Lettera aperta di solidarietà ai deportati della Cattiva Scuola

7 agosto 2016 Massimo Famularo

La tirannide renziana deporta malcapitati professori per fini imperscrutabili. Diciamo basta a questo scempio: è una battaglia di civiltà.

Cari Deportati,

non possiamo più tacere davanti allo scempio perpetrato dalla tirannide Renziana, dettagliato in questa accorata epistola - per i pochi che ancora fossero all'oscuro del dramma nazionale. Nei confronti d'una tale violenza è necessario esprimere tutta la solidarietà e simpatia del caso; scrivo simpatia non a caso, poiché tutti quelli che hanno fatto il classico sanno ben soffrire, insieme con chi vive di cultura.

Qualche stralcio della summenzionata epistola aiuterà a comprendere la gravità della situazione e l’entità della posta in gioco.

Stai letteralmente deportando da una parte all’altra dell’Italia decine di migliaia di persone. Per la grande maggioranza madri di famiglia, tra i 40 e i 55 anni, con 20 anni di anzianità, con figli piccoli, che in passato non erano emigrate, non per pigrizia ma per condizioni familiari che rendevano impossibile l’emigrazione.
Tu, invece, li hai messi di fronte ad un out-out o in ruolo oggi o mai più. Stavano meglio quando erano precari.
E le lacrime dei nostri figli che piangono e piangeranno per la partenza della loro mamma come li ripareremo? Come spiegargli tutto questo?
Ovviamente tutto questo non porta alcun vantaggio nè alle scuole nè agli alunni, perché le persone continuano a ruotare e il sistema è sempre più instabile…
Avete pochi giorni per porre rimedio a questa sciagura, altrimenti stai sereno, almeno fino a Ottobre.

Siamo di fronte ad una battaglia culturale che come tale va combattuta.

La scuola è il posto dove lavorano i professori, serve a dare reddito ai professori e possibilmente deve darglielo vicino a casa. Casa non è dove vai a vivere perché lì hai il lavoro che ti sei scelto ma il posto dove sei nato e cresciuto e dove ci sono gli "amici" e le "conoscenze" che, senza amici e conoscenze del borgo natio, un essere umano non è nulla, specialmente se italiano.

Quelli che si preoccupano della qualità e della quantità di formazione sono degli aziendalisti ottusi, gente che avrà fatto la ragioneria o, al più qualche istituto tecnico. Se la perfida Albione studia Singapore per capire come insegnare la matematica è perché non ha storia, non ha tradizioni e men che meno cultura. Chi va cianciando di analfabetismo funzionale  o di test pisa non riesce a cogliere il carattere incommensurabile della cultura e, ancora una volta, si perde dietro beghe mediocri da ragionieri fantozziani: lasciamo che i conti della serva li facciano le serve (anche Totò, fulgido esempio di acculturato classico, in tempi non sospetti ci spiegava a cosa servono le serve).

Dunque: che la buona scuola torni alla sua strada maestra di impiegare vicino a casa quelli che hanno avuto il merito di conseguire una laurea e di superare un concorso. Se questo richiede qualche correttivo geografico nella distribuzione della popolazione e delle scuole, lasciamo ai tecnici tali beghe di bassa lega. Solo allora, ritornati all’equilibrio naturale delle cose, torneranno anche i voti dei professori che altrimenti potrebbero indirizzarsi altrove ed andare a riveder le 5 stelle. A buon intenditor poche parole e chi non intende verrà punito nel segreto dell’urna secondo le regole del contrappasso. 

La buona scuola deve garantire un congruo stipendio e non chiedere spiegazioni, valutazioni né men che meno prestazioni straordinarie agli apostoli della cultura: qualcuno si è mai azzardato a chiedere un piano formativo ad Aristotele o a Platone? Forse somministravano test pisa ai frequentatori del peripato di Atene? Se dio ci avesse voluto sottoporre a valutazioni ci avrebbe creato ragionieri e ci avrebbe negato la luce della cultura.

Una volta restaurato l’ordine del mondo con i politici che assumono dove gli elettori voglion essere assunti (mica dove i burocrati asseriscono servano lavoratori), coi professori che lavorano quanto, come e dove è giusto, e di conseguenza votano per il buon partito, ci si può anche occupare dei barbari nemici della cultura.

Qualcuno, anche nella scuola, in passato ha fatto armi e bagagli e si è trasferito per lavorare lontano da casa pur di avere la possibilità di lavorare? Costoro saranno perdonati poiché non sapevano quel che facevano.

C’è gente che si trasferisce tutti i giorni per lavorare, assoggettandosi a vincoli di risultato, per lavori dai quali può essere licenziato e presso imprese che possono, chiudere, fallire, delocalizzare? Aveva già risposto Orazio a suo tempo: Odi profanum vulgus, et arceo.  

Sembra che per qualche arcano motivo si stiano esaurendo i fondi per mantenere l’antico patto in base al quale tu voti il partito nazionale (quello del momento) e il partito ti garantisce posti pubblici e pensioni sufficienti a mantenere la pace sociale? Non è affare di chi si occupa di cultura: i soldi li stampassero, se li facessero prestare, la smettessero di evadere (che tanto è il la radice di tutti i problemi) ... alle brutte una bella patrimoniale sui ricchi plucrati e si risolve tutto. 

Cari Deportati, come detto fin dall’inizio è una battaglia di civiltà sia perché è scontro di culture (rectius: della Cultura contro le Inculture barbare) sia perché è battaglia per la cultura nell’accezione più nobile:

  • da un lato la cultura di chi vuol insegnare sotto casa (come sotto casa lavora il vigile, il messo comunale e la guardia forestale) si contrappone all’incultura di chi vorrebbe spedirli dove c’è bisogno di loro (l’uomo colto dev'essere superiore a questi bassi criteri mercatisti).
  • dall’altro occorre combattere per la cultura che da millenni è patrimonio e appannaggio del nostro paese, che non accetta giudizi e misurazioni esterne e, men che meno, valutazioni di convenienza.

Non bisogna cedere alla degenerazione, tutta contemporanea, di chi è ossessionato dalla necessità di produrre cose utili o che addirittura vorrebbe piegare i nobili fini della buona scuola ai miserabili accidenti geografici di come sono distribuite le classi dove insegnare. La vera problematica di fondo, come è noto, è ben altra: abbiamo vissuto per millenni di cultura e continueremo a farlo standocene a casa nostra! Non cederemo al ricatto della tirannide renziana e delle sue logiche aziendaliste, liberiste e filoamerikane, quando non filogermaniche.

 

83 commenti (espandi tutti)

Beh se è un out-out allora... chiedo a chi può essere più esperto di me, possibile che non ci sia un modo di risolvere il problema prima che si crei? Tipo che il posto da vincere non è su una lista nazionale ma per una precisa scuola target? Così partecipa solo chi è disposto a lavorare lì. Magari dopo x anni si rivaluta se quel posto serve ancora

Ti spiego

Babbeus 7/8/2016 - 19:23
  1. 1. Si dice "aut aut" (ha sbagliato anche il tipo della lettera)
    2. L'accesso al ruolo nella scuola avviene con 2 canali: graduatorie a esaurimento (GAE) e Graduatorie di Merito (GM) dell'ultimo concorso
    3. Le GAE sono provinciali: se sei dentro hai diritto a posto di ruolo in provincia per scorrimento 
    4. Le GM sono regionali: se sei dentro hai diritto a posto di ruolo in regione per scorrimento (ma scadono dopo 3 anni)
  2. 5. La "deportazione" a livello nazionale nasce dal desiderio di Renzi di portare i docenti del sud a lavorare a nord ma questo è illegittimo per i punti 3 e 4
  3. 6. Siccome è illegittimo Renzi ha fatto uso di un escamotage che ha avuto un buon successo: ha chieso ai docenti una domanda di partecipazione "volontaria" al piano straordinario dove si diceva chiaramente che i ruoli sarebbero stati spalmati ovunque e quindi il docente aderendo rinunciava al suo diritto di scorrimento provinciale/regionale
  4. 7. Per spingere i docenti ad accettare sono state usate subdole campagne terroristiche: nel sito del ministero sono comparse delle FAQ che dicevano che le graduatorie sarebbero rimaste in vigore fino alla loro "soppressione" (una eventualità non contemplata dalla legge perchè illegittima) salvo poi successive correzioni in cui "soppressione" era rimpiazzato da "esaurimento" ma si spiegava che per chi era in graduatoria ci sarebbe stato molto meno lavoro (senza però portare argomenti che avessero riscontro nella legge)
    8. La maggiorparte dei docenti (60'000 su 100'000) pur non essendo disposti a partire hanno comunque presentato domanda da un lato per paura di non poter più lavorare dall'altro pensando "intanto mi becco il ruolo, poi per il resto proveremo a sistemare le cose in qualche modo per evitare il trasferimento"

Da insegnante in una scuola pubblica italiana che ha seguito con attenzione l'iter della legge 107 sono in buona parte d'accordo col tuo riassunto, salvo per le "campagne terroristiche" che sono talmente subdole da essere state causate non dal MIUR ma da coloro (i sindacati) che si sono opposti in tutti i modi all'approvazione.

Se e' vero che nelle prime bozze si parlava di soppressione completa delle GaE anche nel caso che non fossero state svuotate, e' ancora piu' vero che nella legge approvata definitivamente dal Parlamento quella parte (come molte altre, tipo quella sugli scatti di anzianita' trasformati in scatti di merito..) era stata rimossa.

La campagna terroristica poteva funzionare solo per chi

1) non e' in grado di comprendere un testo ne' di capire la differenza fra bozza iniziale e testo definitivo;

2) si fida ciecamente delle spiegazioni di chi (in questo caso, i sindacati) ha interesse a far vedere quanto e' brutta sporca & cattiva quella legge, a costo di dare informazioni false (e quando non c'e' stata malafede c'e' stata incompetenza estrema).

Ora mi chiedo.. se qualcuno risponde ai requisiti (1) e (2), ovvero non sa interpretare un testo e non ha neppure quel minimo di intelligenza critica che gli permetta di capire che non e' il caso di fidarsi di chi ha un palese conflitto di interesse, e' in grado di svolgere il lavoro di docente? Secondo me, no..

Sul punto 1, era un gioco di parole sul fatto che out=fuori... Non avevo bisogno della traduzione dal latino

Non e' che ci fa la cortesia di dirci chi e' con una referenza verificabile? 

Io trovo scarsamente interessante discutere con anonimi quando scrivono cose improbabili.

P.S. Sulla non comprensione del gioco di parole ironico sull'out-out dei deportati, sorvoliamo. 

Sono normative ben note a chiunque sia dentro il settore, non è che posso mettermi a elencare gli articoli di legge.

nome

giovanni federico 8/8/2016 - 11:02

Boldrin chiedeva il suo nome e cognome vero

Indeed

michele boldrin 8/8/2016 - 12:19

E non aggiungo altro, signor Babbeus.

La legge parlava chiaro: le Gae non sarebbero state chiuse sino ad esaurimento.

