Capire la questione Euro

10 maggio 2014 Francesco Checcacci

Quando le questioni sono complesse, alcuni riferimenti accademici sono necessari. Questo e' il caso dell'Euro.

Parte prima: è tutta colpa dell’Euro?

Intanto la premessa: tutto parte dall’idea che l’Euro sia IL problema che ha l’Italia, e IL motivo per cui non cresciamo, abbiamo la disoccupazione etc. A parte l’ovvia contraddizione in termini di essere per la decrescita e poi porsi la mancanza di crescita come problema (ma si sa, noi siamo la ggente etc. etc.) vediamo se i dati danno credito a questa ipotesi.

I grafici sotto sono tratti da dati di FMI, World Bank ed Eurostat. Intanto l’idea di molti è che l’export italiano sia diminuito, sostituito da quello tedesco. Poniamoci per iniziare una domanda: la bilancia commerciale dell’Italia con l’area Euro come si è mossa? Il grafico è sotto, e dimostra che dal 1993 la bilancia è stata mediamente positiva, e raramente negativa, praticamente solo durante il picco della crisi del debito.

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Poi ci sono quelli che dicono (più o meno): l’Italia ha perso esportazioni dato che l’Euro ha favorito la Germania. Guardiamo dunque i grafici delle esportazioni tedesche e di quelle italiana verso l’area Euro.

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Sorpresa: sono praticamente sovrapponibili. La scala è ribasata al 1989 in quanto la Germania ha sempre esportato, in termini assoluti, più dell’Italia, essendo il PIL tedesco più grande di quello italiano. Quando le esportazioni italiane sono calate, altrettanto e in proporzione praticamente identica hanno fatto quelle tedesche, e questo è avvenuto al momento della crisi Lehman (2008).

Altri sostengono che la produttività in Italia sia calata per colpa della combinazione inflazione/valuta rigida: in altre parole l’Italia, che ha avuto inflazione più alta della Germania, non potendo svalutare avrebbe perso competitività. A guardare solo il dato italiano e quello tedesco questa spiegazione sembrerebbe plausibile. 

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In realtà, prima di trarre conclusioni da una serie di dati limitata, serve un campione di controllo, come sa chiunque abbia studiato una qualsiasi materia scientifica. E qui casca l’asino. Infatti la Spagna ha avuto nello stesso periodo inflazione più alta di quella italiana, eppure la produttività spagnola è salita.

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Ma soprattutto ricordiamo che alcuni settori dell’attività economica sono aperti alla concorrenza degli altri Paesi dell’area Euro; altri sono invece protetti a livello nazionale. Se l’Euro fosse davvero il colpevole del calo di produttività, questa dovrebbe necessariamente essere calata di più nei settori ‘aperti’.

Peccato che, come dimostrato dalla tabella sotto (che riporta la fonte: dati EU KLEMS; dati disponibili e di libero accesso, come tutti quelli visti finora), sia esattamente il contrario. Questi dati riguardano la TFP o Solow residual, ovvero la produttività al netto delle componenti lavoro e capitale, che vanno correttamente escluse.

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Prima conclusione: in sostanza quanto sopra smonta abbondantemente la premessa, rendendo quindi nullo l’argomento di base ed inutile il discorso sovranista.

Parte seconda: facciamo conto che quanto sopra non esista, e vediamo l’articolo

Vediamo però, a questo punto per puro divertimento, alcune considerazioni sull’articolo stesso.

1 - Non è vero che il ritorno della sovranità monetaria sia l’unico modo per avere una de facto svalutazione competitiva (vedi Farhi, Gopinath e

Itskhoki, http://www.princeton.edu/~itskhoki/papers/FiscalDevaluations.pdf). Inoltre una chicca che a Lorsignori è sfuggita:  il tasso di cambio in un’economia globalizzata, soprattutto per i Paesi sviluppati, conta sempre di meno, dato che la politica monetaria della valuta di riserva influenza sempre più quella di tutti gli altri. Intervento di un’altra che ci capisce, Hélène Rey della LBS (incidentalmente in UK non è che abbiano per l’Euro un amore viscerale; anche se Rey è francese vive a Londra da un pezzo): http://www.voxeu.org/article/dilemma-not-trilemma-global-financial-cycle-and-monetary-policy-independence

2 - E' almeno controverso che il coefficiente di pass-through si possa stimare senza tener conto del livello di debito di partenza. Comunque controllate i precedenti storici (ma tutti). Una sintesi parziale la trovate qui: http://lettotralerighe.blogspot.it/2012/12/la-stampa-di-moneta-le-bolle.html

3 - E' almeno discutibile che si escluda il periodo degli anni 70 dal computo perché i dati di inflazione sarebbero dovuti alla crisi petrolifera: è preferibile stimare in che misura e ricalcolare l’inflazione al netto di tale effetto. Comunque mancano dati, e in ogni caso resta il problema di cui sopra.

4 - Non si tiene conto che, se è vero che un certo grado d’inflazione aiuta a ripagare il debito, l’aggiustamento di competitività, anche in sistema di cambi aperti, richiede inflazione sistematicamente PIU’ BASSA dei partner commerciali, specialmente dato il contributo di Rey.

5 - La perla finale: prendere come esempio l’Argentina. Non bastasse che contro un tasso d’inflazione ufficiale intorno al 10% stime indipendenti parlano di un tasso reale intorno al 25% (ovvero, signori, la crescita reale argentina è NEGATIVA DI BRUTTO: http://en.mercopress.com/2013/04/12/argentina-inflation-congress-index-for-march-was-1.54-and-24.43-in-last-12-months) c’è anche una letteratura di minacce ed arresti a chi stimasse il tasso d’inflazione in modo indipendente. In ogni modo è almeno noto che c’era una multa di circa 120.000 dollari americani inflitta a chi stimava l’inflazione in modo indipendente.

Perché dico ‘c’era’? Ebbene, per non cadere in accuse da teoria del complotto sappiate, o attenti analisti dell’economia e della politica internazionale, che nel Maggio 2013 i tribunali argentini hanno finalmente reso illegali le multe del governo che tanto vi garba (che erano, ricordo, di circa 120.000 dollari americani) inflitte a chi stimava l’inflazione e non fosse al soldo del governo stesso: evidentemente i giudici pensano che la presidente argentina e la sua cricca stiano nascondendo la verità. Tutti al soldo degli USA? (fonte: http://qz.com/84838/argentines-are-now-allowed-to-know-the-real-rate-of-inflation-thanks-to-their-courts/)

In soldoni: il tasso ufficiale d’inflazione argentino è sottostimato clamorosamente. Il fatto che la legge argentina fino a poco tempo fa proibisse a chiunque non facesse parte del Governo di pubblicare dati di inflazione già basterebbe ad indurre il sospetto. Infatti, se il tasso d’inflazione ufficiale fosse vero, com’è che c’è un florido mercato nero di dollari in Argentina con quotazione ben superiori a quelle ufficiali? E com’è che il governo sta saccheggiando a man bassa prima i fondi pensione, poi aziende che aveva venduto ed ha nazionalizzato, e ora le riserve della Banca Centrale. Se le cose andassero bene, non ce ne sarebbe bisogno.

E’ interessante notare come si dia credito alla propaganda (abbiamo visto che di questo si tratta) di uno dei regimi più corrotti al mondo (ci sono le classifiche: tra le altre quelle di transparency international) pur di continuare ad arrampicarsi sugli specchi.

Infine: la politica monetaria indipendente per un Paese che ha l’interazione di scambi internazionali dell’Italia a confronto di uno che ne ha molti di meno è semplicemente incomparabile (per cui v. Rey).

Seconda conclusione: continuate pure a vestire l’assurdità con equazioni, ma il senso del vostro discorso, resta: se i soldi mancano, li stampiamo. Oltretutto questo è essenzialmente equivalente a dare le chiavi della pressa da stampa ai politici italiani, che Lorsignori non fanno altro che dire siano i peggiori delinquenti del globo terracqueo. Interessante.

Parte terza: assumiamo ancrora una volta che quanto sopra non esista, e vediamo la fattibilità di un’uscita

Anche ammettendo che l’Euro fosse IL problema (che abbiamo dimostrato non essere) e che gli argomenti dell’articolo avessero un senso (che abbiamo visto non avere), un’uscita sarebbe comunque auspicata dagli autori per effettuare una svalutazione competitiva.

Ebbene in Italia, non sappiamo se Lorsignori l’avevano notato, ci sono in circolazione alcuni miliardi di euro. E’ altrettanto chiaro che l’anticipazione sarebbe di una svalutazione di almeno il 20%. E’ quindi ovvio che ci sarebbero grandissimi incentivi a mantenere gli euro: infatti questo equivarrebbe ad un guadagno di almeno il 20% senza rischio. Anticipando un’uscita i risparmiatori (e tutti gli altri) italiani e non metterebbero in atto una corsa agli sportelli. In Grecia e Spagna, all’avvisaglia di un’uscita, i depositi bancari sono calati del 25% circa. Qui sotto il grafico della Grecia. Non mi ricordo da dove l’ho preso, ma i dati sono della BIS (o BRI).

La sola ragione per cui il sistema bancario di questi Paesi non è collassato è stata una massiccia iniezione di liquidità da parte della BCE. Ma se volessimo uscire per svalutare (ovvero per fregare gli altri) quanto è probabile che la BCE interverrebbe per evitare il collasso dell’Italia? Mancando il sostegno della BCE, non resterebbe all’Italia che stampare essa stessa, con effetti inflattivi ben più gravi di quelli previsti con i coefficienti di pass-through stimati da Lorsignori. La conseguenza più probabile sarebbe infatti un’iperinflazione. Naturalmente niente vieta di fare come l’Argentina, ovvero orchestrare una propaganda che convinca la ggente che l’inflazione sta salendo, ma non troppo. Questo mentre invece i prezzi salgono, ma si sa: se la TV e soprattutto la Rete dicono una cosa, questa dev’essere vera.

Inoltre sarà sfuggito un (altro) dato: i tedeschi stanno effettuando una rivalutazione interna attraverso l’aumento dei salari. Ecco il grafico (fonte Deutsche Bundesbank, la Banca Centrale tedesca). Non fanno troppa pubblicità su questo dato perché gli elettori tedeschi notoriamente non amano molto l’inflazione.

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Conclusione

Premesso tutto quanto sopra non resta che l’ovvia conclusione che non solo il problema non è l'Euro, ma stampare moneta non risolve nessun problema (in effetti abbassa i salari reali ed è quindi equivalente ad una svalutazione interna, ma divaghiamo); oltretutto si consegnerebbero le chiavi della pressa da stampa ai politici italiani, che i propugnatori di un'uscita dicono siano poco affidabili (eufemismo). Ma soprattutto un'uscita unilaterale sarebbe un'operazione molto complessa che porterebbe quasi sicuramente a fallimenti a catena a causa del collasso del sistema bancario.

76 commenti (espandi tutti)

A me chi vuole uscire dall'Euro per stampare moneta ricorda molto quel sindaco, che , davanti ad una carenza di autobus per i trasporti pubblici, invece di produrre nuovi autobus efficienti, si rivolge ai cittadini dicendo:" cari cittadini, da oggi il problema è risolto. Abbiamo raddoppiato il numero degli autobus: il 10 diventa il 20, il 15 diventa il 30, e così via". Sembra incredibile, ma alcuni italiani pensano seriamente di dare il voto a mercanti d'arte che si dichiarano economisti e propongono questa soluzione.

...manca il grafico relativo ai depositi bancari greci e la tabella dei TFP e' assolutamente illegibile (almeno per chi come me ha una capacita' visiva ridotta)

Salve: mi riferivo all'articolo della cosiddetta 'proposta sovranista' dei grillini. Trovi il link qui: http://scenarieconomici.it/la-proposta-sovranista-della-base-del-movimento-5-stelle-ritorniamo-alla-lira-e-diciamo-addio-al-debito-pubblico/

A parte che, effettivamente, non si capisce di chi si stoaparlando (chi sono questi anti-euro decrescitari? I grillini? Non ci sono riferimenti) ma, soprattutto, io leggo questo post e penso: WoW! Esportiamo come i tedeschi, abbiamo una dinamica dei prezzi identica, siamo produttivi come loro, insomma, SIAMO COMPETITIVI COME I CRUCCHI!

E pensare che c'è gente che ci manda persino delle lettere per imporci di fare "le riforme strutturali per divenire competitivi". Mah. Ps un grafico, non dico delle CA, ma almeno delle import? Uno del CLUP?

Sotto trovi i riferimenti (di chi si parla).

Sui grafici: i dati sono tutti pubblici. Pretenderai mica un chartbook da un semplice articolo!

Quanto alla conclusione: esportiamo IN PROPORZIONE ai tedeschi, non quanto loro.

Se mettiamo a posto casina nostra a mio modesto avviso esporteremo IN PORPORZIONE più di loro.

Tra l'altro abbiamo bisogno di creare più ricchezza dei tedeschi perché, non so se era sfuggito, abbiamo un debito un tantino più alto, e non ripagarlo avrebbe conseguenze peggiori che farlo sulle generazioni che stanno lavorando per pagare, ovvero quelle nate dopo in 1970 circa.

Ho trovato l'originale di questo post:  http://lettotralerighe.blogspot.it/2013/10/considerazioni-su-blinda-lequazione-del.html dal quale si capisce finalmente l'articolo riferito: http://scenarieconomici.it/la-proposta-sovranista-della-base-del-movimento-5-stelle-ritorniamo-alla-lira-e-diciamo-addio-al-debito-pubblico/

Domanda per i redattori: come mai mancava il riferimento alla fonte originale?

credo sia stata proprio  la redazione a sollecitare all'autore il permesso di pubblicare l'articolo anche qua, non è certo avvenuta a sua insaputa.

lo scopritore dovrebbe esser stato bisin.

Ovvio

Giuseppe Ferrari 10/5/2014 - 17:58

Ovvio che l'articolo sia stato ripubblicato col permesso dell'autore, non ne dubitavo affatto.

E se il mio commento poteva far credere che pensavo il contrario, me ne scuso con Checcacci, redattori e lettori.

Volevo solo far notare che questo post sarebbe stato più comprensibile per i lettori se fosse stato direttamente riportato anche l'incipit dell'originale o, in alternativa, il suo indirizzo.

Proprio perchè questo sito costruisce sulla professionalità e precisione la sua meritata fama, credo sia giusto far notare eventuali errori perchè non si ripetano, non trovi?

concordo.

dragonfly 10/5/2014 - 19:13

alle tue indispensabili informazioni aggiungevo solo l'autore della "scoperta" di Checcacci.

Confermo volentieri che è stato Bisin a chiedermi l'articolo. Ovviamente ho accettato di buonissimo grado.

colpevole

alberto bisin 11/5/2014 - 17:59

non strapagato ne' pagato ma pur sempre colpevole

Ad occhio e croce il Moving Average 2000-2006 della bilancia commerciale e' = 0. Mentre sicuramente prima era piu' alto.
Qui ci sta che l'introduzione dell'Euro qualche impatto ce l'ha avuto.

PS. Ma quando eri a Cass, Haberman e Gerrard gia' erano parte della Cass o avevano ancora il loro dipartimento?

Cass

Francesco Checcacci 11/5/2014 - 14:58

C'ero nel 2004/2005.

Mi pare Haberman già ci fosse, ma si occupava (e mi risulta ancora si occupi) di scienze attuariali, quindi non l'ho incontrato molto.

Cass

Alex 14/5/2014 - 09:19

Si infatti era il dean di Actuarial Science quando c'ero io. Poi Actuarial Science fu assorbita da Cass (prima era nella facolta' di Matematica) probabilmente perche' si trattava del dipartimento di maggior lustro accademico dell'Universita' e quindi poteva fare marketing per la Business School. Fare un corso di un altro dipartimento e poi farne uno con loro dava la sensazione di essere scesi da una 500 ed entrati in una Ferrari.
Immaginavo pero' che avessero preso un ruolo crescente all'interno dell'insegnamento di materie attinenti alla finanza ed agli investimenti o almeno credevo fosse un obiettivo della facolta' di Business, dopo l'assorbimento, orientare in una direzione piu' numerica gli insegnamenti. Invece probabilmente continuano a fare quello che facevano solo che prima appartenevano ad una facolta' ed adesso ad un'altra.

al riguardo consiglio la lettura dei post di tommaso monacelli

Mi pare chi i cosiddetti sovranisti vogliano accreditare la tesi che solo il possesso di una sovranità monetaria consente, in presenta di disparità geo-economiche, di fare in modo che gli ultimi recuperino terreno e diventino (in teoria o in pratica) addirittura i primi.

In realtà la leva monetaria altro non fa che fornire un comodo alibi per procrastinare le riforme (per gli stati) e permettere alle aziende "pigre" di vivacchiare senza impegnarsi in profonde ristrutturazioni.

In realtà quella che conta è la sovranità fiscale, come i federalisti ben sanno, perché implica competizione tra territori, migliori prestazioni pubbliche al minor costo fiscale possibile. In queste condizioni, malgrado il Franco Svizzero come moneta unica da piu' di un secolo, il Ct. Zugo è diventato il piu' ricco (procapite) partendo alcuni decenni fa dall'essere il piu' povero. Mi pare che anche in USA, l'Alaska abbia notevolmente sovvertito le graduatorie della ricchezza porocapite, anche se fors per un problma di nuove risorse scoperte. Che dire poi di quanto successo in Germnaia, dopo la riunificazione? Malgrado il Marco (e poi l'Euro) oggi l'ex-Est, che veniva da una catastrofica situazione di povertà diffusa si è risollevato e le disparità in soli 20 anni sono drammaticamente diminuite. Una cosa che in Italia non è mai successa in 150 anni e passa di unità nazionale.

Non è la moneta. è il federalismo, compreso quello fiscale, che conta.

In linea di principio sono d'accordo. Il problema è che le autorità di politica fiscale, e non solo intesa come tasse, hanno latitato in leadership. Per questo le autorità monetarie hanno dovuto, IMHO, prendere campo che forse neanche sarebbe a loro spettato. O tempora o mores!

In non credo

Nasissimo 12/5/2014 - 13:30

che "dare le chiavi della pressa di stampa" a questa classe dirigente sia una buona idea. Io gli togliererei anche le chiavi di casa.

Ma questa è una circostanza contingente, dovuta alla classe dirigente impresentabile che ci ritroviamo, qui e adesso. Idealmente, la questione è se la politica monetaria debba essere sottoposta a controllo democratico, e quindi le autorità preposte legittimate per tramite di un qualche meccanismo elettivo, oppure ad esso sottratta. Io tendo a pensare che sia meglio se gli viene sottratta, ma devo riconoscere che faccio fatica a giustificare questa opinione, senza cadere in posizioni aristocratiche (e quindi decisamente non-democratiche).

Un'altra questione è se sia giusto (giusto, prima che opportuno) che le rendite da signoraggio, che sono pure rendite di posizione derivanti da un regime di monopolio, assolutamente disgiunte da qualsiasi merito o lavoro o rischio d'impresa, siano intascate da privati; sia pure in minima parte. Lo sappiamo che queste vengono "in gran parte" retrocesse agli stati dalla BCE, ma questo "in gran parte" dice che c'è anche una "piccola" parte che rimane appiccicata alle mani di qualcuno, ed eticamente ciò è perlomeno discutibile.

La terza questione, che è collegata a questo dibattito, è la questione del debito; la grande questione di questa fase storica che viviamo. Ne abbiamo discusso altrove. Se quello che abbiamo messo in scena negli ultimi settanta anni è un gigantesco schema di Ponzi, come credo, allora non ci sono "soluzioni" che consentano di uscirne senza danni. Trascurando il vivere alla giornata (un altro giro di vite alle tasse ogni anno, IVA che sale un punto all'anno, accise sui carburanti in continuo aumento; con elemosine da 80 euro ogni tanto per tener buoni i randellati e continui tagli di spesa finché non esplode la protesta violenta), sistema questo che serve solo a rinviare la resa dei conti di un anno o due, qui c'è solo da scegliere fra cattive soluzioni.

Le due soluzioni da te definite "scellerate" (stampare soldi per ripagare il debito, oppure non ripagare il debito affatto o negoziarlo) sono delle non-soluzioni, entrambe con conseguenze tragiche, ne sono convinto. Ma non ce ne è una terza. Vendere il Colosseo e la Fontana di Trevi per diminuire il debito soltanto del 20% (era la stima di Bisin?), se non è una soluzione scellerata anche questa (perché, fuor di metafora, non venderesti monumenti, venderesti asset di grandi aziende in attivo, con ripercussioni sul controllo e sui costi dell'energia, sulla qualità dell'informazione, sulla qualità e sul costo dei servizi, ecc), è una non-soluzione, tanto quanto quelle di prima. Perché il 20% è troppo poco, e soprattutto perché continuando a perpetrare il meccanismo nel solito modo, il livello del debito ti ritorna dove sta adesso in 5 anni, e tra cinque anni ti ritrovi al punto di partenza, e senza avere altri Colossei e Fontane di Trevi da vendere.

In questo modo vai solo verso una morte lenta, lasciando il veleno da ingoiare tutto alle generazioni future.

Sei fuori tema, ma ti faccio notare che l signoraggio lo intasca lo Stato quasi del tutto. Guarda pure i bilanci di Banca d'Italia. Quanto alla parte che va ai privati, faccio notare che questi ci hanno messo i soldi e sinceramente, per quel che prendono, conveniva investire in BTP. Il capitale privato è però indispensabile per evitare il controllo dei politici sulla stampa di moneta.

Quella della fontana di Trevi credo fosse una provocazione. Invece si possono vendere asset di Stato (o di comuni e provincie), o anche aprire a maggior concorrenza settori adesso in mano a monopoli ed oligopoli con veri benefici per tutti (e riduzione immediata del debito).

Ti rimando in proposito ad un recente studio di Banca d'Italia: 

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td09/td706_09/td_7...

Forse ti riferisci al fatto che chi parla di uscire dall'Euro non propugna l'idea con lo scopo di recuperare quella piccola parte del signoraggio che non viene incamerata dagli stati, ma ha ben altro in mente. Ma è in tema, nel senso che la cessione della sovranità monetaria ha tra i suoi effetti anche quello di delocalizzare il signoraggio. Questo fatto per mio gusto è eticamente discutibile, in sé, al di la della misura. Se anche un solo centesimo del reddito da signoraggio finisse nelle tasche di privati, quello sarebbe un centesimo rubato. Perché non mi pare accettabile il dire "ci hanno messo i soldi". Ci hanno messo i soldi su cosa, sull'acquisto di un divano: le banche centrali non prestano a interesse partecipando al rischio d'impresa, non offrono nessun tipo di servizi bancari. Non puoi aprire un conto alla Banca d'Italia o alla BCE, non hanno neppure uno sportello. All'inizio furono miste, ma si parla di due secoli fa. Le rendite che producono oggi sono pure rendite di posizione, dovute al fatto che detengono il diritto, esclusivo, di stampare moneta. Sai che bravura. Ora, dato che godono di questo privilegio per gentile concessione degli Stati (cioè nostra) per me devono "retrocedere" per intero agli Stati questa rendita di posizione. Trovo inaccettabile che distribuiscano dividendi, fosse anche in misura simbolica (che poi tanto simbolica non è). Se qualcuno, un secolo fa o più, "ci ha messo dei soldi", beh, si accontentasse delle rendite intascate fin qui, e anzi ringraziasse che non gli si chiedono indietro.

Comunque non è questo il punto, qui non siamo del tutto fuori tema ma siamo ai margini del tema. Il punto secondo me sta nella terza osservazione precedente. Non è colpa dell'Euro, dici. Ma colpa di cosa? Della crisi del debito sovrano, e delle sue conseguenze. D'accordo. Viene da dire: di che è la colpa, dunque? Ma lasciamo perdere per ora, parliamo delle conseguenze. La crisi del debito, e le strategie per fronteggiarla, sono il punto. Piuomeno, grossolanamente parlando, ci sono (forse) tre strategie possibili.

Una è stampare soldi per rimborsare il debito. A questo dovrebbe servire "uscire dall'Euro", nell'idea di chi vorrebbe recuperare la sovranità monetaria. E' l'opzione contro cui ti scagli tu (e sono con te).

Una è non rimborsarlo affatto. Il Default. Che poi può essere disordinato, o controllato, oppure parziale e allora si chiama "rinegoziazione" o "ristrutturazione". Ci sono mille varianti e sfumature, ma nel succo questo è. Pure questa opzione è chiaramente sanguinosa nelle conseguenze. Anche qui siamo d'accordo.

Ma la terza qual'è? La terza è rimborsare il debito a rate (rientrare nel target del 60% di rapporto Debito/PIL in venti anni, a bordate del 5% all'anno, e rispettando sempre il 3% di Deficit/PIL: il Fiscal Compact). Sarebbe a dire continui aumenti di tasse, e continui tagli di spesa, a ogni finanziaria, per venti anni. Ogni volta lo scaricabarile delle colpe, ogni volta proteste sempre più violente, e ogni volta la solita penosa rissa dei capponi di Renzo, tra tagliatori di spesa e aumentatori di tasse, combattuta a suon di stime di comodo del moltipilicatore fiscale e del moltiplicatore della spesa, e di bestemmie sul muso. A questa via mi pare tu proponga di aggiungere la dismissione di alcuni assets destinando il ricavato all'abbattimento del debito (trascurando le conseguenze su costo e qualità dei servizi, e sul loro controllo, di queste dismissioni) che però permetterebbero, secondo quanto dici, di ridurlo solo del 20%. Forse che questo non è sanguinoso?

La obiezione/domanda che mi pongo, e ti pongo, è: siamo sicuri che questa via sia praticabile? E se lo è, siamo sicuri che sia migliore della altre due? Le considerazioni che mi portano a dubitarne sono così tante, che ti rimando alla prossima puntata, perché non mi basta una giornata per fare l'elenco.

 

 

Esiste una quarta possibilità: riforme strutturali che rendano un po' meno difficile creare ricchezza in italia, a partire da risposte rapide sui permessi e da una giustizia civile rapida ed efficiente. Alla fine i tedeschi con questo ci hanno più o meno pagato la riunificazione. Perché noi non ci possiamo ripagare il debito?

Se esiste una riforma strutturale in grado di far ripartire la crescita e risolvere così tutti i problemi, la si faccia, chi vuoi che non sia d'accordo. Io volevo arrivare ad una conclusione diversa, cioè alla critica ad un sistema che è sostenibile (forse) solo a condizione che si cresca all'infinito, cioè che è sostenibile se e solo se è insostenibile. Mi ricorda il paradosso del Barbiere.

Ma si andrebbe fuori tema, vero, un'altra volta. Qui dico solo che se la burocrazia nell'ottenimento dei permessi, e la lentezza della giustizia civile, rendono più difficile creare ricchezza in Italia, non è solo perché si sono stratificati negli anni regolamenti ridondanti e inutili, o perché i magistrati sono dei vagabondi. La mole di passaggi normativi, fiscali e burocratici richiesti per iniziare una attività è resa necessaria dalla.. diciamo così, attitudine alla furberia ed all'imbroglio dell'italico costume. E la mole di processi civili che ingolfano i tribunali è conseguenza dello stesso difetto. A questo aggiungo che mettere mano ad una qualsiasi "riforma della giustizia", con una classe dirigente corrotta e in odore di criminalità come abbiamo tuttora, è perlomeno sconsigliabile, visto che non possiamo illuderci che questa non cercherebbe di sfruttare l'occasione per rendersi impunibile, più ancora di quanto non lo sia già adesso.

Il primo intervento che s'ha da fare è un bel repulisti. Se vogliamo somigliare alla Germania, più che rubargli un Kohl o una Merkel dovremmo rubargli Martin Lutero.

La regione più ricca della Germania è la Baviera, profondamente cattolica. Inoltre la Germania ha (quasi) sempre avuto governi con l'appoggio democristiano. La cattolicissima Austria è pure una delle nazioni più ricche del mondo ed ha un apparato statale di tutto rispetto. Io non sono cattolico ma sta menata che i paesi civili ed industriosi son solo quelli con l'etica protestante luterana non la sopporto più. Sará che la raccontava pure Berlusconi che "essendo di Milano" l'etica protestante c'è l'aveva anche lui (!). Carlo Cipolla fece notare, scherzando ma non troppo, come lo stesso atteggiamento commerciale venisse chiamato da storici nord europei: "avidità e assenza di scrupoli commerciali", se compiuto da Veneziani, o "esempio di etica protestante ed encomiabili campioni di protocapitalismo" quando compiuto dagli olandesi. 

Mi scuso perché sono andato fuori tema ma, secondo me, non è che son Luterani, è che son crucchi e lo erano già ai tempi di Tacito :-) 

 

La religione è un aspetto della cultura ma non l'unico e non necessariamente quello principale e fondante del carattere di un popolo. Anzi, sempre secondo me, è il popolo che sceglie la religione (o gli aspetti della religione) che più si confanno alla sua cultura non il contrario. 

 

Quando in Baviera troverò san jhoan rotonden con il santuario di vater Piö allora cambierò idea :-)

 

 

rothbard

marcodivice 15/5/2014 - 19:32

 sta menata che i paesi civili ed industriosi son solo quelli con l'etica protestante luterana non la sopporto più

anche rothbabard la pensa così

 

e, nel mio piccolo, anch'io.

Poi il Checcacci ci riprende!

Dico solo che l'idea che lo sprito del capitalismo si fondi nell'etica protestante non è mica un originalata di nasissimo, lo hanno già notato in diversi prima di me. Anche prima di Weber, ci aveva fatto caso Voltaire, ma prima ancora lo avevano notato pure i contemporanei.

Che non si possa ridurre tutto a questo, siamo d'accordo. Ma non credo che si possa liquidare la cosa col dire "sta robba mi ha stufato": sarebbe come dire "mo' basta co la tabellina del sette ripetuta sempre uguale, mi ha annoiato: via, famo che 7x7  fa 128".

@Corrado: prima di andare fuori tema (se ti interessa, ne discutiamo altrove) osservo che anche il cattolicesimo ha sfumature diverse, ognuna con peculiare matrice storica. Quello bavarese e austriaco nel secolo passato si è vestito in camicia bruna, e si è confrontatato duramente con l'anima berlinese striata di calvinismo. Per fortuna è stato sconfitto. Ma dal lato del culto del lavoro e dell'efficienza, anche prima di ciò, si era giovato della cacciata dei Gesuiti di Cecco Beppe, come quello triveneto della stessa operazione da parte del fratacchione servita Paolo Sarpi. Quello Toscano si giovò della iniezione di mentalità Gianenista del vescovo di Pistoia Scipione dei Ricci e di Francesco Secondo. Quello svizzero di Febronius, e forse di resti Zwingliani. Quello Piemontese e Ligure, dell'influenza Ugonotta francese. Eccetera, non percorro tutta la mappa religiosa d'Europa dopo Westfalia, per non esagerare. Il cattolicesimo romano, e peggio ancora quello borbonico spagnolo dell'italia meridionale e di tutto il sudamerica, è intriso del lassismo gesuitico e produce le conseguenze che vediamo. Di peggio, nel mondo, c'è solo l'islam.

In generale, hai ragione tu quando dici che la religione non è l'unico aspetto della cultura, fondante il carattere di un popolo: vero, ce ne sono anche altri. Non sono d'accordo, invece, quando dici che non è quello principale. Lo è sempre stato. Forse non lo sarà più in futuro: almeno in occidente, la sua influenza è notevolmente ridotta. Ma se studiamo il carattere attuale dei popoli, è al passato che dobbiamo guardare.

Gli esempi che fai sulle sfumature del cattolicesimo sono corretti ed era quello che intendevo dire con la battuta su "San Giovanni Rotonden". In Baviera son cattolici ma in modo diverso che in Puglia. Il motivo (per me) è che altri aspetti della cultura e della storia di un popolo influenzano la religione che quel popolo sceglie, ed il modo in cui quel popolo la interpreta, ben più che il contrario. A vantaggio di questa tesi faccio notare che sincretismo religioso, ampiamente usato dagli evangelizzatori, è in fondo una pragmatica accettazione di questo fatto.

Se si osserva, cio avviene anche con religioni come ebraismo o islam (che pur combatte in maniera più "feroce" i tentativi di laicizzarsi dei propri adepti ma un libanese non è come un talebano).

La mia tesi per dirla con una battuta è: i tedeschi non sono così, perchè Lutero è nato in Germania, ma Lutero è nato in Germania perchè i tedeschi sono così. Io scommetterei che fosse nato in Italia lo bruciavamo come abbiamo fatto con Savonarola o con Dolcino (... e fosse nato a Muenster magari lo impiccavano nel duomo).

Questo solo per chiarire bene la mia tesi (poi non ho la verità in tasca e solo quello di cui son convinto io). Mi scuso ancora per il fuori tema... che poi è relativo, dato che il NO EURO sembra tanto la nuova religione emergente :-)

Mi era parso di capire, da un vostro articolo scritto sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, che le banche private adesso vadano a percepire dividendi molto piu' sostanziosi (ie un reddito da signoraggio piu' alto).
Se non ho capito male, in termini percentuali, a quanto ammontera' approssimativamente?

Si era dibattuto l'argomento. E sì, la rivalutazione delle quote di Bankitalia ha come effetto quello di far aumentare questi dividendi. O meglio, i dividendi, distribuiti prima di questa manovra come regalìa, erano già aumentati fino dagli anni '90; ma la rivalutazione trasforma uno status quo reversibile in un fatto acquisito e irreversibile. E con questo da "fiato" ai detentori delle quote, che sono in massima parte le banche commerciali, Unicredit per prima. Per i dettagli, e le quote percentuali delle rendite da signoraggio che formano dividendi, vedi quel post, qui si va fuori tema, come ci fa notare Francesco Checcacci. Avevo richiamato l'argomento solo per dire che in linea di principio (in linea di principio) oltre alle conveneienze o non-convenienze ci sarebbero pure delle ragioni etiche, e di principio, per sostenere il diritto alla sovranità monetaria. Uno è il fatto che la rendita da signoraggio deve essere retrocessa per intero agli Stati, nessun privato può mettere le mani su questo "reddito" per nessuna ragione accettabile. L'altra è la considerazione che - se si è democratici - le politiche monetarie devono essere decise da autorità monetarie che devono giustificarsi per tramite di un meccanismo elettivo. Avevo anche confessato, tra i denti, che preferisco che non sia così. Ma dobbiamo essere consapevoli del fatto che questa posizione è decisamente non-democratica.

ottimo post. Oltre a quanto scritto, cè sempre la questione legale circa l'abbonadono della moneta unica e circa la ridenominazione del debito, almeno quello privato.

Segnalo Zingales sul bank run in Grecia. solo 1/3 portò i propri depositi fuori dalla Grecia, per paura di doverli giustificare e per sottovalutazione del rischio.  Credo che 1/3 sia, però, più che sufficiente a mandare a gambe all'aria il sistema bancario di un paese.

... ma stampare moneta non risolve nessun problema (in effetti abbassa i salari reali ed è quindi equivalente ad una svalutazione interna, ma divaghiamo); oltretutto si consegnerebbero le chiavi della pressa da stampa ai politici italiani, che i propugnatori di un'uscita dicono siano poco affidabili (eufemismo).

Non considera a mio avviso due aspetti della questione che, dal punto di vista del tipico "No-Euro", tagliano la testa al toro:

1) Stampar moneta è un bene in se, senza se e senza ma. E, soprattutto senza limiti superiori. Quindi, il peggio che potrebbe succedere dando la stampante ai politici è che la usino troppo poco, non troppo.

2)Per risolvere il problema dei salari reali che si abbassano la soluzione è facile: si chiama scala mobile. Senza punti persi di contingenza o riferimenti alla inflazione attesa o programmata, ma solo a quella reale. Cosi tutto si aggiusta.

Queste obiezioni denotano scarsa conoscenza della materia (che ci aspettavamo dal tipico leghista o grillino?).

C'è differenza tra fatti ed opinioni, e questo sfugge a molti oggi. I fatti sono quelli che non cambiano anche se sottoposti a voto di maggioranza. Esempio: se il 100% della popolazione della Terra votasse per un sistema geocentrico, il Sole non per questo inizierebbe a girare intorno alla Terra.

Al punto 1: si vedano pure due miei articoli: http://lettotralerighe.blogspot.it/2012/10/babbo-natale-e-la-macchina-dei-soldi.html

http://lettotralerighe.blogspot.it/2012/12/la-stampa-di-moneta-le-bolle....

Al punto 2:

Se lo facessero l'inflazione andrebbe fuori controllo, negando il loro libro dei sogni secondo il quale  questo non succederebbe. In effetti l'inflazione non va fuori controllo solo se i salari reali diminuiscono, il che è equivalente alla cosiddetta 'svalutazione interna', che poi vuol dire abbassare i salari nominali, solo che è meno ovvio al popolo. Solo che i venditori di fumo si guardano bene dal dirlo a chi compra il loro olio di serpente. Caveat emptor.

Quel che dici e' pacifico, ovviamente, e credo che il 99% dei lettori di NfA condivida.
Il problema e' come replicare alle "sirene" dei pasti gratis, al fine di convincere le persone sensibili (la maggioranza?) a tali lusinghe.

Mi spiace dirlo ma l'unico modo di rispondere a questo tipo di fantasie e con altre fantasie un po meno campate in aria.

Bisognerebbe fare un esaltazione del successo individuale ottenuto con l'innovazione, l'invettiva, il lavoro, l'indipendenza e altre cose cosi che sono vere ma che per essere delle alternative tanto attraenti per la gente da tenerle lontano dai vari Barnard e Grillo debbono essere presentate in maniera esagerata e senza far vedere in pieno gli aspetti negativi di tale opzione.

Adesso datemi pure dell'elitario ma con un popolo che per oltre 40 anni ha dato oltre il 20% dei voti ai comunisti, che ha seguito Berlusconi con la sua promessa di meno tasse e pensioni più alte e che adesso sbava dietro il reddito di cittadinanza e la MMT non vedo alternative migliori nel breve termine.

Nel lungo termine bisognerebbe migliorare l'istruzione in modo che la gente comune impari a distinguere tra il possibile e l'impossibile ma questo richiederebbe molti anni mentre noi abbiamo gli incendiari alle porte.

Calma

keith fragoviak 13/5/2014 - 01:41

Io faccio il fisico, non ho studiato economia ma se capisco la meccanica quantistica con tutto il rispetto penso di poter facilmente capire anche l'economia. Parliamo dei grafici dall'inizio alla fine.

1) Bilancia commerciale Italia-UE.
Per gli amici export-import. Posto che per amore di chiarezza sarebbe stato meglio mettere un grafico coi dati annuali, direi che c'è un evidente trend negativo da quando fissiamo (a seguito di una brusca rivalutazione) il cambio lira-marco per poi entrare nell'euro. In particolare passiamo da una situazione di avanzo a una di deficit. Oltretutto per capire un po' meglio le proporzioni delle grandezze in gioco forse era meglio dividere il tutto per il PIL. In ogni caso da QUESTO grafico si vede come la frenata c'è stata eccome, mentre qualcun altro guarda un po' ha visto esplodere la sua bilancia commerciale.
Qui si sostiene che siccome la nostra bilancia commerciale non è colata a picco ma ha subito "solo" una costante flessione allora non è vero che il paese è stato penalizzato dal cambio troppo forte. Mi pare per lo meno discutibile
Ho altre cose da dire ma ora ho sonno. Intanto beccatevi questo

 

La germania esporta piu' di quanto importa perché produce prodotti di buona qualità ad un prezzo interessante ed ha fatto, diversamente dall'Italia, quelle riforme che ne hanno migliorato le condizioni quadro.

Per quanto riguarda l'Italia, chi ha i dati confermerà o smentirà, le noste contine svalutazioni pre-euro (o le perdte di valore dovute all'inflazione) potevano essere magari un aiuto tempoeraneo all'export ma erano anche di sicuro un freno costante all'import, perché le merci estere diventavano sempre piu' care. In un regime di cambi fissi e bassa inflazione è quindi piu' facile importare ma quello che è veramente difficile è proporre sui mercati internazionali prodotti di qualità ad un prezzo competitivo. L'Italia a dire il vero non solo non ha fatto certe riforme ma ha fatto l'opposto della germania. Per esempio con l'intoduzione dell'IRAP l'Italia ha appesantito la struttura dei costi aziendali e questo ha secondo me ha daneggiato non poco l'export.

anche io

alberto rotondi 13/5/2014 - 07:33

 Anche io faccio il fisico, ma non penso di essere in grado di capire facilmente l'Economia. Dipende dal livello di dettaglio a cui uno vuole arrivare. Il diavolo si nasconde nei dettagli, ad ognuno il suo mestiere.

A proposito: cosa sono le due curve? Cosa c'è sull' asse verticale? Qual è la fonte?

A me risulta che la bilancia commerciale Italiana sia più o meno stabile, ma per una drastica riduzione della domanda interna.

PS: quanto alla meccanica quantistica, fino ad ora nessuno l'ha ancora capita. E' una teoria che predice, ma non spiega.

Evidentemente non tutti i fisici hanno il fisico.

Ci vuole il fisico per riconoscere i propri limiti ;-)

se capisco la meccanica quantistica con tutto il rispetto penso di poter facilmente capire anche l'economia.  

se invece non sei "miglionario", perchè non lo diventi, molto facilmente?  poi ti rimarrebbe anche il tempo per applicarti alla fisica, naturalmente quantistica.

Una volta confessò a Keynes che l'economia era troppo difficile per lui. E non credo che si riferisse alla difficoltà matematica :-)

fisici

Michele Starnini 13/5/2014 - 11:17

Di fisici che bazzicano il blog ce ne sono a bizzeffe. Presentandoti cosi' fai sfigurare la categoria. 

La -linea gialla- e la -linea verde- rivoluzioneranno l'economia come la conosciamo oggi. Meno male che ti sei dato all'economia eh!

Le esportazioni nette rappresentano solo una piccola frazione del PIL di un paese. Nei dieci anni successivi alla fine dell'ultima svalutazione della Lira (1995) il PIL pro capite italiano e tedesco sono cresciuti in maniera quasi identica (circa 1,2% annuo in media). Solo dal 2006 l'Italia ha iniziato a crescere meno (molto meno) della Germania. Nel 2013 il PIL pro capite tedesco era del 12% superiore al 2005, quello italiano nello stesso periodo è calato di quasi il 9%. IL disastro si è consumato mentre la bilancia commerciale italiana migliorava e quella tedesca calava vistosamente almeno a giudicare dl tuo grafico. Fonte dati: AMECO (http://ec.europa.eu/economy_finance/ameco/user/serie/ResultSerie.cfm)

L'ultimo sondaggio Pew evidenzia in support per l'euro piu debole in Italia che altrove.

 

capre

marco esposito 14/5/2014 - 09:59

In un paese di capre tutti mangiano sale,  che arriva allo stomaco e non al cervello.

DATI DI EXPORT

saul 13/5/2014 - 13:36

I dati di export sembrano un po' strani: a prezzi costanti, database ameco, la germania ha un valore di export totale che è tra i 1000 e i 1400 mld negli ultimi anni, mentre nel grafico qui riportato sembra che l'ordine di grandezza sia tra i 100 ed i 160 mld (immagino siano dati espressi in € mln) per i soli scambi intra ue. La proporzione non mi sembra corretta.  Quale serie è stata usata?

Dati IMF in USD.

Grazie, ho visto i dati IMF che coincidono con i tuoi; in realta’ pero’ ci deve essere qualcosa che non va perche’ come si puo’ vedere qui a pag 145 e 194 per Germania e Italia, i valori sono differenti (bisogna fare qualche sottrazione e si vede che l’ordine di grandezza assoluta e’ differente). C’e’ comunque da dire che la rappresentazione grafica non cambia, se non per la scala degli assi. C’e’ pero’ un problema di fondo di questo grafico, perche’ e’ costruito con due scale differenti, quindi inganna un pochino. Se invece di riportare le due scale ribasi i dati al primo anno ed esprimi il tutto su una scala unica, ponendo uguale a 100 il valore iniziale per i due paesi (usando i dati eurostat), noterai che le variazioni dicono qualcosa di diverso da quanto affermato in questo post. Dal 2000 in avanti la variazione dell’export per la Germania e’ stata sempre superiore alla variazione italiana, quindi cio’ che dicono gli anti euro almeno da questo punto di vista e’ corretto (poi alter cose io non le condivido, ma su questo non mi sembra ci sia dubbio, tanto e’ vero che anche la commissione nelle ultime imbalances procedures parla dei surplus della Germania).

Siamo in avanzo primario anche noi, e da un pezzo, solo che fa meno rumore...

Noti che io parlavo di tendenza, che è ben catturata dal grafico, e l'argomento era che non è vero che i tedeschi hanno esportato di più a danno degli italiani. Se lo fosse le tendenze dovrebbero essere necessariamente opposte.

Immagino sia surplus di parite correnti, non avanzo primario; tale surplus può anche risultare dai riduzione dell’import.

Comunque non credo che  le tendenze debbano essere opposte, l’export dell’Italia può crescere, ma meno della Germania come appunto è avvenuto, mentre prima del 2000 accadeva invece il contrario (cresciamo meno di prima rispetto alla Germania). Da notare poi che il saldo bilaterale con la Germania è anche diventato negativo in alcuni degli ultimi anni.

Considerando che le imbalances procedures evidenziano l’eccessivo surplus tedesco non capisco come si possa notare questo fatto (tra parentesi c’è un meccanismo asimmetrico che porta a ritenere un surplus eccessivo quando raggiunge un valore doppio rispetto ai deficit), per il quale la Commissione ha chiesto di porre in essere azioni per il rientro.

 

Allora:

- la bilancia commerciale italiana ha indubitabilmente avuto un trend negativo durante gli anni dell'Euro ma non è molto importante guardare quella quanto le partite correnti:

Partite correnti italiane dal 1980

 

Come possiamo notare l'andamento è positivo quando l'Italia è uscita dallo SME nel 92 e guarda caso torna negativo quando nel '97 siamo tornati nell'aggancio valutario che ci avrebbe portato all'Euro.

Guardiamo cosa accade a quella tedesca:

Partite correnti Germania

 

L'Euro non c'entra nulla ?

Per quanto riguarda produttività e inflazione, in Spagna la produttività è cresciuta ma meno di quanto cresceva quella tedesca. L'inflazione invece era più alta e la Spagna, come l'Italia è andata in crisi.

 

Questi sono i fatti!

Poi ci sarebbe da dire che l'Italia, il solito paese latino e facilone (secondo i pro-euro)  non è il solo in crisi.

Oltre agli altri latini possiamo annoverare Francia, e Irlanda(dove guarda un po' sono biondi e con gli occhi azzurri). In Francia il deficit di CA è ancora più grave che in Italia, sia rispetto al PIL sia in assoluto. Come se lo spiega ?

Lasciamo poi perdere sul fatto che il fatto che il surplus commerciale accumulato dalla Germania sia dovuto all'Euro è assodato, dato per certo da tutti gli economisti e persino da Prodi in una famosa intervista:

https://www.youtube.com/watch?v=nDorzPkYtTU

Ora siccome il surplus commerciale di qualcuno è il deficit di qualcun altro, ha idea di chi sia il deficit legato a quel surplus di cui Prodi parla ?

Guarda caso il deficit della somma di tutti i paesi in crisi torna circa con il surplus tedesco.

deficit

Pietro Puricelli 13/5/2014 - 16:45

Dato che il deficit delle partite correnti depurato dall' andamento della bilancia comericiale è SOLO l'indebitamento, e nessuno obbliga una nazione ad indebitarsi l'euro non ha nessuna colpa, bastava non buttare nel cesso della spesa pubblica corrente i 70 miliardi annui risparmiati grazie al calo dei tassi di interesse ( è indifferente la causa del calo ) per non avere nessun deficit.

bastava non buttare nel cesso della spesa pubblica corrente i 70 miliardi annui risparmiati grazie al calo dei tassi di interesse

E - scrivo qui solo per evitare 'spam'-  naturalmente grazie all'Autore.

Doveroso editoriale per arginare improbabili 'savonarola urlanti' in....vertiginosa ascesi stellare/o 'pentastellata'. Tanto urlata, quanto improbabile nei contenuti.

Mi sono imbattuto casualmente nel 'link' mentre sfogliavo online un giornale domestico...(che da quando vivo all'estero non leggo piu', peraltro) in merito alla...questione 'Expo'..

(link: http://www.huffingtonpost.it/2014/04/02/beppe-grillo-non-siamo-in-grado-governare-paese-quando-chiesto-incarico-grattato_n_5074917.html)

"Quando sono andato a parlare con Napolitano - spiega Grillo - gli ho detto: 'Senta, noi siamo in grado di governare questo paese'".....Poi, significativamente, aggiunge: "Mi toccavo i [Omissis :-), perché so benissimo che non è che siamo proprio in grado di governare un paese in macerie".

Guardiamo cosa accade a quella tedesca: 

(omissis)

L'Euro non c'entra nulla ?

No, mai sentuto parlare di rinunificazione tedesca e degli sforzi economici interni (e non solo) per far uscire l'Est dal disastro in cui era finito? Poi ci sono anche state le riforme di agenda 2010, per risollevare la Germania.

Le partite correnti misurano le transazioni con l'estero. La spesa pubblica è per lo più un fatto interno quindi non si capisce che c'entri. La spesa pubblica italiana tra l'altro è inferiore ai paesi messi meglio e superiore (rispetto al PIL ai paesi messi peggio: Grecia, Portogallo etc.)  tra le altre cose il debito pubblico negli anni dell'Euro è calato, (a meno fino a prima della crisi e soprattutto prima di Monti):

Debito pubblico italiano rispetto al PIL

L'accumulo di debito verso l'estero è quasi integralmente debito PRIVATO (per comprare auto VW o Audi etc.) e si è accumulato grazie all'Euro (come comnferma anche Prodi nel video sopra, il famoso surplus della Germania).

Le partite correnti includono le transazioni di merci, servizi, trasferimenti unilaterali etc. Quando sono negative implicano indebitamento verso l'estero.

Quindi di che parla ?

Guardi, una domanda, secondo lei perchè Monti si è preoccupato di distruggere il mercato interno ? ( https://www.youtube.com/watch?v=A02A4Kk48nQ )

"La spesa pubblica è un fatto interno quindi non si capisce che c'entri", eh già.

L'accumulo di debito verso l'estero è un fatto privato per comprare BMW, beh è ovvio.

Dopodichè si chiede a Francesco Checcacci "quindi di che parli?", ecco, qui non sono d'accordo perchè la domanda dovrebbe essere: "che parli a fare?"

Tanto cercare di ragionare con persone a cui mancano le basi ed i mezzi, o che sono in malafede, è inutile. Sanno già tutto "loro".

Ovviamente non essendo io preparato come questo Tom, ringrazio molto Francesco Checcacci per l'articolo (e anche Bisin, in fondo non è così male come editor).

 

 

Mi ritengo assolto dal rispondere dato che ripeteri quel che hai scritto tu. Grazie.

Purtroppo la 'cultura da Bignami' si è evoluta (o involuta) in 'cultura da wikipedia', per cui anche uno senza basi non si vergogna ad entrare in materie sulle quali appunto non si sa di che si parla, ma proprio per nulla.

Io evito di parlare di calcio, per esempio, dato che non me ne intendo proprio, ma dalla crisi oltre ai classici 60 milioni di allenatori della Nazionale abbiamo anche 60 milioni di economisti. Non che se ne sentisse la mancanza prima...

L'ipotesi di risollevare l'economia nazionale attraverso un incremento delle esportazioni, derivante da una 'neo valuta nazionale che perderebbe da subito valore rispetto alle altre dando così maggiore competitività ai nostri prodotti, e' PRIVA di consistenza, e logica (auto-censura; avrei usato toni ben piu' 'impressionistici'). Questo il primo punto che, sia pur di corsa oggi, preme ribadire.

1.Intanto perché l'effetto sarebbe di breve durata (nel caso del 1992 duro' solo 2 anni, poi dal 1995 la crescita delle esportazioni riprese il suo tasso medio di lungo periodo) e quindi le imprese conoscendo questo fattore non sarebbero incentivate ad investire per aumentare la produzione - come difatti NON fecero allora - ma si limiterebbero ad assumere personale precario attraverso contratti interinali, si affiderebbero agli straordinari e preferirebbero ricorrere all'aumento dei listini piuttosto che investire somme ingenti a fronte di un ritorno temporaneo, temporaneo perche' sanno bene che l'aumento dei costi sarebbe quasi immediato, cosi' come quello dei tassi di interesse e quindi del costo del denaro per eventuali investimenti.

2. Nel 1992 si persero 650mila posti di lavoro nel triennio successivo e questo nonostante l'aumento delle esportazioni.
Pensare che svalutando una moneta si possano attrarre investimenti o che qualche azienda italiana rientri in Italia perche' il costo del lavoro risulta a quel punto piu' conveniente e' poco credibile. In Italia la media generale del costo orario del lavoro è, dai dati Eurostat, di 28,1 euro, quello della Polonia di 7,6, della Romania 4,6, della Slovenia 14,6 euro. SI PENSA DI COMPETERE CON LA POLONIA SUL COSTO? Direi, meglio, mediante quella 'parolaccia, chiamata R&d

3. Se davvero si vuole affrontare la questione occorre comprendere che le soluzioni vanno cercate altrove, non nella moneta ma nella politica industriale ed energetica che il Paese intende intraprendere. Serve investire in ricerca e puntare su prodotti innovativi e dall'alto contenuto di valore aggiunto.

4. La Germania questo ha fatto, i prodotti 'poveri' li ha tutti trasferiti altrove e si è concentrata su quelli tecnologici, puntando inoltre sulla qualità, non sul prezzo. In Cina la Volkswagen vende 2,4 milioni di autoveicoli, Audi 478.000, BMW 374.000, Fiat 43.000 (dati 2013 - fonte CeSIF).

Non credo che sia la conseguenza di una moneta. NON facciamo gli 'M5S', per piacere, almeno su questo...E poi si parla di svalutare almeno del 50%....con un debito di ..vediamo
2 137 196 017 502, mentre scrivo

ed un GCI da emerging! (e ribadiamolo) stagnazione nella produttività, iniziata nella seconda metà degli anni '90, èe'il problema economico centrale del Paese...vedere TFP (OECD, Productivity Database pa)

qui, poi, trova la spesa inferiore...(quale il benchmark? Topolino...?). Aut si aumenta la produttivita', R&d, SI INTERNAZIONALIZZANO i dstretti di eccellenza, Aut....comepagare le pensioni di domani?

http://www.google.co.uk/publicdata/explore?ds=z8ehg1neoorltg_&ctype=l&met_y=valaddac_t&hl=en_US&dl=en_US#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=govdefct_t3&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:DEU:SWE:GRC:CHE:ITA:USA:FRA:FIN:BEL:AUT:ESP:GBR:PRT:NLD:NOR:JPN:IRL:DNK:CAN:AUS:NZL&ifdim=country_group&tstart=26348400000&tend=1288652400000&hl=en_US&dl=en_US&ind=false

in questo contesto 'destroying domestic demand' si traduce con 'ridurre la domanda interna' non 'distruggere il mercato interno'. Quest'ultima frase in inglese si tradurrebbe  'disintegrating domestic market'  (p.es. alzare barriere doganali fra le regioni) o  'forbidding  domestic trade (proibendo alcune attività commerciali) o simili

@ giovanni federico
Mi dispiace, destroying vuol dire distruggere non ridurre che è reduce.
Queste sono le opzioni sul dizionario:
distruggere,annientare,disfare,rovinare.
Ammesso (e non concesso) che voglia dire ridurre rimane la questione: perche?
(se non per ribilanciare le partite correnti riducendo la domanda interna e dunque le importazioni ?)

@ New Deal

1- Basta guardare il grafico per vedere che non è vero. Il trend negativo comincia nel 97, quando siamo tornati nell'aggancio valutario:
Bilancia commerciale

3- Reagire lentamente a dinamiche rapide è il modo migliore per perdere il controllo di un sistema.
Ricerca e sviluppo sono fondamentali, ma danno risultato nel corso degli anni, una valuta può invece fluttuare di diversi punti percentuali in pochi giorni. (Vedasi ad esemio il cambio EURUSD dell'altra settimana).
Il cambio variabile consente di reagire rapidamente agli squilibri.

4- Non ho dati. Resta il fatto che guarda caso, la curva sotto si impenna proprio in coincidenza con le riforme Hartz (2003).
https://www.google.it/search?q=Schr%C3%B6der++hartz&ie=utf-8&oe=utf-8&aq...

Bilancia commerciale Germania

Infine il link stesso da lei indicato:

http://www.google.co.uk/publicdata/explore?ds=z8ehg1neoorltg_&ctype=l&met_y=valaddac_t&hl=en_US&dl=en_US#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=govdefct_t3&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:DEU:SWE:GRC:CHE:ITA:USA:FRA:FIN:BEL:AUT:ESP:GBR:PRT:NLD:NOR:JPN:IRL:DNK:CAN:AUS:NZL&ifdim=country_group&tstart=26348400000&tend=1288652400000&hl=en_US&dl=en_US&ind=false
mostra chiaramente che:
Irlanda, Danimarca, Francia, Finlandia, Svezia, Belgio, Austria, Olanda, Regno Unito, Portogallo

hanno una spesa superiore alla nostra. Tra questi:
Svezia, Francia,Danimarca, Belgio, Austria, Finlandia ce l'avevano più alta anche nel 2004 (lontano dalla crisi)
L'Olanda nel 2004 ce l'aveva inferiore ma molto simile alla nostra.
Stiamo parlando di tutti paesi che attualmente sono messi da poco (Francia) a molto (Danimarca) meglio di noi.

Tutti quelli messi peggio di noi avevano (nel 2004) e hanno una spesa pubblica più bassa eccetto il Portogallo che adesso ce l'ha uguale.

Se guardiamo al Debito Pubblico solita solfa eccetto per la Grecia.

@ Corrado Ruggeri

Non si capisce nello specifico dove sia il problema. Forse che tecnicamente anzichè "fatto interno" avrei dovuto dire "spesa interna"?
L'ho fatto solo per non ripetere mille volte la parola "spesa".

@francesco ceccacci

Può ritenersi assolto ma non lo è.
Non ha risposto a niente, in particolare
- perchè sia stato necessario "ridurre" la domanda interna (come Monti ha dichiarato)
- perchè della "strana" coincidenza di date (deficit CA --> aggancio valutario)
- come sia possibile che lo stesso tasso di interesse vada bene per regioni così diverse d'Europa
- perchè la crisi sia peggiore in paesi che erano più virtuosi (secondo i suoi canoni): Spagna, portogallo, Irlanda etc.
- perchè per paragonare l'Italia alla Germania ci mostra il grafico delle esportazioni e non almeno quello della Bilancia Commerciale (anche se quello delle CA sarebbe più opportuno)
- perchè persino l'UE si è posta il problema dell'eccessivo surplus tedesco

I grafici vengono tutti da Trading Economics, così chi voglia rispondere può perlomeno prima guardare i dati.
Ad ogni modo ho esaurito i miei tre commenti previsti dal sito. Quindi Saluti

Su quel che ha detto Monti chieda pure a lui.

Le esportazioni erano mostrate per confutare la solfa secodno la quale quelle tedesche sarebebro salite A DANNO di quelle italiane, il che è falsoe A CAUSA dell'Euro. Intanto la prima affermazione non è vera (v. grafico); inoltre le TFP per settore mostrano che l'Italia ha perso competitività in grandissima parte nei settori 'protetti', ovvero l'Euro non c'entra una beneamata. Repetita iuvant? Chissà sia la volta buona.

Surplus tedesco. E due: l'Italia ha un avanzo primario. C'è poi chi sostiene, con ragione, che la Germania ha surplus perché ha lavorato molti anni per ottenerlo, con riforme che sono costate politicamente a chi le ha fatte (non è stato rieletto) e hanno beneficiato chi è venuto dopo. In Italia atteggiamenti del genere da aprte dei politici per il bene del Paese non ne ho visti.

('errata corrige': mia replica ad ultimo post di Tom- mi scuso per disguido tecnico)

rispetto alla sola Germania. Ma esiste un ottimo benchmarking dell'Ing. Lanfranconi, al riguardo.

Link:

http://noisefromamerika.org/articolo/come-dove-ridurre-spesa-pubblica-esercizio-benchmarking

V. anche http://noisefromamerika.org/articolo/come-dilapidare-frutti-riforma-epocale-condannati-crescere

Al volo, anche by COfog (oecd) , mio contributo. Italia - Germania

Pressione fiscale Ita > 3.5%  vs DE

 Dettaglio Italia vs Germania:

+2.2 punti in servizi generali; + 0.3% in difesa; + 03% in ordine pubblico; +0.1% ambiente; +0.4%sanita'; + 0.2% istruzione; - 0.2% in protezione sociale; - 1% in affari economici

Complessivamente= +2.5% superiore rispetto alla Germania. ca. 40 bn, o MILIARDI DI EURO (di sprechi)

Mai stato in Germania, lei? die Ameise und die Grille

Avere un grave difetto di udito, in tedesco, si dice: einen schweren Hörfehler haben, giusto per la cronaca.

Ecco link, per funzione di governo (COFOG). faccia una pivot. > costi < serzizi= sprechi, secondo il dizionario....mio personale...

http://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=EXP_COFOG_SPECIAL

Un paese da rifare from scratch. Altro che svalutazione...

PS

So benissimo che occorrono 10/15 anni per rilanciare un'impresa in settori innovativi, o rifarla.. Sarebbe gia' sufficiente non massacrare quelle gia' esistenti (es. Olivetti)

 guardi che la frase era destroying DEMAND non MARKET. Il market, per gli economisti  (come Monti) è l'insieme di regole che determina gli scambi di merci e dei partecipanti a tale scambio. La demand è, appunto, la domanda sul mercato. Quindi un mercato si può distruggere solo cambiando le regole e/o impedendo l'accesso ai partecipant.  

Queste sono nozioni elementari di economia base.

@Tutti

Il link sottostante punta al sito della BCE, non di un blog o simili. E' scritto da

Vítor Constâncio, VICE-PRESIDENT of the ECB

http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.html#/

Ecco la traduzione della parte che smentisce interamente l'articolo sopra:

[...]

 Cominciamo con la prima prospettiva riguardo le cause. La più vecchia narrativa della crisi, progressivamente corretta dagli accademici ma ancora popolare tra alcuni segmenti dell’opinione pubblica, recita all’incirca così: Non c’era niente che non andasse con il progetto inziale dell’unione monetaria europea, e la crisi è scoppiata per lo più perché diversi paesi periferici non hanno rispettato quel progetto – in particolare le regole fiscali e il Patto di Stabilità e Crescita – generando una crisi di debito sovrano. Questa è la storia “il problema è essenzialmente fiscale”, che può essere facilmente connessa ad altre 2: l’indisciplina fiscale ha portato a un surriscaldamento dell’economia, l’aumento di salari e prezzi ha implicato una perdita di competitività, e questo ha portato alla crisi da bilancia dei pagamenti.
Nonostante questa sia una storia internamente coerente, NON E' CORRETTA, specialmente per quel che riguarda il fattore scatenante della crisi.
Anzitutto, non c’è una forte correlazione tra il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita di un membro dell’eurozona prima della crisi e il relativo spread richiesto dai mercati finanziari oggi. Per esempio, Germania e Francia non hanno rispettato tale Patto nel 2003-2004; mentre Spagna e Irlanda lo hanno rispettato più o meno pienamente fino al 2007.

[...]

 

Di conseguenza, l’afflusso di finanziamenti relativamente a buon mercato si è trasformato in una gigantesca esplosione del credito nei paesi ora sotto pressione. Come sappiamo, il credito non è stato perfettamente ottimizzato dai razionali agenti economici privati. Dal lato della domanda, in un contesto di bassi tassi di interesse, i consumatori e le aziende, aspettandosi una futura crescita, hanno anticipato i consumi e gli investimenti come dei bravi ottimizzatori temporali. Dal lato dell’offerta, le banche europee e i mercati finanziari non si sono comportati come la teoria di gestione del rischio prevedeva. Questo è quel che ha portato al surriscaldamento, pressione su stipendi e salari, perdita di competitività e grandi deficit delle partite correnti.


In secondo luogo, non c’è stato un aumento uniforme nell’indebitamento pubblico durante i primi anni della valuta comune nei paesi ora sotto pressione dei mercati finanziari.

[...]

Come mostra la slide 1, al contrario dei livelli del debito pubblico, il livello del debito privato è aumentato nei primi 7 anni dell’euro del 27%. L’aumento è stato particolarmente pronunciato in Grecia (217%), Irlanda (101%), Spagna (75,2%), e Portogallo (49%), tutti paesi che sono stati sottoposti a grandissimo stress durante la recente crisi. La crescita repentina del debito pubblico, d’altra parte, è iniziata solo dopo la crisi finanziaria. Nel corso di 4 anni, i livelli del debito pubblico sono aumentati di 5 volte in Irlanda e di 3 in Spagna.

@Giovanni Federico

Il mercato è costituito da due controparti: chi offre e chi domanda. Se riduco la domanda interna, anche l'offerta interna è costretta a ridursi. Difatti molte aziende che si rivolgevano al mercato interno hanno chiuso. Ma al di là delle parole lei continua sorvolare sul punto fondamentale:

perche "Monti ha ridotto la domanda interna"?
(se non per ribilanciare le partite correnti riducendo la domanda interna e dunque le importazioni ?)

@New Deal

Che la Spesa tedesca sia più bassa di quella italiana non mi sembra di averlo mai negato. Ho solo detto che molti paesi messi meglio di noi hanno una spesa più alta e quindi non esiste nessuna correlazione tra spesa pubblica e crisi, perciò non è riducendo la spesa pubblica che si esce dalla crisi. Tra l'altro di miliardi ne potremmo risparmiare molti di più se semplicemente non pagassimo i 125 mld che dobbiamo dare al MES in 3 anni. Circa 40mld all'anno quindi.

Sottolineo questo passaggio del vice presidente della BCE:

[...]

In secondo luogo, non c’è stato un aumento uniforme nell’indebitamento pubblico durante i primi anni della valuta comune nei paesi ora sotto pressione dei mercati finanziari.

[...]

al contrario dei livelli del debito pubblico, il livello del debito privato è aumentato NEI PRIMI 7 ANNI DELL'EURO del 27%.

[...]

Quindi che c'entra la spesa pubblica  (che tra l'altro è nella media )?

Il problema è il debito privato (estero), non pubblico, non è stata la cattiva gestione delle finanze statali, chiaro?

Debito privato estero che si è potuto accumulare grazie al deficit della bilancia commerciale e più in generale delle partite correnti!!

 

Vítor Constâncio dice bene quando da la colpa alle banche dei paesi creditori che hanno prestato ai paesi debitori senza valutare i rischi. Dimentica però che se non l'avessero fatto ora la Germania non avrebbe tutto quel surplus commerciale e avrebbe la disoccupazione che aveva 15 anni fa, la più alta d'Europa. Infatti perchè il settore privato si è indebitato con l'estero ? Semplice, per comprare i prodotti esteri che improvvisamente erano diventati più convenienti di quelli italiani (o spagnoli, portoghesi etc.).

Intanto l'articolo non è un un trattato sul debito, ma parla di valuta. Preciso comunque sul link postato sopra.

Questo è un discorso generale sulla periferia, ma non torna molto nel caso italiano. Infatti Constancio parlava in Grecia e non a caso nella slide 1 non prende ad esempio l'Italia.

Che il problema non sia SOLO il debito pubblico è vero: conta la massa debitoria totale. Si veda in proposito l'ottimo studio di Willem Buiter Debt of Nations da cui copio/incollo: 'The excessive indebtedness of the state is restricting its ability to use conventional fiscal stabilisation policy in many countries'

Quindi è falso che il debito pubblico NON sia un problema. Lo studio di Buiter è tra l'altro coerente con molti altri in letteratura, tra cui me ne vengono in mente alcuni di Rogoff e, se non sbaglio, anche di Alesina.

Lik allo studio di Buiter http://gallery.mailchimp.com/828d68d00a72b1ccb86169728/files/5849656_w_b...

Faccio notare che l'Italia NON ha avuto bolle speculative, al contrario di Grecia, Irlanda e Spagna. Qui ovviamente il debito privato e bancario ha avuto maggior importanza.

Il problema dell'Italia non è tanto il LIVELLO della spesa corrente, ma la sua CRESCITA. Pagando meno di interessi, l'Italia ha aumentato in proporzione la spesa corrente.

Si tratta di differenze tra grandezze di stock e flussi, che è una delle basi della comprensione delle dinamiche macroeconomiche (e la fonte della maggior parte degli errori di stima degli economisti, pare). Se il concetto non è chiaro si riferisca a quest'articolo della BIS:

http://www.bis.org/speeches/sp121109a.pdf

La spesa di altri Paesi è più alta perché hanno spesa da interesse, in proporzione, MOLTO più bassa e creano più ricchezza.

Prendere solo la spesa ex interessi sarebbe come comparare una famiglia che guadagna 1500 euro e paga rata mutuo di 700 con una che ne guadagna 2000 e paga rata di 400. Chiara la differenza? 

Comunque trova il riferimento che spiega anche le basi di scienza delle finanze (che ho semplificato con l'esempio sopra) qui:

http://noisefromamerika.org/articolo/fassineide-trilogia-parte-prima

Per concludere: il debito eccessivo dello Stato è un problema, in quanto inibisce la capacità dello stesso di agire con politica anticiclica in periodi di crisi, in cui indebitarsi costa di più agli Stati con maggior debito. 

Purtroppo non è facile spiegarsi con chi non ha le basi, ma neanhce si può quando si scrive un articolo di una-due pagine ripartire dal 'nome del Padre'...

Mi leggo la documentazione da lei indicata.

 Nel frattempo vorrei farle notare che nella Slide 1 l'Italia c'è eccome, nella terza riga.

http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.pdf

Ultima cosa da non trascurare, come si vede sempre nella slide 1 il debito pubblico italiano negli anni dell'Euro è diminuito di oltre il 10 %.

Parlavo ovviamente del discorso, e non della slide. Non è stato, nel discorso riferito alla slide 1, commentato il caso dell'Italia.

Per il resto si legga Buiter, che le spiega bene e nello spazio giusto quel che ho provato io a spiegare sopra, ovvero: conta il debito TOTALE, non ultimo perché spesso, come spiega lo studio, questo cambia attribuzione, passando dal bilancio pubblico a quello privato o (nell'ultima crisi principalmente) viceversa.

Flussi e stock: ha capito o no che la spesa per interessi era diminuita passando dal 25% circa (picco) a meno del 10% del PIL, e che lo Stato ha aumentato più che proporzionalemnte la spesa corrente?

Faccio anche notare che il debito italiano è aumentato praticamente sempre; è diminuito del 10% su PIL, e non in termini assoluti, anche secondo la slide.

Prima di venire alla questione che segue, le consiglio la lettura di (personalmente, sintetizzerei il titolo con '' R&D!'')

Caratteristiche e mutamenti della specializzazione delle esportazioni italiane

http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td05/td559_05/td559/tema_559_2.pdf

Ora veniamo ai supposti (lemma non casuale) 125 miliardi...I vincoli europei sono rispettati se, si verifica almeno una delle seguenti 3 condizioni:

1) il differenziale rispetto al 60% e' diminuito negli ultimi 3 anni ad un ritmo medio di un ventesimo all'anno (backward looking) [scarico al volo il benchmark:2014debito_form4bis

ddt è il valore di soglia e dt è il rapporto debito/pil al tempo t. ]

2) le proiezioni di bilancio della Commissione indicano che la riduzione necessaria del differenziale si produrrà nel triennio che comprende i due anni successivi (forward looking). risparmio la formula

3) nell’applicazione del parametro di riferimento si deve tenere conto dell’influenza del ciclo sul ritmo di diminuzione del debito. Il ciclo economico ha effetto sia sul livello del debito pubblico che sul Pil

In breve: l'Italia e'... OK nel 2015 se il debito sara' sceso nel 2012--2013 (ipotesi 1),   o si sara' ridotto nei due anni successivi (ipotesi 2), oppure si sara' ridotto nel 2012-14 considerando sia il debito pubblico che il Gdp corretti per il ciclo (ipotesi 3)

In soldoni: nell'ipotesi piu' 'sfigata' (ultime previsioni Commissione), il limite inferiore dello 0.5% strutturale sarebbe violato nel 2015 salvo effettuare una correzione delll'indebitamento netto di 3 punti decimali di PIL (ossia 5 - cinque - miliardi di euro)

Again, il tema e' sempre: 1) debito pubblico troppo elevato rispetto al PIL ( a servizio del debito ca 80 miliardi di euro all'anno, ai tassi hyper flat di oggi), che impone di mantenere un avanzo primario sopra livello storico. 2X10_12, ma in lirette erano 15 zeri...) 2) bassa competitivita' dovuta alla scarsa produttivita' (: inefficienze P.a., sistema giudiziario, debole governance- auto-censura - corruzione, evasione fiscale, ritardi nello sviluppo del capitale umano- ecc...)

Chiudo: io non ho parlato di spesa. ho parlato di sprechi, il che e' ben diverso. ho anche parlato di R&d, valorizzazione ed internazionalizzazione dei distretti di eccellenza, ecc.

Personalmente, mi preoccuperei maggiormente di (i) come pagare le pensioni di domani, piu' che dei vincoli europei (: e non dico neppure che l'euro sia una 'costruzione perfetta' tale da non richiedere aggiustamenti) (ii) come creare posti di lavoro (iii) razionalizzazione della spesa pubblica inefficiente (: sempre, gli sprechi) e (iv) via IRAP.

Un esempio concreto: 20k al mese (netti) per alti funzionari della farnesina...Si faccia lei il 'benchmarking'..con gli omologhi Tedeschi

http://www.bundesfinanzministerium.de/bundeshaushalt2012/pdf/2011/epl05.pdf

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Domanda interna

amadeus 16/5/2014 - 13:56

perche "Monti ha ridotto la domanda interna"?

(se non per ribilanciare le partite correnti riducendo la domanda interna e dunque le importazioni ?)

 

In realtà Monti non ha ridotto la domanda interna, ha semplicemente preso atto che una parte della cd ‘domanda interna,’ e segnatamente quella che in realtà era domanda estera, veicolata verso l’interno dal deficit pubblico e dalla promessa di interessi, non esisteva più.

 

Infatti se di solito lo Stato spende più di quanto incassa per alimentare la domanda interna e si indebita con gli investitori esteri (almeno in parte), il giorno in cui tali investitori gli fanno mancare il solito flusso di fondi a cui si è abituato, lo Stato è costretto a ridurre le proprie spese (o ad aumentare le tasse)  il proprio deficit e quindi la domanda interna. Cosa che ha fatto M. Monti (volente o nolente). A ciò si aggiunga il fatto che la bilancia delle partite correnti in quel momento era ancora in passivo, quindi l’Italia aveva bisogno di finanziamenti esteri anche per sostenere il proprio consumo (o gli investimenti interni). Solitamente  è probabile che, anche in presenza di un deficit  delle partite correnti, i creditori esteri preferiscano i titoli pubblici al credito commerciale, perché i primi sono crediti ‘in solido’ nei confronti di tutto il paese mentre il credito commerciale è un credito nei confronti di un singolo debitore.

 

In sintesi se un paese ha bisogno di finanziatori esteri per sostenere la propria domanda interna deve mettere in conto che tali finanziatori un giorno potrebbero tirarsi indietro a scapito della domanda interna che si voleva alimentare. Inoltre quando il flusso di capitali in entrata viene meno rimane però quello in uscita degli interessi da pagare, che, se vanno all’estero, ridurranno ulteriormente la domanda interna. I flussi passano e i debiti restano.

 

Morale: i creditori si aspettano che i debiti vengano pagati e i flussi che prima si sommavano, da un certo momento in poi potrebbero sottrarsi.

 

 

Dove parla dei 125 miliardi ?

Forse c'è un fraintendimento ma io mi riferisco a questi:

http://www.european-council.europa.eu/media/582311/05-tesm2.en12.pdf

Ultima pagina. Comunque le consiglio di leggere anche le altre, è interessante.

ma perché tra gli economisti (un po' di tutte le scuole) c'è sempre questa usanza di dar del deficiente o dell'improssvisato o del cialtrone a quello che "non vede l'unica verità", mentre non se ne trovano mai due che sian d'accordo? Chiedo a chi è più edotto di me sulla materia un parere su questo articolo, proprio sull'uscita dall'Euro eventuale, e sulle sue conseguenze, scritto da un professore di economia non da un restauratore di crocefissi:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/19/euro-quelli-che-se-ne-usciamo-ci-sara-la-corsa-agli-sportelli/990782/

:-)

1) "è colpa dei giornalisti"

2) "prevedo con certezza il giusto ed imminente nuovo cambio del dollaro"

3) ...non ho proseguito, sorry.

o l'uscita dall'euro provoca una svalutazione consistente (dicamo del 30%) o non la provoca. Se la provoca può favorire le nostre esportazioni ma aumenta anche  i costi delle importazioni e taglia il valore dei risparmi (l'idea di differenti valori interno ed esterno è ridicola) e degli attivi delle banche, con tutte le conseguenze negative del caso. Ma bagnai vuol dimostrare che  la svalutazione sarebbe minima . Ma allora perchè uscire dall'euro rischiando un disastro per avere una svalutazione del 10%? E se è veramente convinto che il cambio dell'euro è insostenibilmente elevato, perchè non aspettare qualche mese che si svaluti? Per trovare i soldi per distribuire un sussidio di disoccupazione minimo e passa' a' nuttata, basta tagliare le pensioni elevate non corrispondenti a contributi versati.

e dico che a fiuto sono d'accordo con lei, per quello che vale la mio opinione (io sono un ingegnere). Postando questo link però io non intendevo condividerne il contenuto. Mi aveva divertito lo stile.  Alcuni esempi:
"..il più convincente ad occhi inesperti è anche il più ridicolo agli occhi del professionista"
"sistema dell’informazione volto da trent’anni a distorcere i più elementari fatti economici"
"la madre di tutte le dilettantesche scemenze: l’idea spesso espressa da economisti improvvisati secondo cui la svalutazione del 50% abbatterebbe del 50% in una notte i nostri risparmi"
"mi spiegate a cosa ci serve restare dentro l’euro? A sentirci bravi come i tedeschi? Se avete un complesso di inferiorità parlatene con uno psicanalista"
"Un economista, se non è un cialtrone, non vi dirà niente di diverso da quanto trovate scritto qui"

Ora nel cv di Bagnai risulta che è professore di Economia. E' un suo collega, e io so quanto sia fastidioso esser chiamati a dare un giudizio su un collega. Non lo faccio, quindi, anche se lui non si trattiene dal dare degli "improvvisati" o dei "cialtroni" a voi, a quanto pare. Mi limito a una più distaccata e pacata osservazione sugli economisti in genere, coinvolgendo anche voi. E' mai possibile che in ogni argomento di natura economica i dibattiti siano sempre infarciti di prese per i fondelli, derisione degli "altri", etichettatura di "incompetente" e "improvvisato" di quello che dissente, quando non di veri e propri insulti? E che ognuno sia sempre sicuro di avere in mano l'unica verità, che è sempre tanto ovvia da poter essere non-condivisa solo da un deficiente, perché suffragata dai "numeri" e dalla "logica"? E' una strana disciplina, la vostra. Anche in questo, mi ricorda più la teologia che le dicipline scientifiche.

Una sola osservazione di Bagnai mi pare sensata: quella in cui dice che una svalutazione del 50% non corrisponde a una inflazione del 50%. Qui ha ragione, e anche se questo nessuno lo ha sostenuto, è vero che nel "grande pubblico" a volte può ingenerarsi confusione. A me poi manca anche il riferimento chiaro: "svalutazione" rispetto a cosa? Bagnai mi pare intenda rispetto al Dollaro. I più di solito intendono (nell'ipotesi di ritorno alla lira) rispetto all'Euro. In generale, in un sistema di cambio variabile con cento monete, la moneta X può svalutarsi rispetto a Y, e apprezzarsi rispetto a Z. E l'autorità monetaria che detiene la sovranità monetaria su X non la detiene su Y e Z, quindi questa può sì decidere di svalutare X, ma bisogna vedere pure cosa fanno gli altri. Se volessero svalutare anche loro?

circa

dragonfly 21/5/2014 - 14:14

E l'autorità monetaria che detiene la sovranità monetaria su X non la detiene su Y e Z, quindi questa può sì decidere di svalutare X, ma bisogna vedere pure cosa fanno gli altri.

meglio specificare: con valute convertibili liberamente è il mercato che decide il cambio (oltre al livello dei prezzi), non certo chi esercita la  sovranità monetaria.  le banche centrali ci provano a perseguire certi loro obiettivi e spesso falliscono anche in modo clamoroso. se il mercato "la prende male" potremmo avere inflazione e recessione contemporaneamente, in barba agli stregoni che pensano di avere il pieno controllo della macchina.

il cambio si controlla solo impedendo la circolazione dei capitali e da lì a finire come l'albania d'antan, per l'Italia è un attimo.

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