V-Day: perche' ci sembra una buona idea

5 agosto 2007 redattori noiseFromAmeriKa
Nella speranza che il tutto non sia dovuta al pernicioso influsso delle calure estive sul nostro buon sentire, proviamo ad argomentare perché, per una volta, aderiamo ad un'iniziativa (populista come al solito) di Beppe Grillo

Beppe Grillo se ne è uscito da un paio di mesi con l'idea del V-Day
, dove "V" sta per "Vaffanculo" ed è diretto - tanto qualunquisticamente quanto
volgarmente, molti ritengono - a tutta la classe politica italiana, da
destra a sinistra, da sopra a sotto, da avanti a indietro, dal centro
alle ali.

Molte delle iniziative che BG sostiene o lancia dal suo super-celebre blog sembrano certamente "populiste".
Con questo termine, alquanto ambiguo ma senz'altro dispregiativo, si
denotano affermazioni tese puramente a sollecitare reazioni d'istintivo
e non ragionato supporto da parte del "popolo". Meglio ancora, si
tendono a definire come populiste quelle proposte troppo
"facili" che non tengono conto del vincolo di fattibilità o anche
solo di rilevanza. Dire che tutti hanno diritto ad un lavoro
"dignitoso" e ad un salario "adeguato alle proprie necessità " è
un esempio di populismo: da un lato si afferma una banalità e dall'altro si
stabilisce un obiettivo perfettamente irraggiungibile. Fare del
populismo è utile per chi lo fa - se sa vendere le
proprie chiacchere, attività in cui Grillo è
maestro, il populista diventa rapidamente popolare - ma inutile per gli
altri che si agitano per niente. I seguaci del populista tendono a perdere tempo seguendo
proposte assurde che non sortiscono alcun cambiamento concreto
mentre contribuiscono ad ingrassare l'ego del leader, oltre
che aumentare il suo potere e la sua influenza. In molti casi proposte populiste, quando attuate, risultano essere controproducenti, come nel classico esempio del blocco dei prezzi o della distribuzione forzata di alimenti o altri beni di consumo elementare.

Beppe Grillo è
senza dubbio una persona con tendenze populiste. Non si tratta qui di fare il processo alle
intenzioni per cercare di decidere se i suoi motivi sono "puri" o
"subdoli", la questione è irrilevante. Infatti, è molto
probabile che egli sia sinceramente e profondamente indignato per molte
italiane follie, in particolare quelle che hanno a che fare con la
classe politica, le sue intrusioni nel sistema economico, e gli abusi
che ne derivano. Lo siamo anche noi e, nonostante una buona dose di sano realismo ci faccia ritenere d'essere parte d'una risicata minoranza, non vogliamo di certo pensare d'essere gli unici. Tale sincera indignazione non elimina il fatto che una buona parte delle cose che
Grillo scrive sul suo blog sono abbastanza insensate. Meglio, sembrano utili quasi solo
a riscaldare gli animi di lettori genericamente infuriati con il "sistema", i "potenti", i
"poteri occulti", i "grandi interessi economici", e via elencando cattivissimi. Particolarmente
demenziale ci risulta la sua maniacale opposizione a qualsiasi lavoro
pubblico, grande opera, TAV o ponte che sia, nel nome di un ecologismo
ridicolo e insensato che, tacciando tutti di "corruzione", lascerebbe il
paese senza strade e senza treni. Gli esempi di altre castronate
abbondano, ma non è questo il punto. Ad alcuni di noi non faceva
nemmeno ridere neanche quando faceva il comico, immaginate un po' ...

Questo non vuol dire, però,
che sia il caso d'assumere una posizione egualmente facilona e populista tacciando
negativamente qualsiasi cosa il BG sostenga. Sulla questione della
casta politica (ammettiamolo: questo termine sembra davvero adeguato)
le posizioni che è andato prendendo sono in media ragionevoli e
cercano di supplire ad una funzione di pubblica informazione e
controllo che, in altri paesi, la stampa indipendente svolge. Riportare
la lista dei parlamentari che hanno votato per l'indulto è cosa
buona e giusta come lo sono le sue continue denunce degli sprechi e
della corruzione in casa Rai o Alitalia o come lo è il far notare che la Camera dei Deputati ha rigettato a grande maggioranza un emendamento che impediva ai parlamentari indagati per mafia d'esser membri della Commissione Antimafia ... Altrettanto buona e giusta
ci pare l'iniziativa di riportare nome e cognome dei parlamentari
pregiudicati e di chiedere che si formalizzi il principio che i
pregiudicati in Parlamento non possono sedere.

A noi sorprende che una tale normativa non sia già in essere ma, visto che non lo è, ci pare decente fare il possibile perchè venga adottata. Gli obiettivi del V-Day, riassunti nel testo di una proposta di Legge di iniziativa popolare,
sono scritti con un tono (al
solito) populista ma il provvedimento appena menzionato è al punto numero uno, oltre che esserne il motivo ispiratore.

Il secondo obiettivo è l'adozione di limiti temporali alla ri-eleggibilità dei parlamentari: due legislature. A noi sembra vi siano motivi ragionevoli per opporsi, in via di principio, ad un tale provvedimento; in un paese "normale" con un sistema ed una classe politica "normali" non crediamo sia molto raccomandabile imporre limiti così rigidi. Ma l'Italia non è, da questo punto di vista ed in questo periodo, un paese normale: la sua casta politica e il sistema in cui sguazza sono platealmente e drammaticamente anormali. Poiché tale anormalità si regge, fra gli altri, sul pilastro dell'impunità parlamentare garantita dalla continua rielezione di delinquenti, inquisiti o anche solo personaggi di malaffare, ci sembra una buona idea introdurre un simile limite. Se il ricambio della classe politica non avviene attraverso dei meccanismi normali, non è così irragionevole imporlo automaticamente. Perpetuare l'intoccabilità generalizzata ha un costo sociale molto maggiore della perdita di alcuni onesti talenti politici che il limite di due legislature può produrre.

Un altro dei pilastri su cui si regge l'intoccabile casta è l'assenza di elezioni primarie, ossia il fatto che le liste elettorali le fanno, le gestiscono, le manipolano e le disfano gli apparati di partito ed i grandi capi. A fronte di una coalizione d'interessi partitici che, utilizzando ogni tipo possibile di trucchi e porcherie, è orientata a far fallire il referendum sulla legge elettorale e a ridisegnare quest'ultima a proprio uso e consumo, vi sono poche ragioni per sperare beatamente in una "rigenerazione interna". La casta politica italiana è talmente lontana da quelli che gente come noi considera criteri di selezione minimamente decenti che trova difficile gestire in maniera non truffaldina persino il processo di selezione del nuovo leader del PD. Come anche il dibattito svolto in questo sito sulla legge elettorale suggerisce, senza una forma generalizzata di "elezioni primarie" in cui sia garantita la libera partecipazione di chiunque voglia tentarci, ogni speranza di contestabilità e ricambio risulta vana. Per quanto mal formulata, la terza proposta del disegno di legge associato al V-Day va esattamente in questa direzione. 

Ci illudiamo forse che il disegno di legge popolare, una volta depositato in Parlamento, possa venire approvato senza essere stravolto o rovesciato? Neanche per sogno. La casta non è suicida, e l'iter parlamentare offre così tante opportunità per modificare ed affossare le proposte non gradite che sicuramente la proposta di BG non sortirà alcun risultato pratico, almeno in questo senso. Un altro gesto populista ed un altro bel po' di tempo perso, dunque?