Quindi i docenti che erano nelle Gae provinciali avevano due opzioni:

1) non produrre domanda e rimanere in Gae, rinunciando al ruolo SUBITO e sperando di ottenere delle supplenze fino a quando lo scorrimento non arrivasse a loro. Ho amici che, proprio perché hanno figli piccoli, hanno deciso di fare così.

2) Accettare il ruolo SAPENDO che sarebbe avvenuto su TUTTO il territorio nazionale. Il governo cattivo poi ha stabilito che il primo anno, chi aveva ottenuto una supplenza, poteva posticipare la presa di servizio e rimanere dov'era, in modo da progettare un minimo la transizione.

Risultato? I poveri insegnanti hanno scelto l'opzione 2 sperando in un qualche strano meccanismo che permettesse loro di occupare gli eventuali posti disponibili vicino a casa senza partire. Non solo. Hanno anche cercato di ottenere di potersi riavvicinare PRIMA di chi era in servizio al nord e dopo un triennio o più chiedeva il trasferimento e PRIMA che avvenissero le nuove assunzioni per scorrimento (quelli dell'opzione 1).

Ora ovviamente è colpa del governo cattivo che ce l'ha con loro e li vuole deportare.

Era noto ex ante ai partecipanti che ci potesse essere assegnazione a sede lontana da casa ed è stato dato un anno per attrezzarsi.

Ad oggi chi ha cambiato idea e non vuol più il posto può rinunciare. Chi non vuol rinunciare si tiene il disagio per cui ha avuto tempo di prepararsi. Il pezzo era ironico per sottolineare la retorica intorno ad un problema inesistente.

Per quale motivo tu governante dovresti di punto in bianco per decisione arbitraria violare un quadro normativo stabile sulla base del quale le persone impostano la loro vita da decenni comprando case e costruendo famiglie? C'è un motivo valido per creare questo disagio? Se non c'è dovrebbe prevalere il "principio di legittimo affidamento", cioè non dovresti farlo.

Se sto in fila alle poste col numeretto, dopo due ore che aspetto non è che può arrivare il gestore e annunciare: "signori ora l'ordine dei numeretti non vale più, adesso ricevo tutti subito per 100 euro a testa".

Anche se le assunzioni erano "straordinarie" si potevano benissimo realizzare nel quadro normativo "ordinario" che già esisteva senza sconvolgere i diritti e le precedenze stabilite fino a quel momento e senza forzare nessuno a partire: bastava assegnare i posti nuovi creati dal nulla (l'organico di potenziamento) secondo le regole ordinarie dello scorrimento provinciale. Esauriti i posti in provincia e/o le graduatorie poteva offrire i posti rimasti scoperti per esaurimento graduatorie del nord ai docenti delle graduatorie del sud rimasti senza posto, su base volontaria. Nessuno si sarebbe (ovviamente) lamentato di aver avuto un posto su base volontaria e nessuno avrebbe mai parlato di "deportazione".

Invece, senza che ce ne fosse una ragione, il governo ha deciso che saltavano tutte le precedenze: chi aderiva al piano scavalcava tutti gli altri che non aderivano (anche se aveva 0 punti e non aveva mai insegnato) e si prendeva il ruolo subito, però tutti gli aderenti si prendevano il rischio di emigrare in qualsiasi parte del paese. Quindi tutti avevano diritti violati rispetto alle regole ordinarie: o il diritto di assunzione in provincia (se aderivi) o il diritto di precedenza su chi ha meno punti di te (se non aderivi). Quindi tutti quelli che avevano punteggi minimi avevano interesse a scavalcare la fila per il ruolo mentre quelli che avevano punteggi alti si sentivano costretti a rischiare per non essere scavalcati. Aveva un senso agire così? No, era creare disagio gratuito. Hanno deciso, Renzi e Giannini, che preferivano creare disagio gratuito rispetto al non crearne affatto. Molto razionali come governanti.
 

Dato lo squilibrio Nord Sud sarebbe stato necessario creare un enorme (ed ingiustificato) numero di posti di potenziamento falsi al Sud per evitare 'deportazioni'.  La buona scuola ha reso possibile l'assunzione di alcuni professori in posizione basse nelle graduatorie provinciali. Siamo sicuri che sia un male? I punti si acquisiscono con l'anzianità, i corsi di aggiornamento (spesso falsi) ed i carichi di famiglia.  L'ultimo criterio non ha nulla a che vedere con la qualità degli insegnanti. Il secondo potrebbe averlo, se i corsi fossero ben fatti, il primo è probabilmente non lineare - una certa esperienza è utile, troppi annni di anzianità spesso voglion dire stanchezza e obsolescenza delle conoscenze.  E' possibile/probabile che docenti giovani con pochi punti (o ancora meglio vincitori di concorsi selettivai) siano meglio di precari con vent'anni di anzianità.   

Meglio non parlare di diritti acquisiti, specie.  Sono stati ignorati in molti altri casi (cf. la riforma Monti delle pensioni) ed è GIUSTO ignorarli se necessario, sopratutto quelli degli statali. Altrimenti l'Italia non si riformerà mai.  E

le persone impostano la loro vita da decenni comprando case e costruendo famiglie?

Pensino ai dipendenti delle ditte private  o ai lavoratori in proprio 

Dato lo squilibrio Nord Sud sarebbe stato necessario creare un enorme (ed ingiustificato) numero di posti di potenziamento falsi al Sud per evitare 'deportazioni'.

Non conosco molto della storia in questione, ma leggendo qualcosa sull'argomento mi chiedo per quale motivo non hanno prima fatto scorrere le graduatorie provinciali e regionali, e solo dopo aver esaurito quelle, offerto i posti a chi non era in quelle graduatorie? O ho capito male?

Ad ogni modo, in alcuni stati centralisti le graduatorie nazionali sono la norma. Le mie cognate fanno le docenti in Turchia, e mi dicono anche che le cattedre durano massimo 10 anni, dopo si viene spostati d'arbitrio.

non è un problema.

Con riferimento alla questione evidenziata nella lettera, ossia inerente le persone che hanno avuto una nomina lontano da casa e ora lamentano l'eccessivo disagio, siamo di fronte  a un non probolema: la possibilità di assegnazione in sedi lontane era nota ex ante, c'è stato un anno di tempo per prepararsi, ma in ogni caso si tratta di una facoltà non di obbligo.

Se qualcuno ha cambiato idea può rinunciare al lavoro. Chi non vuol rinunciare si risparmi certe uscite se non vuole diventare bersaglio di facile ironia 

Così si

Nasissimo 8/8/2016 - 10:47

In riferimento alla mia nota sotto. Se si tratta di una facoltà e non di un obbligo, e se si può rinunciare senza subire alcuna conseguenza, in termini di arretramento nelle graduatorie o altro, allora è un non-problema. E chi non vuole rinunciare, ma si lagna, si merita anche dell'ironia.

Non sono informato e la cosa mi interessa poco perché faccio un altro mestiere, anche se sono stato insegnante (supplente) in un istituto tecnico diversi anni fa.
Riconosco anche che la questione si innesti su un noto, antico, vasto e complesso problema culturale.
Però credo che andrebbe affrontata in una chiave un po' diversa e anche (mi perdoni professore) con minore supponenza.
Sappiamo che il "problema" è generato dalla volontà del governo e non solo di trasferire verso le sedi del nord gli insegnanti meridionali in esubero. Sarebbe allora lecito chiedersi perché esistano insegnanti meridionali in esubero. Se Vicenza ha il doppio degli abitanti di Avellino, avrà il doppio di studenti ma anche il doppio di insegnanti. Perché non è così? Perché ci sono troppi insegnanti al sud e troppo pochi al nord? Vogliamo affrontare la "questione meridionale" (ahio) senza curarsi del politically correct? Si può anche fare, ma bisogna farlo con un tono un po' meno scanzonato, perché non è detto che tutti quegli insegnanti che resistono al trasferimento siano dei lavativi vagabondi che vogliono starsene vicino a mammà agli amici e "conoscenti", faticare poco, cantare al sole e magnarsi a' pommarola.
In questi termini la tesi diventa un insulto ed è da respingere.

Economics 101: lo stesso stipendio vale meno (i prezzi sono del 15%-20% più alti) e le opportunità di lavoro per un laureato sono (erano) di più. Quindi meno insegnanti potenziali, più supplenti precari etc.

Soluzione: pagare più gli insegnanti al Nord (possibilmente con verifica dei loro risultati). Possibile? ditemelo voi

L'uso del termine "insegnanti in esubero" e' fuorviante. E' vero che il rapporto alunni/insegnanti tende ad essere piu' alto al Nord che al Sud.. ma si tratta di differenze relativamente piccole (10-20%) in confronto a quelle fra le dimensioni delle varie graduatorie ("Graduatorie ad Esaurimento" - GaE - e "Graduatorie di merito" dell'ultimo concorso - GM) di "candidati docenti" coinvolti dalle assunzioni della legge 107.

Le GaE comprendevano circa il 90% di questi candidati. Nell'estate 2014 il MIUR aveva fatto un "censimento" e risultava che in Sicilia il numero di iscritti in GaE era simile a quello degli iscritti nelle GaE lombarde (ma la Lombardia ha il doppio degli abitanti della Sicilia) e circa doppio di quello degli iscritti nelle GaE venete (Veneto e Sicilia sono molto simili per popolazione); la situazione delle altre regioni meridionali era simile (anche se leggermente migliore).

Parte della sproporzione e' "ab origine", ma meno di quanto si creda: una parte molto consistente della differenza e' legata al fatto che al nord si assume proporzionalmente molto piu' che al sud; ad es., nel 2014 le assunzioni in Veneto sono state circa triple di quelle in Sicilia. La causa principale sono i "rientri" dei meridionali che vengono al nord a prendere il ruolo e 3 anni (termine previsto dal contratto) dopo l'assunzione chiedono di tornare nella regione di origine; col risultato di aumentare di un 30% i posti disponibili al nord e ridurre del 50% quelli disponibili al sud.. 

Scusa, ma se una persona per aderire al piano doveva FARE DOMANDA, perche' dici che e' stato violato il legittimo affidamento?

In pratica, il MIUR ha chiesto ai precari nelle GM o nelle GaE: "volete restare nella condizione in cui siete, o volete avere la possibilita' di essere assunti subito (col rischio di esser mandati fuori regione/provincia)?". Chi non faceva domanda restava dov'era, chi la faceva accettava lo scambio.

I patti mi sembravano chiari, talmente chiari che diversi colleghi nei "piani alti" delle GaE hanno evitato di partecipare al piano (rimandando di qualche anno l'entrata in ruolo) proprio per evitare il rischio-spostamento.. anche se qui al nord le probabilita' di finire fuori provincia erano infime.

Per inciso, quando dici

bastava assegnare i posti nuovi creati dal nulla (l'organico di potenziamento) secondo le regole ordinarie dello scorrimento provinciale. Esauriti i posti in provincia e/o le graduatorie poteva offrire i posti rimasti scoperti per esaurimento graduatorie del nord ai docenti delle graduatorie del sud rimasti senza posto, su base volontaria.

vai molto vicino a quello che e' effettivamente accaduto (con l'eccezione della cosiddetta "fase B".. che era fatta coi piedi, ma che non riguardava i posti di potenziamento): l'unica differenza e' che e' stato richiesto di fare la domanda volontaria prima di cominciare ad assegnare i posti, e non dopo che i posti in provincia/regione erano esauriti.

PS: se, come piu' o meno dici, la molla e' stata il desiderio di non essere "scavalcati", viene da chiedersi se questi insegnanti abbiano superato o meno la puberta'... ma presumo che ci fossero motivi piu' seri.

buonascuola

Fabio Ghia 7/8/2016 - 17:34

Una retorica partecipativa di buon livello. Ma, alla fine che cosa proponi come forma di lotta ad oltranza? E quali soluzioni attuare sull fronte politico? 

io direi come lotta ad oltranza di rifiutare in blocco le nomine, anche quelle in sedi comode,per boicottare il perfido tiranno.

La strategia politica di riferimento dovrebbe essere quella di consegnare agli elettori una scarpa prima del voto e l'altra dopo il referendum, così siamo tranquilli.

sempre pronto a scendere in piazza, quando e dove credi opportuno. Sarebbe anche ora dotornare alle antiche contestazioni liberali!

Mi permetto di segnalare questo mio articolo, in risposta ad un'insegnante che ha parlato a Repubblica della propria situazione di disagio.

http://www.imille.org/2016/08/risposte-linsegnante-concettina-attardo-re...

Così no

Nasissimo 8/8/2016 - 09:56

L'argomento è pure corretto ma coniugato così è coniugato male. Se è una provocazione, allora si accetterà che sia raccolta come tale.

La scuola è il posto dove lavorano i professori, serve a dare reddito ai professori e possibilmente deve darglielo vicino a casa.

I professori come qualunque altra categoria sono anche uomini e donne. Si dovrebbe chiedersi perché si arrivi a stabilizzare un uomo (più spesso una donna) dopo 20 anni o più di precariato. Molto spesso accade che un uomo o una donna abbia anche una famiglia, e spesso anche il/la coniuge ha un lavoro, che la famiglia monoreddito è una roba arretrata, che diamine. Quindi il trasferimento di un professore/essa di 50 anni divide una famiglia. Se l'assegnazione della cattedra ed il trasferimento fosse avvenuto prima di formare famiglia, forse il professore si sarebbe potuto organizzare meglio.

Casa non è dove vai a vivere perché lì hai il lavoro che ti sei scelto ma il posto dove sei nato e cresciuto e dove ci sono gli "amici" e le "conoscenze" che, senza amici e conoscenze del borgo natio, un essere umano non è nulla, specialmente se italiano.

Sembra che questi "amici" e queste "conoscenze del borgo natio" siano una specie di mafia.
Si tratta di quella roba che i sociologi una volta chiamavano Comunità. Una robaccia un po' demodé, in effetti, e non mi metterò a farne il panegirico per carità. Do anche per scontato che si sappia di cosa si tratta, anche se qualche dubbio qui mi viene.
Di essa dico solo che anche se nel trionfo dell'individualismo la Comunità è disprezzata, essa è ancora quel che offre protezione alle classi più deboli.
Per farla corta: della Comunità puoi fare a meno solo se sei ricco.

Quanto è ricco un insegnante di scuola secondaria? Con uno stipendio di 1500€/mese non si paga un affitto in una città del nord più utenze e trasferimenti settimanali. E' comodo spostarsi per lavoro quando si gode di una retribuzione che ti consente la vita d'albergo e voli di linea.
Se a far la morale alla professoressa cinquantenne di Avellino trasferita a Vicenza, che ha paura di spostarsi, è uno che si è trasferito per lavoro a Londra (o in Amerika) con uno stipendio pari a 10 volte il suo, beh stona un poco.
La professoressa potrebbe rispondere "prova col mio stipendio", e avrebbe ragione lei.

bisogna pagare di più gli  insegnanti  al Nord. Si attrarrebbero più laureati locali e i meridionali si trasferirebbero più volentieri

PS l'argomento 'dopo X anni bisogna stabilizzare' è solo in parte vero. In assoluto non ha senso (tutti i lavoratori autonomi sono precari per definizione). Nel caso dell'insegnamento ci sono dei vantaggi in termini di continuità didattica, ma requisito imprescindibile dovrebbe essere un esame serio delle conoscenze ed una valutazione rigorosa della performance pregressa.  La buona scuola non offre alcuna garanzia in questo senso, pescando dalle graduatorie ad esaurimento. In  questa parte è una stabilizzazione massiccia senza controllo per motivi elettorali.  Da questo punto di vista è 'fallita' perchè i precari volevano ancora di più (la stabilizzazione hic et nunc invece di nunc solo).

Il discorso sullo stipendio lo capisco fino a un certo punto. primo, vale per la maggior parte delle professioni, anche io guadagnerei di più e avrei maggiori opportunità in California, se decido di non muovermi dall'Italia e' perché do importanza ad altri aspetti, ma è una mia decisione.

secondo, quanto guadagna un insegnante lo si sa in anticipo, quindi se si sceglie questa carriera si accettano le conseguenze. Sono tutte persone laureate che volontariamente hanno scelto di insegnare, mica fanno un lavoro nero. 

Terzo, lo stato va da livigno a Lampedusa e anche questo era noto prima, se si voleva fare il lavoratore locale bisognava fare il dipendente comunale (non oso aggiungere privato).

???

giovanni federico 8/8/2016 - 16:22

e perchè gli stipendi statali devono essere eguali in tutte le regioni mentre possono essere diversi nella stessa regione e nella stessa amministrazione a seconda dell'anzianità?

Ok

Alessandro Monguzzi 8/8/2016 - 17:59

Il mio era un commento a Nanissimo, sono d'accordo che uno stipendio unico nazionale non è adatto a zone in cui il costo della vita, ad esempio, è completamente differente. Il mio stipendio dipende dalla mia capaci di convincere il mio datore di lavoro che me lo merito e da quanto potrebbe offrire un concorrente. Dovrebbe essere analogo anche per la scuola.

secondo me lamentarsi che si è "costretti" a cambiare casa per solo 1300€/mese ha poco senso. La retribuzione era nota ex ante (anzi, a differenza del privato e' pure abbastanza stimabile nel lungo periodo) quindi alta o bassa e' stata accettata. Se non piace, si cambi mestiere. 

Umanamente capisco che una persona di 50 anni con figli adolescenti non voglia piu' cambiare stile di vita, non vorrei nemmeno io. Per questo mi chiedo quali sono le possibilità che questa situazione non si ripeta nel futuro, scartando ovviamente soluzioni sbagliate tipo lasciare i professori a Palermo e gli studenti a Vicenza. 

Nasissimo

Nasissimo 9/8/2016 - 08:07

Non Nanissimo. Che avrò il nasone, ma sono alto 1,86.
Battute a parte il mio intervento era teso a dire che qui non si tratta, per i più, di "non voler più cambiare stile di vita" perché a cinquant'anni ci si è impigriti e si è abituati a fare la partitina a scopone scientifico il sabato sera.
Si tratta di un  banale calcolo economico. Premesso che le famiglie monoreddito sono una reliquia del passato (e sono sicuro che tutti qui concordano che ciò è bene) la professoressa di Napoli trasferita a Milano dovrà lasciare marito e figli a Napoli.
Non può quindi vendere una casa e comprarne un altra per trasferirsi con tutta la famiglia, all'americana. Dovrà sistemarsi in affitto.
Il conticino economico dell'esempio è presto fatto. Bisogna sottrarre allo stipendio di 1500€/mese il costo di un affitto a Milano (bastano 900€?) più le utenze (altri 250?) più 4 biglietti A/R Milano-Napoli in treno per tornare dalla famiglia il finesettimana (glie lo concediamo questo lusso?) servono 133€*4=500€/mese circa, con la tariffa più bassa e trascurando metro e trasferimenti locali.

Se la professoressa rifiuta non è per non rinunciare al burraco con le amiche, ma perché non ci sta dentro. E non ci sta nemmeno se lo stipendio viene aumentato del 20% con la proposta di Giovanni Federico (che tuttavia è sensata e potrebbe perlomeno attenuare il problema).

Al prof. Federico dico anche che è vero che tutti gli autonomi sono precari per definizione, ma la "precarietà" di un libero professionista è tale nei due sensi: quello che ha guadagnato 100 questo mese il mese prossimo può guadagnare zero, ma pure 200. E (di solito almeno) la redditività delle libere professioni è tale da consentire un margine di sicurezza che può fare attraversare i periodi di magra, se non sono troppo lunghi. L'insegnante è un dipendente a stipendio fisso che ha una retribuzione tale da non poter accantonare nulla. Non si può metterlo a confronto con un "autonomo" cioè con un professionista che ha redditi 5 o 10 volte superiori. L'insegnante rientra nelle fasce più basse, quelle per cui valgono o dovrebbero valere le tutele e le attenzioni del welfare, tra cui la prima è sempre quella di compensare la minore retribuzione con la sua maggiore stabilità.

i professionistic che guadagnano 5-10 volte 1500 euro (7500-15000 euro netti al mese - 200-300000 euro lordi) sono una infima minoranza degli autonomi. La maggioranza sono artigiani, negozianti etc. con una larga minoranza di partite IVA false.

uno stipendio di 1500 euro al mese per l'Italia è medio e come tale non ha diritto ad alcuna tutela speciale. Altrimenti dovremmo tutelare tutti gli operai dell'industria e gran parte degli autonomi

Ciò detto, io sarei anche favorevole ad aumentare lo stipendio degli insegnanti bravi, nei limiti delle possibilità della finanza pubblica. A due condizioni: che tutti gli insegnanti siano valutati seriamente (sulla base dei progressi dei propri allievi, come certificati da esami indipendenti svolti in loro assenza) e che gli insegnanti peggiori siano licentziati

L'insegnante deve avere la tutela normale, quella del contratto nazionale a tempo indeterminato, che hanno anche gli operai dell'industria assunti con il CCNL.

Volevo solo dire, senza farla troppo lunga, che un ragazzo di 25 anni, laureato o meno, può trasferirsi da Napoli a Milano e prender casa con 5 amici per dividere le spese con l'entusiasmo dell'avventura, per sistemarsi dopo.
Un/una insegnante di scuola secondaria, che ha fatto supplenze da precaria per 20 anni, ormai ha famiglia e figli e non può più farlo. O meglio, non può farlo per 1500€/mese: affitto a Milano, più utenze, più trasferimenti in treno, gli costano l'intero stipendio.
Con lo stipendio doppio potrebbe, e nella maggior parte dei casi si trasferirebbe di buon grado: quindi nessuno che abbia uno stipendio doppio può fargli la morale. Lasciamo perdere quanti siano quelli che hanno uno stipendio doppio.

Sull'idea di premiare gli insegnanti bravi, come su quella di differenziare gli stipendi fra nord e sud, in linea di principio siamo d'accordo.
In linea di principio, perché la valutazione della bravura, come dice anche Lei, non si può fare in altro modo che misurando con dei test le performance degli studenti di quell'insegnante, per metterle a confronto con quelle degli studenti dei colleghi.
Ma ciò all'atto pratico è praticamente impossibile da fare, in modo oggettivo e consistente.
A parte l'adeguatezza di "test" a risposta multipla per valutare la preparazione (e la crescita) di uno studente, che è di per se discutibilissima, ed infatti è stata oggetto di forti (e giustificate) critiche, ci sono almeno altre due banali considerazioni.

Una è che le performance di uno studente dipendono dallo studente molto più che dal professore.
La qualità della preparazione di base, la buona educazione, la motivazione e la capacità di attenzione degli studenti dipendono dalle famiglie e dal contesto di provenienza, oltre che ovviamente dalle loro doti.
Anche assumendo che le doti siano uniformemente distribuite nella popolazione (ipotesi forte) sicuramente non lo sono le altre prerogative.

L'altra è che se anche le doti fossero uniformemente distribuite, e si assume uniforme e costante tutto il resto, la varianza della distribuzione è tale che per avere un campione significativo servono centinaia di studenti. Una classe ne conta 20-25, quindi per elaborare una statistica significativa sulla bravura di un professore si dovrebbe ripetere il test per 10 o 15 anni consecutivi.

 

I test INVALSI sono già fatti su TUTTI gli studenti della terza media ogni anno. Basta farli anche  all'inizio ed alla fine delle elementari e riformare la maturità.  Si dovrebbero far correggere le prove  scritte di maturità a team di insegnanti 'esterni' (non a commissioni miste scuola per scuola) e far svolgere i colloqui ai professori interni,  cambiando i pesi  sul voto finale.  A questo punto si potrebbe misurare   di quanto sono migliorate le performance dello studente in ciascun ciclo scolastico e quindi il contributo degli insegnanti.   Ovviamente i test non devono essere truccati e quindi devono essere svolti con sorveglianza di personale esterno. Poi i premi agli insegnanti migliori (o ai team di insegnanti migliori) devono essere significativi - aumenti di stipendio per i professori in ruolo, l'assunzione immediata in ruolo dei precari etc. E ci vorrebbero anche penalizzazioni per quelli più scadenti. Costerebbe pochissimo rispetto agli enormi benefici sociali di avere buoni insegnanti.

Ovviamente i sindacati si oppongono vigorosamente. Temo anche i professori si opporrebbero altreattanto vigorosamente. Almeno questa è la mia esperienza dall'università

Sulla necessità di un test standardizzato nazionale, non solo alla maturità, alla fine di ogni anno scolastico che sia somministrato da personale esterno, e corretto da team di professori esterni. Non ho capito perché anche il colloquio  non possa essere somministrato da personale esterno, registrato (anche a tutela di chi lo svolge, per consentire eventuali ricorsi ove necessario) e poi corretto da professori esterni.

 

Per quanto riguarda invece la "misurazione" della performance dell'insegnante sulla base dei punteggi ottenuti dagli studenti, mi dispiace ma non è una cosa seria, innanzitutto qualunque esperto di statistica le potrebbe spiegare un campione di 20-40 studenti non è significativo in tal senso... tanto varrebbe tirare i dadi e dare i premi sulla base del risultato. Inoltre, come ha osservato Nasissimo, i risultati scolastici sono influenzati da miriadi di fattori esterni e su cui l'insegnante non ha alcun controllo, ci mancherebbe pure che professori e sindacati non si opponessero a una scemenza del genere.

si misura sul miglioramento degli studenti non sulla performance assoluta

E non dica sciocchezze. Non si tratta di un campione. Si tratta dell'universo. Tutti gli studenti di ciascun professore - tutti quelli per cui è pagato.

Provi ad andare alla sostanza della questione, non ci giri intorno. Certo che si tratta "dell'universo", ma il problema è che è un universo troppo piccolo per trarne conclusioni relative alla performance dell'insegnante, dato che esistono tantissimi fattori esterni al controllo dell'insegnante stesso che determinano il miglioramento o peggioramento dei risultati scolastici dello studente. Se si prendessero in considerazione tanti universi di 10.000 studenti, per esempio, si potrebbe dare per scontato che tali fattori siano distribuiti omogeneamente in ogni universo, ma con universi di 20, 40, 60 unità, ovviamente no.
Professor Rossi, la mamma del tuo studente più performante si è ammalata di tumore e lui ha smesso di studiare? sei licenziato! ma chissà perché i professori non sono d'accordo...

a me sembra che in moltissime prestazioni giochino tanti fattori aleatori indipendenti dal merito, ma questo non toglie che possa essere conveniente premiare le prestazioni in base ai risultati. Nel campionato di calcio ogni squadra fa solo 38 partite (numero piccolo statisticamente), l'esito di molte partite dipende molto dal caso, in non poche partite la squadra che ha giocato meglio perde o pareggia, ma nessuno trova insensato che alla fine una si prenda lo scudetto e tre retrocedano.

Lasciamo a Dio soltanto il privilegio di premiare il merito e punire il demerito in modo perfettamente giusto, e accontentiamoci noi umani di premiare e punire in modo socialmente conveniente e non troppo arbitrario. Inevitabilmente ci saranno ingiustizie, per quanto si debba fare il possibile per ridurle al minimo. Ma può essere ancora più ingiusto e soprattutto socialmente dannoso trattare allo stesso modo buoni e cattivi. Può quindi valere la pena di correre il rischio di trattare in qualche caso, quanto meno frequente possibile, un buono sfortunato leggermente peggio di uno magari un po' meno buono ma più fortunato. C'est la vie.

Insomma, lei, rinunciando a paralizzanti pretese di perfezione, come propone di premiare gli insegnanti migliori e punire i peggiori? (Mi scusi se l'ha già detto, mi può essere sfuggito.)

bene

giovanni federico 11/8/2016 - 16:12

teniamoci gli insegnanti peggiori che poi rovinano i nostri figli senza fare niente

Amen

Lei scrive

"il problema è che è un universo troppo piccolo per trarne conclusioni relative alla performance dell'insegnante, dato che esistono tantissimi fattori esterni al controllo dell'insegnante stesso che determinano il miglioramento o peggioramento dei risultati scolastici dello studente. "

Poi, meglio prima, nella sua presentazione si definisce "appassionato di scienze sociali" ... 

Ma lei ha una idea, un minimo di idea, di cosa sia una distribuzione di eventi casuali? Ha idea di come controllare per numerosita' del campione o universo, per le determinanti socio-economiche e cosi' via? Ha idea di come confrontare i risultati di professori, anno dopo anno, che lavorano negli stessi  ambiti socio-economici? Pensa davvero con il suo "esempio" (stucchevole per la scelta della solita retorica piagnona) di aver dimostrato che confrontare i rendimenti non e' possibile? Ma in che cazzo di mondo vive? Secondo lei un'azienda privata le performances come le misura? Chiama il padreterno tutti mesi? La legge dei grandi numeri secondo lei entra in azione solo a 10mila? Beata ignoranza!

Che tristezza, che miseria culturale mischiata a sciocca arroganza di voler parlare di cose che non si comprendono. 

Un consiglio: cambi passione. Davvero. Con scampati di casa come lei non e' il caso di provare a discutere, lei semplicemente non sa di cosa parla.

Continuate cosi', sono qua in Sicilia che mi godo lo stupendo sistema d'interazioni sociali che avete costruito con menti come la sua.

Tenetevi il paese che vi siete demoliti da soli, appassionatamente.

Con il suo intervento non ha contribuito molto alla discussione, sinceramente. Quanto a "lei non sa di cosa parla" che suona tanto "lei non sa chi sono io" allora va bene, dato che Alberto Rinaldi non è nessuno e lei non si abbassa certo a discutere con me,  le cito Diane Ravitch, che nel campo dell'istruzione e pedagogia vale almeno 100 Boldrin (con tutto il rispetto):

No high-performing nation in the world evaluates teachers by the test scores of their students; and no state or district in this nation has a successful program of this kind. The State of Tennessee and the city of Dallas have been using some type of test-score based teacher evaluation for twenty years but are not known as educational models. Across the nation, in response to the prompting of Race to the Top, states are struggling to evaluate their teachers by student test scores, but none has figured it out.

All such schemes rely on standardized tests as the ultimate measure of education. This is madness. The tests have some value in measuring basic skills and rote learning, but their overuse distorts education. No standardized test can accurately measure the quality of education. Students can be coached to guess the right answer, but learning this skill does not equate to acquiring facility in complex reasoning and analysis. It is possible to have higher test scores and worse education. The scores tell us nothing about how well students can think, how deeply they understand history or science or literature or philosophy, or how much they love to paint or dance or sing, or how well prepared they are to cast their votes carefully or to be wise jurors.

 l'intero articolo: http://www.nybooks.com/daily/2012/02/21/no-student-left-untested/

Saluti, e buona permanenza in Sicilia

...ha risposto alla mia domanda: che cosa propone? Quale valutazione in alternativa a quelle proposte? O nessuna valutazione della prestazione degli insegnanti? Criticare una proposta senza indicare alternative non è carino in una discussione seria.

Sempre più chiaro che lei non sa di cosa parla. Aggressività? No, stanchezza profonda a sentire migliaia di persone che, come lei, mentre trascinano da decenni il paese alla rovina continuano arrogantemente a blaterare di cose che non conoscono. 

Aggressive, nei fatti, sono le persone come lei: avete distrutto un paese con le vostre ciance, i vostri comportamenti e la vostra sub-cultura funzionale solo al mantenimento dello status quo. E, contro ogni evidenza, continuate a berciare!

Vede, il problema non è che lei non sappia chi sono io, questo lei lo sa benissimo.

Ciò che invece lei NON sa, signor Rinaldi, è chi sia lei. Ovvero, non capisce la confusione ideologica che, sul tema, lei ha in testa. E, apparentemente, nemmeno comprende che alcuni "esperti" lavorano per il re di prussia ... https://en.wikipedia.org/wiki/Diane_Ravitch

Forse lei non lo sa ma le scuole pubbliche USA NON versano in ottime condizioni. Detto in soldoni, non fanno molto meglio delle nostre, in media, e le ragioni sono le stesse. Si  dà il caso che la signora Ravitch, da sempre, lavori per e sostenga il sindacato degli insegnanti. Il più potente degli USA dopo la AMA e, ad avviso di chiunque non lavori per le teachers unions, la causa principale per la misera condizione in cui versa la scuola pubblica americana.

E negli USA è impossibile tirare fuori la tiritera della mancanza di fondi e dei bassi stipendi, visti i salari!

Mi fermo, so già che non ne vale la pena.

Ripeto: lei sa perfettamente chi sono io, quello che non conosce è il tema su cui continua a scrivere assurdita'. 

 

Ma forse ora ricordo poco di inferenza statistica, è passato del tempo. Mi aiuti Lei.
Vogliamo misurare la bravura dei professori di Italiano di una scuola secondaria. 
E' l'istituto tecnico per periti industriali di Arezzo "ITIS Galileo Galilei", indirizzo elettrotecnico.
La caratteristica da misurare è quindi la "Bravura Letteraria": sia BL.
Ci serve una unità di misura. Sia questo il "Grado BL". 
Diamogli un fondo scala: sia 16 milioni.
Domanda: perché 16 milioni? Risposta: perché no? Il solito 0-100 era monotono, ho preso spunto dalla scala Scoville dei peperoncini. A 16 million GBL abbiamo il distillato letterario, la capsicina, il letterato puro. Victor Hugo sta sui 10 million GBL, Leo Tostoj a 12 million, Susanna Tamaro a 300.000, come l'Habanero. 
Assumiamo di avere un test a risposte multiple che (in 60 minuti) consenta di misurare il GBL di uno studente, con margine di errore 5%.
Ipotesi "fortina" ma accettiamola, sulla significatività dei test invalsi si è discusso anche troppo.
Dobbiamo vedere se il DGBL, cioè l'incremento del grado di bravura letteraria, ottenuto dagli studenti del professor X in un anno scolastico, è <> del DGBL medio della popolazione.
Il nostro "ambito socio-economico", cioè il nostro Universo, è la Toscana centrale, anzi restringiamo alla provincia di Arezzo. La popolazione P è quindi composta dalla totalità di studenti di scuola secondaria della provincia di Arezzo. O dalla totalità di studenti di istituti tecnici della provincia di Arezzo, boh. Assumiamo comunque che il campione non sia viziato, cioè che l'insieme di studenti del professor X sia random in P, come se fosse stato estratto con un campionamento casuale. A lei stimare l'omogeneità della provincia di Arezzo, ossia la varianza della distribuzione del parametro Bravura Letteraria BL in questa popolazione. La provincia di Arezzo conta 350.000 persone, non so se può servire.
Vogliamo un livello di confidenza del 95% e un errore campionario <5%.
Qual è la numerosità del campione?

Prima che Lei si incazzi e mi insulti, come sicuramente farà, preciso che (come le altre volte) io sono d'accordo con Lei, e con il prof. Federico, e pure con l'autore di questa avvelenata Massimo Famularo, per quanto riguarda il contenuto. Polemizzo solo contro lo stile e la prosopopea.
Nel merito, condivido l'idea che anche i professori debbano essere sottoposti a qualche tipo di verifica o valutazione. Il merito non può essere ignorato, l'idoneità non può essere autoreferenziale. Se anche la valutazione è imprecisa e può portare a degli errori, in certi casi pure ingiustizie, non farla per niente è peggio che farla in modo imperfetto.
Penso anche che sia possibile una valutazione quasi-oggettiva in base a dei test. Dei test invalsi in particolare penso che siano estremamente validi e intelligenti, e questo nonostante io condivida molte delle critiche che gli sono state portate. Sono validi perché non si può fare di meglio.
Infine so che la comprensione linguistica è chiaramente definita e ben misurabile. Il mio punto è che la "comprensione linguistica" non è ciò che insegna un professore di Italiano.

NON condivido la presunzione con cui si risponde (anzi NON si risponde) alle obiezioni, col solito "lei non sa di cosa parla". Le obiezioni (tra le infinite altre) qui portate sono divisibili in due famiglie, e si possono riassumere così:

1) La valutazione di un insegnante sarà sempre estremamente imprecisa, perché afflitta dalla vaghezza nella definizione del parametro da misurare, dalla sua varianza elevata e dalla difficoltà nella stima della stessa; dalla imprecisione del metodo di misura di quel parametro, infine dalla numerosità insufficiente del campione disponibile.
Un calcolo a cazzotto l'ho già fatto, con tutte le assunzioni semplificative possibili. Nel caso del mio esempio sopra, la numerosità minima è circa 350 unità. Se una classe ha 25 studenti (e ne hanno di meno) 350 studenti sono 14 classi. Un insegnante di Italiano in un anno ne ha due.

2) L'insegnante bravo non è solo quello che trasmette nozioni e insegna a risolvere esercizietto di matematica, o a rispondere a dei quiz dopo la lettura di un testo. Soprattutto nella scuola secondaria, soprattutto per materie come l'italiano, l'insegnante è bravo se sa motivare, se sa trasmettere passione e metodo, e se sa chiarificare concetti.
Troppe sono le qualità fondamentali del buon insegnante che il test (per sua natura, non perché mal concepito) non può misurare. Valutare gli insegnanti in termini di "performances" misurate in questo modo tradisce una concezione dei medesimi, e del loro ruolo, svilita e distorta. Porta (può portare, almeno) a premiare e promuovere quello che intende la formazione come il mero apprendimento di nozioni utili per fare un mestiere, poco più che l'addestramento di una scimmia; e a punire e ricacciare indietro quello che ancora vive la sua nobile professione come una missione, che prima che professore si impegna ancora nel tentativo di essere, socraticamente, un maestro.

Intanto mi scuso per l'errore ortografico sul nome... Leggere e scrivere dal cellulare non aiuta.

se trovare un sistema di valutazione quantitativo e' così difficile, si può anche passare ad una valutazione "gerarchica" fatta dal capo diretto che è quanto accade nel privato. in alternativa si possono seguire entrambi gli approcci 50% uno e 50% l'altro. Basta che un valutazione ci sia e che produca risultati (bonus/malus) tangibili in modo da stimolare tutti a fare meglio. se una parte del bonus dipende dai risultati di "gruppo", sia a livello di docenti di una singola classe sia a livello di istituto, si può rendere più appetibile un trasferimento sud-nord per entrare a far parte di un gruppo "migliore". Ovviamente con possibilità di allontanamen degli elementi non all'altezza. 

vedo

giovanni federico 12/8/2016 - 15:31

che siamo d'accordo. Un test è necessario. Poi discutiamo come farlo. Lo dica ai sindacati dei professori (e risparmiamoci la retorica all'Attimo fuggente/Scuola di Barbiana)

davvero non sa che gli scatti di anzianità sono previsti contrattualmente? e che, per inciso, il principio di una progressione incrementale dello stipendio in linea con l'anzianità non sono è specificità della PA italiana, ma esiste in tutto il mondo, nel pubblico e nel privato... o davvero è convinto che un operaio della General Motors con 30 anni di anzianità guadagni quanto uno appena entrato?

Sono previsti contrattualmente e per questo sono giusti? Anche la schiavitù era prevista dalla costituzione americana (un documento lievemente più 'pesante' dei contratti di lavoro)

Sono un residuo del 19 secolo, adatti ad un lavoro ripetitivo in un quadro tendenzialmente di impiego a vita e con una forte componente di on-the-job-training. Non più adatti all'economia del 21 secolo e dovrebbero essere aboliti e sostituiti con stipendi differenziati a seconda della performance dei lavoratori, che dipende dalle loro capacità e dal loro impegno. Se un giovane è più bravo e lavora di più perchè deve essere pagato di meno?

Nella mio settore - lo sviluppo di software a livello aziendale - c'è attualmente un fortissimo dibattito CONTRO i premi di produttività individuali.

Il motivo è che, essenzialmente, tendono a premiare risultati di breve termine misurabili immediatamente, contro risultati di lungo termine più difficili da misurare, ma molto più importanti per l'azienda.

Per esempio, se si premia la capacità dello sviluppatore di consegnare entro le deadline, lo sviluppatore tenderà a ridurre l'attenzione alla qualità di quanto fa e a cercare di chiudere la consegna e basta.

Questo introdurrà difetti, che renderanno il prodotto molto più costoso da manutenere e da evolvere. Tuttavia siccome questi non sono elementi immediatamente visibili, vengono ignorati fino al momento in cui cambiare qualsiasi cosa nel prodotto ha costi enormi.

Inoltre in un mondo dove la gente tende a cambiare lavoro rapidamente si possono facilmente sviluppare comportamenti predatori - ti do quello che mi paga il bonus, e siccome entro tre anni cambio lavoro le rogne se le smazza quello che viene dopo di me.

è per disegnarli meglio. E ovviamente ciascun disegno ha i suoi vantaggi ed i suoi difetti. Qualcuno propone, in questo dibattito, l'assunzione a vita con scatti di anzianità senza valutazione? Sarei veramente interessato

((Mi rendo conto di stare andando molto OT, non sono sicuro che quanto segue sia di interesse nella discussione))

In questo dibattito i problemi che ci si pongono sono come evitare che l'uso di sistemi di rewards individuali distruggano la performance di team, o inducano i singoli a lavorare per la performance anzichè lavorare per il vantaggio economico dell'azienda.

Quello che viene riconosciuto è che la dirigenza ha visibilità degli obiettivi strategici, ma la persona direttamente sulla front line ha una visione più completa di cosa sta accadendo, e quindi può bilanciare momento per momento l'obiettivo strategico con l'esigenza contingente.

E' aperto il problema di come ristrutturare questi sistemi di compensation. Nel mondo Scrum si sta puntando fortemente a spostare l'onere di gestione - e quindi anche di decisione - direttamente sui team.

Tutto ciò per dire che sistemi flat di compensation non sono necessariamente negativi rispetto ad altri in ambiti dove è importante il risultato complessivo e meno la performance del singolo attore.

Per completezza, in tutti questi sistemi si sottolinea come sia importante eliminare rapidamente le persone a bassa performance, o che non intendono collaborare con il team. L'assunto è binario: o la persona ha voglia di lavorare, e allora vanno rimossi gli ostacoli alla sua performance, oppure non ne ha, e allora è inutile.

E se posso aggiungere - per esperienza personale su questo sono d'accordo il 100% dei dipendenti pubblici con cui ho parlato. C'è molto scetticismo sulla valutazione delle performance, ma nessuno vuole manifesti fancazzisti intorno.

Qualche riferimento.

Un esempio di Scrum come modello di riferimento.

https://www.infoq.com/articles/large-scale-scrum-jomorgan

Un articolo di HBR sul problema con i ratings:

https://hbr.org/2015/09/why-more-and-more-companies-are-ditching-perform...

Sui team e su cosa favorisce la creazione di team ad elevata capacità c'è poi il classico Peopleware, di Tom de Marco.

credo dipenda dai casi. Se ne può discutere serenamente, sapendo che nessun meccanismo di vlautazione è perfetto e che esistono pro e contro.

Sull'opinione dei dipendenti pubblici non saprei. Dipende anche dagli incentivi - se con la valutazione si ottiene qualcosa probabilmente la percentuale dei favorevli si alzerebbe. In media sono scettico, anche da esperienza universitaria (dove la valutazione c'è)

io ho 5 scatti di anzianità su 10 anni nella stessa azienda. Il mio cedolino di luglio dice che il valore di questo scatti e' di ben 75€. Fortunatamente nel tempo ho avuto aumenti di stipendio legati alle mie performances decisamente superiori... Anche io sviluppo software e i bachi, interni e a maggior ragione trovati dal cliente, sono una delle misure della qualita' e produttività del team.

Su uno stipendio di 1000 euro 75 euro sono il 7.5%. Ovviamente se ne prendi 3000 la cosa è già differente.

Poi è ovvio, se consegni un prodotto che ha un difetto evidente la cosa si tocca subito. Il problema è "quanto ti costa fare un sistema che non ha il difetto" e subito dopo "perchè ti costa tanto". E lì si inizia a lavorare sugli aspetti di qualità del processo.

Ma se sviluppi software da un po' ti sto raccontando cose che sai benissimo.

Una laurea in ingegneria e 10 anni di esperienza, spero che nessuno guadagni 1000€ lordi in queste condizioni, altrimenti mi sentirei in dovere di rinfondere mio padre per quanto speso in studi eccetera. Quello che però intendevo e' che non sono gli scatti di anzianità a far crescere in maniera sostanziale le retribuzioni di un laureato, altrimenti vale quanto detto prima, dovrebbero rimborsare i genitori per quanto speso per gli studi.

Non mi risulta che il rapporto di schiavitù fosse disciplinato da un insieme di regole sottoscritte liberamente dai rappresentanti degli schiavi e degli schiavisti, per cui il suo esempio non c'entra proprio nulla. Se è un residuo del 19 secolo, perché datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori, nel pubblico e nel privato, in tantissimi regioni, paesi, e continenti diversi continuano a inserire nei loro contratti di lavoro delle clausole che prevedono incrementi salariali legati all'anzianità di servizio? se esistono e sono così diffuse, qualche motivo ci sarà. Così su due piedi, mi sembra ad esempio che possa essere uno strumento per  ridurre il turn over, e premiare la fedeltà del lavoratore nei confronti dell'impresa.

 

è possibile che in alcuni casi gli scatti di anzianità siano utili  a ridurre il turn-over e premiare la fedeltà. E' possibile che ci siano sistemi più efficienti per ottenere lo stesso sistema (p.es. aumenti  specifici legati alla producttvità). Bisogna vedere caso per caso. Io sono convinto che nell'amministrazione pubblica siano dannosi e da abolire. Lei mi dimostri il contrario.

L'esempio della schiavitù è sicuramente estremo. Ma lei è proprio sicuro che tutti i dipendenti  pubblici preferiscano gli scatti di anzianità a premi di produttività ben distribuiti? Io spero di no, anche perchè se così fosse, sarebbe una conferma dello stereotipo dello statale fannullone. 

ma davvero?

Luca Logi 15/8/2016 - 11:34

Considerato il livello medio dell'imprenditoria e della dirigenza italiana, è meglio (nell'interesse della sopravvivenza della nazione e delle aziende) se alle dirigenze viene tolto potere discrezionale piuttosto che affidarne di maggiore. Quante volte si vede premiare la fedeltà anche stupida al boss piuttosto che la competenza? E non solo nel pubblico, ma anche nel privato.

Ci sono comunita' pauperistiche e comunita' floride. Fare lavori che contribuiscono alla comunita' crea comunita' floride. Fare lavori che non contribuiscono crea comunita' povere. Il tono dell'articolo e' molto forte, ma il senso e' questo. Se lo stato ti paga per fare un lavoro non richiesto vicino a casa dei tuoi genitori, stai contribuendo alla creazione (o perpetuazione) di una comunita' povera. Se ti sbatti e ti metti in gioco, puoi contribuire ad una comunita' piu' ricca.

Cosa c'entra il liberismo? Chi e' che disprezza le comunita' (funzionali)?

Lei descrive come situazione eccezionalmente penalizzante uno stale di cose che tale non è.

I professori come qualunque altra categoria sono anche uomini e donne.

Sono uomini e donne anche quelli che fanno stage per 5-7 anni in aziende private, vengono assunti a tempo determinato e poi vengono licenziati, oppure l'impresa per cui lavorano fallisce: la coglie la differenza? Quelli che vengono stabilizzati dopo 20 anni di precariato ottengono qualcosa che un lavoratore del settore privato non vedrà mai nella vita: un posto di lavoro dal quale non si viene licenziati per un datore di lavoro che non chiude e non fallisce. Fare anticamera per un obbiettivo del genere è una precisa scelta. Lamentarsi per averlo ottenuto lontano da casa è fuori luogo nei confronti di tanta gente che si è spostata "in perdita" pur di lavorare e lo ha fatto senza lamentarsi col mondo. 

quanto all'osservzione 

Di essa dico solo che anche se nel trionfo dell'individualismo la Comunità è disprezzata, essa è ancora quel che offre protezione alle classi più deboli. 
Per farla corta: della Comunità puoi fare a meno solo se sei ricco.

è retorica spicciola: chi ha bisogno di lavorare è non è abbastanza ricco o fortunato da poter rimanere a casa si sposta per necessità.  Paradossalmente è vero il contrario di quel che dice, chi si è potuto permettere di non emigrare è "probabile che sia "relativamente più ricco di chi è stato costretto a farlo". Chi emigra? Chi resta nel borgo natio? Mediamente rimane chi può ereditare una farmacia, uno studio legale avviato, un negozio o anche... un posto al comune o in ente pubblico locale. Chi è che emigra? CHi quelle cose non ce l'ha o ben non le vuole.ù

Ho ovviamente banalizzato per rendere il concetto: non è possibile dire ex ante chi è più ricco o fortunato tra chi parte o rimane. Quel che è palesemente falso è l'idea vittimista che chi è erimasto sia disgraziato da compatire e men che meno se dopo tanta attesa vince alla lotteria solo che il premio è lontao da casa.

 Last but not least è un mito del tutto immaginario quello degli emigrati di lusso: nessuno ti raccatta dal paesello per coprirti d'oro (a meno di eccezioni quali artisti e calciatori). In genere la trafila comincia o andando a studiare lontano (spesso con sacrifici e ovviamente in perdita) o in ogni caso cominciando dal basso. Poi ci saranno dei motivi se quelli che hanno la determinazione di spostarsi spesso ottengono un successo professione e non è questa la sede per parlarne.

Mi consenta la morale alla sua prof da 1500€ non gliela fanno manager strapagati, ma persone che di gavetta e di salari bassi ne han vista più di quanto un insegnante medio della scuola italiana possa immaginare.

Ma in cosa crede che siano speciali costoro? Non crede che chi va a fare il cameriere all'estero possa avere dei figli? E chi si sposta per lavorare in banca amici d'infanzia e genirori lontani ?

Mi spiace ma non c'è niente di speciali in questi sacrifici salvo che chi si lamenta ha indubbiamente uno status privilegiato (non verrà mai licenziato e nessuno gli chiede conto di quanto e se produce) che rende particolarmente fastidioso la lamentela alle orecchie di chi di sacrifici ne ha fatti di ben maggiori e la lotteria del posto fisso non la vincerà mai

 

 

 

 

 

Ho fatto stage all'inizio, ho lavorato e lavoro tuttora per aziende private, per due volte l'azienda per cui lavoravo è fallita e son dovuto ripartire.
Questo vuol dire nulla, una situazione non diventa meno penalizzante perché c'è qualcun altro che sta peggio.

La situazione è penalizzante in base al conto economico che ho sintetizzato sopra alla carlona: lo stipendio da insegnante non è sufficiente per pagarsi un affitto più utenze più trasferimenti.

Ma la mia obiezione principale al suo articolo è che non può permettersi di fare la morale (con aria di scherno) al professore che guadagna 1500€/mese, e con quelli non può permettersi di emigrare a 50 anni, uno che è emigrato a 35 anni con uno stipendio 5 o 10 volte superiore.

Gli "emigrati" sono di due tipi. C'è (o c'era) il ragazzo del sud, che finite le medie va a lavorare in fabbrica in Belgio e si infila in un dormitorio, o quello che a 18 anni si arruola nei carabinieri e si trasferisce a Torino. Questo è un tipo.
L'altro tipo è quello che accede al mondo del lavoro dopo un investimento in formazione esteso fino alla laurea. Il professore ovviamente rientra in questa categoria. Tra questi, quelli che emigrano sono quelli che ottengono una retribuzione sufficiente per coprire perlomeno le spese di un affitto, più utenze e trasferimenti.

lo stipendio da insegnante non è sufficiente per pagarsi un affitto più utenze più trasferimenti.

questo in primo luogo è falso in secondo luogo se anche fosse vero non proverebbe nulla. Ho vissuto recentemente a Parma e le assicuro che con 4-500€ si trova alloggio più che dignitoso per cui 1500€ si vive più che decentemente (arrivano di continuo bancari assunti a 1200€ con famiglie che vivono felicemente). Con l'esclusione di luoghi particolari comme Milano centro, Roma, Capri o Venezia  con 1500€ si vive decorosamente in gran parte del territorio italiano.

Ma anche se fosse: cosa direbbe se mi laventassi di un offerta da cameriere a New York che non mi paga abbastanza per giustificare il trasferimento? Che forse dovrei guardare a qualche alternativa? Sono infitini i lavori che non pagano abbastanza da giustificare un trasferimento (e questo dipende dagli standard di vita ricercati da chi si deve trasferire) perchè quello dei professori dovrebbe essere diverso dagli altri? quando offre peraltro privilegi inconcepibili in altri contesti (non essere licenziati, non venire valutatri) 

 

 

Ma la mia obiezione principale al suo articolo è che non può permettersi di fare la morale (con aria di scherno) al professore che guadagna 1500€/mese, e con quelli non può permettersi di emigrare a 50 anni, uno che è emigrato a 35 anni con uno stipendio 5 o 10 volte superiore

Se con uno che è emigrato a 35 anni si riferisce a me è fuori strada e in ogni caso, se non coglie la differenza tra guadagnare di più per aver lavorato motlo di più, essersi trasferito con famiglia n vole ed affrontare tutti i giorni il rischio di pedere il lavoro non val la pena continuare. 

Ad ogni buon conto la morale al suo professore da 1500€ ritengo che sia in diritto di farla chiunque si sia trasferito per lavorare a fronte di carichi di lavoro e rischi ben superiori a quelli delle "vittime" che lei compatisce, mentre costoro hanno giocato in casa per molti anni e oggi come premio ottengono un posto fisso e si lamentano.

La morale perchè ogni individuo è responsabile delle sue scelte, chi in passato ha scelto di mettersi in fila per il posto fisso ed oggi lo ottiene non credo meriti la compassione da parte di coloro che si sono sbattuti e si sbattono ogni giorno che dio manda in terra un lavoro per cercarselo o per crearlo.

Non ho niente contro queste persone, ognuno è libero di fare le proprie scelte ed è condizionato dalle sue preferenze e necessità individuali.

La lamentela per il posto fisso ottenuto lontano da casa è tuttavia evidentemente fuori luogo perchè

1- l'italia è piena di gente che si sposta per lavoro, i treni AV al venerdì e domenica sono pieni di cartoni di mozzarelle tutti questi da sempre si spostano, molti di questi i 1500€ non li guagnano eppure si spostano con sacrificio delle rispettive famiglie anche in età non più giovane

2-Il posto fisso della cui ubicazione questi signori si lamentano è un privilegio, che tanti lavoratori precari del settore privato, (che non possono ottenere un mutuo per esempio) non vedranno mai

3-è il segnale di una cultura degenere dove il lavoro è una manna dal cielo che mi deve garantire lo stato e se non me lo da dove dico io ricatto il governo sul referendum questa è una delle determinati principali del declino del paese 

Lei cita

Nasissimo 9/8/2016 - 16:55

Milano cetro, Roma, Venezia. E Capri. Capri?
Quanto costa un affitto a Bologna? Qualche lettore bolognese ce lo dice? E a Torino? E a Firenze? Non so dire di Parma, ma posso parlare di Arezzo che è la mia città, ed è una piccola città di provincia senza particolare vocazione turistica (a Siena, per esempio, gli affitti sono più cari del 40%). Qui un affitto per un modesto appartamento in città (non arredato) sta sui 650/700€. Si può scendere a 450-500 uscendo dalla città, verso periferie nel raggio di 8-10 km. Ma in questo modo i 150-200€ che si risparmiano di affitto si spendono in gasolio per raggiungere la scuola (che è sempre in città, mannaggia la sfortuna).

Cosa direi, se Lei si lamentasse di una offerta da cameriere a New York che non la paga abbastanza da giustificare il trasferimento? Se Lei per diventare cameriere avesse prima sostenuto un investimento in formazione giunto fino alla laurea, e poi fosse rimasto in delle graduatorie di attesa per venti anni, facendo il "cameriere supplente" fino ai 50 anni o più, Lei avrebbe tutta la mia solidarietà.
Non si tratta di "standard di vita ricercati" (che viziati, questi insegnanti cresciuti a ostriche e Champagne) ma di coprire le spese. Secondo il conticino stiracchiato sopra da me (magari un po' esagerato, ma nemmen tanto) la professoressa di Napoli trasferita a Milano ha 1500€ di stipendio, e 1600€ di spese fisse. Quindi è costretta a rifiutare quel posto.

Di Lei non so nulla e non mi permetto riferimenti personali. Mi limito a dire che dal suo pezzo e ancora di più da questi successivi commenti traspare una concezione dell'insegnante e in generale del dipendente pubblico come di un vagabondo che ambisce solo al posto fisso, e a restare vicino a mammà, che è troppo semplicistica per poter essere accolta in questi termini.
Poi, come avevo scritto, riconosco anche che la questione si innesti su un noto, antico, vasto e complesso problema culturale (cioè: in quel che Lei scrive c'è del vero); ma credo che andrebbe affrontata in una chiave un po' diversa, con pose meno draconiane e minore acredine verso la categoria.

Mi limito a dire che dal suo pezzo e ancora di più da questi successivi commenti traspare una concezione dell'insegnante e in generale del dipendente pubblico come di un vagabondo che ambisce solo al posto fisso, e a restare vicino a mammà, che è troppo semplicistica per poter essere accolta in questi termini. 

Conosco bene insegnanti e dipendenti pubblici. Lo è stata mia madre, che viaggiava quando ero piccolo e lo è mio fratello che si è trasferito con la famiglia anni addietro riuscendo a sopravvivere degnamente al nord, senza lettere ai giornali.

Non ho preconcetti verso la categoria, che annovera veri e propri missionari che lavorano bene senza avere alcun incentivo a farlo. 

Ho invece diverse congettuere, espresse nel pezzo ironico su un sottoinsieme di questa categoria:

si tratta dei cosiddetti "chiagne e fotte"

si tratta di persoen che hanno scelto di non muoversi in passato (per quanto dettata da necessità si tratta sempre di scelta), si sono potuti permettere il lusso di scegliere (poichè la dove a necessità è forte si emigra a qualunque condizione) oggi hanno il privilegio di un posto fisso e si lamentano insultando gli altri che di scrifici ne han fatti senza polemiche. 

Riepilogo il mio orgomento: era noto fin da principio quale sarebbe stata la retribuzione come pure la possibilità di inserimento lontano. Se alla lotteria si è vinto il secondo premio invece del primo ci son disgrazie peggiori e consentirà un pò di fastidio in chi ogni giorno che dio manda in terra il lavoro se lo deve cercare o inventaro ovunque, anche col sacrificio della propria famiglia, per mantenere con le sue tasse le signore che storcono il naso di fronte al posto fisso troppo lontano.

rispondo in commenti a parte all'investimento in università e al problema delle locazioni

Solo il fatto che continui a parlare di "privilegio" e di "vincere alla lotteria" francamente non lascia dubbi in proposito. Intanto, che privilegio, esattamente? il Governo si sta adeguando ad una sentenza della Corte di Giustizia Europea, la sentenza Mascolo del 26 novembre 2014. Ottenere il rispetto della legge da parte dello Stato da quando è diventato un "privilegio", e non diritto di ogni cittadino? il principio alla tutela Giurisdizionale è un Principio costituzionale, ed è il fondamento di ogni Stato di Diritto. Altro che privilegio. Per quanto riguarda poi il "vincere alla lotteria" qua siamo veramente al delirio. quale sarebbe la lotteria? per dei laureati, spesso con molti anni alle spalle di servizio, arrivare a prendere 1400 euro al mese per fare un lavoro psicologicamente molto usurante e socialmente squalificato sarebbe "vincere alla lotteria" ? cosa è una barzelletta? non è stata già dequalificata abbastanza la figura dell'insegnante, socialmente e economicamente? e poi magari ci lamentiamo della qualità degli insegnanti non è abbastanza elevata, ma per quale caspita di motivo i migliori, i più capaci e ambiziosi, dovrebbero scegliere questa strada? Quanto all'argomento che "si sapeva fin da principio"... ma manco per idea. Si sapeva fin da principio che andando al nord, si sarebbe fatto meno precariato e si avrebbe avuto prima la stabilizzazione, mentre restando al sud la stabilizzazione sarebbe arrivata dopo ma almeno vicino a casa. Si tratta di due scelte legittime, non è che una è moralmente superiore all'altra, e se si cambiano le regole a partita in corso chi ha fatto la seconda scelta ha diritto a risentirsi (in molti casi, poi, il restare vicino a casa non è una scelta, davvero non sa che il corpo docente è formato in gran parte da donne, sulle quali in Italia continua a ricadere la cura dei famigliari non autosufficienti? ma davvero dove vive?).

La famosa sentenza europea contro l'abuso di precariato non stabilisce che il posto di lavoro debba essere sotto casa.

Inoltre, molti degli inseriti in GAE non hanno subito l'abuso di precariato (>3 anni) e tra i vincitori di concorsi ce ne sono tanti che non hanno mai nemmeno lavorato come insegnanti, o lo hanno fatto poco. Una cosa buona del concorso, che comunque non è 'sto granché di sistema, è che almeno ha dato chance ai giovani preparati, il merito giace nelle conoscenze che hanno e non negli anni sul groppone.

sia una riforma pessima, siamo d'accordo, non dico certo il contrario, e il fatto che siano riusciti ad assumere gente che non aveva mai insegnato ne è la riprova. Il concorso pubblico è l'unico strumento costituzionalmente previsto per accedere al pubblico impiego, tutto il resto non dovrebbe neanche esistere. Poi naturalmente si possono discutere le modalità di selezione dei candidati, che sono assai migliorabili secondo me.

La costituzione dice che i dipendenti statali vanno scelti via concorso, ma non dice da nessuna parte che i concorsi debbano essere procedure pletoriche ed inefficienti. Basterebbe far bandire i concorsi alle singole scuole per i posti di cui hanno bisogno.

Assumere gente che non ha mai insegnato non è né può essere un problema, visto che uno non nasce insegnante.

Non li hanno mica obbligati a fare l'insegnante. Potevano studiare altro. Hanno messo più cose sui piatti della bilancia e hanno scelto quello pur conoscendo lo stipendio. Oltretutto, se abito a Seregno (MB) e mi assegnano il posto a Milano sud, probabilmente devo cambiare casa comunque pur distando circa 30km dal luogo di lavoro. A queste persone lombarde 1400€ bastano e avanzano? Va bene che non devono prendere l'aereo 2-3 volte l'anno ma gli amici e il quartiere lo salutano lo stesso. 

Stella sul corriere riporta 14000 insegnanti in esubero al sud e 16000 mancanti al nord. Con questi numeri c'è poco da fare. O qualcuno si sposta o cambia lavoro.

Lavorare per qualcuno che non può fallire è un privilegio. 

Lavorare senza la possibilità di essere licenziato è un secondo privilegio

Lavorare senza alcuna misura della propria performace è un terzo privilegio.

Chi lavora nel privato (e son quelli che con le loro tasse pagano gli stipendi dei privilegiati) questi privilegi non ce li ha. Cos'è che è così complicato da capire???

Lei scrive

er quanto riguarda poi il "vincere alla lotteria" qua siamo veramente al delirio. quale sarebbe la lotteria? per dei laureati, spesso con molti anni alle spalle di servizio, arrivare a prendere 1400 euro al mese per fare un lavoro psicologicamente molto usurante e socialmente squalificato sarebbe "vincere alla lotteria" ? cosa è una barzelletta? non è stata già dequalificata abbastanza la figura dell'insegnante, socialmente e economicamente? e poi magari ci lamentiamo della qualità degli insegnanti non è abbastanza elevata, ma per quale caspita di motivo i migliori, i più capaci e ambiziosi, dovrebbero scegliere questa strada?

dunque non coglie che non è rilevante quante lauree o anni abbia una persona  alle spalle (variabile che non ci fa sapere se quel tempo è stato trascorso a dedicarsi alla professione o a leggere il giornale posto che non esiste alcun controllo di merito) bensì quali alternative esistono?  Se non ci sono alternative, ossia nessun altro è disposto a pagarti per fare quella cosa allora i 1500 o 1000€ che ti da lo stato sono una grazia perchè in assenza di questo intervento non avresti alternative. 

La grazia si qualifica poi come premio alla lotteria se teniamo conto dei privilegi elencati nell'altro commento. Gli altri lavoratori possono essere licenziati o possono sperimentare il fallimento (o la chiusura) del proprio datore di lavoro. Chi è protetto da queste eventualità ha vinto alla lotteria 

Scrive

Quanto all'argomento che "si sapeva fin da principio"... ma manco per idea. Si sapeva fin da principio che andando al nord, si sarebbe fatto meno precariato e si avrebbe avuto prima la stabilizzazione, mentre restando al sud la stabilizzazione sarebbe arrivata dopo ma almeno vicino a casa. Si tratta di due scelte legittime, non è che una è moralmente superiore all'altra, e se si cambiano le regole a partita in corso chi ha fatto la seconda scelta ha diritto a risentirsi (in molti casi, poi, il restare vicino a casa non è una scelta, davvero non sa che il corpo docente è formato in gran parte da donne, sulle quali in Italia continua a ricadere la cura dei famigliari non autosufficienti? ma davvero dove vive?).

ma si rende conto che ogni giorno che dio manda in terra i lavoratori del settore privato (anche le donne e quelli che hanno disabili etc) si trasferiscono per lavorare, accettano di vivere con 1200€ al nord (restando al settore pubblico, i comuni del nord, per dire,  sono pieni di persone laurate che si sono trasferite e vivono dignitosamente)? Gli altri ce la fanno. Gli altri lavorano di più e con rischi maggiori e spesso guadagnano anche meno.

La sua compassione è campata per aria e basata  sul nulla.  Basti pensare semplicemente agli altri professori che senza clamore si sono trasferiti negli anni passati. 

I prof di cui ha compassione hanno sbagliato i conti? Son cambiate le circostanze? Questa è la normalità del mercato di lavoro dove le imprese falliscono e dove se non produci ti licenziano. Ma a chi lo racconto, visto che coloro che han vinto la lotteria del posto fisso si lamentano se è troppo lontano da casa?

Si potrebbero semplicemente spostare gli studenti.... del resto si fa anche in Amerika

si potrebbe istituire un numero chiuso in tutte le scuole sulla base degli insegnanti disponibili. Gli altri possono trasferirsi altrove e/o rinunciare ad andare a scuola.

 Si potrebbero semplicemente spostare gli studenti.

Si é sempre fatto anche in Italia.

Alle medie, avevo compagni di 3 comuni (i 2 di Marettimo e quella di Favignana vivevano con parenti o facevano avanti e indietro con l'aliscafo).

Alle superiori, avevo compagni di 8 diversi comuni.

All'universitá di Palermo avevo colleghi di decine di comuni di almeno 5 diverse province.

Al Politecnico di Milano avevo colleghi di quasi tutte le regioni italiane (forse mancava la Val d'Aosta).

In tutti e 4 i casi non ero residente nel comune sede della scuola (mi é capitato solo alle elementari).

Leggo questa notizia di OS, che fa notare che gli insegnanti che non hanno ottenuto i trasferimenti possono liberamente scambiarsi le cattedre, privatamente. Già avviato gruppo su facebook.
Io sono INFURIATO. 

http://www.orizzontescuola.it/news/mobilit-docenti-si-scambiano-cattedra...

Vengono prese per il sedere persone che andranno a lavorare molto lontano dalle proprie famiglie per uno stipendio decisamente scarso.

Non mi piace sfotterle considerando che prendo molto più di loro e che ho molte più opportunità di loro.

E tutto sommato si tratta di persone che - nei loro limiti - hanno contribuito a far progredire il Sud del paese.

Vengono prese per il sedere persone che andranno a lavorare molto lontano dalle proprie famiglie per uno stipendio decisamente scarso.

Personalemente io mi sento insultato da questo tipo di osservazioni oltre che ovviamente dalla lettera.  Io sono 20 anni vivo e lavoro lontano da dove sono nato e la mia famiglia con 2 bambine di 2 e 5 anni non è ancora riunita. Ogni giorno che dio manda in terra devo guadagnarmi da vivere perchè se non produco, non mi pagano, se non mantengo i clienti e ne trovo di nuovi non ho di che vivere. Con le mie tasse mantengo tanti dipendenti pubblici meritveoli di aver votato la persona giusta al momento giusto e con i miei contributi mantengo tanti pensionati meritevoli di essere nati nel momento giusto. Se guadagno qualcosa più di questi signori è perchè ho lavorato e lavoro molto più di loro e mi assumo un rischio impreditoriale di cui loro ignorano l'esistenza. 

La gente normale che per scelta o per necessità affronta ogni giorno i costi umani ed economici di rimanere distante dai propri affetti rischiando e lavorando nel settore privato non può che sentirsi insultata da questo tipo di ragionamenti che vittimizzano chi ha vissuto a casa propria aspettando un posto pubblico e si lamenta quanto lo ottiene a distanza. 

E tutto sommato si tratta di persone che - nei loro limiti - hanno contribuito a far progredire il Sud del paese.

Non mi è affatto chiaro in che modo costoro avrebbero contribuito al progresso del sud. Portando avanti la cultura che il lavoro bisogna aspettare che caschi dal cielo come la manna invece di crearlo o di andarlo a cercare?  






 

 

Ho fatto anche io l'imprenditore - con scadente successo, quindi so qual è la differenza fra fare l'imprenditore e fare il dipendente. E anche se mia moglie e mio figlio sono qui, quasi tutti i miei parenti sono molto lontano.

Lavoro da anni in imprese private, e non mi aspetto di avere lo stesso lavoro tutta la vita.

Non ho nessun problema che una persona debba andare a lavorare lontano, e - nel caso del pubblico impiego - è facilissimo che questo debba avvenire per ragioni demografiche o contingenze naturali.

Detto questo, le persone in questione andranno a prendere MOLTO meno di me, e anche se lavorassero benissimo non avrebbero nessuna reale prospettiva di guadagnare di più. Io non trovo argomenti su cui sfotterli.

Quanto al progresso del Sud - io vengo dal Sud, e mi ricordo un po' di cose.

Mi ricordo, per esempio, che le donne maggiorenni non potevano uscire da sole negli anni ottanta. Mi ricordo che si diceva che la donna che andava a studiare all'università era di "facili costumi". Mi ricordo che lo studio era disprezzato.

Quindi sì, ritengo che queste donne abbiano lavorato per ottenere un titolo di studio, che permettesse loro di migliorare la loro condizione economica e rendersi indipendenti.

E in un paese che ha scarsi tassi di lavoro femminile e di laurea lo ritengo un progresso.

Detto questo, le persone in questione andranno a prendere MOLTO meno di me, e anche se lavorassero benissimo non avrebbero nessuna reale prospettiva di guadagnare di più. Io non trovo argomenti su cui sfotterli.

Guardi neanche a me piace sfottre. Ho deciso di dare un taglio umoristico perchè il carattere grottesco della discussione non mi pareva prestarsi a toni seri. Io non so quanto guadagni lei ne esattamente quanto guadagnino loro. Incontro tuttavia centinaia di persone in treni, aerei e autobus. Si spostano per lavorare. Quelli che vanno a fare i poliziotti o gli impiegati comunali presumo guadagnino nello stesso ordine di grandezza. Per me è perfettamente legittimo lamentarsi di un disagio che peraltro viene percepito differente mente a secanda dei casi e delle circostanze. 

Quel che trovo grottesco è che in un paese nel quale in tanti si spostano per cifre anche modeste pur di lavorare e si spostano anche rischiando di perderlo il lavoro costoro che rispetto agli altri hanno il privilegio di aver ottenuto un "posto fisso" si lamentino per la distanza. Se i salari son quelli che sono ci sono diversi motivi (non ultimo il mantenimento di un eguaglianza nominale a fronte di rilevanti differenze nel livello dei prezzi tra zone del paese).

Non riesco a non trovaere oltraggiose le lamentele di chi ha scelto di non muoversi per tanti anni e poi, ottenuto l'agognato inserimento per cui era in coda si lamenta della distanza. 

Quanto al discorso del sud anche io ci sono nato e ci torno abbastanza di frequente. Una delle determinanti dell'arretratezza del nostro meridione a mio modesto avviso risiede appunto nella cultura che il lavoro deve portarlo qualcuno, magari il politico da ricattare sui referendum, 

Ne ho scritto qui

http://noisefromamerika.org/articolo/cari-conterronei-facciamo-presto-so...

Non entro nel merito della discussione, non conoscendo in maniera sufficientemente approfondita l'argomento in questione. Quello che mi ha sempre colpito del mondo della scuola è l'abisso che si crea tra i concorsi e il precariato. C'è gente che lavora stabilmente, con contratti precari, da decenni pur non avendo mai vinto un concorso. Non è aberrante? O sono all'altezza di svolgere decentemente il lavoro che fanno (da decenni) e allora il concorso si traduce in un'inutile orpello burocratico o non lo sono e allora non dovrebbero lavorare, nemmeno con contratti precari, o sbaglio? Siamo davvero sicuri che i concorsi e le graduatorie siano fonte di merito e imparzialità e selezionino gli insegnanti migliori, quelli più bravi a insegnare? Io qualche dubbio ce l'ho, ma forse sono prevenuto.

certo

francesco rocchi 10/8/2016 - 07:15

certo che siamo sicuri: non sono fonte di un accidente di niente. Il concorso un minimo di scrematura la farà pure, perché effettivamente non lo si passa senza avere qualche conoscenza e con un minimo di capacità di base.

Però in genere è mal pensato, mal organizzato e mal realizzato, per cui alla fine non credo sia poi così analitico nei suoi risultati. Se poi invece di un numero più o meno ristretto di vincitore si assumono tutti gli idonei, è chiaro che la selettività cala paurosamente. L'anno di assunzione in ruolo diventa peraltro un indice di qualità: siccome gli idonei vengono assunti di anno in anno scorrendo la graduatoria, ogni anno che passa la qualità dei docenti scende.

Ovvero: come l' avversione alla concorrenza funzioni come  i prioni: reazione a catena di degenerazione. Se insegnassi per dire matematica al sud, potrei anche dire "sta bene, vado a lavorare a Gorizia, però esigo da questo sistema: che gli affitti non siano proibitivi/i mutui concessi (e quindi massacriamo gli occupanti senza titolo, gli ufficiali giudiziari corrotti, la legge dell' equo canone, le burocrazie che negano le licenze edilizie, il ministero della Difesa e le Ferrovie che non privatizzano, ..., le banche che non dano mutui perchè diventano macchine dove un software che applica "Basilea 35 la vendetta" tra l' altro manderebbe i settoristi a casa, ma non è così), che i trasporti non siano da 3° mondo (avete mai fatto un Roma-Ancona in treno ? No, eh ? Beati voi !), che detenere ed usare una macchina non sia attività da Sultano del Brunei, e poi, sull' abbrivo di ciò denuncerei alla Procura della Repubblica un sistema dove i libri di matematica DELLA SOLA 3A MEDIA sono composti da 486 pagine e cambiano (una virgola qua e là) ogni anno, e quindi qualcuno fa comparaggio con gli editori (spero, più rispettabile disonesti che cretini). Magari esigerei un sistema dove chi vale viene coperto d' oro, e chi non vale viene buttato fuori, dove si fanno gli atti e si porta via la casa ai genitori di chi allaga le aule all' inizio delle vacanze di Natale. MA CHI 'MMOFFAFA' ? Anzi, dopo aver difeso questo  sistema, adesso ne approfitto e mi metto in malattia, e solo perché sono maschio, ché alle donne la lettera di assunzione a tempo indeterminato nello Stato provoca subito una gravidanza. Evidentemente è una lettera del c...zo.

Postilla

michele boldrin 12/8/2016 - 20:43

Terminata la solidarieta' ai deportati, va anche aggiunta una postilla.

Caro "deportato che rifiuta la deportazione", ora che hai raggiunto l'obiettivo di startene a casa vicino alla mamma, e' bene che tu sappia che questa tua "vittoria" si deve al fatto d'essere un parassita che vive in un paese dove non e' l'unico ma solo uno fra i milioni di parassiti distribuiti ovunque e tutti con lo stesso "datore di sussidio": lo stato in una delle sue articolazioni. 

Hai avuto ragione a lamentarti: dovresti essere solo tu a fare il parassita, gli altri dovrebbero fare tutti il loro dovere per farti vivere bene.

Invece, cosa vuoi, hanno imparato da te e da quelli come te e si sono, negli anni, adeguati. Ora son tanti a fare i parassiti e saranno sempre di piu'. Vedetevela fra di voi. Come avrai notato quella minoranza capace di far qualcosa di utile e con la volonta' di farlo se ne sta andando altrove ad un ritmo sempre maggiore.

Benvenuto, parassita, nel paese di quelli come te. L'hai voluto? Goditelo. Tanto, sei vicino alla mamma, alla moglie, al marito, ai figli, agli amici del liceo e vivi nel paesello piu' bello del mondo.

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