Il V-Day after

13 settembre 2007 andrea moro

Nei vari commenti online e sulla carta stampata al V-Day di Beppe Grillo ho trovato le critiche e le accuse di populismo legittime ma piuttosto ingenerose. La tendenza è di criticare nel dettaglio le singole proposte, sorvolando sulla disastrosa situazione che le ha generate e sul segnale dato dall'opinione pubblica che, abitudinariamente pavida, è ormai disposta anche a scendere in piazza per segnalare la propria indignazione nei confronti della casta. Un'opinione pubblica sostanzialmente indifferente ai dettagli delle proposte.

1. L'elezione diretta dei parlamentari. È vero, la proposta di Grillo è vaga e poco documentata. Forse avrebbe dovuto spenderci un po' più di tempo e consultare qualche giurista che gli stilasse una legge dettagliata. Ma è questo davvero il ruolo di un'iniziativa popolare? Il segnale qui era: non ci interessano i dettagli (che possono essere definiti in sede parlamentare), però siamo stanchi di esprimere preferenze già decise dai partiti. E cioè ben vengano le primarie, ma fatte diversamente da come le farà il partito democratico.

2. L'ineleggibilità dei condannati. Sono d'accordo, occorre distinguere il mafioso dal partecipante al sit-in sulla ferrovia. Un serio stato di diritto poi crede nella presunzione di innocenza: impedire l'eleggibilità dei condannati solo in primo grado è una cosa delicata e, forse, incostituzionale. Benissimo. Ma qui il punto non è discutere sulla costituzionalità della proposta specifica. È mandare un segnale che l'opinione pubblica è stanca di ladri, terroristi e mafiosi in parlamento, e che forse non sarebbe male peccare in eccesso verso l'ineleggibilità dei condannati per alcune categorie di reati. Che poi ci si debba fermare alla rapina in banca piuttosto che all'omicidio preterintenzionale si può discutere. Ma sarebbe bene cominciare a farlo.

3. Il limite di due legislature. I critici hanno sottolineato che con questa regola si sarebbe perso il contributo dell'esperienza di autorevoli statisti come Togliatti, La Malfa, etc.... Beh, i controfattuali è difficile farli. Io, nel mio piccolo, ho sostenuto che l'occupazione delle poltrone da parte dei professionisti della politica genera barriere all'entrata in politica di politici capaci i cui costi sono di gran lunga maggiori dei benefici ottenibili dalla rimozione di tali barriere. È una questione empirica di difficile soluzione. Il punto però è un altro: nella situazione attuale si sente sempre più bisogno di un ricambio generazionale. Non sarebbe il caso di fare qualcosa per incentivarlo?

Siamo d'accordo, le posizioni di Beppe Grillo, come abbiamo sottolineato più volte, sono spesso populiste, e le proposte del V-Day erano certamente in parte approssimative e non circostanziate. Ma non era il caso, per una volta, di astrarre dai dettagli per sottolineare le carenze fondamentali della politica che hanno sollecitato l'evento e le proposte, ed il segnale positivo dato dall'opinione pubblica che ha partecipato?

21 commenti (espandi tutti)

Il V-Day after

fabio 14/9/2007 - 00:24

A proposito di presunzione di innocenza due cose:


1) l' eleggibilita' non dovrebbe essere un diritto ma un previlegio. Mentre sembra giusto che il diritto alla liberta' personale venga perso solo dopo la condanna, il privilegio (prebende, pensioni, machine blu etc) dovrebbe avere un limite minimo un po piu alto di "non essere stato ancora condannato".


Per essere Onorevoli bisogna essere onorevoli; se c'e' una macchia sull' onore, allora o si rinuncia al posto, oppure si cambia il titolo in "Non ancora disonorevole".


2)  Correggetemi se sbaglio, ma i gradi di appello non sono stati creati per proteggere l' accusato da una persecuzione ingiusta? Prima di avviare un appello, non bisognerebbe provare o almeno  paventare qualche vizio nel procedimanto di primo grado?
Se il primo grado si e' concluso con una condanna e non ci sono vizi formali o sostanziali, perche' il sistema deve sovraccaricarsi di uno o due appelli? L' appello non dovrebbe essere un eccezione non la regola. 


 


 


 


 

Per essere Onorevoli bisogna essere onorevoli; se c'e' una macchia sull' onore, allora o si rinuncia al posto, oppure si cambia il titolo in "Non ancora disonorevole".


Piantarla con le buffonate aiuterebbe ad essere presi sul serio. Portare in piazza centinaia di migliaia di persone è una cosa importante, che dovrebbe implicare una maggiore assunzione di responsabilità.


Penso anch'io che, in un caso come quello del V-day, dare un chiaro segnale di rottura fosse la cosa fondamentale: giusto averla perseguita anche a discapito di una più attenta formulazione delle proposte. Mi pare però che le implicazioni di questo concetto sfuggano a diversi politici ed alla quasi totalità dei "Grillini" che ho sentito commentare l'accaduto. Il gioco di iperboli (che mi ostino a pensare sia presente) sembra essere sfuggito ai più. Non ha senso prendere alla lettera quanto dice Grillo, ripetere le sue parole ed imitare il modo con cui costruisce le frasi. Quanto un partecipante al V-day dovrebbe auspicare è che si raccolgano presto le 500'000 firme, e che successivamente la politica faccia partire una discussione aperta e pubblica sulle 3 proposte di legge.


Quali prospettive ha il V-day nel medio periodo? Se davvero lo spirito è quello di distruggere i partiti anzichè fondarne di nuovi, ne vedo poche... non sto auspicando una discesa in campo di Beppe Grillo, è solo che non riesco a condividere lo spirito dei tanti grillini che vedono nel V-day l'inizio di qualcosa di grande... mi spiegate come? Decide tutto Grillo per i prossimi 20 anni? E quanto può durare??


Per quale motivo anche liberisti DOC vedono di buon occhio pesanti limitazioni all'eleggibilità dei politici? Pressanti ragioni di carattere empirico? Sono sinceramente curioso... La teoria mi pare dica che,  se proprio non riesco ad accettare un sistema in cui "ladri, terroristi e mafiosi" prendono sistematicamente una caterva di voti, penso ad emigrare! 


Limite di due legislature: torniamo ai discorsi di incentivi... chiamato a commentare la quasi assenza di laureati ENA nel nuovo governo francese, un dirigente della Scuola ha detto una cosa tipo "I nostri laureati continuano a fare molto bene in tutti i campi. Non l'ENA, ma il governo dello Stato ha ormai perso prestigio". Tornando all'Italia: che molto debba essere cambiato fra i privilegi dei politici mi sembra ormai cosa assodata. Che si possa, legittimamente, cominciare dalla pars destruens, chiedendo l'eliminazione della gran parte di essi, mi sembra un'altra cosa ovvia. Non bisogna però perdere di vista l'obiettivo finale: disegnare un sistema di incentivi e di selezione della classe politico atto ad attirare elementi di buon valore. Un tetto massimo di due legislature mi sembra davvero poca cosa...


D'accordo sulla revisione del sistema dei gradi di giudizio. Va bene il garantismo, ma così proprio non va...

Perchè una proposta di un comico dovrebbe avere una prospettiva di lungo periodo?

E perchè un comico dovrebbe smetterla con le buffonate? 

Alla fine mi pare tu sia, seppur criticamente, favorevole a questa legge che è l' unica cosa seria di tutta la faccenda.Il resto è folklore.

"il comico" fa il suo e lo fa bene. Contesto, e tanto, chi gli sta attorno: da un Travaglio con lo sguardo eccitato l'altro giorno a "Primo piano", ai vari "grillini" che in questi giorni fanno sentire la loro voce nei mezzi di comunicazione più disparati.


In questi frangenti, si sentono discorsi di prospettiva, come se il tutto fosse l'inizio di una strada molto lunga: qualcuno potrebbe, cortesemente, spiegarmi COME? Sono curioso.


Ancora: mi pare che troppa gente stia prendendo troppo "sul serio" Grillo. In pratica, molti "grillini" mi sembrano scimmiottarne gli atteggiamenti in maniera che a me non pare promettere nulla di buono. Volevo sottolineare questo fatto, che a me pare meritevole di discussione.


Parliamo del folklore, insomma, che in quanto sta accadendo gioca un ruolo importante.

Il V-Day after

palma 14/9/2007 - 01:19

Visto che Nfa ha preso una posizione quasi positiva su V-day (di Grillo e della sezione artisti e comici, etc.)

vorrei notare l'immediato effetto positivo.

Dopo
l'amicizia tra tal Briatore e la signorina Melandri, il signor Mastella
e' andato pure lui da Briatore, famiglia ed amici, a spese del
contirbuente, non si sa bene perche' con un airbus.

Il signor Mastella ha cosi' spiegato il suo comportamento

"

ROMA - Nessun
privilegio ma solo un volo al quale era stato chiamato ufficialmente il
vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli. Nei confronti del
ministro della Giustizia Clemente Mastella "L'espresso" ha avviato "una
campagna affatto giornalistica con evidenti finalità politiche".



Così il portavoce del Guardasigilli replica alle rivelazioni del settimanale.
Il ministro, spiega il portavoce, "si è unito, peraltro esclusivamente
nel solo viaggio di andata, al vicepresidente del Consiglio, Francesco
Rutelli, perchè chiamato ufficialmente a premiare i vincitori della
gara. Una visita ufficiale, dunque, ad una manifestazione nazionale che
ha grande importanza internazionale e alla quale il ministro ha preso
parte per poi rimanere in Lombardia anche a causa di altri impegni
politico-istituzionali".


GUARDA LE FOTO DEL VIAGGIO, ESCLUSIVA ESPRESSO



"Ma soprattutto è necessario chiarire - spiega ancora il portavoce -
che per ragioni di sicurezza, che sono prioritarie, il ministro della
Giustizia non può viaggiare come un libero cittadino, come peraltro non
lo possono fare coloro che, correndo seri rischi, sono oggetto di
tutela da parte dello Stato. E' del tutto sbagliato poi citare la
mancanza di benzina per le macchine dei magistrati perchè il ministro
Mastella, sin dal suo insediamento in via Arenula, sta facendo di tutto
per riassestare i conti della Giustizia e fornire agli operatori tutti
gli strumenti loro necessari, anche se un solo anno non può bastare a
risanare le lacune ereditate".

©

Re: Il V-Day after

14/9/2007 - 10:55

Ma dai, i magistrati tra i più pagati, più autoreferenziali, con più ferie, meno aggiornati e meno efficienti d'Europa non hanno soldi per la benzina? Porca miseria, non so come farò a dormire stanotte...

M sta per maiale e la proposta è di Calderoli.


Uomo legato alla commedia, non-politico, un po’ stravagante, un po’ esibizionista, un po’ forcaiolo, tuona a furia di parolacce contro i politici di destra e di sinistra, e denuncia la loro separazione dal Paese reale.


Dove l'abbiamo gia' visto?


Verrebbe da dire "Yawn"


 

Dove G sta per Gheddafi.

Impagabile Cafonal, assolutamente impagabile.

Nota: se leggi questo commento dopo il 15 Settembre 2007, il link di Cafonal ti portera' alla pagina di quel giorno che, molto probabilmente, non documenta l'allegra festa all'ambasciata di Libia a Roma. Fa lo stesso: quasi sicuramente documentera' la casta in uno dei suoi tanti momenti di baccanali e gozzoviglie a carico dei contribuenti.

P.S. C'e' anche il B-Day, dove B sta per Bassolino questa volta. In questo caso lo strumento pubblico abusato per fini privati e' una motovedetta della guardia costiera (! la fantasia della casta non ha limiti) usata per farsi Napoli-Capri e ritorno comodamente, in fretta ed in compagnia della grande star Pino Daniele. In caso arriviate in tempo (sempre Cafonal, dopo un giorno scade) vi prego di apprezzare la foto del guaglione ingrigito con le guaglione autoctone in fiore ... Non hanno limiti.  

Me lo son letto due volte, questo, e non lo capisco.

Meglio, credo d'averlo capito ma mi sembra un misto di "realismo politico"  e "pragmatismo istituzionale" che non porta ad assolutamente nulla. 

Chiedo: se non su di una morale pubblica condivisa su che altro le fondiamo le istituzioni politiche?

 

Quello che dice Panebianco è esattamente l'opposto, è stato proprio il moralismo della sinistra italiana, a furia di cavalcare le proteste del popolo dei fax, dei girotondini e oggi dei vaffanculisti, a non portare assolutamente a nulla.

Giusto che si cerchi una morale pubblica sulla quale fondare le istituzioni, ma negli ultimi anni s'è cercato di sostituirla col moralismo, e i risultati sono davanti ai nostri occhi. 

Potresti elaborare questi concetti?

In particolare, sarebbe possibile definire il contenuto concreto del "moralismo" (la parola ha una connotazione negativa,  se capisco) e di "morale pubblica" (connotazione invece positiva) e spiegarne la differenza? Va bene anche un elenco di OK-NO.

Lo dico seriamente e mi spiego con un esempio. In che senso la richiesta di dimissioni/galera per politici che passavano il tempo a smistare borse piene di mazzette in cambio di appalti pubblici e a farsi pagare tangenti multimiliardarie da aziende pubbliche (EniMont) sarebbe "moralismo"?

In questo momento lo FBI sta investigando e cercando di mettere in galera un potente senatore dell'Alaska che ha preso (piccole, per standard italiani) mazzette sotto forma di beni e servizi in cambio di legislazione favorevole ad alcuni gruppi economici. Non vi e' nessun dubbio negli USA che finira' probabilmente in galera e dovra' dimettersi. Definiresti questo un caso di "moralismo"?

In circostanze come le due precedenti, una "morale pubblica" su cui ti sembrerebbe appropriato fondare le istituzioni, cosa consiglia di fare?

Infine, lascerei stare questa storia della "sinistra" che cavalca il moralismo: anche in questo caso Panebianco altera i fatti storici pro-domo sua. Ai tempi di Mani Pulite sia AN che la Lega cavalcarono il popolo dei fax tanto quanto l'allora neonato PDS, anzi di piu'. La Lega fu, di gran lunga, il maggior beneficiario elettorale di Mani Pulite e FI non sarebbe nemmeno nata senza Borelli&Co. Smettiamola di ricostruire la storia, persino quella che e' ancora cronaca recente, ad uso e consumo di argomenti altrimenti infondati.

E' vero. Lega e An (allora si chiamava MSI, per la verità) cavalcarono molto Mani Pulite all'inizio. Ma lo fecero anche le televisioni di Berlusconi. In prima linea c'era proprio il Tg4 di Fede, il cui cronista giudiziario, Paolo Brosio, divenne abbastanza famoso da intraprendere poi una carriera nel mondo dello spettacolo. L'editoriale di Panebianco, come spesso capita, vede le cose in modo piuttosto unilaterale.

Grazie per la replica, mi spinge a ragionare su un concetto mica facile. Allora, parto dalle definizioni del De Mauro:

MORALE: insieme di norme e precetti che regolano il
comportamento umano in dipendenza da specifiche concezioni religiose,
filosofiche, politiche.

MORALISMO: atteggiamento di rigida e talvolta ipocrita difesa dei principi morali.

Io aggiungerei che ciò che caratterizza la moralità di un'azione individuale non è tanto l'azione in sè (il mezzo), ma il fine che si prefigge, e le conseguenze che genera ex-post. Ci si può allora domandare: il moralismo è morale? Il fine del moralismo è sicuramente morale (la "difesa dei principi"), anche se perseguito con mezzi sbagliati, in maniera "rigida e talvolta ipocrita". Le conseguenze del moralismo possono però essere deleterie, e in tal caso il moralismo non si può dire morale. Per fare un esempio scemo, se dico a mio figlio che Babbo Natale esiste, il moralista mi condanna perchè sto affermando il falso, va da mio figlio, gli dice la verità, e gli distrugge la magia dell'infanzia.

Tornando alla domanda che hai posto, la richiesta di dimissioni/galera per i politici "tangentisti" è per me moralismo perchè non tiene conto delle circostanze storiche in cui queste azioni sono avvenute, e dei fini per i quali alcuni politici intascavano le tangenti.

L'Italia è stata al centro della Guerra Fredda per circa 50 anni, con l'aggravante della presenza del più grande partito comunista d'Occidente. Impedire ai comunisti di andare al potere, e di trasformare dell'Italia in una repubblica sovietica, era l'obiettivo morale di statisti come La Malfa, De Gasperi, Malagodi, Saragat. Il PCI d'allora riceveva ingenti risorse dall'URSS, e in mancanza di altro, le tangenti sono state la principale fonte di finanziamento dei partiti di governo. Il mezzo era illegale, ma il fine era giusto (tralascerei le conseguenze, il discorso si farebbe lungo), e in questo senso le tangenti sono state perfettamente morali. Allo stesso modo sono state illegali, ma moralmente corrette, azioni come Gladio, o i contatti della DC con la mafia siciliana. La richiesta di dimissioni/galera per chiunque abbia preso delle tangenti è quindi "rigida e talvolta ipocrita difesa dei principi morali", i.e. moralismo.

Ora tu mi dirai che questa è solo parte della storia, e che per un politico che prendeva tangenti per nobili fini, ce n'erano venti che pensavano solo al proprio arricchimento personale. Io su questo sono assolutamente d'accordo. Il punto è che i moralisti, proprio perchè rigidi e ipocriti, non ritengono assolutamente possibile che le tangenti (o i contatti con la mafia, o Gladio) possano aver avuto una qualsiasi base morale, e non penso che questo sia corretto. Da un punto di vista pratico, la mia personale morale pubblica prevede che qualsiasi politico che abbia preso tangenti venga condannato da un tribunale (alla fine, ha comunque commesso un'azione illegale), ma che chiunque lo abbia fatto per un motivo moralmente corretto sia giustificato dalla storia.

È questo d'altronde che è successo a Francois Mitterand e Helmut Kohl, o sbaglio?

Mi sembra che abbia trascurato un po' l' ipocrisia rispetto alla rigidità.Le contestazioni a gladio da parte di chi allo stesso tempo difendeva il controllo russo sulle democrazie popolari erano chiaramente strumentali.

Per quanto riguarda lo sfruttamento del moralismo, per farlo hanno dovuto prendere le distanze dalla gestione del potere nella prima repubblica: lega e MSI a buon titolo, il PDS molto meno.Credo sia una differenza abbastanza rilevante.

Berlusconi sta un po' a metà strada: miracolato da Craxi senza occuparsi direttamente di politica, appena ha potuto ha smesso di predicare morale (se mai lo ha fatto) e si è occupato delle sue pendenze.

I Vaffanculisti invece fanno ancora parte dei "moralisti rigidi", ma visto che stanno per organizzare delle liste e candidarsi, hanno tutto il tempo di evolvere in "moralisti ipocriti".

Mi dispiace, ma mi sembra ci sia molta
confusione in giro, sia sui fatti, sia sul valore delle definizioni e persino sulle
connessioni logiche.

Anzitutto, i fatti.

Mani Pulite. I fatti (ricordati anche da altri) dicono
che ai tempi di Mani Pulite praticamente tutti i gruppi politici che sono oggi
di qualche rilevanza (FI, DS, AN, Lega ...) hanno approfittato delle
circostanze per far fuori le parti politiche coinvolte nella corruzione (DC,
PSI, PSDI, PLI, PRI) ed accapararsene le spoglie. Il ragionamento di
Panebianco, quindi, e' storicamente vuoto: inutile dire esclusivamente alla
sinistra, con il tono d'insegnare loro una lezione di real-politik, che
"chi di spada ferisce di spada perisce". L'uso della spada, al tempo,
non fu per nulla esclusivo della sinistra, fu di tutti! Se cio' che Panebianco vuol invece
dire (da altri scritti suoi sospetto che cosi' infatti sia) e' che Mani Pulite e
l'eliminazione dei partiti e del personale politico della Prima Repubblica (di Craxi in particolare) furono eventi dannosi per l'Italia, dovrebbe avere il
coraggio di dirlo e poi di argomentarlo. Il resto e' aria fritta basata su
falsi storici.

La lotta al comunismo. Dover ripetere la storia italiana, e di
Tangentopoli in particolare, per mostrare che la profonda corruzione e la
cattivissima amministrazione, sino alla connivenza diretta ed esplicita con la
mafia, che caratterizzarono i governi DC+PSI+Frattaglie dalla meta' degli anni
70 in poi NULLA aveva a che fare con il supremo fine della lotta al comunismo
mi sembra eccessivo, oltre che ridicolo. Capisco che Bettino Craxi abbia
provato per anni a sostenere che non era un delinquente ma l'uomo che salvo'
l'Italia dal comunismo: nella sua volgarita' delinquenziale l'uomo aveva
un'opinione di se stesso che era inversamente proporzionale solo a quanto fece
come statista. Peccato si trattasse di sonore e facilmente riscontrabili balle.
Non scordiamoci che questo e' l'uomo che, per guadagnare un paio di voti da un
lato e per continuare una politica estera di complicita' con il terrorismo
dall'altro, ci regalo' quel grande episodio di sovranita' nazionale che tutti
ricordano come Sigonella. Dal comunismo, se mai il rischio fu corso, l'Italia
fu salvata dalla NATO e, forse, da De Gasperi, Nenni, La Malfa, Pastore,
Gronchi ... Quando Craxi arrivo' sulla scena (1977) la sua mossa tattica
fondamentale fu di offrire tre o anche quattro anni di copertura politica ad Autonomia Operaia, Toni Negri, le BR e quant'altro si agitava al tempo all'estrema sinistra al fine di
spiazzare l'allora PCI. I dettagli di quel comportamento
politicamente criminale si trovano nelle emeroteche italiane, basta cercare.
Quando poi raggiunse effettivamente il potere governativo (nel decennio
1983-93) il rischio comunista si era dissolto da tempo: trattavasi di lotta per
il controllo dello stato e delle sue aziende, punto e basta. I finanziamenti
del PCUS al PCI erano praticamente esauriti (e si concentravano quasi
unicamente sul gruppo Cossutta) ai tempi in cui la grande corruzione DC-PSI si
sviluppo', il nesso causale e' quindi di fatto inesistente. Il nesso e' anche
irrilevante: sfido chiunque a dimostrare che le vittorie elettorali negli anni
'60, '70 ed '80 abbiano avuto una qualche correlazione con la quantita' di risorse
economiche a disposizione dei vari partiti, e con i loro furti! Infine, le
indagini dimostrarono che, oltre ad aver trasformato il PSI in una associazione a delinquere su scala nazionale, Craxi non rubava proprio per la causa. Sia le indagini che le sentenze dimostrarono come Craxi avesse dirottato buona parte dei proventi
delle tangenti non sull'attività amministrativa ordinaria del Psi, bensì su
conti personali utilizzando vari prestanomi, cognati, uomini di fiducia e trucchi vari. Tali
soldi servivano, oltre che per i lauti consumi suoi e della famiglia, per
attivita' quali il finanziamento del canale televisivo Gbr di proprietà della sua amante Anja Pieroni, l'acquisto di immobili, l'affitto di una casa
in costa Azzurra per il figlio ed altri simili investimenti anticomunisti.
Ovviamente, essendo di origine veneziana, potrei ora cominciare con i dettagli
di Gianni De Michelis, per poi risalire a Antonio Bisaglia ... ma mi fermo qui.
Sto raccontando ovvieta' che chiunque faccia lo sforzo di documentarsi
obiettivamente puo' scoprire da solo.

In futuro, evitiamo per favore di
raccontarci delle sonore balle e cerchiamo di discutere seriamente,
documentandoci prima di fare affermazioni cosi' storicamente caricate. Qui non
siamo alla RAI o su un qualsiasi quotidiano italiano dove si possono dire
impunemente cose a caso.

Le teorie.

La teoria, poi, lascia a
desiderare ancor di piu'. Non credo che riportare le definizioni del dizionario
per "morale" (tra l'altro, stiamo parlando di morale pubblica,
evitiamo di allargarci) e "moralismo" possa aiutarci molto a dare un
contenuto alle due parole e a demarcarne in modo operazionale la differenza nei fatti. Le
definizioni del vocabolario tendono ad essere circolari: per parlare del mondo
occorre puntare il dito e dire "quella cosa/atto/fatto li' e'
morale". Se Panetti rilegge quanto ha scritto si rendera' conto che la sua
definizione di "morale" (che si riduce al vecchio "il fine
giustifica i mezzi") e' completamente inutilizzabile per il fine che ci
prefiggiamo. Cosa vuol dire "rigido"? Cosa vuol dire
"ipocrita"? E se cio' che conta sono i risultati, come li misuriamo i
risultati? Quali risultati sono morali, quali immorali e quali moralistici? Non
abbiamo forse bisogno anche di una morale dei risultati per poter decidere se sono buoni o cattivi? Per la morale privata, facendo finta di essere pragmatici anche se sappiamo che non funziona, magari possiamo accontentarci delle insondabili e soggettive preferenze personali, ma per quella pubblica come risolviamo il problema dell'informazione privata sulle preferenze e della loro generale incommensurabilita'? Cosa e', dunque, socialmente buono/morale e cosa e' invece moralistico? La questione e' semplicemente rimossa di un livello! Inoltre, se cio'
che conta sono solo i risultati, ossia le conseguenze finali, anche se facciamo finta di essere d'accordo nella nostra valutazione morale delle conseguenze, non dovremmo
allora, per ogni data azione, ammettere che essa puo' essere sia morale che
moralista? In fin dei conti, in circostanze distinte, la medesima azione da' luogo a risultati differenti. Non solo, nella misura in cui fattori aleatori ed
imprevedibili/incontrollabili determinano il risultato finale di un'azione,
oltre all'azione stessa, non finiamo quindi per concludere che la differenza
fra morale e moralismo e' basata su fattori aleatori? Quindi vuota?

La butto li', come suggerimento: pensi che sia forse per caso che i contenuti sostanziali dello stato di diritto, nella sua nozione/versione liberale, vengano definiti "formalmente" e non, come suggerisci, in termini di fini? I reati, per esempio e non per caso, in questa maniera vengono definiti: l'atto chiamato "rubare" (le cui caratteristiche vengono esattamente descritte dal codice) rimane tale indipendentemente dal fine per cui il signor X l'abbia compiuto. Questo e' il contenuto della morale pubblica: le norme, le leggi, le procedure, i diritti, i poteri e la loro delimitazione. Che poi il soggetto Y abbia simpatia per il grande criminale, come gli spettatori del film The 3:10 to Yuma hanno simpatia per il super assassino che Russel Crowe interpreta, e' irrilevante oltre che disdicevole. In una societa' liberale ognuno ha il diritto di simpatizzare privatamente per chiunque, persino per Craxi, ma questo rimane un fatto privato che non puo' certo contare nella discussione e nella valutazione della moralita' pubblica degli atti del soggetto in questione. Piccole, ma importantissime differenze, su cui l'idea di stato liberale di diritto di fonda ... alla faccia del macchiavellismo spicciolo de "il fine giustifica i mezzi"!

Son tentato di continuare, ma visto che
mi devo imbarcare e che in un altro post e' cominciato un interessante dibattito sul consequenzialismo,
meglio farlo li'.

Rimango comunque curioso di conoscere una definizione OPERAZIONALE di moralismo e moralita' pubblica, anche solo a mezzo di esempi concreti tratti dalla recente storia italiana.

P.S.  Arrivato a casa ho ridato un'occhiata al commento. Mi rendo conto sia scritto in tono "professorale", e non me la sento di cambiarlo, anche se avrei preferito non averlo usato. Rimane il fatto, che a fronte di affermazioni gratuite e contrarie ai fatti, vi sono solo due soluzioni: o le si ignora o le si corregge.

Avevo scritto una risposta, ma siccome hai aggiunto delle robe mentre la scrivevo, e non ho il tempo di rileggerti ora, l'ho cancellata. Se ce la faccio rispondo più tardi.

Il V-Day after

palma 24/9/2007 - 16:19

Consiglio ai lettori di guardare il corriere al "link"

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/09_Settembre/24/casta.s...

E' assai interessante osservare come quella che Grillo & Ass. chiamano "casta" semplicemente abbia nessun interesse nella propria reputazione.

Segnalo un interessante, e condivisibile, editoriale del sempre ottimo G.A. Stella sul Corriere di oggi.

"Beppe Grillo = Luigi Einaudi?", a me sembra che abbia ricominciato a dire sciocchezze

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