Valutazione nella scuola: davvero il governo vuole smontare l'INVALSI?

10 dicembre 2013 Andrea Ichino

Tre nomine nel comitato che dovrà scegliere il presidente inducono a pensare che il ministro dell'istruzione abbia deciso di invertire la rotta sul controllo di efficacia del sistema educativo col metodo dei test standardizzati.

NDR: Riprendiamo volentieri l'editoriale di Andrea Ichino pubblicato sul Corriere della Sera del 6 dicembre 2013

Se il ministro Carrozza e il governo  Letta hanno deciso di cambiare  completamente strada riguardo all’Invalsi (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) e ai test standardizzati per la valutazione degli apprendimenti, è ovviamente un loro diritto ma lo dicano apertamente e senza ipocrisie. Hanno invece preferito agire in sordina, come chi ha qualcosa da nascondere e non vuole farsi notare troppo.

Per cambiare rotta rispetto all’Invalsi, il governo Letta e il ministro Carrozza hanno sfruttato l’opportunità di nominare i cinque esperti del comitato che dovrà selezionare la rosa dei candidati alla presidenza dell’Istituto, vacante dal 4 dicembre. La maggioranza di loro si è espressa contro il recente operato dell’Invalsi. Per capirci meglio, i prescelti ritengono che i test Invalsi non debbano continuare ad essere uno degli strumenti per misurare gli apprendimenti scolastici dei nostri figli in modo standardizzato e confrontabile tra classi e scuole diverse. Ritengono che questi test, sebbene normalmente utilizzati in molti altri Paesi, non siano di alcun aiuto nell’individuare eventuali situazioni patologiche nel sistema scolastico italiano, anzi siano dannosi perché figli di una deriva economicistica, quantitativa e irrispettosa delle non misurabili ricchezze spirituali degli individui e della complessità del lavoro di un docente. È lecito immaginare che un comitato con queste posizioni sceglierà un presidente che cambierà radicalmente la faccia dell’Invalsi e porrà fine alle misurazioni standardizzate introdotte negli anni recenti, per passare ad altre forme di valutazione delle scuole sulle quali fino ad ora si sono sentite solo idee molto vaghe e confuse.

Questa decisione lascia perplessi soprattutto per il metodo con cui è stata presa. Qui è in gioco una questione strategica per la crescita del Paese: ossia come risollevare la scuola italiana. La scelta di questo comitato è indice di un chiaro cambiamento di direzione rispetto a quanto fatto dai governi precedenti di qualsiasi colore, tecnici o politici, di destra o di sinistra. Un cambiamento di questa entità in un settore cruciale come quello della scuola dovrebbe essere reso esplicito dal governo e, data la sua valenza, anche approvato dal Parlamento. Di certo non dovrebbe essere fatto passare di nascosto, all’insaputa dell’opinione pubblica di cui fanno parte anche molte persone (ahimè troppo silenziose) che vedono nei test Invalsi uno strumento almeno altrettanto utile quanto il termometro che usiamo per misurare la febbre ai nostri figli. Ossia, un indicatore imperfetto (ma relativamente poco costoso rispetto agli altri disponibili) di una possibile patologia che deve poi essere eventualmente studiata e confermata con ulteriori analisi più approfondite. Uno strumento che consente misurazioni confrontabili, cosa impossibile da farsi con i voti dati da docenti diversi, ciascuno con i suoi criteri soggettivi. Una misura di cui ci interessano le variazioni più che i livelli e che nessuno pensa di utilizzare senza tenere nella dovuta considerazione il contesto che ne determina il valore indipendentemente da colpe o meriti di docenti e studenti. Un elemento importante da abbinare ad altri, per costruire l’insieme di informazioni di cui le famiglie hanno bisogno per scegliere quali scuole far frequentare ai loro figli.

