Su quali spalle pubbliche grava davvero il pareggio di bilancio.

14 aprile 2012 Luigi Marattin

E' noto che due terzi della correzione triennale dei conti operata lo scorso anno è costituito da maggiori entrate, e solo un terzo da tagli di spesa. Si presta solitamente meno attenzione a come quest'imponente aggiustamento fiscale sia distribuito attraverso i tre macro-comparti del settore pubblico: amministrazioni centrali, amministrazioni locali ed enti previdenziali. Una semplice analisi dei dati della Ragioneria Generale dello Stato ci rivela che lo Stato avoca a sè l'88,5% delle nuove maggiori entrate, mentre è responsabile solo del 15,25% della riduzione totale di spesa pubblica, la quale corrisponde appena allo 0,8% del bilancio dello Stato di parte corrente. Quasi la metà dei tagli di spesa è sopportata dalle amministrazioni locali. La sola analisi del decreto "Salva-Italia" (DL 201 dello scorso dicembre) ci consegna un quadro ancor più squilibrato in relazione a come il cammino verso il pareggio di bilancio sia articolato tra i vari livelli di governo della cosa pubblica.

Nella seconda metà del 2011 ci sono state tre manovre di intervento sui saldi di finanza pubblica: il decreto n. 98 (la “manovra di luglio”), il decreto n.138 (la “manovra di Ferragosto”) e infine il decreto n.201 (il “Salva-Italia”). Complessivamente, queste tre manovre comportano una riduzione dell’indebitamento netto della Repubblica pari a 81,329 miliardi di euro dal 2011 al 2014, vale a dire circa il 5% del Pil.

Vediamo, anno per anno, come questo sforzo senza precedenti di riduzione del deficit viene ripartito tra i tre comparti del settore pubblico: le amministrazioni centrali, le amministrazioni locali, gli enti di previdenza.

Dati: in miliardi di euro

 

2011

2012

2013

2014

ENTRATE

2,603

40,250

52,142

53,661

-            Amm.centrali

2,628

33,984

46,613

47,509

-            Amm. locali

0,031

4,717

3,756

4,366

-            Enti di previdenza

-0,057

1,549

1,773

1,786

 

 

 

 

 

SPESE

-0,237

-8,664

-23,607

-27,668

-            Amm.centrali

-0,795

-1,741

-4,805

-4,221

-            Amm.locali

0,505

-4,450

-10,564

-13,077

-            Enti di previdenza

0,053

-2,474

-8,238

-10,370

 

 

 

 

 

TOTALE

2,840

48,914

75,749

81,239

Fonte: Ragioneria Generale dello Stato

La lettura di questa semplice – ma estremamente istruttiva – tabella ci consegna quattro considerazioni fondamentali.

La prima è quella più volte ripresa da vari commentatori: due terzi della correzione totale a regime sono composti da maggiori entrate (53,6 miliardi di euro) e solo un terzo (27,6) da riduzioni di spesa. Nel primo anno di correzione vera (il 2012), le maggiori entrate sono addirittura più dell’80% dell’aggiustamento.

La seconda guarda all’articolazione di questo imponente aumento della pressione fiscale. Ben 47,5 miliardi (pari all’88,5% del totale) sono maggiori entrate dello Stato; 8,1% è appannaggio degli enti locali, e il 3,3% degli enti previdenziali.

Specularmente, la terza considerazioni attiene ai tagli di spesa pubblica. Quasi la metà (per la precisione il 47,26%) dei risparmi di spesa proviene dalle amministrazioni locali; più di un terzo (il 37,48%) dagli enti previdenziali, per effetto soprattutto del massiccio intervento sul sistema pensionistico operato col decreto “Salva Italia” nel dicembre scorso. Qual è il contributo dell'amministrazione centrale al taglio della spesa pubblica? Poco più di 4 miliardi di euro, pari al 15,25% della riduzione totale.

La quarta e ultima considerazione approfondisce quest’ultimo dato, collocandolo all’interno della dimensione complessiva della spesa pubblica statale. Il bilancio di previsione 2011 dello Stato riporta spese finali pari a 532,6 miliardi di euro. Il taglio della spesa pubblica di 4,22 miliardi (nel triennio 2011.-2014) rappresenta quindi lo 0,79% della spesa statale al netto degli interessi. Volendo escludere la spesa in conto capitale (pari a soli 42 miliardi di euro) - la quale è di solito maggiormente associata a effetti espansivi sul prodotto nazionale – possiamo utilizzare la sola spesa corrente statale, che invece ha una considerevole probabilità di nascondere al proprio interno sprechi e inefficienze di vario tipo. Ciònonostante, il taglio previsto dalla correzione della finanza pubblica nazionale ammonta allo 0,86% della parte corrente. Per dare un termine di paragone con un case-study locale, la misura analoga (il titolo primo delle uscite, vale a dire la spesa corrente) del bilancio del Comune di Ferrara ha riportato una riduzione dal 2009 al 2012 pari al 17,94% in termini nominali; in termini reali, si tratta di una correzione di spesa pari circa a un quarto del totale.

Volendo restringere l’analisi all’intervento effettuato dal governo Monti (il decreto 201, noto come “Salva Italia”), si ottiene un quadro ancora più interessante. La correzione dell’indebitamento netto attribuibile a quella manovra è pari a 21,430 miliardi, di cui circa il 70% di maggiori entrate e circa il 30% di minori spese. Non stupisce più di tanto l’articolazione delle maggiori entrate (60,9% Stato, 25,6% enti locali, 13,4% enti previdenziali), quanto il dettaglio sulle minori spese. Esse ammontano complessivamente a 6,54 miliardi. Agli enti previdenziali sono imposte minori spese per 6,96 miliardi, e agli enti locali per 1,88 miliardi. La manovra-Monti, quindi, ha imposto ai due comparti non-statali della pubblica amministrazione una riduzione di spese pari a 8,85 miliardi…pari al 135% della riduzione di spesa complessiva della Repubblica. Com’è possibile? Facile. L’eccedenza (2,317 miliardi di euro) serve a finanziare maggiore spesa dell’amministrazione statale, che risulta quindi in aumento, anziché in diminuzione.

La riforma costituzionale del 2001 – quella approvata in fretta e furia dal centrosinistra di allora, a pochi giorni dalle elezioni, per dimostrare di “aver fatto le riforme” e che è in pratica tutt’oggi rimasta in larga parte inattuata– ebbe probabilmente un solo merito storico. Quello di cambiare l’art.114 della nostra Carta Costituzionale, che fino a quel momento recitava: “La Repubblica si riparte in Regioni, Province e Comuni” . La nuova versione dell’art.114 ora invece si apre con: “”La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. In pratica, si riconosceva l’esistenza di diversi livelli territoriali autonomi di governo della cosa pubblica. Uno di questi è lo Stato. La Repubblica sta vivendo una delle sue fasi più difficili. Affrontarla in questo modo, con lo Stato che avoca a sé l’88% delle maggiori entrate e taglia spese per uno 0,8% imponendo percentuali quasi opposte agli enti locali, non rappresenta solo un ovvio problema economico di efficacia e efficienza del difficile processo di risanamento dei conti pubblici. Ci dice che qualcosa si è rotto nel modo in cui stanno insieme i livelli di governo di questa Repubblica. E questo è persino più pericoloso del mancato raggiungimento di un misero pareggio di bilancio.

73 commenti (espandi tutti)

la repubblica

palma 14/4/2012 - 17:29

venne maciullata dal debito accumulato dal periodo in cui lo svettamento fu adottato dal keynesianesimo dei martelli & co (la societa' dei "bisogni" e varie corbellerie inventate da agnes heller e riprese dai gazzettieri.)

lei ha affatto ragione a segnalare l'eccesso di squilirbio nella punizione inflitta alle entita' sub-statali. Le ricordo solo che, come venne notato altrove, la manovra Napolitano-Monti e' affatto centralistica, ed e' dettata dalla loro convinzione, non poi tanto balzana, che se "apre un tavolo" tra le regioni, la polisportiva di Cantu' e i pompieri di viggiu', lo spread arriva a "quota mille" in otto settimane. Dato il piano non vedo alternative.

