I liberali - pardon, liberal - del PD

30 gennaio 2008 giorgio topa
Leggo con moderata curiosità il manifesto dei "Liberal" del Partito Democratico. E ne traggo le debite conseguenze.

Secondo le intenzioni dei promotori, il movimento (corrente? componente? frammento? lobby? club?) "liberal" all'interno del PD dovrebbe raccogliere le anime «diverse della cultura liberaldemocratica (riformismo socialista,
cultura repubblicana, liberale, ambientalista, laica senza aggettivi)».

Già questa dichiarata intenzione mi fa pensare al peggio: tra riformisti socialisti, repubblicani, liberali, e ambientalisti copriamo una gamma abbastanza vasta di posizioni e ideologie. Non mi sembra un buon punto di partenza. Ma forse sono un ingenuo, e penso che questi signori vogliano davvero dire qualcosa, piuttosto che reclamare un pezzo del nuovo territorio politico (come si faceva nel Far West, quando si piantavano i bastoncini per reclamare un pezzo di terra vergine). Certo che un "socialista riformista" ti aspetti che voglia la programmazione economica, lo stato del benessere per tutti ed altre cose svedesi, mentre un "liberale" ti aspetti che sia contro sia la programmazione economica che lo stato del benessere per tutti. Infatti, in quasi tutti i paesi che io conosca questi due gruppi stanno al "core" di partiti politici opposti.

Ma sospendo per un attimo il giudizio e proseguo nella lettura, animato dalle migliori intenzioni (sospendo anche il mezzo sorriso provocato da quella parola "liberal" - ché in Italia usare le parole inglesi fa ancora figo, anche se la tradizione "liberal" anglosassone non c'entra molto con il pensiero liberale). Chiusa la parentesi del sorrisino, però, mi sorge un dubbio: forse la differenza la sanno, ed hanno usato la parola "liberal" intenzionalmente? Non nel senso di "liberale" ma nel senso di "americano di sinistra, favorevole allo stato del benessere e non molto amico del mercato"? Il dubbio mi angoscia ...

Andiamo avanti, dunque. Cosa vogliono, questi signori? «...crediamo nel modello europeo di economia di mercato e nella competizione...» - benissimo, penso io, siamo sulla buona strada - prima di accorgermi che c'è quella parolina, modello europeo, che fa pensare alla commissione europea, alla burocrazia di Bruxelles, al modello franco-tedesco, eccetera. Non solo, ma il tutto con grande moderazione, mi raccomando, non sia mai che tutto 'sto mercato e competizione non creino dei disastri:

«...senza
che questo significhi non occuparsi più della condizione dei più
deboli, degli emarginati e delle zone svantaggiate del Paese, ma anzi
rilanciando il valore della solidarietà, della cooperazione, delle pari
opportunità; un sistema con poche ma incisive regole per evitare
distorsioni e sopraffazioni...»

Com'è come non è, in Italia se ti dichiari di sinistra devi invocare i valori della solidarietà, della cooperazione e delle pari opportunità. E devi per forza occuparti delle zone svantaggiate del Paese: ad esempio, del Meridione, che emarginato e svantaggiato com'è deve ricevere ulteriori sussidi, trasferimenti ed aiutini vari per uscire dalla propria emarginazione (e dalla spazzatura, letterale e metaforica). Nessuno che abbia il coraggio di dire che decenni di trasferimenti non hanno aiutato il Mezzogiorno per niente, anzi hanno creato un sistema corrotto e clientelare in cui è spesso difficile distinguere la malavita organizzata dalla classe politica (generalizzo, per ottenere un voluto effetto retorico - un'iperbole, insomma).

Ma perché l'insistenza sulla solidarietà? Mi vengono in mente due motivi: primo, gli effetti perversi del buonismo cattolico che persistono da decenni (e che poco hanno a che vedere con il senso di responsabilità individuale che dovrebbe discendere logicamente dalla lettura del Vangelo). Secondo, il famoso modello "superfisso" descritto da Sandro su queste pagine. Non sia mai che se scateno le forze dirompenti del mercato e della competizione qualcuno rimanga senza lavoro, guadagni di meno, debba sforzarsi un po' di più (poco importa che prima campasse spudoratamente di rendita, come innumerevoli categorie "protette" della società italiana).

Che il modello superfisso sia in qualche modo alla base di tali affermazioni viene confermato qualche riga più sotto:

«perché è urgente garantire ai cittadini la ricerca di una condizione
sociale complessivamente più stabile e certa, [...] all’interno del quale non possono esistere lavoratori di serie A e
lavoratori di serie B;»

Eccoci, appunto; una condizione "stabile" e "certa": i fattori di produzione non cambiano, la tecnologia non cambia, se variano i prezzi relativi non cambiano necessariamente i comportamenti individuali. E quindi tutto si riduce ancora una volta ad una questione redistributiva, di fare in modo che non ci siano lavoratori di serie A e di serie B. Promuoviamo tutti alla serie A, diamo a tutti contratti blindati a tempo indeterminato, così avremo tutti una condizione stabile e certa.

Non può mancare infine, e chiudo, il riferimento alla ricerca scientifica e alla fuga di cervelli:

«...perché c’è una richiesta di modernizzazione profonda e complessiva del
Paese, soprattutto da parte delle generazioni più giovani, che passa
necessariamente dalla garanzia di libertà per la ricerca scientifica e
tecnologica, anzi da politiche di stimolo e sostegno per esse, puntando
al ritorno nelle nostre università e laboratori di quei “cervelli” che
o sono sempre stati all’estero oppure sono stati costretti ad
abbandonare gli ambienti di ricerca in Italia;»

Parole, vuote parole. Condite dall'immancabile richiesta di fondi per le università e le istituzioni di ricerca, senza che nessuno abbia il coraggio di richiedere apertamente l'abolizione del valore legale del titolo di studio e la privatizzazione degli atenei. Quella sì sarebbe competizione, ma per i Liberal del PD è un'idea davvero troppo oscena.

PS: qualcuno mi accuserà di aver riportato solo alcuni brani omettendone altri, in cui si invocano leggerezza, trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione, il ruolo del privato, eccetera. Tutto verissimo. Ma quelli sono appelli scontati, oltre che vuoti: i paragrafi che spiegano come farlo (licenziando un 200mila impiegati pubblici, per esempio) mancano. È il resto, comunque, a far rabbrividire.

 

16 commenti (espandi tutti)

Nel DNA dei "liberal" del PD sono ormai codificati un certo numero di dogmi assoluti, inviolabili: la casa, il lavoro, la salute, la scuola, la pensione, sono un "diritto"...quindi, è ovvio che costoro, quando parlano di liberalismo, fanno quel che da un centinaio di anni gli riesce meglio: usare, e dare, a una parola o a un concetto, il significato opposto a quello corrente.

 

ché in Italia usare le parole inglesi fa ancora figo, anche se la
tradizione "liberal" anglosassone non c'entra molto con il pensiero
liberale

In realta', la cosa e' limitata al Nordamerica: in Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda "liberal" ha un significato simile al "liberale" continentale.

Ma e' certamente vero che le parole inglesi sono spesso usate dalla stampa italiana in modo pateticamente malapropistico, da aspiranti cosmopoliti: "minimum tax" al posto di "Alternative Minimum Tax", "hard" nel senso di "hardcore", "hot" quando ci starebbe "sexy", e il mio preferito, perenne favorito del Corriere della Sega , "lapdance" invece di "poledance"...

In realta', la cosa e' limitata al Nordamerica: in Gran Bretagna,
Australia e Nuova Zelanda "liberal" ha un significato simile al
"liberale" continentale.

Da ragazzo
ascoltavo regolarmente il programma Letter from America del giornalista
anglo-americano Alistair Cooke, sul BBC World Service. In uno dei suoi
programmi Cooke spiegò la differenza di significato della parola
"liberal" in Inghilterra e in USA, e concluse dicendo che in America
"a liberal is a socialist with a wife and two children". Da allora mi
sono sempre chiesto a cosa risalga questa differenza, e in che periodo la
parola "liberal" abbia acquisito una connotazione negativa
oltreoceano.

Guarda che in Italia, più che la distinzione tra liberal socialisti o comunisti, la distinzione vera è tra chi vorrebbe applicare la legge e chi no.

Francamente, più che licenziare 200.000 dipendenti pubblici, la cosa più urgente sarebbe di dotarsi di un apparato giudiziario e repressivo un pò più efficiente che mandi in galera (od almeno tolga dai posti di comando) i delinquenti.

 Poi discutiamo se sono meglio gli americani o i danesi.

E' certamente vero che mandare in galera i delinquenti, e (aggiungo io) rinnovare per davvero la classe dirigente, e' importante.

Ma la cosa fondamentale e' il modello mentale che si ha in testa, se si vuole che il Paese esca dalla paralisi (politica, ma anche e soprattutto sociale, economica, e di weltanschaung) in cui si trova, oppure no. 

Una piccola cosa personale: all'interno della federazione del Partito Democratico di Venezia ho raccolto firme per far passare una mozione che chiedeva le dimissioni di Bassolino, Jervolino e Pegoraro. Non è passata, ma non è passata 40 a 60 essenzialmente per colpa mia, per non averci lavorato di più, o magari averla smussata un pò, o cercando di convincere qualcun altro. Voglio dire che poteva passare, non è stata vetata da nessuno. Non sarebbe cambiato nulla? Forse, ma anche no. Io continuo, spero solo ingenuamente e non anche stupidamente, a credere che un pò alla volta, qualcosa si può fare ed ottenere. Mi meraviglierebbe che Mastella, da solo o in compagnia, avesse, alle prossime elezioni, gli stessi voti di due anni fa.

Non è passata, ma non è passata 40 a 60 essenzialmente per colpa mia,
per non averci lavorato di più, o magari averla smussata un pò, o
cercando di convincere qualcun altro. Voglio dire che poteva passare,
non è stata vetata da nessuno.

Scusa, Mario, ma non ti rendi conto di quello che stai dicendo? Lavorarci su? Smussare? Veti? Una mozione siffatta sarebbe dovuta essere approvata a furor di popolo, senza neanche pensarci cinque minuti. (visto che, peraltro, avrebbe avuto un effetto pratico nullo).

Sul resto si puo' anche essere non in totale disaccordo. Lo spero, che Mastella non prenda voti come l'altra volta. Ma di nuovo, in un paese appena appena piu' serio Mastella non si presenterebbe neanche, per vari motivi. Il fatto invece che il PD (Veltroni) si presenti da solo ad eventuali elezioni, se vero, potrebbe essere un piccolo motivo di speranza.

Domanda ingenua: tutti, in tutti i posti, continuano a ripetere che vi è un qualche valore o significato positivo o addirittura, poeticamente, motivo di speranza nel fatto che VW abbia dichiarato che il suo PD si presenta da solo. Quale sarebbe la fonte di tanta gioia? Cosa vi è di strano, sorprendente, innovativo e fonte di speranza in tutto questo?

- Sa che perde di sicuro, quindi meglio contarsi e vedere che forze ha. Tra l'altro, senza dover far felici i vecchi amici e compagni, così si può far finta di dire cose più ragionevoli.

- Ha un partito "nuovo di zecca" (si fa per dire: in realtà ha un partito che è già una zecca) e sa che esiste un effetto novità nel mercato politico tanto quanto esiste in quello dei preservativi e delle soda cans. Quindi vuole capitalizzare sull'effetto novità, che sparirebbe se dovesse comparire in lista con la solita truppa. 

A parte queste ovvie spiegazioni, dove sta la speranza? Di che? Che la prossima mozione richiedente le dimissioni del capo cosca napoletano ottiene il 50% di approvazioni nel PD veneto?  

oddio, ho detto proprio "motivo di speranza"?? Dev'essere stata la grappa...

Nessuno ha detto che sia strano, sorprendente o innovativo. E sicuramente e' una mossa strumentale, eccetera. Pero', voglio dare atto al Veltroni che vuole liberarsi (o almeno cosi' pare) della zavorra rifondarola e post-comunista, nonche' di quella feccia dell'umanita' rappresentata dai vari rimasugli post-democristiani che fanno capo a Mastella e compagnia. 

Mettiamola cosi': non credo che Prodi l'avrebbe fatto. Certo, probabilmente hai ragione tu e non significa nulla, ma di questi tempi uno cerca di rallegrarsi col poco che ha a disposizione. 

Scusa, Mario, ma non ti rendi conto di quello che stai dicendo? Lavorarci su? Smussare? Veti? Una mozione siffatta sarebbe dovuta essere approvata a furor di popolo, senza neanche pensarci cinque minuti. (visto che, peraltro, avrebbe avuto un effetto pratico nullo).

Caro Giorgio,

ho 50 anni, non sono un genio, ho figlie amici e una donna cui voglio bene a Mestre o comunque in Italia, non voglio e non posso andare da un'altra parte. Qui vivo e qui cerco di fare quello  che mi riesce per migliorare un pò la situazione. Cerco di lavorare seriamente e di fare i bilanci (che è il mio mestiere) rispettando leggi e principi contabili. Si, hai ragione,  SAREBBE DOVUTA, ma non è successo. Hai da suggerirmi qualcosa? Iscrivermi ad un altro partito, scrivere un libro di denuncia, fare volontariato, incatenarmi da qualche parte, boh? Sinceramente, sarei ben felice di avere da te / da voi qualche suggerimento. 

Mario, ma perche' voi 40% non prendete le vostre cose e ve ne andate per la vostra strada? Tanto piu' che se ho capito bene si tratta di dislocazioni comunali del PD, formare un movimento alternativo non dovrebbe essere cosi' complicato. Vi prendete i vostri sacchettini in spalla e dedicate le vostre energie e le vostre esperienze a qualcosa in cui credete che non vi faccia vergognare di apparternervici. Il PD e' semplicemente l'ennesimo trasformismo, l'ennesima falsa speranza. Perche' arrendersi cosi'?

questa puo' essere una strada.

Mario, mi rendo conto che e' molto difficile, e che e' facile criticare stando fuori. Per cui capisco la frustrazione. Pero' continuo a pensare che non ci si puo' piu' accontentare, non si puo' piu' cercare di smussare. Bisogna dire le cose chiare e tonde, a costo di rendersi antipatici. La situazione in Italia e' gravissima, quasi incancrenita, e se non si cominciano a chiamare le cose col proprio nome non se ne esce piu' fuori.

La strada e' difficilissima, e non vedo facili soluzioni. Sono, in realta', molto pessimista, il che e' uno dei motivi per cui ogni tanto sparisco da nFA. Il nostro ruolo, di nFA intendo, per adesso e' quello di cercare di chiamare le cose col proprio nome e di puntare i riflettori su alcune cose. E, scusate la spocchia, ma anche di cercare di spargere alcune idee di cui secondo noi in Italia c'e' disperato bisogno.

Per chi e' in Italia adesso, e vuole fare qualcosa, secondo me l'unica possibilita' e' quella di non accettare piu' i compromessi. Non si puo' piu' dire "eh, cosa vuoi, in Italia dire queste cose e' eresia", "in Italia bisogna accontentarsi", "l'Italia e' fatta cosi'".

No, l'Italia si merita di meglio. Cominciamo (cominciate) ad esigere di venire trattati come se fossimo (foste) in un paese normale. Se poi questo vuol dire creare un nuovo movimento, rinnovare i partiti esistenti, o chessoio, non lo so. Mandare a casa (o in galera, per chi lo merita) la classe politica attuale sarebbe gia' un bel passo avanti.

Il problema, Mario, è sempre quello: una cosa è impossibile senza l'altra. La visione giudiziario-giustizialista del problema italiano è miope, oltre che erronea. Per la semplice ragione che ci sono tanti ladri nel PD quandi in FI, come ve n'erano tanti nel PCI o PSI quanti nella DC. Era solo un problema di opportunità, al tempo, ed ora nemmeno quello! Continuare con questa visione moralistica della politica, come se quelli "nostri" fossero geneticamente meglio dei loro, non porta da nessun lato. 

Gli italiani sono solo leggermente più ladri della media, non enormemente di più. Abbiamo una cultura diffusa dell'arrangiarsi, del compromesso, della cosa pubblica come della cosa di cui approfittarsi, eccetera. Ma, soprattutto, abbiamo uno stato ed un sistema economico che sembrano fatti apposta per favorire quelli che tu chiami "i delinquenti". Il problema sta lì, che piaccia o meno ai nostri pregiudizi. Lettura consigliata: La morale del caso Mastella. Ti faccio osservare che, sino all'altro giorno, Mastella era amato, osannato, protetto e coccolato dai vari Prodi, VW, D'Alema, eccetera. Come vedi, l'onestà scarseggia da entrambi i lati.

per quel che concerne l'impronta economica del termine mi pare che la loro idea di liberal è riferibile all'ordo-liberalismo

per quel che concerne l'impronta economica del termine mi pare che la
loro idea di liberal è riferibile all'ordo-liberalismo

O piu' probabilmente a John Rawls.

E' indubbio che in buona parte del PD i valori del liberalismo concreto siano assenti, tuttavia all'interno dello stesso partito, esistono delle "aree" di volonta al cambiamento riferito ai valori liberali, una di queste è rappresentata da PierGiorgio GAWRONSKY.Io credo che fra i sostenitori ed i simpatizzanti del PD,vi siano risorse umane pronte a recepire istanze di cambiamento, l'importante è, che chi li propone, abbia il coraggio di portarle avanti in modo rigoroso e senza tentennamenti. Per quanto riguarda il problema P.A, in particolare al SUD, bisognerà avere il coraggio di intervenire in modo selettivo, attivando programmi radicali di cambiamento, licenziare 200.000 dipendenti in un sol colpo non sembra un opzione applicabile nel breve periodo, dal dopoguerra ad oggi, in particolare al SUD, la P.A. ed i suoi appartenenti, sono stati considerati come mezzo di controllo clientelare della società,  come luogo per compiere affari loschi, come emblema di inefficenza.La "cosa pubblica" viene diffusamente considerata come un albero della cuccagna ove tutti cercano di trarre la parte migliore sulle spalle dei più deboli, per questo motivo è importante cercare di costruire e di inculcare un "senso civico" di carattere europeo senza il quale nessuna battaglia potrà essere vinta. 

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