Il Nobel per l'economia a Diamond, Mortensen, Pissarides

11 ottobre 2010 andrea moro e alberto bisin

Cioè a search theory, che è la teoria di come si cercano opportunità (in modo costoso), e non la ricerca della teoria.

Quest’anno il Nobel per l’Economia è stato conferito a Peter Diamond (MIT), Dale Mortensen (Northwestern) e Chris Pissarides (London School of Economics) per le loro ricerche sui mercati caratterizzati da search frictions, o costi di ricerca.  Ringraziamo coloro che hanno congratulato nFA nei commenti per averci azzeccato, ma in effetti era noto da tempo che la terna DMP (li chiameremo così) fosse papabile.

Per capire cosa sia search theory vale la pena provare una prospettiva storica. L'economia classica considera mercati in equilibrio. In equilibrio non significa statici, immobili, o nulla di simile; significa invece semplicemente che la domanda eguaglia l'offerta. L'equilibrio, in questi modelli, si ottiene attraverso il meccanismo dei prezzi, che si aggiustano per garantire l'uguaglianza tra domanda e offerta (imprecisamente detto, i prezzi salgono quando la domanda è superiore all'offerta e viceversa scendono quando l’offerta è superiore alla domanda). Se differenze sistematiche tra domanda e offerta sono irrilevanti da un punto di vista macroeconomico nei mercati dei beni (per questo la condizione di equilibrio è utile nei modelli), così non è nel mercato del lavoro. Se la domanda di lavoro fosse uguale all'offerta di lavoro, non avremmo infatti disoccupazione - o meglio,  i disoccupati sarebbero disoccupati volontariamente.

Dopo aver gettato alle ortiche i modelli keynesiani, in cui la domanda poteva non eguagliare l'offerta a causa della mancanza di un meccanismo di prezzi che garantisse l'equilibrio, la teoria economica ha dovuto affrontare l'eccezionalità del mercato del lavoro, in cui l'esistenza della disoccupazione sembrava segnalare un fallimento del sistema di equilibrio. La soluzione del problema adottata da search theory è quella di considerare economie in cui la ricerca di un lavoro adatto  da parte del lavoratore disoccupato e la ricerca di un lavoratore con le adatte caratteristiche da assumere da parte di una impresa, richieda tempo e fatica e non sempre risulta in un accordo, un match. In questo contesto, in ogni istante la domanda non eguaglierà l'offerta, vi saranno lavoratori disposti a lavorare al salario offerto dalle imprese che non trovano lavoro e imprese disposte ad assumere al salario richiesto dai lavoratori che rimangano con il posto vacante (vacancy).

La teoria ha importanti implicazioni teoriche che sono verificabili empiricamente e lo sono state, con successo, da ormai un paio di decenni e più.  Innanzitutto, le teorie che incorporano search, come dicevamo,  implicano l’esistenza di lavoratori che cercano lavoro contestualmente alla presenza di imprese che offrono lavoro. In questo modo è possibile determinare e associare il tasso di disoccupazione ad alcuni parametri fondamentali come il costo di cercare lavoro ed i benefici ai disoccupati. La curva che associa tasso di disoccupazione e tasso di vacancy, chiamata curva di Beveridge, è diventata uno strumento  fondamentale per l’analisi del mercato del lavoro. Molta della discussione oggi, su cosa stia succedendo alla disoccupazione negli Stati Uniti dopo la crisi, è legata al fatto che si osserva una importante deviazione del rapporto vacancy/disoccupazione, rispetto alla regolarità statistica della curva di Beveridge, che suggerisce un grave discrasia (mismatch) tra i lavoratori che le imprese cercano e le caratteristiche (istruzione, esperienze di lavoro precedente,...) che i lavoratori possono offrire.  E’ oramai quasi impossibile trovare un sito che parla della Great Recession senza trovare anche un grafico della Beveridge curve. Non crediamo sia mai apparsa su nFA quindi colmiamo la lacuna (questa viene da Rob Shimer, uno studente di Peter Diamond, oggi a Chicago):

