QE o non QE? Ovvero, l'inutile dilemma.

26 gennaio 2015 michele boldrin

Riflessioni sul Quantitative Easing (QE) della BCE. Per una breve e non tecnica descrizione di che cosa sia il QE annunciato la settimana scorsa rimando alle schede del Corsera. Riassunto della mia conclusione: chi spera che il QE riporterà l'Europa sul sentiero della crescita economica duratura si illude. Rebus sic stantibus non mi aspetto neanche la breve fiammata che la "Abenomics" generò a suo tempo in Giappone. È una mossa politica, utile a gestire il trio Iglesias-Renzi-Tsipras durante il 2015-2016, oltre che a tentare, una volta ancora, di forzare le oramai inqualificabili elite politiche di buona parte dell'area Euro ad ammettere le loro responsabilità in questa stagnazione infinita. La cagnara mediatica della scorsa settimana ha, anch'essa, puri fini politici: creare le condizioni perché i paesi europei ricomincino a indebitarsi a go-go e si scordino persino di parlare di riforme. E questo temo sia il rischio peggiore.

La mossa della BCE era, a questo punto, quasi obbligata, vista la pressione politica montante e l'evolversi della situazione politica in Spagna, Italia, Francia e Grecia.

Così facendo la BCE, da un lato, cerca di allentare la pressione che svariati governi (l'italiano in primis) vanno facendo da tempo su di essa perché compia l'impossibile miracolo di far "ripartire la crescita" in assenza di radicali riforme strutturali nei vari paesi e, dall'altro, mette prospetticamente in scacco proprio i governi che il QE sono andati richiedendo con maggior forza. Fra un anno o due, quando la crescità non sarà ripartita, questi non potranno più dire "colpa della BCE che non fa quello che la Fed fa in America". Che poi si arrivi ad un redde rationem e le riforme si comincino a fare per davvero non mi sento proprio di sperarlo, pur augurandomelo.

Riassunte così le mie conclusioni, provo ad argomentare brevemente come e perché giungo alle medesime. Poiché l'esperienza USA viene additata da tutti come il modello da seguire, ecco qui e qua i grafici essenziali. Chi avesse bisogno di maggiori dati può trovarli agevolmente su FRED.

1) Effetto sui tassi d'interesse.

L'esperienza USA mostra che, fatto salvo il periodo iniziale di QE1, i tassi d'interesse (sia sui bond corporate, che sui mutui immobiliari, che sul bond decennale del Governo federale) non sono diminuiti durante i periodi di QE in modo maggiore o più rapido che durante il resto dei sei anni 2008-2014. Anzi, alla fine di QE3 tutte e tre queste classi di tassi d'interesse erano abbastanza superiori di quanto fossero nel 2012. La discesa recente è iniziata ad annuncio di chiusura del QE3 e continuata dopo la sua fine. A questo fatto occorre aggiungerne un secondo: i tassi d'interesse sul debito pubblico europeo sono, con l'eccezione di Grecia e Portogallo, tutti inferiori a quelli dei titoli USA di maturità analoga. In particolare, i tassi sul debito pubblico dei quattro maggiori paesi Euro (Francia, Germania, Italia e Spagna) sono tutti sostanzialmente più bassi di quelli USA. Il che, sia detto e ricordato, spiega abbondantemente perché durante l'ultimo anno l'Euro si sia deprezzato senza bisogno di alcun QE europeo ed in presenza, invece, del QE americano: rendimento sicuro per rendimento sicuro, anche 50-150 punti base di rendimento addizionale attirano capitali! Cos'altro possa ottenere un QE europeo dopo la chiusura di quello USA mi sfugge.

Al più ritarderà (come io mi auguro, ma questo è un altro discorso ed è alquanto più complicato) la spinta al rialzo dei tassi USA da parte della Fed: se il dollaro continua ad apprezzarsi rispetto all'euro, l'industria USA aumenterà la pressione perché i tassi da questo lato dell'Atlantico non crescano. Questa per me cosa buona e giusta perché, se dovessero crescere rapidamente, rischieremmo di assistere all'ennesima crisi finanziaria. Ma, ripeto, questo è un altro e più delicato argomento.

Questa differenza fra i tassi USA e quelli europei, ovviamente, si deve in buona parte al fatto che il tasso d'inflazione nell'area Euro è sostanzialmente minore di quello USA e le prospettive di rendimento reale sugli investimenti europei rimangono (per ragioni strutturali) ben peggiori di quelli USA ma, ricordiamoci, lo zero nominal lower bound (cioé il fatto che i tassi di interessi nominali non possono diventare negativi) vale anche per i tassi d'interesse sulle obbligazioni. In altre parole: se uno guarda ai dati attuali ed all'esperienza USA l'effetto sui tassi medi d'interesse sarà piccolo, molto piccolo. 

Infine, sia detto e ricordato anche questo, tutta l'esperienza a disposizione (oltre che la teoria economica) insegnano che puoi ridurre fin che vuoi i tassi sul debito pubblico: se le prospettive di rendimento sugli investimenti privati sono deboli, ed il rischio di credito bancario permane, per quanta liquidità la BCE metta loro in cassaforte comprandone i titoli in portafoglio, banche scarsamente capitalizzate non correranno di certo a prestare ad aziende con povere prospettive di profitti. In altre parole: ciò che conta sono i rendimenti attesi sugli investimenti privati e questi migliorano se e solo se cambia la produttività, l'innovazione e l'efficienza dell'economia reale oltre che, ovviamente, la capitalizzazione del sistema bancario. Nessuno di questi fattori potrà essere influenzato in modo significativo dal QE della BCE. Dopodiché ognuno può farsi tutte le fantasie che vuole sull'elasticità della domanda/offerta di credito privato ai tassi d'interesse, ma fantasie sono e fantasie rimangono.

2) Effetto sui portafogli delle banche

A mio avviso l'unico effetto leggermente "positivo" (virgolettato d'obbligo) che il QE del FRB ha avuto sull'economia USA è stato quello di finanziare surretiziamente la ricapitalizzazione del sistema bancario. Brutalmente, anche dopo il TARP ed i grandi acquisti degli anni 2009-2011 le banche USA avevano grandi quantità di titoli dubbiosi in pancia. I due QE seguenti sono stati molto utili a ridurne la consistenza, se non ad eliminarla. Questa operazione ha "sanato", almeno parzialmente, lo stato patrimoniale del sistema bancario USA. Che abbia poi aperto le porte ad altre potenziali bolle è probabilmente vero ma, di nuovo, questo argomento ci porterebbe lontani dal QE europeo quindi lo tralascio dopo averlo notato.

La domanda rilevante è la seguente: è possibile che il QE della BCE abbia un effetto analogo sul sistema bancario europeo? In parte ovviamente sì ma, francamente, credo sarà molto più limitato. Da un lato perché avviene in ritardo: se la BCE voleva "risanare" il sistema bancario europeo, specialmente quello del Sud Europa, usando il metodo Fed sarebbe stato molto utile cominciare anni fa, ora la situazione è piuttosto incancrenita e, soprattutto, le banche molto deboli sembrano concentrarsi nei paesi mediterranei (io includo sempre la Francia fra questi) e ciò richiederebbe un QE "discriminante" che privilegiasse le banche di alcuni paesi rispetto a quelle di altri. Dubito che i tedeschi sarebbero molto favorevoli ad una tale operazione che violerebbe comunque i parametri di proporzionalità a cui il QE della BCE deve attenersi. Insomma, forse gli acquisti della BCE potranno lentamente aiutare a migliorare lo stato patrimoniale di alcune grandi banche (trasferendo, peraltro, i loro rischi alla BCE stessa) ma dubito che questo effetto possa essere determinante. Questo è particolarmente vero, di nuovo, per i paesi mediterranei: qui le sofferenze delle banche tendono ad essere concentrate nel credito diretto alle piccole e medie imprese e, se non ho capito male, questi crediti non sono "securitized" né possono diventarlo facilmente. Questo implica che molto difficilmente potranno essere venduti alla BCE per liberare, tanto per non far nomi, Banca Intesa o Unicredit dal peso dei loro incagli verso la PMI italiana.

3) Effetto sul tasso d'inflazione

Cos'è successo all'inflazione USA durante i periodi dei tre QE? La risposta breve è "nulla". Quella lunga ricorda la temporanea caduta all'incipit della crisi ed il successivo rimbalzo, nel mezzo del 2009, in una banda compresa tra l'1 ed il 3 per cento con un chiaro ridursi del tasso d'inflazione ad una media prossima all'1,5% durante il periodo di QE3. C'è ragione che il QE della BCE ottenga un effetto molto diverso, alla luce dei trend mondiali e delle dinamiche europee in atto? Lo dubito, per almeno un paio di ragioni.

L'idea balzana secondo cui siamo in deflazione perché manca la domanda non tiene: l'inflazione è bassa anche negli USA o in Svizzera (per dire solo le due più ovvie) dove la domanda c'è e dove i capitali arrivano a valanga. Di nuovo, mettermi a teorizzare sulle ragioni strutturali della deflazione mondiale mi porterebbe lontano e - perché non ammetterlo? - nemmeno ho una teoria soddisfacente (su questo blog se ne è parlato brevemente qui e qui). Ma non avere una spiegazione chiara di un fenomeno (come non ce l'ho io nemmeno ce l'hanno alla Fed o alla BCE, credetemi) implica starsene buoni, studiare e non fare mosse azzardate. L'idea che 60 miliardi al mese di liquidità addizionale a stati e banche dell'intero sistema Euro possa fare la differenza è assolutamente balzana, appunto. 

L'inflazione viene quando famiglie ed imprese spendono soldi, ricevuti a credito o via trasferimenti, senza che a fronte vi sia una crescita della produzione di beni e servizi. Ora, a parte il fatto che in teoria il QE dovrebbe servire per far ripartire la produzione di beni e servizi, gli argomenti illustrati prima fanno dubitare che questa liquidità addizionale passi rapidamente da banche e governi a famiglie ed imprese. A meno che ... a meno che qualche governo buontempone non decida di lanciarsi in operazioni di spesa pubblica a go-go utilizzando tale liquidità ed aumentando fuori misura il proprio debito per fare trasferimenti. Ma, lasciando da parte il fatto che questo sarebbe comunque dannoso perché poi i debiti ti rimangono in groppa, dubito che il QE sia il preludio ad un grande allentamento dei vincoli di deficit comunitari. Con buona pace di Francesco Giavazzi e Guido Tabellini che, se non ho letto male, invece invocano proprio questo sulla base di un modellino implicito (quello cosiddetto "neokeynesiano") che sta facendo fallimento da almeno un decennio, nonostante la "macroeconomia ufficiale" continui insistentemente ad usarlo.

L'argomento di FG e GT è il seguente: il QE ha effetti reali positivi solo in presenza di politiche fiscali espansive. Mi piacerebbe proprio capire da quali dati essi abbiano potuto trarre tale conclusione - il "modello teorico", quello lo conosco e non regge proprio. Veniamo ai dati ed alla storia. Al momento abbiamo solo un esempio di QE, quello USA, il quale ha avuto tre fasi. La prima, di emergenza subito dopo la parte più acuta della crisi, venne praticata di fatto anche dalla BCE la quale, con il ritornare della normalità in una parte sostanziale del sistema finanziario europeo, ridusse di nuovo il suo portafoglio. La seconda (a cavallo del 2011) fu poca cosa e la terza, che durò dal quarto trimestre 2012 al medesimo del 2014, è stata forse quella più sostanziale (ha aumentato il portafoglio della Fed di circa 1500 miliardi di USD) ed è, in un certo senso, il "modello" per l'intervento annunciato la settimana scorsa dalla BCE. Bene, fatta eccezione per il 2009, durante questi anni la politica fiscale USA è stata molto poco "espansiva": il deficit federale USA si è ridotto continuamente (per un ammontare totale di quasi 1000 miliardi di USD) tra il 2009 ed il 2014, ritornando a valori inferiori a quelli pre-crisi! Se si considerano poi altre misure di spesa pubblica, che includano la spesa dei 50 stati e di altre agenzie, la contrazione è ancora maggiore. Di nuovo, non è questo il luogo per entrare nei dettagli (ma occorrerà farlo perché il mito della grande spesa pubblica USA che traina la crescita tale è, un mito) ma secondo i criteri standard il settore pubblico è stato molto più "espansivo" nell'area Euro durante gli ultimi 6 anni che non negli USA.

Rimane poi sempre la grande domanda, che si collega appunto al fallimento di fatto del modellino di cui sopra, ossia: a cosa dovrebbe servire, poi, questa inflazione addizionale? A risalire la curva di Phillips?

4) Effetto sui mercati finanziari e sui corsi dei titoli.

Non vi è dubbio che, dipendentemente da come la BCE sceglierà i titoli da comprare e da come articolerà il suo intervento sui mercati, l'impatto potrebbe essere sostanziale. Così è stato il caso negli USA ed è banale osservare che i QE americani sono stati una manna per il sistema finanziario in generale e per le banche più mal ridotte in particolare. Questo ha senz'altro finanziato una parte della sostanziale crescita nei valori azionari degli ultimi anni (oltre ai grandi investimenti in fracking e tech companies) ma che questo si sia direttamente trasformato in crescita reale e posti di lavoro produttivi è ben lungi dall'essere dimostrato. Succederà qualcosa di simile in Europa? Non lo so e non mi voglio arrischiare né a predirlo né a negarlo ma, francamente, lo dubito soprattutto perché il mercato azionario e corporate europeo è altra cosa da quello USA e reagisce molto meno alla disponibilità di liquidità bancaria.

Ad ogni buon conto, se qualcuno mi chiedesse quale possa essere l'effetto più evidente del QE della BCE scommetterei su una crescita dei corsi azionari e delle obbligazioni europee oltre che, con i caveat enunciati sopra, una ripresa della spesa pubblica a debito nei paesi mediterranei, Italia in testa. Che questi due probabili effetti siano ciò di cui abbiamo bisogno per mettere fine all'eterna recessione europea mi permetto, oggi come dieci o venti anni fa, di dubitarlo.

62 commenti (espandi tutti)

Che il QE, così architettato, sia un enorme (e ulteriore cessione al ricatto implicito alla concessione..scusate il gioco di parole) favore alla Germania che vedrà i suoi bond a rendimento negativo apprezzarsi ulteriormente (vista anche l'intenzione dell'agenzia del debito tedesca di cancellare per l'anno in corso 18miliardi netti di bond 5-30anni riducend drasticamente le emissioni - fonte report RBS http://think-beyondtheobvious.com/wp-content/uploads/2015/01/Rates_Europ...)

?

L'effetto politico è anche aver dimostrato una volta per tutte che la BCE è indipendente non solo dalla politica,ma anche dalla Bundesbank.

sul lato tecnico aggiungo che ridurre la quantità di titoli pubblici presenti nelle banche è un'ottima cosa visto che era una delle cause del panico 2011-2012.

Non è detto., o almeno si dovrà esser cauti.

[ la BCE ] ...acquisterà infatti solo debito con investment grade. Di conseguenza, se il debito pubblico italiano viene declassato anche di una sola tacca, non potrà essere acquistato dalla BCE.

 

....'argomento di FG e GT e' il seguente: il QE ha effetti reali positivi solo in presenza di politiche fiscali espansive. Mi piacerebbe proprio capire da quali dati essi abbiano potuto trarre tale conclusione...il deficit federale USA si e' ridotto continuamente (per un ammontare totale di quasi 1000 miliardi di USD) tra il 2009 ed il 2014! Se si considerano poi altre misure di spesa pubblica, che includano la spesa dei 50 stati e di altre agenzie, la contrazione e' ancora maggiore. Di nuovo, non e' questo il luogo per entrare nei dettagli (ma occorrera' farlo perche' il mito della grande spesa pubblica USA che traina la crescita tale e', un mito) ma secondo i criteri standard il settore pubblico e' stato molto piu' "espansivo" nell'area Euro durante gli ultimi 6 anni che non negli USA....

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..A fronte di un PIL di 14mila miliardi nel 2009 il deficit federale USA è esploso a 1,4 trilioni nel 2009, di 1,294 trilioni nel 2010, di 1,299 trilioni nel 2011, di 1,086 trilioni nel 2012. In quattro anni l'America ha accumulato deficit pubblici di quasi 5mila miliardi di dollari, con deficit federali pari tra il 10 e l'8% del PIL. Non lo so, se questa non è stata una politica di bilancio pubblico espansiva...bisognerà cambiare il dizionario.

In Eurozona nello stesso periodo i deficit pubblici sono rimasti in media intorno al 5% del PIL, cioè circa la metà che in USA (e UK).

La contrazione del deficit USA è arrivata di colpo solo dal 2013 e ora è sceso bruscamente sui 500 mld e qui si può fare giustamente un discorso sul fatto che il PIL USA non ha rallentato affatto (c'è stato un boom di spesa per shale gas e di prestiti auto...). Ma perchè negare l'ovvio, che gli USA hanno tenuto deficit pubblici di 5mila miliardi cumulativamente dal 2009 al 2012 ? E in Italia come noto abbiamo aumentato le tasse e tenuto i deficit pubblici intorno al 3%. Cumulativamente nel 2009-2014 in Italia siamo stati sui 200 mld di euro di deficit, loro sui 5,000 mld di dollari, lo so che l'economia è 6 volte la nostra e l'euro valeva di più, ma anche proporzionalmente sono stati almeno TRE VOLTE MAGGIORI lo stesso di noi come "stimolo fiscale". Se noi avessimo seguito la ricetta USA (o inglese) avremmo risposto alla crisi con qualcosa come 600 mld di deficit invece che 200 mld in quattro anni ad esempio. Bisogna parlare in miliardi invece che in percentuali per capirsi. Come si fa a dire che se avessimo ad esempio pagato 400 miliardi di tasse in meno dal 2009 al 2012 (visto che da noi l'austerità è stata quasi tutta sul lato tasse) l'economia non avrebbe avuto effetti positivi ? 

Penso sia sfiducia nel sistema produttivo italiano, ossia nella capacita' di trasformare il credito in qualcosa di utile per crescere stabilente. Semplificando brutalmente, gli investimenti produttivi se sussistono i fondamentali si fanno a prescindere, non sono un po' di tasse in piu' o in meno o un minimo aggiustamento dei tassi a farti cambiare idea, queste cose servono solo a chi sta al margine, e stare al margine piaccia o non piaccia significa che non si sta facendo qualcosa di sufficientemente produttivo. Certo evitare di far chiudere questi ultimi e' cosa buona e giusta, ma bisogna anche domandarsi se farlo a colpi di deficit sia sostenibile sul lungo e se possa realmente portare ad un nuovo equilibrio stabile (quello piu' alto si spera).
Quindi il punto sta sempre sui "fondamentali", essere espansivi senza aggiustare i fondamentali porta a nulla (a meno di botte di culo estreme per cui il credito si incanali in un qualche "sentiero virtuoso" nonostante le sfavorevoli condizioni al contorno), quindi per forza bdi cose isogna prima pensare a quest'ultimi, e una volta sistemati i fondamentali.. beh, ci sara' da chiedersi se siano ancora necessarie azioni espansive di questo tipo.

Secondo dati OECD il deficit tra il 2007 e il 2009 negli USA è passato dal 3,6% al 12,7% del Pil e in Grecia dal 6,8% al 15,8%. Dal 2010 inizia a calare sia in America che nel paese ellenico e nel 2012 entrambi sono intorno al 9% del Pil (http://data.oecd.org/gga/general-government-deficit.htm). O si può parlare di austerity in entrambi i paesi, oppure in nessuno dei due.

Allora

michele boldrin 26/1/2015 - 18:38

per discutere seriamente occorre cercare di mettersi d'accordo su cosa si discute. Andiamo allora per ordine, partendo dalla fine del commento.

1) Che mi si rimproveri di non voler ridurre le tasse e' forse un po' troppo, no? Ho fondato un partito e dedicato quasi due anni della mia vita per cercare di ridurre l'imposizione di un 6% del PIL, almeno ...  Quindi, atteniamoci al tema sollevato nel mio post: che io sappia non vi e' stata alcuna riduzione del carico fiscale negli USA dal 2008 ad oggi. E questo, per me, chiude l'argomento tasse la cui riduzione fa sempre bene ma NON a causa del moltiplicatore (come il ragionamento che critico invece implica) e condizionatamente a riduzioni contemporanee o perlomeno veramente certe della spesa pubblica. 

