De te fabula narratur

7 aprile 2008 michele boldrin
Questa piccola ma velenosa "recensione" l'avevo messa come commento a Roma e Marcon, ma ho cambiato idea. Quando si prendono a pesci in faccia quelli che, parlando a caso, inducono confusione, meglio farlo a viso aperto. C'è così qualche speranza che mandino il loro assistente a spiegarci dove abbiamo sbagliato e quanto siamo noi, invece, i citrulli.

Enrico Morando, una delle teste pensanti del PD, spiegava ieri sulla Stampa che fra i programmi economici di PD e PdL c'è un abisso e che

[...] essi delineano soluzioni nettamente alternative su (quasi) tutti i problemi cruciali della crisi italiana.

Detto questo, siccome gli manca tempo e spazio per illustrare tutti i problemi cruciali (lo spazio qui c'è, nel caso volesse approfittare dell'opportunità), il nostro aggiunge

Dato il suo carattere pervasivo, sceglierò, a questo scopo, un solo
tema: il metodo della concertazione e il modello contrattuale. Si
tratta di un tema cruciale, perché strettamente connesso alla questione
salariale: famiglie di lavoratori dipendenti che non arrivano alla fine
del mese, consumi che languono.

Sì, l'economista del PD dice proprio così: che i consumi che
languono e la "questione salariale" (suppongo voglia dire i salari che
non crescono) sono strettamente connessi al "metodo della
concertazione". Sciocchi noi
a pensare fossero invece connessi alla produttività del lavoro!
Economicisti che non siamo altro, incapaci d'intendere l'autonomia
(dalla logica e dai vincoli di bilancio) della grande politica, quella che trasforma lo stato delle cose esistenti ... Ma
proseguiamo.

Non cito l'intero pezzo, credo sapiate leggere e ve lo raccomando: è
ilare. Particolare ilarità mi ha sollevato la giustificazione della contrattazione
centralizzata che, secondo il nostro, hanno inventato nel 1993 per "stablizzare" l'economia e, suppongo, entrare nell'Euro ... Solo due chicche. Morando vuole convincerci che loro (il
PD) hanno capito come risolvere il problema produttività. E come lo
faranno? Così:

Si spiega così la scelta del Programma del Pd: riduzione della
pressione fiscale (agendo sull'Irpef o con la contribuzione figurativa)
sulla quota di salario da contrattazione di secondo livello [azienda, territorio, distretto].

Tema per i commenti: spiegare in otto righe perché si tratta d'una burla che mira solo a
mantenere il potere dei bonzi sindacali romani. Suggerimento 1: questi
hanno idea del fatto che i sindacati e confindustria sono delle
organizzazioni con strutture territoriali strettamente controllate dal
centro? Suggerimento 2: l'evidenza empirica dimostra che la
produttività si determina al più a livello d'impianto e non certo di
"distretto" ... Suggerimento 3: voglio vedervi che portate l'IRPEF al
10% sulla parte di salario contrattata a livello aziendale! Voglio
proprio vedervi ... Suggerimento 4: avete presente cosa implica "figurativa" dopo "contribuzione"? Che la paga qualcun altro. Suggerimento 5: stimare la riduzione effettiva del carico fiscale sul reddito di lavoratori altamente produttivi che una totale (tanto per star sicuri) esenzione fiscale della quota di salario determinata dalla contrattazione di secondo livello implicherebbe. Suggerimento 6: nel settore della PA come la mettiamo con la contrattazione di secondo livello? Suggerimento 7: ... basta, altrimenti, se lo svolgo tutto io, non rimane nulla per i commenti.

Seconda chicca, altrimenti nota come bugia. Per ammissione dell'esperto medesimo il programma del PdL, altro capolavoro di
economia applicata, recita il seguente sul tema produttività:

«Detassazione di straordinari e incentivi legati a incrementi di
produttività».

Il Morando così commenta, volendo provare che da un lato è
insufficiente e dall'altro è sostanzialmente diverso dalle tre righe
del programma PD da lui scritto:

La riduzione delle
tasse sugli straordinari, infatti, può essere anche considerata
positivamente [...] , ma non c’entra nulla né con
la produttività (ci può essere - e infatti ce ne sono a migliaia - un
lavoratore molto produttivo che non fa un minuto di straordinario), né
con la contrattazione.

Al qual punto non capisci se ci è o non sa l'italiano, o entrambi.
C'è scritto che vogliono detassare gli incentivi legati ad incrementi
di produttività, o no? Fra gli incentivi agli incrementi di produttività, secondo voi, vi sono anche gli aumenti salariali, o no? E gli aumenti salariali stabiliti nella da-Morando-amata "contrattazione di secondo livello" dovevano essere legati agli aumenti di produttività, o no? E non si conclude forse da questo che quanto il PdL propone sussume anche quanto il PD nel suo testo pure propone? O no? Ma lui non lo dice, lui se lo scorda,
insomma lui si produce in una bella "balla da svista", assumendo i lettori del giornale su cui scrive siano dei tontoloni alquanto distratti. Evidentemente non è solo Bossi a credere (erroneamente)
d'essere più intelligente dell'elettore mediano ...

Il PdL suggerisce di detassare tutti gli aumenti salariali legati ad aumenti di produttività (non dice come, il che forse NON implica che debbano essere gli aumenti medi decisi dai sindacati, visto che così facendo salterebbero tutti gli incentivi aziendali ed individuali, ma questo è un altro discorso) e suggerisce di detassare anche gli straordinari. Su quest'ultimo dettaglio, che al grande economista-migliorista non venne in mente quando stese il suo di paragrafo, il nostro funzionario di partito fa dell'umorismo, a mal proposito. Anche da questo si evince che il Morando in azienda ci è andato solo per le riunioni
della cellula di partito: la domanda di lavoro straordinario, caro il mio esperto, è altamente correlata con
periodi di alta produttività dell'azienda. Quelli che in azienda qualche volta ci hanno lavorato sanno che gli straordinari crescono quando la domanda è particolarmente forte e l'azienda può spuntare prezzi e condizioni di vendita particolarmente buone, ossia quando la produttività del lavoro è particolarmente alta! Avete mai visto aziende decotte che chiedono a lavoratori poco produttivi di fare gli straordinari?

Ma all'esperto ""liberista"" (sì, doppia virgolettatura) del PD la conclusione che interessa, in realtà, è questa:

Nel Programma del PdL manca qualsiasi riferimento alla negoziazione tra
le parti sociali, al modello contrattuale e al metodo della
concertazione. Dimenticanza? Via, non scherziamo. Tutta l’esperienza di
governo del 2001-2006 - [...] - è la prova provata di un orientamento sostanzialmente
ostile sia alla concertazione come metodo di governo, sia allo sviluppo
della contrattazione tra parti sociali più forti e capaci di effettiva
rappresentanza degli interessi.

Capite? L'unica cosa decente del governo BS 2001-2006 - aver tentato di fare a meno della paralizzante
concertazione nel produrre le poche cose utili come la legge
Biagi - per lui, per la testa pensante ""economica"" e ""liberista"" del
PD, QUESTA è la grande colpa. Lì è la grande differenza che vuole sottolineare: che lui ed
i suoi compagni democratici con i sindacati intendono
continuare a "concertare" l'economia italiana per favorire lo sviluppo
di aziende altamente produttive come Alitalia, mentre a quelli del PdL,
qualche rarissima volta, la tentazione di fare a meno dei sindacati viene, salvo poi usarli strumentalmente per operazioni populiste come la recente "Alitalia italiana" ...

Oh yesss!

17 commenti (espandi tutti)

«Detassazione di straordinari e incentivi legati a incrementi di produttività».

Detassazione di straordinari?  

Ma come c.. sorry, dick, funzionerebbe? Saro' scemo, ma se il mio datore di lavoro decide di impiegarmi per 30 ore alla settimana, e poi mi chiede ogni settimana di fare da 10 a 15 ore di straordinario, vuole dire che pagherei meno tasse che se mi impiegasse per 40 ore alla settimana e mi chiedesse di fare da 0 a 5 ore di straordianario?

Sbaglio io o e' idiozia pura? Il diavolo sara' pure nei dettagli, ma questo mi sembra un dettaglio piuttosto ingombrante? Me lo spiegate? Pleeeeeeeeeease.