Forse. Nondimeno, a noi la situazione sembra oramai così grave ed il livello d'impunità e sfacciataggine della casta così insopportabili che riteniamo appropriata qualsiasi iniziativa che aiuti a mantenere la tensione morale in almeno una parte della popolazione e che generi attenzione e discussione attorno alle peggiori malefatte della casta stessa. Ammettiamo di non saper dire, in queste circostanze, se esiste una via d'uscita concreta dal medioevo politico in cui il paese vive e quali canali un processo di ricambio e de-feudalizzazione possa seguire. Ci accontentiamo, al momento, di appoggiare quelle iniziative che tendano a rendere l'opinione pubblica consapevole dello stato delle cose ed a coalizzare, almeno simbolicamente, quegli strati della società civile che ancora trovano motivi per resistere e lavorare per un Bel Paese libero da caste di sfrontati intoccabili.

30 commenti (espandi tutti)

A me non piace.

1) non dare l'elettorato passivo ad un pregiudicato e' come ritenere che uno non si possa ravvedere dai suoi errori. Se io commetto per dire finisco in carcere da ragazzo, ma poi mi ravvedo e conduco una vita legittima e dignitosa, perche' non devo candidarmi per quell'errore in gioventu'?  

2) il limite di mandato di due legislature secondo me si ritorce contro: quante persone valide conoscete che vogliano impegnarsi in politica? tutte quelle che conosco io ritengono che i loro affari o le loro famiglie siano sicuramente da privilegiare, nonostante critichino ferocemnte la classe politica che ci circonda. Io vedo il rischio di ottenere un livello ancora piu' basso nei politici.

3) non sono sicuro che il limite dei due anni vada verso le primarie generalizzate. Secondo me va verso le scuole di partito di vecchia memoria.  

Sulla 1 sarei d'accordo in linea di principio, ma se non ricordo male la percentuale di pregiudicati in parlamento è dieci volte superiore che nel paese.Secondo Travagio su circa 900 parlamentari ci sono:

25 pregiudicati, 26 imputati, 19 indagati e 12 miracolati

(credo che miracolati stia per prescritti)

Quanto al secondo punto, i bliz populistici delle iene hanno portato forti indizi aneddotici per indicare che la qualità delle seconde file non supera la media dei bocciati alle medie, ed anche molti esponenti delle prime file non scherzano.

Sul terzo non saprei, anche se non riesco ad immaginare come si possa convincere un capopartito italiano a fare delle primarie vere senza puntargli una pistola alla tempia.

Nell' insieme la trovo un' iniziativa populista e di cattivo gusto (almeno nel nome) ma opportuna in Italia quanto sarebbe inutile in un paese normale. Sono ancora abbastanza ottimista da credere che qualche piccolo effetto positivo lo possa avere se avrà abbastanza seguito da spaventare la casta.

Quanto al secondo punto, i bliz populistici delle iene hanno portato
forti indizi aneddotici per indicare che la qualità delle seconde file
non supera la media dei bocciati alle medie, ed anche molti esponenti
delle prime file non scherzano.

Condivido questa preoccupazione. Comunqe l'obiettivo di questa proposta, unitamente alla terza, sarebbe di sollecitare candidature di soggetti che abbiano raggiunto prominenza nella societa' civile, invece che provenire dalle seconde file dei partiti. Nelle amministrazioni locali, non mancano esempi di tali candidature. Il caso che conosco meglio e' quello del Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, che era chirurgo e primario del reparto di oncologia presso l'Ospedale degli Infermi della citta'. E che tuttora opera.

1) non dare l'elettorato passivo ad un pregiudicato e' come ritenere
che uno non si possa ravvedere dai suoi errori. Se io commetto per dire
finisco in carcere da ragazzo, ma poi mi ravvedo e conduco una vita
legittima e dignitosa, perche' non devo candidarmi per quell'errore in
gioventu'? 

Non capisco. Seguendo la tua logica, potrei dire: se un soggetto reo di aver abusato di un minore, se ne pente e conduce una vita dignitosa, perche' gli deve essere negato un posto di lavoro come insegnante di scuola materna? (esempio un po' infelice, perche' in Italia non gli sarebbe negato!).  Il fatto e' che l'ordinamento Italiano prevede la sospensione di diritti civili e politici come pene accessorie, nel caso di molti reati.  Prevede anche la sospensione di diritti civili in situazioni particolari non collegate a fatti con rilevanza penale (ti ricordi cosa firmasti il primo giorno di servizio militare?). Mentre comprendo che tu non possa essere d'accordo sul merito della proposta, non riesco a scorgere altre ragioni che ne sconsiglino l'attuazione.

2) il limite di mandato di due legislature secondo me si ritorce
contro: quante persone valide conoscete che vogliano impegnarsi in
politica? tutte quelle che conosco io ritengono che i loro affari o le
loro famiglie siano sicuramente da privilegiare, nonostante critichino
ferocemnte la classe politica che ci circonda. Io vedo il rischio di
ottenere un livello ancora piu' basso nei politici.

Perche' credi che il limite di mandato consisterebbe in un disincentivo in particolare per per persone che hanno un maggiore valore opportunita' del tempo? Pensi forse a costi fissi che bisogna sostenere per entrare in politica? A me pare che il limite di mandato non dovrebbe incidere per nulla sulla decisione di tali persone, in quanto, visto il loro alto costo opportunita', non vorrebbero passare piu' di due legislature in parlamento. 

1) non e' esattamente quello che dico io. la proposta di grillo e' equivalente a dire: se
un soggetto reo di aver abusato di un minore, se ne pente e conduce una
vita dignitosa, non puo' mandare il suo cv ad una scuola materna che cerca insegnanti. Certo che ce lo puo' mandare! sta al preside decidere che non puo' essere assunto. sta al consiglio dei genitori e degli insegnanti protestare se viene assunto.

2) quello che intendo e' proprio questo: nessun incentivo in piu a gente in gamba. In piu', siccome Mastella (si', lo so prendo sempre lui come esempio, ma essendo inviso agli elettori di entrambi gli schieramenti e' un buon esempio neutro) entro due legislature si deve fare da parte, potrebbe candidarsi suo cugino (dico per dire, non so se esiste) che e' ancora peggio di lui, ma e' sponsorizzato da Clemente ed eredita i suoi voti. La selezione avversa sarebbe ancora piu avversa, perche se oggi abbiano le seconde file che durano in eterno, domani avremo le terze file per 10 anni, poi le quarte magari, oppure torniamo alle seconde visto che le generazioni passano e si sovrappongono. Ma non vedo come questo limite possa convincere qualcuno di valore ad entrare in politica: io direi che e' ortogonale. 

Premessa 1: evitiamo i bizantinismi sul diritto o meno di fare domanda per un posto di lavoro. Che un cieco abbia il "diritto" di far domanda alla Ferrari per essere assunto come meccanico del team di F1 mi sembra un "diritto" irrilevante, averlo o non averlo non fa nessuna differenza. Paradossi a parte: quasi tutti i lavori non assolutamente elementari prevedono criteri di esclusione molto precisi, ossia requisiti necessari (ma non sufficienti) per presentare una domanda valida. Non vedo perche' il lavoro di parlamentare debba fare eccezione: infatti non lo fa e prescrive limiti di eta', cittadinanza e forse qualcos'altro. Qual'e' la ragione per cui avere una fedina penale pulita (a meno che non sia per reati d'opinione) non dovrebbe essere uno dei requisiti?

Premessa 2: e' legittimo precludere a soggetti che abbiano dato evidenza d'essere dotati di caratteristiche "pericolose" l'accesso a posizioni di grande responsabilita'. Piu' alta e' la responsabilita' dell'agente (leggi: il costo per il principipale se l'agente cede alle proprie inclinazioni pericolose) piu' stringenti saranno i criteri di selezione ed esclusione adottati dal principale. I politici corrotti e delinquenti sono estremamente costosi per il corpo sociale, quindi e' ragionevole stabilire misure particolarmente severe per evitare tale rischio.

Il problema, quindi, diventa quello della scelta di un meccanismo di selezione che bilanci due legittime esigenze: evitare parlamentari con tendenze deliquenziali ed assicurarsi parlamentari intelligenti e preparati. Questo e' un problema di informazione: chi sa cosa sui candidati/eletti, sui loro comportamenti, sulla loro fedina penale, sulle loro relazioni personali, sociali ed economiche. Quanto diffusa e' tale informazione in Italia? In particolare: quanto sanno gli elettori?

Non voglio fare la solita tiritera sugli USA, ma l'Italia non e' certo il paese in cui la stampa libera ed indipendente si prende la briga d'informarci su vita, morte, miracoli, mogli, amanti, compagni di scuola, di baseball, di affari e di gite a Via Veneto di ogni candidato di ogni partito che si presenti alle primarie circoscrizionali per il parlamento! O no? Negli USA la polizia puo' fare tranquillamente un raid a sorpresa nella casa di un potente senatore, sequestrandogli tutto quanto trova, sulla pura base del fatto che si sospetta che il senatore sia corrotto. L'evidenza su cui il sospetto si basa e' che un costruttore, favorito anni or sono da una legge che tale senatore aveva proposto, gli ha costruito con un grande sconto un allargargamento della villa. La stampa riporta la storia con dovizia di particolari mentre nessun parlamentare, ne' da un lato ne' dall'altro, grida alla persecuzione, allo stato di polizia, alla violazione della privacy e via menandola.

In Italia non solo non ci sono le primarie per scegliere i candidati dei vari partiti alla Camera ed al Senato, in Italia le liste le fanno i capi casta. In Italia non solo non vi e' il giornalismo d'investigazione che ci regalano WSJ, NYT, WP, eccetera, ma le 6 televisioni che contano sono controllate ferreamente dai capi dei gruppi politici che concorrono alle elezioni. In Italia la grande stampa "indipendente" e' cosi' schierata da un lato o da un altro che la gente oramai sconta qualsiasi notizia aggiungendo "... si' pero' XNZ e' di KJH e KJH sta con il partito della mandorla, quindi ...".

Detto in due parole: la qualita' e la quantita' dell'informazione disponibile all'elettore mediano sulle caratteristiche del candidato al parlamento italiano mi sembrano risibili. Fidarsi quindi di un meccanismo che affida agli elettori stessi l'eliminazione dei soggetti con caratteristiche socialmente pericolose ma facilmente occultabili, mi sembra alquanto rischioso. La cortina fumogena e' una specialita' in cui la stampa italiana ed i membri della casta sono specialisti. Esempio recentissimo: secondo voi quanti elettori si sono resi conto che Mele NON si e' dimesso da deputato ma, semplicemente, dal gruppo parlamentare UdC?

L'argomento "ravvedimento" e' particolarmente insidioso, oltre che squisitamente cattolico. Il "ravvedimento" o "pentimento" e' un affare tutto privato, e non verificabile da altri che dal supposto dio. Pentirsi dei propri peccati serve per evitare l'inferno, ed ha una funzione se e solo se esiste il gestore d'inferno e paradiso con cui, molto privatamente e sulla base d'informazione che piu' privilegiata di cosi' non si puo', le nostre anime fanno i conti. Tutto questo non solo non e' socialmente verificabile, non solo e' suscettibile di manipolazioni le piu' scandalose, non solo e' altamente dipendente dai gusti e dalle simpatie soggettive - tanta gente in Italia sostiene che condannare alla galera i mafiosi sulla base delle testimonianze dei pentiti/ravveduti ch'erano precedentemente loro colleghi sia cosa pessima ed ingiusta, tanto per fare un esempio a caso - ma richiede l'adozione d'un punto di vista religioso molto particolare. Ogni serio calvinista o anche solo luterano standard o presbiteriano avrebbe serie obiezioni all'opportunita' d'adottare il concetto di "pentimento" in simili circostanze. Non mischiamo teorie religiose con il disegno di meccanismi efficienti di selezione del personale politico. Altrimenti l'iman di turno comincera' a spiegarci che ci pensa lui a dirci chi e' un uomo onesto un uomo probo da eleggere in parlamento, e chi invece no ... tralalalalla tralallaleru.

Veniamo agli incentivi per la gente di qualita' a candidarsi per il parlamento in presenza d'una restrizione di rieleggibilita'. Qui la cosa e' effettivamente piu' delicata, come riconosciamo anche nell'articolo. In particolare, mi sembra chiaro che nei casi in cui un soggetto il cui vantaggio comparato e' chiaramente "fare il leader politico" entra nel gioco con l'intenzione d'accedere al livello piu' alto del potere (Ministro o Primo Ministro) il limite di dieci anni possa essere controproducente. Se parto dal basso con l'intenzione d'arrivare in cima perche' sono un Blair o un Sarkozy ed ho in tutto dieci anni per farmi eleggere la prima volta, costruire consenso, vincere le elezioni, ed anche governare, effettivamente ce l'ho alquanto dura se non impossibile. Diciamo che in questo caso tre o quattro legislature sarebbe un termine piu' ragionevole? Diciamolo pure.

Rimane il fatto, pero', che queste sono eccezioni rarissime. Se guardi al corpo della casta politica italiana, trovi consiglieri comunali e provinciali a vita, assessori provinciali e regionali a vita, sindaci e presidenti regionali a vita, parlamentari peones a vita. Ora, se io sono un buon professionista, o un imprenditore, o anche solo un professore universitario, o un medico, che ama la propria professione, la fa bene ed ha successo e che, al contempo, sente l'urgenza di "servire il paese" perche', magari, su questa o quell'altra questione pensa di poter dare un contributo puntuale ma rilevante o anche solo per provare l'esperienza del potere politico, il limite di dieci anni non solo non da' fastidio ma, anzi, puo' servire come "assicurazione previa" (su questo vedo gia' un commento sarcastico in arrivo da Santa M ...) che allo studio d'architetto o alla fisica dello stato solido ritornero' in tempo utile, senza farmi traviare dalle suites dell'hotel Flora.

Ma questa e' forse la ragione meno importante fra quante mi stanno convincendo che qualche forma di "term limit" farebbe bene ovunque, e non solo in Italia. La ragione piu' importante e' quella della contestabilita': come sappiamo i titolari di seggio uscenti ("incombenti" da incumbents?) tendono a venire rieletti in modo sproporzionato. La ricerca scientifica sull'argomento, piena di se e ma come al solito, suggerisce che vari fattori sono in gioco. Secondo quanto mi risulta - Andrea, che a questa letteratura ha contribuito parecchio, mi correggera' se sbaglio - i due fattori di gran lunga piu' importanti sono : (i) la maggiore quantita' di risorse a disposizione, e (ii) la scarsa qualita' degli avversari. Notare che (i) dipende altamente dall'accumulo di visibilita', favori, contatti e relazioni che l'anzianita' di carica permette. Non solo, mi sembra anche chiaro che (i) puo' essere la ragione fondamentale per cui, in un modello di scelta endogena di partecipazione fra individui con costi-opportunita' del tempo eterogenei, si arrivi ad osservare la causa (ii), che risulta essere dovuta ad un effetto di "scoraggiamento" basato sui vantaggi comparati.

Mi sembra ragionevole congetturare che, sotto ipotesi realiste, piu' alta e' l'anzianita' (fino ad un certo limite: esiste un'anzianita' tale per cui conviene ritirarsi, anche quest'effetto e' stato studiato) del parlamentare in carica, piu' ampie sono le risorse a sua disposizione. Piu' alte sono le risorse a disposizione per difendere un dato seggio parlamentare, peggiore sara' la qualita' dello sfidante. Quando il parlamentare in carica e' molto potente gli sfidanti saranno solo coloro che non hanno "nulla da perdere", ossia gente con un costo opportunita' bassissimo fuori della politica. Per costoro l'acquisto del biglietto di una lotteria in cui si vince con probabilita' vicina a zero e' conveniente: il prezzo del biglietto e' endogeno, e nel loro caso e' pure vicino a zero. Uno come Toto' Cuffaro, secondo voi, che costo opportunita' avra' mai avuto di fare il democristiano siculo tutta la vita?

Comunque la si giri a me sembra ovvio che il fatto d'aver di fronte dei "professionisti della politica" che sono in carica da parecchie legislature scoraggia i migliori membri della societa' civile dal candidarsi. In una situazione in cui il tuo avversario ha, al piu', una o due legislature sulle spalle, la contestabilita' e' piu' alta ed anche persone con alti costi di opportunita' potrebbero candidarsi. Discussioni molto recenti e molto realiste (con un buon numero di ottimi professionisti ed imprenditori veneziani insoddisfatti della pessima amministrazione comunale a loro disposizione e desiderosi d'un cambio) mi confermano la correttezza di tale congettura.

Ovviamente uno puo' sempre sostenere che le doti che fanno di una persona un "buon" politico sono indipendenti da quelle che fanno di una persona un buon medico, programmatore, architetto, scienziato, imprenditore, commerciante, avvocato o tranviere. In questo caso vorremmo selezionare quanti piu' politici "puri" possibile. Non so perche', ma avendo conosciuto nella mia vita un grande numero di politici "puri" dubito alquanto che questa ipotesi sia realista ...

1) MAh, capisco il problema e capisco anche le argomentazioni, ma continuo a non essere del tutto convinto.

Michele, tu stai dicendo, siccome il popolo e' bue, allora lo proteggiamo, tanto da solo non sa tutelarsi, e nemmeno e' in grado di trovarsi le informazioni da solo. Dai, questo e' Paternalismo con la P maiuscola.

Tra l'altro, gia' distingui tra reati d'opinione e altri reati, cosa che mi pare sacrosanta. La proposta di Grillo non lo fa mi pare. Il diavolo sta nei dettagli.

Ancora: la proposta di Grillo include anche chi e' stato condannnato non in via definitiva (in primo o secondo grado), e quindi ancora formalmente innocente sino a prova contraria. Anche qui: il diavolo sta nei dettagli.

Un'altra cosa: il prescritto si puo' candidare. 

Come poi ricorda GianLuca, gia' esistono per molti reati delle pene accessorie che limitano i diritti civili e politici. Perche non dovrebbero essere gia sufficienti? la proposta di Grillo equivale ad estendere tali pene accessorie a tutti i reati (dalla diffamazione all'ingiuria, sino a furto con scasso e omicidio) e ad estenderne l'applicazione ab aeternum e non solo si applica a chi effettivamente ha una sentenza passata in giudicato, ma anche a chi ancora e' sotto giudizio.  Mah... ho i miei seri dubbi che sia costituzionale.

2) La questione del ravvedimento: ho usato un verbo infelice lo ammetto. Quello che pero' non capisco e': la condanna penale equivale a non poter piu' essere eletto. Qualunque reato sia! Ora, sono d'accordo che se uno e' un omicida o un corruttore la cosa ci sta, magari pero se si tratta di reato d'ingiuria... L'altro giorno uno e' stato condannato perche' ha detto ad una ragazza :"mi fai schifo!". Per Grillo questo non si puo' candidare. Mah... Solo che se si cominciano a fare dei distinguo, si sa dove si comincia e non si sa dove si finisce.

3) concludo: continuo a vederla come una iniziativa populista e demagogica, e molto poco ragionata nei suoi contenuti.  

Rabbi, capisco. Infatti, tutti i tuoi punti sono perfettamente corretti: i reati d'opinione, il grado della condanna, il fatto che i prescritti la scampano, il fatto che non tutti i reati sono uguali e che impedire ad uno che ha detto ad un altro "mi fai schifo" di candidarsi e' un'aberrazione ... e persino sul paternalismo (con la "p" minuscola, almeno quello) hai ragione. Pero', pero' ...

Gli errori che menzioni provano appunto che i populisti sono pericolosi: siccome parlano a vanvera, semplificano per risultare gradevoli e tirano dalla finestra il vincolo di fattibilita', finiscono per fare proposte balorde anche dal loro punto di vista. Di questo eravamo consapevoli, e per questo l'articolo e' stracolmo di distinguo. Il che suggerisce una domanda "interessante" (e' estate, e qui da me fanno ancora 93 F, durante il giorno era 100-105 F...): cosa spiega la popolarita' di Grillo, viste le belinate che dice? Inoltre, non e' che la popolarita' di Grillo e' dannosa, nel senso che legittima la casta? 

Paternalismo: non c'e' scampo, temo. Ogni volta che si riconosce (assume) l'esistenza d'una qualche forma d'assimetria informativa si e' gia' caduti nel paternalismo: si riconosce (assume) che qualcuno e' piu' informato di qualcun altro. Ergo, il qualcuno puo' turlupinare il qualcun altro, e dal punto di vista astratto del benessere sociale questa non e' cosa buona e giusta. QUALSIASI cosa si faccia per impedirla sara' paternalista, non v'e' rimedio, almeno dal punto di vista teorico. La risposta hayekiana e' completamente insufficiente, infatti e' vuota: lasciamo fare ai "mercati", i "mercati" trasmettono l'informazione al meglio di quanto sia possibile. Non vuol dire nulla, perche' i "mercati" in caso di assimetrie informative non esistono automaticamente e spontaneamente, esistono solo se organizzati artificialmente. Questo vale, come sappiamo, per tutti i mercati ma vale in maniera particolare in questo caso. Possiamo organizzare il mercato "elettorale" in centomila maniere diverse, infatti passiamo il tempo a discutere di leggi elettorali, regole di partecipazione, finanziamento, eccetera. Cosa vuol dire, in questo caso, che il "mercato" ci pensera' spontaneamente? Nulla. Aria fritta. Si tratta, dato quello che sappiamo e data una qualche funzione di utilita' sociale di disegnare un mercato elettorale. QUALSIASI mercato adottiamo, sara' una scelta paternalista. Quindi accetto la critica, ma mi sembra inevitabile.

Infine, e proprio per le osservazioni che fai, se ne conclude che gli specialisti contano. Lasciare la protesta sociale ai populisti e' rischioso: un giorno ci si becca la Lega, il giorno dopo Grillo, ed il terzo giorno qualche boia chi molla o qualche Berlusconi ...

Non sono del tutto d'accordo. Immagina che esiste il politico A, con fedina penale pulita e immacolata, e il politico B con fedina penale sozza come la fogna. Queste info sono private, sia per i politici che per gli agenti. In tale situazione, il politico A ha una strategia dominante che e' rivelare il suo tipo esibendo la fedina penale. Il politico B, no, ci perde, ma se lo fa il politico A, lo deve fare anche lui senno la gente sospetta. Ecco creato spontaneamente un bel truthful revelation mechanism.

In Italia non solo non ci sono le primarie per scegliere i candidati
dei vari partiti alla Camera ed al Senato, in Italia le liste le fanno
i capi casta.

Dimentivhi un dettaglio: attualmente non solo fanno le liste ma decidono chi viene eletto da queste liste. Nessun elettore ha contribuito direttamente ad eleggere Daniele Farina , Cesare Previti o Sergio D'Elia ma al massimo di quanti posti potevano disporre Rifondazione, FI o RNP.Nomi scelti con cura: dalla lista di grillo FI  ha la maggioranza relativa dei condannati definitivi eletti. 

Quando c'erano i seggi uninominali a volte questi signori venivano eletti comunque, ma non di rado son stati trombati e recuperati in quota proporzionale. 

Tra l'altro segnalo che secondo Travaglio i pregiudicati possono sedere in parlamento ma non in consiglio comunale.

al ns. comportamentalista ravveduto.

1) Sui term limits e i loro effetti sulla selezione della classe politica ci sono vari argomenti sia a favore sia contro. Dato che è facile trovare argomenti teorici sia a favore sia contro, è opportuno guardare all'evidenza empirica, che esiste dato che tali limiti sono stati effettivamente imposti da varie parti. Gli Stati Uniti sono un caso particolarmente interessante perché le cariche a livello statale (in particolare quella di governatore) vengono regolate in modo diverso a seconda degli stati. Esiste quindi notevole eterogeneità; a un estremo la Virginia impone che il governatore possa essere eletto una sola volta, altri stati permettono due terms o non pongono limiti. A livello federale esiste ovviamente il limite di due terms per il presidente. Non sono a conoscenza di studi accurati sugli effetti dei term limits e le segnalazioni al riguardo sarebbero molto interessanti, però a naso non mi sembra che abbiano avuto effetti così perniciosi. Certo la qualità dei presidenti USA non sembra peggiore di quella dei primi ministri italiani.

2) Il dibattito sui punti fini della proposta di Grillo mi sembra un po' una perdita di tempo.  Non siamo in Parlamento al punto di licenziare definitivamente una legge, per cui diventa importante discutere di emendamenti, eccezioni e quant'altro. Siamo perfettamente coscienti, e lo abbiamo spiegato puntigliosamente nell'articolo, dei limiti di queste proposte, del populismo in generale e del signor Grillo in particolare. Stiamo invece mandando un messaggio, indicando una direzione di movimento.

È ovvio, a mio modesto avviso, che per quante firme e consensi possano raccogliere le proposte di Grillo non completeranno mai l'iter parlamentare, e se per un qualche fortuito miracolo lo completeranno arriveranno in fondo dopo aver subito molte modifiche. Stare quindi a discutere se quello che ha detto alla ragazza 'mi fai schifo' debba essere eletto mi sembra, allo stato attuale, un po' come discutere del sesso degli angeli. Noi vogliamo far capire alla casta che l'impunità di cui si è circondata finora è diventata insopportabile per gran parte del paese. Vediamo intanto di smuovere le acque, dei dettagli ci si occuperà in seguito.

Impeccabile, ElBrusco, impeccabile. Ma questa e' nFA ed i castelli in aria sono un vantaggio comparato a cui risulta difficile rinunciare. 

D'altronde, e' anche agosto e di notizie vere non ce n'e', o almeno non ce ne siamo accorti: tu sei in vacanza che ti sollazzi, ma noi che siamo tornati in ufficio, di cosa discutiamo?

Okkei, mi daro' da fare per proporre altri due o tre di temi estivi. Che dite dei seguenti:

- subprime lending e volatilita' della borsa,

- il magico/religioso nella "letteratura" di successo contemporanea,

- la politica della paura e le elezioni presidenziali

... ?

 

Okkei, mi daro' da fare per proporre altri due o tre di temi estivi. Che dite dei seguenti:

- subprime lending e volatilita' della borsa,

- il magico/religioso nella "letteratura" di successo contemporanea,

- la politica della paura e le elezioni presidenziali

... ?

El desenrollamiento del carry trade, desmentegon! Io devo decidere se vendere i miei NZD :-)

Ho trovato uno studio empirico di Besley e Case, QJE 95, sui gubernatorial terms, riporto l'abstract:

This paper analyzes the behavior of U. S. governors from 1950 to 1986 to
investigate a reputation-building model of political behavior. We argue that ifferences in the behavior of governors who face a binding term limit and those who are able to run again provides a source of variation in discount rates that canbe used to test a political agency model. We find evidence that taxes, spending, and other policy instruments respond to a binding term limit if a Democrat is in office. The result is a fiscal cycle in term-limit states, which lowers state income when the term limit binds.

 

C'e' anche una cosa segnalata su wikipedia, anche se mi pare un po' una boiata in quanto a mezzi statistici impiegati:

The purpose of this research is to discern more explicitly how electoral reforms that limit terms of service impact on intra-party competition and campaign expenditures in US state legislative contests. Particularly, we are interested in whether term limits have differential effects across political parties, given the increasing number of open seats. Contrary to the conventional argument that term limits will invigorate competition, we find that increasing the number of candidates does not translate into more competitive races. In fact, the implementation of term limits results in a decrease in the level of electoral competition in open races, particularly for Democratic candidates. Moreover, this decrease in electoral competition is typically related to a dramatic increase in campaign expenditures in districts with open races.

 


Credo  che sia necessario intendersi su cosa debba essere il Parlamento della Repubblica Italiana (tutto con la maiuscola).


Deve rappresentare cioè  il meglio della Nazione (con la N maiuscola) o deve rappresentare la nazione (con la minuscola), nel senso di rispecchiare più o meno fedelmente il corpo elettorale ?


Se rientriamo nella seconda ipotesi, è inutile dannarsi troppo, nessun cambiamento è possibile a breve, dato che il nostro parlamento (con la P minuscola) rappresenta già adeguatamente la nazione: un popolo anarcoide, formato (anche) da convinti elusori delle regole - qualsiasi esse siano - non può che essere rappresentato dagli attuali parlamentari, trai i quali si possono trovare sia persone assolutamente qualificate, che di semplice buon senso sino ad arrivare ai semi (?) - mafiosi, dove tutte le sfaccettature della nostra società sono contemplate, da "cilicio" Binetti a "polvere bianca" Mele, da Vladimir Luxuria ai celoduristi, passando attraverso onestissimi parlamentari effettivamente dediti alla "cosa pubblica".


E' del resto vero che l'elettorato non ha avuto nessuna capacità di scelta sui parlamentari, dato che si è votato su liste bloccate e su nomi scelti dalle segreterie dei partiti.


Sotto questo aspetto sarebbe stato altrettanto valido un sistema di semplice estrazione a sorte tra un più vasto elenco di candidati, il che almeno avrebbe consentito di limitare i danni e di non  ritrovarsi sicuramente eletti dei soggetti francamente indigeribili nè credo che il risultato finale sarebbe stato peggiore dell'attuale.


Se invece riteniamo che il Parlamento debba rappresentare il meglio della Nazione, allora  è indispensabile trovare elementi di adeguata selezione e ricambio per evitare il formarsi di "caste" ed è  quindi legittimo e necessario ipotizzare  primarie, collegi uninominali o al massimo lo stesso buon vecchio voto di preferenza e un vincolo temporale ai mandati parlamentari.


Rispetto a questo scenario è evidente che la scelta del sistema elettorale non è indifferente, dato che ogni sistema ha pregi e difetti ed è in condizione di far mutare gli equilibri verso una migliore o peggiore rappresentatività, anche se, con tutta la buona volontà, non riesco a trovare, nell'attuale porcellum, nessun elemento positivo.


Io tuttavia non mi soffermerei troppo sulla qualità dei parlamentari, che è certo importante, ma non fondamentale.


Storicamente, infatti, il peso politico del parlamento sta diminuendo in favore dell'esecutivo e la stessa produzione legislativa è sempre più basata sull'iniziativa governativa, mentre  il potere legislativo si ritrova ad accettare testi legislativi predisposti da uffici estranei al parlamento e/o a compiere una semplice attività di ratifica, come il frequente ricorso alla decretazione d'urgenza ed al voto di fiducia stanno a dimostrare.


In sostanza, chi occorre veramente tenere d'occhio non è il parlamentare peone, la cui fedina penale eventualmente sporca viene comunque diluita tra altri 800/900 soggetti, ma chi siede dietro le scrivanie delle alte cariche ministeriali e che veramente hanno potere e influenza.

"No ai parlamentari condannati"

Come slogan lo approvo. Tuttavia ho una forte riserva: l'amministrazione della giustizia in Italia e' inefficiente, iniqua e a volte anche corrotta. L'esame dei ricorsi alla corte di giustizia europea mostra che l'amministrazione della giustizia in Italia e' di gran lunga la piu' scadente e scorretta dell'Europa occidentale (tradizionalmente colleziona un numero di condanne superiore al totale degli altri paesi della UE). Piu' in generale, in Italia la magistratura e' una casta intoccabile ancora piu' dei politici e non e' nemmeno soggetta al vincolo di periodiche elezioni. Tutto questo ha una sua logica (indipendenza di giudizio) ma il corpo dei magistrati appare evidentemente incapace di mettere a frutto tutta l'autonomia e l'indipendenza assegnate se non primariamente per difendere i propri privilegi di carriera, mentre l'efficienza e la velocita' delle cause giudiziarie pongono l'Italia al di fuori del mondo civile.

Secondo me lo slogan va tradotto nel contesto italiano proponendo norme su eleggibilita' e decadenza dal Parlamento in presenza di condanne definitive che siano paragonabili a quelle in vigore ad esempio in Germania e Francia.

"Due legislature"

Mi sembra una proposta valida per alcune cariche (presidente del consiglio) ma non per i parlamentari. Per i parlamentari personalmente proporrei un massimo omnicomprensivo di 4 legislature, che non e' possibile superare nemmeno saltandone una o piu'.

"Elezione diretta"

Sono scettico su queste ricette apparentemente democratiche, e in particolare sul voto di preferenza. Secondo me il sistema piu' ragionevole e' il maggioritario uninominale. Il voto di preferenza nel contesto italiano non ha molto a che fare con la democrazia, visto che storicamente viene usato da una modesta percentuale di elettori (se non sbaglio 15%), ed e' stato abbondantemente inquinato da clientele organizzate e dalla criminalita' organizzata. E' noto che dove ci sono infiltrazioni mafiose nella politica ci sono percentuali anomale di voto di preferenza (intorno al 30% se ricordo bene), come si riscontra di regola in tutti i comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, anche nel Nord Italia. Nel contesto italiano considero addirittura relativamente piu' onesta e affidabile una scelta interna ai partiti piuttosto che determinata dai voti di preferenza. Su questo tema rimango sulle posizioni dei referendari di Segni che hanno ottenuto prima l'abolizione della abominevole preferenza multipla, e in seguito il sistema maggioritario uninominale. Nel contesto italiano per me la soluzione migliore e' l'uninominale maggioritario, anche se come si' e visto non e' il caso di illudersi oltre misura sui suoi effetti benefici.

in Italia la magistratura e' una casta intoccabile ancora piu' dei
politici e non e' nemmeno soggetta al vincolo di periodiche elezioni.

Be', questo probabilmente ci salva da una situazione anche peggiore: confronta, in America, il livello dei giudici federali (non eletti) con quelli degli stati (spesso eletti).

Nel contesto italiano per me la soluzione migliore e' l'uninominale
maggioritario, anche se come si' e visto non e' il caso di illudersi
oltre misura sui suoi effetti benefici.

Su questo sono assolutamente d'accordo, e non solo in Italia. In Nuova Zelanda, la stagione riformista di cui ho spesso parlato si interruppe a meta' anni '90, quando il sistema elettorale fu cambiato dal first-past-the-post all'inglese in un proporzionale modellato su quello tedesco (MMP). 

Non so quanto si sian visti i risultati del maggioritario uninominale: col Mattarellum 1/4 del parlamento era predeterminato dai partiti nella quota proporzionale (che tra l'altro con lo scorporo premiava chi andava male nei seggi uninominali), e ricordo diversi trombati eccellenti ripescati.Credo che la sola presenza in molti seggi uninominali di candidati col "paracadute" proporzionale ne stravolga il senso.

Non so quanto si sian visti i risultati del maggioritario uninominale:
col Mattarellum 1/4 del parlamento era predeterminato dai partiti nella
quota proporzionale...

Io ho constatato che nei seggi sicuri con l'uninominale i partiti hanno spesso eletto chi volevano, per quanto indigesto. Per esempio Berlusconi ha fatto eleggere i suoi avvocati e compagni di sventure giudiziarie nel milanese e nella provincia laziale (in quest'ultima Previti). Il sistema maggioritario sembra abbia un qualche successo per i sindaci, dove personaggi validi hanno vinto nonostante i partiti piu' forti abbiano prevalentemente appoggiato altri candidati (almeno a mio parere) meno validi (es. Cacciari contro Casson a Venezia, Ubaldi a Parma). Insomma, l'obiezione che la quota proporzionale ha impedito all'Italia di sperimentare il vero maggioritario uninominale non mi convince.

Mi sembra che si stia facendo confusione fra la questione "seggio uninominale" e la questione "elezioni primarie". Come si potra' notare dal mio post ho deciso di interpretare benevolmente le ambigue affermazioni del capopopolo BG trasformando la sua "elezione diretta" in una richiesta per elezioni primarie. Io quindi suggerisco che sono le primarie che servono e fanno bene. L'elezione diretta non so cosa sia, e se si tratta della preferenza non serve molto perche' tutto dipende da quanta gente c'e' in lista, in quale ordine son disposti, eccetera. 

A mio avviso le primarie hanno un effetto MOLTO piu' rilevante che l'uninominale per-se nella selezione della qualita' del candidato e quindi dell'eletto. Imporre le primarie per OGNI partito implica impedire alle segreterie di manipolare le liste. Le segreterie ovviamente appoggeranno i loro uomini, certo, ma altri potranno presentarsi candidati. Siccome le primarie avvengono a livello di circoscrizione elettorale (che e' piccola) e coinvolgono solo un numero ristretto del corpo elettorale (gli elettori che si "iscrivono" come membri del partito X) questo permette anche ad outsiders con relative scarse risorse di avere una chance di farcela. Questo vale, in particolare, per persone che sono socialmente molto visibili per il lavoro che fanno. Questo e' il punto chiave, che Alberto non mi sembra cogliere e confonde con appelli all'elezione diretta di questo e quello.

Ora, e' anche ovvio che fare le primarie per la composizione delle liste in una situazione in cui si usi il proporzionale ed i candidati del partito X debbano essere, tanto per dire un numero, 24, e' un po' assurdo. Le primarie consisterebbero in contrapporre i miei 24 ai tuoi 24 ed ai suoi 24, e diventa impossibile. Quindi, perche' le primarie abbiano un senso e possano svolgere il loro ruolo occorre il sistema uninominale generalizzato. Li' sta, a mio avviso, il legame. Se BG fosse uno che, oltre a urlare rapidamente, riesce a pensare, questa e' la proposta che avrebbe fatto.

Sulle ragioni storiche per le quali l'esperimento "uninominale al 70%" e' fallito, in Italia, non saprei ben dire. Credo abbiano contato cosi' tanti fattori ... fra cui l'assenza di elezioni primarie! 

Approfitto per aggiungere che condivido l'opinione di Alberto sui numeri (due/quattro legislature) e su come andrebbero applicati (esecutivo/legislativo). Sono anche d'accordo con lui che una legislazione seria su quali reati comportino l'esclusione dall'elettorato passivo e' perfettamente scrivibile, se si vuole scriverla. 

 

In realtà il meccanismo "primarie-collegio uninominale" (a sistema maggioritario) consente di unire i vantaggi del voto di preferenza a quelli della semplificazione maggioritaria.


In fondo le primarie permettono agli elettori di un determinato partito di sceglire il proprio candidato tra coloro coi quali condividono le scelte politiche.


Il vecchio voto di preferenza funzionava  in maniera analoga, con una fondamentale differenza, però: nelle lista con voto di preferenza sono le segreterie di partito a scegliere chi ammettere alla gara, mentre con le primarie la gara è tendenzialmente aperta a tutti coloro che si fanno avanti (anche se poi è inutile farsi illusioni eccessive, dato che gli apparati di partito contano eccome).


Una volta scelto il candidato - cosa che interessa solo una minoranza degli elettori - ossia quelli più partecipativi e più attenti alle vicende politiche, il passo successivo (una sorta di secondo turno spurio) non può che essere il sistema maggioritario con collegio uninominale, che permette di avere una maggioranza netta in parlamento ed una altrettanto certa opposizione.


Personalmente sarei favorevole anche ad un parziale recupero proporzionale perchè il mnaggioritario puro  mi sembra troppo punitivo verso le minoranze. Naturalmente questo recupero dovrebbe avvenire solo sulla base dei voti espressi nei collegi uninominali  e non come avveniva col vecchio tatarellum, attraverso la formazione di liste proporzionali.


Dubito però che il sistema delle primarie possa essere imposto per legge (credo che neanche in America lo sia). In fondo i partiti sono libere associazioni private e quindi decidono autonomamente come scegliere i propri candidati, naturalmente sta agli elettori valutare politicamente quale partito ha i mezzi di selezione migliori e più "democratici".


Sotto questo aspetto il centro sinistra, sia pur arruffone more solito è anni luce avanti rispetto al centro destra che per sua intrinseca natura, schiacciato com'è sulla figura autocratica di Berlusconi, non può permettersi primarie di sorta.

"il sistema maggioritario con collegio uninominale, che permette di
avere una maggioranza netta in parlamento ed una altrettanto certa
opposizione"

Non necessariamente: potremmo avere un partito/coalizione che ha la maggioranza nel 50% dei collegi e un altro partito/coalizione che ha la maggioranza nell'altro 50%. Pensa al Collegio Elettorale nelle presidenziali USA (Gore vs. Bush) del 2000.

E questo potrebbe accadere anche se uno dei due partiti/coalizioni ha circa il 25% dei voti e l'altro ha circa il 75% - basta che il piu' piccolo abbia il 51% dei voti in meta' dei collegi e lo 0% nell'altra meta'. Se ricordo bene, la Thatcher vinse una delle sue elezioni con molti voti meno del Labour party per motivi simili.

Secondo me il vantaggio del sistema uninominale non sta necessariamente nel creare maggioranze nette, ma nel creare un rapporto piu' stretto tra elettori e eletto. Questo dovrebbe migliorare il processo di selezione e portare a candidati "piu' bravi" (piu' bravi a fare cosa non e' chiaro: il bene del paese o quello del distretto che li elegge? e sara' vero che si sceglierebbero i piu' bravi? l'esempio di Gore vs. Bush non e' molto incoraggiante).

Poi possiamo discutere su quale versione del sistema uninominale usare (for the record: a me piace il "single transferable vote" australiano, ma mi accontenterei del doppio turno francese per semplicita'), ma senza farsi troppe illusioni sugli effetti di questa o quella variante.

E senza ammettere altre complicazioni che senno' ci si ritrova con un'altra porcata (o adesso si dice porcellumata?)

Mi sembra che si stia facendo confusione fra la questione "seggio
uninominale" e la questione "elezioni primarie". Come si potra' notare
dal mio post ho deciso di interpretare benevolmente le ambigue
affermazioni del capopopolo BG trasformando la sua "elezione diretta"
in una richiesta per elezioni primarie.

Il volantino di Beppe Grillo dice:

Elezione diretta
No ai Parlamentari scelti dai segretari di partito
I candidati al Parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta

ed e' molto ambiguo. Riguardo alle elezioni primarie, non conosco la legislazione in merito ma fortemente dubito che negli USA sia una norma di legge, probabilmente e' una consuetudine che sta scritta presumibilmente nei regolamenti a livello statale dei partiti, nemmeno negli statuti (ammesso ne abbiano). Per quanto mi riguarda considero illogico e inappropriato rendere le primarie obbligatorie per legge, e in qualche modo istituzionalizzare le primarie interne dei partiti. Specialmente nel contesto italiano, e specialmente se si prevedono delle primarie informali con registrazione sulla parola, e/o con versamento di due euro, saranno inevitabilmente pesantemente soggette a inquinamenti clientelari e/o mafiosi. Questo succede perfino all'interno dei partiti in occasione dei congressi, in alcuni casi.

Premesso che data la societa' italiana non esistono presumibilmente soluzioni reali ed effettive, la mia personale raccomandazione per migliorare la qualita' della selezione dei candidati e la trasparenza delle elezioni in generale e' quella di avere seggi uninominali, con candidati scelti dai partiti (in Italia saranno sicuramente coalizioni) senza particolari vincoli legislativi. Questo comunque incentivera' i partiti a fare primarie. Ma anche questo sistema, come ogni altro, fallira' se gli elettori nei collegi sicuri non saranno capaci di ribellarsi nei confronti di candidati indecenti. Purtroppo questo in Italia e' reso molto difficile dalla storia elettorale e politica polarizzata del paese, oltre che dai deficit storici di istruzione di massa e di tradizioni civiche.

Come ho scritto non sono entusiasta delle proposte (pur in parte valide) di Beppe Grillo. Approfitto pero' della discussione per fare una proposta che invece mi piacerebbe molto venisse discussa e supportata.

Lo slogan e':

Eliminiamo i privilegi dei politici e togliamo loro tutto quello che hanno in piu' rispetto ai loro colleghi europei.

La proposta e' questa:

Principio generale:

Il costo omnicomprensivo per lo Stato italiano di ogni sua articolazione, iniziando dal Presidente della repubblica e dal Parlamento non dovra' mai superare la media dei paesi UE (pesata per la popolazione paese per paese), moltiplicato il rapporto tra il PIL pro-capite nominale (non PPP) italiano e quello medio UE (ancora pesato per popolazione).

Regolamento applicativo:

Per iniziare, si considera il costo omnicomprensivo per lo Stato (inclusivo di ogni uscita statale, inclusi i benefici pensionistici) di compenso e benefit al Presidente della repubblica, e lo si paragona a quello medio UE. Con decorrenza immediata per stipendio e pensione, ed entro un termine perentorio di 5 anni per le restanti voci (inclusi portaborse, rimborsi viaggi, gettoni di presenza, personale dipendente, servizi in appalto esterno) stipendio, pensione e benefit verranno corrisposti nella misura massima tra la spesa attuale e la media UE rapportata al PIL pro-capite italiano come descritto sopra. Contemporaneamente, lo stesso procedimento si applica ai parlamentari, ai parlamentari europei, ai consiglieri regionali, provinciali, comunali, e in generale a tutti gli organi costituzionali. Inoltre, per quanto riguarda le societa' private a controllo statale, ogni compenso che transiti da queste a dipendenti statali, o eletti nei 10 anni precedenti vanno devolute allo Stato per la quota eccedente il 20% del salario (eventualmente dell'ultimo salario come eletto).

Per tutti i trattamenti previdenziali "acquisiti" da eletti a cariche politiche o amministrative che superano 5 volte la pensione minima, si applica la stessa procedura.

Per ogni conteggio, si dovra' sempre considerare il costo totale lordo d'imposta, sia in Italia che nei paesi UE. Inoltre sono abolite con effetto immediato tutte le norme che differenziano il trattamento fiscale di compensi e benefit di eletti a cariche politiche rispetto ai dipendenti privati.

Per quanto riguarda poi i numeri, a tutti i livelli iniziando dal Parlamento per finire ia comuni, il numero dei membri non potra' superare quello medio UE in paesi comparabili (Spagna, Francia, UK, Germania, Polonia) rapportato alle dimensioni della popolazione statale, regionale, provinciale e comunale.

Seguendo il principio generale, il costo totale dell'amministrazione locale non dovra' mai superare la media UE per enti locali di dimensione paragonabile. Per evitare di favorire la creazione di entita' locali di dimensione ridotta che costano di piu' in rapporto al PIL dei loro abitanti, il costo totale rispetto al PIL locale di ogni amministrazione non potra' superare la media UE calcolata su tutte le dimensioni, con ogni termine della media pesato per la popolazione dell'ente locale considerato.

I benefici della legge proposta sono numerosi

  • i politici avranno interesse a mantenere basse le tasse che ridurrano i loro compensi esattamente come quelli del resto della popolazione
  • i politici avranno interesse a migliorare il PIL pro-capite italiano. Al momento, non hanno alcun interesse a questo, i loro compensi sono variabile indipendente
  • ogni provvedimento fiscale adottato per i dipendenti privati si applichera' immediatamente ai loro redditi, fornendo qualche elemento di riflessione
  • lo Stato italiano risparmierebbe una barca di quattrini
  • non si avrebbero creazioni ingiustificate di nuove province finalizzate solo ad avere piu' posti e piu' soldi

Alberto, per capire anzitutto cos'hai in mente.

- Compariamo voce per voce o in aggregato? Come facciamo quando vi e' mancanza di omogeneita' o la figura analoga non esiste?

- Quale sarebbe il significato o la valenza particolare della norma sulle societa' controllate dallo stato versus municipalizzate?

- Idem per la norma sulle pensioni. 

- Perche', nell'ipotesi che la casta approvi una proposta del genere, legarsi alla media europea invece di stabilire criteri fissi ed autonomi (ossia, basati su parametri italiani) creando un legame fra stipendi dei politicanti di vario ordine e grado e stipendi medi di, tanto per fare un esempio, dirigenti d'azienda, medici ospedialieri o anche i redditi riportati da avvocati, commercialisti ed architetti? In quest'ultimo caso, per esempio, avrebbero un incentivo a fare la lotta all'evasione fiscale sul serio perche' aumenterebbe il loro stipendio.

 

Alberto, per capire anzitutto cos'hai in mente.

- Compariamo voce per voce o in aggregato? Come facciamo quando vi e' mancanza di omogeneita' o la figura analoga non esiste?

E' necessario fare sia in aggregato sia voce per voce, perche' in Italia abbiamo entrambi i problemi: paghiamo il singolo consigliere regionale piu' della media europea, e abbiamo consigli regionali con un numero di consiglieri superiore alla media europea. Altro esempio, lo stipendio del presidente della repubblica e' maggiore della media UE, e il costo totale del Quirinale e' superiore. Secondo G.A.Stella il costo totale del Quirinale e' quattro volte il costo totale di Buckingham Palace, e il costo medio dei dipendenti e' il doppio. Per evitare di fare manfrina sugli aggregati io comunque propongo che si agisca immediatamente partendo dall'alto su alcune voci individuali, specificamente l'appannaggio del presidente della repubblica, per poi proseguire sul numero dei dipendenti e sul loro costo individuale, e sull'insieme dei benefit, materie piu' difficili da districare. L'obiettivo finale deve essere il costo aggregato, ma obiettivi immediati, con evidenti benefici di immagine, sono anche certe voci individuali immediatamente comprensibili, come stipendi di parlamentari.

-
Quale sarebbe il significato o la valenza particolare della norma sulle
societa' controllate dallo stato versus municipalizzate?

Il senso della norma che propongo consiste nel limitare il totale delle risorse che i politici al potere assegnano ai propri colleghi e amici con la gratifica di sinecure come la partecipazione a CdA di imprese a controllo statale. Anche se non l'ho detto espliticamente, le municipalizzate sarebbero incluse nelle imprese a controllo statale, per cui ho sbagliato ad aggiungere "private".

- Idem per la norma sulle pensioni.

Nel costo per lo Stato di un parlamentare va incluso, attualizzato, il costo dei benefici pensionistici che superano l'ammontare dei contributi versati. Mi sembra che questo sia il modo piu' completo di valutare il costo reale per lo Stato della sua classe politica.

-
Perche', nell'ipotesi che la casta approvi una proposta del genere,
legarsi alla media europea invece di stabilire criteri fissi ed
autonomi (ossia, basati su parametri italiani) creando un legame fra
stipendi dei politicanti di vario ordine e grado e stipendi medi di,
tanto per fare un esempio, dirigenti d'azienda, medici ospedialieri o
anche i redditi riportati da avvocati, commercialisti ed architetti? In
quest'ultimo caso, per esempio, avrebbero un incentivo a fare la lotta
all'evasione fiscale sul serio perche' aumenterebbe il loro stipendio.

Questo sarebbe completamente sensato, ed e' vero che avrebbero anche l'incentivo a combattere l'evasione fiscale. La sua effettiva applicazione pero' mi sembra piu' farraginosa, potrebbero avviare uno studio statistico decennale su queste retribuzioni senza toccare nel frattempo i propri introiti. Invece lo stipendio per es. di Zapatero, Sarkozy e Brown e' noto. Sembra che Prodi prenda il doppio di Zapatero, e immagino ben di piu' anche degli altri due. E sul lordo sara' anche peggio. Basta un giorno per fare l'aggiustamento. Il punto importante e' che si parta dall'alto, dove gli stipendi sono piu' alti e si deve dare il buon esempio.

 

Ricordate lo scandalo degli appartamenti di lusso in affitto politico ai politici?

Ora il problema e' stato risolto: se li regalano, facendoseli vendere a prezzi ridicoli, cosi' sono di loro proprieta' ed il problema non sussiste piu'.

Dev'essere li' la differenza fra la nozione di "politico corrotto" e quella di "membro della casta".

E Mastella, ovviamente, querela ... 

La cosa divertente (si fa per dire) e' che ci sono dentro praticamente tutti. Anche quelli con la fama d'integerrimi. Ora, ovviamente, ognuno di loro avra' una spiegazione perfettamente razionale: mio nonno aveva delle terre che passo' a suo fratello ... 

La cosa divertente (si fa per dire) e' che ci sono dentro praticamente
tutti. Anche quelli con la fama d'integerrimi. Ora, ovviamente, ognuno
di loro avra' una spiegazione perfettamente razionale: mio nonno aveva
delle terre che passo' a suo fratello ...

Ci sono dentro in tantissimi pero' non proprio tutti i partiti allo stesso modo. Affittopoli investe primariamente i politici ex DC, PSI e PCI e i sindacalisti, e qualche esponente di AN. Quindi anche diversi politici di FI (riciclati) ma non ai livelli dei politici dell'Ulivo e soprattutto UDC e Udeur. Inoltre la Lega e i Radicali sono - per quanto so - esclusi. Rifondazione e sinistre varie invece sono coinvolte.

Affittopoli e' uno dei pochi scandali che ha fatto riflettere qualche elettore italiano, a mio giudizio personale e' stata la piu' efficace campagna mediatica di Berlusconi condotta attraverso le TV e i giornali controllati. Corriere della Sera e Repubblica hanno dovuto dare un minimo di copertura seppure recalcitranti. In termini percentuali, a mio personale giudizio, Berlusconi e' riuscito a togliere ben 4% di consenso dall'Ulivo, che e' passato dal 39% al 35%, prima delle elezioni del 2001 se ricordo bene.

E' interessante notare che come in altri settori i grandi industriali del Nord (Generali, Pirelli) che a parole sono contro la corruzione e la ruberie della politica romana, nella realta' concreta sono in prima fila ad alimentare favoritismi e malaffare cercando regolarmente di comperare i politici a disposizione.

piu' condivisibili le critiche mosse a Grillo per il metodo rispetto a quelle quelle nel merito delle proposte.


comunque un punto di vista interessante visto il clamore che l'iniziativa ha suscitato fra i comici (piu' o meno partisan) di casa nostra.


 


 

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti