Il monopolio della mediocrità

17 maggio 2010 Massimo Famularo

Una delle determinanti principali della "questione meridionale" è il sistema di tolleranza delle irregolarità che si autoalimenta e determina una selezione avversa nei confronti del merito individuale e del rispetto delle regole. Il fenomeno ha una rilevanza di carattere generale perché alcuni ingredienti della ricetta, che ha prodotto il disastro del sud Italia, sono presenti anche al nord e nel resto dei paesi sviluppati.

''Aneddoto''

Qualche tempo fa mi trovavo su un treno delle ferrovie dello stato italiano. Sul regionale 2363 per la precisione che pur chiamandosi “Freccia del Biferno”, non ha niente a che vedere con le più blasonate frecce rosse di cui l’azienda va orgogliosa. Per intenderci si tratta di un treno alimentato a gasolio vecchio di una quarantina d’anni in circolazione tra Roma ed Avellino. Su questo tipo di treni, se fai il biglietto su internet devi esibirne una stampa perché il controllore non dispone del palmare. Lo spunto che vi riporto mi è venuto nel momento in cui, una delle rarissime volte in cui il controllo è avvenuto, mi è stato richiesto di esibire un documento d’identità. Istintivamente ho pensato che quel signore fosse un rompicoglioni.

A mia discolpa potrei dire che le verifica dell’identità è un cavillo inutile, perché senza il controllo con il palmare del codice, chiunque può realizzare con poca fatica al pc una stampa simile a quella che ho esibito. Potrei aggiungere che l’idea del cavillo mi è venuta in seguito, quando per 5 minuti ho assistito al pistolotto nei confronti di due signore sedute di fronte a me che non avevano timbrato (mai fare la multa per carità, intendiamoci, solo il pistolotto). Ma sarebbe nascondersi dietro un dito.
La verità è che mi è sembrata pedanteria il fatto che il controllore facesse semplicemente il suo dovere. Peggio, non lo ha neanche fatto il suo dovere (le tipe senza timbro andavano multate), mi è sembrato pedante perché ha fatto un pò più del quasi nulla a cui sono abituato. Inutile stupirsi per l’ennesima ‘italianata’ folkroristica? Io dico che una piccola riflessione si può fare.

''Morale''

Secondo me quello che ho sperimentato in treno è una delle innumerevoli manifestazioni del ‘Monopolio della Mediocrità’ un meccanismo per il quale la tolleranza nei confronti delle irregolarità si autoalimenta crescendo progressivamente e produce una selezione avversa nei confronti del merito individuale e del rispetto delle regole. Non credo sia esagerato affermare che questo fenomeno costituisca una delle determinanti principali, se non la principale della cosiddetta questione meridionale. Penso che il fenomeno meriti attenzione perché ha una rilevanza di carattere generale: alcuni ingredienti del disastro del sud Italia sono presenti anche al nord e nel resto dei paesi sviluppati, forse comprendendo più a fondo il male sarebbe possibile individuare una cura. Non a caso più volte su questo sito si è parlato di "meridionalizzazione del nord" o, recentemente, dell’Europa (molto efficace la metafora della piscina). Citando dal mio articolo preferito di nFA:

« la Questione Meridionale è LA Questione Nazionale»

''Qualche approfondimento''

L’idea di fondo è che si tratti di un processo graduale di progressiva degenerazione in cui il combustibile principale è la tolleranza verso il mancato rispetto delle regole. L’infrazione commessa da un singolo individuo viene tollerata dagli altri perché non riconoscono nella violazione un danno immediato e perché confidano nella possibilità di ricevere altrettanta tolleranza in futuro. Perché un meccanismo del genere possa essere antimeritocratico è descritto in questo paper e brevemente riepilogato qui (sono venuto a conoscenza di entrambi grazie a Ne’elam). In estrema sintesi si tratta di un tacito accordo tra gli individui in base al quale, stante una diffusa tolleranza delle irregolarità, è possibile consegnare prestazioni minori o di minore qualità rispetto a quelle per le quali ci si è impegnati.

Tuttavia un minimo grado di tolleranza delle irregolarità è presente un po’ ovunque, gli esseri umani non sono macchine. Quand'e che inizia la degenerazione? Perché Palermo e Napoli SONO una cosa diversa da Torino e Milano, mentre Roma è un’altra cosa ancora? Come si propaga questo ‘virus della mediocrità’? Perché Milano e Torino di 30 fa, sotto questo profilo, erano diverse da oggi? Perché non è avvenuta la stessa cosa a Chicago? Suppongo che gli economisti e gli scienziati sociali si siano interrogati da tempo attorno a quale questione. Domando, esiste una risposta o, almeno, un insieme convincente di ipotesi? In particolare, esistono rimedi che funzionino, oppure no? Da dilettante, forse ingenuo ma curioso, propongo qui il mio punto di vista.

Io credo che la svolta avvenga nel momento in cui la tolleranza si estende da chi alle regole dovrebbe attenersi a chi le regole dovrebbe far rispettare; nelle "regole infrante" includo, ovviamente ed anzitutto, le leggi. È banale, ma a mio avviso è tutto lì: quando il tutore della legge la viola, la legge, la regola comune, perde qualsiasi significato e qualsiasi potere vincolante sui soggetti che dovrebbero semplicemente rispettarla. Come "rispettare" ciò che anche i tutori non "rispettano"?Il meccanismo fondamentale, a mio umile avviso, è "top-down", dal vertice alla base, non viceversa. Se non altro per ragioni di osservabilità: è più facile che tutti vedano ciò che fanno i pochi al vertice che non viceversa.

A quel punto la maleducazione o la disobbedienza evolvono in illegalità e crimine; l'intero tessuto sociale diventa un incubatore per la criminalità organizzata e per le caste corporative. Anche un pensionato tranquillo può diventare un corriere (sottomarino) che porta lo stipendio alle famiglie dei malavitosi. L’estorsione e la corruzione diventano elementi di ordinaria amministrazione. La criminalità organizzata trova l’infrastruttura ideale per crescere: non solo bassa manovalanza (anche quella), ma soprattutto gente capace e intelligente con un'etica elastica e un ambiente che la ospita invece di espellerla. La casta segue la stessa logica della mafia, con la differenza che al posto delle attività criminali ci sono le rendite di posizione. Ma il metodo che le impone è il medesimo: la violazione, prima occulta e poi palese, delle regole che teoricamente dovrebbero essere comunamente accettate e che dovrebbero servire da filtro selettivo, da strumento di selezione per l'entrata e l'uscita dal vertice.

Infatti, appena casta e mafia sono state svezzate, avranno le risorse e tutto l’interesse a preservare e incoraggiare il monopolio della mediocrità ed il cerchio si chiude. Chi è esterno a questi gruppi di potere - a queste "elites": sia la casta che il crimine organizzato elites sono - non ha altra scelta che adeguarsi. Nel linguaggio degli economisti credo si tratti di "strategia dominante", di certo è almeno un equilibrio di Nash. L'altra cosa che vorrei notare è che queste elites non sono contestabili e non sono esposte, in genere, a free entry; insomma sono scarsamente generate da un meccanismo competitivo, o di mercato, o meritocratico. Questo è un punto che Saviano coglie molto parzialmente, direi che proprio non lo coglie, nella sua analisi della camorra. Egli la interpreta come il prodotto di un meccanismo di mercato basandosi puramente sul fatto che i camorristi vogliono arricchirsi (come se i signorotti medievali fossero dei pauperisti) mentre non vede che la camorra è figlia della negazione del mercato competitivo e delle regole trasparenti che sole lo possono sostenere.

Infatti, queste "elites della mediocrità" si formano attraverso processi "medievali" di selezione (chi scrive le leggi e deve farle rispettare NON è tenuto a rispettarle) ed attraverso un meccanismo di "anti-mercato" (l'omogeneizzazione servile) si preservano. Una volta che le elites del tipo "casta" si formano, esse creano barriere all'entrata e sollecitano la diffusione della mediocrità, intesa come violazione massiva e diffusa delle regole ufficialmente condivise. Il tutto è retto invece da regole informali, non scritte, arbitrarie e modificabili quando non più utili alla casta stessa. Un lampante esempio si ha nella discussione, quasi ventennale, sulle leggi elettorali italiane le quali non sono mai state modificate usando come criterio la "efficienza" del sistema democratico ma, piuttosto, la "incontestabilità elettorale" degli incumbents che già appartengono alle elites politiche. Il corpo elettorale come reagisce? Chiaccherando al bar disprezza le leggi elettorali (che sono una "truffa") ma ci si adegua e vota, cercando favori e prebende all'interno del gioco che esse definiscono.

''Conclusioni''

La strada per Gomorra comincia quando non allacci le cinture di sicurezza o chiedi il ‘favore’ di farti annullare una contravvenzione. Il bivio fondamentale che distingue tra una società malata e una marcescente lo determina l’estensione della ‘interpretazione flessibile delle regole’ alla legge e a chi deve farla rispettare. È dalla testa che comincia a puzzare il pesce.

Se questa analisi è corretta l'implicazione è palese: oltre che a livello orizzontale, nei rapporti quotidiani, il circolo vizioso va spezzato anche e soprattutto in linea verticale nella tolleranza applicata alle elites. Prima di applicarla in basso la tolleranza zero va applicata in alto. Per combattere l'evasione fiscale occorre PRIMA combattere l'illegalità, gli abusi ed i privilegi commessi dalle e concessi alle elites nell'uso delle risorse che l'imposizione fiscale raccoglie.

Oggi più che mai è necessario che “La moglie di Cesare sia al di sopra di ogni sospetto.”

140 commenti (espandi tutti)

Altri, in rapporto al medesimo argomento, parlavano di "soglia di trasgressione" che si poneva più in alto man mano che la mitridatizzazione all'illegalità-irregolarità cresceva. Ma al di là di questioni nominalistiche, frequentando per lavoro la Germania, mi veniva da osservare che il formalismo strutturato della lingua tedesca insegnato con teutonica diligenza sia uno strumento che fornisce una sorta di schema mentale di disciplina agli scolaretti. Un pò come avveniva con l'insegnamento di Latino e Greco. Non dico che bisogna reintrodure latino e greco. Forse aiuterebbe insegnare rigorosamente l'italiano con le sue regole e le sue eccezioni essendo esigenti sin dai primi cicli scolastici per creare un humus mentale ordinato ed allenato a riconoscere immediatamente errori grammaticali e sintattici. Su questa base di abitudine alle regole di uno strumento onnipresente come la lingua, si potrebbe fondare il resto. Non so se dico una sciocchezza, ma credo che uno degli aspetti su cui lavorare sia questo. Augurandomi di essere riuscito a spiegare ciò che intendo.

Spero di non essere eccessivamente fuori strada quando penso al "do ut des" delle banche che si presentano agli imprenditori con i fidi in una mano e la richiesta di sottoscrizione di prodotti di investimento "della casa" dall'altra. Gli imprenditori si lamentano ma hanno bisogno dei fidi e quindi come i clientes politici finiscono con il sottostare a questo gioco al ribasso. Una soluzione semplice ci sarebbe: separare i due settori di attività in modo ferreo.

Io aggiungo un'altra ipotesi: la stupidita' delle leggi e delle regole. Se si introduce una norma palesemente stupida -- come il controllo d'identita' sulla Freccia del Biferno (di cui anche io talora sperimento le delizie) -- o controproducente, l'individuo (giustamente) non la osserva, se non costantemente costretto.

Quando le norme di questo tipo superano una certa soglia (non chiedetemi una stima econometrica), suscitano un'avversione istintiva per qualsiasi legge (indipendentemente dal merito) e quindi innescano un meccanismo degenerativo di avversione all'autorita' e di disobbedienza generalizzata (la legge di Gresham delle leggi?).

Insomma secondo me e' la qualita' (e la semplicita') dell'impianto legale di un paese che determina il grado di "compliance". Quando la qualita' e' scadente, qualsiasi obbligo o semplice regola che lo Stato impone e' percepita come un'imposizione arbitraria di un potere costituito a vantaggio di qualcuno e quindi istintivamente ripudiata.

Alla fine si instaura la convinzione nella gente comune che leggi le osservano gli imbecilli, mentre sono furbi quelli che vi si sottraggono. L'aspetto piu' tragico e' che purtroppo non si puo' dare loro torto. Di questo gia' parlava Tocqueville (molto piu' lucidamente ed in dettaglio di quanto non possa fare io) analizzando le cause della Rivoluzione Francese.

 

PS Con questo commento non intendo fornire un salvacondotto morale all'illegalita' diffusa, ma ipotizzare una ulteriore spiegazione sulle questioni sollevate in questo ottimo articolo. In estrema sintesi: gli individui rispondono agli incentivi anche nell'osservanza delle leggi.

infatti la differenza tra l'italiano e lo straniero è che l'italiano elude la legge assurda, lo straniero la rispetta comunque perché la legge è legge. E normalmente sono assurde tutte le leggi a nostro svantaggio.

Io aggiungo un'altra ipotesi: la stupidita' delle leggi e delle regole. Se si introduce una norma palesemente stupida -- come il controllo d'identita' sulla Freccia del Biferno (di cui anche io talora sperimento le delizie) -- o controproducente, l'individuo (giustamente) non la osserva, se non costantemente costretto.

Io valuto che la stupidita' delle leggi non sia la vera causa dell'illegalita' diffusa ma un effetto collaterale della stupidita', corruzione e arretratezza delle elites e dello Stato italiano.  In un contesto arcaico la legge consiste oltre che in principi di buon senso in una serie di decreti arbitrari che sono solo un ornamento formale attraverso il quale le elites razziano ricchezza ai sudditi.  Nelle societa' moderne e avanzate invece le leggi sono formulate in maniera condivisa e come obiettivo non hanno la razzia ma il buon funzionamento della comunita'.  Quindi nella mia visione sia le leggi astruse sia l'illegalita' diffusa sono l'effetto dell'opera (meglio della mancata opera) di elites perdenti nella competizione internazionale e anche stupide e/o corrotte, che non si dedicano al miglioramento della societa' italiana ma piuttosto a razziare internamente risorse per i propri lussi.

La Legge di Gresham delle Leggi

oltre che un concetto interessante, mi sembra anche letterariamente attraente (perchè non scirviamo insieme un bel pamphlet satirico? Ho certe ideuzze che scommetto ti piacerebbero ;)

Il discorso degli incentivi è sicuramente importante, a mio avviso più nell'aggravare un processo già avviato che non nel farlo partire. Io credo che davanti alla legge stupida o iniqua la eludi o ti ribelli. Per perdere fiducia nella legge in generale o sono regolati male anche gli aspetti più banali oppure c'è qualcosa di marcio nel sistema ad un livello più ampio.

Spero di non bestemmiare,ma aggiungerei (credo mutuando da hayek e Popper) che le regole non dovrebbero prescrivere cosa fare, ma vietare quello che non si deve fare.

Un pò OT parlando di atteggiamenteo culturale verso le leggi mi torna sempre in mente questo brano di Geordie

Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.

Proprio come nella nostra Italia, no?

E il fatto che le leggi siano assurde e incomprensibili (oltre che palesemente ingiuste) non c'entra nulla? E' vero che le multe andrebbero fatte, ma mentre in germania si multa per scoraggiare un certo comportamento (perciò, idealmente, l'autovelox migliore dovrebbe essere quello che non non fa alcuna multa) in italia si usa per far cassa. In veneto c'è un'epidemia di macchinette ai semafori tarate per fregare la gente e quando non c'è l'intento criminoso spesso c'è un'incompetenza allucinante.

Idem con trenitalia. Il servizio è indecente, carissimo, non c'è tutela alcuna e lo Stato mi obbliga a usarlo perchè tarpa le ali ai concorrenti (chi ha provato a viaggiare coi treni DB sul brennero sa di cosa parlo... a proposito: lì si comprano a bordo, vuoi vedere che gli scrocconi sono molti meno dche su trenitalia?). So che non si dovrebbe fare, ma sinceramente aver fregato gente come trenitalia non è di quelle cose che non mi fa dormire la notte.

Inoltre ho notato che quando si vive in posti più civili molte cattive abitudini si perdono: in francia non ho mai viaggiato su un bus senza biglietto, perchè lo compravo a bordo, in germania ho sempre differenziato tutto perchè era pieno di macchinette che mi restituivano i soldi del vuoto a rendere... 

Insomma la soglia di trasgressione più alta avrà certo un ruolo importante, ma avere leggi stupide ed amministratori ladri credo rafforzi ancora di più questa tolleranza all'illegalità.

Alberto dice:

E il fatto che le leggi siano assurde e incomprensibili (oltre che palesemente ingiuste) non c'entra nulla?

Non voglio attribuirti cose che non hai detto, però offri l'occasione per una riflessione abbastanza comune

Il servizio è indecente, carissimo, non c'è tutela alcuna e lo Stato mi obbliga a usarlo perchè tarpa le ali ai concorrenti

Se un servizio non mi piace, la reazione corretta è non usarlo. Mi è capitato di sentire (non attribuisco a te questa posizione, prendo spunto dal tuo commento) "non pago i mezzi [che uso] perchè il servizio è scadente" oppure "non pago il canone, perchè non è giusto o non guardo la RAI".  Ecco a questo punto, la linea è già stata oltrepassata,il fatto che una legge sia cattiva può essere in qualche modo una "attenuante psicologica" però finchè vige bisogna rispettarla. Possiamo protestare e rivendicare che venga cambiata, ma se ognuno si mette a non rispettare le leggi che non gli piacciono sarebbe la fine dello stato di diritto.

Non che non comprenda lo spirito (recentemente ho investito mezza giornata per andare a ritirare in un posto di polizia sperduto la mia patente da loro rinvenuta solamente per distruggerla perchè ho chiesto il duplicato in seguito al furto...) però a mente fredda bisogna avere chiaro che il rispetto delle regole e, a maggior ragione delle leggi, che regole sono, è alla base di una società civile.

Concordo in toto. Particolarmente c'è un passaggio del post di Alberto che mi lascia perplesso:

mentre in germania si multa per scoraggiare un certo comportamento (perciò, idealmente, l'autovelox migliore dovrebbe essere quello che non non fa alcuna multa) in italia si usa per far cassa. In veneto c'è un'epidemia di macchinette ai semafori tarate per fregare la gente e quando non c'è l'intento criminoso spesso c'è un'incompetenza allucinante.

Questo discorso non sono mai riuscito a capirlo. Se uno va a 50 dove c'è scritto di andare a 50 oppure quando vede giallo frena invece di accelerare col rischio di oltrepassare la riga col rosso e farsi fotografare oppure non parcheggia dove c'è il segnale di divieto, non prende nessuna multa e non rimpingua nessuna cassa. Sono ben conscio che i proventi degli autovelox utilizzati dalla polizia municipale vanno all'ente locale, ma basta rispettare il limite che c'è scritto e le luci del semaforo eh...

A proposito della Germania, anche qui i proventi delle multe vanno agli enti locali, e anche qui chi viene multato si lamenta che è tutto un furto dei piccoli comuni ai danni della povera gente. Il fatto è che in Germania, a partire dal punto dove c'è il palo col nome del paese e limite a 50, gli automobilisti frenano letteralmente e iniziano ad andare a 50 spaccati (vabbé facciamo 55 spaccati), e non fanno come in Italia dove si entra nei paesoni a 80 e si continua con la stessa velocità salvo poi meravigliarsi perché ti hanno appioppato un verbale. In altre parole c'è un grande rispetto delle regole.

Fabrizio

Dal poco che vedo c'è anche un law enforcement molto più consistente.

Io in Germania ci ho guidato due giorni, e mi han fermato due volte per il test dell' etilometro, in Italia mai: 'sti controlli li fanno solo il sabato alle 3 di notte davanti alle discoteche: così in un ora fan statistica senza dover passare le nottate al freddo.

Da quelle parti non rischierei mai di guidare dopo aver bevuto (anche poco), le probabilità di esser beccato son troppo alte.In Italia mi pongo il problema di essere in grado di guidare, l' etilometro non lo considero nemmeno (meglio, evito di passare davanti alle discoteche).Unica eccezione: ogni volta che cambiano le leggi in proposito fanno 2/3 settimane di controlli alla tedesca, poi quando la notizia sparisce dai giornali si torna alla regola.

Bravo, è davvero meglio non rischiare di farsi beccare da queste parti. ;-)

I controlli sono estremamente più frequenti che in Italia (già in Italia quando si viene controllati un po' di più si grida allo stato di polizia), e anche non esiste il concetto di chiudere un occhio e fare in amicizia, almeno non qui in Baviera. A Monaco si becca una multa anche chi attraversa col rosso a piedi o in bici; in bici è pure piuttosto salata perché è quasi equiparata a un qualunque veicolo. Mi immagino che succederebbe se a un vigile italiano saltasse in mente di estrarre il blocchetto se vede uno che attraversa a piedi col rosso.

Fabrizio

Caro MüenchnerFax premetto che sono d'accordo con te e confermo quello che dici della polizia bavarese (e dovresti vedere quella ticinese, hanno un controllo del territorio incredibile).

Però aggiungerei che esiste in Germania (per mia esperienza anche in Austria e Svizzera) una "mentalità" costruitasi negli anni, forse nei secoli, per cui le leggi vengono accettate non come imposizione, ma perchè si è convinti che, se così si è deciso, è per il bene di tutti.

Non cerco scuse per gli italiani: le leggi vanno rispettate, ma aiuterebbe non poco a migliorare il nostro senso civico avere fiducia nella giustizia del paese, sapere che le cose sono state decise così per il bene comune, che non ci saranno indulti per i più furbi. E' una mentalità che si costruisce con il tempo, ma  iniziare dalle piccole cose aiuta. Ad esempio: non permette cose come questa ; impedire alle macchine della polizia di passare con il rosso, parcheggiare sul posto degli handicappati o di andare in giro con abbaglianti e fendinebbia sempre accesi. Hai mai visto fare queste cose dalla Polizei?

Diciamo che in Germania è la soglia di tolleranza per la mancanza di rispetto che è più bassa per tutti, controllori e controllati. La Polizei non fa le cose eclatanti che elenchi tu (e che conosco bene. L'estate scorsa in un ristorante della riviera adriatica pasteggiavano regolarmente una decina di agenti in servizio, vestiti con la divisa d'ordinanza, "defecavano" le auto di servizio sul lungomare impedendo il passaggio, e nei discorsi che facevano, il più sfrontato di questi raccontava, vantandosene ad alta voce, di come era riuscito a far scagionare due colleghi che si erano cacciati nei guai. Ma non volevo arrivare all'aneddotica personale :) ). Ne fa altre, sicuramente insignificanti per i nostri standard, ma che qui danno noia. Giusto pochi giorni fa mi capitava di leggere delle lamentele di ciclisti riguardo all'abitudine della Polizei di ostruire la pista ciclabile con l'auto quando non c'erano esigenze di servizio urgentissime, per esempio rilevazione di un incidente lieve (e non farsi i cacchi propri come l'episodio di cui sopra), e i ciclisti sono costretti a dare un colpetto di sterzo per superarli - non rallentare né tantomeno scendere di sella: giusto per inquadrare il livello di fastidio. Per una lamentela di questo tipo, da noi avresti già risposto "ma va a ciapà i ratt".

Insomma, in generale no: la Polizei fa la brava, e i cittadini apprezzano, almeno qui dove sono io.

Fabrizio

Verissimo.

Il mio punto era che gli individui si adattano in fretta alla mentalità dominante: come io in Baviera guido da tedesco, non è raro vedere tedeschi che approfittano delle vacanze in italia per sfogare i bassi istinti automobilistici.

Inoltre, anche se a freddo non lo considero un sopruso, quando vengo pizzicato in italia mi stizzisco, appunto perchè sono incappato in uno dei rarissimi controlli.

Interessante questo scambio d'opinioni su come funzionano le cose in Germania (ed altrove).

Anche se ho sempre vissuto in Italia, io in Germania ci sono nato (mamma tedesca), ci vivono molti miei parenti e ci vado quasi ogni anno almeno una volta.

Il riferimento di Corrado Ruggeri alla diffusa convinzione che le leggi siano poste nell'interesse della collettività e che rispettarle determini un vantaggio per tutti (nel senso che "si vive meglio" tutti quanti se ognuno fa la sua parte rispettandole) mi pare la considerazione che maggiormente rispecchia la realtà. A questa convinzione corrisponde una "fiducia" di fondo nel legislatore, che qui da noi manca completamente.

L'aspetto che un po' tutti gli interventi tendono a trascurare, però, concentrandosi sul law enforcement, è il diffuso controllo sociale: benché si sia parzialmente allentato a partire dagli anni '90 (e purtroppo diversi tedeschi ne attribuiscono la responsabilità ai molti stranieri che vivono in Germania, spesso esprimendo il concetto con la frase - ahinoi - "siamo stati meridionalizzati", formula che segnala come il processo sia in qualche modo "subìto"), è perfettamente normale che il cittadino tedesco intervenga direttamente in caso di trasgressione o segnali i fatti alle autorità competenti (ESIGENDONE l'intervento).

Per fare capire cosa intendo, cito due aneddoti banalissimi: a metà anni '70 andammo in Germania in macchina ospiti di certi miei zii; mio padre la mattina aveva l'abitudine di riscaldare il motore per alcuni minuti prima di partire (ora che ha passato gli 80 anni è ancora convinto che ciò sia necessario, ma questa è un'altra storia); una signora che abitava sopra il parcheggio il primo giorno non disse nulla; il secondo chiamò la polizia (che arrivò immediatamente!) e segnalò che per il secondo giorno consecutivo mio padre stava facendo questa cosa proibitissima (il limite massimo erano 2 minuti), che lei peraltro aveva cronometrato. Nei primi anni '80, invece, ospite di uno zio che ci aveva proprio lasciato a disposizione la casa (un villino con giardino) in un periodo d'assenza, io - adolescente sempre vissuto in appartamenti di città - volli sperimentare l'ebbrezza di tagliare l'erba con la falciatrice, commettendo il gravissimo errore di farlo il sabato pomeriggio: tempo tre minuti dall'accensione del motore della falciatrice un cortesissimo vicino suonò alla porta per segnalare a mia madre che la cosa era vietata; grazie a lui, quando arrivò la polizia, chiamata da altri, avevo già rimesso l'attrezzo nel garage.

D'altra parte, basta circolare in auto per osservare come questo modello cooperativo funzioni: se sei incolonnato e c'è una strada che confluisce in un'altra ad una sola corsia, è scontato che si passi a turno, uno della strada principale, uno della confluenza; in tal modo si rende più fluido il traffico; qui da noi se ne faccio passare uno solo, spesso chi segue fa un gestaccio per lamentarsi del fatto che non ho fatto passare anche lui ...

L'altro aspetto cui accennavo, ma da sottolineare, è che il cittadino tedesco per un verso si aspetta l'azione dell'autorità e per altro pretende che i concittadini agiscano a loro volta. Alcune gravi vicende degli ultimi anni l'hanno messo in particolare evidenza: si sono verificati in alcune città tedesche casi di morte di bambini per denutrizione causata da atteggiamenti patologicamente negligenti dei genitori. Ebbene, tutti i mezzi d'informazione hanno indagato sul perché dell'"inammissibile" incapacità dei servizi sociali di venire a conoscenza dei singoli casi e sul perché nessun vicino avesse segnalato nulla. Entrambe circostanze considerate inconcepibili (Peraltro oltre alla rimozione dei funzionari responsabili dei servizi sociali che non si erano avveduti delle situazioni, questi fatti hanno avuto anche effetti politici sul piano locale, perché gli assessori competenti per il settore hanno dovuto dimettersi).

P.S.: Tanto per chiarire che effetti hanno prodotto queste esperienze, alcuni compagni di liceo ancora ricordano la mia pervicace abitudine di fermarmi ai semafori pedonali rossi, nelle più deserte strade di Firenze ;)

Assolutamente vero!

Pensare che i comportamenti virtuosi possano essere enforced semplicemente facendo uso di più polizia e controllo statale è il rovescio moralistico del paternalismo statalista...una cosa sempre sgradevole sul piano teorico ma anche impossibile sul piano pratico, a meno che non si trasformino 30 milioni di italiani in carabinieri al fine di controllare gli altri 30.

In Italia invece è esattamente così. Il vittimismo meridionalista, per citare esempi a me noti, enumera le manchevolezze dello stato in senso macro (servizi che non ci sono, o scarsa attenzione da parte delle istituzioni) per giustificare i comportamenti micro tenuti dai cittadini di aree disagiate serbatoio di attività criminali. Lo Zen, le Vele, S. Elia (a Cagliari) sono sempre zone dimenticate e quindi quanto avviene lì è sempre rubricato nella forma della giustificazione sociologica, quasi che l'enumerazione delle situazioni ambientali fosse di per sè una assoluzione per i cittadini; o come se fosse necessario realizzare la perfezione delle circostanze al contorno per determinare un giudizio sulla condotta degli individui.

Denunciare un vicino zozzone che sporca tutto con la sua inciviltà (come ho fatto proprio ieri) è da rompicazzo...senza contare che le forze dell'ordine letteralmente ti dissuadono o ti lasciano di stucco nella loro continua professione di impotenza. Se un condomino sporca i parcheggi del palazzo aperti sulla strada, lasciando del cibo per i gatti, che poi il vento si preoccupa di spargere ben bene fin sotto la portiera della macchina mia, i vigili, parole testuali, non possono fare nulla "perchè quello è uno spazio privato" e loro non possono intervenire; se un cafone lascia una colonna di un lavandino nell'aiuola del palazzo, che è comunque sulla strada, la rimozione può avvenire solo se qualcuno la segnala, perchè quello è uno spazio privato...gli altri condomini, come dici bene tu, si fanno i cazzi loro e a sentirli la colpa è ovviamente dei carabinieri che non intervengono e latitano. Non capiscono che non basta una delazione per incarcerare qualcuno, ma che bisogna fare denunce, possibilmente collettive, e poi aspettare i risultati. Il metodo collettivo in Italia invece è quello di chieder più pattuglie, sperando che siano sempre le guardie a risolvere tutto...e infatti non si risolve nulla. Poi se uno vuole risolvere le cose si esaspera e commette sciocchezze...

Come scritto in risposta a CarloB, credo che il tema del controllo sociale (della mancanza di controllo sociale al sud) sia presente nell'articolo. Dici:

Pensare che i comportamenti virtuosi possano essere enforced semplicemente facendo uso di più polizia e controllo statale è il rovescio moralistico del paternalismo statalista...una cosa sempre sgradevole sul piano teorico ma anche impossibile sul piano pratico, a meno che non si trasformino 30 milioni di italiani in carabinieri al fine di controllare gli altri 30.

Personalmente non credo che la polizia sia la soluzione per tutto. Penso però che condizione necessaria (ma non sufficiente)  per il funzionamento di uno stato civile e per lo sviluppo di una mentalità sana nei confronti della legge sia il puntuale sanzionamento delle infrazioni.

Che fine farebbe la bella mentalità tedesca se da un certo momento in poi i controlli di polizia si diradassero e quando chiamati in causa, i tutori dell'ordine si limitassero a delle ramanzine invece di comminare sanzioni(come sovente avviene in Italia)? Il mio punto di vista è espresso nell'articolo.

Personalmente non credo che la polizia sia la soluzione per tutto. Penso però che condizione necessaria (ma non sufficiente)  per il funzionamento di uno stato civile e per lo sviluppo di una mentalità sana nei confronti della legge sia il puntuale sanzionamento delle infrazioni.Che fine farebbe la bella mentalità tedesca se da un certo momento in poi i controlli di polizia si diradassero e quando chiamati in causa, i tutori dell'ordine si limitassero a delle ramanzine invece di comminare sanzioni?

Risparmio gli aneddoti, però basta venire nel comasco e guardare le macchine targate TI. Sono d'accordo anche per un' ulteriore ragione (almeno a livello di cds): si instaura il meccanismo che, se anche i poliziotti chiudono un occhio, vorrà dire che non era una regola tanto importante

Scrive Famularo:

credo che il tema del controllo sociale (della mancanza di controllo sociale al sud) sia presente nell'articolo (...)  non credo che la polizia sia la soluzione per tutto. Penso però che condizione necessaria (ma non sufficiente)  per il funzionamento di uno stato civile e per lo sviluppo di una mentalità sana nei confronti della legge sia il puntuale sanzionamento delle infrazioni. 

mi pare un tema assai complesso, questo della condizione di anomia, particolarmente accentuata al sud. Con riferimento più specifico al sommerso, ma mutatis mutandis il tema non è dissimile, ho trovato di grande interesse "Sociologia del diritto positivo" di Romano Bettini, edito da Franco Angeli. Mi pare che sia del '98.

Scrive Bettini «L'esperienza italiana non è certo priva di significato, con una burocrazia talvolta  allo sbando per la latitanza della dirigenza politica [cfr. Romano Bettini: Burocrazia tra diritto, politica e corruzione in Italia,  in cui tangentopoli è interpretata in chiave di sommerso "tollerato"] spesso carente professionalmente e numericamente, alle prese con problemi cruciali di latenza operativa ... le tradizionali categorie  analitiche norma/sanzione o quelle più recenti norma ipotetica/norma di scopo, lasciano sempre più spazio alla coppia norma/supporto organizzativo-amministrativo, dove quest'ultimo ... è conditio sine qua non della effettività, e quindi della efficacia del diritto. E ciò sin dalla emanazione della legge ... potendosi verificare il caso ... della successiva inadeguatezza degli apparati implementativi ...» pagg. 93-94

In poche parole, l'alibi burocratico del politico italiano è: ho fatto la legge, ma gli apparati non la applicano né la fanno rispettare (è l'essenza del brunettismo). Il che rende poi facilissimo additare alla pubblica opinione la burocrazia come unica colpevole, mascherando così l'inanità interessata della  casta. A diferenza degli altri paesi europei (la Germania risulta, da ricerche, il paese in cui c'è il maggior tasso di soddisfazione dei cittadini  per adeguatezza, rapidità e "giustezza" della giustizia) non si preoccupano  mai di verificare con gli apparati implementativi l'applicabilità e la giusta comprensione delle norme. Ho fatto una buona legge e qui finisce il mio compito. Falso!

Il risultato è (a parte Erba & affini), in soldoni, che se un vicino deficiente appicca (cosa illegale) il fuoco nel "suo" giardino a immensi mucchi di sterpi e rami secchi, per di più vicino a una cabina ENEL, impestando di densissimo fumo l'intera strada e dintorni per un raggio di 500 metri e più, per giunta d'estate, quando si ha necessità di aprire le finestre e si è invece soffocati dal fumo, tu chiami i Vv.Ff. che spesso non intervemgono. Questo, peraltro, accade nell'enorme giardino di una struttura pubblica e a un pelo da una strada la cui visibilità si azzera quasi per il fumo. I vicini, specie quelli che vivono di fronte al giardino, sopportano stoicamente e rinunciano a chiamare C.C., Polizia e VV.FF. perché sono scettici circa un loro intervento.

Cosa che, invece,  ho sistematicamente fatto, ottenendo, si, il loro intervento, ma di fatto finora  nessuna sanzione al reprobo e/o alla struttura. Ho avvertito la struttura pubblica che desse ordine al custode di non farlo più perché li avrei denunciati e la volta successiva ho sporto denuncia. Col bel tempo si ripeterà? Sto parlando non del profondo sud ma di Viterbo, ai confini con la Toscana. Naturalmente i vicini hanno sopportato per anni il disagio, ma  vedendomi  determinato hanno detto che volevano firmare la denuncia, salvo defilarsi al momento buono. Tizio conosce il custode, Caio non vuole fargli del male ecc.: il controllo sociale è questo, non la mia denuncia. E' l'anomia, non il contrario. Le leggi servono proprio per attenuare l'arbitrio della legge informale e non scritta, della consuetudine, del "così fan tutti". Come sia, la denuncia l'ho fatta da solo e vedremo che succederà, ma spesso diventa quasi un secondo lavoro cercare di ottenere un minimo di rispetto delle regole.

Confido, cmq,  molto nei "neuroni mirror": speriamo che la teoria funzioni  :)))     

E' proprio avendo in mente situazioni come quella che rappresenti che mi chiedevo se per caso, cominciando a sanzionare severamente "le piccole infrazioni" non si potrebbe indurre nel cittadino indulgente un pò di sana intolleranza verso le violazioni della legge e la pretesa di maggiore legalità, innescando una specie di circolo virtuoso.

Certo il punto è chi dovrebbe "volerla" e poi metterla in pratica questa politica della tolleranza zero? I politici la considerano impopolare e i cittadini sono quelli che dovrebbero essere "rieducati" chi potrebbe dunque promuoverla? Vogliamo scriverla nella costituzione?

Massimo Famularo:

chi dovrebbe "volerla" e poi metterla in pratica questa politica della tolleranza zero? I politici la considerano impopolare e i cittadini sono quelli che dovrebbero essere "rieducati" chi potrebbe dunque promuoverla? Vogliamo scriverla nella costituzione?

dalle mie parti la saggezza popolare dice "se hai ragione accordati, se hai torto fai causa".  Oppure: "meglio un cattivo accordo che una causa vinta". In Italia una causa civile dura, se va bene, 15 anni: anche se la maggior parte dei cittadini volesse, che fiducia potrebbe mai riporre in una "giustizia" del genere, peraltro più volte sanzionata dalla Corte di giustizia europea?

 

Se l'assenza o la carenza di reazioni appropriate da parte dell'autorità certamente depotenziano l'efficacia del controllo sociale, dubito che la cosiddetta "tolleranza zero" sia la soluzione.

Studi criminologici sul modello applicato nella New York di Rudolph Giuliani mostrano che tale strategia non è di per sé vincente.
Senza cadere nella detrazione per certi versi preconcetta di alcune analisi a mio avviso fortemente condizionate da pregiudizio ideologico (per tutte si veda, benché un po' datato - 1999 - , Loic Wacquant, Les prisons de la misère - trad. it. Parola d'ordine: tolleranza zero - Feltrinelli 2000), il confronto operato all'interno degli stessi Stati Uniti fra i risultati ottenuti a New York con la sistematica penalizzazione delle violazioni bagatellari e quelli conseguiti in altre aree in cui invece si è investito in un modello cooperativo, nel quale la polizia di prossimità collabora con i servizi sociali, ha rivelato che in termini di riduzione statistica della criminalità i due modelli producono risultati analoghi.

Per mancanza di tempo non posso adesso soffermarmi sulla questione (e mi riservo se richiesto di segnalare qualche riferimento bibliografico), ma pur considerando che qui non stavamo parlando dell'effetto di riduzione della criminalità, quello che voglio sottolineare è che ciò che conta è l'affermarsi di un modello cooperativo in cui l'autorità è "vicina" al cittadino e collabora con lui. Questo è, secondo me, l'elemento centrale, non la repressione indiscriminata delle piccole violazioni.

... voglio sottolineare è che ciò che conta è l'affermarsi di un modello cooperativo in cui l'autorità è "vicina" al cittadino e collabora con lui. Questo è, secondo me, l'elemento centrale, non la repressione indiscriminata delle piccole violazioni.

Anche io credo che questo sia di primaria importanza.  Piu' in generale perche' la legge sia rispettata e' bene che sia condivisa e che abbia quindi sia la forma e la sostanza di legge utile per la societa'.  Purtroppo le leggi italiane hanno spesso la forma e la sostanza del decreto imposto dall'alto (in passato, anche da dominatori stranieri) che danneggia tendenzialmente il cittadino medio a favore di chi ha potere e relazioni.

D'accordo sull'importanza del modello cooperativo, tuttavia credo che in Italia (e in misura maggiore al sud) siamo un passo indietro.

Manca l'enforcement della legge che in altri paesi (es germania menzionata su, ma anche USA in commento di Boldrin) viene considerato normale.

Secondo me quello che da noi verrebbe considerato "tolleranza zero" costituisce un adeguamento agli standard minimi di un paese civile.

In Italia siamo sicuramente un passo indietro e l'enforcement serve, ma non basta! Soprattutto non può esistere se non esiste la condivisione delle norme di cui parla Alberto.

Mi spiego meglio: puoi riempire le strade di Carabinieri e Polizia ma, se questi non sono convinti che rispettare i limiti di velocità salvi vite umane, perchè i limiti di velocità sono stati messi in modo sensato e non per raccattar multe (facciamo finta ;-) ); allacciare le cinture serve a salvare vite ed a ridurre i costi della sanità (che pagano anche loro); due bicchierini di vino possono essere pericolosi, insomma se non sono convinti di questo continueranno a far multe malvolentieri, a preferire le "ramanzine" e magari il farsi "pagare un caffè".

Bisognerebbe avere il senso dello stato : chi fa le regole dovrebbe sentirsi al servizio del cittadino e il cittadino dovrebbe capire che lui è parte dello stato e non un proletario vittima del sistema.

E' una questione di cultura.

Secondo me siamo d'accordo: mi chiedo se il tentativo di alzare l'enforcement della legge al livello degli altri stati civili  non possa contribuire a facilitare quel "passaggio culturale" verso una maggiore condivisione del "senso delle regole."

A naso mi pare più facile "mutare x educare" che non educare al rispetto in un sistema dove chi non rispetta rimane impunito.

è perfettamente normale che il cittadino tedesco intervenga direttamente in caso di trasgressione o segnali i fatti alle autorità competenti (ESIGENDONE l'intervento).

Oggi mi vergogno un po' a dirlo ma, quando mi accorsi per la prima volta di questo aspetto della mentalità tedesca, ebbi paura!

Mi ci è voluto un po' per capire che, se consideri lo stato "il tuo stato" e le sue leggi "le tue leggi", è tutto perfettamente logico e conseguente.

Da noi lo stesso comportamento è da: infame, spione o rompicoglioni (a seconda della latitudine). Lo stato è visto come fosse un'entità estranea, per cui le leggi sono da evitare e si fanno per gli "altri" (altra faccia della stessa medaglia). Quasi che, chi governa e chi è governato, fossero di due etnie diverse. Penso sia una mentalità dovuta alle dominazioni straniere.

Credo Cavour si riferisse a questo quando disse: "fatta l'italia bisogna fare gli italiani"

PS
Curiosità (se posso permettermi): sei parente di Montolivo?

No, nessuna parentela con Montolivo.

Giustamente metti in evidenza che lo stesso comportamento qui da noi è addirittura riprovato.

Tanto per proseguire con gli aneddoti personali, alle elementari (credo che fossi in terza o quarta) capitò un giorno che uno dei compagni di classe nell'intervallo avesse rotto non ricordo più cosa. Il maestro alla ripresa della lezione ci disse che voleva che il responsabile avesse il coraggio di dichiararsi, perché altrimenti avrebbe dovuto punire l'intera classe; quando io chiesi perché chi lo avesse visto non lo potesse dire, il maestro rispose "non si deve mai fare la spia". Sconcertato dalla risposta che contraddiceva clamorosamente gli insegnamenti ricevuti a casa, chiesi spiegazioni a mia madre, che la mattina dopo mi accompagnò a scuola e protestò con l'insegnante, dicendogli che non accettava che si educassero i bambini "all'omertà".

A distanza ormai di circa 35 anni dall'episodio, temo che molti Italiani continuino a pensarla come il mio maestro dell'epoca ....

A distanza ormai di circa 35 anni dall'episodio, temo che molti Italiani continuino a pensarla come il mio maestro dell'epoca ....

Senza dubbio alcuno, anzi forse il numero è cresciuto ...

P.S. Corrado, capisco tu possa voler avere un'alta opinione di Camillo Benso (che io non ho, era una specie di Franzo Grande Stevens dell'epoca, solo che invece di servire gli Agnelli serviva i Savoia) ma non credo proprio che il signore (prono alla menzogna ed al triplo gioco come era) intendesse dire quello che gli attribuisci quando pronunciò la famosa frase sul fare gli italiani. Penso invece che, consapevole d'aver portato a termine una pura operazione politico-militare d'occupazione di territori stranieri e fra loro eterogenei si ponesse il problema "ora come inculchiamo nella testa delle masse - che si sentono napoletane, fiorentine, eccetera - che non sono state colonizzate ma liberate?". Quello era il problema che doveva risolvere e non lo risolse. Ci volle la prima guerra mondiale per "risolverlo" nel modo peggiore possibile: gli italiani vennero "fatti" a mezzo di massacri sul Piave prima ed ideologia clerico-fascista poi.

La frase la disse Massimo D'Azeglio, non Cavour.

PS per Boldrin: Cavour fu il più grande genio politico dell'Europa del XIX secolo. Leggiti la biografia by Luciano Cafagna se non hai lo stomaco per quella di Romeo ("solo" tre volumi per circa 1500 pagine)

Perdinci, ho preso la bacchettata! Giusto!

Cavour il più grande genio politico dell'Europa del XIX secolo ... non ho tempo di leggere né Romeo né Cafagna, mi potresti riassumere al tesi? Mi sembra, a naso ed a giudicare dai risultati del Cavour medesimo, una cagata pazzesca ... a meno che l'uso della parola "genio" non debba essere definito nel senso di "capace di dare quasi gratis un paese 40 volte più grande all'inetta dinastia che serviva". Questo è coerente con il mio giudizio di merito sui metodi e sull'opera del signore in questione.

 E' stato un genio perchè è riuscito in una mission impossible - prima modernizzare il Piemonte e poi unificare l'Italia against all odds, contro un nemico circa 8 volte più grande. Lui è morto subito e non è certo responsabile di quello che è successo dopo - così come l'inventore del circuito integrato (Shockley? Non mi ricordo il nome) non è responsabile delle puttanate che scriviamo sui nostri PC. Ne avessimo come lui....

Stiamo dicendo la stessa cosa, solo che tu sembri avere un'opinione positiva della "unificazione italiana" di per se, mentre io non necessariamente ce l'ho.

Che sia riuscito in una missione "impossibile", condivido. Solo che a me sembra bene che fosse impossibile, e tale dovrebbe essere rimasta :-)

tu sembri avere un'opinione positiva della "unificazione italiana" di per se, mentre io non necessariamente ce l'ho.

Che sia riuscito in una missione "impossibile", condivido. Solo che a me sembra bene che fosse impossibile, e tale dovrebbe essere rimasta :-)

Io credo che un'unificazione italiana secondo le idee di C.Cattaneo, sul modello svizzero e USA, avrebbe potuto essere positiva.  Quanto a Cavour, nella sua qualita' di politico pragmatico concordo con Giovanni Federico sul fatto che sia stato un personaggio veramente eccezionale.  Oltretutto non mi sembra che fosse un fanatico dell'unita' e della politica di potenza nazionalista dell'Italia quanto piuttosto un fautore dell'espansione del Piemonte e della casa di Savoia, obiettivi naturali e direi legittimi in quell'epoca.  Solo pensatori eccezionali come Cattaneo potevano essere interessati alle fortune dei cittadini piu' che a quelle degli Stati, in quel tempo, mentre Cavour era un personaggio piu' pratico e un politico piu' pragmatico che idealista.

Tanto per continuare a fare il professore, ricordo che gli accordi di Plombieres fra Cavour e Napoleone III prevedevano alla fine della guerra con l'Austria la divisione dell'Italia in 4 stati

a) il Regno di Sardegna + Lombardia e Veneto ai Savoia (il sogno di Bossi)

b) un regno dell'Italia Centrale ad un principe francese (+Nizza e Savoia) - come munifica ricompensa per l'aiuto militare contro l'Austria

c) il Lazio al papa

d) il sud ai Borbone

 Nel 1859 Cavour non pensava all'unificazione. Poi, Cavour fregò Napoleone III  facendo votare a Toscana Emilia ed Umbria l'annessione al Piemonte e lasciò che Garibaldi invadesse il Sud. Se Garibaldi avesse perso, lo avrebbe disconosciuto in dieci minuti. Ma Garibaldi vinse e l'Italia fu unificata

Un eccezionale giocatore di poker. Molto meglio di Bismarck, che guidava la Prussia, una superpotenza militare. Nel mondo del XIX secolo, Cattaneo (e Mazzini) non avevano nessuna speranza.

 Nel 1859 Cavour non pensava all'unificazione. Poi, Cavour fregò Napoleone III  facendo votare a Toscana Emilia ed Umbria l'annessione al Piemonte e lasciò che Garibaldi invadesse il Sud. Se Garibaldi avesse perso, lo avrebbe disconosciuto in dieci minuti. Ma Garibaldi vinse e l'Italia fu unificata

Un eccezionale giocatore di poker. Molto meglio di Bismarck, che guidava la Prussia, una superpotenza militare. Nel mondo del XIX secolo, Cattaneo (e Mazzini) non avevano nessuna speranza.

Sono sostanzialmente d'accordo, ma anche Guglielmo d'Orange non aveva praticamente nessuna speranza contro la superpotenza spagnola e le altre potenze confinanti del tempo.  Eppure l'Olanda ha avuto infine la sua indipendenza e ha costruito infine un suo Stato molto piu' di successo che non l'Italia. Probabilmente a Cattaneo mancavano le risorse umane presenti in Olanda, ma un processo di indipendenza costruito sulle sue idee avrebbe prodotto uno Stato sano e ben fondato, magari nel 1918 invece che nel 1861, ma sarebbe stato un risultato molto migliore.

Un eccezionale giocatore di poker. Molto meglio di Bismarck, che guidava la Prussia, una superpotenza militare

Non confondiamo le tempistiche, la Prussia superpotenza lo è diventata con Bismarck, battendo Baviera e Austria prima e Francia dopo. La differenza tra essere stati fondati da un abile giocatore di poker o da un grande statista si vede nel risultato finale. Certo Cavour è morto troppo presto per fargliene una colpa, ma l'espansione prussiana aveva (o ha fatto seguire) un progetto di unificazione (si pensi al Kulturkampf) che chi ha guidato l'espansione piemontese sembrerebbe non essersi poi posto. Oggi la Germania, da tempo e nonostante due guerre mondiali perse a bastonate nei denti, ragiona come un popolo unito e il senso civico è a livelli cui noi non potremo mai aspirare.

Mentre noi non ci siamo mai sentiti veramente uniti (Nazionale di calcio a parte): durante la prima guerra mondiale i soldati erano mandati all'assalto grazie ai carabinieri che sparavano alle spalle e la disciplina la mantenevano con le decimazioni. Dopo la "vittoria" il senso di truffa subita, che porto all'impresa fiumana, per un breve periodo diede una parvenza di sentimento patrio che si infranse nelle lotte tra squadracce rosse e nere. Il fascismo fu chiamato a tenere insieme il regno! Poi nel dopoguerra basta rileggersi i giornali del tempo per vedere che, oltre all'Alto Adige, anche Val D'aosta e Sicilia avrebbe voluto tanto andarsene (e la mia anziana prof. di lettere mi raccontava sempre: "Dopo la guerra speravamo tanto che la Lombardia diventasse come la Svizzera!"). Infine i cartelli "non si affita ai meridionali" sono storia recente (e pre-Sessantotto)

 

 

Non confondiamo le tempistiche, la Prussia superpotenza lo è diventata con Bismarck, battendo Baviera e Austria prima e Francia dopo.

Casomai con Federico II a Leuthen, nel 1761 (o 1762), se non con Federico Gugliemo I, il Grande Elettore.

 

No! Ma, credo si tratti solo di intendersi sull'uso dei termini:

Prima della guerra con l'Austria del 1866 la Prussia aveva un buon esercito, ma non era una superpotenza.

La Confederazione Germanica (di cui la Prussia faceva parte) era sotto l'egemonia Austriaca. Per ovviare a questo proprio Bismarck aveva cercato (trovandolo) lo scontro con l'Austria è ottenne, grazie alla seguente  vittoria, il riconoscimento dell'egemonia prussiana sopra il Meno: la cosidetta Confederazione del Nord. Qui la Prussia inizia a fare paura (alla Francia soprattutto), inizia a diventare "superpotenza" (cioè come UK, Francia, Austria), non prima. Bismarck proseguirà il suo progetto di unificazione della confederazione germanica sotto il Kaiser, grazie alla vittoria contro la Francia che, oltre ad Alsazia e Lorena, legherà definitivamente gli stati tedeschi del sud (Baviera e Baden-Württemburg) alla Prussia creando il Deutsches Kaiserreich comunemente detto (ma non dai tedeschi) secondo Reich.

Insomma: non mi toccare Bismark ;-)

Ripeto La Prussia divenne una superpotenza europea con la guerra dei sette anni, quando, in alleanza con la Gran Bretagna sconfisse Austria e Francia. Lo rimase nelle guerre napoleoniche e dopo il congresso di Vienna - dove era uno dei tre membri fondatori della Sacra Alleanza a parità di status di Austria e Russia

Scusa mi ero perso questa tua replica.

Credo potremo discuterne all'infinito, perchè dipende dall'accezione che diamo al termine "superpotenza".

Io reputo che la "potenza" della Prussia nello scacchiere europeo dopo Olmütz fosse ben inferiore a quella dell'Austria, della Francia e della Gran Bretagna. Fu Bismarck a riportarli in primo piano. Non voglio dire che non fossero comunque uno stato ben più "potente" del regno di Sardegna ma, i meriti di Bismarck, non possono essere sminuiti con solo questo parametro.

Nel giudicare la grandezza di uno statista puoi considerare l'abilità nello sfruttare le circostanze (presente in entrambi), la capacità di "provocare" le circostanze (presente in entrambi), poi uno è morto troppo presto per dimostrare che avesse un progetto di stato dietro la mera espansione territoriale, l'altro ha invece dimostrato sin dall'inizio di avere un "business plan" più strutturato ;-)

 

 

Re(3): D'AZEGLIO

massimo 23/5/2010 - 19:45

E vorrei aggiungere che il governo di Cavour non contava che sette ministri.

 

Per gli amanti del genere i verbali delle riunioni sono stati recentemente ripubblicati a cura della rivista "Libro Aperto".

 

Siamo molto lontani dalla casta...

Mi scuso per lo scambio di persona, in effetti la frase era più consona alle idee politiche di D'azeglio che non a quelle di Cavour.

Comunque che si consideri l'unificazione italiana seguendo la favola del Risorgimento o, più realisticamente, vedendola come l'annessione operata dal Regno di Sardegna, la creazione di un sentimento popolare doveva essere parte integrante del progetto e cio non è stato.

Quasi tutti i grandi paesi europei si sono creati a posteriori un sentimento di unità nazionale. Francia e Germania sono quelle che hanno operato meglio (e la Germania lo ha fatto praticamente nello stesso periodo nostro). L'inghilterra con la storia della Britannia e dell'Impero è riuscita a creare una mentalità unitaria, almeno verso l'estero. La Spagna direi che è messa peggio di noi.

Fasullo o meno questo sentimento popolare è di grande aiuto nel creare il senso civico ed il rispetto delle istituzioni di cui parlavo con CarloB.

PS

Poi si può discutere se fosse o meno il caso di unificare l'Italia. Però se la unifichi fallo bene!

 

Hanno fatto molti sforzi e ci erano (quasi) riusciti con la prima guerra mondiale. Poi è arrivato il fascismo, la disfatta etc ma comunque il sentimento unitario è stato molto forte almeno fino agli anni  Sessanta-Settanta. Secondo me il punto di svolta nel rispetto delle istituzioni è stato il Sessantotto

Secondo me il punto di svolta nel rispetto delle istituzioni è stato il Sessantotto

In che senso, intendi che le cose sono migliorate e peggiorate?

Peggiorate. Gli italiani, forse, non hanno mai amato molto le leggi. Il Sessantotto ha aggiunto l'idea che infrangere la legge fosse non solo vantaggioso ma anche moralmente giusto perchè polizia e magistratura erano "di classe" (versione de sinistra dei giudici comunisti di SB). E la responsabilità non era degli studenti e neppure dei loro (cattivi) maestri ma della DC che, per ignavia o senso di colpa o calcolo miope (li lasciamo sfogare e poi tutto torna come prima), ha lasciato che tale idea si diffondesse.

Re(6): il '68

ne'elam 23/5/2010 - 15:54

E' facile prendere a martellate un periodo che ha generato un cambiamento radicale della società italiana. Come in ogni cambiamento radicale ci furono eccessi e stupidate. Ma sarebbe ingeneroso e poco rispettoso dei fatti sostenere che il '68 fu solo questo. Ci si dovrebbe anche interrogare su quanto di positivo ne sia seguito. Senza quel periodo avremmo ancora il delitto d'onore, il reato di plagio, il monopolio del divorzio in mano alla Sacra Rota, e mi fermo qui ma la lista è lunghetta. Per quanto riguarda la magistratura, beh, nel novembre del 1966 il Presidente della Corte di Cassazione commemorava pubblicamente la figura di Alfredo Rocco. Forse i ragazzini che scendevano in strada non avevano del tutto torto.

Ha scritto ne'elam

Senza quel periodo avremmo ancora il delitto d'onore, il reato di plagio, il monopolio del divorzio in mano alla Sacra Rota (...) nel novembre del 1966 il Presidente della Corte di Cassazione commemorava pubblicamente la figura di Alfredo Rocco.

non sono molto d'accordo su queste battaglie ascritte al '68.  Furono battaglie per i diritti civili considerati per lo più borghesi e sovrastrutturali anche da gran parte dei sessantottini. La legge Fortuna-Baslini (divorzio) per es. fu approvata, si,  nel '70, ma dopo anni di lotte alle quali francamente tutto questo apporto dei 68ini non lo ricordo per niente, nemmeno quando si  andava a piazza S.Pietro con striscioni con su scritto "Paolo VI, tornatene ad Avignone!". Eravamo 4 gatti: altro che '68.

Solo che la maggioranza degli italiani la pensava come quei 4 gatti. E si capì grazie alla LID, fondata nel 1966, se ben ricordo, da Pannella, Fortuna e Baslini, che col '68 non hanno mai avuto molto da spartire :)

 

Re(8): il '68

ne'elam 23/5/2010 - 18:24

Mettiamola così. Uno deve tenere a mente che in quegli anni (prima metà anni '60) la società era parecchio diversa. C'erano procuratori che sequestravano film perchè ritenuti osceni (noti lavori pornografici come l'avventura e Blow up di Antonioni, oppure Viridiana di Luis Buñuel), direttori di giornali condannati a 5 mesi per aver pubblicato gli scritti di don Milani, Allen Ginsberg arrestato al Festival dei 2 mondi di Spoleto per aver recitato poesie (ovviamente oscene), e così via. Quella era l'Italia. Senza il '68 e la diversa concezione della società che veniva propugnata (in effetti non ce ne era solo una ma molte, e parecchio diverse l'una dall'altra), quei cambiamenti di mentalità che resero obsolete concezioni clericali e passatiste sarebbero avvenuti? Mi permetto di dubitarne.

ne'elam, va bene che le sconfitte sono sempre orfane e le vittorie, invece, hanno molti padri, ma non esageriamo: il '68 fu sintomo ed espressione legittima di un disagio generale, d'accordo, ma francamente di proposte era assolutamente vuoto e infatti si sciolse come neve al sole: non ho, quindi, tuttora capito quale concezione della società propugnasse il '68, sia pure dalle molte anime.

Quanto alla legalità, che è l'argomento centrale, non mi pare che quelli he andavano in giro a fare "mao mao" (e tra i quali non sono mai stato) ne avessero la benché minima nozione. Trasgredivano a modo loro: violavano le leggi non per cambiarle ma sperando che nessuno li beccasse, come D'Alema e l'equo canone nelle case di enti statali. Ma certo non si denunciavano prima (e allo scopo deliberato) di commettere una violazione di legge per poter finire sotto processo e puntare alla cancellazione e riforma di leggi inique "Chi se ne frega delle leggi borghesi": ne ho visti, di furbetti del quartierino e arrivisti anche alla guida del Movimento studentesco :)

Il '68 fu un sintomo (vuoto di idee e di proposte): l'ultimo ritrovato dell'autocelebrazione della sconfitta, dal mio punto di vista. Anche i movimenti reichiani che si riunivano all'Hotel Rex di Roma nel '63 e portarono ai primi movimenti di liberazione sessuale, erano fatti dai nipotini di Martin Luther King, Gandhi e Bertrand Russell, non di Ma-Ma-Ma (Marx-Mao-Marcuse). Cmq, va bene così :)))

 

Re(7): il '68

massimo 23/5/2010 - 19:50

No, fu anche altro. Fu il disprezzo della "cultura borghese" che nell'approssimazione italica si è rapidamente trasformato nel disprezzo della cultura tout court. Col risultato che gli italiano sono ignoranti com'erano prima, ma ora se ne fanno vanto.

Questione di gusti, ma fra la commemorazione di Alfredo Rocco e una puntata della "pupa e il secchione" preferisco la prima.

68 o non 68, Massimo, in generale la difficoltà più grande, secondo me, è portare l'Italia a confrontarsi su proposte vere, concrete, a mettere un po' i piedi per terra  e poi a impegnarsi a metterle in atto sul serio. Invece siamo al punto che Rocco e i codici fascisti sembrano l'oro di una grande civiltà giuridica, rispetto allo sfasciume attuale.

Io non imputo grandi colpe al '68, rispetto all'andazzo generale italiano: non più che ad altri. E per lo meno i 68ini, in Italia, hanno alzato la testa rispetto all'acquiescenza di sempre. Ma in modo, secondo me, troppo astratto e velleitario: alla fine, evasivo. A sinistra in genere tutto, a chiacchiere,  era/è "superato": le New Towns? Superate. Frank Lloyd Wright? Roba da rigattieri. Le Corbusier? Un pedante. E intanto non si è fatto un cavolo di nulla, mentre andavano avanti i soliti Paniconi e Pediconi: la mediocrità, appunto. L'ignoranza. Frate Asino, come chiamavano San Giuseppe da Copertino. Che, però, persino di fronte al personaggio parodiato da Nino Frassica con  Frate Antonino da Scasazza, aveva cmq il genio folle dell'ignoranza vera. E alla fine, se siamo al "si stava meglio quando si stava peggio" tutto sommato a quanti sostengono questo non si possono poi dare tutti i torti, visto l'andazzo presente. La Margherita Sarfatti e Giuseppe Bottai erano preparatissimi,  rispetto a Sgarbi, Bondi o Scajola: diversamente reazionari, tutti, ma i primi due erano ben altrimenti competenti :)

...rispetto allo sfasciume attuale.

Quoto, purtroppo, tant'e' che una cirazione del genere in cui si menziona "Rocco":

...siamo al punto che Rocco e i codici fascisti... 

nella mente dei piu' temo che molti intendano "Siffredi"...

 

così come l'inventore del circuito integrato (Shockley? Non mi ricordo il nome)

Jack Kilby (premio Nobel 2000), durante il periodo in cui lavorava alla Texas Instruments.

Shockley (altro Nobel) e' quello, insieme a Bardeen e Brattain, che ha realizzato il primo BJT (Bipolar Junction Transistor). Leggenda dice che abbia tirato giu' la teoria del bipolare durante un weekend, dopo un momento di scazzo con B&B che avevano brevettato il transistor a punta di contatto (pare proprio su suggerimento di Shockley, anche se poi smenti') senza il suo nome. Pare anche che la geniale idea di base, la conduzione per "diffusione", si debba alla sua passata esperienza di lavoro insieme a Fermi sul progetto Manhattan (me lo racconto' un professore del Politecnico di Milano, ma su questa storia non ho mai trovato un vero riscontro).

 

Carlo dice

L'aspetto che un po' tutti gli interventi tendono a trascurare, però, concentrandosi sul law enforcement, è il diffuso controllo sociale:

Beh io quel punto pensavo fosse stato affrontato (da un punto di vista contrario ossia dalla mancanza di controllo sociale in italia, più accentuata al sud)già all'interno del post.

Dici

dal poco che vedo c'è anche un law enforcement molto più consistente.

mi pare che sia il nocciolo della questione. Nessun sistema di regole può vagamente pensare di stare in piedi senza un efficace meccanismo di sanzione per chi le infrange. L'impunità nell'infrangere la legge (anche per piccole cose) credo sia uno dei presupposti della degenerazione di cui parliamo.

Forse una via di salvezza potrebbe venire proprio dalla tolleranza zero verso le infrazioni minori. Magari se il cittadino viene bastonato nel quotidiano:

 

  1. Alla fine si rassegna alla disciplina
  2. gli girano un pò e comincia a pretendere di più dalle istituzioni (visto che quando è il suo turno gli tocca pagare)
  3. diventa meno indulgente con le elites

 

mi pare che sia il nocciolo della questione. Nessun sistema di regole può vagamente pensare di stare in piedi senza un efficace meccanismo di sanzione per chi le infrange. L'impunità nell'infrangere la legge (anche per piccole cose) credo sia uno dei presupposti della degenerazione di cui parliamo.

Forse una via di salvezza potrebbe venire proprio dalla tolleranza zero verso le infrazioni minori. Magari se il cittadino viene bastonato nel quotidiano:

Mi scuso se insisto ma secondo la mia valutazione non e' che lo Stato italiano (e quindi le Caste varie, del Nord e del Sud) per "disattenzione" o altro si siano "dimenticati" che la legge va fatta rispettare con efficacia, anche e specie nel Sud.  Quando accade e' per scelta di chi dirige lo Stato italiano e le sue articolazioni locali.  Il potere locale a Sud non ha alcun interesse a contrastare tutte le violazioni della legge (evasione fiscale, spreco di fondi pubblici) che vengono ripianate dalla cassa centrale con un flusso di ricchezza che e' la base primaria del loro stesso potere e consenso. E lo stesso accade al potere centrale a Roma, che attua la compravendita del consenso attraverso la spesa pubblica mediante le elites meridionali.

Il potere centrale a Roma ha interesse solo a limitare evasione fiscale e sprechi a Nord, dove i sudditi sono piu' ricchi e i loro voti "costano" di piu' in termini di spesa pubblica o mancati introiti.  L'optimum per il potere centrale a Roma quindi consiste nel concentrare mancati introiti (= evasione fiscale) e sprechi di risorse pubbliche (statali in eccesso, corruzione) li' dove per la poverta' dei sudditi comperano piu' voti.

L'acquisto del consenso nel Centro-Nord si fa con altri mezzi, i sudditi sono in parte obnubilati da ideologie e voto di appartenenza, in altra parte condizionabili dalle favole raccontate da giornali e TV.

Contro questi potenti incentiivi che operano da 130 anni circa e' illusorio chiedere una giustizia piu' dura e piu' efficiente nel Sud: la Casta al centro e quella del Sud ne avrebbero unicamente danni e svantaggi.  Vanno piuttosto rimossi gli incentivi perversi ora esistenti.

Infatti: d'accordo con Lusiani. Cominciamo a pretendere il rispetto delle regole anzitutto da parte di quelli che stanno "su" (e non solo, naturalmente). Se sono cattive regole, se ne esigano altre. E senza preoccuparci di quanti siamo: i 10 di oggi, domani saranno di più. Ma solo se si tenta e si insiste c'è qualche possibilità. E' vero: ci si può sentire come una goccia nell'oceano, ma non è una buona ragione per dissolvercisi a priori. Questa si chiama "ideologia della sconfitta" e ci ha portati a questo punto.

Confermo. Evidentemente nell'Amerika dove ho vissuto io (upper state NY, Chicago, LA, San Francisco, Santa Fe, Minneapolis, St Louis) è pieno di tedeschi. Funziona esattamente così.

 

Diciamo che funziona così nei posti civili?

 

IO non conosco bene la Germania, ma vado spesso in Francia per motivi personali ed ho notato una cosa, che in Francia applicano correttamente quello che in Italia è sottoposto all'arbitro dell'amministrazione comunale, il limite di 50 Km/h nel centri abitati si dovrebbe trovare in quei luoghi che corrispondono alla definizione di centro abitato del codice stradale italiano all'articolo 3:

Centro abitato: insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada.

In Francia fanno così, appena finite le case finisce il limite di 50Km/h, qui ho visto limiti di velocità assurdi, vicino a casa mia una strada asfaltata in buono stato, e due ampie corsie in mezzo ai boschi con un limite di 20 Km/h.........

Il codice della strada è una perfetta allegoria dell'Italia.

Complicato, cavilloso, assurdo, sproporzionato.

Io non ho grande esperienza di cirolazione stradale all'estero, però mi sono reso conto di una cosa interessante girando in Austria per quasi un migliaio di chilometri (da perfetto autista della domenica):

La "sensatezza" dei limiti. Più di una volta ho avuto la sensazione che il limite fosse adeguato alla strada, spesso mi è capitato di viaggiare entro la velocità consentita PRIMA di aver visto il relativo cartello.

Se durante le prime ore di viaggio andavo piano perché avevo il "terrore" di essere multato (qui la polizia funziona, qui ti fanno multa, qui qui) (tra l'altro avrò visto 1 pattuglia in 7 giorni, forse) alla fine del viaggio mi ritrovavo naturalmente a rispettare i limiti perché "sarebbe da incoscenti andar più forte qui". Però là strade a 2 carreggiate e 4 corsie, asfaltate, con il limite dei 50 km/h (senza motivo) non se ne vedono...

Alla fine non servono decenni per cambiare, basta un minimo di volontà... e dici niente...

La "sensatezza" dei limiti

Strano ! Io e i miei colleghi tedeschi, che ci troviamo spesso ad attraversare il Tirolo, non abbiamo mai notato tutta questa "sensatezza" ;-)

almeno è facilmente individuabile il motivo del limite.

Galleria, limite

Galleria con curva, altro limite

Salita, limite, discesa limite

In un paese montano è un po' snervante, ma ci si fa presto l'occhio.

Da noi spesso non c'è collegamento immediato tra il limite e l'ambiente...

Se poi scendete come gli "sbarbbari" che valicano le Alpi a dorso di Audi... :D

 

 

Grazie per il bell'articolo.

Tempo permettendo faccio una replica piu' approfondita ma voglio premettere che mi sembra sbagliato spiegare la situazione di illegalita' diffusa del Sud Italia come risultato di una degradazione rispetto ad un'ipotetica eta' dell'oro dove vigeva la legalita'.  La situazione del Sud Italia e' a mio parere dovuta a due aspetti complementari: l'arretratezza storica (gli Stati arretrati sono quelli dove meno vale la legalita', si leggano le statistiche del 1800 riguardo gli omicidi ad esempio) e la disfunzionalita' dello Stato italiano, strettamente legata alla stupidita' e corruzione delle sue elites e alla sua natura centralista.

Io la vedo come segue.  Negli Stati arretrati c'e' illegalita' diffusa (es. Nigeria, Pakistan, Afghanistan), il potere organizzato razzia con la violenza e dove non esiste potere organizzato c'e' la giustizia tribale per certi aspetti simile alle famiglie mafiose.  La legalita' esistente negli Stati piu' civili e avanzati di oggi (USA, UK, Scandinavia, Svizzera, Olanda, Germania) deriva da un faticoso progresso storico che ha visto prevalere attraverso una competizione feroce primariamente militare e progressivamente sempre piu' economica gli Stati che si sono organizzati internamente nella maniera piu' efficiente.  La legalita' e' un fattore di efficienza perche' consente una migliore e piu' efficiente allocazione delle risorse interne e garantisce una maggiore coesione nazionale, fondamentale nel caso di un confronto militare.  La legalita' e' tipicamente associata ad altri fattori di efficienza utili alla competizione internazionale come l'istruzione, la meritocrazia.

Attraverso la competizione gli Stati dotati di elites intelligenti e capaci emulano i casi di successo degli Stati vincitori anche comprendendone ed emulandone i presupposti come legalita', istruzione, meritocrazia.  Il caso del Giappone che acquisisce reinterpretandole le conoscenze occidentali (Rangaku) e' illustrativo.  Gli Stati dotati di elites stupide e incapaci perdono la competizione, vengono colonizzati e marginalizzati e le loro elites si dedicano primariamente allo sfruttamento delle risorse interne, col metodo arcaico della razzia arbitraria appena riverniciato con le forme esteriori dei contesti piu' civilizzati.

Il Sud Italia e' storicamente uno Stato perdente, prima viene invaso dalla Spagna e in seguito rimane efficacemente schermato da tutta la storia di competizione militare che ha forgiato l'Europa dal fatto di essere circondato dal mare e dall'intoccabile Stato Pontificio a Nord.  Per questo motivo il Sud Italia e' rimasto uno Stato arcaico e per di piu' con elites dedite alla razzia, e non sottoposte ad un livello di umiliazione per colonizzazione sufficiente a stimolare la capacita' intellettuale di emulare gli Stati vincenti per legalita', istruzione e meritocrazia.

Lo Stato italiano centralista, che aveva anche nel Centro-Nord caratteristiche simili di arcaicita' del Sud, sebbene ad un livello significativamente inferiore per il passato dei comuni medievali e per la maggior vicinanza all'Europa, ha acquistato progressivamente sempre piu' le caratteristiche meridionali di arcaicita' ed elites dedite primariamente alle razzie in un contesto di illegalita' diffusa, scarsa e scadente istruzione, e assenza di meritocrazia.  All'interno dello Stato italiano il ruolo del Sud e' sempre stato quello di area povera dove la spesa pubblica decisa dal centro compera piu' voti rispetto alle aree ricche. 

Invece di far competere il Sud e costringerlo ad emulare le caratteristiche virtuose degli Stati civili ed avanzati, lo Stato italiano attraverso la spesa pubblica ha ricoperto d'oro le elites meridionali, dando loro il compito di tradurre soldi in voti attraverso le clientele.  L'assenza di competizione e il benessere artificiale delle elites garantito dal Centro sono i fattori con i quali si perpetua l'arcaicita', l'illegalita' diffusa, la scarsa istruzione, l'assenza di meritocrazia e la poverta' del Sud.  Nel contesto attuale, il massimo di voti viene garantito dalla stessa spesa pubblica piu' il Sud rimane povero rispetto al Nord, e illegalita', scarsa istruzione e assenza di meritocrazia sono tutti presupposti di poverta'.

Quindi concludendo: l'illegalita' diffusa del Sud Italia non viene dalla corruzione progressiva di una ipotetica eta' dell'oro della legalita', mai esistita, ma dall'arcaicita' della societa' meridionale che si e' determinata storicamente in seguito all'assenza di competizione con altri sistemi e si perpetua nel contesto dello Stato centralista italiano che non offre alle elites meridionali alcun incentivo a competere ed emulare ma piuttosto incentiva a massimizzare i voti contro la spesa pubblica, quindi alla illegalita' e alla poverta'.

Alberto, trovo le tue parole largamente condivisibili, ma piuttosto dure da digerire per chi questa sitazione la vive quotidianamente sulla propria pelle. Vedo anzi che la bugia pietistica del sud avanzato depredato dal nord viene contrabbandata a destra e a manca. Guarda per esempio wikipedia, fa venire voglia di editarla:

http://it.wikipedia.org/wiki/Questione%2Bmeridionale

tu (o altri che ne sanno) sapreste indicarmi delle fonti utilizzabili per la situazione reale dell'italia preunitaria?

 

tu (o altri che ne sanno) sapreste indicarmi delle fonti utilizzabili per la situazione reale dell'italia preunitaria?

Trovi molti riferimenti ed un riassunto che e' quello piu' aggiornato e ben fatto che io conosca nella relazione di Emanuale Felice alle giornate di nFA del 2009 (trasparenze su Scribd).

La situazione una volta approfondita e' complessa e offre degli spunti anche ai neoborbonici.  Io vedo i fatti come segue.

Prima dell'unificazione il Sud era significativamente piu' arretrato del Nord (anche per effetto dei fatti storici che ho esposto sopra).  L'agricoltura era meno produttiva (anche ma non certo solo per il territorio piu' difficile), le manifatture erano fuori mercato e sostanzialmente sopravvivevano in un regime monopolistico alimentato dalle spese di corte. Tutto questo e' ben noto e documentato, secondo me.

Tuttavia se si calcola il PIL pro-capite secondo gli standard di oggi l'Italia pre-unitaria non mostrava per nulla le differenze che ci sono oggi.  Come mai?  Io lo vedo come segue.  Il PIL nel contesto ancien regime dell'Italia pre-unitaria era dominato dalla produzione agricola.  Per effetto della maggiore modernita' il Nord aveva una densita' di popolazione significativamente maggiore che nel Sud e questo fatto azzerava la maggiore produttivita' dell'agricoltura settentrionale in termini pro-capite.  Se - come e' abbastanza vero per quei tempi per l'Italia - la crescita demografica era limitata e determinata primariamente dalle risorse alimentari disponibili, qualunque aumento di produttivita' agricola veniva neutralizzato da un aumento malthusiano della popolazione.

Quindi come prodotti agricoli per abitanti Sud e Nord partono su livelli simili prima dell'unificazione, il Sud e' gia' piu' arretrato ma il Nord brucia con una maggiore popolazione la sua maggiore produttivita'.  Dopo l'unificazione e' evidente che la creazione di un mercato unico (e la stessa politica dello Stato) ha favorito l'area piu' avanzata, cioe' il triangolo industriale. Da quel momento si crea e si mantiene il divario che si osserva oggi.  La geografia economica comunque cambia abbastanza significativamente una seconda volta dagli anni '70 in poi con il Nord-Est (Emilia Romagna inclusa), la Toscana e le regioni centro-adriatiche che raggiungono e superano in alcuni casi i livelli economici del Nord-Ovest.  Contemporaneamente decade la Liguria, che economicamente sta assumendo aspetti sempre piu' centro-meridionali.  Questa seconda evoluzione non ha nulla a che fare con l'intervento diretto statale per quanto mi risulta.  Tra parentesi, Putnam ipotizza che abbia a che fare con il livello di tradizioni civiche, e se e vero e se queste sono immutabili nel tempo allora per il Sud Italia non c'e' alcuna speranza. Spero non sia cosi' ma non si puo' escludere.

Quindi buona parte della differenza economica tra Sud e Nord e' conseguenza dello Stato unitario, ma in maniera ben piu' complessa che una spoliazione. Anzi, la spoliazione vera e' quella che documenta Ricolfi e procede dal 1880 in poi circa dal Sud al Nord, ma anche su questo i conti sono complessi.

La responsabilita' primaria secondo me sta nella creazione di un mercato unico dove le inefficienti manifatture meridionali sono state spazzate via.  Questo era inevitabile, comunque.  Il vero crimine e' stato il successivo intervento statale italiano, condizionato dalla compravendita del consenso, che e' stato costantemente rivolto ad alzare i salari degli statali meridionali e dei dipendenti privati meridionali rendendo non competitiva ogni impresa economica legale non pesantemente sussidiata dallo Stato.  Questo e' stato il colpo finale al Sud, che ormai si protrae da 130 anni, e non so se e quando il Sud potra' mai recuperare, anche perche' la sua societa' e' completamente assuefatta a questa droga e non fa altro che chiederne ancora. Temo che l'unica soluzione possa avvenire in maniera catastrofica, non vedo nelle elites italiane alcuna capacita' di prevenire le tensioni che si sono accumulate in questa unificazione malfatta di cui ancora si gloriano avvolte nei loro lussi pagati dai sudditi.

E.Felice azzarda che perfino le differenze di tradizione civica ora misurabili sono state accentuate dallo Stato centrale. C'e' effettivamente qualche evidenza di questo, ma non conclusiva.  Io lo ritengo plausibile, se si assegna al Nord il compito di produrre e pagare tasse, e al Sud il compito di dare voti contro spesa pubblica mi sembra del possibile che le tradizioni civiche del Sud come la legalita' ne vengano depresse.

di nuovo ti ringrazio per le indicazioni. da 'nordico' mi sono spesso appassionato all'argomento in diverse discussioni su internet, e rimango ogni volta stupito come vista da sud l'unità d'italia sia percepita come una rapina ai danni del meridione, e come almeno 70 anni di sussidi e cassa del mezzogiorno siano visti come una naturale riparazione, casomai insufficiente ma comunque dovuta. Gli altri argomenti comunemente usati sono che i finanziamenti pubblici comunque non arrivano alla popolazione perché spartiti tra politici e mafie locali, e che comunque tutto quello che arriva a sud viene restituito alle 'malvage industrie del nord'. Argomenti decisamente opinabili ma che evidentemente hanno fatto presa: vi invito a dare un occhiata ai commenti qui:

http://www.repubblica.it/economia/2010/05/13/news/sanit-4032186/

la responsabilizzazione delle regioni sulla loro spesa sanitaria viene vista come un'ulteriore angheria verso la popolazione, o una distrazione di fas 'naturalmente destinati' al sud. C'è da dire che quando mi metto nei panni dei miei suoceri che vivono nel lazio, mi girerebbero le balle a dover pagare tasse ulteriori per sprechi non generati da me e in cambio di un servizio scadente.

In ogni caso, imho questo circolo vizioso "ci avete derubato quindi ora ridateci i soldi" va spezzato perché da una giustificazione morale a non vedere come un investimento il costante trasferimento di risorse da nord a sud e in questo modo giustifica lo statu quo.

Vedo che anche beppegrillo ci sta mettendo del suo, e  wikipedia (che è la prima fonte che tutti consultiamo) fa sembrare che nel 1861 il sud stava tanto davanti al nord che a momenti ha pagato lei l'invasione dei mille:

http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale

p.e. ha senso per voi che il tesoro dei borboni fosse tre volte quello del resto d'italia?

Con la nascita dell'Italia unita l'attivo di bilancio del Regno delle Due Sicilie fu incamerato nelle casse del neonato Stato italiano. Finiscono così al Nord 443 milioni di lire d'oro, quando tutte le banche degli altri Stati preunitari detenevano un patrimonio totale di 148 milioni[2].

i invito a dare un occhiata ai commenti qui:

http://www.repubblica.it/economia/2010/05/13/news/sanit-4032186/

L'assistenzialismo di Stato genera mostri, questi che si agitano sono paragonabili a drogati renitenti alla disintossicazione.  Per evitare la disintossicazione sono disposti a tutto, il fatto che credano a certe certe favole e' il minimo che ci si puo' aspettare.

Vedo che anche beppegrillo ci sta mettendo del suo, e  wikipedia (che è la prima fonte che tutti consultiamo) fa sembrare che nel 1861 il sud stava tanto davanti al nord che a momenti ha pagato lei l'invasione dei mille:

http://it.wikipedia.org/wiki/Questione_meridionale

p.e. ha senso per voi che il tesoro dei borboni fosse tre volte quello del resto d'italia?

Probabilmente e' vero che le casse dei Borboni avevano cospicue risorse accumulate, mentre il Piemonte era dissanguato da investimenti, specie in ferrovie, e guerre.  Ma scommetto che quei soldi presi dalle casse dei Borboni erano briciole rispetto anche solo al PIL italiano di un anno dell'epoca: a quei tempi l'intermediazione statale era estremamente inferiore ad oggi, e in particolare il Regno delle Due Sicilie era uno Stato piuttosto leggero, che non faceva investimenti, non si dissanguava per la guerra come gli altri Stati europei, razziava solamente i sudditi per far vivere molto ristrette elites di possidenti assenteisti nel lusso, nell'ozio e nelle feste. Probabilmente il tesoro dei Borbone e' stato rapinato stata ma la quantita' di ricchezza trasferita rimane secondo me assolutamente trascurabile.

Il Sud Italia poi appena liquidato il brigantaggio ha iniziato a ricevere spesa pubblica senza quasi pagare tasse per mezzo dell'evasione fiscale, similmente ad oggi. All'inizio del Regno d'Italia le tasse erano primariamente rendite catastali dei terreni agricoli, e nel Lazio e nel Sud il catasto quasi non esisteva.  I possidenti laziali e meridionali hanno iniziato da subito una vigorosa battaglia contro l'estensione del catasto lombardo e piemontese nel Lazio e nel Sud che ha impedito l'ultimazione del catasto stesso e un abbozzo di equa tassazione di Lazio e Sud fino al 1956!  Rispetto a tutto cio' il tesoro dei Borbone diventa irrilevante.

leggo

L'agricoltura era meno produttiva (anche ma non certo solo per il territorio piu' difficile),

se su questo hai qualche riferimento (non sto mettendo in dubbio la cosa  è semplice curiosità), mi piacerebbe approfondire. Intuitivamente avrei detto il contrario (terra più fertile e condizioni climatiche migliori al sud) e peraltro credo che un ambiente più difficile favorisca la meritocrazia e l'efficienza: se si deve  sgobbare per cavare qualcosa dalla terra, rimangono i più capaci e c'è incentivo a sviluppare soluzioni più efficienti.

L'agricoltura era meno produttiva (anche ma non certo solo per il territorio piu' difficile),

se su questo hai qualche riferimento (non sto mettendo in dubbio la cosa  è semplice curiosità), mi piacerebbe approfondire. Intuitivamente avrei detto il contrario (terra più fertile e condizioni climatiche migliori al sud) e peraltro credo che un ambiente più difficile favorisca la meritocrazia e l'efficienza: se si deve  sgobbare per cavare qualcosa dalla terra, rimangono i più capaci e c'è incentivo a sviluppare soluzioni più efficienti.

Non e' un argomento che ho approfondito ma credo che puoi trovare le informazioni nell' Inchiesta agraria di Stefano Jacini. Gia' ai tempo dell'unificazione italiana si era sviluppata nelle aree piu' progredite e fertili della pianura padana la c.d. impresa capitalistica agraria, con un vivace mercato delle terre e dei prodotti agricoli.  La fertilita' della pianura padana, particolarmente la bassa, e' incomparabilmente piu' alta dei terreni meridionali specialmente a causa della carenza d'acqua e del carattere discontinuo dei corsi d'acqua meridionali.  E' vero comunque che alcune aree meridionali come la Campania felix sono fertili come e piu' della pianura padana, tuttavia come per ogni altro aspetto l'agricoltura del Sud era sottosviluppata, dominavano i c.d. proprietari assenteisti, dominava il latifondo che Turati definiva "parassita, depauperatore, miasmatico", erano sostanzialmente assenti gli investimenti per la produttivita'.

L'ambiente piu' difficile (collina, montagna) non favorisce l'efficienza ma ha altri effetti rilevanti, favorisce la piccola proprieta' e il lavoro rispetto al capitale e alla grande proprieta' con contorno di bracciantato.  Questo almeno e' successo a Nord. A Sud la pressione predatoria delle elites sui sudditi e la scarsa qualita' delle elites ha reso impossibile un'evoluzione meritocratica e di efficienza. Dove il terreno e' piu' fertile invece si puo' sviluppare il capitalismo agricolo che poi aumenta di efficienza perche' produce non solo per sussistenza ma per vendere sul mercato internazionale, ricevendo un impulso decisivo dalla competizione internazionale. Una parte dello sviluppo italiano viene da questo.  Un'altra parte dello sviluppo italiano viene dalle aree agricole marginali e meno produttive (la Padania pedemontana) dove si e' sviluppata la piccola proprieta' e l'industria della seta prima e poi la piccola impresa.  Con l'affermarsi dell'industria sull'agricoltura il vantaggio della maggiore fertilita' agricola e' stato annullato, ma hanno avuto successo solo alcune aree (grosso modo il centro-nord) mentre l'industrializzazione non e' stata sufficiente a fare decollare il Sud dal suo sottosviluppo.

E meno male che non avevi approfondito l'argomento! ;P

Grazie 1000 della risposta estremamente circostanziata.

mi sembra sbagliato spiegare la situazione di illegalita' diffusa del Sud Italia come risultato di una degradazione rispetto ad un'ipotetica eta' dell'oro dove vigeva la legalita'

Non intendevo dire questo. Il mio intento era, partendo dall'osservazione della situazione attuale nel sud italia, cercare di capire cosa potesse determinarne le caratteristiche, soprattutto per capire come "il male" agisce e si propaga. Non mi sono soffermato su una prospettiva storica, che è sicuramente interessante, ma non era il mio obbiettivo.

Il mio punto è: cos'è che fa degenerare una società? Se lo troviamo possiamo combatterlo. La storia della tolleranza delle regole mi sembra plausibile e non credo che sia neanche necessariamente in contrasto con la prospettiva storica che proponi.Sicuramente la geografia e l'interazione con le popolazioni limitrofe influenza come una società si evolve, non sono però quelle le variabili che intendevo osservare.

Io mi chiedo come si arriva a trovare normale quello che normale non è da nessuna parte del mondo? Com'è che BS fa quello che fa e lo votiamo contenti (e non solo al sud)? Non approfondisco se 200 anni fa era così o meno. Ho letto che Dell'Utri neanche 20 anni fa pensava che entrare direttamente in politica fosse impensabile. Oggi BS regna felicemente. Come avviente tutto ciò?

In sintesi: non intendevo dire che il meridione fosse in passato un eden che poi è degenerato. Intendevo portare attenzione sul fatto che esiste qualcosa di negativo che succede alle società, oggi sta abbondantemente succedendo a tutta l'Italia e tu stesso in qualche commento di qualche giorno fa ne paventavi l'estensione all'Europa. Questo qualcosa è particolarmente evidente al sud:

penso che possa costituire un interessante case study perchè nel processo di degenerazione è avanti.

Questo qualcosa è particolarmente evidente al sud:

penso che possa costituire un interessante case study perchè nel processo di degenerazione è avanti.

Immagino siano entusiasti di essere all'avanguardia :-D

 

Orgogliosi e soddisfatti. Un esempio per tutti.-(

"Intendevo portare attenzione sul fatto che esiste qualcosa di negativo che succede alle società, oggi sta abbondantemente succedendo a tutta l'Italia e tu stesso in qualche commento di qualche giorno fa ne paventavi l'estensione all'Europa. Questo qualcosa è particolarmente evidente al sud"

per me questo qualcosa si chiama declino. il sud e l'Italia hanno iniziato prima, sono marginali dal 600 in poi (il sud prima del nord) e le cause sono evidenti. L'Italia ha avuto un sussulto a cavallo del 900 e nel secondo dopoguerra, da trent'anni sta tornando ad esser marginale. L'europa si è incamminata su questa strada più o meno dalla crisi degli anni 70 del xix sec. Ora il processo diventa sempre più evidente.

Non credo, inoltre che il processo sia top-down. Le elites sono espressione della società in cui vivono, semmai la corruzione delle elites è un meccanismo di autoalimentazione della decadenza della società di cui esse sono espressione

In sintesi: non intendevo dire che il meridione fosse in passato un eden che poi è degenerato. Intendevo portare attenzione sul fatto che esiste qualcosa di negativo che succede alle società, oggi sta abbondantemente succedendo a tutta l'Italia e tu stesso in qualche commento di qualche giorno fa ne paventavi l'estensione all'Europa. Questo qualcosa è particolarmente evidente al sud:

penso che possa costituire un interessante case study perchè nel processo di degenerazione è avanti.

E' come dici ma come ho scritto la ragione primaria e' quella che ho esposto: l'assenza di competizione tra sistemi politico-statali diversi.

Anche per questo non apprezzo i sistemi centralisti, siano italiani o europei, perche' annullano la competizione e la responsabilizzazione di territori molto diversi e introducono enormi incentivi ai politici al centro per comperare voti nelle aree povere con la spesa pubblica, accentuando il sottosviluppo delle stesse aree povere.  Se l'Europa aiuta la Grecia senza costringerla a migliorare (opera difficilissima da realizzare con imposizioni esterne) la Grecia si specializzera' sempre piu' come percettrice di aiuti in cambio di voti a chiunque abbia il potere a Bruxelles.  La Grecia invece avrebbe uno stimolo grande e soprattutto autentico e interno a migliorarsi se fallisse, venisse espulsa dall'Euro e venisse riammessa solo dopo aver rimesso i conti in ordine.

Sul fatto che la competizione faccia bene saremo sempre d'accordo, come pure sui benefici della responsabilizzazione degli enti locali (come di qualsi altro agente economico).

Però l'assenza di competizione può spiegare la mediocrità della classe politica, non spiega perchè la società degenera nel rispetto delle regole.

Però l'assenza di competizione può spiegare la mediocrità della classe politica, non spiega perchè la società degenera nel rispetto delle regole.

Ritorno allora al mio primo intervento: il bordello attuale non deriva da degenerazione rispetto ad un'eta' dell'oro della legalita' (mai esistita) ma piuttosto da un mancato progresso di una societa' arretrata in cui e' normale e naturale riscontrare illegalita' diffusa.  Una competizione tra sistemi potrebbe (ammesso le elites siano recuperabili) indurre progresso ed emulazione dei sistemi statali avanzati.  Senza competizione la societa' meridionale rimane al Medioevo pre-comunale, aggravato dagli incentivi perversi provvisti dallo Stato italiano.

Penso che possiamo tranquillamente dissentire sull'importanza da attribuire ai fattori determinanti di un particolare fenomeno. Tuttavia non vorrei essermi spiegato male: non penso ci sia stata un'età dell'oro della legalità. Penso che ci siano livelli di tolleranza delle irregolarità fisiologici e patologici e sostengo che nella degenerazione da uno stato all'altro abbia agito il meccanismo che provavo a descrivere. 

Non saprei tracciare un profilo storico del livello di tolleranza delle regole nel sud Italia, ma non mi sentirei di dire che è immutato negli ultimi 200 anni, ripeto non era mia intenzione approfondire la prospettiva storica.

Guardiamo alla storia recente e prendiamo ad esempio questo. Secondo me un episodio del genere, anche solo negli anni '70 non sarebbe stato possibile. Assistiamo ad un'innegabile crescita nella tolleranza di certi abusi e a me sembrava convincente la spiegazione che ho proposto. 

Comprendo solo in parte l'affermazione che segue:

Una competizione tra sistemi potrebbe (ammesso le elites siano recuperabili) indurre progresso ed emulazione dei sistemi statali avanzati.

che un'impresa o un limitato numero di persone possa spostarsi da un sistema a un altro mi è chiaro. Capisco anche che ci sia un'incentivo per il sistema perdente a emulare quello vincente per non far scappare imprese e individui produttivi. Ma stiamo ipotizzando che entrambi i sistemi siano 'sani'.

Se uno dei due sistemi è 'malato' le elites mediocri hanno tutto l'interesse a mantenere gli individui mediocri e viceversa. A questo punto, il fatto che chi ha voglia di fare toglie il disturbo fa solo un piacere agli uni e agli altri. Pur essendovi competizione tra i sistemi, perchè il sistema sano attrae gli individui sani, non c'è meccanismo di emulazione, perchè il sistema malato ha interesse e incentivo a rimanere com'è.

Comprendo solo in parte l'affermazione che segue:

Una competizione tra sistemi potrebbe (ammesso le elites siano recuperabili) indurre progresso ed emulazione dei sistemi statali avanzati.

che un'impresa o un limitato numero di persone possa spostarsi da un sistema a un altro mi è chiaro. Capisco anche che ci sia un'incentivo per il sistema perdente a emulare quello vincente per non far scappare imprese e individui produttivi. Ma stiamo ipotizzando che entrambi i sistemi siano 'sani'.

Se uno dei due sistemi è 'malato' le elites mediocri hanno tutto l'interesse a mantenere gli individui mediocri e viceversa. A questo punto, il fatto che chi ha voglia di fare toglie il disturbo fa solo un piacere agli uni e agli altri. Pur essendovi competizione tra i sistemi, perchè il sistema sano attrae gli individui sani, non c'è meccanismo di emulazione, perchè il sistema malato ha interesse e incentivo a rimanere com'è.

E' possibile che le elites meridionali siano mediocri in maniera immutabile e allora il destino sara' sempre e comunque di poverta' e sottosviluppo.  Ma e' possibile e anzi probabile che le elites meridionali abbiano gli incentivi sbagliati, in parte esterni in parte ovviamente endogeni cioe' auto-sostenuti dalla tradizione e dalla cultura locale.  Bisogna almeno creare le condiizioni migliori perche' le elites del Sud possano trarre il loro benessere unicamente o primariamente solo dal progresso della societa' meridionale.

@ Alberto L Arcaicità non necessariamente coincide o implica illegalità. La storia e la geografia incidono di certo, ma come meridionale ho ben presenti tempi nei quali l'illegalità aveva un grado di diffusione e di tolleranza nettamente più basso. Non ho dati da citare al riguardo, ma mi riferisco all'illegalità del genere di quella citata nel post. Per spiegarmi, nel caso di Napoli il peggioramento si è innescato nel momento del passaggio dal contrabbando, certamente illegale, al commercio della droga per poi trasformarsi in illegalità collegata agli appalti pubblici.

Ciao Alberto!
La tua prospettiva è interessante, avrei due domande da farti:

1. Come ti spieghi il fatto che l'Italia, a un certo punto, si sia modernizzata e abbia avuto un'impennata di benessere dopo la seconda guerra mondiale?

2. Il caso del Giappone è molto curioso. Il paese è stato isolato fino a un certo punto del 1800 e poi si è aperto, complici anche i commerci tra USA e Cina e l'invenzione dello steam engine. Tuttavia, il processo di occidentalizzazione non è stato proprio smooth: ci sono stati conflitti dentro la società Giapponese per decidere cosa fare. Questo per dire che uno stato non è un monolite con un'unica idea, ma un insieme di persone con una moltitudine di idee. Nel tuo modello non sembra esserci molto di questo processo "competitivo" di idee interno. Secondo te, come la dinamica interna a uno stato o a una parte di esso gioca un ruolo?

1. Come ti spieghi il fatto che l'Italia, a un certo punto, si sia modernizzata e abbia avuto un'impennata di benessere dopo la seconda guerra mondiale?

Esattamente non lo so, comunque e' stato un fenomeno comune a Italia, Francia e Germania e agli altri Paesi limitrofi. Una parte della ripresa deriva dal punto di partenza molto basso raggiunto dopo la 2a guerra mondiale, una parte deriva secondo me dal piano Marshall e all'importanza che gli USA assegnavano strategicamente all'Italia come Paese di confine rispetto al sistema di influenza sovietica. Rispetto al periodo fascista inoltre l'Italia e' stata piu' aperta al commercio e alla competizione nazionale.  Il ruolo dello Stato italiano mi sembra sia stato complessivamente poco rilevante, anche se ha dato luogo all'Eni che e' probabilmente l'unico vero successo economico dello Stato italiano nella sua storia. L'Italia era area periferica rispetto alle aree piu' ricche e avanzate.  Vedendo vecchi film italiani dell'epoca mi sembra ci fosse in quegli anni una grande e diffusa volonta' di fare ed emergere, probabilmente la situazione era piu' fluida e la presa soffocante della Casta anti-meritocratica era meno pesante. C'era anche una natalita' 1.6 volte maggiore di quella di oggi.

2. Il caso del Giappone è molto curioso. Il paese è stato isolato fino a un certo punto del 1800 e poi si è aperto, complici anche i commerci tra USA e Cina e l'invenzione dello steam engine. Tuttavia, il processo di occidentalizzazione non è stato proprio smooth: ci sono stati conflitti dentro la società Giapponese per decidere cosa fare. Questo per dire che uno stato non è un monolite con un'unica idea, ma un insieme di persone con una moltitudine di idee. Nel tuo modello non sembra esserci molto di questo processo "competitivo" di idee interno. Secondo te, come la dinamica interna a uno stato o a una parte di esso gioca un ruolo?

Veramente io ritengo che la competizione interna sia determinante, assolutamente determinante.

Penso che ci debbano essere due livelli di competizione: la competizione interna agli Stati (che pero' io vorrei di dimensione inferiore ai grandi Stati, la dimensione migliore mi sembra quella di Svizzera, Olanda e Austria) che si deve svolgere in un mercato aperto, e la competizione internazionale che si svolge parte tra imprese ma (specie nel passato "militare") anche fra Stati.

Tornando al Giappone, non conosco tutti i dettagli della sua storia, ma leggendo D.Landes, la ricchezza e la poverta' delle nazioni si capisce che ha avuto una storia significativa di competizione primariamente economica interna incentrata su 200 prefetture paragonabili alle province italiane.  Ora non ricordo tutti i dettagli ma per un lungo periodo il potere centrale era debole e il potere reale era diviso tra le prefetture, piu' o meno come al tempo dei comuni medievali italiani.  Le prefetture si facevano competizione, ognuna tendeva ad accentrare il potere economico al vertice politico tramite monopoli vari e dazi ma la disgregazione del potere tra prefetture, pirateria e contrabbando facevano regolarmente fallire tutti i tentativi di condizionamento politico dell'economia. Curiosamente la prefettura che a lungo e' stata dominante come successo economico era quella piu' meridionale di tutte, favorita anche dal clima favorevole alla coltivazione della canna da zucchero. Io ritengo che in questo periodo, grazie alla competizione interna, si siano formate le basi della potenza economica giapponese.  Le elites ipernazionaliste che hanno in seguito diretto lo Stato giapponese sono state capaci di reagire alle umiliazioni inflitte ai giapponesi dalle potenze occidentali in maniera efficace acquisendo e reinterpretando conoscenze e tecniche occidentali nella loro societa'. Il loro modello era lo Stato vincente a quel tempo, cioe' la Germania di Bismarck.  In questo erano facilitate dalla passata tradizione storica del Giappone di importatore di conoscenze cinesi reinterpretate con spirito giapponese.

La capacita' di imparare dalle potenze vincenti e' la caratteristica principale delle elites intelligenti e vincenti di ogni epoca.  Le elites scadenti e perdenti non hanno questa capacita' e tipicamente elaborano stupide mitologie assortite in base alle quali le loro sfortune e le sfortune dei loro sudditi vengono dal destino cinico e baro e soprattutto dal complotto dei poteri forti, la perfida Albione un tempo, gli USA liberisti selvaggi o pluto-massonici piu' recentemente. Alternativamente cercano di convincere i sudditi raccontando balle assortite che loro stanno meglio che altrove o hanno la religione migliore degli altri, o in mancanza d'altro di buono prodotto dall'uomo hanno almeno sole e mare. Le elites italiane tendono ad essere del secondo tipo, ovviamente, in quasi tutto lo spettro politico.

Esattamente non lo so, comunque e' stato un fenomeno comune a Italia, Francia e Germania e agli altri Paesi limitrofi.

Ci ho pensato anch'io. Sicuramente l'aiuto Americano ha avuto un ruolo. Io, però, sarei meno fatalista. Penso che nei periodi di crescita uno debba compiacersi perché le cose vanno bene, ma allo stesso tempo gettare le basi per ulteriore crescita long term. E forse questo è mancato in Italia, anche perché il sistema politico non dava possibilità di alternanza al governo, anche a causa dello scenario internazionale.
In pratica, quello che uno stato dovrebbe fare è riconoscere i propri problemi e poi affrontarli. Probabilmente l'Italia non l'ha fatto a partire dagli anni '60, quando sarebbe stato più facile correggere delle storture. Poi i problemi sonodiventati più grandi e più difficili da gestire.

Le elites italiane tendono ad essere del secondo tipo, ovviamente, in quasi tutto lo spettro politico.

Questo mi sembra abbastanza vero. Tuttavia qui penso che i meccanismi di selezione e funzionamento della politca abbiano un ruolo fondamentale. Era anche a questo che mi riferivo quando parlavo di competizione interna.
Gli incentivi di un politico in Italia sono e sono stati prima di tutto la fedeltà al partito e al leader di corrente, non il fatto di fare buone proposte concrete nel merito oppure di avere vision. Indagare perché sia stato così può essere interessante. Alcune cose che mi vengono in mente:

1. La legge elettorale, quasi sempre di tipo proporzionale, e quindi che da un ruolo importante al partito prima ancor ahce alla persona

2. La formazione delle elite: non concepita in maniera strategica (quindi, per esempio, con poca enfasi sulle materie scienfiche), tendenzialmente umanistica, molto auto-referenziale (quindi, con poca apertura internazionale, nel senso di attrarre studenti stranieri e mandare gli Italiani all'estero), e affidata a un'università disfunzionale, staccata dalla realtà e non concepita per crescere i talenti

3. Eccesso di presenza dello Stato, sia in politica che nell'economia, che ha dato ai politici più di una tentazione di espandere il proprio potere in maniera poco opportuna, quando non proprio illegale

4. Meccanismi interni ai partiti, che non favoriscono la crescita e la selezione dei migliori (cfr. Bersani) e neanche il ricambio a seguito di sconfitte elettorali (i maggiori leader di cdx e csin sono più o meno gli stessi di 10 anni fa)

E' un circolo vizioso: lo dico da meridionale fuggito 10 anni fa dalla mia Lucania per disperazione. 3 episodi significativi:

1. un sindaco, dopo il terremoto dell'80, tiene 2 sindacature 2 con questa logica "Sindaco, mi sono  arrivati i canoni d'affitto per il prefabbricato assegnatomi come sfollato. Che devo fare?" "Non ti preoccupare: non pagare!"; "Sindaco, mi sono arrivate delle bollette dell'acqua salate per il prefabbricato" "Non ti preoccupare ..." e così via. Primo risultato: un buco nei conti comunali che ha richiesto il commissariamento del comune di Potenza. Secondo risultato, anni più tardi: "ma quando ci ridanno il Sindaco nostro?". Avevi voglia a sgolarti e spiegare che i debiti del Comune li paghiamo noi con gli interessi. Non gliene fregava nulla a troppe persone. L'essenziale era che con quel Sindaco "non si pagava!". Terzo risultato: pochi anni fa si è ricandidato con l'Udeur, che correva sola, ed è stato rieletto al ballottaggio. Senza maggioranza. C'è bisogno di commenti?

2. costa ionica: per anni denuncio a pubblica opinione (e non solo) la strana vicenda delle scorie radioattive di cat.3 (le più pericolose) all'ENEA di  Rotondella. Un gruppo di persone di buona volontà (3) mi telefona e mi dice di aver organizzato  una conferenza-dibattito a Bernalda (poco distante) su questa questione e vuole che la tenga io. Ci vado: un'ora e mezza di macchina ad andare e una e mezza a tornare. Trovo in sala: i 3 organizzatori, 4 giornalisti e 2 (DUE) del pubblico. Finisco di dire la mia e ... domande dal pubblico "Scusi, ma a lei la pagano per fare questo?" "No: nessuno mi paga"  " E allora chi glielo fa fare?". Vi risparmio la mia risposta.

3. veleni di Tito, area industriale a 10' da Potenza. Area e capannoni ex Liquichimica, zeppi di amianto mai bonificato, peraltro, in un'area esposta ai 4 venti. Liquichimica va via sversando tonnellate di trielina nel terreno circostante, che finisce nell'alveo del fiume Basento che passa proprio a un passo dal  lotto  industriale. Ma è il meno. Qualcuno, negli anni, ha imbottito l'area di fosfogessi altamente cancerogeni. Imbottito letteralmente il terreno, per più di un paio d'ettari, se non ricordo male. I dati dell'Arpab sono segretissimi, ma la vicenda finalmente, grazie alla tenacia di alcuni volenterosi, salta fuori. Risultato: denunce, controdenunce ecc. finchè si scopre che l'ArpaB è, sì, emanazione della Regione e i suoi rilevamenti hanno valore ufficiale, teoricamente,  ma che la Regione non ha mai dato alcuna autorizzazione all'Arpab, sua emanazione, e quindi i rilevamenti non hanno alcun valore ufficiale, in punto di dirotto. Non è una vicenda di cui mi sono occupato io: è esplosa dopo la mia "emigrazione".

Lo so: è roba da matti. Basta digitare su Google "i veleni di Tito" per avere una marea di documentazione: non è fantascienza, la mia. E' realtà.

Avrei da scrivere un romanzo. Quanto della mia vita posso ancora sacrificare per combattere contro cose incontenibili?  E' come stare su una bagnarola: mentre turi una falla, altre 10 se ne aprono. Non ce la si fa. Eppure ancora passa l'immagine della Basilicata "isola felice". E oltre tutto solo per riparare casa mia terremotata in centro, mi ci sono voluti 13 anni perché non ero della partita degli "amici degli amici". Ne ho una sfilza. 1986: dopo Chernobyl, viene in gran segreto depositato in un capannone del latte "radiattivo". La Parmalat doveva poi ritirarlo. 2 giorni prima del ritiro, vengo a sapere alcune cose da un amico giornalista e vado sul posto: cartelli di pericolo di "zona radiattiva" ovunque. Cancelli aperti, un custode, porte del capannone spalancate. Il custode fa il giro del capannone, trafugo 2 cartoni di latte, li infilo in auto e me la filo. Li mando ad analizzare: non c'era nulla di pericoloso o radiattivo! Capito l'inghippo? Anche qui, denunce, comunicati della CGIL ecc., ma nulla di fatto. Parmalat rilevava con contributo statale del latte scaduto della locale centrale del latte e tutti ci guadagnavano alle spalle dei cittadini. Una pacchia! 

Raga', non sono un eroe: ho diritto a un minimo di vita decente e civile anch'io. Me ne sono andato. Come me, per 600.000 lucani che ancora sono lì, ce ne sono 3.000.000 sparsi per il mondo che hanno qualcuno, almeno dal nonno in giù, nato lì. E ogni volta lo scassamarroni eri tu: il guastafeste. Quello che rompeva la bella immaginetta del "migliore dei mondi possibili".

Sprofondi pure il mio amato Sud dei vari  "Scusi, ma la pagano per questo?"

 

PS: e ogni tanto mi capita persino di chiedermi "ma dove avrò sbagliato?"

PS: e ogni tanto mi capita persino di chiedermi "ma dove avrò sbagliato?"

Tu non hai sbagliato, ma con il sistema di incentivi disegnato dallo Stato italiano  la tua era una battaglia contro i mulini a vento.

Scrive Luisiani:

Tu non hai sbagliato, ma con il sistema di incentivi disegnato dallo Stato italiano  la tua era una battaglia contro i mulini a vento.

allora ho sbagliato a non capirlo. Ma da cittadino, a parte intervenire sule questioni "locali" e trarne spunto perché si prendesse coscienza che era ed è un sistema perverso, sperando che gli elettori si dessero una regolata, quale referente politico se n'è mai fatto carico, a destra, centro, sinistra e tutte le varianti del caso? Non conveniva a nessuno fare sul serio. Meglio, cinicamente, fare il tanto di opposizione che bastava per farsi una verginità e spartirsi la torta nella stanza accanto. Quel sistema di incentivi conveniva a tutto  l'arco costituzionale: altro che democrazia! Ho combattuto contro i mulini a vento. Ma qualche colpo, ogni tanto, l'ho assestato. 

Diceva F.S.Nitti che il "qualchecosismo" era il peggior male del Sud: "Onore'. facite quacchecosa!". Che cosa? Boh ... non c'era verso di capire cosa. Non a caso Lauro ha imperato a lungo a Napoli e Colombo (ottima persona, per certi versi, ma non così il suo sistema di potere)  nella mia regione. Le proposte? Non frega nulla a nessuno: domani Tizio mi deve dare il posto e Caio sistemare mia nipote. Progetti? E mica danno da mangiare  :)

PS: a me è sempre parso abbastanza chiaro che  la fase perversa si sia instaurata, al Sud, proprio con le autonomie e i potentati locali che gestivano denaro pubblico per estorcere e comperare consenso senza alcun controllo. Dopo la Riforma Fondiaria degli anni '50 e '60, grosso modo. E in coincidenza con il centro-sinistra (non sono di destra, peraltro): Federconsorzi, enti assuntori (513) e l'UE che crede di dare soldi al Ministero dell'Agricoltura, invece vanno a questa galassia sconosciuta di enti, Casillo Grani ecc. ecc. Siamo alla follia di 11.000 forestali in Calabria: quanti ne ha tutto il Canada. Assunzioni politiche e clientelari. Come si sradica un sistema del genere? Non ero solo, sia chiaro: c'erano nella mia Regione ottimi studiosi ed economisti, per es., che denunciavano con pubblicazioni ecc. le storture "tecniche" e politico-economiche del sistema. Anche loro direi alquanto contrariati :)

Grazie per la testimonianza alla quale mi sento vicino. Non tanto per la lotta contro i mulini a vento (non ne ho fatta tanta) quanto per la rassegnazione e il senso di impotenza.

Secondo me l'unica cosa che NON devi fare è rammaricarti per essere andato via. E' naturale pensare di tanto in tanto di "essere scappato" invece di rimanere a lottare. Personalmente credo che il primo dovere di ognuno di noi sia verso se stesso (altrimenti come puoi aiutare gli altri?)

Se un certo mondo non vuole essere salvato, non fartene tu una colpa.

Grazie a te, Massimo. Più che testimonianza, è il rendiconto di frammmenti di esperienza diretta. Scrivi:

Secondo me l'unica cosa che NON devi fare è rammaricarti per essere andato via

forse non era chiaro: non mi rammarico per essere andato via. Caso mai, per non averlo fatto prima.

Nello scrivere queste cose sorrido: ho fatto quello che pensavo giusto, poi succede quel che può :)

Scrivi, tra l'altro:

È banale, ma a mio avviso ... quando il tutore della legge la viola, la legge, la regola comune, perde qualsiasi significato e qualsiasi potere vincolante sui soggetti che dovrebbero semplicemente rispettarla. Come "rispettare" ciò che anche i tutori non "rispettano"?Il meccanismo fondamentale, a mio umile avviso, è "top-down", dal vertice alla base, non viceversa. Se non altro per ragioni di osservabilità: è più facile che tutti vedano ciò che fanno i pochi al vertice che non viceversa.

verissimo. Questo instilla l'idea che è tutto un gioco. Mi domando anche da cosa nasce tutto questo. In parte, credo, da leggi sbagliate come gli incentivi al Sud o a chi "investiva" (si fa per dire) al Sud. Questo fiacca la capacità di iniziativa locale, secondo me. E lascia anche alla classe dirigente l'idea di essere appendice di qualcosa di più grosso:Roma, per es.. Di dover andare sempre a chiedere qualcosa.

Capacità di fare che c'è, al di là delle favole: a meno di pensare che esista un DNA alterato solo in una parte della penisola. S'è visto quando i baroni Corvo di Salaparuta hanno iniziato a imbottigliare in proprio, invece di vendere i vini per il taglio del Chianti (ma quant'è grossa, 'sta collina del Chianti, tra l'altro?) e uno ad uno hanno iniziato, i produttori del sud, a seguire il loro esempio. Si vede con la non poca elettronica di punta insediata da Frosinone in giù e senza fondi pubblici.  E che pare vada assai bene. 

Ci sono realtà vive e in movimento: bisogna solo non lasciarle risucchiare nel gorgo.

Quanto ai mediocri, temo che la loro ora di ingloriosa gloria sia scoccata da tempo. Mi considero un liberale di lungo corso e non ho mai desiderato di essere eletto per "svoltare": sarei entrato in un partito più promettente, da questo punto di vista, volendo. Ma il problema era: volete i pochi voti che mi danno? Sudateveli! Non mi ritiro e non regalo nulla a nessuno :).

Con la caduta del Muro di Berlino e poi con Mani Pulite, si è scoperto che  in Italia erano tutti liberali da sempre (a loro dire). Dov'erano prima, non lo so. Sta di fatto che, caduti quelli di prima linea,  si sono fatti avanti i mediocri che stavano in seconda e terza fila. I liberali da sempre,allora, con tutti i loro immancabili errori e difetti, sono stati messi da parte:  a che servivano, dal momento che persino D'Alema, da un lato, ed ex-Repubblichini dall'altro erano ormai diventati liberali?

E dunque eccoli lì, gli abilissimi nell'arte di stare sempre a galla. Con precedenti mica da poco: Craxi, per es., quando era in auge era solito dire quasi confidenzialmente, nei corridoi di Montecitorio "chi se ne frega delle leggi!". Infatti il resto, e lo sappiamo, è storia :)

Quando non c'è concorrenza tra forze politiche, ecco cosa succede: si aiutano sotto banco per la conservazione. Non c'è lotta, non c'è selezione: si vive di rendita.

Scrivi, tra l'altro:

È banale, ma a mio avviso ... quando il tutore della legge la viola, la legge, la regola comune, perde qualsiasi significato e qualsiasi potere vincolante sui soggetti che dovrebbero semplicemente rispettarla. Come "rispettare" ciò che anche i tutori non "rispettano"? [...]

verissimo. Questo instilla l'idea che è tutto un gioco. Mi domando anche da cosa nasce tutto questo.

Questo e' tipico delle societa' colonizzate o dotate di Casta dedita alla razzia delle risorse interne, come ho gia' scritto in un altro commento mesi fa.  In queste societa' la legge e' arbitraria e serve primariamente allo scopo di razziare ricchezza dai sudditi a vantaggio dei colonizzatori o della Casta locale.  Nei contesti civili, avanzati e vincenti la legge e' condivisa e orientata al beneficio della societa' tutta (e quindi funzionale a rafforzare la societa' nella competizione con gli altri sistemi-Stato).  Quindi nei contesti avanzati sono le elites che danno esempio di rispettare la legge, e i tutori dell'ordine che non la rispettassero verrebbero subito rimossi.  Nelle societa' arretrate con Casta e/o colonizzate la legge serve primariamente alla razzia dei beni dei sudditi e quindi e' intesa per essere applicata solo sui sudditi e non sulla Casta e nemmeno rigorosamente sui tutori dell'ordine.  Lo stesso uso del burocratese e la formulazione di leggi incomprensibili dai sudditi sono elementi indicativi della funzione depredatoria delle leggi italiane che prevale sulla funzione di utilita' comune.

Se mi permetti, aggiungerei (con l'intenzione di completare il quadro) che: le leggi formulate in modo astruso ed incomprensibile, essendo complicate da rispettare, spingono la popolazione a preferire il pagamento di tangenti ai tutori dell'ordine per "chiudere un occhio". Metodo sicuro e veloce (soprattutto, nel caso in esame, con tutori già corrotti di loro) rispetto al tentativo di rispettarle.

Condivido i 2 interventi precedenti (Lusiani e Ruggeri), anche se c'è chi fa risalire la colonizzazione del sud a ben prima dell'Unità italiana. Credo che una crescita economica con radici locali possa dare un forte impulso al livello culturale di politici, cittadini, istituzioni: ce n'è bisogno.

Due piccole chicche

1. monnezza a Napoli: 15 anni prima che succedesse,  una seria associazione culturale napoletana, guidata dall'amico Aldo Loris Rossi, ottimo architetto e prof. di Composizione architettonica alla Federico II, aveva sistematicamente lanciato allarmi sulla questione rifiuti campani dicendo che prima o poi (10-15 anni, manco a dirlo) sarebbe esplosa. Avevano attentamente studiato il problema e monitorato il territorio. Inascoltati;

2. per gli economisti: che lo facciano Università come la Parthenope (Napoli) o la LUM (Libera Università Mediterranea) di Casamassima, vicino a Bari, dalle radici dubbie, per quanto ne so , non mi sorprende più di tanto: tesi di laurea con 110 e lode / 110 su questa bufala del signoraggio, che persino io capisco che è una colossale fregnaccia, nei termini in cui è posta da questo Auriti & discepoli. Per curiosità, guardare: link-1link-2.Per chi vuole sbizzarrirsi, visto che su Internet dilagano  queste ed altre corbellerie che si sentono sempre più ripetere anche conversando con amici, ormai c'è chi su FB  è costretto a ribattere colpo su colpo: link-3 . Frugando nel link-3 pare che persino tra le maglie di Università blasonate, certo per distrazione di qualche relatore, passino cose simili, ogni tanto. Sullo stato di Università "Tarocco-Libero" finanziate con danaro pubblico, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella hanno lanciato questo allarme

Il distacco fra politica, cittadini e cultura, e non per colpa della terza,  si va allargando. Questo da un lato contribuisce a favorire leggi incomprensibili  (molte sembrano scritte da analfabeti di ritorno) e dall'altro accredita  l'idea che le "scartoffie" siano fatte per fregare la gente comune. La politica stessa non centra più i problemi, annaspa: è diventata una tecnica elettorale, non un modo per capire o far capire i problemi che ci stanno di fronte. L'Università è la parte fondamentale della scuola: di lì escono anche gli insegnanti e i formatori delle nuove generazioni.

Molto d'accordo sull'articolo. La tolleranza verso prestazioni scadenti è anche la causa di una scarsissima "cultura del servizio" in Italia e della scarsa produttività di numerose aziende del terziario

Tra nord e sud d'Italia c'è sicuramente una differente tolleranza, ma l'aspetto che trovo maggiormente distintivo è che al sud prevale l'idea che debba essere lo Stato (con la S maiuscola) a risolvere il problema. Da qui discende la giustificazione di ogni comportamento "tanto chi sta in cima fa peggio".

Lo Stato è quindi un'entità impersonale, che nessuno vuole incarnare: la "colpa" è quindi sempre di qualcun altro, di chi ha scritto male le regole, di chi non dà il buon esempio, di chi non dà gli strumenti e i soldi, di chi si occupa di queste piccolezze mentre "ci sono problemi più importanti" etc. Si ipotizza un cambiamento top - down, francamente impossibile da realizzare

Il male principale del sud italiano è una sorta di mitologia dello Stato: un'utopia da inseguire tutta la vita, vivendo intanto come se lo stato non esistesse

 

Lo stato è il perfetto capro espiatorio: da un lato gli puoi attribuire le responsabilità che non vuoi prenderti (trovare lavoro, fare impresa) dall'altro non si lamenta se lo derubi o ne approfitti, d'altronde quello che è di tutti è un pò come se non fosse di nessuno.

Scrive Mantovani:

Lo Stato è quindi un'entità impersonale, che nessuno vuole incarnare: la "colpa" è quindi sempre di qualcun altro, di chi ha scritto male le regole, di chi non dà il buon esempio, di chi non dà gli strumenti e i soldi, di chi si occupa di queste piccolezze mentre "ci sono problemi più importanti" etc.

giustissimo. Anche il sud lo è: a volte scrivo "Sud" proprio per questo. Un'astrazione, un'idea. Ma perché lo stato diventa Stato? Non si può certo generalizzare, ma non è una favola che molti non lo sentano come il "loro" stato. Così anche quello borbonico, durato solo 126 anni, e così via andando indietro. Trovo che abbia colto assai bene la questione Carlo Levi: non quello di "Cristo si è fermato a Eboli", eccessivamente glorificato, a mio parere, ma quello di "Le parole sono pietre" e de "Il mezzogiorno è l'altro mondo" che vanno assolutamente letti per capire davvero Levi , secondo me. Sotto riporto due episodi che ritengo assai significativi, così chi preferisce non leggerli può tranquillamente fermarsi qui.

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Variante generale del PRG di Potenza -   allarme tra la popolazione delle periferie: molti chiedono di sapere cosa ne sarà del futuro dei loro quartieri. Alcuni -bontà loro- mi telefonano: vogliono capire. Siamo nella fase precedente l'approvazione definitiva: quella delle osservazioni e opposizioni al piano. Vado al Comune, mi procuro relazioni ed elaborati, li studio un po' e inizio, con colleghi, a girare per i comitati spontanei che si sono costituiti. C'è una partecipazione enorme; domande, ansie, preoccupazioni. Ogni volta lì a spiegare le scelte di piano, le possibili alternative locali, ecc. ecc. Discussioni appassionatissime e sempre nel merito, senza evasioni.  Per farla breve,  ne vengono fuori ben 20 osservazioni: tutte accolte.

Piano particolareggiato  in un esteso comune (Savoia di Lucania) a 15-20' dal capoluogo per un'area commerciale e artigianale da realizzare in prossimità della superstrada Basentana, molto lontano dal centro abitato, che invece si trova su un cocuzzolo poco accessibile. Ho l'incarico, assieme ad altri, di redigere il PPA (Piano Particolareggiato di Attuazione). L'area è agricola. Insisto per coinvolgere dal primo momento gli abitanti. Mi dicono che non vale la pena, che è gente ignorante, che il proprio misero pezzetto di terra se lo porterebbe a letto con più foga di un'amante. La spunto, però. La riunione con gli abitanti della contrada si fa in un ristorante lì, in zona, piuttosto accorsato, peraltro. Presente il segretario comunale, arrivano a piccoli gruppi; alcuni sono assai scettici. Illustro le linee generali di quello che si vorrebbe realizzare ma spiego anche che vorrei capire le ragioni per cui loro insistono a vivere lì e a lavorare una terra così dura e argillosa. Ne viene fuori un lunghissimo brain-storming dal quale  emergono una serie di problemi, indicazioni, osservazioni tutt'altro che stupide. Mi impegno a buttare giù una prima bozza su questa base, a seguire con loro ogni fase del progetto, ad illustrare opzioni possibili, alternative, vantaggi e svantaggi di ogni scelta, ciò che si può e ciò che non si può fare (vincoli del problema). Risultato: si alza un vecchio con una ragnatela di rughe sul volto come Gianni Agnelli e dice :-L'ho sempre detto che questa terra non è buona da lavorare, ma se siamo rimasti qui è per lasciare qualcosa ai nostri figli- e aggiunge :-se  serve un pezzo della mia terra per realizzare tutto questo, lo cedo volentieri al Comune- A uno a uno, tutti offrono un pezzo della loro terra e si dichiarano disponibili (non l'aveva suggerito nessuno) a un riaccatastamento delle proprietà. Andò esattamente come avevo promesso, anche se la cosa rimase sulla carta perché il comune non riuscì a trovare finanziamenti sufficienti. Questo in sintesi: altro che "gente che si scoperebbe il suo misero appezzamento di terra più della moglie!"

 

più sotto parlo in effetti di "alcune zone del sud", perché non credo affatto che il sud sia tutto uguale.

In Lucania (Matera e provincia) ho avuto esperienze positive i settori diversi (mobile, informatica, turismo). Ed era anche l'unica zona in cui il sindaco non faceva ufficio di collocamento. Qualche situazione problematica l'ho trovata anche lì, ma niente di grave

Scrive Mantovani:

più sotto parlo in effetti di "alcune zone del sud", perché non credo affatto che il sud sia tutto uguale.

ci mancherebbe: non ti attribuivo certo questo. Intendevo solo sottolineare come una possibile componente del problema "sud" il fatto che una sua parte consistente possa aver sempre sentito lo stato, quale che fosse, come un che di calato dall'alto sulle teste della gente. E' un mio dubbio.

Nella mia piccola esperienza, almeno, tutte le volte che le persone si sono sentite coinvolte e partecipi delle scelte, si sono comportate con grande senso di responsabilità e di collaborazione. Si sono, forse, sentite meno "colonizzate" (?) Io, poi, sono poco capace di estrarre linee generali, per formazione anche: tendo più a individualizzare, a pormi nell'ottica del "caso per caso". Ma è un mio modo di vedere la realtà e forse un limite: in fondo, ogni progetto è un caso a sé e inizia un po' da zero. Diciamo che la mia domanda iniziale, quando mi accingo a lavorare davanti al foglio bianco, è "cosa chiede di essere questa cosa?". Il che ha portato, per inciso, anche all'equivoco della "creatività". Ma penso che la creazione non c'entri nulla :)

 

PS (ora IT 19.10): le differenze non le vedo tanto "a zone", personalmente,  ma prima di tutto trasversali alle varie aree geografiche,  diciamo un po' "a strati". E se si pensa a come si è formata la borghesia meridionale, in parte lo si comprende, penso: tutt'altre vicende rispetto a quelle del centro-nord.

Intendevo solo sottolineare come una possibile componente del problema "sud" il fatto che una sua parte consistente possa aver sempre sentito lo stato, quale che fosse, come un che di calato dall'alto sulle teste della gente

lo stato E' calato sulle teste della gente, a quello serve. La democrazia ha creato l'equivoco di uno stato "amico", quasi "al pari" dei cittadini, mentre invece è solo uno strumento (migliore) per decidere chi debba esercitare il potere nell'interesse (possibilmente) comune.

La differenza - ipersemplificando - è che al nord si tende a confidare maggiormente nello spirito imprenditoriale, nelle organizzazioni "intermedie", nell'individualità, spesso al sud si tende ad aspettare che arrivi un inesistente stato "buono", in grado di risolvere tutti i problemi.

Scrive mantovani:

ipersemplificando ... al nord si tende a confidare maggiormente nello spirito imprenditoriale, nelle organizzazioni "intermedie", nell'individualità, spesso al sud si tende ad aspettare che arrivi un inesistente stato "buono", in grado di risolvere tutti i problemi.

vero anche questo. Mi chiedo perché. Ho appena aggiunto un PS nel mio post precedente nel quale accenno proprio a una differente formazione storica della borghesia meridionale rispetto a quella del  nord. Forse è un indizio, ma al sud la borghesia sembra nascere dall'emancipazione dei gabellieri, riscossori e conservatori dell'ordine nei feudi: i gabellloti di Tomasi di Lampedusa, per capirci. Non ha prodotto imprenditori, specie inizialmente, ma soprattutto magistrati, giuristi, funzionari, avvocati, notai, amministratori ecc. I commercianti non sembrano, poi,  provenire dal medesimo nucleo sociale dei "gabelloti".

La conseguenza sembrerebbe essere stata quella di non radicare investimenti in loco, sul territorio fisico (se non sporadicamente, almeno) ma di produrre anzitutto "servizi" e prestazioni intellettuali. Molti che già nell'800 e primi '900 vivevano di affitti, per esempio, sembra investissero soldi piuttosto nella finanza anche internazionale che nel cambiamento delle condizioni reali dei territori in cui vivevano.

Si, lo stato è sempre "calato" dall'alto: intendevo dire "percepito come un'entità del tutto estranea". Pare che, per es., la burocrazia borbonica funzionasse assai meglio del modello piemontese-francese, che molti accettarono con enorme riluttanza, al sud.

"percepito come un'entità del tutto estranea"

Guarda, non vedo in giro dalle mie parte tanti fan dei Savoia, ma dopo di occasioni (anche sbagliate) per sentire lo stato italiano come proprio ce ne sono state: la 1a guerra mondiale, il fascismo, la resistenza, il miracolo economico etc

E quelli della mia generazione (i baby boomers) che di occasioni per amare lo stato ne hanno e ne hanno avute davvero poche, se ne sono fatti una ragione.

La storia è piena di alibi, in realtà il ruolo primario di qualunque stato è detenere il monopolio della violenza, cosa che in alcune zone del sud italia non è vera e non da tutti è percepita come enorme causa primaria dell'arretratezza.

La borghesia della mia era di origine terriera, ma in 150 anni si è evoluta. In alcune zone del sud è avvenuto lo stesso.

Scrive Mantovani:

più sotto parlo in effetti di "alcune zone del sud", perché non credo affatto che il sud sia tutto uguale.

ci mancherebbe: non ti attribuivo certo questo. Intendevo solo sottolineare come una possibile componente del problema "sud" il fatto che una sua parte consistente possa aver sempre sentito lo stato, quale che fosse, come un che di calato dall'alto sulle teste della gente. E' un mio dubbio.

Certo che e' cosi', per tradizione storica nel Sud lo Stato rappresenta i colonizzatori / razziatori prima, inclusi i piemontesi "liberatori" nei primi due decenni del Regno d'Italia, e le elites assenteiste / razziatrici dei Borbone prima e la Casta del Sud che e' subentrata poi alla ritirata dei prefetti e dell'esercito piemontese.

Lo Stato non puo' essere accettato e apprezzato se e' lo strumento di colonizzatori o della casta interna razziatrice.  Lo Stato viene accettato e apprezzato quando e' il risultato di una volonta' condivisa e soprattutto quando mostra nei fatti 1) di essere strumento efficace di competizione col resto del mondo 2) di essere strumento utile per la prosperita' interna.

Gli aspetti positivi dello Stato italiano per i meridionali tendono a riassumersi nei posti statali e nella spesa pubblica alimentati con tasse pagate altrove. Lo Stato appare perlopiu' fallito nel suo compito primario di assicurare il rispetto di leggi imparziali, di avere il monopolio della forza, di raccogliere risorse per un utilizzo positivo per la societa', di competere col resto del mondo.  Razionalmente i meridionali prendono quanto di positivo lo Stato offre loro e non contribuiscono ogni volta che la mancata contribuzione corrisponde ad un loro vantaggio (principalmente l'evasione fiscale non efficacemente sanzionata per scelta dello Stato italiano stesso).

Aggiungerei, nelle zone dove si applica, la presenza della criminalità organizzata come "stato nello stato".

Quindi lo 'stato concreto' è il criminale che dirime le controversie, impone la tassa del pizzo a fronte della quale garantisce, a suo modo, un certo ordine.

Lo stato astratto è quello a cui attribuire le responsabilità che non vogliamo (fare impresa, assumersi rischi etc.) e dal quale spremere finchè possibile tutta l'assistenza possibile.

Se poi ci mettiamo che i rappresentanti dello stato astratto sono i famigerati membri della casta il cerchio si chiude.

 

Ha scritto Alberto Lusiani:

Lo Stato viene accettato e apprezzato quando e' il risultato di una volonta' condivisa e soprattutto quando mostra nei fatti 1) di essere strumento efficace di competizione col resto del mondo 2) di essere strumento utile per la prosperita' interna.

questo è il punto primario: la legittimazione dell'autorità statale, quale che sia lo stato. Max Weber ha scritto pagine mirabili, su questo.

Verissimo, poi, che il sud è stato colonizzato e razziato prima dall'esterno, poi anche all'interno, proprio con l'Unità d'Italia. Il termine "questione meridionale" viene fuori in Parlamento nel 1873 nell'intervento di un deputato che, dopo aver visitato il sud, si rende conto che la situazione era tutt'altro dalle magnifiche sorti e progressive che la nuova Italia pareva promettere. Sotto l'etichetta "questione meridionale", a mio aviso, c'è un tale coacervo di tesi sparse ed eterogenee che da tempo dico di non essere meridionalista. Ma è pur vero che se esiste qualcosa che si possa definire "questione meridionale", questa nasce all'indomani dell'Unità italiana.

Basta andare a vedere, per esempio,  come nacque l'Ansaldo, per capirlo. E chi era il genovese Carlo Bombrini, che ruolo aveva in Banca Nazionale del Regno d'Italia, avuta come favore (i tanto deprecati favori agli amici e agli amici degli amici!) da Cavour quando ancora era Banca Nazionale Sarda  e trasformata ad  uso e consumo di Bombrini e dei suoi compari. Sostenitore delle aspirazioni di Cavour e, per questo, Governatore di Banca Nazionale, presenta il piano economico-finanziario che avrebbe alienato e fatto fuori tutti i beni del Regno delle Due Sicilie;  disse persino : «Non dovranno mai essere più in grado di intraprendere». Loro no, ma lui si: fu, infatti, tra i fondatori dell’Ansaldo che beneficiò del disastro indotto di Pietrarsa.

Il drenaggio delle risorse economiche dalle banche del Sud verso quelle del Nord fu attuato con l’apertura al Sud di filiali della Banca Nazionale, mentre al Banco di Napoli veniva vietata l’apertura al Nord: prima vera truffa finanziaria d’Italia, cui seguì la “Legge sul corso forzoso” che stabilì l’inconvertibilità della moneta della Banca Nazionale e la convertibilità di quella del Banco di Napoli per trasferire oro del Sud al Nord, che non ne aveva.

Terra di primati anche internazionali, il sud nel corso di 10 anni vide rovesciarsi la sua situazione grazie a una precisa e premeditata strategia: i banchi italiani possedevano 668 milioni di lire totali dei quali 443 erano del Meridione, che se li vide sfumare a favore del Piemonte, indebitato dalle sue guerre perse e, in generale, di tutto il Nord. E anche questa è storia.

Gramsci, nel 1920,  definì l'Unità italiana «una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia Meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti». E le mafie, che c'erano, certo, come fenomeno del tutto marginale,  presero il posto dello stato e si gonfiarono nelle regioni meridionali già dal giorno in cui Garibaldi se ne servì per imporre il “suo” ordine pubblico al suo arrivo a Napoli.

L'emigrazione il Sud non l'aveva mai conosciuta, prima del 1860, ed è costata la perdita di risorse umane a vantaggio di altri territori. O vogliamo parlare delle prime elezioni unitarie, che solo per i cittadini del sud si svolsero a scrutinio palese e con le armi puntate?

Chi è andato a guardare e studiare l'evoluzione del PIL meridionale prima e dopo l'unità, è rimasto sconcertato. 

Allora, Mantovani: quando dico che la borghesia del sud non era in grado di secernere una classe imprenditoriale, metto in conto soprattutto  questo, nella sua storia. Alibi o fatti? Ho paura, a volte, che gli alibi (presunti o reali) altrui servano spesso da scudo per i nostri: eviterei di metterla su questo piano.

Il sud ha conosciuto un momento di ripresa con le infrastrutture realizzate dal fascismo (quello che è giusto va detto) e poi dal boom economico agli anni '60, ma senza mai colmare quel divario, originatosi allora, che aveva ormai capovolto la situazione pre-unitaria di grande vantaggio economico, civile e culturale meridionale. 

Sono e resto "unitario" e federalista, sia chiaro. Ma se  una congiuntura  economica sfavorevole si recupera in anni, le disgregazioni sociali e di costume non si recuperano con la stessa (relativa) rapidità: a volte servono secoli (si veda il caso dell'annessione della Catalogna alla Castiglia, per esempio, e della città e del porto di Barcellona, fino a quel momento tra i più fiorenti del mediterraneo). Soprattutto, non compaiono negli indicatori del reddito.

Non ci sono facili ricette, per il sud. Ma rimonterà:  certo non domattina, ma ce la farà.

Il sud ha conosciuto un momento di ripresa con le infrastrutture realizzate dal fascismo (quello che è giusto va detto) e poi dal boom economico agli anni '60, ma senza mai colmare quel divario, originatosi allora, che aveva ormai capovolto la situazione pre-unitaria di grande vantaggio economico, civile e culturale meridionale.

Ritengo che il Sud fosse non tanto piu' povero prima dell'unificazione ma certamente molto piu' arretrato. 

Come ho gia' scritto, l'agricoltura meridionale, che faceva allora il PIL, era piu' arretrata e meno produttiva del Nord ma in termini pro-capite il Nord annullava il vantaggio perche' la sua popolazione era aumentata di densita' in misura tale da quasi annullare la maggiore produttivita' agricola.

L'unica vera depredazione del Sud avviene nei 10-20 anni che seguono l'unificazione, ma era conseguenza naturale, direi dovuta e inevtabile secondo gli standard del tempo, del fatto che il Regno delle Due Sicilie era stato militarmente sconfitto e conquistato e anche in maniera abbastanza ignomignosa, cioe' attraverso la ribellione dei suoi sudditi specie siciliani, e con esercito e marina magari anche premiati in qualche beauty contest internazionale ma ugualmente straordinariamente inefficienti.

Non molto dopo l'unificazione i conquistatori del Sud raggiungono un accomodamento con le elites meridionali finalizzato a garantire ai possidenti meridionali rendite pubbliche ed evasione fiscale mediante il ritardo dell'uniformazione del catasto agricolo, in cambio di voti. Anche il dazio sul grano e' stato approvato per garantire extra-profitti all'inefficiente agricoltura meridionale.

Gia' piu' o meno nel 1890 era in pieno vigore il sistema odierno della compravendita dei voti con la spesa pubblica a Sud, per il quale il settentrionale Giolitti si e' guadagnato l'appellativo di "ministro della malavita" da parte del meridionale Salvemini (che si era un po' schiarito le idee in America).  In questo sistema materialmente accade che il Sud spolia il Centro-Nord, cioe' i meridionali lavorano poco ed evadono tanto, ma i loro consumi sono sostenuti artificialmente dal trasferimento di risorse pubbliche.

Di fatto, se il Sud fosse indipendente sarebbe piu' ricco e certamente piu' produttivo che dentro il sistema italiano, come accade sia per la Grecia sia per il Portogallo, quindi si potrebbe discutere se il Sud ci guadagni o perda ad essere nello Stato italiano.  Cio' che pero' certamente accade e' che nello Stato italiano, materialmente, la ricchezza viene prodotta a Nord e viene trasferita a Sud.  Il Sud agisce piu' o meno come stabilizzatore del consenso ai vertici politici a Roma (e questo forse ha evitato all'Italia di finire nel sistema sovietico) e come moderatore dei salari del lavoro a Nord, sia attraverso la fissazione di contratti nazionali sia attraverso l'offerta, specie in passato, di manodopera disposta ad accettare bassi salari.

Alberto dice

Di fatto, se il Sud fosse indipendente sarebbe piu' ricco e certamente piu' produttivo che dentro il sistema italiano, come accade sia per la Grecia sia per il Portogallo, quindi si potrebbe discutere se il Sud ci guadagni o perda ad essere nello Stato italiano. 

Se capisco bene al sud chi ci guadagna di più dall'essere nello stato sono le elites corrotte. I cittadini normali, fuori dal sistema italia, perderebbero i trasferimenti del nord (dei quali però, se capisco bene ottengono le briciole, visto che è comunque una minoranza fatta di elites e loro tirapiedi a beneficiarne principalmente), ma guadagnerebbero in civiltà (amministratori migliori perchè responsabilizzati e sistema più competitivo perchè non sussidiato)

Se capisco bene al sud chi ci guadagna di più dall'essere nello stato sono le elites corrotte. I cittadini normali, fuori dal sistema italia, perderebbero i trasferimenti del nord (dei quali però, se capisco bene ottengono le briciole, visto che è comunque una minoranza fatta di elites e loro tirapiedi a beneficiarne principalmente), ma guadagnerebbero in civiltà (amministratori migliori perchè responsabilizzati e sistema più competitivo perchè non sussidiato)

Piu' quantitativamente, oggi la produttivita' per addetto meridionale e' circa l'80% di quello del Centro-Nord, ma il PIL pro-capite meridionale e' il ~50% di quello del Centro-Nord perche' - a causa delle distorsioni imposte dallo Stato italiano - l'occupazione meridionale e' significativamente inferiore.  I meridionali producono poco per l'assenza di occupazione legale (quindi efficiente e organizzata), molto meno per la minore produttivita' per addetto.  Se il Sud fosse indipendente come Grecia e Portogallo i suoi salari e/o la sua moneta dovrebbero fluttuare fino ad un livello di competitivita' che garantisca occupazione simile a quella del Centro-Nord Italia, e senza nemmeno migliorare la produttivita' potrebbe avere un PIL pari all' 80% del Centro-Nord invece che il 50% come oggi.  Tutti questi conti sono fatti secondo me per bene ne Il sacco del Nord di L.Ricolfi.

Ha scritto Lusiani:

Ritengo che il Sud fosse non tanto piu' povero prima dell'unificazione ma certamente molto piu' arretrato. 

... l'agricoltura meridionale, che faceva allora il PIL, era piu' arretrata e meno produttiva del Nord ma in termini pro-capite il Nord annullava il vantaggio ...

non mi riferivo a un confronto nord-sud prima dell'unità in termini di PIL , ma al PIL del sud prima e dopo l'unità.

L'unica vera depredazione del Sud avviene nei 10-20 anni che seguono l'unificazione ...

concordo. Poi, è vero che queli erano gli standard dell'epoca, ma sempre di standard predatori si tratta.

Certo che la situazione del sud non era idilliaca: non si piegherebbero, altrimenti, la Repubblica Partenopea del 1799, i moti del 1828/'30 e '31 / '48 ecc. E non a caso i braccianti li disertarono: non capivano le ragioni della miseria in cui vivevano. Mario Pagano e Vincenzo Cuoco ne sanno qualcosa.

Sugli accordi con i predoni interni al sud, perfettamente d'accordo.  Meno con l'indipendenza del sud: tanto meno oggi.

Il contributo della nascente borgesia del sud all'unificazione è stato, storicamente,  un cospicuo contributo di "uomini di idee e di dottrine" per nulla trascurabile. Napoli, durante il '600 e '700, era stata la capitale culturale d'Italia. I fermenti e la libertà di idee furono enormi, tanto che vi affluirono uomini di cultura da tutta l'Italia. Questo, secondo me, il vero punto forte. Tanto che le "historie" napoletane persero carattere localistico e iniziarono a interessare, per comunità di interessi, Francia e Inghilterra e ad essere tradotte nelle lingue di quei paesi esattamente come a Napoli si traducevano e circolavano liberamente gli scritti di Cartesio, Locke, Hume.

Questo accadrà a Torino con l'approvazione dello Statuto Albertino (1848) che portò lì uomini di cultura dal resto del paese: si sentivano più liberi. E questo creò un gran fermento e pressione di idee. che convinse molti che si dovesse tentare l'unificazione. Che solo il Piemonte poteva fare, visto che era il solo ad avere necessità di espandersi. 

I problemi interni al sud si sono senz'altro acuiti con l'unificazione senza che nessuno avesse interesse ad affrontarli davvero: né lo stato centrale né i potentati locali. Ora: la via dei Borbone era quasi certamente impraticabile e poco auspicabile: troppo narcotizzante, quando la spinta dei tempi nuovi imponeva un forte risveglio anche al sud. Solo che pochi erano veramente coscienti dei problemi che questo avrebbe comportato.

Quanto alla nuova Italia, se non s'è ancora sfasciata è segno che conviene a tutti, non solo a una parte. Recita una vecchia battuta genovese:"Hai saputo? E' morto il Parodi" "Be', si vede che avrè avuto la sua convenienza" :)

Verissimo, poi, che il sud è stato colonizzato e razziato prima dall'esterno, poi anche all'interno, proprio con l'Unità d'Italia.

Questa argomentazione è ricorsa spesso nei commenti su nfA. Esistono altri casi di paesi che hanno subito razzie simili: Veneto, Polonia, Rep.Ceca, la citata Catalogna e in un certo senso il Giappone e la Germania postbellici. Eccetto la Germania, con il piano Marshall, nessuno di questi ha goduto di aiuti assimilabili alla Cassa del Mezzogiorno, per citare solo il principale (ricordo la tassazione agevolata sul gas o i soldi stanziati per il terremoto in Irpinia) eppure tutti sembrano aver avuto un "rinascimento" a differenza del mezzogiorno. Perchè? Puo essere che la situazione pre unificazione fosse meno rosea di quella che ci vogliamo raccontare e che i problemi siano molto più antichi e radicati?  

L'aera CasMez includeva aree come la Tuscia (provincia di Viterbo) e la pianura padana. A me risulta, poi, che gli incentivi per i primi piani triennali per stanziamenti dei fondi CasMez andarono per 2/3 ad aree che non si trovavano al sud ma solo nominalmente erano aree del "Mezzogiorno". Quindi andrebbe verificato un po' tutto.

La Catalogna inizia a risollevarsi con l'ingresso della Spagna nell'UE. Il Veneto, fino a pochi decenni fa, era in condizioni di gran povertà, ma secondo me ha goduto degli effetti diffusivi e della vicinanza del nord industrializzato. 

Perché non rinasce il mezzogiorno? O siamo tutti imbecilli, noi nati al sud, e di una specie inferiore, il che è sconfessato sistematicamente dagli emigrati, che spesso fanno brillanti carriere o cmq riescono a farne fare ai figli, oppure la spiegazione non è così semplice come si crede. E' questione di contesto. Gioia Tauro, nonostante  le polemiche che sollevò, è oggi, che io sappia, il più importante porto del Mediterraneo: lavora e produce tantissimo. 

Forse ho un po' calcato la mano, nel mio post precedente. Tuttavia le cose andrebbero analizzate attentamente. La ricostruzione di Irpinia e Basilicata ha assorbito ingenti risorse, ma attenzione: ho lavorato anni nella ricostruzione edilizia della Basilicata. Il punto dolente non è stata, a mio parere, l'edilizia residenziale, dove i conti erano chiari e i contributi avevano dei precisi limiti: fino a 110 mq per la prima casa con  finiture da casa popolare, 25% o strutturale (che fa lo stesso: più o meno è un 25%) per le seconde, terze case ecc., sempre con finiture minime: il resto era cmq a spese del proprietario e si pagava a stato d'avanzamento come in tutti i Ll.Pp. I punti dolenti sono stati, a mio parere, 2:

1. mancanza di piani adeguati in nome del "tutto dov'era e com'era", che politicamente paga,   senza cogliere l'occasione per una serie di azioni volte a riequilibrare i territori; l'occasione (e ci feci una durissima battaglia) era propizia per accorpare una serie di Comuni realizzando dei centri di servizi comuni nelle fondovalle, a 15-20' dai vecchi paesi, che si potevano tranquillamente ricostruire "com'erano e dov'erano". Ma la (mala)politica, si sa, non va d'accordo con le innovazioni: non le prende nemmeno in considerazione;

2. gravissimo: i finanziamenti a nuove aree e infrastrutture industriali, che stanno ancora lì con capannoni mai aperti, strade ecc. ecc. Nella mia regione ce ne sono almeno 8: deserte.

Per quel che riguarda, poi,  i contributi allo sviluppo del sud, si badi bene a una cosa: ne ho viste mica poche, di industrie del nord duplicare impianti fantasma al sud, prendere i contributi e poi non aprirne uno che fosse uno.

Posso citare, come esempi eclatanti di (legalissimi) furti o tentati furti di contributi statali

1. la Liquichimica di Saline in Calabria: impianto per la bistecca al petrolio fortemente voluto da quel pirata di Ursini, nonostante il terreno rischiasse di franare in mare. L'impianto, costosissimo, fu realizzato e mai nemmeno inaugurato, Allora Ursini ci riprovò col metapontino, una delle aree agricole più efficienti della mia regione. Presentò un progetto che, ufficialmente, serviva alla lavorazione della soia, promettendo (farei meglio a dire "minacciando") 4000 "nuovi" posti di lavoro. Peccato che la soia  non ha bisogno di ciminiere alte 60 metri o di porti-isola, per la semplice ragione che non si brucia e non si pompa. La manovra, sostenuta da un papavero demoscristiano di Ferrandina, fu smascherata e sventata. Per fortuna;

2. Fiat Engineering e Landsistem sono state anni a prendere grossi appalti nella mia regione senza portare non dico un escavatore ma nemmeno una cazzuola, salvo poi subappaltare fino al quarto, quinto grado (quando le leggi lo consentivano) a imprenditori locali per i quali non c'erano oggettivamente altre possibilità di lavoro e che a volte sono andati in rovina, per questo. Non so se vi è chiaro il meccanismo di iscrizione delle imprese edili per determinati di lavori. Di fatto, Fiat eng. e Landsystem non erano imprese ma finanziarie di subappalti. Taccio, poi, sulle azioni piratesche di Italimpianti (IRI) a Taranto, per es., o di CCPL per la metanizzazione, Tecnicoop per i piani di ricostruzione di interi paesi terremotati (carne da macello e fior di soldi regalati) ecc.;

3. Fiat di Melfi: fatta tutta con soldi pubblici. Una manna, sulla carta. Che lavoro ha creato? Nessuno: ha solo sostituito lavoro con altro lavoro. Ho sempre sostenuto che la Fiat di Melfi fosse la copertura per un futuro mega-inceneritore (il business era quello). Il mega Fenice, anni dopo, si è fatto (c.v.d.) e oggi si scopre che brucia rifiuti a dir poco sospetti provenienti da mezz'Europa.

Taccio degli stabilimenti Pirelli allo svincolo della Basentana di Ferrandiona: lotti e capannoni stanno lì da decenni. Vuoti e mai partiti. Erano una delle contropartite per l'estrazione del metano. E taccio ancora sui dannatissimi giacimenti petroliferi trovati nella mia regione: il più piccolo è il secondo d'Europa per dimensioni. E' un capitolo assai interessante.

Allora mi chiedo: è così che riesce a risollevarsi un'area arretrata?

 

PS: sono stato in trincea quasi 30 anni. Ne ho viste di cotte e di crude. Persino gli agricoltori del metapontino che provano a farsi delle aziende di trasporto per conto proprio e vengono minacciati, aggrediti e pestati non in Calabria o in Campania ma in Emilia-Romagna.

PS: leggi fatte con i piedi, poi ...

Un esempio? I contributi post-sisma del 23.11.1980. Se trovo il T.U. del '90, vi mando copia dell'articolo di legge e sfido chiunque a capire come si calcola il contributo spettante a un professionista (per fortuna sono stati davvero pochissimi a chiederlo) che ha avuto seri danni allo studio. Prendete l'articolo di legge e mettetevi pazientemente a tavolino: ne vengono fuori 3 diversi modi di calcolo, che portano a 3 contributi diversi. Siccome la perizia si assevera in Tribunale, il progettista rischia la galera. Allora poni il quesito al Comune. Che a sua vola lo gira al CoReCo (Commissione Regionale di Controllo, alla quale solo i Comuni possono porre quesiti). Passano mesi e il professionista che vuol chiedere il contributo rischia di perderlo. Che fai? Chedi a suo nome il massimo, avvertendolo che potrebbe anche non venire concesso, A questo punto la palla va al Comune, che la rigira al CoReCo. Ma se avessi in suo nome richiesto meno, il richiedente non avrebbe  avuto il buon diritto di denunciarti sulla base di una diversa interpretazione dello stesso articolo di legge?

 

PS del PS: conoscevo un bravo imprenditore edile, nella mia città: davvero bravo, capace, competente. Sposato, con figli. A un certo punto lo vedo disperato: era sull'orlo del fallimento. Lavori pubblici fatti e mai pagati da Comuni, Provincie ecc. Era talmente depresso e non riusciva ad avere un po' d'ossigeno dalle banche, che temetti che si sparasse un colpo alla tempia da un giorno all'altro. Poi non l'ho più visto, se non 3 anni dopo. Felice e pimpante.   Aveva preso il coraggio a 2 mani e, quasi dalla sera alla mattina, se n'era andato in Germania. "L'avessi fatto prima", mi ha detto. I lavori pubblici? Ti contano persino i peli alle pulci che hai addosso, con le norme DIN, ma se prendi l'appalto, in massimo 2 mesi dalla fine dei lavori ti pagano senza fiatare.

Perché non rinasce il mezzogiorno? O siamo tutti imbecilli, noi nati al sud, e di una specie inferiore, il che è sconfessato sistematicamente dagli emigrati, che spesso fanno brillanti carriere o cmq riescono a farne fare ai figli, oppure la spiegazione non è così semplice come si crede

Non volevo neanche lontanamente sostenere che fosse un problema "etnico" (se così fosse sembrato mi scuso).

Tu dici che la spiegazione non è semplice ed infatti io non la trovo. Nel Sud sono state investite risorse. Spesso queste risorse sono servite per le cosidette cattedrali nel deserto o sprecate per malapolitica (come si evince anche dai tuoi esempi). Quello che io non capisco è perchè la classe politica/dirigente del Sud non è (quasi) mai riuscita ad utilizzare queste risorse in un'ottica diversa del ritorno immediato (o del voto di scambio)? La Dc ha avuto politici di alto livello meridionali possibile che tutto quello che hanno fatto sia stato distribuire pensioni di invalidità o prestarsi al gioco degli industriali del Nord?

Non sono domande retoriche sono veramente stupito: è andata così? Se è andata così: perchè?

Ha scritto Ruggeri

Non volevo neanche lontanamente sostenere che fosse un problema "etnico" (se così fosse sembrato mi scuso).

no: ragionavo per esclusione, ma non attribuivo a te (se posso usare il "tu") una sorta di spiegazione etnica. Intendevo solo dire che togli questa, togli quella ragione, alla fine poche ne restano: e spesso quelle sbagliate.

Dici 

Intendevo solo dire che togli questa, togli quella ragione, alla fine poche ne restano: e spesso quelle sbagliate.

Sarò banale ma dai e dai la risposta è sempre quella: i sistemi dove i mercati sono liberi e la legge viene fatta applicare (a meno che non si tratti di norme assurde)  sono efficienti e incentivano la creazione di benessere per tutti.

In tutta  Italia i mercati non sono liberi e le leggi non vengono fatte applicare in modo sufficiente. Nel sud italia i mercati sono meno liberi che nel resto del paese e le leggi vengono fatte applicare ancora meno.

Penso sia tutto lì

Scrive Famularo

Sarò banale ma dai e dai la risposta è sempre quella: i sistemi dove i mercati sono liberi e la legge viene fatta applicare ...

d'accordo. Ma che mercati liberi ci sono dove c'è chi, per es.,  fa incetta di appalti solo perché ha disponibilità di liquidi che in loco si sognano? Posso sperare di crescere quasi solo in un modo: con protezioni politiche. Che, peraltro, non hanno riguardato solo il sud, come dimostrano le vicende di Larini e di Tangentopoli, giusto per fare un esempio. E che mercati liberi ci sono dove è facile depredare aiuti pubblici semplicemente promettendo di andare a localizzare industrie al sud? Non è un problema esclusivamente "sudista": questo è il punto, secondo me. I casi che ho citato sono chiari, diffusi nel tempo e spazialmente, oltre che documentabili.

Crediamo davvero che la grande industria del nord, in gran parte, non sia protetta? E chi finanziò, per esempio, la marcia su Roma? E perchè?

Dici

Ma che mercati liberi ci sono dove c'è chi, per es.,  fa incetta di appalti solo perché ha disponibilità di liquidi che in loco si sognano?

secondo me se la gara d'appalto è fatta secondo i crismi e poi l'opera viene realizzata come si deve il sistema ci guadagna e non è importante chi ha vinto. Se vince il più efficiente ci guadagnano tutti (è un fenomeno accidentale quello in cui chi  può fare l'offerta migliore è colui che ha più disponibilità). Il guaio è quando l'appalto si assegna non per merito ma per corruzione o favoritismo.

Posso sperare di crescere quasi solo in un modo: con protezioni politiche.

io direi di no, penso di applichi la stessa logica del commercio internazionale: il protezionismo non paga.

Crediamo davvero che la grande industria del nord, in gran parte, non sia protetta?

Io non lo credo, anzi. Penso che quelli che affliggono il sud siano gli stessi mali dell'italia intera, solo che in quelle regioni si presentano con una intensità maggiore.

Indubbiamente nemmeno io penso che il protezionismo paghi. E' la mania  per le opere megagalattiche. Allora: capisco autostrade, viadotti ecc., se al sud non ci sono imprese in grado di realizzarne a costi competitivi.

Quello che capisco meno è quando, per es., Landsystem offre di sua iniziativa l'idea di 3500 posti letto per turismo, in riva allo Ionio e in piena macchia mediterranea, chiedendo alle amministrazioni locali di recepirlo anche in deroga alla legge Galasso e ai PRG, che prevedono pur sempre varianti. E offre, insieme, il finanziamento, ma non porta un solo macchinario. A quel punto, se i comuni interessati approvano modificando gli strumenti urbanistici e se, per caso, come a volte accade, ricorrono alla  "somma urgenza", che non richiede gara (e che implica che hai pianificato male in precedenza, evidentemente) quale impresa a Metaponto può competere con Landsysem? Nessuna: puoi solo sperare di subappaltare a 4 soldi: prendere o lasciare. Un conto, quindi,  è un progetto fatto dalle amministrazioni locali e magari appaltato a stralci, secondo le possibilità di imprese locali e non, piccole e non, come concorrenza imporrebbe, un conto è con questo sistema. Anche il progetto da 3500 posti, cmq, non è passato grazie a cittadini vigili. ma queste cose sono state spesso la norma. E impoveriscono l'imprenditoria locale portando profitti altrove. Che costi ho, se non impiego un macchinario? Llucro su imprese affamate di lavoro e stop.  Lo stesso dicasi per i Mediterranèe ecc. ecc.: non una lira per i locali. Solo un buco nero e recintato nel territorio.

 

PS: è chiaro che se un comune o consorzio di comuni si indebita con Landsystem, per i locali non restano risorse.

Posso sperare di crescere quasi solo in un modo: con protezioni politiche.

io direi di no, penso di applichi la stessa logica del commercio internazionale: il protezionismo non paga.

Intanto chiedo scusa ma non riesco ad attivare il blockquote. Purtroppo la realtà meridionale è che se non appartieni ad una qualche cordata di politicnti, se sei impresa non lavori e se sei un professionista neppure. Beninteso i gruppi di potere politico, sono affratellati trasversalmente a spartirsi il bottino ed a spartire con amici e clienti.

Scrivi:

... il protezionismo non paga.

pienamente d'accordo. Non lo difendo certo. Ma la percezione e la condizione di molti, anche imprenditori, è quella: altrimenti il gioco si sarebbe fermato da tempo. Non paga: e infatti è una rovina. Ma è la spirale del "bere o affogare". Per il poco che ne posso capire, sono un liberista: penso che la libera concorrenza sia la cosa   migliore. Purché "libera" e "concorrenza". E continuo a pensare, da professionista, che chi apprezza le mie (non sono certo Le Corbusier) capacità e serietà e nient'altro, torni. Infatti, sono sempre riuscito a lavorare con privati. Non da farci miliardi, ma da vivere dignitosamente: si può. E senza vendersi :)

 

PS: ha scritto Ruggeri:

Quello che io non capisco è perchè la classe politica/dirigente del Sud non è (quasi) mai riuscita ad utilizzare queste risorse in un'ottica diversa del ritorno immediato (o del voto di scambio)? La Dc ha avuto politici di alto livello meridionali possibile che tutto quello che hanno fatto sia stato distribuire pensioni di invalidità o prestarsi al gioco degli industriali del Nord?

Non sono domande retoriche sono veramente stupito: è andata così? Se è andata così: perchè?

perché in quelche modo è riuscita a far fuori la classe dirigente dei F.S: Nitti e dei Giustino Fortunato. De Mita è stato un bandito, da un certo punto di vista: a Nusco, la sua città natale ed elettorale,  c'erano più invalidi che sani. Ma De Mita, così, ha ottenuto spazio contro le correnti forti e strutturate della DC romana, e non solo, ma quelle dei Gava, dei Piccoli, dei Fracanzani ecc.. Poi, però, i mezzi prefigurano i fini: e sappiamo com'è andata. E' una spirale perversa.

Secondo me il salto che non c'è stato è stato quello della grande riforma di partiti, anzitutto, nel 1948. Ed è tuttora il salto che nessun politico, di centro, nord, sud ha interesse a fare.

Scusa, ti dovevo un supplemento di risposta.

Quello che io non capisco è perchè la classe politica/dirigente del Sud non è (quasi) mai riuscita ad utilizzare queste risorse in un'ottica diversa del ritorno immediato (o del voto di scambio)?

perché è la spirale perversa dell'emergenza, che postula il ritorno immediato. Questa è stata anche la logica del craxismo, per es., che non ha inguaiato o riguardato solo il sud ma l'Italia intera.

Il sud ha bisogno di risorse che spesso utilizza male, concordo, ma non sempre per propria responsabilità: queste risorse sono state rapinate anche dai soliti noti e non sempre del sud. Se il politico di turno deve spiegare agli elettori che c'è da stringere la cinghia, poi, facile che non prenda voti finché un suo concorrente promette a tutto spiano. Il voto, secondo me, in un certo senso è sempre "di scambio", a ben guardare: bisogna vedere cosa si scambia e come.

Ho passato anni a fare lotta politica e a prendere più voti di quanti potessi sperare. Pochi, da un certo punto di vista, ma abbastanza per dare fastidio e per fare resti nazionali per far eleggere  altri del mio partito. Non ho mai promesso nulla, né le mie promesse sarebbero state credibili, e ne sono fiero. Ma c'era chi poteva permettersi di promettere assunzioni a go-go al Banco di Napoli piuttosto che alla Ferriera lucana. Fallita perché aveva oltre 600 dipendenti quando sì e no poteva permettersene 250. La gente ha fame di lavoro: se questa è l'offerta, questo prende. La possibilità di cambiare registro gliel'ho data, nel mio piccolo, ma ovviamente la concorrenza era di ben altra natura e potenza. E non le furono estranei settori della sinistra e della destra, a partire da un lato da quella socialista per finire al PCI e, dall'altro lato, al MSI. Il cui monopolio in alcune zone faceva comodo proprio alla DC locale.

Ti ringrazio molto delle risposte, mi aiutano ad avere un quadro più chiaro su zone che visito spesso per lavoro e che non capisco come facciano ad avere i problemi che hanno.

Se il politico di turno deve spiegare agli elettori che c'è da stringere la cinghia, poi, facile che non prenda voti finché un suo concorrente promette a tutto spiano

In fondo c'è sempre un problema di scolarizzazione/cultura dell'elettorato, come in altri post era stato evidenziato per tanti altri problemi del paese! Certo non è solo quello, ma certamente aggrava tutta la situazione.

Sono io che ti ringrazio, anche per la pazienza dimostrata nel leggermi. Scrivi:

... c'è sempre un problema di scolarizzazione/cultura dell'elettorato, come in altri post era stato evidenziato per tanti altri problemi del paese! Certo non è solo quello, ma certamente aggrava tutta la situazione

sono pienamente d'accordo. Credo che una rivoluzione, nel senso anglosassone del termine, culturale e morale sia quanto mai urgente, prioritaria.

Aggiungo solo un'ultima cosa: il sud è stufo non solo di  mafia & c. ma anche di questi intrecci di settori di (mala)politica, affari non sempre limpidi e magistratura non sempre lineare: ne sa qualcosa De Magistris, per esempio. Prima o poi la gente onesta, che è sempre la maggioranza, ovunque, riuscirà a scrollarsi tutto questo dal groppone. Ne sono certo.

Questo è l'esatto atteggiamento della gran parte dei miei concittadini (ma si sta rapidamente estendendo al resto d'Italia).

L'altro atteggiamento è : bazooka alzo zero verso le irregolarità che ci danno fastidio (un parcheggio in doppia fila, una fila saltata, etc.), richiesta di atteggiamento benevolo se siamo noi (ma era solo un attimo per prendere un caffè, andavo di fretta, etc.)

Il problema è solo culturale: o si inculca il rispetto delle regole, o non basta un carabiniere ed una telecamera per ognuno di noi.

E poi il rovescio della medaglia: se chi è a capo di questo casino ne combina di peggiori, per quanto tempo resiste il rispetto delle regole ? Sono le elites meridionali a fare schifo, immediatamente seguite dal popolino, venendo al treno: se al posto delle vecchiette c'era l'onorevole De Mita cosa avrebbe fatto il controllore ? e ammesso e non concesso che avesse fatto il suo dovere, secondo voi l'On. De Mita non si sarebbe alzato in piedi a dire: "lei non sa chi sono !".

Il cambiamento del Meridione potrebbe venire solo da un forte shock esterno, al suo interno non non ha le forze per evolversi.

molte zone del meridione hanno un problema di barriere all'ingresso verso persone ed aziende.

Le persone nate al sud che lavorano al nord o all'estero nella mia esperienza non mostrano differenze culturali rilevanti dagli altri, come peraltro gli italiani vs. americani, inglesi, tedeschi etc. E' un fatto di "business community", all'interno delle quali i comportamenti convergono. Non ho mai notato differenze di produttività, quantità e qualità di lavoro tra Roma e Milano, nell'ambiente in cui lavoro. A Napoli c'è un centro di sviluppo software che fa concorrenza agli indiani, creato e sviluppato dal management italiano di una multinazionale con base USA.

Qualche esempio di barriere all'ingresso: al sud, specialmente in provincia per assumere personale devi andare dal sindaco; per garantire la sicurezza non bastano polizia e carabinieri; per capire con chi puoi andare a cena o è meglio evitare hai bisogno di una "guida locale". Non ho particolari difficoltà a comprendere questo tipo di cultura, ma semplicemente non mi piace e se posso opero da altra parte.

Come mi disse un imprenditore bresciano: "Non c'è incentivo che possa ripagare un colpo di pistola ad uno dei miei uomini" commentando la decisione di chiudere uno stabilimento al sud a seguito di un avvertimento mafioso. Ci sono rischi semplicemente inaccettabili, altro che "cultura" ...

 d'altronde quello che è di tutti è un pò come se non fosse di nessuno.Questo è l'esatto atteggiamento della gran parte dei miei concittadini

Mi hai fatto ritornare in mente molti episodi della mia infanzia "upperclass" in periferia di Milano. Ricordo alcuni bambini di origini meridionali (se ricordo bene siciliani) il cui divertimento quotidiano era spaccare altalene ed altri giochi e suppelettili del parco con la giustificazione: "tanto è del Comune". Non ho mai capito quale fosse il passaggio logico per cui, secondo loro, quello che era di proprietà comunale poteva, anzi quasi doveva, essere danneggiato. Oltretutto anche loro rimanevano senza giochi (non è che il comune fosse cosi celere a riparare i danni).

E poi il rovescio della medaglia: se chi è a capo di questo casino ne combina di peggiori, per quanto tempo resiste il rispetto delle regole ? Sono le elites meridionali a fare schifo, immediatamente seguite dal popolino, venendo al treno: se al posto delle vecchiette c'era l'onorevole De Mita cosa avrebbe fatto il controllore ? e ammesso e non concesso che avesse fatto il suo dovere, secondo voi l'On. De Mita non si sarebbe alzato in piedi a dire: "lei non sa chi sono !".

Come diceva Peppino (ma senza ironia) : è ho detto tutto!

 

Dici

Il cambiamento del Meridione potrebbe venire solo da un forte shock esterno, al suo interno non non ha le forze per evolversi.

sono totalmente d'accordo. Chissà che man mano che la coperta diventa più corta non si riesca a responsabilizzare, almeno in parte, gli enti locali e a stringere sull'assistenzialismo ingiustificato.

Leggo che l'ing. De Benedetti ha detto:

Se facciamo qualcosa di serio per evasione fiscale ci sono regioni dell’Italia del sud che vanno al collasso.L’Italia – ha proseguito – non è un paese unico, ma due. Nel Nord c’è un’area competitiva con la Baviera. Il Sud è completamente diverso. 

fino a qui, niente di nuovo per chi frequenta questo sito. Su quanto segue, però,

Ma per essere competitive alcune aree hanno bisogno di essere al di fuori della legalità

non condivido affatto. Che il sistema ad oggi sopravvive solo grazie all'illegalità è una fotografia dell'esistente. Non credo che sia in alcun modo tollerabile il mantenimento dello status quo. Prima facciamo in modo che la legge venga rispettata, prima ci avviciniamo ad essere un paese civile.

La frase è un pò estrapolata per cui non voglio fare un processo alle intenzioni di chi l'ha detta. Mi sembra si possa però cogliere uno spunto (vedi anche commento sopra) per ribadire che le leggi finchè ci sono vanno rispettate e qualsiasi tolleranza, anche minima, è solo il germe per il disastro futuro (se mai può andare peggio).

Il bel post di Massino ha suscitato una interessant ed articolata discussione che, da meridionale che oramai vive al Nord ha sscitato interesse. Molte delle osservazioni hanno avuto ad oggetto il ruolo della politica. A questo riguardo e, scevro dalla minima intenzione polemica e senza insinuare dietrologie, osservavo ed osservo: a livello nazionale, la maggioranza politica era del Centro-Nord indipendentemente dal colore politico e quindi, costretta dai fatti a confrontarsi con il flusso di trasferimenti dal Nord al Sud. Teoricamene la possibilità di "raddrizzare" la stortura ci sarebbe stata.

Se questo rileva, e non vedo come non rilevi, quali possono essere le ragioni della scelta?

a livello nazionale, la maggioranza politica era del Centro-Nord indipendentemente dal colore politico e quindi, costretta dai fatti a confrontarsi con il flusso di trasferimenti dal Nord al Sud. Teoricamene la possibilità di "raddrizzare" la stortura ci sarebbe stata.

Se questo rileva, e non vedo come non rilevi, quali possono essere le ragioni della scelta?

L'unificazione dell'Italia e' stata fatta dal Piemonte aiutato dalle popolazioni del centro-nord, e solo in minima parte dalle popolazioni del Sud che anzi - al contrario ad esempio delle popolazioni dei Ducati e del Centro Italia - si sono ribellate in seguito con un certo vigore.  A quei tempi tutta l'Europa si muoveva nell'ottica della creazione e del potenziamento di Stati nazionali che potessero competere con successo sul terreno militare, seguendo l'esempio della Francia di Napoleone e di Russia e Germania.  Non c'era la minima sensibilita' per gli eventuali problemi un eventuale flusso di risorse che potesse in qualche modo essere considerato "dovuto" ai territori piu' poveri all'interno dei singoli Stati: credo nulla del genere avvenisse nel resto d'Europa.  Gli italiani unitaristi del Centro-Nord del tempo vedevano il Sud primariamente come serbatoio demografico che unito al Centro-Nord metteva l'Italia approssimatamente alla pari con Francia, Germania e Inghilterra: questa era la considerazione primaria. Alcuni avevano percezione, specie per contatto diretto, dell'arretratezza e dell'analfabetismo diffusi nel Sud ma non ne traevano conclusioni particolari, il Sud serviva e per fare uno Stato coeso e adatto alle future guerre, era quindi indispensabile includerlo nel Regno d'Italia, schiacciando i rivoltosi interni (i briganti). Schiacciata l'opposizione anti-unitaria, si sarebbero composti gli interessi delle elites, e questo era tutto.

Una volta  fatta l'unificazione pero' si sono messi in moto potenti incentivi dovuti alla differenza di ricchezza che hanno condotto il potere centrale ad attuare la compravendita del consenso con la spesa pubblica nel Sud Italia.  Le elites del tempo ritengo non avessero per nulla le capacita' di comprensione di prevedere quanto sarebbe successo, prima dell'unificazione.  Quando al fatto che la base del potere centralista era la compravendita' del consenso di Casta e sudditi del Sud con la spesa pubblica, se n'e' accorto almeno Turati a partire dal ~1890.  Ma per stupidita' e/o interesse personale le elites del Centro-Nord non hanno mai voluto nemmeno riconoscere la realta' e le sue nocive conseguenze.  In particolare i grandi "imprenditori" assistiti come gli Agnelli avevano tutto l'interesse (personale) a mantenere uno Stato unitario con un mercato protetto per i loro prodotti e in seguito per avere sussidi statali per creare attivita' nel Sud.

Insomma tutti ad intingere il biscottino nella marmellata per dirla prosaicamente e semplicisticamente.

Rimango convinto che sussistano reciproci elementi di convenienza all'unità sia pure corretti dal federalismo e dalla riduzione di risorse disponibili per il mezzogiorno. Credo che le differenti collocazioni geografiche delle due grandi aree del paese consenta una sorta di diversificazione economica della missione di ciascuna. Agricola, culturale, turistica l'una; industriale l'altra. Ma ammesso che questa sia una soluzione rimane la questione di creare le condizioni ed incentivi adeguati che, allo stato dei fatti, dipendono dal governo centrale al quale, al di là del comprensiile disagio per "il sacco del nord" esprima anche una progettualità ed una operatività di cui, temo, non riesca ad essere capace. 

Aggiungerei un paio di cosette a quanto scritto da Alberto. Stralci di uno scritto lucido, impietoso e profetico di Gaetano Salvemini del 1900, per es.:

«L'Italia meridionale è stata sempre, dal 1860 ad  oggi, il serbatoio delle maggioranze ministeriali; è in grazia dei deputati meridionali, quasi tutti eternamente ministeriali, che si regge l'attuale ordinamento politico ... come mai l'Italia meridionale, sfruttata dal governo unitario, lungi dal ribellarsi, manda alla Camera sempre maggioranze unitarie? Come mai i deputati meridionali -che non sono certo minchioni- han lasciato per 40 anni rovinare il loro paese? Come mai fu proprio  un meridionale, il Crispi, a introdurre, nel 1887, le tariffe protezionistiche, rovinando l'agricoltura del Sud a vantaggio delle industrie del Nord? ... Come mai il Sud, che in grazia ... delle spese militari vede emigrare la sua ricchezza al Nord, manda alla Camera deputati militaristi, e al contrario il Nord, che sulle spese militari si arricchisce e ha il maggior numero di ufficiali, è al militarismo fieramente avverso? ...

Quando si discute dell'Italia meridionale, bisogna sempre distinguere se si parla dei latifondisti o dei minuti borghesi o delle plebi rurali; perché quel che si dice degli uni non è in alcun modo applicabile agli altri e viceversa. L'attuale regime, se da una parte opprime la gran maggioranza della popolazione, riesce a tutto vantaggio della minoranza nobile e latifondista, la quale ha quindi tutto l'interesse a conservare lo statu quo e a difendere ... le felicissime istituzioni presenti... La vendita dei beni ecclesiastici e demaniali significò l'emigrazione di almeno mezzo miliardo dal Sud al Nord ... [che] fu pagato ... alla classe possidente... ma le terre che i possidenti meridionali acquistarono pagando al Nord mezzo miliardo, valevano almeno un mld. e mezzo; essi quindi fecero un magnifico affare. Chi pagò per tutti fu il proletariato rurale, che prima del 1860 ricavava, specialmente dai beni ecclesiastici, una parte della sua sussistenza.»

E prosegue Salvemini: «La politica protezionista inaugurata dal Crispi, meridionale, rovinò il Mezzogiorno ...  specialmente le regioni vinicole... La politica crispina ha fatto quindi perdere delle centinaia di milioni non al Sud ma ai poveri del Sud; e ha fatto guadagnare centinaia di milioni non  al solo Nord, ma anche ai grandi proprietari del Sud... Tutti questi splendidi vantaggi ... perderebbero gran parte del loro valore se nel Mezzogiorno non ci fosse l'ordine, cioè se la riscossione delle rendite non fosse regolare e pacifica.. Come volete che i grandi proprietari del Sud sieno antimilitaristi? Anzi: più ce n'è, meglio è; tanto non sono essi che pagano. Ed è bene che i mantenitori dell'ordine pubblico abbiano del prestigio; e se per conquistare questo prestigio sono necessarie le guerre coloniali, bene ... e sempre avanti! Come volete che quella gente non sia devotissima del bene inseparabile e amante dell'unità militare, amministrativa, burocratica? ... Ora, della classe latifondista e della classe proletaria, nel Parlamento è rappresentata la sola classe latifondista. Il nostro sistema elettorale -gli ammiratori della sinistra si ricordino che è opera di Giuseppe Zanardelli- ... dando diritto di voto solo a che sa leggere e scrivere, esclude dal ditritto del voto tutto il proletariato meridionale. Per questa ragione, laddove nel Settentrione i collegi elettorali contano 5,6 e fino a 10 mila elettori, nel Sud gli elettori sono infinitamente meno numerosi ... inutile ... dimostrare quanto sia cretino il sistema elettorale ...: ognuno di noi conosce 10 analfabeti pieni di buon senso e 10 professori d'università perfettamente idioti fuori dei loro studi e magari anche nei loro studi ...

Per tal modo il governo centrale può permettersi tutti gli arbitri e tutte le prepotenze ...  e se le plebi meridionali, prive della facoltà di manifestare legalmente e alfabeticamente la loro stanchezza, si ribellano alla fame e bruciano qualche casotto daziario gridando "Viva il re!", i soldati settentrionali, che non conoscono il Mezzogiorno e lo disprezzano, son lì pronti a reprimere, e i deputati moderati del Nord ad approvare. I moderati del Nord hanno bisogno dei camorristi del Sud per opprimere i partiti democratici del Nord; i camorristi del Sud hanno bisogno dei moderati del Nord per opprimere le plebi del Sud ... Succederà alla democrazia quel che è successo prima alla Destra, poi alla Sinistra: fuori una facciata liberale, e dentro la verminaia delle camorre del Nord e del Sud...

In Italia ... nella seconda metà del 1893 fu dapprima una proluvie di articoli pieni di compassione per le miserie dei solfatari e dei "carusi" meridionali e il "Corriere della Sera" era a capo del movimento umanitario. Ma qualdo i poveri siciliani cominciarono a bruciare i casotti daziari, la deputazione latifondista siciliana si rivolse tutta contro Giolitti ,,, (e) il Corriere della Sera non parlò più né di solfatari né di "carusi" ... l'insurrezione siciliana fu una vera cuccagna per le bande crispine del Sud e per le consorterie  moderate del Nord ... il federalismo è l'unica via per la soluzione della questione meridionale ... non vi è lotta tra Nord e Sud .. [ma] tra le masse del Sud e i reazionari del Sud, ... tra le masse del Nord e i reazionari del Nord ...»

da G.Salvemini - Scritti sulla questione meridionale, Einaudi, To.

 

Mi rendo conto di essere stato involontariamente provocatorio conoscendo ance questi sscritti di Salvemini. Fatto è che la questione meridionale bisogna decidere di risolverla prima di poterla davvero risolvere. Federalismo va bene ma non mi pare saggio per nessuno non far nulla fino a quando il federalismo non sarà stato implementato.

Grazie comunque Giannino per aver riportato una bella pagina di Salvemini. E grazie ad Alberto per la sua risposta puntuale.

Grazie a te, luzo48. Sono temi caldi, naturale che ciascuno di noi possa avere qualcosa sullo stomaco: giusto metterla sul tavolo e  parlarne. E mi pare che nfA lo sappia fare con grande civiltà e intelligenza delle cose. Trovo esemplare questo modo di confrontarsi tra punti di vista magari distantissimi. Scrivi, poi:

Federalismo va bene ma non mi pare saggio per nessuno non far nulla fino a quando il federalismo non sarà stato implementato.

credo proprio di no: i millenarismi attendistici sono una vera rovina. Ma già capire come si siano venute formando le cose, che non significa giustificarle ma solo coglierne la fenomenologia perversa, aiuta a dipanarne la matassa. In ogni momento, ovunque si sia, mai permettere a sé stessi, secondo me, di dimenticare la severità del giudizio e insieme la sua ratio. Non amo buonismi nè giustificazionismi, ma il pericolo della situazione presente, secondo me, è l'insofferenza, l'impazienza, la ricerca di soluzioni spicce senza la fatica di cogliere le cose, che poi genera inutili tensioni e nervosismi. Individualmente,  non bisogna tollerare certi comportamenti omertosi e illegalitari, quale che sia l'occasione e il contesto. E' un primo passo, molto importante.  E non dimenticare mai il proprio sapere, la propria cultura sudata a fatica, perché anche a livello personale è un grande patrimonio di socialità: a beneficio di tutti :)

 

PS: vivo a Viterbo ma sono del sud. Quando scendo giù in auto e mi fermo a un Autrogrill, a Caserta o più giù, a volte (non è la regola) c'è l'assalto delle cavallette: gente che sciama, urla, chiama i figli che toccano tutto come se fosse roba loro, ti passa davanti o, addirittura, stando dietro di te e prima che tu abbia ordinato, ti grida nelle orecchie -'NU CAFE' E DUIE CAPPUCCINI-. Già questo mi indigna: e sono del Sud. Penso :-che incivili, che siamo. Che Zulù.  Hanno ragione al Nord, se non ci possono vedere!- poi, con calma, faccio notare: "se, cortesemente, il signore può attendere un attimo, riesco a ordinare anch'io il mio caffè e così gli lascio subito il posto". Cambiano tono, anche se a volte penso "prima o poi trovo qualcuno che mi da una coltellata": è assurdo, lo so, ma a volte lo penso. Non che venditori di fregature non ne abbia trovati anche a Venezia o a Milano, e non erano sudisti, ma non con quella frequenza e quel clima da kashba in rovina.

Per non parlare di quelli che fanno il gioco delle 3 carte al parcheggio lì davanti, dicendoti "Lei ha vinto! Tenga,tenga" e ti offrono 50 euro: qualcunno abbocca e lo spennano vivo. E se, come faccio di solito,  dici "non ho vinto nulla perché non ho giocato :)" ti bestemmiano pure dietro fino a 7 generazioni prima. Figuriamoci il resto: biglietti e tasse non pagati, DVD di contrabbando a tutto profitto della camorra e peggio. Molto peggio. Per non parlare della sporcizia a bordo strada o dei gangster della delinquenza organizzata:  uno sfascio totale. Mi chiedo, a volte, dove sia capitato e quando torno a VT, che non è certo Copenhagen, un po' di sconforto mi prende: ma come ce la farà, questa terra?

Capsico perfettamente, dunque, chi lo avverte come una sanguisuga, essendo estraneo a quel mondo  che non mi pare lo stesso di 30 anni fa. Anzi, a me sembra anche umanamente assai peggiorato, con tinte di violenza e di asocialità che non mi pare di ricordare prima.  Ma forse sono io più insofferente di allora.

Come sia, il quadro non è roseo, almeno a guardare la pelle. E non credo di avere ricette pronte, benché dal mio punto di vista ridisegnare quasi da zero città come Napoli possa aiutare molto. Ma credo pure che le cose non possono andare avanti così per molto tempo: o esplodono nel modo peggiore o le si piglia sul serio, una buona volta: legalità e fine delle piccole e grandi furbizie sudiste, sì, ma un po' anche italiane.

 

Ho dimenticato di dire che sono terrone campano ma vivo in Friuli e comunque sono via da diversi anni. Rammento però un sud, almeno la mia terra che era ben lungi dall'essere ridotta come oggi. Comunque. Concordo sul fatto che analizzare i fenomeni complessi come il nostro Mezzogiorno è difficilissimo ma sempre utie ed interessante. Ma proprio queste analisi ed il ritorno del tema al centro dell'attnzione con il libro di Ricolfi, potrebbe e dovrebbe costituire la spinta per cominciare ad operare per lo meno evitando di ripetere gli errori fatti fino ad oggi. Continu ad essere convinto che risanare il sud richiederà lustri interi ma sarà un affare positivo per tutto il paese.

Stamane sulla famigerata freccia del biferno non solo il controllore è passato (all'andata è più frequente perchè salgo quando il treno è ancora vuoto), ma soprattutto era dotato di palmare, per cui ha potuto verificare il mio PNR.

Ovviamente l'innovazione tecnologica non si estende immediatamente ai regolamenti, perché è ancora obbligatorio esibire la stampa (mente su EurostarAV e Intercity basta dire a voce il PNR), né ovviamente alla forma mentis visto che la signora di fronte a me la stampa non l'aveva e non è stata multata.

A questo giro, però, non me la sento di fare il censore perché la signora il PNR ce l'aveva e il controllore ha avuto modo di verificarlo. Nella più italiana (meridionale?) delle scenette il controllore si è scusato per l'assurdità della norma1 e si è allontanato dicendole che aveva fatto finta di non vederla. Al controllore successivo la signora ha salomonicamente dichiarato "già visto" e la questione è finita lì.

Una volta tanto l'approccio "elastico" al rispetto delle norme ha preso le difese del buon senso, ma direi che si tratta dell'eccezione che conferma la regola.

1La signora pur potendo  provare di aver pagato il biglietto, andrebbe ugualmente multata perché non è in grado di esibire la stampa. La stampa era in realtà richiesta in precedenza proprio perché i controllori non avevano il palmare.

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