Lasciagli fare un ''nudge'' e passano agli schiaffoni

24 ottobre 2010 alberto bisin

L'economia comportamentale in mano a gente meno sofisticata di Dick Thaler e Cass Sunstein, autori di Nudge.

Dick Thaler è il padre dell'economia comportamentale (behavioral economics). Ne abbiamo già parlato qui. In soldoni: gli agenti economici sono meno che razionali, fanno errori sistematici, e quindi interventi paternalistici da parte di governi e istituzioni possono essere giustificati. Coscienti del fatto che il paternalismo, almeno in amerika, non è ben visto - chissà, forse ricorda il proibizionismo - Thaler e Sunstein hanno avuto un'idea geniale: non occorre che il paternalista entri a gamba tesa, basta una spintarella, leggera leggera, in grado di spostare solo gli agenti irrazionali, ma che invece lascia gli altri solidamente ancorati alla propria ragione. L'esempio principe è quello della scelta del regime pensionistico: partecipare al piano dell'impresa o meno. Tipicamente i piani pensionistici offerti dalle imprese sono favorevoli, ma una parte dei lavoratori non mette la X per entrare a parteciparvi, forse perché disattenti. Allora, dicono Thaler e Sunstein, rivoltiamo il contratto così che la X sia necessaria per NON partecipare al piano. Quei lavoratori che per ragioni loro non volessero partecipare possono comunque farlo, ma i disattenti adesso partecipano, che è un bene. Ci hanno scritto un libro, Thaler e Sunstein, un blog, ..., un successo mega-galattico che ha portato Sunstein ad un posto alla Casa Bianca.

E tutti a immaginarsi i giusti nudge per aiutare gli stupidotti. E piano piano le spintarelle diventano un po' più robuste. L'ultima che ho visto è sul New York Times, pagina degli editoriali. Occupa una pagina quasi intera con un bel disegno interattivo che non c'è modo purtroppo di copiare qui. Ma chi ha accesso al NYTimes se lo vada a guardare che è una meraviglia.

L'idea è quella di ridisegnare le mense degli studenti per dar loro una spinta a mangiare più sano:

A smarter lunchroom would nudge students toward making better choices on their own by changing the way their options are presented.

[Traduzione] Una mensa più intelligente spingerebbe gli studenti a compiere scelte autonome migliori, cambiando il modo il cui le opzioni sono presentate.

Ecco alcune proposte, cioè alcune spintarelle:

  • Mettere i broccoli all'inizio del tavolo della mensa.
  • Aggiungere aggettivi sexy alle verdure (tipo spinaci cremosi).
  • Offrire una scelta tra diverse verdure.

E fin qui, nulla di tremendo. Gli studenti che cascano a queste spinte devono essere davvero stupidotti, ma ... nulla di male.

E poi:

  • Nascondere il gelato (in freezer dalla porta opaca).
  • Nascondere il latte al cioccolato dietro a quello normale.
  • Diminuire le dimensioni delle tazze di cereali (allo stesso prezzo, suppongo).
  • Impedire l'acquisto di biscotti coi ticket della mensa (solo moneta sonante).
  • Istituire una coda express per chi mangia insalata.

Alla faccia del nudge. Ho un'idea anch'io:

  • Mettere la friggitrice per le patatine in una apposita area dentro il bagno.

 

41 commenti (espandi tutti)

Certamente diminuire le dimensioni delle tazze per i cereali senza ridurne il prezzo si chiama furto. Immagino sia una reazione alla tendenza al SuperSize delle catene di fast food.  Vendere bicchieri di Coca Cola da un litro e confezioni giganti di patatine comporta un incremento modesto dei costi rispetto a porzioni "umane" più che coperti dal sovrapprezzo per la dose King Size. Tanto per studiare 7/8 ore non si bruciano le stesse calorie che si impiegano passando lo stesso tempo a zappare i campi o a tagliare la legna, quindi non è necessario sovralimentarsi.

Comprendo che una riflessione su nudge e libero arbitrio sarebbe necessaria e ponderosa ma, vedendo i comportamenti irrazionali e autolesionistici di tante persone, qualche energico nudge lo introdurrei anch'io. Es. coda express al casello autostradale per le auto Euro 5 o ibride.

 

 

 

 

Comprendo che una riflessione su nudge e libero arbitrio sarebbe necessaria e ponderosa ma, vedendo i comportamenti irrazionali e autolesionistici di tante persone, qualche energico nudge lo introdurrei anch'io. Es. coda express al casello autostradale per le auto Euro 5 o ibride.

Beh, ho già visto corsie preferenziali per auto con tre o più persone a bordo, il che mi ha fatto venire l'idea di un uso non canonico delle bambole gonfiabili...

"E piano piano le spintarelle diventano un po' più robuste."

Alberto: dove sta scritta, o dimostrata, questa slipperly slope a cui alludi? Non nella proposta "teorica" di Nudge, mi sembra. Mi sembra questo sia il punto fondamentale del post, ma allo stesso tempo trovo poca evidenza dello stesso. Senza tale evidenza, mi pare il post si ponga come una critica troppo poco circostanziata ai "behavioral".

Disclaimer: Mi interesso di BDT, e allos stesso tempo mi reputo "libertarian". Nudge é ad oggi la sintesi migliore che conosca. Avevo già in mente di scrivere una mail a Alberto, Aldo, o altri dei redattori, per capire la loro posizione a riguardo...

Gabriele, ovviamente non pretendo di dimostrare nulla. La slippery slope sta nel fatto che nell'articolo si parla di nudge, ma in realta' si impongono costi a chi dovesse scegliere cibi considerati non sani. 

Il post non e' una critica diretta ai behavioral, guarda l'articolo linked all'inizio, dove mi propongo tale critica, ma un tentativo di evidenziare che una generale propensione degli intellettuali al paternalismo tende a trasformare i nudge in paternalismo puro e duro.

Il post e' un esempio di questo, che a me pare un fenomeno. Se non lo e'. resta l'esempio.

ma in realta' si impongono costi a chi dovesse scegliere cibi considerati non sani.

Però dove si propone il paternalismo asimmetrico, come qui ad esempio,:

A regulation is asymmetrically paternalistic if it creates large benefits for those who make errors, while imposing little or no harm on those who are fully rational. Such regulations are relatively harmless to those who reliably make decisions in their best interest, while at the same time advantageous to those making suboptimal choices

ci stanno parecchio attenti ad evitare questa soluzione.

Il problema é proprio in quel "while imposing little or no harm".

1) Se imponi no harm, stai facendo pura "choice architecture" (la chiamano così ed é azzeccatissimo). Da qualche parte le verdure le devi mettere, quindi meglio metterle qui piuttosto che lì.

2) Se imponi little harm, invece, non é ben chiaro fin dove ti puoi spingere, cioé quanto forte é il nudge.

Va da sé che nessuno ha problemi con 1, ma molti, giustamente, hanno problemi con 2. Un "Nudge" senza 2 avrebbe reso Thaler e Sunstein meno famosi, ma la loro proposta sarebbe stata molto più solida.

Sarebbe interessante sapere se i nudge si limiteranno a questi ovvero ci sia qualcuno interessato-intenzionato a nudgiare su temi ben più rilevanti

Ma sono io particolarmente "de coccio" oppure Dick Thaler ha soltanto inventato un nome "catchy" per tecniche che gia erano ampiamente note (ed utilizzate da tempo da Ikea, McDonalds et similia) e, grazie a questa intuizione (aka paraculata) ha costruito la sua fortuna ? Un po' come i geni che cambiarono il nome dell'"uva spina cinese" in "Kiwi" o della "familiare" in "station wagon". Semplifico troppo?

