Sondaggi e risultati veri

8 giugno 2009 sandro brusco

Commenteremo poi in modo più approfondito i risultati delle elezioni europee, ma un'osservazione veloce va fatta riguardo ai sondaggi. Tutti, senza esclusione, hanno mancato di predire il calo del PdL rispetto alle politiche del 2008. In compenso, hanno più o meno azzeccato il risultato degli altri. Provo ad azzardare una ipotesi su cosa è successo.

Il fallimento dei sondaggi nel predire il risultato PdL è stato assolutamente spettacolare. Tutti, senza esclusione, i sondaggi davano il PdL ben oltre la percentuale delle politiche. Quasi tutti lo davano oltre il 40%.

Dato che in Italia vige il divieto di divulgare i risultati dei sondaggi per i quindici giorni antecendenti il voto, si potrebbe sospettare che ci sia stato un cambiamento dell'opinione pubblica nelle ultime due settimane. L'ipotesi non pare corretta. Il sito NotaPolitica ha continuato a pubblicare i risultati delle ''corse clandestine di cavalli'' e i risultati erano grosso modi in linea con quelli precedenti. Inoltre gli ''instant poll'' di Ipr Marketing, diffusi a urne appena chiuse, davano il PdL tra il 39% e il 43%. Al momento, con lo spoglio quasi completo, il PdL viene accreditato del 35,2%. Questo significa che praticamente tutti i sondaggi, fino all'ultimo momento, hanno malamente sovrastimato il risultato del PdL. Cosa è successo?

Difficile a dirsi. Un paio di osservazioni ci possono forse aiutare.

1) Stranamente l'errore previsivo ha riguardato solo il PdL. In tutti gli altri casi i sondaggi hanno più o meno correttamente previsto sia la direzione dello spostamento di consensi sia, grosso modo, la dimensione quantitativa. L'aumento della Lega e dell'IdV così come la diminuzione del PD apparivano chiaramente nei sondaggi. Lo stesso vale per i partiti a sinistra del PD: i sondaggi davano variamente la lista comunista e la lista di sinistra e libertà tra il 2% e il 4%, e comunque sotto la soglia, risultato che si è poi effettivamente verificato. E anche la tenuta dell'UDC è stata correttamente prevista.

2) Questo errore sembra una replica, con personaggi diversi, di una storia già vista alle politiche del 2008. Il protagonista allora fu la Sinistra Arcobaleno. Nessun sondaggio la dava sotto il 6,5%, e la maggioranza dei sondaggi dava la formazione bertinottiana tra il 7% e il 9%. Il risultato fu invece del 3,1%, un tracollo assolutamente imprevisto e non pronosticato. Anche in quel caso l'errore fu praticamente universale, tutti gli istituti sovrastimarono il voto alla Sinistra Arcobaleno, e specifico a una singola lista; i sondaggi fecero invece un lavoro abbastanza buono nel predire i risultati delle due coalizioni principali (pochi previdero l'esplosione della Lega Nord, ma molti sondaggi chiedevano solo il voto di coalizione) e dell'UDC.

Non sono a conoscenza dei dettagli di come i sondaggi vengono eseguiti ed è un po' presto per dire qualche cosa di definitivo sulle europee del 2009, ma faccio la mia ipotesi: il problema è che i sondaggi non tengono adeguato conto delle astensioni. Nell'analisi che feci sul risultato del 2008 ho evidenziato la correlazione positiva tra partecipazione al voto e risultato della Sinistra Arcobaleno; in altre parole, la Sinistra Arcobaleno risultava particolarmente penalizzata dall'astensione. Non ho ancora i dati sui voti validi a livello disaggregato per le europee, ma possiamo guardare come prima approssimativa indicazione alla partecipazione al voto nelle macro-regioni.

2009 2004 differenza
Italia 66,5 72,9 -6,4
Nordest 72,2 76,9 -4,17
Nordovest 71,7 75,5 -3,8
Centro 68,7 75,0 -6,3
Sud 64,0 69,6 -5,6
Isole 47,1 63,9 -16,8

Balza agli occhi l'enorme calo di partecipazione nella circoscrizione Isole. Dato che la Sicilia fu la regione in cui il PdL ottenne il miglior risultato a livello regionale nel 2008, è lecito sospettare, almeno come ipotesi provvisoria da verificare, che in questa tornata l'astensionismo abbia colpito in modo particolare questo partito.

La conclusione è che i sondaggi italiani devono iniziare a prendere più sul serio il non voto. Se il fenomeno del non voto riguarda in modo relativamente casuale tutti gli schieramenti politici, ossia tecnicamente se la preferenza di voto e la partecipazione sono variabili stocastiche indipendenti, allora ignorare la partecipazione al voto non fa danni. Ma nelle due ultime elezioni italiane sembra essere successo qualcosa di diverso (qua il ''sembra'' è d'obbligo soprattutto per l'ultima elezione, di cui non abbiamo ancora dato completi), con un fenomeno astensionista concentrato in alcune aree dell'elettorato. A questo punto ignorare il fenomeno astensionista produce gravi distorsioni delle stime, come in effetti è stato nel 2008 per la Sinistra Arcobaleno e nel 2009 per il PdL.

Il problema non ha facile soluzione. La gente in generale non ama ammettere che non intende votare e tende a mentire nei sondaggi sulla partecipazione (mi riferisco qui in particolare ai sondaggi statunitensi, ma il fenomeno è diffuso). In Italia far ammettere a un elettore che non andrà a votare è probabilmente ancora più difficile; una percentuale che si aggira di solito intorno al 5% dell'elettorato si reca addirittura alle urne per esprimere voto nullo o bianco, probabilmente per evitare di rendere pubblica la scelta astensionista con la non partecipazione. Tuttavia, qualcosa si può fare. Negli USA gli istituti di sondaggi hanno sviluppato modelli di ''likely voter'', in cui anziché chiedere direttamente se l'elettore andrà a votare si fanno una serie di domande indirette per cercare di evincere la probabile partecipazione. È probabilmente il caso che tecniche del genere vengano introdotte anche in Italia.

45 commenti (espandi tutti)

Se il fenomeno del non voto riguarda in modo relativamente causale tutti gli schieramenti politici...

causale o casuale?

a.

Casuale ovviamente, grazie per la segnalazione dell'errore che è stato ora corretto. Come correttori di bozze facciamo un po' piangere.

Penso che Sandro abbia ragione sull'effetto dell'astensione. Non conosco i questionari di cui  parla, ma temo che in Italia sia più difficile che altrove scovare gli astensionisti - o perlomeno quella parte di loro che determina gli errori di previsione. Penso infatti che si tratti di una scelta politica da parte di elettori abbastanza fedeli e politicizzati, che vogliono segnalare la loro delusione per il comportamento del proprio partito ma non disposti a votare altri partiti. Ne conosco alcuni di sinistra che non hanno votato nel 2008 e presumo sia un meccanismo che abbia funzionato anche a destra questa volta. Aggiungerei anche l'effetto del violento scontro interno a Forza Italia in Sicilia, che non ha sicuramente favorito la mobilitazione degli elettori di quel partito.

Vorrei suggerire un'interpretazione meno wishfull thinking: se siamo d'accordo che l'elettore di destra ha un approccio, in larga parte, meno ideologico (o da tifoso, io direi, che di idee o anche solo ideologie in giro se ne vedono pochine...) e che, quindi vota in modo utilitarista (o pensando di esserlo) appare naturale che, in una elezione che è percepita come poco utile alle dirette sorti del proprio paese/tornaconto/portafoglio, l'elettore di destra si sia in larga parte astenuto. Tutto qui, forse.

Onestamente non se l'elettore di destra voti in modo più ''utilitarista'' degli altri. Ma se anche così fosse restano due problemi: 1) perché i sondaggi non se ne sono accorti? 2) perché gli utilitaristi sono solo quelli del PdL e non quelli della Lega?

La mia è, evidentemente, un'ipotesi da bar, me ne scuso, e volevo solo stuzzicare un po' su spiegazioni che lasciano trasparire la speranza di una fine dell'era SB.

Non so quindi rispondere alle tue domande, ma c'è parecchia letteratura sulla distinzione tra il voto "d'interesse" e il voto "di valore", che conoscerai ampiamente (come Franceschini, d'altronde http://www.agi.it/news/notizie/200906021958-cro-rt11124-franceschini_su_valori_opposizione_deve_alzare_la_voce.)

In genere, quelli come me, quando sentono parlare i realisti scafati in merito a come funzioni il mondo dei media, dinnanzi ad asserzioni lapidarie tipo: "sono tutti dei servi, servono sapendo di servire", reagiscono con cose tipo: "mah, la realtà è sempre più complessa"; "non puoi pensare che questi si mettano davvero lì a fare gli interessi dell'editore in maniera così laida, come pensi tu" e via con un ottimismo umanistico nell'uomo...poi vedi certi filmati e cominci a dubitare.

Chi sono dunque, questi due che parlano? Qualcuno me lo sa dire? Io non guardo il Tg5 ordinario, figurarsi quello Speciale.

vabbe', sono certo che Bianca Berlinguer avrà aperto il TG3 con: "crollo del PD: -7% in un anno!"

Non intendo bene la natura del dibattito ma ecco i miei due cents sulle elezioni: le ha perse platealmente il PD. Il voto in uscita da PdL va alla Lega o ad alleati del PdL (Sicilia) o ad un'astensione che considero legata alle europee, non a BS.

Che poi il PD perda laddove il voto conta lo si capisce dalle amministrative, dove la vittoria di PdL e Lega e la sconfitta di Franceschini&Co è palese.

Considerata la qualità dei grigi burocrati di partito messi in lista dal PD, difficile stupirsi.

 

A proposito di questo è interessante il fenomeno Serracchiani: un diluvio di preferenze su una candidata della quale si sa abbastanza poco. Il messaggio degli elettori PD è chiaro: non ne possiamo più delle dinastie politiche. O il rinnovamento lo fate voi, con un avvicendamento della classe politica oppure lo facciamo fare alla Lega Nord, via astensione o addirittura voto diretto.

http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/elezioni-in-europa-2/intervista-serracchiani/intervista-serracchiani.html

E questa signora mi sembra più un pericolo per la nomenklatura del PD che BS, almeno nell'immediato. 

Si conosce poco di lei ma questa risposta mi e' piaciuta

Ha conosciuto Marianna Madia? Anche lei fece un exploit non da poco, per scelta di Veltroni, che la volle capolista alle politiche. 
"L'ho conosciuta a Piombino. Mi è sembrata estremamente cordiale". 

 

C'è qualcuno in grado di esprimere un giudizio su Marianna Madia? Da economista che valuta un'altro economista.

Ho trovato questo elenco di "idee" ... un po' sconfortante a dir la verita'

Andrea, puoi essere più preciso e dire cosa è sconfortante?

Grazie

f

verissimo, hanno preso una batosta incredibile. Bs invece non ha sfondato e quindi il referendum è già fallito. si continuerà così come siamo adesso.

Bene, meno male che l'ha scritto Michele, dal momento che i commenti stile wishful thinking stanno comicamente dilagando.

Qui pare che l'evidente - e non così massiccio, pur se salutare - trasferimento di voti dal Berlusca ai suoi alleati sia una sconfitta del governo (perché puntava ad un obiettivo più alto) con il crollo elettorale del PD che si vorrebbe leggere quasi come una vittoria, non ostante l'inusuale e formidabile batosta - come altro vogliamo definire un meno 7%, dicesi settepercento - perché le previsioni erano peggiori ......

L'evidenza è persino imbarazzante - le avete viste le amministrative, solitamente consolazione per la sinistra anche nei momenti di difficoltà? - ma ancora non basta all'opposizione "tradizionale" ed ai suoi sostenitori per capire che l'elettorato - pur con tutti i gravi difetti del premier - non trova in essa un'alternativa credibile e, molto probabilmente, nemmeno una proposta capace di attrarre.

O qualcuno ritiene davvero che, ad esempio, l'incremento dei prelievi fiscali a carico degli "scandalosamente ricchissimi" percettori di reddito oltre 120.000 euro rappresenti qualche cosa di più che un'emerita stupidaggine?

Tanto più che l'unica opposizione in crescita - Di Pietro - raccoglie proprio lo scontento di chi, non vedendo comunque programmi nei quali rispecchiarsi, opta per un segnale di netto contrasto al leader del centrodestra: il trebbiatore molisano pseudo-laureato non è certo di sinistra, ma punta tutto sulla demonizzazione dell'avversario e non importa se non presenta, di fatto, proposte per risolvere i problemi reali del Paese.

E, poi, guardate che al Nord il successo della Lega - al di là di qualunque giudizio e dotta analisi sociologica - ha una spiegazione chiarissima, evidente a chiunque si dia pena di ascoltare le discussioni: il Pdl sta spostando il suo asse verso Sud e, quindi, il tentativo è di fermare quella tendenza. Punto.

 

Solo per precisione: la perdita secca non è di 7 punti, ma di 4.6* (almeno), poichè nelle politiche 2008 i radicali erano sotto l'egida (o abbraccio mortale...) del Pd. Parrebbe, comunque, non sia ancora sufficiente per liberarsi dell'attuale nomenklatura...Saluti.

*Probabilmente qualcosa in più, poichè col sistema proporzionale la somma dei risultati di 2 simboli distinti tende ad essere maggiore di ciò che otterrebbero fondendosi. E' inoltre plausibile che parte dell'elettorato attuale di Pannella-Bonino non abbia votato il Pd nel 2008.

Si ma a tutti gli effetti quei voti li hanno persi. I radicali nelle politiche se li volevano mangiare. All'inizio, prima del voto, si parlava di fare un gruppo unico. Era l'idea del partitone. Adesso se ne sono andati ed il pd ha perso il 7%.

l trebbiatore molisano pseudo-laureato

pseudo-laureato che vuol dire?

beh, io. Assumendo che

a) i redditi denunciati sono correlati ai redditi effettivamente percepiti;

b) che la crisi ha generato disoccupazione e povertà tra un settore importante della popolazione, come, mi pare, indica Draghi

redistribuire un minimo di reddito dai percettori dei redditi più alti a questo settore non mi pare un'emerita stupidaggine, mi pare invece un dovere morale e un obbligo sociale.

 

 

redistribuire un minimo di reddito dai percettori dei redditi più alti a questo settore non mi pare un'emerita stupidaggine, mi pare invece un dovere morale e un obbligo sociale.

Perché?

 

Che poi il PD perda laddove il voto conta lo si capisce dalle amministrative, dove la vittoria di PdL e Lega e la sconfitta di Franceschini&Co è palese.

E come negarlo?

Con riferimento al post di Giuseppe, su Bianca Belringuer.

Sono sicurissimo che due azioni egualmente sbagliate, non ne fanno mezza giusta.

 

benissimo e d'accordissimo.

Attenderò con pazienza che qualcuno pubblichi i link delle aperture del TG3 e dia della serva a BB.

Concordo che la botta sia al PD. Mi pare anche salutare - soprattutto alle amministrative, Napoli,... anche se ormai ho perso fiducia che sappiano reagire alle botte. Mi pare positivo che BS non sfondi, che almeno la reazione a Noemi etc. non sia stata di segno + (e poi, non e' stato eletto il Savoia, segno che qualche valore e' rimasto). Ma l'astensione in Sicilia sembra aver contato parecchio. E non capisco... e' Lombardo? Cos'e'? 

Non voglio spendere i miei due cents per commentare delle pseudo-elezioni, che da una parte si proclamavano come la richiesta di "Silvio Santo Subito" al popolo bue-elettore e dall'altra parte: "dopo di noi il diluvio, per cui bere o affogare". Hanno perso tutti e due, e di brutto.

Dico la mia sui sondaggi: avendo una volta (le 21 di sera, a casa..) risposto a un sondaggio elettorale.

Le domande erano (dopo avermi fatto quelle classiche per inquadrarmi nel campione: età, professione, grado culturale, professione): lei nelle ultime elezioni ha votato per un partito di cdx o csx ? Manterrebbe, adesso questa sua convinzione ? Grazie e buona serata. Non so che cosa abbiano tratto da queste due domande, ma a me sembra meno di zero. I sondaggi hanno pesantemente sbagliato nel "pesare" il PDL perchè non hanno considerato nè l'astensione nè il fattore indecisione, pesando, probabilmente, troppo il tentativo di gradimento personale del premier, senza pesare il fatto che un gradimento del tipo "secondo lei il governo ha fatto bene a rimandare indietro gli immigrati clandestini?" non significa che poi lo voto.

Sondaggi e sondaggisti all'italiana, a nostre spese, come al solito.

Per inciso, ho votato PD (senza con questo voler dire che la penso esattamente come il PD, anzi, ma mi sembra solo il meno peggio) dando le tre preferenze alle tre donne presenti in lista, purchè con meno di quarant'anni (in verità erano solo due, la terza, una nota giornalista del Mattino era poco più anzianotta). Alla Provincia di Napoli mi sono astenuto, annullando la scheda.

 

Immagino ti offenderai se ti faccio notare che per votare hai usato gli stessi criteri che usa SB per selezionare le candidature...

No, perchè non so nemmeno se erano carine, e, onestamente non me ne fregava niente dell'aspetto fisico. Era solo per dire che il mio voto non vorrebbe essere una cambiale in bianco, ma una scelta.

Questa scelta è possibile solo alle europee, visto che il porcellum non prevede le "mie" preferenze, ma quelle di SB..

faccio la mia ipotesi: il problema è che i sondaggi non tengono adeguato conto delle astensioni.

se cosi' fosse gli exit poll (che si basano su un campione di effettivi votanti) dovrebbero fare previsioni migliori degli instant poll. eppure, se capisco bene, anche gli exit poll sovrastimavano largamente i voti al pdl.

un'altra possibilita' e' che chi ha voltato le spalle a berlusconi (o stesse meditando di farlo) fosse riluttante a confessare all'intervistatore di aver votato la lega o di pietro, un bradley effect all'italiana che puo' anche spiegare il tracollo della sinistra estrema un anno fa.

So che più di qualche volta, per gli exit poll, siano state utilizzate prima cluster analysis e poi statistiche inferenziali; infatti in questa maniera è più veloce che prendere un campione numericamente significativo scegliendo casualmente i seggi da analizzare. Con la migliore tecnologia non sono più sicuro che facciano così, ma se continuano a farlo, è possibile che le variabili attreaverso le quali vengono aggregate determinate circoscrizioni cambino con il tempo e questo non viene preso in considerazione.

Inoltre a questo punto mi mancherebbe il legame sul come creano dei confidence interval secondo un metodo rigorosamente probabilistico. Io credo che lo facciano a posteriori prendendo per buona la cluster analysis basata sulla somiglianza di circoscrizioni nelle elezioni precedenti. Vedo di trovare maggiori dettagli...

La conclusione è che i sondaggi italiani devono iniziare a prendere più sul serio il non voto. Se il fenomeno del non voto riguarda in modo relativamente casuale tutti gli schieramenti politici, ossia tecnicamente se la preferenza di voto e la partecipazione sono variabili stocastiche indipendenti, allora ignorare la partecipazione al voto non fa danni.

 

Sandro, scusa la mia ignoranza. Cosa vuol dire la parte in neretto? Se è una cosa che pensi non vale nemmeno la pena, tanto è lungo, fa nulla.

Vuol dire che se non c'è ragione per pensare che l'astensionismo (il non voto) colpisca più alcune parti politiche di altre, allora possiamo ignorare la mancata partecipazione al voto nel formulare i sondaggi.

È una questione di tecnica di campionamento. Supponiamo ci sia una popolazione in cui il 5mila individui sono a favore del partito  A e 5mila sono a  favore del partito B. Solo l'80% della popolazione vota, ma l'astensionismo è ugualmente distribuito tra i favorevoli ad A e i favorevoli a B. Ossia, 4mila persone effettivamente voteranno A e 4mila voteranno B.

Ora supponiamo che tu sia un sondaggista e chiami a caso 1000 persone. Di queste (più o meno) 500 ti diranno che sono a favore di A e 500 a favore di B. In realtà di questi 1000 solo 800 (sempre più o meno) andranno a votare. Ma la risposta che ottieni è giusta, ossia A prende il 50% e B anche. Questo perché non esiste relazione tra il fatto di astenersi e il fatto di votare A o B, ossia se voti A la tua probabilità di astenerti  è la stessa che se voti B.

Ma ora considera uno scenario alternativo, un po`estremo. Solo i favorevoli ad A si astengono, i favorevoli a B votano senza eccezione, e l'astensionismo è sempre il 20%. A questo punto il risultato elettorale vero sarà che A prende 3000 voti e B ne prende 5000. Però il sondaggista che chiede semplicemente per chi l'intervistato è a favore otterrà il risultato che l'elezione finirà 50-50. È esattamente in questi casi che l'astensione crea problemi alla correttezza dei sondaggi. La decisione di astenersi non è indipendente dalla preferenza elettorale, per cui ignorando la decisione di astensione si sbagliano le stime.

Sembrerebbe che basti chiedere se l'interrogato andrà effettivamente a votare. Ma l'esperienza insegna che la cosa non è così semplice, perché la gente non ama dire che non vota. È vero in amerika ed è vero in Italia. Nei polls americani si cerca di stimare la probabilità di partecipazione al voto con domande indirette, ma ovviamente è una scienza molto inesatta.

Temo di avere fatto un pessimo servizio a Sandro Brusco, postando su Malvino in risposta ad un articolo di commento ai risultati elettorali. Dalla risposta di Castaldi, mi sono reso conto che mi ero spiegato male e ho cercato di rimediare dicendo più o meno così (in attesa che sia approvato il commento).

Il post di Sandro Brusco riguarda la discordanza tra i sondaggi e i risultati elettorali a sfavore del PDL. Nell'ipotesi che il sondaggio sia indipendente e la metodologia seguita sia corretta, l'argomento di Brusco è che la differenza tra i due dati sia spiegabile con l'astensionismo. Nessuna considerazione politica, solo tecnica.

Spero di non avere fatto altro danno.

 

Luca, nessun danno. Anzi, come dicono in pubblicità, se ne parli bene o se ne parli male purché se ne parli :-).

Scherzi a parte, la tua puntualizzazione è completamente corretta. Stavo solo cercando di porre un domanda metodologica sui problemi che hanno avuto i sondaggi. Se qualcuno ha altre ipotesi, sarei contento di sentirle.

Nei polls americani si cerca di stimare la probabilità di partecipazione al voto con domande indirette, ma ovviamente è una scienza molto inesatta.

Beh infatti immagino sia la stessa tecnica usata dalle aziende di marketing per mettere in relazione stili di vita con decisioni di acquisto o preferenza di prodotti. In genere queste tecniche sono lineari e quindi non hanno nulla a che vedere con la probabilità, ma sfruttano il concetto di metrica.

L'unica tecnica che usa un metodo di minimizzazione di varianza e poi a posteriori una probabilità bayesiana di appartenenza ad un gruppo è l'analisi discriminante.

per come la vedo io già la regressione lineare serve a poco o a niente ed è basata sulla minima varianza (come la discriminante), figuriamoci poi aggiungere un passo successivo di inferenza bayesiana...metodi sicuramente molto eleganti, ma non credo che Gauss avrebbe approvato...

 

Scrooge, grazie mille per il link che ho trovato molto interessante. Ancor più interessante è il fatto che le previsioni sostanzialmente corrette del Circap non sono il risultato di sondaggi, ma di un modello previsivo che usa dati sulle passate elezioni e sulla popolarità del governo in carica. Come spiegano quelli del Circap

Il modello previsionale impiegato (per i dettagli rimando alla mia pagina web) analizza la serie storica dei risultati elettorali delle elezioni politiche, europee e regionali dal 1994 e stima il voto sulla base del livelli di popolarità nel trimestre precedente il voto (a sua volta spiegati dalle aspettative economiche dei cittadini; Fonte ISAE), della partisanship (il risultato elettorale medio in tre elezioni precedenti) e del tipo di arena elettorale.

Il fatto che si possa far meglio, nella predizione del voto, usando un modello previsivo con dati indiretti piuttosto che il sondaggio diretto è interessante, e secondo me indica che nella metodologia dei sondaggi qualche problema c'è. Non so come abbia funzionato il modello Circap in altre occasioni, ma sicuramente è da tenere d'occhio.

In un articolo di oggi discute di sondaggi ed elezioni. L'articolo cerca di spiegare perché questa volta i sondaggi non hanno sbagliato a predire il risultato della Lega,  che poi equivale a cercare di spiegare perché hanno sbagliato in passato. Avanza una serie di spiegazioni ma non ho visto alcuna chiara evidenza statistica delle sue tesi. L'unica frase sugli altri partiti è l'ultima dell'articolo, che afferma:

Semmai, oggi i maggiori problemi, per i professionisti dell'opinione pubblica e dei sondaggi, provengono dai partiti di Sinistra e dal PD. Chiusi in alcune zone, ben delimitate. La loro base: erosa da un'ampia area di elettori delusi. I quali, quando vengono intervistati nell'ambito dei sondaggi non rispondono. Ma non perché siano reticenti. Semplicemente: non sanno se voteranno. Ed è difficile rilevare il voto degli ex voto.

Anche questa non ho ben capito da dove salti fuori. A me pare che i sondaggi in realtà abbiano fatto un ottimo lavoro. PD, IdV e perfino le formazioni minori come comunisti, sinistra e libertà e radicali sono stati tutti predetti abbastanza correttamente. Forse Diamanti pensa a problemi futuri, ma se è così dovrebbe chiarirlo.

Nessuna menzione invece del clamoroso errore dei sondaggi nel predire il voto al PdL, che invece mi pare la cosa più interessante di questa tornata. Mah....

Mah....

Dai, non far finta di non capire! Devono ben esserci delle ragioni per cui lui fa l'editorialista di "sociologia politica" su Repubblica e tu devi "accontentari" di nFA ...

Beh, è vero che tu una cattedra in Italia non ce l'hai né mai potresti vincerla, però forse ci sono anche altri fattori, no?

Non faccio finta, non capisco proprio. Diamanti nel suo pezzo linka l'ultimo sondaggio pubblicato da Demos, il suo istituto, prima del black out. Dovrebbe avere tutte le ragioni per esser fiero del suo lavoro. Ha beccato praticamente esattamente la percentuale della Lega e di Sinistra e Libertà, ha sbagliato solo di tre decimi quello del Prc, ha fatto bene su Pd e IdV. L'unico errore grosso riguarda il PdL, previsto al 38,8%, ossia più di tre punti e mezzo oltre il risultato reale. Ma è comunque un errore minore di quello fatto dagli altri istituti e anche dagli exit poll. Dopo una simile performance mi sarei aspettato un bel po' di legittima soddisfazione e autocelebrazione, con l'aggiunta di una riflessione su perché sia loro sia tutti gli altri hanno avuto così tanta difficoltà a stimare il voto PdL.

Invece che ti fa il Diamanti? Scrive un buffo fondo in cui ci spiega perché, stranamente e inaspettatamente, ci ha beccato con la Lega e sostiene che è difficile prevedere il voto di centrosinistra; questo dopo aver beccato quasi alla perfezione non solo le formazioni maggiori (Pd e IdV) ma anche quelle minori. Al tempo stesso ignora completamente l'errore di previsione del PdL, che certo non appare essere ''colpa'' particolare di Demos. Chiaro che io e Diamanti abbiamo idee diverse su come si commentano le discrepanze tra sondaggi e risultati veri, ma mi piacerebbe genuinamente capire meglio come ragiona. Al momento non ci riesco proprio.

Beh, quasi sicuramente gli è stato commissionato un articolo per rincuorare la base.Difficile farlo senza ignorare i dati, ma da bravo professionista ha consegnato il pezzo comunque.

Però se vuoi rincuorare la base non metti una frase come questa, con cui si chiude l'articolo.

Semmai, oggi i maggiori problemi, per i professionisti dell'opinione pubblica e dei sondaggi, provengono dai partiti di Sinistra e dal PD. Chiusi in alcune zone, ben delimitate. La loro base: erosa da un'ampia area di elettori delusi. I quali, quando vengono intervistati nell'ambito dei sondaggi non rispondono. Ma non perché siano reticenti. Semplicemente: non sanno se voteranno. Ed è difficile rilevare il voto degli ex voto.

Questo dopo aver chiarito che invece prevedere la Lega è diventato più facile perché il leghismo adesso è mainstream. Il fatto è che questo pezzo, oltre a non rincuorare la base, è anche completamente sballato. Demos i risultati della sinistra li ha presi in pieno, ha solo sbagliato quello del PdL. E lo ha sbagliato meno degli altri.

Nel passato ho visto Repubblica forzare parecchio sui sondaggi, ma qui non mi pare stia succedendo. Vedo solo una strana riluttanza a discutere il principale problema previsivo che si è verificato in questa elezione. D'altra parte, a essere onesto, non è che abbia visto tanta discussione sul fallimento a prevedere il crollo della Sinistra Arcobaleno. Magari è scontato che non ci si può far nulla, ma sarei contento che qualcuno mi spiegasse perché.

In attesa di comprendere il se e i come dei brogli; nella speranza che mullah fanatici e presidenti terroristi si levino per sempre dalle palle, ci consoliamo con queste immagini di protesta per la libertà contro la dittatura in Iran.

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