(l'unica spiegazione logica (logica?) e' che tutti abbiano in mente il solito modello superfisso, per cui le ore di straordinario sono date, e non rispondono al trattamento fiscale. In Italia??? dove e' stato inventato l'accompagnatore fiscale???). 

 

Gianni, in Italia ci sono i sindacati, i contratti nazionali, gli orari contrattuali seguiti rigidamente e fatti rispettare dai pretori del lavoro! Te lo sei scordato? Cosa sia ordinario e cosa sia stra-ordinario nell'orario di lavoro di ognuno è definito praticamente per legge, in quel paese. Quindi, dal LORO punto di vista, la cosa è banalissima!

eh si' ci hai ragione, ho letto troppo il guardian...

pero' pero' pero', ripensandoci, forse la proposta potrebbe avere un risvolto positivo: incentiverebbe le parti sociali a fare contratti con orari corti corti, e a sua volta darebbe piu' flessibilita' alle imprese.

o forse sono ottimista? dopo qualche anno ci sarebbero contratti nazionali con 15 ore di straordinario settimanale garantito e obbligatorio per tutti? 

come la tredicesima, che nacque, correggetemi se sbaglio, come premio di produttivita' per i lavoratori, appunto, piu' produttivi della media? 

non vorrei dire una ca*ata, ma la settimana lavorativa di 40 ore penso sia stabilita per legge, quindi tutto quello che va sopra sono straordinari...

Un piccolo refuso

"sapiate" --> sappiate"

Certi tic sono difficili da superare.

E purtroppo in Italia conviviamo ancora con persone che pensano alle fabbriche del tardo ottocento, con la condizione operaia da migliorare, grassi padroni che lucrano e si arricchiscono a dismisura. In questa situazione, certo, il salario è variabile indipendente.

Peccato che se guardiamo alla situazione attuale abbiamo migliaia di aziende che guadagnano bene ma certo non possono considerare il salario come "variabile indipendente". Migliaia di aziende che sopravvivono e ogni CCNL è per loro un passo verso il baratro e i grassi e ricchi padroni di una volta sono coloro che non vivono di mercato ma di monopolio.

Il problema è che anche i migliori economisti (di Morando mi dicono che é bravo ma se dicequeste stronzate...) sotto elezioni parlano per slogan, fanno promesse, cercano di solleticare i peggiori istinti dei loro possibili elettori.

CDL invoglia gli imprenditori (molti dei quali stanno già pensando a come far passare gli aumenti personali come straordinari) col discorso strardinario?

VW risponde che darà mille euro a tutti (anche a quelli che lavorano mezz'ora?)

BS rilancia che abbassa le tasse

VW rilancia la contrattazione e l'eliminazione dei precari 

E via così.

Quello che mi stupisce è che poi la gente ci creda davvero. O non ci crede e sceglie quello che considera il male minore.
Certo è che probabilmente neppure loro ci credono.

A quando uno serio che dica che il problema non sono le aziende che chiudono ma quelle che non aprono e non crescono? Che aziende come Alitalia è da mò che dovrebbero aver chiuso, che nel mondo di oggi solo ci può essere crescita solo con un progetto comune dove ognuno ci mette il suo: chi idee e capitale (imprenditori), chi un lavoro fatto bene e con coscienza (lavoratori) e chi regole certe e infrastrutture anche immateriali (governo).

Sogni, solo sogni.  Siamo ancora fermi con i politici alla lotta di classe e in azienda la lotta di classe si declina nel posto auto riservato per il capetto!

sono stato lungo per il mio primo commento, il brutto è che peggiorerò. 

Il precedente governo di BS era già stato piuttosto "disinvolto" in materia fiscale con l'esenzione fiscale del c.d. superbonus che ottenevano coloro che rinviavano il proprio pensionamento (misura che ex post mi sembra si sia rivelata pressochè inutile o addirittura in perdita per le casse pubbliche). Io francamente non riesco ancora a capire a quale titolo una tale esenzione abbia potuto essere concessa ovvero come tale reddito abbia potuto essere trattato fiscalmente in modo diverso dagli altri redditi soggetti a tassazione ordinaria.

Allo stesso modo non riesco a capire come un reddito da lavoro dipendente (e anch'io voglio vedere come se la cavano con la definizione di "straordinario") possa godere di una simile esenzione. Alla faccia della progressività e della coerenza del sistema tributario ! Nulla dicono poi del trattamento contributivo delle stesse somme (ma io una certa idea credo di averla).   a meno che non abbiano in mente proprio il modello delle imprese che pagano gli straordinari "in nero". Niente tasse per il dipendente, niente contributi per il datore di lavoro.

Quello che si potrebbe fare invece, è consentire di restituire ai dipendenti una parte dei contributi INPS che vengono versati dalle imprese (a partire da quelli sugli straordinari), mentre i maggiori introiti fiscali che derivano dall'aumento della base imponibile potrebbero usarli per ridurre le aliquote o le detrazioni. Con il sistema contributivo il costo non sarebbe a carico dello stato. Ovviamente i sindacati non saranno mai d'accordo perchè questo renderebbe ancora più evidente l'insostenibilità del sistema pensionistico che gli stessi hanno contribuito a creare. 

 

In effetti ci sarebbe da chiedersi dove vengono reclutate menti così sopraffine .....

Scherzi a parte, credo che il fulcro del problema risieda proprio nell'incredibilmente eccessivo potere decisionale attribuito ad individui che conoscono il lavoro  - e le aziende reali, che ne costituiscono l'ambiente - solo per sentito dire, tra un distacco sindacale ed una riunione di partito.

Solo un piccolo contributo informativo, che non vuol essere una critica ad un articolo pienamente condivisibile da ogni persona appena appena sana di mente: al di là della compattezza che si vuole appaia - forse anche giustamente - all'opinione pubblica, all'interno di Confindustria il dibattito sulle questioni della contrattazione è piuttosto acceso e la base associativa propende decisamente per la massima possibile riduzione di peso del livello nazionale, fino a posizioni (tutt'altro che sporadiche) che ne propugnano l'abolizione per dare, invece, preponderanza alla contrattazione non solo territoriale od aziendale, ma anche individuale.

Fino ad oggi, con la presidenza Montezemolo, tali istanze faticavano ovviamente ad emergere ma probabilmente la presidenza Marcegaglia, più sensibile alle posizioni delle piccole aziende manifatturiere site nei territori economicamente trainanti - che stanno cercando di avere finalmente un peso reale nel sistema associativo -  porterà un cambiamento di rotta.

 

 

Buone notizie, per una volta. Da qualche parte la consapevolezza che, in generale ma in un paese come l'Italia in particolare, la contrattazione centralizzata che stabilisce parametri rigidi per tutti è il metodo peggiore di affrontare le questioni economiche.

Ben venga quindi, da Confindustria o da qualsiasi altro lato, una domanda di decentralizzazione, mercato, contrattazione bilaterale fra le parti realmente interessate alle conseguenze di questo o quell'accordo. Forse dovresti passare parola di nFA a chi, ai vari livelli di Confindustria, spinge questo dibattito e vuole renderlo sia pubblico che intellettualmente e praticamente fruttifero. Una classe dirigente adeguata ai tempi si crea anche discutendo seriamente ed apertamente di questioni come queste.

Ben venga quindi, da Confindustria o da qualsiasi altro lato, una
domanda di decentralizzazione, mercato, contrattazione bilaterale fra
le parti realmente interessate alle conseguenze di questo o
quell'accordo.

A proposito, io non ho mai capito una cosa: in Italia, la contrattazione collettiva (e uniforme a livello nazionale) tra rappresentanze delle due parti e' imposta dalla legge, o volontariamente accettata? Intendo dire: se la Confindustria recuperasse un po' di spina dorsale e fosse disposta a rinunciare a sussidi, protezioni dall'import e altri regalini dello stato-sugar daddy e ad accettare un po' piu' di conflittualita' sul posto di lavoro, avrebbe la possibilita' legale di rifiutare la contrattazione collettiva e lasciare che le aziende negozino individualmente?

Da quel che so (ma potrei sbagliarmi) il CCNL è firmato dalle associazioni di categoria degli imprenditori e dai sindacati più rappresentativi (leggi la Triplice e chi si aggiunge volta per volta). Teoricamente, i sindacati dovrebbero impegnare solo gli iscritti che rappresentano e lasciare liberi gli altri ma, secondo un'interpretazione consolidata della giurisprudenza italiana che data dai "mitici" anni Sessanta e che è stata via via confermata negli anni, il contratto firmato dai sindacati più rappresentativi è valido erga omnes, perchè stabilisce le condizioni minime del rapporto di lavoro. Si tira in ballo l'art. 36 della Costituzione: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla
quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente
ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e
dignitosa" (Un bel relitto di scuola sovietica, direi. Non il principio in sè, ma il fatto che lo si scriva nella Costituzione). Quindi la regola generale di buon senso che il contratto ha valore solo tra le parti che lo firmano viene aggirata, e il contratto nazionale vale anche per i lavoratori non iscritti ad alcun sindacato, dettando sostanzialmente le condizioni minime inderogabili del settore.
Confindustria e le federazioni industriali di categoria hanno accettato questa impostazione come il male minore, anzi l'hanno ulteriormente avallata dal '93 in poi, con le nuove regole per la contrattazione, in cui si ribadisce il concetto di "sindacati maggiormente rappresentativi sul piano nazionale". Tralasciamo poi il fatto che la Costituzione la si usa 'a la carte', scegliendo dal menu quello che serve: tanto che gli stessi sindacati non hanno mai attuato l'art. 39, che prevede la registrazione come requisito perchè abbiano personalità giuridica. Come ha sostenuto qualcuno, amministrano miliardi di euro, non hanno bilanci, mettono il becco in qualsiasi questione nazionale, e hanno lo statuto di una bocciofila (non dico quello di una Onlus, che è già una roba seria).

Non è detto che non ci sia qualcuno che frequenta Condindustria e contemporaneamente legge nfa ;-)

Il passa-parola, in realtà, è già iniziato, perché ritengo utile tutto ciò che può servire a rompere qualche paradigma sviluppato dagli attuali centri di potere consociativi e travestito da accettabilità sociale.

Il percorso non è facile né breve, ma il dibattito sta emergendo dal sottosuolo: ti chiederei, anzi, fin d'ora l'eventuale disponibilità ad un contributo da portare nella sede opportuna, se dovesse andare in porto - come mi auguro - l'organizzazione di un evento per il quale sto iniziando a sondare il terreno.

Per ora, non posso dir di più, ma potrebbe costituire un punto di svolta ........ 

Se Confindustria, o chiunque altro, vuole provare a rompere il cerchio infernale della chiacchera e della ricerca continua di nuove prebende pubbliche, dovrebbero avere il coraggio di porre sul tavolo il problema della PRODUTTIVITA' delle imprese e del settore privato (anche di quello pubblico, ovviamente, ma questo viene come corollario del precedente). Solo partendo da li', da cosa la determina sia contrattualmente, che fiscalmente, che in termini di funzionamento dei mercati e dei servizi pubblici, si puo' andare da qualche parte. Soprattutto, abbandonando la folle visione "corto-termista" secondo cui occorre cercare continuamente la ripresina, l'impulso via la spesa o la facilitazione fiscale temporanea, il sussidio, eccetera. I problemi sono STRUTTURALI. Viene nausea a ripeterlo, oramai. Veramente!

Purtroppo, da quel poco che conosco, la conoscenza del problema (anche da parte di Confindustria) sembra limitata e dilettantesca. Ho cercato sul loro sito e si trovano solo banalità oltre a qualche dato mediamente utile ma non utilizzato. 

Le conoscenze e le professionalità per analizzare i problemi e definire soluzioni tecniche adeguate ci sono e, se ci fosse la volontà politica, sarebbero attivabili. È la volontà politica che mi sembra mancare o, almeno, è mancata profondamente sino ad ora. Attendo prova contraria, ovviamente. Io sono uno ottimista per natura.  

@doktorfranz

la base associativa propende decisamente per la massima possibile
riduzione di peso del livello nazionale, fino a posizioni (tutt'altro
che sporadiche) che ne propugnano l'abolizione per dare, invece,
preponderanza alla contrattazione non solo territoriale od aziendale,
ma anche individuale.

Devo dire che la mia sensazione è diversa, vedo molte PMI impreparate e spaventate dal portare i contratti a livello aziendale (preparatissime alla individuale). Il dibattito è forte e le posizioni difficil, anzi molti presidenti territoriali PI non sono in grado di fornire una posizione proveniente dagli associati.

@ enzo michelangeli

accettare un po' piu' di conflittualita' sul posto di lavoro, avrebbe
la possibilita' legale di rifiutare la contrattazione collettiva e
lasciare che le aziende negozino individualmente?

Nel penultimo contratto metalmeccanico, quello non firmato da CIGL, "un po' più di conflittualità" in certe zone dell'Emilia è stato declinato con scioperi a singhiozzo, fabbriche ferme per settimane e perdite elevate.

Il problema è complesso anche per una sorta di "conflitto di interessi". Parlo del contratto metalmeccanico che conosco.
Quasi sempre la sua onerosità è inversamente proporzionale a come va il settore auto, essendo Fiat il socio di riferimento.
E per la maggior parte di PMI che vanno bene è conveniente un contratto nazionale "medio" che come non affrontare il rinnovo di un contratto aziendale in una posizione di debolezza.

Essendo sotto elezioni d essendoci degli scontri interni in atto (sfociati in alcuni rimescolamenti della direzione) all'ultimo giro Fiom, a contratto praticamente pronto ha voluto rinviare per fare le prove di forza con il blocco delle strade e trucchetti simili.
Non va dimenticato che per alcune parti politiche quella sindacale è un'importante area di riferimento e di raccolta voti. Basta vedere quanti sindacalisti c'erano nel governo Prodi. Quindi spesso (purtroppo in particolare per la categoria simbolo dei metalmeccanici) i rinnovi contrattuali diventano anche momenti di lotta o strategia politica.

Per questo non si vuole rinunciare al contratot nazionale.
Per questo noi Confindustriali chiediamo di parlare di regole e loro sempre prima di sold, poi al momento delle regole fra commissioni, gruppi di lavoro, rinvii ecc non si combina mai nulla. Spesso perché non si riesce ad esprimere una posizione unitaria da parte della Triplice.

Ogni piccola richiesta di cambiamento riceve, come risposta, che é un grave attacco allo statuto dei lavoratori, piuttosto che ai loro diritti, che ai loro redditi.

Visto da fuori è facile, fare contrattazione un po' più complesso, non essendo il buon senso di casa (come esteriorità) in quelle stanze.
Salvo poi parlare con i tuoi che si lamentano per il contratto che non va mai bene. Unica differenza è che i sindacati lo fanno sui giornali da noi nessuno scende in piazza.

E l'importanza del CCNL di lavoro ha una dimostrazione nel fatto che quello dei metalmeccanici prevede un importo per chi non ha bonus individuali e/o aziendali e ha la paga base prevista dal CCNL, sapete quanti lavoratori hanno preso quel bonus?
Il 3% circa. Quindi il 97% dei lavoratori ha una retribuzione più alta del CNLL.

Certamente è vero che molte PMI siano impreparate e spaventate dal portare i contratti a livello aziendale (e preparatissime alla individuale, il vero obiettivo, ma difficilissimo da raggiungere), perchè il timore è, ovviamente, di portarsi i sindacati in casa anche dove, ora, non riescono a mettere il naso.

Contrariamente, infatti, alle indicazioni dei massimi vertici associativi (che prendono le mosse dalle esigenze della grandi aziende, ben diverse da quelle delle imprese minori) credo si debba puntare a rifiutare la logica secondo la quale un contratto aziendale debba obbligatoriamente esser firmato con un rappresentante sindacale territoriale.

Nelle piccole aziende i rapporti tra imprenditore e collaboratori sono molto ravvicinati e personali, quindi deve passare - per questo mi batto - l'idea che i contratti si firmano all'interno, tra persone che ben si conoscono e tra le quali c'è reciproca fiducia.

Un solo brevissimo appunto per quanto riguarda i problemi legati alla conflittualità interna al sindacato (quello più politicizzato, of course ...): son quattro anni che questi "mona" bloccano ogni tentativo di ridiscutere la struttura dei contratti perchè non si mettono d'accordo su chi comanda al loro interno.

Chiedere a San Giorgio Usai per conferma ...... 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti