Il governo Monti ed il continuismo

3 aprile 2012 michele boldrin

Stiamo ripetendo, mutatis mutandis, l'orrenda esperienza del periodo 1992-1996 (modulo l'interruzione del primo governo BS) con Mario Monti nei panni che furono di Giuliano Amato prima, di Carlo Azeglio Ciampi poi e di Lamberto Dini infine. E non è per nulla una buona cosa.

La crisi della lira e del debito pubblico esplosa nel 1992 venne causata dalle politiche economiche di Craxi, Andreotti, Forlani, De Mita e dei loro compari - fra i quali vanno inclusi già la triplice sindacale e Confindustria, divisi allora come ora da steccati ideologici ma uniti nella domanda di spesa pubblica. Allora come ora l'attenzione si concentrò sui tassi d'interesse e sul rischio di default ma, allora come ora, il problema sottostante consisteva nell'alta ed insostenibile spesa pubblica, nell'inefficienza e corruzione dello stato e nel già allora evidente arretramento del sistema economico ed imprenditoriale italiano nel contesto internazionale. Quest'ultimo elemento, che è forse quello decisivo, era allora meno evidente di quanto non lo sia ora, ma c'era già ed era visibile a coloro i quali volessero guardare. Ne seguì una seria recessione da cui il paese credette di uscire attraverso la svalutazione; come ben sappiamo fu un fuoco fatuo e pochi anni dopo la realtà cominciò a palesarsi sempre più chiaramente. Sono oramai 12 anni che il reddito medio degli italiani non cresce più. Il rischio di default indusse il governo di Amato prima, quello di Ciampi poi ed infine, dopo la parentesi BS, quello di Dini ad incentrare la loro azione sul "riassetto" della finanza pubblica e solo di quella. Ci riuscirono,come sappiamo, attraverso una sequenza impressionante di aumenti d'imposte ed espropri della ricchezza privata nazionale.

Quest'opera venne poi completata dal governo Prodi-D'Alema-Amato durante il 1996-2001, permettendo all'Italia di far finta d'aver raggiunto una situazione compatibile con l'entrata nell'Euro. Quando compatibile fosse, dodici anni dopo, credo l'abbiano capito anche i sassi. Ma il punto di fondo è che negli anni che vanno dalla crisi del 1992 al 2000 circa, lo stato italiano riuscì ad appropriarsi di circa 6-8 punti percentuali in più di PIL che trasferì dal reddito disponibile delle famiglie al proprio. Ed il debito pubblico, in percentuale del PIL, calò di assai poco, il ché vuol dire che continuò ad aumentare in termini assoluti. Non si fece nient'altro, come tutti sanno, anzi. Ma non mi dilungo. Il punto è che si rispose alla crisi del debito attraverso un puro e semplice aumento delle imposte, lasciando che le cause strutturali continuassero ad agire anzi si aggravassero.

Questo breve cappello storico è necessario per riuscire a capire il mio giudizio negativo su quanto sta facendo il governo Monti e sul perché io ritenga che oggi si stia perdendo un'altra occasione storica per salvare il paese dal declino. Un'occasione che io ritengo ancora più importante e decisiva di quella del 1992-99 sia perché la situazione economica è oggi molto peggiore e ne sono palesi le cause ma anche perché, forse, non se ne presenteranno molte altre prima che il declino diventi irreversibile. Alcuni ritengono già lo sia, ma questo è secondario. Il punto di fondo è che i governi che si sono succeduti, dall'Amato del 1992 sino all'ultimo Amato, quello del 2000, altro non hanno fatto che tassare gli italiani per mantenere l'equilibrio sociale e di potere esistente. Ed è questo che ci ha fregato e continua a fregarci.

Ecco perché quanto sta succedendo, da novembre in poi, mi preoccupa assai. Nel caso non si fosse capito Mario Monti si candida a futuro inquilino del Colle o a prossimo Presidente del Consiglio. In entrambi i casi con il consenso di un’ampia coalizione politica e al fine di garantire che nulla cambi nella distribuzione del potere reale in Italia. Che così fosse era ovvio da tempo sia per il comportamento suo e dei suoi ministri più in vista sia, soprattutto, per le finte riforme ed i veri aumenti di tasse che sono andati adottando. La lettera sul Corriere della Sera ne articola il programma, che consiste nell’offrirsi ai tre grandi partiti e ai gruppi di potere che con essi controllano il paese come il garante della continuità. Siamo tutti consapevoli che questo parlamento e le poche decine di migliaia di persone che in Italia dirigono l’apparato dello stato (dai comuni ai ministeri, dalle aziende pubbliche alle fondazioni bancarie ai monopoli dei servizi) non intendono perdere potere e privilegi. La lettera di Monti, vergata nel mezzo di un viaggio fallimentare, li rassicura che l’azione di questo governo può  far sì che così sia per ancora parecchio tempo. Monti è consapevole che, sia per la loro inconsistenza politica sia per il loro velleitarismo sociale, né Vendola, né Di Pietro, né la Lega, sono assimilabili a questo progetto, né sono necessari. Il colloquio viene con la casta "organica", quella che è parte da decenni di questo apparato dello stato e lo controlla o ne è controllata: PD, PdL, Centro.

L’obiettivo, dicevo, è quello di tranquilizzare la trinariciuta casta, occupata ad aggiustare le regole elettorali per blindare anche il prossimo parlamento, confermando che questo governo non intende “approfittare” della grave situazione in cui versiamo per rivolgersi direttamente al paese mettendo in discussione l’equilibrio di poteri esistenti e la struttura statale che lo sottende. Tutt’altro: questo governo, qualsiasi provvedimento adotti, lo farà con il consenso delle attuali elites politico-burocratiche. Rigoroso rispetto per le regole della democrazia parlamentare? Sforzandosi assai la si può vendere così, ma è ipocrisia. Non costituirebbe violazione d’alcuna regola democratica porre questo parlamento davanti a riforme vere, chiedendo di prendere o lasciare, assumendosi le conseguenze politiche ed economiche della scelta. Non servono forse a questo i governi “tecnici”? Invece non solo il governo si è piegato a tutti i compromessi che parlamento e gruppi d’interesse hanno voluto imporre ma il primo ministro garantisce ora che così sarà anche in futuro perché i partiti italiani sono “vitali” e guardano “agli interessi del paese”. Chissà perché, invece, al lavoratore italiano medio essi appaiano come zombies assetati di tasse.

Per fornire questa garanzia ed esplicitare questo programma, Mario Monti ci informa che il mondo intero ammira le riforme italiane, fra le quali include delle mitiche liberalizzazioni mentre si scorda di menzionare che la riduzione del disavanzo avverrà, se avverrà, grazie soprattutto ad un aumento dell’imposizione fiscale. La residua incertezza che mantiene gli investitori internazionali lontano dall’Italia, dice il premier, è dovuta da un lato alla non ancora approvata riforma del mercato del lavoro (scordandosi di aggiungere: dipendente e privato, che come funziona l’altro 40% circa del mercato del lavoro italiano agli investitori internazionali evidentemente non interessa) e dall’altro al timore che la politica disfi ciò che i tecnici han fatto. Questo secondo rischio non si pone per le ragioni suddette, quindi basta approvare la riforma del lavoro dipendente ed è fatta. Qui la spara grossa perché, anche se venisse approvata verbatim, questa riforma avrebbe effetti solo marginali sul tasso di occupazione ed effetto zero sugli investimenti. Cercare di convincere gli italiani che, una volta ritoccato l’articolo 18, si sarebbe fatto tutto ciò che era necessario fare è bugia grave, ed il professor Monti lo sa.

I ciecamente patriottici diranno che è suo dovere operare perché la fiducia nel futuro dell’Italia aumenti sia dentro che fuori del paese e che, per farlo, occorre anche compiere dei peccati veniali, come lo sono le affermazioni abbastanza gratuite che la missiva in questione contiene. In una situazione normale questo punto di vista sarebbe legittimo. Ma non siamo in una situazione normale e le bugie ed omissioni sono peccati veniali se e solo se la distanza che intercorre fra i fatti e parole è minima. Qui, invece, la distanza fra quanto Monti afferma e la realtà del paese è abissale: quanto fatto sino ad ora non ha nemmeno lontanamente intaccato le radici antiche del declino italiano. Ha solo evitato (attraverso una brutale stretta fiscale su parte del settore privato) che l’aumento dello spread, dovuto all’irresponsabilità pluriennale di quella classe politica che Monti elogia, facesse finire il paese in una spirale disastrosa in confronto alla quale il declino pluridecennale sembra un sentiero fiorito. Tra non crollare nel giro di un anno e riprendere a crescere la distanza è abissale, come i tremolii dei mercati finanziari ci ricordano e come, soprattutto, la profonda recessione in corso conferma.

E qui torniamo al punto di partenza: il declino italiano si arresta ed inverte solo con un radicale big bang riformista. Ma perché si possa anche solo coltivare la speranza di tale big bang è necessario che la maggioranza degli italiani si rendano conto della situazione e delle sua cause antiche. Occorre, soprattutto, che coloro che lavorano e producono intendano ed accettino che non è possibile risalire la china senza cambiamenti drastici nel funzionamento dell’apparato dello stato, nella composizione e nel livello della spesa e della tassazione, nella protezione statale del monopolio (pubblico o privato, fa poca differenza) nei settori dei servizi, eccetera, eccetera: la solita litania, insomma. Fare questo richiede ed implica far saltare i rapporti di potere in essere nel nostro paese sin dal ventennio fascista. Richiede ed implica scompigliare la composizione delle elites italiane, ridefinendo le alleanze sociali che le originano e che esse perpetuano attraverso l’intervento statale. Richiede, quindi, mettere in discussione il potere ed i privilegi di questa classe politica e delle poche decine di migliaia di “burocrati” che con essa gestiscono il potere economico e politico in Italia.

La lettera di Mario Monti intende tranquilizzare esattamente costoro. Uscire dal declino richiede che costoro si innervosiscano, e che lo facciano a ragion veduta. L’Italia che produce, se vuole salvarsi, deve trovare qualcuno in grado di farlo.

P.S. A qualche amico, che mi ha scritto, la frase finale è apparsa come una autocandidatura. Non lo è per niente: è la constatazione di un problema che esiste e la richiesta a qualcuno di farsi avanti. La gente come me può offrire idee o, nel caso mio, analisi impietose ed anche provocanti. Ma dubito che possano essere persone come me quelle che potranno essere in grado di riunificare quelli che io chiamo i "produttori" nella direzione che permette di salvare l'Italia. Non è questo, comunque, il tema dell'articolo. Il tema dell'articolo è evidenziare che il governo Monti non sta fermando il declino, lo sta solo rallentando per permettere ai gruppi socio-politici che controllano il paese di riorganizzarsi. E lo fa facendo pagare la bolletta, per l'ennesima volta, all'Italia che lavora e produce. La quale, permettendolo, firma e controfirma, una volta ancora, il proprio suicidio a fuoco lento. Questo il punto. 

Il post è una versione ampliata di un mio editoriale pubblicato su Il Fatto Quotidiano in data 1/4/2012.

139 commenti (espandi tutti)

La Merkel chiede di combattere la corruzione, per favorire gli investimenti e la crescita. Il resto sono armi di distrazione di massa da parte del Governo Tecnomantico.