 

 

I punti in rosso in basso a destra della curva di Beveridge statistica in verde sono quelli che ci fanno pensare al mismatch.
Un’altra  implicazione di search theory è che il prezzo che si forma in un mercato affetto da search friction non è quello concorrenziale. In particolare, se l’oggetto dello scambio è il lavoro, il salario non corrisponde alla produttività marginale del lavoro, come previsto nel caso di un mercato concorrenziale del lavoro. Il motivo è semplice da spiegare. Quando un lavoratore cerca lavoro, le opportunità lavorative arrivano in modo (almeno dal suo punto di vista) casuale. L’incentivo è dunque di accettare quando il salario offerto è superiore al valore di continuare a cercare, con i costi che questo comporta. Esiste, dunque un’offerta-soglia al disopra della quale il lavoratore accetta, e al disotto della quale il lavoratore continua a cercare. E questa soglia non è necessariamente data dalla produttività del lavoro. In un mercato con search frictions, anche se l’oggetto scambiato (un bene o il lavoro)  fosse omogeneo, è possibile che si formi un’intera distribuzione di diversi prezzi di scambio, come si verifica nella realtà.

L’idea che esistano frizioni derivanti da costi di ricerca esisteva prima dei lavori pubblicati da Diamond, Mortensen e Pissarides nel corso degli anni 70 (ne aveva parlato Beveridge e probabilmente anche qualcun altro), ma non era mai stata formalizzata. Da allora, i  modelli di search sono diventati il cavallo di battaglia degli economisti del lavoro.  In questo senso l'impatto della teoria è stato enorme. L'associazione di DMP a search theory è consolidata - un premio a search non poteva andare che a loro. Vale la pena comunque di citare i precursori e altri economisti che hanno contribuito in modo determinante ma sono stati lasciati fuori (soprattutto perché alcuni di loro non sono nemmeno citati dallo "scientific background" offerto dal Nobel Committee). Innanzitutto George Stigler, che elaborò il primo modello di search all’inizio degli anni 60 (per studiare il mercato della pubblicità, non quello del lavoro, stranamente). E poi John McCall (UCLA), il cui contributo è più o meno contemporaneo a quelli di Peter Diamond, all’inizio degli anni 70. Più tardi, nel 1979,  Boyan Jovanovic (NYU) , la cui tesi di Ph.D. a Chicago ha introdotto una nuova classe di modelli di search in cui l’intensità della ricerca da parte di lavoratori e imprese è variabile decisionale (di conseguenza, pochi cercano lavoro in una recessione, ma ritornano nelle file dei disoccupati in cerca di lavoro non appena l’economia accenna a riprendere). [Detto tra noi, Boyan ha fatto di tutto, di più, sempre in anticipo; ma ha sempre continuato imperterrito, senza guardare indietro, con una curiosità intellettuale rara - per questo è associato a tutto e quindi a niente e non avrà probabilmente mai il premio. Come direbbe un rapper: respect!!]

Una nota finale su DMP come individui invece che come terna. Peter Diamond è un teorico sofisticato. I suoi contributi spaziano ben al di là di search theory, dalla teoria della tassazione ottimale (che oggi è tornata in voga), allo studio teorico dei sistemi pensionistici, alla teoria dei mercati finanziari,... Alberto gli deve molto - per il suo ruolo di mentore - all’inizio della carriera. In un ambiente (MIT) allora/ancora violentemente anti-teorico, Peter era una “protettore” fondamentale e una presenza rinfrescante. Il suo snobismo intellettuale molto Bostonian (“io non potrei vivere che a Boston, perché Boston è l’unica città al mondo in cui un professore ha un elevato status sociale”), per quanto datato e anche odioso, è almeno onesto, non ipocrita. Mortensen e Pissarides, invece, sono economisti  più applicati, con un occhio chiaro all’analisi empirica. Il loro contributo alla search theory è stato quello di aver prodotto una serie di modelli di search al giusto livello di astrazione per essere adattati all’analisi empirica: non troppo complessi da essere intrattabili, ma sufficientemente complessi da poterci dare una chiave di lettura dei dati. Il grande impatto di search theory sull’economia del lavoro si deve in gran parte a loro (per le applicazioni empiriche di search vanno ricordati i contributi di James Heckman, Chris Flinn, Kenneth Wolpin e Zvi Eckstein).

Un bel Nobel per un contributo che ha aiutato a comprendere diverse caratteristiche del mercato del lavoro in modo particolare, ma anche in diversi altri contesti, come l’economia monetaria (Nobu Kyiotaki e Randy Wright), o la possibilità di incorporare la razionalità limitata entro il paradigma neoclassico. Resta il dubbio che, ancora una volta, la scelta abbia un carattere politico - la disoccupazione, problema del momento - che non dovrebbe avere. All'anno prossimo le speranze per la nostra terna favorita - e intanto quest'anno lasciamo crescere i capelli del loro colore naturale: meglio bianchi e calvi che biondi.

55 commenti (espandi tutti)

Ma è possibile, come sostiene Boeri, che solo ora si può disegnare la Beveridge curve anche per l'italia?

http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=6296

 

Non so se avete poi notato che il corriere traduce "for their analysis of markets with search frictions" come "per le loro analisi sui mercati della ricerca degli attriti". Cioè lo studio dei mercati delle pavimentazioni anti-scivolo?

http://www.corriere.it/economia/10_ottobre_11/nobel-economia_8275e3a0-d5...

Meraviglioso! Avranno usato il traduttore automatico, credo.

In effetti devono avere copiato tutti dalla stessa fonte. 

Purtroppo, data la qualità della stampa italiana, non è affatto incredibile. Si veda per esempio qui.

La fonte è l'ANSA che alle 18:09 batte la seguente notizia

NOBEL ECONOMIA: IL LAVORO TORNA TEMA CENTRALE E VINCE /ANSA
DIAMOND, MORTENSEN E PISSARIDES; ATTRITI TRA DOMANDA E OFFERTA
   (di Alfonso Abagnale)

   (ANSA) - ROMA, 11 OTT - Sono in tre quest'anno a dividersi il Premio Nobel all'economia: gli studiosi americani Peter Diamond e Dale Mortensen e l'anglo-cipriota Christopher Pissarides.
 La Reale Accademia delle Scienze svedese li ha insigniti ''per una nuova metodologia d'analisi sul mercato del lavoro, volta alla ricerca di attriti''....

L'autore porta lo stesso cognome del protagonista del film "Prova a prendermi", in effetti questo è un buon suggerimento..

La medesima agenzia alle 14:08 aveva fatto anche di meglio scrivendo

Secondo il comitato il loro lavoro dimostra che ''piu' sono alti gli stimoli alla disoccupazione piu' sono elevati tassi di disoccupazione e il tempo di ricerca di un nuovo lavoro''.

Gli stimoli alla disoccupazione? Il passo del press release dice

One conclusion is that more generous unemployment benefits give rise to higher unemployment and longer search times.

 

 

 

 

One conclusion is that more generous unemployment benefits give rise to higher unemployment and longer search times.

Umm, da profano questa pero' mi pare un po' la scoperta dell'acqua calda...

Mi stupisce che tu conosca il film "Prova a prendermi" al punto da ricordare il nome del protagonista. E' il sequel di "Se scappi ti sposo"?

Ad una certa età si dimenticano le cose importanti e si ricordano le scemenze: forse é un meccanismo di difesa....

Purtroppo anche "Se scappi ti sposo" è un miracolo dei nostri traduttori, il titolo originale era "The runaway bride", cioè proprio io contrario, la sposa che scappa.

Bel post grazie. Mi restano due curiosita' che purtroppo wikipedia non soddisfa:

Ma la curva di Beveridge e' un'osservazione sperimentale o e' frutto di una predizione teorica? E se e' un risultato teorico, sotto quali ipotesi viene ottenuta?

non e' sperimentale, sono dati

Umm? Scusatemi faccio il fisico ed evidentemente uso un linguaggio improprio. Con sperimentale in questo caso io intendo "frutto di una statistica su molte osservazioni del mondo reale".

Questo e', una regolarita' empirica. Chiamala pure sperimentale, se preferisci. La reazione di andrea e' dovuta al fatto che per noi sperimentale riferisce agli esperimenti nei laboratori, dove facciamo giocare gli studenti. Questa non lo e', nel senso che i dati sono ottenuti dal mondo vero - poeticamente quell'esperimento chiamato realta' :)

Che e' poi quello che fanno molti fisici (gli esperimenti in laboratorio)

Si' si', c'e' ovviamente una differenza tra on the field e in the lab che nel parlar comune tendo ad ignorare ma a cui, ad esempio, i biologi tengono assai. Grazie

ma non dimentichiamoci degli esperimenti economici in the field, che sono i più fighi.

Leggendo il necrologio del Nobel Maurice Allais, su Marginal Revolution, ho scoperto questo aspetto a me ignoto del lavoro di Allais.

Chi dice che gli economisti non hanno nulla da insegnare ai fisici?

Si', e' una storia interessante. Pero' si tratta di un efffetto che non e' stato piu' riprodotto con successo in esperimenti recenti, e di conseguenza l'impressione mainstream e' che l'anomalia rilevata fosse dovuta ad errori sperimentali (improvvisi cambi di pressione provocati dall'eclisse).

Avevano annunciato qualche esperimento in occasione delle eclissi 2009, ma non se ne e' piu' saputo niente (quindi mi sa che non hanno trovato nulla)...

Diciamo che e' una regolarita' statistica - peraltro non molto stabile, come si vede dalla figura. 

Starà mica diventando verticale (stile curva di Phillips)?

Sarebbe divertente ;-)

Ad occhio mi sembra che la "teoria degli attriti" fosse stata elaborata da Newton -)..

Comunque il nobel in economia mi sembra sempre più un "nobel anglosassone", nel senso che lì i mercati sono molto più aperti e quindi ci sono più occasioni per testare e validare teorie, questa tra l'altro mi sembra evidenziare problemi nel mercato del lavoro, almeno nel breve termine, mentre nel lungo termine ognuno raggiunge il proprio livello di incompetneza.

Penso che per arrivare a un "nobel" italiano basti associare uno studio empirico fra le rocce del Giurassico e la società italiana, dimostrare che hanno la stessa curva di mobilità e il nobel è sicuro.

 

Visto ciò che è stato pubblicato sulla stampa italiana:un intervista a  Fitoussi; un pezzo di  Krugman, tradotto dal suo blog, dove il Nobel pur ammettendo di conoscere poco del lavoro dei tre dice la sua;un pezzo su  La Repubblica; su  La Stampa(Un nobel per i senza lavoro):  tutti, abbandonando i dubbi di Alberto e Andrea, puntano sul fatto che la scelta sia stata prevalentemente politica

Più che altro, tutti ne danno un'interpretazione politica, che è diverso.

L'articolo della Repubblica comunque è davvero imbarazzante...

Sul blog Marginal Revolution, Tyler Cowen sostiene che il Nobel a DMP (in particolare a M&P) segna il definitivo sdoganamento del c.d. "recalculation model" di tipo Austro-Keynesiano.

Qui Cowen (in particolare, il post su Mortensen).

Qui un post "Austriaco" che "spiega" (virgolette d'obbligo) cosa sia il recalculation model. 

Seriamente, che ne pensate?

Mah, ogni tanto Cowen evidentemente fuma qualcosa di forte, comunque si c'e' una possibilita' che queste "recalculation," whatever they are, possano essere rallentate da search frictions, cosi' come da una qualsiasi altra friction. 

Nobel politico?

mauro 12/10/2010 - 15:03

Complimenti per il post in tempo quasi reale. Non sono d'accordo però sul fatto che la scelta di quest'anno abbia un carattere politico. La rilevanza attuale del tema è fuori discussione (come è rilevante la ricerca di Edwards per la fecondazione in vitrio), ma non direi che la scelta abbia premiato una particolare visione "politica".

Per esempio è possibile trovare nei contributi dei tre vincitori analisi teoriche che dicono cose diverse sugli effetti dei sussidi alla disoccupazione. Da un lato abbassano i costi della ricerca e innalzano il salario di riserva (aumentando il numero di persone in cerca di occupazione), dall'altro rendono meno gravi le esternalità negative dovute a problemi di congestione nella ricerca (se ho un sussidio posso passare l'informazione di una vacancy "marginale" che non mi interessa).

Grazie. La politica secondo me sta nella scelta, non nell'economia dei tre. Cioe', sta anche nell'economia dei tre, ma la qualita' dei loro lavori e' tale che la politica diventa irrilevante. ma il committee un po' di politica ce l'ha messa nel darglielo oggi invece che ieri o domani, intendo. che lo meritassero io non ho dubbio alcuno.

Allora la mia domanda è: perchè secondo voi non dovrebbe essere così? In altre parole, se il contributo scientifico dei vincitori è da nobel, il fatto che sia legato all'attualità economica non credo sia affatto un problema. Cito Glaeser dal Blog del New York Times Economix:

The work of these economists does not tell us how to fix our current high unemployment levels, but it does help us to make some sense of our current distress. Their models tell us that common wisdom — like the belief that higher unemployment benefits always increase unemployment — may be wrong and that policies that improve matching may have great value. Rarely has the prize committee been better able to match the honored work with the moment.

http://economix.blogs.nytimes.com/2010/10/11/the-work-behind-the-nobel-p...

Qualcuno ha mai letto ""Information and Efficiency: Another Viewpoint," di H Demsetz?. Un bell'antidoto a questo tipo di studi

Qualcuno ha mai letto ""Information and Efficiency: Another Viewpoint," di H Demsetz?

Eddai, è come chiedere ad un ciclista se ha mai visto un manubrio. Btw mi è piaciuto, quasi quanto questi.

 

Buona quella del manubrio...ma a leggere l'entusiasmo di molti post mi è venuto il dubbio:-)

Comunque il paper non è facile da trovare

Un po' vecchiotto, isn't it? Un migliore antidoto sarebbe informarsi sugli ultimi 40 anni di ricerca.

Perchè è vecchiotto che forse bisognerebbe interrogarsi su cosa abbiano conseguito gli "ultimi 40 anni di ricerca". Non è che quella in questione è la riproposizione dell'ennesima "nirvana fallacy"?

Dai, il paper che hai citato è una sequenza di banalità, non occorrono nemmeno gli ultimi 40 anni di ricerca per capirlo. 

Sarà come dici ma è ignorato da chi persegue il tipo di ricerche in questione

Andrea mi sembra ingeneroso verso HD: il tipetto non è il massimo della simpatia però 40 anni fa le cose che diceva non erano proprio delle banalità.

Forse no, ero appena nato del resto e non so come ragionavano gli economisti allora. Ma riproporre quelle cose oggi come la rivelazione che ci porta sulla retta via e' altrettanto ingeneroso. Leggendo i primi paragrafi vengono in mente interi ceppi di letteratura sviluppatisi da allora: mechanism design, political economy... 

Non per insistere ma il tipetto se non erro l'anno scorso ha reiterato la lezione con "On being misled by transaction cost economics".

Non vi sembra poi che leggendo "Information and efficiency: another viewpoint" in pratica tutta la information economics degli ultimi decenni sia da cestinare? A meno ovviamente di pensare che solo perchè un paper è piu' recente allora costituisce un avanzamento

Non diciamo cretinate.

Pontremoli, i tuoi commenti sembrano motivati dal desiderio di scatenare risse e oscillano fra il gossip e la provocazione pura e semplice. Diciamo così che non sono molto utili a nessun altro che a te.

se posso spiegare: ho dato un'occhiata al testo recente di Demsetz e mi ha colpito giudicasse 50 anni di sviluppi di teoria partendo da Pigou (1920) e Coase (1960), senza nessuna critica puntuale a cose scritte dopo. E mi ha ricordato GL, come attitudine, che sulla base di Marx, Keynes e Sraffa, pontifica su tutto e di tutti. I due, come approccio, mi smebrano uguali.

Phileas, i suoi commenti oltre che denotare un'ignoranza sostanziale dei problemi, sono anche molesti ed inutilmente aggressivi. Il mio presente risponde ad un'aggressione ripetuta (la sua) e costituisce quindi legittima difesa.

Lei continua ossessivamente ad apparire in questo sito emettendo sentenze apodittiche che ripetono, fondamentalmente, sempre lo stesso concetto: non avete capito niente, nessuno ha capito niente, io so tutto e la soluzione di tutto è stata scritta in qualche misterioso libercolo "austriaco"; ed ora dal povero Harold Demsetz (che non ne ha colpa alcuna, sia chiaro).

Se ha cose articolate da dire provi a dirle. Il pappagallo che dice "Harold Demsetz ha detto tutto e distrutto tutta l'information economics degli ultimi 40 anni, inclusi DMP e chiunque lavori su search theory", senza spiegare perché, è un pappagallo inutile e dannosamente aggressivo.

Harold, una persona seria che mai manca di giustificare in modo compiuto ed articolato le sue posizioni, si sentirebbe estremamente imbarazzato ad avere alfieri che usano tattiche e metodi di discussioni come i suoi. Mi creda. Il suo stile e la discussione accademica sono fra di loro ortogonali ed estranei.

Ripeto, o argomenta o è meglio che lasci stare e vada a spandere le sue frustrazioni altrove.

Rinnovo l'invito a tutti a non dar corda a questi arroganti ed inutili trolls che persistemente appaiono. Non ne abbiamo proprio bisogno, fan perdere tempo e creano solo confusione, come un commento anteriore di Andrea e quello successivo di Pontremoli provano, seppur per ragioni diverse.

Non capisco questa reazioni. Se ho offeso qualcuno mi scuso e faccio ammenda ma si addebitano a me comportamenti che mi sembrano propri dell'altra parte: per esempio io non ho mai definito troll, nè dato del "cretinetti" o dell'ignorante a nessuno nei vari thread.

Ho citato due lavori piu' che noti di Demsetz (quindi non un austriaco) per far notare che anche nel mainstream esistono forti dubbi circa la significatività di studi che continuano a assumere fallimenti di mercato, inefficienze, investimenti sub-optimali, etc. facendo riferimento a modelli ideali che hanno ben poco a che fare con la realtà nè riescono nè ad approssimarla nè a definire quanto ne siano lontani. Demsetz è inoltre rilevante perchè espone il suo pensiero in un linguaggio ben diverso dal modellismo dall'accademia. Uno storico della metodologia e anti-austriaco come Blaug mi sembra sia giunto alla stessa conclusione addebitando anche lui a Arrow-Debreu la sterilità di gran parte delle ricerche economiche

Mi rendo conto che parte rilevante di chi scrive su questo sito provenga da quella tradizione ma non vedo che ci sia di male a discuterne serenamente

una domanda da capra profana, ma il nobel in sè viene assegnato in base al lavoro in senso lato dei tre o in relazione ad un paper specifico/pubblicazione di rilievo?

e la vera domanda sarebbe qual è il paper ad hoc scritto dal terzetto riguardo queste search frictions ?

Esistono diversi lavori dei 3 sul tema, credo nessuno scritto assieme da tutti e 3. Ti consiglio il breve paper del nobel committee chiamato mi pare "technical background". Li' ci sono tutti i riferimenti. 

Diamond ha scritto da solo (1971) e Mortensen e Pissaredes assieme piu' tardi (1974? vado a memoria)

Mortensen e Pissarides uscì nel 1994, il libro di Diamond su search in macro è del 1984.

Mortensen ha scritto di search e labor market da molto prima, e.g.

Mortensen,  D. (1970a),  A Theory of Wage and Employment Dynamics, in E. S. Phelps et al., Microeconomic Foundations of Employment and Inflation Theory, Macmillan.

Mortensen, D. (1970b), Job Search, the Duration of Unemployment and the Phillips Curve, American Economic Review 60, 847—862.

Si', verissimo.

Ma, come spesso accade in economics, quelle cose rimasero "sottoterra" e per addetti. Più tardi, prima con Diamond e poi (per effetto di Real Business Cycle) con il paper di Mortensen e Pissarides (che circolò da ben prima del 1994), search theory divenne utilizzabile praticamente, da cui il successo, diciamo, popolare.

Btw, ho appena trovato un'intervista a Peter Diamond in cui dice:

" It’s when I saw Dale Mortensen’s piece (on the optimal labor contract with a Poisson process of changes in the environment) that I realized that that was the tool I had been waiting for. My accumulated thoughts would now be modelable using these Poisson processes. That’s how I got launched. I started with the law and economics contract kind of questions, and that is my work with Eric Maskin, and moved from that into more labor market focus. It was the coming together of a decade of dissatisfaction with a treatment of time in economics and the realization of the power of Poisson processes which Dale’s paper introduced me to."

(in Macroeconomic Dynamics, vol. 11, 2007, pp. 543-565, "An Interview with Peter Diamond" by Giuseppe Moscarini and Randall Wright)

La soluzione del problema adottata da search theory è quella di considerare economie in cui la ricerca di un lavoro adatto  da parte del lavoratore disoccupato e la ricerca di un lavoratore con le adatte caratteristiche da assumere da parte di una impresa, richieda tempo e fatica e non sempre risulta in un accordo, un match. In questo contesto, in ogni istante la domanda non eguaglierà l'offerta, vi saranno lavoratori disposti a lavorare al salario offerto dalle imprese che non trovano lavoro e imprese disposte ad assumere al salario richiesto dai lavoratori che rimangano con il posto vacante (vacancy).

Azzardo, giusto per discutere: non crede che internet possa risolvere in parte questo problema e che il reale motivo di questo mismatch sia dovuto alla riduzione della mobilità? In molti casi giustificata dal fatto che in periodi di crisi come questo c'è una più forte tendenza a rimanere legati alla propria comunità perchè capace di offrire una maggior protezione? 

Se dovessi immaginare un caso concreto, in base a ciò che ha scritto, mi immagino qualcuno che pensa di poter vivere dignitosamente fino a quando non trova (intorno al luogo in cui vive) il lavoro che rispetta le caratteristiche cercate. A questo punto il problema non sarebbe sempre lo stesso, ossia scarsa mobilità? Magari giustificata dal fatto che non riesce a vendere l'immobile in cui vive ad un prezzo che lo soddisfa o tale da permettergli di comprare una nuova casa e poter comunque vivere (rispettando le stesse condizioni di benessere ed autonomia -per il tempo secondo lui necessario a trovare lavoro- precedenti) nel luogo in cui ha maggior possibilità di trovare il lavoro che cerca?

In caso contrario, posso solo pensare che l'incontro non si realizza per questioni legate alle competenze richieste dall'impresa e non per questioni legate alle richieste salariali del lavoratore...ma questo è il primo caso che già le ho illustrato.

Ovviamente parliamo del "Pane degli Angeli"...ma avevo piacere ad esprimerle questo pensiero e magari anche a sentire la sua/vostra in proposito, poichè immagino conosciate l'America (e l'argomento) molto meglio di me.

Grazie  

OT

dario civalleri 19/10/2010 - 20:30

Io sono molto contento anche dei Nobel a Vargas Llosa e a Liu Xiaobo.

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