E' assolutamente cosi' ma non ci vedo nulla di male. Ne parla bene Dan Ariely (che a me piace molto) quando fa l'esempio dell'abbonamento a The Economist. 

Qui dal minuto 27-28 in poi.

Ne parla bene Dan Ariely (che a me piace molto)...

come fa a non piacere l'uomo ape? ha vinto anche un ignobel per la medicina, che ha ritirato orgoglioso

 

La penso come te. Secondo me si è *riscoperto* il bagaglio teorico accumulato dalla psicologia sociale (sperimentale) già qualche decennio fa. A infiocchettare applicazioni si è sempre in tempo.

Credo che Corrado (Ruggeri) qui sopra abbia identificato un nodo serio.

Questi due S&T addestrati dalle varie scuole professionali (ma perche' non imparano a suonare il liuto che ha un suone bellissimo?) hanno visto una nicchia di mercato.

Vendere nozioni di marketing & advertising sul mercato politico.

Per quanto si possa sbraitare contro Chomsky, non ha tutti i torti a veder nella propaganda politica l'estensione di tecniche pubblicitarie, si veda il volume di Lippmann del '22

Ho fatto un corso di Judgement and Decision Making e mi ricordo come il prof avesse fatto l'esempio del governo Americano che da un anno all'altro aveva cambiato il modo di presentare un modulo, mi sembra per delle tasse, e avevano scambiato le opzioni: un anno dovevi mettere la crocetta per attivare una certa scelta, altrimenti rimaneva inattiva, un altro anno invece dovevi mettere una crocetta per scegliere di disattivarla, sennò si attivava automaticamente. Adesso non riesco a ricordare bene l'esempio, al limite posso cercarlo.

In ogni caso, il prof diceva che agenti razionali avrebbero dovuto dare sempre le stesse percentuali. Invece le percentuali di scelta di attivazione erano molto diverse nei due casi.

Altro esempio era quello della prospect theory: una stessa promozione poteva essere presentata sottolineando in particolare che c'era una piccola spesa aggiuntiva oggi oppure uno sconto di spesa un domani. Erano due facce della stessa medaglia e con gli stessi effetti pratici, eppure sottolineare la seconda aveva più effetto sul tasso di adesione che sottolineare la prima.

  • Diminuire le dimensioni delle tazze di cereali (allo stesso prezzo, suppongo).

No, credo intendessero proprio diminuire le dimensioni e basta. È un consiglio che molti nutrizionisti danno: per esempio ad un buffet usare il piatto più piccolo. Psicologicamente l'idea di dover andare avanti e indietro più volte scoraggia dal mangiare.

Ma funziona anche al contrario: se si mangiano tante piccole portate (tipo mezze, o tapas) alla fine si è mangiato di più che a riempirsi il piatto, ma una sola volta.

L'argomento é diverso. Proprio Wansink (uno degli autori dell'articolo sul NYT) ha mostrato che la gente tende a mangiare fino a che finisce quel che c'é sul piatto, non fino a quando non ha più fame. C'é un esperimento famoso in cui i piatti di soup venivano riempiti senza che il soggetto se ne accorgesse, e questi soggetti mangiavano molto di più. Ci ha vinto l'Ignobel prize :-) Se riduci le dimensioni del piatto, la gente mangia meno.

Chiedo scusa ma non vedo in quanto affermato dal  New York Times un problema enorme (e questo forse è dato dal fatto che, confesso, non posso dirmi pienamente liberale).

Le cattive abitudini alimentari hanno un costo sociale (se mangi male aumenti il rischio di contrarre patologie le cui cure sono costose, costo che in un paese come l’Italia viene pagato dalla comunità). Quindi incentivare la sana alimentazione (e qui sto semplificando molto, perché sto assumendo che questa sia definibile e che sia conoscenza comune) riducendo il suo costo rispetto ad un alimentazione non sana (con il meccanismo delle corsie preferenziali per l’insalata ad esempio, che non sono altro che risparmi di tempo) mi sembra una cosa economicamente razionale.

Seconda cosa, più sul lato della psicologia sociale. Ciò che si afferma in questo post è che le spintarelle sono un male perché sono manipolazioni dirette sulle scelte dei consumatori. Quest’opinione però poggia, secondo me, sull’assunzione che i consumatori arrivino a mensa senza aver subito alcun tipo di manipolazione precedente.

Ciò però non è vero. Esempio per chiarire cosa intendo: le pubblicità, volenti o nolenti, le guardiamo tutti, e molte sono quelle che fanno largo uso  di tecniche di manipolazione (si veda coca cola, che nelle pubblicità non dice che la bevanda è buona ma esorta a “vivere il lato coca cola, i.e. quello figo, della vita”, o le scelte meticolosissime sul pakaging per aumentare il desiderio dei consumatori verso il prodotto).

Se le spintarelle di cui si parla in questo post andassero a ridurre l’efficacia di quelle delle pubblicità manipolatorie, le considerereste ancora un male così grande? O in altre parole, riterreste che si determinerebbe un’ulteriore riduzione della libertà o un suo parziale ripristino? (la domanda non è retorica, ve lo sto chiedendo davvero)

Porti due argomenti diversi a favore di interventi paternalistici:

1) la presenza di esternalità negative, più o meno sulla stessa linea del commento qui sotto. Qualora ci siano delle effettiva esternalità negative, é vero che queste giustificano l'intervento, che a quel punto può essere sia un nudge (del tipo 2 sul mio commento precedente) che uno schiaffone. In poche parole, questa fattispecie svilisce la proposta "politica" di T&S.

2) situazioni in cui gli individui devono essere salvati da brutte cose successe in precendenza - una sorta di paternalismo per riaffermare la loro libertà. Questo é molto meno condivisibile del precedente: chi decide se gli individui sono stati manipolati, se non ne sono consapevoli, se desiderano qualcuno intervenga, etc.? L'assunzione che il central planner tutto sappia é uno dei motivi per cui il paternalismo non piace. Tra gli altri motivi, c'é anche l'assunzione che il central planner sia in buona fede... se vivi in Italia, capisci bene che spesso non é così.

Luca, vedo sei nuovo qui. Mettiamo le cose in chiaro. Questo non e' un sito dove si legge velocemente senza troppo preoccuparsi di capire l'argomento ma solo abbastanza per capire da che parte sta l'autore. A me non frega nulla se tu sei liberista o meno, ne' se lo sono io. 

Non ho mai detto che la proposta degli autori del NYTimes sulle mense sia un problema, tanto mai enorme. Il punto dell'articolo e' che NON E' UN NUDGE!!

La discussione sulle esternalita' (costi sociali) dell'obesita' e' quindi completamente fuori tema e luogo. 

Farmi dire poi che assumo che non ci sia  pubblicita' e' parlare a vanvera. Scusa, ma io rispondo di quello che scrivo non di quello che una mente svolazzante intuisce che io pensi. 

La domanda quindi non ha senso: non (ho mai detto che) considero le spintarelle un male, tanto meno un male grande. 

Chiedo scusa se con ciò che ho scritto ho causato irritazione. Non era mia intenzione.

Così come non era mia intenzione categorizzare le sue opinioni.

E se non ho compreso quanto si affermava, mi scuso anche di questo.

 

alberto, in realtà non penso che bisogna rifarsi necessariamente all'irrazionalità degli agenti per giustificare gli esempi di cambiamento delle posizioni di cibo in mensa. Sono d'accordo con te che invocare un argomento di questo genere è una slippery slope.

Tuttavia posso fare semplicemente un argomento di esternalità. Chi è sovrappeso ha un effetto negativo sul benessere degli altri (perché è scomodo viaggiare in aereo con una persona che trasborda sul tuo sedile, perché chi è sovrappeso congestiona i servizi medici, perché, se si è in un paese con welfare state, dobbiamo anche pagare le sue spese, etc.). Invece di imporre una tassa, influenzo la scelta in un altro modo.

In generale, mi sembra che molte implicazioni della behavioral economics potrebbero essere giustificate senza irrazionalità ma semplicemente capendo quelle che sono le esternalità per la collettività di scelte individuali. Mi sbaglio?

 

In generale, mi sembra che molte implicazioni della behavioral economics potrebbero essere giustificate senza irrazionalità ma semplicemente capendo quelle che sono le esternalità per la collettività di scelte individuali. Mi sbaglio?

secondo me però una scelta individuale che crea esternalità negative e allo stesso tempo un danno al soggetto che fa la scelta, per dire, non win/win ma lose/lose, (mi ingozzo di junk food, mi faccio venire il diabete, l'infarto e l'ictus, mi rovino la salute, spendo di più in spese mediche, guadagno di meno, muoio prima, e poi sono anche un peso per la collettività) mi sembra "irrazionale".

Ho l'impressione che molti pensino che siccome ogni scelta fatta soddisfa comunque un bisogno di qualche tipo, allora è razionale ("tutto ciò che è scelto è razionale", cfr. Hegel). Ma allora se è razionale la gratificazione immediata ed è razionale la scelta ponderata sul lungo termine, "razionale" è una parola vuota.

 

Il post fa messo in contesto, troppo facile discutere di queste cose in principio. Consiglio a chiunque di visitare le mense di una scuola pubblica, l'ho fatto di persona recentemente. Se siete turisti, basta dirgli che state decidendo se traslocare nel quartiere, e che state pensando di iscrivere alla scuola i vostri figli: vi faranno un tour di un'oretta piu' interessante della salita sull'empire state building. 

Ebbene, si tratta di una cosa disastrosa. Questi bambini/ragazzi fanno veramente pena. Non solo la qualita/odore del cibo fa schifo, ma anche la tipologia scelta (hamburger il lunedi, pizza il martedi, etc...) fa pensare che la scelta dei menu (questo un esempio) sia affidata a dei dementi. La maggioranza dei genitori con un minimo di IQ decide di non comprare il pranzo ai propri figli, e di mandarli a scuola con un panino ed una bottiglietta d'acqua. Il che, ovviamente, offre una soluzione conveniente. Salvo che, uno dei programmi principali di welfare, negli stati uniti, consiste negli sconti parziali o totali nelle mense scolastiche. Ne hanno diritto tutti i bambini con famiglie di poco sotto il reddito mediano.

Il tutto non sarebbe un male se ad andarci di mezzo non fossero bambini che non hanno nessuna colpa nell'avere dei dementi come genitori che gli lasciano mangiare quella roba a scuola (e poi, immagino, a casa). 

Per riassumere, a me frega poco della slippery slope, e ancora meno dell'accusa di paternalismo. So benissimo che la school lunch serva a poco quando il bambino obeso torna a casa e si beve un gallone di coca  col sacco di patatine family-size. Ma almeno, not in my name and with my money.

Magari mi direte che il paternalismo e' bello quando il pater sono io. Avete ragione. 

Fantastico menù! Pizza a colazione, poi hamburger ma, nessun problema c'è il "lowfat milk"!

Scherzi a parte, il problema di cosa mangiano a casa è purtroppo importante. Anche in italia diversi tentativi di razionalizzazione dell'alimentazione si sono scontrati con la resistenza dei bambini a mangiare cibi molto diversi da quelli che mangiavano a casa (poi chissa perchè i cibi che fan bene son spesso meno saporiti di quelli che fan male)

Non solo 

il paternalismo e' bello quando il pater sono io

ma anche il liberismo e' bello quando i pater sono gli altri. 

Dai Andrea, basta cosi' poco a farti sragionare? La soluzione e' nascondere il gelato? O mettere il latte al cioccolato dietro e i broccoli davanti. Gimme a break. 

Beh direi che quando ci sono di mezzo minorenni occorre avere standard diversi, proprio perche' il liberismo si fonda sulla liberta' e responsabilita' personale, che i bambini non hanno del tutto. Vero che c'e' quella dei genitori, ma i genitori sono persone diverse dai bambini. In casa loro possono fare quel che vogliono, ma qui si tratta di soldi e territorio pubblico.

Il gelato non lo nasconderei per niente, pero' metterei quello buono, non le schifezze che immagino mettano. La pizza e gli hamburger gli toglierei del tutto, altro che nasconderli. Ed in ogni caso, sentiamo, tu come allocheresti il cibo negli scaffali? Randomly, cosi' nessuno puo' paventare scivolate paternalistiche? Una decisione va presa su dove mettere sti biscotti, da qualcuno delegato a prenderla. Se i criteri sono quelli impliciti descritti dall'articolo non vedo quale sia lo sragionamento. Si tratta di un criterio motivato in modo condivisibile da una buona parte di elettori. Se davvero e' sragionato liberi di eleggere un altro sindaco. 

Io, casomai gliene fregasse qualcosa a qualcuno, sto con il Moro di Venezia ;).

Dico: parliamo dell'alimentazione dei bambini, dunque di persone con una autonomia di giudizio non del tutto sviluppata; in questo caso non vale né il principio della totale sottomissione alle preferenze dei bambini, che potrebbero essere male informate o non del tutto consapevoli, né l'idea che ci si debba astenere del tutto da forme di paternalismo nei loro confronti. Sia chiaro: ci sono categorie di persone, bambini, addicted, deficienti clinici, e minus habentes non patologici ma comunque nocivi, per i quali valgono paternalismo e pure peggio.

Per gli adulti ovviamente è tutta un'altra questione. Per quanto ne so la disposizione nei malls di certi alimenti nonché il loro confezionamento già incidono sulla scelta finale del consumatore, ma se sono strategie di marketing non mi disturba se sono strategie statali ho qualche dubbio. In generale, come principio, in merito al rischio di certe condotte punterei più sull'informazione sui rischi potenziali che sul divieto al ricorso a certi cibi/sostanze. Piuttosto che proibire junk food, vorrei che ci fosse scritto tipo, quante ore devo correre per smaltire un mars (se io leggessi quello ne mangerei meno di cose del genere). 

Quindi, almeno x gli adulti, per sintetizzare: no ai nudges e si ai nuggets...informando sui rischi ma senza trasformare chi si voglia concedere certi cibi in un inconsapevole pedone del gioco dell'oca.

Alberto, ma tu che sei niuyorkino come l'hai presa tutta quella discussione sui trans-fat che addirittura il sindaco di NY voleva abolire per legge? Come è finita quella vicenda?

 

Non capisco perché usiate le categorie "bambini" ed "adulti". Se si parla di nudging, una prima e migliore discriminazione, che ho provato sopra, é quella tra il nudging che induce dei costi e quello che non lo fa.

Alcune cose (decidere il display, piuttosto che l'ordine di un menu), non impongono alcun costo a nessuno. Sono paternalistiche solo nella misura in cui c'é qualcuno prende una decisione che ha un effetto su come altri prendono le loro. Ma qualcuno DEVE prendere una decisione, quindi é assolutamente normale, se non doveroso, che il decisore la prenda alla luce di alcuni criteri, come dice Andrea. Le verdure devi decidere dove metterle, quindi perché non metterle dove é più probabile vengano scelte al posto delle fries (nella misura in cui é condiviso che verdure é meglio di fries)? Mi pare che qui sopra Alberto dica "capirai...", io dico che quanto grande é l'effetto di queste cose dipende dai casi. In ogni caso, é win-win...

