostro stallo. Invece lei, con una brutalità che fa quasi simpatia, mena fendenti a destra e manca contro il pubblico impiego come se si trattasse di un monolito a sé stante invece che di un assai variegato ed eterogeneo aggregato.

 

Un ultimo appunto sulla questione riguardante la dicotomia strutturato/non strutturato nel pubblico impiego. Per me esiste il lavoratore come soggetto portatore di istanze e competenze: un chirurgo toracico di trenta anni vede il suo piano di consumo definitivamente ridimensionato dal blocco del turnover perché non può esercitare in una clinica privata di lungodegenza ma necessita di una struttura ospedaliera. Stesso vale per un epigrafista fenicio punico o per un fisico teorico che abbiano esaurito i rinnovi dei propri assegni di ricerca. Le competenze possono essere rivendute altrove certamente, ma il quesito (retorico) che sollevavo è se quello che stato fatto sinora abbia avuto o meno degli effetti sugli standard di vita di chi ha nello stato il suo principale employer.

 

PS: se poi volesse anche chiarire quale meccanismo ha in testa per spiegarci la congettura secondo la quale un trasferimento di risorse siffatto alle imprese implicherebbe un'accumulazione di capitale produttivo sarebbe utile, almeno per definire in modo serio i termini di una discussione altrimenti sterile.

 i)  la sua frase è rivelatrice

Per me esiste il lavoratore come soggetto portatore di istanze e competenze: un chirurgo toracico di trenta anni vede il suo piano di consumo definitivamente ridimensionato dal blocco del turnover perché non può esercitare in una clinica privata di lungodegenza ma necessita di una struttura ospedaliera. Stesso vale per un epigrafista fenicio punico o per un fisico teorico che abbiano esaurito i rinnovi dei propri assegni di ricerca.

 

 La frase, oltre a citare casi estremi  e non rappresentativi (la maggioranza degli statali è composta da impiegati con competenze non così specialistiche), è indicativa di una mentalità che io ritengo gravemente errata.  Le scelte personali, il caso ed il sistema educativo producono X  aspiranti ad un posto, più o meno specializzati, e lo stato ha il dovere di impiegarli, eventualmente creando posti inutili. Nel breve periodo, li si assume come precari, poi si stabilizzano appena possibile e si ricomincia.  Io invece penso che lo stato debba assumere il numero minimo di persone necessario per svolgere efficacemente i compiti definiti dalle leggi e debba assumere solo per concorso (non truccato).  Per seguire il suo esempio, se ogni anno ci sono da fare X operazioni al cuore e un chirurgo toracico ne può fare due al giorno, si assumono X/2 chirurghi toracici, i migliori in circolazione (magari non italiani). Se ci sono 2X aspiranti, metà andrà a fare il medico in una struttura di longodegenza. Peccato, ma la soluzione non è quella di assumerne due e far fare a ciascuno una operazione al giorno.  In altre parole, per me lo stato,  essendo pagato da tutti i cittadini, deve essere al servizio della collettività e le "istanze" dei suoi lavoratori, me compreso, sono subordinate alla sua efficienza.

ii) il meccanismo che ho in mente è ovvio: riducendo le tasse sulle imprese (IRAP, che colpisce l'occupazione) e pagando subito gli arretrati della PA (70 miliardi!) che stanno strangolando moltissime imprese senza colpa. Rispondevo ad una proposta di Fassina, che invece propone un trasferimento dagli operai alle imprese.  Se qualcuno deve sacrificarsi per aumentare gli investimenti, meglio che lo facciano i dipendenti pubblici che gli operai.

iii) la proposta di Fassina è un rimedio temporaneo, presumo (non credo che pensi seriamente a bloccare gli aumenti salariali per sempre). La mia è un rimedio temporaneo con un elemento strutturale. Come detto, ritengo che i salari di base dei dipendenti pubblici debbano rimanere bloccati o aumentare poco e che , una volta finita l'emergenza, gli aumenti debbano essere distribuiti come premi di produttività. In tal modo sarebbe possibile non trattare il pubblico impiego come un monolite come si fa ora

Sì se dobbiamo fare ancora sacrifici li faremo.

Però, e non è demagogia, è vero che ci sono 98 Mld scomparsi di tasse evase da parte dei gestori del gioco d'azzardo?  Mi piacerebbe approfondire.

Abbiamo consulenti di imprese, banche, enti pubblici, regioni, province e comuni che prendono decine o addirittura centinaia di migliaia di euro all'anno per fare rapportini di 50 pagine fatti col taglia incolla  sugli argomenti più svariati (sono stato assessore comunale e so di cosa parlo), si potrebbe mettere un tetto alle pensioni, congelare per sempre le pensioni baby di chi è andato in pensione dopo 15 anni,  mettere un tetto ai gettoni di presenza (in alcuni CdA siamo a più 1000 Euro a seduta, immorale), eliminare province e  comuni sotto 5 mila abitanti (1 miliardo anno di risparmio come minimo). Ah, ma alcune di queste cose puzzano di caccia ai ricchi, di patrimoniale, eh no, meglio fare il paiolo ai poveracci, al medico che salva le vite al pronto soccorso, ai professori universitari che come il sottoscritto passano dalle 10 alle 12 ore al giorno in università (e se michiederanno qualcosa ancora non protesterò, mi considero pur sempre un privilegiato). In questo sito non ho mai visto fare un conto su tutto quello che gli statali hanno perso in questi anni, col blocco dei salari e carriere 2011-2014,  contratti bloccati a tempo indeterminato, liquidazioni confiscate e date a rate senza interessi, aliquote fiscali non compensate per fiscal drag. Ma questo è normale, tanto gli statali sono dei parassiti, tagliamo ancora dal 5 al 15%....

.

approfondisca,

dragonfly 19/1/2013 - 10:32

farebbe un favore a tutti, il link non dice nulla.

a naso, l'enormità della cifra mi fa pensare al solito zichichi alle prese con la notazione scientifica, oppure a tremonti che spaventa la folla col valore nozionale.

in seconda battuta, ci sarà sotto una norma controversa che genera una multa che moltiplicata per il giro d'affari crea il mostro. nessuna società , sia pure malavitosa e ben gestita, sarà mai in grado di pagare nemmneo una frazione di una cifra del genere.

 

però anche in questo caso si vede che è solo con le moltiplicazioni, cioè le inefficienze piccole però diffusissime, che si creano i grossi buchi nel bilancio dello stato. sommando doverosamente invece i pochi casi eclatanti, non si cava nulla di significativo. può non piacere, ma tant'è.

Eh, sì, capisco che l'argomento non è interessante per un sito  che parla di economia.

C'è qualcosa in più    qui, qui e qui.

Ho letto uno degli articoli. Sono i soliti numeri per disinformare. E' il tipico andazzo italiano, si mettono multe altissime (qui 50 euro l'ora se un videopoker non e' collegato 24h al giorno alla Sogei) e poi 1) non si fanno adeguati controlli 2) non si sequestrano i videopoker se le multe non vengono pagate in tempi ragionevoli. Poi anni dopo si fa il conto di quanto avrebbero fruttato le multe 1) se lo Stato fosse stato capace di riscuoterle e 2) nel caso ridicolo e fantascientifico che chi ruba col videopoker avrebbe 1) continuato a farlo in presenza di sanzioni emesse e riscosse 2) trovato le risorse per pagare le multe. Il fatto che un giornalista professionista incentri inchieste e titoli di giornale agitando numeri del genere e' indicativo della pochezza dei giornali italiani. Lo Stato dovrebbe controllare meglio i videopoker, questo e' sicuro, come anche dovrebbe evitare di lasciar costruire case intere fuorilegge in ampie aree del Paese, ma non dovrebbe fantasticare su gettiti fiscali o di multe che sono ridicoli e fantascientifici, e non dovrebbe sussidiare questa Stampa scadente sempre pronta a diffondere stupidaggini.

multe

st 19/1/2013 - 14:17

dal post di ieri sembra proprio cosi:
"Non è vero e la storia è più complessa. La cifra di un’evasione da 98 miliardi avrebbe dovuto far suonare un campanello d’allarme a tutti i giornalisti presenti in trasmissione per la sua enormità. Per avere un’idea delle proporzioni pensate che si tratta di un ventesimo del debito pubblico italiano e di circa un sesto di tutta la spesa pubblica del nostro paese. L’intero settore delle slot machine fattura in un anno circa 50 miliardi. Questo significa che per raggiungere quella cifra, avrebbe dovuto evadere completamente le tasse per quattro o cinque anni. Questo significa anche che quelle società non hanno nessun modo di pagare quella cifra, nemmeno andando in fallimento.

Ecco come andò veramente. Le slot machine sono collegate ad una rete tramite la quale lo stato può controllare quanto incassano e quindi tassare quel guadagno. Dal 2004 al 2006, per una serie di motivi su cui si sta ancora indagando – un classico pasticciaccio all’italiana in sostanza – moltissime slot machine rimasero scollegate da questa rete. Questi “scollegamenti” vennero classificati come causati da “forza maggiore”, e quindi, come previsto dalla legge, i concessionari invece che pagare secondo i risultati della rete, pagarono un forfait.

Nel 2007 la Corte dei Conti incaricò la Guardia di Finanza di controllare quante slot e per quanto tempo furono scollegate dalla rete e di calcolare la multa corrispondente. La legge prevedeva infatti che per ogni ora di mancato collegamento il concessionario dovesse pagare 50 euro di multa. La cifra calcolata fu di 98 miliardi – attenzione: questa cifra è la multa, non il calcolo del denaro evaso. Dopo cinque anni di processi e varie traversie, la Corte dei conti ha respinto la multa e condannato i gestori delle slot a pagare 2,5 miliardi. Una cifra che è comunque enorme e ammonta all’80% di quanto le società condannate hanno guadagnato tra il 2004 e il 2007."

Tasse evase:

(43 miliardi - 15 miliardi dichiarati) x 4 anni (2004-2007) x 13.5% di tasse = 15 milardi - 2.5 recuperate = 12.5 miliardi. Questo se i dati della stampa sono giusti.

magliaro

dragonfly 13/2/2013 - 23:16

vedo qua che anche oggi Beppe Grillo torna a ripetere la stessa castroneria  dei 98 miliardi disponibili se solo si volesse,che ormai gira in rete dal 2008.

 

almeno quantificasse  il costo dell'intervento sul reddito di cittadinanza  da lui proposto, 20 o 40 miliardi, chi lo sa?

A parte l'entità dei 98 miliardi (prima di leggere sopra mi chiedevo infatti "ma quanto caz__ giocano gli italiani?!?"), mi stupisco come la gente non riesca a scovare l'incongruità di un'entrata una-tantum contro una spesa corrente. Manco uno che gli chiedesse: "ma finiti i 98mld della multa (fra x anni), poi come lo finanziamo il reddito di cittadinanza?".
Idem sui 3 miliardi di rimborsi elettorali, che sono in realtà il risultato del cumulo di 18 anni. Per dire le politiche del 2008 hanno generato rimborsi totali per 500 milioni, ossia 100 milioni all'anno. Già qua abbiamo un buco di 2 miliardi e rotti all'anno.
Ragionamento simile per  la TAV, F-35 e sommergibili.

Comunque per il costo del reddito di cittadinanza ho provato per gioco a determinare un limite superiore nel caso non ci siano particolari condizioni più stringenti: 47 milioni di cittadini maggiorenni (uso gli aventi diritto al voto per questioni di tempo, lo so non è la stessa cosa, però non importa), tolgo 16 milioni di pensionati e 23 milioni di occupati (anche qui, il tutto a spanne); risultano 8 milioni di cittadini "papabili" che per 12 mensilità da 1000 euro fa 96 miliardi di euro all'anno.
Ora Grillo direbbe, unica condizione, "ma devi cercare lavoro e se lo rifiuti 3 volte ti togliamo il sussidio" . Però:
- a quel che pare non è limitato solo a chi perde il lavoro ma a tutti, per dire, io che al momento non ne ho bisogno posso sempre chiederlo, rifiuterò tutte le offerte di lavoro ma intanto qualche bella mensilità me la porto a casa;
- da quel che ho capito lo scopo del reddito di cittadinanza 5stelle è anche quello di permettere all'inoccupato di non essere costretto ad accettare lavori non all'altezza della sua qualifica. E già qui si va ad indebolire la condizionalità del sussidio;

- in mancanza di seri servizi all'impiego e valutazione delle relative performance non oso immaginare quanta inefficienza e/o corruzzione; del tipo "900 a me, 100 a te (impiegato al collocamento) e in cambio evadi le domande di lavoro e mi allunghi il sussidio fin quanto puoi"; basti pensare al problema dei falsi invalidi;
- nessuno ha mai visto Trainspotting?

- non vado avanti ma sarebbe da chiedersi: in presenza di altri redditi vale anche come reddito minimo? Se sì ha sempre un importo costante o funziona come tassazione negativa? etc etc

 Oltre al non voler quantificare il costo del reddito di cittadinanza, quello che mi fa più schifo è questo continuo cianciare di problemi che sono seri e non banali, come se fosse il paese dei balocchi, senza avere il coraggio di tracciare limiti e meccanismi precisi, senza parlare di condizionalità del sussidio, degli incentivi generati in chi lo percepisce, di servizi all'impiego, di valutazione della performance di questi servizi etc. Col risultato finale di svuotare il tutto di qualsiasi significato.

io non ho avuto il tempo di controllare, ero al comizio preprandiale dell'inesauribile Boldrin-itinerante.
vedo poi che a solo intuito non mi ero poi sbagliato: le solite balle, che si fanno notare solo se molto grosse.

Chiarimenti

lorenzo 19/1/2013 - 10:43

Grazie della risposta, le rispondo per punti.

 

- Il mio esempio non è rilevatore di come vorrei funzionasse l'Italia piuttosto di come mi pare funzioni. Mi sono limitato ad elencare alcuni casi pratici per argomentare la mia contrarietà alla sua affermazione "Non vedo cosa c'entrino il blocco del turnover e la contrazione (del numero) dei contratti a tempo determinato col reddito reale dei suddetti non strutturati". Non davo un giudizio morale (che ho ovviamente ma mi guardo bene dall'esportare..), fornivo solo una descrizione.

 

- Quello che ha in mente con la parte relativa all'IRAP della sua "proposta semplice^2" è chiaro (ed era chiaro anche prima): mi permetto di farle notare però che essa non contiene alcun meccanismo (nel senso che non innesta nessun tipo di aggiustamento automatico o incentivo ad una condotta virtuosa) bensì nulla più che un auspicio (esattamente come per fassina), credo ne converrà.

 

- Infine, convengo con lei quando sostiene ".., per me lo stato, essendo pagato da tutti i cittadini, deve essere al servizio della collettività" (mentre ovviamento dissento sulla parte relativa alle istanze (anche senza virgolette) che dovrebbero essere subordinate all'efficienza, più che altro perché non so bene interpretarne il significato). Per servire il benessere collettivo, sarebbe bene allora imparare a discernere dove tagliare e dove no. Giusto per rimanere all'esempio della sanità (ma vale certamente anche per l'istruzione) il probema è che già prima dei tagli le risorse erano male allocate. I tagli lineari, i blocchi indiscriminati, non fanno altro che allontanarci ancora di più dal second best.

i professionisti della sanità non sono una piccola parte del pubblico impiego ma una parte molto consistente. per questi professionisti, contrattualizzati come dirigenti (medici farmacisti biologi psicologi chimici fisici) gli stipendi pubblici sono generalmente inferiori a quelli erogati dal privato e sono anche inferiori a quanto percepisce un collega europeo o americano. la sanità in italia costa circa il 7,5% del pil alle tasche del contribuente, cifra inferiore a quella dei paesi eu per non parlare degli usa o della svizzera, la sanità a fronte di una spesa del 7,5% del pil vale circa il 13% del pil. questo vuol dire che il sistema prevalentemente pubblico produce ricchezza per vari motivi che potrebbe provare capire anche da solo.
inoltre le migliori professionalità sono estremamente rare, e in italia in molti settori della sanità il mercato del lavoro è favorevole al lavoratore. ovvero per X posti ci sono X/N professionisti disponibili. ma nel sistema pubblico non hanno la possibilità di far valere questa forza dato il sistema di contratti collettivi.
il blocco degli stipendi vigente almeno fino al 2014 crea il pericolo dell'emigrazione dei migliori professionisti che all'estero trovano paghe migliori e la possibilità di contrattare personalmente il proprio onorario. il taglio dello stipendio che lei, nella sua brutale ignoranza ritiene positivo, innescherebbe la fuga delle migliori professionalità dagli ospedali. rimarrebbero in italia solo i peggiori quelli ai quali un taglio del 5 o 10 o 20 farebbe meno male perché quello che gli rimane sarebbe comunque superiore a quanto sono in grado di fare e produrre.

saluti

m.

per una liberalizzazione dei contratti dei dipendenti pubblici?

 

PS non mi piace il suo tono. La prego di usarne uno più gentile se vuole continuare questa conversazione.

regole

maresp 19/1/2013 - 17:15

io non sono contrario alla liberalizzazione dei contratti pubblici.
l'importante è la certezza del diritto. una liberalizzazione dei contratti pubblici può funzionare solo con controlli piuttosto seri. in parte già c'è per quanto riguarda le posizione dirigenziali di secondo livello in sanità (i primari) e i dirigenti selle asl. ma questo senza regole precise non ha prodotto grandi risultati a parte l'esplosione di certe posizioni retributive.

mi scuso per il tono e spero non se la prenda. una discussione senza pepe è come un giorno senza sole :))

cordialità

m.

re: Deludente

tizioc 17/1/2013 - 15:42

Sono tra i primi a pensare che promuovere l'aumento degli investimenti possa essere utile per sostenere l'economia e creare occupazione.  Ma questo non può essere fatto né con la industrial policy come propone il PD, né con mega-"accordi" tra imprese e governo.  Politiche di questo tipo sono inefficaci e fonte di corruzione ed inefficienza, come ormai riconosciuto generalmente dalla comunità accademica.  Gli investimenti e i salari reali dipendono (1) dal livello di tassazione su lavoro e impresa (sarà pur vero che si promette di ridurlo da venti anni, ma nessuno si è mai impegnato politicamente per rendere possibile ciò con riduzioni di spesa pubblica, quindi quelle promesse non contano nulla), e (2) dalla "competitività" del paese nel suo complesso.

Su questo secondo tema, peraltro Fassina non dice assolutamente nulla neanche al FT, e le grillinate che CGIL, PD e SEL stanno per proporre promettono di peggiorare ulteriormente la situazione.

In questa circostanza, congelare i salari nominali è probabilmente il male minore.  Ma non facciamo finta di credere che il risultato di tutte queste scelte sarà chissà quale grande riscatto per i lavoratori italiani.

 L'idea del povero Fassina - idea che fa venire i brividi - richiama alla mente una sciocchezza che girava alcuni anni fa: "lavoriamo meno, lavoriamo tutti". E' l'idea che va bene dividere i pochi soldi senza cercare lo sviluppo economico, rimuovendo le cause che lo impediscono. 

A me che fa venire i brividi è soprattutto la leggerezza con cui i nostri "statisti" sparano queste soluzioni. Sono problematiche enormi che andrebbero discusse, analizzate, possibilmente non con Crozza a Ballarò ma con economisti, confindustria, ecc ecc ed invece han tutti la soluzione magica già pronta (congeliamo gli stipendi, facciamo meno ferie, tassiamo il contante, "patrimoniale" sui redditi (sic!), usciamo dall'euro e svalutiamo.) e la sparano come la sparerebbe mio nonno al bar dopo la 4 ombra. Certo può essere "semplificazione" per motivi elettorali (al FT ?), ma sospetto sia solo cialtronaggine e presunzione.

Qui qualche altro dettaglio sulla patrimoniale vista da Fassina. Bontà sua, non si pronuncia sulle aliquote applicabili ai patrimoni immobiliari superiori a € 300.000, nè sulle sue intenzioni sui patrimoni mobiliari. Considerando che il PD si avvia a vincere le elezioni e che potrebbe dibentare ministro sarebbe interessante conoscere anche questi dettagli.

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