Il mago ismeno

2 giugno 2010 ne'elam

Il mago è un personaggio minore della Gerusalemme Liberata. Consulente degli infedeli suggerisce di mentire, anche spudoratamente, per coprire le proprie intenzioni. Quella parte della manovra che riguarda il taglio degli stipendi elevati dei dipendenti pubblici sembra sia stata suggerita proprio da lui.

Secondo l’articolato del decreto legge Misure urgenti finalizzate alla stabilizzazione finanziaria e alla competitività economica, la manovra sugli stipendi elevati dei dipendenti pubblici è la seguente (articolo 9 comma 2)

In considerazione della eccezionalità della situazione economica internazionale e tenuto conto delle esigenze prioritarie di raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica concordati in sede europea, a decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 i trattamenti economici complessivi dei singoli dipendenti, …. superiori a 90.000 euro lordi annui sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro;….La riduzione prevista dal primo periodo del presente comma non opera ai fini previdenziali.

La regola quindi non intacca la base di calcolo della futura pensione del dipendente pubblico. Ma in questo modo essa diventa un’imposizione fiscale che colpisce una sola categoria di lavoratori dipendenti. L’Associazione Nazionale Magistrati lo ha puntualmente osservato dichiarando

 

E’ del tutto evidente, infine, l’incostituzionalità della disposizione con la quale si opera una decurtazione secca del trattamento economico, per la palese violazione dei principi di eguaglianza e di progressività del sistema fiscale che deriva dall’introduzione di un’imposta fissa a carico esclusivamente dei dipendenti pubblici.

Se l’Associazione Nazionale Magistrati ha ragione, penso di sì ma attendo lumi da altri più addentro di me sulla questione, sospetto che una misura del genere sarà cassata dai giudici che saranno chiamati a pronunciarsi sugli immancabili ricorsi che saranno inoltrati dai soggetti destinatari di tale provvedimento. La prima domanda che nasce spontanea è: per quale motivo hanno scelto questa soluzione che è a dir poco problematica e che rischia di cadere in fretta? E poi, secondo interrogativo, esistevano soluzioni alternative?

 

Vediamo la prima cominciando con una premessa. Gli uffici legislativi dei ministeri hanno professionisti che conoscono bene queste ingarbugliate materie. Se escludiamo l’insipienza, ma dopo l’affaire Scajola tutto è possibile, i decisori politici di questa soluzione si attendono che il palloncino venga bucato prima ancora di essere gonfiato.

In parole semplici: i fiumi di inchiostro e i torrenti di parole sono solo effetto annuncio e propaganda. Forse per scaricare sui giudici la responsabilità di aver sabotato l’improbo lavoro dell’esecutivo, in totale spregio delle richieste dei mercati e dell’Europa. Forse per lasciarsi aperta la possibilità di rinnegare l’intenzione insidiosa di azioni che deludono una parte, né piccola, né marginale, dei propri affezionati sostenitori. Un quadretto anticipato dalla astuta citazione mussoliniana: la privata confessione di impotenza del duce nell’imporre la propria volontà a recalcitranti gerarchi, è un abile modo di mettere le mani avanti.

Metodo che ricorda i suggerimenti del mago Ismeno nella Gerusalemme Liberata

Vela il soverchio ardir con la vergogna,
e fà manto del vero a la menzogna.

Alla seconda domanda: esistono soluzioni che permettono di evitare il prevedibilissimo contenzioso, la risposta è sì ma, ancora una volta, attendo lumi da parte degli esperti. Due numeri due per inquadrare la questione. Secondo la rilevazione della Ragioneria Generale vi sono 3,5 milioni di lavoratori dipendenti che comportano una spesa annua di oltre 160 miliardi di euro. Attualmente i contributi versati sul conto previdenziale del lavoratore dipendente sono pari al 33% della retribuzione lorda. I lavoratori versano l’8,8% del loro stipendio lordo, il datore di lavoro che ci mette la differenza. Questo significa che 31,2 miliardi l’anno sono i versamenti contributivi delle amministrazioni pubbliche alla previdenza dei propri dipendenti, e questi ultimi contribuiscono con ulteriori 11,3 miliardi.

Dato l’ammontare atteso di risparmi che si intendeva ottenere dall’intervento mannaia sugli stipendi, cosa ostava a reperirlo facendo aumentare il contributo previdenziale a carico del dipendente pubblico, diminuendo parallelamente quello del datore di lavoro? O, meglio ancora, consentire ai diversi soggetti di optare fra questa soluzione e l’alternativa di mantenere inalterato il livello retributivo corrente rinunciando a prestazioni previdenziali future?

E’ chiaro che le preferenze intertemporali, per il consumo, dei soggetti sono assai diverse anche e soprattutto a seconda della loro età. Coloro che sono vicini alla pensione preferiscono mantenere inalterato il livello della prestazione attesa e accettano una diminuzione del livello retributivo; per converso coloro che sono più distanti dalla pensione preferiscono mantenere inalterato il livello di reddito corrente e rinunciare ad un pezzetto di prestazione previdenziale, magari con la prospettiva di recuperare nel futuro.

Una misura così congegnata, e le sue innumerevoli varianti, avrebbe consentito i risparmi desiderati senza avere l’odiosa caratteristica che la rende comprensibilmente indigesta ai destinatari e meno esposta all’accidentato percorso che invece si preannuncia per la misura attuale.

Ma forse non bisogna mai prendere sul serio un obbiettivo che dichiara di volere far piangere i ricchi (anche se dipendenti pubblici e, peggio ancora, magistrati).

10 commenti (espandi tutti)

riguardo ai tagli ai giudici, alla camera, ecco tremonti a ballarò " è una voce simbolica"

http://www.youtube.com/watch?v=chDH2Mg35gc

sulla progressività della tassazione ho sempre avuto i miei dubbi, per il resto, avevo già letto che nulla sarebbe cambiato a fini contributivi. L'unica cosa che non capisco è: chi ha il potere di decurtare gli stipendi dei magistrati? non sto scherzando, è una domanda seria. il parlamento, si dice, decide da se, ciclicamente, di aumentarsi diarie e buste paga, ma davvero il governo nulla pote?

per quanto riguarda l'opzione di variare la quota contributiva.

Il giorno dopo ci sarebbero state tutte le sezioni CGIL CISL et UIL con cartelline in mano davanti ai vari giudici del lavoro, TAR e ordinari per opporre dubbi di costituzionalità: non puoi variare ai pubblici il metodo di recupero dei contributi, mentre ai privati nisba. anche la possibilità di scegliere è "ingiusta" direbbero. tanto varrebbe fare come l'imprenditore veneto: dare la busta lorda e dire "ora i contributi ve li pagate da soli"

Bastava chiamarlo "contributo di solidarietà" (che come si conviene tra persone oneste spetta a chi può dare di piu') e si evitavono pretestuosi richiami alla Costituzione ed alla incostituzionalità.

Francesco

scusa, ma cambiagli il nome in contributo e ti trovi 20 avvocati fiscalisti che van a dimostrarti che:

1) contributi sono forme di tassazione (riuscirebbero a dimostrarlo, magari convincon solo quel giudice, ma riuscirebbero)

2) chiedere contributi solo agli statali è iniquo quindi pregiudizievole (solo perchè statale subiresti il contributo, se fosse sul reddito di tutti gli italiani che piglian, ad esempio, 1200 euro, allora non sarebbe piu iniquo)  quindi incostituzionale. 

 

2) chiedere contributi solo agli statali è iniquo quindi pregiudizievole (solo perchè statale subiresti il contributo, se fosse sul reddito di tutti gli italiani che piglian, ad esempio, 1200 euro, allora non sarebbe piu iniquo)  quindi incostituzionale. 

Mi sembra del tutto legittimo che un datore di lavoro possa chiedere (per esempio per non fallire) un contributo ai propri dipendenti, diminuendo lo stipendio. Non lo chiede ai dipendenti degli altri. Ma penso che quello che immagini potrebbe succedere davvero. Pero' secondo me non puo' essere dichiarato iniquo ed anticostituzionale perché chi vuole puo' sempre cambiare lavoro (anche lo statale, se ha le competenze per fare altro). Quindi puo' sottrarsi a quella che ritiene una ingiustizia cambiando lavoro. Penso che non lo farebbe: stare nello stato ha i suoi vantaggi.

Francesco

Mi sembra del tutto legittimo che un datore di lavoro possa chiedere (per esempio per non fallire) un contributo ai propri dipendenti, diminuendo lo stipendio.

...

Pero' secondo me non puo' essere dichiarato iniquo ed anticostituzionale perché chi vuole puo' sempre cambiare lavoro (anche lo statale, se ha le competenze per fare altro). Quindi puo' sottrarsi a quella che ritiene una ingiustizia cambiando lavoro.

Questione di punti di vista: in generale, se tra A e B c'e' un contratto, entrambe le parti dovrebbero impegnarsi a rispettarlo (o modificarlo di comune accordo, se del caso), non ti pare? O lo stipendio e' una sorta di "variabile indipendente"? :-)

Se il contratto stesso non prevede uno stipendio "riducibile" dal datore di lavoro (per esempio so che in Germania questo puo' accadere), non vedo come possa un simile comportamento essere ritenuto legittimo.

Tanto per fare un esempio: qualora il licenziamento sia vietato o preveda un firing cost, cosa impedirebbe altrimenti al datore di lavoro che intende licenziare di portare lo stipendio a zero, per "convincere" il lavoratore a dimettersi?

P.S.: ovviamente, questo discorso potrebbe formalmente non valere per lo Stato che puo' sempre contare sull'arma finale, quella legislativa, ma il comportamento resterebbe, a mio avviso poco "corretto".

E perchè la riduzione non dovrebbe essere tale anche "ai fini previdenziali"? Togliamo quella frase, e basta. E' una riduzione secca di stipendio, decisa dal datore di lavoro. Non desidero proprio che sia vista come un'imposta fissa a carico dei dipendenti pubblici.

RR

Su questioni "fini", in cui non entro perchè non esperto, c'è un fattore da considerare, che non mi pare sia mai stato considerato qui su nFA: se la manovra parte dal 2011, e vi sono dilazioni sul TFR o altre amenità del genere che toccano i dipendenti, c'è la concreta possibilità di un effetto "valanga" su una certa parte di dipendenti pubblici: quelli che possono andare in pensione.

Mi giungono da diverse parti notizie che molti, per evitare problemi, potrebbero decidere di andare in pensione entro l'anno. Se cosi' fosse, questa massa di pensionandi potrebbe mangiarsi buona parte dei residui di cassa dello stato (TFR) e rendere pericolosa la situazione attuale... Esiste questo rischio? Immagino che nel caso il governo possa prendere provvedimenti, ma si andrebbe già ad aggravare una situazione non proprio rosea...

Il mago ismeno

Malthus 3/6/2010 - 15:02

esatto. infatti dalle prime notizie sulla finanziaria (prima ancora di mar. scorso) c'è stata la gara a, per chi aveva titolo, chiedere il pensionamento al fine di non ricevere il tfr a tranche. l'ho sentito dire a radio 24 da un sindacalista.

Il mago "ismeno"?

simone 10/6/2010 - 12:27

La frase di cui all'articolo è del mago Idraote!

Nella Gerusalemme liberata, il mago Ismeno è quello che popola di demoni la foresta di Saron per impedire ai crociati di ricavare il legno necessario alla costruzione delle macchine da guerra per l’assedio di Gerusalemme.

Idraote, invece, è il mago che regge Damasco e che ordina a sua nipote Armida di recarsi nel campo cristiano, in apparenza per chieder soccorso, in realtà per distoglierli dalla guerra, cercando di attrarre a sé i più valorosi guerrieri.

In quanto al decreto, mi sembra che calzi benissimo la frase finale di Idraote ad Armida "Per la fé, per la patria il tutto lice."

giusta la correzione. La memoria ad una certa età inganna. Avrei dovuto consultare il buon vecchio Fumagalli.

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