Spesa pubblica italiana nel sol levante

8 giugno 2010 sandro brusco

Ci informa il Sole 24 Ore che il fondamentale testo ''La paura e la speranza'' è stato tradotto in giapponese, grazie a un'iniziativa ''cui ha contribuito anche l'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo''.

Non molto da aggiungere a questa notizia, solo qualche cortese richiesta di informazione visto che la sulla stampa non abbiamo trovato tutti i dettagli di questa iniziativa.

Prima domanda. L'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo è, ci informa il suo sito web, un ''organismo ufficiale dello Stato Italiano''. Dipende, se non andiamo errati, dal ministero degli esteri. I soldi che spende sono quindi soldi dei contribuenti italiani. La domanda è pertanto: quanti soldi dei contribuenti italiani sono andati alla promozione del libro?

Lo chiediamo perché, a nostro modesto avviso, ci sono solo due possibilità.

- La prima è che il libro, risultando di vasto interesse per il pubblico giapponese, sarebbe stato pubblicato dalla ''Ichigeisha Publishing House, società editoriale specializzata nei testi di pedagogia e sociologia'' anche senza il contributo dello stato italiano. In tal caso il contributo dell'Istituto Italiano di Cultura si manifesta come un puro e semplice spreco di denaro dei contribuenti, segnatamente in forma di regalo alla Ichigeisha Publishing House.

- La seconda possibilità è che, in assenza del contributo pubblico, la traduzione non ci sarebbe stata perché il libro non era d'interesse sufficiente per il pubblico giapponese. In questo caso, il contributo pubblico serve a coprire i costi che la Ichigeisha Publishing House non prevede di essere in grado di coprire con le semplici vendite del volume. Se le cose stanno così, il contributo pubblico si configura, in particolare, come un regalo all'autore, che d'ora in poi potrà fregiarsi del titolo di ''tradotto in giapponese'' anche se la logica del mercato (o del mercatismo?) non glielo avrebbe concesso. E magari riceverà anche qualche diritto d'autore (questo la nota né lo dice né lo nega).

Seconda domanda. Posto che ogni contributo pubblico alla traduzione di un libro rappresenta un favore all'autore, potrebbero i responsabili dell'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo raccontarci il processo decisionale che ha condotto alla scelta di questo fondamentale titolo? Siamo certi che i responsabili hanno affrontato dilemmi terribili. Dopotutto, il fatto che un ente governativo decida di fare un favore a un membro particolarmente in vista del governo, può apparire alquanto negativo alle menti meno pure e più maliziose. Ma, nonostante il rischio di destare immotivati sospetti, i simpatici funzionari governativi italiani in terra nipponica hanno nondimeno deciso di procedere, convinti evidentemente che omnia munda mundis, tutto è puro per i puri di cuore. Ecco, giusto per fugare i dubbi degli impuri come noi: quali altri testi sono stati considerati come possibili destinatari del contributo? Quali economisti, sociologi o scienziati politici non italiani sono stati interpellati per prendere la decisione? Così, tanto per saperlo. Fosse mai che anche noi si decida di chiedere un contributo per tradurre un libro in giapponese.

Terza domanda. Questa la rivolgiamo all'autore del libro. In questo periodo lei sta chiedendo sacrifici agli italiani, sia in termini di minori servizi e sussidi ricevuti dallo stato sia in termini di tasse più alte da pagare. Crediamo sia convinzione diffusa, che sicuramente anche lei condivide, che le prime spese da tagliare dovrebbero essere quelle la cui esistenza meno si giustifica in termini di solidarietà sociale o di efficienza produttiva. Tra le varie misure di cui si è parlato (e di cui è da verificare la sopravvivenza al dibattito parlamentare) vi è l'aumento del coefficiente di invalidità necessario per ottenere la relativa pensione, dal 74% attuale fino all'85%. Ossia, se un signore ha un coefficiente di invalidità dell'84%, prima della manovra avrebbe avuto diritto alla pensione di invalidità, dopo la manovra no. La domanda è: veramente lei pensa che il contributo alla traduzione del suo libro sia più importante che dare pensioni di invalidità a chi ha un coefficiente dell'84%?

27 commenti (espandi tutti)

Bene bene...prosegue il bombardamento del quartier generale. Sogno che questo metodo fatto di domande imbarazzanti si diffonda nel giornalismo. Anzi, dovrebbero riprendere direttamente le parole di Sandro visto che non hanno la forza o l'acume per farle loro le domande.

Chissà se risponderà Tremonti.

Sempre grandi, (ed informati), nei commenti.

Certo che ascoltando quanto è uscito durante la vostra presentazione trentina del libro, (ci arriverete al giappone?): telefonate del buon ministro, giornalismo pavido...ho i miei dubbi sul diffondersi di questo "morbo"

E' bello leggere di buon mattino notizie tanto gratificanti.Sapere che un centinaio di milioni di giapponesi condivideranno la grande opportunità di leggere un testo tanto importante qui in berlusconistan fa subito dire "avere compagno al duol scema la pena"

Non fossilizzatevi su Voltremont in Giappone (allucinante)....temo che iniziative di questo tipo stiano prolificando. Finalmente una bella discussione con dati su NFA sugli istituti di cultura, sui loro costi e sul modo in cui promuovono le iniziative "culturali": io speravo che con la manovra finalmente quest'imbarazzante situazione sarebbe stata risolta.... E invece mi sembra che siano molto più vispi a attivi che mai! Ma a chi giova(-no)? 

Che disdetta! 

Giovano a infinite persone che ne ricevono contributi e prebende. 

Non si capi' mai a che cosa servono, nella mia modesta esperienza ad organizzare cenette epr piu' o meno ricche persoen che vivono a Tokyo, Paris, etc. Non e' da escludere l'occasionale festa per il luminare di passaggio, da creatori di moda a velisti impegnati.

Comunque il tempismo della cosa è spaventoso! Dico con tutta la polemica in corso per i tagli alla "cultura" ci starebbe benissimo che saltasse fuori questa contraddizione in seno al potere e venisse sbugiardato quest'uomo che, come ho sentito nel video di Trento, chiama ogni mattina redazioni e proprietà dei giornali per protestare contro articoli sgraditi.

Il Corriere e Repubblica, per dire, non riprendono questo post? Come mai?

anche nella mia di esperienza...e se non ho capito male abitiamo in emisferi diversi! ma il problema è che non ti lasciano neanche in pace e ti senti in dovere di andare a vedere cosa fanno, e ti rimane l'acido in bocca per una settimana (altro che l'incubo del barone!)!

almeno per quel che riguarda Helsinki (ma anche Praga- Mosca fino a qualche anno fa- a Kyoto era meglio) tutte le iniziative "di base", per il "mantenimento dell'identità culturale" degli italiani di seconda generazione sono auto-organizzate nelle biblioteche locali o nella locale Chiesa cattolica, non godono di alcun sostegno non dico economico ma neppure logistico....a quanto pare per queste cose non ci sono i fondi.....

C'è da dire che queste attività fanno poco "marketing" per il sistema Italia...dopo le sparate del nostro presidente contro la Finlandia, bisognerà pur controbilanciare gli articoli un pò pungenti dei locali quotidiani.....credo che cultura sia intesa sempre più in questo senso. Leggendo il post di Sandro Brusco mi vengono un po' i brividi. 

riprendendo le parole di GT ad annozero "ma dalli ai poveri!"...

Il traduttore poi ha fatto seppuku per l'orrore e la vergogna?

Non scandalizzatevi troppo, questa è la prassi di gran parte dell'editoria universitaria che marcia a contributi stampa sottratti a spese per didattica e strutture. Per quanto Voltremont mi stia antipatico, però la terza domanda è retorica. Io gli avrei chiesto perché allora non lo ha fatto tradurre e mettere in rete con una licenza open source per la sola edizione giapponese, tanto non danneggerebbe certo l'editore italiano.

Ho fatto una ricerca sulla casa editrice ed ho trovato questo:

http://www.imvu.com/shop/product.php?products_id=1230032

vorrà dire qualche cosa?

Vorra' dire forse che la casa editrice gliel'ha trovata un collega di Tarantini nel Sol Levante. O forse direttamente l'utilizzatore finale visto che si parlano con frequenza (anche se di recente pare non si amino troppo) :-)

In linea di principio, concordo. Ma davvero pensiamo che il costo del contributo avrebbe permesso di mantenere le pensioni d'invalidità nella fascia indicata?

invece ridurre, ma che dico ridurre.. ELIMINARE i compensi dei giocatori della nazionale di calcio si, immagino.

Ovviamente no, chiaro che è solo un esempio di spese non necessarie e a forte contenuto pro-casta che non sono state toccate dalla manovra. Però, giusto per eliminare i dubbi residui, ci potrebbero dire la cifra esatta.

Più in generale però, Valentina in un commento sopra ha giustamente sollevato la domanda su quanto sia necessaria la spesa degli istituti italiani di cultura. Se li eliminassimo tutti, vendendo anche i lussuosi immobili nei quali sono normalmente locati (almeno nei due-tre casi che ho visto) sospetto che il risparmio sarebbe almeno nell'ordine di grandezza di quello ottenuto con la stretta alle pensioni di invalidità. Quest'ultimo, è bene ricordarlo, non è gran che: hanno lasciato intatta tutta la normativa sulle indennità di accompagnamento, che conta per i tre quarti della spesa ed è la componente che ha manifestato crescita anomala nell'ultimno decennio.

Scusa Sandro, ma come puoi pensare che la casta possa cambiarsi dall'interno e smettere di essere tale?

Bè, hai detto:

è solo un esempio di spese non necessarie e a forte contenuto pro-casta che non sono state toccate dalla manovra

E' difficile pensare che la casta faccia una manovra con cui si ridimensiona, a meno che non ci sia proprio costretta. Anche in quel caso, però, sono sicuro che gli esponenti della casta di turno faranno di tutto per preservare per quanto possibile le loro isole di potere e influenza.

Penso che ci vorrebbe un'opinione pubblica che fa una forte pressione per fare riforme incisive, appoggiata dalla gente, e che vigila anche su questi dettagli.

Ah, OK. Guarda, in realtà la penso esattamente come te. Le spese della casta verranno ridotte solo in situazioni di crisi (ma direi che ci siamo) e sotto pressione dell'opinione pubblica. Il mio post voleva fornire un contributo in questo senso. Più facciamo domande, meglio è.

un segnale forte lo hanno dato quelli del movimento5stelle: gli eletti delle ultime regionali si sono auto-limitati il salario a 2500 euro. Dicono di voler stare un tempo limitato nella politica, e di non accettare candidati che hanno problemi con la giustizia.... Non so quanto sia sensato/utile, ma e' stato apprezzato dall'elettorato delle regionali....

Non vedo perché attaccare Tremonti per questo: l'iniziativa ha una doppia finalità:

  • rieuqilibrare la bilancia con l'estero (se ne vendiamo milioni ci rifacciamo delle PSP e delle WII che compriamo);
  • possiamo sperare di contaminare la mente di qualche politico nipponico che potrà mettere sottosopra il sol levante, a tutto vantaggio delle imprese italiane (che, come sappiamo, sono in crisi a causa delle minacce orientali.

È ora di finirla con queste polemiche strumentali.

Ma scusate ma gli Istituti di Cultura esistono anche per gli altri paesi? Di Germania e Francia sono certo che esistano, del primo in particolare perchè ci abitavo vicino (nei pressi del Comando Generale della Guardia di Finanza a Roma). Ma, per esempio, Fulbright è assimilabile a un istituto italiano di cultura?

L'unica cosa che posso dire è che per essere credibili questi "enti di cultura" dovrebbero essere del tutto slegati dal potere politico ed essere in mano a scienziati o accademici che si occupino di relazioni culturali con l'Italia, non con relazioni di altro genere con la classe politica italiana...sennò il rischio è che questi istituti di cultura siano un po' come delle Prefetture d'Oltremare, con a capo funzionari nominati dal governo che agiscono in ossequio a qualunque direttiva provenga dal centro.

Aggiungo inoltre che Libero e il Giornale fanno sempre giustamente polemica contro i film finanziati con soldi pubblici e che parlano del '68 e di tutti i ribellismi vari che tanto sembrano piacere a questo popolo di conservatori sempre indietro su tutto che sono gli italiani. Ecco, mi chiedo, perchè adesso Libero e il Giornale non fanno (come sono soliti fare) un bel titolo scandalistico  tipo: "Tremonti: Tokyo Decandence".

Un saluto a tutti, innanzitutto, perché è da molto che vi seguo ma è la prima volta che commento. Sotto copioincollo un paio di informazioni da una mail sugli IIC che avevo mandato a Marco Boninu in risposta al suo commento, e che lui mi ha cortesemente sollecitato a inserire qua:

- gli Istituti di cultura non solo esistono anche negli altri paesi, ma si riuniscono, per quel che riguarda quelli espressione dei paesi europei, in un'associazione chiamata EUNIC (http://www.eunic-online.eu); nella città in cui mi trovo (Lubiana), ne fanno parte non solo l'IIC, ma anche gli equivalenti francese, britannico, austriaco, tedesco e spagnolo. In altre realtà (prendo ad esempio la prima grande città su cui ho cliccato a caso navigando per il sito EUNIC, Berlino), ce ne sono più di venti (nella capitale tedesca il Belgio ne ha addirittura uno per ognuna delle due comunità linguistiche, e c'è anche l'istituto serbo che è extra UE);

- per quel che riguarda la dipendenza dal potere politico o l'efficienza, non mi esprimo perchè mi trovo in una capitale in fondo piccola e quindi marginale, perchè nulla so da novellino tirocinante che fino a un mese fa a malapena sapeva dell'esistenza degli IIC, e perchè non intendo affatto offrire o esprime un'opinione; per quel che concerne le funzioni, oltre all'attività di promozione culturale, gli IIC organizzano anche corsi di lingua per tutte le età, e rilasciano, dopo apposito esame, un certificato linguistico (ad esempio il CELI, dell'Università per Stranieri di Perugia), in analogia a quanto fa, ad esempio, il British Council con l'IELTS. Per tale motivo, vi lavorano insegnanti e lettori, ed è disponibile (almeno in molti casi, credo) una biblioteca. 

Ma scusate ma gli Istituti di Cultura esistono anche per gli altri paesi?

Posso confermare che per la Francia esistono (io ho avuto contatti con quelli di Grenoble e Marsiglia) e devo dire anche che sono piuttosto attivi, organizzando attivita' culturali di vario genere (teatro, conferenze, mostre, cinema, corsi di italiano...). In genere mantengono anche una piccola biblioteca.

 

 

Non è che non fanno nulla. Certo i corsi di italiano e qualche iniziativa. Il confronto però con il centro culturale francese di Milano, quello austriaco o che so il British o il Goethe, secondo me, non regge.

In ambito umanistico e scienze sociali, sia Germania che Francia hanno poi altri istituti che fanno ricerca seria (non tutti qui pensano che la storia sia una cosa seria...ma questo è un altro problema...)  come i centri DHI, German Historical Institutes o il Cefres (Centro di ricerca in scienze sociali a Praga) che cercano finanziamenti in giro o da privati o da ESF, dove lavorano spesso ottimi ricercatori almeno nell'Europa centro-orientale e sono una piattaforma (danno uffici e strumenti) per i ricercatori - studenti o locali che vogliono andare in Germania o Francia o viceversa o i recettori di borse Humboldt o altre. 

Nella mia esperienza, le biblioteche degli istituti italiani sono limitate e aperte pochissime ore al giorno. Gli Istituti italiani devono fare divulgazione di base, quindi ci può anche stare che non siano organizzati grandi workshop di ricerca...però, quello che disturba è l'arbitrarietà con cui agiscono questi istituti; quello che sottolineo è che di fronte a una spesa pubblica non irrilevante ci sia una totale "foschia" su come, per chi, perché e a che fine certe iniziative siano organizzate.

poi, quanti utenti hanno in relazione alla comunità italiana e locale? quante persone partecipano agli eventi? Come si rapportano alla necessità degli immigrati di I e II generazione?  Perchè non pubblicano sul sito un bilancio o fanno open call di collaborazione? 

Io ho una laurea in lettere, mi piange il cuore a suggerire di tagliare fondi per la cultura ma c'è un labile confine tra fare "cultura" e fare "propaganda" o "marketing" o Pubbliche Relazioni o gli interessi del singolo funzionario e, come mostra il post, un po' di controllo non guasterebbe. E comunque tutto ciò non giova a chi cerca di fare cultura seriamente...senza bisogno di banchetti, rinfreschi, e attività sociali varie.  

Di fronte a tagli che vanno a colpire il sostegno nelle scuole elementari o materne o gli invalidi (per quanto limitate)...pormi e porre la questione è quanto meno doveroso. 

 

Esistono in svariati paesi. Quelli Italiani sono (qui almeno) divisi tra una "Dante Alighieri" che fa corsi di lingua piu' o meno utili a chi vuole diventare assistente di Dolce e Gabbana. Il resto e' un po' bizzarro, ma immette dosi notevoli di funiculi funicula in terre lontane.

Devo riconoscere che e' assai difficile che so, veder Rubbia all'istituto italiano di cultura, mente e' facile vedere persone che producono immagini un po' strapaesane.

Fulbright e' tutt'altro ed e' un effetto di guerra fredda (palma, fulbright fellow 1981-1989)

Anche nel sito dell' Istituto Italiano di Cultura di Tokyo viene illustrata la funzione degli istituti. La spiegazione e' un po' vaga, e non trova grande rispondenza nell'attività concreta dell'Istituto, di cui si da' conto nella sezione 'eventi'
Nel 2002 ci furono molte polemiche per il nuovo corso imposto dal governo Berlusconi sia ai consolati che agli istituti di cultura, fino a quel momento troppo poco attenti alla 'cultura del fare' o, meglio, 'dell'affare' (cfr., per esempio, l'intervista al sottosegretario agli Esteri dell'epoca, Mario Baccini, 'Il Tempo', 26/2/2002: "…La promozione della cultura all'estero significa non solo mobilitare le intelligenze e la credibilità dell'Italia all'estero, ma soprattutto creare il terreno necessario a una maggiore penetrazione economica e commerciale dei nostri prodotti e delle nostre imprese…").
Le polemiche riguardarono soprattutto Londra (vedi: http://www.firthissimo.it/pol1.htm ) e Berlino e i cosiddetti “direttori di chiara fama” (cioè non funzionari).
Baccini, in altra intervista, non smentita (cfr. Il Mattino, 7/3/2002), cito' alcun “direttori di chiara fama” che sarebbero stati riconfermati nella loro carica, aggiungendo: “Diversa e' la situazione in altri Istituti, ove, invece di promuovere il bello dell’Italia, sono stati ospitati attacchi al nostro Governo: e' inaccettabile che sia stato fatto in sedi ufficiali e con i soldi dei contribuenti” come "a Parigi … dove e' stata, invece, favorita la presenza, anche al Salon du Livre, di autori che vanno dicendo che in Italia la democrazia e' a rischio. Assurdo” o "a Bruxelles, dove nel nostro Istituto è stato presentato un libro del giudice Caselli e ciò ha dato motivo per unilaterali polemiche sulla giustizia. E a Berlino dove e' stata favorita la proiezione di filmati antigovernativi sul G8. Per il buon nome dell'Italia, non per convenienza politica, non potremo più tollerare episodi come questi”. 
Tornando a Tokyo, la' il direttore dell'Istituto e' Umberto Donati, già segretario generale dell' Associazione di amicizia Italia - Giappone che, nel 1995 - 96 , contribuì al progetto "Giappone in Italia" e costituì poi, con il ministero degli Affari Esteri italiano, una nuova fondazione no profit a partecipazione (direttore generale fu lo stesso Donati, presidente onorario Umberto Agnelli, grande promotore dei rapporti con il Giappone, mentre Uberto Pestalozza fu il coordinatore per la Farnesina). Scopo della Fondazione, la prima a partecipazione pubblico - privata costituita dal ministero degli Esteri, era l' organizzazione e le gestione della rassegna "Italia in Giappone 2001" 
(per la Fondazione Italia Giappone vedi:
http://www.italiagiappone.it/chi_siamo.html
http://www.italiagiappone.it/cda.html
http://www.italiagiappone.it/soci.html
http://www.italiagiappone.it/associarsi.html )
Donati e' stato un collaboratore di Umberto Agnelli (all'Istituto ci sono una Sala Umberto Agnelli e un Auditorium Umberto Agnelli) e l'istituto di Tokyo sembra, a prima vista, particolarmente legato alla Fiat, il cui nome compare spesso fra gli sponsor degli eventi culturali.
Il problema, mi pare, stia nel fatto che l'evento culturale spesso costituisce solo la foglia di fico per un evento commerciale. Per esempio, prendete la mostra del 2008 “"Le vie del tempo” dell’artista Giuliano Ghelli, con la quale "l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo prosegue la sua azione di promozione dell’arte contemporanea italiana in Giappone. Giuliano Ghelli appartiene ad una corrente espressiva di surrealismo fantastico, come emerge dalle opere esposte realizzate a partire dagli anni ’90 che conducono il visitatore in un mondo magico di sospensione, altamente cromatico e caratterizzato da messaggi positivi". 
Con tutto il rispetto per l'opera di Giuliano Ghelli e per il suo mondo magico di sospensione altamente cromatico, non e' difficile scoprire il vero motivo per cui proprio lui era stato scelto per rappresentare l'arte contemporanea italiana a Tokyo. Basta dare un'occhiata a una delle sue opere e tutto diventa più chiaro.
C'era bisogno di girarci tanto intorno? L'evento culturale era la nuova 500: amen e chiudetela li', senza cercare tanti pretesti per giustificarvi.
E adesso? Che cosa pensare del contributo dell'Istituto alla traduzione del libro del ministro?
Una graziosità da parte della Fiat tramite l'Istituto di Cultura? E perché proprio a lui?

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti