Lei non sa quanti metri quadri ho io

8 luglio 2012 sandro brusco

Brevissima riflessione semiseria (anzi, per nulla seria; è una domenica d'estate dopotutto) a margine della lista pubblicata sul Corriere delle province da abolire.

La lista, per chi non ha voglia di aprire il link del Corriere, è riprodotta in fondo a questo post (il Sole riporta una lista più lunga). Con inevitabile rassegnazione, noto che la provincia di Rovigo è tra le eliminande. Il cuore sanguina, ma il cervello ingiunge compostezza e mesta accettazione. Poi, siccome sono persona stupida e meschina, penso ''sì, però eliminano anche quella di Voltremont!'', cosa che lenirebbe almeno in parte il dolore. Appare sul volto un ghigno di sordida soddisfazione e mi metto a cercare attentamente il nome di Sondrio, ben sapendo che ha meno abitanti di Rovigo. Ma non c'è. Che succede? Rileggo meglio il paragrafo che precede la lista delle province. 

Sono in tutto 38 le province con meno di 350 mila abitanti e meno di 3mila chilometri quadrati che rischiano di saltare:

Il grassetto è mio. Che razza di criterio è quello di avere almeno 3mila chilometri quadrati per evitare il taglio? Una provincia ampia e scarsamente popolata sembra invece il candidato ideale per lo smembramento. E a questo punto mi nasce il sospetto: ma quanti chilometri quadri ha la provincia di Sondrio? A wikipedia la risposta: 3.211,9. Fuori di un pelo. Un caso, sicuramente. Così come fu un caso che in altri tentativi di annunciata eliminazione delle province (maggio 2010 e agosto 2011; a quanto pare è uno sport estivo) si decise di escludere le province confinanti con stati esteri. Mi viene un suggerimento pazzo: e se escludessimo dal taglio anche le province che confinano con il più lungo fiume italiano?

 

VERCELLI,
ASTI,
BIELLA,
VERBANO-CUSIO-OSSOLA,
LECCO,
LODI,
ROVIGO,
GORIZIA,
PORDENONE,
IMPERIA,
SAVONA,
LA SPEZIA,
PIACENZA,
RIMINI,
MASSA CARRARA,
PISTOIA,
LIVORNO,
PRATO,
TERNI,
MACERATA,
ASCOLI PICENO,
FERMO,
RIETI,
TERAMO,
PESCARA,
ISERNIA,
BENEVENTO,
MATERA,
CROTONE,
VIBO VALENTIA,
CALTANISSETTA,
ENNA,
RAGUSA,
ORISTANO,
OLBIA TEMPIO,
OGLIASTRA,
MEDIO CAMPIDANO,
CARBONIA IGLESIAS

31 commenti (espandi tutti)

Finita la fase di riorganizzazione le Province avranno funzioni di pianificazione territoriale provinciale, tutela e valorizzazione dell'ambiente, e pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale, autorizzazione e controllo in materia di trasporto privato, costruzione e gestione delle strade provinciali e regolazione della circolazione stradale.

Da questa definizione sembra che le province siano enti di gestione del territorio, se il criterio è quello (che a me pare ottimale) di fare province "il più possibile piccole purché in grado di generare economie di scala", mi pare credibile che un territorio sufficientemente esteso sia una condizione sufficiente per istituirne una (a meno che non sia completamente deserto o anomalo in qualche altro modo, ma partendo dalle province esistenti questo non può succedere).

 

Resta da vedere se la misura data sia corretta da questo punto di vista, ma (purtroppo, visti i precedenti) non è ancora definitiva.

Inoltre non si capisce perché non cogliere l'occasione per ridisegnare tutte le province (usando i parametri numerici come indicazione generale, passibile di eccezioni motivate), tutto sommato ci sono anche altri criteri che possono incidere sulle necessità organizzative (uniformità del territorio, presenza di parchi, tipologia del terreno...); è vero che questi criteri sono per lo più già stati considerati nella creazione delle province attuali, però questo non garantisce che un meccanismo automatico non crei aberrazioni.

la mia amata Pordenone nella lista delle depennate!! :(

ma se l' hanno fatta nel 1967 e da allora, essendo io nata ad Aviano, ho sempre combattutto con l'ottusita' statale di volermi nata sempre e comunque sotto UD e non sotto PN...va be, almeno cosi' adesso il mio codice fiscale ritorna valido e non devo piu' spiegare che i computer dello stato sono incapaci di aggiornamento interno...

Pordenone aveva il senso di parificare il Friuli alla Venezia Giulia facendo 2 contro 2 (Gorizia e Trieste), ma lì il problema più grande è che la Seconda Guerra Mondiale ha sbarellato gli equilibri :-)

Infatti una volta ilVeneto comprendeva anche Udine (e quindi anche Pordenone ipso facto), e la Venezia Giulia poteva essere unita all'Istria e alla Dalmazia. Quella suddivisione regionale era certamente più "naturale".

RR

 

Criteri

floris 8/7/2012 - 12:39

Poniamo che la provincia x di 500k abitanti sia stata a suo tempo divisa nelle provincie y e z  di 250k abitanti l' una .  Ad oggi y e z sparirebbero ( ammesso ovviamente che siano entrambe di meno di 3000 km² ), mentre x sarebbe sopravissuta. 

Il meccanismo è un po' paradossale e non capisco se sia una conseguenza inevitabile, trascurabile o addirittura giusta di qualsiasi taglio efficace.

Magari qualcuno userà una simile argomentazione per unire province confinanti ( ad esempio PO e PT )  vittime del taglio.

Mah, scusate la pochezza argomentativa del mio intervento, ma questo tira e molla sulle province mi pare l'ennesima pagliacciata azzeccagarbugliesca italiana, da cui non puo' che trarre alimento la gia' esorbitante sfiducia nel futuro.
Io mi chiedo se uno stato gia' campione mondiale di complicatissima irrazionalita' organizzativa/normativa/legislativa puo' ancora permettersi di queste inutili divagazioni, se non nell'intenzione di raggiungere il piu' in fretta possibile l'autodistruzione catartica, che a questo punto mi auguro il prima possibile.

A me sembra che tutti questi criteri decisi a livello di Stato centrale su abolizione / accorpamento delle province siano irrimediabilmente inappropriati e ridicoli. Sarebbe molto meglio 1) far pagare il 100% dei costi delle province esclusivamente ai loro residenti 2) eventualmente, imporre uno (stupido) limite centralista alla spesa per abitante, se i residenti delle province sono ancora piu' stupidi da non saper liberarsi da politici locali che impongono loro costi eccessivi.

Sono curioso tra 5 anni di leggere uno studio onesto sui risparmi per i cittadini risultati da questa saga dell'abolizione delle province.  Personalmente scommetto una riduzione pari a +- 200 milioni di Euro, circa lo 0.01% del PIL italiano. Ma le ultime buffonate, come il passaggio da "abolizione" ad "accorpamento" vanno nella direzione di ridurre i risparmi.

Sono curioso tra 5 anni di leggere uno studio onesto sui risparmi per i cittadini risultati da questa saga dell'abolizione delle province.

Infatti è una buffonata, nessuno ha mai letto finora un minimo straccio di studio sui "risparmi" promessi (gli "sprechi" sarebbero i consigli e le giunte Provinciali!). Siamo al gorgheggio dell'ideologia antipolitica più irresponsabile.

Personalmente mi auguro il fallimento di questo ridicolo tentativo di c.d. razionalizzjone - nel senso più letterale di razionalizzjone, cioè operazione basata meramente su numeri razionali -, mentre le Provincie sono una modalità di aggregazione di interessi, funzioni, attribuzioni "a raggiera" rispetto a città-capoluogo che nei fatti è sempre stata moolto più razionale di questi sedicenti razionalizzatori.

RR

 

Se può essere utile ad avere un quadro più ampio dei vantaggi/svantaggi dell'abolizione/accorpamento delle province e quali costi della politica vanno tagliati o meno, l'Unione delle Province d'Italia aveva presentato dei dossier.

Vedo che alcuni interventi sono molto critici a proposito della riduzione delle province. Posto che si parla della loro abolizione sin dall'epoca dell'attuazione delle regioni ordinarie, mi piacerebbe sapere perché se ne auspica qui la conservazione.

...l'abolizione totale fa contente tante brave persone che, non é una colpa beninteso, poco sanno di ciò che (pur tra diversi gradi di efficienza) fanno le Province. Robetta che Regioni e Comuni non sanno, non vogliono, non possono fare. Poi capisco, per esempio, che permettere finalmente ai Comuni di rendere edificabili i versanti montani e gli alvei fluviali farà piacere a molti, salvo magari lamentarsi in futuro che quel che resta del territorio é stato svaccato definitivamente. Perché per adesso sono le vituperate Provincie a sforbiciare dai piani regolatori le schifezze peggiori. Per chi non lo sapesse.

A norma dell'art. 117 cost., la potestà legislativa in materia di governo del territorio è attribuita in via concorrente allo Stato ed alle Regioni: vale a dire, che allo stato spetta la determinazione dei principi fondamentali ed alle Regioni la potestà legislativa di dettaglio.

Alle stesse compete anche la potestà regolamentare: in questo quadro, le Province hanno funzioni di amministrazione in base alle leggi regionali e statali.

L'eventuale abolizione delle Province non produrrebbe le conseguenze paventate da Mauro Sassi, mi pare.

 

il risparmio non è nelle province in sè ma in tutte le funzioni decentrate dello stato che fanno capo alle province: prefettura, questura, ufficio provinciale del lavoro, comandi provinciali di carabinieri, finanza , TAR e via di seguito. Pensa solo ai mq che si liberano spesso in immobili di prestigio. E anche le regioni hanno funzioni decentrate a livello provinciale. Avrebbero fatto prima a ridisegnare questo decentramento, che non è in costituzione, creando una trentina di centri coincidenti con trenta capoluoghi di provincia cui avrebbero fatto capo circa due milioni di cittadini  prescindendo dalle province.

il risparmio non è nelle province in sè ma in tutte le funzioni decentrate dello stato che fanno capo alle province: prefettura, questura, ufficio provinciale del lavoro, comandi provinciali di carabinieri, finanza , TAR e via di seguito.

Anche il TAR e' provinciale? Quando si malgoverna, come in Italia, e' ovvio che la duplicazione di queste funzioni aumenti i costi. Premesso che sarei favorevole a devolvere alle provincie tutte le funzioni dello Stato centrale che nei Paesi civili sono assegnate agli organi locali, ci sono diversi metodi molto piu' intelligenti di abolizione / accorpamento decisi dal centro per razionalizzare la spesa.  Metodo statal-centralista ma per una volta intelligente: si fissa un finanziamento per provincia esattamente proporzionale al numero degli abitanti. Se una provincia si divide a meta', ogni meta' riceve meta' soldi di prima. Stupido e centralista ma funzionerebbe e fornirebbe disincentivo alla costituzione creativa di province e incentivo all'accorpamento ove giustificato. Metodo federalista, piu' intelligente e piu' adatto a cittadini istruiti piuttosto che sudditi ignoranti: si addebitano il 100% delle spese provinciali esclusivamente ai residenti, in modo trasparente.

Per me non c'e' quasi nulla da conservare in Italia, anzi personalmente sono favorevole alla dissoluzione di questo disastroso e corrotto Stato barzelletta e alla sua ricostituzione partendo dalle regioni e dalla eventuale volonta' dei residenti di regioni diverse di federarsi.

Premesso questo, dovrebbero essere ritengo i fautori dell'abolizione delle provincea a giustificare la loro stravagante posizione, considerato che, come si legge nel documento dell'unione italiana province, un livello di governo locale paragonabile alle province esiste in 23 su 25 Stati europei.

Poi non sono per nulla favorevole a conservare le province italiane cosi' come sono. Tanto per cominciare andrebbe eliminato il prefetto come voleva gia' il buon Einaudi, assieme a tutte le diramazioni dello Stato centrale che in Svizzera sono assegnate al Cantone piuttosto che alla Federazione. Poi andrebbe eliminato totalmente lo stupido e vizioso meccanismo italiano della finanza di trasferimento per il finanziamento delle spese provinciali, e sosttituito con imposte locali. L'intero costo delle province deve essere pagato dai residenti locali, tale costo va esplicitato nella modalita' piu' trasparente possibile, preferibilmente con una tassa specifica, oppure con obbligo perentorio di presentare bilanci aggregati comprensibili da cui si deduce chi paga le spese decise e attuate a livello provinciale.

