Il voto utile (1): introduzione

4 aprile 2008 sandro brusco
Si fa un gran parlare di "voto utile", che nella bocca dei vari politici coincide sempre sospettosamente con il voto al proprio partito. In una serie di due articoli analizzo il voto utile nelle elezioni italiane del 2008. In questo articolo spiego cosa è il voto utile e come si può usare. Nel prossimo spiego in dettaglio qual è il voto utile regione per regione.

Cominciamo dalla fine, ossia raccontando le conclusioni a beneficio dei lettori che non hanno voglia di leggersi tutto il pippotto. Alla Camera, ognuno voti per il partito che preferisce, niente voto utile. Al Senato gli elettori del PD dovrebbero dirottare parte dei loro voti sulla Sinistra Arcobaleno in Lombardia (soprattutto!!), Emilia Romagna e Toscana. Gli elettori di Sinistra Arcobaleno dovrebbero dirottare i propri voti sul PD in Liguria, Sardegna, Lazio, Abruzzi, Calabria e Sicilia, oltre che nei collegi uninominali di Trento, Valsugana, Sudamerica e Africa-Asia-Oceania. Gli elettori UDC dovrebbero votare per il proprio partito in Veneto, Puglia, Campania e Sicilia, dove c'è speranza di raggiungere la soglia. Nelle altre regioni dovrebbero votare PD o SA, dipendendo da qual è la scelta che minimizza i seggi del PdL (il post successivo discute come far ciò regione per regione). Gli elettori del PdL dovrebbero dirottare parte dei propri voti sull'UDC in Puglia e in Sicilia.

So che alcune di queste indicazioni possono apparire strane e controverse; in questo post e nel successivo cercherò di spiegare qual è la logica che ho seguito e i dati che ho usato per giungere a tale conclusioni. In particolare, questo post è dedicato a un'analisi di cosa è il voto utile e di come può essere usato dagli elettori dei vari partiti. Il post successivo offre l'analisi dettagliata regione per regione.

Voto utile: cos'è e chi lo usa. Il termine "voto utile" viene usato nel linguaggio corrente per indicare quello che i teorici dei giochi usano chiamare "voto strategico" e che viene solitamente contrapposto al "voto sincero" come modello di comportamento elettorale. In sintesi un elettore esprime un "voto sincero" quando vota semplicemente per il partito o candidato che ha una piattaforma più vicina a ciò che desidera, senza chiedersi quali siano le conseguenze di tale voto. Esprime invece un "voto strategico" quando sceglie chi votare con l'obiettivo di ottenere un risultato elettorale il più vicino possibile alle proprie preferenze, data la sua previsione su ciò che fanno gli altri. L'esempio più semplice è quello dell'elezione di un candidato con il sistema maggioritario e tre candidati, A,B e C. Consideriamo un elettore che preferisca C ad A ed A a B (ossia C>A>B). Se l'elettore è sincero allora vota per C. Ma supponiamo che l'elettore preveda che C otterrà pochissimi voti, e che la partita sarà decisa tra A e B. La scelta realistica è quindi tra A e B, e se vota strategicamente allora voterà per A.

È opinione abbastanza diffusa che in elezioni con un gran numero di elettori il "voto sincero" sia la norma (si veda per esempio questo bel paper di Antonio Merlo e Arianna Degan). Questo appare ragionevole. In elezioni con un gran numero di elettori il voto individuale conta molto poco; pochi hanno le conoscenze empiriche e la capacità analitica per trovare il modo migliore di usare il proprio voto senza pagare grossi costi in termini di tempo e fatica. La strategia di votare sinceramente risulta quindi attraente, soprattutto per la maggioranza degli elettori che ha meglio da fare che seguire in modo ossessivo la politica; è semplice e non richiede particolari conoscenze.

Tuttavia, è a mio avviso abbastanza chiaro che almeno una parte, piccola ma non necessariamente insignificante, degli elettori è sufficientemente sofisticata da chiedersi quale sia il modo migliore di spendere il proprio voto. Ciò che rende la domanda non oziosa è il fatto che il sistema elettorale italiano, con la sua combinazione di premi e soglie, offre numerose opportunità per il voto strategico. Se a questo aggiungiamo il fatto che l'attivazione di premi e soglie in varie regioni potrebbe effettivamente dipendere da come pochi voti sono distribuiti, la questione del modo migliore di usare il proprio voto diventa particolarmente urgente. È a tale domanda che cercheremo di rispondere in questo post e nel successivo.

Esiste anche un interesse più strettamente scientifico per analizzare il "voto utile". Come scienziati sociali siamo sempre interessati a capire quanto sia diffuso il comportamento strategico. Come vedremo, gli incentivi al voto strategico cambiano tra Camera e Senato e tra le differente regioni. L'eterogeneità delle situazioni strategiche regionali fa sì che, una volta che saranno noti i risultati elettorali, potremo chiederci fino a che punto le differenze nei risultati regionali e tra Camera e Senato dei differenti partiti possono essere spiegate dal voto strategico. In tal modo si potrà fornire una cruda stima quantitativa dell'importanza di tale fenomeno.

Per comprendere qual è il voto utile di un elettore è necessario comprendere quali sono le sue preferenze e quali sono le sue previsioni sui probabili risultati elettorali. Nell'esempio precedente, l'elettore con preferenze C>A>B determina il proprio voto utile usando la conoscenza empirica del fatto che A e B sono i due candidati principali, mentre C è destinato ad attrarre pochi voti. È quindi importante, per determinare qual è il voto utile, comprendere anzitutto qual è la probabile distribuzione dei voti.

Gli scenari probabili. L'ipotesi ragionevole è che la distribuzione dei voti non si discosterà molto da quella del 2006. Come ho già discusso, le differenti alleanze del 2008 possono generare una distribuzione dei seggi senatoriali assai diversa da quella del 2006. I sondaggi usciti nel mese di marzo possono essere usati per correggere parzialmente le previsioni basate sul voto 2006. Anche senza dare troppo credito ai numeri esatti dei singoli sondaggi, le seguenti tendenze di fondo sono emerse. Primo, la Sinistra Arcobaleno dovrebbe ottenere un risultato sensibilmente inferiore a quello che le proprie componenti ottennero nel 2006. Questo è stato un dato comune di tutti i sondaggi, e in aggiunta ci sono anche altre ragioni per ritenere questa una conclusione plausibile. Primo, con l'unica eccezione dell'Ulivo, in Italia le coalizioni di partiti tendono a fare peggio della somma delle componenti. Secondo, nel 2006 risultò chiaro che almeno parte degli elettori di Rifondazione erano più propensi a votare per l'Ulivo unito che per DS o Margherita separati; Rifondazione prese meno voti in valore assoluto alla Camera che al Senato, nonostante ci siano più elettori alla Camera. La ragione, apparentemente, è che alla Camera l'Ulivo aveva una lista unica, mentre al Senato DS e Margherita presentarono liste separate. È plausibile quindi che la creazione del PD porti via qualche voto a SA. Il PD e il PdL dovrebbero ottenere un risultato uguale o superiore a quello delle loro componenti nel 2006 ma senza far sfracelli. I voti dell'UDC dovrebbero collocarsi intorno ai voti ottenuti nel 2006, punto più o punto meno.

A questo scenario di base si aggiunge la poca informazione ottenuta dai sondaggi regionali, ora oscurati ma sintetizzati qui e un po' di buon senso. Il Lazio, che i nostri calcoli basati sullo "uniform national swing" danno al centrodestra, può diventare una regione contesa a causa della forza di Storace e di Veltroni in quella regione. La Calabria, che i nostri calcoli danno quasi sempre al centrosinistra, è anch'essa in realtà una swing region. Più che sui sondaggi locali la mia conclusione è basata sull'osservazione della politica locale. Il PD ha escluso dalle liste il potente senatore locale Pietro Fuda, quello dei codicillo salvaladri (leggete, se avete voglia, la sua lamentatio e i commenti che seguono). Siccome, come dicono da queste parti, no good deed goes unpunished, la decisione potrebbe togliere al PD un pacchetto di voti determinante. Anche se l'UDC oscilla intorno al risultato nazionale del 2006 è ragionevole pensare che le sue possibilità siano migliori nelle regioni meridionali, dove potrà beneficiare della scomparsa dell'UDEUR e di una campagna acquisti di notabili locali (De Mita in primo luogo) che ha avuto un certo successo.

Gli obiettivi degli elettori. Esiste ovviamente una certa eterogeneità anche tra gli elettori che preferiscono un dato partito. Per esempio, è chiaro che alcuni elettori del PD hanno come seconda preferenza la Sinistra Arcobaleno, mentre altri si sentono più vicini all'UDC. Tuttavia, credo che le "seconde preferenze" degli elettori dei vari partiti in termini dei risultati probabili conseguibili dal punto di vista pratico siano abbastanza omogeneee (a parte la Sinistra Arcobaleno, che discuterò più in dettaglio) e possano essere sintetizzate come segue.

PD: Dato che è improbabile che il PD conquisti la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, assumo che i suoi elettori abbiano come seconda preferenza che non si formi una maggioranza del PdL. Questo è possibile che accada al Senato. Il voto utile è quindi quello che diminuisce il più possibile i seggi del PdL, magari anche a scapito dei seggi del PD (questo può accadere per i paradossi del porcellum, segnatamente in Lombardia).

PdL: Il PdL è il vincitore designato, la lepre che fugge inseguita dagli altri. Essere primo ha ovviamente dei vantaggi, ma ha lo svantaggio di limitare le opportunità per il voto strategico. Dato che la vittoria al Senato non è scontata l'obiettivo prioritario degli elettori PdL (a differenza di quelli del PD) è comunque quello di massimizzare i seggi del proprio partito. Il voto utile può quindi essere utilizzato solo quando il dirottamento di parte dei voti su un altro partito non cambia comunque il numero di seggi ottenuto dal PdL. Detto questo, in assenza di vittoria diretta credo che la situazione migliore per il PdL sia quella di avere una forte rappresentanza dell'UDC al Senato, in modo da poter stringere un'alleanza post-elettorale nel caso in cui la maggioranza non venga raggiunta. Il voto utile dovrebbe quindi essere quello che massimizza i seggi dell'UDC sotto il vincolo di non perdere un singolo seggio per il PdL.

UDC: Per gli elettori dell'UDC l'obiettivo prioritario dovrebbe essere lo stesso che per gli elettori del PD: far mancare al Senato la maggioranza al PdL. Questo è l'unico modo in cui si può costringere Berlusconi al compromesso con Casini nel prossimo Parlamento. Anche se non è scontato che questa sarà l'esito in caso di Senato senza maggioranza (altre possibilità sono le larghe intese o un governo balneare che traghetti a nuove elezioni con una diversa legge elettorale) è abbastanza chiaro che questo è lo scenario più favorevole ai centristi; in verità, se così non fosse non si spiegherebbe la scelta di Casini di andare da solo. Anche per l'UDC però è cruciale non perdere seggi, altrimenti il suo potere di negoziazione svanisce. Il voto utile è quindi quello che minimizza i seggi del PdL sotto il vincolo di non perdere un singolo seggio.

Sinistra Arcobaleno: La Sinistra Arcobaleno è l'unico schieramento per il quale mi pare ragionevole ipotizzare eterogeneità di preferenze tra gli elettori. Credo si possa distinguere tra due tipi di elettore di SA. Il primo è un tipico elettore di sinistra che preferisce la formazione di un governo il più possibile spostato a sinistra. Un obiettivo ragionevole è quindi la minimizzazione dei seggi del PdL, se possibile anche a costo di qualche seggio in meno per SA. Visto che questo è lo stesso obiettivo del PD, chiamerò questo tipo di elettori i frontopopolari. Il secondo tipo di elettore mira invece alla massimizzazione del potere dei circoli dirigenti del partito (o coalizione di partiti), se necessario anche a costo di spostare a destra il prossimo governo e Parlamento. L'obiettivo di questi elettori dovrebbe essere sempre e comunque la massimizzazione dei voti (più che dei seggi) di SA: più è alta la percentuale di voti e più appare chiaro che i dirigenti di SA sono in grado di controllare il proprio elettorato, più aumenta il loro potere in futuro. Di più, una situazione in cui la PdL non raggiunge la maggioranza al Senato appare indesiderabile, dato che si rischia che PD e PdL raggiungano un accordo per una riforma elettorale che risulterebbe probabilmente sfavorevole a SA.
Dato che questa fetta di elettorato comprende, per ovvie ragioni, tutto il gruppo dirigente di SA li chiamerò i castocomunisti (che non sono i comunisti che non fanno all'amore, ma quelli che appartengono alla casta). Non li discuterò ulteriormente perché per loro ci sono poche opportunità di voto utile: la strategia ottima è comunque votare per SA, indipendentemente dall'impatto che questo può avere sul risultato. Nel seguito della discussione quindi quando parlerò degli elettori di SA mi riferirò esclusivamente ai frontopopolari, per i quali la strategia ottima è meno banale, ignorando i castocomunisti.

Partito Socialista, Destra e altre schegge: Non li discuterò. Per il Senato, chi li vota sa che il voto è buttato, dato che tutti questi partiti sono ben sotto la soglia dell'8% in tutte le regioni. Per la Camera, l'unico partito che in qualche sondaggio si avvicina alla soglia del 4% è La Destra (e solo nei sondaggi di Crespi). Ma la Camera è meno importante, dato che il premio di maggioranza nazionale darà quasi certamente la maggioranza al PdL. Quali siano le preferenze di questi elettori è per me molto difficile dire, quindi non commenterò ulteriormente.

Direi che a questo punto i preliminari sono finiti. Nel post successivo analizziamo concretamente il voto utile nelle prossime elezioni.

5 commenti (espandi tutti)

Chiarissimo l'articolo e chiarissimo (oltre che molto interessante) l'intento che lo muove.

Mi domando: alcuni (pochi a dire il vero) elettori non potrebbero pero' avere come obbiettivo l'eliminazione di alcuni partiti dalla vita politica (parlo di UDC e di tutta la SA per esempio) o, in seconda istanza, la riduzione significativa del loro ruolo nella vita politica del paese. Io, ad esempio, voterei PD tra PD e PDL, ma voterei PDL tra PDL e tutto il resto. 

In generale se si assume il voto utile, o un qualche comportamento strategico nella scelta di voto, poi risulta un po' meno plausibile immaginare elettori mossi dal semplice "odio" contro Berlusconi (lo si puo' fare ovviamente, ma posso immaginare preferenze molto piu' complicate da parte di quella minoranza che adotta un comportamento strategico). 

Detto questo, immagino che da piemontese io possa votare un po' chi voglio perche' intanto in Piemonte non cambia niente... 

Edoardo, effettivamente in Piemonte puoi evitare di porti troppe domande e votare per chi preferisci.  Le preferenze che tu descrivi (e anche altre) sono perfettamente possibili, e  ovviamente conducono a conclusioni diverse su quale può essere il voto utile in diverse situazioni. Io ho cercato di descrivere quelle che mi paiono essere le preferenze "medie" degli elettori di ciascun partito; ammetto però che non ho evidenza empirica dura che mi permetta di concludere che le preferenze che ho descritto siano le più diffuse. È una sensazione di pancia. Comunque, il metodo proposto in questo articolo e nel successivo dovrebbe funzionare lo stesso con preferenze differenti: si guarda a qual è la probabile distribuzione dei voti e si cerca di capire cosa è meglio fare.

L'esercizio è divertente e interessante... vorrei sapere, però, cosa pensate delle osservazioni seguenti:

1) Preferenze degli elettori UDC. A mio avviso sarebbe più corretto individuare anche tra i potenziali elettori UDC due classi, analogamente a quanto fatto con i simpatizzanti di SA. Oltre infatti a chi punta a massimizzare il potere negoziale di Casini in caso di senato senza maggioranza, e dunque "rema contro" il PdL (nel vostro gergo, potremmo chiamarli castocattolici?) vi è, presumibilmente, chi pur propendendo "sinceramente" per l'UDC preferirebbe comunque un governo Berlusconi a qualunque altro scenario possibile. Per questi ultimi (frontolibertari? frontopopulisti?), un voto per l'UDC potrebbe puntare a limare la percentuale di voti validi per il PD laddove la vittoria del PdL sia data per certa e l'UDC abbia possibilità di raggiungere la soglia. Oppure, potrebbe essere un voto di bandiera laddove i giochi siano considerati fatti.

 

2) La prospettiva di poter stimare l'incidenza del voto strategico attraverso la differenza dei risultati tra camera e senato è a mio avviso valida solo nel caso in cui si consideri trascurabile (oppure stimabile con buona precisione) una diversa distribuzione delle preferenze per gli elettori di età compresa tra i 18 e i 25 anni rispetto agli altri. 

Sul punto 1) hai ragione, vi sono sicuramente elettori UDC che preferiscono un governo Berlusconi ad altri scenari (anche se chiamarli frontolibertari, se la parola libertario ha ancora un senso, mi sembra troppo; frontoconservatori sarebbe meglio). Quanti sono? Come ho detto nella risposta al commento a Edoardo non ho dati duri per dire che le preferenze che ho descritto sono quelle predominanti, solo sensazioni di pancia. E la mia sensazione di panza qui è che la maggior parte dei frontoconservatori sono già migrati nel PdL. Chi continua ad annunciare una preferenza per l'UDC dopo la rottura con il centrodestra lo fa perché veramente vuole dare più potere a Casini e combriccola, sia ciò per ragioni ideali o per ragioni clientelari. Ad ogni buon conto, per i frontoconservatori, pochi o tanti che siano, la decisione è semplice: vota UDC ovunque ha speranza di passar la soglia, vota PdL altrimenti.

Per quanto riguarda la stima del voto strategico, si tratta ovviamente di un esercizio che viene complicato dai diversi elettorati di Camera e Senato. Però ho in  mente più che altro che si sfrutti l'eterogeneità a livello regionale. Per esempio, supponiamo che dopo le elezioni il voto a SA di Camera e Senato sia uguale a livello nazionale, ma che il dato regionale del Senato sia inferiore al dato regionale della Camera in Liguria, mentre risulta superiore in Lombardia. La direzione di queste disuguaglianze è esattamente quello che ci aspetteremmo se il voto utile fosse praticato da una percentuale non infima di elettori. La grandezza degli scostamenti è ciò che dovrebbe dare una misura cruda del fenomeno. Se invece osservo, per esempio, che in Liguria SA prende più voti che alla Camera allora devo concludere che il voto utile è irrilevante. I contorni del test empirico mi paiono quindi ben definiti, anche se bisognerà preoccuparsi un po' dei dettagli. Immagino che ne discuteremo un bel po' dopo le elezioni.

A me sta storia del voto utile fa venire la nausea. BS ne parla in continuazione ossessionato dal fatto che non ha una proposta elettorale convincente se non il fatto che tornerà - probabilmente - al governo solo perchè gli elettori vorranno punire un penoso governo di centrosinistra.

Dall'altro il cespugliame vario (UDC in testa) hanno un'unico interesse: bloccare il Senato come nella passata legislatura per ricattare il governo che verrà, quale esso sia.

E francamente, se gli italiani sono contenti di avere un governo incapace di governare, in balia ancora una volta del mal di pancia del Mastella di turno, contenti loro, poi però non rompano i coglioni...

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