O almeno, non così l'ho interpretato io. Ossia, il punto non è che i tagli agli enti locali andavano, contrattati, ammorbiditi, postposti e così via. Il punto è che se il governo avesse applicato la medesima politica della lesina che ha applicato agli enti locali pure alle amministrazioni centrali, anziché sostanzialmente risparmiarle, magari si poteva evitare di aumentare le tasse nella  misura in cui è stato fatto.

Senza contare che parte dei tagli agli enti locali diventeranno aumenti di addizionali irpef, multe e quant'altro.

Per non parlare di quelli che se ne infischiano e aspettano che il governo tappi i buchi, tipo sanita'  in lazio e calabria o il comune di Taranto.

Secondo me negli enti locali di ciccia c'è n'è ancora: magari mal distribuita.

Tieni conto che ormai metà del costo del lavoro pubblico è in capo agli enti locali con comportamenti tuttaltro che virtuosi,  e lo stato paga oltre la burocrazia centrale difesa, istruzione, giustizia, rapporti con l'estero e quasi tutto l'ordine pubblico ; almeno metà della corruzione è perpretata in periferia sopratutto nella sanità (acquisti , rapporti con cliniche private tipo San Raffaele e Fondazione Maugeri). Ciò che non è bello è questa confusione di imposte locali da dirottare allo stato. Penso paghiamo un "federalismo" che nasce per divisione e non per aggregazione di enti già abituati alla responsabilità di autogoverno. E forse non siamo soli a soffrire questi problemi se proprio ieri Rajoy fra le varie misure economiche ha previsto una stretta all'autonomia delle regioni.

concordo

marcodivice 15/4/2012 - 00:38

in tutto e per tutto

per me dei livelli intermedi ce ne sono fin troppi, e sono causa di corruzione e sprechi come giustamente scrive aldo

tutto vero

palma 15/4/2012 - 09:20

tutto vero. E' equivalente a chiedere il suicidio della casta centrale.

Non hanno in testa un piano per ridurre le tasse. il loro compito politico e' sconfiggere le bande piu' deboli, rassicurare l'estero (draghi, mercati und so weiter)

e sperare che passi a nuttata.

Chissà perché questa convinzione del governo sulla inopportunità di "aprire un tavolo" per salvaguardare lo spread, è così ferma e risoluta solo quando c'è da arraffare altre risorse per lo Stato centrale. Sul mercato del lavoro e le liberalizzazioni hanno aperto tavoli a non finire (e si è visto come è andata e come hanno salvaguardato lo spread).

A me non piace affatto la nuova formulazione dell'art. 114. Non vedo che bisogno ci fosse di ribadire in costituzione la necessità delle province, e ancor meno penso sia una buona idea costituzionalizzare le città metropolitane. Sarebbe stato molto meglio tener questi enti fuori dalla costituzione, e lasciare le decisioni al loro riguardo unicamente alla legislazione ordinaria.

Sandro, sono d'accordo con te. La necessità di razionalizzare i livelli di governo era presente anche nel 2001, nonostante il dibattito politico di allora non la riconoscesse. Tuttavia il mio riferimento all'art.114 era di natura diversa: la nuova formulazione ha invertito l'assetto precedente ("La Repubblica è lo Stato, il quale poi ha la gentilezza di articolarsi in tre livelli inferiori e sfigati"), determinando un nuovo set-up (la Repubblica è fatta da quegli enti autonomi E dallo Stato) in cui ai livelli di governo (che erano e sono troppi) è riconosciuta pari dignità. Purtroppo tale solenne principio giuridico è rimasto sulla carta, benchè si tratti di quella suprema, vale a dire la Carta Costituzionale. Non solo, infatti, la legislazione ha atteso addirittura un decennio prima di produrre i (timidi, timidissimi) provvedimenti attuativi, ma - venendo all'aspetto economico - la politica fiscale e gli aggiustamenti di finanza pubblica hanno continuato a trattare le amministrazioni locali come mera emanazione del livello centrale.

1. Mi sono chiesto se lo sforzo richiesto alle Amministrazioni locali non fosse tuttavia dovuto ad una loro peggiore performance nel periodo precedente. In effetti, sembra che i Comuni, anche grazie all'obbligo di rispettare le regole del Patto, da ormai oltre dieci anni stiano generalmente comportandosi bene. Lo stesso però non può dirsi per il comparto regionale. Un articolo riassuntivo, scritto qualche giorno fa proprio da Giarda su Il Sole, si trova qui.

2. Mi sembra esagerato il dato su Ferrara. Non sbagliato, certamente, visto il ruolo ricoperto dall'autore. Ma non è che, sulla logica del ragionamento precedente, la correzione richiesta a Ferrara non derivi da eccessi di spesa (o di deficit) precedenti?

3. L'enfasi sulla necessità di riduzione di spesa corrente mi sembra non mal posta ma incompleta. Senza un'analisi precisa di quale spesa sia produttiva e quale no (una "spending review" a livello locale e statale), chiedere di ridurre la spesa potrebbe a sua volta voler dire aumentare i costi per i cittadini. Magari non in termini di imposte su tutti ma di tasse e tariffe sui fruitori di determinati servizi (es.: taglio le spese di trasporto e quindi deve aumentare il biglietto. O aumento il ticket sanitario. Che magari è anche giusto ma a me serve come esempio per dire che taglio di spesa significherà pure risparmio pubblico ma spesso anche aumento di spesa privata).

Sul primo punto, l'articolo di Giarda riporta un suo approccio - sostenuto da qualche tempo sia nella sua veste di accademico che di politico - al problema della misurazione accurata del contributo degli enti locali alla formazione dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni. Pur con la necessaria ritrosia derivante dall'essere qualche anno luce dietro a Giarda sia sul piano accademico che su quello politico, devo tuttavia confessare che a mio (e di altri) modestissimo parere tale approccio e' passibile di qualche critica.

Sul secondo punto, il dato di Ferrara e' proprio quello. Non credo sia interessante analizzare un dato locale più di tanto, in ogni caso perche volesse approfondire le manovre degli ultimi anni, ho creato un' apposita sezione sul sito del Comune: http://www.comune.fe.it/index.phtml?id=2699

Sul terzo punto sono d'accordo, del resto stiamo aspettando i risultati della spending review statale, i cui benefici erano stati quantificati prima in 10, poi in 5 miliardi di euro, ma che ultimamente proprio Giarda ha praticamente azzerato, annunciando che "non ha grandi aspettative" da essa.

credo siam tutti d'accordo sulla possibilità di ridurre le spese correnti (al netto degli interessi) a tutti i livelli. Ma cosa vuol dire spending review? Le spese sono di tre categorie - sussidi a imprese, acquisti della PA e stipendi/pensioni.  La spending review, in quanto procedure preliminare amministrativa, non riguarda i primi che sono frutto di decisioni del legislatore (ed in caso di truffa i giudici). Riguarda sicuramente i secondi, attraverso la centralizzazione degli acquisti e la riduzione dei costi unitari ai livelli minimi (i famosi costi standard). Forse ci potrebbe essere qualcosa da grattare anche sull'uso di materiale (caso voli di stato) ma temo che i risparmi siano ridotti rispetto all'impegno burocratico di rivedere la procedure di tutta la PA. Già questa operazione è problematica per la probabile resistenza dei responsabili degli uffici acquisti decentrati. In alcuni casi non del tutto ingiustificate: mi ricordo che la CONSIP (l'ente per acquisti) proponeva alle università dei laptop assurdi e costosissimi. In ogni caso, il grosso della spesa tagliabile consiste in salari. Ogni riorganizzazione e/o abolizione di funzioni presuppone il licenziamento/prepensionamento/trasferimento di dipendenti. E quindi, come dare torto a Giarda che non ci spera?

Giovanni, credo che qualcosa in più da dire ci possa essere. Se può essere utile al dibattito, posso illustrare cosa intendo io per spending review e come, nel mio piccolo, sto cercando di implementarla. Le dimensioni di analisi sono fondamentalmente due:

1) una "binaria": risponde alla semplice domanda: si tratta di una spesa necessaria e coerente con le finalità dell'ente?

2) qualora la precedente analisi dia risultato positivo, la seconda dimensione attiene ad una prospettiva a cui le amministrazioni pubbliche - per il ben noto concetto del free riding ma non solo - non sono assolutamente abituate: la minimizzazione dei costi.

Entrambe queste dimensioni di azione sono pero' completamente inutili se non applicati al livello più dettagliato possibile di disaggregazione della spesa corrente: solo un'analisi "euro per euro", paziente, metodica e magari supportata da adeguati indicatori di impatto, puo' sortire risultati apprezzabili. L'ingrediente più importante tuttavia e' la volontà politica di rompere il circolo vizioso che ha visto per decenni la spesa pubblica essere utilizzata come moneta per l'acquisto di consenso politico e di tutela di interessi particolari.

Con tutti questi ingredienti all'opera simultaneamente, e con il tempo necessario,i risultati possono essere sorprendenti.

Ho scritto anche io di Giarda e della spending review, a me non stupisce affatto che i "tagli" si siano diretti verso le amministrazioni locali, visto che l'incremento (lo dice Giarda, non io) degli ultimi 15 anni di spesa pubblica, in percentuale, è tutto degli Enti Locali.

 

Il problema è tutto nel sistema italiano di trasferimenti dal centro alla periferia, con i livelli locali di governo totalmente deresponsabilizzati sul rapporto  entrate/spese.

 

Adesso prendersela con i "tagli"  (che poi in parte non sono, sono dei tagli sugli aumenti del tendenziale),quando la finanza di molti Enti Territoriali è a dir poco allegra mi sembra ingeneroso, io mi batterei per dare allo stato centrale un tipo di tassa a sua scelta, il resto deve andare agli Enti Locali che possono modulare.

 

P.s.

Io ovviamente sono a strafavore di un taglio degli stipendi pubblici, siano essi  di Amministrazioni Centrali che Enti Locali.  A tal proposito ho un simpatico aneddoto che fa capire che aria tira: a Napoli la società Metropolitana di Napoli S.p.a. ha chiesto ai sindacati di aderire a un "contratto di solidarietà" che prevede un taglio del 10% di tutti gli stipendi del personale, la risposta dei sindacati è stata "OK, ma voi riducete i compensi dell'AD, dei componenti del CDA e del Direttore Generale a € 50.000 anno",in cui tutti i summenzionati sono di nomina politica e quindi amici/parenti di politici. La risposta? "Ah no, quelli non si possono toccare". € 300.000 anno. Il pesce puzza dalla testa.

r.

marcodivice 15/4/2012 - 13:46

Il problema è tutto nel sistema italiano di trasferimenti dal centro alla periferia, con i livelli locali di governo totalmente deresponsabilizzati sul rapporto entrate/spese.

perfetto

In generale, se si attua un controllo è perchè si vogliono attuare modifiche di rotta (avendone le risorse di tempo, personale e materiali/soldi).
Se si controlla , MA NON si corregge è mera perdita di tempo e soldi, utile solo a chi fa il controllo e al politicante di turno che filosofeggia sui risultati (invalsi, la MInistra G. e i suoi "brillanti" risultati vi ricorda qualcosa...?). E' inutile mettere in campo strumenti costosi se dopo non si hanno strumenti per manovrare. Si risparmiano i soldi dei controlli e si va per prati a contare le margherite (decisamente piu' rilassante). Altrimenti bisogna avere il coraggio di accettare QUALUNQUE risultato e agire di conseguenza.

 

L'ingrediente più importante tuttavia e' la volontà politica di rompere il circolo vizioso che ha visto per decenni la spesa pubblica essere utilizzata come moneta per l'acquisto di consenso politico e di tutela di interessi particolari.

 

Appunto. La spending review da sola è un costoso ed inutile esercizio. Questa volontà politica non c'è e temo non ci sarà nei prossimi mesi - cioè la spending review fallirà - perchè Monti ha deciso di accettare la tutela dei partiti. Sandro è convinto che avrebbe potuto fare diversamente perchè avrebbe trovato il consenso degli italiani. Io no, perchè sono convinto che gli italiani, ed in particolare gli impiegati pubblici, non vogliono le riforme. In ogni caso è lo stesso dal punto di vista pratico

Io no, perchè sono convinto che gli italiani, ed in particolare gli impiegati pubblici, non vogliono le riforme.

I dipendenti pubblici (almeno quelli non strettamente legati alla Casta) possono permettersi la prosecuzione dello status-quo?  Io credo di no, a meno di non tartassare la parte d'Italia che produce ricchezza.  E questa scelta (1) indebolisce politicamente forse di più il governo Monti, (2) rende meno sicura la posizione negoziale degli stessi dipendenti pubblici, e gli impone di difendere in qualche modo le proprie rendite.  Credo che starebbero meglio con una razionalizzazione del pubblico impiego supportata da un sistema di ammortizzatori sociali.  Tale scelta è tuttora possibile, ma se l'Italia seguirà la via di ES/PT/GR potrebbe essere preclusa.

con qualche dipendente pubblico. Finchè parli di tagliare la Casta o magari gli stipendi dei loro capi o anche di efficienza del pubblico impiego sono riformatori accaniti (come diceva Ricucci, facile fare i froci con il culo degli altri..).  Prova a parlare in concreto di  riduzioni di stipendi, premi di poduttività a pochi meritevoli (cf. università), cambiamento di orari (p.es. ritorni pomeridiani), trasferimenti di città/amministrazioni/competenze (non lubrificati da aumenti di stipendio molto consistenti)...

...dare retta a tutte le lamentele delle varie lobby e dei suoi impiegati, non si riuscirebbe a riformare un bel niente.
E' sempre stato questo il problema della politica fino ad oggi: non cambiare niente, e se bisogna fare qualcosa, farlo nel modo che non cambi assolutamente in fin dei conti.
Tutto questo per aiutare amici e parenti, non per l'interesse nazionale.
Contano i consensi e basta.
E' un problema che riguarda tutti i paesi in generale, solo che in Italia è molto più esteso e radicato nella comunità.

(come diceva Ricucci, facile fare i froci con il culo degli altri..). Prova a parlare in concreto di riduzioni di stipendi, premi di poduttività a pochi meritevoli (cf. università), cambiamento di orari (p.es. ritorni pomeridiani), trasferimenti di città/amministrazioni/competenze (non lubrificati da aumenti di stipendio molto consistenti)...

peccato che (parlo di non docenti apicali dell'università) abbiamo gli stipendi bloccati, i carichi di lavoro aumentati con l'aggiunta di di tutto di più: anagrafe e valutazione della ricerca? chi lo fa, il bibliotecario, che poi deve imparare a splittare i .pdf o a convertirli a risoluzioni inferiori sennò non li caricano...

referente di primo soccorso e sicurezza? a noi!

ordini che sono diventati un incubo perchè il vero spreco sono i libri e quindi CUP CIG e DURC per comprare 50 €, però invece la banca che fa servizio di tesoreria obbliga i fornitori ad aprire il conto da loro sennò c'è la commissione, ma questi hanno il diritto di farlo, sono PRIVATI ?.  

La digitalizzazione delle dispense, così invece delle risme di fotocopie agli studenti basta la pennetta USB? E il mio collega ex dottore di ricerca bravissimo con le risorse elettroniche inquadrato nell'ex carriera di concetto che fa il direttore di una sezione locale senza nessuna prospettiva di avre l'inquadramento corrispondente.

Poi uno legge delle consulenze e degli stipendi del Trota, the prende sei volte quello che prendo io, e dovrei permettere ad es. a un Oscar Giannino di dire che devono licenziarmi e/o tagliarmi lo stipendio?

OK, mi sta bene. Però voglio che prima in Italia mettano in costituzione il Secondo Emendamento e mi iscrivo alla NRA., "go ahead, make my day" e poi  "from my cold, dead fingers..."

 

Interessante, e' il secondo commento in pochi giorni che ipotizza l'uso della violenza (anche se scherzosamente) e siamo su NFA, non sul sito di qualche estremista.

C'è una bella atmosfera :-)

This being NoisefromAmerika, perché citare un emendamento che la corte suprema ha riconosciuto come tutela di un diritto soggettivo individuale perfetto senza nemmeno la militia clause sarebbe un invito alla violenza? (espressione angelica...)

Solo che ogni tanto, alle solite storie "licenziamo mezzo milione di statali" e "gli insegnanti hanno quattro mesi di vacanze" legittimate pure da gente che should know better, non so se hai letto il link, mi vengono i cinque minuti (che è il minimo per chi si sente Goldstein nei Due Minuti d'Odio) Aggiungo che faccio da anni quattro ritorni pomeridiani (e ci quadagno dei giorni di ferie IN MENO) e le mie colleghe due o tre, sempre a parità di stipendio, che ho cambiato città quattro volte in cinque anni e che il mio orario spesso è 9-19. Per prendere quello che il Trota ( penso al mio 52/60 di maturità nel 1972, con tesina su...Carlo Cattaneo) e la Minetti prendono in una settimana? Ed essere pure additato come parassita dai Giannino e Ricolfi ( o meglio, da un senso comune preesistente che ha fatto di loro una giustificazione), e sapendo che quelli come me che mandano avanti la baracca saranno anche i capri espiatori destinati all'incontro ravvicinato con il cetriolo padulo (una varietà geneticamente modificata del noto Ombrellus Naticarumepetens Altanii? )

e se non si licenziasse nessuno ma moltiplicassimo gli stipendi pubblici e pensioni pubbliche per epsilon ? con epsilon minore o uguale a 1. Epsilon vale 1 fino ad uno stipendio minimo ( fate voi ) poi decresce in maniera monotona continua progressiva fino all'emolumento massimo erogato dallo stato ( dove epsilon potrebbe valere per esempio 0,5 ) .
Poi quando le cose andranno meglio , progressivamente epsilon sarà riportato a 1.

Cosa ne penseresti ?

Non so se è legalmente possibile e sarebbe equo rispetto al reddito, ma non rispetto alla produttività, potrebbe punire il quadro medio-alto che lavora e premiare il nullafacente a basso reddito. E comunque NON bisogna riportare epsilon a 1, l'alta burocrazia prende troppo, bisognerebbe (per dirla con Keynes) educare i giocatori a giocare con poste più basse. Vediamo gli emolumenti del presidente USA, del direttore dell'FBI, di un giudice della Corte Costituzionale tedesca, di un presidente di regione autonoma in Spagna, e riparametriamo gli emolumenti delle cariche italiane più o meno corrispondenti a quelle.
Oppure, prendiamo le retribuzioni pubbliche medie in Europa, calcoliamo il moltiplicatore epsilon tra la paga più bassa e quella più alta e applichiamolo al nostro sistema. Oltre ovviamente a divieti di incarichi e consulenze retribuite ecc.

equità

pierre roberty 16/4/2012 - 14:19

Sarebbe fatto con una legge e quindi legale.
Per me siete tutti ugualmente produttivi e non conosco nessun nullafacente.
Epsilon sarebbe riportato a 1 quando le cose andranno meglio. Secondo me passerebbero almeno 20 o 30 anni e quindi i fruitori di altissimi stipendi saranno morti oppure si modificherebbe in maniera più decisa la forma della curva epsilon , magari potrebbe poi valere 0,25 per l'emolumento massimo.

Il sistema è molto semplice senza tirare in ballo presidente USA o FBI etc..

punto e capo

palma 16/4/2012 - 19:53

si incazzi e la smetta di dir scemenze.

sig Panzanelli

palma 16/4/2012 - 19:52

abbiamo accettato (tutti) che a Lei piaccia o meno, fotte nulla a me e (ritengo) pochissimo ad altre persone, che non si fan riferimenti alla vilelnza sia essa dettate da Holger Meins o Clint Eastwood. Si astenga ed usi un linguaggio piu' colorito che puo'. nessuno makes the day di alcun altro.

PUNKT

"L'ingrediente più importante tuttavia e' la volontà politica di rompere il circolo vizioso che ha visto per decenni la spesa pubblica essere utilizzata come moneta per l'acquisto di consenso politico e di tutela di interessi particolari."
Quando si parla di interessi particolari non bisogna dimenticare che non sono solo gli impiegati pubblici che difendono i propri.
Ma ci sono anche gli imprenditori,i banchieri, i manager e CdA dei tutti gli enti, imprese, società che dipendono dal pubblico (a tutti i livelli),.
Altrimenti la corruzione non sarebbe a livelli così elevati, l'evasione fiscale (che è l'altra faccia della medaglia) così diffusa, la criminalità organizzata così pervasiva anche in territori che in teoria ne dovrebbero essere immuni.
In soldoni, atrimenti non avremmo una classe dirigente (non solo politica) così dequalificata.

"Io no, perchè sono convinto che gli italiani, ed in particolare gli impiegati pubblici, non vogliono le riforme."
A campare di spesa pubblica, direttamente o indirettamente, e' da tempo la maggioranza assoluta dell'elettorato. I 4 milioni scarsi di dipendenti pubblici diretti sono solo una parte minoritaria del totale. Del resto quel 52 per cento di spesa pubblica deve pur finire nelle tasche di qualcuno, in cambio della fornitura obbligatoria dei piu' inutili beni e/o servizi. A quel poco che ne capisco l'apparato legislativo cerchera' di continuare a mantenere in vita questo bubbone, che ormai si puo' identificare con l'italia stessa, aumentando la pressione fiscale sui risparmi (non si contano le proposte di esproprio ipotizzate sui giornali "seri" dai piu' stimati professionisti, come sapete, e comprendete, meglio di me). Questa situazione secondo me non e' piu' reversibile, ammesso che lo sia mai stata, ormai il cancro coincide con il suo ospite, eliminare il primo cancella anche il secondo. Rassegnatevi a vedere i vostri soldi dilapidati in piste ciclabili a 8 corsie che secondo i piu', citati sopra, ci fanno sembrare ricchi e civili come il nord europa (lo dico a titolo di esempio da ciclista esclusivo, nel senso che sono uno che usa solo la bici come mezzo di trasporto, ciclista quest'anno indirettamente massacrato dall'imu e dalla tarsu locali, indignato dalla totale inutilita' se non dannosita' di queste importanti opere ciclabili a me, e pochi altri, destinate, e in sottomessa e rassegnata attesa della prossima supertassa sulle bici a cio' destinata - e che comincera', ormai conosciamo bene la storia, con un piccolo obolo che intanto mettera' in moto la schedatura). Il mio consiglio ai giovani e' sempre lo stesso, chi puo' se ne scappi a gambe levate da questo paese senza dignita', ne' senso, ne' speranza. Oppure cerchi di sistemarsi in un posto sicuro e ben pagato alla greppia pubblica: cerchi almeno di essere fra gli sfruttatori.

A campare di spesa pubblica, direttamente o indirettamente, e' da tempo la maggioranza assoluta dell'elettorato. I 4 milioni scarsi di dipendenti pubblici diretti sono solo una parte minoritaria del totale.

In termini reali solo una minoranza di italiani prende mediante lo Stato molto piu' di quanto da' col suo lavoro. Bisogna distinguere situazioni diverse. Vive di spesa pubblica anche un dipendente pubblico il cui lavoro vale (nel sistema privato) il 100%, o il 120% o l'80% del suo costo per i contribuenti. Nei primi due casi, azzerando lo Stato, passato un periodo transitorio di aggiustamento,  il dipendente non perde nulla o ci guadagna. Nel terzo caso c'e' una perdita ma non totale, del 20%.

 

Credo anche io che oltre il 50% degli italiani abbia qualcosa da perdere se la spesa pubblica si azzerasse mantenendo la tassazione costante.  Ma se si azzera sia la spesa pubblica sia la tassazione perderebbe solo chi oggi guadagna dallo Stato in termini reali, secondo me una netta minoranza di italiani. Sostanzialmente perderebbero i manager e dipendenti pubblici apicali iperpagati, perderebbero i politici e le loro clientele piu' prossime, e perderebbe quella cospicua frazione, ma comunque minoranza, di meridionali impiegati nel settore pubblico anche con stipendi modesti, ma nettamente superiori ai corrispondenti stipendi privati.

 

E' questa minoranza di italiani che e' responsabile dell'abnorme peso dello Stato, non compensato da servizi pubblici decenti. Questa minoranza tuttavia ha messo su un sistema perverso (chiamato Stato italiano...) in cui una maggioranza dei cittadini crede o spera di guadagnare dallo Stato. Per esempio, gran parte degli italiani meridionali si trova con opportunita' di lavoro nettamente inferiori a quanto sarebbe naturale, nel settore privato, e  vede come sua unica prospettiva di miglioramento l'ampliamento dello Stato per acquisire una "rendita" pubblica.  I centro-settentrionali, invece, vengono convinti a sostenere questo Stato malfunzionante che mediamente li depreda con dosi massicce di propaganda e ideologia, e per mezzo delle loro elites anche private, di scadente qualita' e soprattutto in vario modo "colluse" con lo Stato per il proprio guadagno personale.

Una Comunità Politica definisce dei propri livelli delle prestazioni pubbliche, relative a tutto il territorio nazionale. Solamente degli Estremisti potrebbero negare la validità di simili pattuizioni.

Quindi non bisogna fare la tara ad ogni singola voce di spesa pubblica, ma assicurarsi che ogni livello territoriale faccia il dovuto, e comunque almeno il possibile. Tutto il resto è fuffa.

RR

Si ma il problema è che devono essere definiti livelli essenziali in simili pattuizioni, ma anche il loro costo.

Il discorso che si faceva era sull'utilizzo della spesa pubblica a scopo puramente di acquisto del consenso, se il comune di Busto Arsizio ha 450 dipendenti e offre servizi di qualità molto migliore del comune di Gela che ne ha il quadruplo non ha senso chiedere che per raggiungere il livello di Busto Arsizio,  Gela assuma qualche altro migliaio di dipendenti.

Una Comunità Politica definisce dei propri livelli delle prestazioni pubbliche, relative a tutto il territorio nazionale. Solamente degli Estremisti potrebbero negare la validità di simili pattuizioni.

Quindi non bisogna fare la tara ad ogni singola voce di spesa pubblica, ma assicurarsi che ogni livello territoriale faccia il dovuto, e comunque almeno il possibile. Tutto il resto è fuffa.

Esistono Paesi civili, come USA, Germania, Inghilterra, dove in tutto o in parte i salari dei dipendenti pubblici sono parametrati sui salari del settore privato locale per qualifiche paragonabili. In questi Stati l'uniformita' delle prestazioni statali e' assicurata molto meglio che nello Stivale.

Il senso era di orientamento politico generale, che mi sono sentito obbligato a richiamare, leggendo cose come

Questa minoranza tuttavia ha messo su un sistema perverso (chiamato Stato italiano...) in cui una maggioranza dei cittadini crede o spera di guadagnare dallo Stato.

che, acconsentirai, non è più analitica, o dotata di maggiore senso politico.

RR

 

"La finanza pubblica deve essere sana,
il bilancio  deve essere in pareggio,
il debito pubblico deve essere ridotto,
l'arroganza dell'amministrazione deve essere combattuta e controllata 
 e l'aiuto ai paesi stranieri deve essere diminuito per evitare il

fallimento di Roma.
La popolazione deve ancora imparare a lavorare invece di vivere di
sussidi pubblici.”

 

 

 

Cicerone ,    55 A.C.

Morale:   La crisi dura da 2066 anni…..questo ci tranquillizza.

Riformista nel 2002. Libertario nel 2012. Nel mezzo, per Claudio Velardi, una serie non trascurabile di stati di transizione (un tempo, per semplicità, bastava definirlo “dalemiano”). Vale la pena ricordarne qualcuno, ora che il fondatore del quotidiano arancione ha lanciato la sua nuova idea editoriale, il Libertario, snello quotidiano, forse cartaceo (si parlava di quattro pagine, distribuite su Roma e Milano) ma più probabilmente, in piena crisi dell’editoria tradizionale, corposo sito web. Già, perché al vulcanico imprenditore partenopeo, “scartare” non è mai dispiaciuto. A partire dall’ultimo incarico politico, da consulente della campagna elettorale per la presidenza della regione Lazio di Renata Polverini. «L’unica leader è lei, Renata», pare abbia profetizzato in pubblico, quando si giocava ancora al toto nomi anti Berlusconi. Sarà la stessa Polverini, a fine 2011, a designare il suo spin doctor nel cda del Maxxi, il museo d’arte contemporanea romano firmato da Zaha Hadid. Prima della svolta a destra era stato assessore al turismo del governatore campano Bassolino, ma più che il “trasversale” Velardi politico, è quello imprenditore e/o editore che qui interessa. Il fondatore di Reti spa, per esempio, la società di lobbying che il Sole 24 Ore non esiterà a definire «con i conti in rosso», nonostante al quinto piano di palazzo Grazioli regni «quasi sempre il buon umore». Come editore, Velardi in quanto amante della distruzione creativa, può essere ragionevolmente ascritto alla categoria degli schumpeteriani. Lancia il Riformista, poi vende le sue quote agli Angelucci prima che i tempi diventino grami, nel 2007 crea SherpaTv (durerà circa un anno, non proprio un successo), nel 2009 tenta l’avventura sul web aprendo thefrontpage.it con Fabrizio Rondolino. Proprio da thefrontpage pone le condizioni perché il quotidiano degli “anti-stato” italiani finalmente si realizzi. «Servono soldi, non molti, perché nell’editoria spesso e volentieri i soldi si buttano». E poi «serve un business plan convincente. Il Libertario o starà sul mercato – senza nessun tipo di sovvenzione pubblica – oppure non sarà». Infine, «serve una proposta editoriale radicalmente innovativa». Con Oscar Giannino e Rondolino, i due papabili condirettori, «stiamo lavorando su questi tre punti».

cioè, uno che va con Velardi in nome del liberismo? 

buona notzia!

tizioc 16/4/2012 - 17:03

ha lanciato la sua nuova idea editoriale, il Libertario, snello quotidiano

Il nome è tutto un programma.  La mia previsione: Oscar Giannino scriverà un articolo dal titolo "Lo stiracchiamento di Procruste" in cui annuncerà di abbandonare la trasmissione su Radio 24 per protesta contro le tasse troppo alte, lo statalismo e il collettivismo della società italiana.  Privata di questo strumento fondamentale d'informazione, l'industria del nostro paese crollerà e lo sprèdd schizzerà alle stelle.  Il governo Monti, dopo vani tentativi di imporre nuove tasse sugli italiani si sfalderà e Giannino riapparirà finalmente in pubblico.  Insieme a Velardi preparerà un lungo discorso radio in cui spiegherà a tutti gli italiani il fondamento assolutamente logico, razionale ed obiettivo della filosofia politica libertaria, e tutti vivranno felici grazie alla virtù dell'egoismo razionale.

questa è la prova provata che la direzione intrapresa dai governi negli ultimi anni è l'esatto contrario del federalismo. Da una parte le tasse le incassa lo stato e dall'altra il taglio delle spese è quasi tutto sul groppo degli enti locali. Credo che questo processo sia stato alimentato anche da Tremonti, ecco perchè lui si dice Socialista. Farlo capire ai leghisti no?

Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già (F.Guccini)

Più che dei leghisti io mi preoccuperei del federalismo.

Secondo me , in un paese come l'Italia, sarebbe stato un toccasana (ovviamente dipende sempre dal "come") e ora temo che la Lega lo abbia definitivamente affondato come argomento serio di dibattito politico. Come purtroppo aveva profetizzato Michele Boldrin.

Bruciato

Francesco Forti 18/4/2012 - 17:26

Secondo me , in un paese come l'Italia, sarebbe stato un toccasana (ovviamente dipende sempre dal "come") e ora temo che la Lega lo abbia definitivamente affondato come argomento serio di dibattito politico.

Chiaro. La Lega ha definitivamente "sporcato" il concetto di federalismo di fronte a tutti gli italiani.  Quando si parla di federalismo ormai ti prendono per razzista, ed ora pure ladro e disonesto. Se poi parli di USA e Svizzera, a sinistra ti prendono pure per ultra-neo-liberista.  Nella destra sociale-fascio-corporativa poi non ne parliamo.  Il federalismo, oltre  che toccasana sarebbe stato un'opportunità formidabile, ora non è piu' in agenda in alcun partito o movimento. Se mi sbaglio, correggetemi.

Francesco, c'è solo un federalismo che funziona quello degli stati nati per aggregazione delle entità federate (vedi CH, USA e D). Gli Stati federali che nascono per definizione successiva delle entità federate sono un disastro: il federalismo di questi stati non è altro che mettere intorno alla mangiatoia principale tante altre mangiatoie, all'inizio più modeste, ma che col tempo crescono e diventano più importanti della principale.

Prendiamo l'Italia e la sanità: c'era una volta la vecchia INAM, l'hanno smembrata e creato 20 sanità regionali dove si ruba a man bassa su tutto (vedi Puglia e Lombardia dove si è arrivati a espiantare polmoni sani per lucrare il DRG): le cose non vano bene e si propongono i costi standard che c'erano già per definizione con la vecchia INAM.

Un territorio non sta bene con altri? Non c'è che la secessione Vedi Repubblica Ceca e Slovacchia che separate vanno alla grande.

Rajoy sembra essersi accorto del lusso del federalismo di seconda specie, forse anche Monti che non lo dice ma che si comporta come se ne fosse accorto.

Quanti potenziali ladri in più devi controllare in Italia con il semplice decentramento amministrativo, figurati con il federalismo.

Ricordi come con i prefetti di una volta e le Giunte Provinciali Amministrative anche i Comuni filavano dritti?  

OT

Francesco Forti 19/4/2012 - 09:02

Dovremmo parlarne in un articolo apposito, ma intanto preciso che non sono affatto d'accordo.  20 regioni e meglio ancora 100 province o 1000 distretti, non sono tutte uguali. Qualcuna andrà meglio ed avrà imposte piu' basse e servizi migliori. Basta che le sue spese siano finanziate localmente e poi, nei comuni come nei distretti ci penseranno i cittadini col voto, non i prefetti. Mi pare che a trento e bolzano ci sia la migliore qualità della vita, la maggior fedeltà fiscale e sappiano controllare i propri politici senza i prefetti. Gli altri impareranno.


ci penseranno i cittadini col voto, non i prefetti

bravo, i cittadini: ti informo che qui da noi almeno otto milioni di cittadini continuano a sostenere un partito che minaccia, in questa situazione, la crisi di governo se al suo "padrone" non saranno date "aggratis" le frequenze tv. Gli stessi otto milioni vogliono addolcire il decreto anti corruzione perchè potrebbe essere pericoloso ancora per il "padrone" del loro partito e i suoi amici.

A me sfugge quale sia l'interesse di almeno 7,5 milioni degli 8 che giustifichi un tale comportamento, Hai qualche idea?

Io penso che una buona parte dei cittadini voti addirittura contro i propri interessi, non fosse così nessuno dei politicanti attuali sarebbe tale.

Basta dipingere mondi ideali che non esistono!

Mi pare che a trento e bolzano

Trento e Bolzano trattengono sul loro territorio il 95% delle imposte, pagando in più rispetto alle altre regioni, solo la scuola primaria e secondaria. Se tutte le altre regioni trattenessero il 95% delle imposte sei sicuro che lo stato centrale con i 22,765 miliardi che gli rimarrebbero sarebbe in grado di pagare esercito, polizia, gdf, giustizia, rapporti con l'estero, contributi comunitari, università, amministrazione centrale, welfare non contributivo, beni culturali, infrastrutture ed altro? 

Comunque anche Trento e Bolzano dipendono dallo Stato e dalle altre regioni più ricche.

http://www.cgiamestre.com/portal/img2/22900/SECESSIONE.doc

qui da noi almeno otto milioni di cittadini continuano a sostenere un partito che minaccia, in questa situazione, la crisi di governo se al suo "padrone" non saranno date "aggratis" le frequenze tv. Gli stessi otto milioni vogliono addolcire il decreto anti corruzione perchè potrebbe essere pericoloso ancora per il "padrone" del loro partito e i suoi amici.

A me sfugge quale sia l'interesse di almeno 7,5 milioni degli 8 che giustifichi un tale comportamento, Hai qualche idea?

La spiegazione e' semplice, per motivi storici la maggioranza dei lombardi si schiera coi moderati / cattolici e contro i comunisti. Perche' la maggioranza degli elettori cambi schieramento politico nonostante la subcultura di appartenenza occorre che oltre ad essere manifesta l'incompetenza e disonesta' della propria parte, l'opposizione rappresenti un'alternativa un minimo decente come competenza e onesta', fatto che in Italia non avviene.

8 milioni (25% x 40 milioni) è la stima degli attuali elettori del pdl, in tutta Italia.

Io penso che almeno 5 milioni ignorino l'esistenza delle frequenze così come almeno metà degli elettori, che secondo Francesco dovrebbero premiare o punire gli amministratori delle regioni nel federalismo prossimo venturo ignorerebbero fatte e malefatte di chi si apprestano a votare.

Ma anche fosse vera solo la tua spiegazione (e per me è vera assieme all'ignoranza dei fatti) la giaculatoria

 

ci penseranno i cittadini col voto

sarebbe come la corazzata Potëmkin, ovvero una boiata pazzesca.

Gli elettori sono come gli spettatori a S.Siro che non giudicano ma fanno solo tifo.

.

Gli elettori sono come gli spettatori a S.Siro che non giudicano ma fanno solo tifo.

Sostanzialmente significa che la democrazia non puo' funzionare. Proponi di commissariarla?

Per inciso, concordo con l' analisi, e ritengo che un'Italia democratica sia votata al suicidio economico.

Ma non ritengo di avere un' idea migliore, per cui mi son piazzato fuori con una buona scorta di popcorn.

avrei dovuto scrivere

Due terzi degli elettori sono come gli spettatori a S.Siro che non giudicano ma fanno solo tifo

la democrazia andrebbe realizzata promuovendo la maturità degli elettori che in Italia giudico ancora molto scarsa.

Non resisto ... d'impulso ho pensato che con questo titolo avrei trovato dentro il messaggio il seguente testo: "... non ho mai usatola Brillantina Linetti"

Il punto è che con il voto i cittadini delegano e poi (per la maggior parte)non si interessano più perchè vige la regola: tu fai gi affari tuoi che io mi faccio i miei.
Ovviamente sto banalizzando.
Ma è dall'unità d'Italia che una gran parte dei cittadini vive lo stato centrale come lontano e assente, che si fa vivo solo per riscuotere le tasse o comminare qualche sanzione.
La nostra storia insegna che gli italiani sono sempre pronti a delegare all'uomo della provvidenza la soluzione dei problemi di cui ritengono troppo difficile occuparsi, anceh se li riguardano direttamente (a meno che non li tocchi nelle tasche).
La reputazione dell apolitica non ha mai raggiunto livelli così bassi.
In altri paesi ci sarebbero le masse per le strade a rivoltarsi.
Quì sembra che tutto ci scivoli addosso senza toccarci.
E' sul nostro livello di assuefazione che conta la casta.

Se tutte le altre regioni trattenessero il 95% delle imposte sei sicuro che lo stato centrale con i 22,765 miliardi che gli rimarrebbero sarebbe in grado di pagare esercito, polizia, gdf, giustizia, rapporti con l'estero, contributi comunitari, università, amministrazione centrale, welfare non contributivo, beni culturali, infrastrutture ed altro?

O, dovrebbero tirare la cinghia, questo è chiaro (e sarebbe mooooolto positivo) ma perché quelle spese, o parte di quelle spese, non dovrebbero essere locali?

 

Esercito NO,

Polizia SI,

GDF SI (altriementi il federalismo fiscale chi lo controlla?)

Giustizia SI (nei paesi federali, compreso il piu' vicino all'Italia, è cosi' e funziona meglio)

Rapporti con l'esterno NO (ma quanto costa?)

Contributi comunitari NO

Università SI (ma chi credi che paghi le università in Svizzera? Sono i Cantoni, a parte di due politecnici)

Welfare SI (è locale)

beni culturali SI (come ogni cosa legata al territorio)

Amministrazione centrale: vediamo quanto pesa in CH, con 30'000 funzionari, poi ne riparliamo.

 

 

 

 

potrebbero esserlo ma sei sicuro che se queste spese fossero a carico delle regioni, Trento e Bolzano, con gli stessi denari attuali, continuerebbero ad offrire ai propri cittadini

la migliore qualità della vita

Trento e Bolzano ( e VdA) vanno alla grande perchè tra spese dirette e servizi forniti dallo stato centrale spendono molto di più di quanto raccolgono in tasse. Ci sarà una ragione per cui vedono lo pseudofederalismo, che li farebbe rientrare nei ranghi quanto a trattamento, come una iattura. 

Avrebbero comunque meno problemi della Sicilia che (a quanto mi risulta) è la regione che più prende rispetto a quanto da, dove la qualità della vita non mi sembra a livelli altoatesini.

Comunque il punto è ottimizzare l'uso di risorse rispetto al territorio. Che le risorse in surplus vengano sprecate come in Sicilia o utilizzate per avere servizi sociali superefficienti come in trentino è, pur se preferibile, comunque sbagliato.

Appunto

Francesco Forti 19/4/2012 - 19:28

Comunque il punto è ottimizzare l'uso di risorse rispetto al territorio. Che le risorse in surplus vengano sprecate come in Sicilia o utilizzate per avere servizi sociali superefficienti come in trentino è, pur se preferibile, comunque sbagliato.

Appunto. Il problema è l'ottimizzazione locale, considerando che ognuno è responsabile delle sue spese e che col tempo gli elettori si fanno piu' attenti.

Sicuro?

Francesco Forti 19/4/2012 - 19:19

potrebbero esserlo ma sei sicuro che se queste spese fossero a carico delle regioni, Trento e Bolzano, con gli stessi denari attuali, continuerebbero ad offrire ai propri cittadini

 

la migliore qualità della vita

SI'

quindi secondo te TN e BZ pagando la loro quota di:

interessi sul debito: circa 70 miliardi

difesa: 22,3 milliardi

ordine pubblico e giustizia: 24,7 miliardi

infrastrutture e politica industriale: 40,0 miliardi

protezione sociale (escluse pensioni da contributi): 90 miliardi

stato ed estero: 24,7 miliardi

totale 271,7 pari al 61% delle entrate tributarie

 

Il gettito fiscale di TN e BZ è poco meno di 10 miliardi di cui solo 0,5 vanno a Roma. Le spese di cui sopra coperte dallo stato divise in base alla popolazione ammonterebbero pet il T.A.A. 4,5 miliardi. Tutte le belle cose che tu dici costano circa 9,5 miliardi; se il T.A.A. si trattenesse tutto e pagasse tutto per le "belle cose" avanzerebbero solo 5,5 miliardi altro che i 9,5 attuali.

gli importi che citi sono "federali" e quindi sostenuti da spese federali e tasse federali.

Nell'ipotesi di secessione allora andrebbero a carico dei singli stati che si staccano ma nell'ipotesi federale ci sono imposte comunali e (provinciali/regionali) e imposte federali, e con queste ultime si paga l'esercito, gli interessi sul debito etc. Non sarebbero Trento e Bolzano a pagarlo ma i loro cittadini con l'imposta federale (in CH basta un IVA all'8%, per capirci).

O.K. ma se oggi pagano 10 mld di tasse e ne usano 9,5 per fare tutte le "belle cose", domani dovrebbero avere due alternative:

continuare a fare le "belle cose" come ora e pagare quattro miliardi in più di tasse (9,5 per "belle cose" + 4,5 "federali

oppure

continuare a pagare 10 mld ma ridurre di un 40% abbondante le "belle cose".

Sta di fatto che oggi sono avvantaggiati perchè a fronte di 4,5 miliardi "federali" ne pagano solo mezzo (il 5% che inviano a Roma). Chiaro

Come diceva Ricucci: "è facile fare bella figura con il culo degli altri!"

Basta che le sue spese siano finanziate localmente e poi, nei comuni come nei distretti ci penseranno i cittadini col voto, non i prefetti.

Sono d'accordo. Purtroppo sembrano concetti al di la' della competenza e onesta' dei politici italiani.

Francesco, c'è solo un federalismo che funziona quello degli stati nati per aggregazione delle entità federate (vedi CH, USA e D).

[...]

Rajoy sembra essersi accorto del lusso del federalismo di seconda specie

In certa misura anche la Spagna nasce per aggregazione, un'unione dinastica tra Castiglia e Aragona di cui rimane traccia nella cultura regionale spagnola fino ad oggi.

 

Comunque e' probabilmente vero che per l'Italia e similari Stati peronisti probabilmente non esiste altra via d'uscita ad uno statal-centralismo nocivo e ipertrofico che una secessione.  Richiede evidentementre troppa competenza e onesta', per gli standard italiani, organizzare un federalismo onesto ed effciente dal centro. Una secessione garantirebbe almeno che ogni pezzo risultante se la dovrebbe cavare con le sue risorse, invece che cercare di appropriarsi delle risorse dei sudditi piu' lontani, stupidi e peggio organizzati delle altre regioni.

Scusate ma la discussione mi sembra sia proseguita "erroneamente".

Premetto: io ho sempre sostenuto che il funzionamento di un sistema politico dipende da chi, e come, lo applica. Ad esempio: è difficile immaginare che il sistema sociale danese possa essere applicato dai colombiani con gli stessi risultati. Allo stesso modo credo che l'Italia non avrà mai un sistema federale come quello svizzero, semplicemente perchè siamo italiani e non svizzeri!

Ma succederebbe esattamente lo stesso con un sistema centralista tipo quello francese.

Il punto è:  quale sistema si adatta meglio alla nostra mentalità, alla  nostra cultura ed al nostro territorio ? Quale sistema ci consentirebbe di limitare i nostri difetti e sfruttare al meglio i nostri pregi?

Secondo me un sistema federalista avrebbe dato dei grossi vantaggi.

Grossi vantaggi NON significa panacea.

Se riesci a votare Scilipoti,  ci riuscirai sai con il federalismo che con lo stato centrale.

GT

Francesco Forti 19/4/2012 - 19:34

Premetto: io ho sempre sostenuto che il funzionamento di un sistema politico dipende da chi, e come, lo applica.

Ecco, io no. Probabilmente interpreto in modo naif e primitivo la games theory ma ritengo che un sistema sia il risultato del comportamento dei suoi attori in funzione delle regole adottate.  E vedo tanti italiani comportarsi in un certo modo, quando sono in Itaia nel contesto italiano, e comportarsi diversamente in germania, in svizzera, in contesti e regole diverse. Diciamo che nessuno gioca a scacchi con le regole della dama e viceversa. Quindi se cambi le regole induci comportamenti adeguiati ad esse.

 

Vero che nessuno gioca a scacchi con le regole della dama ma, ad esempio, in ogni paese si gioca a dama con regole leggermente diverse e, anche solo Italia, c'è chi "soffia" e chi no (pur essendo vietato).

Quel che voglio dire è : sicuramente cambiando le regole induci comportamenti adeguati alle stesse, altrimenti non avrebbe senso la mia preferenza per il federalismo, tuttavia esistono degli adattamenti passando dalla teoria alla pratica.

Se butto una piuma e un kg di piombo dalla torre di Pisa in teoria arriveranno a terra nello stesso momento, in pratica no ...perchè c'è il vento.

Il "vento" nel nostro caso è dato dalla mentalità di partenza.

Noi non ragioniamo come gli svizzeri o come i danesi ragioniamo come italiani perchè le induzioni che abbiamo avuto nella nostra storia sono state diverse dalle loro.

Ovviamente nuove induzioni ci porteranno a modificare la mentalità ma, per ottenere risultati duraturi, ci vorrà tempo.

A rendere il quadro più complicato si aggiunge il fatto che il sistema federale non è come un format televisivo, ma verrà scelto, applicato e adattato dagli italiani di oggi con la loro mentalità.

Per dirla meglio:  il sistema cantonale svizzero se fosse riprodotto in maniera identica  in Italia avrebbe sicuramente gli stessi effetti che ha in svizzera, ma dubito che noi italiani saremmo in grado ( o vorremmo) applicarlo identicamente.

mmmm

Francesco Forti 20/4/2012 - 14:43

Per dirla meglio:  il sistema cantonale svizzero se fosse riprodotto in maniera identica  in Italia avrebbe sicuramente gli stessi effetti che ha in svizzera, ma dubito che noi italiani saremmo in grado ( o vorremmo) applicarlo identicamente.

E sarebbe difficile, perchè in ogni cantone è diverso.  Ho come l'impressione che troppo spesso si pensi al federalismo come ad un modello applicato in modo identico in ogni luogo/giurisdizione.  In realtà ogni cantone svizzero è uno stato, quindi ha una sua costituzione e sue regole. Per questo il Ticino non è il Grigioni e l'autonomia comunale, per esempio, è diversa. In realtà il federalismo è un meta-modello, che descrive alczne regole comuni a livello federale, lasciando ad ogni membro la soluzione organizzativa-istituzionale che preferisce. Giusto quindi che ognino gradualmente lo applichi con la sua mentalità, nell'ambito pero' di un meta-modello comune, da cui non si transige (e descritto in una costituzione federale). 

Lo so,  consideravo il sistema cantonale come meta-modello (non vedo come sia possibile considerare diversamente un sistema federalista) e il discorso che voglio fare non cambia:  diamo la costituzione cantonale elvetica nella mani di Alfano, Bersani e Di Pietro e vediamo come la adattano alle italiche esigenze :-)

Però, ripeto, qualsiasi cosa gli darai in mano subira lo stesso "trattamento" questo non è quindi un argomento valido contro il federalismo.

 

“”La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”. In pratica, si riconosceva l’esistenza di diversi livelli territoriali autonomi di governo della cosa pubblica. Uno di questi è lo Stato.

Una decisione penosa. Se ci sono mangiatoie e falle nella spesa pubblica, queste si annidano soprattutto nella spesa sanitaria territoriale.  Molteplici ricerche parlano di grandi variabilità nei prezzi delle forniture, e di forti corruttele.

Urge centralizzare il processo di decisione della spesa, e di criminalizzare politicamente tutti gli aedi e i sostenitori di ogni qualsivoglia "federalismo" (?) e di decentramento.

RR

Urge centralizzare il processo di decisione della spesa, e di criminalizzare politicamente tutti gli aedi e i sostenitori di ogni qualsivoglia "federalismo" (?) e di decentramento.

Esistono Stati federali come USA, Svizzera, Canada e Australia che sono a mio parere amministrati meglio di Stati centralisti come la Francia e infinitamente meglio dell'Italia, che nella sostanza e' uno Stato centralista, nonostante un po' di disonesto fumo negli occhi inserito dall'Ulivo nella costituzione del 2000.

 

Nei sistema federali seri, onesti e ben funzionanti i livelli locali di governo amministrano tendenzialmente/primariamente risorse provenienti dallo stesso territorio amministrato, realizzando automaticamente un vincolo virtuoso.  Solo nei sistemi statali piu' stupidi e disonesti, come lo Stato italiano, esiste una variante degenere di federalismo dove i livelli locali di governo hanno autonomie di spesa su risorse di natura centralista, alimentate dallo Stato centrale con finanza di trasferimento, e periodicamente con ridicoli rimborsi a pie' di lista su sforamenti di bilanci concordati.

Solo nei sistemi statali piu' stupidi e disonesti, come lo Stato italiano, esiste una variante degenere di federalismo dove i livelli locali di governo hanno autonomie di spesa su risorse di natura centralista, alimentate dallo Stato centrale con finanza di trasferimento, e periodicamente con ridicoli rimborsi a pie' di lista su sforamenti di bilanci concordati.

Su questo concordo al 100%, ed è proprio su tale base che invocavo il centralismo, così come plaudo alla Troika e alla fine dell'autonomia politica greca.

RR

oppure passare ad un sistema bismark, dove la spesa è locale ed è rimborsata localmente (a livello provinciale o sub-provinciale) da assicurazioni obbligatorie. Quindi le malversazioni di Bolzano non le deve pagare Enna.  Oggi non è cosi' perché la spesa sanitaria è solo in parte finanziata dall'IRAP (dietro cui non c'è alcun soggetto con intenzioni legate alla spesa sanitaria) ma il grosso è ancora spesa centrale.  Soprattutto al sud.  Il problema atroce (per l'incompetenza di chi ha inventato IRAP) è che non c'è un soggetto finanziatore che è interessato a risparmiare ma anzi, chi paga l'IRAP (evesione a parte) vorrebbe ambire a crescere, a pagare di piu'. Ma come puo' essere virtuoso un simile becero sistema?

vede, il problema probabilmente è che la Lega da tempo ha abbandonato la volontà di combattere contro lo statalismo, anzi spesso se ne è immedesimata. Oggi è lo specchio di un partito socialista, proprio come Tremonti. Altro problema è che una parte dei leghisti, non pochi, questo non lo sa.

questa e' la mia reazione leggendo le ultime gesta del governo Monti su

Spending review: taglio a posti letto e ospedali, province, auto blu dove si legge

 

Stretta per le auto blu. Nel 2013 la spesa per le auto blu non dovrà superare il 50% di quanto speso nel 2011. “A decorrere dall’anno 2013 – si spiega nella bozza del decreto – le amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, incluse le autorità indipendenti, non possono effettuare spese di ammontare superiore al 50 per cento della spesa sostenuta nell’anno 2011 per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di autovetture, nonché per l’acquisto di buoni taxi; il predetto limite può essere derogato, per il solo anno 2013, esclusivamente per effetto di contratti pluriennali già in essere”.

Ora immaginiamo che nel 2009 nella terra dei cachi, in seguito alla crisi, ci siano due province, la provincia A virtuosa e la provincia B viziosa.  La provincia virtuosa A delibera di ridurre al minimo indispensabile la spesa per le auto blu.  Nella provincia viziosa B le discussioni tra giunta e consiglio si possono riassumere cosi': "la pacchia della spesa pubblica senza limiti potrebbe subire qualche colpo, approfittiamone subito per assegnare l'auto blu a cani e porci".

Arriva nel 2012 il governo di Roma, e impone alla provincia virtuosa lo stesso identico taglio della provincia viziosa, mettendo in difficolta' la prima e non punendo minimamente la seconda. Provvedimenti del genere sono identici a quelli dell'ultimo governo Berlusconi (ne ho visto molti fotocopia per l'Universita') e in generale scommetto sono paragonabili al tipico provvedimento di taglio di tutti i governi italiani, da Prodi ad Andreotti e Pomicino.

Se nemmeno i professori della Bocconi si rendono conto della stupidita' di leggi del genere vuol dire che non c'e' possibilita' di redenzione per il disastro-Italia.  Eppure sarebbe semplicissimo scrivere una norma virtuosa, basterebbe scrivere: tutte le amminitrazioni che lo superano, dovranno ridurre il costo per abitante per auto blu al 50%  media nazionale del 2011. Semplice, equo, virtuoso.  Ma inarrivabile per la cultura politica italiana.

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