Referendum elettorali: perché voterò SI

17 maggio 2009 sandro brusco

Le conseguenze di un SI ai referendum elettorali saranno assai limitate: si passerà dal porcellum al porcellum con il rossetto. Ma poco è meglio di niente, per cui voterò SI.

Non è vero che la vittoria del SI consegnerebbe il paese a Berlusconi. Sia con i numeri delle scorse politiche sia con quelli dei recenti sondaggi il PdL da solo perderebbe contro un listone coalizzato PD+IdV+Sinistra Radicale oppure contro un listone PD+IdV+UDC.

Introduzione

I referendum elettorali sono tre. Il primo elimina la possibilità di formare coalizioni per conseguire il premio di maggioranza a livello nazionale per la Camera, mentre il secondo fa lo stesso per i premi di maggioranza regionali al Senato. Il terzo elimina la possibilità, usata principalmente dai capipartito, di candidarsi contemporaneamente in più circoscrizioni. Non discuterò il terzo referendum; evitare le candidature multiple dovrebbe essere un atto di decenza minimo e in realtà nessuna voce, che io sappia, si è levata a difendere questa pessima pratica. Mi limiterò quindi a discutere i primi due, che mirano allo stesso obiettivo: eliminare il premio ''di coalizione'' per sostituirlo con un premio ''di partito'', o più esattamente ''di lista''.

La discussione deve iniziare, temo, con un'ammissione di sconfitta. Io ho sostenuto i referendum elettorali con l'obiettivo di stimolare l'iniziativa parlamentare per un cambiamento della legge elettorale. Credo questo fosse l'obiettivo principale per molti altri, nel movimento referendario. L'obiettivo è già fallito, indipendentemente da quale sarà l'esito del referendum. Davamo tutti per scontato che i nostri politici non avrebbero discusso la legge elettorale senza uno stimolo esterno. Era meno ovvio che avrebbero fatto carte false per non discuterla anche in presenza del referendum. Ho cercato di argomentare l'estate scorsa che una buona riforma elettorale era possibile, perché era nell'interesse delle principali forze politiche presenti in parlamento, PD, Lega e PdL. Ma non si può mai essere troppo pessimisti quando si analizza la politica italiana. Una buona discussione sulla riforma elettorale avrebbe richiesto un minimo di lungimiranza e buon senso. Avrebbe inoltre richiesto di agire con calma e per tempo. Apparentemente questo è chiedere troppo; si è atteso fino all'ultimo momento (e anche un po' più in la: è stata necessaria una leggina per allungare i termini massimi entro cui andava indetto il reeferendum) per poi agitarsi scompostamente e secondo i propri ristrettissimi e ultramiopi interessi di bottega. Quindi, l'obiettivo principale del referendum è fallito, e nemmeno c'è da illudersi che una vittoria del SI condurrà a una riforma successiva. La domanda che resta da porsi quindi è: qual è il male minore, il porcellum attuale o il porcellum con rossetto che uscirebbe dai referendum?

Le conseguenze dei referendum

A dispetto del panico che ha preso i dirigenti leghisti, le conseguenze dell'abolizione del premio di coalizione saranno limitate. Essenzialmente, anziché avere differenti simboli a supporto di un candidato a primo ministro, come accade ora, i partiti dovranno accordarsi ex ante su un unico simbolo e una unica lista. Questo può avvenire mediante l'inclusione di diversi simboli in un unico cerchio o mediante un nuovo simbolo. Non sarebbe una pratica nuova nel panorama italiano. Per fare alcuni esempi, tra i tanti possibili, alle prossime elezioni europee troverete sulla scheda questo simbolo.

AUTONOMIA.jpg

 

 

 

 

 

È l'alleanza tra La Destra di Storace, il Movimento per l'Autonomia del governatore siciliano Lombardo, i Pensionati di Fatuzzo e l'Alleanza di Centro di Pionati. Tutti insieme appassionatamente per superare la barriera del 4%, recentemente istituita esattamente per dar fastidio a partiti come La Destra.

A Recoaro Terme (Vicenza) gli elettori troveranno invece questa lista per le elezioni comunali, frutto di un'alleanza locale tra PD, Lega e socialisti.

Il logo dela «strana» coppia

Ma non è solo una cosa da partiti piccoli. Nel 2006 i DS e La Margherita si presentarono sotto il comune simbolo dell'Ulivo per la Camera, ma con simboli separati per il Senato.

Tutto questo per dire che la distinzione tra ''coalizione di liste elettorali'' e  ''lista elettorale'' è alla fine assai meno netta di quel che può apparire a prima vista, per l'elementare ragione che i partiti rivedono la propria strategia elettorale a seconda  della legge. Se passa il referendum vedremo, al tempo stesso, meno liste elettorali e liste elettorali più eterogenee. Ma, alla fine, i cambiamenti saranno minimi.

Perché tanto agitarsi allora? Perché la Lega minaccia addirittura la crisi di governo per far fallire il referendum? Perché Di Pietro, dopo aver raccolto le firme, fa ora campagna per il no?  In effetti qualche effetto reale i referendum, in caso di vittoria del SI,  lo avranno.

Primo, alcuni elettori possono essere più sensibili di altri al tipo di simbolo che appare sulla scheda. Non sono a conoscenza di studi seri ma è possibile che almeno alcuni tra gli elettori leghisti siano riluttanti a votare un simbolo che non sia esclusivamente leghista; almeno, questo sembrano credere i dirigenti leghisti. Un effetto simile si è verificato per la sinistra arcobaleno alle ultime elezioni. In modo simile, la differenza tra i voti presi alla Camera e al Senato da DS e Margherita nelle elezioni del 2006 è probabilmente almeno in parte dovuta alla presentazione del simbolo dell'Ulivo alla Camera. Ma la verità è non c'è nessuna buona ragione per credere che tali effetti siano forti o che favoriscano sistematicamente una particolare parte a dispetto di un'altra.

Secondo, dato che comunque resta invariato il meccanismo della ''lista chiusa'', ossia gli eletti vengono selezionati nell'ordine in cui vengono presentati in lista, la nuova legge che uscirebbe dai referendum costringerebbe di fatto i partiti a contrattare ex ante la proporzione dei propri eletti al momento di formare i listoni elettorali. Anche qui, niente di particolarmente nuovo; è quello che hanno fatto i radicali con il PD alle ultime elezioni. Però, tendenzialmente, queste sono fibrillazioni e lavoro in più per i vari capoccia dei partiti. I periodi di formazione delle liste sono già adesso periodi di stress e litigi, con il nuovo meccanismo sarebbe un po' peggio. Logico che non vogliano complicarsi la vita. Ma, di nuovo, non sembrano essere effetti di prima grandezza.

Terzo, forse c'è un rischio un po' più alto di non giungere a un accordo tra partiti. Mettersi d'accordo su un candidato premier all'interno di una coalizione in cui poi ciascuno presenta la propria lista può essere marginalmente più facile che mettersi d'accordo su un'unica lista. Al momento è difficile dire quanto possa essere forte questo effetto, ma può essere veramente forte solo se i partiti italiani non sanno proprio fare i propri interessi; non mi pare ci sia evidenza di nulla del genere.

Quarto, e ultimo, ci sarà un effetto reale sui partiti veramente piccoli, che faticheranno a far inserire il proprio simbolo e, in generale, ottenere visibilità in listoni dominati dai partiti maggiori. Non stiamo parlando di Lega e IdV, almeno finché restano ai livelli di consenso attuale, dato che tali partiti hanno forza sufficiente per negoziare in modo efficace la propria presenza nella lista. Stiamo parlando dei piccoli partiti che urlano al grande successo quando vanno oltre il 2%: Mastella, Sinistra e Libertà e cosette varie. Questi, in effetti, un po' di potere di contrattazione rischiano di perderlo.  Mi pare, per limitato che sia, l'unico vero effetto di riduzione della frammentazione politica che i referendum possono avere.

Tutto il potere a Berlusconi? Ma va la.

Un argomento che si sente spesso da parte degli oppositori del referendum è che in caso di passaggio del SI farebbe enormemente aumentare il potere di Berlusconi. Per esempio, in un editoriale di Massimo Teodori su ''Il Tempo'', riportato da Michele, si afferma

Oggi, con il sistema attuale, il Parlamento è nominato da una decina di capipartito che compilano le proprie liste elettorali scegliendo i loro amici e affini. Con la vittoria del Sì al referendum il capo dell’unico partito vincente, leggi Berlusconi, nominerebbe la maggioranza assoluta della Camera, ovvero 346 deputati su 630 (55%), acquisendo legittimamente il potere di fare il bello e il cattivo tempo senza contrappesi.

Per la precisione i deputati sono 340 e non 346 (Teodori ci appiccica impropriamente quelli eletti all'estero, che hanno un sistema elettorale diverso), ma questo è un dettaglio. L'errore nel ragionamento di  Teodori sta nell'assumere che, nel caso in cui Berlusconi si presentasse da solo alle elezioni, anche tutti gli altri partiti andrebbero soli. Non è così, e due conti possono aiutare a capire meglio come stanno le cose.

Supponiamo allora che Berlusconi si presenti da solo, ossia senza la Lega. Chi vincerebbe? Non lo possiamo sapere, dipenderà da come si comportano gli elettori, ma il punto importante è che il risultato non sarebbe scontato. Per avere una rozza idea di cosa potrebbe succedere, supponiamo dapprima che gli elettori votino come hanno fatte alle elezioni politiche del 2008.  Queste sono state le percentuali di voti alla Camera usate per l'assegnazione del premio, ossia escludendo (a mio avviso incostituzionalmente) la Val d'Aosta.

 

  % Voti Camera 2006
PdL+MpA 38,51
Lega 8,30
Pd+Idv 37,55
UDC 5,62
Sinistra Arc. 3,08

 

La percentuale del solo PdL è stata di 37,39. In altre parole, Berlusconi da solo avrebbe vinto solo se il PD (che da solo prese il 33,17) si fosse presentato senza l'IdV. Se PdL e MpA avessero presentato un'unica lista, questa sarebbe stata comunque battuta da una coalizione Pd+IdV+UDC oppure da una coalizione Pd+IdV+SA. Veramente c'è qualcuno che crede che Berlusconi avrebbe corso questo rischio? Oppure, veramente c'è qualcuno che crede che, a fronte di un PdL solitario, Veltroni, Di Pietro e Casini non avrebbero colto l'occasione per vincere formando una lista unitaria? L'hanno capito Lombardo e Storace cosa fare per le europee, con una posta in gioco infinitamente più piccola. Ci potevano arrivare anche Veltroni, Di Pietro e Casini, con il governo del paese come posta in gioco (conservo dubbi su Ferrero).

Ma, si dirà, la situazione dell'aprile scorso non è più rappresentativa, il centrodestra è molto più forte ora. D'accordo, proviamo allora a guardare i dati dell'ultimo sondaggio Sole 24 Ore  per le europee, che effettivamente sembrano più favorevoli al PdL.  Questi i dati grezzi.

 

  % voti europee
PdL 40,0
Lega 10,3
PD 26,2
IdV 9,0
UDC 6,0
Rifondaz+PdCI 3,5
Sin e Libertà 2,5

 

Con questi dati il PdL da solo vincerebbe contro una coalizione PD+IdV, ma perderebbe contro PD+IdV+UDC oppure contro PD+IdV+Sinistra Radicale.

Ora, non prendiamo troppo sul serio l'ipotesi che i voti dei partiti si travasino automaticamente in listoni, che le intenzioni di voto per le europee siano uguali alle politiche e così via. Ma come rozzo punto di riferimento, questo numeri ci dicono che il PdL non può assolutamente dare per scontato che vincerebbe elezioni  in cui si presenta solo. Dovrebbe affidare le sue fortune all'assenza di accordo tra gli altri partiti e al grado di fedeltà degli elettori verso listoni unificati. Non credo proprio che Berlusconi voglia correre rischi del genere. Quindi, con il passaggio del referendum, quello che ci possiamo aspettare è una lista unitaria PdL-Lega, presumibilmente con un simbolo composto dai due sotto-simboli appaiati, la cosidetta ''bicicletta''.

Ma, si dirà ancora, se Berlusconi diventa ancora più forte o se le forze antiberlusconiane si frammentano sempre di più? Cosa succede se il PdL va al 45%? Cosa succede se Pd, IdV, UdC e nanetti neo- e paleo-comunisti litigano e non si accordano? In tale scenario, il potere del PdL non sarebbe eccessivo? La risposta è che in tali circostanze il PdL potrebbe governare da solo anche con l'attuale sistema elettorale. Per esempio, immaginiamo che il PdL accresca i propri consensi fino a intorno il 45%, e che la debolezza e/o rissosità delle forze di opposizione ne garantisca la vittoria. Anche con il sistema attuale, che bisogno avrebbe Berlusconi della Lega? Potrebbe darle il benservito e governare da solo.

Quindi no, un SI al referendum non darà tutto il potere a Berlusconi. Il potere di Berlusconi crescerà se aumenteranno i consensi al suo partito e se l'opposizione sarà divisa e inefficace. Avere il porcellum o il porcellum con il rossetto non farà differenza.

E poi, consentitemi una ultima nota polemica. Io questo grande ruolo di limitazione del potere berlusconiano da parte della Lega finora non l'ho visto. Sulle cose che mi interessavano (Alitalia, Lodo Alfano, Decreto Englaro) la Lega è stata china e supina al potere berlusconiano, più docile di un cagnolino. Non c'è rargione per pensare che le cose cambieranno, referendum o no.

Ma allora perché votare SI?

Visto che alla fine non cambia molto, perché votare SI? Per quel che mi riguarda, per due ragioni.

La prima è che è bene sfrondare i partitini, e questo è un risultato che con il referendum si otterrebbe. Nella lunga tradizione proporzionalista italiana si è vista una lunga sfilza di partitini la cui unica funzione era regalare una ettina di potere a politici normalmente di scarso livello. Il PdCI di Diliberto, l'UDEUR di Mastella e il MpA di Lombardo sono solo alcuni tra gli esempi recenti. Questi partitini fanno danni, aumentano la conflittualità nei governi unicamente per ragione di visibilità e per accrescere le rendite dei loro dirigenti, e non apportano nulla di utile in termine di idee. È bene che scompaiano. È vero, i partitini non sono il problema principale della politica italiana, sono solo un problema minore. Ma visto che c'è l'occasione per dar loro un colpo è bene usarla.

La seconda ragione è che è bene che i politici continuino ad aver paura dei referendum. Si tratta di iniziative che normalmente sono al di fuori del loro controllo e che possono essere usate per fare pressione. Certo, è un'arma spuntata. Il referendum è solo abrogativo, quindi il suo scopo è limitato. In questo caso, per esempio, si è solo potuto lavorare di fino per produrre un porcellum con il rossetto, anziché proporre un sistema maggioritario. Inoltre i risultati referendari possono essere facilmente aggirati o ignorati, come è accaduto con i referendum sulla privatizzazione Rai o sul ministero dell'agricoltura.  Lo stesso, un'arma spuntata è meglio di nessuna arma. Una vittoria del SI, dopo una lunga serie di referendum andati ''buchi'' per mancanza di quorum, servirebbe a dare l'avviso alla casta che i cittadini non sono totalmente inermi.

Non è molto, lo so. Ma, ripeto, poco è meglio che niente.

19 commenti (espandi tutti)

1) Rimane il fatto che l'eventuale nuova legge elettorale sarebbe solamente una porcata bis.
Bisogna chiedersi se uno sbarramento al 4% e uno all'8% siano davvero accettabili e compatibili con la costituzione. Bisogna chiedersi, al di là delle contingenze del momento, se un premio di maggioranza al partito che prende più voti non possa portare a risultati aberranti. La risposta è si. Col 30% si prende il 55% se l'opposizione è debole e se le tv martellano dalla tua parte.
Che fine ha fatto il vecchio principio del "una testa un voto"?

2) Costringendo tutte le liste ad accorparsi in un unico listone/partito il cittadino, che già non può scegliere il candidato e quindi non conta nulla, non potrà nemmeno scegliere la propria "corrente" preferita. Insomma tutto sarà lasciato ai giochi di potere interni dei due maxi-partitoni che si formeranno. Voti PD ma voti i veltroniani, quelli di sinistra o la binetti? Già ora è difficile, figuriamoci con due maxi partiti.

3) Allo stato attuale il PD non ha poi nessuna intenzione di allearsi con la sinistra dei piccoli partiti, anzi la sua unica vera strategia è di fare terra bruciata da quella parte. Che si allei con l'UDC e prenda ancora di più i voti paramafiosi al sud è poi tutto da vedere. Comunque sarebbe un bellissimo risultato.

4) Questo referendum non è fuori dal controllo dei politici. E' stato appoggiato da tutto l'arco costituzionale a parte i piccoli partiti. Rientra nella strategia del pd, fa un favore a berlusconi e a Fini. Di che dovrebbero avere paura? Dopo le europee chiederanno a tutti di votare si.

Bisogna bisogna non prendere le prime due schede e votare si solo alla terza.

Quindi:

http://www.corriere.it/editoriali/09_maggio_17/Gli_esiti_nocivi_del_refe...

http://www.criticaliberale.it/GetIndexedPage.aspx?xml=orientamenti&id=23
http://temi.repubblica.it/micromega-online/referendum-rodota-4-buone-rag...
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-deriva-maggioritaria-che-m...

la frase

Ci potevano arrivare anche Veltroni, Di Pietro e Casini

mi pare piuttosto ottimista. Soprattutto se proviene da qualcuno che ha appena detto che

non si può mai essere troppo pessimisti quando si analizza la politica italiana

;-)

Comunque vada, sarà un disastro. Se il referendum non passa avremo il "porcellum" confermato da un voto popolare: diventerà un porcellum grande quanto un elefante; praticamente inamovibile.

Se invece passa avremo invece il "porcellum col rossetto" sempre confermato da un voto popolare, e pertanto inamovibile. Ci toccherà tenerci l'uno o l'altro per 20-25 anni.

Ma non si potevano formulare diversamente i quesiti?

Tanto il quorum il 21 giugno difficilmente verrà raggiunto. A scuole chiuse è veramente mission impossible

Concordo Fausto, concordo.

Ma anche con le scuole aperte, il risultato sarebbe stato il medesimo.

La sinistra estrema e le formazioni minori di tutto l'arco parlamentare non voteranno per il referendum perchè ostili a qualunque limitazione in senso maggioritario; i partiti di sinistra più grossi temono che, votando si, finiscano per rafforzare il già esteso potere/consenso di Berlusconi. Anche chi, nel centrodestra, voterebbe si, teme di agitare le acque della propria maggioranza.

Prevedo un'affluenza bassa, con una prevalenza fra i votanti di si.

Per prevalere il si, bisognerebbe davvero avere un livello di attenzione e consapevolezza fra la gente che non c'è, vista anche la latitanza dei giornalisti italiani che non ne parlano proprio.

A proposito, questo silenzio comandato sul referendum e il rigoroso rispetto della consegna da parte dei giornalisti è scandaloso. Per non parlare delle elezioni Europee. Io purtroppo sono nella provincia più profonda e remota. Chiedo però a qualcuno che faccia la spola tra Europa del Nord e Italia se nota differenze nel modo in cui si conduce la campagna elettorale europea in altri paesi, e il modo in cui NON la facciamo in Italia. Penso di poter dire che l'unico sussulto di interesse che queste elezioni europee hanno risvegliato nell'elettorato italiano; e l'unica risonanza che esse hanno prodotto nella stampa italiana, è stato quando tutti ci siamo dovuti attardare al capezzale andrologico dell'attuale presidente di gabinetto (come è efficace questa espressione!) e delle sue storielle softcore in quel di Casoria. Ma anche negli altri paesi europei è così?

Per prevalere il si, bisognerebbe davvero avere un livello di attenzione e consapevolezza fra la gente che non c'è, vista anche la latitanza dei giornalisti italiani che non ne parlano proprio.

I giornalisti si muoveranno, nel loro stato di semi-servitù, solo dopo le europee. Allora qualcuno, nel PD e nel PdL, si farà i suoi conti e deciderà se attivare o meno la macchina della propaganda. A quel punto ci sarà una campagna per il Si. Altrimenti, se decideranno per il non far nulla, nessuno si attiverà.

Detto per inciso non mi sembra si tratti di una questione di attenzione e resoponsabilità. Se partirà la campagna per il si sarà martellante e populista. Questa è l'unica cosa sicura.

Dall'articolo di Sartori sul Corriere:

...lucidamente previ­sto da Franceschini, allora presidente dei deputati Ds, che a quel tempo era evi­dentemente ancora lucido

Non controllo per pigrizia, ma venendo Franceschini dalla Margherita (e dai Popolari prima), penso che al massimo potesse essere presidente dei deputati de L'Ulivo. Così, giusto per contribuire al tema della "lucidità", che a quanto pare comincia a mancare anche all'autore dell'articolo citato. Non che Sartori non ne capisca: anzi! Ma possiamo anche cominciare a sentire le opinioni dei più giovani, no? -------------- Scritto questo, e tornando al contributo di Sandro, mi sembra che ci siano due questioni importanti che si intrecciano:

1. i possibili effetti del referendum sulla legge elettorale, sul comportamento dei partiti e sull'esito delle elezioni;

2. la presenza di Berlusconi sulla scena politica italiana.

Da ricercatore, io godo da matti nell'analisi della prima questione. Ma da elettore, lo ammetto, io mi sento molto influenzato dalla seconda. Giusto o sbagliato che sia. E non mi pare di essere l'unico. Voglio dire: ci si scalderebbe così tanto intorno al referendum se rischiasse di vincere la lista di un Franceschini/Casini/Formigoni/(ma sì, mettiamoci anche lui) Segni qualunque? Non credo che articoli come questo possano convincere qualcuno (rectius: qualcuno per cui la seconda questione è più rilevante della prima). Ed è per questo che aggiungo elementi a sostegno della tesi di Sandro, pur ammettendo che ancora non so se e cosa voterò.

Argomenti (aggiuntivi) a favore del referendum:

a) Fattuale, seguendo il punto quarto di Sandro. A me Bossi sembra ancora troppo astuto per lasciare che accada qualcosa che lo possa danneggiare. Se davvero avesse previsto un esito terribile per la Lega, credo avrebbe fatto cadere il Governo, congelando nuovamente il referendum (nel caso di elezioni).

b) Teorico. Da quando rabbrividiamo a causa dei premi di maggioranza? Tony Blair e Barack Obama come sono stati eletti (sì, lo so, dovrei aggiungere Major e Bush per completezza...)?. Anche con il Mattarellum (ma limitatamente alla parte uninominale secca del 75%), di fatto, esistevano listoni unici. I segretari di partito decidevano quali membri di questi listoni avrebbero corso in ognuno dei collegi. Facciamo un esempio. Dividiamo un qualunque grande collegio del Porcellum-con-rossetto (Cpr) in collegi uninominali (Cu). Dovremmo avere un numero di Cu pari al numero di candidati presenti in ogni lista di Cpr. Cioè, se in un Cpr vengono eletti 100 deputati, ci aspettiamo che ogni lista porti 100 candidati. Analogamente, se tramutassimo quel sistema in maggioritario, dovremmo avere 100 Cu. Ognuno di questi Cu sarà più o meno sicuro. Supponiamo di ordinare i Cu in ordine di sicurezza d'elezione. Quest'ordine sarà lo stesso con cui verrà stilata la lista in un Cpr. Anzi, in fin dei conti ci sarebbe ancora maggiore certezza per l'elettore. In un articolo per lavoce.info, avevamo stimato, senza sbagliare di troppo (maledetta sinistra sotto la soglia...), la composizione della Camera italiana prima delle elezioni del 2008. Quale migliore informazione per un elettore sapere come sarà composto il gruppo parlamentare della lista che sta per votare? Tornando all'esempio, in un Cpr da 100 candidati, votando una lista sapremo che saranno esattamente eletti i primi 55 in caso di vittoria (al Senato, alla Camera cambia un po'). L'"esattamente" è rafforzato dalla cancellazione di possibilità di candidature multiple. La forza contrattuale di ogni partito dal listone influirebbe, nel caso dell'uninominale, sull'assegnazione dei collegi sicuri, e nel caso del Percellum-con-rossetto, sull'ordine dei candidati. Ciò per dire che il Porcellum-con-rossetto dovrebbe aumentare la quantità di informazioni a disposizione dell'elettorato. Sarebbe dunque un miglioramento. E non da poco.

c) Io continuo a credere nella funzione di stimolo del referendum. Anzi, ritengo che la volontà del costituente sia stata proprio questa: in quanto solo abrogativo, il referendum dovrebbe dirci chiaramente cosa l'Italia nonvuole, lasciando al Parlamento l'onere di decidere che cosa l'Italia vuole. Quindi tutti quanti non sopportano il Porcellum dovrebbero votare "Sì", sperando che il Parlamento poi intervenga sulla legge elettorale.

d) Infine non capisco perchè, a seguito di un referendum di questo tipo (cioè elettorale), qualche politico comincia a dire che se vincesse il "Sì" il Parlamento sarebbe delegittimato e si dovrebbe rivotare. Sono io che non capisco? Su questo sono davvero curioso...

 

Anch’io votai per il referendum, ritenendolo un grimaldello per cambiare la legge elettorale.

Un buon sistema elettorale, secondo il mio modesto parere, deve soddisfare tre criteri: da un lato favorire la stabilità politica, dall’altro garantire la più ampia rappresentanza parlamentare delle opinioni degli elettori, da ultimo garantire a tutti la possibilità di candidarsi il più facilmente possibile (senza sottostare alla forca caudina della raccolta delle firme).

In Italia abbiamo ancora un “parlamento rappresentativo”. Non è democratico (e liberale) ridurre il numero dei partiti. La governabilità dovrebbe essere assicurata con altri metodi che non sia il premio di maggioranza. Forse potrebbe essere assicurata assegnando “un peso” diverso ai voti dei componenti la maggioranza, cioè intervenendo sui regolamenti parlamentari.

Non sono d’accordo nell’assestare colpi ai piccoli partiti.

Il pluralismo è una risorsa solo a parole?

Nell’immediato dopoguerra il Partito d’Azione era un piccolo partito. Dopo la scissione di Palazzo Barberini, il Partito Socialdemocratico era un piccolo partito (destino cinico e baro!). Nel 1953 Unità Popolare di Parri e Calamandrei e Alleanza Democratica Nazionale erano piccoli partiti (ma causarono il fallimento della legge truffa: la coalizione di centro perse per 54.000 voti). Il Partito Repubblicano Italiano e i Radicali sono sempre stati piccoli.

Prima di fare leggi elettorali che portino al bipartitismo, si cambi la costituzione per istituire un sistema presidenziale.

Sono d’accordo che, oramai, votare NO, SI, od astenersi cambia poco.

Io, poi, a Bologna sono in una situazione particolare.

Sono orientato a votare sindaco Giorgio Guazzaloca (sostenuto dall’UDC che però a Bologna non ha mai avuto più del 3%, mentre il Guazza nei sondaggi col 25% sorpassa ancora Cazzola), per questo se ad un eventuale ballottaggio andassero Delbono (PD) e Cazzola (Pdl, Lega) il 21 giugno io andrei “al mare” e il fatto di avere scelto quella data per il referendum, si ritorcerebbe contro il Pdl e Lega.

Ecco perché Berlusconi continuerà a vincere...

è bene sfrondare i partitini, e questo è un risultato che con il referendum si otterrebbe. Nella lunga tradizione proporzionalista italiana si è vista una lunga sfilza di partitini la cui unica funzione era regalare una ettina di potere a politici normalmente di scarso livello. Il PdCI di Diliberto, l'UDEUR di Mastella e il MpA di Lombardo sono solo alcuni tra gli esempi recenti. Questi partitini fanno danni, aumentano la conflittualità nei governi unicamente per ragione di visibilità e per accrescere le rendite dei loro dirigenti, e non apportano nulla di utile in termine di idee. È bene che scompaiano.

Non sono d'accordo e mi chiedo dove stia l'evidenza che in generale i piccoli partiti siano peggiori secondo qualche parametro un minimo oggettivo rispetto ai grandi partiti. I piccoli partiti fanno sicuramente danni, ma i grandi partiti fanno danni ancora maggiori. Non ho alcuna evidenza che i problemi dell'Italia dall'unita' in poi dipendano dai piccoli partiti.  Gli scandali, il malgoverno e la media di un governo all'anno sono una caratteristica cronica della politica italiana anche dal 1861 al 1914, periodi dominati dai grandi partiti e senza piccoli partiti determinanti. Lasciamo stare poi il periodo fascista per carita' di Patria.  E' una illusione scollegata dai fatti che la politica italiana possa magicamente migliorare anche di poco eliminando i piccoli partiti.

La seconda ragione è che è bene che i politici continuino ad aver paura dei referendum.

Ma la maggior parte dei politici sostengono il referendum, da SB a Fini a Franceschini: che paura dovrebbero avere della partecipazione e del si' al referendum?   Molto diversa era la situazione al tempo della preferenza unica di Segni.

 

E se guardiamo all'instabilità che caratterizzo' la cosiddetta "prima repubblica", noteremo che la maggior parte delle crisi di governo ebbe origine dalla dialettica fra le diverse correnti della Democrazia Cristiana, che non era un piccolo partito (o forse si?).

Non discuterò il terzo referendum; evitare le candidature multiple dovrebbe essere un atto di decenza minimo e in realtà nessuna voce, che io sappia, si è levata a difendere questa pessima pratica.

Questo è invece il primo motivo per cui andrò a votare, e credo vada enfatizzato.La possibilità di intervenire sulla composizione del parlamento DOPO il voto è indecente.

Per il resto sottoscrivo tutto.

@Alberto & Sergio Vivi

Sui piccoli/grandi partiti non avete tutti i torti, ma al momento mi sembrano per lo più una collezione di cosche personali usate come salvagente da qualche politicante in rotta con i vecchi amici.Disboscarli oggi mi sembra una buona idea.

Sono membro del comitato che ha promosso i quesiti, e non me ne pento.

In punta di dottrina, è assolutamente ovvio per me che sono fondatissime obiezioni del tipo "ma perché non adottare un premio di lista di questo tipo se non nel quadro di una riforma costituzionale della forma di governo?", e altrettanto le considerazioni storico-sistemiche sulla responsabilità prevalente dell'instabilità degli esecutivi italiani dal dopoguerra ad oggi, criterio che addosserebbe a formazioni maggiori il più del fenomeno. Ma nel decidermi a far parte del comitato, e a non farmi cambiare idea ora che - purtroppo pressoché inutilmente - si andrà a votare i quesiti, sono considerazioni di tutt'altro ordine. Hanno a che vedere con la necessità di un impulso esogeno rispetto a quello della dinamica degli attuali attori politici italiani, al fine di concorrere - lo ammetto, con un'approssimazione quasi rivoltante - a tre obiettivi.

Il primo è una diga a una tendenza molto forte nel sistema politico in quest'ultima fase di cosiddetta seconda repubblica, quella di costruire terzaforzismi minoritari, oscillanti e pendolari tra schieramenti, nel conto che si moltiplichino situazioni di maggioranze parlamentari scarne e conflittuali pur in presenza di premio di maggioranza, vedi Ulivo-Prodi nella precedente legislatura, vedi ribaltone in quella 94-96. Vi sono diverse forme latenti di terzaforzismo, quello catto-centrista di Casini, quello elitista alla Montezemolo-Corriere, nonché combinazioni varie e diverse che pretendono di avere il "timbro" monopolista del diritto a governare, pur ottenendo meno consensi di ambo gli eventuali schieramenti. per quanto possa farci schifo l'attuale bipolarismo  tribalista e scazonte italianbo, i signori terzaforzisti non sono la FDP tedesca, e a me sembrano solo opportunisti e trasformisti.  

Il secondo è volto a rafforzare a sinistra la spinta maggioritaria della maggior formazione, inducendola a darsi programmi, leader, toni e proposte tali non da farla rispezzettare in socialisti e cattolici e quant'altro ancora, nostalgici di solidarietà nazionali e ulivismi pluriidentitari. Mi pare che il Pd attuale ne abbia molto bisogno, attanagliato comìè da una logica autodissolutoria di segno esattamente opposto. E fino a prova contraria questo stimolo nella mia testa serve a rendere il Pd  meglio in grado di competere per il governo del paese, non a contrastarlo sulla base dei meri sodnaggi di popolarità attuali.

Il terzo è rivolto invece al centrodestra. Mettetevi a ridere - me ne rendo conto, spesso è la legittima reazione di chiunque abbia un approccio resistenziale e ciellenistico verso SB - ma si tratta di pensare a una formazione  moderata che resti potenzialmente in grado di competere per il governo del Paese "oltre e al di là" il ruolo carismatico e patrimonialistico di SB.

Una seria riforma elettorale che abolisse le liste bloccate e scegliesse un maggioritario coerente con una forma di governo rafforzata e controbilanciata sarebbe certo meglio. Ma gli attori politici ne sono assolutamente incapaci. Dunque non ho cambiato idea.    

e cioè con un referendum si cambia completamente l'italia e la politica italiana. basta poco pare. addirittura con una vittoria del "si" si contribuirebbe alla creazione "una formazione  moderata che resti potenzialmente in grado di competere per il governo del Paese "oltre e al di là" il ruolo carismatico e patrimonialistico di SB."

il referendum è probabilmente incostituzionale, rende ogni paritito al di fuori dei soliti due inutile e superfluo e, nel contempo, non fa nulla per rendere democratici i suddetti. praticamente ci ritroveremo due carrozzoni giganteschi in cui tutte le scelte saranno fatte nelle segrete stanze e nulla potrà il cittadino. le varie correnti montezemolo-casini-mastella-baciapile-sinistra-comunisti-parafascisti-capibastonevari entreranno senza problemi nel PDL e nel PD e li saranno coperte e incontrollabili, chiederanno poltrone e soldi, imporranno leggi e provvedimenti. esattamente come adesso, solamente le cose peggioreranno! però scontri chiari in parlamento ce ne saranno di meno, i conti, i saccheggi e la suddivisione di poltrone e influenze si faranno sotto banco, come i ladri di notte ed il Corriere, bontà sua, non potrà più parlare di "ricatti" come fa ogni volta che un partito di una coalizione chiede qualcosa ai suoi alleati più grandi (cioè fa politica...). Non ci saranno più coalizioni ma semplicemente un paese semplice diviso in due che sarà governabile con il voto tre persone su dieci votanti. aumenteranno le astensioni, forse arriveranno ai livelli inglesi. ottima conquista democratica, Panebianco si congraturerà. il paese non sarà semplice, sarà semplificato - per finta - perchè la complessità è difficile da gestire, richiede, se si vuole farlo democraticamente, tempo e spiegazioni, insomma richiede si faccia politica.

invece fissare per legge un bel testa o croce al seggio farà contenti tutti e aumenterà certissimamente, coerentemente con i principi liberali, la possibilità di scelta dei cittadini.

dietro la finzione della semplificazione e delle due grandi forze democratiche che si alternano a colpi di share televisivo succederà semplicemente questo ma in altri modi e tempi:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/02/16/a...

L'unica scheda buona è la terza. Le altre bisogna lasciarle dove stanno per far mancare il quorum.

E non si è ancora iniziato a parlare della possibilità di maggioranze contrapposte alla camera ed al senato che potrebbe rendere utopiche tutte le sincere speranze di un aumento della governabilità ma, al contrario, permetterebbe semplicemente ai due grandi carrozzoni di accordarsi per fare un bel partito-coalizione unico con maggioranza a geometria di correnti e capibastone variabile. a quel punto la governabilità sarà garantita e non ci saranno più problemi.

Ammesso e concesso che i partiti piccoli siano la causa prima dell'instabilità delle nostre legislature (i dati in nostro possesso affermerebbero il contrario, il più dei governi è venuto meno a causa di rimpasti tutti interni al partito di maggioranza), non vedo in che modo il referendum dovrebbe limitare questa perniciosa tendenza. 

A mio modesto avviso, per inciso, la Lega sbaglia a fare i conti. Cercherò di spiegarne le motivazioni:

1. A meno di comportamenti suicidi da parte del PDL, i candidati della lega verranno inclusi in un orrendo polpettone, sotto il simbolo combinato di PDL e Lega Nord. Che risultati possiamo aspettarci? La Lega baratterà un tot di posti sicuri, così a occhio (e mi piacerebbe discutere di questo punto con voi) un numero di posti maggiore di quello necessario a far cadere il governo: per intenderci i seggi ottenuti dalla lega saranno maggiori del premio di maggioranza.

2. A sinistra, a meno di non voler consegnare il paese all'avversario già prima delle elezioni, stessa ricetta. 

Da qui le conseguenze:

1. Il partito/lista/polpettone uscito vincitore dalle urne avrà il 55% dei seggi. Gli oriundi della lista (Lega o Di Pietro o Casini) avranno certamente un numero di deputati sufficiente a far cadere il governo / necessario al fine di ottenere la fiducia.

2. Mentre oggi il mio voto è rilevante per la determinazione sia del capo del governo sia della composizione qualitativa della coalizione di maggioranza, da domani il mio voto determinerà esclusivamente il capo del governo, la composizione qualitativa della maggioranza verrà stabilita a priori, in qualche sede di partito.

3. Terminata la tornata elettorale gli oriundi si ghettizzeranno ovviamente in un gruppo a se stante, nulla ci fa sperare (ammesso che sia un risultato auspicabile) che questi agiranno in modo diverso da oggi. Avendo una percentuale rilevante per la sopravvivenza del governo, non possiamo aspettarci altro che i soliti giochetti che sono poi la cifra politica dei partiti liminali.

 

Quindi, per concludere, ammesso che esista un problema di governabilità in Italia (a me non pare così, il governo Prodi è caduto semplicemente perchè _non_ aveva vinto le elezioni in entrambe le camere), non mi pare il modo di risolverlo. Il sistema parlamentare italiano ha problemi arcinoti: l'asimmetria del corpo elettorale di due camere che sono simmetriche, l'inutilità totale di due camere simmetriche, la mancanza di quella che in Germania chiamano "sfiducia costruttiva". Risolvere questi problemi mi sembrerebbe cosa più giusta e intelligente. In pochi anni siamo passati dallo scegliere la composizione qualitativa del mio partito, la composizione qualitativa della mia coalizione e il candidato premier a scegliere solo il candidato premier, a vantaggio di una maggiore stabilità dei governi che non so fino a che punto sia necessaria, a meno di voler far governare qualcuno con il 30% dei voti.

 

sandro, correggimi se sbaglio, ma se passassero i SI un side effect potrebbe essere rappresentato da una (even greater) opposizione della casta al ritorno delle preferenze sulla scheda elettorale.

mi spiego meglio: nel porcellum col rossetto la presenza di una "lista chiusa" da negoziare ex-ante rappresenterebbe di fatto un garanzia sulla consistenza della rappresentanza parlamentare spettante ad ogni partito. attualmente invece di tale garanzia bisogno non c'e' dato ognuno si gestisce la propria lista ed il numero di parlamentari spettanti ad ogni partito parte di una coalizione non dipende dalla esistenza o meno di "liste chiuse". il sistema "liste chiuse" cioe' rappresenterebbe una sorta di insurance sul risultato elettorale vis-a-vis i compagni di coalizione. se assumiamo poi un po' di risk aversion fra i leader di partito, e' facile intuire come questi ultimi difficilmente vorrano privarsi di tale insurance.

opposizione ancora piu' decisa poi e' lecito attendersi da parte di quei partiti storicamente poco radicati sul territorio e quindi more likely to succumb in una competizione fra candidati della stessa coalizione nei diversi distretti elettorali (leggi IdV).

dato che l'effetto del referendum sara' comunque di portata molto ridotta, forse vale la pena rifletterci un attimo.

Perchè ho il senso dell'inutilità dei referendum, voto per il maggioritario e mi trovo il porcellum, l'addio al nucleare viene sancito da un referendum (personalmente votai a favore del nucleare) e ora ritorna, l'aborto è contestato (e il peronista che comanda potrebbe anche tentare il colpo di mano per ingraziarsi Santa Madre Chiesa), anche i promotori del referendum dissero (se non ricordo male) che il referendum si faceva per costringere il parlamento a fare una legge elettorale migliore, insomma, o qualcuno mi convince che la volontà popolare sarà rispettata, e solo un altro referendum la potrà cambiare, e non il governo di turno, o io rimango a casa.

Stiamo parlando dei piccoli partiti che urlano al grande successo quando vanno oltre il 2%: Mastella, Sinistra e Libertà e cosette varie. Questi, in effetti, un po' di potere di contrattazione rischiano di perderlo.  Mi pare, per limitato che sia, l'unico vero effetto di riduzione della frammentazione politica che i referendum possono avere.
.....
Questi partitini fanno danni, aumentano la conflittualità nei governi unicamente per ragione di visibilità e per accrescere le rendite dei loro dirigenti, e non apportano nulla di utile in termine di idee.

Può anche essere che i partitini indicati facciano danni e non apportino nulla di utile, magari anche perché di utile hanno l'essere strumenti per le grandi liste per creare disturbo, insomma esiste una simbiosi tra i "grandi" partiti e i piccoli partiti.

Però non sarei né così semplicista, né ottimista sull'ipotesi che la riduzione del numero di partiti possa davvero essere un punto a favore: se una nuova idea volesse essere promossa che spazio avrebbe? Già oggi tra sproporzionate raccolte firme (solo per i nuovi partiti), burocrazia, azioni di boicotaggio pagate dai partiti maggiori (con i soldi che ci rubano), sbarramenti, ostacoli de facto all'accesso all'informazione se non addirittura informazione falsa fatta di proposito per ostacolare i nuovi entranti che non siano "del giro", esiste una situazione di asfissia democratica da paese sudamericano.

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