Perché mi sono dimesso dall'IDV

31 gennaio 2012 Sandro Trento

Questa è la lettera che ho inviato alla segreteria dell'Italia dei Valori annunciando e spiegando le mie dimissioni dal Dipartimente Economia e Finanze e la mia rinuncia alla tessera del partito.

Caro Antonio [Di Pietro, ndr] e cari amici,

scrivo per manifestare tutto il mio disagio. Vedo che si tratta Monti come se fosse Berlusconi e questo proprio non riesco a sopportarlo.

Sono entrato in IDV e ho accettato di lavorare nel Dipartimento Economia e Finanze per varie ragioni: IDV mi sembrava allora una forza di stampo liberale, che intendeva offrire all’Italia un progetto riformista, moderno, non ideologico. La giusta enfasi sui temi della legalità poteva associarsi a quelli del libero mercato, della meritocrazia, della riforma del capitalismo italiano, che è sempre stato chiuso e collusivo.

Nel mio intervento al Congresso nazionale avevo sostenuto la necessità di posizionarci al centro dello schieramento, per occupare un’area preziosa, quella del riformismo liberale, per raccogliere i voti del ceto medio e della piccola impresa. Suggerivo di diventare un moderno “partito d’azione di massa”. Se avessimo seguito quella strada, che anche altri nel partito condividono, oggi saremmo protagonisti della partita politica. Nell’ultimo anno invece la strada seguita è stata quella della protesta un po’ estremistica e spesso populistica.

L’Italia nel frattempo è precipitata in una crisi catastrofica dalla quale si può forse uscire solo con il rigore fiscale e con una profonda opera di riforma dei mercati e dei comportamenti individuali. È il momento della responsabilità e dei sacrifici. Si tratta in queste ore di avere a cuore le sorti del paese. Avevamo provato a immaginare un’alternativa di sola sinistra: con Vendola e Bersani. Ma noi in quell’alleanza avremmo dovuto fare la parte dei difensori del rigore, delle regole, del merito, del mercato, dei valori liberali. Chi sosteneva la socialdemocrazia o l’operaismo ottocentesco già c’era, in quello schieramento a tre. Non è andata così. E la foto di Vasto è stata un tragico canto del cigno.

Di fronte al pericolo di catastrofe, fortunatamente, si è arrivati alla caduta di Berlusconi e alla nascita del governo Monti. IDV, tuttavia, si è fatta trovare del tutto impreparata a questo appuntamento. L’immagine che diamo ogni giorno è quella di un partito che non sa che strada prendere. Viviamo alla giornata. Usiamo una terminologia contro Monti e ora anche contro la Corte Costituzionale e contro il Presidente della Repubblica che davvero è sconvolgente. Li accusiamo dei crimini peggiori senza renderci conto che Monti è l’unica e ultima speranza per evitare il fallimento dello Stato e la miseria di massa e che la Corte Costituzionale ha ripetutamente dimostrato in questi anni di essere un baluardo della democrazia. Napolitano del resto è uno dei migliori presidenti della Repubblica di tutto il dopoguerra. Al mattino lasciamo credere che siamo pronti a difendere i tassisti e la sera invece ci ritroviamo su posizioni liberali.

Ammetto di essere inesperto in campo politico e forse in questo modo si possono accrescere i voti alle prossime elezioni. Ma aumentare il proprio peso politico cavalcando la rabbia repressa nel paese è, a mio avviso, una strategia fallimentare. Il risultato è che ora siamo isolati da tutti. Abbiamo rotto l’asse con il PD. Non possiamo presentarci come forza matura, capace di governare il Paese. Ma finiamo per competere per i voti in un'area sovraffollata, con Vendola, Rifondaroli più o meno rifatti, Verdi e Grillini. Tra questi molti (soprattutto i grillini) sono molto più credibili come “arruffapopolo”. Per molti anni ancora l’Italia sarà sottoposta al vaglio continuo dei mercati finanziari internazionali. E purtroppo ho molti dubbi sul fatto che IDV sia apprezzata da quei mercati, per la sua moderazione e per il suo senso di responsabilità. Abbiamo completamente gettato alle ortiche la possibilità di costruire una forza di sinistra liberale-azionista, che era secondo me la più sensata strategia di lungo periodo che si poteva seguire (per il bene del nostro partito, oltre che per quello dell’Italia, cui tengo molto).

Avevamo annunciato una svolta, avevamo detto che volevamo costruire una grande forza di governo. Ma per fare questo bisognava:

a)      Avere senso di responsabilità e idee credibili.

b)      Rinnovare il partito e reclutare persone competenti, capaci di rendere credibile la svolta annunciata.

Avremmo dovuto ricostruire la nostra credibilità davanti ai ceti produttivi e moderati, tenuto anche conto che dalle nostre fila sono usciti personaggi come Scilipoti e Razzi. E dovremmo renderci affidabili agli occhi di tutti gli italiani non solo di una minoranza urlante. È con grande dolore che constato il fatto che non siamo riusciti a coniugare le idee liberali e moderate con le posizioni di protesta. È colpa anche mia. Per me si tratta di una vera sconfitta personale: avevo aderito a IDV con grande entusiasmo e per la prima volta avevo deciso di impegnarmi in politica perché mi rassicurava l’onestà del ceto dirigente di IDV. 

Ma oramai mi sembra evidente che siamo su strade troppo distanti. Non credo più agli annunci cui poi fa seguito sempre la solita pratica. La direzione è cambiata rispetto a Vasto del 2009 quando per la prima volta io sono salito sul palco e ho parlato al fianco di imprenditori ed altri economisti. La posizione attuale del partito non è quella decisa al Congresso nazionale. Ci si è attestati su posizioni di radicalismo di vecchio stampo, con una sola logica elettorale. Io non sono più disposto ad assistere alla continua oscillazione tra un liberalismo virtuale e un concreto estremismo populista. La mia storia personale mi impedisce di restare in silenzio. Sono abituato per formazione a dire sempre quello che penso. Ho la netta sensazione che anche questa mia condotta non sia apprezzata. 

Le numerose volte che ho provato a organizzare un convegno con i piccoli imprenditori o con gli artigiani mi sono sentito dire che “IDV è il partito degli estremisti oltranzisti” e quindi nessuno era disposto a venire.  In varie occasioni ho pensato che fare politica significhi anche rispettare la linea del partito ma penso che ora siamo a un punto di non ritorno. Ho pensato di impegnarmi in politica per provare a fare qualcosa di bene per l’Italia e per i giovani; non per ambizione personale. E comunque le idee contano molto di più del tornaconto personale. Non mi spaventa quindi rinunciare a una possibile candidatura al Parlamento. Ho già un lavoro che mi da soddisfazioni.

Mi dimetto pertanto dall’incarico di Responsabile del Dipartimento Economia e Finanze; e restituisco la tessera del partito. Non ho alcuna intenzione di sollevare scontri sanguinosi. Vorrei uscire di scena senza recriminazioni e senza rancore. La questione è politica e non personale, vorrei che questo fosse chiaro.

Spero di mantenere, con tutti voi, rapporti di stima e di amicizia personale.

Un caro saluto,


Sandro Trento

Nota degli editori. Sandro Trento, un amico e collega con il quale abbiamo collaborato in passato, ci ha inviato e chiesto di rendere pubblica la seguente lettera. Lo facciamo volentieri, convinti che sia di interesse generale per i lettori

40 commenti (espandi tutti)

Credo che l'errore stia qui

"IDV mi sembrava allora una forza di stampo liberale, che intendeva offrire all’Italia un progetto riformista, moderno, non ideologico"


con tutto quello che ne consegue

"Napolitano del resto è uno dei migliori presidenti della Repubblica di tutto il dopoguerra"

Questa è una cosa che non capisco proprio!
Se ci troviamo nella crisi che stiamo vivendo è anche grazie a Napolitano. Ricordiamoci che nell'autunno del 2010 agì in una maniera per cui non fece cadere il governo Berlusconi per garantire la stabilità. I risultati poi si sono visti.

Se avesse lasciato cadere il governo mettendone su uno tecnico l'Italia avrebbe cominciato ad affrontare la crisi con un anno di anticipo.

diede tutto il tempo a Berlusconi di fare il calcio mercato e anche l'opposizione non fiatò

E' vero

fausto panunzi 31/1/2012 - 19:28

Napolitano è uno dei migliori presidenti della Repubblica. 

Sul fatto che GN sia un buon Presidente ho i miei dubbi. Ha firmato tutte le porcate legislative di Berlusconi e la sua cricca. Poi ha sostenuto indebitamente il governo Berlusconi in due occasioni cruciali il 14 dicembre 2010 e in luglio del 2011 esercitando pressioni sulle opposizioni e sui Presidenti delle Camere per reggere bordone al caimano.

Sono stati interventi disastrosi, nel merito e nel metodo (una forzatura del ruolo istituzionale del garante a favore del governo)  che hanno contribuito a portarci alla bancarotta.  

Non parliamo poi di questo quotidiano atteggiarsi a badante di Monti, Fornero, Passera con la loro corte dei miracoli di burosauri e figli di papa' incapaci persino di stare zitti.

Ricordo ancora come SB sia stato dimissionato da GN, con una forzatura costituzionale sicuramente, ma con un senso di praticità e una durezza fuori dal comune per una figura istituzionale:

Di fronte alla pressione dei mercati finanziari sui titoli del debito pubblico italiano, che ha oggi toccato livelli allarmanti, nella mia qualità di Capo dello Stato tengo a chiarire quanto segue, al fine di fugare ogni equivoco o incomprensione:

1) non esiste alcuna incertezza SULLA SCELTA del Presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi di rassegnare le dimissioni del governo da lui presieduto. Tale decisione diverrà operativa con l’approvazione in Parlamento della legge di stabilità per il 2012;



Penso che in politica contino i fatti e i fatti sono che questa classe politica ha traghettato l'Italia proprio dentro una crisi mostruosa. Napolitano appartiene totalmente a tale classe politica, visto che ha fatto il politico per tutta la vita e ha avuto incarichi rilevanti (ministro dell'interno, presidente della camera, etc.).

Quello che io vedo è che l'Italia è andata a rotoli proprio durante il suo settennato. Lui, nonostante una grande esperienza su come funzioni l'apparato istituzionale e politico, non è riuscito a impedirlo. Non sono neanche sicuro di quanto si sia accorto di cosa stava succedendo, finchè la crisi non è scoppiata.
Per cui, visto il contesto, l'onere della prova sta a chi dice -e mi sembra che siate tanti- che è uno dei migliori presidenti che abbiamo avuto. Ve lo chiedo in maniera sincera e non polemica: spiegatemi perché.

i fatti

gianluca brandis 31/1/2012 - 22:24

seguendo questo ragionamento i circa 1000 politici che compongono i vari organi istituzionali (solo nazionali) sono da ritenersi indistintamente molto bravi quando le cose vanno bene e incapaci quando le cose vanno male.
la miglior risposta a questa domanda è scritta nella costituzione.
comunque giusto per dirne una a caso: perchè il presidente della repubblica non ha poteri esecutivi nè tantomeno quello di far dimettere un presidente del consiglio

forse ricordi male

lo scorso anno Napolitano si adoperò per rimandare di un mese il voto sulla fiducia adducendo la scusa che prima bisognasse approvare la finanziaria.

Lasciando che il calendario dei lavori fosse stato stabilito dai capigruppo non avrebbe esercitato alcun potere esecutivo tantomeno dimesso il PdC al quale invece ha dato un mese di tempo per arruolare i vari Scilipoti.

Aldo il rimando fu chiesto nella conferenza dei capigruppo, la decisione finale spettava a Fini, che pensando di trovare altri transfughi accettò, sottovalutando la "forza persuasive" di Denis Verdini.

Napolitano non ebbe (e non poteva averlo) alcun ruolo in ciò.

@Brandis: semmai incapaci, visti i 30 anni di occasioni perse

@Marco: sul rimando non faccio una questione formale ma di sostanza. Se, come mi sembri suggerire anche tu, Napolitano ha avuto un ruolo nelle dimissioni di Berlusconi dello scorso novembre, allora siamo di fronte a una sua sostanziale influenza sulla politica. Io non so come sono andate veramente le cose a novembre 2010, ma stando a quello che dici tu, Napolitano allora preferì avere un ruolo formale anziché sostanziale. La scelta della tempistica con cui essere sostanziali certe volte è fondamentale.

Vale anche per Aldo sotto: la Finanziaria fu approvata il 19 novembre 2010, mentre la "pausa" durò fino al 14 Dicembre 2010 (giorno delle votazioni), GN poteva essere contento della votazione sul bilancio, ma fra il 19 novembre e il 14 dicembre passa un mese, (il mese famigerato) e lì fu Fini ad accettare. Qui la tempistica.

formalmente la decisione poteva essere presa solo da Fini sentiti i capigruppo ma ilpressing del Quirinale ci fu come documentato dal Corriere in data 14 novembre:

Il governo Le istituzioni Il Colle: bene la priorità al Bilancio Ci si regolò così anche nel 1994 Nella pancia del nostro partito c' è grande insofferenza per il modo in cui il governo si è auto flagellato Flavio Tosi Dal Quirinale compiacimento per la decisione di posticipare il dibattito sulla crisi

ROMA - L' appello a un «sussulto di responsabilità« è stato raccolto. Da Berlusconi a Bersani, è finalmente scattata una larga intesa a mettere in sicurezza la Finanziaria, anteponendone il varo al confronto-scontro sul destino del governo. Il presidente della Repubblica se ne compiace e, attraverso una nota informale, fa sapere la propria soddisfazione. Elogia la scelta di «dare priorità alla necessaria approvazione in entrambi i rami del Parlamento» della legge di stabilità e di bilancio, vedendo in quella riconosciuta scelta di «precedenza» una «sintonia» con il suo richiamo di una settimana fa, nel quale era trasparente l' invito ad «affrontare la crisi politica subito dopo». Si era discusso e anche polemizzato, su questo timing indicato dal Quirinale, quando aveva parlato di «scadenze inderogabili» e da tutelare. C' era stato chi lo giudicava una boccata d' ossigeno, e quindi «un favore», al premier in affanno. Mentre invece, se si vuol stare a quella metafora, era un favore al Paese. Infatti, a parte il generale collasso dell' economia (che richiede interventi urgenti e concreti anche a sostengo degli enti locali), siamo alla vigilia di una grossa emissione di titoli di Stato sulla quale - nel caso di uno showdown politico - potrebbe incombere il rischio di un balzo all' insù dei tassi d' interesse. L' esempio irlandese è eloquente. C' era tutto questo, dietro l' ammonimento di Giorgio Napolitano, il quale aveva giustamente rivendicato per sé un ruolo di «istituzione terza, che non può essere trascinata nella mischia politica». E c' era anche un precedente, che la nota rivendica, ricordando che «ci si regolò analogamente nelle vicende di fine anno 1994». 

QUI tutto l'articolo

Siamo in crisi. Vero. Napolitano è Presidente. Vero. Quindi, secondo te, possiamo concludere che i fatti dicono che la colpa della crisi (più o meno mondiale) è di Napolitano. E l'onere della prova è su di noi?

Fausto, questa discussione riuscirebbe molto meglio a voce. :-)

Ripeto non sono polemico, ma solo curioso di sapere perché tu e altri la pensiate così.

Il mio modello di ragionamento nelll'analizzare il nostro presidente è semplice: rasoio di Ockham, partiamo dalla spiegazione più semplice.

L'Italia è entrata in crisi. La crisi è dovuta all'azione o inazione di diverse persone, per cui facciamo reverse engineering: cosa ho fatto io e cosa hanno fatto altre persone per evitare la crisi. Napolitano è il primo cittadino d'Italia, per cui era in una posizione di grande responsabilità, in cui poteva cercare di contrastare la crisi con più risultati di quanti potessimo averne io o te o molti altri. Per cui mi chiedo per prima cosa se abbia capito le cose per tempo e fatto tutto quello che poteva il prima possibile. Poi mi chiedo, quali sono i suoi contributi che ne fanno un presidente migliore di altri che abbiamo avuto, sia in termini di risultati concreti che di esempio e ispirazione per il paese.

Ovviamente le cause della crisi sono più vecchie di 5 anni. Supponiamo per semplicità di limitarci agli ultimi 20 anni, col passaggio dalla prima alla seconda repubblica. Ecco anche in questo scenario Napolitano poteva fare qualcosa, se ci pensi è stato deputato, eurodeputato, ministro dell'interno, presidente della Camera e senatore a vita. Insomma è stato completamente organico ai vertici della classe politica che ha governato l'Italia negli ultimi 20 anni e ci ha condotto alla crisi. Di nuovo, ha fatto tutto quello che poteva per evitare il punto in cui siamo adesso? Ha almeno visto che stavamo andando in quella direzione e ha provato ad avvertire colleghi e Italiani, lui che era nella posizione di farlo?

ciao Michele (Rozzi, onde evitare fraintendimenti... :) ),

nonostante quanto tu dici sia vero, Napolitano é stato parte integrante e apicale della politica non solo degli ultimi 5 anni, ma direi piuttosto degli ultimi 50, consentimi di dissentire dalle tue argomentazioni. La differenza cruciale tra quanto accaduto nel 2010 e nel 2011 era la consistenza della maggioranza parlamentare, che nel 2010 ancora c'era, ancorché assai arruffata, mentre nel 2011 si é finalmente disciolta.

Il Presidente della Repubblica non ha il ruolo di sciogliere le Camere o di cambiare Governo, egli subentra solo nel caso di crisi politica conclamata in Parlamento, e purtroppo ció é avvenuto nel 2011, e non nel 2010. Concordo con chi sostiene che un intervento invasivo nel 2010 avrebbe consegnato a Berlusconi un argomento politico da esiliato che avrebbe fatto una presa elettorale assai forte sulla ormai leggendaria "casalinga di voghera", e non solo. Finalmente, la parabola dello statista di Arcore é terminata in modo netto e chiaro a novembre 2011, dove la sua stessa e-maggioranza lo ha sostanzialmente defenestrato.

In quel contesto si che Napolitano é intervenuto in maniera sostanzialmente forte ma formalmente corretta, anche se certo la nomina di senatore a vita di Monti rimarrá una forzatura istituzionale di un certo peso. Quello che mi pare evidente é che Napolitano ci ha messo la faccia in modo chiaro con Monti, ordendo una trama che nessun partito politico di rilievo (a parte qualche scheggia urlante) ha potuto anche solo osare di contestare. Nell'Italia dei piagnistei e dei paroloni mi sembra un risultato non da poco. 

Infine, sul dibattito sul firmare/non firmare leggi di dubbia consistenza (per usare un eufemismo) anche qui si esula in parte dalle mansioni del Presidente della Repubblica, soprattutto laddove quelle leggi sono espressione di una maggioranza parlamentare numericamente solida, anche se qualitativamente assai deprecabile. 

napolitano nel 2010 forse avrebbe potuto far cadere berlusconi ma non era ancora opportuno farlo in quanto i numeri non lo condanavano ancora ed il rischio di avere un "cavaliere furioso" stile '94 era troppo alto. dopo un anno invece è riuscito ad estrometterlo senza colpo ferire e relegandolo definitivamente tra i perdenti della storia.

che poi ci sia andata di mezzo l'italia intera può essere trascurabile, poteva andare anche peggio con nuove elezioni ad esito altamente incerto.

La situazione si poteva ancora tamponare a dicembre del 2010 con una finanziaria seria. Un altro anno con Tremonti ministro e quattro o cinque  manovre hanno distrutto quel poco che restava. 

Di Pietro, ricordo che aveva chiesto chiarimenti sulla questione del signoraggio e la Banca d'Italia in un'interrogazione parlamentare l'estate scorsa, perché sollecitato da vari gruppi e associazioni di stampo complottista e di estrema destra (alla faccia dell'essere critico, obiettivo, non manipolabile e soprattutto informato).
Se questa è la linea del partito, ha fatto benissimo a lasciare.
L'IdV a volte affronta questioni importanti e tenta di mettere al corrente i cittadini, altre alcuni esponenti si lasciano travolgere dall'onda di populismo e demagogia a cui siamo spesso abituati in Italia, e fanno solo danno.
Con tutta franchezza, non ha nulla di diverso dagli altri partiti italiani, compresi individui oscuri e ambigui.

L'IdV è sempre stato un partito populista guidato da persone con limitate capacità intellettive.

Un partito che deve stilare una lista di quattro gatti da portare in Parlamento e sceglie Razzi e Scilipoti, dovrebbe sciogliersi immediatamente per manifesta incapacità (ma nell'acido!)

Capisco che per la lotta a BS andasse bene qualunque mezzo e capisco anche che l'offerta politica italiana è piuttosto imbarazzante, ma Sandro Trento avrebbe potuto accorgersene un po' prima...

Avevo proposto considerazioni simili qualche tempo fa, commentando il post di S. Brusco sulla politica dell'IDV.

La verità è che l'IDV ha scelto il populismo, probabilmente perchè si tratta della strada più consona al padre padrone del partito e alle sue corde intellettuali.

Sì, mi ricordo il tuo commento... sono abbastanza d'accordo anche se non so quanto sia una scelta consapevole.

Secondo me Di Pietro è proprio incapace di capire. E' il classico rappresentante di chi crede nelle scie chimiche, nei complotti internazionali demoplutogiudomassonici, nei generatori magnetici di energia infinita e gratuita, etc. Può fare solo danni.

Peccato, proprio mentre c'era più bisogno di persone come lei!

Di Pietro non solo ha fatto un'interrogazione sul signoraggio, ma si e' esisbito pure in una spericlata interrpgazione sulle scie chimiche.

Non e' che gia' da questo si poteva comprendere le tremende potenzialita' di questo personaggio e prenderne le distanze? E non sto a dire nulla sulla composizione delle sue liste elettorali, con personaggi del calibro di Scilipoti, che fin dal suo mestiere si capiva che personaggio fosse.

Dunque, Sandro Trento si è dimesso perché  imprenditori e artigiani della sua zona vogliono avere, nel 2012, una democrazia cristiana che rubi poco e li lasci in pace e l'Idv si è intestardito a voler fare l'Idv invece di trasformarsi in un pd(l) dal volto serio.

No, Sandro Trento ha detto che la gente non dà credito a quello che dice IDV, perché IDV parla di rinnovamento e di giovani ma poi i giovani li usa solo per facciata... e la gente (sul territorio) questo lo vede.
Detto da uno che dall'IDV se ne è andato per le stesse ragioni ma con meno visibilità.

Un partito che è piegato al volere del suo padre-padrone indiscutibile, che è presidente a vita per norma statutaria (fino a sua rinuncia) non puo' essere definito "liberale" da chiunque abbia un pizzico di sale in zucca o un minimo di cultura veramente liberale

Re: Liberale?

tizioc 1/2/2012 - 17:24

Un partito che è piegato al volere del suo padre-padrone indiscutibile, che è presidente a vita per norma statutaria (fino a sua rinuncia) non puo' essere definito "liberale" da chiunque abbia un pizzico di sale in zucca o un minimo di cultura veramente liberale

Perfettamente d'accordo.  Purtroppo questo dimostra anche che il 98% circa dei sedicenti "liberali" italiani sono terribilmente ignoranti o in mala fede.

liberale

floris 2/2/2012 - 00:29

Concordo. Ho votato IDV nel 2008, e in seguito gli interventi su questo blog di vari suoi esponenti mi hanno dato l' impressione di un' attenzione verso alcuni temi e un tentativo di modernizzazione del dibattito e della linea del partito. Mi aspettavo che partendo dalla fondamentale questione giustizia l' IDV crescesse e andasse a raccogliere l' elettorato in cerca di uno spiraglio liberale,scontento degli inconcludenti proclami e dell' affarismo di PDL e Lega, e del non ben definito socialqualunquismo ma forse no del PD.

Un elettorato che credo ancora esista, visto che il governo Monti che ha tentato qualche liberalizzazione non se la passa così male in quanto a consenso per quei provvedimenti.

Non è andata affatto così, e in effetti solo la presenza di un leader indiscutibile, forza iniziale e limite umano e culturale definitivo, doveva far capire che non sarebbe potuta andare diversamente.

ora a 8e1/2 il "punto di Pagliaro" è dedicato alla lettera di Sandro.

ieri mattina Michele è stato citato nientepopodimeno che da Matteo Salvini (QUI minuto 40) 

He's in St.Louis, Damn It!!

carissimo Sandro,

al suo posto avrei fatto la stessa cosa. Seguivo l'IDV ma da qualche settimana mi sono cancellato da tutte le loro newsletter, più o meno con le sue stesse motivazioni.

Non abbandoni la politica, abbiamo bisogno di uomini seri e coraggiosi come lei.

ciao

Vincenzo 

Visto 8,5 e conferma la citazione di nFa, mi piacerebbe però sapere il punto di vista della redazione su Renzi, i 100 punti non saranno di certo la soluzione a tutti i problemi dell'Italia ma mi sembrano un buon punto da cui partire

Re: Visto

tizioc 2/2/2012 - 09:33

I "100 punti" saranno anche corretti in sé ma sono banali dichiarazioni di intenti che spesso lasciano il tempo che trovano.  Per quanto riguarda Renzi, l'unico elemento di valutazione possibile è il track-record alla Provincia di Firenze e come sindaco della città.

Caro Trento,

nel mio piccolo, qui a Mestre, avevo aderito a IDV con le tue stesse speranze e proposte. C'ero anch'io a Vasto nel 2009 ed il clima era quello che hai descritto, di fiducia nella crescita di una forza laica e liberale. In quella occasione l'on. Donadi, che come sai è del Collegio di Venezia, aveva proposto, anche sulla base di un documento che avevo preparato, la privatizzazione del Casinò Municipale di Venezia. Inutile dirti che poi nulla è stato fatto a livello locale da IDV per sostenere questa proposta. Io me ne sono andato da tempo (rientrando nel PD da cui ero uscito, con ancora qualche piccola speranza che qualcosa possa cambiare), e vedo che anche per te è arrivato il momento. Confido solo che il tuo contributo di idee e proposte possa comunque essere raccolto dalle forze politiche più autenticamente progressiste.

accidenti..e ci ha messo cosi' tanto?E' da parecchio che mi chiedo come facesse Trento a stare in IDV...basta leggere e sentire quello che dicono Di Pietro e l'accozaglia di dirigenti politici di IDV...hanno messo a capo del dipartimento Lavoro l'ex o ancora comunista Zipponi e bastava leggere la pagina di IDV non da  oggi,per capire in quale casino si trova,dichiarandosi partito liberale ma di fatto non essendolo,cavalcando ogni sorta di protesta soprattutto non liberale,pur di accattare voti qua' e la'...ora che Berlusconi è caduto,speriamo almeno che questi buffoni che si reggevano solo sull'antiberlusconismo cadano pure loro..

Premetto che sono ancora un iscritto ad idv, di cui sono stato responsabile giovani provinciale e membro del coordinamento provinciale, e ancora nell' ormai lontano 2009 avevo organizzato con lei tramite un onorevole un incontro con i sindacati a cui purtroppo lei alla fine non è potuto presenziare, per dire che sono assolutamente vicino alle sue posizioni, ed è per le sue stesse motivazioni che mi sono dimesso a settembre 2011 da tutte le mie cariche locali in idv. Come lei ero entrato in idv perche ci vedevo un partito nuovo dove la legalità poteva essere un volano per il libero mercato e togliere dall'italia quell'opacità che la caretterizza.

purtroppo ho trovato molte persone valide a cui non è stato dato spazio di esprimersi favorendo invece con il tempo anche in idv la vecchia politica. Sono ancora iscritto per ora avendo comunque conosciuto molti giovani con idee a me vicine ma i comportamenti dgli ultimi mesi e i continui attacchi a napolitano e la difesa di certe posizioni (anche la contrarietà a monti) mi stanno piano piano allontanando dal partito che ritenevo la vera novità del panorama politico italiano.

Che la politica dell'IDV sia schizofrenica, personalistica e, a volte, demagogica, questo è indubbio.

Di contro, ci vuole coraggio a definire il miglior presidente che abbiamo avuto, uno che ha permesso, come tanti commenti che mi hanno preceduto hanno fatto notare, con la moral suasion di fare il più grande mercato delle vacche, con tutto il rispetto per le bestie, della Repubblica Italiana.

O migliore presidente uno che, a differenza dei predecessori, ha firmato, senza fiatare, tutte le porcherie del miglior presidente del consiglio della Storia d'Italia, salvo essere smentito dagli interventi della Corte Costituzionale.

O migliore presidente uno che sta permettendo di rifarsi una verginità ed, eventualmente riprendere consensi, al partito degli onesti e dell'amore, continuando, di fatto e per quello che interessa loro, a governare: nomina di sottosegretari improbabili (Polillo, Martone e via elencando), nomine minzoliniane alla RAI, conferma di tutti i burocrati che sono stati il telaio di una macchina che ha fatto tabula rasa del senso dello stato e, persino, del minimo senso civico (due nomi su tutti, Augusta Iannini e la sorella di Alemanno). Potrei continuare all'infinito.

Quanto al merito del governo economico di Monti, vedo che tutto il gotha degli economisti non ha alcun dubbio sulla sua azione.

Io, a differenza vostra, qualche dubbio l'avrei, pur precisando che un grosso passo avanti è stato fatto rispetto al clown internazionale sostituito, del resto anche il mio panettiere avrebbe fatto meglio degli improbabili componenti del precedente governo.

Ovvero, primo, applicare la dottrina economica restrittiva, nel senso classico del termine, potrebbe, nel giro di qualche anno, risanare l'Italia, ma lasciare gli Italiani nella povertà assoluta.

Secondo, tassando, indifferentemente, con IMU, basse pensioni, IVA, ecc., per non toccare i fili dell'alta tensione di banche, dell'Arcoriano e caste varie, amplifica quanto al detto punto primo.

A voi (compreso i sapienti ed arroganti Boldrin, Bisin, ecc.) non passa per la mente che, come insegna la crisi mondiale, non sta funzionando la ricetta liberista, così come quella demagoga dei socialisti de noantri (Vendola, Rifondazione e, in parte il suo Di Pietro)? Bisogna essere cauti ed adattare con rigore, senso di responsabilità e proporzionalità, le ricette economiche. Non mi sembra che ciò sia avvenuto, se non in modo limitato.

Comunque, non cerchi nobili alibi (i presidenti superman), che nobili non sono, per staccarsi, legittimamente, dai demagoghi dipietristi.

Da noi, in Sicilia, si dice che il migliore ha la rogna.

Distinti saluti Francesco Laudani Fichera

Partecipo al lutto del sig. Trento, ma non posso non notare che la strada era già stata indicata nel 2010 (2009 ?), quando il molisano cominciò la raccolta delle firme per i famigerati 2 referenda, per di più qualificandoli falsamente come "referendum sull' acqua pubblica" (non mi sembra che questo sia stato rilevato, più sopra: perchè ?) . Hoc sufficit, avrebbe detto Cicerone. Per quanto riguarda Napolitano: il migliore capo di stato ? Beh, nel paese di Sciaboletta il benchmark è modesto, ma ccmunque parli come badi.

di fare questo sondaggio

Linkiesta presenta il primo sondaggio di opinione metodologicamente rigoroso proposto da un quotidiano online, curato da Luca Ricolfi e Barbara Loera. Dalla politica all’economia, l’obiettivo è tastare il polso dei molti italiani che accedono alla rete. Come valuti l’operato del governo Monti? Quali partiti saresti pronto a considerare se si votasse domani? E su quale partito cadrebbe la tua preferenza?

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/node#ixzz1mQsCa300

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