E se si votasse? La Camera

6 settembre 2010 sandro brusco

Il sistema politico è in fibrillazione e le minacce o promesse di elezioni anticipate sono all'ordine del giorno. La domanda che sta nella testa di tutti è: ma che succederebbe se si votasse in pochi mesi? E' una domanda a cui è molto difficile dare una risposta, ma possiamo perlomeno considerare quali siano gli scenari più plausibili. Il pezzo di oggi analizza quello che ci possiamo attendere per la Camera. Domani parleremo del Senato, e dopodomani delle implicazioni di questi scenari per la strategia delle varie forze politiche.

Anche se la cosa è ben nota a tutti gli addetti ai lavori è bene iniziare il pezzo ricordando gli elementi principali del sistema elettorale della Camera. Si tratta di un proporzionale corretto da un premio di maggioranza e da soglie di esclusione. Il premio di maggioranza favorisce la formazione di coalizioni eterogenee e si traduce in un minimo di 340 seggi (su 630, pari al 55%) che vengono assegnati alla coalizione che arriva prima, indipendentemente dalla percentuale ottenuta da tale coalizione. Gli altri due numeri da tenere a mente sono il 4% e il 2%. Il 4% è la soglia di esclusione per partiti che corrono da soli (a esser pignoli, che appartengono a coalizioni che non superano il 10%), mentre il 2% è la soglia di esclusione per partiti appartententi a coalizioni che superano il 10% (è un pelotto più complicato ma non sottilizziamo). In soldoni, questo significa che se le percentuali fossero come quelle delle ultime europee, Sinistra e Libertà otterrebbe dei deputati (se si coalizza con PD e IdV) mentre Rifondazione Comunista no (se si presenta da sola).

L'ultimo mese ha visto un turbinare di sondaggi, alcuni più sensati di altri. La verità è che fare sondaggi con partiti completamente nuovi e non ben conosciuti, come i fininiani e i grillini, è molto difficile. E' bene dunque partire dai dati ''nudi e crudi'', ossia voti e percentuali dei partiti e delle coalizioni nelle politiche del 2008 e nelle europee del 2009. Ma anche i dati nudi e crudi vanno interpretati, dato che le coalizioni e i raggruppamenti che si presenterebbero alle elezioni qualora queste fossero tenute a breve sarebbero differenti. Esplicito quindi le ipotesi che farò nell'interpretare i dati, cercando di spiegare perché si tratta di ipotesi plausibili.

Ipotesi 1. Alle elezioni si presenteranno tre blocchi: sinistra (PD+IdV+radicali+socialisti+Sin. e Lib.), centro (UDC+Rutelli+Fini+MpA) e destra (PdL+Lega+Storace).

Ipotesi 2. Oltre ai tre blocchi principali si presenteranno da soli i grillini e i comunisti.

Riguardo la prima ipotesi, la creazione della coalizione di centro è stata prefigurata abbastanza chiaramente da esponenti finiani. Credo che sia difficile immaginare che, in presenza di elezioni anticipate, il centro si potrebbe alleare con la destra. Se vogliono allearsi possono farlo subito in Parlamento ed evitare le elezioni, con tutte le incertezze che comportano. In principio il centro potrebbe allearsi con la sinistra, ma anche questo mi pare improbabile. Infatti questo non piacerebbe ai potenziali elettori di centro (soprattutto quelli di Fini) e farebbe perdere voti. Quindi, dovrebbero esserci tre blocchi. La composizione dei blocchi è anch'essa soggetta a qualche margine di incertezza.

Sul lato sinistro, mi pare a questo punto abbastanza scontato che SeL sarà in coalizione con il resto della sinistra. I radicali sono stati alleati della sinistra sia alle ultime politiche sia alle regionali, ma sono pur sempre controllati da un bizzoso e imprevedibile ottuagenario. I socialisti si dividono e ricompongono alla velocità della luce, e faccio molta fatica a seguirli; mi pare però che le ultime notizie li dessero alleati del PD. Meno chiaro è quel che faranno i comunisti; in principio, se la sinistra vedesse una possibilità di vittoria potrebbe cercare di imbarcarli, ma al momento mi pare complicato.

Sul lato destro, sicuramente ci saranno pressioni sull'MpA per arruolarlo nella destra, ma mi pare difficile che la cosa vada in porto in un'alleanza che sarebbe chiaramente spostata verso nord dal punto di vista territoriale, grazie all'espansione elettorale della Lega. Su Storace invece mi pare che si possa essere abbastanza sicuri, visto che si è alleato alla destra nelle elezioni regionali. Anche sui grillini credo si possa essere sicuri che correranno da soli.

Date queste ipotesi, questi sono i numeri ricombinati per le politiche 2008 e per le europee 2009.

Politiche 2008 Voti (milioni) %
destra 17,5 48,11
centro 2,5 6,75
sinistra 14,0 38,53
comunisti 1,1 3,08
altri 1,2 3,53

Rispetto ai dati delle politiche 2008 che potete trovare sul sito del ministero dell'interno, ho sottratto i voti di MpA dalla coalizione Berlusconi, aggiungendoli al centro, mentre ho aggiunto alla coalizione di destra i voti di Storace. Per la sinistra, ho aggiunto alla coalizione Veltroni i voti dei socialisti di Boselli.

Europee 2009 Voti (milioni) %
destra 14,1 46,13
centro 2,5 8,11
sinistra 12,1 39,67
comunisti 1,0 3,39
altri 0,8 2,7

Per le europee, il principale problema di riaggregazione riguarda i voti dell'alleanza elettorale MpA-Storace, dato che assegno i voti MpA al centro e quelli di Storace alla destra. Ho fatto l'ipotesi che i voti delle circoscrizioni meridionale e insulare (circa 5/7 del totale) fossero di MpA, e gli altri di Storace.

A mio avviso il messaggio che arriva da questi numeri è abbastanza semplice. La Camera, con altissima probabilità, andrà al centrodestra. La sinistra non è andata mai oltre il 40% nelle ultime due elezioni generali, e non è apparsa particolarmente tonica nemmeno nelle ultime regionali. Ci sono però due possibili scenari, entrambi mi pare a bassa probabilità, in cui la destra può perdere la camera.

Il primo è quello in cui la sinistra si coalizzi con i comunisti e la nuova formazione di Fini sottragga il 5-6% dei voti alla destra. Questo scenario mi sembra implausibile per due ragioni. Primo, in queste elezioni la sinistra subirà la concorrenza di Grillo. Nessuno è in grado di dire quanti voti il Movimento 5 stelle sottrarrà alla sinistra ma sicuramente non sarà un numero completamente irrilevante, e tale numero si accrescerà se i comunisti si alleano alla sinistra, lasciando ai grillini il monopolio della protesta ''fuori dai poli''. Secondo, se veramente si giunge a una situazione in cui l'alleanza sinistra+comunisti può battere la destra, è probabile che molti potenziali elettori di Fini torneranno all'ovile.

Il secondo è lo scenario ''rivolta del sud''. E' al momento impossibile dire con certezza quale sarà la composizione territoriale del consenso dei finiani, ma è legittimo supporre che il grosso sarà al Sud (come accade per l'UDC). In tal caso la coalizione di destra si troverebbe a essere fortemente sbilanciata a nord e questo può generare defezioni a catene nel PdL del Sud, il cui personale politico è terrorizzato dalla prospettiva di una riduzione dei trasferimenti al meridione. Questo scenario non è implausibile nel più lungo periodo, ma nel breve (che è quello che stiamo analizzando) appare più complicato, dato che richiederebbe comunque un certo lavoro organizzativo che al momento non pare essere iniziato.

Guardare solo ai risultati delle elezioni passate può apparire limitante, dato che dopotutto varie formazioni politiche che giocherebbero presumibilmente un ruolo rilevante non erano nemmeno presenti. Per completezza ho quindi dato un'occhiata agli ultimi sondaggi disponibili. Mi limito a quelli pubblicati sul sito del ministero dell'interno, per i quali perlomeno si può verificare l'ampiezza campionaria. Se devo essere onesto non li considero molto affidabili. La formazione di Fini è stata costituita alla fine di luglio e probabilmente la maggior parte degli elettori o non la conosce o ha una opinione confusa e il Movimento 5 Stelle finora ha avuto rilevazioni assai alterne. Comunque, per quel che valgono, ecco i risultati degli ultimo sondaggi, tratti dal sito del ministero.

Il primo è un sondaggio effettuato dall'Istituto Crespi e commissionato da Generazione Italia, formazione dei finiani.

Sondaggio Crespi (26/8) %
destra 44,6
centro 15,0
sinistra 36,0
grillo 1,6
comunisti 1,2
altri 1,6

Il buon risultato del centro in questo sondaggio è dato da un 7% che viene imputato alla nuova formazione di Fini. Essendo tale formazione la committente del sondaggio, il risultato va un po' scontato. In ogni caso, anche così la differenza tra destra e sinistra è di 8 punti percentuali, assicurando la vittoria alla destra.

L'altro sondaggio è quello effettuato da Lorien Consulting e pubblicato su Il Fatto del 4 agosto, che però non include i finiani.

Sondaggio Lorien %
destra 45,9
centro 7,5
sinistra 40,0
comunisti 2,3
grillo 3,1
altri 1,2

Anche qui la distanza tra destra e sinistra resta considerevole, circa il 6%. Anche se la situazione è leggermente migliore per la sinistra che nel sondaggio di Crespi (in principio, se la comparsa di Fini sottraesse il 6% al PdL e alla Lega la situazione diverrebbe competitiva) mi pare che anche qui ci siano assai scarse speranze per Bersani & co.

Altri sondaggi vengono regolarmente pubblicati da notapolitica.it e da termometropolitico.it, oltre che periodicamente dai quotidiani nazionali. Date pure un'occhiata, ma a me pare che la situazione sia chiara. Se si votasse domani con questa legge elettorale, la Camera andrebbe alla destra. Domani consideriamo il Senato.

23 commenti (espandi tutti)

C'e' un fattore che non hai considerato: l'astensione

Dalle europee ed ancor piu' dalle politiche la situazione e' secondo me cambiata in peggio per Berlusconi. quindi penso che i ragionamenti dell'articolo rappresentino un scenario ottimistico per il pdl. C'e' poi da vedere come la lega si rapportera' con Berlusconi e come lDV si rapportera' col movimento 5 stelle.

Secondo me questi calcoli sono interessanti, per capire la base di partenza o se si vuole la situazione a bocce ferme. Ma le bocce sono state messe in movimento vorticoso da Fini e prevedere dove si fermeranno tra sei mesi e' esercizio arduo.

Se dovessi buttarmi nel tritacarne delle ipotesi mi baserei su una considerazione: finora l'elettorato conservatore ha votato Berlusconi turandosi il naso (del resto era abituato a farlo durante il regime democristiano), sapendo abbastanza bene (nonostante il bavaglio e le briglie imposte ai media, soprattutto televisivi) di che pasta e' fatto l'uomo (e quelli che gli stanno intorno).

Insomma un po' per radicata avversione alla sinistra, un po' nella convinzione che Berrsani & Co. (soprattutto vista la performance dell'ultimo governo Prodi) non siano poi tanto meglio, l'elettorato moderato ha sostenuto Berlusconi "per default" o al limite si e' astenuto (come hanno fatto del resto anche quelli che vorrebbero un'opposizione credibile e non un'accozzaglia di cacicchi).

Con l'entrata in scena di una destra piu' pulita, l'elettorato moderato ha l'opzione di abbandonare Berlusconi senza tradire le proprie convinzione profonde e punire Berlusconi per l'incompetenza nell'azione di governo. Questa novita' distrugge la rilevanza di tutte gli scenari basati su dati passati.

Il punto cruciale consiste nel determinare quanti voti spostera' Fini. AN oscillava intorno al 10-12% prima di confluire nel PdL e secondo me erano voti che in buona parte Fini potrebbe riprendersi, diciamo che e' il suo bacino d'utenza. La Russa, Gasparri, Matteoli e i colonnelli (che adesso fanno i caporali) elettoralmente valgono poco (anzi secondo me sono delle liabilities). Alemanno e' l'unico che ha una sua base autonoma nel Lazio (ma avrete notato che finora e' stato alla finestra).

Berlusconi ha capito che il suo potere si sta sgretolando e quindi dalla minaccia di elezioni anticipate e' passato alla campagna acquisti di deputati. Nel frattempo i Feltri ed i Belpietro sono stati incaricati di distruggere la reputazione di Fini per toglierli l'aura di rispettabilita' ed integrita' personale che rappresenta l'asset piu' prezioso del Presidente della Camera.

Saranno sei mesi che ricorderemo per un pezzo.

 

 

Mi pare che nella attualizzazione dei voti non abbia tolto l'erosione da parte di FINI che porterebbe il voto PdL delle politiche al 43,5% e delle europee al 42,5%.

Questo non cambia le conclusioni ma renderebbe più attraente un ULIVO 2

Mi permetto di segnalare questo sondaggio di Mannheimer di ieri sul Corriere

 

 

 

Com'erano i sondaggi prima delle elezioni del 2008?

I sondaggi nel 2008 ci presero abbastanza, tranne che per il caso di Sinistra Arcobaleno. Tutti, ma proprio tutti, la davano sopra il 6,5%, ma alla fine raggranellò a malapena il 3%.

Però erano sondaggi già fatti con campagna elettorale in corso e fino a due settimane dal voto. Sondaggi fatti ora per un ipotetico voto in primavera chiaramente sono più imprecisi.

Se aggreghi per blocchi i risultati del sondaggio di Mannheimer vedrai che i risultati non sono tanto diversi dal 2008. L'UDC becca più o meno gli stessi voti, il blocco di centrosinistra (PD+IdV+Vendola+Pannella) becca più o meno come PD-radicali-IdV. La vera domanda è quanto sia affidabile quel dato su Futuro e Libertà, che porterebbe via voti praticamente per intero al centrodestra. Al momento non si può dire. Mi chiedo se hanno messo il Movimento 5 stelle tra le opzioni di voto. Se lo hanno fatto gli danno meno dell'1%, altrimenti stanno sovrastimando la sinistra.

Guardare solo ai risultati delle elezioni passate può apparire limitante, dato che dopotutto varie formazioni politiche che giocherebbero presumibilmente un ruolo rilevante non erano nemmeno presenti.

Sembra proprio così. Ma non soltanto a causa dell’incognita rappresentata  dalle  nuove formazioni politiche in campo, ma soprattutto perché certe dinamiche, epigee ed ipogee, stanno subendo un’accelerazione tale da richiedere un monitoraggio quasi in tempo reale.

 A ragione o no, Futuro e Libertà è percepito come movimento meridionalista (del resto dichiaratamente si prefigge di arginare la Lega), e verosimilmente gli conviene, almeno nella campagna elettorale sul campo,  assecondare la percezione che ne decreterà il successo elettorale, anche se contribuirà a spaccare il paese politicamente, oltre a quanto già non sia sotto altri profili.

Forse si può azzardare l'ipotesi che la competizione elettorale sarà in ampia misura persino disancorata dai programmi (sarà un voto “contro” più che “a favore” di qualcosa) e, riducendo l'incidenza delle convinzioni ideali profonde,  rispecchierà la conflittualità, che emerge con sempre maggior prepotenza. Non ci sarebbe voluto un gran fiuto polito per annusarla anche molto tempo fa, mentre gli osservatori più raffinati si sono compiaciuti di denigrare e ridicolizzare gli aspetti più folcloristici e beceri della non rinviabile questione settentrionale, che di sicuro non si è mai risolta in quelli. Insieme alla questione settentrionale naturalmente si è esacerbata la correlata questione meridionale.

Il disancoramento dai programmi e il potenziale voto “a sentimento” la dicono lunga sulla percezione delle priorità laddove il disagio è più diffuso.

Corroborano l’ipotesi del disancoramento le alleanze supposte per il MpA: se contassero le intenzioni programmatiche, non si dovrebbe realizzare il felice connubio con la Lega?

 “Destra”, “sinistra” e “centro” sono ormai etichette convenzionali svuotate del loro significato tradizionale, dietro le quali si dissimula il contrasto tra il Nord (in parte il Centro-Nord) e il Sud.

Il rivendicazionismo meridionalista  monta sempre di più: il voto del Sud sarà in  misura preponderante in funzione anti-leghista e la coalizione di “centro” , così come ipotizzata, farà il pieno nel Sud, che forse può fargli maggior credito che alla sinistra. Si potrebbe replicare nel Sud un fenomeno analogo all’exploit della Lega alle regionali nel Centro-Nord.

 Attraverso una campagna a tamburo battente imperniata sul rivendicazionismo risarcitorio (la campagna elettorale locale per ramazzare i voti non necessariamente ricalca i programmi puliti elaborati e proposti a livello alto dalle forze politiche) il “centro” potrebbe incidere significativamente sugli esiti elettorali anche nel breve giro di pochi mesi.

Laddove il disagio è più acuto, il voto sarà “territoriale”,  e se il Nord piange, il Sud non ride. Il giro di vite impresso alla spesa pubblica farà trasmigrare i voti del PdL, alleato con la Lega, al “centro”, magari in misura più accentuata rispetto alla simmetrica trasmigrazione di voti dal PdL alla Lega nel Nord.

La “sinistra” e il “centro” nel Nord raccoglieranno  il voto degli elettori pacificati e stabili;  ma anche  fedeli e idealisti, e odiatori della Lega (la Lega si ostina a non voler recedere da certi aspetti ripugnanti che la penalizzano elettoralmente e offrono agli avversari il destro per demonizzarla).

Non ci si dovrebbe interrogare sugli scenari che gli esiti di una competizione elettorale sempre più marcatamente territoriale potrebbero prefigurare?

sarà un voto “contro” più che “a favore” di qualcosa

e dove è la novità?

io sono decenni che voto "contro"

 

 

Non proprio una novità, ma una radicalizzazione di quella polarizzazione che, per chi la vuole vedere, è, volenti o nolenti, ormai da tempo la chiave interpretativa fondamentale del quadro politico italiano; la radicalizzazione questa volta verosimilmente si produrrà per impulso reattivo del Mezzogiorno.

Nel conflitto, che nell'immediato può neutralizzarne e/o assorbirne altri possibili, le forze politiche in campo o si schierano o vengono comunque collocate dall'interpretazione dell'elettorato; chi si chiama fuori rischia di essere penalizzato, più di quanto non sia premiato dagli idealisti fedeli; nota a margine cinica: ci si può permettere di fare gli idealisti fedeli, soltanto quando si sta bene o comunque non troppo male, o comunque non si è dipendenti; può darsi che se ne possano contare di più nel Nord, malgrado i malumori e le effervescenze federaliste o addirittura secessioniste.

PS a parte il gioco avvincente del toto-elezioni, io tifo per il governo, che potrebbe anche essere a pois per quel che mi riguarda: come molti sono interessata al compimento del faticoso iter di provvedimenti molto attesi che si sono trascinati per tempi biblici. Alla sola prospettiva di altro giro, altra corsa, mi avvilisco, ancora di più, intendo. Ancora un po' per favore! Manca poco poco...

3 Non è ricandidabile da parte del Partito Democratico per la carica di componente del Parlamento nazionale ed europeo chi ha ricoperto detta carica per la durata di tre mandati

 

 

 

 

La citazione e' dallo statuto del Partito Democratico, che forse verra' guidato da G. Fini come da comizii.

Ma come mai Bindi, Melandri, Veltroni non si sono dimessi?

Si noti che nessuna opinione ho sul tema (se sia bene o no che venga stabilito un limite al numero dei mandati parlamentari), ma razionalissime ragioni per ritenere che visto che mentono sulle loro regole, come per altro sulle loro avventure africane, quali ragioni avrei io, se elettore, per votarli?

 

vedasi, anche qui, "piccole bugie innocenti" o le dichiarazioni di Sig. Veltroni a tale "fazio", della Rai.

infatti Renzi è da una settimana che in tv/giornali solleva questo problema (e ha detto che lo ripeterà anche in un prossimo congresso). Credo che purtroppo rimarrà inascoltato: d'altronde Renzi viene tirato in ballo solo quando spara la provocazione (tra l'altro condivisibile, sopratutto nei contenuti). E' un peccato, ritengo Renzi un' ottima risorsa per il PD.

Guarda che nello statuto del PD c'e' l'eccezione per un limitato numero di persone (per ovvi motivi direi)

 

Effettivamente è vero (art 22 par. 6 e 7). Bisognerebbe controllare se la quota del 10% viene rispettata o meno.

In ogni caso il succo del discorso (di Renzi e di molti elettori) non cambia.

vedo che il PD, essendo un partito nazional (anti Lega) e popolare (vuol dir nulla, ma le classi sono passe' come i pantaloni a zampa d'elefante) segue l'andazzo del fatta la legge, trovato l'inganno.

Non ho dubbio alcuno che si debba far eccezione epr

a. amici di Briatore

b. produtto di buridde per il corsera

 

Sandro, ma non trovi che queste previsioni siano viziate dal fatto che, allo stato, non si sa nulla dei candidati premier e dei programmi ?

Mettiamo pure da parte i programmi, che alla fine della giostra interessano solo una minoranza, ma i candidati non credi che siano fondamentali nelle scelte degli elettori ? In fondo la politica e le elezioni si sono andate sempre più personalizzando e, tolti di mezzo i votanti monolitici, quelli cioè che voterebbero per la propria parte politica sempre e comunque, c'è una fetta consistente di elettori  indecisi/astensionisti potenziali/non ideologizzati che scelgono per chi votare in base a considerazioni spesso emotive e legate al carisma o all'immagine del candidato premier.

Insomma, non mi pare indifferente se il "terzo polo" va alle elezioni presentando come candidato leader Fini oppure Casini.

Il CSX prenderebbe gli stessi voti con Chiamparino, Bersani o Vendola oppure ciascuno di questi sarebbe capace di spostare  voti in maniera differente ?

Che impatto avrebbero delle primarie fatte seriamente sulla visibilità dei candidati del CSX ?

Insomma, mi pare che ci sono troppe variabili che, allo stato, non conosciamo e che sia un po' presto per previsioni.

Credo pero' che la conclusione che la Camera vada a BS-UB non cambi, dato il premio di maggioranza del 55%. L'articolo interessante sara' invece quello sul Senato.

Sabino, le previsioni sono sempre azzardate, specie se riguardano il futuro, come dice una vecchia battuta. Però due cose. Primo, ha ragione Ludovico che con questi numeri è praticamente inevitabile che la Camera vada al centrodestra. Dovrebbero succedere notevoli, e complemente poco abituali per l'elettorato italiano, spostamenti di voti tra uno schieramento e l'altro per cambiare questa conclusioni, e non sembra al momento esserci proprio aria. Secondo, io sono un po' più scettico di te sul fatto che la leadership possa spostare molti voti. Per carità, qualcosa sì, ma l'elettorato italiano difficilmente cambia schieramento e in particolare non vedo nessuno nello schieramento di centrosinistra che possa raccogliere non dico il 5% ma anche solo il 1-2% dall'elettorato di destra in virtù del suo appeal personale. Forse in altri tempi Di Pietro, ma oggi neanche lui.

Secondo me  l'unica possibilità per una coalizione di sinistra nell'ipotesi 1 è "la rivolta del sud", che sposterebbere voti dalla coalizione di destra al blocco centrista.

Una variabile da considerare, ma qui più che i politologi ne sanno i criminologi, è il voto di scambio.

Alle ultime elezioni politiche i "galoppini" hanno drenato voti sul blocco di destra, ma partiti come udc hanno un retroterra clientelare ben radicato che potrebbe sottrarre voti alla destra.

Certo è molto triste per l'elettore di sinistra pensare ad una situazione come quella del 2008 con prodi che per vincere ha  dovuto caricare mastella e dini. Con il premio di maggioranza non è però necessaria l'alleanza con un blocco udc & c. si potrebbe ripetere la situazione della puglia delle ultime regionali dove l'udc schierandosi in proprio è stata determinante negativamente per il blocco di destra.

Una variabile da considerare, ma qui più che i politologi ne sanno i criminologi, è il voto di scambio.

Alle ultime elezioni politiche i "galoppini" hanno drenato voti sul blocco di destra, ma partiti come udc hanno un retroterra clientelare ben radicato che potrebbe sottrarre voti alla destra.

Mi sembra ingenuo considerare il voto di scambio come una caratteristica esclusiva della destra e del centro: vi siete dimenticati delle infornate massicce di precari di Vendola? E del sistema di potere di Bassolino?

Sembra che Bersani voglia abbia stretto un patto coi comunisti. Presentarsi nella stessa coalizione per prendere il premio di maggioranza, ma senza dargli incarichi governativi. Non ho ben capito se l' eventuale premio alla camera sia poi abbastanza grande da non far dipendere la tenuta del governo da Ferrero & co., che immagino vogliano, oltre a evitare di finire a lavorare, esercitare il loro ruolo di opposizione a tutto e tutti.

Io mi rifaccio al sondaggio più equidistante, quello pubblicato dal Corriere di Mannheimer

http://www.sondaggipoliticoelettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?id...

la Destra al 43.5%, il Centro al 13.8% (anche se noto una sottostima o dell'Mpa o dell'Udc, perchè la Poli Bortone o sta con l'uno o sta con l'altro) ed il Centrosinistra al 40.6% (comunisti inclusi che vengono dati al 2.1% ma nel caso in cui andassero da soli non prenderebbero nemmeno lo 0.8%, come accadde alla sinistra arcobaleno nel 2008 che passò dal 7% dei sondaggi al 3.1%).

Quindi la differenza sarebbe del 2.9% e la partita tutta da giocare.

Però si son fatti i conti senza l'oste. In caso di rottura Fini potrebbe sostenere un governo tecnico (al Senato il problema non si pone, visto che Beppe Pisanu ha già detto che eviterà le elezioni anticipate ad ogni costo, quindi la Destra perderebbe la maggioranza anche lì) ed anche quando non lo sostenesse, i tempi tecnici tra consultazioni e campagna elettorale porterebbero la data delle elezioni a Marzo/Aprile, con la spada di Damocle che penderà sulla testa di Berlusconi (la sentenza-condanna nel caso Mills).

Se vi saranno elezioni a sentenza pronunciata non darei la Camera alla Destra.

Poi, per quanto riguarda il Senato, una coalizione Berlusconi-Lega potrebbe perdere un sacco di Regioni.

Ne cito alcune: Lazio (la provincia di Roma vota centrosinistra, come confermato alle regionali, mentre le altre province hanno un voto ex-missino fortissimo), Puglia (come hanno dimostrato da soli Casini e la Poli Bortone, se ci aggiungiamo Fini la partita è chiusa), Sicilia (Lombardo nell'isola viaggia a due cifre ed anche qui gli ex-missini sono ben radicati). Volendo ci sarebbe anche la Sardegna (se Pisanu si spostasse al centro, magari supportato da Segni che è molto votato nel sassarese). La Basilicata sarebbe confermata, così come le regioni rosse.

Praticamente l'unica area a perdere regioni rispetto alle precedenti sarebbe quella di Destra, e sono regioni grandi con premi di maggioranza ragguardevoli, ma non finsice qui. Oltre alla perdita del premio, vi sarebbe il terzo polo che toglierebbe seggi al Pdl (la Lega non esiste sotto il Po) in quel 45% di seggi rimanenti.

Inoltre non si sono calcolati alcuni partiti, come i Repubblicani che, usciti prima dal Pdl e dopo dalla maggioranza (sono già all'opposizione), rientrerebbero nel terzo polo (magari nel partito di Rutelli e Tabacci, che sono un pizzico più laici) come i liberali di Guzzanti e gli ex-diniani del maie.

Le elezioni sarebbero un grosso gioco d'azzardo soprattutto per il fatto che si sa quando si apre la crisi ma non si sa quando si andrà alle urne e con quale legge elettorale.

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