La metafora degli stagisti

24 ottobre 2014 Massimo Famularo

Il simpatico e recente film di Vince Vough e Owen Wilson sugli stagisti non sarà esattamente un capolavoro artistico*, ma offre un interessante occasione per almeno 3 riflessioni sul declino del nostro paese e sulle alternative a disposizione dei suoi abitanti.

Il due protagonisti hanno 3 caratteristiche:

  1. sono non più giovanissimi, ma non ancora in età da pensione (detto in modo politically correct)
  2. hanno svolto per tutta la vita, con successo, la stessa attività nello stesso modo 
  3. si trovano a fronteggiare l'amara realtà di non poter più continuare a lavorare come hanno sempre fatto

Dopo il trauma iniziale, dovuto alla presa di coscienza per la propria condizione, si trovano di fronte a un bivio non da poco: da un lato la strada vecchia, che  li porterebbe ad accettare compromessi, umiliazioni e demansionamenti, pur di continuare a lavorare come hanno sempre fatto; dall'altro  la nuova, che parte letteralmente da zero (uno stage in Google) e non è dato sapere dove possa portare.

La scelta è scontata e il film si sviluppa secondo i canoni più consolidati della commedia senza pretese, con antieroi che infilano una sequela di gag, affrontano una competizione, che sembra persa in partenza e alla fine vincono contro ogni aspettativa. Il tutto è condito con una manciata di sani luoghi comuni, dalla giovane-solo-carriera, che scopre la vita oltre il lavoro, al gruppo di sfigati che fanno squadra in nome de “l'unione fa la forza”, passando per l'arrogante carrierista destinato a perdere, perché troppo preso da se stesso e dalla smania di primeggiare non aveva compreso neanche il senso della competizione.

 Quali riflessioni per il declino italico?

 Spunto 1

I due venditori, senza futuro nelle vendite, rappresentano fedelmente una non trascurabile parte della forza lavoro del paese, ma anche una certa classe di imprenditori e professionisti “vecchia maniera” che hanno trascorso gran parte della vita in un contesto in cui era possibile sopravvivere (in certi periodi anche bene) ignorando i cambiamenti che avvenivano nel resto del mondo. Questo è stato possibile grazie a un certo livello di chiusura del sistema Italia e alla rilevante ingerenza del settore pubblico (che dove non opera direttamente, spesso influenza la governance o regolamenta in modo capillare).

Il vento dell'innovazione tuttavia bussa alla porta e i cambiamenti che porta con se difficilmente potranno essere differiti oltre.

Nel film, il brusco risveglio non è dovuto al deprecabile arbitrio del capo di turno, che grazie al far west delle leggi USA sul lavoro licenzia a piacimento, ma alla presa d'atto di una media azienda che, non riuscendo a fare più affari alla vecchia maniera decide di chiudere. Anche molte aziende nostrane sono purtroppo giunte al capolinea e, non sempre riescono ad accorgersene per tempo. L'intervento dello stato non potrà fare da ammortizzatore per sempre e la crisi globale degli ultimi anni ha fatto scricchiolare (ove ve ne fosse ancora bisogno) il delicato equilibrio su cui si tiene il sistema Italia, per dirla con le parole di uno che ci vedeva lungo:

Come gather 'round people
Wherever you roam
And admit that the waters
Around you have grown
And accept it that soon
You'll be drenched to the bone.
If your time to you
Is worth savin'
Then you better start swimmin'
Or you'll sink like a stone
For the times they are a-changin'.

Spunto 2

 Checchè ne dicano gli utopisti a la Rifkin , tanto cari alla sinistra nostrana perché riescono a propugnare magnifiche sorti e progressive a chi vive ignaro alle pendici dello sterminator vesevo, i posti di lavoro fantastici con cibo gratis e letti per riposare oltre a benfit innovativi sono aperti a un limitato numero di persone con competenze ed attitudini ben specifiche e la selezione per accedervi è di norma altamente competitiva.

Se fino a ieri istruzione e competenze potevano essere secondarie perché il lavoro si poteva ereditare, conquistare per meriti politici o di relazione, oggi si può dire che ai fini della possibilità di lavorare noi “siamo quel che sappiamo” e l'esempio del film inerente la “googliness” se in parte è ironico, in parte descrive accuratamente quanto la “sopravvivenza” nel mondo del lavoro contemporaneo richieda la flessibilità di adeguarsi ai mutamenti che ci circondano e la disponibilità al cambiamento oltre, ovviamente, a una serie di competenze di base la cui mancanza, se può essere vista come risibile goffaggine in film commedia, costituisce un tragico handicap nella realtà di tutti i giorni. 

Spunto 3

La morale della favola (secondo una tradizione che va indietro almeno fino ai tempi di Horatio Alger  ) è che non può esserci riscatto senza la disponibilità non solo a ripartire da zero, ma anche e soprattutto a reinventarsi e a sperimentare strade nuove. Nel film due bravi venditori si cimentano in un'attività di cui ignorano quasi tutto e per la quale sembrano assolutamente inadeguati e, tuttavia riescono, una volta comprese le regole del gioco, a contribuire positivamente al lavoro apportando anzi spunti innovativi grazie al differente percorso svolto in passato. Lasciando perdere l'ovvia retorica spicciola, anche in questo c'è uno spunto che molti italiani sull'orlo del declino dovrebbero considerare seriamente.

Non possiamo sapere quanti impiegati, manager e finanche imprenditori resteranno senza un lavoro nel futuro prossimo del nostro paese e, men che meno, possiamo immaginare in che modo potranno ricollocarsi; è plausibile tuttavia sostenere che la capacità di battere strade e imparare cose nuove e la disponibilità a mettersi discussione, possa fare la differenza tra il successo e la miseria (nel senso letterale del termine).

@massimofamularo

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*E' una specie di Rivincita dei Nerds ai tempi del web 2.0 con rovesciamento dei ruoli poiché la “cultura” e lo stile dei nerds di una volta è dominante in google e, pertanto, attribuisce un ruolo da paria a chi ne è estraneo, in particolare per motivi anagrafici.

9 commenti (espandi tutti)

in plain terms

New Deal 25/10/2014 - 10:43

http://www.cemfi.es/~dorn/papers/Autor-Dorn-LowSkillServices-Polarizatio...

http://www.futuretech.ox.ac.uk/sites/futuretech.ox.ac.uk/files/The_Futur...

Ancora qualche annetto, e poi:

http://en.wikipedia.org/wiki/3D_printing

http://www.economist.com/news/briefing/21594264-previous-technological-i...

Qualcuno direbbe: Galileo Galilei vs. Ipse dixit e 'balena bianca'. Trascurando 'minor problems' quali: gerontocrazia, Sud Italia in mano alle mafie, corruzione, zero R&D,  scarsa partecipazione al lavoro delle donne; sistema formativo da barzelletta e qualche altra cosetta.

 Ma grazie per il commento 'cinefilo'. Piu' seriamente, e fuor di gusto per la sprezzatura: circa 20 milioni di pensionati; pochissimi giovani, oltre all'invecchiamento della popolazione attiva (ancora)  in eta' da lavoro.

Il problema di vertice, e' trovare un reale driver per il cambiamento (possibilmente non affidato a gelatai di Rignano o a magic quadrants alla Gutgeld...(e come pagare le pensioni di domani)

R&D: non e' una parolaccia. Sicuramente non l oera ai tempi di Galilei, Leonardo, e del Rinascimento. A molti piace ancora Manzoni...

Si puo' vivere di 'illusorie' rendite dal Rinascimento? Forse si', ma bisogna puntare sul turismo...(ammesso che alla gente piaccia venire a vedere 'ruderi' rinascimentali...- provocazione, qui)


When our first parents were driven out of Paradise, Adam is believed to have remarked to Eve: "My dear, we live in an age of transition."

Certamente la capacità di sapersi reinventare è fondamentale nel mondo attuale.
Però io credo che il problema nella società moderna e soprattutto in quella del futuro prossimo sia ben più serio del semplice reinventarsi per stare al passo con i tempi.
Cerco di fare alcuni esempi.
Prendiamo youtube. Un servizio usato da milioni, se non miliardi, di persone in tutto il mondo, nel quale chiunque può condividere video su qualunque cosa. Parliamo di milioni di video. Ecco, tutto questo immane servizio è garantito da un team di impiegati che se non sbaglio si aggira sulla sessantina di persone.
Ora prendiamo amazon. Non so quante persone lavorino per amazon, ma comunque anche qui abbiamo un servizio disponibile in tutto il mondo dove chiunque può acquistare oggetti ad un prezzo mediamente più basso che nei negozi tradizionali. Mi domando quanti negozi tradizionali stiano soffrendo a causa di questo servizio. E la mia non è una critica del tipo "amazon danneggia i negozi tradizionali, quindi è sbagliato". No, è solo una osservazione.
Ora prendiamo gli ebook. Praticamente, data la capacità dei supporti di memoria magnetica, una persona potrebbe tenere l'intero scibile dell'umanità in un ebook, rendendo quindi supeflui bibliotecari, editori, stampatori, distributori, ecc.
Questi sono tre esempi distinti di come l'economia digitale stia radicalmente cambiando il mondo nel quale viviamo in una maniera mai vista prima nell'intera storia umana.
Come questi cambiamenti influenzeranno il mondo del lavoro nessuno ancora lo sa, ma pare che famosi analisti come Brad delong comincino a chiederselo ultimamente, e sembrano piuttosto preoccupati. Cercate "technological unemployment" su google e troverete parecchi spunti interessanti.

Condivido iltuo intervento anche se lo trovo un po' OT. L'articolo verte sul "reinventarsi" e fa affermazioni condivisibili. Tu parli di come il mondo si sta evolvendo e, secondo me, l'argomento meriterebbe una profonda riflessione.

A prima vista potrebbe sembrare una riedizione del panico tra i filatori all'apparire dei primi telai meccanici. Io credo, come te, che sia qualcosa di diverso e più profondo. Come questo influenzerà il "lavoro" come lo intendiamo oggi è qualcosa che meriterebbe molta più attenzione ma sembrano tutti troppo immersi nel samsara del cambiamento per rendersi conto dello stesso.

nei prossimi anni un'enorme quantitá di lavori tradizionali (dai bancari ai contabili ai commessi) sparirá e quelli che intendevano svolgere quelle attività dovranno necessariamente dirigersi altrove 

Certo, loro si dovranno preparare ad andare altrove ed è l'argomento del film ma comunque non ci sarà altrove per tutti loro e non potrà mai più esserci ed è l'argomento di Zanutto.

Non ho usato l'esempio dei filatori a caso: non siamo più nella situazione degli albori della rivoluzione industriale dove la miopia impediva di vedere che la nuova tecnologia non uccideva posti di lavoro ma ne creava di nuovi (la "torta pià grande" di uno dei tuoi primi post su nfA). Non sto nemmeno usando il modello superfisso, almeno non credo.

Qui per quanto le nuove tecnologie possano allargare la "torta" non sarà mai sufficiente per dar lavoro a tutti i "commensali" ma, allo stesso tempo, i "commensali" devono aver un lavoro o meglio un "reddito" per poter comprare la loro fetta di torta, altrimenti il sistema non va avanti.

Nel futuro prossimo assisteremo ad un cambiamento radicale del Lavoro e della società. Tantissimi lavori (operai, impiegati) ed opportunità (piccoli negozianti, trasportatori, taxisti) andranno a sparire. Il processo è gia in atto, le tecnologie ci sono già, è che non abbiamo imparato ancora a sfruttarne tutte le possibilità (e poi ci sono dei tempi tecnici).

Pensare come sarà questo futuro è oltre le mie capacità ma, allo stesso tempo, è interessantissimo ed è un processo che sta succedendo sotto i nostri occhi.

http://www.economist.com/news/briefing/21594264-previous-technological-i...

A leggerlo sembra preoccupante.

IMVHO reinventarsi è una delle risposte al problema.

  1. http://www.futuretech.ox.ac.uk/sites/futuretech.ox.ac.uk/files/The_Futur...
  2. 4 caratteristiche dei lavori a minor rischio di rimpiazzo da parte delle macchine:
  3. Percezione. Quella umana,  inarrivabile per i computer in termini di profondita' ed ampiezza, soprattutto in ambienti di lavoro non strutturati.
  4. Manipolazione. Gli esseri umani gestiscono oggetti irregolari molto meglio dei robot. La manipolazione delle macchine e' inoltre limitata dalla loro difficolta' nel pianificare i movimenti per spostare degli oggetti da un posto all’altro.
  5. Creativita'. L’abilità di avere idee  (poesie, teoremi, ricette, trucchi) e di creare artefatti (come sculture e macchinari) nuovi e giudicati di valore richiede conoscenze ampie, da combinare in modo sensato. Il concetto di 'valore' di un’opera creativa e' mutevole, e pertanto difficile da ingegnerizzare.
  6. Intelligenza sociale.  Quest’ultima racchiude abilità di negoziazione, persuasione e cura.
  7. Gli algoritmi riescono a riprodurre alcuni aspetti dell’interazione umana, ma sono ancora ben lontani dal riconoscere i sentimenti umani e quindi a rispondervi coerentemente, anche con un puro testo.

E questo e' Keynes. Giornalisti Italiani mai pervenuti. Gli economisti sono tutti fuggiti.

barriers to ENTRY dai tempi di Galileo Galilei (che non cito a caso. Anche Dante ok...)  e 'telemaco' vs. Maxwell

notte notte

Keynes - Possibilita' economiche per i nostri nipoti”, 1933

la scoperta di mezzi per economizzare l’uso del lavoro sarà più veloce rispetto alla creazione di nuovi usi del lavoro.

Ho visto il film nell'estate del 2013, ed il titolo era The Internship: http://www.theinternshipmovie.com/

Mi lasciò l'impressione di aver visto una pellicola di propaganda.

però questo non cambia gli spunti involontari offerti nei confronti del nostro declinante paese 

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