La lezione spagnola che non piace agli italiani

Come anticipato nell'ultimo post di Alberto esiste una via per mettere in sicurezza il sistema bancario italiano senza far necessariamente pagare il conto ai contribuenti: in breve, fare come in Spagna. Proviamo ad illustrarla dopo aver chiarito perché, invece, quella adottata dal governo porta solo ad ulteriori, futuri disastri.

Per articolare questa tesi partiamo da un riassunto della nostra interpretazione dei fatti.  

1) Una parte rilevante del sistema bancario italiano è di fatto in situazione di quasi fallimento: il capitale sociale di varie banche non appare in grado di coprire le perdite da contabilizzarsi qualora l'ammontare di crediti non esigibili (NPL) e di crediti incagliati fosse ascritta in bilancio a valori di mercato. Questo vale con ogni probabilità per MPS, BPVI, Veneto Banca, Banco Popolare, eccetera, e forse anche per Unicredit ed altre minori. Non è possibile fare affermazioni precise a questo proposito, anche perché i valori di mercato di NPL e crediti incagliati non saranno noti fino a che non si ricorra realmente al mercato e questo è quello che il sistema bancario - ed il sistema politico che lo supporta - ha disperatamente cercato di evitare fino a questo momento. 

2)  Le pessime condizioni del sistema creditizio italiano sono in essere da almeno un decennio; la sua paralisi è la causa principale di una recessione-stagnazione che in Italia sembra esser diventata permanente. La crisi economica degli ultimi sei anni ha aggravato ulteriormente le condizioni di molte banche. Tale situazione è stata colpevolmente occultata da tutte le parti coinvolte, Banca d'Italia e Consob anzitutto. La BCE, avendo assunto recentemente le principali funzioni regolatorie che in precedenza spettavano alla Banca d'Italia, ha scoperchiato la pattumiera fino ad ora ben tappata.

3) Esiste una procedura di risoluzione del problema - ben definita a livello europeo, concordata da vari governi italiani e dall'Italia regolarmente accettata - ma il sistema politico italiano non è in grado di accettare le conseguenze di una rigorosa e ben amministrata applicazione del bail-in. Per una semplicissima ragione: porterebbe all'azzeramento del capitale delle fondazioni bancarie e alla cancellazione dell'intreccio di potere politico-economico che controlla e governa il sistema bancario italiano da almeno 40 anni. Con esso se ne andrebbe una buona parte del controllo che i vari partiti (PD, FI e LN in primis, ma con la conquista della amministrazioni locali presto anche il M5S) esercitano su quella (residua) parte dell'economia italiana che non è già, ufficialmente o di fatto, controllata dal potere politico.

4) Come conseguenza del lungo declino e delle politiche dissennate seguite in questi due ultimi decenni, non si trova in Italia il capitale finanziario privato necessario per ricapitalizzare le banche italiane. Questo è, prima di tutto, l'ovvio e bruciante insegnamento del tentativo del Fondo Atlante (e del suo neonato fratello Giasone) di raccogliere capitale sul mercato: non ce n'è o, che è lo stesso sui mercati finanziari, nessuno si fida di mettere una lira di investimento nelle mani delle fondazioni bancarie e di questa classe politica. Questo vuol dire che, comunque la si giri, ricapitalizzare le banche a mezzo di risparmio italiano è impossibile senza l'intervento dello stato. E se le si ricapitalizza con investimenti non italiani il controllo del sistema politico sulle banche evapora. 

5) Per questa ragione l'intera classe politica italiana ed i suoi correlati bancari sono allineati e coperti dietro a Padoan, Guzzetti e l'ABI che, con Penati al controllo delle tastiere, sta provando ogni tipo di escamotage per riuscire ad usare soldi pubblici al fine di mantenere il controllo del sistema bancario: CDP, garanzie del Tesoro su acquisti NPL, Banco Posta, fondi Inarcassa e quant'altro verrà loro in mente. L'indecoroso spettacolo che si sta consumando - nel silenzio se non nella complicità estiva di media e politica - ha un solo fine: trovare soldi dei contribuenti perché la classe politica mantenga il controllo del sistema bancario.

La soluzione che si prospetta

Prima di illustrare la nostra proposta, usando l'esperienza spagnola come prototipo, vorremmo rendere chiaro al lettore cosa pensiamo la "soluzione all'italiana" si prospetti essere, almeno al momento. Ci soffermeremo solo sul caso MPS, perché è il più grave ed è quello paradigmatico. Ma l'analisi del caso MPS si può estendere, con le variazioni quantitative e di dettaglio appropriate, ad altre banche. Farlo qui, caso per caso, richiederebbe troppo tempo e sforzo di raccolta dati. Altri potranno contribuire nella discussione. Ecco i termini della "soluzione" per MPS:

  1. Le sofferenze verranno deconsolidate a valori "non troppo lontani da quelli di mercato" (annacquamento dei prezzi). Questo vuol dire che verranno cedute a valori superiori a quelli di mercato perché, se venissero cedute a essi, da un lato non occorrerebbe l'intervento di Atlante (altri sarebbero disposti ad acquisirle) e, dall'altro, le perdite che MPS dovrebbe postare a bilancio sarebbero molto maggiori. Si parla di un valore di cessione di 7,7 miliardi a fronte di un netto (valore con cui quei crediti sono oggi iscritti nell'attivo)  di 9,7 con conseguente perdita di 2 miliardi, da colmare con apposito aumento di capitale.
  2. Il patrimonio dell'istituto verrà reintegrato con un aumento non inferiore a 2 miliardi (per coprire la dismissione delle sofferenze), ma che può arrivare a 6 (2 ulteriori per dismettere una parte dei crediti problematici non ancora a sofferenza e altri 2 per il maggiore assorbimento di capitale dovuto alla revisione dei modelli di rating interno in seguito alla cessione al di sotto dei valori netti di bilancio) sul quale è quasi certo che occorra una garanzia dello stato, che potrebbe anche esserre costretto a intervenire direttamente.
  3. I piccoli risparmiatori potrebbero essere salvaguardati con un riacquisto da parte del monte delle obbligazioni con ammissione del misselling.

Trattasi di un classico "compromesso politico" a carico dei contribuenti, perchè nel più tradizionale degli schemi le perdite verranno socializzate (quando scopriremo quanto "non di mercato" è il prezzo di cessione, oltre ad eventuali necessità di intervento nell'azionariato), mentre i potenziali utili verranno raccolti dai privati a cui verrà permesso di entrare come nuovi azionisti, una volta ripulita la situazione. 

Una soluzione duratura e non a carico dei contribuenti NON passa da escamotage "creativi", tipo utilizzare la CDP facendo finta che non sia un'emanazione del Ministero del Tesoro, o armando con garanzie del Tesoro la lunga mano delle fondazioni bancarie o, peggio ancora, espropriando i fondi pensione dei professionisti per trovare capitale "privato". 

Alberto, in questo post, ha indicato che esisterebbero due strade praticabili, senza ricorrere ai contribuenti:

1. Ricapitalizzazione con fondi pubblici ma sotto il controllo esterno: l'ESM (European Stability Mechanism, o Fondo Salva-Stati) come fatto dalla Spagna nel 2012. Per chi fosse interessato ai dettagli, parliamo di Bankia e di come venne ripulita via EMS - quiqui e qui trovate ulteriori analisi prodotte al tempo da colleghi spagnoli. Sì, questo significa chiamare gli elicotteri da fuori, anche se si può fare il tutto senza mettere in mezzo il FMI.

2. Ricapitalizzazione privata, anche forzata, con riconversione di (almeno alcune) obbligazioni in azioni. Un esempio di come questo possa avvenire lo trovate nell'analisi della direttiva BRRD sviluppata da Phastidio

La seconda opzione prevede che ci siano delle perdite per gli obbligazionisti e, nel caso di MPS, il 65% di loro è costituito da piccoli risparmiatori. Ignorando in questa sede il "costo politico" in termini di consenso, paventato dal governo, può comunque avere un senso immaginare una forma di tutela basata sull'assunto che molti degli attuali detentori dei titoli li abbiano acquistati senza la necessaria consapevolezza o che, in ogni caso, abbiano competenze tecniche e propensione al rischio incoerenti con questa tipologia di asset. È un argomento debole, lo sappiamo, perché ogni qual volta si ricorre all'argomento "poveretti non sapevano quel che facevano" per coprire le perdite economiche di alcune persone non solo si crea un precedente ma ci si garantisce che anche la prossima volta non sapranno quel che fanno perché non avranno imparato la dura lezione della vita. In ogni caso, va in questa direzione la proposta di Adam Lerrick riportata da Alphaville e Phastidio, in sintesi si tratterebbe di individuare una "soglia di protezione", ad es 200 mila euro e stabilire che

  • i detentori di titoli di credito (di qualsiasi natura) per un ammontare inferiore alla soglia non subiranno perdite;
  • i detentori di titoli per un ammontare superiore alla soglia subiranno una conversione in azioni per l'importo necessario a far fronte alle esigenze di ricapitalizzazione della banca.

In questo modo si otterrebbero certamente tre risultati utili:

  1. Il sostanziale rispetto delle regole europee sul bailin.
  2. La piena protezione dei piccoli investitori.
  3. La conferma ed individuazione di un set chiaro di regole semplici per il futuro.
Questo approccio, però, ha anche tre sostanziali limiti, che sono i seguenti   1. Il problema del moral hazard dei "piccoli risparmiatori" (se 200mila vi sembran pochi, in un paese come l'Italia, allora forse gli italiani son più ricchi di quanto sembra) non viene né affrontato né risolto. Siccome l'Italia è il paese "delle Cirio" è tempo di chiedersi che metodi adottare per educare il "piccolo" risparmiatore italiano a capire che il rischio esiste e che i rendimenti non crescono sull'albero della cuccagna.   2. Gli obbligazionisti verrebbero trattati in modo differenziato perché, fondamentalmente, si modificherebbero retroattivamente le regole del bailin per avvantaggiare solo alcuni di loro. Il vantaggio di alcuni creditori, in un fallimento, è uno svantaggio per gli altri visto che, in questo caso, la torta da dividere è fissa.    3. Ammesso, ma non concesso, che la conversione delle obbligazioni in azioni soddisfi le necessità di capitale (assunto che con "obbligazioni" non si intenda anche "conti correnti", nel qual caso basterebbero ma allora saremmo di fronte ad un altro problema molto serio: sarebbe necessario un "corrallito" per condurre in porto l'operazione) rimane il fatto che, con questa procedura, si rischia di lasciare le banche italiane in mano alla stessa genia di personaggi che l'hanno mal-gestito durante gli ultimi 40 anni. E questo è un difetto grave.

In questa sede vorremmo, quindi, perorare la causa dell'ipotesi 1 (proposta, da quanto intendiamo, condivisa anche da Francesco Daveri in una intervista a FT) perchè - al di là delle preoccupazioni contingenti sui "piccoli risparmiatori", che sembrano sempre di più la foglia di fico usata per proteggere ben altri interessi - si tratta dell'unica soluzione che consente di riformare radicalmente gli istituti eliminando radicalmente i meccanismi (e buona parte degli attori) che hanno portato al dissesto attuale ed esorcizzando definitivamente il fantasma del moral hazard che, decenni di storia ce lo insegnano, impesta il sistema bancario italiano. Sul perché siano necessarie soluzioni radicali - che passano per una ricapitalizzazione sostanziale, cambiamento del management e tempi sostanziali di riaggiustamento - si veda questo ottimo articolo, che usa proprio i recenti eventi italiani per argomentare il punto.

Infine,  la soluzione da noi proposta avrebbe anche un altro vantaggio, anzi ne avrebbe altri due fra loro interconnessi: permetterebbe di risparmiare sull'emissione di debito pubblico italiano necessaria a ricapitalizzare le banche ed imporrebbe un controllo esterno al nostro sistema politico sulle procedure di nazionalizzazione, ricapitalizzazione e vendita sul mercato. Due vantaggi non da poco.

Riassumendo: una nazionalizzazione dell'istituto, soggetta al vincolo esterno ESM, con percorso di risanamento chiaro e successiva cessione consentirebbe di

  1. Limitare l'impiego di capitali pubblici: azzerando azionisti e obbligazionisti l'unico esborso immediato sarebbe stato quello inerente l'eventuale indennizzo per i piccoli obbligazionisti. Il resto del capitale lo mette l'EMS e glielo si restituisce mano a mano che si privatizza, come stan facendo gli spagnoli.
  2. Valorizzare senza fretta eccessiva il portafoglio delle sofferenze scegliendo in modo razionale quale parte è più conveniente dismettere quale mantenere in gestione.
  3. Portare a termine una ristrutturazione credibile gestendone riduzioni del personale e dimissione di asset non core.
  4. Procedere alla rivendita dell'istituto con tempi e modalità tali da consentirne una valorizzazione adeguata.

La lezione spagnola

Bankia nasce nel 2010 dalla fusione di sette istituti assegnandone la proprietà ad una holding company,  Banco Financiero y de Ahorros, nella quale confluiscono gli asset illiquidi delle banche precedenti assieme ad un contributo di 4,5 miliardi da parte del FROB, il fondo di sostegno interbancario creato dal governo spagnolo per cercare di gestire la crisi delle casse di risparmio spagnole. Il FROB era, mutatis mutandis, la versione spagnola di Atlante-Giasone ed aveva la stessa finalità: lavare i panni sporchi in casa e mantenere il controllo della classe politica spagnola (tutta, da IU a PP, passando per il PSOE) sul sistema delle cajas de ahorro, ossia il 50% del sistema bancario. Il contributo FROB viene erogato a fronte dell'emissione di azioni privilegiate con rendimento predeterminato al 7,75% e scadenza nel 2015. Successivamente la nuova società viene quotata in borsa riuscendo a raccogliere circa 3 miliardi principalmente sul mercato domestico. Se il tutto vi suona familiare, avete le orecchie giuste.

La situazione rimane tuttavia critica e, tra il 2011 ed il 2012, precipita. A fine 2011 cambia il governo, che passa da PSOE a PP (Bankia, nell'ambito spagnolo, era "del PP" che controlla Ayuntamiento e Comunidad de Madrid oltre alle comunidades circostanti) ed il PP tenta l'impossibile per "salvare Bankia" così com'è. Anche perché un pezzo grosso del partito (Rodrigo Rato) ne è a capo ... In ogni caso, nel 2012 il governo è costretto a convertire i propri prestiti obbligazionari in azioni con diritto di voto, arrivando a controllare Bankia con una quota del 45%. Nonostante questo ed altri tentativi simili si arriva a sospendere la quotazione in borsa. Il rating di Bankia viene tagliato da Standard & Poors a livello di junk bond (BB+). 

A questo punto il governo spagnolo cede (se cercate in rete, a partire dagli articoli dei colleghi spagnoli linkati sopra, troverete dettagli sia interessanti che istruttivi, specialmente sul trattamento riservato poi all'alta dirigenza ed a Rato in particolare ...) ed è costretto, letteralmente, ad accettare l'intervento europeo. Viene quindi reso noto che l'istituto riceverà un ulteriore intervento di salvataggio per 19 miliardi (che si vanno ad aggiungere ai 4,5 versati in precedenza) questa volta facendo ricorso al ESM, detto anche fondo salva stati. A fronte di questo nuovo contributo viene cambiato radicalmente sia il CdA che il gruppo manageriale centrale - con l'arrivo di un team di banchieri professionisti guidato da Jose Ignacio Goirigolzarri, estranei al sistema partitico (infatti "nemici" del PP e di Rato, ma la storia, seppur interessante, sarebbe sia lunga da raccontare che solo marginalmente rilevante ...) - e delineato un percorso di ristrutturazione che implica una riduzione del 39% della rete commerciale e del 28% della forza lavoro oltre a una riduzione del capitale sociale con sacrificio degli azionisti e di svariati obbligazionisti. I depositanti vengono integralmente preservati. 

Grazie al vincolo esterno, il risanamento si rivela efficace:

  • nel 2014 il governo spagnolo ha potuto cominciare a rivendere sul mercato le proprie partecipazioni realizzando un utile, la quota dismessa è pari a 7,5% del capitale ceduto per 1,3 miliardi con un utile di 130 milioni
  • nel 2015 Bankia paga il suo primo dividendo e perfeziona la cessione di City National Bank of Florida per 883 milioni con una plusvalenza di 117 milioni
  • alla fine dello stesso tutti gli obbiettivi del programma di risanamento sono stati raggiunti con 2 anni d'anticipo

Applicazione al caso italiano

Per quanto possa apparire banale a dirsi, l'esperienza spagnola insegna che aggiungere liquido in una recipiente bucato e mal gestito può solamente rinviare il momento in cui la perdita porterà allo svuotamento totale; per fare in modo che un intervento sia risolutivo occorre condizionare l'apporto di nuovi liquidi alla riparazione della falla ed all'arrivo di un nuovo gestore, migliore del precedente. Banale, no?

In Italia in MPS di acqua ne è stata aggiunta parecchia da vari fonti (2 aumenti di capitale per 5 e 3 miliardi, vari Tremonti  e poi Monti bonds in parte convertiti in azioni) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il piano di risanamento in corso non risulta ancora credibile per i mercati, ossia per chi dovrebbe comprare le azioni MPS, come i corsi del titolo provano quotidianamente. Solo con l'introduzione di un vincolo esterno, quale appunto potrebbe essere l'intervento/contributo del Meccanismo Europeo di Stabilità è possibile immaginare che una radicale ristrutturazione dell'istituto possa avvenire in tempi certi e con obbiettivi ben definiti e credibili. Quello che vale, in modo drammatico e macroscopico, per MPS, vale anche per Veneto Banca, BPVI e molte altre che forse merita non menzionare per evitare l'impressione si voglia fare del vuoto allarmismo. 

Alle solite non servono tecnicismi complicatissimi (come taluni cercano di far credere con argomenti speciosi, tipo il "rischio sistemico" che oggi c'è e domani non c'è più a seconda di come tira il vento della politica ...) quanto la semplice ammissione che la gestione di aziende in base ad indirizzi politici produce dissesti. Nel momento in cui il governo decide di intervenire per alleviare i costi sociali di questi dissesti (e nel caso degli istituti di credito questo intervento ha in genere più argomenti in favore rispetto al caso di istituti non finanziari) dovrebbe scegliere la strada che minimizza l'esborso per i contribuenti, intervenendo in modo strutturale sulle cause del dissesto per eliminarle definitivamente e rendendo più ampia possibile la partecipazione agli eventuali utili, realizzabili al termine del processo, da parte di chi nella rinnovata banca si prende il rischio di investire.  

La nostra proposta è semplice: fare come in Spagna.  

65 commenti (espandi tutti)

Buongiorno

Sig.Ernesto 29/7/2016 - 08:18

Mi alzo e trovo questo splendido articolo. Ho solo un paio di domande: 1) Quanto costa? Che interesse ci applicano in soldoni 2) Poiche' la decisione va approvata dai membri(noi contiamo per il 17%), l'approvazione non costituirebbe un pericoloso precedente (vista la scarsa rilevanza sistemica di MpS...in teoria mi pare che da statuto l'ESM non possa proprio intervenire..) 3) Vedi punto 2)....la Germania(&followers) approva? Saluti

Il costo per i contribuenti verrà determinato nel momento in cui le garanzie eventualmetne prestate verranno fatte scattare quindi per ora non possiamo saperlo. E' tuttavia abbastanza certo che le sofferenze vengano trasferite a prezzi maggiori di mercato per cui ci si può attendere una perdita su questa operazione (o un rendimento vicino allo zero assumendo che la differenza rispetto al prezzo di mercato sia limitato all'utile netto dei compratori privati).

Il costo per i contribuenti dipenderà da quanto della perdita finirà sulle entità pubbliche come  cassa depositi e prestiti o sulle casse previdenziali (da cofermare il contributo di SGA anch'essa pubblica). Detto costo andrà poi sommato algebricamente ad eventuli gain su altre operazioni (p es se si riesce a vendere Veneto o vicenza a più di 10 cent per azione allora ci sarà un utile su quell'operazione).

CI sono poi oneri indiretti collegati al costo opportunità (i soldi che CDP e gli altri contributori mettono in queste operazioni non li prestano all'economia) degli impieghi alternativi.

Non conosco il dettaglio tecnico del livello sistemico e iMVHO credo che gli altri approvino non fosse altro che per motivi "politici".

Grazie

Sig.Ernesto 29/7/2016 - 13:09

della risposta Massimo. Provo ad argomentare le me perplessità

L’articolo , del quale condivido gran parte dei contenuti, è viziato tuttavia da una domanda mai posta.

“Cosa accadrebbe se ci ascoltassero?”

Proviamo a disegnare uno scenario compatbile:

La richiesta all’ESM va fatta dall’Italia(che all’ESM partecipa in misura del 17%) ed ammette, implicitamente, l’impossibilità di far fronte a ad un emergenza bancaria domestica.

I bond sovrani italiani come reagirebbero? Male ad opnione dello scrivente; assisteremmo ad un repentino crollo dei prezzi,innalzamento dello spread e del DEBITO ITALIANO, innalzamento del rischio sovrano in pancia alle banche domestiche

Quanto costerebbe questa operazione? Non saprei visto che per “costituzione” l’ESM non può ricapitalizzare direttamente banche di scarsa rilevanza sistemica (globalmente solo Unicredit può fregiarsi di questo status, vi è tuttavia da dire che il termine “sistemico” e’ piuttosto confuso; La Banca d’Italia ritiene che MpS sia di rilevanza sistemica NAZIONALE ma questo non implica direttamente una rilevanza nel sistema bancario europeo ) e vista la “scarsa” dotazione per questo tipo di operazioni(80mld di euro su 700mld circa a disposizione)

La voterebbero i membri del “board”? Come già detto l’Italia conta per il 17%, qui una lista: http://www.esm.europa.eu/pdf/2016_02_02_ESM_FAQ.pdf

e considerando che le banche sistemiche globalmente sono queste:HSBC, JP Morgan Chase, Barclays, BNP Paribas, Citigroup, Deutsche Bank, Bank of America, Credit Suisse, Goldman Sachs, Mitsubishi UFJ FG, Morgan Stanley, Agricultural Bank of China, Bank of China, Bank of New York Mellon, China Construction Bank, Groupe BPCE, Groupe Crédit Agricole, Industrial and Commercial Bank of China Limited, ING Bank, Mizuho FG, Nordea, Royal Bank of Scotland, Santander, Société Générale, Standard Chartered, State Street, Sumitomo Mitsui FG, UBS, Unicredit Group e Wells Fargo.

e lo scrivente conta 4 banche francesi , una olandese, una spagnola, una svedese e la big tedesca che da sola fa per dieci, la vedo dura far passare un esborso che cmq. andrebbe ad intaccare una gia’ scarna(ad opinione dello scrivente) dotazione. Potrebbe passare se si ravvisasse una contingenza simile a quella che ha visto la banca spagnola citata nell’articolo..ma così non è..è stato detto chiaramente (dai nostri amici tedeschi in primis..che hanno la vista lunga).

Inoltre, da non trascurare, ammesso che quanto ho esposto corrisponda ad una verità plausibile, vi è il problema azzardo morale. Al contrario di quanto sostenuto nell’articolo, aiutare MpS con un contributo comunitaro equivarrebbe ad europizzare le perdite di una banchetta dal blasone troppo grande e dalla reputazione troppo piccola. Direttamente tramite i contributi versati promembro ed indirettamente tramite i CDO emessi dall’ESM con un rating altissimo ma che ricorda, da vicino, i CDO di subprimiana memoria.

Ed io ne avrei abbastanza.:-)

Articolo interesante, grazie.

Ho dei dubbi per quanto riguarda l'efficacia della lezione spagnola. Se e' vero che il risanamento di Bankia sembra procedere bene (anche se, non dimentichiamolo, la banca deve essere privatizzata non oltre novembre 2017, e per ora ne e' stato venduto solo il 7.5%), lo stesso non si puo' dire per Caixa Catalunya. E' stata comprata dal FROB per 12 miliardi e rivenduta a BBVA per qualche centinaio di milioni http://economia.elpais.com/economia/2015/04/24/actualidad/1429897835_316621.html (in spagnolo, ma il punto si capisce). Perdita netta per lo stato, 12 milardi, appunto. 

Ho dei dubbi che l'intervento europeo abbia poteri taumaturgici rispetto a quello nazionale. Certamente sarebbe piu' incisivo, ed avrebbe l'indubbio vantaggio di spezzare il legame tra politica nazionale e banche, ma se una banca e' marcia, mi sembra difficile cavarci qualcosa. Se fosse stato l'ESM invece che il FROB a salvare Caixa Catalunya, temo che il risultato non sarebbe stato molto diverso.

PS: da notare che Bankia sta rimborsando gli azionisti che sottoscrissero i 3 miliardi al momento della sua quotazione.

PS2: Rajoy che annuncia trionfalmente "abbiamo evitato el rescate (cioe' l'intervento europeo)", mentre spiega che l'ESM interverra' in Bankia, e' rimasto nella storia della politica spagnola, anche per chi di queste cose ne capisce poco. Nessun leader vorrebbe trovarsi nelle stesse condizioni. Soprattutto non dopo aver ripetuto fino allo sfinimento che "le banche italiane sono sane".

CC

michele boldrin 30/7/2016 - 02:09

Michele, le cose che scrivi sono vere (if partial) ma non contraddicono, anzi rafforzano, il punto di fondo del nostro articolo. 

1) L'operazione di ricapitalizzazione di CC via FROB avvenne PRIMA dell'intervento dell'ESM, quando il governo spagnolo cercava di fare (come sta facendo ora l'italiano) tutto da solo, lavando i panni sporchi in casa. Ed infatti, han buttato i soldi. Leggermente meno di quelli che tu dici (vedi qui https://en.wikipedia.org/wiki/CatalunyaCaixa) ma 10 miliardi e qualcosa li han buttati. Appunto ... quanti ne abbiamo gia' buttati in MPS?

2)  Il nostro punto e' che la "lezione spagnola" comincia quando il governo spagnolo e' COSTRETTO a CEDERE alla realta' dei fatti e seguire i dettami UE+BCE+ESM. O, se vuoi, la lezione spagnola consiste nel fatto che se facciamo come la Spagna di prima che cedesse ... facciamo disastri, come li stiamo facendo ora e li fecero loro (anche el Banco de Espanya fece esattamente quello che ha fatto Bd'I dal 2009 in poi, loro lo fecero dal 2006 che e' quando capirono che la bolla immobiliare era finita, e sino al 2012 quando dovettere cedere: occultare, rifinanziare, non dire, non chiedere, coprire, ignorare ...)

3) Se una banca e' marcia e' marcia, appunto. L'intervento ESM, al contrario di FROB e mitologici giochetti italici, parte da quell'assunto. Accetti le perdite, cacci azionisti e management responsabile, fai pagare gli obbligazionisti che devono e ricominci da zero. Ma, nota (questo e' rilevante per l'Italia come lo fu allora per la Spagna) una grossa % del nuovo capitale viene da ESM, quindi non devi far pagare i tuoi taxpayer. E siccome ESM fa da guardiano poi devi cercare di ripagare e privatizzare come dio comanda, non son soldi ruabti e regalati al bancario di regime.

4) Bankia sta rimborsando i "truffati da Rato" (vado per slogan, manca il tempo). Vedi articoli su Nada Es Gratis for details. Mi sembra cosa buona e giusta, solo cosi' si ristabilisce la fiducia nelle banche, nei mercati finanziaria, nei meccanismi di mercato. Tieni anche conto che il management responsabile per quelle follie (Rato in primis) e' stato severamente punito. Molto severamente, trust me.

5) La tua ultima nota credo sia ironica. Certo che i mentitori dovrebbero trovarsi nella stessa situazione di Rajoy. L'unica cosa che mi duole e' che Rajoy non abbia pagato elettoralmente per quelle bugie (anche se ha pagato). D'altra parte va detto che lui era ancora meno responsabile di Renzi per quelle bugie, che erano anzitutto di Zapatero, Sebastian, Solbes e Mafo. Lui resistette solo per pochi mesi. Renzi&Co si stanno assumendo gravi responsabilita' da tre anni e passa, oramai ...

Una domanda: visto che si sbandiera che, a parte MPS, l'esito dei menzionati test è stato tutto sommato positivo e che le banche italiane sarebbero addirittura un po' sopra la media, che quindi il sistema è robusto e non dovrebbe essere oggetto di effetti domino, che senso ha pensare ad un salvataggio di MPS? Non potrebbe fallire come succede ad ogni azienda quando viene malgestita o si trova in crisi di mercato? Se non erro i correntisti sono tutelati fino a 100'000 euro e chi ha depositi (fondi, azioni, obbligazioni di società terze, cassette di sicurezza) non dovrebbe far parte della massa fallimentare (dico dovrebbe perché in Italia ... non si sa mai). Rischiano gli azionisti ed gli obligazionisti che hanno comprato asset MPS ma non se hai comprato altre azioni o obbligazioni. Perché sono un conto deposito e non fanno parte dei beni della banca.
Ricordo il fallimento (torbido) del banco ambrosiano. Le banche possono fallire. E facciamole fallire. Poi dal fallimento puo' risorgere una Nuova MPS. Perché no?

non ricordo se sia previsto questo istituto per le banche in Italia. Ma, al di là dell'aspetto giuridico-formale mi pare che da un punto di vista economico-finanziario la banca sia in `amministrazione controllata' da tempo. Fra l'altro c'è il problema dei +/- 7mila dipendenti e, come dice L. Reichlin oggi sul Corsera, il settore ha bisogno di guadagnare tempo.

Perdona, Paolo, quale sarebbe la logica di LR? Cosa vorrebbe dire "guadagnare tempo"? Che la crisi italiana e', per dire, paragonabile al temporaneo shock USA 2009-09 e che, quindi, quando lo shock verra' assorbito i valori di mercato di cio' che oggi e' illiquido (ma ancora valido) ritorneranno al livello "pre-crisi"? E' davvero questa la tesi?

LR

Paolo Biffis 1/8/2016 - 08:51

Non credo, Michele, che ci sia una gran logica economia come tu paventi, ma politica (sarei più propenso all'interpretazione di AlexCT). LR conclude infatti con questa frase:
<>.

I segni di maggiore  e minore sono anche i marker dei tag html per cui cio' che è rinchiuso tra questi segni, sparisce. Dovresti editare i messaggio, perché la citazione si è persa. Usa "  ".

Grazie

Paolo Biffis 2/8/2016 - 15:49

mille

Non credo, Michele, che ci sia una gran logica economia come tu paventi, ma politica (sarei più propenso all'interpretazione di AlexCT). LR conclude infatti con questa frase:

<quote>Il messaggio è che non c’è motivo di gioire né di entrare nel panico, ma, leggendo i numeri dello stress test insieme a quelli delle banche oggi non coinvolte nell’esercizio, dovremmo lavorare – con l’Europa – a soluzioni preventive di sistema. Affinando anche in modo non radicale gli strumenti dell’Unione bancaria si puó oggi pensare ad una formula basata su tre pilastri: ricapitalizzazione, gestione dei crediti deteriorati e riforma della «governance» che preveda l’utilizzo di garanzie pubbliche nazionali in cambio di un monitoraggio e anche una partecipazione alla gestione da parte dell’Europa. Agiamo di anticipo e apriamo un dialogo costruttivo con Bruxelles e Francoforte su questi temi. Ci conviene.</quote>

OK, ma

michele boldrin 6/8/2016 - 00:05

LR sembra fare due confusioni.

1) Gli stress test (non voglio dilungarmi, la questione e' tecnica) hanno poco a che fare con NPL e similia, sono test orientati a vedere come il pricing dei portfolios in essere reagiscono a movimenti di mercato, in particolare movimenti estremi di tassi d'interesse e liquidita'. Hanno a che fare, insomma, con il mark to market di securities che il mercato prezza. Gli NPL, come sappiamo, non sono prezzati dal mercato a meno che non siano cartolarizzati, quindi di fatto venduti e "fuori" dal portfolio delle banche che li hanno originariamente creati. Insomma, tra risultato degli stress test e risolvere il problema delle banche italiane zombies perche' hanno tonnellate di NPL in pancia da anni c'e' pochissima relazione. Ovviamente questo tutti media italiani (e non) non l'hanno spiegato e ci vorrebbe un gruppo dedicato per spiegarlo bene, richiede troppo tempo.

2) Concordo che il problema sia politico, assolutamente. Ma qui sta il problema: un obiettivo politico DEVE soddisfare i vincoli economici e questi vincoli non mi sembrano soddisfatti nel prendere tempo. Meglio: possiamo prenderlo, il tempo, tanto le banche in questione vengono di fatto tenute in vita finta via QE. Ma da circa 7 anni l'Italia ha un sistema creditizio castrato e questo sta ammazzando quel poco di economia italiana che potrebbe funzionare. Piu' passa il tempo piu' lo strangolamento diventa grave. Detto altrimenti: prendere tempo soddisfa l'obiettivo politico ignorando quello economico ed ignorando quello economico continua a strangolare l'economia reale. 

La mia interpretazione dell'articolo della signora Reichlin e' che incita ad agire abbastanza rapidamente (non in "panic mode" ma senza perdere tempo):

 

http://www.corriere.it/cultura/16_luglio_31/banche-europee-4b47935c-568f...

 

Dice infatti: Quote L’esperienza del Giappone negli anni Novanta e dell’Europa dopo la crisi del 2008 insegnano che procrastinare azioni di discontinuità volte alla pulizia dei bilanci imbastiscono il sistema e bloccano la capacità delle banche a erogare credito. Il maggiore successo degli USA rispetto all’Europa nel superare la recessione del 2008 è in gran parte da attribuire, appunto, a una rapida iniziativa di riassetto. End Quote

In effetti altrove mi hanno fatto osservare che in base Testo Unico Bancario (TUB) gli istituti di credito non sono ammessi all’istituto del fallimento. TUB è del 1993 ed io manco dall'Italia dal 1988 quindi mi ero perso 'sta perla. Perché mai una banca non dovrebbe fallire non lo so. Misteri italici ma è chiaro che si aggiunge un nuovo tassello al puzzle delle cose da cambiare in Italia.

Leggo sul Corsera di oggi (p. 9) che, in caso estremo, il CET1 di Barclays sarebbe a - 4.12%, mentre quello del BancoPopolare sarebbe a - 4,10% (se ho capito bene).

L'impatto sul CET1 2015 ipotizzando uno scenario avverso.

Pag. 15 e 16 http://storage.eba.europa.eu/documents/10180/1532819/2016-EU-wide-stress...

Impatto

Paolo Biffis 1/8/2016 - 08:53

Grazie mile della correzione. Ancora una volta: prendere con cautela le cose dei giornali

Dal 1985, in Italia, c'è il Fondo Interbacario di Tutela dei Depositi che agisce, se non ricordo male, fino a 100mile/€.
Chi detiene azioni non è, ovviamente, tutelato, analogamente chi detiene obbligazioni subordinate oltre 100mila (bail in).
Chi detiene obbligazioni ordinarie ritengo dovrebbe essere tutelato comunque.
Però tutto questo vale in caso di liquidazione della banca: fin qui, le banche liquidate sono la 4 famose; nessun'altra è ancora stata giuridicamente liquidata.

precisiamo

dragonfly 1/8/2016 - 00:08

Chi detiene azioni non è, ovviamente, tutelato, analogamente chi detiene obbligazioni subordinate oltre 100mila (bail in). 

le obbligazioni subordinate non godono di per se' di alcuna franchigia. forse è utile invece sapere che l'entità della punizione, cioè quanto valore di azioni e obbligazioni debba essere distrutto per raggiungere lo scopo di spaventare ed educare gli stakeholder bancari, pare sia l'8% delle passività. in realtà, dovrebbe essere almeno l'8%...

questo possibile dubbio per ora non è stato sollevato; nel caso delle quattro disgraziate sorelle probabilmente si sarebbero dovuto tagliare anche le obbligazioni senior, ma si è fatto finta di niente, vista anche la scarsa attendibiltà dei bilanci. poteva cmq bastare, per cominciare.

Sulle subordinate ho commesso un errore: vero, non c'è franchigia.

Se non ricordo male e se ho capito bene il senso della frase successiva, i fondi propri (capitale sociale + riserve patrimoniali + o. subordiate), che dal 1988 al 2007 dovevano essere almeno delle'8%, ora dovrebbero ammontare al 10-12% dell'attivo ponderato. Tenendo conto che i titoli di Stato dovrebbero essere ancora considerati privi di rischio. Cmq, i presidi patrimoniali negli ultimi anni si sono di molto affinati per via della prociclicità dell'indicatore- 

si sbandiera che, a parte MPS, l'esito dei menzionati test è stato tutto sommato positivo e che le banche italiane sarebbero addirittura un po' sopra la media

Sulla questione della banche preferisco di gran lunga leggere anziché scrivere, però consentimi un appunto: a quanto pare la velina ha funzionato e si leggono ovunque robe tipo questa. Ma riflettiamoci un secondo, fare questi confronti non ha senso. E' come dire che a parte il sud l'Italia è ricca come la Germania. O che se non consideriamo quelle che sono andate in B, le squadre italiane sono in media più forti di tutte le altre del continente. O che se escludiamo chi è più basso di 125 centimetri sono più figo della media degli uomini mondiali. Non so chi sia l'autore di questa statistica farlocca (anche se posso immaginarlo), però pensiamoci svariate volte prima di diffonderla ancora in giro.

in cornice

dragonfly 31/7/2016 - 22:54

ho giusto il titolo cartaceo, cioè il certificato azionario del banco ambrosiano, coi nomi dei titolari, le girate, le cedole da ritagliare con le forbici...bei tempi.

Ricordo il fallimento (torbido) del banco ambrosiano. Le banche possono fallire. E facciamole fallire. Poi dal fallimento puo' risorgere una Nuova MPS. Perché no?

perchè il bail-in garantisce la continuità dell'attività ordinaria della banca, cosa che la liquidazione coatta amministrativa non fa (peraltro, nemmeno la gestione commissariale, in teoria meno traumatica). e non è bello trovare la serranda abbassata, con un foglio scarabocchiato che recita "torno subito".

il banco ambrosiano del venerdì sera, riaprì come nuovo banco ambrosiano il lunedì successivo solo perchè il duo bazoli-andreatta costituì una cordata di banche disposte a ricapitalizzare. oggi non sarebbe possibile, mancano i soldi.

Yup

michele boldrin 1/8/2016 - 00:12

Esattamente. Mancano i soldi, italiani almeno ... ed anche un paio di altre cose, approssimativamente rotonde!

Concordo con Michele sulla qualità degli attributi e sulla quanttà di quattrini.

Quant al resto, non posso dimenticare però che l'evidenza Nuovo B. Ambrosiano (dal sabato al lunedì) è il risultato di un periodo oscuro, che parte dall'incresciosa vicenda Baffi-Sarcinelli e che si conclude molti anni dopo. Ora il Consigliere delegato di Intesa, C. Messina, può vantarsi a ragione: ma alla base vi è il silenzioso pilotaggio della nave da parte del duo Andreatta-Bazoli (che probabilmente avevano letto anche il La caduta del Credito Mobiliare di Maffeo Pantaleoni). 

Quello che interessa non è l'ultima, ma la quartultima, che ha in ballo a memoria 15 miliardi di subordinate. Con quelle di Mps fanno 20 miliardi tondi(spannometricamente) + azionisti. Nel worst scenario UC subisce un impatto di 3.32 punti percentuali,il cosiddetto "delta adverse", sul CET1 2015(10.85%) mostrando uno stimato 7.53%, ovvero un 67.3% oltre la soglia minima (4.5%), soglia minima che è stata posta = al capitale minimo necessario per ripagare i debiti della banca. Domanda: secondo voi il "worst scenario" ipotizzato dall'EBA è più o meno "worst" dello scenario ipotizzato in questo articolo (intervento fondo salvastati)?? Trovata la risposta (la mia opnione è chiara) capite anche chi ha avuto le "OO" e chi no..e, sorprendentemente, in questa prima fase gli italiani appaiono...a mio avviso...ben forniti di attributi..grazie(per modo di dire) alla quartultima..ed alle preoccupanti di essa peculiarità. Saluti,

Fare delle ipotesi sul futuro mi sembra uno sforzo sensato, soprattutto disponendo di strumenti quantitativi oggi evoluti e di macchine in grado di fare calcoli impensabili solo 30anni fa. Mi pare di aver capito, però che le aspettative sulla cresciata futura siano, in generale, abbastanza precarie. Se il settore bancario, negli anni, non ha costituito risorse per froneteggiare eventi avversi, ha e avrà problemi rilevanti di stabilità.

Si è stabilito, presso il Comitato di Basilea, di rapportare gli attivi a rischio ai fondi propri delle banche: se chi c'era in quelle riunioni non ha avvertito, sempre più pesantemente, le banche di questi accordi dovrebbe assumersene la responsabilità.
Mi sembra evidente che oggi vi siano dei problemi; indipendentemente dagli scenari che si ipotizzano, non mi sembra un problema matematico-statistico, ma politico. E politicamente andrebbe affrontato.
Bisognerebbe decidere se si coglie l'occasione per far capire al popolo sovrano che sarà lui stesso a pagare l'insipienza e che se le banche non fanno profitti, e non li accumulano, vanno a catafascio. Basilea o non Basilea.

Lei è

Sig.Ernesto 2/8/2016 - 17:14

una persona di buon senso. Fortunati i suoi studenti.

Approfitto per augurare buone vacanze a tutti e caldeggio la lettura, soprattutto la parte riguardante il "timing problem", rigorosamente sotto l'ombrellone. Magari spiega la situazone contemporanea.

https://www.imf.org/external/pubs/ft/wp/2016/wp16135.pdf

Grazie

Paolo Biffis 3/8/2016 - 06:18

ma il mio ciclo è terminato.

Titolo accattivante che invita alla lettura.

concordo con l'ottimo post, ma non è possibile tralasciare i costi politici. Oggi sia le BRRD che un intervento analogo a quanto fatto in Spagna, non sarebbero nell'immediato popolari e comporterebbero un prezzo politico alto per chi li volesse adottare. Sarò pessimista, ma temo che siamo in un vicolo cieco.

 Si deve anche tenere conto che da noi il problema delle sofferenze bancarie è più grave che in altri paesi perché da noi il recupero di un credito richiede mediamente più di dieci anni.  Questo ci costa il non avere riformato per tempo il sistema giudiziario. Se le banche potessere mettere in vendita i beni dati come garanzia in un paio di anni non avrebbero bisogno di vendere le "sofferenze".  

Il giudice Davigo una volta ha detto: "In qualsiasi paese se si vuole fare pressione su  qualcuno si dice: guardi che la denuncio. In Italia si dice: mi denunci"

Ma su questo punto finora non è stato fatto niente.

focus

dragonfly 3/8/2016 - 17:27

i tempi lunghi della giustizia civile , però erano noti anche al momento della concessione del credito e non sono peggiorati in itinere. la banca ha prestato scontando questo fattore, che poi è rimasto costante, almeno così  mi pare. dieci anni per recuperare un credito  erano necessari anche dieci anni fa.

in altre parole, i tassi di finanziamento all'economia, a causa della inefficenza della giustizia, saranno stati complessivamente più alti per tenere conto di questo fattore esterno, con gravi effetti negativi su tutto il sistema economico, ma non specificatamente sui bilanci delle banche. queste  hanno comunque prestato male, con una inefficenza propria.

lo specifico, allora pare essere la governance bancaria italiana, che non funziona per enne motivi che ormai annoia ripetere.  gli autori della serie di articoli dedicati alle possibili soluzioni del problema degli NPL etc. ci ricordano sempre che, crisi o non crisi, è lì che bisogna metter mano, per avere ad esempio banche in concorrenza, che non fanno tutte gli stessi sbagli, senza liste di clienti A e clienti b-minuscolo, con obiettivi di profitto e non di quieto vivere politico...mi fermo.

politicamente il clima  non è certo favorevole a riforme, la interessata ignoranza dei grillini diffonde l'idea che la crisi bancaria, ma anche la crisi economica tout court, sia sì un problema giudiziario, però penale. si attivino le procure, si incarcerino e si sequestrino beni e tutto andrà a posto, con anche rimborso dei danni. ovviamente, al posto degli incarcerati, devono andare degli onesti, selezionati dai garanti e approvati in rete. un po' come tremonti e i leghisti all'assalto delle popolari: mica volevano riformarle, solo goderne anche loro.

Vediamo se uno degli autori si desta; questo quello che è accaduto in Spagna:

Aprile 2012 Il sistema bancario spagnolo mostra segni di vulnerabilità, connessi alla recessione in atto e alla crisi del mercato immobiliare. Cominciano a diffondersi indiscrezioni circa l'intenzione del governo di creare una bad bank in cui far confluire i crediti problematici delle banche spagnole. Standard & Poor's declassa 11 istituti di credito del Paese.

Maggio 2012 Bankia, terzo istituto di credito spagnolo nato dalla fusione di diverse banche di piccole dimensioni richiede un sostegno pubblico di salvataggio di 19 miliardi di euro. Standard & Poor's declassa il rating di Bankia e di altre 4 banche spagnole.

Giugno 2012 La Spagna dichiara l'intenzione di chiedere un sostegno finanziario all'Europa finalizzato alla ricapitalizzazione del sistema bancario. I paesi dell'Area euro si rendono disponibili a fornire fondi per un ammontare di 100 miliardi di euro attraverso i fondi salva Stati ESM ed EFSF per i quali si raggiunge un accordo che prevede la possibilità di intervenire direttamente nel salvataggio degli istituti di credito. Fitch e Moody's abbassano di 3 gradini il merito di credito della Spagna. Anche Cipro chiede l'intervento dei fondi salvataggio pubblici diventando così il quinto paese europeo a farne richiesta. La crisi è connessa al deterioramento del quadro congiunturale ma anche alla forte esposizione delle banche cipriote verso i maggiori istituti della Grecia. Fitch declassa il rating di Cipro a livello spazzatura.

Luglio 2012 L'Eurogruppo approva il sostegno finanziario alla Spagna di 100 miliardi di euro tramite lo EFSF. Nel frattempo si aggravano le tensioni finanziarie in Spagna con il dissesto di alcuni enti territoriali che chiedono aiuto al governo centrale. La sfavorevole congiuntura economica determina un calo dell'inflazione. Conseguentemente la BCE taglia di 0,25 punti percentuali del tasso di riferimento dell'Area euro portandolo allo 0,75%, il livello più basso di sempre.

Domanda: che rating avevano Spagna e Italia all'epoca? Risposta: più alto di oggi...questo forse sfugge. Applichiamo oggi il piano "Bankia"..in pieno QE.

Rating Italia: un gradino sopra la "SPAZZATURA". Investement grade maleodorante potremmo definirlo.

Luglio 2016: MpS chiede "aiuto". Il governo, guidato dagli autori dell'articolo sa di non poter fornire un ausilio diretto e chiede auto al fondo salvastati. Le agenzie di rating declassano di un gradino l'Italia (sono molto buono).

La BCE ci esclude dal Quantitative Easing (non può comprare spazzatura), il prezzo dei nostri titoli crolla(e il rendimento sale)

I fondi esteri che hanno in mano il ns. debito vendono massicciamente(non possono avere spazzatura in portafoglio). Il 38% circa è in mano "straniera".

Il prezzo scende, il rendimento sale.

Il 17% lo hanno i ns. fondi pensione, che vendono anche loro nonostante le rassicurazioni del governo...magari di nascosto, come i carbonari.

Il prezzo scende il rendimento sale.

Il 6% lo hanno le famiglie che, dopo il primo attimo di confusione, corrono a cercare un forcone in soffitta..la vicenda dei bond ellenici e' ancora vivida nella loro memoria.

Il prezzo scende il rendimento sale.

Altro taglio delle agenzie di rating, Draghi viene ricoverato alla neuro deliri, Berlusconi incide un disco rap dal titolo "Spread your legs" riferendosi al noto rapporto col sovrano teutonico e scala le classifiche mondiali, Monti viene richiamato dalla riserva ma rifiuta dichiarandosi obiettore di coscienza.

Pier Francesco Pingitore è il nuovo capo di governo, Pippo Franco nuovo ministro dell'Economia.

Il debito italiano supera il 250% del pil, lo spread con il bund vince l'attrazione gravitazionale e si perde nello spazio, li dove nessuno era mai giunto prima.

Il fondo salvastati concede la prima tranche per ricapitalizzare TUTTE le banche italiane, massacrate dal mark to market dei btp che hanno in pancia (il 25% del totale) e dai continui downgrades -

Noi paghiamo il 17% di quanto eroga il fondo salvastati.

Agosto 2016: buone vacanze :)

Luglio 2016: MpS chiede "aiuto". Il governo, guidato dal sig. Ernesto sa di non poter fornire un ausilio diretto , chiede auto a ALBA e seguendo il suggerimento nazionalizza le banche e per buon mercato anche le assicurazioni , l' ENI, l' ENEL , la luce il gas l' acqua e l'aria. Le agenzie di rating declassano di un Empire State Building l'Italia (sono buonissimo). La BCE ci esclude dal Quantitative Easing (non può comprare spazzatura), il prezzo dei nostri titoli crolla (e il rendimento sale) ma noi li freghiamo tutti uscendo dall' EURO e adottando il Bolivar. Intanto capo del governo diviene Bertinotti, ministro dell'economia Trotsky, viene introdotta la libreta. Per comprare un barile di petrolio vendiamo la torre di Pisa , che viene smontata mattone per mattone. I dirigenti di partito continuano a girare in Audi. Viene introdotta una tassa patrimoniale per tutti gli sporchi capitalisti che hanno un auto con più di tre cilindri : un miliardo (di Bolivar) a cilindro supplementare , più un rene a chi supera i sei. I dirigenti di partito continuano a girare in Audi (che ne ha otto , ma loro sono esentati). L'Italia diventa la nuova meta di vacanza degli Europei , come Cuba (in tutti i sensi ..).

Si', piu' o meno cosi'. 

Ma guarda te se occorre perder tempo con gente come questo Ernesto! 

Avevo messo questo commento l'altro giorno in margine ad un altro commento, commettendo un errore. Andava qui. 

Per capire che lei non sa di cosa parla m'e' bastata la prima riga dei supposti "fatti" 

"Aprile 2012 Il sistema bancario spagnolo mostra segni di vulnerabilità, connessi alla recessione in atto e alla crisi del mercato immobiliare. "

Il sistema bancario spagnolo i segni di vulberabilita' li mostrava (pubblicamente) dal 2008-09. Per chi stava in Banco de Espanya e vedeva i numeri della loro supervisione tutto era gia' chiaro da due anni. Abbiamo, con i colleghi spagnoli e da FEDEA, documentato tutto questo da allora. Dozzine di articoli (anche miei) sui  principali quotidiani, convegni, dozzine di  post su Nada Es Gratis, eccetera.

Simili osservazioni valgono per 2/3 dei "fatti" che elenca. Lasci stare, mi sta confermando d'essere uno che parla a vanvera sulla base di quello che (malamente) legge con ritardo su qualche giornale.

Non ho tempo da perdere, almeno io, con gente che parla perche' ha la bocca.  Saluti.  

Analisi della situazione attuale semplicemente ineccepibile e proposta pienamente condivisibile che, presonalmente, è quella che davvero farebbe cambiare rotta. Fin quando si proseguirà a gettare acqua dalla nave con il secchiello non si farà altro che rinviare il problema. L'esempio spagnolo è lampante: o la politica esce dalle banche o la situazione sarà sempre di emergenza. Purtroppo solo un'aggravarsi della situazione farà accettare alla politica, una volta con le spalle al muro, la soluzione da voi proposta.

Guardi

michele boldrin 5/8/2016 - 01:21

Commento rimosso, era messo in posto erroneo. Mi scuso.

Ho letto la sua replica prof.Boldrin e ritengo che lei intendesse replicare ad altri visto che io non solo non ho avanzato alcuna tesi, ma addirittura ho fatto gli apprezzamenti per l'analisi che avete condotto oltre a condividere la vostra proposta.

Le "lineette" maledette mi hanno fatto un brutto scherzo ed ho messo il commento dove non doveva andare. Era per il "Sig Ernesto". 

Ora copio ed incollo, mi scusi davvero.  

Non capisco perché non si sollecitano acquirenti per tutta la banca nel suo insieme, qualcuno che la rimetta in sesto con i suoi capitali e poi la rivenda con un buon margine di profitto.

Michè

Sig.Ernesto 5/8/2016 - 07:51

http://www.consob.it/web/investor-education/crisi-debito-sovrano e ovunque. Era solo un modo per inquadrare la tempistica(e nel 2008 non avevo il piacere di conoscerti..ok..ok..colpa mia)

Ci sono obiezioni in merito a quanto ho scritto? No?

Bene, ne prendo atto, piano Bankia , per quel che mi riguarda, bocciato. Se cambiano le regole di ingaggio(col fondo salvabanche\stati europeo) si valuta...tenendo sempre a mente tuttavia che siamo soci per il 17% ed i tedeschi, esempio, hanno una banchetta esposta in derivati per un valore pari a 15 volte il loro PIL . Non vorrei calcolare(o forse sì) quanto vale il ns. impegno...ne spiegare a voi , ad esempio, che sedersi al tavolo del MES scommettendo con un payoff pari al salvataggio di MpS ma rischiando di perdere Dio solo sa cosa...non è proprio "da svegli".(ref. rischio rovina, Foster&Hart ad es.)

Sono adirato, vado a vedermi un film con la Bellucci. Saluti,

ps: se dovessimo(tutta la comunità europea) coprire solo il 10% di quella esposizione, col ns. 17% ci giocheremmo metà PIL  circa(un po' meno..)...e nessuno dei nostri governanti dice una parola, batte un pugno sul tavolo, tira una scarpa, fa un pernacchio...nulla....roba da matti..

Lei dice che chiedendo aiuto al fondo europeo salvastati subiremmo un declassamento; procedendo autonomamente avremmo miglior fortuna ?

Su Standard & Poor’s & Spectre non mi pronuncio, attendo il prossimo film di 007 per sapere come va a finire ( o il prossimo passo di una certa Procura, sempre fiction )

Per quanto riguarda le altre "previsioni" io ci andrei più cauto ..

"..La partita che si gioca oggi è tutta qui e prevedo la vinca Varoufakis che, a differenza di molti, nel suo campo è bravino" 26/4/2015

Saluti

A me sembra che Varoufakis la partita l'abbia stravinta..non vinta.

Nel merito dei suoi "non appunti", nell situazione attuale meglio..molto meglio, tentare l'impossibile per fare da soli in attesa di evoluzioni nel meccanismo di stabiltà. Ad esempio, l'idea di Zingales (modello CITIGROUP, non Bankia...) è interessante poichè prevede una partecipazione diretta (e non un semplice finanziamento) del MEF tramite preferred shares e\o warrants (tarp). Non intendo commentare ulteriori battute che, sinceramente, trovo noiose. Saluti,

non mi pare dubbio, come non mi pare dubbio che su 'la scienza' la sua pochezza non abbia limiti

https://www.youtube.com/watch?v=5Hh45-M1Uuk

da pessimo divulgatore, ha il vezzo di impilare i miliardi di miliardi di miliardi etc.

un po' come il nozionale dei derivati.

Sicuramente è in grado ed a me farebbe piacere conoscere il dato. Io, posso solo andare a naso e preoccuparmi quando offrono il 5% su depositi vincolati contro tassi reali negatiivi (le precedenti esperienze indurrebbero alla prudenza)

Qual è il netto Dragonfly?

 (si badi, nelle posta dei lettori, un vero incubo) fanno i conti così:

i tedeschi, esempio, hanno una banchetta esposta in derivati per un valore pari a 15 volte il loro PIL..

se dovessimo(tutta la comunità europea) coprire solo il 10% di quella esposizione, col ns. 17% ci giocheremmo metà PIL  circa.

visto che è allergico ai numeri, può trovare  qualche puro ragionamento qui

http://phastidio.net/2016/07/07/lo-sventurato-popolo-rispose-allora/

LOL

Paolo Biffis 5/8/2016 - 16:24

!!!

Chiami "Miché" qualcuno altro da me. 

Lei, con le sue arroganti panzane, è tollerato su queste pagine solo dall'infinita cattolica bontà di altri redattori. Io, quelli ridicoli come lei non amo perderci tempo: quando metto qui dei commenti in seguito ai suoi NON è per discutere con lei ma, semplicemente, per avvisare l'ignaro lettore di passaggio (ve ne sono ancora svariate migliaia, nonostante la nostra scarsa produttività) che lei è un troll che parla a vanvera ed al quale è meglio non dare ascolto. 

Allora, caro lettore ignaro, sappi che questo troll non sa di cosa parla. Infatti, a fronte d'aver scritto una corbelleria sulla Spagna (e poi una dozzina di altre su tutto ... tipo la sua previsione che Varoufakis avrebbe vinto il braccio di ferro del 2015 ... infatti è a spasso, cancellato da tutto e con la Grecia che fa l'opposto di quel che lui voleva!) si difende facendoci vedere che anche la Consob scrive cazzate simili alle sue. E lui s'informa lì, sul sito della Consob! La Consob, quella che regolava l'adeguatezza dei titoli emessi dalle banche italiane, la Consob quella presieduta e diretta da un servo sciocco di Tremonti!  

Questo poveretto non sa di cosa parla. Secondo lui Bankia sarebbe nata dalla fusione di diverse banche di piccole dimensioni! No, ciarlatano, Bankia è di fatto Caja Madrid, la seconda caja di Spagna (Caixa era ed è la prima) e (se non ricordo male) la quinta o sesta banca spagnola al tempo! Oltre a Caja Madrid c'era Bancaja, che era pure di dimensioni sostanziali ma non comparabile a CM (nell'allocazione delle quote di capitale di Bankia CM ottenne meno di quello che le spettava, per motivi "politici"). Le altre 5 aggiunte erano frammenti finiti lì perché fallite ma tutte "area PP". Bastava leggessi i link che abbiamo messo per informarti.

E così via. Una panzana dietro all'altra.

In sostanza, caro lettore, ignora il troll "Sig.Ernesto".

L'altro giorno – a volte purtroppo capita – ho avuto un momento di difficoltà con l'inglese. Cercavo una traduzione esatta di clueless, ma proprio non mi veniva. Per fortuna, bontà sua, c'è sempre Google che aiuta: dice che posso cercare qui.

Varoufakis ha stravinto la sua scommessa, non vinto. http://www.ieo-imf.org/ieo/files/completedevaluations/EAC__REPORT%20v5.PDF per chi non avesse voglia di leggere, l'IEO, che è questo: http://www.ieo-imf.org/ieo/pages/IEOHome.aspx , ovvero l'IMF nettato dalla politica, ammette: Varoufakis aveva ragione. Se ne parla molto ultimamente ma forse a molti è sfuggito. La composzone di Bankia non è centrale al ragionamento fatto e quanto ho allegato, propedeutico ad inquadrare la tempistica passata (aiuto!->aiuti) è riportato ovunque. Ma lo avevo già detto. Affermare che gli stress test 2016 abbiano poco a che fare con i NPL risulta difficile da digerire. Lo shock idiosincratico approntato da l'EBA per disegnare lo scenario avverso prevede il totale azzeramento degli interessi generati dalle posizioni deteriorate; questo implica, senza scendere in tecnicismi, un aumento severo dei costi(generico) che la banca deve sostenere per coprire varie voci. Quanto sopra viene amplificato dalla premessa dello shock cui sopra: il taglio del merito creditizio di due livelli per comporre lo stress test in un arco temporale di 3 anni. Esemplificando, le banche sotto esame dell'EBA hanno sopportato in partenza un handicap più o meno gravoso a seconda del rating e del portafoglio di crediti deteriorati(al 2015). I crediti deteriorati concorrono all'emssione del rating? La risposta è sì e sempre di più tanto che le agenzie hanno negli ultimi anni. affinato i modelli interni per la valutazione degli stessi. Ex ante ed ex post divengono irrilevanti. Dopo tutto ciò, intervengono i fattori magistralmente espressi dal Prof. Boldrin e che sono uguali per tutti. Anzi no. La liquidità dipende(anche) da i NPL che vanno coperti(esempio) Quindi, immaginando un percorso ad ostacoli teoricamente uguale per tutti, c'è a chi è stato imposto di correre con una gamba sola, a chi zoppicando, a chi con due(è uno stress test..quindi la logica sottostante è coerente). Ed è stata stilata la classifica finale.

Prezzo NPL: il mercato prezza tutto (ed a seconda della tipologia non è necessaria la cartolarizzazione per stabilirne il fair value..anzi...mi azzarderei a sostenere che nn è mai necessaria) Per il resto (ingerenze politiche in primis) condivido tutto, anche gli insulti(reiterati) alla miia persona.

Un saluto :)

Per chi lavora come imprenditore non è una soprpresa l'attuale crisi bancaria italiana, penso che io e Doktor Franz abbiamo espresso da anni dubbi sul sistema bancario, peronalmente poi su MPS posso tranquillamente affermare che è dal 2008 che ne attendo il cadavere, forse ci sono ancora miei commenti a riguardo.
Capisco perfettamente la ratio dell'articolo, la condivido pienamente, a modo mio la rinomino: fuori la politica e le fondazioni dalle banche.
Solo che da osservatore disincantato (no papers da linkare, se serve però li fornisco) non credo che il problema si riduca al solo assetto propietario, anzi quello è solo uno dei tanti.
E' da tempo che affermo che i problemi (nodi) sono venuti al pettine da quando l'Italia ha introdotto Basilea 2, e poi Basilea 3 nel suo sistema bancario, che era (ed è) assolutamente impreparato a un mondo in cui i soldi (quelli veri) si prestano ad aziende con un rating (giudizio di merito) positivo, e non solo agli amici degli amici, in cui si finiva a "incaglio", o per chi piace NPL, se lavoravi con lo stato Italiano che dimentica di pagare i fornitori (letteralmente): non ci dimentichiamo che Monti emise dei CCT per pagare i fornitori oltre la canna del gas.
Nel mondo che osservo vedo velocemente scivolare le banche tradizionali, strette fra tassi negativi, una pletora di inadeguati timbracartellino (una volta il posto più ambito dopo lo statale era la banca), sistemi informatici onniscienti, ma continuamente aggirati, e management inadeguato.
Attenzione: è vero che la proprietà è di X,Z,Y, ma il management delle banche è interno, di gente cresciuta all'interno di un sistema che non aveva concorrenti, saldamente ancorato alle pietre, le mitiche garanzie reali.
E qui torniamo ai NPL famigerati: non è vero che il mercato non li sa prezzare, li prezza benissimo, se io e Michele Boldrin avessimo i soldi per comprarci qualche NPL andremmo al mercato più totale: la banca ci sottopone un elenco di nomi e cognomi, imprese, organizzazioni, che hanno crediti incagliati da oltre sei mesi (così si diventa NPL), e noi, che abbiamo tanti soldi, affideremmo a un team di esperti (col cavolo: una mandria di sottopagati con un software cazzuto) la valutazione, ad esempio:
Marco Esposito debito: 1.000.000.000 di € (ne deve valere la pena :)), garanzie reali:
X,Z,Y pari al 70% stimato del debito, garanzie liquide : azioni del nostro istituto per il 10% del debito (film che vedrete dappertutto in Italia), 20 % non coperto.
La banca dice: Marco e Michele il vostro rischio è 200.000.000, il 20 % del credito, datemene il 15% cash e non se ne parli più. Io e Michele, che scemi non siamo, diciamo: dall'elenco delle garanzie reali risulta che qugli immobili sono tutti sovrastimati, le azioni che ha Marco sono adesso carta straccia, ti diamo l'8 % e ringrazia il cielo.
Tutto questo moltiplicato per N situazioni, comprese quelle in cui il Marco Esposito di turno è addirittura irreperibile, diciamo che quindi "prezzare" gli NPL è un filino complicato, ma non impossibile.
E quiveniamo a un punto:  è mai possibile che il management bancario in 20 anni (chi ricorda la bad bank del Banco di Roma di Geronzi ?) non sia riuscito a organizzare uno straccio di veicolo per smaltire quelle che sono fisiologiche problematiche del settore del credito ?
Qui, e mi dispiace, dissento dagli autori (e Massimo Famularo è un esperto del settore) : il problema non sono solo gli assetti proprietari, difesi da bankitalia, ma proprio l'essenza del management bancario, cambiare proprietari senza cacciare, a occhio, l'80% dei manager bancari, fra top, executive e middle non servirà a niente, dal mio punto di vista.
Perchè, e qui il discorso si farebbe complicato assai, fra dieci anni i servizi disponibili alle aziende e al mercato consumer saranno molto più reperibili e vari, e lo sportello fisico diventerà una necessità sempre più marginale, e noi, in Italia, a questa rivoluzione non siamo pronti, perchè non sarà una rivoluzione: è tutta roba che già esiste, si deve solo evolvere.
Ah, scusatemi, inutile dire che i soldi pubblici saranno inevitabilmente buttati nello sciacquone: perchè servirebbe solo a mantenere lo status quo, scoprendo di aver perso altri anni, si deve cambiare proprietà e management, questa è la battaglia, solo la proprietà, secondo me, è insufficiente.

P.s.
Mi sono contorto un pò, ma fa niente. Vorrà dire che stamperemo napo a go-go e tutto si risolverà.

Marco, tu scrivi

"Qui, e mi dispiace, dissento dagli autori (e Massimo Famularo è un esperto del settore) : il problema non sono solo gli assetti proprietari, difesi da bankitalia, ma proprio l'essenza del management bancario, cambiare proprietari senza cacciare, a occhio, l'80% dei manager bancari, fra top, executive e middle non servirà a niente, dal mio punto di vista."

Noi abbiamo scritto e ripetuto, qui ed altrove, che occorre ANCHE cambiare il management bancario!! Rileggi, please :)

Solo che, come sai, per cambiare il management occorre cambiare l'assetto proprietario e di controllo della banca, perche' sono loro che scelgono il management. Una cosa, senza l'altra, non e' possibile. E, ovviamente (l'abbiamo scritto, ma e' anche ovvio) l'altra non basta se poi non fai l'una (ossia cambi anche il management)

Mi dispiace, oggi e' la seconda volta che ci provi, nell'altra hai usato "Trump" ... ma continuiamo a concordare! 

Caro Marco, se vuoi far la società per investire in crediti possiamo anche senza soldi. Ultimamente ci provano e ci riescono cani e porci e, tra commercialisti avvocati etc esiste praticamente da sempre un mercato dei crediti. Roba limitata a somme piccole e crediti molto specifici, ma veramente esiste da sempre. 

Atlra cosa che è sempre esistita(con una galassia di società specializzate nel settore)  è lo smaltimento dei crediti senza garanzie, le banche li svalutano completamente e poi li cedono organizzando gare tra i compratori che molto spesso sono le stesse società di recupero (in italia associate sotto la sigla Unirec). Solo quelle che conosco io datano a oltre una 20 d'anni quindi il mercato c'è e c'è sempre stato (almeno limitatamente a questi segmenti) con buona pace di chi vuol giustificare l'intervento statale con foglie di fico su fallimenti di mercato.

Perchè questo mercato non basta ad alleggerire le banche? Qui veniamo al management e ai portatori di interessi: l'interesse della banca, se esistesse un soggetto interessato a perseguirlo, dovrebbe essere fare utili e per farli sarebbe opportunto gestire efficacemente le sofferenze (magari sul trade off tra gestire e cedere le sofferenze scrivo commento ad hoc). Esiste invece un meccanismo perverso per il quale agli individui che lavorano in banca, a titolo personale conviene andare contro gli interessi dell'istituzione per la quale lavorano.

Esempio: la banca ha il credito lordo di 100, lo ha svalutato solo per 10 (valore netto di bilancio 90) perchè ha un immobile in garanzia che vale più di 100. Una gestione sana vorrebbe che si prendesse atto della realtà: da quell'immobile, se tutto va bene, si incasserà 60-65 in 5 anni. Questo vorrebbe dire che la banca dovrebbe quanto meno aggiugere accantonamenti per altri 20-25 (che sono un costo per l'esercizio). Se poi volesse cederli dovrebbe fare i conti con la prospettiva che chi compra una cosa che incassa 65 se ti va bene offre 30-35 (perchè confida di portare i soldi a casa prima perchè gestisce in modo più efficace.

Posto che tante volte c'è tipo un documento formale come una CTU (consulenza indipendente commissionata dal tribunale) che valuta quell'asset più di 100, con la complicità di un sistema istituzionale disfunzionale, il banchiere/bancario con orizzonte di breve termine può nascondere la polvere sotto il tappeto e far finta che quel credito valga 90 finchè non sarà costretto dal susseguirsi di aste deserte a preder atto che invece valeva 60-65 secondo la logica di bilancio e 30-35 per il mercato.

dunque alla domanda 

mai possibile che il management bancario in 20 anni (chi ricorda la bad bank del Banco di Roma di Geronzi ?) non sia riuscito a organizzare uno straccio di veicolo per smaltire quelle che sono fisiologiche problematiche del settore del credito ?

 la risposta è che di veicoli per smaltire se ne sono fatti tanti (per es Credem che è una delle poche banche veramente sane aveva messo le sue sofferenze in un veicolo e le ha cedute tipo nel 2010) per lo più mascherati e ibridati da società di gestione (NB se insieme ai crediti vendi la società che li gestisce puoi ridurre la perdita perchè alla società lasci il mandato di gestione su altri crediti in sofferenza che avrai in futuro) come fatto da ultimo da Unicredit.

La realtà è che quei crediti stanno ancora lì perchè i manager e i gestori ai quali conviene rinviare il problema sono fino ad oggi stati aiutati da disfunzinalità varie ed interventi distorsivi del mercato a prendere tempo. La buona notizia è che di spazio per rinviare e di soldi da bruciare per comprare tempo ce n'è sempre meno. Staremo a vedere.

 

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dragonfly 8/8/2016 - 17:44

cedere crediti in sofferenza a piccole società, spesso collegate, a mio avviso è cosmesi di bilancio che non può migliorare l'efficienza complessiva del recupero, cioè il valore è sempre quello, anzi più basso.

per logica di risk pooling, che è  poi la logica delle  cartolarizzaioni, cedere in blocco "deve" rendere di più che smaltire quasi caso per caso. gli esempi non mancano, a partire dai fondi avvoltoio. questi comprano quello che nessuno toccherebbe con un bastone, non per loro superiori capacità divinatorie sulla sorte ultima di quel singolo rischio, ma perchè esso va ad aggiungersi ad altre schifezze, però assortite in modo diverso.

(se la nomea di "avvoltoio" non piace, basta usare la usuale ipocrisia della stampa italiana, che quando ne deve parlare bene , come nel caso del debito argentino, usa "vulture fund" che fa fico.)

il problema di fondo allora con gli NPL italiani è che si è tardato troppo, e questi allora sono diventati  singoli bocconi troppo grandi per il sistema finanziario domestico. Atlante, oltre ad aavere soci non proprio entusiasti, è strapaesano, proprio il minimo. ce ne vorrebbero altri due o  tre in concorrenza, più grandi e operanti su più mercati, in modo che siano disposti a offrire un prezzo maggiore.

c'è una banca quoatata che fa i soldi con il recupeo crediti: era partita 20-25 anni fa con il factoring e oggi sta egregiamente sul mercato degli NPL. Se tanto mi dà tanto, si dovrebbero creare le condizioni perché si attivi un mercato del genere. Il che, mi pare, cozzi con l'interesse del management bancario e industriale la cui ben nota insipienza ha generato i dissesti. 

sia così. Francamente credo vi sia da un lato "il boicottaggio attivo" del sistema bancario sia l'ambiente legale e giurisprudenziale. Risoluzione crediti si fa se e solo se le procedure sono chiare, rapide e certe. In una situazione come quella italiana il recupero crediti è , ovviamente, una fatica di tantalo. 

Una cosa secondo me è rilevante culturalmente che in Italia non è compresa, anzi è introiettata a rovescio. La banca NON è un dispensatore di favori, un munifico principe che presta soldi per "far del bene" a questo o a quello (da cui la subcultura di non chiudere i fidi, di tenerli aperti costi quel che costi perché altrimenti si perde il consenso sociale ... e da lì le tonnellate di NPL). La banca è una impresa che ti presta soldi se sei in grado di farne di più. Altrimenti no, perché li butterebbe via. 

E la banca nemmeno è una impresa che vende servizi: l'unico servizio è tenerti la contabilità del conto e permetterti di usarlo per trasferire liquidità, cosa che puoi fare in altre maniere, con un money market fund in particolare.

Questo, in Italia, non è chiaro per nulla. 

aggiungo, così non me lo scordo: negare un fido, un mutuo, se viene deciso per logiche di mercato, cioè "sentendo" sul collo l'incombenza di altre banche concorrenti  che invece ci potrebbero sottrarre l'affare, è opera meritoria non meno che concederlo. se con ogni probabilità son soldi buttati, almeno non si alimenta una piramide di insoluti che poi travolgerà aziende anche sane.

dove si priviegia l'obiettivo politico (v. supra LR) indipendentemente dalle compatibilità economico-tecniche. Essendo le quali, secondo me, incontrovertibili (o controveritibili per breve tempo) tendono ad affossare chi non ne tiene conto. Ma io ho un pre-giudizio e credo che la banca commerciale sia quella di Raffaele Mattioli (v. Calamanti, 2016). Deve fare profitti e reinvestirli: così può aiutare l'economia, altrimenti vanno sotto entrambe.

qualcuno degli autori potrebbe gentilmente aiutarmi a comprendere quali sono le differenze (se ce ne sono) tra la posizione espressa nel post e quella sostenuta ripetutamente da Zingales (ad esempio qui: https://europaono.com/2016/08/05/zingales-basta-aspettare-governo-segua-esempio-usa-e-intervenga/)? a me pare che ci sia una sostanziale identità di vedute però Zingales fa riferimento anche a quanto fatto in America oltre che a quanto fatto in Spagna. perciò non riesco a capire (per mancanza di conoscenza specifica della materia) se ci sono differenze importanti tra le due idee. grazie anticipatamente.

il quale ha scritto e detto varie cose. Tra le quali quella da noi riportata inerente l'utilizzo della CDP per ovviare al tema degli aiuti di stato.

Nel pezzo da lei citato (oltre ad una nuova menzione di CDP) si fa riferimento ad una ricapitalizzazione degli istituti di credito con fondi pubblici che consenta di riassorbire le sofferenze. Ora nel nostro pezzo abbiamo scritto che aggiungere acqua a un recipiente che perde allunga solo i tempi di svuotamento. 

Il nodo quindi è tappare la falla ossia ristrutturare dolorosamente gli istituti. Inoltre noi riteniamo che occorra un vincolo esterno per rendere la ricapitalizzazione credibile posto che ci fidiamo poco degli esiti derivanti dagli interventi del governo a nostre spese.

Noi certe cose le abbiamo scritte esplicitamente, magari Zingales le sottointende perchè nel pezzo che linka lei non vi è menzione esplicita nè del vincolo esterno nè della necessità di risanamento doloroso (ma la seconda può essere sottointesa). Non saprei che altro dire

 

grazie per la risposta

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