Zitti (e fermi) per favore!

8 ottobre 2008 michele boldrin
Riflessioni, sparse ma cattivelle, sulla crisi che sembra travolgere l'occidente capitalista. Con pochi consigli, ma alcuni inviti perentori ed anche un po' d'incazzatura. Alcune persone, credo, dovrebbero proprio cominciare a stare zitte, mute, silenti ... a dimetterle ed a fare un po' di chiarezza, spero si trovi l'opportunità dopo, se ne usciremo incolumi. Ma in questo momento quello che più spaventa è vedere che il rescue team è quello più in panico di tutti, spara all'impazzata, urla, salta e non solo non ha il "plan B", non sembra avere nemmeno quello A ...

Lunedì mattina, Ben Bernanke ha annunciato che la Fed farà anche il discount di commercial paper direttamente, ed ha fatto capire che taglierà i tassi di nuovo. Il mercato, che aveva aperto leggermente positivo, ha girato direzione tuffandosi nel profondo e rosso sud.

Ieri, mercoledì, Fed e BCE hanno tagliato i tassi di mezzo punto percentuale in modo "concordato" per dar forza al segnale di ottimismo, ci han detto. Ed i mercati han fatto sette o otto capriole, tuffandosi sempre più a sud.

Alcuni giorni fa, come ha rilevato David Levine, hanno approvato il piano di Paulson. Alcuni minuti dopo l'approvazione il mercato ha fatto la medesima giravolta.

La settimana scorsa un ampio gruppo di colleghi ha firmato un appello rivolto ai governi ed alle autorità monetarie europee, chiedendo loro di intervenire urgentemente al fine di evitare una spirale drammatica. Non si specificava cosa stesse succedendo o rischiasse di succedere, ma si chiedeva un rapido e deciso intervento pubblico onde evitare che la situazione precipitasse. Durante il fine settimana scorso i capi di governo della UE si sono incontrati, han detto e ripetuto che la situazione è grave, gravissima, spaventosa e che occorre assolutamente fare qualcosa e farlo assieme. Non son riusciti a trovare mezzo accordo, sono tornati a casa ed ognuno di loro ha fatto di testa propria (quasi tutti han copiato le cose che avevan fatto gli americani la settimana prima, con poche varianti). Ognuno, in altre parole, si è preoccupato di "salvare" le "proprie" banche. I mercati europei sono in profondo rosso da lunedì. Oggi forse si calmeranno, ma non è detto.

Oggi, e smetto qui, Paulson annuncerà che anche lui nazionalizza qualche banca per costringerle a prestare alle imprese, imitando per una volta gli europei che son già pronti a farlo. (VW e D'Alema, nel frattempo, protestano perché non li hanno consultati, che sono come Obama e vogliono dire la loro! Secondo voi, qualcuno nel loft sa cosa sia, per davvero, un CDS? No perché SE lo sanno, allora avrebbero dovuto raccontarlo ai loro amministratori locali ... ma questa è un'altra storia, di cui parliamo finita la buriana.)

Tutto questo solo nelle ultime due settimane, tralascio gli andirivieni dell'ultimo anno e mezzo. Forse che qualcuno ricorda l'inutile bonus fiscale con cui George W. Bush ha spedito a casa di ogni famiglia americana un migliaio di dollari? E quello mignon di Pedro Solbes? O le special lending facilities della Fed d'inizio 2008?

Un'idea nuova al giorno non sembra togliere il male d'intorno, anzi sembra generarlo. Tutto questo agitarsi non serve a nulla; riempire il mercato di liquidità "artificiale" non forzerà mai le banche a prestare soldi che non intendono prestare. Non erano i keynesiani quelli che, una volta, insistevano che, pur portandolo all'acqua, non si può obbligare a bere un cavallo che non vuole? Devono essersi scordato il loro stesso ritornello, quindi provo a ricordarglielo: il cavallo non vuole bere!

Dovremmo, quindi, calmarci e chiederci perché mai il cavallo non vuole bere. In molti abbiamo dato la medesima risposta, risposta che (a parole) anche le autorità monetarie, fiscali e creditizie condividono: il cavallo non intende bere perché teme che l'acqua sia avvelenata. L'unica soluzione, quindi, è convincere il cavallo, provandoglielo, che l'acqua avvelenata non è. Semplice no? Occorre far esaminare l'acqua e, mano a mano che arrivano i risultati, farli vedere ed intendere al cavallo, facendogli capire sia quale parte del ruscello non è avvelenata sia quale lo sia e come si intenda bonificarla. Occorre, insomma, dare informazione da un lato e segnali di intervento credibili e "incentive compatible" dall'altro.

Eppure l'intero dibattito continua a stare altrove, ed a questo problema pochi sembrano dedicare attenzione. Tutti vogliono misure rapide, efficaci, forti, unitarie, eccetera, per "salvare le banche". Ma cosa vuol dire che occorre salvare le "banche"? Da cosa occorre salvare le banche? Vedo tre possibilità, non tutte mutualmente esclusive.

1) Le "banche" (nel senso lato) hanno davvero perso qualche migliaia di miliardi di dollari, o euro. L'han fatto facendo investimenti reali sbagliati, investendo in "equities" che non valgono più niente, che sono evaporate. Se questo è il caso le banche NON si possono salvare, per quanta liquidità si inietti nel sistema. Se, davvero, le cose, case e chiese in cui le "banche" hanno investito qualche trilione nell'ultimo decennio è roba che nessuno vuole, essa rimane roba che nessuno vuole anche se alla gente mettiamo in mano pile enormi di biglietti di banca. Cercheranno di spendere quei soldi nelle cose che vogliono, non in quelle che non vogliono. Da qui viene solo inflazione, non c'è scampo. Se così stanno le cose è un vero disastro, perché abbiamo permesso che le banche distruggano una frazione enorme della ricchezza mondiale. Non vi è, però, evidenza alcuna che sia così, anzi. Questa ipotesi, quindi, non la considererò più a meno che qualcuno mi dia evidenza al contrario.

2) Le "banche" (sempre nel senso lato) hanno perso solo qualche centinaio di miliardi di dollari (o euro) investendoli in cose che nessuno vuole. Nei miei calcoli han perso al più 600 miliardi di dollari; qualcuno più pessimista arriva a 900 (il pessimista vuole mantenere l'anonimato ...). In ogni caso, cifre che possono uccidere qualche banca, ma non l'intero sistema. Le banche, però, sono anche sepolte da una montagna
50 (forse 100) volte più grande di scommesse andate a male. Andate a
male perché: tutti han scommesso nella stessa direzione e per cifre
enormi, cosicché i bookmakers non hanno mai neanche lontanamente
pensato di poter pagare le eventuali vincite. Per far scommesse si son
prestati soldi l'uno con l'altro, garantendosi con dei pezzi di carta
che dicevano che dietro c'erano delle case e delle cose "AAA". Ora tutti devono pagare cifre enormi per una o l'altra delle scommesse che hanno perso, cifre che non hanno. Il fatto che B debba a C una cifra uguale o magari inferiore a quella che A deve a B non consola, perché A non riesce a farsi dare i soldi da D, quindi non può pagare B .... Per salvarsi, le banche stanno disperatamente chiedendo prestiti l'una all'altra, offrendo in cambio quei pezzi di carta di cui prima. Solo che, ora, uno o due ogni dieci di quei pezzi di carta sono marci, e nessuno sa quali siano. Per cui nessuno li accetta. Tra l'altro, poiché tutti sono pressati dalla paura di dover pagare scommesse enormi, chiunque ha un pelo di liquidità se la tiene e non la presta a nessuno. Avete presente il Giappone del 1994-99? Ecco, quello moltiplicato per parecchio. Se tutti esigono pagamenti e nessuno fa credito, tutti o quasi tutti sono incapaci di pagare, e falliscono.

3) Le "banche" (come sopra) hanno perso forse anche meno dei 600-900 miliardi ma, poiché tutti ora si sono "convinti" che la situazione è drammatica (magari per una ragione simile a 2) o anche solo perché l'ha detto Paulson e l'ha ripetuto Tremonti) nessuno vuole dare prestiti a nessuno, per paura di fallimenti. Poiché nessuno fa prestiti a nessuno e tutti capiscono che senza prestiti l'economia non va avanti, tutti hanno cominciato, razionalmente, a predirre una forte recessione per fine anno e l'anno prossimo. Forte recessione vuol dire disoccupazione, salari che si riducono, gente che non può più pagare i mutui, quindi più perdite per le banche, quindi meno credito, quindi più imprese che falliscono e più disoccupazione, eccetera ... Questo spiega la caduta vertiginosa dei valori delle azioni di tutte le imprese, anche di quelle che con le banche, i mutui e l'edilizia non hanno nulla a che fare. Per dirla con un linguaggio che agli economisti teorici piace tanto: un fatto reale relativamente piccolo (-500 miliardi in equities) ed una serie di segnali credibili e pessimisti da parte delle autorità politiche e monetarie, hanno convinto tutti di gettare al vento le aspettative ottimistiche e di assumere quelle super pessimistiche, portando l'economia su un nuovo sentiero di equilibrio, un sentiero da depressione.

La mia opinione è che i dati mostrino che 1) è impossibile, non vi è alcuna evidenza che i soldi gettati al vento possano superare i 900 miliardi, e sono probabilmente metà di questa cifra.

Una combinazione di 2) e 3), invece, mi sembra non solo possibile ma probabile. Se così è, il problema è fondamentalmente di informazione e credibilità delle azioni di politica economica che vengono intraprese. Discutiamo, quindi, di questo.

Sull'azione di politica economica che ritengo credibile (l'unica, a mio avviso, credibile nel breve periodo) ho già detto: emettere una put option sui mutui in essere, ad un valore pari all'80% del loro nominale. Ora che McCain l'ha fatta sua, vedrete che l'annunciano subito ...

Vorrei insistere oggi sull'informazione, sul cui terreno le banche centrali e le autorità monetarie stanno facendo un pessimo lavoro. Alberto Bisin ha chiesto di aprire i libri delle banche. Gli è stato risposto che "aprire i libri" richiede mesi, forse anni. Ragionevole obiezione; la mia impressione, però, è che forse non servano mesi per cominciare a produrre l'informazione che serve. La mia impressione è che tra regolatori, banche centrali ed altre autorità di vigilanza o associazioni professionali, vi siano abbondanti informazioni su quali parti del ruscello siano inquinate e quali no. Credo vi siano anche informazioni sul tipo di veleno e sulla quantità del medesimo che si trova in varie parti del ruscello. È questo che il cavallo ha bisogno di sapere. Solo che vi è una forte reticenza a rendere pubbliche tali informazioni e ad agire in base ad esse.

La ragione mi sembra chiara, anche se triste: rendere le informazioni pubbliche forzerebbe ad agire su di esse, portando al fallimento di alcune banche (non tutte, alcune). Le potenziali vittime non gradiscono, sperano di salvarsi ed il regolatore (parzialmente o totalmente catturato da un'industria che protegge se stessa) si adatta cercando di salvare tutte le banche. Pessima idea: solo alcune banche possono essere salvate, qualsiasi ipotesi sia vera. Tentare di salvare tutte le banche potrebbe portare alla distruzione del sistema nel suo complesso. Questo mi sembra il rischio, serio, che stiamo correndo. È necessario accettare che vi siano dei morti per evitare la strage: i medici preposti devono segnalare gli infermi e lasciare che il branco li divori. Il problema è fare questo in modo credibile, cosa che diventa vieppiù difficile ogni giorno perché, da un paio d'anni, l'infomazione sul virus non circola.

Vi è, forse, una seconda ragione dietro alla reticenza delle autorità a rendere pubbliche informazioni chiare e credibili. A fronte di tali informazioni il pubblico potrebbe cominciare a chiedersi: fino ad ora, dov'eravate? Fino ad ora, queste informazioni dov'erano celate? Perché non vi è stato intervento un anno o due o tre fa? In che senso tutto questo non è anche (anche, sia chiaro, anche) frutto di seria e colpevole negligenza? Domande sgradevoli, meglio evitarle; specialmente in un periodo di crisi.

Mi spiego con un esempio. La tabellina qui sotto l'ho ricevuta oggi da un conoscente che si occupa di CDS quando non dorme, e dorme poco. È notizia pubblica, fra gli adetti ai lavori, quindi non svelo alcun segreto militare: Fitch pubblicò questi dati un anno fa. La prima colonna riporta il nome della banca. La seconda riporta l'ammontare (in miliardi di Euro) di "liquidity facilities" che la banca "garantiva" al 31/12/2006. Concedetemi venia (è notte tarda) se non mi dilungo a spiegare cosa siano esattamente le liquidity facilities legate a Asset Backed Commercial Paper: credetemi, roba pericolosa e simile alle MBS o ABS. La terza colonna indica il rapporto percentuale (all'interno del portafoglio della banca in questione) fra quanto aveva garantito in liquity facilities ed il funding a sua disposizione via depositi e debito proprio emesso sul mercato. Questa informazione era pubblica a fine 2006 ed inizio 2007. Ora vi lascio indovinare quali, fra queste banche,sono oggi in sofferenza o sono state intervenute dalle autorità monetarie o soffrono di seri problemi di liquidità. Di informazione così, nei cassetti giusti, ce n'è parecchia. Chi sta male e chi sta bene forse non è così difficile da scoprire, basta un po' di sforzo. A buon intenditor, poche parole.

picture1_0

59 commenti (espandi tutti)

Sai Michele, non c'è niente di cui preoccuparsi, noi, in Italia, abbiamo questo:

http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/parmalat-richiesta-pm/...

Per cui non fallirà più nessuno. Si accettano scommesse.

Complimenti è un articolo fantastico !!!! 

Nella mia semplicità mi viene da chiedere se hanno paura che il "non credito" alle attività produttive generi recessione, perche i soldi invece che darli alle banche non li prestano alle imprese ?

Me lo son chiesto, en passant, anch'io ........ e mi son risposto che, forse, il potere contrattuale del sistema bancario nei riguardi del regolatore politico abbia una qualche influenza .....

..... sbaglio?

Altre controindicazioni, che - nella mia sospettosa semplificazione - abbia trascurato?

Eventuali modalità operative praticabili con la massima ottimizzazione delle risorse?

P.S. Michele, articolo di una chiarezza esemplare: direi che Julius dovrebbe leggerlo ...... :-)

Sicuramente può esserci un problema di potere contrattuale, ma mi
pare che l'articolo contenga in sè (almeno parte del)la risposta:
trasferimenti "a pioggia", magari sotto forma di incentivi fiscali, a
favore delle imprese o delle famiglie non hanno sortito grossi effetti
e i problemi sono altrove.

Nella mia semplicità, del resto, mi viene da dire in teoria  una delle funzioni principali delle banche, quella di finanziare progetti di impresa, è strettamente connessa con la capacità
delle banche stesse di valutare e prezzare gli investimenti. Per
dire, se un'impresa chiede ad una banca un prestito per impiantare
coltivazione di fichi d'india sulle Alpi, è molto probabile che la
banca rifiuterà il prestito, o lo concederà ad un interesse molto
elevato, poichè appare assai improbabile che un progetto simile possa
fruttare anche un solo euro di profitto. Le banche hanno, in teoria, il compito e i mezzi per
valutare i progetti finanziabili. Lo Stato, al contrario, no. Lo Stato
non può certo sostituirsi alle banche! L'unica cosa che potrebbe fare e
distribuire un po' di soldi a tutti... mica tanto efficiente, no?

Lo Stato
non può certo sostituirsi alle banche!

Perfetto: però nella realtà è quello che sta succedendo. Gli stati si stanno facendo carico delle cazzate delle banche prendendo in carico carta straccia che non sanno se mai sarà remunerativa. Se permetti dare credito ad una azienda che esiste e produce cose concrete, tangibili, è molto più sensato. Per ultimo voglio ricordare che dalla crisi del 1929 si è usciti con i carri sherman ed i b29. L'america è uscita dalla crisi grazie ad hitler  ed alla seconda guerra mondiale

Con quello che ho scritto nel post precedente non voglio certo dire che nazionalizzare le banche sia una buona idea.

Per quanto mi riguarda, non ho motivazioni ideologiche a favore o contro l'intervento statale o a favore o contro politiche keynesiane più o meno militarmente orientate. Non ho idea se, in caso di recessione nel 2008, costruire carri armati o autostrade o astronavi statali aiuterebbe o meno a uscire dalla crisi. Sulla crisi del '29, infine, su come ci si è entrati e usciti sono state scritte tonnellate di roba, di cui io conoscerò al massimo l'uno per diecimila, per cui mi astengo dall'entrare in un dibattito simile.

Quello che mi pare piuttosto evidente, tuttavia, è che al momento sia in atto una crisi finanziaria, che compromette il sistema del credito, e un sistema del credito decente è qualcosa di cui probabilmente non si può fare a meno. Detto ciò, che scaricare indistintamente fiumi o ruscelli di moneta nelle casse delle banche non sia una soluzione, Michele e tanti altri lo hanno spiegato in tutte le salse, mi pare.

trasferimenti "a pioggia", magari sotto forma di incentivi fiscali, a
favore delle imprese o delle famiglie non hanno sortito grossi effetti
e i problemi sono altrove.

Non c'è alcun dubbio, ma non è ciò che intendo dire.

una delle funzioni principali delle banche, quella di finanziare progetti di impresa, è strettamente connessa con la capacità
delle banche stesse di valutare e prezzare gli investimenti. Per
dire, se un'impresa chiede ad una banca un prestito per impiantare
coltivazione di fichi d'india sulle Alpi, è molto probabile che la
banca rifiuterà il prestito, o lo concederà ad un interesse molto
elevato, poichè appare assai improbabile che un progetto simile possa
fruttare anche un solo euro di profitto. Le banche hanno, in teoria, il compito e i mezzi per
valutare i progetti finanziabili. Lo Stato, al contrario, no

Infatti, pur non occupandomi degli aspetti finanziari in azienda (quindi, magari, scrivo una sciocchezza), mi vien da chiedermi se non sia possibile - volendo evitare effetti destabilizzanti sul credito alle imprese - intervenire attraverso i confidi, strutture il cui compito è reperire risorse per iniziative imprenditoriali - in corso od in progetto - avendo la capacità professionale di valutarne la validità (cioè scongiurando il rischio di finanziare, ad esempio, vendite di frigoriferi agli eschimesi ....).

Tra l'altro, il convogliamento di risorse destinate chiaramente ed esclusivamente a tali fini potrebbe avere anche il non trascurabile effetto collaterale di trainare il sistema bancario a concentrare l'attenzione e l'operatività sulle realtà produttive, scegliendo un tipo di rischio più percorribile.

Dove non funziona il ragionamento?

The financial crisis provoked three open letters to policy makers. Fundamentalists opposed the plan (here.) Realists supported the plan (here) or supported more discretionary powers for dealing with the crisis without endorsing any specific plan (here.)

...

Fundamentalists have an unswerving faith in models.  ...  Many times, the confidence fundamentalists have had in abstract models turned out to be well founded and the objections raised by realists who were more focused on details were misplaced.

.... in macroeconomic policy making, the great depression, which these models cannot explain, is a decisive data point warning us that the models are incomplete and have to be supplemented by clinical judgment.

 

 

Paul Romer, citato qui:

http://gregmankiw.blogspot.com/2008/10/do-you-take-models-too-seriously.html

 

Bah....

beh, dopo tutto se si limita ai "suoi" (new-old-average-advanced-semi-proto-keynesians) modelli, romer non ha tutti i torti :-P

è una battuta...o quasi! :)

Comunque: carino che Romer dia del fondamentalista a Lucas (non me ne vogliano ovviamente gli altri eh, che per me sono tutt'altro che fondamentalisti), che qualche fondamentalismo si pensava l'avesse abbattuto; e non colgo bene la sequenza se "models are incomplete" allora "have to be supplemented by clinical judgment", che poi sarebbe concedere totale discrezionalità d'azione al potere politico. Ma questi "clinical judgment" sulla base di che "filosofia" di azione dovrebbero essere ispirati? Da quei, diciamo pure pochi e scarsi, risultati consolidati dagli studi e dal "dibattito" tra centinaia di persone intelligenti nel corso degli anni (e, se non si vuole essere proprio ciechi, anche da una qualche evidenza empirica), o dai poteri clinici esoterici di 10 persone, magari in balia di interessi elettorali in alcuni casi o con la smania di passare alla storia in altri?

Ma chi è il fondamentalista? Quello che quando vede buio comincia a pregare che Paulson sia un discendente di Napole(t)one o quello che prova ad accendere la luce per capirci qualcosa e crede che il punto di partenza sia quello che, con metodo e razionalità, è riuscito a capire?

Rinnovo il Bah, soprattutto perché queste cose le ha scritte Romer, uno che è dato tra i papabili per il nobel 2008 (se male non ricordo).

Lucas ha semplicemente fatto una critica a una moda degli econometrici d'antan nelle banche centrali e non fatta di assunzioni che non stanno ne' in cielo ne' in terra.

Risultato? Negli anni 80 son passati alla moda dei RBC e DSGE ai fini di policy, modelli che hanno shock solo esterni e prevedono perfetta informazione.

Niente di nuovo, direi.

arg, e io che pensavo che fosse stata una rivoluzione...

Filippo, fai confusione sui Romers, che son troppi. Tu pensi a David, questo è Paul, l'"inventore" di "new growth theory" ... per il resto mi togli le parole di bocca. Paul dovrebbe scegliere di stare zitto, zitto per evitare di contraddirsi. Non è bello contraddirsi, anche se lo si fa per ottenere notorietà non è bello lo stesso. Un po' di stile, perdinci.

Paul dovrebbe continuare a stare zitto. Son quindici anni che lo fa, non capisco perché ha smesso.

Continuo a nutrire forti dubbi sulla capacita' dei regolatori di gestire un processo di "disclosure" come quello che tu proponi.

Lasciamo perdere cosa voglia dire "fare chiarezza" ed evitiamo di chiederci se sia una questione di mesi piuttosto che di giorni. Quel che mi sembra innegabile e' che, in uno scenario come quello che tu auspichi:
(1) al mercato arriva un'informazione dopo l'altra; una lista ordinata di informazioni.
(2) l'ordine nel quale le informazioni vengono presentate modifica l'outcome finale del processo.
(3) il regolatore verrebbe visto come il responsabile del rilascio delle informazioni (e dell'ordine in cui queste ultime sono rilasciate).
(4) prevedere le conseguenze di QUALSIASI COSA, al momento, e' impresa ardua. Esempio stupido: Paulson & Co han fatto fallire Lehman: tutti hanno applaudito, ai tempi. Ora, la stampa accusa senza mezzi termini di aver provocato un peggioramento della crisi (qui e qui).

In sintesi, vedo due problemi che a me sembrano assai difficilmente risolvibili:
(a - fattibilita' tecnica) Calcolare, per ogni possibile "lista di informazioni" rilasciata dal regolatore, la probabilita' degli scenari piu' negativi (per poter agire con metodo e cominciare a dare l'impressione che non si stia tirando a caso)
(b - fattibilita' politica) Trovare qualcuno che si assuma la responsabilita' di tentare un'azione "fantasiosa", nel momento in cui molti sono convinti che la situazione sia sull'orlo del baratro e "gli esperti" sembrano aver trovato un accordo di massima sulla soluzione "svedese".

Sono d'accordo che la lista di informazioni una dopo l'altra fa casino e che l'ordine sia arbitrario e importi per il risultato finale. Non facile. Ma a nascondere informazioni, si e' arrivati qui. Coi mercati letteralmente impazziti. L'arroganza di Paulson che dice al Congresso, firma subito e zitto senza rompere i c..., e che dice ai mercati "faso tuto mi" e' quello che ci ha portato qui. Ora la trasparenza non e' piu' solo cosa buona e giusta, e' assolutamente necessaria! Con tutti i costi che metti in evidenza; hai ragione. la questione e' trasparenza e un piano, ben delineato, da qui fino in fondo. Basta reazioni di tamponamento. Come sa chi legge questo blog, il mio giudizio sull'operato della Fed e del Tesoro  non e' negativo quanto quello di Michele. Pero' ormai non ce la si fa piu'. Stanno lavorando giorno e notte, pare; le stanno pensando tutte, pare. Ma non si vede altro che tamponi, e questo ha danni immensi sui mercati.  

1) soluzioni di sistema, "soluzioni" d'emergenza e "tamponi" sono TRE cose diverse. Se due amici stanno litigando furiosamente, non penso sia il caso di metterli attorno ad un tavolo a discutere quella sera stessa. Ne prendo uno e lo trascino al pub. Non e' un "tampone": sto facendo passare la fase acuta. Nei giorni successivi si puo' pensare ad affrontare le cause sottostanti.

2) Paul de Grauwe ha un bell'articolo sul FT di oggi. Anche lui propone la soluzione "svedese". Interessante anche la parte di analisi:

It is important to realise that this liquidity crisis is the result of a co-ordination failure: bank A does not want to lend to bank B, not necessarily because it fears insolvency of bank B but because it fears other banks will not lend to bank B, thereby creating insolvency of bank B out of the blue. Thus bank lending comes to a standstill because banks expect bank lending to come to a standstill.  


http://www.ft.com/cms/s/0/3c29a40a-9617-11dd-9dce-000077b07658.html

Poichè mi sembra che oramai siamo alla stregoneria, che tutte le idee potrebbero essere buone se, che comunque ogni mossa è effettuata il mercato se ne va per i fatti suoi (A fondo...), cosa prevedono i modelli economici ? Recessione ? In tutti i settori ? In tutti i paesi ? Sarà  una crisi finanziaria, per cui i danni potrebbero essere limitati al settore finanziario-bancario, o si trasmetterà nel profondo arrivando anche alle imprese ? Questa (eventuale) trasmissione potrebbe essere evitata ? I bilanci pubblici quanto ne risentiranno ? Per quanto tempo i contribuenti dovrebbero pagare i danni nel caso:

a. Non si fa niente e va tutto a picco.

b. Cacciamo soldi fino a quando il sistema non riparte .

Infine, perchè tutti a parlare di salvataggi Keynesiani (soprattutto i neo-liberisti) e nessuno del "sistema Keynesiano" che prevedeva cambi fissi, e non certo una illimitata possibilità di creazione di moneta/liquidità finanziaria ? Non è che si sta sbagliando la cura perchè useremmo una medicina del 1930 per una malattia del 2000 ?

Non mi date addosso, non sono un'economista, ma nel mio infinatemente piccolo i segnali sono tutti ampiamente discordanti...

Alcuni ancora ragionano ...

Sottolineo l'osservazione, cruciale, di Joaquin Almunia

Precisamente, la falta de confianza está en la base de la crisis de liquidez
que está asolando los mercados financieros y se traduce en subidas en
el interbancario, donde se fija el Euríbor. En resumen, las entidades
se prestan menos dinero y a un precio más caro, y la rebaja de tipos no
ha modificado a día de hoy esta tendencia, como pone de relieve que el
coste de los préstamos a tres meses en este mercado se ha mantenido hoy
en su nivel máximo alcanzado ayer.

Insomma, JA ci arriva ed i migliori economisti monetari del mondo invece no? Andiamo male ... 

mah, io questi commenti di crisi del capitalismo non li capisco. Stiglitz dovrebbe sapere, visto che ci ha vinto il nobel, che non tutti i mercati sono perfetti, e che il gioco nei mercati non perfetti si chiama mechanism design. Questo legare il capitalismo al laissez-faire puro per me e' solo ideologia. 

 

  Questo ottimo articolo conferma una mia ipotesi di giorni fa, e dà anche in pratica mi pare una risposta esplicita: il governo USA ha avuto i dati dalla ammistrazione finanziaria sulla dimensione del rischio, ma non li rende pubblici, e quindi, credo non ci sia altra assicurazione per i mercati che quella di assicurare il cartolarizzato a questo punto, come dice Boldrin.

   Realistico, io non vedo altra soluzione, Bisin propone una nuova certificazione delle poste di bilancio delle banche unita ad una nuova valutazione complessiva di ciascuna di esse ma qui occorre dare un dato a 24 ore se possibile, e in 24 ore una valutazione del genere è impossibile farla.

   In situazioni cosi va applicata quella che viene chiamata la legge del rasoio di Occam, perchè tramitè la semplicità si ottiene anche 'velocità'. (di intervento in questo caso) Traduco onde evitare il mal di testa dato che Occam di per se non era un economista: se fossimo nel mondo di 'Dio', io nominerei Bisin alTesoro Mondiale (il caps lock è allusivo positivo ovviamente) perchè la sua soluzione è 'perfetta' anche se lenta, ma, dato che siamo ancora sulla Terra, occorre muoversi in modo meno 'perfetto' e piu realista e 'super-veloce' , trovando il modo più semplice possibile per arrivare a ridare dei valori 'certi' subito, come  suggerisce Boldrin, perchè ciò è fattibile nell'arco di 24 ore appunto e il mercato ha bisogno di ricominciare ad avere dei valori certi sin da 'prima possibile'.

  In pratica, qui siamo già psicologicamente in una fase da 'prezzi di realizzo' e non più da prezzi di mercato (ogni azione è sottoquotata proprio perchè si sta puntando al realizzo e non più all 'equo' controvalore) e il risparmiatore (leggasi il cavallo) in questo momento non vuole aspettare 3 mesi a ricominciare a compravendere in modo sereno sul mercato mobiliare per avere la certificazione dei bilanci delle banche, ma vuole la garanzia di 'un valore certo' da oggi stesso per cosi dire, al 'titolo' da lui acquistato tempo prima, perchè ha sete ORA.

  Il mio unico timore però a questo punto è un altro: se i dati 'totali' non vengono resi pubblici è perchè forse fa paura non tanto il valore in default dei sub prime, che pure io ho letto non dovrebbe essere in ogni caso superiore ai 900 miliardi di dollari, ma bensì quello di tutti quei quei contratti che vengono classificati nella categoria 'derivati' o 'economia di carta' , contenenti valori che potrebbero essere 'impazziti' dopo le oscillazioni forti di queste ultime settimane,contratti che conservano il loro valore in termini di obbligazione alla prestazione in essi inserita, e che potrebbero quindi causare a breve brutte sorprese ad una delle controparti che li ha stipulati.

   Anche io trovo giusta l'osservazione di Almunia sulla trasparenza che è mancata e manca (non conoscendo lo spagnolo ho letto adesso non questa intervista segnalata ma una su un giornale italiano di giorni fa), non si spiega altrimenti infatti il tasso euribor cosi alto: questa enorme diffidenza tra banche segnala un dato negativo che è 'nell'aria', ed a conoscenza del sistema bancario, legato assai probabilmente non solo ai sub prime ma all'insieme dei contratti finanziari 'rischiosi' creati da questa economia di 'carta'.

proponeva qualche giorno fa qualcosa di simile alla proposta McCain.

Non sono sicuro di aver capito bene chi deve stare zitto, chi fermo e chi tutti e due. Su quel poco che ho capito .....wow

Alcuni degli economisti che collaborano al sito www.voxeu.org hanno pubblicato una raccolta di saggi sulla crisi finanziaria.

http://www.voxeu.org/reports/crisis/global_credit_crisis.pdf

From a NYTimes-online headline today:

 Global investors looked to leaders meeting in Washington for
coordinated action to end the financial turmoil on Friday as stocks
plummeted again around the world.

Stop the f....g meetings!

Meetings are not substitutes for ideas.

There they go again, from today's NYTimes

<em>
Rich Nations Pushing for Coordination in Rescue
<em>

The United States and six other nations agreed to a plan to rescue the
financial industry, but fell short of offering concrete steps to
backstop bank lending.

 

Appunto. Mi sembra evidente che i mercati non sanno cosa farsene delle rassicuarazioni del G8, G40 o G4500. Questi si riuniscono, preparano un meraviglioso "comunicato congiunto" e poi non fanno niente di concreto. Ma e' cosi' difficile provare a fare qualcosa?

Cosa?

Lo chiedo seriamente. 

Un anno e mezzo fa a me sembrava chiaro cosa fare: far fallire rapidamente chi doveva, assorbirne le attività, impedire che la loro continuata presenza sul mercato facesse danno ad altri in un effetto domino. Era arrivato l'AIDS, occorreva trovare tutti i sieropositivi ed ucciderli sul posto, portandogli via tutti gli averi. Non si fece nulla.

Poco meno di un anno fa mi sembrava ancora chiaro cosa fare: oltre a quanto sopra cominciare a forzare la chiusura delle posizioni in CDS che non erano credibili, intervenire F&F e le compagnie assicurative che non stavano assicurando nulla, forzare una ricapitalizzazione sostanziale delle banche sia in USA che in UE. Non si fece nulla, si cominciarono a tagliare tassi a go-go.

Anche sino ad un mese fa mi sembrava possibile fare qualcosa senza usare le bombe atomiche: emettere una put option sui mutui, oltre a fare finalmente le altre cose che non si erano fatte precedentemente. Soprattutto, smetterla di fare appelli alla nazione paventando il disastro senza offrire al contempo soluzioni credibili, attività che crea solo panico. Informare il pubblico della situazione, informare credibilmente, creare fiducia e non mistero. Hanno tagliato i tassi di nuovo e continuato ad instillare il panico con chiacchere ed allarmi quotidiani.

Ora il panico c'è, la capitalizzazione di mercato delle aziende è metà (o meno, in molti paesi europei) di quello che era un anno fa mentre le banche tutte, non so se per puro panico o per un calcolo strategico di forzare il salvataggio a tutti i costi, non sembrano voler prestare soldi neanche a me (la settimana prossima faccio il test: chiamo per rifinanziare il mutuo, voglio vedere la reazione!). Ora, davvero, non è facile immaginarsi cosa fare sotto il vincolo che abbia una probabilità alta di essere efficace. Perché gli sbagli, da BS in poi, ci sono costati cari ed hanno distrutto confidenza. Ulteriori sbagli NON sono possibili. Personalmente, ammetto, non so bene cosa farei. 

Da questo punto di vista conviene aspettare le elezioni, cercando di influenzare Obama ed i suoi consiglieri, nella speranza non si lancino in follie fiscali appena eletti ma puntino a ristabilire confidenza dicendo cose nuove (fra le quali DEVE esserci la punizione seria e non simbolica di una buona fetta di management finanziario, regolatori, Fed e società di ratings incluse) e facendo poche cose ma bene e subito. L'effetto catartico delle elezioni e di un uomo che possa ricostruire fiducia una volta eletto presidente, mi sembrano ora i pre-requisiti per qualsiasi azione di politica economica. Obama questo ruolo lo può giocare, nonostante tutti i suoi altri difetti e nonostante abbia un programma economico folle (che, spero, getterà alle ortiche). McCain non può giocare questo ruolo, ed ovviamente non lo può giocare Bush.

Purtroppo, GWB è ancora presidente e convoca inutili meeting come quello di questo week end nel tentativo - ridicolo perché non ha nulla da dire né alcuna credibilità residua - di salvare la propria immagine ed il proprio ruolo nella storia. Nefasti entrambi. Il costo sociale della presidenza di questo innominabile cresce ogni giorno di più. Maledico il giorno che, nel settembre 2000, firmai l'appello di economisti in suo favore.

Sinceramente anche secondo me il fatto che le elezioni siano tra un mese e che Bush sia un presidente dimezzato non aiuta. Pero' poi penso: perche' i mercati e il sistema bancario dovrebbero beneficiare della nuova presidenza? Io temo che si finira' con l'approvare un'enorme manovra fiscale espansiva. Mi sbagliero'...

Ossia, se capisco bene quello che suggerisci è una "enorme manovra fiscale espansiva". In che maniera, concretamente?

- Tagliando radicalmente le tasse? 

- Iniziando grandi piani di lavori pubblici finanziati attraverso emissione di debito ed aumento delle tasse su chi guadagna piu di X (X= 250K nei piani di Obama)?

- Emettendo debito per investirlo ... dove? Nelle banche, come sembra essere la nuova, l'ennesima, versione del piano Paulson?

Tu pensi, davvero, che questo potrà risolvere i problemi di liquidità e solvibilità che attanagliano le banche USA ed Europa? 

Perchè il taglio dei tassi di interesse delle banche centrali e l'immissione di liquidità non risolvono il problema della liquidità del sistema bancario ? se le banche non si fidano una dell'altra non possono farsi prestare i soldi dallo stato ?

Io faccio il seguente ragionamento: la crisi e' grave. Tra tre settimane si elegge il nuovo presidente e ci si aspettera' da lui delle soluzioni. Il punto e': quali soluzioni? Negli ultimi giorni, l'immissione diretta di capitali nelle banche va molto di moda. La mia previsione e' che si fara' esattamente questo anche negli USA. In contemporanea probabilmente taglieranno le tasse per far digerire la cosa ai cittadini di ceto medio/basso. E accompagneranno il tutto con un piano di lavori pubblici.

Questo e' quello che penso accadra', non quello che mi auguro. Ad esempio credo che un taglio delle imposte farebbe piu' male che bene all'economia USA. Quanto alla ricapitalizzazione del sistema bancario, non vedo alternative. Le banche non riescono a prendere a prestito, non riescono a vendere i prodotti tossici che hanno nei loro bilanci e hanno bisogno di soldi. I privati non vogliono metterci i soldi (quelli che lo hanno fatto, stanno gia' perdendo cifre considerevoli). Quindi o si accetta che la banca fallisca oppure si interviene immettendo capitale. Come dicevo, io non vedo alternative (ma magari le mie premesse sono sbagliate), tu ne hai qualcuna?

Premesso che dovendo sviluppare una risposta argomentata in modo serio e circostanziato occorrerebbe scrivere un post assai lungo vado alla sintesi:

 

"Il male minore"

  Ragionando per le vie brevi alla 'Occam' per così dire, secondo me l'unica soluzione ORA, in aggiunta alle misure già prese di protezione totale o  parziale dei c/c, è creare inflazione, perchè con l'inflazione tutti propendono a spendere una parte del proprio capitale finanziario, piccolo o grande che sia, e la moneta ricomincia a circolare in quantità. Si deve semplicemente abbattere il  tasso di sconto in quelle zone del mondo colpite da questa crisi.

  Abbatterlo davvero, non certo solo di mezzo punto percentuale come hanno fatto Bce e altri giorni fa. Può sembrare semplicistica, sicuramente la è assai, ma mi pare l'unica soluzione realistica a questo punto, anche perchè è gestibile a ogni latitudine se guidata attraverso una politica monetaria coordinata tra Stati, e riduce l'onere dell'intervento diretto degli Stati sul fronte finanziario. E penso il taglio maggiore dei tassi dovrebbe farlo la Bce visto il tasso attuale del 3,75%.

  Poi verrà il momento di ulteriori azioni, quali ad esempio quella di rendere nulli tutti quei derivati che nei fatti sono più simili ormai al gioco d'azzardo o al patto leonino piuttosto che ad un onesto contratto di natura finanziaria. Ne esistono molte di cose da fare 'dopo'.

  Io non credo che ci sia tempo per aspettare le elezioni, 2 mesi (perchè come si sa il presidente non si insedia il giorno dopo la sua vittoria) a questa velocità secondo me è troppo tardi.

L'inflazione va in pratica accettata come il male minore a questo punto, perchè se come disse Lenin nel 1917 "i capitalisti ci venderanno anche la corda per impiccarli" occorre capire che questo sistema si sta auto-strangolando con una corda di cui è proprietario ( leggasi si dà asfissìa da solo con la stretta creditizia a tassi tipo euribor o Libor etc ) facendo mancare di fatto all'economia quell'ossigeno di  nome credito che è alla base del proprio abc di funzionamento.

Scrivi il post. Io sono in completo disaccordo. Inflazione tende a favorire i borrowers - non lo abbiamo gia' fatto?  inflazione tende a rovinare il sistama di pagamento e di credito - non e' questo il problema? Ritorniamo al titolo di questo post. Ma soprattutto "fermi".

Ritorniamo al titolo di questo post. Ma soprattutto "fermi".

Eh, sara' difficile (e anche di piu' farli stare zitti). Mo' ci si mette pure Strauss-Kahn:

IMF in global 'meltdown' warning

The world financial system is teetering on the "brink of systemic meltdown", the head of the International Monetary Fund (IMF) has warned in Washington.

[...]

  No Bisin scusa io parlo di inflazione che verrà creata dagli Stati e gestita dagli Stati, non dai mercati o meglio dai gestori del credito come giustamente sottolinei tu quando le condizioni sono quelle classiche di una economia 'normale'.

  Ma io ho suggerito una inflazione creata ad hoc dalle banche centrali su imput 'di Stato' e  guidata dagli Stati di concerto con le banche centrali, non coi borrowers. Che nasce quindi come ammortizzatore finanziario al problema.

  A me pare che il vero pericolo sia impuntarsi a difendere l'indifendibile. Il credito in pratica è già stato rovinato, e non dalla inflazione, quanto dalla 'non consistenza' del sub prime messo in circolo.

  Tra l'altro io non parlo di 'più credito', ma parlo di 'inflazione' grazie alla quale il 'fare credito' può  tornare ai livelli fisiologici e non 'strozzati' come l'euribor attuale. Lo dico (per quello che vale quella mia esperienza lavorativa) con cognizione di causa avendo lavorato da giovane in banca (inizio anni '80) in un periodo in cui l'inflazione era a 2 cifre. La 'quantità' di credito era subordinata all'inflazione. Ne era una subordinata.

  Detto per le vie brevi: si facevano rientrare posizioni di esposizione debitoria a rischio per la banca anche nei tempi dell'inflazione selvaggia. Quindi questo è un falso mito, anche perchè in concreto anche in tempo di inflazione va distinto tra valore del credito 'buono' e 'cattivo'.

  L'economia vuole ripartire, riparte solo se tu spingi il cavallo (visto che parli del post) a comprare, come accadde dopo la prima crisi del petrolio. L'inflazione che ne nacque fece da accelleratore ai consumi, e quindi al credito, e poi nei quasi 15 anni successivi venne fatta rientrare a livelli fisiologici.

  Stamani su Repubblica ho letto un dato ( lo riporto come dato attendibile): "articolo di Federico Rampini pagina 3 "La Gran Bretagna ha stanziato 250miliardi di sterline, in Germania circolano stime di 400 miliardi di euro e si parla di estendere la protezione ai fondi comuni monetari..."

  Ora, lette queste cifre, la mia è una proposta iper semplicistica più che iper semplice lo so, ma con questi valori secondo me la Bce dovrebbe capire che continuare a difendere la stabilità della moneta può rivelarsi un boomerang, perchè mi pare che in pratica i valori siano insostenibili per tutti gli Stati senza un ammortizzatore finanziario che devìa la corsa al meltdown citata nel post precedente. 

  Secondo me Bisin questa crisi non la si può risolvere con metodi classici di 'fare outing' finanziario coi books come giustamente hai indicato tu tempo fa, ora è d'obbligo 'pagare dazio' accettando (secondo me ovviamente) il male minore. Cioè l'inflazione globale.

facendo mancare di fatto all'economia quell'ossigeno di  nome credito che è alla base del proprio abc di funzionamento. 

Non mi convince molto l'argomento di chi dice che per uscire dalla crisi del troppo credito l'unica soluzione e' dare ancora piu' credito.

Tra l'altro anche volendo prendere per buono questa lettura: l'inflazione e' il male minore se riesci a controllarla. Con tutti i dollari che ci sono in giro per il mondo, siamo sicuri che un'inflazione del dollaro, in questo momento sia controllabile? 

L'articolo mi è piaciuto assai, anche se non sono riuscito a seguirlo nelle parti più tecniche. Però mi piacerebbe capire come si può ricostituire la fiducia nel sistema e contemporaneamente pensare di lasciar fallire anche solo alcune banche. Non è questo un tabù che dopo il '29 si è sempre cercato di non infrangere per nessun motivo ?

Appunto, è un tabù. Infrangerlo con successo, guidando un tot di banche alla chiusura e garantendo che altre immeditamente assorbono il loro mercato ed i loro depositi, infrangerebbe il tabù e creerebbe confidenza che si sa quello che si fa!

La mia è solo una mezza provocazione, non intera. Credo che faccia parte della soluzione, anche se non è tutta la soluzione. Che l'IMF stia zitto, insieme ad altri, invece di aver SK che passa il weekend a predirre sfraceli sarebber utile pure ...

Lavoro permettendo, visto che è domenica e domani mattina ricomincia la samba, proverò a fare il punto della situazione con un post un po' più ragionato.

All'amico Luca Navarro, che suggerisce l'inflazione "controllata" come soluzione faccio osservare: tema molto delicato. L'argomento è girato, ovviamente, visto che l'esplosione della bolla edilizia non è altro che il frutto d'una inflazione "locale", che se fosse stata generalizzata sarebbe stata ... solo inflazione e non bolla finanziaria. Tre ragioni per cui è opzione pericolosa e distruttiva:

- Non è istantanea, ci vogliono un paio d'anni d'inflazione galoppante, quindi non vedo il beneficio visto che la situazione sui mercati finanziaria va sbloccata entro fine anno.

- Se la si annuncia in modo credibile potrebbe rendere il problema mutui ancora peggiore. Se i tassi nominali, incorporando inflazione alta a venire, schizzano all'insù, gli ARMs che si aggiustano vedranno i tassi schizzare as well. Ora, questo magari non fa nulla se i salari, gli stipendi ed i prezzi delle case sono cresciuti nella medesima percentuale, ma chiaramente questo NON può essere il caso (l'esplosione del 2006-2007 proprio da questo fatto fu causata, e tutto quello ch'era successo era che le aspettative d'inflazione erano cresciute di due punti %, non dieci!). Quindi, ci troveremmo fra un anno con un'inflazione, diciamo, del 10% ed un'esplosione dei defaults sui mutui. A quel punto ...

- Cina (ed India, ma soprattutto Cina) sono seduti su 500 miliardi o più di debito pubblico USA (o di più, ho perso il conto). Non credo gradirebbero vederlo evaporare. Non solo, non credo gradirebbero dover inflazionare anche internamente per poter rimanere competitivi. Perché questo è l'altro problema: se, per esempio, la Cina non inflaziona allora lo Renminbi comincia ad apprezzarsi rispetto al dollaro ed all'euro, e le fabbriche cinesi chiudono (eccellente, penseranno in molti ...). Lo stesso vale per tutti i paesi in via di sviluppo ... quindi ci vorrebbe l'inflazione mondiale generalizzata, che può provocare danni mostruosi alle fascie più povere della popolazione mondiale.

Ammesso che fosse una soluzione, sarebbe senz'altro socialmente e politicamente ingiusta visto che finiremmo per espropriare cinesi ed indiani per ripagare gli sconquassi prodotti, e le ricchezze accumulate, da squallidi personaggi come Richard Fuld.

Boldrin prima di tutto complimenti per l'articolo segnalato nel post precedente; è egregio, si legge benissimo, e penso che se lei raccogliesse come spero farà i suoi migliori articoli in un saggio sicuramente avrebbe vero successo.

Il mio ragionamento, col quale volevo rispondere alla sua domanda sul cosa fare ORA, è molto semplice: lo so che l'inflazione non è 'etica' ma lo è ancora meno far perdere potere d'acquisto ai salari e stipendi di buona parte d'europa solo per  mantenere alta la stabilità dell'euro, attrarre investimenti finanziari su di esso, imponendo all'interno dell'area euro l'obbligo di tenere bassa l'inflazione per poi osservare nei fatti,  invece, che i prezzi aumentano in modo assai più consistente. Negare l'inflazione vera è un danno forte per tutti quei salari e stipendi  costretti a rinegoziarsi in sede contrattuale in base al tasso 'artificiale', ossia addomesticato per volontà di una banca centrale europea sempre più aliena al territorio nel quale opera.

Se questo è il prezzo sociale di una politica monetaria da 'moneta forte' per attirare il grande finanziere estero, o il 'finanziere' europeo col SUV che fa chic e la barca di lusso a portofino, a scapito di tutti i reddito fisso europei che fanno fatica ad arrivare a fine mese, in particolare in Italia come ha detto pure Draghi in merito al misero livello dei salari italiani, allora preferisco ricominci la scala mobile, l'inflazione, il fiscal drag e quant'altro suggerito da Bertinotti CGIL e compagni. Quantomeno a certe altre persone o 'società di capitali' finisce la 'rendita facile' alla Fuld.

Sono aumentati i prestiti personali, l'ndebitamento delle famiglie, in cinque anni sono raddoppiati i pignoramenti di immobili, le imprese che fanno export sono andate spesso in crisi causa euro supervalutato, il prodotto indiano e cinese è diventato ancora più vincente perchè o compri il loro che costa poco, oppure non compri 'nulla'. Confindustria ha affermato poche ore fa che l'anno prossimo crescita 0. ...Che senso ha quindi questa politica monetaria che non fa trasparire la sua vera inflazione ben superiore a quella 'ufficiale' ? Ma dove ci porta se in solo 5 anni sono raddoppiati i pignoramenti sui mutui, le imprese artigiane e industriali esportano sensibilmente meno di prima, i commercianti chiedono con urgenza di detassare almeno le 13esime di Natale, la famiglia media italiana va in allarme rosso nella quarta settimana del mese ?

 Per inciso la colpa non è della Bce, è di chi non cambia lo statuto della Bce ed aggiunge altre funzioni a quelle attuali, che a volte mi paiono più simili a quelle che dovrebbe avere il Regno delle Banche, ossia la Svizzera, piuttosto che a quelle di una banca centrale che governa una valuta usata da circa 450 milioni di persone molte delle quali si affacciano per la prima volta alla realtà occidentale (parlo dei paesi ex Patto di Varsavia)

 Tornando alla risposta che chiedeva lei a tutti: a questo punto abbiamo un evento straordinario: il disastro causato da 'esperti' stile Richard Fuld. Mi associo alla sua critica. Sempre a questo punto si legge sui giornali che i politici negli ultimi 10 giorni sono già arrivati nientemeno che alla Grande Diga che assicura i conti correnti, le banche, forse i mutui secondo l'ipotesi Mc Cain e forse il diritto di  abitazione quasi a prescindere dal mutuo ipotesi Obama, e anche, ipotesi Merkel post precedente "estendere la protezione anche ai fondi comuni monetari..." Di questo passo assicurano anche le auto e i motorini pur di sembrare i novelli Nembo Kid mondiali. Chiedo venia ma la battuta ci sta.

 Poco fa ho sentito in tv che in Europa in totale si sono già stanziati oltre 1300 miliardi a garanzia. Sono curioso di vedere se domani la cifra sarà ancora aumentata, e ricordo che il debito pubblico italiano è una somma simile. Una somma mostruosa per ammissione di tutti.

Ovvia domanda che sorge spontanea è: ma poi chi rimborsa il debito pubblico extra che sarà necessario a costruire questa Grande Diga nata per contenere tra l'altro un danno causato in gran parte da banche straniere?  Iniziamo a detrarlo dal 'grande rimbalzo' odierno ?(questo termine mi irrita da quanto lo trovo ridicolo in bocca a certi pseudo-esperti dei grafici del 'market') 

  Oppure del 'grande rimbalzo' di oggi se ne appropriano quelli che, quando va male come sino a ieri  chiedono di corsa l'intervento dello stato, e quando va bene come oggi chiedono liberismo puro? 

  Lo rimborsano i borghesi, i ricchi, o i proletari? Un proletario è d'accordo di partecipare al 'rimborso solidale' del danno subito (grandi rimbalzi esclusi ovviamente...) da un insieme di persone o enti dotati di provvista finanziaria che voleva spuntare 'quello spread in più' che non fa mai male perche i Bot li comprano solo i fessi mentre "noi dello spread in più siamo più ganzi degli altri" etc ?  Un borghese senza voglie di 'spread esotici', che magari anche solo per patriottismo ha sempre comprato solo BOT,  è d'accordo al rimborso solidale? E un ricco saggio senza manie di grandezza da nuovo ricco ?

Con un potere d'acquisto calato in certi casi del 30% negli ultimi anni, a causa di questa politica della banca centrale che mira solo alla stabilità dell'euro e non alla tutela del potere d'acquisto dei piccoli in particolare, dubito ci siano di fatto, se non si crea inflazione da usare come ammortizzatore finanziario, volontà e risorse extra in europa per ripagare nel tempo questo che si prevede sarà un  maxi esborso finanziario causato dai soliti 'volpini della finanza' per 'il desiderio di avere quel percent in più che fa la differenza' di un gruppone eterogeneo di novelli 'rentiers' dallo spread 'speciale'.

Lei a mio avviso è un professore più preparato della media "assai molto di più" quindi le chiedo scusa in anticipo se ho scritto una eresia e completo mia idea...

Finale: L'euro debole farebbe sicuramente rilanciare l'export, aumenterebbe l'occupazione in diversi settori produttivi europei, l'inflazione sicuramente farebbe da accelleratore ai consumi  interni come già accadde in Italia negli anni 70/80. E l'Europa finalmente farebbe l'Europa e non la 'Svizzera'.

Finale: L'euro debole farebbe sicuramente rilanciare l'export,
aumenterebbe l'occupazione in diversi settori produttivi europei,

Esattamente in base a quale magia? Se i salari nominali restassero invariati il potere d'acquisto scenderebbe, e se invece salissero addio maggiore competitivita'. Non sarebbe piu' efficace migliorare la qualita' dell'istruzione e di conseguenza il valore aggiunto sui prodotti locali?

l'inflazione sicuramente farebbe da accelleratore ai consumi  interni
come già accadde in Italia negli anni 70/80.

Ma quando mai? Gli anni '70 furono deprimenti, e gli '80 si basarono su una crescita illusoria perche' finanziata dal debito pubblico: invece di stampare lire, i governi si misero a prenderle a prestito. L'inflazione scese, ma il debito in un decennio quasi raddoppio':

Anno Governo             Infl.     Debito    Debito/PIL

1980 Cossiga, Forlani     21,1% 118.038 58,0%

1981 Forlani, Spadolini   18,7% 146.410 60,1%

1982 Spadolini, Fanfani   16,3% 186.961 65,0%

1983 Fanfani, Craxi        15,0% 235.520 70,3%

1984 Craxi                    10,6% 284.825 74,4%

1985 Craxi                     8,6% 346.005 80,5%

1986 Craxi                     6,1% 401.499 84,5%

1987 Craxi, Fanfani, Goria 4,6% 460.418 88,6%

1988 Goria, De Mita         5,0% 522.732 90,5%

1989 De Mita, Andreotti   6,6% 589.995 93,1%

1990 Andreotti               6,1% 663.831 94,7%

Inoltre, non mi sembra che in anni recenti la discesa del cambio del dollaro abbia fatto molto per l'economia americana, in particolare per i disavanzo di conto corrente; e ancor meno ha fatto la politica monetaria espansiva praticata dalla Federal Reserve, visto che e' stata la causa prima della bolla in campo edilizio che e' alla radice della crisi corrente.

Non sarebbe piu' efficace migliorare la qualita' dell'istruzione e di conseguenza il valore aggiunto sui prodotti locali?

Efficace forse. Probabile (visto come si sta muovendo il nostro governo) direi di no. Tra l'altro per aumentare il livello dell'istruzione servono anni mentre nessuno ha intenzione di seguire una linea che abbia un orizzonte superiore al prossimo tg.

  In base alla 'magia' che se esporti con euro a 1,10 invece che a 1,40 il tuo prodotto lo vendi sui mercati esterni alla UE 'scontato' del 22% circa ed è ovvio che lo vendi meglio e in maggior quantità e quindi crei occupazione perchè ti serve più forza lavoro. Il salario è una  componente del prezzo finale, e spesso il valore del costo industriale di un bene corrisponde a circa 1/5 del prezzo finale di vendita. Quindi incide marginalmente sul prezzo finale un salario aumentato in una situazione dove la moneta è debole invece che forte e la competitività è ottenuta in modo stabile. Il potere d'acquisto anche a parità di salario scenderebbe solo verso il prodotto esterno all'area UE e quindi sarebbe incentivato l'acquisto dei prodotti o servizi creati dentro l'area UE. 

  Metà anni 70 metà anni 80 e leggermente oltre ho letto all'epoca non 1 ma mille articoli economici che spiegavano ciò che si vedeva in Italia ogni giorno, ossia il consumo accellerato dalla inflazione: era sotto gli occhi di tutti che l'inflazione spingeva i consumi e non la propensione al risparmio.

 Politicamente posso definirmi da sempre, sin da allora, un anticraxiano ma per onestà intellettuale quella fase in cui sotto Craxi il debito aumentò in modo sensibile è dovuta alla sua lungimirante idea ( l'unica a mio avviso ) di aumentare il debito per costruire le centrali nucleari che poi il referendum dei verdi, dovuto al vecchio reattore di Chernobyl, rese spesa inutile dato che tutto venne bloccato. 20 anni dopo scopriamo che in 20 anni a parte mettere 3 pannelli solari siamo in dipendenza piena di energia. No comment sulle politiche energetiche italiane.

 In anni recenti gli americani hanno giocato a fare gli italiani dei tempi della famosa 'svalutazione competitiva', su questo concordo ma con una differenza enorme: in Italia lo facevamo per esportare meglio, loro invece lo hanno fatto per politica protezionista del made in usa vs il made in europe e japan. Il loro vero problema è stato indebitarsi per finanziare le guerre e la spesa militare. Spendono oltre 600 miliardi di dollari/anno per il loro apparato militare guerre escluse. La bolla edilizia non è in relazione stretta come intendi tu secondo me, ne è solo una derivata impazzita per mancanza di leggi a tutela dei terzi investitori sui sub prime.

 

In base alla 'magia' che se esporti con euro a 1,10 invece che a 1,40
il tuo prodotto lo vendi sui mercati esterni alla UE 'scontato' del 22%
circa ed è ovvio che lo vendi meglio e in maggior quantità e quindi
crei occupazione perchè ti serve più forza lavoro. Il salario è una 
componente del prezzo finale, e spesso il valore del costo industriale
di un bene corrisponde a circa 1/5 del prezzo finale di vendita. Quindi
incide marginalmente sul prezzo finale un salario aumentato in una
situazione dove la moneta è debole invece che forte e la competitività
è ottenuta in modo stabile.

E che altro incide che non sia soggetto ad aumentare? Le materie prime sono importate, i trasporti vanno a petrolio che e' importato, i distributori non sono scemi e aumentano le loro tariffe... Insomma: se c'e' l'inflazione che tu auspichi tendono a salire tutti i fattori de determinano il costo di vendita, anche se in misura un po' diversa tra loro; e quella poca competitivita' acquistata a caro prezzo viene erosa in breve tempo.  

In anni recenti gli americani hanno giocato a fare gli italiani dei
tempi della famosa 'svalutazione competitiva', su questo concordo ma
con una differenza enorme: in Italia lo facevamo per esportare meglio,
loro invece lo hanno fatto per politica protezionista del made in usa
vs il made in europe e japan.

Qualunque fossero le motivazioni, non ha sostanzialmente ridotto il disavanzo di conto corrente.

La bolla edilizia non è in relazione stretta come intendi tu secondo
me, ne è solo una derivata impazzita per mancanza di leggi a tutela dei
terzi investitori sui sub prime.

Ma oramai non e' piu' solo una questione di sub-prime. Il prezzo di tutti gli immobili e' salito grazie all'espansione del credito specie nel periodo 2001-2003 (se pompi liquidita' nel sistema, non puoi sperare che vada solo dove vuoi tu), e ora la bolla e' scoppiata. Con i livelli di leverage a cui stanno le banche oggi, e il loro coinvolgimento diretto o indiretto nei mutui immobiliari, questo impatta gli attivi di bilancio in misura tale da portarne alcune vicino all'insolvenza: che e' il problema, ben piu' serio di una semplice crisi di liquidita', che sta ora spingendo molti governi a ricapitalizzarle con l'acquisto di azioni (privilegiate).

  La Cina è un esempio di una area economica grande quasi 3 volte l'europa che gestisce in modo governativo il cambio per rimanere concorrenziale nel mondo sul mercato col prezzo, e che pur avendo un incremento forte della voce  salari e stupendi nell'arco di solo 6 anni, bloccando l'apprezzamento della moneta sul mercato dei cambi rimane competitiva all'esterno. Il WTO per anni ha fatto mega battaglie in tutte le sedi su ciò senza esito.

  Il tenere l'euro debole da parte della banca centrale lascerebbe competitività al prezzo dell'esportato e la rincorsa dei prezzi che accade sempre in una dinamica inflattiva rimarrebbe interna al circuito UE, e i salari con la semplice riattivazione di scala mobile+fiscal drag conserverebbero in modo stabile il potere d'acquisto all'interno dell'area UE. A me realmente pare stia diventando una 'moda' quella del parlare solo di 'recessione' senza prendere in considerazione l'inflazione  interna e la conseguente svalutazione della moneta come alternativa per tutelare posti di lavoro e consumi che la recessione di regola falcidia in maggior quantità.

  In Italia siamo veramente andati avanti per vent'anni grazie alla svalutazione 'competitiva'; il sistema monetario europeo all'epoca creò pure l'oscillazione di banda larga per noi (6% rispetto al 2,25% mi pare era).

  Il tuo ultimo capoverso sulle case invece ci concordo appieno, e la penso come te. Come pure su tuo discorso di giorni fa sul mercato dei prodotti locali; se venisse finalmente 'liberalizzato' e non più tenuto bloccato dagli interessi dei grossisti e della grande distribuzione, produrrebbe addirittura spesso non solo un ribasso dei prezzi dato che il local food è un mercato che elimina questi 2 intermediari, ma anche una redistribuzione più 'etica' del reddito perchè premierebbe anche economicamente un lavoro manuale (quello agricolo) che è incredibile sia così sottopagato oggi rispetto al forte valore economico intrinseco del settore stesso. ( è assurdo  per me che il terziario della pubblicità quoti più dell'agricoltura considerando le varianti Agricoltura Biologica Prodotti DOP DOCG etc)

Altra cosa che complessivamente ridurrebbe il costo della vita sul fronte food e mitigherebbe pure qualunque meccanismo inflattivo sarebbe la abolizione di quella rendita gratuita, chiamata set-aside, che non ha più ragion d'essere visto quanto sta aumentando il prezzo di certi prodotti agricoli. Sarebbe un doppio risparmio perchè da un lato non verrebbero più pagati contributi comunitari su ogni ettaro non coltivato, e quindi l'insieme dei cittadini pagherebbe un % di tasse in meno, e dall'altro avremmo una produzione maggiore di prodotti agricoli e riduzione conseguente dei prezzi.

ciao. in primo luogo trovo sempre commenti opportuni e illuminanti che sono un vero toccasana. secondo: chi mi spiega sta roba? Db-X-Trackers Dj Eurostoxx 50 Etf. nelle settimane scorse in cui tutto scendeva questo saliva alla grande anche...

ne approfitto per fare una bella figura con poco sforzo..

L'ETF che ha guadagnato, e parecchio, nella scorsa settimana non è quello che dici te, ma questo qui:

Db-X-Trackers Dj Eurostoxx 50 Short

 

  

A proposito del grande rimbalzo in avanti di oggi in termini percentuali, la seguente tabella e' food for thought... quasi perfetta correlazione dei mercati azionari di questi giorni a parte, notate la classifica e le date (anni trenta, 1987, 1907). Che vi suggeriscono? Se non altro, Houston, abbiamo un problema e un segretario al tesoro che pensa di fare regali ai suoi amici.

Magari sta' volta andra' meglio, ma i segnali di un crash e di un bear market ci sono tutti. Domani Paulson distribuisce a pioggia 250 miliardi alle banche in preferred shares à la Buffett, oltre alla garanzia del debito emesso per tre anni.

Servira'? Boh, di certo servira' moltissimo alle banche virtualmente insolventi, e col problema informativo siamo punto e a capo.

----------------------------------

Largest ever daily percentage gains, DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE

Rank - Date - Close - Net Change - % Change

----------------------------------

1 1933-03-15 62.10 +8.26 +15.34
2 1931-10-06 99.34 +12.86 +14.87
3 1929-10-30 258.47 +28.40 +12.34
4 1932-09-21 75.16 +7.67 +11.36
5 2008-10-13 9,387.61 +936.42 +11.08
6 1987-10-21 2,027.85 +186.84 +10.15
7 1932-08-03 58.22 +5.06 +9.52
8 1932-02-11 78.60 +6.80 +9.47
9 1929-11-14 217.28 +18.59 +9.36
10 1931-12-18 80.69 +6.90 +9.35
11 1932-02-13 85.82 +7.22 +9.19
12 1932-05-06 59.01 +4.91 +9.08
13 1933-04-19 68.31 +5.66 +9.03
14 1931-10-08 105.79 +8.47 +8.70
15 1932-06-10 48.94 +3.62 +7.99
16 1939-09-05 148.12 +10.03 +7.26
17 1931-06-03 130.37 +8.67 +7.12
18 1932-01-06 76.31 +5.07 +7.12
19 1932-10-14 63.84 +4.08 +6.83
20 1907-03-15 81.33 +5.10 +6.69

Io non ho capito. Sara' che non ho dimestichezza con le tabella e mi vanno insieme gli occhi. A parte gli scherzi, cosa devo vedere nella tabella?

A parte gli scherzi, cosa devo vedere nella tabella?

Credo volesse fare il punto che questo e' dead cat bouncing in quanto i rimbalzi piu' alti sono sempre quelli prima delle grosse crisi. Il che pero', a mio vedere, significa solo che c'e' semplicemente piu' margine per comprare perche' tutto e' in saldo. Quindi di fatto non mi dice nulla di per se'. Direi che la mossa degli ultimi giorni e' servita a comprare tempo senza spender soldi. Se il tempo che si e' impegnato in questo modo viene usato in maniera produttiva (per esempio andando ad aprire i libri) allora sarebbe una buona direzione. Se non si fa nulla ce l'abbiamo nel baugigi, pero'.

 

Alberto, a guardare le date della tabella da un punto di vista quantitativo gli highest gains sono spesso associati a bear markets storici. Se aggiungiamo che lo skew di una distribuzione degli returns e' negativo e non positivo e che c'e' volatility clustering, e' probabile che a breve ci sia un tail event di entita' superiore nel senso opposto. Diciamo 15/20% questo mese o il prossimo.

Ora, se io fossi ricco e non uno con le pezze sulle terga, farei come Taleb e prenderei delle out-of-the money put options sullo S&P500 (non ABS, non CDO, non CDS, non RMBS, quelli non li toccherei neanche con un tronco di sequoia).

Ma magari non succede, pero' e' probabile, considerando che siamo punto e a capo col problema informativo delle banche, che sanno che porcate han fatto e non si fidano dei loro Level 3 assets e allora razionalmente decidono ciascuna di non prestarsi in una sorta di dilemma del prigioniero finanziario.

Giorgio: Una cosa che ammiro in voi biologi (sin dai tempi di Haldane) e' che usate delle belle metafore, come quella del gatto morto che rimbalza invece di atterrare in piedi. In effetti oggi e' capitato il primo dei bounces del dead cat, e siamo solo all'inizio della recessione :-)

Ma dai, non dirmi, io pensavo fosse quasi venuto il momento di comprare.

Un po' qua, un po' , un po' su ed un po' giù.

Il miracolo è fatto: è bastata la promessa di stampare carta e la manna è scesa dal cielo, l'oceano si è aperto e siamo diventati tutti più ricchi.

O no?

A me sembra un bellissimo test. Verificheremo nel giro di un anno o due se

1) si è trattato di un miracolo;

2) si è trattato di un grande furto, in puro stile Robin Hood alla rovescia. 

Una cosa è certa: un nuovo socialismo internazionale ha visto la luce questo fine settimane.

"Bancari e politici di tutto il mondo, unitevi!" 

P.S. Ovviamente il test potrebbe anche realizzarsi molto prima di quanto io preveda.

Ebbene si', questa la paghiamo cara. Sara' che ti hanno ascoltato le persone sbagliate, ma son tutti zitti e fermi (o osannanti)

Non è vero, non ci credo ....... :-)

Al fine economista Zaia non bastava la grande pensata del prezzo calmierato per pane e pasta ......

scusate, a voi risulta per caso che

Sembra inoltre che le banche non abbiano avuto scelta di rifiutare i fondi governativi.

ovviamente si parla delle prefs 5%-9% che il tesoro acquisterà. a me pare strano assai, soprattutto come precedente. sempre come precedente, (specie se il tesoro ci fa soldi) non potrà invocare questo intervento per futuri "investimenti forzosi" in altri settori?

domande: la Fed torna a fare discounting di CP, non era quello che faceva negli anni '20? la divisione tra banche commerciali e investment bank prevista dal glass-steagall act era così sbagliata, considerando che separava di netto banche con funzione "pubblica" (leggi sistema di pagamenti) e banche prive della stessa?

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti