Perché credo che votare il meno peggio favorisca, nel 2018, il declino.

10 febbraio 2018 michele boldrin

Forse è un commiato e forse no.

Mi son lasciato condizionare per troppo tempo dall'idea secondo cui ogni volta che esprimo un parere sulla situazione politica italiana lo faccio perché "roso dalla frustrazione" che l'esperienza di Fermare il declino mi avrebbe provocato. Non più.

Quell'esperienza e gli avvenimenti dei cinque anni seguenti, invece che frustrazione, mi hanno fatto crescere la consapevolezza che il nostro tentativo - anche se fosse stato più meditato, meglio organizzato e più fortunato - non avrebbe comunque avuto un grande successo perché la (stragrande) maggioranza degli italiani semplicemente vuole l'opposto di quanto consideravamo (e considero) buona politica. Data l'inevitabilità del declino credo sia meglio accettarlo, interrogarsi sulle sue ragioni e provare a vedere quale, fra gli scenari possibili, possa offrire una maggiore probabilità (in un futuro non prossimo) d'inversione di rotta. Predicar oggi, come abbiamo fatto per anni, di politiche alternative da adottare è un'inutile (e questa sì frustrante) perdita di tempo.

Accettato che il ventennale declino continuerà per svariati anni ancora - non sarà questa stitica ripresa tirata dall'estero e dalla ECB ad invertirlo - esso va ripensato storicamente. Mi appare, oggi, la conseguenza inevitabile del combinarsi dei processi di cambiamento tecnologico e di globalizzazione e della maniera in cui, a partire dalla fine degli anni '60, le elite italiane vi hanno mal-condotto il paese. In questo processo, che durerà longtemps, di riallocazione mondiale di risorse, talenti, tecnologie e produzioni, l'Italia si è candidata (per i fattori fissi che ha scelto far propri) ad essere un produttore di beni e servizi di bassa qualità ed a crescita lenta. L'Italia rimane (per ora) legata alle aree dinamiche del mondo grazie a vincoli politico-commerciali (UE, WTO, BCE) ed alla presenza di alcune zone ancora avanzate e dinamiche - praticamente tutte in un raggio di 100 km dal fiume Po. In conseguenza di questo processo di riallocazione dei fattori di produzione, delle tecnologie e delle persone l'Italia perde il suo capitale umano di maggior talento ed attrae lavoratori con basse qualificazioni, mentre esporta merci/servizi a basso contenuto di capitale umano importando quelle/i ad alto contenuto tecnologico. Poiché questi sono processi di lungo periodo che vengono da lontano e sono governati da fattori strutturali profondi diventa difficile immaginare che si interrompano nei prossimi anni senza una svolta radicale, davvero radicale, nelle politiche, nelle istituzioni e nella cultura che gli abitanti del paese condividono. Niente di tutto questo sembra essere oggi nelle carte in mano agli italiani. 

Che così sia è il più rilevante e duraturo lascito intellettuale di questo blog - che stiamo per chiudere anche ufficialmente proprio perché i fatti, confermandone le analisi, l'hanno reso ridondante. Il declino in corso lo annunciammo e diagnosticammo nel 2006 e, ad oggi, non mi pare vi sia nulla da aggiungere alle analisi svolte in quegli anni: i fatti le hanno confermate quasi con cattiveria e noi non faremmo altro che ripeterci, come ho fatto io nelle righe precedenti. Interrogarsi sulle ragioni strutturali del declino è forse ancora politicamente utile ma intellettualmente ripetitivo. Si finisce per ribollire la medesima minestra: magari aggiungendo qualche dato nuovo - il sistema educativo sta peggiorando ancora - o sottolineando l'aggravarsi d'una distorsione - il furto intergenerazionale è oramai un'ignominia storica - o ricordando che temi di cui più non si parla son diventati ancor più gravi - come la questione romana e meridionale, ovvero l'esistenza di un 40% del paese che da mezzo secolo vive sulle spalle fiscali del resto e che, così facendo, ammazza la vacca del cui latte si nutre. Ma, intellettualmente parlando, nulla si dice di nuovo. E la noia ha la meglio.

Fatta salva una cosa: per quanto io continui a pensare che quanto sta avvenendo sia il frutto di scelte compiute da quelle elite che prima han fatto l'Italia e poi han lasciato al PNF il compito di fare gli italiani, è nella cultura condivisa che son piantate le radici del declino. Da questo punto di vista non c'è alcuna differenza fra Grasso, Renzi, BS, Salvini e Casaleggio Associati. Chiedono tutti la stessa luna nel pozzo seppur con tonalità distinte: nessuna riforma delle regole di funzionamento dell'apparato statale, aumento della spesa pubblica, aumento del controllo amministrativo e burocratico su economia e società, riduzioni fiscali ai gruppi sociali di riferimento finanziate da ulteriore debito, minor compliance con le regole comunitarie, riduzione dell'apertura commerciale con l'estero, barriere all'immigrazione, maggiori pensioni ... il tutto condito da musichette patriottiche sull'eccezionalità nazionale. Tutto questo non succede per caso: succede perché la stragrande maggioranza degli italiani è convinta che queste, non altre, siano le politiche giuste. L'omogeneità culturale è ben superiore di quella politica ed è quasi asfissiante. Il problema è culturale, prima che politico.

Piaccia o meno, da almeno un secolo gli italiani si sono convinti d'essere un popolo speciale. Prima non erano italiani, poi durante il Risorgimento e le prime fasi unitarie erano indecisi, si stavano facendo come disse quell'altro ... poi arrivo la prima guerra e con essa Benito, che fece gli italiani, "culturalmente" parlando. Gli italiani si fecero, o vennero fatti, attorno all'idea di essere gli unici e naturali eredi del mondo classico e rinascimentale, fonti di tutto quanto c'è di buono nella civiltà occidentale. E della cristianità (o cattolicità se volete, ma a molti questa differenza sfugge) perché il papa a Roma sta ... No, non sono banalità: la profonda convinzione che il nostro sia il miglior modo possibile di vivere e che esso dipenda strettamente dalla preservazione della nostra "italianità" e dal ruolo che lo Stato esercita per preservarla - dall'Alitalia ai programmi scolastici, dal pesto ai negozi con riposo infrasettimanale, sino a Sanremo, ai medici solo di pelle bianca e ad Italo, meglio morto che di proprietà d'un fondo USA - tale convinzione accomuna l'elettore di Grasso a quello della Meloni, passando per tutti gli altri nel mezzo. Da questo punto di vista, se ci pensate, il partito della Casaleggio Associati non è per nulla eccezionale: esso è una sintesi che raccoglie in se tutte queste comuni credenze. La Casaleggio Associati, in una storica operazione di marketing condotta non per caso da un comico, ha costruito il partito straitaliano. Per questo, anticipando il finale, credo necessario vincano.

Questa italica condizione privilegiata contrasta, ovviamente, con l'arretratezza economica, sociale e culturale ma a questa contraddizione la cultura nazionale ha dato da sempre una risposta chiara: la perfida Albione e le sue varianti. Ci negarono il posto al sole che ci spettava nel periodo coloniale ma, quando la grande proletaria si mosse, quel posto ce lo prendemmo, con l'aiuto di un po' di gas qui e lì. Risorse più grande e più bella che pria l'Italia romana che bonificò le barene portando i veneti a Latina ... Poi venne la guerra, i piccoli errori tardi del regime (che aveva fatto tante cose buone) e perdemmo più perché il destino fu baro che per altro. Comunque non facemmo i campi di sterminio (almeno non tanti e non tanto visibili) e risolto questo dettaglio ci avviammo al miracolo industriale (che nella mitologia nazionale fu solo nostro, never mind che quasi tutta l'Europa libera vivesse in quei tre decenni lo stesso o maggiore sviluppo industriale). Ed il miracolo industriale si può ripetere se abbandoniamo l'Europa teutonica, l'Euro e la globalizzazione, se cacciamo i cinesi, se smettiamo di lasciar entrare immigrati e se ritorniamo ai fasti dell'IRI, del deficit costante e dei negozietti familiari in centro, chiusi alla domenica ch'è dedicata alla parrocchia, allo struscio ed alla partita.

Tale è la visione di se stessi e del loro paese che gli italiani hanno. A fronte della quale - in modo strisciante dagli anni '70 ed in modo palese dal 1992 in poi - sta il declino economico e poi anche quello sociale e culturale. Drammatica contraddizione: com'è possibile che l'erede della classicità e del rinascimento, il paese del miracolo industriale dove si vive meglio che in ogni altro angolo del mondo stia declinando? Di certo non può esser per nostra responsabilità! Dev'essere, appunto, un complotto. Degli altri, di quelli che crescono, prosperano e dalle crisi escono dopo qualche anno, cambiando. Il complotto, i multipli complotti: l'Euro, l'UE, la globalizzazione, la tecnologia, il digitale e la rete, lo sconvolgersi degli equilibri coloniali, le migrazioni prima dall'Europa dell'Est - ricordate gli albanesi? - e poi dal Medio Oriente e dall'Africa. Ed i cinesi, i maledetti musi gialli che, sotto sotto, sono nient'altro che l'esercito di riserva del capitalismo yankee. Tutto questo ed anche tanto altro (i golpe inglesi e la loro maledetta lingua che vogliono imporci, le scie chimiche, i vaccini, la xylella, il braccialetto di Amazon ...) fa parte del complotto che ci fa declinare mentre meriteremmo d'essere faro di civiltà mondiale. Perché noi siamo la grande proletaria che s'è mossa (di corpo) e siamo eredi della miglior cultura del mondo (di fatto l'unica cultura, come insegnano i nostri licei) e sappiamo come vivere meglio di tutti. Quindi, se le cose vanno male, è colpa degli "altri" che dobbiamo fermare. 

Non sto né scherzando né esagerando. Queste non sono solo le scemenze dei più estremi twittatori rossobruni, leghisti o pentastellati: se provate a fargli bere due spritz queste ed altre corbellerie escono tranquillamente anche dalla bocca dell'elettore di BS e di Grasso e da una buona parte di chi vota Renzi perché è (ok, era) veramente simpatico. Per questo voglio cercare d'argomentare - tanto lo so che mi darete del pazzo - che è meglio lasciarli vincere e vedere cosa combinano: perché, altra saggezza nazionale, conta più la pratica della grammatica. E mi spiego.

Se a governare dopo il 4 di marzo sarà una coalizione guidata dalla Casaleggio Associati con dentro Salvini e Meloni, alcuni di questi nodi dovranno arrivare al pettine. Come nel caso di Trump - che ha vinto esattamente sulla base degli stessi slogan e con una base sociale analoga - QUALCOSA dovranno provare a fare di quello che hanno promesso e quel qualcosa farà provare ai loro elettori le conseguenze reali delle smargiassate annunciate. Perché, vedete, anche se sono convinto che quanto costoro sostengono sia dannosa follia, è anche vero che la maggioranza dell'elettorato italiano penserà l'opposto sino a quando non ne vedrà l'effetto. E se l'80% dell'elettorato è convinto che occorre fare l'opposto di ciò che potrebbe curare il malato, il malato muore di certo indipendentemente da cosa il dottore cerchi di somministrare. Perché il malato la medicina la rifiuta e fine della storia. Eppoi, magari ci sbagliamo noi e, mal che vada, non faranno il danno che ci aspettiamo, nel qual caso meglio così. Ben che vada renderà evidente, nella pratica e non nella grammatica, che il mondo non funziona come la Casaleggio Associati ha fatto credere ai propri seguaci. Che sono, anche quando non votano M5S, la stragrande maggioranza degli italiani. No, non sto auspicando la catastrofe nazionale. Questo per la semplice ragione che la catastrofe non può avvenire in tempi brevi: persino il Venezuela non è ancora crollato dopo più di un decennio di chavismo e non sto certo auspicando un decennio di Casaleggio Associati a Palazzo Chigi! Mi accontento di meno, mi accontento di una versione italiana di Syriza senza il crollo greco precedente (che non può esserci, non essendo ancora avvenuto). Saran dolori? Certamente ma, ripeto, conta più la pratica della grammatica. Eppoi, ripeto, forse ci sbagliamo noi. 

Se, invece, a governare dopo il 4 marzo dovesse essere Renzi, attraverso il Gentiloni o il Tajani di turno, cosa avremmo di differente? Avremmo il meno peggio, direte voi, avremmo almeno un governo composto di arruffoni e arrampicatori sociali ma non di mascalzoni totalmente incompetenti. Vero (in parte, che gli ultimi due governi d'incompetenti totali ne han visti/e parecchi/e) ma cosa farà di differente questo governo? Praticamente nulla per la semplice ragiocne che Renzi ed il suo PD ritengono non serva nulla di radicale per dare una svolta. Qui sta il punto che molti non sembrano voler comprendere: l'argomento "Renzi non aveva la maggioranza necessaria per le grandi riforme" è una spiegazione erronea di quanto è successo dal 2014 in avanti. Renzi, ed il suo PD, la "riforma radicale" (secondo loro) l'hanno provata ed era quella "costituzionale". Il fatto che abbiano perso è prova solo che il "coraggio" per tentativi controcorrente ce l'hanno, ma hanno le priorità sbagliate e questo è il fatto importante! Renzi non ha affrontanto alcun problema vero perché non ci crede e perché gli interessi sociali che rappresenta vogliono solo cercare di mantenere lo status quo, non cambiarlo. Detto altrimenti: Renzi ed il suo PD son un GIGANTESCO EQUIVOCO. Se non lo si toglie di mezzo, questo equivoco - che mantiene l'esistente con aspirine e battute mentre il declino continua - ha un solo effetto: crea le condizioni perché la folle visione della Casaleggio Associati sia condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani. Questo, non altro, l'effetto maggiormente pernicioso di Renzi e del suo PD: sono la benzina nel motore della Casaleggio Associati, e di Salvini. Un governo PD-FI altro non farebbe che: (i) mettere ridicoli cerotti là dove occorre amputare, (ii) mantenere al potere la casta politico-burocratica che da decenni dirige il declino (come prima di loro fecero BS e Prodi), (iii) offrire alla maggioranza degli italiani, ed ai pifferai magici che li guidano, un credibile nemico su cui scaricare le colpe mantenendo vivo il mito secondo cui il popolo aggiusterebbe tutto se solo ne avesse l'opportunità. E questo mito può infrangersi solo se scende per terra, come a Roma, s-governando.

Ragione per cui, miei cari, meglio che questo equivoco finisca e si vadano a vedere le carte che il neo-fascismo (che di questo si tratta) populistico nazionale ha in mano. In politica, come nel poker, la mano parla da sola. 

Postilla 1.  Versione video del medesimo argomento, in dialogo con Alberto Forchielli

Postilla 2. Ho letto critiche ed osservazioni, alcune ragionevoli e valide mentre altre mi son parse francamente prevedibili (tipo la solita tiritera secondo cui sarei catastrofista ...). Non ho purtroppo il tempo per dibattere qui ogni singolo argomento, scusatemi. Sul Blog dei 500 (che parte in queste settimane) pubblicherò a breve una seconda puntata di queste riflessioni, con una discussione del perché le critiche fondate (le quali concludono invariabilmente con l'invito a votare PD) non mi convincano comunque.

Postilla 3. Due tratti comuni a tali critiche sono i seguenti. Occorre salvare il salvabile, assumendo la catastrofe come unica alternativa; assunzione erronea come i fatti dimostrano. Fiducia a-priori nel partito delle istituzioni (questo è oggi il PD) il quale non viene visto come parte del problema ma come "garanzia", seppur minima; la vecchia DC insomma. Queste ipotesi confermano che alla radice del problema politico ci sono sia una profonda incomprensione delle cause e dinamiche del declino italiano sia la tradizionale sfiducia/disprezzo delle elite (in senso ampio) italiane per la democrazia e le cosidette "masse". Andare oltre questa concezione "signorile" (nel senso di propria delle signorie tardo medievali) della democrazia e capire che i problemi strutturali hanno solo - le rare volte che ce l'hanno - soluzioni strutturali e quindi radicali, mi sembra il primo passo per invertire la rotta.

Postilla 4. Un pensiero che sembra sfuggire ai più (specialmente a quelli che han paura del negro-arabo-islamico) è che in alternativa a globalizzarsi gestendo in modo proattivo immigrazione e cambio tecnologico NON c'è il piccolo mondo antico. In alternativa alla scelta dinamica c'è solo quella di diventare area periferica ed in decandenza nello scenario mondiale con, di conseguenza, una mutazione antropologica molto peggiore di quella in corso. Questo è un altro concetto che molti non comprendono: se non inverti il declino, se non ti apri, se non ti globalizzi ... i migliori (italiani) scappano sempre di più ed i migliori (stranieri) nemmeno si sognano di venire. Rimangono i mediocri che non hanno ragioni per riprodursi perché le prospettive son grame ed arrivano i mediocri anche da fuori perché sei diventato il posto in Europa che li valorizza e che ne ha bisogno! Per valorizzare la tua identità culturale specifica l'unica soluzione praticabile è aprirti di più alle altre e confrontarti con esse. Altrimenti vieni colonizzato e sparisci. 

71 commenti (espandi tutti)

Ecco, magari ci sbagliamo noi ma se non ci sbagliamo ritengo che l'Italia affonderà abbastanza rapidamente. Il Venezuela in fondo ha avuto il petrolio che ha alimentato dal 1999 il chavismo. Noi non lo abbiamo.  Non abbiamo materie prime e sappiamo come va a finire con l'autarchia.

Però siamo nella UE, per ora, e nell'Euro. Il che è un importante sostegno economico e politico.

Si aprono due scenari. Se rimaniamo nell'Europa ci saranno pressioni (come nel 2011) ed aiuti per non farci crollare? O ci lasceranno andare? 
Chiaro invece cosa accadrà se usciremo dall'Euro e dalla UE.

Non sarà un'uscita rapida, ritengo, e la vedo dura lungo tutti i confini, negli aereoporti, nelle stazioni. 

Anch'io sospetto che esistano delle soglie minime di complessità, interazioni, disponibilità di competenze, infrastrutture, ecc. sotto le quali un'economia industriale non possa che collassare rapidamente. Credo invece che un'economia pasata sull'estrazione di risorse naturali possa funzionare anche in un ambiente molto semplice.
Ho anche la sensazione che l'ambiente italiano sia ormai molto degradato e piuttosto vicino a quella soglia e che potrebbe bastare poco a provocarne il collasso.

Lei scrive:

Se a governare dopo il 4 di marzo sarà una coalizione guidata dalla Casaleggio Associati con dentro Salvini e Meloni, alcuni di questi nodi dovranno arrivare al pettine. Come nel caso di Trump - che ha vinto esattamente sulla base degli stessi slogan e con una base sociale analoga - QUALCOSA dovranno provare a fare di quello che hanno promesso e quel qualcosa farà provare ai loro elettori le conseguenze reali delle smargiassate annunciate. Perché, vedete, anche se sono convinto che quanto costoro sostengono sia dannosa follia, è anche vero che la maggioranza dell'elettorato italiano penserà l'opposto sino a quando non ne vedrà l'effetto.

Devo essere onesto, l'ho pensato anche io, più di una volta, che "tanto vale fallire in fretta". E ancora un pò lo spero, in quanto sarebbe l'unico modo per accelerare il cambio radicale necessario.

Tuttavia mi rimane un grosso dubbio: ma siamo sicuri che di fronte al disastro combinato da questi qui, gli italiani non trovino ancora come spiegazione l'ennesimo capro espiatorio? Che non capiscano che la causa dei nostri mali è interna e non esterna?

prendiamo i "fratelli greci". Mica se la sono presa con Tsipras che, da comunista duro e puro che avrebbe spaccato le reni ai tedeschi, nel giro di una notte di luglio è diventato un fanatico liberista.

Se la sono presa con i tedeschi che hanno fatto un colpo di stato per comperarsi la Grecia a prezzi stracciati.

Montanelli sosteneva che di fronte al disastro Berlusconi (lo diceva come liberale) gli italiani avrebbero sviluppato i mitici anticorpi. Si è visto che non era così. Magari nel breve il nostro sistema immunitario reagisce (con un errore di senso geometrico opposto ma che se non è zuppa, è pan bagnato) ma poi perde la memoria e ci ricasca. E un sistema immunitario senza memoria non serve ad un  tubo. 

Ora bisogna vedere cosa accadrebbe invece in caso di vittoria del M5S (meglio ancora se con Salvini e/o Meloni come alleanza post voto).  Non c'è limite alla fantasia quando si vuole addossare qualsiasi colpa agli altri ma qui avremmo tre forze che hanno dichiarato più volte di volte uscire e riguadagare la sovranità. Una volta fuori, le scuse stanno a zero. E quindi credo che non converrà a nessuno chiedere di fare il passo.

Quello invece lo faranno gli italiani, andandosene. Se oggi secondo Istat sono tra 100 e 150mila quelli che se ne vanno ogni anno ufficliamente (ma sarebbero da tre a quattro volte di più a vedere le statistiche di ingresso della germania) immgino che la fuga impetuosa diventerebbe un must per tante imprese non ammanicate con la spesa pubblica e per chi ha competenze da spendere all'estero, lingua straniera compresa, e conosce il congiuntivo. 

Anticorpi

Fulcanelli 11/2/2018 - 17:10

Caro Forti, Montanelli parlava da liberale ma formatosi al liceo classico (argomento caro al nostro Michele). Non poteva sapere che un organismo gli anticorpi li produce verso ciò che gli è estraneo, ma non verso le proprie cellule: come nel caso del cancro, e.g. Mentre lei ed io possiamo rendercene conto.

Piuttosto sembra che una sorta di malattia autoimmune colpisca sistematicamente ogni parvenza di liberalismo all'interno del nostro "corpo politico". 

(franz)

Anch'io subisco il fascino del "crepi Sansone con tutti i filistei", però poi penso a realtà come l'Argentina dove la sperimentazione del male non ha fatto altro che spianare la strada al peggio...e la cosa va avanti da decenni, salvo qualche parentesi decorosa. O no? 

...ma probabilmente non voterò proprio. Tanto ciò premesso io faccio il tifo per un pareggio (o quasi) a 3, la ridicola legge elettorale che ha l'Italia non consente praticamente a nessuno di vincere, chissà, quindi, che piú che uno scenario greco non abbiamo uno scenario belga, perché se vogliamo vedere la mano di poker dovremmo votare in massa M5S, idea che avevo pure accarezzato, proprio per dire "e adesso fammi vedere".

Alla fine prevale il disinteresse, però, ci abbiamo provato, ne é valsa la pena, ma adesso basta.

votare salvini

dragonfly 11/2/2018 - 15:44

corteggiare una donna coi baffi, ordinare spaghetti alla bolognese, discutere su facebook: sono tutte attività pericolose,  che fatico a credere con possibili esiti positivi.

salvini viene qua appiccicato a forza al ragionamento del  "meglio l'ignoto di un presente noto e deludente". e lo fa fallire subito. se con purezza di cuore potremmo anche credere che la visione dell'orrore grillino, non ancora disvelato in pieno, possa redimere le masse,  poi  però  non possiamo  dirlo anche della lega,  già ben collaudata come forza di governo locale e centrale.

quelllo che fa pensare l'impensabile, cioè votare il peggio, è la realtà dei tre poli o "triello". non ci piace non averlo  previsto, non farne parte e doverci anche ragionare parecchio sopra, per oggettiva difficoltà logica. come evolverà? se non ci sarà vincitore, perderà solo uno, due, tutti? i poli si ridurranno poi a due? a uno, al centro? etc. mica facile. 

per parte mia i razzisti, gli scappati di casa e i berlusconi non li voto e ugualmente avrò le sorprese che michele boldrin invoca.

Perché, vedete, anche se sono convinto che quanto costoro sostengono sia dannosa follia, è anche vero che la maggioranza dell'elettorato italiano penserà l'opposto sino a quando non ne vedrà l'effetto.

La maggioranza dell'elettorato italiano penserà l'opposto anche vedendone gli effetti. Almeno questo è quello che penso.

Mi ritrovo spesso, da studente di economia, a intavolare discorsi con vecchi amici e/o colleghi di facoltà. Ragazzi istruiti e che hanno pure visto un po' di mondo - in poche parole quella fetta di popolazione che prima o poi si spera sostituisca il peso dei vecchi che guardano Barbara D'Urso in tv e votano BS - che ancora pensano che nel 2011 il governo di BS sia stato rovesciato da un complotto internazionale (ordito da chissà chi e per chissà cosa), quando invece la spiegazione di quegli avvenimenti è molto più banale. Ho sentito mille volte la frase "eh hai visto però poi come è sceso lo spread dopo che ci hanno messo quel pupazzo di Monti?". Immaginando non so quale piano per fotterci chissà quale ricchezza.

 

Ancora meglio sentire i deliri dei giovani indipendentisti sardi (a me capita anche troppo spesso recentemente), che non vogliono nemmeno sentire discorsi sulla disastrosa composizione demografica della Sardegna, o sulle uniche due modeste università che abbiamo (in una delle due non c'è nemmeno una facoltà di ingegneria). Tutti aggrappati alla fantastica e mitologica terra in cui viviamo, perché "Vedi poi come il turismo trainerà l'economia sarda! C'abbiamo una storia unica!". Basta un po' di burocrazia, di spesa pubblica e tutte quelle altre minchiate che inizia a pioverci oro dal cielo (questo è un bell'esempio di coalizione indipendentista, che va forte tra i giovani: https://tinyurl.com/ycwv38lc. Altro che "Starve the beast", questi non la lascerebbero alzare dal tavolo la bestia).

 

Per cui; forse no: farci una bella dose di (Grillismo+leghismo)/2, non porterà ad un riconoscimento dei danni che fanno quelle ideologie, abbastanza significativo.

Due punti

floris 11/2/2018 - 18:46

Non trovo indicativa della mancanza di volontà di affrontare percorsi di riforme radicali la priorità data alla revisione costituzionale. Le riforme necessarie avrebbero avuto tutt' altro costo politico, dato che si sarebbe trattato di andare a colpire privilegi diffusi, costo oggettivamente non sostenibile in quella situazione. Quella volontà forse non è mai esistita, ma non è quello ad evidenziarlo.

La battaglia difatti è stata poi persa non tanto perché impopolare, ossia ad alto costo politico, ma per errori come la rottura del patto con Berlusconi e perché era diventata uno scontro totale con in premio la legittimazione delle leadership di paese e partito. Non era ritenuta impopolare al punto di pensare che potesse concedere abbastanza margine di manovra per rompere il patto e che ci si potesse ancorare la propria esistenza politica.

 

Quanto al tanto peggio oggi tanto meglio per il futuro, dissento totalmente. Se, come condivido, la cultura dell' elettorato non è in grado di creare domanda per politiche di riforma e preferisce correre dietro alle promesse del demagogo di turno non si capisce perché di fronte al disastro dovrebbe cambiare e non cercare altre soluzioni autoassolutorie. Il disastro lo abbiamo sfiorato nel 2011, e il risultato ad oggi è che l' unica coalizione con possibilità di vincere le elezioni è la solita che governava allora, ma che propone ricette ben più folli di allora. Nella fasce di età fra i 30 e i 40 anni, ossia quelle che più hanno subito le conseguenze della crisi e quelle che per forza di cose costituiranno in futuro la dirigenza diffusa del paese, i partiti populisti come Lega e M5S toccano il loro massimo di consensi. Se non esiste, e a quanto pare non esiste, una cultura di fondo ( o al limite una classe dirigente degna ) che fornisca strumenti interpretativi la risposta ai problemi non varierà così come non è variata negli ultimi decenni.

Tutto ciò al netto del fatto che uno scenario simile, con annessi rischi economici, istituzionali e le fratture sociali che ne conseguirebbero e che non si risolvono in qualche anno di pil in crescita, c' è chi può affrontarlo e chi banalmente no.

è stata la scelta di Renzi perché riteneva di avere bisogno di un accentramento del potere politico, le riforme strutturali le avrebbe fatte dopo, forse. Ma l'ha sbagliata sul piano tecnico, su quello dell'immagine e su quello dei tempi; poi, nella sua presunzione, l'ha sottoposta ad un referendum che ormai avrebbe solo potuto perdere e che, infatti, ha perso nettamente. Poi ha peggiorato la sua immagine vantando un 40% di consensi che non erano al partito, ma al disegno di riforma e provenivano, credo, da settori della società che non avrebbero mai dato il voto al CSX ...nell'ultimo anno ha fatto quello che avrebbe dovuto tentare di fare sin dall'inizio, sbarazzarsi della tradizione PCI-DS-PDS per costruire un'offerta politica europeista e liberal-democratica, senza distribuire mance e mancette. Ma, evidentemente, non aveva la statura culturale ed umana per farlo.

  P.S. - Visti gli interventi successivi, preciso che avevo pubblicato una critica del testo di riforma proprio su questo sito e che al referendum votai NO .

La riforma costituzionale era il passo preliminare necessario ad intraprendere il percorso di riforme qui auspicato. Aveva l'obbiettivo di semplificare l'architettura istituzionale e il processo legislativo, aumentando quella famosa accountability da sempre grande assente in Italia, in mancanza della quale ogni politico che sia passato dal Governo negli ultimi 20 anni (e son quasi tutti, ad eccezione della CA) e' libero di ripetere le stesse promesse irrealizzabili della tornata elettorale precedente. L'affermazione secondo cui Renzi e il PD abbiano le priorita' sbagliate e' probabilmente vera (considerando l'elettorato di riferimento), ma effettivamente indimostrabile. In un Paese diverso, la RC sarebbe stata approvata, Renzi avrebbe vinto le successive elezioni e allora si sarebbe visto se le priorita' erano quelle giuste o no. Ma in un Paese che boccia anche la pur modesta RC, pensare di approvare delle riforme che vanno contro gli interessi dell'80% della popolazione e' semplicemente impensabile. Detto questo, proprio per la mancanza di accountability del sistema politico italiano, il "tanto peggio tanto meglio" auspicato e' inutile: la CA, una volta al governo, troverebbe il modo di scaricare la colpa della propria incapacita' ai governi precendenti - Roma docet -, all'Unione Europea, all'Euro, al gruppo Bilderberg e alle scie chimiche. 

La riforma costituzionale era il passo preliminare necessario ad intraprendere il percorso di riforme qui auspicato. 

Ogni tanto mi capita di leggere affermazioni simili, e sinceramente, mi chiedo se abbiate veramente compreso quello che ci stava propinando nel 2016 il Sig. Renzi e la Sig.ra Boschi, che era un peggioramento di quello che ci aveva tentato di propinare nel 2006 il Sig. Berlusconi.

La ricchezza di un paese si costruisce su tanti pilastri, ma almeno un paio, apertura dei mercati e delle istituzioni, sono assolutamente necessari per rendere questa ricchezza robusta ai cambiamenti di medio e lungo periodo. Assolutamente necessari. E quella riforma andava chiaramente nella direzione opposta, soprattutto per quanto riguarda le istituzioni. Creava cittadini di serie A, quelli che abitano nelle città metropolitane, e cittadini di serie B, quelli che non ci abitano, una roba da medioevo feudale.

Io mi sono chiesto veramente cosa mi avrebbe potuto portare a votare Si a simili proposte, e l'unica risposta che mi sono dato è che se fossi stato un lobbista e le caste estrattive di rent seekers che piagano il paese mi pagassero uno stipendio a 6 zeri, forse avrei votato Sì anch'io. Forse.

gratis

dragonfly 12/2/2018 - 12:40

anche qui il "ki ti paka'???????"

Creava cittadini di serie A, quelli che abitano nelle città metropolitane, e cittadini di serie B, quelli che non ci abitano, una roba da medioevo feudale.

io ho votato sì gratis, anche per cercare di evitare simili scuse a posteriori, non richieste.

anche per cercare di evitare simili scuse a posteriori, non richieste.

Ragioni, non scuse, e non a posteriori: sia in Italiano che in Inglese.

Nello specifico punto che hai contestato, io sono iscritto all'AIRE di Trapani, e non vedo, e non vedevo, come il sindaco di Palermo avrebbe mai potuto rappresentare i cittadini di Trapani. Palermo stava scippando (ed oramai ha scippato) l'autorità portuale a Trapani, come potremmo aspettarci che il sindaco di Palermo potesse difendere Trapani? Non parliamo poi del sindaco di Palermo che difendesse Catania a vantaggio di Palermo, fantascienza. Ovviamente, se sei un cittadino delle città che avrebbero mandato i sindaci al Senato, probabilmente la riforma ti avrebbe favorito. Chiaramente tali senatori avrebbero votato per mandare tutte le risorse, la cui gestione sarebbe stata ancor maggiormente centralizzata, nelle loro città, e le altre città la spina di pesce. Già si erano viste le avvisaglie. Renzi andò a fare i patti con le città metropolitane. Ha promesso 400-500 milioni di Euro a Reggio Calabria, perché è città metropolitana, mentre a Trapani, la cui provincia ha più o meno gli stessi abitanti, non ha promesso nulla, niente patti, perché quei soldi gli servivano per comprarsi il voto dei sindaci-senatori. Ovviamente, pensava che il sindaco di Reggio sarebbe potuto diventare senatore, mentre quello di Trapani non lo sarebbe diventato, e si era portato avanti con il lavoro.

Questa dei sindaci-senatori era una baggianata, che avrebbe creato cittadini di serie A e cittadini di serie B, e dato che questo cittadino non ha l'anello al naso, ha votato No.

I campanilismi hanno segnato la storia politica italiana fin dal Medioevo (lo so bene, essendo toscano), e purtroppo continuano a segnarla. Palermo ha scippato l'autorita' portuale a Trapani, ha promesso 500 milioni a Reggio Calabria e non a Trapani, ed e' infine noto che i trapanesi, a Renzi, stanno abbastanza sulle scatole. C'erano tanti legittimi motivi per votare no alla riforma, ma farlo sulla base dei campanilismi non mi sembra rientri tra quelli. Mi fa un po' sorridere poi sentire questi campanilismi venire da un residente all'estero (magari da molti anni), che per definizione ha perduto il vincolo elettorale con il territorio non solo amministrativo, ma anche politico (i residenti all'estero votano i ridicoli candidati della circoscrizione estero, purtroppo).

C'erano tanti legittimi motivi per votare no alla riforma, ma farlo sulla base dei campanilismi non mi sembra rientri tra quelli.

Io sono un cittadino della Repubblica Italiana, residente all'estero, e per questo già oggi elettoralmente di Serie B, se non pago 1000 Euro per andare a votare (come ho fatto a Novembre per andare ad eleggere il parlamento siciliano). Un paese civile mi farebbe votare per i candidati del mio stato di origine, in maniera remota, in tuttte le elezioni di ordine e grado.

Quello che il tuo adorato Renzi mi prospettava era di diventare un cittadino di Serie C. Questo perché al senato i cittadini delle città metropolitane avrebbero potuto mandare il loro sindaco, mentre io no. No. Due volte. Perché come elettore all'estero, avrei perso la rappresentanza senatoriale, e come elettore trapanese, non avrei potuto mandare il mio sindaco al senato.

Il nome al partito dovete cambiarlo in Partito del Feudalesimo.

P.S.: nei due link proposti, ho elencato una ventina di ragioni. La parità elettorale tra i cittadini, quantunque importante, è soltanto una tra quelle.

Una curiosita': se non mi sbaglio gli iscritti all'AIRE possono votare solo nella circoscrizione estero, quindi come fai a votare per le regionali? Cancelli l'iscrizione prima delle elezioni? 

In realta' si e' introdotta poco a poco la possibilita' di votare in remoto (cioe' per posta) per i cittadini *temporaneamente* residenti all'estero: a questa tornata elettorale era sufficiente comunicarlo per PEC al proprio comune di residenza entro il 31 gennaio. Invece i cittadini permanentemente residenti all'estero sono realmente elettori di Serie B, non perche' debbano prendere l'aereo (agli iscritti al'AIRE la scheda arriva a casa), ma perche' il loro voto vale effettivamente un quarto (fatti i conti votanti/seggi) rispetto al voto dei residenti in Italia. Almeno nell'UE, io sarei per permettere il voto politico (quello amministrativo e' gia' possibile) sulla base della residenza, dopo un tot di anni: ad esempio dopo 5 anni di residenza continuativa in un altro paese UE, si perde il diritto di voto (politico e amministrativo) in Italia e si guadagna nel Paese di residenza. Ma e' fantascienza purtroppo...

 

se non mi sbaglio gli iscritti all'AIRE possono votare solo nella circoscrizione estero, quindi come fai a votare per le regionali?

I cittadini dei comuni italiani sono divisi in due registri, AIRE o APR. Quando ci sono le elezioni, vengono chiamati a votare tutti, indistintamente. Un cittadino iscritto all'AIRE può votare in tutte le elezioni a cui sono chiamati a votare i cittadini del suo comune. Per le legislative italiane, ci fanno votare in queste circoscrizioni continentali, ma se uno vuole, può optare ed andare a votare al suo seggio nel suo comune. Per le europee, il consolato organizza dei seggi, ma votiamo per la circoscrizione di origine, nel mio caso Sicilia e Sardegna. Per le legislative siciliane e le comunali trapanesi, devo prendere l'aereo, come ad esempio ho fatto il Novembre scorso.

Ovviamente, i dati di affluenza di comunali e regionali sono falsati, per il fatto che quasi nessun iscritto all'AIRE si presenta. A Trapani siamo il 12%, in Sicilia il 14%, ma ci sono comuni siciliani dove si arriva a oltre il 25%. Questo comporta gravissimi problemi in tutte quelle elezioni dove bisogna raggiungere un quorum del 50%, anche perché in realtà agli AIRE tra i forzati dell'astensione bisogna aggiungere quelli che non si iscrivono all'AIRE, e quelli domiciliati oltrefaro.

Pur conscio dello stato pietoso delle classi dirigenti italiane, ritengo che Renzi sia in questo momento il meglio che possiamo aspettarci. Non è controllabile, è forte di un mandato ottenuto dalla sua base, fa quello che dice (anche quando quello che dice è sbagliato) e questo spaventa i poteri burocratico-massonici che da anni reggono questo paese. Una cosa del genere non era mai accaduta prima.

Come dice Boldrin, all'Italia piace un sistema dove i familismi e le logiche clientelari rendono lenti e controllabili i cambiamenti, anche se questo ci ha da tempo fatto imboccare la strada del declino. Declino che piace agli italiani, che recentemente hanno riscoperto i progetti per il passato proposti da Berlusconi, ansiosi di ritornare alla crisi del 2011.

Bisogna dare a Renzi il merito di avere tentato, con la riforma costituzionale, di scassare questo sistema. Qui però ha fatto un errore madornale. Invece di dire la verità, cioè:

"Mi sono impegnato col Presidente a realizzare le riforme costituzionali del documento dei 33 saggi, il meglio della politologia italiana. Per me vanno fatte e le sostengo. Se volete votatele",

ha detto, compiendo l'errore più grande della sua carriera politica, forse l'errore fatale:

"Queste sono le mie riforme, se non le votate me ne vado"

Ovvio che gli italiani, pur di fottere Renzi, se ne sono fregati delle riforme e hanno votato NO. A supporto di quello che dico, andate a vedere il documento originale dei  saggi, dove a pagina 33 si sostiene esattamente quello che poi ha proposto il governo Renzi. Quelle non erano le riforme di Renzi. Erano le riforme di Onida (trovate la sua firma alla fine del documento), sì proprio colui che dopo ha fatto la campagna per il No, pur di fottere Renzi.

Martellamento contro Renzi che sta  continuando tuttora, da parte di tutto l'establishment, con passaggi anche tenebrosi come la fabbricazione di prove false contro la su famiglia (fatto ovviamente passato sistematicamente sotto silenzio).

Quello che succederà ora sarà probabilmente una serie di governi di coalizione o unità nazionale per i prossii 20 anni, che ovviamente non faranno nulla di importante e la cui principale preoccupazione sarà quella di evitare la bancarotta. 

Forse ha ragione Boldrin, meglio chiuderla qui e questo probabilmente è il mio ultimo intervento.

Arrivederci a tutti, è stato un piacere.

P.S: dato che vivo in Italia, a differenza di Boldrin voterò il meno peggio.

 

  Sarebbe inutile adulare il Prof. Boldrin sottolineando che mi trovo d’accordo sull’analisi, magari con piccole aggiunte o integrazioni che nulla aggiungerebbero di sostanziale. È vero: gli italiani sono e pensano in massima parte quello che lui ha descritto (persino quando sono convinti di appartenere a schieramenti opposti).  Mi soffermo invece su quella che a mio parere è una debolezza del ragionamento nella seconda parte dell’articolo. Cioè il volere prevedere quello che secondo me è impossibile prevedere, ovvero una strategia che possa in qualche modo favorire l’emergere in futuro di “qualcosa” di positivo nella politica italiana (sia essa un nuovo partito, un nuovo leader/gruppo dirigente decente che scali uno dei partiti esistenti, una nuova consapevolezza diffusa, ecc., ecc.). Non avrò la presunzione di sostituire una mia strategia a quella suggerita, quindi sarà lecito considerare il mio intervento puramente “distruttivo” e scarsamente propositivo. Sostanzialmente la via suggerita dal prof. Boldrin passa da un governo a guida M5S che rivelerà in breve tempo la fallacia di certe politiche, senza precipitarci verso il baratro. La mia tesi è che questa sia solo una delle tantissime ipotesi possibili, le variabili esogene ed endogene sono talmente tante che fare qualunque previsione è sostanzialmente impossibile. A puro titolo esemplificativo 1) Il governo non farà disastri. Spesso la conquista del potere porta i partiti populisti a smussare le loro istanze più estremiste. Quindi niente referendum  sull’Euro, nessuna politica protezionistica sostanziale, abbandono della maggior parte degli aumenti di spesa promessi nel programma, nessuna uscita dal WTO o dalla NATO, politica sull’immigrazione sostanzialmente invariata, nessuna nazionalizzazione di grandi imprese in difficoltà, nessuna tassa sulle multinazionali per sussidiare le piccole imprese, adozione depotenziata di quello che il reddito di cittadinanza già è a dispetto del nome: un sussidio di disoccupazione che sostituirà altre forme di assistenza. In pratica ci si limiterà a qualche provvedimento di facciata per i soliti tonti. Sostanzialmente si continuerà a piangere in Europa per sfruttare tutti gli spazi di deficit possibile. Semplicemente un ulteriore passo verso il declino senza sostanziali scossoni. Potrebbe addirittura nascere un nuovo M5S più duro e puro (l’elettorato non manca) 2) Il governo farà disastri. Questo non da assicurazioni  che perderà la sua base elettorale, magari sarà costretto a rilanciare continuamente la sua azione populista per promettere un paradiso che non verrà mai. Allora sarà davvero possibile che vengano presi in considerazione l’uscita dall’Euro e grandi deficit di bilancio come ultimi feticci. Un po’ accade ad un giocatore di poker impazzito che non potendo ammettere di avere sbagliato la giocata continui a rilanciare bluffando e auto distruggendosi. 3) Il governo imploderà in breve tempo. Questo legittimerà nuovamente la vecchia classe dirigente senza necessariamente portare ad un suo cambiamento/rinnovamento. “In fondo con Berlusconi si stava bene”, “In fondo con Renzi crescevamo, poco ma crescevamo”, questo penserà la gente. Il fallimento del m5s avrà l’effetto di legittimare per altri 20 anni quelle politiche mediocri e inconcludenti dei passati governi.  4) La vittoria del m5s avrà l’effetto di asfaltare la classe dirigente dei vecchi partiti e del PD in particolare. Solo che al posto di Renzi avremo gli Emiliano, gli Speranza, i D’Alema e i Fassina, a quel punto ci potrà infatti essere un nuovo ricongiungimento a sinistra per scopiazzare il modello vincente del M5S.  I sostituti di Renzi potrebbero addirittura fare da stampella al governo in un secondo tempo (magari estromettendo la Lega). Allora il baratro sarà davvero solo questione di tempo.   Eppure sono quasi sicuro che nessuna di queste ipotesi si verificherà (a cominciare dall’ipotesi iniziale di un governo a trazione M5S che mi pare improbabile con questa legge elettorale) proprio perché è sostanzialmente impossibile fare previsioni così raffinate sul dopo del dopo (la complessità aumenta ad ogni passaggio).    Ulteriore riflessione: non ci sono né nel PD né in Forza Italia minoranze “sagge” in attesa di scalzare i leader, anzi, per alcuni versi le opposizioni interne (anche se in Forza Italia non esiste opposizione interna) sono peggiori dei gruppi dirigenti attuali. Questo sarebbe il presupposto perché la strategia Boldrin sia plausibile. In altre parole l’analisi era così perfetta, cioè che non siamo di fronte ad un problema politico ma ad un problema culturale, da rendere poco convincente la tesi. Quindi qualunque governo avremo difficilmente avrà come conseguenza quella di porre rimedio al male sottostante, che è l’elettorato italiano e la cultura che lo permea. D’altronde sappiamo che servì a poco anche il crollo politico di Berlusconi nel 2011, quando il suo governo portò l’Italia sull’orlo del baratro. Dopo la breve parentesi di Monti molti italiani erano già pronti a bersi la favola del complotto della Merkel.   Per tutte queste ragioni penso che la decisione di non votare o di votare il meno peggio (ognuno scelga il proprio meno peggio) sia tutto sommato una scommessa alla cieca. Grazie a chi abbia avuto la pazienza di leggere fino in fondo un commento che io per primo considero noioso e poco brillante, ma mi è venuto fuori così ;-)

prego

dragonfly 12/2/2018 - 10:03

Per tutte queste ragioni penso che la decisione di non votare o di votare il meno peggio (ognuno scelga il proprio meno peggio) sia tutto sommato una scommessa alla cieca.

la bottom line  però non l'ho capita: michele boldrin suggerisce proprio di votare il peggiore e  tutto il tuo intervento pare condividere le sue premesse ma non la sua conclusione. allora, cosa mi consigli? votare il peggio o il meno peggio?

(il pippone è ben scritto, magari potevi dividerlo in paragrafi)

Credo che Boldrin suggerisse di non votare il meno peggio, che non vuol dire votare il peggiore, ma semplicemente di non votare. Ovviamente lui potrà, se avrà tempo e voglia, chiarire il punto. Io consigli non ne do perché come avevo premesso il mio era un intervento “distruttivo” e non propositivo. Tuttavia sono convinto che cercare di prevedere gli effetti di un non voto sia (o di un voto al peggiore) sia al di fuori delle possibilità di una persona. Anche se intelligente come Boldrin. Specie se al non voto si collegano una serie di vicessitudini così complesse e diluite nel tempo (brutta prova del nuovo governo ma senza provocare disastri, risveglio progressivo di idee più sensate e abbandono di quelle meno sensate, nuova presa di coscienza nazionale, ecc. ecc.). 

sfumatura alta

dragonfly 14/2/2018 - 10:31

concordo sulla difficoltà di qualunque previsione. è un buon motivo per farsi guidare allora dalle idiosincrasie, però dalle proprie, non da quelle di michele boldrin.

Anch'io non vedo ragioni sufficienti per ritenere che una vittoria dei peggiori sia più vantaggiosa a medio o lungo termine di una vittoria dei "meno peggio". Vantaggi e svantaggi, a medio o lungo termini, non prevedibili con un minimo di attendibilità. Aggiungerei che, se si ammette questa incertezza, è ragionevole tenere conto del breve termine, per quanto poco conti.

Quanto all'ipotesi di una sorta di legnata educativa per la popolazione italiana, che mi sembra il nocciolo dell'argomentazione di  M. Boldrin, condivido lo scetticismo espresso da Elio e altri. Per educare gli italiani, temo non ci siano scorciatoie, mentre molto si può realisticamente fare per migliorare la scuola, anche dal basso; c'è qualche movimento incoraggiante (Scuola capovolta, Basta compiti), e questa è una delle vie maestre per il cambiamento culturale. Certo, tempi lunghi.

Auto-obiezione: se i peggiori vincessero, potrebbe essere più probabile che fra i "meno peggio" emergano e si affermino un leader e una squadra "migliori" (penso a persone come Carlo Calenda e Marco Bentivogli). Ma, contro-obiezione, potrebbero emergere e affermarsi anche per contingenze diverse da una vittoria dei peggiori. Insomma, buio pesto. In tutta questa incertezza, comunque, chi ci prova fa bene.

Stavo per scrivere "quasi al 100%", ma per una volta, lascio perdere il quasi, e dico al 100%.
Normalmente non sarei intervenuto solo per dire che sono d'accordo, ma visto che il blog chiude, colgo l'ultima occasione.
E' un peccato, perché nFA era un "luogo" interessante, per la buona policy e anche per l'ottimo livello degli interventi dei lettori-contributori. Ma capisco anche la ragione per chiudere.

Esclusi gli spazi, Michele Boldrin ha usato 12,083 caratteri per 2275 parole.

Come spesso mi capita con i suoi articoli, a prima lettura sono più o meno d'accordo con quasi tutto quello che scrive.

Con la solita, unica eccezione, a cui ha dedicato 140 caratteri per 31 parole, eccezione su cui potrei non essere d'accordo. 

Ho avuto la tentazione di elencare le affermazioni che ha fatto, una per una, e dichiarare per ognuna di queste il grado di concordia. Ma spero non ce ne sia bisogno veramente, in una conversazione tra adulti, anche quando essi siano poi in disaccordo totale su un particolare punto.

Questo 1,15% in caratteri e 1,3% in parole di potenziale disaccordo riguarda la questione meridionale (Roma esclusa e non conteggiata). 

Quando Michele Boldrin scrive infatti:

"e meridionale, ovvero l'esistenza di un 40% del paese che da mezzo secolo vive sulle spalle fiscali del resto e che, così facendo, ammazza la vacca del cui latte si nutre"

Michele Boldrin poteva pure avere delle buone ragioni per queste affermazioni per quanto riguarda il periodo, durato decenni, che finisce più o meno con il terzo governo governo Berlusconi, nel Maggio 2006, data estendibile al massimo fino alla caduta del governo Cuffaro, nel Gennao del 2008. Ma già da molto prima, quella fase della storia italiana a cui si riferisce si stava gradatamente chiudendo, per motivi contingenti, e cioé perché le risorse che servivano ad alimentare questi trasferimenti fiscali erano scomparse, sacrificate nell'enorme calderone, evidentemente elettoralmente prioritario, della spesa previdenziale.

I numeri dei conti pubblici territoriali sono asciutti, disponibili a tutti, e testimoniano che da anni in Italia non ci siano più alcun tipo di trasferimento interregionale per gli investimenti in conto capitale, ognuno si paga i suoi, che da anni i trasferimenti in conto corrente siano ben poca cosa, minori di quelli che ci si potrebbe aspettare, e che il problema principale sia diventato quella che, correttamente, e lì siamo d'accordo al 100%, Michele Boldrin chiama "un'ignominia storica", "il furto intergenerazionale". I trasferimenti in Italia sono ormai, e sono ogni anno di più, di natura previdenziale ed intergenerazionale.

Da almeno un ventennio ormai il problema principale del paese è la struttura demografica. Che continua inesorabilmente a peggiorare.

domanda stupida

bonghi 12/2/2018 - 12:16

ma se l'unica causa del declino e' essere italiani , come si giustifica il declino degli altri paesi?

ma se l'unica causa del declino e' essere italiani , come si giustifica il declino degli altri paesi?

Ti si potrebbe anche rispondere che almeno il 10% dei Venezuelani ha origine italiane, per non parlare del 62% degli Argentini con antenati italiani. Ecco, a ben pensarci, per il Venezuela non so, ma per l'Argentina non mi stupirei che ci potessero essere interessanti correlazioni culturali. Ma se parte delle cause che portano al declino dell'Argentina risalissero a qualche irrisolto problema culturale e comportamentale degli italiani, o comunque di una loro maggioranza, cadrebbe la congettura di Michele Boldrin che il comportamento effettivamente suicida degli Italiani sia principalmente dovuto all'impatto del regime fascista (che non sto cercando di difendere, semplicemente l'emigrazione italiana in Argentina è in gran parte precedente a tale regime).

Da molti anni ritengo che la miglior forma possibile di governo per gli Italiani sia quella confederale, dipendesse da me adotterei ed implementerei le istituzioni helvetiche dalla prima all'ultima. Inutile obiettare che la storia dei due paesi sia diversa, non ci credo più, 3 dei miei nonni venivano da città demaniali siciliane, due delle quali con una plurisecolare tradizione di autonomia e autogoverno, i rispettivi senati e tutti i "privilegi", la garanzie dell'autonomia, vennero aboliti soltanto nel 1861. La fase centralista della storia del paese inizia per la Sicilia solo nel 1817, ed i nostri antenati si opposero strenuamente ai tentativi borbonici di centralizzazione, con continue rivolte tra 1817 e 1860, e continuarono imperterriti a ribellarsi alla centralizzazione savoiarda da 1861 a 1894. Lo stato di ribellione continuo iniziò ad attenuarsi solo a partire dal 1880, e solo perché i Siciliani decisero di salire su qualsiasi cosa galleggiasse, ed andarsene, prima in Tunisia, poi a New Orleans e New York. Qualsiasi possa essere stato il vantaggio collettivo di questa fase storica di centralizzazione, oggi, ed ormai da decenni, non è più difendibile, posto che lo sia mai stata, ed è ora di restituire alle città ed alle comunità italiane, non solo a quelle siciliane, la loro tradizionale libertà ed autonomia. L'esempio migliore al mondo lo abbiamo ad un tiro di schioppo, la Confederazione Helvetica, bisogna iniziare ad adottarne le istituzioni.

In effetti stupisce. Dopo aver letto tutti gli inetrventi mi chiedo chi mai abbia sostenuto che  l'unica causa del declino sia essere italiani. Si parla i italiani piuttosto come elettori, e quindi cittadini residenti.

L'italianità nel mondo (a spanne 60 milioni circa) non c'entra. Non è escluso  che altre nazioni prive di "italianità" siano avviate verso il declicno che nazioni estere con un discreto numero di italiani residenti abbiano un elevato tasso di crescita e sviluppo o declino. 

Risposta stupida

amadeus 13/2/2018 - 08:56

In effetti la domanda è stupida perchè - retoricamente e quindi intenzionalmente - distorce i fatti e pone un falso problema. In sintesi: essere italiani riassume diverse caratteristiche positive e negative, che sono state elencate e discusse (concentrandosi prevalentemente sugli aspetti negativi che stanno portando al declino del paese). La morale è: chi è causa del suo mal...possibilmente senza inventarsi complotti esterni; le scuse lasciamole ai bambini. A ben vedere l'aspetto positivo è che se la causa è interna anche la soluzione può esserlo. Superfluo dire (ma è bene farlo vista la domanda stupida) che le cause del declino dei diversi paesi possono essere molteplici, tuttavia se leggi questo: https://www.amazon.com/Why-Nations-Fail-Origins-Prosperity/dp/0307719227 avrai modo di notare che il tratto comune che unisce le vicende storiche analizzate è l'abnorme crescita dei settori parassitari (che non producono tutto ciò che consumano o vorrebbero consumare) rispetto a quelli produttivi. Proprio come fa il cancro che altro non è che la crescita abnorme e disorganizzata di un gruppo di cellule a scapito dell'intero organismo.

vado in ordine : 

alessandro : 

basta con la storia che la svizzera funziona bene per il suo assetto istituzionale ... e' per il suo assetto istituzionale che non venne attaccata da hitler?

francesco : 

attribuire la causa alla residenza equivale ad ammettere che se tutti gli italiani prendessero la cittadinanza tedesca e viceversa i tedeschi quella italiana .... beh ... credo abbiate gia' capito dove andro' a parare

amadeus : 

al di la di cosa voglia dire "italianita'" ... ho usato l'espressione perche' ricorre nell'articolo di boldrin ...

a mio avviso la cosa da capire , quella che speravo di sottolineare con la "domanda stupida" e' che le cause del declino sono sia esogene che endogene ... chi nega quelle endogene e chi quelle esogene commettono paradossalmente errori simili

circa il testo che consigli , che non leggero' ma per cui ti ringrazio , da quanto scrivi mi pare sposti solo la causa del problema da cosa genera le crisi a cosa genera la crescita dei "fenomeni parassitari"

in sintesi : 

credo che sia intellettualmente corretto interrogarsi sia sulle cause esogene che su quelle endogene che portano al sorgere di crisi

saluti e grazie per l'attenzione dedicatami

quali sarebbero?

mi pare di aver capito che la crisi del 2008 , che pur ha colpito l'italia , non si sia generata in italia ...

mi pare inoltre evidente , a guardare gli andamenti del debito pubblico dagli anni 70 ( particolarmente dalla fine di bretton woods ) in poi che ci sia una certa uniformita' tra tutti i "paesi occidentali" ...

per non parlare di fenomeni ancora piu' macroscopici tipo la scoperta delle americhe che ha indubbiamente messo in crisi i commerci mediterranei e favorito quelli atlantici

basta con la storia che la svizzera funziona bene per il suo assetto istituzionale ... e' per il suo assetto istituzionale che non venne attaccata da hitler?

La Svizzera funzione bene per il suo assetto istituzionale e per avere la fortuna di avere paesi confinanti con istituzioni e mercati più aperti della (storicamente molto bassa) media mondiale. Il rischio corso di subire un impatto negativo dalla vicinanza con paesi come la Germania del Sig. Hitler o l'Italia del Sig. Mussolini in realtà si è certamente in parte materializzato (avere come vicini dei paesi che si distrugggono a vicenda in una guerra mondiale non aiuta certo nello sviluppo), e conferma in pieno l'importanza della seconda proposizione.

Altro esempio, io sono aneddoticamente certo che i Trapanesi per gran parte dei 158 anni precedenti abbiano investito più capitale di rischio nella costa sud del Mediterraneo, specialmente in Tunisia, che in Italia. Spero che un giorno qualcuno lo dimostri, sarebbe un ottimo tema per una tesi di laurea, ma ti prego per il momento di darmi per buona questa congettura. 

Ovviamente, i Trapanesi investivano in Tunisia, Algeria e Libia (ma possiamo arrivare fino allo Yemen, vedi le grandi saline trapanesi di Aden costruite per fornire i mercati indiani) perché prevedevano un maggior rendimento dei propri capitali rispetto a eventuali investimenti di rischio in Italia.

Il problema è che la dinamica storica in tutti questi paesi ha portato ad una maggiore chiusura di istituzioni e mercati rispetto a quanto verificatosi per i vicini della Svizzera e del nord Italia. Le varie rivoluzioni in Algeria, Libia, Tunisia, Egitto, le guerre civili in Eritrea e Yemen, la seconda guerra mondiale, la guerra commerciale con la Francia, ognuno di questi eventi, e tanti altri simili, hanno letteralmente rovinato una miriade di imprenditori trapanesi, spesso nell'ordine delle decine di migliaia ad evento.

Discorsi analoghi si possono probabilmente fare per altre comunità siciliane.

Gli Svizzeri hanno quindi avuto due enormi vantaggi competitivi: istituzioni migliori di quelle italiane, o comunque migliorate con perseveranza in una maniera più robusta, di conseguenza mercati domestici più aperti e concorrenziali, e vicini con istituzioni nettamente migliori di quelle dei vicini o comunque di buona parte degli storici partner commerciali dei siciliani, e di conseguenza mercati vicini, o addirittura comuni, più aperti e concorrenziali di quelli di cui abbiano potuto godere i siciliani.

il motivo per cui hitler non ha attaccato la svizzera 

Ti stai chiedendo perché un dato rischio, una specifica minaccia, non si sia materializzato.

Io ti ho risposto che la posizione geografica delle comunità, non solo degli stati, ha una correlazione con la distribuzione dei rischi che corrono e con cui si confrontano queste comunità.

A volte questi rischi si materializzano, a volte si materializzano parzialmente, a volte non si materializzano.

Questi rischi possono essere minacce, come quella a cui sei particolarmente interessato, o opportunità, come quelle che, dotandosi di istituzioni e mercati più aperti e meglio organizzati della media mondiale, la Confederazione Elvetica riesce a cogliere con una maggiore frequenza ed impatto rispetto ad altre comunità limitrofe.

La minaccia a cui ti riferisci non s'è materializzata, ma certamente se ne sono materializzate molte altre, sia coeve che prima che dopo. Esattamente come si sono materializzate tante opportunità. 

Questa classe di minacce ed opportunità sono in gran parte fattori esogeni, ma le risposte con cui si affrontano, si mitigano o si sfruttano, sono fattori endogeni.

vede , alessandro , la mia non era una disquisizione probabilistica ma deterministica ; 

mi permetta , dal momento che lei non mi ha fornito una risposta , di fornire la mia interpretazione del mancato attacco : 

la svizzera serviva a hitler da "salvadanaio"  https://it.wikipedia.org/wiki/Oro_nazista

cosi' come servi' allo stesso scopo al buon bettino  https://it.wikipedia.org/wiki/Conto_protezione

e ugualmente al riciclaggio di denaro di ogni provenienza ...

lo stesso benito , con le fedi ( ancora sanguinanti ) degli italini li' si recava in cerca di protezione

in sintesi : 

chiaramente il segreto bancario e' una risposta endogena ad opportunita' esogene ... quando ci riferiamo alle "qualita'" delle istituzioni svizzere sarebbe meglio esplicitarlo maggiormente tuttavia , altrimenti qualche sprovveduto , leggendo , potrebbe pensare che la rosea situazione svizzera sia legata piu' ache all'assetto istituzionale che al plurisecolare riciclaggio di denaro

chiaramente il segreto bancario e' una risposta endogena ad opportunita' esogene ... quando ci riferiamo alle "qualita'" delle istituzioni svizzere sarebbe meglio esplicitarlo maggiormente tuttavia , altrimenti qualche sprovveduto , leggendo , potrebbe pensare che la rosea situazione svizzera sia legata piu' ache all'assetto istituzionale che al plurisecolare riciclaggio di denaro

Ah, se potessi ricevere 1 Euro per ogni persona che crede che la ricchezza degli Svizzeri sia determinata unicamente dal segreto bancario e dal riciclaggio di denaro, sarei multimilionario.

La prossima leggenda è che l'Italia sia stata impoverita dall'Euro? O che Berlusconi o Renzi abbiano governato bene il paese, in maniera competente?

potrei  fornirle dei link che se non testimoniano almeno accusano la svizzera di altri comportametni moralemte dubbi ... come la collusione con narcotrafficanti , dittatori o addirittura ambienti vicini al terrorismo ... ma credo siano cose che lei sappia gia' e si limita ad ignorare

la presenza dei capitali favorisce la genesi di occupazione in ambienti del terziario ma , per collegarmi col titolo : 

... a voglia sondare il terreno , se sotto non c'e' il petrolio non si campa

dimenticavo ...

bonghi 21/2/2018 - 13:46

per certe cose poi credo sia l'opposto di quanto lei sostiene : 

certe aziende restano in svizzera nonostante le istituzioni svizzere ... mi ricordo per esempio un referendum svizzero in cui si proponeva di porre un tetto massimo agli stipendi delle aziende private ... eppure nonostante certe derive "comuniste" molte multinazionali scelgono comunque la svizzera ... che lo facciano nella speranza di calmierare gli stipendi dei dirigenti?

Vede, il fatto è che anche quella cultura così autoassolutoria, sottilmente nazionalista e incline al sospetto e alla dietrologia descritta da Boldrin è tutt'altro che un'esclusiva nazionale. Se poi a questo si aggiunge la situazione di un gran numero di paesi in parti del mondo diverse dalla nostra, che nella propria storia recente hanno conosciuto istituzioni e modelli culturali creatori di ricchezza solo ed esclusivamente sotto forma di imposizione coloniale, non sorprende affatto che declino e mancato sviluppo economico siano condizioni diffuse nel mondo.

Devo però aggiungere, rispetto all'articolo di Boldrin, che la recente attualità in paesi come il Portogallo e, sia pure in misura minore, la Spagna (le P e S della vecchia sigla PIGS) sembra lasciare intravedere un quadro più ottimistico di quello da lui prospettato. Anche la cultura generale di un paese può migliorare in tempi nel complesso brevi, soprattutto con le possibilità che oggi vengono date dai nuovi media.  (A ben guardare gli esempi recenti in giro per il mondo non mancano, ma non li cito per evitare controversie, da una parte o dall'altra.)  C'è da sperare che l'idea di chiudere il blog non si traduca in un minore sostegno all'informare adeguatamente e sensibilizzare l'italiano medio su questi temi, attività in cui questo blog si è nel complesso distinto brillantemente e ben più di siti "concorrenti" anche più blasonati.

Sia le valutazioni sul fatto che il declino, di per se, non sia totalmente ineluttabile come gli esempi che menziona (anche se andrei cauto sia con Spagna che con Portogallo, molti sintomi negativi ci sono anche in quei paesi) sia sul fatto che chiudere il blog (come intendiamo fare da tempo, anche se come vede rimandiamo ...) non si traduca il quel che dice. 

Su quest'ultima cosa vedremo, qui il privato di noi redattori ed il pubblico si confondono ed entrano in conflitto. 

Sulla Spagna, mi vorrà perdonare l'autocelebrazione, ma non resisto alla tentazione di rimandare a questi tre miei vecchi articoli: 2008, 2010 e 2016

E' evidente che il Paese è affetto da varie forme di rimozione collettiva. Troppe persone preferiscono ignorare i problemi piuttosto che affrontarli. Andreotti docet: "è meglio tirare a campare piuttosto che tirare le cuoia" eletto a filosofia di governo. L'aumento dell'età media non aiuta perchè aumenta l'attaccamento allo status quo. La repubblica fondata sul lavoro sta diventando la repubblica fondata sulla pensione, che è diventata la nuova variabile indipendente. Eppure i sintomi del declino erano evidenti già 20 anni fa quando, ad esempio, guardando i settori dove l'Italia esportava massicciamente, si notava una forte sovrapposizione con l'incipiente aumento dell'export dei paesi emergenti (Cina e India in primis). I settori 'maturi' non sono quelli ad alto contenuto innovativo. Eppure allora quelli che lo facevano notare erano etichettati come disfattisti, lo spread BTP-Bund era nullo, ma nel frattempo ce lo siamo giocato e la situazione si è deteriorata perché il mondo corre mentre noi camminiamo o restiamo fermi. La gente è incazzata perchè ha creduto alle promesse dei pifferai di passaggio, ma soprattutto perchè, a fronte del deterioramente dello stato di salute del paese, la classe politica ha continuato la festa senza curarsene (a parte le solite frasi retoriche di circostanza). Il problema vero è che un brusco risveglio potrebbe suscitare delle reazioni emotive inconsulte, non necessariamente un ravvedimento collettivo.

Trovo quest' articolo eccessivamente ottimistico: la catarsi raggiunta perché si è precipitati nell' abisso, solo chi cade può risorgere, ed argomenti siili, traggono origine, direi, dall' ennesima metastasi del vero, unico, basilare, incurato cancro primitivo di questo paese: il Cattolicesimo. Ed Adua ? E Caporetto ? Ed il 25/7 ? E l' 8/9 ? E l' inflazione al 22%, il terrorismo, il debito pubblico da misurare coi logaritmi, e lo sfascio ambientale ...: non sono catastrofi che avrebebro già dovuto imporre l' uso di una spina dorsale, ad avercela ? Cattolicesimo: un parassita che ha trovato il metodo per succhiare risorse, senza uccidere troppo presto l' ospite, ed anzi convincendolo che sia addirittura positivo.Nulla vale la pena di un impegno o di un' etica: e così ti anestetizzo l' arteria da cui ti mungo, ed anzi ti convinco che va bene così, perché, tanto, a che pro cambiare ? Nulla vale la pena, i nostri sforzi sono minati dal peccato roiginale, dobbiamo tutti morire, da un lato; e, dall' altro, chi te lo fa fare a non cacare per strada, tanto ... . Sarebbe forse interessante applicare le equazioni di Lotka-Volterra a questo fenomeno. Ed è il cattolicesimo italiano: senza andare in Francia, dove comunque di laicità potrebbero aprire un ingrosso, basta vedere la (ex ?) cattolicissima Spagna in ogni aspetto, dal PP che rimbecca il cardinale, al Padiglione semicircolare di Plaza de España a Siviglia, dove potresti mangiare per terra, alle 13 linee di metropolitana a Madrid. E quindi vai di conservazione: al pupo, NEL 2018, facciamo ancora studiare quel monumento di conservazione che sono "I promessi sposi", ed un substrato cattolico c' è in tutti: da ultimo nel complottismo, edizione aggiornata del peccato originale che ci danna tutti, passando per la falsa coscienza marxista e per i "valori occidentali" cari alla destra. In fondo è omeopatia: pensare di curare il tutto proprio con la dottrina che ci ha rovinato: cioè l' efficacia è quella dell' omeopatia, ma le dosi sono allopatiche  e d' urto.

commentare senza leggere o inventandosi straw men. Nessuna catarsi, nessuna caporetto, nessuna redenzione, nessun film, nessun manzoni ... ma quante cazzate finto-intellettuali devo sopportare?

Se c'è la capacità di discutere i miei argomenti, bene. Se i commenti servono solo far fare ginnastica ai polpastrelli, allora davvero meglio chiudere il blog.

Ottima idea quella di chiudere il blog, magari per andare ad esercitare i polpastrelli con le forbici da capelli: perché, se non si tenta di capire anche le cause di certi fenomeni, si rimane alle chiacchiere da barbiere, quelle per cui "ammazza, ammazza, è tutta la stessa razza", "quando vanno su diventano tutti uguali", ed emetici simili; che hanno, ahimé, un certo qual riscontro sperimentale, ma dovrebbe essere stimolante andare un po' oltre, di "perché" in "ed allora perché", anche per capire cosa si può fare o come si può sopportare questo sfascio. E così ci si potrebbe chiedere se qualche insuccesso di idee pur nobili non abbia per caso radici anche nella tracotante supponenza di chi tratta il prossimo invariabilmente da cretino, anche in caso di concordia di opinioni, diventando comunicativamente disastroso, e facendo diventare simpatico, per la massa dei votanti, chi vuole privatizzare a colpi di Cassa DD. PP.. No problem, quello di barbiere è mestiere nobilissimo: occorre solo quella strana elica policroma rotante, e stare attenti agli specchi, per evitare di auto-ingravidarsi quando ci si guarda dentro. Oltretutto un barbiere innovatore: aperto di lunedì !

credo anche io

bonghi 13/2/2018 - 14:37

che "Sarebbe forse interessante applicare le equazioni di Lotka-Volterra a questo fenomeno" ...

ma a quale fenomeno e con quali conclusioni?

Al rapporto perverso e castrante instauratosi tra attività italiana d' impresa e gettito erariale (parassitati) a quella teocrazia sita tra via Gregorio 7°, lungotevere ed Aurelia (parassita), ad esempio.

manca la conclusione , cosa possiamo capire dalle equazioni quando le applichiamo al fenomeno?

Caro Boldrin,
ma anche ammesso di seguirla in questo "tanto peggio, tanto meglio", a che serve toccare il fondo, senza qualcuno in Parlamento e nel nostro sistema politico in grado di farci risalire a medio termine? Se non voi, chi vede oggi in grado di mettere le basi per una rinascita dopo un quinquennio grillino?
In particolare, cosa pensa di 10 volte meglio? Potrebbero essere loro a raccogliere questa sfida?
Grazie.

 

Critone: "Non sono importanti le istituzioni, ma gli uomini che le amministrano. Se solo ci fosse un governo illuminato..."

Socrate: "Non hai del tutto torto. Anch'io credo che, se gli asini volassero, risolveremmo il problema del traffico. E adesso mi vuoi passare quella cicuta, per favore?!!!"

Critone: "Non sono importanti le istituzioni, ma gli uomini che le amministrano. Se solo ci fosse un governo illuminato..."

Saggezza popolare: "L'occasione fa l'uomo ladro"

Saggezza economica:"Gli incentivi contano"

Morale: se il governo è illuminato tanto meglio. Tuttavia, se va via la luce, è meglio avere delle istituzioni che possano circoscrivere i danni prodotti da un governo non illuminato.

Si dà per scontato che il declino ci sarà inevitabilmente; allora dovrebbe essere inutile qualunque scelta per fermarlo. Ho dubbi sul fatto che tutta l'Italia produttiva si riduca all'area del Po, perché tante altre realtà attive non trascurabili ci sono in altre zone. E pure sul fatto che il '40% del paese vive sulle spalle fiscali del resto' , perché le ripartizioni tra le regioni non sono tanto significative. Non ne ho trovata una più aggiornata, che cercherò, ma in una del 2005 riportata in questo sito la percentuale è del 29%. Non è poco, ma nemmeno la differenza col 40% è poca.

Sul fatto che 'perdemmo più perché il destino fu baro che per altro' c'è comunque da dire meno male. Ci sarebbe da considerare che lo sfruttamento secolare di miniere, pozzi e mano d'opera da parte del 'mondo civilizzato' ai danni del 'terzo mondo' c'è da secoli, ancora. Prima o poi finirà, e c'è da pagare il conto. Secondo me non giustamente, al netto dell'egoismo di parte.

Si pone l'alternativa tra il M5S e un renzusconi: tra dannosa follia o rinsavimento e lo stagno del meno peggio. Non so se Renzi 'non ha affrontato alcun problema vero perché non ci crede' oppure per incapacità di avere una visione da statista, ma solo di arrivista.

Ovviamente non metto in evidenza tante altre considerazioni che condivido.

Ma penso che altre motivazioni ci siano, oltre quelle di scegliere tra M5S, vada come vada per il rinnovamento per fermare il declino, oppure la coalizione conservatrice del renzusconi, che dovrebbe discendere da un accordo il Parlamento, se i numeri lo consentiranno e che contribuirebbe al declino. Mi pare che in LeU vi siano idee alternative alle proposte condivisibilmente criticate delle formazioni precedenti; senza ritenerle risolutive di tutti i problemi. Che sia un voto inutile, può essere. Ma potrebbe dare la spinta alla classe politica di 'cambiare verso'. (vabbè, mi son dato la zappa sui piedi, comunque continuo, tanto si chiude; anche se spero di no).

C'è una visione pessimistica delle possibilità per l'Italia di tenersi almeno a galla, se non risalire la china. Condivido l'aspetto relativo all'invecchiamento della popolazione. Quello sì sarà causa di un irreparabile declino senza opportuni ripari. Al netto di questo, l'Italia è tirata avanti dagli italiani, anche se non facilitati o addirittura ostacolati da una classe politica attenta alla conservazione del potere e non alla eliminazione degli ostacoli o a scelte utili. Penso all'ostacolo sempre considerato al primo posto dagli imprenditori, quel è la burocrazia; e penso alle politiche di sperpero delle risorse con i bonus anziché in investimenti in ricerca.

Si cambierà verso attuando politiche di riduzione del debito pubblico e della forbice tra i più ricchi e i più poveri? Ci sarà la sostituzione di una classe politica cosciente?

Se Salvini, seguito da Berlusconi, riesce a convincere tanti che gli immigrati irregolari 'vengono a stuprare le nostre donne e a spacciare'; se Berlusconi riesce a convincere tanti che riuscirà a creare posto di lavoro a quintali e ad abbassare le tasse; se Renzi ha convinto che italium e riforma costituzionale avrebbero fatto risorgere l'Italia a grandi fasti, che gli 80 € hanno rilanciato l'economia e non sono andati in risparmio, che è buona cosa perseverare con i bonus è perché sono creduloni. Verranno altri, in loro spero, che riusciranno a convincerci che le priorità sono la riduzione del debito pubblico e non l'aumento del deficit; la semplificazione della burocrazia e non la riduzione delle tasse; la riduzione dei tempi processuali e non continue riforme della scuola; una buona politica di integrazione e regolarizzazione di chi trova lavoro in Italia, anche per i conti dell'Inps, e non che gli immigrati sono tutti spacciatori e stupratori.

Se sì, allora l'Italia non correrà rischi. Sono queste le trombe che devono suonare, e non i tromboni e le trombette oggi in auge.

E comunque ci sono tanti imprenditori che sanno cogliere le occasioni, innovando o agganciandosi alla ripresa mondiale ed europea, che si danno da fare. L'Italia non affonderà anche per costoro, che non chiudono né delocalizzano.

Certo che se tecnici sballano sui numeri abbiamo delle difficoltà. Fornero dice che abolire la sua legge costerebbe 20 mld l'anno secondo 'calcoli attendibili' e Cottarelli, due minuti dopo, dice costerebbe 300 mld in trent'anni, cioè 10 mld l'anno, anzi meno perché parte ritorna con le tasse. Il tutto con assoluta tranquillità, senza porsi in contraddittorio, allora è ovvio che i politici possono spararle grosse quanto vogliono. (La7, DiMartedì 06/02/2018 è su internet).

Ho letto motivazioni varie sulla riforma costituzionale proposta da Renzi, sottoposta a referendum; peraltro per non aver ottenuto il quorum in Parlamento, non per sua gentile concessione. Ma mi sembrano le meno importanti. Avere una sola Camera avrebbe semplificato l'iter di approvazione delle leggi, è vero. Ma solo se ci fosse stata compattezza della maggioranza. E quella era garantita dall'iniquo premio di maggioranza dell'italicum. Insomma, l'accentramento del potere decisionale nelle mani del Segretario-Leader del partito di maggioranza nonché Presidente del Consiglio -Capo del Governo era l'aspetto deteriore e peggiore della riforma. Secondo me, naturalmente.

1) Cercare di comprendere prima di commentare.

2) Quando si vuole criticare le affermazioni altrui meglio documentare le proprie. Esempio: in Italia vi sono circa 16 milioni di pensionati e quasi 4 milioni di dipendenti pubblici "ufficiali", mente vi sono circa 23 milioni di occupati in totale. E non calcolo i lavori sussidiati o non calcolati, ufficialmente, come "pubblici" (poste, treni, eccetera). Alternativamente, sappiamo che le uniche regioni in attivo fiscale sono Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna con alcune poche altre (Marche, Toscana, Friuli) non troppo in passivo. Basta calcolare la % di popolazione che vive nelle regioni in sostanziale deficit fiscale per capire che 40% non è una sovrastima. Eccetera. 

Pensavo che i miei dubbi (così ho scritto: non critiche o contestazioni) non sarebbero stati presi in considerazione; sono grato dell'attenzione.

Comprendere è un mio pallino, e sono grato verso chi mi aiuta a farlo al meglio.

Dai vari riferimenti alle regioni, ho creduto di capire che quel 40% vivrebbe nelle regioni in passivo fiscale sulle spalle della popolazione delle regioni in attivo fiscale. Non vedo altro modo se non quello del trasferimento di risorse dalle regioni ricche a quelle povere. Alla ricerca di aggiornamenti ho trovato una tabella con i dati del 2012 su spesa e tributi per ciascuna regione, nell'argomento 'La crisi ha ridotto i residui fiscali regionali' del 13 maggio 2015 di Lodovico Pizzati.

Ho sommato i dati delle regioni in attivo fiscale, che sono risultate Emilia R., Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Umbria e Veneto. Queste hanno versato 469,101 mld di tributi con un attivo di 76,755 mld e una popolazione di 29,936 mln di abitanti pari al 49% del totale. Le restanti regioni hanno un passivo complessivo di 51,751 mld e una popolazione di 30,653 mln di abitanti pari al 51% del totale. Lo Stato ha trasferito dal primo al secondo gruppo l'11% del totale dei tributi versati dal primo (51,751/469,101). Non credo sia significativa la discrasia tra dati del 2012 e popolazione all'1/01/2017.

Evidentemente mi mancano altri dati, o altri concetti, per comprendere quella affermazione e il riferimento ai dati su pensionati, dipendenti pubblici e occupati.

Dato che il regime fiscale è uguale in Italia, se la regione x versa tributi pro capite più della regione y, è perché in x ci sono più persone che producono reddito e redditi più alti. Non credo che dovrebbero pagare meno tasse le singole persone che vivono dove c'è più ricchezza, come diceva Formigoni che proponeva di trattenere il surplus riducendo l'aliquota irpef. Oppure trattenerlo per fornire maggiori servizi e bonus alle popolazioni già più benestanti, accentuando il divario.

Considerato che chi paga più tasse evidentemente guadagna di più, credo che il concetto non debba essere: il ricco si tenga il suo e il povero si arrangi, un egoismo deleterio. Né in relazione ai bilanci regionali né ai singoli individui, per i quali il divario si è già troppo accentuato. Per la tenuta della società, altrimenti il declino sarà anche a causa di questa frattura. Per un minimo di ricoscenza verso l'enorme tributo economico, o saccheggio perché imposto con la forza, al sud borbonico dai sabaudi nel fare l'unità d'Italia, con conseguente impoverimento del ricco sud ed arricchimento del povero nord (vabbè, questo è troppo). Per compensare gli errori delle politiche decennali di una classe politica che della questione meridionale ha solo parlato, preoccupandosi di agire per lo sviluppo del nord elargendo al sud solo sussidi di sopravvivenza. Ma è la mia opinione.

Se poi non ho capito altro dell'articolo, non so.

'La crisi ha ridotto i residui fiscali regionali' del 13 maggio 2015 di Lodovico Pizzati.

Ti suggerisco di leggere i commenti a Autonomia del Veneto entro il 2018 di Lodovico Pizzati.
In maniera specifica i miei commenti, tutti, e le relative risposte, ma se non hai molto tempo, almeno quelli in questo subthread: http://noisefromamerika.org/c/22359/107663

Grazie, anche se l'avevo già letto e l'ho citato, prima.

Nel 2013 dei 271,26 mld pagati in pensioni 146,75 mld sono andati nelle regioni in attivo fiscale e 124,60 mld nelle altre, con pensioni mediamente più basse (tav.3.1). E poi ci sarebbe da ripartire tra previdenza e assistenza, ma non c'è la tabella per regione. A livello nazionale le assistenziali sono risultate il 10,4% della spesa pensionistica totale, per cui sarebbero circa 13 mld nelle regioni con passivo fiscale (tav. 3.2), molto meno dei 51,7 mld trasferiti nel 2012. E c'è da tener conto del ritorno irpef allo Stato.

Dati ricavati da: https://www.istat.it/en/files/2016/12/pensioni-e-pensionati.pdf

Comunque non sembra importante che quel trasferimento sia andato a spesa ordinaria o pensionistica, a fronte dei 409,3 mld di spesa complessiva.

Oltre a non aver capito l'utilità di quella autonomia proposta, che mi sembra più di forma che di sostanza, penso pure ad una notevole semplificazione possibile del sistema di tassazione e contribuzione previdenziale che mi rende difficile comprendere quel dibattito.

Sto già andando fuori tema per continuare.

Ometti di considerare due elementi del sistema, nel tuo ragionamento:

Dato che il regime fiscale è uguale in Italia, se la regione x versa tributi pro capite più della regione y, è perché in x ci sono più persone che producono reddito e redditi più alti. Non credo che dovrebbero pagare meno tasse le singole persone che vivono dove c'è più ricchezza, come diceva Formigoni che proponeva di trattenere il surplus riducendo l'aliquota irpef. Oppure trattenerlo per fornire maggiori servizi e bonus alle popolazioni già più benestanti, accentuando il divario.

Il regime fiscale "formale" sara' uguale in Italia, ma l'evasione fiscale (stimata in diversi indagini) e' molto diversa. L'economia sommersa rispetto al PIL e' tre volte maggiore in prima approssimazione nel Sud Italia rispetto a Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna e circa 6 volte rispetto alla Lombardia.

Secondo punto, le leggi saranno le stesse, ma la spesa pubblica pro-capite non e' la stessa in Regioni o Province diverse.

Entrambi gli elementi determinano i residui fiscali, assieme al diverso livello dei redditi. Questi elementi che tu ometti danno luogo a residui fiscali ingiustificati (e nocivi, perche' favoriscono che evade di piu', chi spreca di piu', chi ha maggiore corruzione pubblica). In particolare, la diversa incidenza dell'evasione fiscale determina una parte sostanziale dei residui fiscali complessivi, ed e' il maggiore determinante delle stime  dei residui fiscali ingiustificati.

Sinceramente non ci ho capito quasi niente; e nemmeno il legame con l'argomento e col mio commento.

Io mi riferivo alla considerazione per cui gli abitanti di alcune regioni manterrebbero quelli di altre regioni, attraverso i trasferimenti statali. Mi sono riferito ai dati citati; se ce ne sono altri che li smentiscono li vedrò con attenzione e mi sarà pure utile.

Non ho capito quei 'sarà' e 'saranno', visto che 'è'. Né cosa ho omesso, visto che i residui fiscali attivi e passivi li ho considerati; quelli pro capite sono di 13.106 € nelle regioni in attivo e di 13.354 nelle regioni in passivo; differenza dell'1,89% in più che mi pare del tutto trascurabile.

Non capisco la frase sull'evasione fiscale e i residui fiscali complessivi e quelli ingiustificati. Significa che al sud si va in passivo perché si evade di più? E che forse la popolazione del sud sarebbe più ricca? Ma davvero? Forse che l'evasione compensa la differenza tra i 34.856 € del Trentino e i 15.909 € della Campania di reddito pro capite?

Non ho capito il senso delle tue osservazioni e cosa ritieni giusto: compensare la maggiore evasione al sud con aliquote erariali più basse al nord?

E comunque nel mio 'ragionamento' non capisco cosa c'entri l'evasione fiscale. A meno di non buttarla in una valutazione etica: al sud sono più imbroglioni che al nord. O in una opportunistica per il proprio campanile, a danno dell'unità d'Italia.

Ma è davvero vero che c'è più evasione al sud? Prendo il primo dato che m'è capitato sottomano, che pure indagine è: 

Http://www.confcommercio.it/documents/10180/13595649/Le+determinanti+del...

Dalla tab.3 l'incidenza % dell'economia non osservata (NOE) sul valore aggiunto (VA) è pari al 19,5% nel mezzogiorno rispetto al 12,4% del nord, ovest+est.

Dalla tab.4 risulta che l'incidenza della NOE è pari al 47,3% del VA al Nord, al 22,1% al Centro e al 30,6% al Sud e isole. Se si rapportano queste % alle popolazioni delle tre aree risulta che, fatto 100 mld l'intera NOE, quella pro capite è pari a: 1.437 € al Sud, 1.705 € al Nord e 1.831€ al centro. Salvo smentite per errori od omissioni, considero anche questa una indagine di cui ho stima. E infatti nel documento citato c'è scritto:

' pur in presenza di un'incidenza della NOE molto più elevata nel meridione, è nel Nord dove si concentra oltre il 47% dell'economia sommersa'

Insomma ci sono pure altre indagini in contrasto con quelle a cui fai cenno tu. E' ovvio che ognuno cita quella di suo interesse. Io ho riportato la mia.

C'è pure l'indagine sui conti esteri che fa sospettare una evasione maggiore al Nord.  E ci sono stati i 'viaggi fiscali' in autobus dal Veneto nella vicina Austria e Slovenia, durante i quali i partecipanti hanno avuto la possibilità di aprire conti bancari. A naso, dove c'è più ricchezza ...

Le aliquote fiscali sono le stesse in Italia. Cambiano di poco le addizionali all'irpef e le accise. Volendo dare più autonomia si potrebbero aumentare le aliquote delle addizionali riducendo di altrettanto le aliquote irpef, e addebitare alle regioni alcuni costi sostenuti dallo Stato centrale, con opportuni vincoli. Andrebbero più soldi alle regioni ma un maggior controllo da parte dei cittadini. Nella speranza di un comportamento virtuoso, e certamente non solo al sud.

Ma questi sono altri temi e nel rispondere sono andato fuori.

precisazioni

bonghi 19/2/2018 - 11:31

in che senso si deve intendere : "E non calcolo i lavori sussidiati o non calcolati, ufficialmente, come "pubblici" (poste, treni, eccetera)" 

mi spiego meglio : come e' avvenuto il calcolo per cui certi lavori ( sussidiati o non calcolati ) non sono stati "calcolati"?

l'equivalenza bilancio in passivo = essere mantenuti vale anche tra stati?

pare che a vivere gli stessi sentimenti descritti nell'articolo non siano solo gli italiani ... evidentemente ci sono cause sovranazionali che portano all'affermarsi di certi movimenti politici

trovo decisamente miope ( e "scientificamente" scorretto ) l'atteggiamento di chi vede i problemi solo in italia e solo degli italiani

trovo ugualmente scorretto negare il fatto che l'europa sia a guida teutonica ... faccio solo un esempio : 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/15/ue-approvata-proposta-per-lo...

cui prodest?

ridere o piangere

Carlo 28/2/2018 - 20:00

https://www.youtube.com/watch?v=LdhQzXHYLZ4

Interessanti i commenti al video, come italiani delusi vengono fraternizzati da stranieri che hanno gli stessi (o quasi) problemi. Certo che incolpare sempre qualcun altro non e' un buon approccio but maybe "there's something in the water" :)

p.s. grazie per il duro lavoro che ha fatto noisefromamerika per tutti questi anni, l'ho apprezzato molto!!

qualche parere sul candidato ministro dell'economia 5 stelle e le sue posizioni economiche?

grazie

Condivido l’amara analisi e lo sconforto. Gli italiani si trovano in una condizione di equilibrio subottimale dal quale nessuno è incentivato a muoversi perché prevale una narrazione sull’Italia e sugli italiani lucidamente descritta da Boldrin. La risposta che dà la politica è sempre la solita, cercare le risorse tra le pieghe dei bilanci, promuovere iniziative, piani di sviluppo, stimoli, etc. Torna sempre questa idea che la crescita operi grazie a una decisione politica, calata dall’alto di un ministero. L’idea sottesa è quella del paese in via di industrializzazione dove la crescita è data dall accumulazione dei fattori produttivi, non dal progresso tecnologico. Idee che andavano di moda quaranta e più anni fa, come se non ci si fosse mossi da lì. Leggevo qualche giorno fa questo articolo allucinante sulla Calabria che è emblematico della situazione. Questi son lì che aspettano che gli costruiscano il lungomare e il tribunale per raccattare qualche lavoretto, magari in nero. Il loro futuro lo vedono legate a questi interventi. Cosa vuoi parlare di concorrenza e imprenditoria a questa gente? Non ti votano. Se vuoi vincere da quelle parti devi portargli il miraggio di qualche opera e un po’ di assistenzialismo per tirare a campare. Allora in queste zone non c’è bisogno di proporre il referendum per uscire dall’Europa, sono già fuori dall’Europa, e anche dal mondo.

Eppure non si può dire che non si siano presentate congiunture favorevoli per un cambiamento di atteggiamento, puntualmente disattese. Ma quando a capo del governo c’è un tecnico come Monti, che non ha un partito alle spalle, non ha degli elettori a cui rendere conto, in una situazione di emergenza nazionale non riesce nemmeno a liberalizzare le licenze dei tassisti che cosa vuoi sperare? Oppure, quando un politico come Renzi che propone un cambio generazionale nelle élite politiche, e dimostra a parole di comprendere che ci sono problemi di meritocrazia, di tasse e spesa pubblica, di giustizia intergenerazionale, ottiene uno storico quaranta per cento alle elezioni e invece di usare questo enorme credito personale per rivoltare l’italia come un calzino si mette a fare giochetti politici per preservare lo status quo, che cosa vuoi sperare? E poi c’è questo atteggiamento infantile degli italiani che attendono sempre l’uomo della provvidenza che sistema le magagne. Dopo la fine della prima Repubblica è stato tutto un fiorire di uomini della provvidenza: Mariotto Segni (chi se lo ricorda?) che vinse il biglietto della lotteria ma lo smarrì, Berlusconi, Bossi, Di Pietro, Grillo, Renzi. Una serie di disillusioni che pure non hanno scalfito la fiducia che, alla fine, Godot arriverà. Si potrebbe dare una lettura psichiatrica di questa coazione a ripetere in maniera compulsiva lo stesso penoso comportamento schematico sperando che abbia ogni volta una conseguenza diversa dal solito esito infausto. Questi fatti mi hanno convinto che dalla politica non è lecito aspettarsi niente di epocale e che anche chi è armato delle migliori intenzioni deve, volente o nolente, venire a patti con gruppi e interessi sedimentati nel corso degli anni. Finché non cambiano le condizioni materiali, sociali e economiche, dai partiti non può venire il cambiamento. È più probabile che i conti pubblici miglioreranno sul versante della spesa pensionistica perché il grosso dei pensionati retributivi morirà, piuttosto che per mano della politica.

Condivido anche la conclusione che consiste, se ho capito bene, nell’avere un atteggiamento “accelerazionista”, forzando la semantica di un termine usato in altri ambiti; cioè, dato che non c’è modo di cambiare le cose, perché non c’è la volontà di farlo, si portino alle estreme conseguenze le premesse che stanno alla base delle politiche che propongono i partiti. Penso che sia l’unica cosa da fare perché, diversamente, si metterebbe in capo a me elettore una responsabilità col ricatto morale del pericolo di mettere un Kalashnikov in mano a una scimmia. Ricatto che io rifiuto, anche perché se si cede una volta al ricatto si cede sempre. Altrimenti si innescherebbe un circolo vizioso di deresponsabilizzazione della classe politica la quale avrebbe le mani libere per malgovernare ancora e ancora. Assegni in bianco non se ne danno mai, a maggior ragione ai politici. Per questo, domani come sempre (con la solo eccezione del 2013) voterò scheda bianca che, rispetto all'astensione, la quale potrebbe essere scambiata per menefreghismo, manda un segnale esplicito: sono disposto a fare il mio dovere di cittadino recandomi al seggio e partecipando al rituale esercizio della democrazia, ma di fronte allo scadimento dell'offerta politica scelgo di non votare. Probabilmente dalle elezioni non uscirà nessun governo e, a meno che non si torni a votare, si formeranno in parlamento maggioranze estemporanee su questa o quella proposta dopo estenuanti trattative e mediazioni che accontentino tutte la parti in gioco. E sarebbe l’ideale per Grillo che già cinque anni fa auspicava una soluzione di questo tipo perché permetterebbe al m5s di non assumersi formalmente la responsabilità del governo. Mala tempora currunt.

Avete fallito, politicamente e culturalmente.
Nessuno vi ha votato e nessuno adesso vi ascolta. Alzate bandiera bianca e vi arrendete.
Ma perchè avete fallito?

Nel telefilm Mad Man c'è una scena emblematica. Siamo negli anni '60 e una società privata vuole demolire la Pennsylvania station, un gioiello di Beaux-Arts a New York per farci un bruttissimo stadio. I costruttori sono sotto attacco, tutti sono contro di loro , si rivolgono ad una agenzia pubblicitaria di Madison Avenue (i Mad Man) per capire cosa fare. Perfino dentro l'agenzia ci sono resistenze, Qualche pubblicitario "marxista" è contro. tutti sono depressi. E' una battaglia senza speranza.

Da un viaggio in California torna Don Draper, il fuoriclasse dell'agenzia. Risolve tutto in un minuto, alla fine dell'episodio.
"vi possono fermare?" chiede. La risposta è "no , ma non riusciamo a convincerli"
"non serve" dice Don "tanto non li convincerete mai" . "non dovete parlare a loro, dovete parlare a chi vuole cose nuove, come è tutto nuovo in California, a chi vuole il progresso, a chi vuole lavoro, investimenti. e vincerete".

La Penny station non c'è più, molti la rimpiangono ancora. Al suo posto c'è il Madison Square Garden, con più di un miliardo di fatturato, che ha girato alla città centinaia di milioni in tasse, che ha prodotto sviluppo e lavoro e che contribuisce al fascino di New York.

Voi continuate a parlare con gente che non vi ascolta.
Dovete capire che non vi ascolteranno mai. Che non li convincerete mai. Se questo è il vostro obiettivo allora è inevitabile fallire completamente e gettare la spugna.

Se invece volete fare qualcosa dovete smettere di convincere a chi non vi ascolta, e dovete iniziare a parlare con chi invece vi ascolterà. Dovrete sforzarvi di raggiungere queste persone, che in questo paese non sono poche come si crede, e lo si vede da una astensione in crescita che riflette una quantità enorme di gente non rappresentata.

ostrega,

dragonfly 9/3/2018 - 13:45

un altro esperto di comunicazione politica. pensavo che nella sua breve avventura, "fare per fermare etc" li avesse già  ramazzati tutti, o almeno la falange di quelli rimasti a spasso. io non ho elementi, ma forse michele boldrin potrebbe fornire qualche numero a riguardo: quanti sono stati  quelli che a suo tempo hanno offerto generosamente la loro sapienza nel marketing? un 30% dei volontari?

 

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