There is no try. Una valutazione del governo Monti

9 aprile 2012 sandro brusco

Come è ben noto, tutta la saggezza umana ha trovato il suo compendio nella saga di Star Wars. Per questo offriamo al governo Monti il consiglio che il maestro Yoda diede a Luke Skywalker: ''Do. Or do not. There is no try''. Un consiglio che al momento è largamente disatteso.

Introduzione

Il titolo è scherzoso, ma il il tema è abbastanza drammatico. La domanda è molto semplice e molto seria: quanto dobbiamo essere pazienti con il governo Monti? La nostra risposta è: poco. In effetti, la nostra pazienza è già finita. Ed è finita per una semplice ragione: la finestra di opportunità riformista che si è aperta lo scorso novembre si sta chiudendo, e probabilmente è già chiusa. L'unica cosa seria che il governo ha da mostrare per questi mesi è la riforma delle pensioni. Che va bene, ma è ben lontana dall'essere decisiva o dal mettere al riparo i conti pubblici per il futuro.

E proprio la riforma delle pensioni è stato l'unico caso in cui il governo ha seguito il consiglio di Yoda. They did. No try. Niente defatiganti trattative con l'ABC sindacale o con l'ABC partitocratico. La riforma è stata fatta e il parlamento è stato posto di fronte alla responsabilità di votarla o di far cadere il governo. Poi basta. Il decreto liberalizzazioni è pieno di buchi. La riforma del diritto del lavoro è stata ridotta a ben poca cosa. La parte più rilevante sembra essere un aumento del costo del lavoro atipico, in parte dovuto a un aumento dell'imposizione e in parte dovuto a nuovi adempimenti amministrativi. L'orizzonte futuro non appare particolarmente promettente. Le elezioni verranno tenute, presumibilmente, nell'aprile del 2013. Questo significa che sostanzialmente l'attività parlamentare si arresterà nel febbraio 2013. Restano quindi circa 10 mesi di lavoro, con in mezzo l'estate, senza nessuna chiara prospettiva su come superare le resistenze conservatrici che hanno bloccato l'azione del governo nell'ultimo paio di mesi.

Cosa è stato fatto

Per fornire una valutazione sull'operato del governo fino a questo punto è utile partire dal testo della lettera della BCE. Come è noto la BCE, lo scorso agosto, comunicò al governo italiano la necessità di ''un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori.'' L'invito avveniva contestualmente a una forte iniezione di liquidità sui mercati che permettava di bloccare temporaneamente l'aumento dei tassi di interesse sul debito della repubblica italiana. Qui è utile precisare che la lettera della BCE, che nel dibattito italiano è stata  spesso presentata come una violenta intrusione nella dialettica politica di uno stato sovrano, era in realtà poco più di una serie di consigli tecnocratici minimali tesi a evitare il disastro. Per cambiare veramente il paese ci vorrebbe molto di più, un programma politico serio che cambi gli equilibri politico-sociali del paese, ma questo (giustamente) non può essere offerto dalla BCE. Questo punto è ancora ben lontano dal'essere assimilato nel dibattito italiano, che continua a vedere le indicazioni della lettera BCE come un massimo politicamente irraggiungibile, una serie di misure inutilmente draconiane, anziché come il minimo necessario.

Cosa successe dopo la lettera BCE è noto. Il governo, che fino a quel momento aveva dato pessima prova, arrivò a vette di comicità quasi sublimi, di quella comicità che fa piangere anziché ridere. Chi ricorda il dibattito sull'eliminazione del periodo di servizio militare per i contributi alla pensione, o l'ennesima lista di province da eliminare per poi giungere al solito nulla di fatto? La manifesta pochezza e inettitudine di fronte a una situazione via via più drammatica alla fine poterono più dell'attaccamento alla poltrona, e portarono alle dimissioni del governo Berlusconi-Bossi-Tremonti.

Con la nomina del governo Monti era lecito attendersi che le prescrizioni contenute nella lettera della BCE venissero finalmente messe in atto. Anche perché la BCE nella lettera spiegava abbastanza chiaramente che ''vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di settembre 2011.'' Il governo Monti, nominato a metà novembre 2011, partiva dunque già con quasi due mesi di ritardo, mesi durante i quali infatti lo spread era andato alle stelle. Cosa ha fatto da allora? Andiamo a vedere punto per punto le misure contenute nelle sezioni 1 e 2 della lettera e come il nuovo governo ha risposto. Nel seguito, i pezzi in corsivo sono tratti direttamente dalla lettera della BCE.

La sezione 1 conteneva l'indicazione di tre misure atte alla ripresa del processo di crescita.

a) E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.

A questa richiesta teoricamente si è risposto con il ''decreto liberalizzazione''. Di ''privatizzazioni su larga scala''  non vi è alcuna traccia. Su quanto siano stati liberalizzati i servizi pubblici locali o i servizi professionali meglio evitare commenti.

b) C'é anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione.

Questo è l'unico punto su cui era intervenuto il precedente governo, che aveva inteso con l'art. 8 della legge 148/2011 (approvata a settembre) potenziare la contrattazione decentralizzata. I dubbi sull'efficacia della norma persistono, e in ogni caso occorrerà tempo per vedere quale sarà l'atteggiamento della giurisprudenza nell'interpretazione della legge.

c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.

La riforma del mercato del lavoro appena attuata dovrebbe essere la risposta del governo. Credo vi sia consenso da parte degli osservatori minimamente imparziali che la riforma cambia molto poco la situazione attuale ed è assai improbabile che induca maggiore dinamismo nel mercato del lavoro.

La sezione 2 richiedeva di ''assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche''. In specifico suggeriva tre misure.

a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. E' possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi.

L'anticipo delle misure di correzione ha significato, essenzialmente, un anticipo degli aumenti di tasse già previsti da Tremonti (e da lui codardamente posticipati, una tecnica alla quale peraltro questo governo non è del tutto estraneo), come l'IMU. È abbastanza ovvio, dato il peggioramento del quadro congiunturale, che il pareggio di bilancio nel 2013 non verrà raggiunto. Ci sarà molto probabilmente (a meno di una recessione molto peggiore di quella attualmente prevista) un miglioramento dei saldi di finanza pubblica, ma affermare che ciò verrà ottenuto ''principalmente attraverso tagli di spesa'' appare uno scherzo un po' crudele. L'intervento sul sistema pensionistico rappresenta chiaramente il maggiore (e finora unico) successo del nuovo governo. Come detto all'inizio, è l'unico campo in cui il governo ha proceduto con decisione senza farsi impastoiare da tavoli, comitati, sottocomitati, consultazioni e via postponendo e annacquando. Di ''riduzione significativa dei costi del pubblico impiego'' invece non c'è traccia.

b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.

Qui, francamente, è meglio stendere un velo pietoso. Le riduzione ''automatiche'' sono quasi impossibili da conseguire, dato che in un paese sovrano si può sempre fare una leggina all'ultimo momento per renderle meno automatiche, o per spostarle fuori bilancio mediante qualche trucco di finanza creativa. Su questo punto la BCE avrebbe fatto miglior figura tacendo.

c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.

Le ''relazioni fiscali tra i vari livelli di governo'' continuano a essere l'immensa schifezza che erano prima, e la finta riforma federale calderoliana ha solo aggravato le cose. Peraltro la riforma è stata ormai seppellita dal solito flusso di interventi centralistici caotici e incoerenti sia sul lato delle entrate sia sul lato delle spese, che ha caratterizzato il governo Berlusconi-Bossi-Tremonti. Dal governo Monti non è arrivata alcuna novità, a parte l'anticipo delle nuove tasse locali (che, chi lo avrebbe mai detto, non sono state compensate da alcuna diminuzione delle tasse centrali).

La lettera si conclude con una terza sezione: un invito accorato alla riforma della pubblica amministrazione. Essendo questo un processo necessariamente più lungo, la BCE ha riconosciuto che non era possibile porre scadenze strette.

Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'é l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.

Il fatto che non ci siano scadenze strette però non significa che si possa rimandare. Al contrario, la BCE dice che il processo di riforma della PA deve iniziare ''immediatamente''. Finora l'indicazione è stata sostanzialmente disattesa, e nemmeno mi pare ci sia alcun piano concreto per introdurre misure incisive nel periodo che manca da qui alle prossime elezioni. Non fatevi ingannare dal linguaggio blando, quello che viene richiesto in questo punto è un'autentica rivoluzione. L'uso di indicatori di performance vuol dire, per esempio, che si cerca di capire quali aziende sanitarie spendono di più e quali spendono di meno, quali scuole offrono migliore e peggiore educazione, quali tribunali funzionano meglio. E il fine dell'esercizio non è (o non dovrebbe essere) soddisfare una qualche curiosità intellettuale o compilare qualche classifica o tabella di numeri inutili. Misurare la performance è il primo passo per l'introduzione di norme che permettono di cacciare i dirigenti delle aziende sanitarie mal funzionanti etc. etc. La rivolta sindacale contro i test Invalsi nella scuola fornisce solo una pallida misura del livello di resistenza cui simili provvedimenti andrebbero incontro. Su questo punto tanto cruciale quanto difficile il governo è clamorosamente inadempiente.

Che conseguenze trarne

La nascita del governo Monti è stata salutata con notevole ottimismo, sia all'interno del paese sia all'esterno. Fin dall'inizio è apparso chiaro che l'ottimismo era più giustificato dal confronto con l'immondo governo precedente che dalle caratteristiche intrinseche del governo stesso. Guardando alla composizione, divenne immediatamente chiaro che il governo includeva certamente alcuni tecnici di alto livello ma anche una discreta raccolta dei soliti personaggi da circo Barnum della politica italiana imposti dai partiti (come l'ex consulente di Brunetta, il sottosegretario Michel Martone). 

Le aspettative erano chiaramente troppo alte. Molti hanno visto il nuovo governo come il nucleo di una nuova forza politica, in grado finalmente di avviare una svolta politico-economica e rimettere l'Italia su un sentiero di crescita. Si trattava palesemente di una illusione, e a onor del vero è giusto dire che Monti e i suoi ministri non hanno fatto nulla per alimentare tale illusione. Su questo occorre rassegnarsi. Una forza politica capace di rompere gli equilibri politico-economici attuali, colpendo le rendite che caratterizzano (e soffocano) tanta parte dell'economia nazionale sia nel pubblico impiego sia nel settore privato ci sarà solo quando una buona parte della popolazione italiana vorrà sostenerla. Al momento le cose non stanno così, e nessun governo tecnico può supplire a questa carenza fondamentale di volontà politica.

Era però lecito attendersi che il governo Monti agisse con decisione e senza ritardi per l'attuazione dei punti contenuti nella lettera BCE. Si tratta, lo ricordiamo, di provvedimenti minimi, necessari per evitare di ritrovarsi in pochi mesi di nuovo sull'orlo del baratro. L'arma che il governo aveva in mano era la pressione che i mercati finanziari stavano imponendo sul debito pubblico, e l'iniziale episodio della riforma pensionistica lasciava sperare che almeno sui famosi punti delle ''sezioni 1 e 2'' si procedesse speditamente e con decisione. La disamina che abbiamo condotto mostra purtroppo che non c'è stato nulla del genere. Quel che è peggio, la linea di comunicazione propandistica del governo è nel frattempo radicalmente cambiata. Il Monti che sbeffeggiava soavemente Calderoli e ''gli eventuali lettori de La Padania'' è diventato il Monti che rilascia dichiarazioni dal sapore tremontian-berlusconiano sui pericoli scongiurati, sull'inutilità di nuove manovre, sull'efficacia miracolosa di provvedimenti che sono in realtà solo di facciata. Michele ha ben scritto sui rischi del continuismo montiano. Qua aggiungiamo che un'analisi dell'azione del governo rispetto alle indicazioni della BCE rivela che l'unico intervento efficace, quello sulle pensioni, è anche quello che meno scardina l'attuale sistema di potere politico-economico. Interventi come la vendita della Rai, per esempio, che certo rientrerebbe tra le liberalizzazioni e privatizzazioni su larga scala invocate nel punto a) della sezione 1 della lettera BCE non sono stati nemmeno presi in considerazione. Il motivo è ovvio: gli interessi che si sarebbero andati a colpire sono assai più corposi di quelli dei lavoratori dipendenti in procinto di giungere all'età della pensione. Le intercettazioni di Belsito che appaiono in questi giorni sui giornali, in cui si parla tranquillamente di farsi mandare in Rai, alle Poste o all'ENI, sono solo l'ultima conferma dei motivi per cui la casta non vuole privatizzare alcunché. 

Questo è il governo Monti, e questo è quello che ci possiamo aspettare da qui alle elezioni della primavera 2013. Se vogliamo qualcosa di diverso, sarà bene che iniziamo a pensare a come costruirlo.

218 commenti (espandi tutti)

Quando ha detto che la crisi è superata, credevo aggiungesse: "infatti i ristoranti sono pieni". Zoccole a parte, non si vedono differenze sostanziali con Berlusconi. Entrambi hanno finto di riformare il paese e poi hanno raccontato una caterva di menzogne all'estero per turlupinare i mercati. L'unica differenza è che Monti ha una reputazione e una immagine migliori di quelle di Berlusconi, e quindi lui vagamente ci riesce.

Da ciò si evince che il giudizio su Monti dovrebbe essere peggiore di quello su Berlusconi. Un tecnico non presta la propria faccia per fare un taglio sulle pensioni e alzare le tasse sulla povera gente per poi consentire alla politica di mantenere lo status quo e continuare a depredare il paese in lungo e in largo. E' immorale e ignobile: un conto è se lo fa un puttaniere interessato esclusivamente al mantenimento del proprio monopolio TV, altro è se lo fa uno scienziato.

L’unica attenuante al suo continuismo potrei trovarla nel caso abbia l'obiettivo di vincere le prossime elezioni per avere un orizzonte temporale di 5 anni e poter fare cose serie senza il rischio di consegnare il paese nel 2013 a forze anacronistiche, alienate e deliranti. Viceversa non ci sono parole per descrivere il mio disprezzo.

No

fausto panunzi 9/4/2012 - 09:18

Come dice Sandro, nulla può essere peggio dell'immondo govero Berlusconi. Niente mai.

Non c'è MAI limite al peggio...

tre mesi di monti e siamo a tremonti.

cio' che va valutato nella valutazione del nulla bocconiano e' che questo governo e' un governo politico del presidente della Repubblica. Le idee del Quirinale sono effettivamente oscure, esse hanno moltissimo a che fare con la "dignita'" nazionale, quindi lo sforzo considerevole di maquillage, i pianti alla televisione e le lenticchie acquistate a spese della consorte del primo ministro.

Fatto si e' che le opposizioni sono implose sotto questo colpo, LN travolto da un colpo di ridicolo di primavera, l'Italia dei valori affetta dalle carenze di quoziente. Quindi nella migliore delle tradizioni italiane, si fa un governicchio balneare, si spera non vi siano chocs in Iran che fan crescer la benzina, e nel 2013 ci si augura che un gruppo considerevole intorno ai vari Morando confluisca coi vari Casini per far un governo che possa non dipendere eccessivamente dai consigli di facolta' (genitivo soggettivo e oggettivo.) 

Le pregevoli osservazioni di Brusco mancano il bersaglio politico: qui il sistema e la sua casta sentirono una minaccia esterna, hanno reagito alla "badoglio."

Quello che mi chiedo è come sia possibile che nemmeno dei cosiddetti professori, gente che quindi dovrebbe essere consapevole dei problemi e delle soluzioni, non abbiano provato a presentare proposte efficaci. Anche la Fornero, difende questa riforma inutile del lavoro, ma perchè?? Non ci arriva a capire che è una ciofeca? Non gliene frega un cazzo? Boh, che senso di delusione ed amarezza, altro che Tatcher.

G

palma 10/4/2012 - 06:56

Gentile Zanutto, le suggerirei la rilettura del maestro di Stagira (Aristotele) su megalopsychia. Lei, a mio avviso, sottovaluta la prosopopea che affligge il politicante, indipendentemente da quelc he da prima di salir al soglio.

Vi sono senza dubbio immense riserve di teste di legno che han trovato una nicchia ecologica in cui prosperano. Vi sono egualmente -- le assicuro per esperienza personale-- che vi sono ottime teste pensanti ai governi, parlameni, etc. 

Il problemino e' il mestiere che fanno, per un Mandela e due J. Carter, vi sono centinaia di Scilipoti da tener "buoni" e in piu' da far votare, con tramezzini e ricchi cotillons.

Per altro, si ponga una domanda banale, crede davvero che Stalin non si rendesse conto che faceva proprio male esser Thechechen durante le deportazioni?

non ho sottomano le cifre - e forse nessuno le conosce con precisione- ma vorrei mettere in guardia contro la retorica sui costi della politica.  In senso stretto (stipendi ai parlamentari ed ai consiglieri regionali, provinciali etc, vitalizi, costi delle assemblee, rimborsi ai partiti) si tratta al massimo di 5 miliardi su circa 600 di spese pubbliche.  Abolendoli del tutto (ed evidentemente non si può) non si risanerebbe certo la finanza pubblica. Lo stesso per i superstipendi dei manager pubblici.  I veri costi della politica sono il clientelismo, la corruzione, le assunzioni facili - ma sono prevalentemente soldi che vanno alla "povera gente" (pensionati di invalidità, dipendenti pubblici)  o al sistema economico (banche e ditte inefficienti e colluse).  Separare il grano dal loglio in questo campo è difficilissimo, senza contare le conseguenza sociali e politiche.

Altra retorica. Le tasse del governo Monti sono sicuramente alte e recessive, ma l'elemento addizionale è l'introduzione della patrimoniale, nell'unica forma i) tecnicamente possibile (tassare le case ed i depositi titoli) e ii) tale da portare un gettito rilevante. La patrimoniale è un vecchio cavallo di battaglia della sinistra e di Scalfari. Mi sembra ipocrita ora stracciarsi le vesti, sopratutto senza indicare tagli alla spesa.

 Il problema è sempre il solito: dopo vent'anni di retorica, promesse ed elargizioni, gli italiani non vogliono risvegliarsi ed i politici non hanno le capacità ed il coraggio di dire loro la verità.  Monti ha sicuramente sbagliato a non fare il big bang a novembre (come fu detto da molti in questo blog), ma la colpa principale è della "ggggente".

Concordo con l'avvertimento circa la retorica troppo facile, ma occorre far notare che nessun commentatore serio ha proposto il taglio dei "costi della politica" come misura per far quadrare i conti.  L'argomentazione dichiarata è sempre stata quella di (1) mostrare "equità" con un provvedimento che colpisse gli interessi più diretti della "casta" e (2) migliorare l'assetto istituzionale del paese.  Lo stesso può valere nel caso della corruzione e del clientelismo.  Può ben darsi che un sistema ben progettato di ammortizzatori sociali e una detassazione delle imprese non conducano ad una diretta riduzione dei costi; quel che conta sono i diversi incentivi forniti agli agenti economici e politici.

Quanto all'introduzione dela patrimoniale, IMHO non si può prescindere dall'effettiva impossibilità per il governo di indebitarsi ulteriormente sul mercato.  La promozione che ne facevano Scalfari e la sinistra radicale era diversa, motivata da basi ideologiche.  (Peraltro occorrerebbe un discorso a parte per la tassa di proprietà sugli immobili, che grava anche sulla rendita del suolo.)

l'opinione comune è questa, incluse persone di alta cultura e grande professionalità.

IMHO l'Italia potrebbe benissimo indebitarsi sul mercato a tassi estremamente favorevoli se facesse riforme serie e credibili (se fosse un paese serio e credibile). Guardate la Gran Bretagna: è riuscita a mantenere la tripla A e spread praticamente nulli con un deficit/GDP del 7-8%. Ma ha un programma di tagli alla spesa lacrime e sangue, sostanzialmente accettato dalla popolazione (ed anche, devo ammettere, una valuta indipendente).

...Gran Bretagna... ha un programma di tagli alla spesa lacrime e sangue, sostanzialmente accettato dalla popolazione

certo! Ma i Britannici non hanno un Belsito vicepresidente di Fincantieri, il Gigolò di una vicepresidente del Senato assunto come funzionario del Senato stesso, gente che all'insaputa degli interesati compra loro appartamenti o restaura le ville; da loro un ministro si dimette per avere acquistato con fondi pubblici una pornocassetta. Sono convinto che affinchè gli italiani accettino ulteriori sacrifici (perchè anche a loro ne sono già stati imposti tanti) occorre un serio recupero della morallità pubblica. Monti, quando un giornalista gli chiese cosa pensasse delle uova decorate costosissimi regalate dalla Alemanno (sorella di Gianni) agli amici a spese nostre, poteva anche non rispondere ma non mettere alla berlina il giornalista. La Alemanno, direttrice dell'Agenzia del Territorio (avrà contato la parentela?), nel 2010 ha scialaquato più di un milione di euro in spese di rappresentanza, tipo invitare a pranzo fratello ed amici a Cortina. 

è una vecchia discussione: l'Italia fa schifo perchè la classe dirigente è pessima o ha una classe dirigente pessima perchè fa schifo? Io sono per la seconda soluzione: in democrazia, un paese ha i politici che si merita

E' un falso dilemma. Circolarità causale: sono vere entrambe le cose. L'Italia fa schifo perché la classe dirigente è pessima e la classe dirigente è pessima perché l'Italia fa schifo. :-(   :-)

Se è vero, e lo è, c'è un vantaggio: si può agire efficacemente da entrambi i lati.

di grazia dovrebbe agire?

e, aggiungo, su chi e che cosa agire?

Risposte forse ovvie.

Dovrebbero/potrebbero agire sia i pochi membri della classe dirigente illuminati, sia la minoranza sociale che non fa schifo.

Ma mi sembra più interessante la seconda domanda.

Inserire insegnamenti di economia nelle scuole superiori, o moltiplicare programmi come quelli di Oscar Giannino alla radio e alla televisione, aiuterebbe la gggente a fare meno schifo.

Quello che si fa in questo blog mi sembra invece più un intervento sulle classi dirigenti. Entrambi utili, questo intendevo.

Il vecchio dilemma, che richiamavi tu, mi sembra che sia spesso usato per dire che non c'è niente da fare, almeno da uno dei due lati.

che basterebbe inserire un pò di economia per non  fare più schifo?Ti dò un piccolissimo suggerimento.Per scrivere in questo blog bisogna mettere NOME E COGNOME ,una semplicissima regola,come guidare a destra o non fumare nei locali pubblici.Eppure ci sono persone che continuano a scrivere, trasgredendola(eccetto chi è legittimato).Non ho mai capito il perchè.Avremo fatto un passo avanti come popolo quando chiunque commenti lo faccia mettendo NOME e COGNOME. 

sono sicuro che NON "basterebbe inserire un po' di economia per non fare più schifo". In effetti, ho detto una cosa diversissima da quella che mi attribuisci.

"Avremo fatto un passo avanti come popolo quando chiunque commenti lo faccia" senza attribuire all'altro ciò che l'altro non ha detto. ;-)

bhè dipende. Innanzitutto parliamo dei britannici, lasciando un attimo perdere come ci siano arrivati il motivo per cui i politici inglesi si dimettono se si ritrovano anche un accendino in tasca a loro insaputa è dovuto al sistema elettorale maggioritario. Se basta un voto in + per vincere (o uno in meno per perdere) non ci si può permettere di farsi regalare roba senza saperlo, perché se non lo sai che ti hanno regalato la Bentley non la puoi denunciare e poi se qualcuno se ne accorge che figura ci fai con gli elettori di cui ne basta anche uno per fare la differenza? E infatti ai tempi del Mattarellum gli impresentabili Mastella, De Mita e co. nessuno ha mai avuto il coraggio di candidarli in un collegio uninominale, furono tutti candidati o in Europa o nella quota proporzionale! E gli italiani non è che 10 anni fa fossero svegli e ora si meritano i peggiori governi della galassia. E qui arriviamo alle scelte della gente: è davvero colpa della gente, o della gente al 100%, dell'inefficienza della politica o è anche colpa della classe dirigente tendenzialmente oligarchica? Gli esempi della legge elettorale forse sono illuminanti: nel 1993 un referendum impose il maggioritario ma i parlamentari si inventarono l'obbrobrio del mattarellum con la quota proporzionale. Pochi mesi or sono per eliminare l'altro obbrobrio detto porcellum furono raccolte in pochissimo tempo oltre un milione di firme ma poi il quesito fu invalidato, niente referendum, deciderà una cena davanti al caminetto tra tre persone. Va da sé che quando la gente può decidere davvero si fa sentire, vedi primarie del PD dove il candidato della nomenklatura ha subito sconfitte clamorose in numerose e importanti occasioni. Quindi la colpa è davvero tutta della "gggente"? Magari un po' sì, alla fine Berlusconi chi l'ha eletto? Per non dire del referendum del 1999 sempre sulla legge elettorale che non raggiunse di un soffio il quorum: magari se l'avesse raggiunto non ci sarebbe stato alcun porcellum. Però c'è parecchio anche dentro le classi dirigenti che tendenzialmente cercano di decidere sulle teste dei cittadini. Tornando al governo Monti, ha sostanzialmente fallito: man mano che il tempo è passato la sua forza e quindi la capacità riformista è andata declinando ed ora si riparla attivamente di elezioni ad Ottobre. Se Monti non ha fatto la riforma definitiva tutta e subito a Novembre per motivi di calcolo politico sul suo futuro mi sa che ha sbagliato di brutto i conti. Se si voterà ad Ottobre lui sarà stata una semplice parentesi, addio alla riconferma post elezioni, addio alla presidenza della repubblica. Se con coraggio invece avesse fatto tutte e subito le riforme necessarie magari ora per quanto inviso ai partiti sarebbe stato molto più ammirato dagli elettori e se la cura avesse avuto effetto avrebbe anche potuto continuare a sperare di diventare nuovamente premier o presidente. Così invece si confonderà tra i tanti, ad alzare le tasse per pareggiare i conti già ci pensarono prodi o Amato.

Guardate la Gran Bretagna: è riuscita a mantenere la tripla A e spread praticamente nulli con un deficit/GDP del 7-8%. Ma ha un programma di tagli alla spesa lacrime e sangue, sostanzialmente accettato dalla popolazione (ed anche, devo ammettere, una valuta indipendente).

Da notare anche che Stati Uniti e Canada sono riusciti a conseguire avanzi di bilancio sostenuti nella seconda metà degli anni '90.  A prima vista, ciò che accomuna tutti questi casi è il binomio tra austerità di bilancio e politica monetaria espansiva, che ha evitato che le restrizioni di bilancio si traducessero in caduta della domanda aggregata e dei redditi.  Sarebbe interessante verificare se questa tesi possa spiegare anche gli altri casi noti di "austerità espansiva".

la bussola

palma 10/4/2012 - 06:50

la polvere da sparo e la carta sono da accreditare all'Impero.

tutto

palma 9/4/2012 - 11:29

vero, rimane un punto, a modesto avviso del sottoscritto incontrovertibile.

Un gigantesco bubbone detto RAI ha l'unico compito di produrre la propaganda della politica. Vednuto darebbe soldi e, persino, una maggiore probabilita' che quando dicono di "risanare" ne esce un paese piu' sano. La ricetta e' facile, si oppongono Marzullo e Marrazzo, appunto come i tassisti.  Una stima (non mia) e' la seguente:

 

 

Se   un’azienda   del   mercato   televisivo   come   Mediaset,   con   un   fatturato   nel   settore 

televisivo di circa 3 miliardi di euro, vale circa 5.5 miliardi, non è azzardato pensare che 

una RAI privatizzata possa avere un’enterprise value compreso tra i 3,5 e i 5 miliardi di 

euro. Tale  enterprise value, nel caso della RAI, equivale all’equity value  (valore de

 

 

 

Se non sto "dando i numeri" vendere la Rai immobili, telecamere, camerini 

chiudendo la baracca si ottengono le stesse quantita' di euros, che giustamente Giovanni Federico, indica come un "per impossibile" chiusura del parlamento

Ah la RAI, Adriano!

Ormai non c'è conversazione carpita fra politici dove non compaia il tema RAI, che nelle parole verbalizzate assume sempre i contorni di una specie di dopolavoro dove piazzare trombati, tromboni e veline. Ora, a parte che non mi risulta che Al Jazeera En, BBC et alii siano trattati in questo modo dai governanti locali, o almeno non saltano fuori intercettazioni dove il tenore delle conversazioni induca a pensare a quelle emittenti come alla nostra sciagurata, maledetta e penosa RAI....ma la cosa che mi fa incazzare come una biscia è che di fronte a questi episodi, ultimo quello segnalato da Sandro, NON ci sia MAI, MAI un dirigente che intervenga a smentire i fatti o a difendere l'onorabilità di quell'azienda. In sostanza, è come se tutti, TUTTI, sapessero e accettassero che quello è l'andazzo della RAI, al punto da non avere necessità nemmeno di difendere le apparenze. Nel frattempo, siccome siamo un popolo di buoi ipocriti e di baciapile, nel mentre che la RAI viene cannibalizzata dalla politica e distrutta per interessi di parte, la domenica di pasqua ci auto-beatifichiamo con queste fiction ridicole che, presumo, non hanno pari nel resto del mondo civile.

cumpari baliente

palma 9/4/2012 - 14:52

queste sono sciocchezze. la RAI e' un'azienda fascista, nacque come EIAR, come venne illustrato infinite volte, come una trombetta per dar aria alle flatulenze di Bottai, Ciano, Starace. Venne tenuta in piedi dal consenso parapapalino per evitare che si vedessero i capezzoli di Hedi lamarr. Al momento e' un braccio politico del regime, ne' piu' ne meno, come la Finmeccanica. Come tutte le formazioni paramilitari i problemi di bilancio vengono censurati per il cosidetto "motivo" che e' di "utilita' pubblica". Il suo personale, rinforzato dai vari Petroni, Garimberti, Marrazzo, d'Eusanio & Co, si batte come qualsiasi altra lobby per

a. il mantenimento di laute prebende

b. la possibilita' di infilare il cugino cretino in una trasmissione notturna

c. tener in vita il pactum sceleris per cui ogni figuro di un'operetta ammarcita ha il suo 

"quarto d'ora" di "fama".

Chiudere il tutto, e vendere al miglior offerente, e' misura di salute pubblica, non in senso Robespierre, ma in senso medico.

Il resto son le ciance dei "ciancia-show" che tanto van per la maggiore.

e negli anni successivi o si toglie il canone o si destina il gettito (1,7 miliardi se non ricordo male) ad altro.

I veri costi della politica sono il clientelismo, la corruzione, le assunzioni facili - ma sono prevalentemente soldi che vanno alla "povera gente" (pensionati di invalidità, dipendenti pubblici) o al sistema economico (banche e ditte inefficienti e colluse).

 

Vero, ma non è solo questo: è che il sistema attuale di finanziamento permette a gruppi dirigenti scadenti, clientelari, sconfitti alle elezioni, di mantenere la loro presa sui partiti impedendone il rinnovamento. Con quelle risorse i partiti non sono contendibili dall'interno o sfidabili dall'esterno, e la classe dirigente rimane quella che è. Come le tariffe doganali che proteggono le indistrie inefficienti

Con quelle risorse i partiti non sono contendibili dall'interno o sfidabili dall'esterno, ...

A me sembra che il finanziamento pubblico (tra le altre cose) renda al contrario più appetibile la competizione politica.  Altrimenti non si spiega il numero per certi aspetti abnorme di soggetti politici.  (Va comunque detto che il M5S di Grillo ha esplicitamente rifiutato i contributi pubblici per le campagne elettorali; ma sembra un caso abbastanza isolato.)  Il problema semmai è che la competizione si è finora giocata in termini approssimativi e populistici, che non lasciano ben sperare circa la buona qualità delle politiche pubbliche; ma questo sembra un problema di matrice culturale e ideologica.

Caro Giovanni, io invece trovo molto retorica come argomentazione quella che tu usi ( e che si sente spesso ) I costi della politica non risolvono la situazione? La risposta più appropriata mi sembrerebbe: embe? Che razza di argomentazione sarebbe, preso da solo quasi nessun provvedimento risolve la situazione, non si vede però perchè un taglio ai costi della politica non debba fare la sua parte in un pacchetto di tagli e tasse che tocca molti altri settori molto duramente. Per esempio è vero che i tagli agli stipendi dei parlamentari da soli non cambiano molto ( dimezzandoli si risparmierebbero 100 milioni di euro ) con ciò non vedo perchè i Parlamentari italiani debbano guadagnare più del triplo di quelli tedeschi. Di questi tempi anche 100 milioni spesi in modo assolutamente inutile ( qualcuno mi dimostri che i Parlamentari italiani hanno un rendimento superiore a quelli tedeschi e son pronto a ricredermi ) non dovrebbero far schifo.
Allo stesso modo non capisco perchè i consiglieri regionali debbano guadagnare cifre che non hanno paragoni in Europa ( a pari livello di governo )
Detto questo la cirfra di 5 miliardi mi sembra comunque poco , temo che i costi della politica siano globalmente assai sueperiori ai 5 miliardi , molto superiori.
Questo studio della Uil http://www.uil.it/costi-perconferenza.pdf , stima dei costi che sfiorano i 25 miliardi di euro. Un taglio del 20% tanto per darci un idea , consentirebbero una forma minima di sussidio di disoccupazione per tutti ( il cosiddetto reddito di cittadinanza che peraltro il parlamento Europeo ci ha chiesto di introdurre e che sarebbe il più grande strumento contro le clientele che tanti danni fanno in Italia ) . Insomma Tagliare i costi della politica non risolve certo tutti i problemi del paese, ma di "ciccia " ce ne è , l'ultimo vantaggio sarebbe che se i nostri politici avessero standard di vita più normali si confronterebbero meglio con i normali problemi dei cittadini che amministrano.

I ministri del cosiddetto governo Monti costituiscono l'unico caso documentato di zombies che si sono suicidati.

 

 

Bel pezzo. Utile per la chiarezza analitica e per far capire, casomai ce ne fosse bisogno, che da queste parti non si prendono seriamente le persone solo perché hanno frequentazioni altolocate e parlano un inglese mediamente superiore a quello che si biascicavano penosamente i personaggi dell'altro circo precedente a quello in carica.

 

Alcune cose, il buon Sandro, le ha dimenticate. Fra queste: l'esenzione dal pagamento dell'IMU per le fondazioni bancarie. Su questo bisogna essere chiari. Inutile fare spallucce quando si parla, in blog assortiti di destra e sinistra, del governo Monti come del governo delle banche e dei banchieri...se poi passano misure come quella dell'IMU imposta a tutti tranne che agli amici, beh allora quei blog avranno sempre vita facile. Per la serie: la retorica antipolitica di più crassa e bassa lega, che alcuni idioti soloni vedono solo come una critica qualunquista, in realtà e più che giusitificata. Fare finta che non esista perché si esprime in forme francamente imbarazzanti o perché non è quella la strada da percorrere per risolvere i problemi, è solo uno dei tanti difetti da mettere in conto all'arroganza del governo. Come dice Giovanni l'incidenza della spesa per la politica, quella diretta non quella collegata alle malversazioni e alle distorsioni indotte da mazzette, rialzi e mediazioni varie, sarà anche una frazione infima del totale della spesa pubblica...ma dal momento che il paese affronta nuovi sacrifici un gesto simbolico poteva essere fatto. Degli ultimi giorni poi è anche la tassa sui decolli, 3 euro mi pare, per pagare la "riforma"del lavoro, il tutto in un paese dove il nostro petrolio è il turismo come si ripete sino al vomito isterico ogni qual volta un'azienda chiude e non sappiamo dove sbattere le corna.

Io poi ci aggiungerei un altro punto al quadro fosco tratteggiato da Sandro, e che è stato fatto notare Venerdì scorso da Giannino: il leccaculismo imperante di alcuni giornali, quasi tutti, rispetto alle scelte del governo Monti. A parte Libero e il Giornale, chiaramente costretti a ricollocarsi per mantenere attivo il target, Corriere, Repubblica e la Stampa sembrano il Tg1: filo-istituzionali e pro-governo a prescindere.

Degli ultimi giorni poi è anche la tassa sui decolli, 3 euro mi pare, per pagare la "riforma"del lavoro, il tutto in un paese dove il nostro petrolio è il turismo come si ripete sino al vomito isterico ogni qual volta un'azienda chiude e non sappiamo dove sbattere le corna.

Concordo con lo spirito del commento, ma su questo punto mi viene qualche dubbio.  Il trasporto aereo ha un costo sociale non indifferente, sia in termini di gas serra ed altre emissioni nell'aria che di inquinamento acustico; per di più non possiamo escludere che sia indirettamente sussidiato attraverso gli aeroporti.  Bisognerebbe avere dati più precisi su queste problematiche, considerando anche che di tasse sul trasporto aereo si discute da tempo a livello UE.

Si, certo, la misura può e deve essere contestualizzata rispetto alla normativa europea o rispetto al problema delle esternalità sul territorio provocate dal transito di aerei...la cosa è talmente ragionevole che mi aspettavo che lo stesso governo inserisse la misura in un discorso più ampio. In realtà, i tecnici hanno semplicemente detto che con i due euro (due, non tre come ho scritto sopra) per gli imbarchi si copriranno le spese collegate alla riforma del mercato del lavoro, che nulla c'entra con la CO2, l'effetto serra o i fischi dei motori sopra le case. Cioé il punto mio è esattamente quell'atteggiamento che esorti ad avere nei commenti: dati precisi e valutazioni sensate, non questa ridicola partita di "mosca cieca" dove sembra si colpisca a caso o penalizzando chi non ha lobbies potenti alle spalle (cfr. quest'altra chicca, per valutare il metodo dei tecnici).

Sono d'accordo che la linea dei quotidiani italiani sia troppo filogovernativa, ma - e ci mancherebbe - lo spazio per opinioni più critiche mi sembra che non sia pari a zero.

Vedi ad esempio Boeri e Garibaldi su Repubblica del 6 aprile.

http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002994.html

Lo sforzo è stato notevole. I risultati modesti. (…) i nostri problemi sono purtroppo ancora tutti lì. 

O Alesina e Ichino sul Corriere della Sera dello stesso giorno.
http://www.corriere.it/opinioni/12_aprile_06/alesina-ichino-contratti-flessibili-errore-grave_983f4a78-7fb7-11e1-8090-7ef417050996.shtml 
 

Ci sono riforme che anche se fatte a metà sono comunque un utile passo avanti. Ce ne sono altre che, invece, se fatte a metà peggiorano la situazione e sarebbe meglio non iniziarle nemmeno. La riforma del mercato del lavoro, di cui si sta discutendo, appartiene a questa seconda categoria.


Diciamo che anche il lettore di Repubblica e del Corriere meno sprovveduto un'idea se la può fare.

Grazie a Sandro per lo splendido pezzo. 

di certo,non ci si puo' formare un opinione di larghe vedute,con opinioni diversificate e non faziose,guardando rainews alle 7,30 di mattina con Mineo e CaterpillarAM,che da mesi vanno avanti a senso unico.

Perchè mai ?

Mi sembra che ci sia il solito vizio di esaltare esageratamente la potenza dei media

se una persona usa il proprio cervello si rende conto di ciò che sente, e prende altrettanto sul serio i "faziosi" di sinistra e i "faziosi " di destra.

 

Non ci vuole troppo cervello a rendersi conto, per fare un esempio che il seguente articolo:

http://www.ilgiornale.it/interni/meglio_pirla_che_infame/10-04-2012/arti...

è una montagna di spazzatura, a partire dal giustizialismo forcaiolo di chi di solito è garantista ad oltranza nei confronti del proprio datore di lavoro che considera innocente dopo una condanna in primo grado ma considera Penati "un ladro" prima ancora che sia processato.

Senza considerare il ragionamento "mafioso" di considerare un INFAME chi denuncia e porta le prove di cio che dice  invece di fare l'eroe rimettendoci il posto di lavoro oppure il cretino alzando le mani sul proprio datore di lavoro.

In base al ragionamento fatto su Rai News o Caterpillar anche i lettori del Giornale dovrebbero essere dei cerebrolesi che non sono in grado di valutare ciò che leggono e quindi non possono farsi un opinione di larghe vedute.

In realtà sia gli uni che gli altri di solito nella TV o nei giornali "schierati" cercano solo un puntello alle loro malferme convinzioni, infatti è abbastanza comune tra militanti di destra p sinistra fare grandi affermazioni basate sugli articoli letti al mattino.

Questo è divertente perchè basata ascoltare la rasegna stampa al mattino per prevedere quello che diranno davanti alla macchinetta del caffè i soliti 4 invasati.

ma infatti per me anche Il Giornale è spazzatura e quindi?
Peccato pero',che io stessi parlando della RAI servizio pubblico e non di un giornalaccio schierato come il Giornale,o ti sfugge la differenza?

Gentile Arnaldo, come lei saprà Caterpillar AM è fondamentalmente un programma radiofonico che va in onda ogni mattina su Radio2 (Rai) dalle 6 alle 7.22 circa.
I cinque-dieci minuti successivi, che vanno in onda alle 7.33 su RaiNews in collegamento con il direttore Mineo, ne costituiscono un'appendice televisiva, fuori dall'onda (radiofonica) ma non sono, diciamo, il nostro core business. In quella sede, nel riportare l'esito della puntata radiofonica appena conclusa, ci lasciamo andare anche a qualche giudizio strettamente personale, che va preso come tale, che per noi radiofonici, va quasi inteso come off-the-record. 
Per quanto riguarda la nostra attività principale, ogni giorno in radio intervistiamo mediamente 3 personaggi del mondo politico, economico, del giornalismo, dello spettacolo ecc. Da quando abbiamo iniziato (settembre 2011) abbiamo pertanto realizzato 400-450 interviste circa (alcuni ospiti sono tornati più di una volta). Alcune di queste interviste sono state sì, un po' troppo brevi, per lo scarso tempo a disposizione, ma la varietà di opinioni e di visioni del mondo rappresentate è pressoché assoluta, la invito a verificare l'elenco degli ospiti dove troverà molti opinionisti che suppongo a lei, e pure a me, cari. E le garantisco che non lo facciamo per utilizzare "il bilancino", ma perché sinceramente incuriositi intellettualmente dalle opinioni più disparate.
Per quanto mi riguarda personalmente io mi ritrovo quasi sempre in buona sintonia con le idee che emergono da questo sito, da cui ho imparato moltissimo e da cui noi peschiamo spesso temi e interlocutori. 
Continui a seguirci anche per radio, ci suggerisca temi e ospiti interessanti scrivendoci a caterpillaram@rai.it. 

ma...

Giulio Vannini 9/4/2012 - 12:57

IMHO non si prendono bene di vista i presupposti qui.

La nostra è una repubblica parlamentare. Il parlamento comanda.

Di conseguenza perchè prendersela con Monti, che poveraccio sta cercando di tener insieme la baracca, quando la responsabilità delle riforme di facciata/a metà è di un parlamento corrotto?

Non pensavate mica che Marione in 6 mesi potesse sistemare pure loro!

L'alternativa (detta Big Bang) era la seguente: invece di fare un Salva Italia, un cresci-Italia, un decreto per le semplificazioni etc mettere TUTTO (e fatto bene) in un solo decreto legge a Novemebre 2011 e minacciare di dimettersi se non approvato.

TUTTO (e fatto bene) in un solo decreto legge a Novemebre 2011 e minacciare di dimettersi se non approvato

Non aver seguito questo percorso aveva probabilmente rivelato le preferenze del governo già allora. Al resto ci ha pensato un (bel) po' di wishful thinking.

Se posso autocitarmi l'avevo ampiamente previsto. Da due miei commenti del 13 dicembre:

"Vediamo che succede ma Monti è stato messo li per fare dei tagli necessari e soprattutto per rassicurare i partner che tali tagli verranno fatti e che il buffone che è andato a presentare la liberalizzazione delle manicure non fosse al governo.Questo deve fare e questo è già molto.

Che l'incarico a Monti, per cui è stato chiamato da Napolitano e per cui ha chiesto appoggio ai partiti, comprendesse anche la liberalizzazione della penisola e la terra ai contadini l'hanno detto tutti, auspicandolo, ma questo non significa nè che fosse nel mandato, nè che sia una sua priorità."

 

"Temo che si stia ripetendo il copione del governo Dini (o era quello Ciampi? o erano entrambi?).

Tutti i media ad annunciare la formula "governo tecnico= liberalizzazioni! riforme strutturali!" che esisteva solo nella loro testa mentre nella realtà fu "governo tecnico=tagli e tasse su cui nessun partito vuol mettere la faccia".

Purtroppo:

Monti non è superman, può sembrarlo rispetto al circo di prima, ma è solo una persona seria e preparata mentre il parlamento che lo sostiene è quello di prima. Non ho mai creduto potesse venirne fuori molto di più...sarò comunque il primo ad esser contento in caso mi sbagliassi!"

 

Poter dire "l'avevo detto io" è una soddisfazione ma ben magra. Avrei preferito sbagliarmi (come mi succede spesso nelle previsioni).

Purtroppo il buon Roncalli era una persona saggia e il suo metodo (vedi titolo commento) spesso funziona

non è che si possa fare qualunque cosa per decreto e men che meno mettere tante cose diverse insieme.Già cosi',i decreti legge sono largamente abusati e quasi sempre incostituzionali e da decenni...perchè dovrebbero essere usati in casi di necessità e urgenza per avvenimenti non previsti e improvvisi e non certo per fare riforme del lavoro e degli ammortizzatori sociali o manovre economiche...

dottor Vannini

palma 9/4/2012 - 13:48

non si dican sciocchezze per dar "aria alle tastiere."

Il senatore Monti poteva benissimo continuare a fare il senatore (a vita per altro, senza nemmeno la dabbenaggine di dover far la "campagna" elettorale.)

Egli decise, come penso sia chiaro, in concordanza con la presidenza della Repubblica di manovrare le dimissioni del governo (BBB era il governo BerlusconiBossiBrunetta) e di andare in parlamento con i suoi disegni. Non lo disse ne il parlamento ne Moses ne il padre eterno a Barca di fare il ministro. Il parlamento, pur paralitico che sia per non esistenza di opposizione, prese il fatto compiuto. A modesto avviso del sottoscritto al parlamento il tutto aggrada assai, avendo la capacita' di far firmare l'armistizio a Bce e altri da uno sotto la bizzarra nozione che le misure sono "tecniche."

continuare a fare il senatore a vita?Mi sa che non hai capito molto di quello che è successo.Monti è stato fatto senatore a vita da Napolitano perchè voleva nominarlo presidente del consiglio,ma non essendo ancora formalizzate le dimissioni di Berlusconi e volendo dare un segnale forte ai mercati,decise di nominarlo senatore a vita per far capire quali fossero le sue intenzioni.Non è che Monti fosse già senatore a vita o che lo sia stato nominato da Napolitano una settimana prima delle dimissioni ufficiali di Berlusconi,per puro caso.

tutti a dire arriva lui, lui si  che risolverà tutt0, lui il grande eco nomista che scrive sul corriere, beh forse è meglio lo rimandiamo a fare il preside alla bocconi, dove adesso in mongolia quando dici bocconi si mettono a ridere....

monti il becchino del paese....

dategli una laurea in leccaculo della casta burocratica

Gianni Z.

Come ben ha detto il compagno Palma sopra, questo commento a questa funzione serve.

E proprio la riforma delle pensioni è stato l'unico caso in cui il governo ha seguito il consiglio di Yoda. They did. No try

Ma con un neo non strutturale ma pesante. Se non si prenderanno in giro i circa 350k "esodati" coinvolti nei prossimi anni si avranno oneri imprevisti per almeno 7 miliardi (350kX20K che andrebbero in pensione alla vecchia scadenza e non dopo 6 anni). La Fornero, sicuramente studiosa capace, è stata tradita dalla sua supponenza (l'ex ministro e compagno di scuola Damiano l'aveva messa in guardia prima dell'approvazione)

 

Il punto c della sezione 1 della lettera BCE si riferiva più ai licenziamenti colletivi che a quelli individuali. Vista l'ostilità di Confindustria e sindacati l'applicazione delle norme sui licenziamenti collettivi  è stata rimandata di 6-7 anni e non contiene nulla circa la formazione e riconversione dei licenziati espressamente richiesta dalla BCE. Si sono concentrati tutti sull'articolo 18 dove il governo, secondo me ancora per la supponenza e la incapacità tattica della Fornero, ha rimediato una brutta figura: bastava proponessero dall'inizio la legislazione tedesca tale quale.

L'anticipo delle misure di correzione ha significato, essenzialmente, un anticipo degli aumenti di tasse già previsti da Tremonti


 È abbastanza ovvio, dato il peggioramento del quadro congiunturale, che il pareggio di bilancio nel 2013 non verrà raggiunto

in effetti oltre ad anticipare la manovra Tremonti, a regime, ha specificato 20 mld lasciati inindeficati da Tremonti ed ha aggiunto una "pacca" di 22 mld (14,6 mld di maggiori imposte, 5,4 mld di minori spese, che potrebbero essere annullati dal problema "esodati",  e 2 di maggiori imposte o minori spese a seconda della buona volontà dei comuni che finora li stanno trasformando in maggiori imposte locali)

 

Per quanto riguarda il pareggio di bilancio potrebbe essere ancora possibile (entro 0,0 e -0,5%) perchè gli interessi giocati nel piano sono gonfiati (a meno rispuntino altri derivati come quelli che ci sono già costati 3,4 M$). Non raggiungere il quasi-pareggio nel 2013 sarebbe esiziale perchè parte il fiscal compact e il delta debito/pil -3% annuo sarà possibile, senza manovre per le quali sembra non esserci più spazio, solo se non si crea nuovo debito in modo che il -3% derivi automaticamente dal +3% di crescita del pil a prezzi di mercato.

 Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit...

la clausa imlicita c'è: pareggio di bilancio in Costituzione. Tutto sta nella capacità di osservarla. 

Le ''relazioni fiscali tra i vari livelli di governo'' continuano a essere l'immensa schifezza che erano prima, e la finta riforma federale calderoliana ha solo aggravato le cose.

è triste ma mi sto sempre più convincendo che l'unica possibilità è cancellare le regioni assieme alle province: negli ultimi 30 anni il costo per il personale degli enti locali è passato dal37,8% al 45,6% del costo totale dei dipendenti pubblici. Risuscitiamo l'INAM e il costo standard sarà automatico; inoltre dovremo tenere d'occhio solo un decimo dei potenziali ladri di oggi.

Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica

speranza vana fin dall'inizio visto che Monti ha imbarcato i massimi rappresentanti della casta dell'A.P. 

Catricalà, Malaschini, Malinconico, Peluffo, Griffi, Terzi, Cancellieri, De Stefano, Di Paola, Grilli, Polillo, Improta, De Vincenti, Catania, Clini, Cecchi, Balduzzi,  Cardinale.

 

Infine Monti in molte sue dichiarazioni pubbliche non fa mistero di badare all'immagine trasmessa quanto o più che alla sostanza e non riesco a spiegarmelo.

 


esodati

aldo lanfranconi 12/4/2012 - 22:36

la Fornero ha ridmensionato il numero a 65k

Avevo però letto nel pomeriggio che 65 k sarebbero solo gli esodati che non proseguono i veramenti volontari.(su corriere on line da cui ora la notizia è sparita)

Ora si parla di 65k pensionandi secondo le vecchie regole entro 24 mesi.

In ogni caso non è che chi prosegue i versamenti non sia un problema e sono la maggior parte. Di solito l'incentivo consiste in :

-equivalente dello stipendio fino alla pensione

-equivalente versamenti volontari fino al raggiungimento o del pensionamento o dei 40 anni di versamenti

- una cifra di spinta

non prosegue i versamenti solo chi ha già raggiunto il requisito di contribuzione ma non di età per la pensione

La materia è complicata, vedremo gli sviluppi sperando che 65k sia il numero giusto.

è solo la volontà di non ammettere la realtà(tutti fuorchè il berlusca) che permette a molti che intervengono di scusare monti dicendo che è da poco tempo al comando...dimenticandosi i vari interventi sul corriere e i suoi suggerimenti..(fate come la grecia il migliore)....e non parliamo di politica economica perchè non ve n'è uno straccio in essere...in bocconi esiste un economista , si chiama Tabellini.... forfriends of left divisi tra il fondatore e il direttore di rep ciaoooooo

Gianni Z.

Inutile ripetersi.  

Se penso all’operato attuale del governo Monti e alle varie esternazioni, mi viene in mente il nome di quel canale di youtube: “WTF? Pictureisunrelated”.
O forse la definizione migliore sarebbe “portrait is unrelated”, nel senso che questo governo ci è stato dipinto come un’entità composta da opaci-sobri tecnici tutti intenti ai numeri, naturale e sana reazione all’orgia pop – folk  (sex, viagra and apicella’n’roll) del ventennio precedente.
Però Questa teknocrazia non si sta dimostrando tale, anzi Monti si sta dimostrando molto più politik-mediatico  di quanto si credesse, anzi si sta dimostrando più tale che propriamente tecnico.
La definizione “continuista”  coniata da Boldrin è sacrosanta: Monti come Mussolini, Badoglio, Berlu e altri, ossia quelli della rivoluzione di facciata e del continuismo tout court.
In tale contesto è anche degno di nota come rimanga fedele nei secoli il pensiero dell’italiano medio sempre in cerca di  quel “Lui” che ci venga a togliere le castagne dal fuoco quando le cose si mettono male o più in generale  a cui poter delegare l’onere della politica, dato che la partecipazione alla vita politico - sociale del paese non è molto nelle corde dell’italiano tipo.

Quindi, Monti si sta rivelando uno dei tanti.

But...But...But...But...
 
Personalmente è da un annetto buono che qualcosa non mi quadra riguardo alla figura dell’Italia nel contesto politico – strategico europeo.
Dalla Libia ( ampiamente sottovalutata dal punto di vista politico) all’imminente rischio Grecia 2, dal ruolo di Napolitano novello salvatore della patria (???) all’inserimento non proprio “fair” di Monti a capo del governo, alla passività con cui il parlamento italiano ha accettato tutto questo, ecc. ecc. ecc.
Il conto non torna, e sulla stessa linea, (appunto in continuità) non torna l’operato del governo Monti, le riforme che poco riformano, le rassicuranti dichiarazioni political-giornalistiche and so on.
Sembra che tutto perda di importanza, anche queste elezioni 2013 sembrano una cosa lontana, eterea, a cui la stessa politica si riferisce con una sorta di remissività: forse si fanno, forse no, ma che ce frega?

Se ci si riflette un attimo troppe cose non si spiegano, almeno che non siano inserite in un disegno politico di più ampio respiro e di matrice nettamente esterna alla sfera italiana.

Purtroppo, (come sempre accade quando si prova a decifrare i fatti mentre questi accadono), non abbiamo i tools necessari per ottenere una visione globale, ma sembra quasi che Monti stia agendo più con mansioni da traghettatore, che da riformista reale.
Traghettatore si, ma non verso un nuovo governicchio, ( che è l’unica cosa che la politica attuale può offrire al paese) piuttosto verso un progressivo ma netto limite alla sovranità nazionale dell’Italia.
Sembra come se ad un certo punto l’Europa si sia resa conto di due cose: on the one hand l’Italia da sola non riesce a creare una classe politica/dirigenziale in grado di riformare il paese, but on the other one l’Europa stessa non può permettersi che l’Italia diventi una Grecia 2 perché il contraccolpo rischierebbe di mandare a puttane tutto l’assetto europeo attuale, non solo in termini economici.
In quest’ottica potrebbe forse essere plausibile la figura di un Monti “imposto da fuori” il cui compito reale non sia quello di riformare l’irriformabile, ma di  cominciare a trasferire quote sempre più rilevanti di potere decisionale (o di sovranità) da Roma a Bruxelles ( tanto per dire) per far si che l’Italia venga messa in condizioni di smetterla con un autolesionismo che diventa pericoloso non solo per sé quanto per gli altri.
Tutto ciò contestualmente ad una forte accelerazione della politica europea verso la creazione di uno “Stato Europa” che in ogni caso deve necessariamente avvenire in tempi brevi perché ci sono grossi rischi di instabilità che minano il concetto stesso di Europa.
A quel punto le dichiarazioni tipo “la crisi è finita” o “ le riforme epocali” diventano solo pane per i giornali, perché chi realmente deve essere rassicurato da Monti, sa cosa realmente questi deve/vuole fare e dunque sa che non si tratta della riforma dell’Art. 18.

Tutto ciò, ovviamente, IMHO.

ma lo spero.  Una ventina di anni di sovranità limitata forse sarebbero sufficienti per fare le riforme necessarie che il popolo non vuole

Sicuro che sia da sperare?

Dove sta scritto, se non nei nostri sogni, che un governo "estero"  farebbe le riforme di cui l'Italia ha bisogno? A che pro?  Farebbe, piuttosto, le riforme di cui Loro hanno bisogno. Trattandoci come una colonia e direi giustamente, dato che come colonia ci facciamo trattare (e, anzi, lo auspichiamo, come,in fondo, anche  in questo tuo commento).

Forse un sintomo dei limiti delle nostre elite è anche dato dalla continua speranza che lo straniero "ci salvi", per non si capisce quale bonta d'animo. Dubito che in Germania, Inghilterra o Francia, quando le cose van male auspichino il governo degli stranieri illuminati.

Io credo che alla fine quella sarà la strada, ma non lo spero. E' solo la nostra fine. Una sconfitta, diversa dal finire come l'Argentina, ma comunque sempre un fallimento.

Coi

palma 10/4/2012 - 07:03

miei ringraziamenti per un'ipotesi da prender in seria considerazione. Le Valkirie prenderanno di nuovo i fili del destino in mano. Le ricordo anche la fine di Goetterdaemmerung. con le mise scuse perche' non ho idea di dove sta Umlaut.

Che vi sia la sensazione di una imbecillita' congenita degli europei sud-Latini mi venne confermato da due diplomatici di cui non posso far nome, non e' razzismo in senso proprio, ma vedono alcuni tecnocrati veri il loro mestiere secondo le linee dell'occupazione americana del Giappone dopo la resa, vale dire, ricostruttivo, autoritario, benevolo quando si vuole, ma deciso secondo parametri che non vengono ne scelti ne calibrati dalla popolazione locale o dalle elites che essa esprime.

Forse si sottovaluta l'effetto devastante che puo' avere sul morale della truppa il verificare che, 20 inutili anni dopo, ci si ritrova con quello che si credeva un grande professore alfiere del liberismo e della modernita', e una delle poche speranze per un rinnovamento intelligente dell'italia, agire facendo le ultime delle cose che ci si aspettava fossero utili in un paese gia' fra i piu' tartassati e diretti dall'alto, del mondo. Sparata la penultima cartuccia, l'ultima non puo' che servire a...

Non mi meraviglierei più che tanto se l'ipotesi di Lorenzo Fresi si realizzasse.

 

L'Unione Europea agisce in maniera soft - ma palese - per prendersi competenze che gli SM non avevano inteso attribuirle, almeno da quando è stato introdotto il voto a maggioranza: finché era richiesta l'unanimità, anche uno SM piccolissimo avrebbe potuto impedire l'adozione di politiche sgradite; il voto a maggioranza fu introdotto, formalmente, per snellire i processi decisionali ma, in effetti, permette alla Commissione di imporre sue scelte politiche se queste giovano ad una maggioranza di SM - si ricordi che si tratta di maggioranze ponderate, già questa scelta tecnica implica una riduzione della sovranità degli SM.

Naturalmente, occorre poi che le politiche perseguite dalla Commissione trovino una base nei Trattati: ma la valutazione se tale base sussista è rimessa alla Corte di Giustizia, organo che storicamente ha fornito un contributo decisivo all'espansione delle politiche dell'UE.

Suppongo che non si raggiungerà mai la prova inconfutabile che la BCE abbia operato come strumento consapevole di un programma di ulteriore limitazione della sovranità degli SM (non solo dell'Italia). Ma la sua istituzione stessa è frutto di un trasferimento di sovranità, ancorché volontariamente accettato dagli Stati aderenti all'eurozona; l'intervento sulla politica economica italiana a salvaguardia della moneta comune non può sorprendere. Monti - anche per le sue connessioni con l'UE - è il PdC ideale per condurre l'Italia nel fiscal compact che è un ulteriore limite alla sovranità nazionale: ma siamo pur sempre nella "gloriosa" tradizione del "ce lo chiede l'Europa".

Il voto a maggioranza fu introdotto come ineluttabile conseguenza dei successivi allargamenti: se ci sono 27 stati ed ognuno ha il potere di veto è pressochè impossibile raggiungere qualsiasi decisione: ce ne sarà comunque almeno uno che si oppone, magari con qualche ragione. Ma veniamo al nocciolo: l'ultima Commissione che aveva una volontà propria era quella di Jacques Delors. Al momento le istituzioni europee sono controllate da Angela Merkel e Nicholas Sarkozy, e non è complottismo sostenere che il loro obiettivo primario è di vincere le prossime elezioni nazionali nei rispettivi paese ed il loro obiettivo secondario quello di tutelare gli interessi dei propri elettori, al fine di raggiungere il primario. Di risanare l'Italia gli importa anche meno di quanto importase a Bossi&Berlusconi: semplicemente gli Italiani non gli servono per la rielezione. Oppure si vuole riporre ogni speranza nel presidente Barroso, un fulgido esempio della casta portoghese, non migliore di quella italiana. Ho ragione di dubitare che un governo teleguidato da Bruxelles non sia il migliore possibile per questo paese.

E' nella piu' antica tradizione italiana credere di risolvere i propri problemi chiamando terzi al potere.
Eccoci meritevolmente serviti per l'ennesima volta.
Per quanto riguarda il voto al'unanimita', e' fondamentale mantenerlo in europa se si vuole restare confederazione di stati autonomi.
Col voto a maggioranza addio autonomia.

Si tratta di una scelta tecnica o politica? se 27 Stati aderiscono ad un trattato, raggiungono una decisione comune che rispecchia gli interessi di tutti.

Se le decisioni sono prese a maggioranza, alcuni Stati possono imporre la loro valutazione dell'interesse "generale" agli altri, ed anche mascherare interessi particolari come interessi generali: come del resto riconosci parlando del predominio di Germania e Francia sulla Commissione.

"L'Unione Europea agisce in maniera soft - ma palese - per prendersi competenze che gli SM non avevano inteso attribuirle, almeno da quando è stato introdotto il voto a maggioranza"

 

È interessante questo punto. Qualche anno fa Olivier Blanchard, cercando di spiegare per quale ragione gli stati membri decidono eventualmente di rinunciare a parte della propria sovranità a favore di un organismo sovranazionale (in questo caso l'UE), proponeva le seguenti due:

1) i governi nazionali non si rendono conto completamente di quel che fanno, e aderiscono a trattati che non sono sufficientemente binding per quanto riguarda le limitazioni al potere ceduto al soggetto sovranazionale;

2) i governi nazionali vedono una convenienza a delegare ad un soggetto "altro" taluni compiti che, pur necessari e utili sotto diveri profili, sono politicamente sconvenienti.

 

Ora, la domanda che molti si pongono è: la UE (anche attraverso canali non istituzionali, come potrebbe essere la "imposizione" del governo Monti all'Italia) sta agendo nella maniera più favorevole per gli Stati membri del Sud? Se così fosse, sarebbe avvalorata la tesi sub 2. Al contrario, prevarrebbe la tesi sub 1... ed in tal caso sono cavoli amari. La stranezza è che il governo Monti, nel suo "continuismo", pare lavorare a vantaggio di obiettivi di breve termine che sono condivisi da Italia e UE, ovvero evitare un tracollo dell'Eurozona sotto la pressione dei disequilibri di bilancio dei paesi meridionali. Ma allo stesso tempo, nel mantenere intatti privilegi e rendite delle caste nazionali e tassando sempre più, il governo Monti sembra minare alla base gli equilibri futuri (ammesso, come io credo, che il fiscal compact da solo non risolve nulla perché non affronta l'andamento divergente nelle produttività nazionali), la qual cosa va a detrimento SIA del popolo italiano, SIA del futuro dell'Eurozona.

 

 

A me fa paura il fatto  che un governo "tecnico" abbia continuato nel solco dei governi precedenti, eccetto la breve parentesi delle pensioni (caso strano: l'ultimo governo"tecnico" fu quello Dini del 1995, anche quello cominciò con le pensioni, deve essere un mantra) per il resto assolutamente nulla di nuovo, anzi peggio: tasse, tasse e tasse.

 

A me fa paura che la Camusso dichiari:  "La forma normale di assunzione è il tempo indeterminato"  e nessuno dica "scusi, lei si è bevuta il cervello, abbiamo fatto tanto per introdurre il divorzio e adesso lei vuole il matrimonio a vita con i dipendenti ?"

 

A me fa paura che 500 taxisti (500!!) dicano "NO" e NO è.

 

Ma questo è niente rispetto alle politiche del 2013, tanto che comincio a sperare che i Maya abbiano ragione e tutto finisca il 21.12.2012.

 

A me,quindi, fa paura che il governo Monti sia ricordato come l'ultima, fallita, speranza dell'Italia, perchè tale non è.

Perchè il Governo "tecnico" del sig. Monti è come le elites italiane e gli italiani lo vogliono: can che abbaia non morde (a me). Se non cambiano le elites italiane il Sig.Monti è il massimo a cui possiamo aspirare,e a me questo mi fa pensare che la risposta al "problema Italia" sia altra. Si devono cambiare gli italiani, altrimenti rischieremo di rimpiangere Monti.

dotto'

palma 10/4/2012 - 10:42

dotto' "tecnico" una cippa di...

il governo e' un governo incaricato da Giorgio (Giorgione era solo Amendola) Napolitano e votato ad immensa maggioranza da gruppi e gruppetti che pensano a come nascondere il malloppo. Il resto son batture da bar sport di sotto alla gazzetta di forli'...

notare l'uso del virgolettato..
La penso esattamente come te: governo del Presidente per salvare i "politici" e le loro prebende. A spese delle parti nobili degli italiani, mai così indegnamente trivellate.

Gentile Si. Esposito, per cambiare le elites italiane bisognerebbe prima di tutto presumere che esistano, poi individuarle, quindi renderle inoffensive.
Mentre io ritengo che il principale deficit italiano sia proprio quello di non aver mai avuto una elite (almeno a partire dal dopoguerra), una borghesia che fosse in grado anche di comprendere e farsi carico degli interessi generali del paese.

...che gli italiani siano differenti dagli altri popoli. Sarebbe una gravissima forma di razzismo e discriminazione. Sarebbe come ammettere che i meridionali siano "inferiori" ai settentrionali. No. Il problema non sono gli italiani, ma la loro istruzione e le stupide convinzioni passate cui ancora va appresso oggi la maggioranza. Purtroppo per far comprendere certi concetti, talvolta bisogna raggiungere il punto limite di sopportazione e magari superarlo.

 per la scarsa 'istruzione' nonché la credenza nelle 'stupide convinzioni passate' (che tanto passate è ancora tutto da dimostrare siano)... a chi le vogliamo attribuire? Agli Svizzeri, forse agli Scandinavi? E' colpa dei Greci o della Chiesa? Suvvia, ammettiamolo, non c'è nulla di male nel dire le cose come stanno...

...a mio avviso non è soltanto degli italiani in sé. La classe politica e dirigente non ha fatto altro che ingannare e restare al potere, senza riformare il paese come in altri paesi sviluppati. Probabilmente è anche vero che gli italiani partecipano poco al dibattito politico e questo fa sì che emergano ogni volta le peggiori figure che uno si possa aspettare. Per quanto riguarda le convinzioni passate, intendevo dire quelle del passato non che siano ormai passate (magari fosse così).

sono gli italiani stessi. Se negli ultimi 30 anni il paese non è stato riformato (e tuttora si stenta a farlo nonostante la situazione a più serio rischio fallimento), come la classe politica e dirigente di altri paesi ha invece consapevolmente fatto, la responsabilità è soltanto di chi li ha votati, di nessun altro. Se alla classe politica e dirigente italiana è stato consentito di spolpare il paese, ingannare, corrompere, rubare, evadere e quant’altro la responsabilità, a mio modesto avviso, è soltanto di chi li ha votati e di nessun altro. Quando vedrò il consenso politico precipitare nei sondaggi allora sarò pronto a ricredermi sulla voglia di cambiamento di questo popolo. Quando vedrò la grande maggioranza dei cittadini dimostrare maturità e astenersi per protesta dal voto – esautorando nei fatti i partiti  – e richiedere a gran voce qualcosa di davvero nuovo e diverso, solo allora sarò pronto a riconsiderare la buona fede degli italiani. Se davvero non siamo da meno rispetto ai popoli più civili dimostriamolo con i fatti.

...è che la gente non ha ancora compreso che non basta votare chi magari ha delle buone intenzioni nel proprio programma (i partiti più grandi l'hanno quasi uguale), ma che contano i risultati che si otterranno con determinate intenzioni, non con qualsiasi pensando che basti eleggere una brava persona. E qui entra in gioco il ruolo dell'istruzione e dell'informazione, che dovrebbe essere preso in realtà dai giornali e le TV (e non solo i blog di alcuni economisti come nFA o la Voce), mettendo a nudo le conseguenze di certe scelte dei politici e semmai costringerli al muro nel caso si possano rivelare inique ed inefficaci.
Non succede nulla di tutto questo, e il motivo è inutile spiegarlo.
Dopo è anche vero che una larga parte degli italiani ha uno scarso senso civico, che non credo sia solo dovuto a scarsa istruzione ed educazione. E' un malcostume appartenente anche alle classi più agiate, e solo con una presa di posizione forte di chi è a capo della comunità si deve cercare di cambiare. Non aspettiamoci che gli italiani cambino da soli, servono per forza delle persone-guida e delle regole che facciano invertire la rotta.

percorro spesso l'autostrada Milano Chiasso dove i ticinesi, ligi anche al limite dei 10 Km/h a casa loro, sfrecciano a 180 Km/h.

vado al mare in un posto dove ci sono più tedeschi di italiani: le loro auto sono in divieto di sosta come le nostre, quanto a schiamazzi notturni ci battono e sono cose che non fanno in Germania, tanto che penso che l'appeal del Bel Paese non siano sole, mare, buona cucina, arte bensì la licenza di comportarsi come noi per due settimane.

La gente non è diversa, è il manico che lo è! 

 

quelli che vedi sfrecciare sull’autostrada a 180km/h, parcheggiare in divieto di sosta e comportarsi da veri italiani…ma italiani che vivono all’estero, in svizzera, in germania, in olanda e ai quali non par vero, qualche volta all’anno, tornare a comportarsi da bravi e genuini cazzari quali sono.

 

No, caro Outlier ( :-) ) ti sbagli.  Certo il senso civico ed il rispetto delle regole è più "radicato" in svizzeri e tedeschi ma appena capiscono che in Italia non si paga pegno, il loro atteggiamento cambia completamente e, avendo fatto il carabiniere sul confine italo svizzero, potrei raccontare decine di aneddoti al riguardo.

Poi il discorso se sia "il manico" o meno è complesso. Le regole formano la mentalità del popolo ma è "la mentalità del popolo" a creare le regole e stabilire quali siano importanti e su quali si possa essere flessibili...

ma battuta fino ad un certo punto. Sarà anche vero che  qualche straniero si faccia prendere la mano quando valica il confine - anche se personalmente non ho evidenza significativa di questi aspetti, tutt'altro - ma credo sia incontrovertibile il fatto che, mediamente, nella popolazione italiana il malcostume, in tutte le sue forme, sia più diffuso in italia di quanto non sia nei paesi del nord europa. Basta viaggiare un po' per rendersene conto. Ed è maggiormente diffuso a napoli e nel meridione piuttosto che in alto adige o a trieste. Vero? Vero. Why? Forse che l'esempio e le regole vengono date, scritte e fatte rispettare da una classe politica e dirigente migliore della nostra? Possibile, anzi probabile. Ma giriamo sempre intorno allo stesso punto. La selezione avviene all'interno della comunità: rappresentanti e rappresentati si somigliano sempre parecchio.

 

Questo è il governo Monti, e questo è quello che ci possiamo aspettare da qui alle elezioni della primavera 2013. Se vogliamo qualcosa di diverso, sarà bene che iniziamo a pensare a come costruirlo.

 

Lo scenario che prende forma è il seguente: i mercati tornano ad agitarsi, ritornano i venditori sul debito sovrano, chi può va corto. Anche i francesi soffrono per un possibile contagio ma, almeno per il momento, se la cavano meglio di noi. Lo spettro del default torna ad aleggiare. Lo spread riprende quota e risale velocemente verso i precedenti massimi, anzi li supera d'un solo balzo. La barcaccia torna a solcare il mare, a gonfie vele verso Portogallo e Grecia.

 

Che succede in questa situazione?

 

Potrebbe accadere che governo tecnico, rappresentanze parlamentari e italiani vari si spaventano una seconda volta, al quadrato, e sull'onda emotiva si rimettono al lavoro per approvare alcune delle svariate cose che il buon senso economico e la BCE suggerivano di fare da tempo. Ora però le finte non bastano più perché gli investitori vogliono vedere cose molto concrete prima di tornare a finanziare un paese sull'orlo della bancarotta. Passerà ancora del tempo e il ritardo costerà svariati miliardi aggiuntivi. Però c'è una speranza che stavolta si intervenga più seriamente.

 

Nemmeno lo spread a quota 800 fa paura?

 

Resta l'alternativa: nell'impossibilità di mettere d'accordo il parlamento, MM si dimette e si indicono nuove elezioni. La situazione politica italiana la conosciamo bene e la conoscono tutti anche all'estero. Formazioni nuove al momento non ve ne sono e votare turandosi il naso non porta a nulla di buono, come sempre. Eccoci servito il default, cari italiani, potremmo chiamarla bancarotta fraudolenta. Forse dovremo impoverire ulteriormente prima che qualcosa possa davvero cambiare.

 

 

 

Stamane sentivo per radio che lo spread (che, non dimentichiamolo, è un segnale della fiducia che il nostro Paese ha sui mercati internazionali) è risalito a quota 387.

 

Magari, dopo le opprtune telefonate, riscenderà, ma è chiaro che sui mercati (ri)cominciano a suonare le campane di allarme. E per il delirio di continuismo che comincia ad affliggere il "governo tecnico" MM dichiara che ha un alto consenso nel paese. Come Berlusconi prima del naufragio. Dante aveva ragione.

Che salga e metta un po' di pressione a questi "tecnici" voltremontiani.

E' vero quanto riguarda l'anticipazione IMU: pero' attenzione, ora meta' dell'introito della cosiddetta imposta municipale va per legge direttamente allo stato, e l'incremento delle rendite catastali del 60 per cento (escluse banche e assicurazioni che sono beneficate da un solo 20 per cento di aumento, poverine), il leggero incremento delle aliquote, piu' la reintroduzione sulla prima casa, raddoppia circa il gettito della tassa, cosi' da mantenere per i comuni all'incirca lo stesso introito di prima. Non credo che cio' fosse nell'intenzione originaria dell'introduzione di questa imposta, che avevo capito dovesse invece unificare le varie imposte comunali per i servizi. Questo e' un ennesimo atto di dirigismo centralista e arrogante da parte del governo. Del resto la sostituzione del ministero per il federalismo con quello per la "coesione territoriale" qualcosa doveva far sospettare, oltre ad essere un chiaro segnale politico e non tecnico...

Non sarà che Monti fin dall’inizio non era affatto interessato a riformare realmente il mercato del lavoro, ma semplicemente a raccontare una “bella storia” alla stampa economico-finanziaria anglosassone (WSJ, FT, Economist...)?

In fondo è quello che fa qualsiasi CEO, racconta una “storia” e se è bravo gli investitori se la bevono...

In questo senso, un buon giro di bustarelle a giornalisti ed analisti è di prassi... chissà se esiste l’apposita voce di bilancio (PR finanziaria?).

lui la storia l'ha raccontata,ma ilWSJ non l'ha bevuta:

http://www.corriere.it/economia/12_aprile_06/monti-dietrofront-wsj-thatcher_7bcb6984-7fcc-11e1-8090-7ef417050996.shtml

e giovedi collochiamo i BTP con lo spread risalito a 390 punti.

Inoltre,la spesa per interessi 2012 era stata calcolata prendendo come base il tasso del 7%.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-04-10/priorita-assoluta-063546.shtml?uuid=AbXuufLF.

Ora come ora siamo al 5,60%

Non sono molto d'accordo con l'atteggiamento verso il governo Monti. Per rimanere in campo Star Wars " Anger leads to hate. Hate leads to suffering.” e, come è noto quella è la via per il lato oscuro.

Monti ha dei vincoli politici pesantissimi, non potrebbe fare più di tanto (bicchiere mezzo pieno: vedi ad es. il fatto che pare certa l'asta delle frequenze invece del beauty contest.) Il riferimento a Salvemini viene fuori per quelli che dicono che Monti è l'ultima spiaggia delle caste e cricche, messo lì da Napolitano per difendere la politica "as it is". Salvemini, anche lui convertitosi (e giustamente) al liberismo radicale, pensò a un certo punto che l'interventismo sarebbe stato la chiave per abbattere l'odiato sistema giolittiano. E finì con allearsi con i Salandra e i Sonnino, i nazionalisti di Rocco, Corradini e Federzoni (quelli che celebravano il "bagno di sangue" a venire) , e  con l'industria pesante (protezionista e monopolista) e ancora nei primi anni '20 scrisse che Mussolini era meglio di Turati, perché, appunto, Mussolini stava sbaraccando il sistema giolittiano (noi diremmo, consociativo). I risultati li sappiamo. E qualcosa del genere è successo anche verso Berlusconi e Bossi, a cui è stato dato immeritato credito per anni perché erano il "nuovo" post-Tangentopoli.

 

P.S.: da untuoso statolatra, condivido quasi tutte le proposte di Giannino sul taglio della spesa pubblica.

 

P.P.S.: a proposito di art. 18  

 

nessuno dica alla Camusso "scusi, lei si è bevuta il cervello, abbiamo fatto tanto per introdurre il divorzio e adesso lei vuole il matrimonio a vita con i dipendenti ?

 

l'art. 18 permette il divorzio, se quello che si vuole è il ripudio stile Sharia, basta dirlo... e il dipendente adultero lo possiamo lapidare? (cit. da una famosa, vecchissima pubblicità dell'Amarena Fabbri...)

Marino, elaborare strategie politiche non è il mio mestiere, e non ho certo la faccia tosta di paragonarmi anche solo lontanamente a Salvemini. In questo situazione non saprei che fare, anche se resto ottimista sul fatto che la situazione sia migliore di quella che ci condusse al macello della prima guerra mondiale.

Ho semplicemente dato un giudizio sulla politica economica che il governo Monti ha messo in atto, attenendomi il più possibile ai fatti. Per quel che mi è dato capire le indicazioni di riforma che la BCE dichiarava urgenti e da approvare entro il settembre 2011 restano disattese, con l'eccezione della riforma delle pensioni (su cui pesa, come ha fatto giustamente notare Aldo Lanfranconi, la vicenda degli esodati).

Possiamo guardare al bicchiere mezzo pieno, e dire che né Prodi né il centrodestra sono stati  in grado di fare anche solo una riforma del genere.  Ma secondo me è un po' da stolti.

Se non si dà una scossa forte agli equilibri politico-economici, anche i risparmi della riforma delle pensioni rischiano di finire nel buco nero. Questo è la lezione che io traggo dall'esperienza 1995-2005. La riforma Dini e gli aumenti delle tasse hanno messo una pezza all'andamento insostenibile del debito, ma nessun equilibrio è stato seriamente intaccato. Si è poi incaricato Tremonti nel 2001-2005 di mangiarsi i risparmi indotti dal calo dei tassi d'interesse a seguito dell'entrata nell'euro. Se le cose continuano a restare come sono (il ché è purtroppo probabile) il prossimo Parlamento continuerà a vivacchiare, mangiandosi i risparmi previdenziali con nuovi aumenti di spesa non appena possibile; il limite, come accade ormai da 20 anni, sarà dato solo dal vincolo esterno dei mercati finanziari, non da una pressione politica interna per una politica economica diversa.

Questo è quanto sono in grado di dire. Su come dare la scossa necessaria, con chi allearsi etc.  veramente non so.

 

P.S. Ma la pubblicità dell'amarena Fabbri non diceva ''capitano, lo posso torturare''?

veramente avevano già cominciato i governi di centrosinsitra dal 1998 al 2001 a mangiarsi i risparmi indotti dal calo dei tassi di interesse:infatti,il governo Prodi nel 1996 ereditò un avanzo primario del 4,6 e lo porto' al 6,6 nel 1997.Ma dal 1998 in avanti,questo avanzo primario è sceso fino ad arrivare al 3,2 del 2001 pur avendo avuto una crescita media del PIL nel quinquennio al 2%,con una crescita nel 2000 al 3,7.....e questo con la spesa par interessi/PIL che nel 1996 era dell'11,5 e nel 2001 del 6,3.Se quei governi,avessero mantenuto l'avanzo primario intorno al 6,6,nel 2001 avremmo avuto un avanzo di bilancio di qualche decimo di punto,invece di avere un deficit del 3,1%.E Tremonti ha continuato a mangiarsi il risparmio da calo di tassi di interesse dal 2002 al 2005

...dell'introduzione dell'IRAP...

In questo situazione non saprei che fare, anche se resto ottimista sul fatto che la situazione sia migliore di quella che ci condusse al macello della prima guerra mondiale.

 

Gli effetti geopolitici, non solo economici, di una eventuale disgregazione dell'Unione Europea possono essere peggio degli spari di Sarajevo (quelli del '14). Se uno pensa a certi governi ungheresi o polacchi, quelli sarebbero capaci benissimo di fare cazzate, e i populisti irresponsabili spesso pensano/hanno pensato di risolvere i problemi interni con il nemico esterno. L'altro problema (damned if you do, damned if you don't) è che il "big bang" avrebbe comunque dei costi economici. La mia paura è che possano essere superiori a quelli di politiche più graduali

 

più efficace dello spread e più convincente della BCE per spingere gli italiani a fare le riforme e cambiare i propri equilibri interni. Fossi in MM proporrei questo aut-aut al parlamento: “cari onorevoli, o si fanno le riforme subito oppure sospendiamo per decreto tutti i campionati di calcio per un tempo indefinito”. Puede ser?

 

Quota 400

OutLier 10/4/2012 - 16:52

Soffiamo tutti sullo spread, nostra unica speranza...

Sono colpito dal vostro ottimismo. Io temo che, non cambiando il medico, difficilmente cambi la medicina; rischiamo solo dosi più massicce e, soprattutto, temo ne muoia il paziente.

Non è ottimismo

OutLier 10/4/2012 - 17:51

ma la razionale consapevolezza che, in Italia, per poter adottare estremi rimedi occorre giungere a mali estremi e andare oltre. 

Credo che lo scetticismo di Corrado derivi dall'interpretazione di cosa il sistema politico considera ''estremi rimedi''. In particolare, l'estremo rimedio di fronte a uno spread che riprende la marcia può essere un altro bell'aumento delle tasse...

you got it perfectly! :-)

Oramai han visto che reggiamo di tutto senza neanche protestare troppo.

Tutti a far il pieno di benzina entro sera...

Tasse

Andrea Grenti 10/4/2012 - 19:13

Quando non ci sarà più nessuna azienda, perché fallita o delocalizzata per colpa delle tasse oltre alla mancata riforma del lavoro, non ci sarà più spazio per gli iter legislativi ma solo per la guerra civile... Spero vivamente che prima o poi FMI e UE prendano in mano la situazione, se non dovesse essere invertita la rotta entro qualche anno.

Se le aziende se ne vano si tassano gli immobili. Se la gente non ha i soldi per pagare le tasse sugli immobili, si concede di pagare a rate ipotecando la casa. E se pensi che stia scherzando, leggi questa simpatica intervista del supertecnico Pellegrino Capaldo. Si privatizza il debito e si liberano risorse per lo stato, che le userà per sviluppare il paese. Mica si possono lasciare i soldi ai sudditi, che poi li usano male. Le elucubrazion idi certi personaggi fanno veramente correre un brivudo lungo la spina dorsale.

Capaldo

Andrea Grenti 10/4/2012 - 20:14

Sembra una di quelle elucubrazioni che potevano venire fuori solamente dal PCUS... Strano che Tremonti non abbia preso in considerazione e attuato questa "concreta" risposta al problema del debito pubblico. Qualche suggerimento lo poteva trovare anche in Bankitalia.

Bertelli (Prada), come il grande vecchio di Omaha, ha aperto a una patrimoniale straordinaria.

Bella notizia invece da IKEA

Milano, 10 apr - Ikea celebra la Settimana del Mobile a Milano confermando il trasferimento di alcune sue produzioni dall'Asia in Italia. Ventiquattro fornitori nazionali e circa un miliardo di euro di acquisti fanno da tempo del Gruppo Ikea il primo cliente della filiera italiana dell'arredolegno: l'8% degli acquisti mondiali di Ikea proviene dall'Italia

stiamo diventando come la Malesia e il Vietnam

 

A volte penso che MM sia spiritoso quanto BB, è solo uno spirito diverso.

Come quando disse che la riforma del lavoro valeva 200 punti di spread (e quindi l'avesse fatta Sacconi avremmo pagato interessi più bassi della Germania, a meno che lo spread segua una scala logaritmica.)

ancora IKEA

 

Ikea: Petersson,Italia ok per qualita' e flessibilita' fornitori(Radio24) 

Articolo 18 non e' un problema, lo e' la burocrazia Milano, 10 apr - "Per l'Ikea non e' un problema l'articolo 18, ma e' l'incertezza dei tempi della burocrazia e della politica". Lo afferma a Radio 24 intervistato da Sebastiano Barisoni, l'amministratore delegato della multinazionale Ikea Italia, Lard Petersson parlando dell'attrattivita' degli investimenti stranieri in Italia in seguito all'annuncio di oggi di spostare in Italia, in particolare in Piemonte, alcune produzioni precedentemente allocate in Asia. Per l'ad di Ikea Italia "vogliamo investire di piu'. Stiamo molto attenti alle scelte logistico ambientali e abbiamo scelto l'Italia perche' abbiamo un'ottima esperienza con i fornitori e la loro qualita'. I fornitori italiani hanno dimostrato di essere molto flessibili sui cambiamenti dei prodotti. Certo che - continua Lars Petersson a Radio 24 - l'incertezza dei tempi della burocrazia e della politica rendono il mercato italiano meno appetibile". L'articolo 18 secondo l'ad di Ikea Italia "non e' un problema perche' noi lavoriamo e cresciamo con le persone che lavorano con noi. Per noi il problema del lavoro e' una richiesta di piu' flessibilita' interna nel cambiare mansione, reparto e orari di lavoro e i contratti attuali non sono flessibili. L'Italia e' un paese nel quale vogliamo investire e il nostro e' un pensiero a lungo termine" conclude a Focus Economia su Radio 24. Com- 10-04-12 19:04:44 (0316) 5 

E' una buona notizia, sia in sè (qualcuno che torna a investire in questo paese) che per il commento del Signor Petersson.

Speriamo queste sue osservazioni siano oggetto di dibattito...lo dico, ma non ci credo nemmeno io :-(

PS

Dopo la proposta di farci invadere dalla Svizzera, propongo un'altra soluzione alla crisi che ci attanaglia.

Subappaltiamoci all'IKEA: diamo al signor Ingvar Kamprad e ai suoi uomini pieni poteri per due anni. Per me ci rimettono in sesto alla grande.

penso  un fattore determinante sia costituito dalla strategia di ikea che è leader nel segmento low cost.i maggiori oneri sul lavoro sono compensati da una più elevata qualità ma soprattutto da minori costi logistici e di produzione propri dei distretti.il profitto per i fornitori di ikea è dato dai volumi di produzioni più che dalla qualità e dal margine di profitto sul singolo pezzo prodotto e venduto.ma tutto ciò è reso possibile appunto dalla leadership di ikea nel segmento che evidentemente non risente del momento congiunturale sfavorevole potendo così pianificare investimenti che producono flussi di cassa che creano valore.

 

Differente ,invece ,per esempio ,(non so se l'hai seguito)la questione di stock 84 che ha chiuso il suo stabilimento a Trieste invece per l'eccessivo costo del lavoro.Evidentemente in questo caso la recessione e una posizione non altrettanto competitiva hanno giocato un ruolo determinante.

 

qui potrai trovare maggiori informazioni http://www.ilsole24ore.com/impresa-e-territori.shtml

http://www.repubblica.it/economia/2012/04/11/news/stock_84_lascia_l_italia-33109994/?ref=HREC2-5

diciamo che lo stato li ha usati male,ma pure i cittadini,quei 1900 miliardi di debito che non hanno coperto o con piu' tasse o con meno spesa pubblica,nel passato,non è che li abbiano usati cosi' bene...poca spesa in ricerca nelle aziende private,soldi portati in Svizzera e via dicendo.

Tu avrai usato male i tuoi soldi e invito Monti ed il suo esecutivo a tenerne conto, io i miei li ho usati benissimo :-)

Sinceramente un commento del genere non mi aspetterei di leggerlo nemmeno su "Il Manifesto", (si sa che i compagni dividono tutto con il Partito. Tranne le bici, quelle sono due:  una per se e una alla moglie), figuriamoci su nfA!

Uno stato fallito che, invece di riformarsi, ipoteca le case dei suoi cittadini può solo dare "brividi lungo la spina dorsale" come dice giustamente Sandro.

Non è questione di essere liberisti, è questione di non delirare!

L'argomento a contrario "non si possono lasciare i soldi ai sudditi sennò li usano male" trascura che tra quei "sudditi" ci sono le imprese, e trascura pure che i cittadini magari hanno usato "benissimo" quei soldi, ma in un sistema di incentivi sbagliati.
Per dire, tutti a farsi la seconda casa, poi posti bellissimi (e sicuramente profittevoli come beni posizionali facendoci parchi, agriturismi ecc.) sono diventati delle torvaianiche dove oltretutto gli immobili te li tirano appresso. Oppure, magari i soldi evasi dalle tasse hanno significato infrastrutture scadenti, più costi e meno competitività.
Voglio dire, per le mie scelte immediate di consumo sono sicuri di decidere meglio di qualunque altro, ma anche se mi lasciano più soldi in busta paga abbassando le tasse (e lo spero) non è che questo automaticamente migliora il sistema educativo o aumenta l'innovazione o qualunque altra cosa a livello sopraindividuale.

Vedi risposta sotto ad Aldo.

Per il resto: posso arrivare (quasi) a concepire una socialdemocrazia di tipo scandinavo, ma il delirio proposto da Amato e Capa ..."di non mi ricordo cosa" è semplicemente inaccettabile e che su nfA siamo giunti al 3 commento che dice "sì, ma però, in fondo..." mi getta nello sconforto più totale.

e quindi tu pensi che la grande maggioranza degli italiani e delle imprese italiane abbiano usato bene i soldi che non hanno dovuto versare allo stato nei decenni per coprire la spesa pubblica?Ne sei cosi' certo?Come mai,allora,abbiamo una spesa privata in ricerca tra le piu' basse del mondo?Io non c'entro proprio nulla con il Manifesto,ho idee all'opposto ma dati i fatti,non mi pare che anche i privati italiani abbiano speso troppo bene i soldi del debito pubblico.Non è questione di dogmi ma di essere concreti e stai parlando con uno che ritiene che la spesa pubblica primaria dovrebbe essere non superiore al 40% del PIL,ma che se fosse non piu' del 35% sarebbe ancora meglio quindi,prima di fare certi commenti,accertati di aver capito con chi stai parlando.

Questo commento non l'ho capito. I cittadini come avrebbero potuto utilizzare i soldi del debito pubblico, se li hanno ottenuti i vari governi?

i governi non li hanno tenuti

parte li hanno sprecati

parte li hanno dati ai baby pensionati

parte li hanno dati agli amici permettendo loro di sovrafatturare le prestazioni

parte sono stati usate per tenere vive imprese morte, ecetera 

Aldo tu quoque??

Il commento di Roberto si rifà ad un articolo di Capaldo e Amato citato da Sandro che ti consiglio di leggere.

Se vogliamo dire che i soldi dei cittadini sono a disposizione del governo perchè il governo è stato eletto dai cittadini .. non sono per nulla d'accordo, ma siete liberi di sostenerlo, ma dire che "siccome i cittadini li sprecherebbero" allora il governo può disporne beh state delirando.

ho solo risposto ad A.Grenti che i soldi del debito alla fine sono finiti ai cittadini o in forma di cash o di servizi che magari non volevano. In malo modo se attraverso corruzione e per incompetenza. Se la corruzione è ai livelli denunciati dalla C.C. penso che la maggior parte dei soldi del debito siano finiti in corruzione. 

in realtà il dibattito su come e chi dovrebbe ripagare il debito pubblico è interessante e non banale, mi permetto di ampliarlo con un piccolo gedankenexperiment.

supponiamo che domani la pacifica svizzera si decida (finalmente :) ) ad invaderci e sottometterci, a meno che non riuscissimo a ridurre di almeno il 50% il nostro debito pubblico entro cinque anni. ammettiamo anche che gli italiani preferiscano pagare piuttosto che sottomettersi ai pignolosissimi svizzeri.

chi paga? ecco che la proposta di tassare gli immobili non diventerebbe così assurda (ovviamente senza l'invasione elvetica lo è), se applicata con una progressività micidiale, dal 2-3% per i nuclei familiari con unica abitazione al 20-25% per i grandi proprietari. crollerebbe il mercato immobiliare? tanto meglio, per una ventina d'anni non si costruiscono abitazioni private, così agli italiani passa la smania del mattone e l'ambiente ringrazia.

questa sarebbe una proposta reale di redistribuzione della ricchezza, nell'ottica di ridurre la forbice tra "ricchi e poveri", che non sarà maggiore degli altri paesi europei, ma esiste e secondo me è andata aumentando negli anni della crisi (aspettiamo i dati in ogni caso..).

sono bene accette proposte alternative/complementari, una nota per chi abbia già imbracciato l'ascia dei (necessari) tagli alla spesa pubblica: anche tagliando del 50% lo stipendio dei dipendi pubblici non si raggranellerebbe la cifra!

spero che nessuno salti dalla seggiola leggendo cotanto estremismo rivoluzionario sul rispettabilissimo nfa (riferimento al commento di Corrado Ruggeri sopra), ma il successo del blog impone (IMHO) di confrontarsi anche con chi non la pensa esattamente come i redattori.

Caro outlier in Italia si fa troppo wishful thinking questo mi fa saltar sulla seggiola. Perchè wishful thinking dirai? Perchè  stiamo parlando di Capaneo e Amato !! Tu sogni di una "Svizzera buona" che ci invade per sistemare i nostri conti. Non è la stessa.

Noi continuiamo a sognare (abbiamo sognato anche con Monti)  e quelli battono cassa.

Abbiamo già la stessa pressione fiscale dei paesi scandinavi*** e i servizi mi sembrano diversi, per quale motivo aumentare ulteriormente la pressione risolverebbe i problemi italiani? Quando mai si sono risolti i problemi di un giocatore compulsivo di video poker aumentando i soldi che gli si prestano?

Soprattutto quando mai i soldi del privato si considerano di diritto espropriabili se il possessore non li utilizza correttamente?

Non è questione che siamo su nfA è questione che NON siamo in Corea del Nord!

PS

***immagino che la diversa ricchezza pro capite dei paesi scandinavi influenzi il discorso ma, per quanto riguarda l'esempio, l'ho trascurata

...credo intendessi rispondere a Michele Starnini...

Hai ragione ! Mi scuso.

No problem...

OutLier 11/4/2012 - 11:02

No problem...

Non è questione che siamo su nfA è questione che NON siamo in Corea del Nord!

 

Sicuro che non manchi un avverbio?

Un avverbio di luogo, tipo "qui"? Oppure di tempo , tipo "ancora"?

Soprattutto quando mai i soldi del privato si considerano di diritto espropriabili se il possessore non li utilizza correttamente?

si potrebbe applicare la logica degli espropri per i miglioramenti fondiari (lo so, è la legge fascista sulla bonifica integrale, che però era compatibile con codice civile e con la proprietà privata.)

 

Però... l'idea che la proprietà privata sia di fatto una concessione pubblica a titolo oneroso ha un suo fascino per costruire un quadro legale per la transizione al socialismo, glielo diciamo a Ferrando e C.? (PS: sto scherzando. Amato e Pellegrino Capaldo erano da rinchiudere.)

Ma non tiriamo fuori la Corea del Nord, dai. "Overkill"

eh no!  Il concetto è da paese comunista, non mescoliamo con gli espropri che sono una cosa diversa cosi come lo sono le tasse tout cort. Un conto è contribuire alla collettività un conto è considerare i soldi dei privati a disposizione del governo e soprattutto legare la loro disponibilità all'uso che ne fa il cittadino (comunisti e moralisti?)

est modus in rebus

siamo passati al delirio allo stato puro...che c'entrava il comunismo con il mio primo commento?Ho scritto che si devono espropriare i cittadini?Ho semplicemente fatto una considerazione sul fatto che secondo me,lo stato ha speso male ma credo che anche gli italiani non è che siano stati cosi' bravi a spendere i soldi che hanno risparmiato dal non dover coprire la spesa pubblica con le tasse...tutto li...

Un'idea geniale, signor Starnini: si risparmia suolo, facendo contenti gli ambientalisti, e si provoca il fallimento di migliaia di imprese edili, incrementando la disoccupazione. Distribuzione della miseria, non della ricchezza!

ha ragione, chiedo venia, Dio salvi il mattone!

anzi, per ripartire perche' non lanciare un bel piano casa? piu' case per tutti! seconde, terze, quarte: e via anche la maledetta IMU, magari ci mettiamo un bel condono per l'abusivismo edilizio, qualcuno gradisce? et voila', crescita!

temo proprio che per uscire dalla crisi non bastera' foraggiare l'ennesimo boom del mattone, la lobby dei palazzinari spero stavolta rimanga' a bocca asciutta.

idiozie

marcello urbani 12/4/2012 - 07:18

Michele questa è una sparata grossa pure per il bar sport.Mi rifiuto di commentare oltre.

... a quanto pare non si puo' fare sarcasmo senza essere insultati.

Penso pero' di non essere l'unico (v. anche commenti sotto) a pensare che per troppi anni si sia lasciato mano libera alla lobby (chiamare le cose con il loro nome non e' peccato) dei costruttori. La ripresa non puo' e non deve passare per un nuovo boom edilizio. Idiozia e' pensare il contrario.

Però ho sbagliato mira: andava sotto al commento di lucaiozzino.

E criticare il contenuto di un post non è un insulto.

A proposito: i piani casa e i sussidi ai palazzinari sono un' idiozia. Ma lo è pure cercare deliberatamente di deprimere il mercato immobiliare.

Se ci sono problemi di sfruttamento del territorio si legifera su quelli, poi vada come vada.

Si potrebbero bloccare le nuove costruzioni su terreni "vergini" e impegnare le imprese in riqualificazione e ristrutturazione. In fondo, mangiarsi il territorio è distruzione di ricchezza, non solo in termini ambientali, ma proprio monetari: svalutazione degli immobili, spesa per i danni da frane e alluvioni (e relative tasse), comuni drogati che cercano di coprire le spese ordinarie con gli introiti di urbanizzazione... D'altra parte le bolle edilizie fanno anche danni finanziari (subprime-banche a mollo-too big to fail-TARP)

La fa molto semplice ma non è così , l'immobiliare è e crea ricchezza solamente se degli immobili vi è reale necessità e solo nel caso questa necessità abbia un valore superiore all'utilizzo agricolo del suolo , moltiplicato per 10.000 anni ( tempo in cui un manufatto di medie dimensioni ) viene riassorbito dall'ambiente. In caso contrario un manufatto edile non crea ricchezza ma la distrugge... certo ne distribuisce un po' oggi - soprattutto a chi ha il proprio terreno cambiato di destinazione d'uso da mano politica amica - qualche briciola per un anno agli operai del cantiere e poi millenni di improduttività se non era necessario. Oggi tutti i dati segnalano che in Italia c'è stato un eccesso di costruzione ( e poco recupero abbiamo centinaia di migliaia di ettari coperti da capannoni abbandonati )... poi se lei vuole ostinarsi a non vedere i dati della realtà perchè la religione del mattone le ha detto che crea ricchezza sempre e comunque e le preferisce credere a questi dogmi piuttosto che a ciò che vede e libero di farlo. ( ps. i Valori dei terreni agricoli stanno crescendo esponenzialmente , quelli immobiliari sono fermi )

Gentile Luca,

 

ma dici davvero? Allora, prendendo quanto hai scritto come pensiero autentico e non come provocazione ironica, faccio notare che per il recupero di terreno all'agricoltura non è necessario attendere 10.000 anni, esistono tecniche che ripristinano la coltivabilità, per esempio svariati metodi di phitoremediation. In Israele, addirittura, arrivano a rendere coltivabili zone desertiche attraverso tecniche di desalinizzazione e ricoltivazione (link). Per quale ragione non dovrebbe essere possibile abbattere costruzioni in disuso e recuperare il terreno sottostante?

 

Sull'affermazione "tutti i dati segnalano che in Italia c'è stato un eccesso di costruzione", questo è probabilmente vero per ciò che concerne l'estensione delle superfici cementificate (almeno stando ai dati che io conosco), ma NON per quanto riguarda il margine intensivo di costruzione. Ovvero detto in altri termini: d'accordo sul volere limitare la conversione di terreni agricoli in cemento, particolarmente nelle vaste aree esterne a quelle metropolitane (basterebbe imitare altri paesi, dove da decenni ci sono le Greenbelts o soluzioni similari); ma dire che un manufatto che vende tranquillamente anche a 2.000 €/mq in periferie di grandi città non crea ricchezza, mi pare una sparata grossa. Qualcuno compra a quel prezzo, dunque quel qualcuno valuta tale bene ad un multiplo (molto grande) del valore di mercato del terreno agricolo. Se davvero le quotazioni dei terreni agricoli crescessero ai ritmi vertiginosi che sembri suggerire (dati, please?), nessuno sano di mente venderebbe i terreni ai prezzi bassissimi che si osservano oggi sul mercato italiano (i dati che dico io li trovi sul sito dell'Ag. del Territorio).

 

Insomma, attenzione anche alla religione dell'ecologismo decrescista...

Ovviamente mi riferivo al riassorbimento naturale, le demolizioni sono possibili ma molto costose ( e dipende anche da come si è costruito , per esempio negli usa ne fanno anche molte ma prevalentemente sulle case in legno , vedi quartieri abbandonati di Detroit )
D'accordo anche su soluzioni alternati ( per esempio secondo me da noi ci sarebbe parecchio da riqualificare )
Per quanto riguarda le case di periferia a 2000 e/mq stiamo parlando di un mercato piuttosto fermo con tendenze ribassiste, continuare ad alimentare la bolla non mi pare sensatissimo, più che altro bisognerebbe lavorare per far scendere il prezzo e vendere le tante invendute ( sia sul mercato del nuovo che dell'usato una ricerca su roma del sunia ( la trovi sul loro sito, stima un invenduto di circa 270.000 abitazioni ) recentemente l'università di milano ha pubblicato uno studio sulla Lombardia con dati ancora più preoccupanti. Su Roma abbiamo del Nuovo costruito invenduto di circa 10 anni fa , trovo molto rischioso puntare ancora su quel tipo di sviluppo, soprattutto se finanziato con capitali bancari e non con capitali propri delle imprese.
Certamente ancora oggi un terreno agricolo vale molto meno di uno edificabile ma solamente per la sbagliata valutazione economica che un sistema di mercato compie su questo tipo di bene, cioè siamo in presenza su una distorsione di mercato.
Sul lungo periodo sono solo tre i fattori che influenzano il mercato immobiliare ( l'andamento demografico sul territorio , il reddito pro capite ed anche la sua distribuzione per ciò che riguarda le varie tipologie immobiliari , e l'offerta di immobili ) Negli ultimi 10 anni in Italia abbiamo avuto crescita demografica zero, crescita redditi negativa , e molto nuovo costruito, a mio avviso non è costruendo ancora che facciamo ripartire la crescita, una cosa utile sarebbe invece permettere l'accesso all'abitazione a chi non ha un necessario reddito, con interventi pubblici e non di mercato , oppure con disincentivi verso i costruttori che continuano a tenere case costruite 10 anni fa vuote sperando di venderle ad un prezzo gonfiato. La creazione di nuove famiglie che ne deriverebbe darebbe si impulso all'economia ( certo in un tempo di vari anni , ma scorciatoie non ne vedo )

non c'è bisogno della patrimoniale,basterebbe anche solo un pareggio di bilancio sostenuto per 20 anni come media bloccando al livello attuale il debito in valore assoluto,il che significa che negli anni di maggiore crescita,magari si fanno pure dei surplus e negli anni di recessione si possono anche tollerare deficit magari di un paio di punti.A meno che non ci pensi che il PIL nominale non cresca piu' nei prossimi 20 anni.Basterebbe una crescita media del PIL nominale del 3% annuo (che con un deflatore del PIL in media al 2,significherebbe una crescita media del PIL dell'1% annuo)e il pareggio di bilancio per far decrescere il debito/PIL in media di 2-3 punti all'anno.E mano a mano che il debito/PIL scende,cominceranno anche a scendere gli interessi/PIL con la possibilità di utilizzare anno dopo anno,quel risparmio o per aumentare la spesa primaria o (meglio) ridurre le aliquote fiscali.Ecco la proposta alternativa senza patrimoniale.In aggiunta,si potrebbe negli anni buoni dei mercati,vendere le quote delle società pubbliche e gli immobili e terreni non strumentali all'attività delle pubbliche amministrazioni e volendo,anche una buona parte delle riserve auree della Banca d'Italia che mi risultano essere le terze per importanza nel mondo (ma per sentito dire o letto,non ho verificato) e la vendita dell'oro si potrebbe fare adesso,viste le quotazioni elevate,il resto in momenti migliori e le entrate da queste vendite utilizzarle per ridurre anche il valore assoluto del debito di qualche centinaio di miliardi nei prossimi 20 anni.

ehhhhhh?A cosa si rifà il mio commento?Io non l'ho manco letto l'articolo che citi tu...ma che stai dicendo?E leggiti cosa ho scritto sopra...se vogliamo dire che i soldi dei cittadini sono a disposizione del governo?Io sostengo semplicemente che sarebbe stato meglio non fare continui deficit per decenni e che i governi avrebbero dovuto coprire al spesa pubblica con relative entrate da imposte e le altre entrate non emettendo debito a dismisura,come hanno fatto.Ma forse tu hai ritenuto giusto che l'Italia abbia creato un debito pubblico di tale livello,aumentando la spesa pubblica senza coprirla con le relative entrate...e la tua frase finale denota che non hai capito una cippa di quello che ho scritto.

Rispondo qui per rispondere a tutti e tre i tuoi commenti di replica.

Stiamo parlando in risposta ad un commento di Sandro Brusco che cita un articolo e tu l'articolo manco l'hai letto  ?

Quel che dici tu cosa c'entra col discorso iniziato da Brusco ?

Sostieni che sarebbe stato meglio non fare deficit per decenni? Bene

Sostieni che non tutti i cittadini hanno speso bene i loro soldi e lo posti in replica a chi cita un articolo che propone di prendere i risparmi agli italiani per tappare il deficit. Cosa deve pensare chi ti legge? Perchè se tu commenti senza leggere, altri leggono prima di commentare.

Ciao!

...una scelta dei cittadini, l'arbitrarietà dei governi ha permesso questo. I soldi è meglio lasciarli al mercato, senza che delle banche pubbliche debbano per forza dare i soldi al governo.

Privatizzare il debito pubblico, contestualmente riducendolo, per consentire ai privati cittadini, attraverso nuova tassazione sugli immobili, di partecipare al finanziamento di nuova spesa pubblica. Per investimenti, sia chiaro, allo scopo di promuovere la crescita. Una soluzione intelligente ed elegante, liberale e moderna.

Ma dove li pescano questi personaggi?

L'articolo è datato di oltre un anno e credo nessuno, oggi come allora, prenderebbe mai in seria considerazione queste idiozie. Nemmeno in un paese alla frutta come il nostro.

e condivisibile ma se, a fronte di uno spread che torna a salire l' "estremo rimedio" adottato dal governo è "maggiore tassazione" allora non c'è alcuna possibilità di vederlo scendere nuovamente a certi livelli, lo spread, perché questo tipo di soluzione-tampone non piace molto ai mercati, in particolare se l'uso viene reiterato. Affinché gli investitori esteri - che quelli contano - tornino ad aquistare debito sovrano italiano occorre che il governo adotti finalmente le misure strutturali indicate dalla BCE e ricordate nel post. Nuove tasse non vanno bene, sarebbero in contraddizione con quelle indicazioni. Nei mesi scorsi lo spread è sceso di 200 punti dai massimi sostanzialmente a seguito della riforma del sistema pensionistico - l'unico vero intervento strutturale serio effettuato fino a questo momento - non certo per l'aumento delle tasse. Oggi torna a salire e in larga parte lo si deve al fatto che l'approvazione di quelle riforme langue. Questo credo il prof. Monti lo sappia perfettamente. Ciò che lascia perplessi ultimamente è però, in effetti, la comunicazione. Se MM non spiega incisivamente le urgenze e i rimedi ancora da adottare per uscire dalla profonda crisi che soffoca il paese e il sistema politico non capisce, o per convenienza finge di non capire, ci pensano i mercati a tenere desta l'attenzione.

A me preoccupa la possibile interazione tra crisi dei debiti sovrani e difficoltà di gestione della moneta unica.  Un rialzo ulteriore dello spread potrebbe significare avvicinarsi alla situazione di PT e GR, che già oggi troverebbero conveniente sganciarsi dall'Euro.  (Inutile dire che un crollo dell'Euro potrebbe avere contraccolpi sulla stessa libertà economica.)  È abbastanza evidente che un'area valutaria estesa ed eterogenea come l'Eurozona necessita di scelte di policy oculate: non è affatto detto che consolidare i bilanci pubblici dei paesi in difficoltà sia sufficiente, come in molti sembrano credere.

Come dice giustamente il prof Brusco non ci resta che sperare nel vincolo esterno. E' quasi da sperare in un aggravamento della crisi per forzare simultaneamente un cambiamento delle aspettative degli italiani su quali siano i diritti naturali (molte volte non altro che privilegi ) e una scossa alla casta. Il pericolo e' tirare troppo la corda e per cui alla fine escano dei Masaniello che traghettino l' Italia verso il sudamerica. Secondo me Monti fa il possibile visti i limiti patologici del caso ma certo sono pronto a ricredermi se fondera' un partito o si presenta alle prossime elezioni!

Delusione

amadeus 11/4/2012 - 12:59

Sono piuttosto deluso dal comportamento di MM. E' chiaro che per fare approvare i provvedimenti del governo ha bisogno dei voti del parlamento, tuttavia non mi sembra che fino ad ora abbia dimostrato di voler mettere i parlamentari di fronte alle proprie responsabilità. Fino ad ora la sua politica ha mirato  solo alla riduzione dello spread BTP-Bund e dei tassi di finanziamento del debito (minimizzando gli attriti politici, ovvero senza mettere in discussione i privilegi della 'casta'), che sono sicuramente di importanza fondamentale, ma non arrivano solo aumentando la pressione fiscale per la quale, così come per il debito, c'è un problema di sostenibilità. I mercati hanno ricominciato ad essere nervosi perchè le prospettive di crescita sono piuttosto 'magre'.

Chissà se MM deciderà alla fine di giocarsi tutta la posta minacciando implicitamente, perchè la casta è assai permalosa,  di mandare  tutti a casa.

Per adesso MM sembra essere solo tasse e distintivo (mentre il suo predecessore SB era 'chiacchiera e distintivo').

che cioè i tanto decantati tagli "alla spagnola" sono probabilmente tagli in conto capitale all'amministrazione centrale (e non alla spesa corrente) e che la spesa locale e sanitaria rimane fuori controllo?

 

http://phastidio.net/2012/04/09/lerba-spagnola-non-e-piu-verde-della-nostra/

 

Comunque vadano le cose, non esiste motivo per entusiasmarsi per i cosiddetti tagli di spesa spagnoli. Si tratta di una voce eterea dietro la quale si nascondono, come detto, ipotesi irrealistiche oppure furbate autolesionistiche, a spesa corrente largamente invariata. Suggeriremmo quindi ai commentatori italiani di non sbandierare i tagli spagnoli e di conseguenza di non erigere Madrid a modello a cui ispirarsi: è già accaduto in passato, sappiamo come è finita. E qualcuno deve ancora spiegarci, fuori di moralismo, il perché del drammatico e sistematico fallimento tra preventivi e consuntivi di finanza pubblica che sta colpendo pressoché tutti i paesi dell’Eurozona, da quando questo tafazzismo fiscale è iniziato. Tutti fannulloni e truffatori? E quanto alle riforme supply side, quella spagnola del mercato del lavoro è un modello (anche di durezza), ma non servirà a nulla, se non a ridurre l’attrito che si frappone alle espulsioni di forza lavoro.

 

Tutte queste considerazioni non modificano di una virgola la chiave di lettura del quadro generale: in Eurozona è in atto una stretta fiscale inutilmente e tragicamente pro-ciclica, che accomuna le manovre correttive nella efficace definizione anglosassone di self-defeating

 

Forse MM sta solo cercando di non fare passi azzardati o controproducenti (poi, MM sarà pure "tasse e distintivo" ma ho paura dell'aria gruppettara da Lotta Continua d'antan, "tutto e subito! No ai bidoni!". Che come commentò una volta il Manifesto, quelli che erano bidoni in passato diventavano poi conquiste irrinunciabili nel presente), e così magari ci ritroviamo in futuro o un governo della casta senza se e senza ma, o un populista bosso-grillo-forzanuovista che inneggia al default, all'uscita dall'euro e alla sovranità monetaria. Per rimanere al mio parallelo, dopo la Grande Guerra e il fascismo, Giolitti l'hanno rivalutato tutti...

che cioè i tanto decantati tagli "alla spagnola" sono probabilmente tagli in conto capitale

Con uno spread così elevato, i tagli in conto capitale sono un'operazione di buonsenso.  Perché effettuare investimenti dall'esito quantomai incerto, quando si possono usare gli stessi soldi per ritirare debito dai mercati e risparmiare sugli interessi?

Sulla stretta fiscale prociclica ho scritto sopra, ma attenzione: il problema riguarda essenzialmente i PIGS.  La situazione aggregata dell'Eurozona al momento è IMHO sotto controllo, grazie a LTRO e LTRO2: ciò che preoccupa sono i possibili squilibri tra paesi. 

Ribadisce il concetto che i tagli alla spesa pubblica nel breve periodo sono recessivi e in questa fase di mercato non ce li possiamo permettere.

http://phastidio.net/2012/04/13/perche-e-impossibile-riformare-sotto-le-...

A un profano come me sembrano considerazioni ragionevoli percui vi chiedo: sono "bolscevico" a mia insaputa?

Gabriele Putti

r.

tizioc 15/4/2012 - 07:22

Io non so se possiamo permetterci tagli alla spesa pubblica oppure no; sarei propenso a rispondere di sì sotto certe condizioni.  Quello che certamente non possiamo permetterci è ciò che sta facendo al momento MM, ovvero (per tornare in topic) restrizione di bilancio (fatta di tagli di spesa e aumento di tasse, però quasi esclusivamente la seconda scelta) e nessuna delle riforme strutturali che favorirebbero gli investimenti in Italia, anche da parte di capitali esteri.  Questo ha un effetto estremamente negativo sia dal lato della domanda aggregata che da quello dell'offerta.

PS.  Questo articolo di Alesina & Giavazzi delinea piuttosto chiaramente le condizioni che fanno funzionare al meglio l'austerità di bilancio.  Da notare:  (1) A&G rilevano espressamente l'importanza di "easy money policy" però poi non distinguono tra stati con una moneta indipendente (come molti dei casi trattati nelle ricerche che citano) e membri di un'area valutaria come l'Eurozona, dove gli effetti della politica monetaria sono tutt'altro che uniformi (2) anche ignorando questo problema, le altre indicazioni citate da A&G non sono state di fatto attuate, come fanno notare gli ultimi articoli di nFA.

Ma non mi convince.

Sicuramente i tagli di spesa in se sono recessivi, ma lo sono pure gli aumenti di tasse, e a meno di fare riforme alla Tatcher il deficit non e' un' opzione.

Quindi, se si fan le riforme E i mercati le approvano portando stabilmente gli spread a livelli gestibili, allora parliamone. Altrimenti meglio tagliare.

Dell'articolo questo mi ha più colpito , in pratica il problema principale del Governo Monti sarebbe secondo l'autore il "non aver applicato adeguatamente la ricetta BCE"
Mi aspettavo un po' di spirito critico, la ricetta BCE è la solita ricetta neolibersista , sono proprio questi dettami ad averci portato dove siamo.

Prendo in considerazione un solo punto per essere breve ma la critica andrebbe estesa a quasi tutto il contenuto della lettera BCE; le privatizzazioni dei servizi pubblici locali. ( e le privatizzazioni in genere ) dove sono state fatte non hanno dato affatto vita a crescita economica come si vuol dire, hanno solo creato delle rendite parassitarie del capitale. A parte casi partiocolari, i servizi pubblici locali ( tipo acquedotti e trasporti ) rispondono ad esigenze prettamente pubbliche e riguardano monopoli. La gestione privata inassenza di concorrenza e per via delle notevoli implicazioni esterne a quei mercati risulta inefficiente, provocando scarsi investimenti aumenti delle tariffe , peggiori servizi a maggior costo. Questo è un dato di fatto, è successo più o meno ovunque si è applicata questa ricetta.
C'è un ulteriore grave danno che provoca questa apertura di posizioni di rendita parassitarie ( in Italia il caso classico sono le Autostrade , divenute la gallina dalle uova d'oro e che in pochi anni hanno ottenuto il doppio record di autostrade peggioiri e più costose d'europa ), il danno ulteriore è la distruzione dell Impresa con la I Maiuscola: perchè gli imprenditori dovrebbero rischiare il proprio capitale in operazioni industriali quando possono ottenere lautissimi 8 ed ingiustificati ) profitti investendolo in una rendita?

Ultimo fatto ( o visto che molti qui auspicano la fine della democrazia , forse non sapendo ciò che dicono o ciò che rischiano ) il 57% degli Italiani si è appena espresso contro, per cui mi dispiace per la BCE, se ne può tranquillamente fare una ragione.

In Italia non c'è stato niente di tutto ciò, sono state fatte solamente delle privatizzazioni, non liberalizzazioni. I consigli della Bce sono quelli che qualunque economista serio direbbe, ormai l'hanno capito un po' tutti che le politiche socialiste sono un fallimento. Lasci perdere quello che pensano gli italiani, economicamente i giornalisti e gli esperti dei media sono ignoranti, figuriamoci la gente comune.

Capisci bene

OutLier 12/4/2012 - 13:16

perché non se ne può uscire senza le ossa rotte da questa situazione...ora abbiamo gli infermieri che pretendono di insegnare Medicina ai medici (senza offesa per gli infermieri, sia chiaro)...

Senza Polemica ma credo che "gli economisti seri" dovrebbero più riflettere sui tanti fallimenti della cosiddetta "scienza economica" che non dare consigli. La teoria economica del 900 sia quella neoliberista che quella keynesiana ha una falla enorme ( la crescita esponenziale illimitata ) che ritengo stia portando alla totale incapacità ( di qualsiasi ricetta ) di trovare soluzioni efficaci.

Ad esempio gli "economisti seri" irrisero i modelli fatti da "matematici seri" e contenuti nel rapporto sui limiti della Crescita 1970 !!! , questi modelli oggi stanno dando un risultato predittivo sbalorditivamente puntuali se consideriamo i 40 anni di anticipo, periodi che gli "economisti seri" si sognano, al massimo la crisi del 2007 è stat prevista da qualcuno nel 2006,

Non si tratta di politiche socialiste o liberiste, bisogna diventare meno ideologici ed applicare ai settori giusti le ricette giuste ( non mi pare ad esempio che i paesi scandinavi vadano così male , ne qualcuno può sostenere che le nostre autostrade private creino un euro di ricchezza in più di quelle tedesche pubbliche )

In sostanza le liberalizzazioni dovrebbero essere fatte in quei settori dove un mercato privato è
A) possibile
B) efficiente.

Per esempio sono d'accordissimo a liberalizzare le professioni ( cosa che il modello monti si è ben guardato dal fare )

Ma non sono affatto d'accordo a liberalizzare e privatizzare settori come i monopoli o la sanità o i servizi idrici o i trasporti pubblici locali. Non sono d'accordo non perchè io sia socialista ma solo perchè esistono prove sperimentali, spiegate anche teoricamente che quei Mercati se privatizzati sono meno efficienti che se pubblici.

In Italia siamo molto influenzati negativamente dal fatto che generalmente la nostra amministrazione pubblica è di scarso livello, ma la soluzione non è certo privatizzare settori che funzionano meglio se pubblici ( anche di privati pessimi ne abbiamo se è per questo ) ma di governare correttamente il settore pubblico come fanno in altri paesi ( Europa continentale )

vado per punti.

 

Lei parrebbe ignorare tutta la macroeconomia nota come modern macroeconomics, gli sviluppi e i progressi che sono stati fatti negli ultimi 25 anni. Lei parla di ideologie, socialiste e liberiste. Ma nulla è più estraneo delle ideologie alla mente degli studiosi moderni dell’economia, almeno di quelli che vogliamo etichettare come ‘seri’. Gli economisti oggi formulano teorie, costruiscono modelli e poi cercano di verificare le idee nei dati. Certamente i modelli attualmente in uso per l’analisi aggregata dell’economia (possiamo citare i VAR o i DSGE, noti anche genericamente come modern macro models) sono ancora deficitari su alcuni aspetti e vanno migliorati. Molto lavoro viene svolto quotidianamente in questa direzione e la crisi finanziaria è stata di grande stimolo in questo senso. Ma le ideologie, davvero, non c’entrano nulla. Rimane qualche differenza legata a questo o a quest’altro aspetto dell’analisi ma vi è, oggi, ampia convergenza sui risultati tanto che le divisioni del passato, che Lei indica, sono state sostanzialmente by-passate. Questo grazie soprattutto all’impiego massiccio di strumenti di calcolo e alla quantità di dati che si sono via via resi disponibili nel tempo.  

 

Se vogliamo vedere chi ha previsto meglio di chiunque altro ciò che sarebbe accaduto decine e decine di anni dopo Le potrei fare il nome del povero Nicolai D. Kondratiev e della sua Long Wave Theory. Il dibattito è aperto. 

http://stockmarketobservations.files.wordpress.com/2011/11/long-wave-in-economic-life-by-n-d-kondratieff.pdf  

 

Lei indica il modello scandivavo come modello cui ispirarsi anche in Italia. Le vorrei ricordare solo questo aspetto: abbiamo il livello di tassazione più elevato al mondo (attorno al 55%) mentre i servizi mediamente, fatta salva qualche rara eccezione, sono da paese del terzo mondo. Ci sarà pure una ragione per cui, in Italia, a maggiori tasse non corrispondono maggiori e migliori servizi, Le pare? Vogliamo elencarle tutte? 

 

La ricetta indicata dalla BCE sarebbe oltremodo riduttivo etichettarla come neoliberista. Oggi sappiamo che la crescita segue determinati percorsi e si ottiene sostanzialmente attraverso l’innovazione, di processi e di prodotti, e quella è la strada che bisogna percorrere. Per farlo occorre eliminare le barriere che, al momento, ne impediscono lo sviluppo e liberare risorse attualmente ingessate. Nella nostra povera italia queste barriere si chiamano soprattutto ‘spesa pubblica improduttiva’ e va tagliata. Anche il debito pubblico va ridotto e per farlo occorre vendere, piaccia o non piaccia, pezzi di stato. Poi viene tutto il resto: creare un mercato del lavoro che oggi non c’è, semplificare la burocrazia, liberalizzare dove si può e dove conviene, idealmente eliminare le frizioni sociali indesiderate (mafie varie, corruzione e quant’altro impedisce il normale svolgimento di un’attività imprenditoriale su mercati concorrenziali).

 

Questo è quanto gli economisti oggi ritengono serio fare. Si può non essere d’accordo ma occorre dimostrare il perché.

 

Mi aspettavo un po' di spirito critico, la ricetta BCE è la solita ricetta neoliberista , sono proprio questi dettami ad averci portato dove siamo.

Davvero ? Una qualunque dimostrazione di questa teoria strampalata ? Vediamo... in Italia il 50% dell'economia è pubblica (dello Stato), ma in Italia c'è un liberismo selvaggio, giusto ? Le ricette giuste sono quelle che sono applicate in Nord Corea, notoriamente uno degli Stati  più sviluppati al mondo giusto ? Concordo con te Kim il Sung  e basta!

 

Allora, se leggi questa risposta ti invito a ripetere a voce alta con me:

 

Liberalizzazione: quando in un settore economico non esistono limiti di accesso e il prezzo è formato dal mercato.  O anche quando  un servizio pubblico (trasporti, acqua, luce) è dato in gestione al miglior offerente (prezzo più basso= costo minore per la collettività)

Privatizzazione: quando un servizio pubblico monopolista è venduto/regalato agli amici, con concessione in secula seculorum.

 

In questo sito troverai solo fan del primo tipo per il secondo tipo ti devi rivolgere a PD,PDL e Terzo Polo, nonchè Lega, SEL e IDV, movimento 5 stelle non (ancora) pervenuto.

 

Ultimo fatto ( o visto che molti qui auspicano la fine della democrazia , forse non sapendo ciò che dicono o ciò che rischiano ) il 57% degli Italiani si è appena espresso contro, per cui mi dispiace per la BCE, se ne può tranquillamente fare una ragione.

Per l'esegesi di questo periodo sono ricorso anche al divino Otelma, ma niente non ne vengo a capo.  Quando ti passano i postumi ti dispiace darci un'occhiata e spiegare anche ai comuni mortali ?

 

 

Bravo

OutLier 12/4/2012 - 13:34

Marco Esposito...mi hai preceduto di qualche minuto nella risposta che stavo scrivendo e nella quale avrei detto, nella sostanza, le stesse cose.

 

Aggiungerei solo che la lettera della BCE è stata scritta da Mario Draghi - seppur firmata anche da Trichet - una persona seria, che ha STUDIATO l'Economia e la conosce bene. Lo stesso purtroppo non si può dire della quasi totalità dei vari personaggi che animano il dibattito politico in questo paese che, in fatto di Economia, sono profondamente ignoranti.

 

E come sappiamo l'ignoranza si accompagna spesso all'arroganza. 

 

Studiare di più e poi parlare.

 

devo dire che pure io provo un profondo fastidio quando sento parlare di "liberismo selvaggio". Però non è che la lettera della BCE c'è venuta giù dal Sinai in un roveto ardente o dettata infallibilmente a un novello Profeta, come il Corano. E per favore lasciamo stare NK e Cari Leader, che è controproducente, roba da randyista/rothbartiano (cioè un marxista leninista a colori invertiti). Una valutazione critica va fatta sempre. Ripeto, e se avesse ragione il bolscevico Seminerio, sulle misure self-defeating?

 

Liberalizzazione: quando in un settore economico non esistono limiti di accesso e il prezzo è formato dal mercato.

Limiti di che tipo? legali, finanziari, tecnologici? Su mercati perfettamente concorrenziali? Fammi un esempio di liberalizzazione di qualche importante settore produttivo che risponde a questi requisiti qui e ora. 

 

Ecco, oggi Bisin ha fatto delle ragionevoli proposte per i tagli alla spesa pubblica e di vendite del patrimonio...però: si può liberalizzare il settore TV vendendo la RAI as is, che già il sistema è oligopolistico, e con le ricadute che nessuno sembra considerare sulla raccolta pubblicitaria? O la rete ferroviaria (rotaie e stazioni...), che è un monopolio naturale anche se si liberalizza la fornitura di traffico ferroviario (penso a quei poveracci di Arenaways fatti fallire) . In UK pare che non abbia funzionato.

 

E poi tutte le liberalizzazioni del mondo non possono sostituire la domanda che non c'è. Anche Michele mi rispose che gli effetti positivi delle eventuali liberalizzazioni si sarebbero fatti sentire in capo a qualche anno, ma qui saltiamo da un'asta di BOT all'altra. Personalmente, non mi infervorerei tanto sulle liberalizzazioni, quanto su tagli rapidi e realistici della spesa pubblica inutile e nella razionalizzazione di quella utile.

Per dire, tutti parlano di un impiego pubblico esuberante, ma io per tenere aperte le quattro biblioteche che dirigo faccio salti mortali per tenerne almeno una aperta il pomeriggio. Siamo in tre su quattro sedi fisicamente separate. Allora, facessero delle liste di mobilità. Possibile che ad es. l'Agenzia delle Entrate abbia personale per una sola apertura pomeridiana per registrare i contratti (e non ditemi di farlo online, sempre lì devi andare per le password)

Presumo...

Andrea Grenti 12/4/2012 - 17:59

...limiti imposti dalla legge e dallo Stato. In un settore liberalizzato, qualsiasi operatore (pubblico o privato) può entrare nel mercato e concorrere con altri già esistenti o che entreranno in seguito.

Liberalizzazione: quando in un settore economico non esistono limiti di accesso e il prezzo è formato dal mercato.  O anche quando  un servizio pubblico (trasporti, acqua, luce) è dato in gestione al miglior offerente (prezzo più basso= costo minore per la collettività)

Ho visto che tu e qualcun altro avete dei dubbi interpretativi sul senso di quel che ho scritto, allora chiarisco: un mercato è libero quando non esistono barriere (legislative, territoriali, astrali, non importa) all'ingresso nel mercato.

Facciamo l'esempio delle ferrovie, quelle inglesi sono liberalizzate, ovvero la rete è di proprietà  statale, ma sulla rete paghi e ci cammini, senza vincoli, se non quello di investirci i soldi,in Italia la rete è  di proprietà dello stesso soggetto che effettua il  trasporto, Arenaways ha chiuso perchè RFI non gli ha dato la possibilità di gestire le fermate in maniera profittevole. "liberalizzare" le ferrovie significa semplicemente chela rete deve andare a una società pubblica, o anche privata sotto una authority, e sui binari , basta che paghi ci cammini.

Il "mercato dei taxi" è chiusoperchè è soggetto a licenza e tariffe predeterminate.

Le barriere quindi possono essere fisiche (non è possibile costruire n reti ferroviarie),legislative (non più di n taxi per città), o anche tariffarie, si può perfino creare una barriera in base al sesso,all'età, o alla cittadinanza, liberalizzare significa che per fare il tassista,ad esempio, devi saper guidare  e conoscere la città dove intendi fare il tassista,poi sei libero, anche di fare il prezzo.

Liberalizzare significa anche che non esistono le "tariffe minime",e così via.  

Se non sono stato chiaro proverò a chiarire ulteriormente.

 

ma il mio problema è leggermente diverso, io pensavo a barriere oggettive, ad es. dimensionali, che rendono molti mercati strutturalmente oligopolistici. Pensa a raffinerie, fabbriche di auto o di microprocessori, acciaierie, aeronautica... per entrare devi partire da una taglia minima elevata che richiede grossi capitali. Più il problema del know how (qualcuno ha suggerito di abolire la proprietà intellettuale, sarà un comunista... :- ) )

Puoi (anzi, si deve) ridurre le barriere burocratiche e il red tape, ma resta il fatto che anche facilitando l'ingresso quei mercati restano oligopolistici e quindi i prezzi NON si formano in regime di concorrenza. (Repubblica di oggi: i treni di Montezemolo non faranno concorrenza di prezzo a Trenitalia. Appunto)

Forse il grosso problema è a monte e riguarda il credito, in particolare per le startup in settori che non richiedono grandi capitali iniziali. Però, faccio il finto ingenuo, in Italia operano talmente tante banche, anche estere, che dovrebbero competere selvaggiamente a offrire credito, no? Cioè, è un problema di concorrenza, o piuttosto di regole, di governance?

Puoi (anzi, si deve) ridurre le barriere burocratiche e il red tape, ma resta il fatto che anche facilitando l'ingresso quei mercati restano oligopolistici e quindi i prezzi NON si formano in regime di concorrenza.

Cioè, è un problema di concorrenza, o piuttosto di regole, di governance?

 

Marino se ti leggessi ti risponderesti da solo :-)

Più in generale:  sono le regole e la governance a consentire o meno la concorrenza.

Un regime oligopolistico se non fa cartello porta comunque ad avere concorrenza, fino ai limiti possibili.

Liberalizzare un mercato significa sia agevolare chiunque voglia entrare sia impedire la formazione di cartelli e monopoli. Altrimenti non è un mercato "libero" ma "selvaggio" per usare due aggettivi comuni.

Esistono dei mercati dove, dati i grossi investimenti iniziali, è difficile per nuovi competitors entrare. Ma non è impossibile, e proprio i mercati che citi fanno capire che, se non esistono barriere di altro tipo (soprattutto di tipo legale) la concorrenza si forma.

 

Aereonautico: Airbus è nata nel 1970, quando il settore era dominato dalla Boeing e dalla Lockeed (che facevano cartello), e stiamo parlando di aviogetti di grosse dimensioni, mentre sui piccoli aviogetti la concorrenza è ancora più agguerrita, quindi, nonostante i grossi investimenti iniziali è possibile nascere, semplicemente non c'era nesuna legge che impediva ciò.

 

Carburanti: è materia di romanzo oramai il modo in cui Enrico Mattei ruppe il monopolio delle sette sorelle (che facevano anche oligopsonismo), ed oggi anche il mercato delle raffinerie è molto segmentato, la nascita di nuove raffinerie, e o bacini di stoccaggio (Brindisi dice niente ?) è frenata dalle decisioni politiche, non dai limiti dell'investimento.

 

Sulle acciaierie non conosco produttori che tentano di fare cartello, ma un paese intero: la Cina. Solo che non ci sono riusciti, perchè il mercato non è in mano a pochi produttori, ma a colossi che se le danno di santa ragione, guarda il prezzo dell'acciaio al LSE e vedrai le montagne russe (ma davvero).

 

Vado OT e ti rispondo su NTV: io non avevo alcun dubbio che ciò sarebbe successo, almeno all'inizio NTV non ha alcun interesse a fare la guerra dei prezzi, visto che Trenitalia ha in mano un fucile e NTV a stento una pistola, Trenitalia prende sussidi pubblici, NTV no, Trenitalia ha in mano la rete, NTV no, paga e basta. Almeno all'inizio farà più una politica di abbonamenti (per farsi lo zoccolo duro), poi potrà partire con i prezzi. E comunque NTV offrirà dei servizi in più sicuramente. Io sono convinto che per la guerra dei prezzi ci vorrà tempo, ma poi arriverà anche quella. My two cents.

Più il

tizioc 13/4/2012 - 10:49

Più il problema del know how (qualcuno ha suggerito di abolire la proprietà intellettuale, sarà un comunista... :- ) )

Il know how tipicamente si riferisce a conoscenze che non sono espressamente protette dal sistema di proprietà intellettuale (diritti d'autore e brevetti).  Anche nei modelli di Boldrin/Levine le conoscenze sono inizialmente limitate agli agenti che le producono, e riprodurle autonomamente ha un costo.

Forse il grosso problema è a monte e riguarda il credito, in particolare per le startup in settori che non richiedono grandi capitali iniziali. Però, faccio il finto ingenuo, in Italia operano talmente tante banche, anche estere, che dovrebbero competere selvaggiamente a offrire credito, no?

Mi sembra di capire che il sistema del credito bancario mal si adatta alle startup, che tipicamente sono investimenti molto rischiosi e di incerta valutazione.  Quasi per definizione, è una tipologia di imprese che si adatta meglio a partecipazioni di capitali da parte di investitori informali o specializzati nel ramo.

Quasi per definizione, è una tipologia di imprese che si adatta meglio a partecipazioni di capitali da parte di investitori informali o specializzati nel ramo.

 

manco a farlo apposta, dal mio fumetto online preferito:

http://ars.userfriendly.org/cartoons/?id=20120410

Rispondo volentieri.

 

Se lei crede che la soluzione del Nord Corea sia migliore faccia pure, io non ho citato quel paese, sono anticomunsta convinto quindi non ritengo di dover spiegare idee sue che mi attribuisce falsamente , se porio voleva poteva chiedermi a quale modello alternativo facessi io riferimento.

 

In linea di massima ( ma non credo che nessun modello sia applicabile  talquale in altri posti ) preferisco i modelli dei paesi Scandinavi e della Germania - che applica ad altri ricette che si non si sogna nemmeno di praticare per se .

 

PRIVATIZZAZIONE:

sono pienamente d'accordo con la sua definizione.

 

LIBERALIZZAZIONE:

quando in un settore economico non esistono limiti di accesso e il prezzo è formato dal mercato. PUNTO


La seconda parte della sua affermazione io credo sia una pia illusione , in realtà fa parte delle privatizzazioni infatti, Mentre nel primo caso ( mercato senza limiti di accesso... ) esiste un meccanismo automatico che forma i prezzi e valuta le prestazioni migliori nel secondo caso che lei annette ad errore alle liberalizzazioni quello che lei definisce costo "minore per la collettività" è in realtà una scelta di un politico (generalmente amico di quello che vince l'appalto)


Infatti basta che lei si rechi a Latina e gli chieda quanto meglio è gestita l'acqua ora che è privata e le daranno la risposta. Comunque dove più dove meno, succede sempre così perchè è illusorio pensare di surrogare un meccanismo automatico di mercato con delle decisioni politiche una tantum e convincersi che la gestione privata sarà per questo efficiente, semplicemente non lo sarà , sarà una rendita parassitaria a cui è preferibile una sana gestione pubblica che almeno impone controlli continui e non una tantum sui benefici per la collettività.


l'esegesi dell'ultima frase è che non è saggio cedere la sovranità ad enti non democratici come la BCE , come diceva Churchill " la democrazia è un pessimo sistema , ma il migliore di quelli conosciuti"

a Latina l'acqua non è privata,è sempre pubblica visto che l'acqua fa parte del demanio pubblico.E la gestione è in capo ad una società a partecipazione maggioritaria pubblica e minoritaria privata,quindi,la proprietà della società di gestione è pubblica.

sivabbè

Lucaiozzino 14/4/2012 - 13:50

Latina l'acqua non è privata,è sempre pubblica visto che l'acqua fa parte del demanio pubblico.E la gestione 


Si Vabene, questa è la storiella, ovviamente l'acqua è pubblica ma ciò che ci interessa è l'acqua che ci arriva a casa , essendo gestita dal privato ( che chiede la tariffa stacca e allaccia il servizio... insomma non è la definizione giuridica che ci interessa ma avere l'acua in casa , il suo sofismo non è originale ma non cambia la sotiuazione degli utenti.


Acqualatina è al 49% privata e il 51% pubblica ma di fatto il controllo è privato per via dell' amicizia del privato con i politici al governo, ed è già da anni che è la soddisfazione del profitto del 49% a regolare la governance della società , con peggioramento del servizio e aumento dei costi.

...non mi pare sia molto più efficiente.
Quando non si decide l'appalto in base all'offerta migliore sia del privato che del pubblico e una spesa standard da stabilire per il rimborso, questi sono i risultati... Il pubblico non aumenterà le tariffe, ma lo farà il governo locale o centrale con nuove imposte. Quindi direi che sarebbe molto meglio che fossero i cittadini direttamente a poter scegliere.

Cito:

Latina non ha l'acqua "privatizzata", ma una cosca politico mafiosa che sarebbe capace anche di farti pagare l'aria, se le fosse possibile. L'acqua era solo più facile.

La tua frase di sopra

di fatto il controllo è privato per via dell' amicizia del privato con i politici al governo

non ha senso: amicizia vuol dire che si spartiscono i soldi: tra il politico che cede la societa' all' amico e l'amico che si presta al gioco tu te la prendi SOLO col secondo?

E perche' di grazia? E' il politico ad essere responsabile dei soldi pubblici in primo luogo, nel migliore dei casi e' corrotto, nel peggiore e' concussore.

Poi come minimo si metteran pure d'accordo per assumere un po' di clientes, che al privato non interessano (anzi, dan fastidio se non si recupera la spesa in bolletta...) ma al politico si.

Hai tolto la solfa sulla critica alla BCE, non parli più di "ricette neoliberiste che ci hanno portato dove siamo", apprezzo che hai eliminato l'ideologia, adesso ti spiego un punto, sei nuovo del blog, quindi non puoi saperlo.

Sul referendum sull'acqua io ho fatto una battaglia, sia qui su nFA che su faccialibro, a favore del SI'. E ti spiego il perchè, così capisci cosa intendo per liberalizzazioni.
Le gare per l'affidamento dei servizi pubblici locali (rifiuti,trasporti, acqua, elettricità) previste dalla legge erano una truffa: non c'era alcuna indicazione sulla modalità di svolgimento della gara, che poteva essere al massimo ribasso, o un beauty contest (concorso di bellezza). Il tipo di gare a cui fai tu riferimento (vince l'amico del politico, ad esempio) è quello del beauty contest, in cui puoi fare il bando su misura per chi deve vincerlo, perchè non conta l'offerta economica, ma altri parametri scelti a piffero dall'Ente. Io ho scritto:

O anche quando  un servizio pubblico (trasporti, acqua, luce) è dato in gestione al miglior offerente

Non migliore in un beauty contest (qui non c'è storia, son fatti per far vincere gli amici degli amici), ma migliore dal punto di vista economico. A me non interessa se l'acqua me la vende l'ARIN o pincopalla, a me interessa pagare l'acqua il meno possibile, l'ARIN dei bei tempi, piena di raccomandati craxiani, l'acqua me la vendeva cara, perchè non poteva chiudere in perdita, e ribaltava il costo dei suoi 400 amministrativi sull'utenza.

 

Un privato che non era costretto ad assumere 400 nullafacenti me la avrebbe fatta pagare di meno. E' chiaro ? In provincia di Napoli alcuni comuni hanno messo a gara il trasporto pubblico locale, sulla base del miglior prezzo/km e hanno messo in crisi l'Ente Autonomo Volturno (Ente Pubblico) che ha perso la gara perchè il concorrente privato ha offerto il 25 % in meno. Scusa, ma a me che me ne importa di che colore è l'autobus, se poi lo pago meno ?

 

P.s.
Latina non ha l'acqua "privatizzata", ma una cosca politico mafiosa che sarebbe capace anche di farti pagare l'aria, se le fosse possibile. L'acqua era solo più facile.

Guarda quello che ho scritto nel testo sulle regole automatiche per il pareggio di bilancio e poi chiediti ancora se sono deferente verso la BCE. 

Sul resto, sono già intervenuti altri. Quello che dici è il mantra automatico che viene emesso da qualunque conservatore italiano che veda minacciate rendite di posizione. Non mi pare il caso di perderci tempo.

Se dopo l'intento è quello di criticare certe misure e operazioni compiute dalle banche centrali, allora si può essere d'accordo, purché argomentandolo.
Ma non c'entrano nulla i deliri sul neoliberismo e altre amenità.

Attenzione però: un conto sono i suggerimenti che le banche centrali forniscono ai governi (nell'ambito della loro funzione), un conto le operazioni di politica monetaria.  Si può criticare una delle due cose senza per questo esprimersi sull'altra.  Ad esempio, coloro che affermano che l'Eurozona ha un problema di domanda aggregata e che quindi la Germania dovrebbe fare deficit di bilancio stanno implicitamente sostenendo (magari senza accorgersene, e in modo non del tutto coerente) che la politica monetaria della BCE è troppo restrittiva.  (Si può ragionevolmente ritenere che le operazioni LTRO/LTRO2 abbiano reso questa critica meno fondata.)

Altri criticano il contenuto della lettera, come fa Lucaiozzino.  Io non concordo con le critiche, ma credo che definire neoliberali o neoliberiste gran parte delle misure previste non sia un problema di per sé.  Neoliber(al)ismo è una parola utile per identificare le riforme di mercato attuate in molti paesi fin dagli anni '80 (compresi paesi "notoriamente conservatori" come Svezia, Danimarca, Norvegia ecc.)  Se qualcuno nel Belpaese non ha ricevuto la notizia che i principi ispiratori di policy sono cambiati ormai da decenni, possiamo solo prenderne atto e magari discuterne.

...l'una non è dipendente dall'altra.
I contenuti della lettera della BCE non c'entrano quasi nulla con i compiti che ha la medesima nel sistema economico.
Non criticavo il fatto che vengano chiamate certe soluzioni come neoliberali o neoliberiste (è quello che sono alla fine), ma che si continui a portare avanti certi deliri frutto della propaganda socialista, ed etichettare il neoliberismo come il male assoluto e responsabile della situazione italiana in questo momento senza argomentare nulla ovviamente.

Dal Sole24Ore:

 

"Sui finanziamenti per gli interventi sulle calamità ci sono tre strade. Le Regioni possono aumentare l'imposta sulla benzina «fino a un massimo di cinque centesimi per litro». Il governo, inoltre, può innalzare l'accisa sulla benzina e sul gasolio, sempre al massimo per cinque centesimi. «In alternativa» o «in combinazione» con l'incremento fiscale sul carburante, ecco la novità: «tassazione fino a una misura massima di due centesimi di euro» per l'invio di sms da «cellulare, computer o siti internet».

I gestori delle società di telecomunicazione «provvedono al pagamento dell'imposta, con facoltà di rivalsa nei confronti dei clienti». "

Oddio, cosa ho letto?!? Altre tasse, pure sugli SMS cioè soprattutto sui ragazzini telefonino-dipendenti? E con Decreto Legge... un hurrà per il governo Monti!

Tassare

Andrea Grenti 12/4/2012 - 17:38

Io tasserei piuttosto gli alcolici e certi hamburger-schifezza stile McDonald's.
Forse ho dato un suggerimento a questo governo, che di tecnico ormai ha ben poco.

Ma chi sei ? Superciuk che rubava ai poveri per dare ai ricchi ? :-)

Ci si lamenta delle tasse sui ceti più poveri e poi tutti che vogliono tassare i fast food notoriamente frequentati da miliardari snob e non da gente che di più non può permettersi.

Ci son poche cose odiose come le tasse per raccatar soldi mascherate da tasse etiche ma, se proprio vogliono far cassa e sembrare interessati alla nostra salute, perchè non tassano i Junk ingredients ?

Così i produttori alimentari invece di usare olii pseudovegetali e grassi idrogenati ricomincerano ad utilizzare prodotti decenti e avremo tante sorprese (quanta roba spacciata per "salutare" dalla pubblicità ha ingredienti agghiaccianti?)

Fast food

Andrea Grenti 12/4/2012 - 18:41

La gente va al fast food perché non può permettersi altro? E' inverosimile. Piuttosto è meglio andarsi a mangiare la minestrina alla Caritas.
Si può fare come dici tu, tassare gli ingredienti non proprio salutari. In Italia però devi levare altre tasse, altrimenti rischi che se ne vanno anche le catene di fast food.

...gli aumenti della spesa sanitaria per quanto riguarda la cattiva alimentazione.

Ma che ragionamento è ? Ma secondo te o ti puoi permettere il ristorante o devi andare alla caritas ??  Ma ti rendi conto dell'assurdità?

(E sei pure convinto che la caritas sia meglio!!!)

PS

Guarda che tassando gli ingredienti poco salutari immagino che non sia Mc Donald quello che avrà più problemi, ma tanti cibi sugli scaffali dei supermercati passati come "salutari".

...che la gente non può permettersi di più, il che è falso. E io ho risposto in quel modo. Alle aziende che producono quei cibi poco salutari, o abbassi loro altri costi o chiudono e falliscono o delocalizzano. E' meglio tassare il consumatore piuttosto che l'azienda, dato che si sobbarca costi e rischi più elevati. Poi parliamo dell'Italia, un paese con forse una delle più alte pressioni fiscali al mondo e costi del lavoro esagerati.

...che la gente non può permettersi di più, il che è falso

Tu stai parlando a vanvera.  Non sai nulla di chi sono i clienti medi del fast food e del perchè,  non sai nulla di chi sono le aziende che usano ingredienti "poco salutari" ( io sto parlando di colossi come Barilla) e,  scusami, scarseggi anche di logica : le aziende non devono avere tasse sugli ingredienti altrimenti chiudono, però mettiamo una tassa sul prodotto finito. ?!?!?

...fossi povero (in Occidente è difficile) non andrei di certo a ingozzarmi di merda al primo fast food, preferirei starmene a casa o in qualche posto poco più caro ma decisamente migliore. Se io fossi un genitore non darei la paghetta a mio figlio per andare al fast food, dopo vabbè non potrei controllarlo se lo facesse. Sulle tasse ho detto semplicemente che se vuoi introdurne una, devi abbassare altri costi.

Si sa che la caritas importa i poveri dal terzo mondo perchè in occidente  non si trovano più!

..fossi povero (in Occidente è difficile) non andrei di certo a ingozzarmi di merda al primo fast food, preferirei starmene a casa o in qualche posto poco più caro ma decisamente migliore.

Qui non commento nemmeno un po' perchè sparare sulla croce rossa deve essere vietato da qualche convenzione internazionale e ,poi, confesso che anch'io, fossi povero, preferirei andare in posti più cari di quelli che posso permettermi

Poveri

Andrea Grenti 13/4/2012 - 16:28

I poveri che intendo io, non riuscirebbero ad entrare nemmeno in un fast food. Se dopo vogliamo considerare i senza tetto, allora è possibile che possano permettersi solo quel cibo, ma secondo me a lungo andare rischiano diverse complicazioni per quanto riguarda la loro situazione e quindi è consigliabile una mensa per poveri dove almeno qualcosa di decente lo fanno.
Io comunque credo tu voglia intendere le persone con un basso reddito e perciò è solo occasionalmente che vanno a mangiare fuori. Con 0.50-1€ o anche 2€ in più ci sono posti migliori dei fast food, partendo dai laboratori artigianali arrivando a certe pizzerie o paninerie a basso prezzo, ai giropizza con prezzo fisso, ai self service o alle mense o buffet in certi locali, capannoni o aziende.
Forse chi ha un basso reddito dovrebbe avere adeguati ammortizzatori sociali, anche se questo è un altro discorso.

Premesso che se mangi tutti i giorni in Mc Donalds o nei posti che hai elencato non tiri la pensione (neanche quella prima della riforma).

Premesso questo: il fatto che i giro pizza, le mense e i buffet siano meglio di MC Donald e/o abbiano ingredenti migliori è una favola.

L'unica differenza è che da MC Donald la "qualità" è costante, controllata e lo smercio maggiore, mentre in altri posti gli ingredienti manco te li dicono.

Mi ripeto: son contrario a tasse sul cibo (semplifico: son contrario a nuove tasse) ma se, invece che sul "cibo spazzatura", la tassa fosse sugli "ingredienti spazzatura", ci sarebbero inanzitutto  molte sorprese su quali prodotti alimentari aumenterebbero di prezzo e, soprattutto,  le aziende perderebbero interesse ad usare certe schifezze ed il problema sarebbe risolto alla radice*** (se veramente interessasse risolvere il problema e non solo raccattare soldi, cosa che non è)

PS

***ad esempio molte catene di Fast food statunitensi hanno aboliti i grassi acidi trans a seguito del bando effettuato dalla città di New York e sono sopravvissute tranquillamente.

Certo...

Andrea Grenti 13/4/2012 - 20:48

...ma i senza tetto non potrebbero pretendere molto altro.
Alle mense credo che mangino quasi tutti coloro che lavorano in un'azienda o in un'impresa, la qualità dei cibi non sempre è controllata ma non credo nemmeno che possa essere paragonata a quella dei fast food. E' tutta roba essenzialmente grassa, fritta; nelle mense possono variare i piatti, meglio una pastasciutta scotta per dire o un'insalata veloce.
Il fast food andrebbe evitato il possibile, quella volta ogni tanto vado anch'io. Non lo disdegno mica.
Sulla tassa sono d'accordo, l'ho già ripetuto, anche se sul consumatore secondo me potrebbe incentivare meglio ad abbandonare certi cibi. Devi calcolare anche l'impatto sulla sanità. In Italia devi levare altre tasse sull'impresa però.

Caro Outlier e caro Diego, il problema non è l'ennesima tassa.

Non lo dico perchè io sia ricco di famiglia.

Il problema è la cialtronaggine.

Questo governo, che è lì per le competenze "tecniche",  fa riforme e tagli senza accorgersi di quel che combina !!!!

Questa tasse sugli sms è una toppa (per la protezione civile), altre toppe servono per gli esodati.

La cosa è preoccupante:  riforme poche, tasse tante e sparando nel mucchio, programmazione e pianificazione poca (a giudicare dalle toppe). Se questo è un governo tecnico figuriamoci quando torneremo ai politici...

 

pazzesco!

marcomarkiori 12/4/2012 - 14:16

La tassa sugli sms è la cosa più tremontiana di questo governo, almeno finora.

e l'aumento di tasse sulla benzina ricorda tantissimo Andreotti e Pomicino.

_

marcomarkiori 12/4/2012 - 14:17

_

non sta dimostrando di essere all'altezza del compito che dovrebbe svolgere.

Hanno ragione Boldrin e Brusco quando sostengono che è inutile e controproducente interloquire con queste forze politiche.

MM doveva fare una cosa politicamente molto sensata: compilare la lista della spesa, presentarla in parlamento e lasciare che fossero i partiti ad assumersi la responsabilità di un'eventuale (probabile) naufragio del governo tecnico.

Così non si va da nessuna parte.

 

C'è un punto che mi sembra non venga colto in quasi tutti i commenti.

Si dà per scontato che MM sia interessato a fare, come la chiami tu, la "lista della spesa" ma che non la faccia per vari veti incrociati contro cui nulla può e che abbia perso il momento "giusto" per farla e che dovrebbe farsi valere ecc ecc

Io mi permetto di insinuare che non sia affatto così, che "la lista della spesa" non sia tra i suoi interessi e che non lo sia mai stata. Siamo noi che abbiamo voluto vedere cose che non c'erano, e ignorato quelle che c'erano (chessò: Passera, o il dico/non dico sull' IVA degno del peggior Andreotti).

Son sempre in tempo a sbagliarmi ma...

E' possibile...

OutLier 12/4/2012 - 15:34

ma se le cose stanno come dici tu allora tanto vale lasciare il paese al suo triste destino e andarsene altrove. Questo sistema non si scardina dall'interno.

...che cosa voglia fare questo governo, e soprattutto Monti perché si è candidato da Napolitano per un governo "tecnico". Boldrin aveva detto che molto probabilmente si sarebbe candidato alle prossime elezioni. Che sia questo il suo intento? Altrimenti non si capisce, è venuto per aumentare le tasse perché i partiti ovviamente non potevano più (a meno che davano addio a parecchi consensi, vedi governo Prodi), e prendersi tutte le ingiurie possibili dagli italiani? E' vero che aveva le mani legate, però vedendo questa situazione avrebbe potuto osare di più. Al massimo se l'avessero fatto cadere un paio di mesi fa, nell'arco di qualche anno sarebbe ritornato quasi sicuramente e avrebbe potuto completare le vere riforme necessarie senza più ostacoli, siccome i governi dei partiti non avrebbero risolto nulla nel frattempo e non l'avrebbero fermato questa volta.

potrebbe essere il suo prossimo incarico. L'ipotesi del partito 'salva-italia' da lui guidato mi sembra stia perdendo appeal.

L'anno prossimo MM compirà settant'anni.

Non mi sembra un buon biglietto di presentazione all'elettorato (se riesce a diventare PdC eletto mi proporrò come ministro della giustizia, avendo la sua stessa età: del resto sono anch'io avvocato ed ho insegnato all'università, come la prof. Severino, solo non ho il suo reddito).

DDV difende MM

amadeus 13/4/2012 - 11:03

Sul Corriere di oggi.

 

Qualche commento:

a) Come al solito il Corrierone non perde l'occasione per confermarsi filo -governativo, anche se a volte ospita (è la parola chiave) anche interventi critici.

b) E' vero che MM è molto diverso da SB e da altri suoi predecessori, ma non è questo il punto. Il punto è che non è ancora abbastanza diverso per imprimere al paese il cambiamento di rotta necessario per riportarlo in linea di galleggiamento. Anche con MM il paese sta continuando ad affondare, anche se più lentamente;  il trend negativo non è ancora cambiato e soprattutto non mostra segni evidenti di cambiamento.

c) Cosa dovrebbe dunque fare MM ? Mettere sul piatto tutta la posta, inclusa la sua credibilità per 'vedere' chi è disposto a seguirlo. MM non è stato eletto, quindi non deve preoccuparsi di mettere la 'fiducia' su ogni singolo provvedimento: perché non dovrebbe poterlo fare ? In fondo è stato chiamato a gestire una situazione di emergenza, che non è affatto cessata. Ogni giocatore deve assumersi le proprie responsabilità:  MM indica le misure che il governo ritiene adeguate, se il parlamento non gradisce lo sfiducia. In fondo MM potrebbe velatamente 'minacciare' che, in caso di sfiducia, sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni con un proprio partito, che con la legge elettorale attuale, potrebbe togliere molti consensi e soprattutto potenziali poltrone agli attuali sedicenti rappresentanti del popolo sovrano.

 

Tutto ciò Dario di Vico non dice.

In fondo MM potrebbe velatamente 'minacciare' che, in caso di sfiducia, sarebbe in grado di presentarsi alle elezioni con un proprio partito, che con la legge elettorale attuale, potrebbe togliere molti consensi e soprattutto potenziali poltrone agli attuali sedicenti rappresentanti del popolo sovrano.

 

No. Non è questione di togliere consensi. MM fa il suo partito, prende un sacco di voti, ma a meno di cataclismi Maya rimarrebbe sempre un partner di coalizione, un SeL o IdV, non un PD o PDL. Quindi costretto a trattative ancora più defatiganti. Anzi, mi immagino i partiti maggiori con cui dovrebbe coalizzarsi che fanno di tutto per metterlo alle corde, far saltare il banco e buttargli la croce addosso..."è MM che non ci ha fatto governare!". Senza contare che la presenza di un partito di Monti catalizzerebbe per reazione il voto ai partiti che si presentano come i difensori del popolo sovrano (anche monetariamente) contro i biechi tecnocrati al soldo dell'Europa delle banche.

 

Il posto di Monti per me è al Qurinale, a far da vigilante alla disciplina di bilancio e a tenere a bada i politici più ingordi e cialtroni

Sinceramente non ho idea se MM abbia intenzione di fondare un partito. Ho solo affermato che, con questa legge elettorale, MM potrebbe velatamente minacciare di farlo. Avrebbe i seguenti 'atout' da giocarsi:

a) manterrebbe la carica di PM (praticamente senza bisogno di fare campagna elettorale)

b) potrebbe scegliersi dei candidati 'immacolati', ovvero che non hanno nulla a che fare con i politici attuali. Dati i tempi sarebbe un ottimo messaggio per gli elettori.

c) se fosse 'sfiduciato' dal parlamento potrebbe riuscire a passare per 'martire' e i vecchi politicanti come suoi 'carnefici'.

d) sarebbe disponibile un cospicuo 'premio di maggioranza'.

Ovvero: come ritorcere il 'porcellum' contro i suoi creatori.

Potrebbe trattarsi di una minaccia 'credibile' per la classe politica attuale, tale da costringerla a votare, turandosi il naso, anche dei provvedimenti assai più incisivi di quelli che il governo ha partorito fino ad ora.

"E' vero che MM è molto diverso da SB e da altri suoi predecessori, ma non è questo il punto. Il punto è che non è ancora abbastanza diverso per imprimere al paese il cambiamento di rotta necessario per riportarlo in linea di galleggiamento. Anche con MM il paese sta continuando ad affondare, anche se più lentamente;"

 

Secondo me, tu cogli in questo punto un aspetto più ampio che traspare dall'articolo del Corriere che hai linkato, e che ritrovo nei molti commenti su MM sparsi in giro. Parlo di un modo (di un atteggiamento mentale) di valutare l'operato di questo governo confrontandolo solo con i predecessori. Si sente dire spesso che MM ha fatto di più e meglio dei governi SB e Ulivo, e quindi dato che lo scarto con questi ultimi è positivo, anche il giudizio complessivo su MM deve essere positivo. Il metro di giudizio, cioè, diventa storico più che prospettico.

 

Chi ha una visione più ampia dei problemi del paese, probabilmente, tende invece a costruirsi nella mente un ipotetico pacchetto di riforme ottimale, oppure un pacchetto di riforme minimale che sia sufficiente a rimettere l'Italia su di un sentiero di produttività crescente. Stabilito tale benchmark, guardando all'azione di governo di MM e riscontrando che lo scarto col benchmark è ampiamente negativo, ne deriva un giudizio inesorabilmente negativo. Questo metro di giudizio lo rilevo raramente sulla stampa italiana, con poche eccezioni (per es. gli oramai monotoni editoriali Alesina-Giavazzi, che si trovano a ripetere sempre lo stesso, assolutamente condivisibile mantra). Ma "fare meglio di" non equivale a "fare bene" né a "fare abbastanza", come la saggezza del maestro Yoda citato dall'altrettanto saggio Sandro Brusco opportunamente consiglia.

Chi ha una visione più ampia dei problemi del paese, probabilmente, tende invece a costruirsi nella mente un ipotetico pacchetto di riforme ottimale, oppure un pacchetto di riforme minimale che sia sufficiente a rimettere l'Italia su di un sentiero di produttività crescente. Stabilito tale benchmark, guardando all'azione di governo di MM e riscontrando che lo scarto col benchmark è ampiamente negativo, ne deriva un giudizio inesorabilmente negativo

Gli argomenti "tecnici" con i quali, da Sandro Brusco in giù (nel senso di scroll), si giudica l'inefficacia e la negatività di molte cose fatte o tentate da MM mi lascia perplesso. Sembrano scritte da chi non conosce Italia e italiani con i loro partiti e il sistema amministrativo centrale e periferico che "tiene tutto": dai cordoni della borsa (anche se sempre più vuota) alla gestione dei canali di relazione sociale ed economica che contano (lobby di rappresentanza, quelle economiche e i cittadini).

Molte delle cose scritte e tentate da MM sono infarcite da "abrogato..." (articoli e commi precedenti che consentivano spese/costi/rimborsi) e "non sono previsti e/o prevedibili compensi e/o rimborsi spese per le funzioni di cui al presente articolo".

Tutto ciò, oltre a tagliare l'erba dai pascoli in cui qualche milionata di italiani ha direttamente e indirettamente ruminato negli ultimi 50 anni, sta demolendo lentamente alleanze e pratiche in uso fra tutti, trasversali per censo, ideologia, sindacato, partito, area geografica, ecc.

E ovviamente tutti costoro premono e ricattano i leader parlamentari che tengono in piedi l'esperimento MM con il loro voto. I leader ABC sanno di non poter far cadere MM ma non possono spiegare ai loro apparati, a quelli a cui si collegano sul territorio, via, via, giù fino all'elettore a cui qualcuno ha promesso l'interessamente per la pratica di invalidità, che non funge più. Che i soldi sono finiti e che qualcuno sta provando a scrivere come funzionerà l'Italia di domani ma, nel frattempo, nessuno ha idea di come fare.

E così gli esodati, crescevano alla velocità della luce (a novembre/dicembre) mentre si scriveva la riforma delle pensioni e qualcun altro continuava a fare promesse che non poteva più mantenere ma nella convizione che le pressioni avrebbero poi rimesso tutto in regola come prima.

MM si barcamena e sa di non potere esagerare perchè i suoi interlocutori che lo sostengono, in realtà sono sotto ricatto e in via di estinzione come apparato e regole di funzionamento; se anche decidesse di accelerare, di formalizzare riforme più incisive e concrete, sa di non avere nè in Parlamento nè (che è molto peggio) nel Paese, gli strumenti per attuarle.

Si va per approsimazione e tentativi, sperando di sopravvivere un minutino in più di chi sta remando contro e che si augura il tanto peggio tanto meglio perchè sa che, nel nuovo sistema difficilmente, avrà i vecchi spazi e le vecchie convenienze.

 

Ho partecipato a questa discussione e di fronte alle mie obiezioni mi sono sentito dare dell'ignorante ( ovviamente senza che nessuno mi abbia chiesto quali autori ho letto e perchè abbia certe opinioni ).

 

Mi è stato detto che non posso criticare la lettera della "BCE perchè Mario draghi è un economista serio e almeno ha studiato. Per ora mi fermo su Mario Draghi : Certamente ha studiato , certamente anche più di me, però 1) non è stato in grado di predire la crisi del 2008 che alcuni economisti avevano annunciato nel 2005 2) Da governatore della Banca d'Italia ha detto cose sullo stato delle banche Italiane poi rivelatesi non vere 3) era Vice Presidente di Goldman Sachs europa quando Godman Sachs certificò i conti del governo come sanissimi... Permettere ( o anche se non lo permettete fa lo stesso ) che da Ignorante io possa almeno avere qualche dubbio che mi potreste spiegare ( magari dicendomi che falsificare i conti del Bilancio dello stato Greco era in realtà un ottimo modo per far ripartire l'economia, poi ditemi anche ciò che non ha funzionato please )

 

Personalmente ho solo fatto gli esami economici della facoltà di giurisprudenza sono solo 2 e ho preso 27 e 30 e lode , poi siccome l'argomento mi appassionava negli ultimi 10 anni ho proseguito con letture personali (Keynes, Pareto. Roubini , Stiglitz , Boeri , Rfkin , Latoussi) , ma ho letto molto anche di ciò che dicono dell'economia altre scienze ( o meglio le scienze visto che l'economia è al massimo un arte ma non certo una scienza ).

 

Matematici , fisici , metereologi ecologisti o storici ( qualcuno di voi mi potrebbe per esempio spiegare in termini economici la crisi irreversibile dell'isola Di Pasqua nel 1500? ) Si tratta di un fatto realmente accaduto , non spiegabile con nessuna delle teorie economiche.

 

L'idea che personalmente mi sono fatto è che c'è una falla immensa nella sedicente scienza economica ed è un approccio ideologico basato sulla logica della crescita esponenziale , crescita che semplicemnte non è possibile nel lungo periodo. Su questo ci sono Prove scientifiche abbastanza solide la pietra miliare rimangono i calcoli del Club Di Roma per decenni irrisi dai cosiddetti "economisti seri" eppure anche quella era gente che aveva studiato, erano ricercatori del MIT non capre, forse anche meglio di Mario Draghi.

 

Da questa mancanza di scientificità nascono tutta una serie di affermazioni ( come quelle neoliberiste ) che hanno carattere religioso più che scientifico, se qualcuno ( chiunque ignorante come me , o genio come i ricercatori del MIT ) le mette in discussione viene deriso insultato etc..

Qualcuno mi spieghi allora perchè sta venendo tutto a Rotoli...

 

Ah qualcuno in realtà lo spiega in un libro pubblicato nel 1970 in cui si prevedevano crescenti difficoltà di approvvigionamento delle commodities , di produzione agricola, di esplosione demografica e di smaltimento delle scorie a partire dal 2010 secondo lo scenario più pessimistico o dal 2040 secondo il più ottimistico per arrivare ad una vera e propria fine dell'espansione umana tra il 2040 e il 2080.

 

Studiate gente, avete rqagione, ma ogni tanto leggete anche qualche testo di qualche scienziato vero e non solo quelli degli economisti.

 

PS. un economista serio e preparato aveva creato una bellissima equazione per Lehman Brothers , questa equazione riguardava le modalità sicure per emettere mutui senza rischiare iol default , il signore era certamente preparato come e più di voi, purtroppo lehman è fallita perchè i parametri fisici che erano stati presi erano sbagliati.

Non so se

valerio 13/4/2012 - 16:06

Non so se l'economia si possa considerare una scienza o un'arte.
Qualunque cosa sia, le rendo nota questa citazione: l'umiltà in tutte le scienze e in tutte le arti è la base del vero sapere.

a Latina l'acqua non è privata,è sempre pubblica visto che l'acqua fa parte del demanio pubblico.E la gestione è in capo ad una società a partecipazione maggioritaria pubblica e minoritaria privata,quindi,la proprietà della società di gestione è pubblica.

L'idea che l'economia si basi sulla "crescita esponenziale illimitata" è assolutamente falsa, almeno per quanto riguarda la scienza economica.  Già dai tempi degli economisti classici si discute dell'economia di stato stazionario, come futura conseguenza pressoché inevitabile della scarsità di risorse naturali.  Coloro che affermano il contrario (tra cui alcuni studiosi dell'ecologia) semplicemente travisano la questione, forse ingannati da una certa retorica del sistema produttivo contemporaneo che con l'economia in sé ha poco a che fare.

Il rapporto Limits to growth era considerato dagli stessi autori un insieme di casi di studio più che un tentativo di fare previsioni.  Fu criticato da alcuni economisti perché in gran parte sottovalutava il ruolo dei prezzi di mercato nelladattamento alla scarsità di risorse.

la scarsità aumenta i prezzi, stimolando da un lato il risparmio/riciclo e dall'altro la ricerca di nuovi giacimenti. Finirà? Forse, ma nessuno sa quando. I Limits to growth hanno sbagliato del tutto le previsioni, con l'aggravante di volerle fare.  Gli economisti saggi si rifiutano di fare previsioni specifiche sull'andamento dei mercati o dell'economia

I Limits to growth hanno sbagliato del tutto le previsioni, con l'aggravante di volerle fare.

 

non è che ci sia poi tanto da aggiungere, sentirli citare ancora a me ricorda il tormentone delllo scommettitore di borsa pieno di sè: "avevo ragione io!  ho solo sbagliato i tempi". 

il druido panoramix era più saggio, prevedendo il sereno dopo la tempesta. niente orari.

 

Mi sa dire quali sono le previsioni sbagliate di Limits to growth? Più in generale, quali sono i limiti della "Dinamica dei sistemi" nel definire tali previsioni e, in particolare, dove è sbagliato il modello World 3 con cui gli autori del celebre rapporto costruirono i vari scenari? Quale delle equazioni differenziali in esso contenute andrebbero riviste? Scusi le domande un pò provocatorie, ma in realtà, mi pare che lei, come gran parte dei critici di LTG, non lo abbia letto, o si riferisca a critiche di altri. Infatti, lei riduce i contenuti del Rapporto al limite delle risorse energetiche, che era solo una delle variabili analizzate.

Come ho scritto in http://aspoitalia.blogspot.it/2009/10/tutto-ce-un-limite.html le "previsioni" di LTG sembrano invece straordinariamente attuali.

In effetti fisici ed economisti non sembrano pensarla allo stesso modo sul tema.

Di solito però i fisici dimenticano di considerare che:

a) i consumi di energia in rapporto al prodotto tendono a ridursi (aumenta l'efficienza energetica complessiva del sistema economico)

b) esistono i prezzi, la cui variazione induce delle modifiche nell'utilizzo delle diverse fonti energetiche (e materie prime).

 

Probabilmente però la cosa migliore è evitare di fare previsioni di lungo termine, con eccessiva sicurezza.

http://en.wikipedia.org/wiki/Energy_returned_on_energy_invested

 

i consumi di energia in rapporto al prodotto tendono a ridursi

già, ma se l'energia diventa più cara/scarsa in termini di rapporto tra energia usata per produrre altra energia, o se la riduzione dei consumi energetici unitari è controbilanciata da un maggior numero di pezzi prodotti?.

Ammettiamo un attimo che ci voglia sempre più energia per produrre energia (hai presente il primo derrick usato da comesichiamava, Drake, rispetto a un impianto di fracking? O quanto petrolio ci vuole per costruire un reattore nucleare?), e che questo valga per tutte le fonti, e che ci siano dei vincoli fisici e tecnologici insuperabili (per fondere un kg di acciaio ci vuole tot energia e oltre quel tot non puoi scendere, e certi manufatti li puoi fare solo d'acciaio) , i prezzi non possono allocare granchè.   

Jevons

marcodivice 16/4/2012 - 18:52

a) i consumi di energia in rapporto al prodotto tendono a ridursi (aumenta l'efficienza energetica complessiva del sistema economico)

 

paradosso di Jevons i miglioramenti tecnologici che aumentano l'efficienza con cui è untilizzata una risorsa, ne aumentano il consumo.

 

Esempio classico. Motore Watt a parità di lavoro consumava meno carbone del Newcomen. Proprio per questo dette una spinta alla rivoluzione industriale col risultato di un maggior consumo di carbone.

 

b) esistono i prezzi, la cui variazione induce delle modifiche nell'utilizzo delle diverse fonti energetiche (e materie prime).

Se guardi la curva di produzione del crude oil, dal 2004 è praticamente piatta. Eppure all'aumentare dei prezzi dal 2004 al 2008 avrebbe dovuto corrispondere un aumento della produzione. Niente. Magari fu speculazione, per la serie perchè vendere oggi quello che domani venderei a prezzo più alto? allora avrei dovuto avere degli stock da qualche parte che perdendo valore vertiginosamente al crollo del prezzo nel 2008, avrebbero dovuto far rimanere qualcuno col cerino in mano. Anche qui niente.

Stesso fenomeno al ripartire dei prezzi. Il sospetto che siamo giunti ad un qualche limite tecnologico c'è. Sospetto che confrontando gli outlook annuali di IEA, che tagliano costantemente l'output per i prox anni, cresce. Il fatto che anche il factbook della CIA tempo fa parlava di questa possibilità può esser un caso, ma se gli USA si buttano in una tecnologia come lo shale oil, non certo conveniente col petrolio a 40 $ al barile, non fa che rafforzare il sospetto.

 

mah...

tizioc 16/4/2012 - 19:43

mah, passi per il cd. "paradosso" di Jevons (che fa comunque parte del funzionamento del mercato), ma dimostrare che non sia avvenuta una conservazione pù spinta delle risorse petrolifere è praticamente impossibile.  I dati sugli stock possono misurare solo il petrolio immagazzinato negli stoccaggi veri e propri, ma non dicono quanto è stato conservato nei pozzi (a costi certamente più bassi, se non nulli) riducendo volontariamente la produzione o ritardando lo sfruttamento di nuovi giacimenti.  Con il meccanismo dei futures è perfettamente plausibile che questo avvenga, se gli operatori scommettono su un rialzo dei prezzi.

a) i consumi di energia seguono in maniera proporzionale il PIL, da quando il PIL mondiale è aumentato in maniera esponenziale, hanno seguito lo stesso andamento e non si è verificato ancora nessun disaccoppiamento. Inoltre, l'aumento dell'efficienza energetica è neutralizzato dalla crescita esponenziale.
b) i prezzi non possono fare nulla contro la finitezza delle risorse.
Aspetto ancora di sapere in cosa ha sbagliato LTG.

Latoussi

fausto panunzi 13/4/2012 - 19:34

Meraviglioso l'economista Latousssi (ovviamente inesistente). Una combinazione tra Latouche e Fitoussi, cioè i due "economisti" più clueless in circolazione. Idiozia pura al quadrato. 

Touché

Lucaiozzino 14/4/2012 - 14:04

Meraviglioso l'economista Latousssi (ovviamente inesistente). Una combinazione tra Latouche e Fitoussi, cioè i due "economisti" più clueless in circolazione

 

Ovviamente scrivendo di Getto e a Memoria ho commesso un errore fondendo il nome di due autori che ho letto, mi rendo conto che l'effetto sia assai buffo...

...sia o no una scienza, non sta a te stabilirlo. Esistono delle evidenze empiriche e degli studi teorici che hanno permesso di capire come certe soluzioni non possano andare bene, quindi io credo che l'economia sia molto vicina ad essere considerata una scienza. Non a caso, nelle università ci sono facoltà che prendono il nome di "scienze economiche".
Lasciamo stare l'arte per favore...

Ho eliminato un commento che stava qui. Come sempre la regola e' primo, che non si insulta pertsonalmente; e secondo, che non si propongono atti illegali, nemmeno per scherzo. Il commento faceva il secondo.

...un mio commento?

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OutLier 14/4/2012 - 16:21

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voglio esplicitare : uccidere è inteso come paradosso del sinonimo eliminare....come molte volte scritto dal prof. Boldrin , questa elitè dirigenziale solo con elimanazione potrà essere sostituita...andare a votare cambiando partito non serve a nulla, come ben evidente da 20 anni a questa parte....solo non votando si eliminano i candidati presentati....uccidere (o eliminare ) per rinascere....unico modo....(si inizia dalla testa... il presidente deve essere votato/scelto dagli italiani e non il mercato delle poltrone come oggi)....io non ho scelto e potuto dire no o si a napolitano.....

NB... definire Monti una supercazzola non è un offesa alla persona,  ma definire quello che oggi sta facendo da tecnico, una supercazzola....

oppure si può continuare a fare post per altri 20 anni .

Gianni Z.

scusate poi non disturbo più.....un contadino  alla mia domanda come liberarmi di alcune erbe infestanti mi ha detto : butta il diserbante e moriranno tutte....mi ero dimenticato che per i compagni  bisogna usare la neolingua(orwell a volte lo dimentico)... trovato la parola DISERBIAMO......DISERBIAMO....( dirlo con accento romagnolo)

Gianni z.

Anche F. Scacciavillani da una valutazione negativa delle riforme:

 

http://in.reuters.com/article/2012/04/15/italy-monti-idINDEE83E08C20120415

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