Schäuble a Quinto di Treviso. Un apologo estivo

20 luglio 2015 michele boldrin

Vi sono avvenimenti apparentemente distanti fra loro che, ad una riflessione non disattenta, si rivelano essere dita che puntano alla medesima luna. Una luna che non c'è e ci parla in assenza: delle regole pubbliche, della responsabilità delle elite e della necessità, quando si esercita il potere politico, di "sottomettere" qualche volta il proprio privato all'interesse generale.

La storia di Quinto credo la conosciate tutti, se non la conoscete andate sulla mia pagina di FB in data 16 luglio 2015 e da lì risalite, via commenti ed altri link, ai vari dettagli come raccontati dalle parti coinvolte. Avrete, credo, un quadro relativamente completo degli avvenimenti e dei commenti che ad essi sono seguiti, compresi i miei :)

La storia di Schäuble che voglio commentare (dovete fidarvi del mio resoconto, come io peraltro mi fido dei resoconti giornalistici, perché il tempo per cercare i vari link mi manca) è la seguente. Risulta che WS abbia manifestato sia opposizione ad ogni default sul debito greco - come condizione di un accordo fra Eurogruppo e governo greco per la concessione di ulteriori aiuti - sia appoggio ad una uscita "temporanea" della Grecia dal sistema dell'Euro (con conseguente default del debito greco ed adozione di una moneta nazionale) quale, a suo avviso, via migliore per la risoluzione della crisi greca. Due posizioni apparentemente contraddittorie prese, letteralmente, in tempo reale: durante le trattative ha proposto la "temporary exit" mentre si opponeva ad ogni haircut. Pazzo? Non credo. 

La mia spiegazione è ovviamente ipotetica (ho tante conoscenze in giro per il mondo ma WS non è una di esse anche se, dopo aver riflettuto sulla sua condotta, ammetto che mi piacerebbe conoscerlo ...) ma non importa. Si fonda sull'ipotesi di un "WS privato" ed un "WS pubblico" che esistono in contemporanea.

Il WS privato ha fatto i conti con la realtà della "polis" greca e si è detto che hanno bisogno di uno shock gigantesco, catartico, sia per liberarsi del peso del passato (che il loro enorme debito riassume in un brutto numero) sia per provare a comportarsi diversamente in modo da poter, forse, nello spazio di alcuni anni essere in grado di partecipare a quel club chiamato "Euro" in cui, al momento, non sembrano trovarsi a casa loro. Da qui l'idea-provocazione che se ne escano per un tot di tempo, provino a liberarsi del debito, a fare come ritengono giusto fare nella più totale autonomia per vedere poi, a seconda di quel che scelgono e di come vadano le cose, se in quel club vogliono e riescono ad entrarci oppure no. Magari funziona, magari no. Magari han ragione i teorici de "la svalutazione è come l'aspirina, fa passare tutto anche il cancro" e magari no. Magari diventano un'economia super efficiente con uno stato funzionale e snello tipo HK, magari no. Certo è che al WS privato quella sembra l'opzione migliore, per i greci ed anche per gli altri partner che, così facendo, non dovrebbero correre di nuovo il rischio di prestare ai greci una quantità esorbitante di miliardi sperando facciano il loro dovere per poi magari scoprire che il loro dovere non l'hanno fatto e che anche quei soldi son stati gettati al vento. 

Il WS pubblico fa il ministro della Germania e, in quanto tale, ritiene di dover fare gli interessi degli elettori che gli hanno dato quel mandato. Quel mandato implica che, se stai nell'Euro, non fai default dei debiti che hai contratto con i tuoi partner internazionali e con il "fondo salvastati" europeo in particolare. Perché questa regola sia fondamentale per l'esistenza ed il funzionamento del sistema dell'Euro stesso l'ho spiegato in un post recentissimo con Brighella e rimando il lettore al mio primo intervento in quel post per i dettagli. Il punto che mi interessa è semplice: se l'Euro (per il mio apologo: una istituzione collettiva) deve funzionare bisogna che le parti che vi partecipano non facciano default sui debiti che contraggono una con l'altra finché in quell'istituzione vogliono rimanere. Altrimenti ne va della reputazione e credibilità dell'istituzione stessa e, se queste se ne vanno, presto o tardi se ne andrà anche l'istituzione stessa che abbiamo creato perché riteniamo che i costi dei vincoli che ci impone siano inferiori ai guadagni che ci porta. Quindi, se credi in quell'istituzione e vuoi mantenerla paghi il prezzo di rispettare le sue regole fondamentali anche quando il farlo ha un costo, nell'immediato, notevole. Nota bene: non è necessario che WS abbia ragione (dal punto della "scienza" economica, se così vogliamo chiamarla) nell'affermare tale regola. Magari questa regola è una cretinata assoluta, magari una common currency è sostenibile nel lungo periodo anche facendo continuamente default sui debiti mutualmente contratti, anzi: magari funziona persino meglio se, ogni due o tre anni, uno dei partecipanti all'Euro fa default sui suoi debiti verso gli altri, la BCE ed il fondo salvastati. Magari, non voglio entrarci. Il punto è che ora come ora questa regola è la regola su cui tutti convengono, è quella sulla base della quale WS è stato eletto e poi nominato ministro dai suoi elettori ed è quella che, teoricamente, tutti gli altri partner accettano. Sbagliata davanti a Iddio? Forse, ma creduta ed accettata ora e qui dagli uomini e donne che dell'Euro fanno parte.

E qui viene il primo punto, che risolve l'apparente contraddizione nel comportamento di WS: SE la Grecia vuole fare default lo faccia, ma esca dall'Euro. Se vuole rimanere nell'Euro non faccia default perché quest'ultima è una regola fondante del sistema Euro. Magari uscire e fare default è meglio per la Grecia, anzi (dice il WS privato) io credo lo sia. Ma (aggiunge il  WS pubblico) finché le regole dell'Euro sono queste io, ministro della Germania, voglio che queste regole vengano rispettate perché dal loro rispetto dipende, nel lungo periodo, la credibilità e reputazione di questa istituzione. Che voglio salvaguardare. Punkt.

Finita da poco la trattativa con Tsipras, WS decide di prendersi una vacanza italiana (ai crucchi, si sa, l'Italia appare sin dai tempi di Goethe il posto giusto dove rilassarsi) e va a Schönefeld dove prende un aereo low-cost per l'aeroporto di Treviso che è sulla Noalese in località San Giuseppe o Sant'Angelo (i locali mi danno versioni contrastanti senza spiegarmi perché, ma fa lo stesso ...). In ogni caso, avendolo usato anche quindici giorni fa confermo che è ad un tiro di schioppo da Quinto di Treviso, Infatti, è così vicino a Quinto che WS decide di farsi accompagnare a piedi sino a Quinto da un certo MB che gli spinge la sedia a rotelle. Mentre fanno questa relativamente breve passeggiata, MB racconta a WS quello che accade a Quinto e WS chiede ad MB che ne pensa e che farebbe lui se fosse un'autorità pubblica, chessò: il presidente della Regione Veneto o anche solo il sindaco di Quinto (che fa comune, anche se ovviamente non dovrebbe in un'Italia ideale, ma fa lo stesso). Ed MB gli racconta una storia in cui appaiono, guarda caso, un MB privato ed uno pubblico. Quest'ultimo solo perché WS gli ha chiesto di "fingere" d'essere il sindaco di Quinto o il presidente del Veneto.

MB dice: guarda, io sono di queste parti e queste zone le conosco bene perché le ho girate tutte in bicicletta. Qui la crisi sta colpendo duramente perché il modello veneto della piccola impresa non è riuscito, da 30 anni a questa parte, ad adattarsi alla globalizzazione e a rimanere on top of the world com'era una volta. Certo, è ancora pieno di stupende realtà industriali che si fanno valere sui mercati del mondo ma il grosso delle imprese è in difficoltà, i salari non crescono, i profitti calano, l'occupazione pure. La situazione è pessima e lo è da molti anni, l'esasperazione è notevole, lo stato centrale fa schifo e quello periferico pure, le tasse sono alte per chi le paga e l'evasione è diventata autodifesa, il sistema di polizia e giudiziario è impantanato, la micro criminalità cresce ed ha raggiunto livelli insopportabili, l'arrivo di decine di migliaia di "stranieri" di ogni tipo sta creando conflitti enormi, molti di questi si comportano in modo incivile e compiono atti di micro-criminalità quotidiana che il sistema statale non riesce né a reprimere né a controllare. Insomma, è un casino e la gente non sa che pesci pigliare. Ora hanno inviato, dal Ministero dell'Interno via prefettura, anche un centinaio di rifugiati raccolti probabilmente su qualche barcone nel Mediterraneo e gli hanno affittato degli appartamenti in un complesso residenziale relativamente nuovo dove c'erano appartamenti liberi ma dove già vivevano varie famiglie italiane che avevano acquistato i loro appartamenti o li avevano affittati. E questi hanno paura che l'arrivo, teoricamente "temporaneo" ma con lo stato italiano non si sa mai cosa voglia dire "temporaneo", aggravi il degrado e faccia ridurre il valore dei loro acquisti e trasformi il quartiere in un posto degradato ed invivibile. Questi rifugiati non si sa chi siano, sono tutti  africani, insomma lontani mille miglia da questo mondo. Gli abitanti sono incazzati e non li vogliono proprio. 

E tu come la vedi, chiede WS a MB? Risponde MB: fra me e te, in confidenza, io la gente la capisco perché capisco le loro motivazioni. Ti dirò di più, una cosa del tutto personale che nulla ha a che fare con la gente di qui. Io, istintivamente, sono un poco razzista: ho difficoltà ad interagire con persone molto diverse da me anche se ho girato il mondo, con alcuni ci riesco meglio che con altri però devo dire che la paura ancestrale ed antica del "negro", per ragioni che non so neanche razionalizzare, ce l'ho e lo so. Si comportano in modo troppo diverso da me, hanno sistemi culturali e valoriali altri dai miei lungo molte dimensioni rilevanti, constato che obiettivamente il loro tasso di criminalità, micro o macro che sia, è maggiore di quella dei locali e, anche se capisco perché sia così, ammetto un profondo fastidio personale. Mi piacerebbe che non ci fossero e vorrei non dovermi confrontare con il problema. Chiamalo "piccolo e ridicolo mondo antico" ma, istintivamente, vorrei che gli dei mi restituissero il Veneto dei miei vent'anni che questo tipo di problemi e contraddizioni non li doveva affrontare. 

Molto bene, dice WS, ti capisco perfettamente. Ho da sempre la stessa reazione con gli immigranti nel mio paese, assolutamente la stessa. Però, tu capisci, la cosa non finisce lì, non finisce nel nostro privato. No, effettivamente non finisce lì, risponde MB e l'ho appreso emigrando io stesso in un paese che si è fatto, in tre secoli circa, quasi solo di immigrati dai quattro angoli del mondo. Quindi, se vuoi che ti racconti cosa il MB pubblico pensa, te lo dico. Dimmelo, risponde con un sorriso sardonico il vecchio WS sulla (pesante) sedia a rotelle che MB, tutto sudato perché fa un caldo boia, continua a spingere. Va bene e, siccome è cosa complessa, te lo dico telegraficamente perché siamo quasi arrivati e tu, come i lettori di nFA, sei sveglio abbastanza per capire i dettagli dei passaggi omessi.

1) Questi sono rifugiati e non immigrati clandestini. Una regola base della convivenza internazionale che nell'ultimo secolo abbiamo provato con difficoltà a costruire (noi occidentali, insegnandola spesso ad altri) è che i rifugiati da guerre e disastri d'ogni tipo cerchiamo di accoglierli ed assisterli affinché si trovino una vita migliore per la semplice ragione che questo ci impone la nostra morale di essere umani, ed anche perché ce lo impone il sentimento egoistico secondo cui potrebbe toccare a noi la stessa sorte in un qualche futuro. Gli umani hanno una memoria lunga. E queste due osservazioni, allo MB pubblico, già bastano per ritenere che la reazione del sindaco di Quinto e del presidente della regione Veneto agli eventi di Quinto sia esecrabile: hanno tradito il loro ruolo. 

2)  Ospitare costoro in una situazione di crisi economica non è facile, anzi costa molto e tende a costare di più, relativamente, per i più deboli nel paese che li accoglie. Questo perché, tanto per essere cinici, siccome devi ospitarli a basso prezzo non affitti di certo appartamenti ed hotel nelle zone di lusso dove vivono i ricchi, perché costerebbe enormemente, ma cerchi abitazioni là dove costano meno. E dove costano meno è anche dove vive la gente meno abbiente e più indifesa ed in difficoltà. Uno stato che funzioni deve saper fare questo in modo da minimizzare il danno per i più deboli e possibilmente compensandoli per le perdite che possano subire. Di nuovo, il conflitto è fra il breve ed il lungo: se risparmi nel breve devi credibilmente compensare nel lungo chi oggi subisce i costi.

3) Il problema vero è che c'è un conflitto enorme fra i costi di breve periodo ed i guadagni nel lungo. I primi sono plateali, i secondi molto meno. I secondi vengono dal fatto che il rifugiato (o anche il clandestino) è una risorsa potenziale di capitale umano, nella maggioranza dei casi, ed un delinquente in una minoranza dei casi. Separare il grano dal loglio per valorizzare ciò che, nel lungo periodo e specialmente per un paese in calo demografico rapido come l'Italia, il "foresto" può apportare non può essere lasciato all'iniziativa dei privati cittadini. È compito di chi governa perché siamo di fronte ad un costo/guadagno collettivo e questi vanno equamente redistribuiti. Una classe politica degna del suo nome e ruolo dovrebbe fare proprio questo, applicando ed imponendo regole con lungimiranza. Una classe politica fallimentare ed avventuriera cercherà di avvantaggiarsi (chi da un lato chi dall'altro) delle difficoltà di breve periodo per portare a casa voti, costi quel che costi. Di nuovo: uno stato fallimentare ed una classe politica inetta saranno completamente incapaci di fare questo, ed infatti lo sono. 

4) No, non puoi prenderli tutti, devi stabilire chiaramente e pubblicamente regole e criteri di accettazione. E poi le devi applicare quelle regole spiegando ai cittadini dove sono i costi (che vanno ripartiti) e dove i benefici (che vanno ripartiti anch'essi). L'alternativa è il populismo scatenato d'una parte e dall'altra: da un lato chi vuole sentirsi "buono e generoso" (facendo pagare il prezzo ad altri) e dall'altro lato chi vuol pretendere di difendere l'identità nazionale (fomentando la paura del "foresto", quella che tutti abbiamo). Oggi in Italia l'una parte e l'altra questo hanno scatenato: la guerra per bande alla ricerca d'un guadagno politico di breve a fronte d'un imbarbarimento progressivo. Anche qui, una volta ancora, siamo di fronte alla contraddizione fra interessi/istinti personali e guadagni/regole collettive.

L'apologo finisce qui. WS in realtà non è mai andato a Treviso, tantomeno a Quinto, perché son comunque cazzi in quel di Berlino; ed MB, che a Quinto c'è passato due settimane fa, se ne sta a St Louis a cercare di lavorare. Ma mentre rifletteva sulla crisi greca e su quella di Quinto ha pensato di condividere con voi l'idea che parlino entrambe d'una stessa assenza: della consapevolezza che le regole che fondano le istituzioni collettive, quelle del vivere comune, vanno rispettate costi quel che costi. Questo il ruolo della politica e non, come alcuni sembrano teorizzare, della loro continua violazione perché occorre "adattarsi al vento che tira".

Il vento, specialmente qui nel MidWest, cambia spesso e rapidamente di direzione, finendo per non averne alcuna. Alcuni raccontano che da questo fatto abbiano origine i tornado.

59 commenti (espandi tutti)

Beh, condivido tutto, ma penso che ci sono degli inevitabili corollari, specialmente nel caso di Quinto (premetto che ho visto la discussione su FB, ma una mia legge personale mi impone di non partecipare ai tuoi thread, visto che tendono a infinito come numero di partecipanti).
Il primo corollario è che in Italia i politici non influenzano le masse: vanno dove vanno le masse perchè il loro incentivo è l'elezione, che per loro è un imperativo morale superiore a qualsiasi legge. E non mi stupirei se il il Signor Zaia facesse una bella leggina regionale anti-immigrati-rifugiati, giusto per dire che lui sta dalla parte della legge (magari già c'è, inapplicata da qualche parte).
Quindi il guadagno politico NON è nell'aver scatenato la guerra fra bande, ma nel seguirlo.
Il secondo corollario è che per seguire la legge devi avere leggi chiare e magistratura veloce e indipendente, già la prima parte (leggi chiare) non c'è, figuriamoci la seconda, ovvero abbiamo un problema di razionalità ed aspettative, da te ben esemplificato con la spiegazione dei costi/benefici futuri, ma mancando il secondo passaggio come si può pretendere che il primo sia accettato, compreso, e faccia parte di un imperativo morale ?

Adesso lo so (e me lo aspetto) mi dirai che "dura lex, sed lex", ed io concordo, socraticamente (lo dobbiamo alla Grecia -)), ma proprio socraticamente dubito che noi abbiamo una legge di "comunità" che è condivisa, anzi, siamo talmente immersi nel nostro "particulare" che non abbiamo proprio idea, come italiani, cosa significhi essere una comunità.

Questo e' esattamente la morale dell'apologo.

P.S. Non condivido l'idea che il politico segua gli umori popolari, al contrario credo proprio li crei. Gli umori popolari non esistono quasi mai "autonomamente", in assenza di opinion leader che li coordinino, definiscano, omogeneizzino e, soprattutto, forniscano di supporto "informativo". Se ho tempo ci torno, anche se mi sembra ovvio. 

E' vero che gli umori popolari non si creano nel nulla. E' anche vero che in alcuni casi i politici sono opinion leaders, ma 

i) non tutti i politici diventano opinion leaders. Un politico screditato non è seguito (non credo servano esempi)

ii) non tutti gli opinion leaders sono politici. Casomai il contrario: opinion leaders di successo si buttano in politica - es- Grillo.

iii) gli opinion leader di successo sono quelli che riescono ad intuire/organizzare/definire/coordinare le idee, le paure e gli interessi di una parte dell'elettorato.  Salvini ha avuto un grande successo perchè è stato il primo ad adottare una retorica anti-euro ed anti-immigrati. 

caro Michele, molto umano e sincero.

Io credo che il problema è che un figuro come Zaia abbia preso più del 40% alle ultime elezioni. E allora, che dire? Il sistema democratico è certo il migliore che abbiamo per selezionare una classe politica (non solo alle elezioni, anche prima delle elezioni e anche dopo), ma in Italia, chissa perchè, spesso seleziona figure pessime, senza etica nè cultura, a volte vere e proprie macchiette. Chissa perchè ....

...a sostegno delle tesi di Boldrin (in una versione favorevole ai veneti).

Ho due piccoli appartamenti in affitto a Vigasio (VR) e ne amministro lì altri quattro per conto di miei parenti. Su sei, tre sono affittati a immigrati, due ad africani e uno a rumeni, ma negli anni sono stati affittati a una decina di famiglie immigrate (africani, arabi, pakistani, Est-europei). Molti problemi con, diciamo, un buon terzo di loro: affitti e spese condominiali non pagati per anni, comportamenti incivili che degradavano i due condomini interessati. Nelle assemble di condominio, i condomini veneti (operai, artigiani, piccoli commercianti, insegnanti di scuola media, un medico, oltre a me professore universitario -- appartamenti che mediamente valgono 70.000 euro, per dare un'idea del livello sociale dei proprietari residenti) naturalmente protestano per i disagi creati dagli immigrati, lamentano anche la conseguente perdita di valore degli immobili, ma affrontano questi problemi in modo pacato e civile, comprensivo della diversità culturale, della inevitabilità dell'immigrazione e anche dei vantaggi economici portati dagli inquilini immigrati, molti dei quali lavorano nella locale fabbrica AIA, quella dei polli. Mai sentita, in decine di assemblee di condominio, un'espressione di razzismo, se non negli stessi termini che Boldrin usa per alludere al suo fastidio personale, termini sostanzialmente autocritici, confessati in qualche momento di retroscena o anche rumorosamente dichiarati con scherzosa sincerità autoriflessiva. Questo da parte di uomini e donne che parlano quasi solo in dialetto veneto, variante veronese e vigasiana, lingua meravigliosamente ricca, sia chiaro!

Per me che vivo a Bologna, dove la retorica buonista abbonda ma il buon senso pragmatico scarseggia, l'esperienza di Vigasio è l'esperienza di un livello di civiltà altissimo. E non solo nelle assemblee di condominio, anche nei rapporti quotidiani, nei negozi, nei rapporti di lavoro, nei bar, negli uffici del Comune. La mia esperienza è limitata, forse il caso mi fa incontrare i veneti migliori, ma non credo.

Conclusione: il problema è la classe politica. Certo, i politici li eleggono loro. Ma qui il discorso si complica.

Sono veneto, mi sono trasferito a Bologna per lavoro 40 anni fa (ne avevo 33), ricordo anch'io un Veneto civilissimo, ma quello dei veneti di oggi forse mantiene molto del buono che aveva. Com'è che noi élite non riusciamo a valorizzarlo politicamente (è pieno di gente che è spontaneamente d'accordo, in modo più o meno rudimentale, con tante delle tesi di nfa)? Ci abbiamo provato, forse dovremo riprovarci.

mi ci ritrovo in quel che scrivi, da cima a fondo. Compresi gli aspetti personali :)

Come sempre Michele dai dei potenti spunti di riflessione.

Quanto proponi però si potrebbe testare guardando da un altro punto di vista.

Il taxpayer germanico dà a Scaeuble il propellente politico per prendersi una rivincita e diventare cancelliere.
Il taxpayer di Quinto di Treviso, che mediamente vota Zaia, non vuole che il proprio immobile si svaluti perché qualcuno vicino deve pigliare 30 euro /giorno/rifugiato per riempire un immobile sfitto.
Il taxpayer greco non vuole che il suo deposito bancario venga svalutato perché qualche suo concittadino ha evaso il fisco o perché qualche suo governante ha speso allegramente.

Poi ci sono i diritti dei rifugiati e dei migranti, verso i quali ognuno di noi esprime livelli differenziati di comprensione e di umanità.
Direi che è un problema di contratto sociale, quantomeno di contratto sociale europeo, nei confronti del quale non mi pare che WS sia stato in fin dei conti così propositivo.

Non so se la materia meriti un capoverso numero 5.
Ospitalità, sedi, costi relativi, progetti per integrare (almeno un po'di italiano dovresti insegnarlo).
Come dici, ospitare costa
Non chiarire  e dichiarare pubblicamente e preventivamente tutto questo, anche in termini quantitativi, è profondamente sbagliato. 
Sto assistendo, a Parma, ad un tentativo di boicottare l'apertura di un CPA in una scuola in disuso; probabilmente pessima la scelta del luogo,  in una periferia abbandonata e malservita.

Assistiamo, come nei casi di Roma e Treviso,  ad aperture alla chetichella, con pulmini portati nottempo, con pochi profughi, così si dà al cittadino un senso di cospirazione ai suoi danni.
E questo diventa un'arma per i politicanti alla Salvini, che possono presentare questo agire di soppiatto come argomento a sostegno delle loro tesi.
Queste vicende  hanno riportato in auge la figura più inutile dell'organizzazione dello stato, quella del Prefetto.
Piccolo marchese del Grillo di Provincia (Io so'io e voi nun siete un ...) questo si rivolge al Sindaco, su incarico del ministro dell'interno, chiedendogli di avere a disposizione dei locali.
Il Sindaco, infastidito ma conscio che la scocciatura bisogna bersela, individua con l'aiuto di un assessore, una scuola chiusa o degli alloggi o un piccolo albergo.
Niente scelte alternative, leviamoci il dente da subito e mettiamo a disposizione la prima ubicazione che ci viene in mente.
Di queste cose meno si parla, meglio è.
Il tutto, naturalmente, nella massima riservatezza, cercando di mettere la gente di fronte al fatto compiuto.
Questo è un errore.  La sfiducia aumenta.
Compensare nel lungo chi subisce costi: lo devi dichiarare da subito, in termini concreti.
Telecamere, piccolo presidio di PS, migliore illuminazione, pulizia, lotta allo spaccio.
Quest'ultimo punto è particolarmente sentito nelle periferie urbane, proprio là, luogo deputato alle azioni alla chetichella, dove vai a mettere i rifugiati. 

Se importare centinaia di migliaia di Africani (perchè parliamo di cifre sopra i 100mila all'anno e poi ci sono quelli che sono già arrivati che portano famigliari e incrementano il tasso demografico) crea netti benefici in termini di capitale umano, "nel lungo periodo", come mai non viene in mente a nessuno al di fuori dell'Europa ? Da Israele che li espelle in massa, ai paesi del Golfo che sono ricchi e bisognosi di manodopera, ai paesi dell'Est Asia che hanno demografie di 1,1 figli per donna come noi, nessuno pensa a questa importante risorsa umana. Un intero continente di 850 milioni di persone (erano 200 milioni nel 1950) in piena esplosione demografica che potrebbe fornire giovani a tutto il mondo industriale e solo noi abbiamo questa fortuna e non ne approfittiamo in pieno, anzi alcuni se ne lamentano

L'intera Africa, un grande continente composto di 40 nazioni, pieno di risorse naturali e pieno di spazio, per niente sovrappopolato,  produce miseria, oppressione, violenza e discriminazioni tali per cui non si vuole migrare da un paese africano all'altro (con la parziale eccezione del Sudafrica), ma semplicemente scappare dall'Africa come continente a tutti i costi.

E vengono in Europa dove lo spazio e le risorse naturali sono molto peggiori, il contrario di quello che succedeva per gli europei che emigravano in australia, argentina, canada, sudafrica o stati uniti

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Chi ha abitato negli USA e ha visto le città o anche solo le zone a maggioranza afroamericana di New York, Baltimora, Detroit, Philadelphia, New Orleans, specie quelle che hanno anche gli amministratori, la polizia, i presidi, i sindaci, "in privato" nutre dubbi sull'apporto di questo capitale.  In" pubblico" ovviamente non ne accenna ad anima viva, neanche a Schauble, perchè se lo facesse rischierebbe il posto di lavoro, se ad esempio lavora all'università o in una corporation o nel settore pubblico (in questo ultimo caso se riesce a superare a l'affirmative action che discrimina gli uomini bianchi)

E parliamo di un fenomeno "di lungo periodo", perchè le statistiche indicano che il reddito medio in Africa è più basso oggi di 40 anni fa e negli USA le statistiche del crimine, disgregazione famigliare o successo scolastico sono le stesse o peggiori oggi che negli anni '50 (se occorrono links e ne trovano a centinaia a riguardo)

Perchè accada, sistematicamente e da sempre, a Detroit come ad Haiti come in Nigeria come a Sudan come in Kenia come nei ghetti di grandi città europee ora è un fatto non facile da comprendere, ma negare che questa sia la realtà è qualcosa che riesce solo agli intellettuali politicamente corretti, liberisti o keynesiani che siano

Nell'attesa di capire i motivi storici o antropologici esatti di questo evidente fenomeno, il senso comune dell'italiano medio, come dell'asiatico medio, sarebbe di evitare il più possibile l'apporto di questo capitale africano

 

questo almeno ha coraggio e non lo nasconde. Altrove è tutto un dirti che no, non sono razzisti ma solo che proprio non possiamo accoglierli. Lui invece ce lo dice, convinto di avere i "fatti" dalla sua parte. 

Coerentemente con i suoi precedenti interventi, il Zibordi è l'italiano medio che oscilla fra Lega e M5S, senza saper bene quale dei due meglio interpreti le sue profonde insicurezze e frustrazioni. Lui, il would be economist che fa il "trader" in quel di Roma, quando vede un nero d'Africa sa che vede una specie inferiore, e ce lo spiega. 

Sono sorpreso che sia questo stesso personaggio a palesarsi come razzista con una pseudo-teoria della inferiorità antropologica dell'africano? No, non lo sono: tout se tient, l'arretratezza culturale italiana è un "package" che in uno come Zibordi ha una rappresentazione, come dire, prototipica. Per questo va mantenuto qui, come una specie di guinea pig multiuso che ti ricorda di quale immondizie sia piena la testa della maggioranza degli italiani medi, quelli piccoli piccoli, quelli che Sordi rappresentava ed irrideva. Eccolo qui il Sordi-Zibordi ...

È stato anche negli USA a verificare che sono inferiori, lo ha visto a Baltimora e lo sa. Solo dei ciechi possono non vederlo: nessuno, dall'Asia all'Europa bianca, vuole i neri d'Africa. Non servono ad un cazzo ora che, purtroppo, non possiamo più schiavizzarli. Questo non arriva a dirlo ma, diciamo così, è impliazione logica dell'argomento: gli africani non hanno nulla di positivo che possano dare in termini di capitale umano. Sono solo capitale fisico, sprecato a causa di sciocche restrizioni legali.

Punto. Grazie. 

Mi perdoni se mi permetto di farla.

Capisco bene il suo fastidio. Le argometazioni di Zibordi, per come sono portate, disturbano anche me.
Tuttavia dobbiamo riconoscere che pur trattate qui con accenti stonati contengono elementi significanti. E il fatto che l'intellighenzia, di ogni colore, di fronte a questi temi reagisca sempre in maniera scomposta, o con il negare che esistano oppure tacitando, "bannando" o insultando chi osa portarle - come qui fa anche Lei - alimenta il sospetto che non si abbiano risposte.
E questo porta acqua al mulino dei Salvini, e di quegli altri che si vorrebbero esecrare.

Eppure, nel suo lungo e ponderato apologo estivo, specie nella sua parte "privata", Lei aveva avvicinato il nucleo della questione. Lo aveva toccato, anche nella sua parte più scabrosa.
Mi riferisco in particolare al passaggio sulla "distanza valoriale".
Mi permetto di dirLe che dobbiamo trovare il modo di parlarne, con prudenza sì, ma senza paura.
In un epoca che si apre di grandi migrazioni, il tema culturale-valoriale deve essere affrontato in qualche modo, se non si vuole contribuire a resuscitare il razzismo.

COSA?

michele boldrin 21/7/2015 - 22:59

A QUALI domande non rispondo, quali? Alle folli osservazioni del trader frustrato? Spero di no, altrimenti uno dovrebbe passare il tempo a discutere con i cretini delle scie chimiche e delle cure omeopatiche.

A cos'altro? A QUALI DOMANDE, ripeto, non viene data risposta?

Davvero, me le indichi. Ma che siano basate su FATTI verificabili, please. 

Al fatto che *esista* un problema culturale. Solo che esista, dico. La sua natura, e la sua origine, come affrontarlo, le eventuali contromisure se ce ne sono, le discutiamo dopo.

Fatto che è tanto "verificabile" quanto il fatto che ogni tanto piove, ed il senso comune lo riconosce subito. Dunque domando: il fatto che il continente africano sia ora, e sia stato sempre, sottosviluppato è dovuto solo all'imperialismo dell'occidente sfruttatore ed alla tratta degli schiavi del 1500? O forse c'è anche qualcos'altro?
Perché se diciamo che questo eterno sottosviluppo non è "un fatto verificabile" (..) oppure se diciamo che è colpa degli occidentali cattivi, poi c'è il rischio che qualcuno si convinca che è una questione di razza.
Non è contraddittorio che quando parliamo dei problemi di sviluppo della Grecia si scherniscano quelli che ne danno la colpa ai tedeschi, mentre se si parla dei problemi di sviluppo dell'Africa ci sembri logico darne la colpa ai portoghesi?

L'immigrazione di massa, in specie quella proveniente dal nordafrica di matrice islamica, è afflitta (in misura diversa) da questo immenso problema. Io osservo solo come questo problema sia tanto enorme ed autoevidente quanto sistematicamente schivato da tutti gli intellettuali, di ogni colore, come un terreno proibito su cui si rifiuta ostinatamente di entrare.
E mi permettevo (non si arrabbi) di suggerire di provare, almeno, a cominciare a parlarne, perché negarne l'esistenza è controproducente.

Dunque domando: il fatto che il continente africano sia ora, e sia stato sempre, sottosviluppato è dovuto solo all'imperialismo dell'occidente sfruttatore ed alla tratta degli schiavi del 1500? O forse c'è anche qualcos'altro?

Dato che dovevano essere usati come schiavi, venivano deportati i più sani e i più forti. Questa operazione di selezione e privazione perpetrata per secoli ha impoverito geneticamente il continente africano. Tant'è che negli USA gli atleti migliori sono proprio i discendenti dei deportati africani, frutto di selezioni secolari.

Non l'avevo mai sentita prima. E non so se sia una teoria sua, oppure se ci siano anche dei riferimenti bibliografici (ce li indichi, se ve ne sono).
Non mi pronuncio nel merito, ma noto (a margine) che la supposizione che ciò sia conseguenza di una selezione genetica conduce dritto al razzismo.

Non l'avevo mai sentita prima.

Certo: i bianchi razzisti pensano sempre che l'attuale arretratezza africana sia espressione di una inferiorità biologica innata e non conseguenza delle loro deportazioni.

E non so se sia una teoria sua, oppure se ci siano anche riferimenti bibliografici (ce li indichi se ve ne sono).

Può leggere questo libro: http://padovacultura.padovanet.it/it/attivita-culturali/unaltra-storia-conferenza-del-prof-michele-di-cintio

Non mi pronuncio nel merito, ma noto (a margine) che la supposizione che ciò sia conseguenza di una selezione genetica conduce dritto al razzismo.

Questo passaggio non l'ho capito.

e del resto lo ha già detto lei: "I bianchi razzisti pensano sempre che"..
La ringrazio per il link, ma se esiste una qualche teoria seria, esisterà pure un qualche riferimento consultabile online, c'è ormai per qualsiasi cosa. Esiste?
Io stavo criticando qui la presa di posizione per me troppo rigida di Boldrin, ma per quanto mi possa sforzare sono anche io infastidito dal razzismo, laddove sia davvero tale.

Se esiste un "impoverimento genetico" del continente africano - che sia conseguenza della selezione operata dai trafficanti di schiavi o di qualcos'altro è indifferente - significa che gli attuali abitanti del continente africano sono geneticamente "impoveriti", cioè inferiori.
Da qui al razzismo il passo è breve.
Anzi, mi pare che ci siamo già dentro fino al collo.

Da quando in qua una conferenza di un ex-preside è un link per un problema di questo peso?

E' un tema molto dibattuto fra gli economisti dello sviluppo. Non ho tempo di mettere link e citazioni ma chi è interessato può cercare su Google i seguenti nomi Weil, Putterman, Galor, Nunn, Spolaore

se mi dà il riferimento a qualche suo paper dove si dimostra la totale inutilità di tutti gli ex presidi del mondo sul tema, allora non citerò più un ex preside in merito.

il suo commento è un perfetto esempio dell'imbarbarimento culturale dell'Italia all'epoca di internet. Ripeto, è un tema molto complesso e anche di moda nella ricerca economica. Le ho anche citato i nomi di studiosi di alto livello che se ne occupano pubblicando sulle migliori riviste di economia del mondo.   Personalmente ho molti dubbi sui loro risultati, ma perlomeno ho letto almeno alcuni dei loro lavori. Lei ovviamente non li conosceva (altrimenti non avrebbe citato Di Cintio). In genere gli studiosi e le persone civili in queste situazioni ringraziano e si informano per imparare. Lei invece risponde in maniera arrogante. E' assolutamente evidente a chiunque abbia un minimo di conoscenza del mondo che un ex-preside laureato in Filosofia, per quanto persona degnissima e magari bravissimo nel suo lavoro, non può avere le competenze necessarie per affrontare argomenti così complessi.   

Contento lui

Nasissimo 24/7/2015 - 15:35

Anche qui sotto, anziché provare lui a documentarsi con quacuno dei riferimenti da Lei forniti, suggerisce di nuovo di leggere il libro del suo preside. E mi "spiega" una differenza assoluto/relativo che non ha consistenza logica: il continente africano è arretrato "relativamente" al resto del mondo, e lo è da un bel pezzo, e lo è da molti punti di vista, non solo da quello economico. Questo è un "fatto verificabile" piuttosto facilmente, me lo concederà il professor Boldrin. Se ciò è conseguenza di un "impoverimento genetico" degli africani, come sostengono il signor Michele e (pare) il preside Di Cintio, e quale che ne sia la causa è indifferente, significa che gli africani sono geneticamente impoveriti, cioè inferiori. Siamo già arrivati a una conclusione razzista. Se dobbiamo aggiungere "relativamente al resto del mondo", va bene, l'aggiungiamo. Era sottinteso, e non cambia niente: è tutto come prima, siamo dentro al razzismo fino al collo, mi pare.

Nemmeno io ho mai sentito quei nomi che lei cita, magari ora provo a usare Google come Lei suggerisce. Ricordavo però di avere sentito una intervista ad un noto genetista, che ora ho ricostruito esere nientemeno che il professor James Watson, premio Nobel 1962 per la scoperta del DNA, il quale è sostenitore convinto delle differenze razziali. Egli si definisce "racialist", aggettivo che differirebbe da "racist" per il fatto che il razzista sostiene l'odio razziale, o perlomeno sostiene che la superiorità razziale possa giustificare un qualche tipo di dominio; mentre il "razzialista" sostiene semplicemente che le differenze qualitative tra una razza e l'altra esistono. 
"Possiamo negare che (mediamente) i watussi sono più alti dei pigmei? O che (sempre mediamente) i giamaicani corrono più velocemente dei mongoli?" Dice Watson. "Allo stesso modo, possiamo rilevare che tra gli occidentali il QI medio è superiore a 105, tra gli ebrei 115, mentre nell'africa subsahariana si attesta intorno a 70". E porta delle misure, effettuate a campione con il test di Binet (i famosi "fatti verificabili"), a sostegno di questa sua tesi.
Watson dubita che queste differenze abbiano origine socio-culturale, come è secondo la posizione correntemente "politically correct", e sostiene esplicitamente che abbiano origine genetica.
In questo articolo dall'archivio storico del corriere:

http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/17/Dna_talento_spettro_razziale_co_9_080717103.shtml

Trovo la quello che dice in merito Henry Louis Gates Jr, docente di Harvard e noto intellettuale afroamericano, che si è confrontato direttamente con Watson in un pubblico dibattito:

"se fosse così, sarebbe inutile cercare di migliorarmi, e sarebbe inutile per la società cercare di aiutarmi".

Questo riassume anche la mia posizione in merito. Non esistono solo i "fatti verificabili", il vero ed il falso. Esistono anche dei "fatti" che avremmo il dovere di rifiutare quand'anche fossero veri, e questo è uno di quelli. Gates ne illustra perfettamente la ragione.
Posso anche riconoscere la differenza tra "racist" e "racialist" (la accetta anche Gates Jr.) ma non riconosco nessuna utilità nell'indagare QI medi delle varie "razze" o nel riesumare studi lombrosiani, mentre si intuiscono facilmente gli impieghi balordi cui si presterebbero.

Completamente diverso è invece il discorso se parliamo di "culture", ossia dei fattori socio-culturali, e soprattutto etici, che contribuiscono a determinare le forme mentali, a loro volta decisive nel dare forma alle Civiltà umane; e quindi di renderle capaci, tra l'altro, pure di un maggiore/minore "sviluppo economico" (anche se questo nella mia ottica è poco più che un insignificante corollario).

La mia modesta obiezione al prof. Boldrin era questa qui: rifiutando di dibattere il problema culturale, o addirittura di riconoscerne l'esitenza, rischiamo di contribuire a riesumare il razzismo.
Mi pare che questa discussione lo confermi.

Giusto una curiosità, in questi giorni ho cercato qualche informazione(nulla di che):

Watson venne sbugiardato abbastanza in fretta in quell'occasione: Gli scienziati guidati J. Craig Venter dimostrarono confrontando i geni di Venter e quelli dello stesso Watson che si possono avere risposte molto differenti tra individui tutto sommato simili ai nostri occhi, la differenza genetica tra un individuo e l' altro è di una parte ogni mille, è anche probabile che ci sia maggiore differenza tra due bianchi rispetto ad un bianco ed un nero messi a confronto, noi cataloghiamo in realtà le differenze morfologiche attraverso le razze non cataloghiamo le differenze genetiche... Inoltre c'è una altro punto della questione, ci siamo accorti negli ultimi anni che il DNA ha il viziaccio di cambiare nell' arco della vità di una persona, scombussolando tutta la questione... 

Inossma a sensazione Watson si è tolto le vesti dello scienziato, per mettersi quelle del politico ed in questo caso probabile venditore di libri... 

 

Watson vs Venter

https://www.newscientist.com/article/dn14568-watson-vs-venter-the-loser-...

gli  autori che ho citato tentano di misurare il contributo delle differenze genetiche nei livelli di sviluppo dei vari paesi, separandoli da quelli culturali. Ripeto, sono molto scettico su questa letteratura (e comunque non è il mio campo) ma suggerirei di leggere prima di pontificare.  

Sono allibito

Michele D. 25/7/2015 - 14:13

Nasissimo mi aveva chiesto dove avessi letto l'ipotesi dell'impoverimento genetico e gli ho semplicemente risposto. E voi che conclusioni avete tratto?

a) che io volessi citare il libro di Di Cintio come opera magna sullo sottosviluppo africano.

b) che io non volessi riconoscere altra autorità al di fuori di Di Cintio.

c) che, avendo io letto questa ipotesi in un libro di Di Cintio, volessi anche sostenere che fosse una teoria di Di Cintio.

d) che nel librio Di Cintio si fosse posto gli stessi obiettivi di Weil, Putterman, Galor, Nunn, Spolaore.

e) che, più in generale, Di Cintio voglia occuparsi dell'economia dello sviluppo con la stessa passione e profondità di Weil, Putterman, Galor, Nunn, Spolaore.

Sono allibito. Non so cosa vi abbia portato a simili illazioni, ma direi che avete fatto tutto voi.

Vi auguro un sereno weekend di relax,

Michele

michele. Sarà sicuramente una degnissima persona. Ma qui il tema, banalmente, era l'influenza di fattori genetici e culturali nello sviluppo del continente africano, dell'esistenza degli uni e degli altri e del prevalere di questi su quelli. Dicevo che negare l'esistenza di fattori culturali rinforza gli argomenti di chi sostiene l'esistenza di fattori genetici, e cioe', suppergiù, dei razzisti. Non so se tra questi ci sia anche Di Cintio e non mi interessa, Federico ci ha dato alcuni riferimenti dalla letteratura economica sufficientemente noti da poter essere approfonditi con Google. Per ora ho dato solo una rapida occhiata, e non dico nulla, se non che in linea generale questi filoni di ricerca mi piacciono poco.

buona domenica anche a lei (e a Di Cintio)

Dicevo che negare l'esistenza di fattori culturali rinforza gli argomenti di chi sostiene l'esistenza di fattori genetici, e cioe', suppergiù, dei razzisti.

Per quale motivo se un determinato posto non si sviluppa come gli altri possono esserci solo motivi culturali e/o genetici? Da dove deriva questa strana credenza?

L'ambiente (nel senso di clima) non inflenza? Possibile coltivare il grano o altri cereali (e quindi sviluppare una società agricola espansiva) in tutto il mondo? Il groenlandia, sull'equatore? Si vede per esempio questa mappa (la prima che ho trovato).

ma piuttosto che dividerli in queli che sono "veri" e in quelli che sono "falsi", quelli che sono "verificabili" e quelli che non lo sono (sarebbe bello, se si potessero approcciare le "scienze" sociali come si fa coi fagiolini di Mendel) o pure in quelli che vengono prima e in quelli che vengono dopo, mi piace dividerli in quelli su cui possiamo operare, e in quelli su cui non possiamo fare niente.
Genetica e clima rientrano chiaramente nella seconda categoria, quindi mi pare che siano di gran lunga meno interessanti degli altri, oltre che pericolosi (nel primo caso) e deresponsabilizzanti (in entrambi i casi).

Aggiungo che (ma qui si va nel campo delle convinzioni personali, magari se interessa ne discutiamo, ma la faremmo molto molto lunga) la mia idea che i motivi culturali siano di gran lunga predominanti rispetto a tutti gli altri. Ne sono profondamente convinto.
Ad esempio la possibilità di operare la coltivazione di cereali, da Lei citata, può avere avuto influenza nel determinare lo sviluppo delle prime civiltà umane tra il Tigri e l'Eufrate 5000 anni fa. Oggi però in quella stessa Mesopotamia si vive maluccio, mentre il pane abbonda in zone dove non si è mai vista una coltivazione di grano.
Lasciamo perdere le ragioni particolari, almeno per ora. Gli esseri umani sempre sviluppano prima delle forme mentali - per ragioni contingenti, a volte casuali, magari anche ambientali, o pure per coercizione, ha poca importanza - che poi si portano dietro, dovunque vadano, e che sono lo stampo che da forma alle Civiltà.
La "prova" empirica più chiara che Le porto sta nel fatto che esistono nel pianeta zone più/meno "sviluppate" ad ogni latitudine (ma questo termine mi piace poco, anche se qui siamo su nFA, perché focalizza l'attenzione solo sullo "sviluppo" economico che si misura col PIL, o comunque su parametri economici, mentre mi pare evidente che un tema di questa portata sia molto più esteso).
Ancora meglio, una prova empirica sta nel fatto che le stesse zone del pianeta, con lo stesso clima e le stesse condizioni ambientali, hanno conosciuto immense Civiltà in alcune ere, ed un tragico sottosviluppo in altre.
L'Egitto fu per 3000 anni il paese più "sviluppato" del mondo, ora è quello che è.
Oggi (forse) il paese più "sviluppato" del mondo sono gli USA, dove prima di Colombo correvano i cavalli dei Sioux, in un romantico paesaggio da età del bronzo.
Cosa è cambiato, in Egitto o negli USA? Forse il clima? No, quello è rimasto lo stesso.
Sono cambiate le menti. In entrambi i casi, per conseguenza di "conquiste" e di imponenti flussi migratori.

lei ha magicamente trasformato l'impoverimento genetico relativo ai discendenti afroamericani, in una inferiorità generalizzata assoluta.

Tra l'altro non si rende nemmeno conto che una selezione biologica c'è stata naturalmente anche da noi prima della diffusione massiccia dei medicinali: adesso sopravvive chi prima sarebbe morto. Quanti oggi sarebbero in grado di sopravvivere nelle condizioni di cent'anni fa?

Si legga il libro che le ho consigliato.

Tant'è che negli USA gli atleti migliori sono proprio i discendenti dei deportati africani, frutto di selezioni secolari.

Consiglio: non dire mai una cosa del genere negli USA in pubblico. Mai.

Le vittime della tratta degli schiavi non erano "migranti"; venivano catturati (da altri africani), selezionati e commercializzati (da negrieri arabi) e infine trasportati attraverso l' oceano senza che nessuno chiedesse il loro parere. E la tratta non riguardava solo le Americhe ma anche i paesi arabi. Inoltre solo una minoranza dei migranti del XXI secolo vengono dall'Africa sub-sahariana, ma anche da altri paesi dal Nordafrica all'Asia. Insomma non credo che questo filone di discussione possa essere utile.

non esiste più da 400 anni.
L'esempio serviva per dire che dare la colpa al babau esterno è l'atteggiamento tipico di chi rifiuta la critica interna. Dei problemi della Grecia hanno colpa i tedeschi, dei problemi dell'america latina hanno colpa gli Stati Uniti, dei problemi del mondo arabo ha colpa Israele, dei problemi dell'Italia ha colpa "Bruxelles", e via così all'infinito.
Certo che "andiamo fuori dal seminato", perché si cambia discorso.
Posta in termini più immediati e diretti, la mia osservazione era semplicemente questa: negare l'esistenza di problemi culturali, soprattutto laddove questi siano particolarmente evidenti, è controproducente perché alimenta il sospetto che non si abbia nulla da dire in merito, e quindi giova alla causa del Salvini di turno che li cavalca.

Il tema è scivoloso, lo riconosco, ma questa non è una ragione sufficiente per fare gli struzzi.
Siamo capaci di riconoscere che un problema culturale, connesso con l'immigrazione, esiste?
Il se e come affrontarlo lo discutiamo eventualmente dopo, ammesso che si sia riconoscuto che esiste. Adesso domando soltanto: esiste?

Non è contraddittorio che quando parliamo dei problemi di sviluppo della Grecia si scherniscano quelli che ne danno la colpa ai tedeschi, mentre se si parla dei problemi di sviluppo dell'Africa ci sembri logico darne la colpa ai portoghesi?

Ma che paragone è?

Non mi risulta che l'Angola o il Mozambico abbiano truccato i conti per entrare a far parte dell'Impero Portoghese. Nè che gli abitanti della Grecia siano stati trattati come quelli di queste colonie.

Difficile resistere al postare questa

 

Se importare centinaia di migliaia di Africani 

Fosse per me ne importerei milioni. E non solo in Italia, anche in Grecia, Germania, Spagna, tutti i paesi con strutture demografiche insostenibili. E non solo Africani, anche Cinesi, Egiziani, Filippini, Sudamericani, Messicani, tutti quelli che riesco a convincere almeno fino al ripristino di una minima sanità demografica.

P.S.: scommetto che riuscirei a convincere anche un bel po' di Statunitensi.

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Ma cos'è uno scherzo ? Sono senza parole, qui si ripropone la Frenologia...

Mi permetto solo di fare una citazione sperando che l' autore non se ne lamenti:

"Il problema non sta nel razzismo esplicito dei fanatici, ma in quello ipocrita della middle class politically correct." Michele Boldrin

Il livello di demenza ipocrita del razzista riesce sempre a sorprendermi.

Ma il coraggio di dire "Ebben si', son razzista", non ce l'hanno proprio? 

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Ma cos'è uno scherzo ? Sono senza parole, qui si ripropone la Frenologia...

 

Non necessariamente. Un "deficit di capitale umano" esiste sicuramente, perchè se cresci bambini ai limiti della sussistenza alimentare e ti tocca farli lavorare invece che studiare (come succede in varie zone dell'Africa) è inevitabile.

Non puoi avere la stessa cultura, preparazione e salute che avresti se li fai crescere in California o in Danimarca.

A questo aggiungiamo la situazione economica di molti paesi, che spinge da sempre i migliori ad emigrare in altri continenti, impoverendo ulteriormente detto capitale umano, o comunque non partecipando ad uno sviluppo dello stesso.

Mettiamoci dentro anche alcune situazioni politiche, come le dittature, spesso più o meno foraggiate da interessi stranieri, che tendono ad eliminare gli oppositori e le persone che possono minacciare lo status quo. Anche questo non aiuta il capitale umano a crescere.

Quindi esistono spiegazioni più che logiche della scarsità di "capitale umano", senza dover per forza ricorrere a frenologia o abbandonarsi a teorie razziste del menga.

Appurato che la razza è ininfluente e quindi possiamo bollare il razzismo al pari della cialtroneria... rimane tutto il resto, dubito che il post si proponesse di risolvere i problemi dell' Africa in qualche riga, non credo che si stia nemmeno dicendo apriamo le frontiere e facciamoli entrare, ma al contrario fissiamo delle regole, poi però, al rispetto di tali regole non esiste ragione logica per rallentare l' immigrazione o frenarla come fa notare A.Riolo. Considerando inoltre che il "deficit", se presente, semmai ce l' ho con generazione 0 ma dalla prima si riparte alla pari... Io ho la sensazione che in alcuni post(non il suo) si cerchi di alludere ad un problema razziale utilizzando il ragionamento illogico del: siccome l' Africa è sottosviluppata da centinaia di anni allora deve esserci qualcosa di sbagliato anche nella razza oltre che nel contesto...

Se diamo per acquisito che la razza è ininfluente e abbandoniamo tanto le farneticazioni razziste quanto quelle antirazziste possiamo concentrarci sui problemi concreti. Perchè l' Africa è sottosviluppata da centinaia di anni? Onestamente non lo so, ma se guardiamo alla situazione attuale ci sono tre motivi che saltano agli occhi, in ordine di importanza: A) Perchè c'è la guerra, sia questa "tradizionale", civile, tribale etc. È chiaro che non costruirò mai un ponte se temo che qualcuno me lo faccia saltare; B) Perchè i governanti sono corrotti e inetti. Questo magari è un problema che conosciamo un poco meglio :-) ; C) Perchè c'è una dinamica demografica fuori controllo. In questo caso occorrerebbe che il PIL nominale crescesse tumultuosamente (e non accade) solo per mantenere costante il PIL pro-capite. Da notare che noi Europei abbiamo scarsissima influenza su tutti e tre i motivi. Su 'A' ci ha provato Clinton in Somalia e i Francesi in Ciad, Niger, Libia e un paio d'altri posti, con risultati poco incoraggianti; in Congo e in Ruanda, i casi più gravi, nessuno ha osato metterci le mani. Idem per 'B': non è ragionevole pensare di sostituire i governanti corrotti ("noi ti daremo un'altra legge e un altro Re") e poi c'è sempre il rischio di fare peggio. Per quanto diguarda 'C' ci fu un debole tentativo nella conferenza ONU sulla popolazione una ventina di anni fa, ma ogni proposta concreta fu sconfitta, come riportano le cronache dell'epoca, per motivi religiosi, di rivalità etniche (il timore di farsi superare numericamente) o anche politici ("il numero è potenza"). Per alcuni politici africani la soluzione al problema della sovrappopolazione è l'emigrazione in Europa, e questo immagino goda del sostegno di Alessandro Riolo, oltre che di quello di Papa Francesco. Ma si tratta di una falsa soluzione che non regge ad una elementare analisi quantitativa; quanti sono gli Africani (e non solo Africani) che vogliamo/possiamo/dobbiamo accogliere? In Africa ci sono circa 900 milioni di abitanti (erano 100 un secolo fa, quando gli Italiani cantavano "Tripoli, bel suol d'amore!") a circe 7 miliardi in tutta la terra. Se immaginiamo che un terzo se la passi male e possa avere un incentivo a trasferirsi fanno 2,3 miliardi; che si fa li prendiamo tutti? E se diciamo si al primo milione, con quali argomenti diremo no al secondo? E al terzo? E se il numero di coloro che desiderano immigrare è più alto del numero che vogliamo/possiamo/dobbiamo accogliere ci sarà per forza chi non si rassegna e cerca di entrare irregolarmente, con il contorno di trafficanti, barconi etc. Se ci guardiamo intorno ci sono paesi che hanno una politica dell'immigrazione (USA, Canada, Australia, UK, Svezia) che stabiliscono delle regole su chi può immigrare e chi no, ed altri che non ce l'hanno ma in quei casi non lasciano immigrare nessuno. Una politica alla Papa Francesco "venga chi vuole, li accogliamo tutti" non esiste in nessun paese del mondo, neanche in Vaticano o in Argentina.

Guardi sinceramente il motivo non lo so, i punti A,B,C mi sembrano tutte ragionevoli cause, ma sinceramente non saprei dirle di più... Io certamente non sono in grado di dare una risposta sui problemi dell' Africa, non sono preparato... Ora non posso dire cosa pensa Riolo, ma io non  credo che l' emigrazione risolva il problema dell' Africa al contrario esiste però un assimetria: l' immigrazione può aiutare la struttura demografica Italiana, io sono giovane è normale pensare a chi lavorerà per mantenermi in pensione... tuttavia non bisogna cercare il numero esatto, ma al contrario trovare dei criteri, la questione è abbastanza differente, nel suo esempio l' unico criterio è l' incentivo ad emigrare, mi sembra un po' poco, potremmo aggiungerci altro, ad esempio conoscenza della lingua inglese banalizzo, oppure nessun reato nel paese di origine e mille altre cose, credo sia necessario fissare dei criteri una volta fatto non bisogna bloccarne il numero, ma far rispettare i criteri, poi detto questo, si può anche evitare di trattare il problema demografico, basta ci si renda conto che poi arriveranno le vacche magre...

Ora non posso dire cosa pensa Riolo, ma io non  credo che l' emigrazione risolva il problema dell' Africa

Il tipo di immigrato che vorrei incentivare io probabilmente esacerberebbe i problemi dell'Africa, perché essenzialmente sto suggerendo un beggar-thy-neighbour demografico. Dato che ci sono diversi paesi nelle condizioni demografiche italiane, se non peggio, io suggerirei anche che prima si incomincia, meglio è per l'Italia, spiace per l'Africa, ma tant'è.

Poi sinceramente che siano Africani, Cinesi, Indiani, rossi, neri, gialli, viola, gay, etero, marziani, la qualsiasi, a me non importa nulla, basta che siano laureati o laureabili e che siano nati negli anni giusti vanno bene tutti.

si può anche evitare di trattare il problema demografico, basta ci si renda conto che poi arriveranno le vacche magre...

In Italia le vacche magre sono purtroppo arrivate da decenni, ma purtroppo la correlazione con la struttura demografica, per la mia continua sorpresa, non pare sia particolarmente compresa né dalla popolazione in generale, e ci potrebbe anche stare, né soprattutto dalle elite del paese, tranne rarissime eccezioni.

Una delle spiegazioni che mi sono dato è che probabilmente una certa parte delle elite del paese è molto più simile alla classe dirigente tedesca di quanto possa sembrare, e cioè ha deciso, magari pur comprendendo il problema, di affrontarlo affidandosi allo sviluppo dell'export e ricercando una maggiore efficienza del sistema paese. Io ritengo che questa sia al massimo una soluzione tampone, ed effettiva solo per una parte del paese, e che non sia una ricetta né generalizzabile né soprattutto robusta. La Grecia è un ottimo esempio della fragilità di questa illusione. Per avere un futuro sul medio periodo un paese deve avere un mercato interno capace di far fruttare gli investimenti in conto capitale.

Ed anche sulla questione dell'efficienza, è un peccato che non esistano, o che io non conosca, studi che comparino i sistemi sanitari europei a livello NUTS-2, perchè aneddoticamente sono abbastanza convinto che nel 2013, dopo la cura Russo, la tanto vituperata sanità pubblica siciliana non fosse più tra le meno efficienti a livello europeo, anzi. Agli Italiani ovviamente sembrerà una affermazione assurda, perché magari la compareranno con l'efficienza ad esempio della sanità veneta, ma qualcuno l'ha mai comparata con la sanita scozzese, vallona, murciana?

Mi spiega cosa c'entra "venga chi vuole, li accogliamo tutti" con il post?

Soprattutto, cosa c'entra con Zaia, Salvini e le farneticazioni razziste che dominano la destra italiana?

Evitiamo di parlare d'altro, parliamo di quel che succede.

Attendo spiegazioni. 

Soprattutto, cosa c'entra con Zaia, Salvini e le farneticazioni razziste che dominano la destra italiana?

La destra non saprei, magari si vogliono suicidare con tutta la patria, ma se fossi un indipendentista veneto o padano, io sarei totalmente contrario all'immigrazione: dubito che gli Zaia o i Salvini ci arrivino, ma non c'è maniera migliore di far disgregare l'Italia che impedire l'immigrazione. Il mercato interno continuerà a collassare, il debito pubblico continuerà a crescere, le imposte pure, il default sul debito pubblico sarà inevitabile, e le spinte centrifughe inarrestabili. Una volta indipendenti, per un Veneto o una Padania riaggiustare rapidamente la propria struttura demografica sarebbe molto più semplice, e probabilmente molto meno controverso a quel punto.

La mia prima preoccupazione è stata quella di mettermi al riparo dalle sventagliate di accuse di razzismo, utilizzate come una lupara per intimidire chiunque abbia una posizione diversa. In questa vicenda il razzismo non c'entra, e lo dico con cognizione di causa. Come napoletano che ha vissuto qualche anno a Milano ne ho avuto esperienza diretta.

Non so se nel loro intimo Zaia e Salvini siano o no razzisti; non si confidano con me. È invece evidente che, seppure gli sfugga una visione completa di un fenomeno complesso, hanno capito che battendo forte sul tamburo i voti arrivano, e siccome per fare quel mestiere i voti servono si danno da fare. D'altra parte come avrebbero potuto resitere alla tentazione? I cattocomunisti gliel'hanno servita su un piatto d'argento.

Andiamo al post. Al punto 1) rifugiati o clandestini? trattandosi di un insieme poco omogeneo è difficile a dirsi e bisogna in buona sostanza tirare a indovinare. Uno si aspetterebbe che a fuggire dalle guerre siano donne, anziani e bambini, mente la grande maggioranza di coloro che arrivano sono giovani maschi. Ci sono poi alcuni episodi che lasciano perplessi, considerando che Cipro è a tutti gli effetti uno stato membro della UE, e da ampie garanzie quanto al rispetto dai diritti umani. Pure trovo bizzarro che una nave da guerra tedesca raccolga persona da un natante al largo delle coste libiche e li scarichi in Italia; perchè non in Germania? Perchè non in un altro paese del nordafrica considerato sicuro, come Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto? E se deve essere un paese della UE, perchè non in Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia o  Portogallo, passata Gibilterra? Siria a parte, nei paesi di provenienza non ci sono guerre in corso e il consiglio ONU sui diritti umani si occupa principalmente di Israele, da dove arrivano pochissimi immigrati. I paesi di provenienza hanno cacciato gli Europei a calci nel culo mezzo secolo fa, molto prima che tutte queste persone nascessero ed è curioso che adesso gli Italiani debbano essere chiamati a rispondere di colpe non più loro. "Aiutiamoli a casa loro" detto da Zaia, Maroni e Salvini può apparire poco sincero, ma l'Italia si è volontariamente impegnata con l'ONU a destinare lo 0,7% del PIL in azioni umanitarie e di sviluppo, al momento siamo circa ad un quinto di quella cifra. Ci sarebbero i mezzi per assistere i profughi in strutture il più vicino possibile ai paesi di provenienza in modo da facilitarne il rimpatrio una volta cessata l'emergenza. Questo riguarda anche il punto 2) il costo della vita è minore nei paesi a reddito più basso, ed a parità di spesa si otterrebbero effetti maggiori.

Al punto 3) si ribadisce la teoria dell'immigrato come "risorsa". Ho seri dubbi se ci si riferisce all'Italia: fra disoccupati in senso stretto, lavoratori in cerca di prima occupazione, cassintegrati di lungo periodo, NEET o "scoraggiati", e dipendenti pubblici improduttive potenzialmente ricollocabili si arriva facilmente a diversi milioni che si potrebbero utilizzare qualora ci fosse la richiesta. La penuria di capitale umano non sembrerebbe essere un fattore limitante per lo sviluppo del paese; in breve "gli immigrati sono già qui". Certo può darsi che fra qualche decennio la dinamica demografica possa rendere necessaria una quota di immigrazione, ma certamente non adesso, ed ilfenomeno al quale assistiamo è di oggi. Io trovo che ci sia anche una certa contraddizione fra quanto esposto nei punti 1) e 2) nel punto 3); si tratta di un peso che dobbiamo accollarci oppure di un'opportunità da cogliere? A giudicare dalle reazioni degli altri paesi europei sembrerebbe più il primo caso: Francia e Austria bloccano le frontiere, UK alza letteralmente le barricate a Calais, Grecia e Ungheria erigono muri. Quando si è trattato di trovare un accordo in sede UE per ripartire (solo) 40000 persone i vari paesi non si sono accapigliati per accaparrarsele.  Nella maggior parte dei paesi Europei si rende più difficile l'acquisizione del permesso di soggiorno e più tardi della cittadinanza, mentre in Italia c'è chi vorrebbe andare nella direzione opposta. Solo il genio italico ha compreso i vantaggi di un'immigrazione caotica e incontrollata? Sarà...

 Il punto 4) mi sembra lontano della realtà empirica. Questi qui delle regole e dei criteri se ne infischiano altamente: arrivano senza essere stati invitati e si aspettano che qualcuno si faccia carico di loro; si rifiutano di farsi identificare, si allontanano dalle strutture di accoglienza etc. Nel post manca completamente la dimensione quantitativa; che si fa con quello che non rientrano nei criteri ma arrivano lo stesso?  Sono pessimista anche sulle possibilità di una reale integrazione, a 150 anni dall'unità, il processo di integrazione fra gli Italiani del nord e quelli del sud non può dirsi completo nonostante la vicinanza geografica e culturale; quanto ci vorrà per integrare chi arriva dall'altra parte del mondo?

Ci sono aspetti paradossali in questa vicenda. Immaginiamo, solo per esempio, che ci siano 1000 Somali che vogliano trasferirsi in Svezia e che ci sia accordo su questo. La soluzione lineare sarebbe fare partire una nave dalla Svezia, farla approdare a Mogadiscio, fare imbarcare le 1000 persone e trasportarle a Stoccolma; semplice sicuro ordinato; durante il tragitto un ufficiale di stato civile potrebbe avviare le pratiche. Ma questo non si può fare. Invece se i 1000 Somali attraversano clandestinamente la frontiera con l'Etiopia, poi percorrono a piedi o con mezzi di fortune le piste in Sudan e in Libia, si accampano sulla costa, si imbarcano su un gommone, si fanno raccogliere da una nave norvegese, sbarcano in Sicilia, scappano dalla struttura di accoglienza, risalgono la penisola in treno, bivaccano nella stazione di Milano, attraversano clandestinamente una mezza dozzina di frontiere europee e infine arrivano in Svezia, allora si può fare, nonostante sia caotico, pericoloso e assurdamente complicato. Che senso ha questo? Che messaggio si fa passare? Legalmente non ti facciamo venire, ma se sei disposto a trasgredire qualsiasi regola, allora puoi ottenere il risultato che desideri?

Sono pienamente consapevole che non ci sono soluzioni semplici, ma il primo passo è riconoscere che si tratta di un fenomeno da contrastare e non da assecondare, poi una volta raggiunto un accordo su questo punto si potrà discutere sul come, e non sarà una passeggiata.

Al punto 3) si ribadisce la teoria dell'immigrato come "risorsa". Ho seri dubbi se ci si riferisce all'Italia: fra disoccupati in senso stretto, lavoratori in cerca di prima occupazione, cassintegrati di lungo periodo, NEET o "scoraggiati", e dipendenti pubblici improduttive potenzialmente ricollocabili si arriva facilmente a diversi milioni che si potrebbero utilizzare qualora ci fosse la richiesta. La penuria di capitale umano non sembrerebbe essere un fattore limitante per lo sviluppo del paese;

La maggioranza di quegli inattivi é inattiva perché in Italia il mercato interno é collassato, e non si riprende perché non c'é un numero di under 35 sufficienti a farlo ripartire.

Oggi ho cenato con il figlio di mia cugina, ha 20 anni ed una fidanzatina di 18, hanno aspettato che lei finisse gli esami di maturitá, il giorno dopo hanno preso l'aereo e sono venuti a Londra (incidentalmente: hanno trovato lavoro subito). Loro come decine di migliaia di ragazzi italiani ogni anno.

Se non aggiustate subito la struttura demografica del paese, questo diventerá cosí fragile che prima o poi collasserá.

in breve "gli immigrati sono già qui". Certo può darsi che fra qualche decennio la dinamica demografica possa rendere necessaria una quota di immigrazione, ma certamente non adesso, ed ilfenomeno al quale assistiamo è di oggi.

Quindi tu guardi ad un grafico della struttura demografica italiana attuale, e pensi che forse gli immigrati serviranno tra qualche decennio? Non te la prendere, ma onestamente la trovo una reazione irrazionale. Razionalmente non si puó guardare un grafico della struttura demografica italiana del 2015 (o anche del 2010), e non pensare che mancano all'appello milioni di under 35.

Gli immigrati che sono giá lí sono molti ma molti meno di quelli che servirebbero. Hai mai visto il grafico della struttura demografica da cui siano stati rimossi gli immigrati?

si tratta di un peso che dobbiamo accollarci oppure di un'opportunità da cogliere? A giudicare dalle reazioni degli altri paesi europei sembrerebbe più il primo caso: Francia e Austria bloccano le frontiere, UK alza letteralmente le barricate a Calais

Il Regno Unito e la Francia hanno una struttura demografica che gli Italiani si possono soltanto sognare la notte. Le politiche migratorie che propongono i conservatori britannici possono essere discusse nel contesto britannico, ma non hanno nulla a che vedere con la situazione italiana.

Pure trovo bizzarro che una nave da guerra tedesca raccolga persona da un natante al largo delle coste libiche e li scarichi in Italia; perchè non in Germania? Perchè non in un altro paese del nordafrica considerato sicuro, come Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto? E se deve essere un paese della UE, perchè non in Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia o  Portogallo, passata Gibilterra?

Ho trovato due casi del genere, avvenuti nel maggio 2015. In entrambi i casi le coste italiane erano le piu' vicine, considerato che la tunisia non è luogo sicuro per i profughi. Una nave da guerra non è una nave da crociera e non è attrezzata per scarrozzare 400 persone in giro per il mediterraneo. Il soccorso in mare è un obbligo e lo sbarco sulla costa sicura piu' vicina non è bizzarro ma assolutamente ragionevole.

Per alcuni politici africani la soluzione al problema della sovrappopolazione è l'emigrazione in Europa, e questo immagino goda del sostegno di Alessandro Riolo, oltre che di quello di Papa Francesco.

A me potrebbe anche fare piacere essere accumunato a Papa Francesco, ma devo far notare che l'accostamento è francamente immeritato. Quella che io propongo è ben più prosaicamente una politica a favore dei cittadini italiani, o almeno di quelli che vivranno in Italia nei prossimi 50 anni, volta a mitigare gli effetti di una troppo rapida decrescita demografica che altrimenti porteranno necessariamente il paese al collasso economico, sociale e civile, e probabilmente alla sua disgregazione.

Se ci guardiamo intorno ci sono paesi che hanno una politica dell'immigrazione (USA, Canada, Australia, UK, Svezia) che stabiliscono delle regole su chi può immigrare e chi no

Che è esattamente quello che ho sempre proposto io. Regole chiare e precise. L'Italia per non collassare ha bisogno di almeno 30 milioni di immigrati nei prossimi 25 anni, di cui almeno 6 milioni oggi stesso. Si suddividano per quote per ogni coorte d'età, ad esempio servono x donne nate nel 1985, y uomini nati nel 1995, e così via, e chiunque si presenti in consolato con una laurea di una delle universita nella top 500 mondiale, visto e permesso di lavoro a vista. Se lavorano e pagano un tot di imposte per 5 anni, anche non di seguito, a scelta loro residenza permanente con diritto di voto legislativo o cittadinanza, in maniera automatica alla presentazione della quinta dichiarazione. L'anno dopo se non abbiamo incentivato abbastanza allarghiamo la platea alle top 1000, o prestiti d'onore a chi vuole venirsi a prendere una laurea in Italia. Una volta che i nati in un anno, tra quelli che c'erano già e i nuovi arrivati raggiunge la quota da incentivare, ad esempio 450.000 per i nati nel 1995, quell'anno si chiude. Volendo si può chiudere anche prima, che so a 430.000, e lasciare gli ultimi 20.000 posti per i ritardatari con la laurea magistrale. Per MBA e PhD di top 100 non metterei mai alcun limite, visto e permesso di lavoro a vista, cittadinanza dopo 3 anni.

P.S.: ovviamente quanto sopra va fatto insieme a delle riforme strutturali del paese come quelle che proponeva FiD, ad una complessiva liberalizzazione del paese, ed ad una ben maggiore estensione dell'inclusività delle sue istituzioni economiche e politiche.

Proposte interessanti. Vigendo un sistema di quote però io integrerei con un sistema di aste. I 500'000 posti liberi collegati a posti di lavoro vanno legati non solo alle corti d'età ma anche alle necessità dei datori di lavoro. Costoro dovrebbero pagare un tot, offrendolo loro come base d'asta, per poter avere un lavoratore straniero. Piu' offrono all'asta e maggiore è la probabilità che il lavoratore sia assegnato. Questo mi pare dovrebbe spingere ulteriormente a richiedere lavoratori ad alto valore aggiunto (non solo laureati ma anche tecnici) per i quali l'azienda è disposta a chiedere abbastanza. L'importo dell'asta andrebbe poi a finanziare le spese sociali (scuole, ospedali etc) legate a questo massiccio afflusso di immigrati.

Non è logico chiedersi se l'assenza di econome, stati e civiltà in qualche modo funzionanti nell'intero continente africano, senza eccezioni rilevanti,  indichi una qualche forma di "deficit" di capitale umano ?

Sembra questa la domanda che ha infiammato la discussione. Ed infiamma anche me. Magari sembra "logico" se non si sa dove sbattere la testa e quindi quella del deficit umano (che rapidamente diventa genetico) appare la risposta predestinata.

Ma in questo caso è l'ignoranza (nel vero senso di non sapere) che porta a questo genere di logiche.  E qui l'ignoranza è supportata dalle carenze educative che, sappiamo bene, derivano dalla qualità decisamente non eccelsa della scuola italiana. Sappiamo tutto di muzio scevola e dei tormenti di Alfieri legato alla sedia ma non sappiamo un tubo della storia del mondo. E manco sappiamo perché la società che conosciamo si è sviluppata a partire dalla mezzaluna fertile e non nel congo o nella foresta brasiliana. Meriti o demeriti genetici? No, la genetica non c'entra nulla e consiglio di leggere (visto che va di moda) "armi, acciaio e malattie" di Jared Diamond il quale, proprio da biologo spiega perché alcune società sviluppate in certi posti sono andate avanti ed altre sono rimaste indietro.

Copio e incollo da wiki:
Il libro è incentrato sulla ricerca di una risposta alla domanda che Yali, un abitante della Nuova Guinea, fece all'autore nel luglio del 1972: "Come mai voi bianchi avete tutto questo cargo e lo portate qui in Nuova Guinea, mentre noi neri ne abbiamo così poco?", dove per Cargo si intendono tutti quei beni tecnologici di cui i guineani erano privi prima dell'arrivo dei coloni. In pratica l'autore cerca di rispondere alle seguenti domande: perché sono stati gli europei e gli americani del nord a sviluppare una civiltà tecnologicamente avanzata e non, ad esempio, i cinesi o i sumeri? Perché gli europei sono partiti alla conquista degli altri popoli (ottenendo evidenti successi, spesso con tragiche conseguenze per i "conquistati"), e non è avvenuto il contrario? Come mai i fieri guerrieri nativi americani sono stati spodestati dall'invasione di un popolo di agricoltori?


Ditemi se sbaglio, questo è quello che è mancato:

- andava creato ex-ante l'ESF col il compito di prestare denaro ai paesi in difficoltà in cambio di riforme che permettessero a questi paesi di non fare default rispetto agli impegni presi con i partner. Pur essendo un organismo tecnico all'ESF andava data una legittimazione politica, per esempio il board doveva essere deciso dal Parlamento Europeo su proposta della Commissione (questo per eviatare molta della retorica populista che leggiamo in giro).
- andava creato ex-ante un meccanismo che obbligasse l'uscita dall'euro quale alternativa per quei paesi che non accettano di farsi mettere sotto tutela ESF. Ovviamente contestuale all'uscita dall'euro saltano anche tutte le protezioni per il sistema bancario.
- andava chiaramente scritto negli statuti che rispetto ad ogni attacco puramente speculativo sarebbe intervenuto non l'ESF ma la BCE . Questo per evitare che fossero interventi speculativi dei mercati e non i fondamenti macroeconomici e i dati di contabilità pubblica a stabilire se un paese dovesse o no andare sotto tutela ESF.
- il concetto che i titoli di stato dei paesi che rispettano i principi di contabilità UE siano risk-free va difeso ad ogni costo perchè, ed è stato dimostrato, se salta questo saltano contemporaneamente banche, sistema finanziario e stati. Il risk free salta solo se il paese non rispetta le regole, in caso contrario verrà difeso da tutta l'UE.

Sinceramente nessuno dei 4 punti mi sembra sia utile e qualcuno avrebbe forse peggiorato le cose ma questa è una mia opinione velocemente direi:

-politici che che fanno i fund manager no buono inoltre se lo avessimo fatto ex-ante sarebbe diventato un bancomat...

-Inutile, sarebbe quasi automatico

-la speculazione non fa nulla di tutto questo, quelle del 2012 erano vendite di gente preoccupata ovvero speculatori (perchè chi presta comunque ci vorrà guadagnare qualcosa no? i "malvagi" speculatori siamo tutti noi che ci compriamo un azione ad una certa cifra sperando di rivenderla ad un altra) preoccupati per aver prestato i propri risparmi a dei folli se sei credibile non ha bisogno di nessun meccanismo contro la speculazione...

-No non sono d'accordo

P.S secondo me non è proprio in topic

Sia divenuta una colonia non interessa a nessuno?

Ah si?

michele boldrin 24/7/2015 - 18:37

E di chi? 

Definizione di colonialismo da Wiki: "Il colonialismo è definito come l'espansione di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi."

Di chi?  Dei creditori ovviamente :)

Ah si e da quando il colonialismo è facoltativo per le colonie?

Per me lei sta trollando un po'

Si parla....

Sig.Ernesto 25/7/2015 - 15:00

Di colonialismo economico. Si documenti e non sia irritante Grazie

La definizione  di colonialismo l' ha scritta lei, di colonialismo ne parla solo lei,  qui a nessuno è saltato in testa di parlarne, ora ci parla di una altro colonialismo si metta d'accordo con se stesso... Credo che a nessuno interessa se la grecia sia diventata o no una colonia in base alla sua personale idea di colonialismo, come a me non interessa la sua irritazione ;-)

La Grecia è stata per mezzo millennio una colonia turca (per davvero!) e manca davvero poco che ritorni ad esserlo.

... della consapevolezza che le regole che fondano le istituzioni collettive, quelle del vivere comune, vanno rispettate costi quel che costi. Questo il ruolo della politica e non, come alcuni sembrano teorizzare, della loro continua violazione perché occorre "adattarsi al vento che tira".

Il ruolo è sicuramente di rispettare le regole, non di infrangerle perché fa comodo farlo, ma anche di cambiarle quando è necessario. E visto che ci vuole tempo per cambiare, occorre il piu' possibile anticipare i tempi. Per questo pero' occorrono politici lungimiranti, non ominicchi che non vedono più in la di un palmo di naso o che tendono a procrastinare e rinviare ogni decisione.

A proposito di WS, quello pubblico, segnalo la proposta di eurotassa e che come al solito i giornalisti (o meglio giornalai) incapaci dopo aver reso sulla stampa WS una macchietta del rigore si stupiscono delle sue proposte europeiste.

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