Sarà un caso, ma le posizioni dei membri di questo comitato sono molto vicine a quelle di quei sindacati che da un lato vogliono una scuola pubblica gestita direttamente dallo Stato e dall’altro rifiutano il diritto dello stesso Stato di misurare e valutare i risultati della sua gestione. Sono le posizioni di chi non concepisce la possibilità di scuole pubbliche gestite da soggetti diversi dal ministero della Pubblica istruzione e al tempo stesso vuole per sé la possibilità di «autovalutarsi». In effetti è una soluzione molto comoda per tutti i problemi della scuola italiana: con l’autovalutazione saremo tutti bravissimi.

NDR: Riprendiamo volentieri l'editoriale di Andrea Ichino pubblicato sul Corriere della Sera del 6 dicembre 2013

33 commenti (espandi tutti)

Lo INVALSI è un organo tecnico e non politico. Il suo presidente dovrebbe essere scelto per la sua competenza e sulla base degli stessi criteri dovrebbe essere scelto il gruppo di esperti incaricato di designarlo. Questi esperti, di cui Ichino non fa i nomi, sono competenti o no? Se hanno criticato l'operato dello INVALSI lo hanno fatto per ragioni tecniche o per assecondare i sindacati?  

I nomi sono qui. Mi par che l'opinione di Ichino sia abbastanza chiara: queste persone non credono nell'uso di test standardizzati.

Ma Ichino parla di tre nomine e poi della maggioranza del comitato incaricato della selezione. Chi sarebbero i tre? E la loro opinione sui test è frutto di un'analisi tecnica o di un pregiudizio politico?

Tullio De Mauro non credo abbia bisogno di presentazioni: nato nel 1932 è stato professore di linguistica generale (filosofia) alla Sapienza di Roma, ministro della pubblica istruzione nel 2000, governo Amato. Benedetto Vertecchi, pedagogista, è professore di pedagogia sperimentale presso Roma Tre, è sicuramente un esperto di valutazione, ma in senso strettamente pedagogico e inerente esclusivamente la didattica, lontana mille miglia dalla valutazione di sistema praticata al momento dall'INVALSI. Clotilde Pontecorvo è docente di Psicologia dell'educazione alla Sapienza, il suo lavoro ha fortemente influenzato la nuova pedagogia, la didattica e le indicazioni nazionali (ex programmi) della scuola dell'infanzia e della scuola primaria.

Sono tutti e tre di area più o meno stretta ex pci, ds ecc. qui non è questione di competenze ma di sostanziale estraneità, di età, culturale, accademica, alla cultura della valutazione di origine economicista che ha portato avanti negli ultimi dieci anni l'INVALSI, proseguendo e perfezionando il modello proposto dall'OCSE con le rilevazioni PISA.

Il prof. Giorgio Israel, matematico e storico della scienza, è docente di questa disciplina alla Sapienza di Roma, è intervenuto molte volte sia con editoriali sulla stampa e sul suo blog sulla questione delle valutazioni PISA e INVALSI, esprimendo il suo totale dissenso riguardo alle stesse, giudicate non solo inutili ma anche dannose, in quanto indurrebbero i docenti a una didattica sbagliata per preparare gli studenti ai test stessi.

Che dire...mi pare che Andrea Ichino abbia ragione da vendere....

Non sono un esperto e conosco solo parzialmente le posizioni del prof. Giorgio Israel sui test PISA (ai quali forse si ispirano quelli dello INVALSI) per quanto riguarda la matematica. Non credo di essere completamente d'accordo con le sue posizioni molto forti. Mi sembra però che la sua critica ai test PISA in matematica abbia un valido fondamento. Non ha senso ridurre la matematica a strumento per risolvere problemi. Tutti i grandi progressi della matematica e con essa della scienza sono legati al superamento del valore strumentale di tecniche particolari. Il salto in avanti si è manifestato quando si è passati da un trucco per tracciare segmenti ortogonali, al teorema di Pitagora, o quando si è passati da un trucco per trovare le radici (reali) di un polinomio, ai numeri complessi. Per fare un esempio più moderno solo un teorema generale come quello di Radon (circa 1910) consente di modellizzare la TAC ed anche un modo più efficiente di misurare la temperatura di un oceano. Io non sono completamente d'accordo con Israel perché la mia impressione (da non esperto) è che una certa dose di enfasi sugli aspetti pratici della matematica, e quindi una certa dose di "teaching to the test PISA" non faccia male alla scuola italiana. Penso però che i pericoli contro i quali Israel ci mette in guardia siano reali e penso che i futuri membri dello INVALSI dovrebbero leggere le critiche (riportate da Giorgio Israel) che i docenti universitari di ingegneria della Finlandia fanno all'insegnamento della matematica nel loro paese, super vincitore dei test PISA. In ogni caso è assolutamente ridicolo pensare che Giorgio Israel risponda alle sollecitazioni del sindacato, come sembra insinuare l'articolo di Ichino. Non conosco sufficientemente le opinioni degli altri esperti, ma non mi sembra che ad essi manchino le competenze per il compito loro assegnato, o che siano condizionabili dalle oscure manovre dei sindacati. Certamente il problema della valutazione della scuola è difficile. Ma proprio per questo non sembra ragionevole partire da una immaginaria divisione del campo tra i virtuosi sostenitori della valutazione e la bieca reazione in agguato. Specialmente quando questa rozza distinzione è applicata ad esperti della statura di quelli designati dal Ministro.

israel

giovanni federico 10/12/2013 - 18:17

é un convinto avversario della valutazione 'oggettiva' anche in ambito universitario, voglio sperare per motivi puramente ideali.

Francamente trovo ridicola l'idea che una preparazione ai test PISA danneggi i progressi della ricerca matematica avanzata ottundendo le menti dei giovani quindicenni.

La questione purtroppo è questa. Le rilevazioni PISA prima, ma anche TIMS, PIRLS e poi INVALSI hanno introdotto nella scuola italiana, ferma come sistema, per organizzazione e modalità di funzionamento all'800 (come tanti altri sistemi educativi, es. Francia) una novità fondamentale data dalla possibilità di affrontare con metodo scientifico il problema della valutazione dell'efficacia (e quindi dell'efficienza in relazione ai costi) del sistema educativo. Valutazione che dovrebbe avere il preciso scopo di sperimentare e controllare gli interventi necessari per migliorare significativamente la quantità e la qualità del servizio scolastico offerto alla popolazione. Questa possibilità proviene dall'applicazione ai sistemi educativi di teorie e competenze elaborate dalla scienza economica. L'INVALSI ha raggiunto l'ottimo livello attuale grazie all'opera di Pietro Cipollone, che ha sostituito alla guida dell'istituto di Frascati proprio Benedetto Vertecchi (inizio 2000) e negli ultimi anni grazie a Paolo Sestito. Entrambi economisti di provenienza Banca d'Italia, sotto la cui direzione l'istituto ha raggiunto gli attuali standard.

Gli esperti nominati provengono invece da una cultura tutta pedagogica che per motivi culturali, politici, e anche di età non è assolutamente compatibile con gli indirizzi attuali della ricerca sulla valutazione a livello internazionale.

 Per quanto riguarda la questione della Finlandia e della matematica, faccio osservare che in Finlandia non si insegna più la matematica in modo tradizionale, forse non si insegna più la matematica come tale, ma questo è avvenuto molto prima che uscisse fuori PISA, la riforma risale alla fine degli anni '80 e quindi la dietrologia che si siano messi a insegnarla in quel modo per far bella figura, lascia il tempo che trova.

Oggi la ricerca internazionale a livello di sistemi educativi non prescinde assolutamente dagli assessment che vengono effettuati a tutti i livelli. Per avere un'idea di come possa essere proficuamente utilizzata la ricerca di questo tipo consiglio le opere di Andy Hargraves e in particolare The global fourth way: the quest for educational excellence.

La ringrazio per avermi finalmente spiegato il senso dell'intervento di Andrea Ichino. Apprendo da lei che a partire dal 2000 l'Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione non è più diretto da pedagogisti ma da economisti e il Prof. Ichino, che è un economista teme che le nomine ministeriali facciano tornare la direzione dello INALSI nelle mani di pedagogisti. Sarebbe stato meglio se queste informazioni fossero state incluse nell'articolo di Ichino sul Corriere, magari con una breve argomentazione sul perché si ritiene che gli economisti siano meglio in grado di dirigere lo INVALSI. Io ne so troppo poco per avere una opinione precisa, a occhio e croce direi che la competenza principale che dovrebbe avere chi dirige lo INVALSI è la statistica, o, direi, la sensibilità statistica. I test standardizzati richiedono analisi statistiche al tempo stesso estremamente caute e molto raffinate, ad esempio nell'uso dei cosiddetti "Value added models". Ma ripeto, io sono ignorante e conosco i test solo per sentito dire. Se il senso dell'articolo di Ichino mi fosse stato chiaro fin dall'inizio non sarei certo intervenuto in questa discussione.

Ma dai, non è così. Il concetto di value added è stato introdotto da pedagogisti innanzitutto, gli economisti hanno poi il vizio di colonizzare le altre scienze sociali, ma se guardi le references dei rapporti ocse, la stragrande maggioranza dei riferimenti e degli studi sono poi pubblicati su riviste di pedagogia. 

Per esempio, a pag. 259 del seguente documento (che descrive cosa viene testato e la procedura) c'è l'elenco degli esperti consultati: Pisa 2012 assessment and analytical framework 

Io non trovo nessun economista, tranne che nella sezione "financial literacy", una sezione specifica testata nel 2012. 

Qui la battaglia non è fra economisti e non-economisti; è fra chi vuole provare a misurare e valutare i risultati, e chi vuole completo arbitrio. 

I testi invalsi sono disponibili. Dagli un'occhiata e fatti un'idea.

L'ultima volta che Giorgio Israel ha lanciato i suoi strali contro l'Invalsi e i suoi test, accusandoli di soffocare le capacità di analisi dei ragazzi, è risultato che non li aveva consultati davvero e che parlava per sentito dire. Ha avuto l'onestà intellettuale di ammettere l'errore, peraltro.

http://www.ateniesi.it/ancora-sui-test-invalsi-in-risposta-a-giorgio-isr...

Io pero' onestamente non capisco il ragionamento  "pero' la matematica e' un'altra cosa".

Le obiezioni a questo tipo di argomentazione sono due.

1) miglioriamo i test,

A questa obiezione  qualcuno risponde che no, certe cose sono intestabili. Viene il sospetto che il vero scopo sia quello di sottrarsi alla valutazione, anche perche' se sono intestabili come faranno mai i prof a dare i voti a fine anno?

2) siamo sicuri che per formare a conoscere queste "altre cose" non bisogni prima sapere fare 2+2, imparare l'aritmetica, l'algebra, a risolvere i "problemi-invalsi"? O anche se non prima, che non sia altrettanto importante e da fare in parallelo?

Io lo dico a tutti i critici: leggeteveli questi test, e chiedetevi se non volete che i vostri figli imparino COME MINIMO a risolverli in modo decente. Nei miei post aggiungo sempre qualche esempio di domanda proprio per spezzare una lancia nei confronti di questi test, per far capire che possiamo anche farci tutte le seghe mentali che vogliamo sulla matematica ideale che vorremmo si insegnasse e imparasse, ma che almeno alcune carenze gravi i test riescono a rilevarle, carenze su cui, se c'e' volonta' politica, si puo' e si deve intervenire. Se invece non si vuole, basta dire che i test non servono, o che sono sbagliati

Io sono con te su tutta linea e ci tengo a dirlo perchè sono un diplomato del classico e laureato in giurisprudenza che, fino a quando non è entrato nel mondo del lavoro, disprezzava il sapere scientifico... poi mi sono ritrovato a saper fare solo l'avvocato, che in Italia significa essere sostanzialmente un burocrate e mi mangio le mani perchè adesso che sono un po' più grande (ed anche grazie ad NFA devo dire) ho cominciato a sentire la necessità di un approccio al sapere (ed alla vita) più scientifico ed anche perchè se avessi fatto una scelta diversa avrei avuto più possibilità di andare a lavorare fuori.

La cosa bella è che fin tanto che ho frequentato le elementari sembravo predestinato alle scienze ed ero molto bravo, poi alle medie ho trovato una professoressa di matematica un po' anziana e troppo "buona" che intendeva il ruolo di insegnante come quello di nonna... da quel momento non ho praticamente più studiato matematica (tanto nemmeno interrogava nè si accertava che si facessero i compiti per casa) e da li poi la scelta del liceo classico e soprattutto l'idea che si possa vivere di latino e greco ed anzi sia più figo...

Io ho seguito mio figlio per la preparazione ai test invalsi di seconda elementare lo scorso anno; personalmente ho trovato un abisso tra quelli di matematica (secondo me ben fatti e soprattutto utili) e quelli di italiano, che invece a mio parere erano strutturati veramente male.

La discussione qui mi pare si concentri solo sui test di matematica, ma così trascura una parte importante dei test sulla quale ci sarebbe forse da parlare molto di più. Considerando entrambi i test mi sembra molto più difficile decidere se essere o meno critico nel complesso.

Rispondo dall'alto della mia competenza acquistata per sentito dire. Nulla so dei test invalsi, ma i test PISA non costituiscono certamente certamente l'unico possibile modo di valutare le competenze matematiche, all'impostazione di questi test, che privilegia l'uso della matematica per risolvere problemi pratici si è arrivati dopo molte discussioni, prendendo in esame altre alternatie. Uno degli argomenti a favore di questa impostazione è che ben si adatta ad una valutazione di giovani della stessa età che appartenendo a stati diversi hanno seguito programmi di matematica diversi. Certamente è possibile disegnare test a risposta multipla che verifichino conoscenze anche molto teoriche (ricordo un test a risposta multipla per l'insegnamento di Analisi Reale preparato dal prof. Ambrose allo MIT ). E' ovvio che l'adozione di un certo tipo di verifica dà luogo ad un adeguamento dell'insegnamento alle verifiche richieste. Ne segue che se si dà importanza a test che privilegiano gli aspetti pratici della matematica, se ne influenza l'insegnamento. Alcuni matematici (non io) ritengono dannosa l'influenza dei test del tipo PISA nell'insegnamento della matematica. I loro argomenti sono degni di attenzione e non ha senso indicarli come nemici della valutazione. Io, invece, come ho già detto ritengo che un po' di "teaching to the test" nella direzione dei test PISA non farebbe male all'insegnamento della matematica in Italia.

Sono d'accordo con le cautele che rilevi, e anche con la tua ultima affermazione.

Non conosco personalmente le posizioni delle persone criticate da Ichino, noto pero' che esiste da parte di qualcuno una notevole avversione alle valutazioni in quanto tali, con punte che arrivano al boicottaggio delle prove stesse. Spetterebbe ad Ichino (ed agli interessati) chiarire, purtroppo il prof. ci informa che essendo impegnato su molti fronti non riuscira' a seguire il dibattito sui commenti. 

spesso su questo blog si è discusso di ricerca,università ecc. sarebbe interessante anche far luce sugli stipendi erogati ai docenti universitari.

secondo  uno studio recente di altbach i docenti italiani delle uni pubbliche sono tra i più pagati del mondo se confrontati con i professori che lavorano nelle università pubbliche degli altri paesi.e,in effetti,se si confrontano le cifre indicate da altbach con gli stipendi medi di ordinari e associati erogati effettivamente dallo stato italiano i dati corrispondono.

ora(assumendo che tutti i dati di altbach siano corretti),dato che spesso si punta l'indice sulle scarse risorse erogate per finanziare l'università e la  ricerca, e fermo restando che concordo con chi dice che andrebbero rivisti i meccanismi attraverso i quali vengono distribuite le risorse -in maniera da incentivare il merito ecc-non sarebbe il caso di chiedersi se ,a parità di risorse,ci sia spazio per finanziare in maniera più efficace altre voci di costo che magari risultano sottofinanziate rispetto ad altri paesi ,mediante un allineamento degli stipendi (e in generale attraverso una modifica degli attuali meccanismi di avanzamento che si riflettono sulla spesa per stipendi)dei docenti italiani a quelli dei docenti che producono   risultati  equiparabili sul piano della ricerca scientifica?

qui i dati di altbach in dollari e a parità di potere d'acquisto

http://acarem.hse.ru/t2d

qui l'ammontare  in euro degli stipendi presi in considerazione da altbach per i docenti italiani,i cui valori raggiungono quelli indicati dopo 16 anni nello stesso ruolo,pare ,però ,fino al 2010.

http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2012/05/Capano-Salari-border.png

qui gli stipendi effettivamente erogati https://dalia.cineca.it/php4/inizio_access_cnvsu.php

Non c'entra molto con il tema del post, comunque di salari universitari abbiamo parlato in tempi non recenti in questi tre post: uno, due, tre. Comunque si, la sostanza è che i docenti sono (ad esclusione dei ricercatori) pagati abbastanza bene (se guardi al lordo, come e' giusto fare, e se ci aggiungi anche un quasi 24% di contributi inps a carico del datore), ed insegnano molto poco a parità di qualità della ricerca, nella stragrande maggioranza delle discipline. Ma non è tanto la media che fa la differenza maggiore quanto la varianza sia fra discipline sia all'interno delle discipline. La vera anomalia italiana è il salario che dipende solo dall'anzianità. 

"Umanità"

Andrea Grenti 10/12/2013 - 16:36

L'INVALSI già di per sé non basta a riequilibrare merito, costi del personale e competitività degli istituti (oh no, guai a parlare di competizione e concorrenza nei servizi). E' solo una valutazione con pochi effetti sul sistema scolastico in generale.

Se davvero l'idea è quella di renderlo più "umano", allora è sicuramente l'ennesima cattiva notizia per l'Italia.

resistenza

Daniele Poponi 10/12/2013 - 17:52

Non stupisce affatto. Per la burocrazia italiana (inclusi docenti di universita' e scuola) introdurre e riuscire a mantenere metri di valutazione oggettiva della performance - per quanto imperfetti - sarebbe il classico "crack-in-the-egg" di un paradigma che ha visto migliaia di parassiti incompetenti e senza voglia di lavorare fare danni irreperabili al sistema paese sotto il dogma "valutazione = abuso". A rivoltarsi dovrebbe essere la maggioranza di insegnanti che fa onestamente il proprio lavoro.

ἀγεωμέτρητος μηδεὶς εἰσίτω

Succede questo:
nel nostro dipartimento è stato indetto un concorso per un posto RTD tipo B, di questi tempi, mica poco. Ha vinto un non abilitato. Non passa nessuno di tre parametri. Si può pensare che con uno sprint incredibile questo si idonei in tre anni, ma siccome non ci crede nessuno perché è successo. Certo ci sono altre logiche. Ma se anche in presenza di un criterio oggettivo di valutazione, per di più necessario al tipo B per poi diventare associato, le commissioni non ne tengono conto, allora stiamo messi male! Non esiste una volontà diffusa a tenere in conto le valutazioni proposte sin qui.

era allievo di potente barone del dipartimento e/o di suo stretto amico e sodale?

sbagliato

roccog 13/12/2013 - 12:31

Sembra fossero superiori del candidato che hanno colto l'occasione per toglierselo di mezzo. Ma la cosa grave è che non c'erano candidati migliori... così 160k€ buttati alle ortiche. Non era il candidato giusto per le esigenze didattiche, ma i commissari da un certo punto di vista sono inattacabili...

Succede(va) questo (in un tempo imprecisato ed in un luogo imprecisato).
C'è un'azienda estera in cerca di un Ingegnere informatico, con conoscenze di VAX e linguaggio Fortan. Serve per un importante contratto internazionale, vinto, e che ora bisogna onorare facendo le cose previste nel capitolato.  Tempo un anno.  Se non si riesce non solo si perde il guadagno, ma le penali previste (che sono pari per importo al contratto stesso) possono far fallire l'azienda. Come a dire : se non guadagnamo un milione ed abbiamo penali per un milione (cifre a caso) qui si chiude e si va a casa tutti.

Si presenta uno che non è ING, non conosce il VAX e non ha mai programmato in Fortan. E lo dice. Naturalmente conosce altri computer ed altri linguaggi.  Ma c'è un test da superare, preparato dal selezionatore dell'azienda. Una decina di domande, da fare in un paio di ore. Tanto vale farglieli fare, visto che si è presentato. Dopo un'ora il candidato ha finito. Tutte le risposte sono OK ma la sorpresa è che gli altri candidati (ING che conoscevano VAX e linguaggio Fortran) non hanno mai superato il test.  Lui è il primo, anche se non è Ingegnere. Non è nemmeno laureato e non ha mai visto quei test prima. Solo che in passato ha risolto problemi simili (un po' come saper rovesciare quel triangolo per capire come risolverlo).

Chiaro che per l'azienda il rischio è grande. Rischia di fallire se il progetto non viene eseguito a dovere nei tempo previsti. L'azienda si fida del test. Il progetto viene svolto in tempo. La storia è di successo ma la domanda è: il test (anche se non lo conoscete) secondo voi era valido oppure è stata solo una questione di fortuna (dell'azienda e del "non Ing. che è stato assunto)? 

 

Dipende

Andrea Grenti 12/12/2013 - 19:03

Dipende. Se il test era inerente su particolari conoscenze di VAX e Fortran, sembra quasi incredibile che colui che non li conosceva lo abbia superato; a meno che altre conoscenze da lui apprese in passato fossero molto simili a quelle richieste dal test e dall'azienda. Oppure il test non riguardava specificatamente nozioni o problemi di VAX e Fortran. In qualche caso forse anche fortuna.

No, il test era in generale sulla capacità di sviluppare algoritmi, dai piu' semplici ai piu' complessi. La mia perplessità pero' riguarda chi aveva i titoli (sulla carta) ma non ha superato il test. Troppi, secondo me. Ma non essendo stato assunti, non c'è la prova che fossero realmente indatti. Chi è stato assunto comunque non solo ha superato il test ma ha portato il progetto a compimento. Anedottico, ovviamente, ma prescinde dal fatto di essersi o meno allenato sui test.

La cosa non mi stupisce, in 35 anni di attività lavorativa ho sempre visto che chi ha esperienza lavorativa, buone capacità e competenze di base non ha mai molti problemi a specializzarsi velocemente in campi simili al suo, mentre lo specialista inesperto è come un bambino alla guida di una ferrari.

A volte

Andrea Grenti 12/12/2013 - 21:49

A volte possono essere capacità innate, altre come scrive Pietro Puricelli.
L'università è importante per una formazione teorica e poco pratica del lavoro in generale che si potrà andare a svolgere. Tuttavia, le mansioni e le abilità all'interno di un campo sono ampie, e quindi l'esperienza e l'aumento delle proprie capacità si acquisisce col tempo sul lavoro. Ma non è detto che sia sempre così, ognuno ha limiti differenti di apprendimento. 

bell'aneddoto

roccog 13/12/2013 - 11:32

Ma non si sposa. L'università è macchinosa, e ci sono regolamenti. Se il regolamento dice che devi avere fatto un RTD-B per diventare associato a patto che tu sia abilitato, ha senso assumere un non abilitato come RTD-B, un non abilitato di 46 anni... tra l'altro... sono 160k€ buttati al vento o alle ortiche, vedete voi.

Tullio De Mauro e Benedetto Vertecchi hanno replicato sdegnati alle illazioni di Andrea Ichino, ho appena trovato qui la loro replica. Non commento, ma leggete con attenzione la parte conclusiva dell'articolo con il Vertecchi pensiero sui dati OCSE-PISA, mi auguro che sia la giornalista del Corriere a riferirlo in modo così rozzo....

Buona notte e buona notte INVALSI.....

a me sembra chiaro, la posizione del prof. Vertecchi è esattamente quella paventata da Ichino, mentre De Mauro sembra più neutrale.

Analisi del testo

Marco 20/12/2013 - 03:04

Tre nomine nel comitato che dovrà scegliere il presidente [b]inducono a pensare che[/b] il ministro dell'istruzione abbia deciso di invertire la rotta sul controllo di efficacia del sistema educativo col metodo dei test standardizzati.

Il grassetto è mio.
Tesi inconfutabile, dunque il resto non vale matematicamente la pena di leggerlo.
Mi chiedo come uno che si vanti di avere una cultura scientifica e parli di test INVALSI possa cominciare un qualsiasi analisi con una tautologia.
Ma cosa vuol dire "inducono a pensare che"?
Esempio: "Questo articolo mi induce a pensare che Ichino sia un imbecille."
Esercizio: Confutate la precedente asserzione...non si può, allora deve essere vera! Siamo ai trucchi da circo...

Non sapendo quasi nulla di economia qui leggo ed imparo.
Ma è seccante dover trovare le spocchiose opinioni del parente di qualcuno mascherate da tesi di una qualche serietà: costruire temi su proposizioni che si dimostrano da sole fa molto cattolicesimo e molto poco scienza; piace vincere facile Ichino?

Non so se a Ichino piace vincere facile o meno, francamente mi interessa poco. Le assicuro invece che la questione della direzione dell'INVALSI e quindi del suo futuro nell'ambito di un sistema recentemente costituito (DPR. 80/2013) che si chiama SNV (Sistema nazionale di valutazione) è assolutamente concreta e reale. I fatti sono questi: il dott. Paolo Sestito (di provenienza Banca d'Italia) era stato recentemente nominato con decreto del ministro per quattro anni Presidente  dell'Istituto, dopo averlo diretto come Commissario straordinario. Perché si sia dimesso dopo appena tre mesi dalla nomina definitiva non lo sappiamo, la dichiarazione ufficiale è di impossibilità a mantenere il doppio incarico (?), come se a ottobre non potesse valutare questa situazione e prendere una decisione al momento della nomina. Qui si trova una interpretazione attendibile di quanto avvenuto e le assicuro che l'autore Ichino neanche lo conosce! Sospetto che sia stata proprio la creazione di una nuova figura all'interno dell'organigramma dell'INVALSI, quella del direttore generale e la nomina in questa posizione di un dirigente di lungo corso del MIUR, la causa scatenante delle improvvise dimissioni del dott. Paolo Sestito.

La mia opinione personale è che la valutazione di sistema intesa a fornire un quadro attendibile del funzionamento del sistema d'istruzione di un paese moderno sia ineludibile. Nel caso italiano poi ritengo indispensabile che venga svolta da organismi non solo scientificamente e tecnicamente attrezzati a svolgerla ma anche indipendenti da chi eroga il servizio stesso che in Italia è il Ministero (MIUR). Pensiamo sia cosa seria e produttiva che sia lo stesso fornitore del servizio a giudicare se stesso? Non credo proprio.

Se ho convinto qualcuno lo invito a sottoscrivere l'appello dell'ADI (Associazione docenti italiani) al ministro Carrozza affinchè l'istituto possa proseguire l'azione finora svolta: http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=11312

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti