L'incubo del barone

14 gennaio 2010 giovanni federico

Ieri sera ho mangiato troppo e stanotte ho avuto un incubo. Ho sognato il ministro Gelmini. Parlava con altre due persone. Uno era un burocrate, forse il capo di gabinetto, l’altro era nell’ombra, di spalle. Parlava con un accento da milanese molto ben educato all'estero. Non mi ricordo tutto, alcune parole mi sono sfuggite, ma più o meno si son detti questo.

 

Burocrate “ Ci sono varie proposte per modificare il disegno di legge. Tutti chiedono più soldi ed i ricercatori vogliono lo stato giuridico. Le ha nella cartella. Cosa devo dire alle organizzazioni sindacali dei docenti, signor ministro?”

Ministro “Forse dovremmo riceverle e studiare le proposte. Lei cosa ne dice?”

Milanese “La spesa per studente è aumentata del 60% dal 1980 ad oggi, al netto dell’inflazione e guardate che bei risultati. Aumentare il finanziamento ora sarebbe uno spreco. Le università sono come le ASL. Pensano tutti a far carriera e ad aumentarsi lo stipendio – o al massimo ad assumere i loro allievi. Gli dai 100 e vogliono 150. Gli dai 150 e vogliono 200. Sempre in nome dell’importanza della ricerca. E’ sicuramente importante, ma le promozioni in massa non contribuiscono per nulla alla ricerca”

Ministro “Mi piace. Lo dice sempre anche Giulio, che è professore universitario e se ne intende. E poi mi dice che i soldi non li scuce”

Burocrate “Ed ai ricercatori a tempo indeterminato che diciamo? Dicono di avere delle legittime aspettative di carriera”

Milanese “Che si f… Prendono molto più dei professori di scuola media che si fanno un mazzo tanto. Se vogliono la medaglietta di professore facciamo una terza fascia docente e li immettiamo tutti. Basta non aumentargli lo stipendio. Altrimenti, che facciano gli assistenti.”

Burocrate “Ma i ricercatori insegnano il 35% dei corsi. Se smettono di insegnare l’università si ferma!”

Milanese “Ma quando mai. Vede, signora ministro, gran parte dei corsi sono falsi, fatti per occupare la gente. Ci sono in media 47 studenti per professore (ordinari ed associati), comprendendo i fuori corso. Il rapporto medio, dal 1945 al 1979, è stato di 58, con punte di 70. L’università funzionava bene, ed i professori insegnavano 60 ore. Ora li facciamo insegnare 90. Quindi, sarebbero più che sufficienti, con una razionalizzazione della didattica. I ricercatori possono fare lezioni supplementari. Invece di avere 4 corsi di diritto se ne fa uno e tre cicli di esercitazioni.”

Burocrate “Ma gli studenti non andrebbero alle esercitazioni”

Milanese “Affari loro. Se passano l’esame, possono saltarsi le esercitazioni. Io avevo un amico che si vantava di non essere mai andato a lezione – e di essersi laureato con la media del 30 e 110 e lode in quattro anni. Studiava da solo ed era sveglio.”

Burocrate “Ma bisogna cambiare gli ordinamenti didattici, chiudere le sedi decentrate..”

Milanese “Ottimo, così si risparmia. A parte che gli ordinamenti didattici li avete cambiati tre volte in cinque anni, sono proprio inutili. Un sistema per occupare i burocrati e far perder tempo ai professori. Lasciamo fare alle singole università: che insegnino quello che vogliono!”

Burocrate “Ma poi il valore legale del titolo di studio...”

Milanese “Si abolisce e si fanno dei bei esami severi di accesso alle professioni, a numero chiuso. Compiti eguali in tutta Italia, sedi incrociate (quelli di Napoli fanno il compito a Milano e viceversa, così i professori non hanno interesse ad aiutare gli studenti), correzione appaltata a ditte esterne, magari straniere. Lo stesso per la pubblica amministrazione. Le ditte private assumano chi vogliono.”

Ministro “Ma i baroni diventerebbero onnipotenti, ed a me non piacciono”

Milanese “Neanche a me – sono i veri responsabili dello sfascio. Ma tanto se ne andranno in pensione in massa fra poco (e a questo proposito, non sarebbe male stabilire il pensionamento a 67 anni). E ci faranno risparmiare un sacco di soldi, magari per assumere dei giovani.”

Burocrate “Ma non voglio andarsene, si oppongono, il TAR dà loro ragione”

Milanese “Fuggiranno subito a gambe levate se lo vogliamo. Basta che mi nominiate presidente dell’ANVUR e cambiate le procedure di finanziamento”

Ministro “Certo, ma cosa farebbe?”

Milanese “Dividerei il FFO in due parti. Una la distribuirei flat in base al numero di studenti - diciamo 2500 euro l’anno. In media ci sono 30 studenti a docente (ricercatori inclusi). Fanno un totale minimo di 75000 euro a docente. Mettendo il personale non docente ed i costi minimi di funzionamento, rimangono circa 35000 euro a testa – quanto costa un professore di scuola media. Quindi non facciamo morire di fame nessuno. Per 1.8 milioni di studenti, fanno 4.5 milioni di euro. Gli altri 3.5 li diamo in base alla produttività scientifica.”

Burocrate “Ma come si fa a misurarla. Nessuno ci riesce!”

Milanese “Perché non vogliono. Per la maggior parte delle discipline c’è l’impact factor, ci sono gli indici di citazioni su Google Scholar ed altri siti specializzati ... i criteri abbondano.”

Ministro “E cioè?”

Milanese “Sono una misura della qualità delle riviste dove si pubblica – un numero. Altri indici misurano quanti articoli hai pubblicato e quanto sono citati ...”

Burocrate “È un’americanata che non premia il vero merito!”

Milanese “Perché i concorsi premierebbero il vero merito? Ma mi faccia il piacere. E’ vero, l’impact factor è una misura imperfetta, ma ha il grande pregio di non costare nulla e di non essere soggetta al giudizio dei professori italiani. Lo stesso per gli indici di citazioni e tutto il resto. Per esempio il RAE inglese si basa su una valutazione di una commissione: in Italia abbiamo fatto quasi lo stesso, col CIVR...”

Ministro “Ma ha funzionato…”

Milanese “Solo perché la prima volta i baroni non lo hanno preso sul serio, come se fosse un esercizio accademico. La seconda volta, sapendolo, farebbero di tutto per truccare i risultati e ci riuscirebbero. Invece l’IF non è truccabile, perché dipende dalla pubblicazione su riviste dove non ci sono italiani o ce ne sono pochissimi. Allora, chiediamo a ciascuna università una lista di “prodotti”, equivalenti a 4-5 volte il numero di professori, pubblicati nei cinque anni precedenti, e facciamo la media per disciplina.”

Burocrate “I settori scientifico-disciplinari?”

Milanese “Ma figurarsi! Quelli sono 370. Uno spezzatino incomprensibile che serve solo ai baroni per mantenersi i loro feudi.”

Burocrate “Ma li stiamo riducendo”

Milanese “Sempre troppi. Bastano le macro-aree. Sono 13, magari le rifacciamo un minimo, arriviamo a 20-25. A ciascun settore diamo un finanziamento totale proporzionale al numero di professori – con un coefficiente di aggiustamento per il costo della ricerca. Di più a medicina, dove devono comperarsi i topi, di meno a legge o lettere, dove se ne stanno a leggere libri. Poi mettiamo in un grafico la distribuzione di tutte le università per settore e distribuiamo i soldi pro-capite in rapporto al ranking. Se l’università migliore ha un impact factor doppio della media nel settore X, avrà il doppio del finanziamento medio per professore di quel settore. Sommiamo tutti i settori e abbiamo il finanziamento totale dell’Università. Un buon studente di informatica con Excel lo fa in due ore.. Si può ripetere l’esercizio ogni anno a costo quasi zero.”

Burocrate “E per gli altri settori, dove non c’è l’impact factor. Tipo lettere?”

Milanese “È possibile riprodurre un meccanismo analogo, con liste di riviste e case editrici. Una commissione del CUN ha fatto un lavoro in tal senso. E comunque queste discipline sono una minoranza – tutti gli scienziati ed i medici hanno impact factor ed a economia e scienze politiche ci sono liste di riviste internazionali già pronte.”

Ministro “E cosa succede, una volta distribuiti i soldi?”

Milanese “Le università che pubblicano meglio prendono più soldi e possono finanziare ricerche, assumere più gente etc.”

Ministro “E le altre?”

Milanese “Risparmiano mandando in pensione i professori vecchi - si potrebbe pensare a forme di rottamazione (prepensionamento) volontario – come le ho detto fuggiranno a gambe levate quando avranno capito cosa riserva il futuro. Ma questo è solo il prologo ...”

Burocrate, terrorizzato “Dolo il prologo?”

Milanese “Infatti. Poi liberaliziamo tutto. Aboliamo i concorsi. Basta con queste architetture barocche – due ordinari con i capelli biondi più un associato donna, più un membro interno di settore affine ma non troppo.”

Ministro ridacchia

Burocrate, sempre più terrorizzato “E chi decide chi assumere?”

Milanese “Le università, meglio: i dipartimenti – e liberalizziamo anche gli stipendi. Se uno vuole un professore bravo, paghi il suo valore di mercato. Ha presente quanto costa una consulenza mia nel privato? Ecco ...”

Ministro “Ma allora i baroni assumerebbero le loro amanti, gli allievi scemi, i cugini ...”

Milanese “Certo – e le pubblicazioni per avere l’impact factor le fanno le amanti ed i cugini? Mica è facile. E senza soldi chi li paga i cugini? Vedete, le università potranno fare solo due cose – o puntare alla ricerca o alla didattica. Qualcuna può raccattare qualche soldo facendo ricerca per l’industria o facendosi sponsorizzare da qualche banca, ma è poca cosa e, comunque, meglio essere bravi: nessuna impresa o banca ha tanti soldi da scialare per compiacere il barone e la sua amante!”

Ministro “E allora?”

Milanese “Le università si differenzierebbero. Ci sarebbero poche università di ricerca, con pochi studenti e pochi professori di grande qualità. Tutte le altre tenteranno di aumentare le entrate prendendo molti studenti e faranno pagare più tasse. Diventeranno esamifici che, però, dovranno anche insegnare. Perché gli studenti, altrimenti, andranno a far l'esame altrove, dove in cambio dei soldi insegnano anche qualcosa.”

Burocrate “Ma le tasse non possono essere alzate oltre il 20% delle entrate.”

Milanese “Limite da abolire. Bisognerebbe anche autorizzare le università ad istituire il numero chiuso. Ma questi sono dettagli.”

Burocrate “Ma se aumentano le tasse, gli studenti fuggono!”

Milanese "Fuggirebbero quelli falsi, che si iscrivono tanto per fare contenti i genitori. Meglio che se ne vadano. Quelli che vogliono una laurea vera, continuerebbero ad iscriversi. Fra l’altro, per aiutarli nella scelta, si potrebbero pubblicare classifiche delle università anche per la didattica, sulla base dei risultati degli esami alle facoltà professionalizzanti o magari della capacità di placement degli allievi.”

Ministro “Di che”?

Milanese “Capacità di far assumere i propri allievi – ci sono le banche dati come Alma Laurea sull’occupazione dopo tre e cinque anni. Così gli studenti saprebbero dove andare – o almeno non avrebbero la scusa che tutte le università sono uguali: alcune insegnano di più e meglio di altre. Questo è vero già ora, lo sarà di più dopo la mia curetta ricostituente!”

Ministro “E le università di ricerca?”

Milanese “Dovrebbero selezionare le aree più forti, assumere i migliori e pagarli bene – per mantenere la posizione nel ranking. E a questo punto salterebbero le gerarchie interne. Conterebbe solo la capacità di produrre risultati scientifici. Un trentenne fresco dottorato con idee sarebbe più importante del vecchio barone e potrebbe chiedere uno stipendio più alto minacciando di andarsene. In America succede. E ci sarebbe un forte controllo sociale. Un fannullone danneggerebbe direttamente i colleghi, costringendoli a lavorare di più per produrre al posto loro i suoi cinque lavori. E non solo all’interno dei dipartimenti, ma anche anche fra i dipartimenti. Se il famoso dipartimento di Fisica di Roma, che tutti dicono eccellente, portasse il 10% dei fondi di ricerca totali dell’università, avrebbe un potere notevole dentro alla medesima. Potere che potrebbe usare ed userebbe per impedire che altri dipartimenti continuino ad assumere amanti e cugini scemi.”

Burocrate, pallido “Ma sarebbe la lotta di tutti contro tutti, una giungla!”

Milanese “Esatto! Ed è esattamente di questo che l'università italiana ha bisogno. Perdippiù i professori italiani se lo meritano!”

E scomparve in una nuvola di zolfo. Mi sono svegliato in un bagno di sudore

79 commenti (espandi tutti)

Ma che avevi mangiato ?

Scherzi a parte, l'Università non è il mio campo, anche se in alcuni lavori ci collaboro, ma la tua proposta mi sembra troppo tranchant e difficilmente attuabile, per fare un pò di selezione non sarebbe meglio, semplicemente, imporre un massimo (inferiore a quello attuale) di professori universitari e di corsi, l'Università che ne vuole di più se li paghi ?

Chiudere (sì, chiudere) le varie Università di paese che sono spuntate come funghi lungo la penisola?

Sai, i piranhas se chiusi in un acquario con una densità elevata si mangiano fra loro...

Sono ricercatore all'estero e nuovo sul sito, ho una lunga consuetudine con gli orrori dell'universita' italiana eppure molto di quel che trovo scritto qui mi viene da rigettarlo. Faccio un esempio. Uno dei commenti piu' frequenti dei miei colleghi europei sullo stato dell'universita' italiana e' "Certo che i salari sono proprio bassi da voi eh?"

Qualcuno quindi potrebbe spiegarmi, giustificarmi, o qualunque cosa, il passaggio seguente:

Burocrate “Ed ai ricercatori a tempo indeterminato che diciamo? (...)”

Milanese “Che si f… Prendono molto più dei professori di scuola media che si fanno un mazzo tanto(...)”

che per l'autore probabilmente puzza simpaticamente di zolfo, ma a me pare semplicemente mostruoso e impresentabile?

 

Ottimo e molto efficace. Così inquietante da risultare divertente (o così divertente da risultare inquietante, a seconda dei punti di vista).

Mi aspetterei però che il Milanese ben educato (che tuttavia dice "bei esami") suggerisse al Ministro anche di aumentare la quota destinata al diritto allo studio in maniera consistente (attualmente credo che l'ammontare delle borse erogate, che mediamente corrispondono al costo medio per studente, sia pari all'incirca al 6% del FFO, cioè a meno di 500 M€).

Se il famoso dipartimento di Fisica di Roma, che tutti dicono eccellente, portasse il 10% dei fondi di ricerca totali dell’università, avrebbe un potere notevole dentro alla medesima. Potere che potrebbe usare ed userebbe per impedire che altri dipartimenti continuino ad assumere amanti e cugini scemi.”

Questo non puo' funzionare a mio parere, Fisica come altre discipline sara' sempre molto piu' piccolo di Ingegneria o Medicina o anche Legge, anche sovrafinanziato non ha i numeri per imporre nulla.

Condivido complessivamente quanto hai scritto ma c'e' un punto essenziale da tener presente.  Si possono fare classifiche sensate di produttivita' scientifica solo disciplina per disciplina, almeno a livello di macroaree come Fisica, Matematica, Medicina, Ingegneria.  Non si possono fare a mio parere classifiche sensate al fine di ripartire investimenti a livello di Ateneo.  Quindi cio' che si dovrebbe fare e' misurare quanto buono e' Fisica a Roma rispetto agli altri Dipartimenti di Fisica, finanziarlo di conseguenza, lasciando Fisica a Roma responsabile delle sue scelte di reclutamento, riducendo quanto piu' possibile l'influenza che il resto dei Dipartimenti a Roma possono esercitare su Fisica. Se negli altri Dipartimenti assumono mogli e figli dei baroni, rimarranno danneggiati nella classifica di produttivita' scientifica ma non danneggeranno come oggi i Dipartimenti virtuosi.

Anche il RAE inglese, per quello che ne so, fa classifiche per discipline.  Le classifiche per Atenei sono qualcosa di buono quasi solo per i giornali e l'informazione superficiale.  Quando uno studente serio vuole scegliere dove andare a studiare dovrebbe valutare la qualita' del Dipartimento dove si insegna la materia desiderata, non la qualita' media di tutto l'Ateneo.

Scusa Alberto, rileggi. Il Milanese propone di far un ranking dell' IF medio delle università per 20-25 discipline (=Dipartimenti), normalizzare all'IF medio per disciplina, moltiplicare per il costo del docente diverso per disciplna e sommare per ottenere il totale

Mica hanno l'anello al naso i Milanesi!

Scusa Alberto, rileggi. Il Milanese propone di far un ranking dell' IF medio delle università per 20-25 discipline (=Dipartimenti), normalizzare all'IF medio per disciplina, moltiplicare per il costo del docente diverso per disciplna e sommare per ottenere il totale

OK hai ragione ho letto in fretta, comunque propongo ancora un piccola modifica: i Dipartimenti si guadagnano il loro finanziamento con il loro ranking nella loro disciplina, e lo ricevono integralmente. Il punto importante e che l'Ateneo non si possa appropriare dei soldi guadagnati dai Dipartimenti migliori con la forza dei numeri dei Dipartimenti mediocri. Quello che non mi piace e' fare un totale e spedirlo indiviso all'Ateneo: questo va evitato.

In merito alla valutazione della ricerca, la costituenda ANVUR giudicherà

[...]

b) la qualità dei prodotti della ricerca, valutati principalmente tramite procedimenti di valutazione tra pari;

Vi è stato un curioso siparietto parlamentare, a questo riguardo. Nell'esprimere il proprio parere sullo schema di Regolamento, la VII Commissione della Camera ha effettuato alcuni rilievi (tecnicamente, ha espresso un parere favorevole con 12 condizioni e una osservazione), ed uno di essi chiedeva di 

[...] sopprimere la parola «principalmente», in quanto si ritiene che la valutazione tra pari debba essere l'unico ed esclusivo parametro di valutazione dei prodotti della qualità della ricerca;

Dal Ministero hanno replicato, in sede di stesura definitiva del testo (che ha accolto la maggior parte dei rilievi), decidendo 

di non accogliere la predetta condizione considerando che la scelta del metodo di valutazione della qualità dei prodotti della ricerca debba essere rimessa all’apprezzamento discrezionale dell’Agenzia, in quanto ci possono essere settori e casi in cui è ammissibile la valutazione metrica

facendo esplicito riferimento all'uso della costituenda

anagrafe nominativa dei professori e dei ricercatori, contenente per ciascun soggetto l’elenco delle pubblicazioni scientifiche

e su cui pare stiano armeggiando da diversi mesi - la stessa Valutazione Quinquennale della Ricerca 2004-2008 è ancora ai blocchi di partenza pur avendo il CIVR proposto da quasi anno il nuovo Regolamento (che lascia ai singoli Panel disciplinari la decisione se avvalersi o meno della metrica).

RR

Picchio De Sisti: "Per me è un punto d'onore."
Oronzo canà: "Per me è un punto d'oro!"

Complimenti per l'articolo!
Sul finanziamento delle università, perchè non invertire il flusso: invece che avere il ministero che va dalle università per dargli i soldi, perchè non fare il contrario?
Se non sbaglio negli States i professori di varie discipline concorrono per avere grant (cioè soldi) per un progetto di ricerca. Una parte di questi soldi li girano all'università, che così ci copre parte delle spese. Il resto lo usano come gli pare: assumere dottorandi e post doc, comprare attrezzature, pagare viaggi a convegni, o anche darsi il bonus. Che ne dite di un sistema così?
In questo caso la complessità sarebbe nel mettere in piedi uno o più enti che valutino le varie proposte ed eroghino i grant.

Non è per fare il disfattista ma, dato l'andazzo italiano, temo si correrebbe il rischio di veder finanziati i progetti di parenti, amici e compagni di partito. Oltretutto solo l'idea di creare un'ulteriore ente che controlla l'erogazione di fondi pubblici mi fa tremare i polsi. Immagino che, per funzionare negli states, il sistema abbia dei correttivi, oppure che si inserisca in un "sistema" profondamente diverso dal nostro. Bisognerebbe capire se tutto il paradigma è importabile in Italia.

Non è per fare il disfattista ma, dato l'andazzo italiano, temo si correrebbe il rischio di veder finanziati i progetti di parenti, amici e compagni di partito.

Non è un probema di disfattismo (tuo) ma di logica comportamentale (delle università).

Non so chi l'ha detto ma ... "dimmi come ti misurano e ti diro' come ti comporti".
Il che vuol dire che alla base c'è il sistema di misura e valutazione e poi, conseguenza, il comportamento di chi in base a quel sistema di misura ottimizza il comportamento per massimizzare il rendimento.

FF

Non so chi l'ha detto ma ... "dimmi come ti misurano e ti diro' come ti comporti"

L' ha detto l'esperto di amministrazione israeliano Eliyahu Goldratt anche se l'idea non e' completamente originale.

Accidenti, sono praticamente d'accordo con tutto quello che dice il milanese, ma è di un antipatico quel tipo...

Non è vero che la valutazione della ricerca sia difficile. Niente è facile, ma tra le cose non facili la valutazione della ricerca è molto studiata e formalizzata. Tutti si lamentano della bibliometrica (Fattori d'Impatto, H index...) ma nessuno ha soluzioni che si avvicinino per efficacia. E devo ancora vederne uno veramente bravo i cui lavori siano a basso IF e che sia poco citato. Ed è anche possibile confrontare discipline diverse in modo oggettivo. Ci sono lavori pubblicati su questo.

Il problema dell'impianto del milanese è semplice. E' davvero l'incubo del barone. E molti baroni siedono in parlamento. La poltrona del ministro al posto delle gambe ha quattro baroni. Period.

...suggerisco di leggere qui. Sostituire la peer review con indici bibliometrici è una tentazione folle che ci precipiterebbe in un incubo vero.

Qui invece si dice che la cosa è fattibile senza per questo aprire le porte dell'inferno. Immagino che la differenza sia fra l'usare l'h-index&Co. a macchinetta oppure farlo cum grano salis.

L'articolo mostra che è possibile confrontare ambiti disciplinari diversi e questo è senza dubbio interessante. Grazie per la piacevole lettura. Restano molti altri problemi, come correttamente evidenziato nello stesso articolo. Se vuoi dire che opportuni indici bibliometrici possono essere di aiuto a un'intelligenza umana nella valutazione, allora sono d'accordo, ma ritengo una tentazione folle pensare che possano sostituirla; una tentazione perché sembra facile e oggettivo, folle perché basta un po' di prospettiva per rendersi conto che non può esserlo.

Se vuoi dire che opportuni indici bibliometrici possono essere di aiuto a un'intelligenza umana nella valutazione, allora sono d'accordo, ma ritengo una tentazione folle pensare che possano sostituirla; una tentazione perché sembra facile e oggettivo, folle perché basta un po' di prospettiva per rendersi conto che non può esserlo.

Pienamente d'accordo. Tra l'altro è notevole il fatto che nel caso britannico - il RAE, sovente citato come schema modello di esercizio di valutazione comparativa della ricerca (cosa su cui concordo) - abbiano abbandonato l'idea di un uso massiccio e "automatico" della bibliometria, cosa che era inizialmente stata ventilata, anzi estensivamente studiata, per il prossimo REF, successore del RAE. Dopo tutto un armeggiare intorno alla cosa, si è deciso di riproporre uno schema "tradizionale" con peer-review per tutti i panel, che potranno avvalersi delle informazioni bibliometriche, ma solo come elemento notiziale. Ritengo che un fattore non indifferente nello svolgimento di questo dibattito sia stato dato proprio dalla pubblicazione del rapporto che citavi tu prima - e che qui è nella forma originale per il pubblico.

Ora in Gran Bretagna si stanno accapigliando su un altro elemento della proposta, e cioè il fatto che mentre la valutazione della qualità dei prodotti conterà per il 60%, un altro 25% è stato preventivato per la valutazione dell'impatto dei lavori - inteso nel più ampio significato socio-economico. Una cosa che sarà valutata sempre in modo "umano" ma con metodologia ancora da definire, ma ovviamente "nuova" e ancora non chiara nelle sue "basi" e nella sua validità.

E' di questa settimana la notizia che il Ministro-Ombra dei Conservatori responsabile per l'istruzione superiore ha promesso di ritardare di 2 anni l'entrata in vigore del REF per studiare più a fondo la questione, e raccogliendo pertanto le voci critiche, le petizioni, ecc. che nella comunità scientifica si erano già levate contro questa novità.

Vedremo come andrà a finire, io mi accontenterei che il dibattito italiano su tutta questa materia fosse per lo meno informato e non ideologico. Speranza vana...

RR

Grazie per l'aggiornamento sulla vicenda britannica.

Il motivo per cui ho citato la versione su arXiv, vale a dire la versione open access dell'articolo con discussione apparso su Statistical Science, è che da tale versione sono accessibili non solo il rapporto IMU (in collaborazione con ICIAM e IMS) ma anche alcuni commenti (il primo dei quali da parte di uno statistico che ha avuto un ruolo importante nel RAE 2008) e una replica finale degli autori.

Il rapporto è interessante di per sé, ma credo che la discussione lo valorizzi.

...davvero i ricercatori battono solo cassa?

molte affermazioni del Milanese sono condivisibili altre meno. Su una però sarei ancora più drastico:

oltre ad abolire il valore legale della laurea, abolirei anche gli albi. Nessun esame d'accesso, nessun numero chiuso odiosa barriera d'ingrsso che protegge i baroni delle professioni. Solo un tariffario minimo per evitare un eccessivo dumping, e poi vinca il migliore...

 

Quanto all'aumento delle tasse, non concordo. Le tasse universitarie si pagano in base alla dichiarazione dei redditi,che da noi è una pagliacciata. Il risultato è che il figlio di un' impiegata e un operaio paga il max, e il figlio di un piccolo imprenditore evasore col mercedes è esentato...

 

Solo un tariffario minimo per evitare un eccessivo dumping

Il dumping é questo qui. Nella Ue si da questa definizione

Occorre operare una distinzione tra il dumping e le semplici pratiche di vendita a basso costo dovute a minori costi o ad una maggiore produttività. Il criterio essenziale in materia non è, infatti, il rapporto tra il prezzo del prodotto esportato e quello del mercato del paese importatore, bensì il rapporto tra il prezzo del prodotto esportato ed il suo valore normale. Un prodotto è quindi considerato oggetto di dumping quando il suo prezzo all'esportazione nella Comunità è inferiore ad un prezzo comparabile del prodotto simile, praticato nel paese esportatore nell'ambito di normali operazioni commerciali.

Quale sarebbe il valore normale di una prestazione professionale? Quella definita dai professionisti, comunque organizzati, nel loro mercato? Sta' storia dei minimi tariffari é dura a morire.

 

 

Figurarsi, che sogni e che speranze!

Ti pare che una cosa così netta chiara e dolorosa potrebbe mai essere concepita da quelle menti scialbe e crepuscolari per le quali ogni riforma deve essere condivisa, concertata, discussa e infine dissanguata con ricorsi al Tar, svilita con decreti ope legis e infine castrata con sospensive fino all'applicazione a regime (che non avverrà mai)?

In Italia, il punto qualificante non è che si facciano le riforme, ma che se ne discuta come se le si stesse facendo  per lasciare tutto inalterato, beandosi poi della nostra capacità di non fare mai macelleria sociale e di riscuotere il consenso di tutti. E poi no so quanto davvero, color che son sospesi sull'uscio dell'ingresso all'università vogliano davvero cambiamenti del genere. Voglio dire ok i baroni, che andrebbero pensionati, ma credi davvero che chi a vario titolo bazzica all'università non abbia nel suo cuore la convinzione di poter esigere dei crediti nei confronti dell'istituzione? I ricercatori, anche i più giovani, alla fine pensano che loro non abbiano colpa della situazione dal momento che loro sono stati "costretti" a inserirsi secondo le modalità che hanno trovato...al massimo guarda i più critici dicono: "ok, le cose fanno schifo, facciamo l'ultimo giro di giostra e poi cambiamo tutto radicalmente". Ovviamente, sulla giostra vogliono salirci loro.

Brunetta docet, un sacco di chiacchere a discutere dello Spirito della riforma, cioè ci accapigliamo ancora sullo spirito.

Bellissimo. Io pero' dal milanese mi sarei aspettato un bel 

va a laura'

all'indirizzo di ricercatori e anziani baroni. Chi non pubblica insegna 6 corsi l'anno. Altro che ritardare la pensione.... 

Altro che ritardare la pensione....

E invece cosa fanno i baroni che vanno in pensione? Ovvio: tornano come contrattisti dell'università SENZA  oneri didattici. A Cagliari si stanno sbizzarrendo: fanno la festa per la pensione la sera e il giorno dopo li rivedi a calcare la scena.

Dell'ex rettore di Cagliari, che è stato in carica per 20 anni ed ha terminato il ventennio pochi mesi fa, e a cui hanno dedicato una lapide votiva in rettorato scritta in latino (giuro, l'ho vista io di persona...non ci ho capito un cazzo, ma ho letto solo il suo nome latinizzato...veramente roba da basso impero), si dice che abbia ancora una stanza benchè abbia dismesso le sue funzioni.

Proprio un incubo di Università...

Comunque alcune cose in materia di rapporto di lavoro sono da fare, in particolare la contrattualizzazione e il pensionamento a 65 anni. Sulla privatizzazione del rapporto di lavoro (nonchè sui falsi bersagli...) vedasi questo.

RR

Ho alcune osservazioni riguardo ai pensionamenti.

In generale e' meglio dal punto di vista economico se tutti gli attori di un sistema economico possono contribuire lavoro, venendo compensati per il valore "di mercato" del loro lavoro.  Se un accademico anziano e' produttivo, e' meglio che lavori piuttosto che venga pensionato obbligatoriamente. Anche un accademico anziano poco produttivo contribuisce meglio al benessere generale se puo' lavorare venendo pero' compensato proporzionalmente al suo contributo. Quindi in generale non e' certo anticipando i pensionamenti obbligatori che si migliora l'efficienza del sistema Italia in generale, come vorrebbe chi segue il modello Superfisso.

Il vero problema riguarda due piaghe particolarmente gravi o specifiche dell'Italia

  1. non esistono valutazioni sensate nell'universita' e ricerca pubblica che portino a commisurare i compensi ai risultati e all'effettivo lavoro svolto
  2. gli stipendi pubblici accademici (e di molti contratti collettivi nazionali privati) crescono molto con l'eta' in maniera indipendente e in tarda eta' opposta alla qualita' e quantita' del lavoro svolto

E' primariamente a causa delle due piaghe appena elencate che puo' aver senso proporre di anticipare le pensioni per il personale di universita' e ricerca.  Una soluzione molto migliore sarebbe quella di cambiare drasticamente la curva dei salari e allo stesso tempo tendere ad una valutazione della congruita' tra compensi e prestazioni di lavoro.

Certo – e le pubblicazioni per avere l’impact factor le fanno le amanti ed i cugini?

No, le farebbero i laureandi e i dottorandi a titolo più o meno gratuito.
Più o meno come già succede oggi.

Per inciso l'obbligatorietà di concorso per l'assunzione negli enti pubblici è prevista nientemeno che dall'art.97 della Costituzione. Questo non significa che io sia favorevole all'attuale ipocrisia dei concorsi pubblici, eh! A proposito, tempo fa era saltato fuori un blog che ironizzava sui concorsi universitari ( http://concorsibanditi.wordpress.com ). Nonostante il blog abbia azzeccato 2 previsioni su 2, ora giace in stato di abbandono: non ci sono nuove segnalazioni. Mi viene da pensare che il sistema attuale va bene un po' a tutti: sia ai "carnefici" che alle "vittime".

(OT: da ieri non riesco ad accedere al sito con IE6... sono il solo?)

Per inciso l'obbligatorietà di concorso per l'assunzione negli enti pubblici è prevista nientemeno che dall'art.97 della Costituzione.

Storicamente nella Repubblica bananifera italiana questo articolo e' stato costantamente calpestato, tipicamente facendo concorsi finti (ma legalmente validi) riservati ai precari di turno con promozione al 100% vedi ope-legis universitaria del 1982, vedi assunzione periodiche di masse di precari nella scuola mentre i concorsi non venivano nemmeno banditi, vedi assunzioni nel pubblico impiego agli enti locali specie nel Sud degli ultimi lustri, ma probabilmente anche in mille altri modi piu' creativi, uno dei quali puo' essere l'idoneita' aperta e illimitata. Non si vede perche' di punto in bianco dovrebbe essere rispettato nella lettera e nella sostanza da oggi in poi...

Non si vede perche' di punto in bianco dovrebbe essere rispettato nella lettera e nella sostanza da oggi in poi...

Non è questo il punto.E' che una legge che li escluda o aggiri sarebbe incostituzionale.Come sono illeciti gran parte dei comportamenti che descrivi, solo che le leggi si possono annullare prima che entrino in vigore, le assunzioni illecite son "diritti acquisiti".

impact factor OT

crav 15/1/2010 - 20:45

Mi piacerebbe avere un commento su un ragionamento che mi fece un matematico (applicato) relativamente all'impact factor. Il contesto era quello delle riviste accademiche in economia, in particolare finanza.

Lui diceva che l'impact factor (associato ad una rivista) era dannoso in quanto rendeva gli associate editor molto risk-averse (il rischio sta nel prevedere le citazioni che il lavoro dell'autore in esame avrà nei prossimi 5 anni). La distorsione riguarderebbe sia le persone che i contenuti:

- persone: chi è giovane, ha un cv di ricerca povero o comunque non fa parte di una certa elite sarebbe svantaggiato (condizionatamente alla qualità del lavoro presentato);

- contenuti: per lo stesso motivo lavori poco standard sarebbero sfavoriti rispetto ad altri che inquadrati in un mainstream di ricerca offrono giusto un piccolo - ma poco rischioso nell'ottica dell'associate editor - contributo innovativo.

Il risultato sarebbe che le elites di ricerca (US vs resto del mondo??) favoriscono se stesse oltre i loro meriti e che la ricerca avanza più lentamente. Ciò a causa del breve periodo (5 anni) su cui si calcola l'IF, a detta di questa persona.

Mi chiedevo quindi: 1) il ragionamento regge? o regge per lo meno per alcune riviste? 2) in economia è diverso che in altri settori?

Io non so se sono baggianate (anche se ovviamente sui referaggi se ne sentono di tutti i colori). Però certe introduzioni con infinite citazioni (e le mezze pagine di ringraziamenti in footnote size) pongono un po' di enfasi sulla preoccupazione (sia lato autore, sia lato editor) sul discorso IF o quanto meno su quello delle elites (se c'è, il problema non sarebbe l'elite in sè (anzi), ma lo svantaggio per chi non ne appartiene, a parità di merito). Mi sbaglio?

grazie mille

 

Premesso che il mio campo non è la finanza e che quindi alcune cose potrebbero essere diverse i due punti che citi non mi sembrano fra i principali difetti dell'IF (che ci sono, inutile negarlo).

Mediamente le riviste scientifiche hanno una discreta paura di pubblicare qualcosa che si dimostri poi una fesseria storica. L'aneddoto sull'articolo di Nature che "dimostrava" la memoria dell'acqua è ancora molto discusso e quella storia è costata la testa ad almeno un editor ed il danno di immagine è stato enorme. Dall'altro lato tutte le riviste sognano di pubblicare l'equivalente moderno dell'articolo di Einstein sulla relatività ristretta.

Questo produce due spinte di segno opposto: da un lato gli editor hanno paura di tutto ciò che che rompe decisamente gli schemi e dall'altro ne sono irresistibilmente attratti nella segreta speranza di avere fra le mani qualcosa di rivoluzionario.

A questo però va aggiunto il fatto che il processo di peer-review è imperfetto (l'aneddotica sull'incompetenza o la malafede di questo o quel referee è infinita e ciascuno di noi sono sicuro potrebbe contribuire con qualche caso succoso) e, fatto non secondario, che alla fine della fiera, l'Impact Factor di una rivista è dominato da una ristrettissima quantità di articoli con tantissime citazioni mentre il 99% degli articoli pubblicati (anche su riviste prestigiose con Science o Nature) restano con una quantità ridicola di citazioni anche dopo anni.

Quindi pubblicare un articolo non-mainstream dal punto di vista dell'editor non è pericoloso perché verrà citato poco ma perché c'è il forte rischio di fare una figuraccia. Nella mia (modesta) esperienza però gli editor sono piuttosto inclini a correre rischi se l'articolo è scritto bene; il problema semmai sono i referee che, se l'articolo ha una forte carica innovativa, rischiano di non riuscire a capirlo fino in fondo e quindi non riusciranno ad apprezzarlo.

Per quanto riguarda la distorsione sulle persone è pur vero che singoli ricercatori molto noti riescono a pubblicare su riviste prestigiose anche lavori mediocri. Però non mi sembra così frequente che lavori decenti provenienti da istituzioni di paesi svantaggiati (l'Italia come la mettiamo nel ranking?) non riescano a trovare un loro spazio. Nell'ambito della fisica (l'unico cxampo di cui mi senta di poter parlare con cognizione di causa) non è infrequente trovare articoli pubblicati su Physical Review Letters provenienti da ricercatori messicani, cinesi, israeliani ecc. Europa e Giappone poi sono rappresentati tanto quanto Stati Uniti o Canada.

Non si vede perche' di punto in bianco dovrebbe essere rispettato nella lettera e nella sostanza da oggi in poi...

Io, come mero cittadino italiano, reclamo il suo rispetto nella sostanza, oltre che nella lettera, e pertanto chiedo dei body-scanner che controllino l'operato delle commissioni giudicatrici.

Sono forse un coglione?

RR

Io, come mero cittadino italiano, reclamo il suo rispetto nella sostanza, oltre che nella lettera, e pertanto chiedo dei body-scanner che controllino l'operato delle commissioni giudicatrici.

Non sono d'accordo.  L'obbligo di concorso formalmente corretto e' addirittura contro-producente, perche' elimina il vincolo di responsabilita' di chi sia di fatto sia per forma sceglie. E' probabilmente meglio che l'assunzione sia totale responsabilita' di chi la fa per tutta la vita lavorativa dell'assunto.

Ma vediamo proprio da una notizia di oggi come si fanno i concorsi in Italia:

È scritto nel provvedimento cautelare notificato
La raccomandazione del medico fu sponsorizzata dai politici del centrosinistra
Per la nomina del direttore di allergologia di Altamura si erano mossi assessori regionali e amministratori locali

BARI - Per la nomina del medico barese Eustachio Nettis a direttore dell’unità di allergologia dell’ospedale di Altamura (Bari) erano intervenuti diversi politici del centrosinistra pugliese. Tra questi «anche l’assessore regionale alla sanità, Alberto Tedesco (ora senatore del Pd), l’assessore regionale ai trasporti Mario Loizzo, l’assessore comunale di Bari Ludovico Abbaticchio e il sindaco di Giovinazzo (Bari) Antonello Natalicchio». È scritto nel provvedimento cautelare notificato oggi ad otto persone ...

... dalle carte sequestrate nel corso dell’indagine «appare evidente che, per l’affidamento degli incarichi di primario ospedaliero, costituisse titolo preferenziale l’appartenenza politica dei candidati» ...

... Secondo l'accusa, nel giugno del 2007 i cinque arrestati avrebbero falsamente attestato nei verbali della commissione esaminatrice che era stata accertata l'idoneità di quatto candidati al fine di ottenere la nomina di dirigente di uno di essi, Nettis, «prescindendo totalmente da ogni valutazione di merito». Cosentino, Nettis, Lonardelli e Digirolamo, inoltre sono accusati di aver alterato, il 28 agosto 2007, anticipandola di almeno un mese, la data di un atto con il quale si riconvocava la commissione esaminatrice per poter procedere a una nuova selezione pubblica dei candidati per sanare le illegittimità che avevano caratterizzato la prima selezione.  ...

Che vuol dire formalmente corretto? Io ho detto che i concorsi li voglio sostanzialmente corretti, come prevede la lettera della Costituzione e delle leggi.

Nota Bene che è proprio grazie a questo principio che puoi venire a conoscenza di illeciti come quello che indichi, perchè un giudice ha potuto occuparsene. Se le cose fossero congegnate come dici tu, invece, sarebbe del tutto legale che i commissari facciano vincere un candidato sponsorizzato «prescindendo totalmente da ogni valutazione di merito», come c'è scritto nel provvedimento cautelare.

Così mi pare.

Comunque io intendo che chi ci possa e debba mettere bocca (nelle procedure e negli esiti dei concorsi) non sia, in prima battuta, un giudice, ma una supervisione professionale che verifichi il rispetto di una certa deontologia. Non voglio ficcare in galera i commissari, ma controllarli professionalmente sì.

RR

Che vuol dire formalmente corretto? Io ho detto che i concorsi li voglio sostanzialmente corretti, come prevede la lettera della Costituzione e delle leggi.

Nota Bene che è proprio grazie a questo principio che puoi venire a conoscenza di illeciti come quello che indichi, perchè un giudice ha potuto occuparsene. Se le cose fossero congegnate come dici tu, invece, sarebbe del tutto legale che i commissari facciano vincere un candidato sponsorizzato «prescindendo totalmente da ogni valutazione di merito», come c'è scritto nel provvedimento cautelare.

Ad Harvard assumono ottimi docenti e ricercatori universitari senza dover rispettare nessun articolato di leggi statali. I magistrati non possono nemmeno occuparsi dei concorsi di Harvard, e risparmiano un po' di tempo per furti e omicidi. In Italia invece i concorsi sono minuzionsamente regolati dallo Stato eppure quasi ogni volta che vengono intercettati per caso commissari di concorso si scopre che i vincitori vengono determinati «prescindendo totalmente da ogni valutazione di merito». Non ti viene il dubbio che il sistema italiano non solo sia stato sempre disfunzionale ma e' anche condannato ad esserlo?

Alla base del sistema italiano ci sono idee sostanzialmente stupide. Una delle idee alla base dei concorsi e' che possano esistere a livello nazionale dei presunti "saggi" o in parlamento o eletti dalle varie corporazioni che siano in grado di stabilire minuziosi e oggettivi criteri di valutazione comparativa per ogni posto pubblico. La seconda idea stupida e' che sia pensabile e attuabile un sistema nazionale amministrativo e giudiziario che assicuri lo svolgimento formale e sostanziale dei concorsi secondo le regole minuziose impartite dal centro dai presunti saggi. Tutte queste sono sostanzialmente stupidaggini. 

La parte del mondo che funziona si basa su catene gerarchiche di responsabilita', controllate almeno idealmente al vertice con metodi rappresentativi democratici.  Chi e' responsabile di un servizio pubblico deve farlo funzionare assumendo chi ritiene opportuno, ma venendo valutato periodicamente sui risultati (eventualmente anche sui criteri di reclutamento). Se fallisce o se la preferenza democratica sceglie un altro, se ne va sia il responsaible sia tutte le persone che ha assunto.  Se ad Harvard i docenti di una disciplina iniziassero ad assumere mogli e figli, la valutazione periodica del loro Dipartimento andrebbe probabilmente sottoterra, i loro compensi verrebbero ridotti e il loro Dipartimento potrebbe anche venir chiuso del tutto. In Italia come hanno documentato invece Rizzo e Stella anche recentemente accade invece che lo Stato si rifiuta perfino di rimuovere i vincitori di un concorso totalmente irregolare, con commissari condannati a pene definitive, con la scusa che la condanna definitiva e' arrivata con troppi anni di ritardo e ormai "chi ha avuto ha avuto...".

Non c'e' nulla da fare, il sistema italiano e' stupido non solo nel suo funzionamento, ma anche nelle idee alla base della sua costruzione. Il meccanismo dei concorsi e' un tassello particolarmente stupido perche' consente di assumere delle persone tipicamente prescindendo dal merito in posti garantiti a vita perfino quando si scopre la totale irregolarita' del concorso, perche' avrebbero superato la mitica valutazione comparativa oggettiva e formalmente regolare. Non puo' funzionare.  Chi riceve un compenso, statale o privato, deve fare bene il suo lavoro, nelle posizioni di vertice deve essere pari o migliore delle alternative possibili, e ci deve essere una valutazione almeno minima ma periodica per giustificare qualunque spesa pubblica.

Ad Harvard assumono ottimi docenti e ricercatori universitari senza dover rispettare nessun articolato di leggi statali.

Alt! Un momento, temo che qui ci si debba imbucare in una discussione sui massimi sistemi - e, come spesso accade, le opinioni divergono perchè si sta guardando la città da montagne e con informazioni diverse.

Qui devo pertanto imbarcarmi in alcune considerazioni generali. In primis, in Italia esiste il diritto amministrativo e vale - detto in generale - il principio di legalità amministrativà. I Paesi a diritto comune non hanno il diritto amministrativo, e gli Enti pubblici sono soggetti allo stesso regime giuridico (che noi chiameremmo "di diritto privato") delle persone giuridiche private. A parte il fatto che mi hai citato l'esempio di una Università non statale, rimane un punto importante, che gli amministratori di Enti pubblici sono soggetti a norme e a responsabilità strutturalmente diverse nei due sistemi, e sono anche soggetti a giudici diversi, per i fatti amministrativi (da noi c'è la giustizia amministrativa, appunto, là il giudice ordinario). 

Ma ora devo tornare al principio di legalità. Siamo noi, cittadini, i proprietari delle Università statali, così come di tutte le altre Pubbliche Amministrazioni. Il fatto che ci siano, a monte, delle leggi che regolano il funzionamento degli Enti Pubblici non è che il riflesso del fatto che noi stiamo decidendo sulle nostre proprietà, e che lo facciamo in prima battuta con i nostri rappresentanti eletti, i legislatori, e in seconda battuta con l'Esecutivo, che e' l'Amministratore delle nostre proprietà. Quanta delega può essere data ai dirigenti "locali" delle singole amministrazioni è un fatto che decidiamo noi. In dottrina è stata sempre molto discussa la questione di quanta discrezionalità può essere concessa alla PA, e del bilanciamento fra diverse esigenze (proprio sulla base della considerazione del principio di legalità).

Ora, devo però tornare nei Paesi a diritto comune, e vado in UK, che conosco meglio. Anche il Civil Service è, ovviamente, amministrato dal Governo. Nonostante i diversi regimi giuridici, possiamo trovare dei paralleli, per quello che ci interessa, e - volendo - cercare anche di trarre gli insegnamenti utili al caso [Nota Bene, però, che in UK le Università non sono Enti pubblici, sono tutte fondazioni, cioè sono tutte delle "Harvard", quindi ora non stiamo pensando all'Univ. ma alla PA]. Il Civil Service dispone di Garanti, detti i Commissioners, che vigilano sull'applicazione del Civil Service Code. In materia di reclutamento, fanno rispettare i Recruitment Principles. Questi principi, che sono quindi una specie di Codice Deontologico, prescrivono espressamente dei contenuti e come farli applicare.

This document sets out those principles.

 Merit - means the appointment of the best available person: no one should be
appointed to a job unless they are competent to do it and the job must be
offered to the person who would do it best.

 Fair – means there is no bias in the assessment of candidates. Selection
processes must be objective, impartial and applied consistently.

 Open - means that job opportunities must be advertised publicly and potential
candidates given reasonable access to information about the job and its
requirements, and about the selection process.

Qundi è falso che i reclutatori (locali) possano assumere chi vogliono. Nota bene che ovviamente i Civil Service Commissioners sono stati istituiti con un provvedimento normativo, quindi alla base di tutto c'è sempre la volontà pubblica di indirizzare il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Sono gli strumenti che cambiano, ed io auspico di copiare il più possibile da questo caso. Copiare il copiabile, si intende, visto che l'Italia è un Paese a Diritto Amministrativo. Ma spero che tu abbia capito il senso.

Infine, devo dire che non condivido l'antropologia che mi hai tratteggiato, in base alla quale bisognerebbe pensare che le persone fanno le cose solamente se mosse da interessi materiali e da incentivi "sapientemente posti" da qualche Mano, Visibile e Invisibile. Come ho tentato di mostrare, la prima sorgente dell'organizzazione dei sistemi sono le norme (con varia e difforme forza giuridica), purchè ben fatte e ben implementate. Il lavoratore dipendente ha firmato un contratto di lavoro e prende uno stipendio? Allora DEVE eseguire certi compiti. E se c'è scritto che talvolta può e deve far parte di commissioni di concorso per giudicare del reclutamento di nuovo personale, DEVE prestare la sua opera con la professionalità, la correttezza e l'integrità che ci si attende da lui.

Altrimenti, per quanto mi riguarda, ciapet el camel, ciapet la barcheta, ciapet quel che ti vol ti, e te turnet a ca'. Non te l'ha ordinato nessuno di lavorare per la PA italiana o per il Civil Service.

RR

 

Caro Renzino

la pregherei di evitare di fare ogni volta una lezioncina di diritto amministrativo comparato. Andranno sicuramente bene per i rarefatti ambienti dei burocrati di Bruxelles, ma non hanno nessun rapporto con la realtà dell'università italiana

 

 

 

la pregherei di evitare di fare ogni volta una lezioncina di diritto amministrativo comparato. Andranno sicuramente bene per i rarefatti ambienti dei burocrati di Bruxelles, ma non hanno nessun rapporto con la realtà dell'università italiana

Boh, io discuto perchè se qui viene proposta una discussione libera vuol dire che si vuole argomentare di contenuti. Nessuno si senta obbligato a leggere quello che scrivo - potete pensare che ben altro sia utile.

Nel frattempo, colgo l'occasione per segnalare una storia amministrativa dell'Università italiana - sarebbe compito dei Professori Universitari fare questo tipo di ricerche, ma siccome (è stato scritto anche qui) non fanno niente e rubano lo stipendio, ci dobbiamo accontentare di quel che passa al convento. Fa parte del Quaderno CIMEA "La governance delle Università", uno studio comparatistico (oddio!) su 5 paesi. 

E se poi prendeste gusto, consiglio anche questo.

RR

Ora, devo però tornare nei Paesi a diritto comune, e vado in UK, che conosco meglio. Anche il Civil Service è, ovviamente, amministrato dal Governo.

Il Civil Service dispone di Garanti, detti i Commissioners, che vigilano sull'applicazione del Civil Service Code. In materia di reclutamento, fanno rispettare i Recruitment Principles. Questi principi, che sono quindi una specie di Codice Deontologico, prescrivono espressamente dei contenuti e come farli applicare.

Qundi è falso che i reclutatori (locali) possano assumere chi vogliono. Nota bene che ovviamente i Civil Service Commissioners sono stati istituiti con un provvedimento normativo, quindi alla base di tutto c'è sempre la volontà pubblica di indirizzare il buon andamento della Pubblica Amministrazione. Sono gli strumenti che cambiano, ed io auspico di copiare il più possibile da questo caso. Copiare il copiabile, si intende, visto che l'Italia è un Paese a Diritto Amministrativo. Ma spero che tu abbia capito il senso.

Quello che scrivi e' sensato ma ritengo opportuno puntualizzare che vale in UK solamente per i dipendenti del civil service, che sono (vedi http://www.civilservant.org.uk/numbers.pdf) ~500mila, quindi circa l'~1.8% della forza lavoro UK.  Questi non corrispondono agli statali italiani, che sono circa 10 volte tanti, circa il ~16% della forza lavoro. Da quel che leggo i civil servants UK corrispondono a quelle posizioni amministrative critiche di uno Stato che piu' difficilmente possono avere corrispondenza col settore privato, come (leggo) dipendenti della Giustizia, del sistema previdenziale, del Fisco e della Difesa. In questi settori critici e' opportuno che ci sia la massima trasparenza e una serie di vincoli per evitare pratiche opache e truffaldine che non e' opportuno contrastare ex-post.  Come hai gia' chiarito docenti e ricercatori sono in UK fuori dal public service, e aggiungo io anche gli insegnanti di scuola e il personale del servizio sanitario (per quanto ho capito fino ad ora).  Quindi sottolineo in UK per questi settori critici e non per universita', sanita' e scuola c'e' il codice del civil service. L'universita', cui io mi riferivo, sta fuori, non fa i concorsi all'italiana, e secondo gli studi comparativi che ho letto e' tra le migliori d'Europa.

L'Italia e' un Paese con diritto amministrativo, ma 1) nulla vieta di cambiare ed evolvere, eravamo una monarchia e siamo evoluti in Repubblica ad es. 2) il diritto amministrativo non ha storicamente impedito nulla: magistratura consenziente sono sempre stati assunti i precari della Scuola senza concorso degno di tal nome. Se vogliamo M.S. Gelmini e' la prima che sta cercando di porre una fine a questo andazzo ma non vedo nessun cultore della Costituzione e del diritto amministrato che nemmeno si sogni di riconoscerglielo.  Bisogna dedurre dati alla mano che il fatto che esista l'articolo costituzionale suii concorsi per l'assunzione dei pubblici dipendenti, e il fatto che siccome vige il diritto amministrativo non si puo' fare altrimenti, hanno un valore molto vicino a zero nel Belpaese. Al massimo possono essere pretesti per intralciare la parte politica avversa, ma nulla di piu'.

In ogni caso di una cosa sono convinto: certi principi come quello del concorsi sono consustanziali al fallimento e alla disfunzionalita' della societa' italiana, ne sono concausa e mai una lora interpretazione autentica potra' migliorare la societa' italiana.  Il maggior problema delle societa' fallimentari e incapaci di progredire e di competere con successo, come l'Italia, e' la ristrettezza mentale che consiste nel guardare unicamente al proprio interno per la soluzione dei propri problemi e per impostare la competizione con l'esterno. Al contrario e' opportuno cercare almeno di capire come funzionano gli altri sistemi e cercare di evolvere in maniera rispettosa delle proprie origini e condizioni, ma pur sempre evolvere.

Circa l'Università e il relativo reclutamento (che auspico anch'io ispirato - come tante altre cose - alle migliori pratiche "degli altri sistemi", come dici tu), il mio pensiero "generale" l'ho racchiuso in questa Noterella che avevo fatto girare lo scorso marzo. Rimane tuttora valido, or che si sono pur avverate delle cose che stavano scritte lì; e sostanzialmente è congruente con l'impostazione concettuale che ho descritto più sopra.

Nota bene che io intendo sempre il confronto con gli altri sistemi come "cassetta degli attrezzi" per la discussione e la proposta politica locale. Bisogna trovare la quadra fra diverse esigenze, e -purtroppo - il popolo italiano è quello che è e non lo possiamo cambiare in un giorno né io né tu. 

RR

Mi scuso, in effetti avevo perso questa preziosa notarella.  L'idea di fondo mi sembra essere che i concorsi in Italia potrebbero selezionare i migliori - basterebbe che i professori si comportassero eticamente. Ottima idea, se funzionasse. Peccato che non funziona. Solo chi conosce l'università sui documenti può pensarlo. I professori italiani non sono mica cattivi - solo sono razionali, dati gli incentivi che il sistema offre. Per riformare l'università bisogna cambiare gli incentivi. Tutto il resto sono parole, più o meno in buona fede.

PS Guardi che gli storici si occupano da anni della storia dell'università, in tutti i suoi aspetti. Esiste anche un periodico specializzato,

"Annali del Centro interuniversitario per la storia delle Università italiane".

Oh, la Nota era circolata informalmente (e comunque è arrivata dove doveva arrivare), e poi l'avevo sistemata così su richiesta degli amici dell'USPUR che ogni tanto pubblicano queste mie noterelle - ma non è più uscita, dopo, tant'è che ha fatto in tempo ad essere pubblicata un'altra che avevo scritto 2 mesi dopo. 

Circa il comportamento dei Professori, io ho fornito una specie di "analisi comparata", che nel mio piccolo penso adeguata (al resoconto breve, si intende). Lei invece ritiene che esista un'unico tipo umano, che si comporta in base ad una funzione di utilità universale a seconda dei contesti, intesi come delle "condizioni al contorno"; quindi basterebbe mutare o sistemare degli "incentivi corretti" per cambiare i comportamenti delle persone. Un po' come disseminare tante mazzette e tante D'Addario nella società, nei posti e dei momenti giusti, e le cose vengono oliate, ma legalmente. No, io non penso così, anche se quello che dice Lei ritengo sia l'aspirazione di molti economisti, che si devono mangiare i cappelli come Zio Paperone perchè la realtà non si uniforma ai loro modellini e ai loro sistemini di equazioni. Io invece sono un fisico teorico, e cerco di fare modellini e sistemini di equazioni che si uniformino alla realtà.

Così va la vita, che s'ha dda fa' ppe campa'.

RR

 

In realta' i cappelli se li mangiava Rockerduck se ben ricordo. Tornando sull'argomento, continuo a non aver capito quindi quale sarebbe la spiegazione per cui i commissari di selezione e i professori italiani si comportano diversamente dai loro colleghi non italiani. E soprattutto non ho capito quale sarebbe percio' la proposta per correggere la situazione se, come sostenuto, le persone non rispondono agli incentivi. Cercando di restare seri e di non parlare di mazzette e D'Addario per cortesia, ma portando esempi e soluzioni concrete.

continuo a non aver capito quindi quale sarebbe la spiegazione per cui i commissari di selezione e i professori italiani si comportano diversamente dai loro colleghi non italiani

Perchè hanno valori diversi.

Secondo Lei, perchè i cittadini napoletani si comportano diversamente dai cittadini di Trento, o da quelli di Bolzano? [NB: Le assicuro che si comportano diversamente, in media]

E soprattutto non ho capito quale sarebbe percio' la proposta per correggere la situazione se, come sostenuto, le persone non rispondono agli incentivi

Intanto non ho detto che le persone non rispondono agli incentivi. Però ho detto che i Professori Universitari sono lavoratori dipendenti, che ricevono uno stipendio. Noi Europei pensiamo che sia illusorio cambiare le cose senza diffondere e "far vivere" una cultura della valutazione e della qualità, e ad uno stipendiato va richiesta. Per promuoverla, ci sono diversi strumenti, fra cui anche la definizione e la prescrizione di Codici Deontologici Professionali del tipo di quello che ho già mostrato per il reclutamento nel Civil Service britannico - adattato alla situazione Universitaria, beninteso - che possano andare ultra leges, insomma, dove un giudice non riuscirà mai a mettere bocca.

Se Lei ci pensa bene, il Decreto della Gelmini sulla "valutazione dei titoli e delle pubblicazioni" per i concorsi da ricercatore va in questa direzione, che ho indicato io. Il problema è che non si fa così, dalla sera alla mattina - serve un certo contesto, una certa organizzazione (e.g. i Garanti, un Segretario esterno in ogni commissione giudicatrice), un certo coinvolgimento della comunità professionale di riferimento, ovviamente, una certa ownership e partnership che al ns. Ministero non sanno manco che significhino. E non ho ancora detto nulla sui contenuti. Ma questo è solo un centesimo delle azioni da mettere in campo. Poi, ho detto anch'io, le valutazioni istituzionali, i giusti incentivi (che non sono gli stessi di un'azienda di pasticcini), ecc. ecc.

Se mi danno dei soldi gliele preparo io, chiavi in mano, tutte le cose che servono per cambiare l'organizzazione in questo senso (sto scherzando, ovviamente).

RR

Lusiani, hai ragione, sono d'accordo praticamente su tutto. Dato che le persone reagiscono agli incentivi, il sistema italiano non può funzionare. Ma allora perchè, tanto per fare un esempio, in Francia funziona? Non conosco bene il sistema universitario francese, ma da quello che mi raccontava un'amica che insegna li, i concorsi si fanno, sono severi e solo i migliori passano. Ovviamente questo non garantisce che la ricerca (e la didattica) in Francia siano al vertice delle classifiche, ma il sistema funziona meglio che in Italia, o no?

Mi viene il dubbio che sia vero quello che ho letto qui.

Qualcuno ha detto che i francesi sono degli italiani di cattivo umore: io dico che la Francia è l’Italia con un maggiore rispetto delle regole.

Mi viene il dubbio che sia vero quello che ho letto qui.

Qualcuno ha detto che i francesi sono degli italiani di cattivo umore: io dico che la Francia è l’Italia con un maggiore rispetto delle regole.

Mi viene da ringraziare il Signor MG per la chiara e bella esposizione (nonchè Phastidio.net per l'ospitalità). E' raro vedere l'atteggiamento scientifico della descrizione dei fatti fare premio sull'ideologia.

Che il "rispetto delle regole" sia la regola anche altrove, è pure un fatto. Ed anche negli Stati Uniti d'America. Se qualche Milanese pensasse che, ad esempio, nel settore del'istruzione terziaria non ci siano regole, negli Stati Uniti, ma una "giungla", bisognerebbe mostrargli quantomeno le 432 pagine dell'Higher Education Opportunity Act, che riautorizza, con emendamenti, l'Higher Education Act (negli Stati Uniti vi sono leggi che scadono, come il latte). E poi la legislazione statale. O l'ancora più importante normativa delle Commissioni di accreditamento, necessario de facto (questa normativa è quella più rilevante per la "qualità accademica").

RR

 

 

Ma allora perchè, tanto per fare un esempio, in Francia funziona? Non conosco bene il sistema universitario francese, ma da quello che mi raccontava un'amica che insegna li, i concorsi si fanno, sono severi e solo i migliori passano. Ovviamente questo non garantisce che la ricerca (e la didattica) in Francia siano al vertice delle classifiche, ma il sistema funziona meglio che in Italia, o no?

Il sistema di concorsi statali funziona (relativamente bene, non ottimamente secondo me) in Francia perche' la societa' francese e' abbastanza sana, non certo per l'assunzione del principio astratto del concorso pubblico regolamentato per l'assunzione. Per quel che conosco dei concorsi francesi, non consistono esattamente in una comparazione astratta di curriculum, titoli, prove scritte ed orali orientate a selezionare il migliore, ma piuttosto in un confronto abbastanza onesto tra candidati ma diretto a scegliere il migliore solo tra quelli che comunque hanno relazioni di qualche tipo con i gruppi di ricerca esistenti.

La salute della societa' francese si vede da diversi dettagli che caratterizzano i loro concorsi ma non quelli italiani.

Un elemento abbastanza comune e' che i concorsi di accesso ai posti permanenti sono riservati ai giovani (come anni successivi al PHD) e possono essere tentati un piccolo numero di volte dopo il PHD: questo scardina fin dall'inizio il sistema baronale italiano che prevede che il candidato invecchi al servizio come portaborse del barone nell'attesa del concorso a lui riservato per anzianita' di servizio intorno ai 40 anni.

Un altro elemento comune dei concorsi francesi e' che il concorso sia nazionale, e che i vincitori nell'ordine di classifica scelgano le sedi.  Anche questo scardina certi meccanismi baronali.  Al barone interessa che i suoi servitori non acquisiscano titoli per competere ai vertici e andare dove vogliono, ma che rimanga subordinato senza titoli al suo servizio, e possa vincere concorsi unicamente sotto sua protezione.  Invece in Francia i gruppi di ricerca hanno interesse che i loro candidati abbiano titoli per vincere i concorsi nazionali e anche ad avere buone e produttive relazioni con loro perche' scelgano di venire a lavorare con loro.

Ma in definitiva questi accorgimenti non possono essere decisivi secondo me in un contesto piu' corrotto come quello italiano.  Quello che fa funzionare il sistema francese e' la pressione sociale che richiede comportamenti abbastanza onesti, produttivi e di buona qualita' nell'uso delle risorse pubbliche, non certo il sistema dei concorsi come principio astratto. Va poi aggiunto che almeno nei confronti internazionali che conosco io (di cui ho dato link in passato) la Francia non eccelle nelle materie scientifiche, e tra i grandi Paesi la classifica vede UK, poi Germania, poi Francia e infine l'Italia.  La Francia supera di poco l'Italia nelle discipline scientifiche, ed e' superata dalla maggior parte dei piccoli Paesi come Svizzera, Olanda, eccetera.  Mi aspetto comunque che la Francia sia molto superiore all'Italia nelle discipline umanistiche, legge ed economia, e in particolare in tutte le aree coperte dalle guandi scuole, ma non ho dati sottomano.

Ma in definitiva questi accorgimenti non possono essere decisivi secondo me in un contesto piu' corrotto come quello italiano.  Quello che fa funzionare il sistema francese e' la pressione sociale che richiede comportamenti abbastanza onesti, produttivi e di buona qualita' nell'uso delle risorse pubbliche, non certo il sistema dei concorsi come principio astratto.

Lusiani, grazie per le informazioni, che confermano il poco che sapevo del sistema francese. Mi pare che qui si rischi un ragionamento circolare. Sono i comportamenti corrotti che generano degli incentivi perversi o viceversa? Siamo sicuri che cambiando il sistema di incentivi, mantenendo il sistema dei concorsi, il comportamento degli attori evolverà sempre e comunque in direzione di "to cheat the system"? Forse si e qualcuno potrebbe anche dedurne una sorta di "inferiorità genetica" degli italiani rispetto ai francesi... Detto questo, resto d'accordo con te che il sistema più efficiente non è quello dei concorsi.

Questa discussione mi stimola anche un altro ragionamento. Ammesso che MSG decidesse di dare retta al "milanese", l'opposizione dei baroni mi pare scontata. Dai commenti mi pare anche di capire che i benefici a breve termine per chi barone non è, non sarebbero evidenti. Con una riforma di questo tipo, si rischierebbe quindi di saldare due parti che, almeno teoricamente, non avrebbero interessi comuni, con il probabile risultato di affossare la riforma. E vengo al punto. Una riforma meno radicale, in senso francese, sarebbe politicamente più appetibile e soprattutto avrebbe qualche possibilità di riuscita? Secondo te no, io non sono così sicuro, magari conservo qualche illusione :-)

E' difficile giudicare l'esito delle selezioni accademiche fuori della propria disciplina. Quindi le mie impressioni potrebbero non essere confermate per il resto del mondo universitario. Tuttavia la mia impressione è  che le selezioni accademiche (assunzioni e promozioni) per la matematica siano basate più o meno sugli stessi criteri, siano affette più o meno da pregiudizi analoghi e analoghe possibilità di errori, in Italia negli Stati Uniti e in Francia, nonostante le diversità di procedure. Ho avvertito qualche cambiamento in Gran Bretagna a seguito dei Reseach Assessment Exercises, che hanno introdotto l'ansia di reclutare persone che possano far guadagnare finanziamenti, e la possibilità di remunerare adeguatamente chi fa guadagnare maggiori finanziamenti, distruggendo alcuni pregiudizi o tradizioni. Per il resto direi proprio che "tutto il mondo è paese". Forse c'è un fenomeno più spiccatamente italiano ed è quello dello "inbreeding". Ma si tratta di un fenomeno che ha più a che fare con le domande di assunzione che con le scelte su chi assumere. Per svariate ragioni i giovani matematici italiani rifiutano opportunità di lavoro più qualificato in luoghi diversi da quello in cui sono nati e/o cresciuti.

la mia impressione è  che le selezioni accademiche (assunzioni e promozioni) per la matematica siano basate più o meno sugli stessi criteri, siano affette più o meno da pregiudizi analoghi e analoghe possibilità di errori, in Italia negli Stati Uniti e in Francia, nonostante le diversità di procedure

Mi pare un'affermazione incauta, della serie In God We Trust – All the Others Must Bring Data (W. Edwards Deming). A quanto detto prima aggiugerei che mi piacerebbe conoscere, più delle procedure di selezione in Francia, quelle di progressione ed eventualmente espulsione degli accademici. Ad occhio credo che sarebbero più importanti nel determinare l'efficienza o meno di un sistema. Detto altrimenti, esistono meccanismi di progressione automatica in Francia, gli inetti vengono o no mandati a casa?

E' difficile giudicare l'esito delle selezioni accademiche fuori della propria disciplina. Quindi le mie impressioni potrebbero non essere confermate per il resto del mondo universitario. Tuttavia la mia impressione è  che le selezioni accademiche (assunzioni e promozioni) per la matematica siano basate più o meno sugli stessi criteri, siano affette più o meno da pregiudizi analoghi e analoghe possibilità di errori, in Italia negli Stati Uniti e in Francia, nonostante le diversità di procedure.

Anche io vado a sensazioni, perche' non e' facile documentare tutto con dati.  Secondo la mia valutazione le selezioni tendono ad usare di fatto criteri comparabile tra Italia e Paesi avanzati solo per le discipline scientifiche piu' "dure", dove la produzione scientifica sia piu' individuale e meno di gruppo, e dove la validita' della disciplina e l'ambito naturale dei confronti e' internazionale.  La matematica e' forse la disciplina piu' "dura", un'altra disciplina "dura" e' la fisica teorica. Meno le discipline sono dure e' piu' i criteri "meritocratici" vengono abbandonati a favore di relazioni personali di lavoro, inbreeding, relazioni amicali e parentali. Nelle discipline piu' "soffici", che preferisco non nominare, e' massima la differenza tra l'Italia e gli altri Paesi avanzati, a svantaggio dell'Italia.

Lusiani, grazie per le informazioni, che confermano il poco che sapevo del sistema francese. Mi pare che qui si rischi un ragionamento circolare. Sono i comportamenti corrotti che generano degli incentivi perversi o viceversa? Siamo sicuri che cambiando il sistema di incentivi, mantenendo il sistema dei concorsi, il comportamento degli attori evolverà sempre e comunque in direzione di "to cheat the system"? Forse si e qualcuno potrebbe anche dedurne una sorta di "inferiorità genetica" degli italiani rispetto ai francesi... Detto questo, resto d'accordo con te che il sistema più efficiente non è quello dei concorsi.

Certamente c'e' una influenza continua e nei due sensi tra il livello di "corruzione" di una societa', il sistema di regole che una societa' si da', e il sistema di valori diffuso nella stessa societa'.  E' possibile che data una "cattiva" societa', comunque vengano elaborate le regole, la societa' rimanga scadente e fallimentare, e' possibile. Ma e' anche possibile che migliorando le regole una societa' possa migliorare. Quantomeno si puo' sperimentare, e d'altro canto data una societa' e' plausibile cambiare anche drasticamente le sue regole ma non la societa' stessa, come possono pensare solo fanatici del genere di Pol Pot.

Una spiegazione plausibile per la disfunzionalita' della societa' italiana e' la sua storica disegueglianza interna tra dominatori stranieri ed elites collaboratrici, perdenti e incompetenti da una parte e masse popolari dall'altra.  A questo si aggiungono pesanti diversita' geografiche.  I Paesi con societa' piu' egalitarie e funzionali, come quelli scandinavi, l'Olanda, la Svizzera, anche la Germania hanno il vantaggio storico di una popolazione omogenea, che si percepisce come fatta di eguali, che ha saputo diventare o rimanere libera e non soggetta allo straniero, e ha saputo costruire uno Stato consensuale orientato a servire tutti i cittadini e non solo una Casta straniera o locale avulsa dal resto della societa'. Ma se guardiamo alla storia dell'Inghilterra anche quella societa' e' stata molto diseguale, invasa da sassoni, poi vichinghi e infine normanni (questi ultimi hanno formato un'elite per qualche aspetto linguisticamente differenziata rispetto alle masse). Per finire la Gran Bretagna include scozzesi, gallesi e irlandesi. Questo insieme disomogeneo e segmentato di abitanti ai margini della civilta', con risorse territoriali nettamente inferiori alla Francia, alla Spagna e alla Germania e' riuscito a divenire lo Stato europeo militarmente ed economicamente piu' forte primariamente - secondo me - grazie ad un buon sistema di regole sia scritte sia non scritte elaborato dalle sue elites. Il sistema di regole anglosassone e' infatti quello che piu' produttivamente si presta ad integrare cittadini di diverso orientamento e provenienza.  Da questo esempio puo' derivare qualche flebile speranza di migliorare la scadente situazione italiana.

Ma il problema che si mostra non superabile in Italia e' la qualita' scadente delle elites, che sono le prime a promuovere le regole e gli stili di vita piu' disfunzionali e dannosi, come lo spirito di fazione, l'associazione consociativa  di Casta a danno delle masse, il nepotismo indiscriminato e l'insieme dei privilegi che differenziano nettamente la Casta dalle masse.

Ma allora perchè, tanto per fare un esempio, in Francia funziona?

Abilitazione nazionale + concorso locale = funziona meglio così nei sistemi a diritto civile. Nei sistemi a common law vi è un di più di etica protestante che sopperisce alla carenza di regolamentazione.

Poi, vi è la già citata differenza di comportamento fra italiani e francesi, i quali vengono salvati dal laicismo.

Quando le Amministrazioni fanno qualche incontro al vertice, i dirigenti francesi esordiscono sempre dicendo a quelli italiani: l'Italia è come la Francia, più la Mafia. I dirigenti italiani inclinano lievemente il capo e fanno: uhuhuhuh (della serie: non possiamo dirlo apertamente, ma è così).

RR

 

Anche io ho un incubo. No, non esageriamo. Non un incubo, ma c'è una cosa che mi infastidisce. Come saprete, sono stati fatti poco prima di Natale i sorteggi per le Commissioni dei concorsi per Ordinari, Associati e Ricercatori. Nel mio settore, SECS P01, tutti eravamo sorteggiabili. E io sono stato sorteggiato. Per un concorso a Chieti (Associato) e uno a Napoli (Ricercatore). Essere sorteggiato due volte è un record nazionale di sfiga, credo. Quello che mi dà fastidio è che io non avevo nessuna intenzione di candidarmi a fare il commissario. Per nessun concorso! E invece non ho neanche la possibilità di dimettermi. A me sembra una (piccola, ma non troppo) vessazione. E' veramente un dovere di un professore universitario fare il commissario ai concorsi?

P.S. Al danno si aggiunge la beffa: l'ideatore del meccanismo del sorteggio non è stato sorteggiato!

E' veramente un dovere di un professore universitario fare il commissario ai concorsi?

Per te e molti altri si: vai e fai di tutto perche' siano concorsi veri e perche' vincano i migliori. Se poi non succede puoi far mettere a verbale il tuo dissenso motivato e ci fai un post per nfa :-D

Se tutti quelli che non hanno interesse a falsare i concorsi si dimettono siamo da capo. Finche' il sogno di Federico non si realizza si, bisogna prenderlo come un dovere.

 

1) Sottoscrivo l'esortazione di Giulio Zanella

2) Perché non lo fai subito un post su NfA sul risultato del sorteggio delle comissioni di concorso in Bocconi?

Il Milanese ha sintetizzato proposte che sono state fatte molte volte negli ultimi dieci anni.  Ma si è dimenticato - oppure non ha avuto il coraggio di fronte al Ministro - di dire che, con l'abolizione del valore legale della laurea (di tutti i titoli di studio universitari), occorre anche abolire il Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR). Infatti, tale Ministero - nella persona del Burocrate (potrei fare un bel nome) - imperversa ogni giorno di più con una valanga di Decreti Direttoriali (invenzione recente) di un'importanza tale da mettere in riga qualsiasi minima attività e momento della vita universitaria, incluso il tempo e il modo di andare a fare pipì.

Le Università esistenti non si autoselezioneranno mai in Università di Ricerca e Università di Dadittica fino a quando continuerà a imperversare il "diavolo tutelare" nella figura del MUR.  Queste considerazioni dovrebbero convincere: una Ministra che ha firmato un disegno di legge sull'introduzione del merito dappertutto, si è ridotta a presentare un DDL che più centralizzatore non si può. Ma centralizzazione è sinonimo di corruzione.  Dunque, la Ministra sta lavorando in opposizione ai suoi "ideali" e a quelli di un'Università come la vorrebbe il Milanese. qp

Queste considerazioni dovrebbero convincere: una Ministra che ha firmato un disegno di legge sull'introduzione del merito dappertutto, si è ridotta a presentare un DDL che più centralizzatore non si può. Ma centralizzazione è sinonimo di corruzione.  Dunque, la Ministra sta lavorando in opposizione ai suoi "ideali" e a quelli di un'Università come la vorrebbe il Milanese. qp

Che la Ministra abbia degli ideali è questione controversa; che questi ideali siano meritocratici, mi sento di escluderlo. Anzi, il problema è che alla Ministra non difettano solo gli ideali, ma pure le idee (qualcuno pensa addirittura che sia stata nominata proprio per questo: una sorta di ministro-fantoccio).

Insomma, se dovessi sintetizzare quel che s'è visto finora, riesumerei una vecchia battuta: poche idee, ma ben confuse.

nessuna impresa o banca ha tanti soldi da scialare per compiacere il barone e la sua amante!”

Non hai pensato che il barone ha sicuramente un parente banchiere ben piazzato... in un'impresa o banca gonfia di extraprofitti... secondo me, il barone la sua amante-cugina scema la piazza lo stesso.

L'incubo del barone

Lea 17/1/2010 - 19:11

Breve racconto scritto di getto dopo la lettura de  L'Incubo del barone.

"Aiuto! Aiuto! sono arrivati i milanesi! Sono ovunque!!  Per poco non facevo uno scontro frontale con uno di loro venendo da lei!" Disse il succube al Barone X.  

"Sono veramente dappertutto!  Prima erano pochi, ma adesso ne sono arrivati altri!  Sono sempre di più! Ieri me ne sono trovato uno in bagno!  Un altro è sbucato da sotto la scrivania ed ha gridato , per poi uscire correndo. Come farò adesso a fare carriera?  Lei mi aveva promesso che sarei diventato associato a breve... Si ricorda quella storia? Sì insomma, il giro di telefonate, le votazioni truccate... la doppia idoneità..." Continuava il succube.

Il Barone X non proferiva parola. "Adesso come farò?.... Beh, qualche pubblicazioni ce l'ho... tipo il saggio che abbiamo scritto insieme ... ... quel paper sulla rivista internazionale edita da quel Suo amico... e poi ho anche un WP del dipartimento. Beh, forse rispetto a quell'impiastro della porta accanto che si crede di essere chissà chi solo perché  ha scritto qual cosina su riviste peer reviewed con impact factor... ma che è 'sto impact factor?  E' roba da milanesi, vero Professore?” Disse con la bava alla bocca.  "E' poi lui è dopo di me! Io sono entrato prima. In queste cose la "signority" è tutto, vero Professore ?"

Il Barone X non rispose, anzi rispose chiedendogli gentilmente di recarsi in aula  al suo posto per comunicare a gli studenti che lui sarebbe arrivato in ritardo. "Magari già che ci sei rispondi a qualche domanda, fai un ripasso, sì insomma intrattienili"

Il succube nella via verso l'aula vide un polverone nel cortile che separava il dipartimento e l'edificio in cui si trovavano le aule.  Gli dissero che era appena passata  una mandria di milanesi incazzati al grido di guerra "IMPACT FACTOR!". Il succube, pulendosi i vestiti e cercando di ricomporsi si recò  verso l'aula dove una manciata di studenti illetterati aspettava già da un po'.

Nel frattempo il Barone X iniziò il suo giro di telefonate.  "Ma con questa storia dei sorteggi è un bel macello... però ascolta caro mio,  possiamo cercare di accordarci... e poi l'hai vista sì,  la lista dei candidati, mica è un problema... Hanno fatto domanda in pochi perché prima c'erano le vecchie regole... sì insomma quando è uscito il bando... molti non hanno fatto domanda perché immaginavano.. perché temevano.. sì insomma hai capito.. Non dovrebbe essere difficile. Mi raccomando gli argomenti.  Niente cose complicate.. 'sti modelli DSGE che vanno tanto di moda, niente teoria dei giochi che non serve a nulla... insomma insisti sui temi che contano, hai capito quali." Dopo chiamò a casa, tanto per sapere dalla moglie casalinga-zerbino cosa ci fosse per cena.

Uscì dal suo ufficio (con parquet e mobili nuovi di zecca dal design accattivante, piante ornamentali... insomma un po' di lusso quando si è a capo di un dipartimento se lo meritava), si recò in bagno, poi al bar, fece due chiacchiere con il preside per quella storia della necessità di cambiare lo statuto di facoltà per poi consentire l’ennesima rielezione del preside stesso (sempre unico candidato, espressione questa dell'unità della facoltà si diceva). Infine, decise di recarsi verso l'aula... insomma quattro chiacchiere avrebbe voluto pure farle a suoi studenti e forse rimediare qualche tesista. Il suo corso in "Economia degli accessori per cavatappi" era riuscito ad ottenerlo dopo tanto tempo....finalmente un corso nelle sue aree d'interesse... questione di "signority" ovviamente.

Nel tragitto però vide un polverone... un polverone che diventava sempre più grande. L'aria diventò all’improvviso irrespirabile, il rumore assordante. Sentì gridare ripetutamente qualcosa, ma non capiva, due parole, sì due parole nella lingua della perfida Albione..." AHHHHHH! Aiutoooo!". Furono queste le sue ultime parole.

Fu così che scomparve il Barone X, travolto da una mandria di milanesi al grido di guerra IMPACT FACTOR. Il succube divenne un cane sciolto in cerca di padrone. La moglie si godette la cospicua pensione del marito e visse a lungo più felice di prima.

 

 

Note dell'autrice:

1. Scusate ma ho mangiato pesante anch'io.

2. Sono d'accordo con quanto scritto da Giovanni Federico.

3. Spero di riuscire ad intervenire nei prossimi giorni. Oltre agli impegni lavorativi (ma fare ricerca è così bello!) devo correre in giro per la facoltà e gridare "IMPACT FACTOR"!!!

4. Grazie per lo spazio. Scrivere alle volte è catartico. Fa smaltire l’incazzatura per qualche ora.

 

Piccola osservazione pedante, vedo che in italiano ha definitivamente vinto il francesismo "succube" nei confronti dell' italiano succubo/succuba.

 

Dal sito del'accademia della crusca:

...Quanto a succubo / succube: la forma raccomandabile a norma di etimologia sarebbe la prima, trattandosi di un aggettivo tratto dal lat. SUCCUBA, a sua volta deverbale da SUCCUBARE, mentre l’invariabile succube si deve all’influsso francese (si vedano ad esempio Aldo Gabrielli, Il museo degli errori, Milano, Mondadori, 1977, pp. 79-80 o Valeria Della Valle - Giuseppe Patota, Il salvaitaliano, Milano, Sperling &Kupfer, 2000, pp. 62-63).  Benissimo, dunque, se succubo, -a tendesse, magari sull’onda delle raccomandazioni dei grammatici, a imporsi nell’uso. Ma dubito che sia così: un sondaggio giornalistico relativo al 1995 e riportato nel mio Italiano, Milano, Garzanti, 1997, p. 597 dava maggioritaria (19 esempi contro 8) la forma invariabile succube

 Caro dottore

 si vede chiaramente che Lei non è mai stato in una università italiana o straniera se non per venire a pontificare in qualche bel convegno sulla valutazione. E che non ha mai visto un concorso italiano ed una selezione all'LSE e non ha mai provato a pubblicare un articolo su una rivista peer review o su una rivista italiana etc. Se lo lasci dire da uno che non solo è molto più anziano ma queste cose le ha fatte e viste. Lei non sa di cosa parla

Passo e chiudo

Cordiali saluti

Giovanni Federico

 

L'uso dello Impact Factor per valutare la ricerca di individui o istituzioni non è una "americanata". Nessuna buona università degli Stati Uniti, che io sappia, valuta i ricercatori per le assunzioni e le promozioni sulla base dello IF delle riviste in cui pubblicano. In matematica la domanda che ci si pone è sempre la stessa: esiste un teorema importante attribuibile a questo candidato? Anche lo "h-index" dei vincitori delle mediaglie Field risulta spesso molto modesto. L'uso dello IF nella valutazione della ricerca è invece una pratica che si è sviluppata fuori degli Stati Uniti, ad esempio, in Italia, in Spagna, in America Latina, ed in molti paesi scientificamente "in via di sviluppo". In Italia è prevalente in ambito biomedico. Che io sappia questa pratica è stata per la prima volta proposta da Luigi Rossi Bernardi (biochimico, già presidente del comitato medicina del CNR) quando era presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, cioè, all'incirca, negli anni ottanta. Il fatto che questa pratica sia stata, e sia tuttora, sostenuta da "grandi capi" nella biomedicina la dice lunga sulla sua idoneità "moralizzare" le valutazioni .

Diceva una persona che Fausto Panunzi conosce bene che i Milanesi sono la rovina dell'Italia.

Probabilmente si riferiva a Craxi prima e a Berlusconi poi... ma forse no!

Scherzi a parte, vi propongo qua:

http://www.flcgil.it/notizie/rassegna_stampa/2010/gennaio/messaggero_cos...

un parere (solo in parte) diverso da quello del Milanese del "brutto sogno" di Giovanni Federico e su cui eventualmente riflettere.

ps. mi scuso se il link è incompleto (nel testo del giornale c'è anche il grafico del finanziamento dell'università espresso in punti percentuale del Pil per diversi paesi Ocse a confronto), ma non sono riuscito a trovare quello de Il Messaggero e leggo la rassegna stampa dal sito dell'università che abbisogna di una password.

Forse conoscerò quella persona, ma non ha avuto grande influenza su di me, dato che ho sposato una milanese e che i nostri figli, quando parlano, rivelano un chiaro accento milanese (cioè non sanno mai se una vocale è chiusa o aperta).

Come studente universitario trovo paradigmatica e al tempo stesso ridicola questa parte:

Burocrate “Ma le tasse non possono essere alzate oltre il 20% delle entrate.”

Milanese “Limite da abolire. Bisognerebbe anche autorizzare le università ad istituire il numero chiuso. Ma questi sono dettagli.”

Burocrate “Ma se aumentano le tasse, gli studenti fuggono!”

Milanese "Fuggirebbero quelli falsi, che si iscrivono tanto per fare contenti i genitori. Meglio che se ne vadano. Quelli che vogliono una laurea vera, continuerebbero ad iscriversi. Fra l’altro, per aiutarli nella scelta, si potrebbero pubblicare classifiche delle università anche per la didattica, sulla base dei risultati degli esami alle facoltà professionalizzanti o magari della capacità di placement degli allievi.”

Mi sembra sintomatico di come viene vista la questione studenti e didattica nell'università. Prendiamo due ipotesi: 1. Secondo la strategia di lisbona siamo in una economia della conoscenza e dobbiamo andare verso il life long learning 2. L'università si devono connettere maggiormente verso "l'esterno", con il sistema produttivo del territorio

Queste due ipotesi, ovviamente, possono non essere condivisibili, ma ora teniamole. Nella citazione si dice che se aumenti le tasse gli studenti veri rimangono e gli studenti falsi rimangono.Ma che classificazione é? Veri, falsi, che vuol dire? Io propongo una lettura della conoscenza e dell'apprenidmento e, quindi della formazione e didattica, un po' diversa. Secondo autori che stanno sviluppando le scienze cognitive come Greeno e Sawyer, oppure secondo i costruttivisti la conoscenza e l'apprendimento si costruiscono socialmente, storicamente attraverso pratiche di apprendimento. Se aumentiamo le tasse universitarie che tipo di formazione diamo? Nulla. Escludiamo e basta, peraltro su base economica.

Se invece riconosciamo che l'innovazione e la ricerca sono pratiche sociali, legittimate e sostenute dal contesto, non vedo perchè impedire ad uno studente di più scarso livello (anche se non capisco come si riesca a valutare uno studente con degli stupidi esami, per fortuna questa cosa diventerà un residuo del passato, almeno spero) di poter partecipare all'istruzione universitaria. Perchè un accanimento verso i fuori corso? secondo quali parametri sono un costo per la società? gli enti locali e lo stato non danno nulla ai fuori corso e spesso si mantengono da soli lavorando. Oppure diventano fuori corso perchè lavorano per mantenersi.

Pura cattiveria sociale, sia di sinistra che di destra

Questa caccia ai fuori corso e ai giovani fannulloni è pura retorica che non fa altro che scavare altri fossi intergenerazionali. Sarebbe gradita un po' di letture, anche in maniera critica, sull'economia della conoscenza, su kuhn, Laudan, capitale sociale, marketing territoriale, e didattica ed apprendimento prima di parlare di università e tasse universitarie. 

Anche perchè il modello del milanese è quello anglosassone, guarda caso la matrice culturale della crisi economica e della decadenza

Siamo indietro molto indietro,

Uno studente

 

 

Anche perchè il modello del milanese è quello anglosassone, guarda caso la matrice culturale della crisi economica e della decadenza

Ellamadonna!!! Matrice culturale della crisi? Ah ah ah ah ah! Ma stai studiando Spengler, quello del Tramonto dell'Occidente? No perchè fesserie per fesserie, se proprio ti piacciono i tramonti, leggiti Twilight.

Invece la matrice italica, che cosa produce?

il modello del milanese è quello anglosassone

Neanche - glielo scrissi direttamente ben un anno fa. Quelle del Milanese sono visioni vecchie, vetuste, ed obsolete.

Circa il ruolo degli studenti e la teoria dell'apprendimento consiglio ai Milanesi e a tutti gli Italiani la lettura di un paio di recenti pubblicazioni dell'Agenzia di Valutazione della Qualità del Regno Unito, una riflessione scritta dal presidente del Sindacato degli studenti, ed una Guida per studenti agli Audit Istituzionali, che da un anno accolgono anche uno studente come componente del Panel di Valutazione Esterno (spiegate anche in video).

Il problema serio, per l'Italia, è che c'è una istruzione terziaria solamente "di stampo accademico". Come se nell'istruzione secondaria ci fossero solo i Licei, illusione devastante coltivata dalla Moratti, che causò in un paio d'anni la migrazione di masse ingenti di nuovi iscritti dagli Istituti Tecnici ai Licei. Con grandi lai (odierni) degli industriali, che non trovano più periti per le loro fabbrichette.

Questo è IL disastro, che andrebbe sanato con la diversificazione dei percorsi formativi dell'istruzione superiore e - in definitiva - con la trasformazione di certe Università in Università Politecniche, attente ai bisogni del territorio (e dell'occupabilità dei loro studenti).

RR

 

 

 

Mi sembra sintomatico di come viene vista la questione studenti e didattica nell'università. Prendiamo due ipotesi: 1. Secondo la strategia di lisbona siamo in una economia della conoscenza e dobbiamo andare verso il life long learning 2. L'università si devono connettere maggiormente verso "l'esterno", con il sistema produttivo del territorio

Queste due ipotesi, ovviamente, possono non essere condivisibili, ma ora teniamole. Nella citazione si dice che se aumenti le tasse gli studenti veri rimangono e gli studenti falsi rimangono.Ma che classificazione é? Veri, falsi, che vuol dire?

"Veri" significa studenti che si impegnano nello studio perche' ne comprendono il valore per loro stessi e sono anche coscienti della spesa che la societa' sostiene per garantire loro l'universita' (circa 7000 Euro all'anno per studente, di cui forse 700 in media pagati ora dallo studente). "Falsi" significa studenti che non si impegnano nello studio, anche perche' non sono coscienti della spesa che la societa' sostiene per offrire loro un'universita' economica e perche' non pagano il relativo costo di persona ma lo "scaricano" sulla societa'.

Come mostra il rapporto OCSE "Education at a glance" la frequentazione all'universita' e' circa uguale tra Paesi con alte e con basse tasse universitarie, quando non c'e' un diffuso sistema di borse di studio (come in Italia e Francia). C'e' invece una maggiore frequentazione all'universita' quando c'e' un sistema diffuso di borse di studio sia che le tasse siano alte (paesi anglosassoni) sia che le tasse siano basse (paesi scandinavi). In base a questi dati di fatto, e presupponendo che pagando le tasse universitarie piu' alte gli studenti siano piu' coscienti del costo dell'istruzione e meno desiderosi di spendere il proprio danaro se non approfittano pienamente dell'opportunita' di formazione, risulta del tutto sensata la proposta di aumentare le tasse universitarie.

C'e' tuttavia un ulteriore elemento da considerare, particolarmente in Italia. Nel nostro disgraziato Paese lo Stato impone tasse pesantissime offrendo servizi miserabili.  Sarebbe pertanto radicalmente sbagliato aumentare le tasse universitarie a parita' di tassazione.  Uno Stato minimamente onesto dovrebbe restituire ai contribuenti ogni ulteriore entrata dovuta a maggiori tasse universitarie, o alternativamente, meglio,  redistribuire la maggiori tasse in termini di borse di studio ai meritevoli.  Altrimenti il puro aumento delle tasse universitarie a parita' di tutto il resto sarebbe si' - su questo concordo - una beffa e un'ulteriore malefatta di uno Stato gia' ampiamente ladro.

Intanto ringrazio le due utime risposte che mi hanno dato dei dati su cui confrontarmi. Poi, probabilmente e me ne scuso, non sono stato molto chiaro. Secondo me nel dibattito che si è sviluppato in italia sull'università è mancata una discussione approfondita su cosa può significare apprendere ed innovare. E ancora una volta vedo nelle risposte, pur capendo e apprezzando, vedo ancora la ristretezza di una prospettiva in cui lo studente deve macinare esami e ottenere titoli. La valutazione del percorso di apprendimento come viene ora data mi sembra inadeguata.

Devo ovviamente ammettere di non avere alternative predisposte e già pronte.

In effetti ho utilizzato termini come matrice culturale o decadenza in maniera molto approssimata e fuori luogo, ma mi dispiace del tono della prima risposta. Leggerò il libro, e per quanto riguarada spengler non lo mai letto e non lo trovo interessante.

Matrice Italica? ritengo che l'università italiana abbia tantissimi problemi, al pari di quelle anglosassoni, oppure chiamiamole Global Universities, forse più corretto. Infatti ho occupato la mia università nel 2008 ancora oggi protesto continuamente contro l'istituzione universitaria, non per difendere lo status quo ma per realizzare nel quotidiano la mia formazione.

Attraverso percorsi di autoformazione cerco di praticare in maniera condivisa, e dal basso, la formazione e di intrecciare l'esperienza politica e quotidiana. Questo cercando di "piegare" il piano di studi alle mie motivazione e degli altri studenti e ricercatori con cui condivido esperienze.

Lo abbiamo fatto in piccolo nel 2007, per esempio sulle trasformazione del welfare, sulla sociologia della devianza e lo rifaremo meglio quest'anno su argomenti simili. E' questo il mio apporto per trasformare le rovine dell'università pubblica.

Ma non si fa troppo poco riferimento alla crisi?

Poi le risposte con risate in faccia dandoti del ridicolo purtroppo capitano spesso, anche nell'accademico, ma io insisto

Hai scritto di avere occupato la tua Universita` per protestare contro l'istruzione etc...

con che risultati? sono 40 anni che si occupano le Universita`, bloccando lezioni ed esami, danneggiando gli studenti e mai i Baroni, che al massimo fanno un po' di ferie pagate.

Forse e` tempo di una strategia un po' piu` civile e meno illegage (eh si`, l'okkupazione e` un crimine)

Eh già, noi studenti siamo anche un po' criminali. 2008 occupazioni in quasi tutti gli atenei in italia e Grecia, 2009 in Francia, Germania, Austria, Svizzera.

Le riforme dell'università non sono mai sbagliate, sono gli studenti che sono incivili e non capiscono.

Un crimine fatto da migliaia di persone e migliaia di persone un po' difficile da far pagare

Il 3+2 e il sistema dei crediti è un disastro e la Gelmini cerca di proseguire in quella rotta.

L'obiettivo era di fermare il taglio dei finanziamenti che sapevamo sarebbe ricaduto su di noi insieme alle figure precarie della ricerca e del post-laurea. Infatti sono state aumentate le tasse universitarie in quasi tutti gli atenei, sia dove si era occupato sia dove non si era occupato, mentre peggiorano i servizi. Non siamo certo noi i colpevoli del disastro delle università, dei baroni (guardarsi allo specchio, no?) e neanche della crisi economica (c'è la crisi tagliamo gli sprechi= su tasse universitarie)

Naturalmente sono state decise dai docenti che compongono la maggioranza del senato accademico e del CDA (questi famosi baroni). Comunque è nelle occupazioni che ci siamo confrontati con studenti e ricercatori per pensare ai problemi dell'università. Visto che le università sono aperte solo per le lezioni e poi le chiudono chiave in qualche modo si doveva aprire.

Dai, poi con queste "kk" fai un po' ridere, siamo nel 2010 mica negli anni '80, il muro di berlino per noi è storia, la maggior parte di noi era troppo piccolo per ricordarlo.

Fortunamente siamo una generazione diversa, che vuole la propria indipendenza, non che qualcuno ti pianifica l'aumento delle tasse perchè sei un costo sociale

 

 

 

 

 

 

 

Un crimine fatto da migliaia di persone e migliaia di persone un po' difficile da far pagare

Vedo che ormai la "strategia difensiva craxi" è utilizzata correntemente anche dalle nuove leve! Io non ho mai occupato quindi chiedo lumi, occupando non si allungano i tempi di laurea?

okkupare era ironico come Amerika,

comunque allungare i tempi di Laurea a chi non vuole occupare e` un danno alla liberta` personale.

Se vuoi protestare fallo fuori, cartello in mano, senza bloccare l'accesso agli altri.

Che tristezza, pero`, dopo tanti anni ancora vengono giustificate queste assurdita`.

Poi ci si chiede perche Berlusconi, nonostante tutte le cavolate che fa continui a prendere voti. Abbiamo avuto la Pantera, l'Onda, gli Indiani Metropolitani, I Girotondini etc ed ancora molti pensano che la Piazza, le occupazioni etc possano avere un peso politico. Anzi lo hanno, fanno vincere le destre.

L'incubo del barone

FraS 21/1/2010 - 19:40

Da noi le lezioni si erano spostate in altre aule ed edifici (non erano occupate tutte) e quindi chi voleva seguiva e faceva esami. Io ho avuto difficoltà con un esame ma non finirò fuori corso. Un danno alla libertà personale è lavorare gratuitamente come si fa negli stage e tirocini obbligatori (oggi introdotto anche per alcuni 15enni), ma nessuno si straccia le vesti. 

Come al solito mi si rinfacciano cose che non mi appartengono. Craxi rubava, noi studenti facevamo una pratica politica storicamente riconosciuta e alla luce del sole.

Poi ci si chiede perche Berlusconi, nonostante tutte le cavolate che fa continui a prendere voti. Abbiamo avuto la Pantera, l'Onda, gli Indiani Metropolitani, I Girotondini etc ed ancora molti pensano che la Piazza, le occupazioni etc possano avere un peso politico. Anzi lo hanno, fanno vincere le destre.

Se esiste una democrazia prima o poi spero che la piazza abbia un peso, se noi chiudiamo con la democrazia e facciamo decidere solo ai tecnici. Peccato che sono io che ho fatto una critica sui contenuti. Voi no

Mi sai dire la differenza tra i programmi del PD, IDV e del PDL sull'università? nessuna

Quindi che c'entra destra o sinistra?. Solamente siete così abituati a guardare che non avete argomenti per chi vive quotidianamente certi problemi dell'università e della situazione economica attuale.

Vi piace la vostra condizione di privilegiati? Che nessuno occupi, potrebbe rimettere in discussione lo status quo.

 

 

 

 

 

 

 

FraS,

io vivo negli USA dal 1995 perche` dopo una Laurea in Medicina con 110 e lode non sarei mai riuscito ad entrare inSpecializzazione perche` non ero raccomandato e mio padre non fa il medico...

per cui non parlarmi di privilegi: io ho fatto gli esami di abilitazione Americani (passa 1 su 4) ho fatto le applications e senza conoscere nessuno sono entrato qui in specializzazione, pagato abbastanza da vivere da solo... lavorando 12 re al giorno 6/7 giorni a settimana.

Che nessuno occupi, potrebbe rimettere in discussione lo status quo.

 Un fenomeno endemico qual è l' occupazione difficilmente mette in discussione lo status quo: ne è parte.

Nessuna spocchia: io nel 2008 ho partecipato sia all' occupazione della mia università (durata 110 giorni...) che "in trasferta" alla Sapienza. Ci ho messo un po', ma adesso mi sono convinto di una sostanziale inutilità, se non dannosità, di una simile pratica. Anche volendo tralasciare l' aspetto legale, che non è di poco conto.

Quanto alla piazza, c' è sempre da tenere a mente che è il terreno ideale dei populisti. E se la competizione si basa sul populismo, vedo un futuro che è il presente.

Beh ai tempi di Bettino rubare era una pratica politica storicamente riconosciuta (e anche adesso!) quindi di cosa stiamo parlando? :)

Cmq io i contenuti non li ho afferrati, ho capito solo che si protestava contro il taglio dei finanziamenti, e fin qui grazie alla mazza... Cioé, giustissimo, anche i miei amici londinesi meditano di protestare perché gli aumentano le tasse sui bonus, dal loro punto di vista hanno perfettamente ragione :)

Mi spiace ma fai un bel po' di confusione.Andando in ordine:

  1. Il lavoro forzato lede la libertà personale, quello gratuito no. Se non ti piacciono gli stage non farli, se credi servano per una carriera futura e li fai è una scelta libera.Anche a 15 anni.
  2. Occupare un'aula limita la libertà di utilizzarla da parte dei legittimi proprietari ed utenti.
  3. Occupare proprietà private è un reato.A prescindere dal fatto che altri ( sian Craxi o Provenzano ) abbian fatto di peggio.
  4. In democrazia la piazza pesa per il voto dei manifestanti, il resto è fuffa.Un milione in piazza fanno il 2%.Vuoi farli pesare di più perchè sono incazzati/motivati/...?Si può anche fare, ma non ha nulla a che vedere con la democrazia.
  5. Sei il primo che parla di DX e SX

Quanto alle occupazioni poi, credi davvero che servano a smantellare i privilegi?

Intanto per avere un qualche effetto dovrebbero essere più rare ed importanti: da decenni sono un fenomeno stagionale, per distinguere una dall'altra bisogna essere degli insider, vista da fuori è solo folklore.

Che senso ha una protesta praticata da una minoranza degli studenti, che si ripete ogni anno e mescola attivisti seri, cazzeggiatori ed aspiranti politici? E che si inasprisce ad ogni tentativo di scalfire il potere baronale?

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