Altro discorso é per cose che impongono dei costi, seppure insignificanti. Qui, di fatto, si parla di livello più o meno adeguato di paternalismo, e si può discutere di soggetti per cui é forse opportuno indirizzare di più le decisioni, bambini, etc.

 

Capisco cosa vuoi dire, ma attento che quasiasi nudge induce dei costi, compreso il non far niente. Non si puo' essere neutrali, a meno che non si voglia randomizzare, questo il senso del mio intervento. Quello di Alberto (non che debba difenderlo io, eh, per carita') era che questa cosa di nascondere i gelati ha un che di ridicolo. Effettivamente, lo ha.... meglio sarebbe una decisione esplicita su cosa si possa dar da mangiare ai bambini e cosa non si possa. I gelati possono mangiarli anche a casa, non occorre la caccia al tesoro a scuola. 

Parto anche io dal presupposto che non si può essere neutrali: da qualche parte i gelati devi metterli. E qualunque scelta tu faccia (anche se randomizzi) qualcuno avrà dei costi, perché dovrà trovare i gelati (o l'alternativa healthy). Ma questi costi non sono addebitabili al "nudge" in sé. Il "nudge", semplificando, rende l'inerzia una scelta virtuosa (secondo la definizione di virtù) -- ma non vedo alcun costo ulteriore imposto nel fare questo. (Quando invece lo vedo, tutta questa storia mi piace molto di meno.)

In conclusione, per me non é affatto ridicolo (certo, se parlate di caccia al tesoro lo fate diventare :-) Se quel che é davanti all'entrata vende di più, perché metterci le pita chips e non i vegetables? Di sicuro non sconfiggi l'obesità, ma direi che é addirittura doveroso fare queste cose, quando possibile.

Si', ma indurre scelte diverse ha conseguenze su cosa si vende. Questi sono i costi (indiretti) che intendevo. 

Non mi convince molto la tua distinzione fra nudge costosi e non costosi. Un nudge costoso non e' un nudge, e' semplicemente un incentivo classico. S&T non approverebbero. Un nudge (qui sta la originalita' del concetto) deve riguardare solo il 'framing' dell'insieme di scelta, non l'insieme di scelta. Non ho capito benissimo quale fosse il punto preciso del post di Alberto, ma almeno una parte era appunto che alcuni di quelli suggeriti non sono nudges (insieme ad uno scetticismo di fondo sulla loro efficacia).

E' esattamente quello che intendevo dire: per me un nudge costoso non é un nudge. Ma le fattispecie che descrivono S&T a volte impongono dei piccoli costi (peraltro consistently con la definizione di asymmetric paternalism di cui sopra). Non a caso, secondo me, S&T parlano di "nudge" anziché limitarsi a "choice architecture", che é quello a cui ti riferisci tu e che io trovo ineccepibile da qualunque punto di vista. Per le carezze "costose", invece, quando diventano schiaffoni é ovviamente una questione di sensibilità. Mi pare che ci siamo tutti capiti.

niuyorkino come l'hai presa tutta quella discussione sui trans-fat che addirittura il sindaco di NY voleva abolire per legge? Come è finita quella vicenda?

I trans-fat sono stati eliminati (vedi qui) per legge dai ristoranti.  Sono una tale porcheria che, in fondo, la cosa non mi ha scioccato piu di tanto. 

Ma chiaramente non e' un nudge...

 

gli agenti economici sono meno che razionali, fanno errori sistematici, e quindi interventi paternalistici da parte di governi e istituzioni possono essere giustificati

Per quanto condivida la preoccupazione per le tendenze paternalistiche di molti BE, mi sembra ingeneroso definire così tutta la branca (ma ammetto che nell'altro post sei stato più equilibrato!).

Nel merito, e tolti broccoli e i biscotti che fanno ridere anche me, io sto con Andrea. Il fatto che si parli di salute, bambini e soldi pubblici mi fa pensare che le preferenze dei bambini non possano essere il metro per valutare la mensa.

Non che non capisca come il paternalismo sia facile alle derive (magari domani Andrea si sveglia e pretende broccoli ad altezza viso su tutti gli scaffali del supermercato ;-))...

In sostanza, c'è spazio per un'educazione che non sia passaggio di competenze? Beh, forse ho fatto un passo un po' lungo, ma spero se ne colga il senso.

Più semplice: vanno bene i porno su rai1 alle 4PM perchè i bambini possono scegliere, o comunque è responsabilità dei genitori?

 

Tipicamente i piani pensionistici offerti dalle imprese sono favorevoli, ma una parte dei lavoratori non mette la X per entrare a parteciparvi, forse perché disattenti.

non si comportano così solo i "lavoratori", che suona un po' come proletari ottocenteschi , abbruttiti dalla fatica fisica; ma anche gli assistenti universitari di Harvard dimenticavano di sottoscrivere il piano pensionistico: lo ricorda akerlof, ringraziando sua moglie di aver provveduto per tutti e due. in questo caso, la spintarella sembra doverosa, e meno paternalistica. (in italia è molto diverso, lo so).

visto anche il successso del termine "nudge", ben definito "catchy" da corrado ruggeri, qua sopra, sarebbe bello che si tentassero interventi dello stesso stile poco invasivo , per governare situazioni instabili, a rischio catastrofe,  specialmente nei mercati finanziari. non so bene di cosa si potrebbe trattare, ma le manovre sui tassi di sconto e il quantitative easing mi sembrano quanto di meno "nudge" ci possa essere.

Michele commentava così il vecchio post di Alberto su behavioral economics:

Troppa gente sembra non essere in grado di capire (chiaro esempio di very bounded rationality) che il principio secondo cui i mercati (competitivi ed organizzati) trasmettono informazione e tendono a far emergere prezzi e quantità basati su quelle cose che chiamiamo "fondamentali", prezzi e quantità che tendono a massimizzare l'utilità aggregata, NON si basa sull'ipotesi che tutti siano super intelligenti, calcolatori, razionali e fighi da morire. Si basa sull'ipotesi infinitamente più debole secondo cui, in circostanze non patologiche, basta vi sia libertà di entrata per un numero positivo di soggetti 'razionali' (odio questo termine, di per se non vuol dire nulla) che approfittino della situazione per fare arbitraggio a spese dei supposti tonti. L'arbitraggio elimina, prima o poi, i soggetti 'irrazionali' (altro termine ovviamente insensato) e tende a far emergere l'informazione, se esiste, riguardante i fondamentali ...

 

Domanda: non è rilevante, oltre alla presenza di agenti razionali, che questa razionalità sia common knowledge?
 Provo con un esempio: se A,B,C,...,Z sono razionali, ma ritengono che l'altro o gli altri siano gonzi (oppure che non sappiano che lui è sveglio, oppure... va beh ci siamo capiti); saranno disposti ad acquistare asset al di sopra del suo valore fondamentale, ritenedo di poterlo vendere ad un prezzo superiore. Cosa che, fino a un certo punto, si verifica.

Ho visto di recente i risultati di un esperimento (no, giuro che non sto provocando) su bolle e asset market che cercava di isolare proprio l'effetto della "comune conoscenza" della razionalità.

Mi sembrava interessante, anche se capisco che tu ti riferisci a un modello dove gli operatori entrano ed escono dal mercato, c'è tempo sufficente perchè avvenga la selezione etc. Tutte cose che ovviamente l'esperimento non replica né potrebbe replicare.

Grazie e scusate l'un-po'-off-topic: sono un lettore recente, mi sono perso un sacco di bellissimi dibattiti!

thaler

gabriele paolacci 4/11/2010 - 06:03

Interview fresca fresca per gli interessati.

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