2) Nel paragrafo criticato io faccio due cose. Da un lato critico l'articolo di G&T - il quale, mi son dimenticato di dirlo ma approfitto di questo commento per rilevarlo, insiste sull'idea balzana che l'area euro dovrebbe all'improvviso diventare un'unione fiscale, ossia uno stato, per mezzo della politica monetaria della BCE che fa risk-sharing del debito pubblico di ogni paese membro ... Errare, come fecero i due miei amici assieme a tanti altri all'inizio degli anni '90 pensando che l'euro avrebbe creato l'Europa politica e fiscale, e' umano. Ma perseverare nel medesimo errore concettuale auspicando ulteriori fughe in avanti 20 e passa anni dopo mi sembra decisamente un po' troppo - critico l'articolo di G&T, dicevo, perche' sostiene che l'effetto positivo del QE avviene solo via leva fiscale e moltiplicatore che farebbero cosi' crescere il PIL. L'articolo va letto con attenzione, ma questo dice (che gli spread possano abbassarsi molto ancora, visto dove sono arrivati, non so come possa loro venire in mente): che [QE+(politica fiscale espansiva)] => crescita GNP via moltiplicatore => debito diventa meno rischioso perche' piu' sostenibile.  Dall'altro, siccome sostengono che questa catena causale e' confermata dall'esperienza e siccome l'unica esperienza e' quella USA (si', c'e' anche la fallimentare esperienza giapponese che dura da 20 anni ... vogliamo usare quella? :)) io guardo ai dati USA.

3) Veniamo quindi alla questione del deficit USA. Ovviamente e' esploso nel 2009, come esplosero lo spagnolo, l'irlandese e quelli di svariati altri paesi europei che si trovarono a fronteggiare l'esplosione della bolla immobiliare ed il tracollo di una fetta sostanziale del loro sistema finanziario. Oltre ad una forte riduzione del gettito fiscale a causa della recessione. Da questo punto di vista il comportamento USA e quello europeo non sono stati per nulla diversi e citare una "media europea del 5% nel periodo" e' irrilevante, non contiene alcuna informazione sulle politiche fiscali specifiche di paesi diversi in circostanze ed anni diversi. A meno che non si abbia in mente la "austerita'" (si fa per dire) italiana e non si voglia argomentare che sarebbe stato meglio se nel 2009 e magari anche nel 2010 il governo Berlusconi avesse deciso di far esplodere il deficit italiano per "fare come in Spagna" pur in assenza di un'esplosione della bolla immobiliare e di una crisi (esplicita, che quella sotterranea c'era) delle banche ... E' questo l'auspicio?

4) Il "modello" (si fa per dire) di chi continua ad insistere che occorre maggior spesa pubblica in deficit per rilanciare l'economia "come hanno fatto negli USA" si basa, appunto, sul moltiplicatore della spesa. G&T stanno attenti nel loro articolo a non essere cosi' orrendamente naive e fanno anche cenno ad una riduzione del carico fiscale ma quell'articolo (come svariati altri che non ho avuto la pazienza di citare) auspica che si facciano deficit addizionali.

5) La dinamica del deficit USA, mi dispiace, e' quella che ho detto: riduzione dei valori ASSOLUTI anno dopo anno dal 2009 in poi. Mai scritto che la riduzione sia stata omogenea e, certamente, nel 2013 e 2014 e' aumentata. So what? Ricordiamoci che son calati i valori assoluti in un paese in cui, in ogni caso, non solo cresceva il PIL nominale ma crescevano i prezzi di poco meno del 2% in media. I valori reali sono quindi calati ad un ritmo almeno del 2% ...

6) La dinamica della spesa pubblica USA, federale e non, e' ancora piu' convincente. In questo sito ci si puo' divertire a guardare i dettagli dei dati sia per tipo di spesa che in ordine temporale.  La morale e' semplicissima: la spesa pubblica USA e' costante in valore nominale totale da circa 5 anni. Poiche' la popolazione USA, al contrario di quella europea, cresce, questo implica che la spesa pubblica nominale per capita si e' ridotta. E questo a fronte di una crescita del PIL nominale compresa fra il +4% ed il +5% all'anno ... 

Dinamica del deficit

E dinamica della spesa

Mi pare che una gran parte del deficit sia dovuto al costo delle guerre (Iraq, termiata nel 2011 e Afghanistan, in corso) e quindi (non so se accettate la provocazione) ad un investimento geo-politico. Poi si vedrà se come ogni investimento è andato bene o male. Il deficit dei PIGS in europa invece mi pare legato alla spesa gestionale corrente, in buona parte clientelare.

... infatti. 

concordo inoltre da qualche parte nel deficit dovrebbero esserci i 700 mld di TARP o sbaglio ?

@floris

Sig.Ernesto 26/1/2015 - 13:48

Osservazione acuta..che implica:

a fronte di uno scenario incerto (efficacia QE) sappiamo, con certezza, chi ne trarrà guadagno.

E' la Germania, sempre lei...incline ad utilizzare pervicacemente la strategia del massimo rendendo sempre più improbabile quel punto di equilibrio auspicabile in una "unione".

Lo trovo deprimente.

Una cosa che non ho capito (anche se in parte off-topic, in quanto esula dai punti discussi dal Prof. Boldrin) è la seguente. Il rischio di questa operazione viene in buona parte scaricato sulle banche centrali nazionali, giusto? Se (come mi pare di aver capito, ma non ne sono sicuro) la banca di ogni paese X si troverà in pancia l'80% dei titoli del medesimo paese X acquistati attraverso il QE, ciò non aumenterà la quota del debito sovrano di ciascun paese detenuta da attori domestici?
Se questo è vero, ciò non potrebbe avere anche la funzione di rendere meno "sistemico" l'effetto prodotto da evntuali default/ristrutturazioni e dunque anche rendere relativamente meno acuti i potenziali danni di eventuali uscite dall'euro?
Spero di non aver detto bestialità. 

Se (come mi pare di aver capito, ma non ne sono sicuro) la banca di ogni paese X si troverà in pancia l'80% dei titoli del medesimo paese X acquistati attraverso il QE, ciò non aumenterà la quota del debito sovrano di ciascun paese detenuta da attori domestici?

solo se la quota domestica iniziale è sotto l'80%, ovvio.  poi potrebbero essere acquistati un massimo di 150 bln di titoli italiani e vista   la dimensione del debito, la riallocazione non sarà decisiva.

 

potrebbe avere anche la funzione di rendere meno "sistemico" l'effetto prodotto da evntuali default/ristrutturazioni e dunque anche rendere relativamente meno acuti i potenziali danni di eventuali uscite dall'euro?

beh, detto in altro modo suona molto peggio: rende più facile la dissoluzione della costruzione comunitaria. i danni, eventualmente ridotti, poi non si ripartirebbero in egual misura fra i divorziandi, ma il vaso di coccio rischia di più.

in altro ambito, la cosiddetta balcanizzazione del credito, cioè banche e buoi dei paesi tuoi, non è ritenuta affatto positiva, riduce la concorrenza.

 

Ok, grazie. Sulla seconda parte: intendevo (anche) quello - non volevo affatto dare una connotazione positiva o negativa della scelta "balcanizzante".

Concordo

michele boldrin 26/1/2015 - 21:00

e concordo anche con il fatto che questo aspetto sia parte delle "misure autoprotettive" che i tedeschi, gli olandesi ed altri paesi del nord hanno richiesto.

Faccio fatica a dare loro torto: stanno in un club dove, insulti a parte, si continua a chiedere loro soldi a prestito per finanziare le spese allegre e la vita comoda di un gruppo di altri membri che non solo non intende mai fare i propri doveri ma che minaccia ogni due per due di andarsene gettando tutto all'aria e dimenticandosi dei debiti contratti, che sono enormi ... 

Non ci siamo proprio. Non mi sembra difficile da capire.

Senza scomodare Sen, Spinelli ed altri economisti (la mia laurea e' in ingegneria elettronica, prima di avere fatto Stanford + phd Imperial). Meglio proposta Bruegel: http://www.bruegel.org/publications/publication-detail/publication/403-t...

1) order of magnitude. gia' il solo ESM= Germany (27.1 per cento), Francia (20.4 per cento), Italy (17.9 per cent) e Spagna (11.9 per cent). Se Spagna o Italia vanno sotto, Francia e Germania vanno sotto.la Francia e' messa male. Molto male.

Germania= garanzia a supporto delle EFSF €211bn (£182bn). Se l' ESM presta a pieno regime, la Germania ha liabilities per €280bn (piu' esposizione indiretta  ECB and Target2),

germania= se contiamo le 'unfunded social security liabilities arriviamo ad un debt/GDP del 190%. Ci sono studi in lingua Tedesca che lo certificano. Qualcuno mi stima impatto su Germania in caso di un  default? 800 billion? 1 trillion?

Lo capiamo? Non mi sembra difficile...effetto sul tasso di inflazione??? defazione??? Phillips curve? ma di COSA parliamo? parliamo di integrazione stealth, che richiedera' una generazione (qui ci sono libri di storia a certificarlo)...

Coinvolgere anche il Prof. ZINGALES? Per fortuna non pago, per leggere...

bannatemi pure....but this stuff is ridiculous.

CHI paga e PER farecosa? Capiamo prima questo, come sta cercando di fare la Corte Costituzionale Tedesca...

Bonne chance

secondo me sei o da ricoverare o da ignorare visto non solo il tono ma il contenuto incoerente delle tue affermazioni.

Siccome alla prima meglio ci pensino i tuoi cari, io scelgo la seconda. 

 davvero, mi scuso. Ma non vedo i reali 'next steps'., che Lei peraltro tocca (v. infra) Senza circumnavigare concetti di vertiginosa, quanto astratta, perfezione, e' quanto LEi scrive sotto. Meglio sarebbe parlare di R&D, di sistema formativo, per cui, say, se un Greco perde il lavoro in Grecia si ricolloca in Svizzera o Francia (quanto accade in US...caro Professore, per cui se si perde lavoro in Florida si puo' tentare la sorte a NY, come molto meglio di me sa..) Sotto altro profilo, come sapra', peraltro, le US expenditures per R&d sono.. four times greater than say China. In Italia? Europa? 

Mi interessa di piu' il carry trade delle Banche Italiane, e lo scarsissimo R&D. A voglia venderne di padelle e mozzarella. Di quale ripresa parliamo? droni? robotica?

Condivido in toto il contenuto, ossia che il QE non serve a nulla, nell'ircocervo Europa (qualunque cosa essa sia). Ma parliamo appunto di ircocervi, caro Professore, non di next steps. (e net present value...). quindi, che COSA, si aspetta che scriva? Che condivido IN TOTO? Condivido in toto quanto Lei scrive (e che gia' sapevo, peraltro). Avrei forse aggiunto che il third arrow di Abenomics non funziona...chissa' come mai. E che in Italia ci sono barriere all'ingresso mostruose (e monopoli televisivi. tema correlato).

Sa cosa scrivo, pro-vocatoriamente, invece? che le garanzie 'crucche' a supporto dell'ESM sono pari a 190 billion eur, a fronte di circa 2.5 trillion euros GDP. E che la private wealth (household assets) Tedesca e' pari a circa 4.7 trillion euros ( lower-than-expected median net wealth within the eurozone). Oltre al fatto che hanno una struttura demografica pessima.

Se aggiungiamo le unfunded social security liabilities, il debito Tedesco va ad oltre il 190 per cent del GDP, vs 146 per cento circa dell'Italia. Non sono temi da economisti, codesti. Sono temi da Orlando furioso e senno sulla luna (l'ircocervo di cui sopra.).

Non mi pare che sia molto difficile avvedersene. La stimo e La ringrazio per quanto segue, ma, ribadisco, i temi reali (underlying) sono stati toccati in lingua Italiana dal solo Professor Zingales e, a livello locale, da Fare per fermare il declino.. di Oscar Juanin (che pure sostenevo...).

Senza delirio, e con sincera stima e gratitudine. Sono abituato a lavorare in codice binario (V/F). Mi pare che solo il Professor ZIngales e POchi altri, abbiano toccato, so far, i temi reali. Vero.

Grazie

In altre parole: ciò che conta sono i rendimenti attesi sugli investimenti privati e questi migliorano se e solo se cambia la produttività, l'innovazione e l'efficienza dell'economia reale oltre che, ovviamente, la capitalizzazione del sistema bancario. Nessuno di questi fattori potrà essere influenzato in modo significativo dal QE della BCE

2/2: segue)

New Deal 27/1/2015 - 12:49

seguono: Andrea Boitani* e Massimo Bordignon, per LaVoce.info, 26.01.15

Grecia: il paradosso, la paura e la speranza

Ancora un po' astratto/teorico/epistemologico, ma almeno tocchiamo i punti giusti, e non la Phillips curve....Mi scuso sempre, caro Professore, pero', purtroppo, la mia 'baseline' da ing. elettronico (con lode), mi impedisce di prendere seriamente in considerazione il post.  Cordiali saluti. Italia? non ci investiamo, grazie..   Magari riesco a reperire un Ariosto in Italiano da qualche parte. known unknowns

La spiegazione è un’altra. La verità è che a parte un gruppo di inossidabili (ma assai influenti in patria) economisti ordo-liberali tedeschi, la stragrande maggioranza degli accademici e degli ambienti economici internazionali, compresi i principali governi dei paesi occidentali non appartenenti all’euro, si sono oramai convinti che così com’è l’Unione monetaria europea non va da nessuna parte, salvo che verso l’abisso. La filosofia dell’austerity si è tradotta in politiche fiscali pro-cicliche (cioè eccessivamente restrittive) in un momento in cui ci sarebbe bisogno di tutt’altro, come non si stanca di ripetere Mario Draghi. È un’Unione monetaria sempre sull’orlo della deflazione e della recessione, che in due anni (2013-2014) ha buttato via circa il 10 per cento del suo Pil aggregato e lasciato a casa molti milioni di lavoratori in più di quanti “necessari” a mantenere il tasso di inflazione al 2 per cento (oggi siamo allo 0,3 per cento). Oltretutto, un’Unione monetaria sempre a rischio di dissolversi al suo interno, con impatti devastanti sul resto del mondo, non conviene a nessuno. La piccola Grecia, con tutti i suoi problemi e anche le sue responsabilità, è diventata dunque il simbolo di una modifica possibile nella conduzione della politica economica europea.

Su #1 sono un po' dubbioso.  Fornisco immagine con la curva dei rendimenti dei governativi US 5 anni fa, un anno fa e attuale. Come si vede i rendimenti sono scesi in maniera piuttosto marcata - quelli reali non li ho sottomano ma mi immagino un andamento analogo viste le aspettative di inflazione non molto mobili durante il periodo di riferimento. Questo e' servito all'economia reale? C'e' un grafico in giro che plotta crescita del balance sheet Fed e S&P500, e diciamo che si nota una certa correlazione... Discesa del cost of capital, aumento degli investimenti, almeno in teoria. In pratica, ho letto da poco un abstract di paper empirico per cui investimenti dipendono da aspettative di crescita e molto meno da costo del funding, quindi l'effetto potra' essere stato marginale. Inoltre non escludo che periodo di dollaro debole abbia favorito industrie nazionali vs concorrenti stranieri.

Modello replicabile in UE? Mio grosso dubbio riguarda segmentazione mercati, non  esiste mercato dei capitali europeo ma tanti mercati dei capitali in concorrenza e credo che i soldi tenderanno a fluire dove sono fluiti fino ad oggi (e quindi UE core). Sulla seconda parte del ragionamento sono totalmente d'accordo invece, hai voglia a cercare di fare un "balance sheet swap" nei bilanci bancari togliendo titoli di stato e inserendo crediti alle imprese/famiglie. Prima di tutto bisognerebbe vietare a stati di aumentare stock di debito altrimenti si sa gia' dove finiranno i soldi del QE, secondo poi come fai notare se non cambiano condizioni lato offerta incentivi a investire rimangono bassi. Vedremo una spettacolare crescita dei mercati su nuovi massimi e poi chissa'.

 Sugli altri punti commento successivamente.

non appare, viene la home page di nFA ... 

Ma fa niente, i rendimenti li trovi nel link al NYT che ho messo nell'articolo o, sei hai pazienza, su FRED per svariate classi. E vale quanto ho detto. Il calo dell'ultimo periodo avviene DOPO l'annuncio della fine di QE3 e continua a QE3 finita. In ogni caso, sono tutt'ora superiori a quelli del 2012, prima che QE3 iniziasse. Possiamo, se vuoi, discutere all'infinito di aspettative (che nel 2012 tutti si aspettavano QE3 quindi era gia' scontato l'effetto, eccetera) ma non credo ne ricaveremo molto.

Questo implica che il resto del ragionamento tuo  sull'impatto dei tassi sugli investimenti va preso con le pinze, come d'altra parte mi sembra anche tu riconosca. Non solo: i tassi sono ancora piu' bassi in Europa! E allora? Com'e' che qui quell'elasticita' e' cosi bassa? Il punto e' sempre lo stesso: non si vuole riconoscere che il vecchio modellino "keynesiano" secondo cui la Banca Centrale riduce i tassi nominali/reali e questo fa ripartire gli investimenti perche' quella riduzione si trasferisce, pari pari, in maggior credito a minor prezzo per famiglie ed imprese, e' una fantasia.

I minori tassi permettono alle istituzioni finanziarie di fare le proprie operazioni di portafoglio a minor costo/rischio e, in quei casi, anche 30 punti base su svariati miliardi di portafoglio fanno fare tanti soldi. Che poi questo diventi o meno investimenti reali nel paese che ha ridotto i tassi (specialmente se la sua moneta e' moneta internazionale) e' tutto da vedersi e dimostrarsi. A mio avviso i dati dicono che, ai livelli in cui siamo, fa pochissima differenza. Certo, fossimo passati dal 10% al 7% sarebbe stata tutta un'altra storia, ma non e' quel che e' successo. 

Grazie

michele boldrin 26/1/2015 - 21:02

Manca il 2012, che e' quando QE3 e' iniziato ...

l'analisi del QE di MB va benissimo, ma non si potrebbe anche ammettere che quando Bankitalia ora, per la prima volta dagli anni '80, può ricominciare a ricomprare i titoli di stato significa che il debito pubblico può scomparire come problema ? Cioè che il QE di Draghi dimostra che potremmo ridurre le tasse ed evitare l'asfissia all'economia scambiando moneta con debito, un operazione che non ha costi come tutti possono notare osservando Draghi.

Alla fine della fiera il QE significa che lo Stato, tramite la Banca Centrale che agisce per suo conto, può decidere (se lo ritiene utile) di fare deficit, ma non debito. Con il QE il deficit pubblico può aumentare, ma non il debito visto che se lo può ora finalmente comprare Bankitalia la quale alla fine dell'anno gira le cedole al Tesoro, per cui E' COME SE IL DEBITO NON ESISTESSE una volta che entri nel suo bilancio. Questo è ovvio no ? Nei prossimi 12 mesi il Tesoro emetterà (al netto, come finanziamento del deficit del 3% famoso) circa 45 mld di titoli e Draghi comprerà  circa 500 per l'eurozona intera di cui all'Italia spetteranno forse 80 mld (17% ?). Cioè con un deficit del 3% grazie al QE quest'anno il debito si ridurrà (ceteris paribus...)

E se qualcuno si preoccupa di dove finiranno questi 80 mld di BTP  che Bankitalia compra sul mercato...beh... quando scadranno lei può: a) comprarne altri o b) semplicemente dimenticarseli nel suo bilancio e non chiedere i soldi indietro al Tesoro. Non è magnifico ?

Dopo 30 anni che si fanno Finanziarie su Finanziarie e si aumentano le tasse fino a far asfissiare l'economia in nome del Debito Pubblico ora finalmente si può ridurre o anche annullare questo debito. Senza alcun costo, nè diretto e neanche indiretto perchè, come si vede in giro per il mondo, i mercati non vanno contro una Banca Centrale che fa QE in modo massiccio.

Insomma:

1) con il "QE", cioè con uno "swap" di debito con moneta, puoi ridurre il Debito Pubblico,

2) puoi fare un maggiore deficit pubblico senza aumentare il debito,

3) ergo, il QE  va usato per ridurre le tasse senza aumentare il debito pubblico

Visto che ora finalmente Draghi è riuscito far passare il principio e implementarlo, anche se in misura minima, perchè non spiegare alla gente che si può invece farlo su larga scala e così eliminare il debito pubblico e ridurre le tasse. "Stampi Moneta per Ridurre le Tasse". Lo che l'ideale sarebbe di chiudere enti inutili, far fare meno ferie ai magistrati, tagliare pensioni d'oro e avere meno forestali in Calabria. Ma se parliamo di cose fattibili senza Pinochet questa lo sarebbe.

Se scambi debito con moneta ("QE") per aumentare la spesa pubblica non va bene, ma se lo fai per ridurre le tasse funziona. Perchè migliora la competitività (simula o duplica una svalutazione con meno effetti collaterali) ed è meno inflazionistico. Scambiare moneta con debito per ridurre le tasse è inflazionistico, sicuro, ma siamo allo 0% e possiamo permetterci anche un 4% se serve a ridurre le tasse di 100 mld ad esempio.

Insomma è vero che il QE come lo si fa non serve quasi a niente perchè crei un "cash" che non può essere utilizzato da famiglie e imprese, che va solo a comprare BTP....e poi ritorna quasi tutto alla Banca Centrale come "riserve" che le banche le ridepositano..... Se invece rompi il tabù dell'eurozona e dici che il QE PERMETTE DI AUMENTARE I DEFICIT SENZA AUMENTARE IL DEBITO, che deve servire a finanziare una riduzione massiccia di tasse e lo usi solo per ridurre le tasse (non la spesa pubblica! )... allora servirebbe eccome

Troppe affermazioni improbabili e senza fondamento. Ma proviamo.

- La differenza fra finanziare deficit via emissione di debito o via emissione di moneta e' sottile ma, alla fine, non essenziale. In entrambi i casi, come abbiamo appreso 40 anni e passa fa da Sargent e Wallace, scambi beni e servizi reali per pezzi di carta. Nel caso del debito il pezzo di carta chiede di restituire beni e servizi reali in futuro (debito), nell'altro fa circolare pezzi di carta che si comprano beni e servizi reali in ogni caso. Questi ultimi, in entrambe le circostanze, spariscono dalla circolazione perche' sono stati usati. Detto altrimenti, quale illusione puo' far pensare che scambiare beni reali per pezzi di carta "rosa" (debito) abbia un effetto diverso da scambiare gli stessi beni per pezzi di carta "blu" (moneta")? Sempre pezzi di carta sono in cambio di beni veri!

Il resto che scrivi segue (privo di senso) dalle ipotesi (erronee) con cui cominci.

Scambi debito per moneta, perfetto. E allora? La moneta circola (se circola, vedi sotto) e crea inflazione, perche' mica te la mangi o ci dormi con la moneta! La ricchezza reale se ne va in entrambi i casi.

Ma, magari, la moneta non circola. Allora l'unica cosa che succede e' la seguente.

Una qualche istituzione finanziaria, banca, prima aveva pezzi di carta rosa (debito) in cassaforte e poi ha pezzi di carta blu (moneta). Fine. Niente e' cambiato.

In entrambi i casi lo stato ti ha dato pezzi di carta in cambio di un bene reale.

Perdonami ma a leggere commenti come i tuoi tremano le vene ai polsi. Commenti cosi' fanno capire quanto importante sia studiare davvero, capire le cose davvero e non trasformarsi tutti in economisti da bar che pensano di fare miracoli con il gioco delle tre carte. Se fosse cosi' facile saremmo tutti ricchi come Bill Gates da tempo.

Svegliatevi, questo e' l'unico consiglio che mi sembra di poter dare. Ma ci spero sempre meno. 

Però monetizzando il debito, quindi creando inflazione, tutta la faccenda del debito finisce con il diluirsi nell'economia reale invece di restarsene nel mondo finanziario come debito di qualcuno. Lo so, sto dicendo una cazzata, ma così si restituisce all'economia quella maggiore dinamicità, nel bene o nel male, che ora si riscontra nella finanza. Cioè, mi sto chiedendo, non è che l'ipertrofia finanziaria viene troppo poco considerata in ambito *mainstream come un problema in se? Ed ora costoro vogliono aggiungere ancora debito? A me sembra solo un modo per mantenere alti i valori nominali di asset ed altro, persino dei cosidetti risparmi, se proprio devo dirla tutta. E questo sia detto con tanta confusione in testa.

* l'ambito non-mainstream non voglio nemmeno sfiorarlo, sia chiaro.

non mi sono svegliato ieri leggendo qualche blog per scrive queste cose, ho un MBA, tre anni di dottorato prima, faccio il trader i ho scritto un libro con prefazione di Mosler e Bossone (che è al FMI) in cui ho discusso la contabilità bancaria del QE. La storia dei pezzi di carta rosa non capisco bene cosa c'entri, qui parliamo di passività e attività di bilancio, i titoli di stato sono conti di riserva presso la Banca Centrale a fronte dei quali questa segna al passivo delle "riserve" che sono un "cash", ma particolare perchè può essere usato solo per pagamenti tra banche. In altre parole parliamo di "pezzi di carta" (elettronica) CHE PER DEFINIZIONE NON VENGONO SCAMBIATI CON BENI REALI. Quando la Banca Centrale (come è successo in USA) aumenta da 500 a 4,000 mld di dollari sia il suo passivo che il suo attivo riempendo il primo di titoli di stato NON SUCCEDE NIENTE IN TERMINI DI ACQUISTI E VENDITE DI BENI REALI. Tutto il discorso del QE, così come delle operazioni di mercato aperto di cui è un estensione, si riferisce solo a "swap" di debito con cash, dove però detto cash può essere solo usato per accrediti e addebiti tra banche (e BC). Si tratta di un circuito contabile e monetario chiuso, che ha effetti sull'economia reale solo indirettamente, nell'indurre dei soggetti sul mercato finanziario ad aumentare o ridurre il loro debito (essenzialmente) Come riferimento per questo modo di ragionare, di tipo "non partigiano" userei "How the Economic Machine Works" di Ray Dalio di Bridgewater, http://bwater.com/Uploads/FileManager/research/how-the-economic-machine-...,  che non è keynesiano o monetarista, ma uno che con questo tipo di schema è arrivato a creare dal niente il fondo hedge "macro" più grande del mondo. Questo solo per dire che non stiamo parlando di bizzarre teorie abbruzzesi. Anche la settimana scorsa a Davos ripeteva che il QE è utile perchè scambia debito con moneta, riduce il debito e aumenta la moneta, cosa che per la Banca Centrale (nel sistema monetario moderno post 1971, in cambi fluttuanti e nella propria moneta) è possibile. Non era possibile quando c'era il Gold Standard, non è possibile in cambi fissi  e non è possibile verso il debito estero. Ma una banca centrale di oggi, con il debito pubblico del proprio stato, può farlo.

Il problema è che negli ultimi 30 anni la quantità di debito è quadruplicata a fronte di una quantità di moneta essenzialmente invariata (fino al 2009) e di conseguenza ora devi ridurre il debito e con il QE dal Giappone agli USa alllo UK alla BCE fanno più o meno questo. I sistemi per ridurre il debito in generale sono  tre: austerità cioè ripagarlo, default/svalutazione, inflazione cioè repressione dei rendimenti reali sotto zero.

Nel caso del debito pubblico però c'è la quarta soluzione, discussa anche da Mike Woodford, Adlair Turner ecc.. cioè il QE, far ricomprare alla Banca Centrale i titoli di stato e POI TENERLI NEL SUO BILANCIO PER SEMPRE. Mike Woodford ha detto varie volte che se fai QE poi devi farlo fino in fondo e comunicare la decisione di non rivendere mai più il debito. Ma se la Banca Centrale compra i titoli sul mercato, con "riserve" che crea dal NIENTE e che non le costano niente e poi tiene i titoli comprati, gira le cedole al Tesoro e non li rivende mai.... allora la contabilità bancaria e il buon senso anche dicono che il debito è cancellato. Uno stato può cancellare il proprio debito pubblico. Non può cancellare quello in valuta estera, ma il suo sì. E quello che fa Draghi, in misura minima è esattamente questo. Con tutto il rispetto però, bisogna entrare nel merito dei bilanci e non supporre che ad ogni "pezzo di carta" monetario corrisponde per forza un bene reale. Nel caso dei conti presso la Banca Centrale non è vero. http://www.monetazione.it/blog/defaultEconomia.php?topicGroupID=1&idr=12...

Questo solo per dire che non stiamo parlando di bizzarre teorie abbruzzesi.

Quelle alla fine del commento son anche peggio :)

Una domanda Giovanni. Mettiamo un attimo da parte la contabilità "hardcore" che mi sembra che nella complicazione faccia più confusione che altro.
In un contesto di crisi come quello italiano, dove sostanzialmente il problema del disoccupato è quello che non sa cosa fare e per chi e se anche lo sapesse molto probabilmente non saprebbe nemmeno come arrivarci (insomma, info effettive sul mercato del lavoro, capitale umano, formazione etc), io ho bisogno di un calzolaro, e ci sarebbe anche qualche disoccupato disposto a farlo ma non sa farlo, supponiamo che Mr. Banca Bentrale vada nottetempo ad infilargli nelle tasche dei calzoni pezzi di carta quanti ne vuoi (o a me o a suo cugino o a chi vuoi, e contabilizzali pure come vuoi, che sian riserve fantasma "girate" in men tasse o più spesa non mi sembra cambi la sostanza), lui, la mattina dopo, secondo te, saprà fare quel che serve (in questo caso scarpe)? Secondo me no, ha carta ma non sa fare nulla più rispetto alla sera prima, andrà fuori e spenderà e consumerà beni e servizi già esistenti, ma dubito che così ne produrrà in più.
Certo, potresti argomentare che con quei soldi può andare alla scuola di scarpe e sopravvivere il tempo necessario per il corso... o quella cosa della spirale consumi-crescita-consumi... però, se il problema iniziale era appunto che il sistema manca di questi "meccanismi" di indirizzamento, e se si pensa a risolvere tutto in carta invece che sistemare quest'ultimi, beh, mancavano prima e mancheranno anche dopo, il disoccupato continuerà a non saper fare quel che serve fare e quindi rimarrà quel che è ed ergo la carta cambia poco la situazione.

Per me, a farla semplicissima, da ignorante, l'unica funzione "sensata" (non dico che la desidero) che può avere una politica monetaria espansiva (in qualsiasi modo la vuoi implementare) è quella di creare qualche distorsione, agitare un po' il sistema, nella speranza che in questo sguarattamento gli atomi rimansti ancora "liberi" si incontrino in qualche modo e si combinino in qualcosa di positivo (che però più il sistema è malato meno probabilità ci saranno che qualcosa del genere accada). E agire in modo così casuale non mi sembra molto saggio, sguaratti poco e non succede nulla, ti spazientisci, sguaratti tanto e fai un casino.
Capisco che qualcosa del genere (insieme ai modellini statici con quattro variabili scalari in croce) potessere essere ritenuto soddisfacente una volta, quando i beni e servizi immaginabili erano relativamente pochi e i profili professionali richiesti ancora meno. Però ora che la realtà è molto più complessa no (e mi lascia un po' perplesso che si voglia usare ora quei modellini anche in ambito decisionale, stimando a priori moltiplicatori etc...).

1) Il QE non crea inflazione, non fa quasi niente per l'economia, è neutrale come spiega qui Eugene Fama ad es http://www.pragcap.com/eugene-fama-qe-doesnt-do-much. Emetti "riserve" cioè una passività della Banca Centrale, creata dal niente, che è un debito della Banca Centrale che rende -0,2% in Eurozona e 0,1% in USA in cambio di titoli tipo i BTP che una volta rendevano un 4 o 5% e ora un 1,4%. O addirittura in cambio di OAT che pagano 0,8% o Bund che pagano 0,4%.

Quindi l'unico effetto che, dice anche Fama, avrebbe il QE cioè di far scendere i tassi di interesse a dieci anni qui in Eurozona è irrilevante, i tassi sono già quasi a zero.

Dato però  che il QE è neutrale, si potrebbe farne per 1,000 o anche 2,000 o 3,000 mld senza grandi effetti sull'economia tipo inflazione. OK ?

2) Capito questo allora però devi chiederti perchè appunto Draghi invece di comprare solo 140  mld di BTP non ne compra 800 mld e così riduce il famigerato debito pubblico. Senza costi e senza creare inflazione. Contrariamente a quello che continuano a scrivere sui giornali gli economisti, vedi la Lucrezia Reichlin sul Corriere oggi il QE non ha praticamente effetti e non fa nessuna inflazione. Che lo fai per 100 miliardi o per 4mila miliardi.

Però qualcosa d'altro succede.  I BTP che prima erano sul mercato ora finiscono sul bilancio della Banca d'Italia o della BCE e queste per legge alla fine dell'anno girano le cedole allo stato. Di conseguenza quando con il QE comprano ad es 150 mld di BTP questi di fatto SCOMPAIONO nel senso che non costano più niente allo stato e possono rimanere in eterno nel bilancio della Banca Centrale (c'è bisogno di dimostrarlo, spero di no). I BTP che Draghi compra, come i Treasury che Bernanke ha comprato, i Gilt, i JGB in Giappone che hanno comprato... NON esistono più, di fatto. Lo stato li emetteva il lunedì e la Banca Centrale per conto dello stato li ricompra il martedì. Non è una teoria o un opinione, è un semplice fatto contabile, è il meccanismo monetario.

Conclusione: Il QE non causa effetti rilevanti sull'economia e NON CREA INFLAZIONE anche se lo fai per 5,000 mld, però i titoli di stato che compra scompaiono dal mercato, finiscono di nuovo allo Stato che li aveva emessi (tramite la Banca Centrale) e senza costo. Il QE quindi fa scomparire di fatto i BTP e quindi il debito pubblico. Perchè non ammetterlo ? Sono 20 anni che veniamo afflitti con questo debito pubblico, quando invece Draghi oggi, sotto gli occhi di tutti lo sta facendo scomparire...

San Mario antico professore mio, perche' non me l'hai spiegato nel lontano 1979/80 che tu avevi questo potere? Potevi moltiplicare i pani ed i pesci e renderci tutti felici e non me l'hai detto? Cattivone ...

Ma ti perdono.

D'ora in poi i governi europei emetteranno debito per raccogliere risparmi dai cittadini con i quali pagare pensioni e prebende correnti, cosi' che pensionati e privilegiati consumino beni e servizi veri che altri producono.

Tu, il giorno dopo, schiaccerai un bottone e comprerai quel debito in cambio di numeri scritti sul silicio e ti bastera' aggiungere uno zero alla fine per moltiplicare il loro valore per dieci. Ed il debito scomparira', i pensionati ed i privilegiati potranno ricominciare a consumare e tutti saranno felici.

Un giorno, grazie a te San Mario, diventeremo tutti pensionati e privilegiati. Il governo emettera' debito annuale pari a 2 trillioni di Euro, tu stamperai 2 trillioni di euro con il tuo dito magico e tutti noi consumeremo 2 trillioni di euro in beni e servizi senza fare un cazzo. Bastera' che il tuo magico dito continui a pigiare il bottone che scrive numeri sul silicio.

Finalmente il comunismo si realizzera' ed il paradiso scendera' sulla terra.

E noi adoreremo San Mario del bambin gesu' ed io andro' in giro tronfio per averti avuto come professore (ed averti anche rotto il cazzo assai, come ricorderai). Allievo del figlio di dio, che fortuna ho avuto!

P.S. Scusa Mario, tu sai che scherzo. Ma in questo paese d'imbecilli da cui entrambi proveniamo qualcuno pensera' io parli sul serio ... quindi meglio chiarirlo ed aggiungere che tu non c'entri nulla, certi termini tu non li useresti mai, in pubblico ...

BTW

michele boldrin 28/1/2015 - 04:46

Non sembri aver capito un cazzo di quel che Gene ha detto ...

Ma forse e' colpa del suo inglese un po' stretto ...

lasciamo perdere il fatto che a casa (blog) di altri bisogna mantenere un certo autocontrollo che il padrone di casa invece può permettersi di rilassare con simpatici insulti verso chi invece di fare solo l'insegnante nella vita ha anche lavorato per cui non appartiene alla corporazione dei prof con i quali soli si discute Boldrin, scrivi "... scambi beni e servizi reali per pezzi di carta....scambiare beni reali per pezzi di carta "rosa" (debito) abbia un effetto diverso da scambiare gli stessi beni per pezzi di carta "blu" (moneta")? Sempre pezzi di carta sono in cambio di beni veri!"

Parlando del QE è una nozione priva di alcun senso.

Supponiamo che lo Stato (la Banca Centrale per suo conto) dica a Boldrin: "ti facciamo apparire 1,000 mld nel tuo conto corrente, fino a ieri c'erano 100mila euro e da domani trovi un saldo di 1,000 miliardi. C'è una decreto legge che ha stabilito che ti si possono accreditare 1,000 miliardi nel conto e non ti costa niente e puoi usarli, ma solo per comprare obbligazioni e solo certe obbligazioni tipo i BTP. Se provi a comprarci un dentifricio non puoi, devi usare altri soldi tuoi, questi 1,000 mld sono tuoi in teoria, ma in pratica ci compri solo titoli di stato e poi gli interessi che incassi non li tieni tu ma alla fine dell'anno li giri a me"

Questo è il QE. Il punto è esattamente che stai scambiando passività contabili create dal Tesoro con altre passività contabili create dalla Banca Centrale e alla fine si annullano anche. Non lo dico io, lo leggi sul Financial Times o Reuters ed è quello che succede in Giappone, USA, UK e ora Eurozona. Se i bonds comprati dalla Banca Centrale rimangono nel suo bilancio e le cedole sono girate ogni anno al tesoro e la BC agisce per conto del Tesoro (tanto è vero che si può anche consolidarle alla fine sia come analisi che ai fini pratici) ne segue che i titoli di stato comprati SI ANNULLANO. Se non è vero dimostralo invece di menare il can per l'aia.

Citare un paper del 1976 per dire io sono il professore e non ho tempo qui di ribattere non è il massimo visto che questo è un blog ... ma prendiamo il paper https://www.minneapolisfed.org/research/qr/qr531.pdf dove si suppone che R tasso di interesse reale <N (crescita del PIL) e che il (tasso di crescita del )deficit pubblico è un dato. Sulla base di queste assuzioni si deriva che se riduci il tasso di crescita della moneta "di base" quella di Draghi, non riesci a ridurre l'inflazione. Come tutti gli esercizi di matematica è interessante, ma non c'entra niente con il QE che consiste nel ridurre R a zero (in USA, UK e Giappone a dire la verità sono sotto zero).  E consiste nel cambiare le proporzioni tra B e M cioè tra deficit finanziato con debito e con moneta della banca centrale in modo da poter aumentare D (il deficit). Perchè nei paesi che finora hanno usato il QE i deficit pubblici sono stati più alti di quelli che sarebbero stati senza QE (per il 90% dei commentatori sul mercato perlomeno). E il motivo è che con il QE il debito pubblico sul mercato si riduce e costa meno...

Comunque non complichiamo. Boldrin, qui ti si fa notare che non sembri capire che il denaro di Draghi non corrisponde a beni e servizi OK ? Hai scrittto qualcosa che non ha senso, sono entrate contabili del Tesoro e della Banca Centrale che si annullano alla fine tra loro.

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Non sembri aver capito un cazzo di quel che Gene ha detto ... Ma forse e' colpa del suo inglese un po' stretto ... Ero a UCLA quando Fama era visiting professor, a casa mia si parla inglese perchè mia moglie è americana e ho vissuto sei anni in USA. Questa arroganza di voi insegnanti ...

so anni che je lo dicono..."a michè..pondera bene..conta fino a dieci...nun di le parolacce..che chi legge vota...e il mondo non è una cattedra in un'aula enorme..ma tante cattedre in un'aula piccola piccola"..niente..nun c'è niente da fa..è intemperante.

Scusa ma i titoli che compri sono perpetual? Oppure Draghi ha detto che una volta aumentato il bilancio ECB di 1.1tn non si torna piu' indietro (e quindi quando i titoli scadranno se ne compreranno di nuovi)? A me non risulta ne' (1) ne' (2), quindi i titoli non si annullano. Quando andranno a scadenza l'emittente dovra' rimborsare il nozionale e la massa monetaria si ridurra' in maniera corrispondente. Dove sta la monetizzazione?

I lo ga sempre dito, la tera la xé basa. Po' quea nel la-la-land non lo so, non ghe so mai stà.

Bah, pensavo che col QE alla fine dell'ambaradan la bancha centrale sterilizzasse gli assets acquisiti non lasciando moneta in giro.

Battute a parte, invitando ancora a lasciare da parte le diavolerie contabili, che evidentemente mettono euforia e ci si fa prendere la mano a tirare segni sulla carta (o sul pc) dimenticando tutta la meccanica sottostante.
Prova a farti un modellino, semplice semplice, che per cose così base non occorre complicarsi a creare spazi strani con sopra chissà quali metriche etc. Fai una popolazione di 100 (facciamola costante e tutta in età lavorativa per semplicità), suddivisa in n (facciamo =2 per il momento) tipologie di lavoratori che  producono N unità di beni/servizi che un po' autoconsumano e un po' scambiano, sempre suddivise in 2 tipologie. Ora domandati sotto quali condizioni si può aumentare il volume di beni/servizi creato (e in particolare come si liberano risorse e si possono creare e scambiare nuove tipologie di beni/servizi/tempo libero). Bene, ora complica un po', assumi che i 100 si mettano d'accordo e nominano m persone a formare la PA (governo+amministrativi) che raccoglie risorse dai restanti, un po' se le consuma e un po' le ritorna sotto forma di sussidi e/o schemi assicurativi e/o domanda di opere pubbliche. Bon, fa pure girare il modello provando a giocare sui parametri di raccolta/spesa (e sulla loro qualità) e emissione di debito (che al momento verrà sempre restituito). Ma non è questo il punto, fa ora entrare in gioco la banca centrale (puoi assumere che sia un altro dei 100, ma dato l'uso che vuoi farne basta una vanga e una buca per terra), e assumere che emetta i pezzi di carta in cambio di pagherò che verranno opportunamente sotterrati. Bene, dopo aver capito dalle simulazioni precedenti cosa crei realemente produttività, crescita, efficienza della macchina amministrativa etc, secondo te, quest'ultimo giro di carte cosa diavolo può fare? Che crei le condizioni per creare crescita che hai visto all'inizio della simulazione? E soprattutto vedrai che per quanto puoi giocare coi valori/scambi nominali non stai cambiando di una cippa i valori/scambi reali! E che senza dirlo abbiamo assunto che i 100 siano perfettamente onniscenti, per cui per quanto immetti roba strana, anche con andamento a c.d.c, sapranno adattarsi immediatamente. Togli l'onniscenza ammettendo che agiscano, non sempre perfettamente e razionalmente, secondo le informazioni a loro disposizione (spesso parziali e non uguali per tutti) e immagina il casino che vien fuori.
Ora puoi anche smettere di far girare il modello e googlare Argentina o Venezuela o Zimbabwe (o anche Grecia per ragionamenti d'altro tipo), e provare a pensare caso per caso quali ipotesi sul modellino si son verificate.

Lo so, è grezzissimo e spero i proprietari del blog mi perdoneranno dello scazzo banalotto.. però mi sembra sempre un passo avanti alla contabilità miracolosa...

?

Francesco Forti 29/1/2015 - 08:55

Il QE non crea inflazione, non fa quasi niente per l'economia, è neutrale ...

Mario Draghi ha affermato che il QE continuerà fintanto che non usciremo dall'attuale fase di deflazione e l'inflazione non si sarà stabilizzata attorno al 2% (media trimestrale, se ricordo bene). Ora ammesso che io abbia capito bene cio' che i giornali riportano, leggendo il tuo commento sopra riportato o Draghi è un incompetente (fa qualche cosa per ottenere un effetto che non si avvererà) oppure c'è qualche altra spiegazione.

Aggiungo ora, in edit, che a me pare da profano che il fatto che una BCE compri titoli di debito pubblico di fatto (e lo puo' fare immagino stampando soldi freschi) inietta liquidità nel sistema. Se li comprasse sul mercato primario allora darebbe il contante agli Stati, ma questi titoli non verrebbero allora comprati da altri (banche e privati) che avrebbero in tasca soldi per fare altri investimenti, si spera produttivi. Se li compra sul mercato secondario, come la stampa afferma, sta dando soldi direttamente a chi aveva comprato titoli pubblici. Quei soldi andranno in parte in consumi, in parte in investimenti produttivi (stimolando la crescita) dato che il debito nel frattempo rimane costante (se si rispettano i patti). Non si sa quindi quanta inflazione e quanta crescita e penso  che nemmeno la BCE lo sappia, tanto è vero che pensano di andare avanti fintanto che l'effetto sui prezzi non sarà stato raggiunto.

a latere

dragonfly 28/1/2015 - 23:07

ho un MBA, tre anni di dottorato prima, faccio il trader i ho scritto un libro con prefazione di Mosler e Bossone (che è al FMI) in cui ho discusso la contabilità bancaria del QE.

mi permetto una domanda, senza voler essere provocatorio.

vedo che in questo e anche in un paio di altri interventi, ometti di citare come coautore  marco cattaneo. se c'è stata una divergenza di vedute/analisi/diagnosi e terapie, potrebbe essere interessante conoscere la tua versione.

E poi boh, senza voler essere scortese, pensavo che le mamme ai loro figlioli leggessero le avventure del Gatto e la Volpe, Pinocchio, il campo dei miracoli, l'albero degli zecchini e il paese di AcchiappaCitrulli... a me al tempo il ragionamento di fondo sembrava abbastanza lineare, poi non so cosa possa succedere alla gente avanzando con gli anni...

Anzi, già che ci vuol poco mi son appena ritrovato il passaggio:
 – Insomma, – gridò Pinocchio, arrabbiandosi, – si può sapere, Pappagallo mal educato, di che cosa ridi?
 – Rido di quei barbagianni, che credono a tutte le scioccherie e che si lasciano trappolare da chi è più furbo di loro.
  – Parli forse di me?
  – Sì, parlo di te, povero Pinocchio, di te che sei così dolce di sale, da credere che i denari si possano seminare e raccogliere nei campi, come si seminano i fagioli e le zucche. Anch’io l’ho creduto una volta, e oggi ne porto le pene. Oggi (ma troppo tardi!) mi son dovuto persuadere che per mettere insieme onestamente pochi soldi, bisogna saperseli guadagnare o col lavoro delle proprie mani o coll’ingegno della propria testa.

Se non ho capito male, il QE serve anche a far tornare la maggior percentuale possibile di debito pubblico in patria. Forse per rendere più agevole una eventuale ristrutturazione futura dello stesso?

vedo che la domanda era stata fatta. Scusate ancora.

la domanda era valida e rilevante.

perchè come giustamente osservato i crediti non sono cartolarizzati e difficilmente potrebbero esserlo.

A voler essere Machiavellici però se gli stati (con un bella bad bank pubblica) rastrellano schifezze dalle banche poi a loro volta possono rifilare alla BCE i titoli emessi per comprare i crediti tossici delle banche

Per gli amanti della teoria del complotto Davide Serra si è affacciato sul mercato italiano dei NPL....

Oramai lo abbiamo in pancia praticamente tutto noi, un 75% almeno. Per l'italia cambia poco e in peggio, visto che il QE renderà i nostri rendimenti assolutamente non appetibili a fronte del rischio implicito. Per il debito greco è un'altra storia..è un problema massimamente tedesco..e, ancora una volta, il QE mira a risolverlo. Sì, non mi sono simpatici i tedeschi, sono i primi della classe ma collusi con la maestra ultimamente...troppo comodo.

questo cretino va bannato.  E' un disco rotto e fa rumori noiosi, sembrano le scoregge della coppia meloni/salvini.

Secondo me

Sig.Ernesto 27/1/2015 - 11:30

sarebbe auspicabile una maggiore educazione. Comunque, leggendo http://noisefromamerika.org/articolo/uscita-dall-euro-debito-pubblico ricaviamo, usando l'aritmetica delle scuole medie, percentuali che attualizzate sono prossime al 75% indicato. Ergo, c'è poco da far rientrare. Nel caso non fossimo convinti in questo lavoro http://www.nens.it/_public-file/Nazionalizzazione.TER.pdf (evito di scorporare le figurelle ma leggendo la fonte dell'elaborazione è la Banca d'Italia) possiamo notare la divergenza delle curve di nostro interesse(non saprei se addirittura si correlano negativamente e significativamente ma potrei piazzare una scommessina in tal senso senza troppi patemi). Considerando che il primario effetto del QE è, per logica, l'abbattimento dei rendimenti e la compressione dello spread generico EuropaAAA vs resto d'Europa è chiaro che solo un incosciente, a parità di rendmento, preferirebbe acquistare rischi maggiori. Caro Alessandro, sono d'accordo col Prof.Boldrin; non abbia mai paura e si spogli di quella sudditanza psicologica che sovente impedisce un dialogo realmente costruttivo. A lei, Prof.Boldrin, consiglio di rivedere questo suo atteggiamento aggressivo e financo poco educato. Esso è la causa, a fronte di spunti certamente condivisibili, dello scarso successo politico incontrato. Rifletta prima di esplodere e...perchè no, guardi i numeri con spirito critico dimenticando la scuola d'appartenenza. Saluti e buona continuazione

Personalmente penso che il QE serva alle banche, tutte o quasi, visto che il problema di Basilea 3 si sta presentando per tutte, perchè un titolo pubblico con valore BBB vale ai fini del patrimonio molto meno di un AAA (mi sembra addirittura non possa essere conteggiato ai fini del Tier), molti paesi europei (Italia su tutti) si sta addirittura avvicinando alla soglia "spazzatura", ovvero la soglia oltre la quale le banche non possono nemmeno contabilizzarli, e il QE prevede una certa quantità di denaro mensile, ma non dice nulla su cosa succede, anche alla fine, se nel frattempo i titoli sono stati ulteriormente declassati.

Anche io penso che il QE sia in forte ritardo, e che ai fini dei tromboni nazionali avrà imptto nullo, ma il non farlo era ancora più rischioso: domattina l'Italia si potrebbe trovare al livello "spazzatura" e le banche italiane si troverebbero, tutte, con il sedere scoperto.

Non dimentichiamoci che la BCE ha come esplicito mandato "la stabilità del sistema finanziario" e un terremoto simile sarebbe altro che Armageddon, speriamo solo non sia troppo tardi.

...caro Boldrin, che ho letto con la massima attenzione.  Pur non essendo del mestiere, ero già convinto prima di leggere che la mossa della BCE abbia avuto intenti essenzialmente politici, quindi l'affermazione che "chi spera che il QE riporterà l'Europa sul sentiero della crescita economica duratura si illude" non mi ha minimamente sorpreso.

La mia domanda a questo punto è speculare al contenuto dell'articolo: Lei potrebbe spiegarci, in termini divulgativi, quale sono le ragioni e le spinte che hanno determinato la ripresa dell'economia US? In parole povere: perchè loro sì e l'Europa no? 

Certamente, negli US esiste una capacità di reazione, una "resilienza" della società e del suo  sistema economico che non è lontanamente paragonabile con le lentezze geologiche delle politiche europee. Ma parte questo aspetto forse più sociologico che politico, perchè in US sì e qui no? Che cosa è successo negli US che sarebbe salutare imitare? Su cosa sarebbe giusto agire? In che direzione? 

Grazie

Giuliano Delfiol, Firenze

gratis?

dragonfly 27/1/2015 - 16:54

scusate l'intromissione, è solo una battuta.

Premetto che sono un dilettante anch'io ma penso di poter dire con certezza che con la ripresa negli USA c'entri il boom dello shale gas e dello shale oil.

 

Su questo sito c'è una tabella in cui si vede il numero di posti di lavoro creato negli stati USA con lo shale e quelli senza shale nei primi i posti di lavoro sono cresciuto molto nei secondi sono appena riusciti a rifarsi delle perdite della crisi.

 

http://www.rischiocalcolato.it/2015/01/lo-scoppio-della-bolla-energetica...

e qui non toccati.Ne parlano il Prof. Zingales, Bruegel, Amartya Kumar Sen, Spinelli, e qualche altro...'da ricoverare o da ignorare'. Il tema e': integrazione stealth dolorosa. decades. non pare difficile...

 

''Halve Greek debt and keep the eurozone together, by Reza Moghadam- FT oggi, piu' qualche altro 'piece'. Perche' l'Inghilterra e' fuori dallo schemino? bah...Magari non hanno 'studiato' a R.

Can Greece continue in the eurozone? That question is at the centre of a campaign of innuendo, threat and counter-threat playing out across Europe. It is a dangerous game.

The leftwing Syriza party, thrust to power in yesterday’s parliamentary elections, insists that austerity must end and official creditors must accept that some of Greece’s debt cannot be repaid. This message resonated with depression-weary voters. But it has elicited stern pronouncements from politicians in Berlin, commissioners in Brussels and central bankers in Frankfurt, who say such demands are inconsistent with euro membership. Everyone insists this is a debate about policy, not about Greece’s future in the euro. But talk of a Greek exit is back in the headlines.

The Europeans’ capacity to countenance, and even contribute to, the rhetoric of a Greek exit has been strengthened by market signals suggesting that an exit from the euro would damage Athens more than its partners. Asset prices have tumbled in Greece, but in the rest of the eurozone they have held steady. A banking union has taken shape. The European Central Bank has promised quantitative easing, in the form of across-the-board purchases of sovereign bonds. And Mario Draghi, ECB president, has offered reassurance with his pledge to do “whatever it takes” to protect the single currency.

A Greek exit is in no one’s interest. For Greece, whatever salvation a new and weaker drachma might offer, would be preceded by years of purgatory — bank runs, broken economic relationships, aggravated social strife. For Europe, breaking the taboo of euro exit will probably cause markets to reassess their benign view of other weak eurozone economies and the risk of contagion between them. If Greece leaves, Europeans can forget about collecting on their debt, which would be even less sustainable with a much depreciated drachma. But denying the possibility of a Greek exit is not enough. A credible solution is needed to prevent miscalculation and accident at the precipice.

Despite massive fiscal adjustment and the largest private sector debt restructuring in history, the Greek national debt has risen to 175 per cent of output. Current plans call for the primary fiscal surplus, which excludes the cost of servicing debt, to rise from 1.5 per cent of gross domestic product in 2014 to 4.5 per cent in 2016 and beyond. This would threaten social cohesion and wreck any prospect of economic recovery. Politically, it is out of reach. Meanwhile, the debt overhang is holding back investment and public confidence.

 

Toh!

Sig.Ernesto 27/1/2015 - 21:36

Incredibile..anche a loro risulta il 75% dell'italico debito in italiche pance. A chi lo rifileremo? Sembra la storia di Totò e la fontana di Trevi. Un caro amico si domandava tempo addietro come avrebbero fatto a piazzare titoli di stato(italiani) con rendimento negativo alla clientela retail; presto detto: in base alla inarrestabile ristrutturazione merceologica che vede protagonisti i nostri istituti di credito, l'addetto ai titoli avrà gioco facile nel convincere "la nonna" che, a fronte di turbolenze nel mercato azionario, niente di meglio di un granitico BTP, oggi in offerta con copriletto in lana merinos, ferro a vapore con caldaia separata e batteria di pentole acciao inox 18\10 con coperchiotermostato e griglia interna per la cottura a vapore..che si sa i grassi fanno male.Se non vuole le pentole abbiamo la termocoperta..che l'inverno è lungo e i reumatismi in agguato.

Saluti,

Ciò che i politici europei potevano dare sull'altare delle “riforme” l'hanno già dato. La parola “riforma” l'hanno intesa in modo classico, direi reazionario ottocentesco, hanno aggredito lo stato sociale con una modernità stagionata, e contribuito, nel loro piccolo, ad aggravare la depressione del mercato.

Insistere ancora che dovrebbero colpire i privilegi, i rendimenti di posizione, il clientelismo, sembra davvero un sogno impossibile, come chiedere che taglino, più che il ramo su cui sono seduti, qualche cosa che gli è più a ridosso e più caro. Un controsenso tecnico. Tutto questo non è meno disperato che sperare nel moltiplicatore magico messo in moto da un pizzico deficit.

Ma anche l'uscita dall'euro appare come una temporanea goccia nel mare se '“ciò che conta sono i rendimenti attesi sugli investimenti privati e questi migliorano se e solo se cambia la produttività, l'innovazione e l'efficienza dell'economia reale”.

Così, forse, dico forse, invece della luna nel pozzo probabilmente Draghi ha comprato solo tempo, garantendo, a seconda dei casi: per le iniziative o per i sogni o per le paure di ciascuno. Si tratta di vedere se anche questa strada non determini un aggravamento della situazione, cosa sicura se ognuno è appostato solo per giocare di sponda con gli altri. L'equilibrio maledetto dei giochi non cooperativi di Nash, dove infine perdono stupidamente tutti.

una domanda

carlo tronti 29/1/2015 - 09:44

professore vorrei capire una cosa, che continua a farmi pensare ma non so rispondere: se il differenziale dei rendimenti spiega la discesa dell'euro sul dollaro, come devo spiegare il fatto che i minori rendimenti euro sono dovuti al fatto che i titoli pubblici salgono, e se salgono significa che vengono comprati? e questo mi fa pensare che i soldi invece di andare verso i titoli usa vengano verso quelli euro.
grazie e perdonatemi se la domanda è stupida

ehmmm...................

per ora del mio tentativo di risposta. non c'è contraddizione fra i due fenomeni;

il primo dipende dal flusso di capitali UE-USA, il secondo dagli acquisti di titoli di stato in euro, che possono e sono prevalentemente domestici, cioè compiuti da sottoscrittori europei. e allora  perchè questi ultimi non han comprato titoli usa, quando rendevano circa lo stesso? normali diversità di vedute, non volevano esporsi al rischio cambio ecc.

non ho capito nulla? è sempre possibile.

se ognuno compra i propri bond dopo un pò i soldi finiscono. li può comprare una volta, ma se continuano a salire significa che non è così. se l'euro scende per via dei rendimenti, significa che vendo titoli in euro, -vendo euro-,e comprando titoli in dollari, -compro dollaro-. ma i grafici dei titoli dicono una cosa diversa.

i titoli in euro salgono di più di quelli in dollari,   da chi sono comprati?  solo dagli europei?  e vengono comprati perchè rendono meno dei bond usa?

qualcosa non quadra

qualcosa molto

dragonfly 10/2/2015 - 18:51

se ognuno compra i propri bond dopo un pò i soldi finiscono.

non direi proprio, mi sembra un sintomo di superfissismo declinato in grillese. lo stock di debito varia in volume e duration, le strategie del tesoro e le aste allora variano, il risparmio varia, le asset allocation pure. perchè mai sempre gli stessi importi dovrebbero sempre comprare gli stessi titoli allo stesso prezzo e ogni variazione può solo venire dall'esterno?

ripeto, se compro titoli che rendono meno, vuol dire che non mi voglio assumere i rischi di quelli a rendimento più alto, ad es. di emittente o di cambio che è ben lungi da essere quel fenomeno lineare e prevedibilissimo che molti sembrano ritenere. ci si scotta anche col carry trade ecc.

cmq, le idee nuove possono essere interessanti, dicci la tua interpretazione dei fatti.

superfisso declinato in grillino lo dici a tuo fratello. se sei un genio, metti nome e cognome, e ti battiamo anche le mani ( ma non lo sei...).

voglio capire se i differenziali di rendimento spiegano la caduta dell'euro ( mentre si comrpano titoli in euro), e non semplicemente perchè si shorta l'eurusd sui mercati ( future ecc...). se lo sai spiegare dillo, sennò non stare a fare il colto...

 

grazie

qed

dragonfly 11/2/2015 - 09:43

.

tasso cambio?

saul 29/1/2015 - 12:04

ma l'effetto più rilevante non dovrebbe essere sul tasso di cambio €/usd, con deprezzamento dell'euro come sta già in parte avvenendo?

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