Se si confrontano in Italia comuni, province e regioni, sono proprio le province ad essere l'ente locale con dimensioni meno variabili tra loro per abitanti e dimensioni (specie eliminando le province creative costituite piu' recentemente). La dimensione media e' paragonabile ai cantoni svizzeri e scommetto non troppo diverso dalle contee USA e da molte altre simili divisioni amministrative.  Storicamente, in Italia, e' comune specie nel centro-nord che i residenti della provincia si riconoscano come legate al capol uogo, spesso libero comune medievale con influenza storica nel territorio provinciale. Per quanto riguarda le competenze di governo provinciale, io vorrei che avessero piu' o meno quelle assegnate ai cantoni svizzeri, devolvendo quindi dalle regioni come e' stato fatto in Trentino-Alto Adige. La regione dovrebbe esssere invece depotenziata, anche come costi del consiglio e della giunta. Secondo me sono maggiori gli sprechi delle regioni nella sanita', nella formazione professionale e nei costi dei politici, rispetto a quelli delle province (che comunque ci sono, in Italia).

I Cantoni svizzeri avranno anche una dimensione paragonabile a quella delle province italiane, ma hanno una diversa natura giuridica, perché sono il fondamento della sovranità. La Confederazione nacque - in tempi diversi - dagli accordi stipulati tra Cantoni, alcuni dei quali aderirono solo in epoca post-napoleonica (è il caso dei Grigioni, amputati delle valli dell'Adda e della Mera).

Le più estese competenze delle province di Bolzano e di Trento sono dovute al compromesso necessario per salvaguardare l'autonomia dei sud-tirolesi, esigenza che non sussiste per le altre.

 

P.S.: i TAR non sono provinciali ma regionali: in alcune regioni, però, esistono sezioni distaccate presso capoluoghi di provincia diversi da quello regionale: è il caso di Pescara, Reggio Calabria, Salerno, Parma, Latina, Brescia, Lecce, Catania e Bolzano.

Premetto innanzitutto che io sono per l'abolizione totale delle province (ed anche per l'accorpamento delle 20 regioni in 6-9 stati, ma non divaghiamo). Per il cittadino il problema non è certo quello dell'abolizione delle province in sé, ma il fatto che per la vita di tutti i giorni, tocca rivolgersi spesso alle amministrazioni periferiche dello Stato, ed a volte anche a quelle delle Regioni, che fanno riferimento all'organizzazione provinciale. Se cambiasse l'organizzazione dello Stato in modo tale che quando bisogna avere a che fare con lo Stato, uno potesse recarsi in un qualche ufficio comunale, o in una sorta di sportello unico del cittadino relativamente sotto casa (oltre a semplificare il semplificabile, in modo che diminuisse la necessità di dover avere a che fare con lo Stato, ed ad informatizzare l'informatizzabile per permettere di svolgere la maggior parte delle procedure online), della soppressione delle province non se ne accorgerebbe nessuno (tranne quelli che perdono le poltrone!).

 

Il problema sorge quando il corrente governo sembri intenzionato a voler sopprimere o accorpare le province italiane, mantenendo però l'attuale tipologia di organizzazione dello Stato, secondo criteri meccanici (un tot di popolazione, un tot di superfice, un tot di comuni amministrati), che hanno poca o nessuna attinenza con la geografia sociale ed economica dei territori interessati.

Tra l'altro, hanno parlato tanto di federalismo fino a sfinirci, e poi, invece di fare un ragionamento del tipo "oltre alle 13 aree metropolitane, che contano tutte insieme 21 milioni di abitanti, possiamo mantenere 50 province, una ogni 780 mila cittadini, ad ogni regione ne toccano un tot, e sta a loro stabilirne i confini ed i capoluoghi dove ubicare gli uffici periferici dello Stato", tirano fuori un approccio che più centralista non potrebbe essere.

 

Il punto che sto cercando di fare è che un governo chiamato a prendere una decisione tutto sommato comprensibile, propone, pubblicamente, una soluzione che si base a criteri totalmente senza senso, e che penalizzano chiaramente una ben specifica parte del paese (ad occhio Sicilia, Puglia e forse pure Toscana, vedi ad esempio il cartogramma sulle province per comuni con meno di 5k abitanti:

 province per comuni con meno di 5k (by Alessandro Riolo, on Flickr)

 

L'approccio che usano è orrendo, centralista da monarchia assoluta, altro che federalismo. In un paese federalista, lo stato federale può dire agli stati, guardate, noi più di (50 sedi di) province (e di uffici statali affini) non ce le possiamo mantenere, per cui dobbiamo tagliarne 60, dato che ci sono queste popolazioni e queste superfici da controllare, queste sono le province che dovreste avere (un tot alla Lombardia, un tot alla Toscana, un tot alla Sicilia), decidete voi meglio i confini a secondo dei criteri che hanno più senso, e che voi dovreste conoscere meglio di noi.

 

Da qui in poi mi riferirò perlopiù alla Sicilia, perché è il caso che conosco di più, ma immagino che simili osservazioni si possano fare anche per quanto riguarda il resto del paese. 

 

Tralasciando tutto il discorso sullo Statuto e sui liberi consorzi (in Sicilia le province non esistono dagli anni '40 per legge Costituzionale), e pur considerando che quello della soppressione di alcune province è uno specchietto per le allodole, quello che vorrebbero fare è chiudere tutti gli uffici statali periferici per le province soppresse, su cui poi in Sicilia veramente ci sarebbe da aprire un vaso di Pandora perché spesso questi uffici non dovrebbero nemmeno esistere (penso ad esempio alle Prefetture), a quanto pare il governo vorrebbe sopprimere, oltre alle 3 province nella lista citata nell'articolo (Enna, Ragusa e Caltanissetta), anche le province di Siracusa e di Trapani perché hanno troppi pochi comuni (21 la prima, 24 la seconda, invece dei 50 richiesti).

 

D'altra parte, verrebbero salvate una ventina di province con meno abitanti delle province di Siracusa o Trapani, in alcuni casi veramente eclatanti, ad esempio Belluno, Sondrio, Oristano e Nuoro con meno della metà degli abitanti, perché suddivisi in una moltitudine di microcomuni.

 

Bisogna notare come il criterio che penalizzi maggiormente la Sicilia (come pure il Salento) sia sempre il basso numero di comuni, che fondamentalmente dovrebbe invece essere considerato come un attributo "amministrativamente" virtuoso. Basterebbero un po di spin off, aumentando il numero di comuni ai livelli Padani, per poter garantire alla Sicilia ben 14 province!

 

Per fare l'esempio del Trapanese, si potrebbe dividere Trapani/Erice nei comuni di Trapani, Erice, Casa Santa, San Giuliano, Misiliscemi, Cepeo, Regalbesi, Pizzolungo e Xitta. Valderice nei comuni di Valderice e Bonagia. Anche Paceco, volendo, in Paceco e Nubia, scommetto che si riesce a ritagliare i confini per farne 2 comuni di oltre 5 mila abitanti. Già così da 4 comuni ne abbiamo ricavato 13. Marsala poi non ne parliamo, c'è solo l'imbarazzo della scelta, probabilmente un'altra dozzina di comuni ce li tiriamo fuori ad occhi chiusi. A questo punto, da 5 comuni, ne abbiamo ricavato 25, e la provincia di Trapani è oltre i 50. Ma a quale costo?

 

Al Siciliano media sembra assurdo, ma in Padania, soprattuto nelle zone prealpine, è esattamente così che sono amministrativamente suddivise le province, ed infatti certi numeri sono sbalorditivi (Sondrio ha meno della metà degli abitanti di Trapani, divisi in 78 comuni, Belluno idem divisi in 69 comuni, Alessandria ha poco meno abitanti, divisi in 190 comuni, Novara 100 mila abitanti in meno divisi in 88 comuni, e il governo le vorrebbero salvare tutte!). I criteri sono stati pensati apposta per penalizzare le zone ad alta urbanizzazione (in generale Sicilia e la parte meridionale della penisola).

 

Su questo punto: a quel genio al ministero che ha elaborato i criteri, perché non gli suggeriamo una modifica: conteggiare solo i comuni oltre i 5 mila abitanti. Ad esempio, per Trapani: ci sono 17 comuni oltre i 5 mila abitanti. Per Novara, sono 12. A Sondrio 6.

Però al genio è parso sensato "salvare" Novara o Sondrio, ed "accorpare" Trapani. Questo senza voler tirare in ballo il caso limite di Brindisi (la provincia che rischia di essere soppressa perché amministra soltanto 20 comuni, tutti sopra i 5 mila abitanti!)

 

Per Siracusa, si parlava di accorparla con Ragusa. In fondo le due province sono relativamente vicine, e si stà lentamente costruendo un'autostrada per unire i due capoluoghi, per cui potrebbe non essere una cosa fuori dal mondo (anche se si andrebbe a penalizzare due delle migliori amministrazioni provinciali, soprattutto Ragusa che è stata storicamente la provincia meglio governata in Sicilia), magari fra qualche anno quando i collegamenti saranno migliorati grazie agli investimenti infrastrutturali già avviati.

 

Per Trapani, si parlava invece di accorparla con Agrigento. Se questa fosse la strada che vuole percorrere il governo, mi pare improbabile che abbiano in testa di poter ottenere qualche risparmio chiudendo gli uffici provinciali, e quelli che li accompagnano, stile questure, prefetture, tribunali, geni civili, catasti e così via, di una delle due ex province. Le due province insieme fanno oltre 300 km di costa, e ci sono autostrade (di qualità superstradale) soltanto in quella di Trapani. Magari può funzionare se le province accorpate sono geograficamente e infrastrutturalmente conformate in maniera particolarmente fortunata, ma da Trapani o Marsala ad Agrigento sono 3 ore di macchina (6 ore andata e ritorno), e 2 ore e mezzo da Mazara o Alcamo (5 ore andata e ritorno), se si è fortunati, dubito che per chi abbia a che fare con gli uffici provinciali possa vederlo come un "risparmio". Considerando che Agrigento sarebbe la terza città della provincia dietro Trapani e Marsala, ed a poca distanza dalla quarta Mazara, se si decidesse di tenere aperti gli uffici provinciali a Trapani, e chiudere quelli di Agrigento, da città come Licata ci vorrebbero 4 ore di auto (8 ore andata e ritorno) per recarsi in un qualsiasi ufficio.

"Premetto innanzitutto che io sono per l'abolizione totale delle province "
Io invece premetto che le province vanno rafforzate pesantemente, a maggior ragione se vengono informatizzate in quanto si ridurrebbero i costi di gestione e si aumenterebbe l'efficienza, nonchè la possibilità di valorizzare il territorio.

Io invece della Sicilia parlerò della Sardegna da un punto di vista non ancora preso ancora in esame, perchè abolire le Province (usando la percezione dei cittadini delle aree metropolitane di cagliari e sassari) e poi successivamente abolire tutti i comuni sotto i 5000 abitanti (con la percezione di tutti i cittadini dei comuni più abitati e che sono la maggioranza degli italiani?

Il cittadino delle aree metropolitane risparmierà con questi tagli? Il cittadino localizzato sul territorio risparmierà da questi tagli?

No, perderanno entrambi, perchè vivere nelle aree metropolitane e spostare pubblico impiego e cittadinanza verso questa direzione finirà di ammazzare il reddito di entrambi cittadini, almeno per una parte di essi, per la grande felicità dei  maggiori COSTRUTTORI E IMMOBILIARISTI, che sono localizzati nelle maggiori città.

Non per niente il partito patrocinante sardo di questi refendum è manco a farlo apposta quello più legato a tali imprenditori.

Lo ripeto ancora, i referendum da noi sono stati svolti con i seguenti pattern:

1) I polli attraversano sempre la strada; 2) Il culo degli altri

Dal recente rapporto di Legambiente risulta che riguardo le percentuali di riciclo dell'immondizia i migliori comuni tendono ad essere quelli piccoli (5-10000 abitanti), del Nord e del Veneto in Particolare, con percentuali che arrivano all'85%.  Le metropoli invece fanno sostanzialmente schifo, da Milano intorno al 33% e Roma, capitale malata che infetta la Nazione, al 24%  (stigmatizzata anche dal ministro Clini ilvelino.it). Tutto nonostante le enormi economie di scala e i redditi medi (e tasse locali) molto superiori disponibili nelle metropoli. C'e' quindi qualcosa che non funziona in certi ragionamenti efficientisti sulla centralizzazione dei servizi pubblici, alla prova dei fatti.

A Milano, non so ora, ma qualche anno fa facevano fare la differenziata ai cittadini poi il camion della NU mescolava tutto: comportamento esemplare per guadagnare la collaborazione della gente.

I cittadini di Milano differenziano la raccolta. Cosa faccia l'AMSA poi non lo so.

Non so se la riforma delle provincie porterà ai risparmi sperati o sia solo un'operazione di facciata. Comunque è paradigmatica del modo di "riformare" che (temo) stia attuando il governo Monti. Cioè:

non si procede all'abolizione delle provincie sulla base della loro inutilità, o perchè esistono metodi migliori di servire il territorio, si procede perchè bisogna ridurre i costi.

Non elimino le spese inutili e gli sprechi perchè è giusto, perchè posso spendere meglio ma perchè, avendo bisogno di soldi, li prendo dove fa meno male rinunciando ai vizi minori per mantenere queli più "importanti".

Questo non è fare "spending review" ma i "conti della serva".

Se lo scopo è arrivare a fine mese van bene anche i conti della serva, se lo scopo è far ripartire il paese, secondo me, con questo sistema non andiamo molto lontano.

PS

Sì, mi ricordo Tremonti e mi rendo conto che comunque un enorme passo in avanti è stato fatto.

PPS

Senza la provincia di Rovigo con chi se la prenderanno i Padovani ??

Impressione

savepan 9/7/2012 - 11:30

L'impressione generale mi pare che sia questa: da un governo di tecnici ci si sarebbero aspettati provvedimenti più meditati ed incisivi.
Sembra invece che si tratti sempre di improvvisazioni di dilettanti.

La proposta Brusco salverebbe la mia Parma ma pare che in realtà noi parmigiani dovremo nuovamenti riunirci con i piacentini e, a quel punto proporrei un ripristino ducale (con sede a Parma chiaramente), con parlamentino equiparato a quello romano con indennità equiparate a quello della Corte dei Conti e, gran finale...uffici un pò ovunque nel mondo per farci pubblicità:-)

P.s. questo commento entra nel novero degli inutili e verrò punito per questo?! :-(

L'idea è affascinante, ma chi rivendica il titolo di Duca? gli eredi Farnese, quelli di Maria Luigia o Pizzarotti?

2500 km²

floris 20/7/2012 - 15:38

A quanto pare il limite dei km² per continuare ad essere provincia è stato abbassato a 2500. Rovigo non se la caverà comunque.

Secondo le ultime notizie. Meglio di una telenovela 'sta storia delle province.

Tutta 'sta storia la trovo, più che ridicola, emblematica del "cupio dissolvi" del BelPaese, quale ideologia pervasiva che lo sta affossando definitivamente. Quindi, oltretutto c'è anche poco tempo per ridere.

Poi, ai rodigini non rimarrà che la speranza che i futuri amministratori pluriprovinciali trovino due soldi per asfaltare anche qualche loro strada piuttosto che usare tutti i soldi rimasti per quelle che servono ai turisti per andare a Cortina.

RR

Bah

floris 21/7/2012 - 10:18

Sul Corriere ci sono la mappa e una tabella delle provincie che rientrano o meno nei limiti imposti. Alcune che non possiedono i requisiti necessari verranno a quanto pare salvate con deroga (!?)

In Toscana e Sardegna si salva solo il capoluogo. A meno di fare provincie ( es. Firenze ) con quasi 4 milioni di abitanti, credo che molte delle soppresse verranno accorpate fra di loro creandone di nuove.

Se il territorio dell'unica provincia coincide perfettamente con quello della regione, a che pro' questa inutile duplicazione? Che si aboliscano anche quelle. Lo stesso dovrebbe valere per la provincia di Aosta e per la regione del Trentino - Alto Adige, privata pressochè di ogni competenza a favore delle province autonome; da rivedere quando ci si occuperà delle regioni a statuto speciale.

Per la cronaca, la Provincia di Aosta non esiste più da 60 anni e passa :-)

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti