Fassineide, la trilogia. Parte prima

23 ottobre 2013 sandro brusco

Stefano Fassina ha scritto un articolo su Huffington Post Italia spiegando perché a suo avviso la spesa pubblica e la pressione fiscale in Italia non possono essere ridotte. A Fassina riconosco il coraggio di accettare l'ovvio punto che senza consistenti tagli alla spesa non è possibile ridurre la pressione fiscale. Può sembrare il minimo sindacale, ma l'Italia è piena di cialtroni che non ammettono nemmeno quello.

I riconoscimenti però finiscono qui. Secondo me l'articolo di Fassina è veramente emblematico della bancarotta intellettuale e morale del pezzo di sinistra che lui rappresenta (quella non ''subalterna al neoliberismo'', secondo la sua definizione). In quanto simbolo di tale bancarotta credo sia utile discuterlo in dettaglio, perché sia chiaro il motivo per cui il termine ''bancarotta'' è perfettamente giustificato. Purtroppo la discussione in dettaglio richiede spazio. Ho deciso quindi di scrivere una serie di tre articoli che spero possa servire almeno ai lettori desiderosi di comprendere. Questa è la prima puntata. La seconda la trovate quila terza la trovate qui.

Introduzione

Ci sono tre punti principali che desidero discutere in merito a questo articolo:

1) L'argomentazione sul fatto che la spesa pubblica italiana non è eccessiva viene svolto guardando al livello di spesa pro-capite in euro in diversi paesi europei. Spiegherò perché non è una buona idea fare comparazioni internazionali guardando a questa variabile.

2) Fassina guarda solo alla spesa primaria corrente, approfondendo poi per alcuni settori (sanità e istruzione) e ignorandone altri (pensioni). Spiegherò perché non è legittimo ignorare la spesa in conto capitale e la spesa per interessi.

3) Viene dato per scontato che le uniche politiche attuabili per ridurre la spesa debbano necessariamente ridurre i servizi sanitari ed educativi. Non è così. Si tratta in effetti di un trucco retorico vastamente usato e abbastanza volgare.

Questo articolo discute il primo punto. Nei prossimi due considererò i punti seguenti.

Qual è il ''giusto'' livello della spesa pubblica? Aspetti empirici

La tesi principale dell'articolo di Fassina è che la spesa pubblica in Italia è attualmente al livello ''giusto'', e casomai troppo bassa. Non è quindi una buona idea ridurla, va semmai ''riqualificata'', un termine che abbiamo sentito talmente tante volte che ci è pure passata la voglia di far battute. L'argomento principale usato da Fassina è rappresentato da questo grafico, che rappresenta l'andamento della spesa corrente primaria pro-capite in euro in vari paesi europei.

image

Il grafico mostra un livello della spesa italiana superiore solo a quella spagnola e con un trend che, nell'arco di tempo 1990-2012, risulta essere pressoché costante (10 mila euro al valore del 2005).  Nell'articolo Fassina parla di ''dati deflazionati al Pil'', un'espressione che ammetto mi risulta oscura. Credo voglia dire che i livelli di spesa sono considerati in termini reali e che l'indice di inflazione usato è il deflatore del PIL (anziché l'indice dei prezzi al consumo). Non spiega invece come vengono comparati i livelli assoluti di spesa di nazioni con valute diverse; sospettiamo si sia semplicemente usato il tasso di cambio senza nemmeno usare le parità dei poteri d'acquisto.

Ci sono due ragioni per cui questo grafico è completamente fuorviante: 1) tende a rappresentare più variazione nei tassi di cambi e nei livelli di prezzi interni che l'effettivo sforzo di spesa 2) non tiene conto del diverso livello di reddito pro-capite dei diversi paesi.

Il ruolo del tasso di cambio

Per capire la prima ragione, date un'occhiata all'andamento della spesa pubblica nel Regno Unito. Dopo il 2007, se dobbiamo dare retta a Fassina, la spesa pubblica nel Regno Unito è improvvisamente crollata! Che è successo? Il governo che reggeva le sorti del paese era laburista e rispose alla crisi più o meno nel modo keynesiano standard. Il rapporto tra deficit e PIL esplose, come si vede dalla seguente tabella (fonte eurostat) dove compariamo la situazione britannica con quella italiana e quella media europea.

Paese 2007 2008 2009 2010 2011 2012
Regno Unito -2,8 -5,0 -11,4 -10,1 -7,7 -6,1

Italia

 -1,6  -2,7  -5,5  -4,5  -3,8  -3,0
Media Unione Europa (27 paesi)  -0,9  -2,4  -6,9  -6,5  -4,4  -3,9

Ma il deficit è dato dalla differenza tra entrate e uscite. Forse Gordon Brown tagliò selvaggiamente la spesa pubblica ma taglio ancora di più le tasse, così causando il deficit? La risposta è no. La seguente tabella mostra l'andamento della spesa pubblica britannica sia in valori assoluti sia in rapporto al PIL per il periodo considerato.

Spesa pubblica nel Regno Unito 2007 2008 2009 2010 2011 2012
In milioni di sterline 618.361 688.095 720.673 740.806 737.403 749.427
In percentuale del PIL 43,3 47,1 50,8 49,9 48,0 47,9

Come si può vedere la spesa crebbe e anche in modo consistente nl 2008 e nel 2009, per poi stabilizzarsi. Ma allora cosa è successo? Sono sbagliati i dati di Fassina? No, non sono ''sbagliati''. Sono semplicemente irrilevanti. La spesa pubblica pro-capite in euro non è la variabile giusta da guardare. Quello che è successo è che in quel periodo la sterlina si svalutò contro l'euro. Improvvisamente, tutto quello che era espresso in sterline (compresa la spesa pubblica britannica) ha iniziato a valere meno in euro.

image

Questoè l'andamento della sterlina contro euro dal gennaio 2008 al dicembre 2009. Il mistero del calo della spesa britannica è quindi risolto.

A questo punto credo che tutti abbiano anche capito qual è la fonte dell'improvviso calo della spesa pubblica in Italia tra il 1992 e il 1995. Qualche sforzo di controllare la spesa venne fatto, ma quello che mostra Fassina è imputabile praticamente per intero alla svalutazione della lira che ebbe luogo in quel periodo.

Il ruolo del reddito pro-capite

Ma, si potrebbe dire, almeno per il periodo in cui 5 dei sei paesi hanno avuto la stessa valuta, la comparazione avrà qualche significato? No, in realtà no. Non ha molto senso comparare paesi con differente livello di reddito pro-capite per concludere che in un dato paese la spesa è alta, bassa o giusta. È un fatto che dovrebbe risultare ovvio. Per esempio, tutti i servizi pubblici in cui la componente di spesa per salari è importante saranno tipicamente più elevati nei paesi con redditi più elevati. Il fatto che un insegnante venga pagato di più in Germania che in Italia è una conseguenza del fatto che in Germania i salari sono più alti. Necessariamente quindi, anche a parità di sforzo pubblico per assicurare una buona educazione a tutti, la spesa pro-capite risulterà più alta in Germania che in Italia. 

La seguente tabella, di fonte Fondo Monetario Internazionale, mostra il reddito-procapite dei 6 paesi considerati da Fassina. In modo da rendere i dati comparabili, essi sono espressi in una valuta comune (il dollaro) e  valutati usando la metodologia della parità dei poteri d'acquisto.

  Reddito pro capite PPA, 2012
Olanda 42.194
Germania 39.028
Regno Unito 36.941
Francia 35.548
Spagna 30.557
Italia 30.136

L'Italia è, anche se di poco, l'ultima in questa classifica. L'Olanda ha un reddito pro-capite più alto di quello italiano di circa il 40%, la Germania di circa il 30%. Fassina ci dice che, in base ai suoi ''dati deflazionati al Pil, anno base 2005'' la spesa publica pro-capite è 9.624 euro in Italia e 12.062 della Germania. In altre parole la spesa pubblica pro capite in Germania è più alta del 25,3% rispetto all'Italia. Visto che la Germania ha un reddito pro capite più alto del 30%, se proprio bisogna azzardare una qualche conclusione da questi dati tale conclusione è che l'Italia (anche se si ignora la spesa per interessi) spende più della Germania. Ma, francamente, sarebbe meglio evitare questo tipo di conclusioni. L'unica cosa chiara da questi dati è che la nostra spesa pubblica per capita è nettamente più alta dell'altro paese che ha un reddito pro-capite simile al nostro, ossia la Spagna.

In sostanza, nella mente di Fassina, gli italiani, che guadagnano come gli spagnoli, devono avere una spesa pubblica pro-capite (e quindi pagare tasse pro capite) come i tedeschi. Cosa questo significherebbe per tutto il resto, in particolare per investimenti e consumi privati, è facile da immaginare.

Qual è il ''giusto'' livello della spesa pubblica? Aspetti teorici

Nella sezione precedente abbiamo mostrato che, a differenza di quel che dice Fassina, non è affatto chiaro che in Italia la spesa pubblica, quando propriamente misurata e rapportata alle variabili corrette, sia più bassa degli altri principali paesi europei. Ma facciamo finta che sia così, ossia facciamo finta che i dati fassiniani mostrino che in effetti in Italia il settore pubblico spenda meno, per esempio, di Germania e Olanda.

Da questo fatto Fassina conclude che la spesa pubblica italiana non va diminuita ma casomai aumentata. Questo è un grave errore logico che denota scarsa dimestichezza con la teoria economica. È infatti scorretto dal punto di vista teorico assumere che il livello ''giusto'' di spesa pubblica pro-capite in paesi che sono differenti per reddito pro-capite e per struttura economica debba essere uguale.

Il punto sul livello di reddito pro-capite è stato fatto sopra e quindi non lo ripeterò. Ma più in generale l'ottimo livello di spesa pubblica deve bilanciare da un lato il beneficio che la popolazione ottiene dalla produzione dei beni pubblici e dell'assicurazione sociale che la spesa pubblica permette, e dall'altro il costo diretto e indiretto (in termini di distorsioni e scoraggiamento dell'attività economica) che la tassazione necessaria a finanziare la spesa pubblica comporta. A parità di altre condizioni, per esempio, un paese con elevata evasione fiscale, amministrazione pubblica inefficiente e una classe politica corrotta e incompetente sarebbe bene avesse una spesa pubblica più bassa di paesi più virtuosi. L'alta evasione infatti alza il costo sociale della tassazione perché impone aliquote più alte, a parità di gettito, sui settori economici che meno riescono a evadere. La distorsione dell'attività produttiva che da questo risulta si aggiunge al classico effetto di disincentivo che comunque la tassazione ha verso l'attività economica. Inefficienza della macchina amministrativa e incompetenza e corruzione della classe politica implicano invece che i benefici che la popolazione trae dalla spesa pubblica sono corrispondentemente ridotti. 

Sappiamo che Fassina e gli economisti che gli stanno intorno considerano un falso problema l'efficienza dell'amministrazione pubblica (a mio avviso chiara evidenza che vivono sulla luna, ma tralasciamo). È anche possibile che Fassina abbia un'opinione meno pessimistica della mia sulla corruzione e incompetenza dei politici italiani. Ma nel suo articolo menziona direttamente l'evasione fiscale, che considera ''la vera anomalia rispetto all'Unione Europea'', una tesi tipica del gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso. Rifiuta però di trarre la conseguenza logica di questa implicazione: finché non si riesce a riportare l'evasione ai livelli europei, il maggior costo distorsivo della tassazione implica che il livello ottimale di spesa pubblica in Italia è inferiore a quello dei paesi in cui l'evasione è più bassa. Detto in parole più semplici: se vuoi spendere come i danesi, devi avere il livello di evasione, l'efficienza amministrativa e l'onestà della classe politica dei danesi. Assenti questi elementi, livelli alti di spesa pubblica (e quindi di tassazione che serve a finanziarla) risultano essere parecchio più costosi, e quindi economicamente inefficienti.

Per essere molto chiaro: non sto assolutamente dicendo che evasione fiscale, inefficienza amministrativa e corruzione e inettitudine vadano tollerati. Vanno combattuti e con forza. Man mano che si ottengono risultati, non prima, si rivaluta quello che possiamo fare come settore pubblico. La soluzione di Fassina invece inverte il corretto ordine causale: secondo lui prima si alza la spesa pubblica, e poi si combatte l'evasione, la corruzione e l'inefficienza. È ovvio che la cosa non ha molto senso.

Tornando a inefficienza del settore pubblico e corruzione. L'evidenza al riguardo non è solo anedottica. L'Italia è per esempio al posto numero 72 (su 176 paesi) del Corruption Perception Index elaborato da Transparency International, nettamente più in basso di tutti i paesi del nord europa e di vari paesi dell'est europa (la Germania è al posto 13, il Regno Unito al 17 e la Francia al 22). Inoltre la Banca Mondiale elabora un Indice di Efficacia dell'azione pubblica che può essere consultato. Al riguardo è interessante l'elaborazione compiuta da Amedeo Panci, in risposta a Fassina. Panci riporta l'andamento nell'ultimo decennio dell'indice.

image

Come si vede il valore dell'indice in Italia è basso e in calo, solo la Grecia fa peggio di noi (valeva lo stesso per l'indice di percezione della corruzione).  Panci prova anche a fare un esercizio di ''calcolo della frontiera efficiente'', riassunto nella seguente figura.

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Questi esercizi vanno sempre presi con le dovute cautele, ma un livello di inefficienza come quello mostrato dall'Italia in questo grafico difficilmente può apparire senza che ci sia un qualche problema reale.

Conclusione di questa prima parte: i dati di Fassina non mostrano assolutamente che il settore pubblico italiano ''spenda meno'' degli altri principali paesi europei e in ogni caso non è ovvio che l'Italia, con il suo livello di evasione e di inefficienza della pubblica amministrazione dovrebbe spendere quanto gli altri. Fassina compie gravi errori nell'interpretazione dei dati, guardando alle variabili sbagliate, e gravi errori logici, ignorando nozioni abbastanza elementari di scienza delle finanze.

56 commenti (espandi tutti)

Grazie!

Btw, il nome Fassineide implica che di tragedie si tratti: è casuale?

ah ah

sandro brusco 23/10/2013 - 14:33

Mi fai troppo intelligente Marco. Fassineide mi suonava bene, ma non ho pensato alle implicazioni classiciste. Quindi è casuale. Ma ora che me lo fai notare, è appropriatissimo :-).

Innanzitutto complimenti per l'articolo, chiarissimo e utile come sempre.

Mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulla misurazione di corruzione e efficienza, insieme alla misura dell'evasione mi sono sempre sembrate misure molto vaghe, che affidabilità hanno veramente?

Sono vaghe, ma mi pare che i rank che ne escono rispecchino impressioni nasometriche e hanno il vantaggio di basarsi su criteri almeno vagamente misurabili. Poi, se uno si fissa a distinguere le differenze fra il 15esimo e il 16esimo posto, o la differenza fra un valore di 1.5 e 1.6, direi di non farne una battaglia. 

Esatto

sandro brusco 23/10/2013 - 16:04

Sono vaghe e poco precise, ma è il meglio che c'è. Altre misure (tipo numero dei condannati per corruzione) hanno difetti anche più grandi. In ogni caso, è ovvio che tra essere al posto 12 ed essere al posto 15 non fa differenza e probabilmente i paesi sono indistiguibili. Ma tra il 12 e il 72, beh la differenza c'è.

La corruzione puo' avvenire anche alla luce del sole, in modo formalemente legale.

Avete mai visto in TV in background alle interviste il pannello degli sponsors al Meeting di Comunione e Liberazione? Oppure la lista degli sponsors di Vedro', l'evento per i lettiani d'antan? 

Quale sarebbe il ritorno economico per Trenitalia (tanto per fare un esempio) di sponsorizzare un qualsiasi evento?  Un dispetto a Montezemolo?

Gli esempi che citi sono appropriatissimi. D'altra parte anche in USA non è che proprio non succeda mai che imprese/lobbies finanzino le campagne elettorali di politici e partiti ottenendone poi in cambio favori.  Quindi la domanda è: come misuriamo il grado relativo di corruzione in questi due paesi? Ci sono interi trattati, ma essenzialmente è ovvio che si tratta di un'arte imprecisa. D'altra parte le varie metodologie proposte sembrano avere senso. Se scoprissi che una certa metodologia mette l'Uganda più in alto della Danimarca mi  insospettirei. Così non avviene. E la bassa posizione dell'Italia in tutte queste posizioni lascia poco margine al dubbio. Il fenomeno è reale, per quanto imperfettamente misurato.

Vedro'

giulio zanella 24/10/2013 - 10:13

Un off-topic, ma a proposito degli sponson di Vedro' ecco una storia interessante.

alè, Prof. !

dragonfly 23/10/2013 - 16:08

almeno il punto della fassinata inerente al fatto che si spende procapite poco rispetto a vicini più ricchi, mi pareva già così plateale e imbarazzante da non meritare il tuo interesse. insomma, potevi lasciarlo confutare al più veloce di noi. :-)

e invece non è così, ricordati di far sempre lezione completa, ma a una classe delle superiori mediamente svogliatissima: ho appena ascoltato un manager IT dividere un certo compenso orario del suo settore, invariato da anni, col famigerato costo raddoppiato della pizza.

" incasso metà pizze di prima! maledetti euro, giornalisti, politici, economisti eccecc"

... perché ho iniziato istintivamente a porconare (finirò più tardi di leggere).

Ma è possibile che stiamo commentando un articolo di uno che non considera l'effetto delle fluttuazioni del tasso di cambio quando confronta la spesa pro-capite di più paesi in più anni?

Anzi, non solo non la usa (magari è ignorante e non sa che esiste la parità di potere d'acquisto), ma nemmeno si preoccupa di guardare il grafico e chiedersi "ma che cavolo è successo in Gran Bretagna per avere una diminuzione così ampia e rapida?"
Non solo ignorante in economia, ma è pure matematicamente stupido!

E questo che fa di lavoro? Il sottosegretario alle Finanze!!

Mi spiace per il prof. Brusco che si sia dovuto abbassare a dover leggere certa spazzatura. D'altro canto, questo passa il convento e questo bisogna commentare.

Poi ci chiediamo perché l'Italia è in declino.

E' il responsabile economico del partito piu' "serio" in Italia - cioe' sarebbe la persona che dovrebbe gettare le basi economiche dell'operato del governo se il PD vincesse le elezioni.

...non era FpFiD?
Al netto del demasterizzato, s'intende.

A me sembra quasi che ormai non riescano più a levarsi dalla testa le ideologie e i sogni che hanno accompagnato questo partito (democratico?) per decenni, quando aveva un altro nome.

Non guardano la realtà dei fatti, estrapolano dati che non riescono a rielaborare oppure mistificano addirittura pur di adattare i presunti fatti alla loro realtà (molto confusa).

E' un triste destino, un regalo che ogni volta fanno ai liberalidelcazzo. Ed è questo che più mi fa imbestialire.

Mi domando se abbia capito cio' che studiava, Fassina. Galileo Galilei, si rivolta nella tomba, sicuramente.

Trattato su come traslare le inefficienze altrui sugli - 'innocenti' - Paesi confinanti (solidali nel moto inerziale...). Ma che roba e'?

Platealmente infondato anche in termini di fattibilita'/sostenibilita' concreta. Fassina ha idea dell'oder of magnitudo dei problemi (Ita, ma anche Spagna, etc) e dei 'cannoni di fuoco' a disposizione?

Sconcertante. (sconfortante che sia responsabile 'economico' del PD, insieme ad altri 'benefattori' della patria.)

Saluti

Suggerisco di aumentare i capitoli della Fassineide di Sandro, perche'  secondo me i primi tre non colgono il punto grave del ragionamento di Fassina. E' vero che non si puo' paragonare spesa pro-capite senza guardare reddito pro-capite (I); che bisogna guardare anche la spesa capitale (II); che non si puo guardare solo a istruzione e sanita' (III), ma questi sono a mio avviso dettagli rispetto all'errore fondamentale di Fassina.

Facciamo pure finta che la spesa italiana e la pressione fiscale italiana siano in linea con gli altri 5 paesi europei della medesima stazza. La questione e', come mai negli ultimi 6 anni ITA ha perso -8.7% del Pil? A parte i tedeschi brutti e cattivi (che tralaltro nel 2009 hanno avuto il medesimo tonfo di ITA) che si sono ripresi subito, anche gli altri 4 big di Fassina hanno fatto meno peggio di ITA.

% Pil 2008 2009 2010 2011 2012 2013 TOT
Germania 0.8 -5.1 3.9 3.4 0.9 0.5 4.4
Francia -0.1 -3.1 1.7 2.0 0.0 0.2 0.7
UK -0.8 -5.2 1.7 1.1 0.2 1.4 -1.6
Olanda 1.8 -3.7 1.5 0.9 -1.2 -1.3 -1.9
Spagna 0.9 -3.8 -0.2 0.1 -1.6 -1.3 -6.0
Italia -1.2 -5.5 1.7 0.4 -2.4 -1.8 -8.7

Fassina dice che la spesa pubblica non va ridotta ma va riqualificata. Anche questo punto non lo trovo cosi' grave. Se per riqualificare intende dire risparmiare un miliardo dalle pensioni d'oro e dagli stipendi parlamentari che sono il triplo della media europea, e redistribuirlo con servizi per i poveri, ok.

Il problema e' che l'anomalia che vede Fassina rispetto agli altri paesi europei (facendo pure finta che spesa e tasse siano in media europea) e' l'evasione fiscale che e' ben al di sopra della media europea. Se pero' andiamo a guardare i dati regionali di questa evasione italiana, vediamo che le regioni settentrionali hanno un livello di evasione che e' in media europea, eppure il Pil di queste regioni sta crollando comunque. Qui la spiegazione di Fassina sull'evasione si scioglie come neve al sole. E allora che ricetta propone? Recuperare 50 miliardi di mancate entrate fiscali da un tessuto industriale settentrionale gia' agonizzante (e che non evade piu' di tedeschi e olandesi)? Oppure recuperare 50 miliardi dalle regioni meridionali? Good luck.

Il resto del ragionamento di Fassina va anche ridicolizzato. Accettiamo pure di trattare l'Europa come una grande economia chiusa (non tutti possono essere esportatori) anziche' come una small open economy. La cosa assurda e' che non propone una politica perche' le aziende italiane siano competitive all'interno di questa grande economia chiusa, ma aspetta che sia l'Europa ad essere meno competitiva: i) unione bancaria (e cioe' sganciare il rischio del debito ITA agli altri paesi); ii) euro-project bonds (idem); iii) innalzamento inflazione programmato (spalmiamo con l'inflazione a tutta la UE i problemi di ITA); iv) introduzione del salario minimo "decente" in Germania (perche' cosi' se no i crucchi sono troppo competitivi).

Insomma, leggete bene l'ultimo paragrafo dell'articolo di Fassina. Sono tutte concessioni che deve fare l'Europa. Zero responsabilita' italiana, se non la lotta all'evasione fiscale al Sud. Pazzesco.

Mancano

Andrea Grenti 23/10/2013 - 18:12

ancora due parti che il prof. Brusco pubblicherà successivamente.

Vi sono anche altri aspetti da considerare. In primis per fare dei paragoni ha selezionato un campione in cui vi sono solo stati comunitari. L'Unione Europea è una delle aree a più alta spesa pubblica, debito e minore crescita al mondo: il paragone è viziato in partenza. Ci confronta con Spagna, Regno Unito e Francia che hanno elevati deficit e nei prossimi anni dovranno comunque ridurre le spese o in alternativa aumentare la pressione fiscale. Il Regno Unito ha già cominciato a stringere la cinghia. In ogni caso la spesa pubblica italiana è comunque di 1,5 punti di Pil più alta della media degli altri 27 stati europei.
Va fatta inoltre un'altra considerazione se l'Italia cresce meno degli altri per non far esplodere il rapporto debito/Pil deve conseguire un deficit più basso e quindi spendere meno (o in alternativa tassare di più).

Zero responsabilita' italiana, se non la lotta all'evasione fiscale al Sud. Pazzesco.

E il Sig. Fassina ha pure la faccia tosta nell'articolo citato di citare l'evasione di sopravvivenza. Che é con buona probabilitá quella che determina un eventuale differenziale nel gradiente di diffusione del fenomeno evasivo da Sud al Nord del paese.

La lotta all'evasione fiscale al Sud si fa rapidamente: niente imposte e contributi a chiunque guadagni fino a 800 Euro al mese, da un giorno all'altro il tasso di popolazione attiva in Sicilia o Campania raggiungerá quello di Milano o Bologna.

Proposte di Fassina, peraltro, platealmente insostenibili nei fatti.

A tacer d'altro, guardiamo solo all'ESM.  500 billion di ESM . A seguito dell'assistenza a Grecia, Irlanda, Portogallo, Cipro e Spagna, vi e' una 'capacita' residua di ca. Euro 200 billion.

Dietro l' ESM ci sono: Germania (27.1%), Francia (20.4%), Italia (17.9%) e Spagna (11.9%).

Le sole banche europee hanno ca. Euro 1 trillion in non-performing loans. Quelle Italiane ca. Euro 250 billion.

Altro che 'accollare' le crescita (che in Italia manca da oltre dieci anni, who knows why) a terzi.Le ricette di Fassina sono semplicemente a no way out option. Chi deve dare i soldi all'Italia? La germania?

L'Ita(g)lia, scelta lessicale voluta, si deve dare una mossa.

 

Se per riqualificare intende dire risparmiare un miliardo dalle pensioni d'oro e dagli stipendi parlamentari che sono il triplo della media europea, e redistribuirlo con servizi per i poveri, ok.

Se fossero solo le pensioni d'oro e gli stipendi dei parlamentari, non ci sarebbe molto da tagliare o riqualificare. Gli sprechi sono ben altri: da un lato le "pensioni d'argento" (ovvero di chi non ha pagato sufficienti contributi; ne ho tre in famiglia, quindi farei bene a stare zitto, ma purtroppo sono onesto). Dall'altro se le altre voci di spesa sono nello stesso ordine di grandezza della Germania, ma i servizi sono molto peggiori, qualche buco ci deve essere (vari esempi qui: http://wikispesa.costodellostato.it/Pagina_principale).

Non credo, nella mia naiveté, che tu possa scorporare l'evasione settentrionale e meridionale. Voglio dire: il costo dell'evasione del Sud (o dell'Est o dell' Ovest, se per questo) si riverbera anche sul Nord, visto che il bilancio è statale, e pesa sulle tasse pagate anche al Nord.

D'altra parte, l'evasione relativa credo sia pacificamente più alta al Sud (e non per colpa dei Borboni, o non solo, ma per via di un tessuto economico povero di grosse realtà industriali e composto per gran parte da micro-imprese individuali, categoria in cui l'evasione è alta ovunque), ma in termini assoluti non saprei: un livello di evasione del 13% al Nord probabilmente sottrae al fisco più soldi del 30% del Sud (cifre inventate, eh, giusto pe' capisse).

Se guardiamo i dati della spesa in rapporto al pil si vede che, escludendo gli interessi e le pensioni, l'Italia ha la spesa più bassa della UE. Questo mi sembra che indichi che le retribuzioni e le spese di funzionamento  nel pubblico impiego sono basse. La situazione al momento sarà ancora più critica, perché  dal 2010 tutti gli stipendi degli statali sono bloccati al centesimo e le liquidazioni sono confiscate e pagate a rate senza interessi. La prossima mossa sarà la riduzione degli stipendi. Difficile avere la macchina statale efficiente in queste condizioni.

Questo si vede bene anche qui, dove si analizza la spesa per tipologia.

I dati dicono quindi che si deve agire, oltre che sul fronte dell'efficienza, su quello del debito e sulle pensioni, ad esempio prendendo provvedimenti drastici sulle pensioni d'oro e sulle pensioni baby. Agire sul fronte della spesa di funzionamento comporterà un declino accelerato del paese ed un ulteriore calo di efficienza.

il denominatore corretto è il PIL(PPA) procapite, cioè il reddito, nel confronto con i nostri vicini. il concetto è analogo alla progressività del prelievo IRPEF: se guadagno meno, ipso facto posso permettermi meno spesa pubblica percentuale, senza scomodare alternative radicali di welfare (pure possibili). sandro brusco naturalmente lo ha spiegato molto meglio.

mi permetto poi di osservare che scorporare interessi e pensioni, va fatto sempre trattenendo il fiato e pensandoci bene, altrimenti si finirà per considerarle voci di bilancio aliene, piovute dallo spazio e per le quali non ci sono responsabilità politiche.

posso capire le pensioni adesso"intoccabili",  ma gli interessi erano ben scritti quando ci siamo indebitati e non si sono affatto pagati da se con la crescita, come i sostenitori della spesa pubblica ritengono  debba avvenire sempre e comunque.

A mio avviso le pensioni in essere possono e debbono essere toccate, salvaguardando quelle inferiori ad un minimo vitale (1200-1300 euro netti?)  e prevendendo un passaggio, magari parziale e graduale al contributivo per tutti gli altri. I risparmi potrebbero essere notevoli e l'impatto sociale (e politico) potrebbe essere attenuato destinandoli a sussidi di disoccupazione per i giovani o ad altre forme di welfare (assistenza anziani non autosufficienti etc.). 

mi riferivo

dragonfly 24/10/2013 - 10:00

allo stato attuale della discussione pubblica, al bar sport come alla camera, le pensioni, come i salari nominali sono molto difficili da toccare. non si riflette  minimamente su equità, sostenibilità , competitività ecc.

nemmeno la memoria dei passati roghi inflazionistici,che pure c'è, fa breccia, anzi alcuni ricordano con piacere: c'era la scala mobile, lo stipendio cresceva sempre....

Mi sembra che anche usando il PIL (PPA) procapite non cambi proprio niente,  l'Italia rsta il paese con la spesa pubblica più bassa nella UE, tolti interessi sul debito e pensioni. Se ho fatto male i conti chiedo scusa, comunque i dati sono lì e i calcoli li possono fare tutti.

Tratteniamo pure il fiato e pensiamoci bene, ma questi dati indicano cosa fare e dove andare a toccare: efficienza, pensioni  e interessi.

Quanto ai salari, il blocco stipendi-carriere-liquidazioni  per il quinquiennio 2010-2014 ha già diminuito di fatto del 10% il reddito di tutti i dipendenti pubblici. Particolarmente pesante è il blocco dei parametri di carriera e anzianità per i più giovani: alla fine del blocco, questi riprenderanno dai parametri di 5-6 anni prima, non da quelli che avrebbero dovuto avere. Per un 35-enne, questo implica una perdita tra 100 mila e 200 mila euro, se integrata sull'intero periodo lavorativo.

Per quanto riguarda la intoccabilità, sono d'accordo con Federico. In questo paese tutto è toccabile  quando si riferisce alla gente normale, diventa intoccabile quando si va a toccare quello strato lobbistico e massonico di funzionari e manager che stanno appena al di sotto della classe politica e amministrativa (ci sono anche i segretari comunali, non  occorre andare in alto). Questa classe, in grado di ricattare tecnicamente il politico o l'amministratore di turno, ha raggiunto privilegi indecenti con leggi ad hoc. Per questi si parla  sempre di diritti acquisiti. Se però io chiedessi domani la liquidazione, che sono soldi già versati da me interamente, rivalutati con interessi molto bassi, depositati allo stato,  lo stato mi risponderebbe: non te li do', te li dò quando voglio e senza interessi. Questi non sono diritti acquisiti? Cosa dice la corte costituzionale?

Anche la carbonara, tolte le uova e la pancetta, è pasta in bianco.

potremmo sempre trasformare la carbonara in pasta in bianco togliendo la pasta.

ha ridotto il valore reale degli stipendi dell'inflazione cumulata, pari al 5-6%. Per il resto ha impedito un aumento automatico, che è cosa diversa.  In Spagna ed Irlanda li hanno ridotti (fino al 20% per stipendi medio-alti)  e non è morto nessuno di fame. 

Francamente, data la situazione italiana, mi sembra assolutamente possibile ed anche doveroso toccare i diritti acquisiti dei dipendenti pubblici, salvaguardando solo i redditi minimi. I dipendenti pubblici hanno avuto parecchi anni di incrementi salariali superiori a quelli dei dipendenti privati, dando in cambio poco o nulla in termini di maggiore produttività ed efficienza. Non mi sembra possano lamentarsi o protestare

5-6%???

alberto rotondi 25/10/2013 - 09:05

Federico, non capisco i suoi conti dell'inflazione. I dati sono questi

Anno    inflazione %

2010     2.1

 2011    3.2

2012     2.2

2013     0.9

2014      1.0   mia stima prudenziale

Dalla serie geometrica, nei 5 anni di blocco, si avrà

1.021x1.032x1.022x1.009x1.010= 1.097  pari al 9.7%.

A questo vanno aggiunte le perdite per il mancato avanzamento di carriera e per la confisca della liquidazione. Non capisco questo gusto sadico di minimizzare i sacrifici che stanno facendo i dipendenti pubblici.

Poi lei sostiene i tagli lineari al pubblico impiego, che è quello che sta avvenendo.  Stiamo trattando allo stesso modo il medico che salva le vite al pronto soccorso lavorando 12 ore al giorno, il pompiere che va a spegnere gli incendi ad ogni oradel giorno e della notte, il poliziotto che rischia a vita per noi e l'impiegato comunale che falsifca il cartellino allo stesso modo. Azzeramento carriere e tagli lineari per tutti.  Non c'è più alcun incentivo e meccanismi di premio del merito individuale. E poi diciamo: il sistema pubblico è inefficiente. Ma va? Ma la colpa è di chi  sta gestendo così il sistema, non dei dipendenti pubblici, sia chiaro. Il buon senso direbbe di penalizzare dove si deve e pemiare e valorizzare dove si deve, dando efficienza al sistema, agendo sul debito e pensioni, ma di questo qui  non se ne parla.

al massimo masochismo, dato che sono dipendente pubblico e lo è anche mia moglie. E' realismo con una componente pedagogica. Chiunque sostiene che è possibile tagliare la spesa e quindi le tasse senza tagliare drasticamente la spesa per stipendi e pensioni o è un ignorante o è in malafede. Nel merito, ricordo che i salari dei dipendenti pubblici sono aumentati molto più di quelli dei dipendenti privati dal 2002 al 2010 e quindi i "sacrifici" compensano gli anni di vacche grasse. Mi risparmi la retorica sui pompieri e sugli impiegati: magari ci sono medici del pronto soccorso incapaci e fannulloni e impiegati che lavorano benissimo oltre il loro dovere. Altrettanto mi risparmi la retorica della colpa è del sistema. La colpa è anche e sopratutto del singolo dipendente. Nel mio dipartimento c'è gente che lavora bene e c'è un fannullone incompetente conclamato che dovrebbe essere licenziato seduta stante. Non è certo colpa del direttore del dipartimento se lui non lavora - casomai dei sindacati che lo difenderebero a spada tratta se il direttore tentasse di punirlo. Al massimo, potrebbe provare a scaricarlo ad altro dipartimento. Personalmente, sarei molto favorevole a tagli mirati(con trasferimento del personale in eccesso) ed a incentivi veri. Provi a farli accettare dai dipendenti o dai sindacati.

Infine, la sua frase critica

dando efficienza al sistema, agendo sul debito e pensioni, ma di questo qui non se ne parla.

 

è scorretta, almeno per quanto mi riguarda. Io ho sempre parlato di pensioni e stipendi. Noto comunque che lei è disposto a far fare sacrifici ai pensionati: cosa propone? Io ho sempre parlato di pensioni, suggerendo di passare al contributivo per tutti i pensionati in essere, oltre una soglia di sopravvivenza decente (1200-1300 euro netti?). E' d'accordo?

Hai ragione: i sacrifici non vanno minimizzati. Il calo di potere d'acquisto per gli statali è del 9% (http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2013/apr2013/stipendi-9.htm). Va detto comunque che dal 2007 il Pil pro capite italiano è sceso dell'11%, quindi l'impoverimento è sostanzialmente proporzionale all'economia italiana. La tua idea di intervenire solo su pensioni ed interessi si scontra però con la realtà. Per quanto riguarda le pensioni la Fornero ha attuato una dolorosa stretta e la spesa complessiva continua a crescere (http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Attivit--i/Spesa-soci/At...). Vuoi intervenire sui baby-pensionati? Sono parassiti, ma parassiti a basso reddito, se metti una soglia minima di salvaguardia i risparmi di spesa sono quasi azzerati, se tagli indiscriminatamente buona parte di loro finisce sotto la soglia della povertà. E le pensioni d'oro? Il contributo di solidarietà è incostituzionale, io proporrei un ricalcolo secondo il contributivo, qualcuno ipotizza 3-4 miliardi di risparmi, meno dello 0,3% del Pil, ma meglio di niente. E gli interessi sul debito? Non so come vuoi intervenire te ma con 300 miliardi di dismissioni la riduzione di spesa è di circa 11-12 miliardi. Poi se vi aggiungiamo 20 o 30 anni di austerity magari riusciamo a passare dal nostro 5,4% di spesa per interessi al 2-2,5% della Germania. Invece in quello che tu definisci tutto il resto della spesa o la ''pasta'' si annidano gli scempi, i parassiti ricchi, i gran commis ministeriali, i politici,i segretari comunali (http://it.wikipedia.org/wiki/Segretario_comunale_e_provinciale#Trattamen...),gli spazzaneve palermitani (http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/29/news/neve_agosto-22392932/), i 28.000 forestali siciliani (http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/21/sicilia-lesercito-dei-28mila-...), i tre miliardi spesi tra Camera, Senato, Quirinale e presidenza del Consiglio dei ministri.

Hai ragione: i sacrifici non vanno minimizzati. Il calo di potere d'acquisto per gli statali è del 9% (http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2013/apr2013/stipendi-9.htm). Va detto comunque che dal 2007 il Pil pro capite italiano è sceso dell'11%, quindi l'impoverimento è sostanzialmente proporzionale all'economia italiana. 

premetto che troverei del tutto imbecille una contrapposizione fra "statali cattivi" e dipendenti privati virtuosi, altruisti e lungimiranti e mi ci vorrei tenere ben lontano.

per gli statali in questi anni di stravolgimenti epocali è però cresciuto molto il valore della sicurezza del posto di lavoro che è loro peculiarità. c'era anche prima, sottostimato, c'è ancora adesso e vale un perù, ci sarà ancora se badiamo a tenerci lontano dagli abissi del collasso generalizzato. alcune mie amiche insegnanti, non particolarmente interessate alle gioie delle scienze economiche, ci sono arrivate da sole e quasi subito.

(anche se non dell'Italia) confermo. Poche volte come in questo periodo ho apprezzato la mia quasi-illicenzibilità.

l'Italia rsta il paese con la spesa pubblica più bassa nella UE, tolti interessi sul debito e pensioni. Se ho fatto male i conti chiedo scusa, comunque i dati sono lì e i calcoli li possono fare tutti.

Santi numi (eterni dei) togliamo anche laspesa sanitaria (perché no?) anzi tutta la spesa ed allora l'Italia rimane il paese con la spesa più bassa. zero.

È chiaro che poiché oltre certi limiti non è umanamente possibile andare, se alcune spese sono eccessive (interessi e previdenza) allora le altre sono forzatamente compresse. Non serve essere economisti per capirlo. Basta un po' di sana economia domestica. Se  dicessi agli altri membri della famiglia che tolte le spese per la rata della Ferrari e della villa al mare, le nostre spese di casa sono basse (si mangia pane ed acqua ogni sera) e ricevessi in cambio un sonoro "vaffa", sarebbe cosa buona e giusta.

cambia, invece.

dragonfly 24/10/2013 - 17:29

Mi sembra che anche usando il PIL (PPA) procapite non cambi proprio niente,  l'Italia rsta il paese con la spesa pubblica più bassa nella UE, tolti interessi sul debito e pensioni.

 

se divido la spesa pubblica al netto di pensioni  e interessi (una cosa bizzarra, ma se l'è scelta bersani) per il PIL(PPA) procapite 2012, risulta che l'Italia spende un 35% in più della spagna. germania e francia spendono quasi il doppio della spagna.

faccio mia la prudenza di sandro brusco, nell'articolo:

Il ruolo del reddito pro-capite

Ma, si potrebbe dire, almeno per il periodo in cui 5 dei sei paesi hanno avuto la stessa valuta, la comparazione avrà qualche significato? No, in realtà no. Non ha molto senso comparare paesi con differente livello di reddito pro-capite per concludere che in un dato paese la spesa è alta, bassa o giusta. È un fatto che dovrebbe risultare ovvio. Per esempio, tutti i servizi pubblici in cui la componente di spesa per salari è importante saranno tipicamente più elevati nei paesi con redditi più elevati. Il fatto che un insegnante venga pagato di più in Germania che in Italia è una conseguenza del fatto che in Germania i salari sono più alti. Necessariamente quindi, anche a parità di sforzo pubblico per assicurare una buona educazione a tutti, la spesa pro-capite risulterà più alta in Germania che in Italia. 

La seguente tabella, di fonte Fondo Monetario Internazionale, mostra il reddito-procapite dei 6 paesi considerati da Fassina. In modo da rendere i dati comparabili, essi sono espressi in una valuta comune (il dollaro) e  valutati usando la metodologia della parità dei poteri d'acquisto.

  Reddito pro capite PPA, 2012
Olanda 42.194
Germania 39.028
Regno Unito 36.941
Francia 35.548
Spagna 30.557
Italia 30.136

L'Italia è, anche se di poco, l'ultima in questa classifica. L'Olanda ha un reddito pro-capite più alto di quello italiano di circa il 40%, la Germania di circa il 30%. Fassina ci dice che, in base ai suoi ''dati deflazionati al Pil, anno base 2005'' la spesa publica pro-capite è 9.624 euro in Italia e 12.062 della Germania. In altre parole la spesa pubblica pro capite in Germania è più alta del 25,3% rispetto all'Italia. Visto che la Germania ha un reddito pro capite più alto del 30%, se proprio bisogna azzardare una qualche conclusione da questi dati tale conclusione è che l'Italia (anche se si ignora la spesa per interessi) spende più della Germania. Ma, francamente, sarebbe meglio evitare questo tipo di conclusioni. L'unica cosa chiara da questi dati è che la nostra spesa pubblica per capita è nettamente più alta dell'altro paese che ha un reddito pro-capite simile al nostro, ossia la Spagna.

In sostanza, nella mente di Fassina, gli italiani, che guadagnano come gli spagnoli, devono avere una spesa pubblica pro-capite (e quindi pagare tasse pro capite) come i tedeschi. Cosa questo significherebbe per tutto il resto, in particolare per investimenti e consumi privati, è facile da immaginare.

ppa

Francesco Lovecchio 24/10/2013 - 07:43

Non spiega invece come vengono comparati i livelli assoluti di spesa di nazioni con valute diverse; sospettiamo si sia semplicemente usato il tasso di cambio senza nemmeno usare le parità dei poteri d'acquisto.

segnalo solo che anche considerando la spesa pubblica totale pro capite calcolata con le ppa dei paesi citati, la graduatoria generale non cambierebbe. Vero è che tenuto conto del livello di reddito e degli altri vincoli la spesa è elevata sopratutto in alcune componenti come le pensioni (non solo rispetto al pil ma anche rispetto agli occupati che devono finanziarle e rispetto ai beneficiari stessi), ma il volume teorico complessivo di servizi prodotti o trasferiti a spese di alcuni contribuenti ad altri contribuenti non è più elevata rispetto ad altri paesi. Se la spesa per, faccio un esempio strampalato, la sanità e gli ospedali è inferiore a quella degli altri paesi ma anche più inefficiente (prendento come riferimento il gov effectiveness index riportato), che si deve fare, ridurre gli ospedali (o lo stipendio degli infermieri) o efficientare?

Concordo

Andrea Grenti 24/10/2013 - 16:30

Non basta spendere meno, si devono creare le condizioni affinché si spenda meglio.

didattica

giulio zanella 24/10/2013 - 10:04

Finalmente ho un esempio aggiuntivo che messo insieme a quest'altra perla, sempre ad opera di Sandro, posso usare per dimostrare ai mei studenti del corso base di macroeconomia che dopo aver studiato la PPA hanno una cultura economica enormemente superiore a quella dei governanti italiani, siano questi di destra o di sinistra.

La soluzione di Fassina invece inverte il corretto ordine causale: secondo lui prima si alza la spesa pubblica, e poi si combatte l'evasione, la corruzione e l'inefficienza. È ovvio che la cosa non ha molto senso.

 

Non solo la proposta di Fassina non ha molto senso, ma lascia anche prevedere che possa essere peggiorativa anche dal punto di vista "corruzione & affini"... Se ho più soldi da spendere ci sono più interessi in gioco e più "tentazioni", oltre a nessuno stimolo ad aumentare l'efficienza

Brusco propone come criterio teorico per stabilire la quantità di spesa pubblica:

in generale l'ottimo livello di spesa pubblica deve bilanciare da un lato il beneficio che la popolazione ottiene dalla produzione dei beni pubblici e dell'assicurazione sociale che la spesa pubblica permette, e dall'altro il costo diretto e indiretto (in termini di distorsioni e scoraggiamento dell'attività economica) che la tassazione necessaria a finanziare la spesa pubblica comporta.

Questo criterio generale può essere applicato, mi sembra, in modo diverso a seconda di preferenze 'morali' diverse -- ad esempio dando un peso maggiore ai benefici che la spesa pubblica comporta per i ceti più poveri rispetto agli altri.  Ne conseguirebbe che, a parità di tutto il resto, un  paese dove prevalgano valori "di sinistra" POTREBBE, in linea di principio, avere più spesa pubblica rispetto a paesi dove prevalgano valori "di destra".

Immagino che questa sia l'obiezione che molti miei amici "di sinistra" farebbero, e io stesso potrei aderire a una preferenza morale di questo genere.

Domanda: è possibile argomentare che un eccesso di spesa pubblica (nel senso inteso da Brusco) NON è conveniente, almeno nel medio e lungo termine, NEANCHE per i ceti più poveri?

Se sì, chiedo a Brusco di spendere qualche parola su questo, magari nelle prossime due puntate -- in modo da aiutarmi a controbattere a quei miei amici. :-)

 

Concordo con Sandro sul fatto che questo indicatore non è adatto ad una comparazione internazionale.  Questo per tutti i motivi abbondantemente illustrati.

Naturalmente pero' questo indicatore rimane adatto per le valutazioni interne di tipo storico. Per esempio la serie storica della spesa pubblica procapite, in termini reali, degli ultimi 40 anni, meglio ancora se suddivisa nelle componenti che la originano (missioni) ed anche per i diversi livelli amminitrativi (comuni, provincie, regioni, stato) puo' raccontarci molte cose da usare poi per capire dove diminuire e magari invece dove aumentare.

mi sembra un pò problematica.

Una cosa è ridurre gli investimenti infrastrutturali di un paese in cui trovi tutti i servizi sul libero mercato. Altra è tagliare i servizi pubblici in un paese che non ne ha di privati.

A mio avviso, perciò, non bisogna semplicemente "tagliare".
Bisognerebbe invece "vendere"(creando mercati concorrenziali di) detti servizi e riorganizzare l'assistenza sociale per i soli che ne hanno (momentaneamente) bisogno.

Questo non significherebbe né le consuete "lacrime e sangue", ma solo riorganizzazioni sistemiche.

Ma  il modo migliore per farlo (cioè: per far fronte ad un intero sistema legislativo del"sociale" composto da migliaia di articoli ed istituti)  è partire dalla Costituzione.

Come al solito, la mia noiosa e trita conclusione è che è il Diritto che influisce sull'economia. Mai il contrario (la filosofia di Maastricht).

forse altrettanto noiosa e trita, è che le due discipline sono in rapporto di reciproco scambio e, talvolta, in competizione: solo che quando il diritto pretende di prevalere sull'economia, solitamente, fa disastri. Possiamo approfondire il tema, se se ne ha voglia.

Certo che ne ho voglia. Ma ho paura che le nostre opinioni non divergano tanto, se non in semantica.

Se intendi che "il diritto pretende di prevalere sull'economia" nel senso di un'autorità pubblica che la voglia guidare (finanziare, redistribuire, incentivare o arginare a destra ed a manca) i disastri saranno immancabili.  Questo è infatti il risultato conseguito dal nefando art. 41 della ns. Costituzione.

Ma se intendiamo il "diritto" in senso liberale, ovvero come difesa di diritti individuali - in questo caso di tutti gli operatori di mercato (diritti di impresa per chi vuole entrare, di concorrenza per chi vende, di tutela dei diritti individuali - vedi J. Locke - per chi compra), allora intendiamo proprio l'opposto.

Diverso è il discorso per quei prodotti o servizi di tipo globale che non possono essere soggetti a concorrenza (i libertari sostengono che non esistono - i liberali invece si), come ad esempio la gestione della moneta o della giustizia o della difesa nazionale.

In questo caso, come al solito, il pensiero liberale è inteso a trovare quelle soluzioni istituzionali che difendano il cittadino dai possibili abusi (che i liberali li chiamano "arbitrio" rispetto proprio al "diritto") od errori da parte dell'autorità pubblica.

Concordi ora?

Sono d'accordo con quanto detto nell'articolo però vorrei far notare un punto.

Fassina oltre alla spesa pubblica complessiva riporta anche i grafici della spesa pubblica per tipologia di servizio, e in particolare quanto spendiamo per sanità ed educazione.

Ora se il reddito italiano è inferiore, e se teniamo anche conto dei problemi di corruzione ed evasione fiscale, sono d'accordo che la spesa pubblica italiana in euro pro capite deve essere inferiore rispetto a quella tedesca (per esempio).

Ma se la spesa pubblica totale è minore, cambia anche il mix dei beni pubblici che si acquistano. Secondo me i due grafici che Fassina riporta per sanità ed istruzione sono a loro modo significativi, e lascio a voi ogni commento riguardo sopratutto a quello sull'istruzione (che sulla sanità siamo più o meno allineati con gli altri è ovvio, perchè il costo di un sistema sanitario è più o meno fisso e poco comprimibile).

Qualche anno fa criticavate Tremonti, oggi vi trovate a dover criticare Fassina.

Da troll inguaribile quale sono non posso esimermi dal farvi notare che Fassina è sottosegretario in virtù della parziale vittoria della coalizione Italia Bene Comune; vittoria dovuta anche al fatto che il vostro listino ha sottratto un 0.8% decisivo a chi forse avrebbe espresso esponenti di governo meno peggiori.

Per favore

sandro brusco 24/10/2013 - 20:47

non diciamo stronzate. ''Esponenti meno peggiori''? Ma va la.

Prima di tutto l'idea che i voti a FARE siano TUTTI stati sottratti al SIlvio è una stravagante ipotesi che mi sembra senza fondamento, secondo aspetto anche se fosse con quello 0.8% in più l'eventuale vittoria berlusconiana sarebbe stata altrettanto monca di quella della sinistra, quindi avremmo avuto un identico governo a parti invertite ( Alfano premier e Letta vice ) e che quindi la divisione tra PDL e PD dei 2 viceministri dell'economia sarebbe stata esattamente la stessa.
Se il PDL aveva esponenti di governo meno peggio poteva metterli in questo governo.
Probabilmente in caso di una risicatissima vittoria alla Camera l'unica differenza sarebbe stata una maggior presenza dei personaggi come Santanchè e La Russa nel governo.
Dato che se Monti non avesse cambiato la legge votata dal PDL scritta e firmata da Tremonti e Berlusconi nel 2011 il bollo sul deposito titoli nel 2013 sarebbe stato da 1800 euro contro i 450 attuali e i 600 del 2014 mi si sa spiegare in cosa la situazione sarebbe stata meno peggio?

Fassina è sottosegretario in virtù della parziale vittoria della coalizione Italia Bene Comune; vittoria dovuta anche al fatto che il vostro listino ha sottratto un 0.8% decisivo

A parti inverse, con a capo del governo Alfano, chi ti assicura che a Fassina non l'avrebbero fatto ministro dell'economia?

Grazie

sandro brusco 20/6/2014 - 14:11

Fa piacere vedere che viene letto e apprezzato dopo più di sei mesi :-)

quegli stessi esponenti di governo "meno peggiori" che predicavano la rivoluzione liberale e invece hanno fatto aumentare la spesa pubblica (guardati i dati). Direi che sei peggio di Fassina

Ottima serie di articoli, anche se volendo per smentire Fassina bastava molto meno, ad esempio usando il suo stesso metodo ed incastrandolo con una dimostrazione per assurdo:

Supponiamo che la metodologia usata da Fassina (e quindi la conclusione che la spesa italiana non sia così alta) sia adeguata a descrivere la situazione (ossia confronti sui livelli di spesa nominali pro-capite al netto degli interessi). Facciamo quindi un esercizio analogo, andiamo a confrontare la quota che rimane del pil al netto della spesa pubblica (a sua volta al netto degli interessi, sempre pro-capite, quindi in formula: pil-[spesa totale-spesa per interessi] ). Non ci perdo molto tempo quindi non faccio tutto il grafico bello, ma mi limito all'anno 2012:

Germania: 18834
Spagna: 12331
Francia: 14302
Italia: 14079
Paesi Bassi: 18423
Regno Unito: 16806

Deduzione fassinosa: l'Italia lascia troppo poco in tasca agli italiani, dovrebbe adeguarsi ai paesi più virtuosi (almeno 3000 euro diciamo)! Ma sono quegli stessi paesi che secondo Fassina giustificherebbero un aumento della spesa => assurdo, sia la tesi che il metodo (e andargli a spiegare che prima di cimentarsi in una dimostrazione bisognerebbe per lo meno porsi la questione se il problema in esame sia ben posto).

 Nota: ho fatto molto velocemente e non ho tenuto conto della spesa in conto capitale anche se congetturo che la sostanza rimanga invariata, comunque per rimanere un po' più coerente con Fassina ho ignorato pure la parità di potere d'acquisto, spero mi perdonerete. :)
Altra cosa, ci son rimasto quando ho trovato che le tabelle Eurostat riportano il pil pro-capite in euro troncato alla cifra delle centinaia, mentre nella tabella in dollari del FMI arriva fino all'unità...

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