RR

"Stiamo ripetendo, mutatis mutandis, l'orrenda esperienza del periodo 1992-1996 [...] con Mario Monti nei panni che furono di Giuliano Amato [...]. E non è per nulla una buona cosa." Nel quinquennio citato non ero legalmente responsabile delle mie azioni ma una domanda da troll mi viene in mente lo stesso: in base a quali FATTI ci si poteva aspettare una politica diversa da parte di un banchiere come Monti? Un banchiere che ha nominato ministri banchieri, economisti e anestesisti economici vari, spacciandoli per tecnici. Il professor Boldrin non è nato ieri, come molti altri autori di NFA, ha studiato con profitto quali incentivi portino le persone ad assumere certe decisioni economiche, è un professionista di livello nel suo mestiere... Come può romanticamente pensare che un uomo del novecento, legato ad un capitalismo del novecento, si faccia beffe della lezione del nipote del Principe di Salina nel Gattopardo ("Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?"). Il potere, qualunque potere, prima di tutto, conserva se stesso. Sarà retorico e banalissimo ma a quanto sembra risulta difficile da comprendere.

 

P.S.

L'articolo è di una lucidità rara, perciò mi stupisce ancor di più la fiducia aprioristica accordata ad un "uomo delle banche" come Monti, distante giusto pochi millimetri dalle posizioni dai più reazionari istitutiti di credito mondiali. Un uomo che ha raggiunto per merito i massimi livelli nel sistema economico nazionale ed internazionale, può realisticamente rivoltarlo come un guanto? In nome di un popolo che non lo ha neppure eletto? Sembra la favola per addormentare i bambini...

 

P.P.S.

Autocandidatura? Di un professore amerikano "di sinistra" e con l'orecchino? Ma scherziamo? Abbiamo appena finito di prendere sul serio un vecchio arrapato yuppie degli anni ottanta...

Boldrin non cita mai le banche e pour cause. Lui parla degli statali e dei politici.

mi pare Michele chiami in causa anche altri, fra cui, anche se non nominate specificatamente penso anche le banche.

 

dei loro compari - fra i quali vanno inclusi già la triplice sindacale e Confindustria, divisi allora come ora da steccati ideologici ma uniti nella domanda di spesa pubblica

a meno che tu consideri Confindustria statale. 

 il governo si è piegato a tutti i compromessi che parlamento e gruppi d’interesse  

Non so se stai seguendo la vicenda Ligresti, Fonsai, Mediobanca; Unipol: a me sembra paradigmatica della nostra situazione ed esprima in modo perfetto l'intreccio fra gruppi di potere "privato", banche e politica. Si sono consumati continui furti a danno degli azionisti veri e solo la Magistratura, pur timidamente, sembra avere qualcosa da eccepire. Tutti gli altri impegnati solo a coprire le responsabilità.

Mi sembra, ma lei sicuramente lo sa meglio di me, che le banche, fin dalla loro infanzia diedero una grossa mano a finanziare i debiti di stati, signorie e principati in cambio di diritti sulle imposte future e privilegi commerciali. A Genova tale attività raggiunse il massimo splendore, anche se poi qualche re di Spagna si trovò a corto di liquidità. In altri termini le banche sono sempre state lo strumento indispensabile (e debitamente remunerato) attraverso il quale gli stati moderni hanno piazzato il loro debito pubblico. Ne consegue che gli intrecci tra banche e governi sono sempre stati piuttosto 'peculiari'.

Solo per curiosità, in base a quali fatti si definisce Monti un "banchiere" o "uomo delle banche"?  A quanto ne so, l'unica circostanza che potrebbe giustificare questa qualifica è essere stato in passato consulente internazionale per Goldman Sachs; ma se così fosse, dovremmo aggiungere per completezza "produttore di bibite gassate" in quanto Monti ha svolto analoghe attività per Coca Cola.

per completezza "produttore di bibite gassate

Quella sembrerebbe una costante familiare, i suoi antenati e parenti argentini gestivano una "Cervecería Monti", produttori di birra in proprio dal 1888 al 1898, e distributori della Quilmes dal 1898 in poi (http://www.tucumanhoy.com/n43162).

BTW, divertente nota a margine, in questa genealogia dei Monti del 2011 in un sito di collezionisti di bottiglie di birra, avevano mancato proprio il nostro:

 

          Monti 
|    Abramo Monti 
|    Genesio Monti 
|      + 1930, Varesse, Italia
|    |    Carlos Monti
|    |    |    Aurora Rosa Monti
|    |    |    & Angel Lucca
|    |    |    |    Marcelo Lucca
|    |    |    |    Mauricio Lucca
|    |    |    |    Germán Lucca
|    |    |    |    Isabella Lucca
|    |    |    María Elena Monti (Pompa)
|    |    |    Raquel Carolina Monti
|    |    |    Angela Rosa Monti
|    |    |    Ana María Monti
|    |    Antonio Monti
|    |    Juan Monti
|    |    Francisco Monti
|    Francisco Monti
|    Antonio Monti
|    Bautista Monti

Personalmente ritengo che l'azione di governo fin qui avesse pochi margini in quanto c'era da trovare denari subito.

Un governo che presentasse un progetto di radicale dimagrimento dello Stato a due mesi dalla nomina non sarebbe stato credibile. Visto il tenore e i mille rivoli in cui lo stato disperde le sue risorse si sa che un progetto organico di riduzione della spesa richiede ben altri tempi. In questo caso posso ricordare i tagli alla spesa evanescenti di Grecia e Spagna? 

A rendere ancora più difficile la strada ci sono stati i referendum sulle privatizzazioni, per quelli occorre aspettare un anno prima di poter tentare di nuovo.

Dunque quanto tempo è lecito attendere un progetto da parte di questo governo di seria riduzione degli sprechi prima, e della presenza dello stato nell'economia poi, prima di classificare veramente questo governo tecnico come governo farsa?

Basta confrontare tutte le aspettative e la pubblicità che è stata fatta ai suoi provvedimenti in fase di discussione pubblica con i risultati effettivi. Ne emerge un quadro sconfortante: le liberalizzazioni, a dispetto di tutta la retorica impiegata dal Marione, sono INESISTENTI. Un fallimento totale. La riforma del lavoro non solo non risolve i problemi esistenti, ma li aggrava. Le semplificazioni si sono ridotte a poca cosa, anche se vi sono segnali interessanti da parte del ministro Profumo, con la consultazione online sul valore legale della laurea e la digitalizzazione dei procedimenti di iscrizione alle scuole superiori.

Purtroppo il bilancio si esaurisce qui. Nessuna delle cose fatte è determinante (o anche solo utile) per la ripresa economica e civile del Paese. E niente lo sarà nei prossimi mesi, visto che il Parlamento è lo stesso che ha legiferato (male) in questi anni.

Se non ricordo male,il referendum non era sulle privatizzazioni,ma sulla privatizzazione dell'acqua,cioè su una specifica.

Il referendum era sulla Ronchi e da NESSUNA parte si parlava di "privatizzazione dell'acqua". Il fatto che alcuni partiti abbiano strumentalizzato il tema, e che il sistema mediatico e 27 milioni di italiani abbiano capito roma per toma, ti fa capire perché questo paese è GIUSTAMENTE destinato al declino.

Erano sulla privatizzazione dei "servizi" (quindi trasporti, monnezza, anche gestione dell'acqua)

I referendum non sono stati fatti sulle privatizzazioni in generale,infatti nessuno si lamenta dei molti operatori nell'elettricità,nella vendita di gas o nelle comunicazioni.
Il referendum era solo e unicamente sull'acqua,vissuto(a torto o a ragione,è altro discorso)come materia particolare.

Falso

michele boldrin 4/4/2012 - 06:35

Non ha trovato alcuni soldi subito. Alcuni. 

Mi dispiace contraddirti, Claudio, ma l'argomento "emergenza" e' erroneo.

Nessuna delle misure adottate ha generato alcun gettito straordinario nei due, tre o anche quattro primi mesi del governo. I soldi stanno cominciando a fluire ora. Quelli della riforma pensionistica tarderanno ancora parecchio.

In altre parole, l'argomento "emergenza" e' semplicemente falso.

So che Monti l'ha usato per giustificarsi, ma e' falso. Se i giornalisti economici italiani, invece di essere letterati falliti e servili, facessero almeno lo sforzo per informarsi, avrebbero potuto farglielo osservare on the spot. Ma purtroppo i giornalisti economici italiani, con l'eccezione di una o due signore che conosco, scrivono di argomenti di cui non capiscono un piffero ed hanno diffuso la balla.  

Quelli della riforma pensionistica tarderanno ancora parecchio.

Michele, ma la riforma pensionistica e' una della poche cose che fanno subito cassa, no? Se uno e' eligible per andare in pensione domani e gli posponi il pensionamento di cinque anni, hai un minore esborso nei prossimi cinque anni.

La riforma delle pensioni e' infatti finora l'unica cosa che il governo Monti ha fatto come avrebbe dovuto fare. Il resto, sono d'accordo, e' fumo negli occhi e il big bang e' ormai impossibile (sarebbe stato possibile all'inizio ma hanno clamorosamente perso l'attimo).

 

maggiori entrate di contributi sociali (l'eventuale sostituto, spesso improbabile di questi tempi, avrebbe un lordo minore e quindi verserebbe meno contributi.)

Però...

quando l'impresa non ritenesse necessario il sostituto tutto il risparmio dello Stato rimane a suo carico. (sarà quindi cruciale quanto sarà deciso per i licenziamenti per motivo economico)

 

ma temo abbia ragione Michele, vedrò di documentarlo.

infatti aveva ragione Michele:

dalle relazioni tecnica sulla manovra e sui successivi emendamenti si ricava:

 

la riforma in sè produce oltre un miliardo solo dopo il 2013, nel 2012 è addirittura deficitaria per 250 milioni; produrrà più di 10 miliardi solo nel 2017. Se poi sarà data una soluzione equa agli "esodati" non mi stupirei che l'effetto sul 2012 sia ancora più negativo e lo diventi anche per il 2013. "una paccata di miliardi" ea dixit (la sua supponenza resiste a tutti i casini che combina)

 

Nei primi anni l'effetto maggiore delle misure previdenziali deriva dalla deindicizzazione delle pensioni esistenti.

I contributi sono tasse, la deindicizzazione una via di mezzo fra tasse e tagli.

Per capire il contributo negativo della riforma nel 2012, dovuto a molte cause, bisogna leggere le due relazioni tecniche linkate sopra.

Casini

amadeus 4/4/2012 - 17:01

la sua supponenza resiste a tutti i casini che combina

In effetti la sig.a Deaglio ha voluto fare il beau geste di eliminare le cd 'finestre di uscita' che aveva stabilito il precedente governo per poter farsi bella nel dire che stava facendo una riforma organica e coerente. Bontà sua e spese aggiuntive per il bilancio pubblico. Data la situazione di emergenza o presunta tale l'eliminazione delle finestre era tutt'altro che necessaria.

 

grazie per i dati, aldo.

i guadagni post-2012 da "nuovo sistema pensionistico" vengono principalmente da cosa? da posporre la data di pensionamento (come penso io) o da altre cose?

riporto quanto scritto nella relazione tecnica di accompagnamento della manovra, che prescinde dal bubbone "esodati" prma trascurato (nonostante  Damiano continuasse a farlo presente alla sua ex compagna di liceo Elsa), ed ora scoppiato e che potrebbe valere da 5000 a 7000 milioni da distribuire su diverse annualità prossime :

Il profilo crescente successivamente al triennio 2012-2014 è sostanzialmente da attribuirsi all' andamento crescente delle economie derivanti dal complesso delle disposizioni di cui ai commi da 1 a 20. Nello specifico contribuiscono a tale profilo crescente: lo stratificarsi delle economie connesse alla soppressione del canale per il pensionamento anticipato c.d. quote, l'accelerazione rispetto a normativa vigente, dell'allineamento del requisito anagrafico per il pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici del settore privato alla generalità dei lavoratori nonché il progressivo operare degli effetti dell'estensione dell'adeguamento agli incrementi della speranza di vita al requisito contributivo per l'accesso al pensionamento anticipato indipendentemente dall'età anagrafica. Tali misure interagiscono tra loro portando al posticipo del pensionamento cui, ovviamente, concorre anche l'incremento del requisito contributivo per i lavoratori uomini.

 

Il valore negativo del primo anno (2012) è da ascrivere ai seguenti aspetti:

a) la riduzione di fatto di sei mesi del requisito anagrafico di accesso per il pensionamento di vecchiaia dei lavoratori autonomi e di sei mesi del requisito contributivo per l'accesso al pensionamento indipendentemente dall'età anagrafica per le lavoratrici autonome; 

b) la soppressione del regime delle decorrenze negli unici casi in cui permane un requisito congiunto anagrafico/contributivo (il pensionamento di vecchiaia con 20 anni di contribuzione) comporta che soggetti, peraltro di numerosità contenuta, che maturano nel 2012 il requisito contributivo minimo di 20 anni e sono in possesso di età anche superiori all' limite possono accedere al pensionamento nell' 2012 mentre con l'ordinamento precedentemente in vigore (c.d. "finestra") maturavano il diritto alla decorrenza nell'anno successivo (vedi commento di Amadeus sopra - mia nota);

c) complessivamente l'onere per l'anno 2012 corrisponde a un anticipo medio di 6 mesi circa, per un complessivo numero di circa 25/30.000 soggetti per un importo medio di circa 15.000 euro (450 miloni - mia nota) euro;

d) ad un ipotesi di inizio, anche se contenuto, degli effetti derivanti dalle misure estensive in materia di totalizzazione (comma 19)

 

sul piano metodologico si precisa che la valutazione degli effetti delle diverse disposizioni di cui ai commi da 1 a 20 non può che essere complessiva attesa la interazione tra i diversi istituti afferenti sia i requisiti di accesso sia il sistema di calcolo.

 

 

Una cosa non mi è chiara: con il metodo contributivo un innalzamento dell'età pensionabile non ha alcun effetto sulle finanze pubbliche giusto? infatti per alcuni anni il lavoratore continua a lavorare (e lo stato non ha da pagare la pensione) ma il suo montante contributivo aumenta e quindi quando alla fine andrà in pensione percepirà una rendita più alta

Quindi il risparmio della riforma deriva solo dai lavoratori che hanno ancora il retributivo giusto?

Quindi il risparmio della riforma deriva solo dai lavoratori che hanno ancora il retributivo giusto?

In linea di massima teorica e' cosi', il posticipo della pensione colpisce primariamente chi va in pensione col metodo retributivo. Non mi risulta pero' che le norme italiane che regolano la liquidazione delle pensioni col metodo contributivo siano oneste e coerenti con la terminologia usata. Per esempio. se ricordo bene, chi lavora oltre 65 anni non ha aumenti di pensione corrispondenti alla riduzione aspettata degli anni di fruizione della pensione, per cui se il governo posticipa quelle pensioni risparmia integralmente le mensilita' corrispondenti al ritardo.

due altre cose sul contributivo:

--- il contributivo è vantaggioso rispetto al retributivo per le alte retribuzioni: infatti il retributivo con 40 anni dava (2003) una rendita dell'80% solo ad un primo scaglione della retribuzione pensionabile (circa 37 k€) per scendere all'ultimo scaglione (V > 70 k€) al 40%, tanto che con una retribuzione pensionabile di 130 k€ la rendita media risultava circa il 55%; il retributivo non fa distinzione alcuna fra i diversi livelli di retribuzione. Avessi potuto andare in pensione con il contributivo prenderei di più.

--- il sistema contributivo è più conveniente per le donne poichè i coefficienti di trasformazione, benchè la loro aspettativa di vita media residua sia maggiore (oggi di circa 5 anni), non è differenziata per sesso.

Insomma Dini non si è sprecato e neppure la Fornarina ha pensato a correzioni (ammesso che abbia visto i problemi) 

dipende

andrea moro 10/4/2012 - 19:31

dipende da come vengono aggiustati i coefficienti per la determinazione delle annualita', come dice alberto lusiani qui sopra. Se rimangono invariati, allora c'e' un guadagno netto per le finanze. Se vengono calcolati in modo attuarialmente equo, in teoria non cambia nulla.

E' tutto sacrosanto, ma alla luce di quanto visto dal governo Amato in poi, che cosa dovremmo fare per tradurre in politica queste idee? Non abbiamo uno straccio di partito, men che meno persone valide che vogliano assumersi il rischio in prima persona di essere letteralmente distrutte dal sistema parassitario che dovrebbero andare a combattere? Che faccio mi candido io? E chi mi conosce...chi mi vota? Trovati gli uomini poi sarebbe fondamentale avere un piano pratico d'azione che prevedesse non tanto il "cosa fare", quello lo sanno anche le capre, ma nel come farlo dal momento che il nostro sistema amministrativo, giudiziario e finanche costituzionale troverebbe il modo di impedire qualsiasi riforma. Dal punto di vista sociale e anche comunicativo sarebbe poi importante essere credibili nello spiegare ai vari clientes, la bassa manovalanza del sistema parassitario che ci opprime, che lo smantellamento dell'attuale assetto di potere cui loro forniscono consenso e voti non rappresenta per loro la via verso la fame

ma la prima azione di un governo veramente innovativo dovrebbe essere segare tutto il primo e secondo livello dell'amministrazione pubblica.

Poichè Monti ha scelto il 50% almeno dei ministri e sottosegretari del suo governo proprio fra  questi ne deriva che non è questo il governo innovativo di cui abbiamo bisogno ma che è un governo di continuità, come brillantemente sostenuto nell'articolo.

Sì, sono meravigliato di questo ottimo articolo. Sono meravigliato perché è stato pubblicato da un quotidiano che qualche mese fa si è battuto con tutte le sue forze per riportare in ambito pubblico, ovvero nel corrotto poltronificio e stipendificio pubblico, i servizi privatizzati dal decreto Ronchi, prendendo spunto dalla questione acqua.

Ora, che il decreto Ronchi non fosse una cosa superba è una cosa (dove stava il rischio di impresa nell'assumere la gestione degli acquedotti?) ma un conto sarebbe stato dire che così come era congegnato non andava bene e che andava rivisto fornendo le appropriate proposte, altro conto è stato riconsegnare al potere politico-burocratico tutto quel ben di Dio. E sappiamo benissimo che quel gruppo di potere quando mette le mani nella marmellata le affonda alla grande.

Gradirei capire questa contraddizione.

Il Fatto ha svariate anime. Punto. Come Linkiesta.

Per questo scrivo su entrambi: non mi hanno chiesto di scrivere perche' sono in linea, nuova o vecchia che sia. Sanno benissimo che contraddico la grande maggioranza di cio' che pubblicano (Fatto) o una buona parte di cio' che i loro finanziatori preferiscono (Linkiesta).

Semplicemente, suppongo, sono simpatico ai due direttori. Quando la simpatia finira' smetteranno di chiedermi di collaborare, indipendentemente dalla linea. Altrove le regole son diverse.

 di essere simpatico  ????

Secondo me al Fatto fa brodo chiunque parli male del governo da qualsiasi punto di vista (qualcuno sa se la tiratura è calata dopo la caduta di SB?). Linkiesta è più difficile a definire. E' partita da posizioni liberiste moderate e sta divenendo un fritto misto

... per ogni diversa osservazione.

Non sapevo avessi studiato anche tu a Cambridge, MA ... 

ci insegna  che esiste il MODELLO, unico per spiegare tutto e che si può basare su assunzioni non dimostrate e magari irrealistiche (ogni riferimento ad ipotesi sulla simpatia umana è del tutto voluto :-))

i commenti sono sconvolgenti: signoraggisti, "sovranità monetaria"...

Però ci sono due problemi reali: massicce dismissioni dei beni pubblici sarebbero il segnale che lo stato è alla canna del gas, e quindi i compratori (ammesso che ci siano)offrirebbero prezzi molto bassi, ma a questo punto ci sarebbe il beneficio?
Inoltre molte aziende da vendere (Rai, Poste, FS) o hanno posizioni di monopolio, o obblighi di servizio universale o problemi di conflitto d'interesse (la Rai legalmente in mano a SB o a Murdoch non è rassicurante), quindi prima non andrebbero risolti questi problemi? Vendere per fare cassa e creare monopoli privati altrettanto disfunzionali è opportuno? (tanto perché io faccio, come si dice nell'articolo, obiezioni "stolte", it's a dirty job but someone has to do it..."

Marino, perche' tu fai SEMPRE le stesse osservazioni a cui ti si risponde SEMPRE con gli stessi argomenti? Sono le classiche obiezioni di chi, essendo fondamentalmente uno statalista, non riesce a concepire, per esempio

Erano alla canna del gas nel 1992? Piu' o meno come oggi. Han venduto male? No. Basta vendere con tranquillita'  

 

quindi i compratori (ammesso che ci siano)offrirebbero prezzi molto bassi, ma a questo punto ci sarebbe il beneficio?

hai ragione ma al problema si puo ovviare con la creazione di un fondo a cui conferire beni immobiliari e mobiliari dello stato e degli enti locali e vendita delle quote principalmente sul mercato interno , o addirittura attribuite in alternativa al pagamento di nuove tasse (con rapporti opportuni). Il fondo potrebbe anzitutto vaorizzare gli immobili (esempio caserme dismesse) per venderle in tempi migliori.

... che Monti in questi pochi mesi ha fatto cose che in Italia non si sono fatte da decenni, malgrado si sapesse che andavano fatte. Ne cito solo una, perché ricordo (spero di ricordare bene)  era tra i punti che Michele stesso elencava tra i primi da fare: il passaggio per tutti al metodo contributivo, il che comporta de facto la fine delle pensioni di anzianità. Poi anche l'inalzamento dell'età di vecchiaia. 

Questo quindi sul fronte della spesa, non delle nuove tasse.

 

Poi so bene che le liberalizzazioni sono a metà (ad essere ottimisti) e che la riforma del mercato del lavoro non è ancora definitiva ma raramente si è visto in 4 mesi un governo lavorare cosi' tanto malgrado questa classe politica e la composizione, non dimentichiamo, del Parlamento. E conservando tutto sommato un buon gradimento popolare in contrasto con lo sgradimento quasi totale di tutte le misure approvate.

 

Che dire se Monti avesse anche provato a snellire la pubblica amministrazione di diverse centinaia di migliaia di personale ridondante? Non so, credo che prima di licenziare da quelle parti vadano anche predisposti gli opportuni ammortizzatori sociali, con i relativi costi. Farlo subito avrebbe decretato Monti come il Dracula della situazione e non sarebbe durato.

 

Per quanto riguarda la parte finale del tuo articolo, Michele, siamo in democrazia e l'unico modo per uscirne è scrivere un programma, eventualmente fondare un partito, trovare i capitani adatti, sottoporli (programma, partito e capitani) all'elettorato.

 

Possiamo almeno iniziare (qui) dal programma?

Ecco, questa mi sembra una buona osservazione da cui partire per comprendere quali possibilità ci siano per un nuovo partito, una nuova proposta, una nuova classe dirigente.
Come mai il governo ha il gradimento del 54% degli italiani (monti il 60%, dati ISPO), mentre i partiti che li rappresentano (gli italiani) ed i cui parlamentari sono stati “nominati” in regolari elezioni, sono valutati positivamente da una percentuale di italiani che va dal 4 all’8%?
Come mai gli italiani si fidano più dei tecnici non eletti che non dei parlamentari eletti per rappresentarne gli interessi?
Tanto che una maggioranza di cittadini (52% Demos) ritiene che possa esserci una democrazia senza partiti.
La sfiducia in questa casse dirigente fa in modo che qualunque cosa, ma non questi politici è comunque meglio.
Perciò non importa quali provvedimenti prenda il governo, ma i tecnici faranno sicuramente meglio di politici impreparati, delegittimati, corrotti, ecc.
Anche perché lo stile del presidente è sobrio, educato, non volgare come chi l’ha preceduto.
Per questi cittadini le conseguenze dei provvedimenti di questo governo di “tecnici” non potranno essere peggiori di quelli non presi da una classe politica incapace.
E poi sono necessari.
Ce li chiede l’Europa, celi chiedono i mercati.
Manca il Papa in rappresentanza di Dio, poi ci sono quasi tutti.
Eccetto gli italiani, quelli che fin qui hanno sempre pagato.

Ma perché si possa anche solo coltivare la speranza di tale big bang è necessario che la maggioranza degli italiani si rendano conto della situazione e delle sua cause antiche. Occorre, soprattutto, che coloro che lavorano e producono intendano ed accettino che non è possibile risalire la china senza cambiamenti drastici nel funzionamento dell’apparato dello stato, nella composizione e nel livello della spesa e della tassazione, nella protezione statale del monopolio

Ma è così complicato leggere, anzichè interpretare ? E' evidente che il problema non è Monti, (le banche ? ancora ? e le scie chimiche ?), nemmeno la casta, ma quello che vuole la maggioranza degli italiani e delle elites, che non sono necessariamente politiche.  E' evidente che il problema non è "fare cosa con chi", ma spiegare, sempre e comunque, quali sono i problemi e quale è la cura.

 

Non un programma politico, non un manifesto elettorale, ma un cambiamento di mentalità, lento e necessario, soprattutto in quella parte d'Italia che lavora e produce, e non vive di sussidi.

 

E lo fa facendo pagare la bolletta, per l'ennesima volta, all'Italia che lavora e produce. La quale, permettendolo, firma e controfirma, una volta ancora, il proprio suicidio a fuoco lento. Questo il punto.

Senza bisogno di fare alcuna esegesi: ci stanno ammazzando (qualcuno, in verità, anche fisicamente) di tasse, altre sono in arrivo (volevamo stupirvi con effetti speciali) e si parla d'altro. Il benaltrismo all'incontrario: ma come noi soffochiamo nelle tasse e nella burocrazia e tu mi vieni a parlare di art. 18 ?

 

Ma con questa Confindustria (per tacere della incompetenza assoluta dei sindacati italiani) non andiamo da nessuna parte. Anzi no, da una parte ci andiamo: a fondo.

Le elites italiane fanno schifo: accettano di parlare d'altro per loro comodità, e si deve imporre un cambiamento, che, a questo punto, deve avvenire solo dal basso. My 2 cents.

 

Concordo sulla necessità di ottenere il sostegno della maggioranza dei cittadini in favore delle riforme invocate da Boldrin. Oggi questo sostegno non sembra esserci: temo che il numero dei 'mungitori' (o che si presumono tali) attualmente ecceda quello dei 'munti', questo perchè

per tacere della incompetenza assoluta dei sindacati

oggi la maggior parte degli iscritti ai sindacati appartiene al pubblico impiego e ai pensionati, ovvero a categorie che vivono grazie alle tasse. Ora, a meno che una parte dei dipendenti pubblici  non saldi le proprie richieste con i produttori privati, chiedendo un cambiamento  dell'apparato statale con conseguenti esuberi di personale, non vedo come si possa formare una maggioranza a favore delle riforme: come al solito il tacchino non vota per il pranzo di Natale. E' chiaro comunque che con il trend attuale affondiamo tutti.

Monti con il barile già raschiato meglio pelato da Tremonti

ha trovato:

1 miliardo riducendo la deducibilità auto aziendali e di servizio

627 milioniriducendo l'abbattimento sugli affitti dal 15% al 5%

 

ma per gli esodati ne mancano ancora parecchi (5000?).

Mi sono letto ieri i giornali italiani ieri dopo un personale black out di tre giorni.

Nei titoli parlano della "riforma del mercato del lavoro che rilancerà l'occupazione e gli investimenti"; negli articoli si elncano una serie di tagli di spese e riduzioni degli sgravi per finanziare la sudetta riforma.

Informazioni su come questi "risparmi" aiuteranno il mercato del lavoro io non ne ho trovate.

1 miliardo riducendo la deducibilità auto aziendali e di servizio

627 milioniriducendo l'abbattimento sugli affitti dal 15% al 5%

 

Dato che cose come quelle citate da Aldo mi sembrano più "gravare sugli"che "aiutare gli" investitori, mi domando se qualcuno ci ha capito di più e può spiegare illuminarmi perchè a me l'Italia, in questo momento, sembra molto il cane di Mustafà!

PS

mi scuso per la citazione volgarotta in un post dove si fanno citazioni ben più colte ma rende troppo bene il senso!

aggiungi +2 € di tassa di imbarco aereo ( circa 150 milioni) 

Visto, visto ma non capisco a cosa queste gabelle servano. Non lo capisco veramente: come verrano utilizzate? Perchè aumentare i costi a chi lavora dovrebbe invogliare ad assumere e investire? Cioè: questi ci dicono che riformeranno il mercato del lavoro per favorire investimenti e occupazione e snocciolano solamente una serie di tasse e tagli e non c'è un giornalista (almeno io non l'ho trovato) che spieghi o domandi come le due cose siano collegate.

penso servano per gli esodati dimenticati da Elsa (nonostante i continui avvisi del compagno di liceo  Damiano) nel decreto "salva italia-sisalvi chi può".

Ne sono stati considerati 65k pare siano 350k. Costeranno  almeno 3-4 miliardi di € di maggiori uscite almeno il primo anno (ed in esaurimento nei seguenti- la cosidetta "paccata"), spesa non considerata, a meno di buggerare gli esodati dopo aver loro già affibbiato un nome che anche il correttore rifiuta.

Ma altre nubi si addensano sul cielo del paese del sole: i derivati

Già spesi 3,4 mld di $ per chiudere alcune posizioni con Morgan-Stanley (alternative termination event) e secondo Aduc-Blumberg avremmo già perso 31 mld di $. Secondo il sito Risk.net ne esisterebbero altri con altre "break clauses" (per 150 miliardi da un commento allo stesso link precedente).

Tempo fa, per il mio articolo "numeri in libertà" mi ero fatto un culo stratosferico per cercare di stimare l'aumento degli interessi in conseguenza dell'aumento dello spread ma non potevo considerare gli effetti dei derivati. Quando ho visto gli interessi 2011 dati da ISTAT (78,0 mld) contro la mia stima di 76,2 in un primo tempo ho creduto di avere sbagliato tutto, ora penso che la chiusura dei derivati forse spiega tutto.

Sarebbe bello che Draghi, che come direttore generale del tesoro dal 1991 al 2001 pare abbia negoziato questi derivati (da implicita affermazione di Grilli che afferma di non averne sottoscritti dopo il 2001 ) , nella prossima "enciclica"  facesse un poco di chiarezza.

Grazie del chiarimento. Questo confermerebbe l'ipotesi cane di Mustafà. Nei fatti siamo passati dalla paccata di miliardi, pronti da distribuire, a nuovi prelievi (che, probabilmente, andranno ad affossare quel che resta del mercato dell'auto).

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michele boldrin 4/4/2012 - 06:45

Manca il bottone.

questo "candidato" che unisce i "produttori" per caso è montezemolo?

non sarebbe necessario cercarlo. Montezemolo mi risulta che abbia detto che non si candida, e in ogni caso avrebbe dovuto esporsi ben prima.

No. Avrebbe potuto essere BOMBASSEI l’unico possibile Von Stauffenberg.
Avrebbe potuto dire alla casta cleptocratica che regge il Paese: “Dunque. Abbiamo aperto in Austria un conto intestato a Confindustria. Tutto quello che tutte le imprese associate dovrebbero versare allo Stato agendo da sostituto di imposta da oggi lo stanno versando provvisoriamente su quel conto. Questa penna usb contiene un .pdf di un migliaio di pagine con un disegno di legge scritto dal nostro centro studi. Approvatelo per decreto legge così com’è senza neanche un emendamento entro San Paganino. Il giorno dopo facciamo il bonifico alla Cassa Depositi e Prestiti”.
Solo in questo modo il Behemoth avrebbe potuto mettere in scacco il Leviatano.

...nel quale si sa da dove si parte (1000 pagine di pdf) e non si sa dove si finisce (uso della forza contro chi si oppone al provvedimento? Sciogliere i sindacati? Chissà...)

Capisco la voglia di iperbole ma anche nel presupposto (indimostrato) che valga l'uguaglianza Interesse(Confindustria) == Interesse(Paese), non ci si può dimenticare che non si è liberali seri a giorni alterni.

Eppure il ricatto potrebbe essere l'unica via per cambiare l'intero approccio ai problemi del Paese, che vanno affrontati a partire dalla vera causa - l'eccesso di Stato, cioè di intermediazione della mano pubblica a cui consegue inefficienza e pressione fiscale da record - visto che altrimenti il Gattopardo impera, com'è chiaro anche dalle mosse dei cosiddetti "tecnici". Se ciò portasse ad uno scontro duro, pazienza: talvolta è necessario assumersi le responsabilità del caso, in particolare quando la situazione è insostenibile come ora.
Non credo, peraltro, che Bombassei avrebbe agito così perché rimane un uomo con molti anni di presenza nel sistema di relazioni vigente, pur se certamente più combattivo di altri.

...ricordarsi delle tue parole quando a "ricattare" sono i militari che chiedono aumenti salariali o di combattere l'anarchia dominante nella società...

forse manca una riflessione un po' più approfondita sui concetti di "riformismo" e leadership:

fermo restando che ci sono grandi parti dello Stato ormai non riformabili e "muri" che dovranno cadere resta il fatto che all'interno delle categorie e delle aggregazioni attuali si percepiscono ancora maggioranze che per paura o stupidità pensano di poter andare avanti così.

E' riformabile il nostro sistema fiscale? Leggetevi qualsiasi cosa, dalla cedolare secca all'accertamento esecutivo e capirete che non è riformabile.

Anche io trovo che l'analisi di Boldrin sia lucida.

Ma cambiamenti nell'aria non ne vedo, se non per una deriva autoritaria che però dubito abbia, per fortuna dei margini reali. Però gli ingredienti ci sono: crisi economica, rigidità politica (per cui non cambia mai niente e, soprattutto, nessuno) e una abissale ignoranza non dico del funzionamento del diritto e dell'economia (sono l'ultimo che può dare lezioni), ma del buon senso spicciolo. Abbiamo avuto un pifferaio di Hamelin per vent'anni, possiamo avere anche di peggio (a Nero after a Zero).

Persone che propongono soluzioni di buon senso in giro ci sono, ma parlano in genere in mezzo a cani ringhiosi: l'opinione pubblica vede complotti che non ci sono, personalizza ogni "evento economico" vedendoci la longa manus di un Grande Vecchio a scelta (ce ne sono a mazzi...), chiede di tutto e di più senza minimamente preoccuparsi di anche solo immaginare in quale contesto vengano calate le richieste. I sindacati vorrebbero centinaia di migliaia di assunzioni nel pubblico senza chiedersi con quali soldi, la gente vorrebbe pensioni più alte per più tempo senza voler sapere chi gliele paghi, quelle pensioni.

I lavoratori ormai parlano solo di art.18, e se qualcuno prova a dire soltanto "Ma proviamo forse a vedere se in questa macchina che non cammina si può modificare qualcosa", tutto quello che ottiene è una scorta armata (ed è già tardi...).

Affonderemo.

Se c'è qualcosa in cui ho qualche dubbio, è sul ruolo di Monti: il suo è un consociativismo educato? Non lo so, non sono certo io l'esperto di Monti. Sono propenso a pensare però che il suo potere d'imporsi sia assai scarso, e che stia facendo forse il massimo che si può fare. Ha fatto cmq di più degli ultimi governi.

Certo, ad un certo punto, la differenza tra non potere e non volere scolora assai, quando i risultati sono gli stessi.

Spero che riesca a combinare qualcosa, altrimenti qua non vedo come ne usciamo...

L'articolo di Parks Can Italy change? che avete suggerito qualche tempo fa dice tutto.

Nei casi di cui abbiamo conoscenza, a cominciare dalle alleanza La Marmora Bismarck, ogni qaul volta gli italiani han cambiato qualche cosa, e' sotto choc esterno. Vi rammento la prima guerra mondiale, la crisi del biennio rosso, il fascismo venne sconfitto dai carri armati e da (ahime pochi) individui addestrati a Mosca (si lo so, andreotti resisteva alla biblioteca del vaticano, tutto vero sto astraendo via una marea di dettagli.)

Nel caso di Monti Mario, ci volle una pressione di banche, Obama e Napolitanii varii- 

la dismissione di Monti Mario o dei suoi "programmi" come obsolescenze (appunto, la ripetizione del "adesso tasse, poi.. vediamo come butta a Pechino e Brasilia...") necessita di uno choc esterno, che io non son in grado di vedere. Boldrin dovrebbe scriver un agile volumetto alla "Rosselli"  OGGI IN SPAGNA DOMANI IN ITALIA poi pregar iddio che intervenga. Personalmente vedo nessun interesse a mutar nulla nella struttura della spesa pubblica. Che nel perido dei prossimi 40-60 anni questo riduca gli italiani a egiziani, fotte pochissimo a Bonanni, Bertinotti, Camusso e Casini

L'articolo di Boldrin è un utile promemoria per Mario Monti che ha appena dichiarato di non condividere la massima andreottiana sulla preferibilità del tirare a campare vs tirare le cuoia.  A questo punto il nostro dovrebbe risolversi ad andare in parlamento con qualche vero provvedimento indigesto all'apparato per costringere i sostenitori dello status quo ad uscire allo scoperto. Non so se lo farà mai anche perchè non ho dubbi che qualcuno cercherebbe di bloccarlo prima.

siamo rane nell'acqua che si sta scaldando e finiremo pian piano bolliti, invece gli egiziani le palle per ribellarsi le hanno tirate fuori...

Che nel perido dei prossimi 40-60 anni 

Che ottimista :)

Che nel perido dei prossimi 40-60 anni questo riduca gli italiani a egiziani

Capisco che il paragone sia riferito al livello economico sociale ma è offensivo ...per gli egiziani.

Loro un minimo di rivolta hanno provato a farla, qui da noi non c'è pericolo.

L'articolo centra nel segno. Io però avrei un'altro player da tirare in ballo.
Cosa succede con l'UE se il governo fa riforme finte e la spesa pubblica non viene tagliata e la crescita non ritorna?
Possiamo fare fessi anche loro? E il Fiscal Compact? Riusciremo a rispettarlo facendo delle finte riforme che affossano solo l'economia con nuove tasse? Secondo me no. E allora come la mettiamo?

O almeno non ti pare un po' troppo sbrigativa come risposta?

Ciao, scusami era solo una risposta ironica, una seria la lascerei a persone più titolate, la mia impressione è che l'Europa non abbia nè istituzioni politiche in grado di prendere in mano la situazione nè la volontà di fare alcunchè

Questa volta però il non rispetto del Fiscal Compact prevede sanzioni semi-automatiche per evitare che finisca come con Maastricht.

PS:
"Ciao, scusami era solo una risposta ironica, una seria la lascerei a persone più titolate"
Ok grazie per la considerazione :-)
Io personalmente penso sia importante quello che uno scrive, non chi lo scrive.

L'uscita dall'Euro. Hollande ha un atteggiamento piuttosto anti-europeista, la destra xenofoba è cresciuta molto in tutta l'europa dell'est e in paesi insospettabili (vedi Paesi Bassi), in Francia è più o meno al 15%. La Germania prima o poi potrebbe anche stufarsi di sussidiare tutti gli altri paesi. A maggior ragione è importante che l'Italia si risollevi in qualche modo: se crolliamo noi crollano anche gli altri.

L'analisi di Michele e' lucida e spietata. Pero' ho letto anche la lettera di Monti al Corriere, dove Monti sostiene che lui "sparira', e che il montismo non esiste".  Come si concilia questo con una candidatura a PdC? Capirei al Colle, ma mi sembra una frase abbastanza chiara da escluderlo.

Per carita' potrebbe benissimo mentire - in fin dei conti lo fa anche altrove, come giustamente indica Michele. Pero' e' anche vero che andare in giro per il mondo dicendo che e' sostenuto da un parlamento di farabutti e che occorre colpire duramente prima di far ripartire l'economia italiana non credo attirerebbe molti investimenti da fuori ne' gli garantirebbe sostegno interno per qualsiasi cosa intenda fare, insomma, bugie del genere me le posso aspettare.

 

Personalmente sono piuttosto deluso dal governo Monti, e condivido l'analisi di Michele sulla continuita'. Che si cerchi un posto al Colle pero' mi sembra un po' strano - in fin dei conti,  e' gia' senatore a vita, ovvero ha onori senza avere oneri.  Chi glielo fa fare?

 

Sara' una domanda banale, ma sono incuriosito.

 

Vanità ?

amadeus 3/4/2012 - 14:30

Vanità ?

quindi ormai è stato definitivamente integrato nella "comunità" parlamentare. è un politico a tutti gli effetti, la presidenza della repubblica sarebbe il modo perfetto per concludere la sua carriera.

a che pro allora  il servizio "banana style" su "CHI" dopo le foto del piccolo e giovane Monti (a sua insaputa "Scajola style": ma chi le avrà date a Signorini essendo foto molto private e di quando Monti non era ancora "Monti"?) 

 

promozione, marketing; e pare che Passera abbia sonni agitati e che si tranquillizzi solo autoconvincendosi che Monti andrà sul Colle liberando Palazzo Chigi.

... è che le elezioni, nonostante le blindature della legge elettorale, le vincano pifferai magici.

Non credo che un uomo così sobrio trovi più seducente un soggiorno extralusso di 7 anni al Quirinale rispetto ad un posto nella storia come salvatore del Paese e del progetto di integrazione europea, in cui lui crede fermamente.

L'unica spiegazione che io trovo al continuismo (che delude anche me) è che ci sia dietro questo calcolo politico: meglio vincere le prossime elezioni o guidare il paese dal Colle, piuttosto che sparigliare le carte ora con il rischio che un paese profondamente immaturo reagisca consegnandosi a forze politiche irresponsabili e antieuropeiste. 

A fine legislatura rivoluzioni copernicane non si fanno.

applausi

skalda 3/4/2012 - 13:55

Applausi.

Bellissimo articolo, nel mio piccolo non posso che tentare di farlo leggere a più persone possibile.

Condivido totalmente quanto scritto qui da Michele Boldrin, a partire dall'incipit.

 

Aggiungerei che proprio sotto il magico duo Amato/Ciampi si è potuta avverare la sciagurata riforma (una delle più dannose in assoluto), che ha praticamente messo in mano ad un manipolo di burocrati il sistema bancario nazionale (le famigerate fondazioni bancarie di cui nfA si è già occupata). Il punto è, che mentre l'idea di un governo tecnico che sia capace di fare le riforme spiacevoli non reca di per sé sempre un danno alla collettività, dato che tali riforme talvolta sono come l'amputazione di un arto incancrenito (=necessarie ma sgradite) e non avverrebbero altrimenti nel malato sistema di alternanze politiche e scarsa rappresentatività dei partiti italiani, nei casi citati e con poche eccezioni (forse la riforma pensionistica fatta dal governo Dini qualcosa di buono ce l'aveva) le riforme sono andate in direzione peggiorativa.

 

Il fatto che il governo Monti abbia optato per passare in Parlamento attraverso un iter prevedibilmente riduttivo e depotenziante delle (poche) riforme proposte, piuttosto che dire "signori, o accettate queste riforme così come le abbiamo scritte, o ci dimettiamo perché impossibilitati a svolgere il nostro ruolo di curatori fallimentari del paese", è esattamente la conferma di quanto scrive qui Michele. Non so dire se quella di Monti è una candidatura vera e propria ad un qualche ruolo di leadership; ma sicuramente la sua azione di governo complessivamente ricorda più un Cicerone console che il duo dei Gracchi riformisti.

Dottor D'Andria,

Lei parla della legge Amato come se essa avessa pubblicizzato il sistema bancario. Eppure dovrebbe sapere, grazie ai Suoi studi, che prima della stessa gran parte del sistema bancario era pubblico e che proprio la "sciagurata riforma" ha portato almeno all'adozione di strutture privatistiche ed alla quotazione in borsa di banche che prima erano integralmente pubbliche.

So bene che spesso il controllo delle banche resta in mano alle Fondazioni, ma almeno si è superata una situazione in cui la nomina dei banchieri era fatta dal Governo che di fatto influiva sulla loro gestione delle banche (poi c'era il mito di Mattioli, ma erano altri tempi ed altre persone).

Con questo non intendo fare il difensore d'ufficio delle Fondazioni bancarie, ma correggere un'errata impressione che il lettore non informato potrebbe trarre dal Suo messaggio.

La riforma in oggetto è sciagurata (riaffermo e difendo l'uso di tale termine) per la seguente motivazione. La trasformazione in oggetto era necessaria per una serie di ragioni, e prima o poi sarebbe comunque intervenuta, probabilmente sotto la spinta sia dei poteri politici Europei che si andavano meglio definendo negli anni '90 nella costituenda Eurozona, sia per una generale direzione riformatrice nei paesi avanzati che operava in tal senso e rendeva evidente l'inadeguatezza di sistemi economici basati su programmazioni economiche decise a tavolino da burocrati e ministri.

 

La scelta operata da Amato/Ciampi è stata quella di cambiare il sistema vigente all'epoca, non mediante una riforma completa in senso mercatistico, ma piuttosto con una scelta gattopardesca dove il controllo de facto di alcuni dei maggiori gruppi bancari dell'epoca veniva "regalato" a funzionari, attraverso l'allucinante creazione di un mostro giuridico quali sono le fondazioni bancarie.

 

E non è a caso che tiro in ballo questa riforma. Oggi la storia preme per ammodernare il mercato del lavoro italiano, ingessato e produttivamente svantaggiato come ben sappiamo. Quella del governo Monti pare essere una miniriforma, anch'essa molto gattopardesca, che cambia alcuni punti qui e là, lasciando intatti i grandi nodi (es. gli scatti di anzianità, il sistema della contrattazione collettiva, il lavoro dipendente pubblico...). La similitudine nel metodo tra il Monti che "liberalizza" salvaguardando nella sua interezza l'inefficientissimo comparto pubblico, e la riforma bancaria che ha portato in borsa entità la cui governance è un guazzabuglio infernale che si protegge da ogni incursione esterna, mi pare tanto palese che non meriterebbe neppure queste mie brevi righe di chiarimento.

La scelta operata da Amato/Ciampi è stata quella di cambiare il sistema vigente all'epoca, non mediante una riforma completa in senso mercatistico, ma piuttosto con una scelta gattopardesca dove il controllo de facto di alcuni dei maggiori gruppi bancari dell'epoca veniva "regalato" a funzionari, attraverso l'allucinante creazione di un mostro giuridico quali sono le fondazioni bancarie.

 

questa è proprio una cappella: le fondazioni erano preesistenti alla riforma amato, le loro origini  si perdono in qualche  caso nell'italia preunitaria. la loro mostruosità risiedeva  principalmente nell' esercizio diretto dell'attività bancaria e la riforma amato ha infatti imposto lo scorporo dell'azienda mediante la creazione di nuova società per azioni di diritto privato e nella cessione delle quote di controllo della stessa. in qualche caso, mps in particolare, si sono avviati complicati contenziosi, ma in generale molte fondazioni non controllano più singolarmente una specifica banca, com'era in precedenza.

 ti consiglio di documentarti meglio, magari su NFA: nessuno di quelli che hanno visto da vicino quegli anni ne ha alcun rimpianto, il banco di napoli ad es. mette ancora i brividi.

personalmente, ritengo la riforma amato un caso non infrequente di eterogenesi dei fini: qualunque intenzione avessero i riformatori, poi lo sviluppo della situazione è stato largamente imprevedibile. pieno di difetti si intende, ma meglio di prima.

Perdonami, non ho molto tempo e rispondo stringato.

 

Si, hai ragione, formalmente l'istituto della fondazione bancaria era preesistente, e con il mio commento sintetico posso aver dato l'idea contraria. Il punto è che, DI FATTO e indipendentemente dalla narrativa storico-giuridica, la situazione preriforma Amato era quella di un numero di banche pubbliche in un mondo dove cadeva il muro di Berlino e l'URSS si sfaldava; la situazione postriforma è quella della creazione/mantenimento/trasformazione (lascio ai giuristi il divertimento di definirne i dettagli, che mi interessano poco o nulla) di una figura ibrida e terribile.

 

Sulla tua opinione che tale riforma abbia apportato miglioramenti significativi, è appunto una tua opinione. Se è vero che la gestione pubblicistica di quelle banche era tragica, è pure vero che la riforma Amato ha introdotto un sistema di governance che non risponde più agli elettori (almeno in linea di principio). Su questo punto, leggo che non sono il solo a pensarla così, vedi questo articolo dell'Inkiesta manco a farlo apposta uscito ieri: LINK. È stata una pessima riforma, con un margine di migliorabilità gigantesco, e come tale andrebbe bollata.

Legge Amato

savepan 3/4/2012 - 17:59

Gentile Pontiroli, la nomina politica si è spostata dai vertici delle banche ai vertici delle fondazioni.
Basterebbero ad esempio le vicende del MPS.
Non mi pare un grande progresso.

Gentile Savepan, non mi pare di avere esaltato la riforma, che ha seri limiti.

 

Conosco un po' il mondo delle fondazioni e non mi faccio illusioni sulla loro governance: però sono convinto che alcune di esse svolgano un'attività degna di rispetto (p. es., la Fondazione Cariplo).

 

Per quanto ne so, peraltro, i vertici delle fondazioni sono nominati da una pluralità di enti locali e da altri enti (p. es., università): mi sembra che la presa della politica sia stata almeno attenuata. Sicuramente si sarebbe potuto fare di meglio, ne convengo: ma il messaggio a cui ho risposto era incompleto.

Legge Amato

savepan 5/4/2012 - 19:30

Gentile Sig. Pontiroli, non dubito che vi siano fondazioni con una attività degna di rispetto.
Il punto è sul potere di nomina, sull'efficienza ed autonomia delle aziende bancarie, sulla concorrenza tra medesime.
In effetti la pluralità degli enti non pone comunque a vantaggio dell'autonomia e indipendenza delle fondazioni (anche nelle università, come lei saprà forse meglio di me, le nomine non sono esenti d interferenze esterne).
La saluto con molta stima.

Ho visto l'arrivo di Monti con un qualcosa di ottimo, se non salutare: un uomo in grado di fare il suo lavoro, che sarebbe stato in grado di "salvare" il nostro paese. Ne ero convinto: non lo sono più. Da quando il problema è diventato l'art.18 dello Statuto dei Lavoratori (giova ricordarlo), e da quando (parlo per il mio settore) non si fà che parlare di riforma della giustizia passante per eliminazione della concussione, prima per lo svuota carceri, senza toccare elementi fondamentali (riforma processo civile, penale) s'è appalesata la natura di questo governo, maschera di un'Italia qualunquista. Speriamo in bene.

P.S. Dire che Boldrin ha l'orecchino e per questo da non prendere in considerazione è un qualcosa che non fà onore a nessuno.

P.P.S. Vorrei chiedervi di proporre un vostro programma (vostro del gruppo) in cui indicate i punti fondamentali da riformare...

Mi scuso per i consigli, vi auguro di continuare nel vostro lavoro, di cui s'ha bisogno, oggi come ieri.

Meravigliato

VincenzoS 3/4/2012 - 18:25

Sì, sono meravigliato di questo ottimo articolo. Sono meravigliato perché è stato pubblicato da un quotidiano che qualche mese fa si è battuto con tutte le sue forze per riportare in ambito pubblico, ovvero nel corrotto poltronificio e stipendificio pubblico, i servizi privatizzati dal decreto Ronchi, prendendo spunto dalla questione acqua.

Ora, che il decreto Ronchi non fosse una cosa superba è una cosa (dove stava il rischio di impresa nell'assumere la gestione degli acquedotti?) ma un conto sarebbe stato dire che così come era congegnato non andava bene e che andava rivisto fornendo le appropriate proposte, altro conto è stato riconsegnare al potere politico-burocratico tutto quel ben di Dio. E sappiamo benissimo che quel gruppo di potere quando mette le mani nella marmellata le affonda alla grande.

Gradirei capire questa contraddizione.

ronchi

marco esposito 3/4/2012 - 18:52

Sono fra quelli che, anche su questo sito, si è battuto per il SI' all'abrogazione della Ronchi.

Perchè il referendum è prendere o lasciare, non SI', ma anche NO. E mi sono battuto ( e polemizzo tuttora) anche per il famigerato 7% garantito di ritorno finanziario sull'investimento. Perchè è vero che in molti acquedotti ci sono i politici, ma è anche vero che in molti altri no, e non sono nemmeno in perdita.  Quindi fra lo status quo e il regalo agli amici degli amici meglio lo status quo, fa meno danni.

Quindi, almeno per me, nessuna contraddizione, se cerchi forse trovi il thread sulla discussione, ma con un referendum non c'è nessuna "proposta" (a meno che non sei il comitato organizzatore, e se vinci fai pure tombola), ma solo prendere o lasciare. Differenza evidente.

Risposta

VincenzoS 3/4/2012 - 23:18

Per me non bisognava proprio proporre il referendum ma battersi per cambiare il decreto Ronchi in maniera che la liberalizzazione fosse reale e non vi fosse il ritorno garantito.
Ora lo status-quo, pietrificato dal referendum, non consentirà nessun miglioramento

A proposito dell'organicita' della casta, e' divertente l'organicita' delle parole di Bossi ieri sera

Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa

con quelle di Scajola qualche anno fa ("mi pagarono la casa ma io non lo sapevo", o qualcosa del genere).

Il cerchio e' dunque finalmente chiuso: da Roma ladrona a Varese ladrona, passando per Firenze e Bologna e per tutto l'arco parlamentare.

LOL, paro paro quello che ho pensato io leggendole :)

l'ammanco dovrebbe essere notevole in quanto con i soldi del partito pare siano state pagate anche le lezioni private al Trota in occasione dei suoi tre esami di maturità.

LOL

marco esposito 4/4/2012 - 12:38

Marco Esposito like this element

Vorrei aggiungere un punto alla storia del "risanamento" negli anni 90. Il miglioramento dei conti fu reso possibile dalla caduta verticale sui tassi di interesse. Appena fu chiaro che, nonostante i paramentri di Maastricht, la Francia avrebbe spinto per una decisione politica favoravole all'ingresso dell'Italia per controbilanciare l'influenza tedesca in Eurolandia i mercati puntarono grosse somme sul "convergence trade". Per lo stato italiano si tratto' di un beneficio da 6 o 7 punti di Pil negli anni. 

 

Nella situazione attuale una via di fuga cosi' comoda non esiste. Anzi ai guai si sta gia' aggiungendo il "divergence trade".

 

Altro punto

amadeus 4/4/2012 - 13:47

Mi sembra che la tua  stima del risparmio di interessi di 6/7 punti di PIL sia un tantino esagerata, anche perchè il risparmio sugli interessi arriva un po' alla volta con il rinnovo dei titoli in scadenza (e una parte ce la siamo giocata in maggiore spesa corrente quando tornò al governo SB all'inizio del 2000).

Piuttosto io evidenzierei un altro punto che Michele ha trascurato, che aggiunge un ulteriore 'bias' negativo: la riduzione del rapporto debito/PIL, negli anni '90, non fu raggiunta principalmente grazie agli aumenti di imposte, che servirono solo (o quasi solo) per far fronte alle spese correnti (in effetti, come noto, fu raggiunto anche un discreto avanzo primario, ma durò troppo poco). Gran parte della riduzione del rapporto fu dovuta alla partita di giro delle privatizzazioni degli attivi patrimoniali del bilancio statale (ex partecipazioni statali e un po' di immobili), solo in parte dolorosa per gli appetiti politici, perchè molti posti nei CDA sono rimasti a disposizione grazie alle quote rimaste: questo renderà assai più difficile l'eventuale privatizzazione delle quote restanti, perchè le resistenze dei politici beneficiari saranno assai più forti.

gli interessi calarono già di 4 punti nel '93 (Ciampi-Amato), risalirono di 3 punti con SB per poi calare di 7 punti dal '95 al '98 (rispetto al '92)

Impressiona pensare che a novembre lo spread sia ritornato ai livelli del '94. 

 immagine la Lavoce.info

 

Stefano Rimondi, Presidente di Assobiomedica ed Amministratore Delegato di Bellco, una media Azienda, ha detto Venerdi' 30 Marzo ad un Convegno a Milano che quando ha cercato investitori per la Sua Azienda, già passata di mano a più di un private equity, cio' che bloccava le trattative con investitori stranieri erano i tempi lunghissimi di pagamento delle strutture sanitarie, non 'Articolo 18 e la Legislazione Italiana del Lavoro. Senza mettere mano ad una Riforma della burocrazia, alle carenze infrastrutturali ed al sistema creditizio andremo sempre piu' a picco.

Che ancora una volta, pur nell'ambito di un'analisi che non può non piacere agli amerikani, sembra sopravvalutare il lavoro di Monti.

letto l'ottimo post e purtroppo solo pochi commenti. 

Temo che a dicembre abbiamo spercato l'ultima chance. Non vedo proprio come le elite possano autoriformarsi e non vedo nemmeno come il cambiamento nella giusta direzione possa venire dal basso, dalla società civile. Forse servirebbe un'altra botta di spread...

Forse servirebbe un'altra botta di spread... oppure chiedere l'annessione alla Svizzera!

Priva di alcun valore giuridico, tuttavia non è mai accaduto che una petizione su quel sito raccogliesse 23'000 firme in 8 giorni. Altre se ne sono aggiunte: dall'indipendenza del Veneto all'adesione del TAA all'Austria, fino a quella di Liguria, Piemonte e Valla D'Aosta alla Francia.  Con anche Verbano Cusio Ososla e Novara che pero' preferirebbero anche loro la Svizzera mentre i valtellinesi forse l'indipendenza. Gli italiani scoprono le strategie di exit senza dover emigrare? Se ne discute anche in CH, un po' scherzando, un po' sul serio.

 

r.

marcodivice 4/4/2012 - 16:45

ok vanno i svizzera austria ecc.ecc., che cosa cambia? dall'oggi al domani iniziano a pagere le tasse senza se e senza ma? dall'oggi al domani iniziano ad evitare di aggirare la legge per farsi quella casetta in montagna che tanto piace alla moglie? oppure ad evitare di costruire in zone storicamente soggette ad alluvione e prendersi cura del territorio? possiamo cambaira l'etichetta, il contenuto resta lo stesso.

occorre anche capire se e come gli svizzeri accetterebbero la richiesta di adesione.

Cose come il debito pubblico che la Lombardia si porterebbe dietro non son bruscolini. 

Ma anche l'adeguamento lombardo alla normativa federale elevetica e cosuzze come le pensioni, la sanità, le procedure costituzionali ... gli arretrati fiscali, i versamenti pensionistici passati. Proprio per questo la cosa è intrigante.

I profittatori stanno anche in Svizzera, così come in Germania, nel Regno Unito, ecc.

La differenza è che il loro sistema-stato non gli permette di combinare granchè.

Domanda

OutLier 4/4/2012 - 18:41

L’analisi è lucida e realistica ma la situazione, purtroppo, credo sia senza vie di uscita. Spazzare via l’attuale classe politica, corrotta, incapace e dannosa è impresa assai complicata. E ricostruire l’Italia su basi diverse lo è ancora di più. Non nascondiamocelo: gli italiani sono per cultura – vorrei dire per natura – inclini al malcostume e non mi pare siano attrezzati mentalmente per affrontare l'era moderna, il mercato, la competizione, il rispetto delle regole del gioco. L'assenza pressoché totale di tradizione liberale e la pervasiva mentalità medievale minano alla radice ogni possibilità di cambiamento. In tale contesto crescita e innovazione risultano decisamente improbabili. La domanda è: cosa le fa credere, prof. Boldrin, che un cambiamento sia invece possibile e che valga la pena provarci?

 

 

"La crisi della lira e del debito pubblico esplosa nel 1992 venne causata dalle politiche economiche di Craxi, Andreotti, Forlani, De Mita e dei loro compari - fra i quali vanno inclusi già la triplice sindacale e Confindustria, divisi allora come ora da steccati ideologici ma uniti nella domanda di spesa pubblica. "

Egregio professore,

guardando l'andamento della spesa pubblica nel periodo 1980-2006:
http://dl.dropbox.com/u/29460853/Andamenti-spesa-pubblica-in-Italia-1981...
sembrerebbe che la crisi del debito pubblico sia stata causata dalla spesa per interessi, cresciuta a dismisura a partire dal 1980, più che dalla spesa corrente o in conto capitale.

Proprio la spesa per interessi sembra aver causato l'esplosione del debito pubblico:
http://dl.dropbox.com/u/29460853/Debito-delle-Amministrazioni-Pubbliche-...

Cosa ne pensa?

...contratti per fare spesucce varie.
Con politica ed assetto economico squallidi questi debitucci si pagano con alti interessi.

Ricordo nonostante fossi giovanissimo l'On. De Michelis ed il suo memorabile
"basta stampare un pò di BOT..."

Già allora mi sembrava inspiegabile

Sia per la ragione illustrata da Luca Barba piu' sotto (gli interessi si pagano solo quando ci si e' indebitati) sia perche' non e' vero, come Sandro Brusco ed io abbiamo ampiamente dimostrato in un paio di post del passato. La montagna di debito pubblico italiano venne accumulata negli anni '80, first and foremost. Nessun dubbio al riguardo.

Non è vero?

Giorgio 5/4/2012 - 11:30

Certo, gli interessi si pagano sul debito, se non c'è il debito non si pagano interessi.
Però bisogna vedere anche quanto paghi di interesse sul debito che hai e perché (personalmente non credo a mercati moralisti, come sembra suggerire Luca Barba)

E certo, la montagna del debito pubblico venne accumulata negli anni '80 (nel secondo grafico che ho indicato si vede chiaramente l'esplosione del debito tra il 1981 e il 1994).
Ma in questo periodo, come si vede dal primo grafico, è la spesa per interessi che è aumentata a dismisura (già dal 1983 la spesa per interessi è superiore alla spesa corrente).

Grazie per la risposta, cerco i due post.

A partire dal 1981, il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia promossero il famoso "divorzio" tra le due istituzioni, al fine di rendere la seconda autonoma dal primo e in generale dalle pressioni della politica. Prima di questo evento, Bankitalia era costretta ad acquistare i titoli di Stato rimasti invenduti alle aste pubbliche del Tesoro. Questo dovuto sia alla recente crisi petrolifera, sia per restare nei parametri stabiliti del Sistema Monetario Europeo; difatti, dall'inizio degli anni 70 il tasso d'inflazione era incrementato notevolmente, raggiungendo facilmente la doppia cifra (nell'ordine del 20% annuo in alcuni anni). Con l'autonomia di Bankitalia, si potè operare all'abbassamento dell'inflazione, che diminuisce progressivamente negli anni seguenti. I tassi d'interesse dei titoli di Stato molto probabilmente sono cresciuti per questo motivo, perché il Tesoro non poteva più piazzarli in Bankitalia al tasso che voleva, e doveva per forza cercare risorse nel mercato interno ed estero (in quest'ultimo, il rischio che i tassi d'interesse si alzino è più facile che in quello interno).

E' il libero mercato.

 

Ti vedono scarsamente solvente, indebitato e spendaccione e se vuoi i loro soldi gli compensi il rischio.

Tipo quello che succede oggi diciamo.

da applausi... tanto semplice quanto corretto!

Forse

Giorgio 6/4/2012 - 14:00

non è così semplice... la Grecia è andata avanti parecchio indebitata, spendacciona e scarsamente solvente ma con tassi di interesse relativamente bassi, almeno finché qualcuno, tipo Merkozy, non ha detto che poteva anche fallire. E anche allora non hanno esitato a piazzarle qualche sottomarino difettoso o qualche aereo da combattimento per una eventuale invasione degli alieni :)

...finchè c'e' stata la percezione di copertura da parte della UE (Merkel).

E' convenuto a tutti per un periodo nevvero.

Per cui si possono formulare moltissime critiche ma moralismo non mi sembra applicabile.

 

Riguardo le spese militari, tieni conto che la Grecia ha storicamente una spesa alta per la Difesa causa il rapporto difficile con la Turchia.

Eppoi i contratti internazionali di quel tipo non è che si facciano e si disfino come golfini di maglia, annullarli in genere ti costerebbe mooolto di più in penali del prezzo complessivo.

 

Moralismo

Giorgio 7/4/2012 - 16:50

Guarda che ho scritto "mercati moralisti" solo perché avevi scritto "politica ed assetto economico squallidi": "squallido" mi sembra un giudizio moralista, tutto qui.

Cosa ne pensa?

Ti posso confessare che leggendoti ho pensato: "Pater, ignosce illis: quia nesciunt quid faciunt".

Giorgio, i pezzi che menziona Michele sono i seguenti: uno, due e tre.

 Ti consiglio anche di dare un'occhiata a questo volume, in particolare il capitolo curato da Antonio Pedone.  Se apri il pdf e guardi le tabelle alle pagine 40-41 vedrai che:

 1) per tutti gli anni 80 ci fu un disavanzo primario, ossia al netto della spesa per interessi.

 2) Tra il 1980 e il 1985 la spesa pubblica primaria è salita di 6 punti per poi stabilizzarsi ai nuovi alti livelli raggiunti. 

 Certo che i tassi d'interesse erano alti. Proprio per questo bisognava mettere sotto controllo la spesa primaria, anziché farla esplodere. Gli alti tassi d'interesse dell'epoca costituiscono un'aggravante, non un'attenuante, al comportamento dissennato che i responsabili di politica economica mantennero negli anni 80.

...è incredibile come qualcuno tenti ancora di propagandare "il mondo delle meraviglie degli anni 80".

Ma no

sandro brusco 5/4/2012 - 22:16

Dai, Giorgio ha posto educatamente una domanda e a chiesto cosa ne pensavamo, non ha cantato le magnifiche sorti e progressive del periodo. Che i tassi d'interessi reali in quel periodo fossero alti è vero, e che i tassi alti abbiano contribuito all'esplosione del debito è altrettanto vero. Ma, come ho detto prima, questo aggrava e non allevia le responsabilità dei governanti dell'epoca.

C'è stato un fraintendimento. Il mio precedente commento era riferito a quelli del sito Fondazione Socialismo, da cui Lei ha incollato quel volume sulla politica economica degli anni 80. Sarei dovuto essere forse più esplicito. Poco sopra avevo già risposto all'utente Giorgio.

Scusa, non avevo capito, ora è più chiaro. In effetti il link al volume l'ho scelto apposta; almeno nessuno mi può accusare di citare fonti che sono pregiudizialmente anticraxiane :-)

Grazie

Giorgio 6/4/2012 - 13:43

per i riferimenti... me li leggo con calma.

Confermo che non avevo affatto particolari simpatie per Craxi. :)

Monti fa gli interessi della Casta, tipicamente alti funzionari pubblici strapagati come salari e pensioni, scaricandone i costi sui pensionati di anzianita' prima e sui lavoratori dipendenti da 45 anni in su delle grandi imprese ora, che prima venivano prepensionati a spese dei contribuenti e ora se la dovranno cavare da soli. Ovviamente anche il resto dei sudditi paga di tutto di piu' come tasse, IMU, perfino bollette elettriche e del gas ai vertici mondiali.

 

Del resto non credo proprio che il sistema italiano abbia la capacita' di produrre nulla di meglio di Monti e compagnia.  Mancano sia le competenze, sia la capacita ' di analisi, sia l'onesta'.  Rimangono per me valide le previsioni sui risultati del governo Monti scritte nel dicembre 2011:

 

  • 1) recupero di evasione fiscale: da 0% a 1%, quindi massimo da 18% al 17% del PIL a fine 2013
  • 2) recessione al 1% del PIL nel 2012
  • 3) spesa pubblica in aumento del 2% in rapporto al PIL a fine 2013
  • 4) crescita inferiore del 1% della media di Francia e Germania nel 2013
  • 5) prosecuzione sulla traiettoria verso il default dello Stato iniziata nei magici anni '80
  • 6) aumento del numero di suicidi di imprenditori che aspettano rimborsi o pagamento di appalti statali e di anziani senza discendenti giovani che devono curare da soli un congiunto non-autosufficiente senza aiuti decenti dallo Stato

Mah..

jamesnach 5/4/2012 - 11:30

Boldrin,

 

ti seguo da anni, come da anni leggo NfA, sempre con grande piacere, sebbene spesso condivida poco le vostre tesi e il vostro tono parecchio saccente.

Ma siccome di solito sapete di cosa parlate, ve lo perdono.

 

Non sono mai intervenuto, ma lo faccio ora, solo per dirti - so che non ti piacerà - che mi appari sempre più come un disco rotto che suona da una torre d'avorio.

 

A sentirti, ci sarebbe da credere che Mario Monti sia una specie di dictator plenipotenziario che con un schiocco di dita potrebbe ridurre il Parlamento al silenzio, per poter finalmente dare al Paese Quelle-Riforme-Di-Cui-Ha-Tanto-Bisogno.

 

Già, a parte il fatto che non si riesca a trovare due-economisti-due che siano d'accordo su quali siano esattamente tali mitologiche riforme , continua a sfuggirti quale sia la composizione del Parlamento.

Aiutino: è la stessa di prima.

 

Se non prendi atto di questa semplice verità, le tue analisi continueranno ad essere quello che sono: inutili e irrealistici canti alla luna.

 

Con immutata stima

 

JN

Boldrin non ti risponderà e farà bene a non farlo.

Nell'articolo. Che non ha letto con attenzione sufficiente confermandomi che ci sono delle ragioni per cui appaio saccente.

Suggerimento: non e' un comandamento divino che MM tassi gli italiani in nome e per conto dei partiti. Puo' rifiutarsi di farlo e metterli davanti all'aut-aut. Non e' una cosa difficile da capire, spero. 

Ma allora perché non lo fa? Perché MM non mette il parlamento e i partiti di fronte a questa alternativa: “o mi fate lavorare come si deve o mi dimetto?”.

 

Volendo dargli credito, immagino egli sappia perfettamente che la rinascita del paese non può che transitare attraverso provvedimenti più importanti rispetto a quelli messi in atto fino ad oggi. E’ anche vero che un tampone ai conti pubblici andava applicato e fin da subito come primo intervento mentre pianificare tagli alle spese e riforme del fisco avrebbe richiesto più studio e più tempo, che di fatto mancava. Se non altro per calmare le acque agitate dei mercati finanziari. Ciò che mi auguro invece è che stia cercando, in questi primi mesi di governo, di acquisire consenso popolare più che consenso tra i partiti, con i quali deve comunque e necessariamente discutere. Credo sappia bene che le riforme strutturali, quelle vere, con questo parlamento non sarà possibile farle. Serve consenso popolare che, alle prossime elezioni, dia legittimità ad una nuova forza politica, ancora tutta da formare, che attragga gente seria e preparata e si dia un programma finalmente credibile per il rilancio del paese. Un partito nuovo che convinca quella parte dell’elettorato rimasta distante dalla politica e dal voto negli  ultimi 15/20 anni e aggreghi tutti coloro che si sono sentiti, forse un po’ ingenuamente, per troppo tempo presi per i fondelli. Vorrei pensare che queste persone siano numerose. Il mio dubbio vero nasce qui. L’esperienza aneddotica non mi lascia, purtroppo, molte speranze.

 

 

Anche volendogli dare credito, devo dire però che temo stia sbagliando alla grande.
In fondo, a voler semplificare, i due\tre gruppi sociali cui dovrebbe essere maggiormente a cuore una riforma netta del modello di stato sono: imprenditori che operano nel mercato, specie internazionale, i loro lavoratori e chi aspira ad entrare a fare parte del mondo del lavoro (disoccupati, "precari" e affini)

Ebbene, per ora sono stati invece i gruppi protetti (banche, corporazioni, politici locali) ad aver più beneficiato (o meno subito, il che è simile) in modo diretto dei non-provvedimenti del governo: basti pensare alla riforma dell'art. 18 che non favorisce la dinamicità delle aziende mentre penalizza i lavoratori, contro liberalizzazioni che dire all'acqua di rose mi pare eufemistico, o alle tasse aggiuntive sul trasporto aereo contro nessun taglio ai sussidi alle aziende decotte. E via procedendo.

Per non parlare della comunicazione che (a partire dalla Fornero) sembra tesa a far inc**re specificatamente qualcuno.
Semmai, sembra che Monti voglia attrarre a se esattamente le categorie opposte: dipendenti pubblici (la riforma dei licenziamenti non verrà loro applicata, pare) corporazioni, imprese legate a filo doppio allo stato.

Forse perchè questa è una base politico-elettorale più affidabile o numerosa? O, più banalmente, dovendo "tirare a campare" fino al 2013, si appoggia alle lobby più forti nell'attuale parlamento?

Un governo tecnico che godesse di totale libertà di azione era nei fatti impensabile. Forse auspicabile e desiderabile ma nella pratica irrealizzabile. Non sono certo che MM apprezzi particolarmente il dialogo con le attuali rappresentanze politiche presenti in parlamento ma di certo non può farne a meno se vuole restare in sella. E credo sia perfettamente consapevole del fatto che se salta il suo governo ora per l'italia lo scenario è uno solo: il default.

Bè...

jamesnach 10/4/2012 - 10:38

Tanto nonsese l'intervento non era, se - come immaginavo - Boldrin mi ha risposto, ed altri hanno raccolto il tema e l'hanno approfondito.

Grazie a Boldrin per la risposta, anche se continuo a non condividere.

JN

Caro Boldrin,

in che modo si profila la "ridefinizione delle alleanze sociali"? vale a dire: quali ceti ne rappresenterebbero, realisticamente, la base?

Non chiedo profezie, ovviamente, ma un esercizio di analisi che tenga conto della composizione attuale della società italiana. Come sempre, le idee si realizzano se corrispondono alle esigenze dei gruppi sociali più forti: ma, in questo momento, quali sono i gruppi sociali interessati al mutamento da Lei proposto?

Ci penso, letteralmente, da tre decenni almeno. Forse anche di piu'. 

Se ho un giorno ho il coraggio lo metto per iscritto, comunque mi sembra si capisca dalle mie osservazioni cosa io abbia in mente. Quello che era vero nel 1980 e non e' necessariamente piu' vero oggi e' che i gruppi sociali che ho in mente siano una maggioranza solida dell'elettorato.

 

Forse e' vero quanto i profondamente pessimisti (fra cui va inclusa mia moglie) sostengono: i mungitori sono piu' dei munti e crescono quotidianamente. Anche la teoria dei giochi dice che questo debba essere l'equilibrio se la gente e' mediamente miope e si comporta razionalmente.

 

Se cosi' e' l'Argentina o la Grecia sono l'unico destino ed il comportamento di questo penoso governo lo suggerisce. 

Aggiungo che trovo quasi comici gli sforzi di quelli che continuano a spiegarci che e' meglio di niente, che e' meglio del banana, che insomma qualcosa ha fatto.

 

Solo in un paese di servi veri quelli a cui stanno rubando il taccuino e violentando la moglie si consolano dicendo "mi e' andata bene, avrebbero potuto anche bruciarmi la casa e poi castrarmi, quindi meglio non protestare".  

Richiede, quindi, mettere in discussione il potere ed i privilegi di questa classe politica e delle poche decine di migliaia di “burocrati” che con essa gestiscono il potere economico e politico in Italia. ...

Quello che era vero nel 1980 e non e' necessariamente piu' vero oggi e' che i gruppi sociali che ho in mente siano una maggioranza solida dell'elettorato.

ci vedo una contraddizione: nel primo passo sembra che ci sia una piccola élite che schiavizza e sfrutta il popolo, ma nel secondo sembra che i gruppi sociali che sostengono questa "casta organica" siano addirittura la maggioranza dell'elettorato.

Si potrebbe articolare meglio il discorso, anche con qualche stima statistica, tipo il saggio di Sylos Labini (il padre...) sulle classi sociali?

Quello che era vero nel 1980 e non e' necessariamente piu' vero oggi e' che i gruppi sociali che ho in mente siano una maggioranza solida dell'elettorato.

 

La gente che 'lavora e produce' è esattamente la stessa che ha consapevolmente tenuto in vita la 'casta organica' in tutti questi anni. E lo ha fatto, 'a ragion veduta', pensando di poterne trarre un vantaggio personale. Ora invece - in gravissimo e colpevole ritardo - di fronte all'evidenza concreta del declino economico e sociale, dovrebbe, con un mix di orgoglio e risvegliata coscienza, rinnegare le scelte politiche del passato?? E' questa la gente che popola questo paese? Era così complicato capirlo anche soltanto 10 anni fa che con questi personaggi al governo non si andava da nessuna parte buona? Con rispetto parlando, un paese popolato da fessi, mi verrebbe da dire.

 

 

le voglio fare una domanda.sbaglio o nel suo pezzo lei non prende in considerazione l'effetto rischio, percepito dai mercati finanizari.Dato che come dice lei (la seguo sempre:-))lo spread è il termometro che segnala la febbre del paziente ma  niente dice sulle cause della malattia,una volta che le riforme attuate da Monti non producessero gli effetti sulla crescita che questi ha annunciato,ciò non si rifletterebbe in un tempo più o meno variabile nei differenziali sui titoli di debito,impedendo così che si possa ripetere la situazione che lei ha descritto nell'articolo tra gli anni 90-2000?

E a quel punto non diverrebbe chiaro anche a chi fa finta di non capirlo(i privilegiati)e soprattutto a cittadini  che la strada per la crescita è quella indicata diciamo così nella ''lettera Draghi-Trichet''?

In sostanza ,l'effetto spread non agirebbe in maniera così immediata da tutelare i produttori di ricchezza andando a disgregare le caste politico-sociali che opprimono il paese?

Grazie

se ho capito bene, il problema è abbastanza banale.  Lo spread non è un indicatore del "moralismo" dei mercati e non misura la qualità delle politiche pubbliche. Indica semplicemente le aspettative che il debito contratto venga ripagato nei termini pattuiti (ovviamente si sconta anche la possibilità di haircut, svalutazione e simili).  Le politiche del governo Monti hanno puntato molto sul miglioramento del bilancio pubblico (attraverso aumenti di tasse e interventi sul sistema delle pensioni), e ciò stabilizza immediatamente le aspettative dei mercati (anche se si potrebbe argomentare che con un'imposizione fiscale ormai oltre il 50% del PIL gli spazi di manovra sono piuttosto ristretti, cosa che rende di fatto necessarie nel lungo periodo politiche per la crescita e per la riduzione della spesa pubblica).

Purtroppo non abbiamo al momento indicatori di mercato (analoghi allo "spread") che valutino altri aspetti delle politiche pubbliche, ma l'idea di crearli non è priva di interesse tra gli economisti. Un articolo in merito è Hanson (2003) Shall we vote on values but bet on beliefs?.

Credo che ci sia il rischio di un effetto Berlusconi 2.

L'effetto B. è quello per cui dopo aver detto per 15 anni che i suoi erano governi liberali adesso è diffusa nell'opinione pubblica italiana (o in una certa sua parte) la convinzione che siano stati i liberali a rovinare il paese.

Cosa succede se le "riforme" di Monti vengono spacciate come "le cose da fare"?
Succede che quando non produrranno il loro effetto benefico, ma solo guai, l'opinione pubblica verrà sobillata, sarà tutto un fiorire di "avete visto che liberalizzare è male?" "avete visto che la riforma del mercato del lavoro in senso liberale è male?", "avete visto che ci vuole più stato?", "avete visto che si dovevano tassare XYX al 99%?"

Quindi che fare?

IMHO continuare a chiamare le cose con il loro vero nome, in continuazione, ovunque.

IMHO continuare a chiamare le cose con il loro vero nome, in continuazione, ovunque.

Hai ragione, ma non ce la faremo mai. In Italia si applicano (direi "spontaneamente") le regole del Ministero della Verità di 1984. Le "mignotte" si chiamano "escort", le guerre "missioni di pace", Borghezio non è nazista perchè ha la camicia verde e non grigia ecc ecc

PS

piuttosto che usare i termini esatti ce li inventiamo "footing" "giacca smoking" "matchare" :-)

non penso che un eventuale ricandidatura di Berlusconi e/o una vittoria di Alfano produrrebbero una reazione diversa da quella che portò il FT a questo titolo. Oramai i mercati penso abbiano imparato a conoscere quali sono gli obiettivi di questi individui.

E la classe dirigente attuale e o futura per prima cosa deve fare i conti con i mercati.

IMHO se veramente le politiche di Monti non produrranno gli effetti sperati, con conseguenze insostenibili nei differenziali sui BTP ,a quel punto un ruolo chiave dovrebbe/potrebbe essere svolto dai mass-media.E un indicatore in questo senso potrebbe essere rappresentato dalla maggiore frequenza con cui il prof Boldrin(ma anche altri economisti) è stato invitato nelle trasmissioni politiche rivolte al grande pubblico da quando è scoppiata la crisi del debito (dalla seconda metà dello scorso anno).In sostanza ,una presa di coscienza anche da parte degli organi di informazione che fino ad oggi, perlopiù ,quando parlano di crisi economica si focalizzano sulle persone che perdono il lavoro ,sullo stipendio che non permette di arrivare alla fine del mese  ecc ma non analizzano mai le cause che producono questi effetti.

Mi sento un pò imbarazzata di fronte a tutti questi professori.
Azzardo: forse le cose da fare sono così complesse che il governo Monti potrebbe aver bisogno di qualche settimana in più rispetto alla riforma delle pensioni e all'imposizione fiscale? E' la mia ultima speranza.

sono d'accordo che negli anni 90 si poteva fare meglio...pero' io avrei messo la firma ad avere una spesa primaria/PIL a livello di quella di metà anni 90...li eravamo al 41% e anche qualcosina in meno..se avessimo tenuto quel livello li nei 15 anni successivi,il nostro debito/PIL sarebbe stato 15-20 punti piu' basso,a parità di entrate.

Debito

Andrea Grenti 11/4/2012 - 12:14

Il debito/PIL era comunque sceso di 20 punti prima della crisi, grazie ad ulteriori nuove tasse...

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