Fassina, o della coerenza

27 ottobre 2013 sandro brusco

Gli sparuti lettori di questo blog hanno probabilmente notato un paio di articoli (con un terzo che deve ancora venire) scritti come reazione all'articolo che Fassina ha pubblicato su Huffington Post Italia lo scorso 16 ottobre. Ho ritenuto opportuno reagire soprattutto alle posizioni culturali rappresentate da quell'articolo. Ma il 27 ottobre Fassina ha scritto un altro articolo sempre su Huffington Post Italia. In esso ci spiega che non solo la spesa pubblica si può ridurre, ma che il governo di cui fa parte lo ha già fatto. Lo confessiamo, vedere certi spettacoli ci diverte. Ma ci divertiremmo di più se questa gente non fosse al governo.

Ricordate quella vecchia battuta irlandese ''se il tempo in Irlanda non ti piace aspetta 5 minuti''? Con Fassina è  un po' così. Se quello che dice non ti piace, basta aspettare qualche settimana. Oggi Fassina è in modalità congressuale anti-Renzi (aver contro Fassina è, ci pare, una eccellente, anche se non inattesa, notizia per Renzi) e ha deciso di attaccarlo  sempre su Huffington Post Italia. Sapete su cosa? Sul taglio della spesa pubblica. Nel senso che, secondo Fassina, Matteo Renzi è colpevole di non fare proposte realmente incisive sulla riduzione della spesa pubblica. Il governo Letta invece sì che le spese le taglia, anzi le ha già tagliate, in modo coraggioso. Non ci credete? Leggete con i vostri occhi. Nell'articolo Fassina si rivolge a Renzi e, tutto tronfio, comunica:

Ti informiamo che tra gli interventi già realizzati e gli interventi introdotti nel Disegno di Legge di Stabilità dal pavido governo Letta si arriva a tagli di oltre 10 miliardi all'anno ai consumi intermedi, un aggregato che ammonta per lo Stato a circa 30 miliardi all'anno. Ti informiamo anche che nella Nota di Aggiornamento al DEF del settembre scorso il vile "governo del cacciavite" ha previsto una riduzione di spesa primaria corrente che a regime vale circa 3 punti percentuali di Pil all'anno, circa 50 miliardi.

[nota divertente: cliccate sul link al disegno di legge, contenuto nell'articolo originario; qualcuno ad HP dev'essersi divertito a tirare un tiro mancino a Fassina, visto che il titolo dell'articolo linkato è ''Legge di Stabilità all'antica: tante tasse pochi tagli'']

Accidenti, ma tagliare la spesa pubblica non era impossibile? E, oltre che impossibile, non era pure nefando e recessivo, con sta roba che il moltiplicatore della spesa è 1,34 mentre quello delle tasse è solo 0,35? No, dico, ecco quella che diceva Fassina versione 16 ottobre:

Va sottolineato inoltre, che le previsioni a legislazione vigente contenute nell'ultima Nota di aggiornamento al DEF (settembre 2013) indicano nel 2013 una spesa in continua contrazione: circa 3 punti percentuali di Pil dal 2013 al 2017. I dati di realtà richiamati sono coerenti con un ulteriore taglio di 50 miliardi all'anno della spesa pubblica italiana da più parti richiesto per finanziare il taglio del cuneo fiscale? In 3 anni, è tecnicamente impossibile. In un arco temporale più lungo (almeno un decennio)? Certo che è possibile, ma bisognerebbe avere il coraggio intellettuale e politico di smetterla con la retorica degli "sprechi" e dire la verità: tagliare 50 miliardi all'anno vuol dire intervenire brutalmente sulle condizioni di vita delle persone con minori opportunità e, soprattutto, le classi medie.

Il 16 ottobre siamo stati informati che i tagli di spesa sono recessivi e intervengono brutalmente sui poveri. Oggi però Fassina chiarisce il suo pensiero. Sono solo i tagli ''ulteriori'' a quelli che, secondo lui, ha già fatto il suo governo che causano enormi problemi. Il 27 ottobre infatti ci chiarisce che i tagli ''suoi'' sono cosa non solo già fatta ma pure buona e auspicabile, mica l'acqua fresca che propone Renzi. Buono a sapersi, e anche per farsi una risata.

Fatemi comunque spendere due parole sui famosi tagli alla spesa che eroicamente Fassina ha messo in atto. Se cliccate sul link alla Nota di Aggiornamento e andate alla tabelle IV.1a e IV.1b  (pagine 29 e 30) vedrete che la spesa primaria corrente nel 2013 è passata da 667 a 672 miliardi, un incremento dello 0,93%. Siccome allo stesso tempo nel 2013 il PIL nominale è calato dello 0,5%, l'effetto combinato è stato un aumento della quota di spesa primaria corrente sul PIL dal 42,6% nel 2012 al 43,2% nel 2013. Concedo prontamente che l'aumento della spesa nominale è stato inferiore all'inflazione, per cui la spesa in termini reali è calata. Lo stesso, dire che i dati ''indicano nel 2013 una spesa in continua contrazione'' mi pare un po' iperbolico.

Ma la parte divertente viene dopo. I tre punti di cui parla Fassina sono la differenza tra la spesa primaria 2013, pari al 43,2% del PIL, e la spesa prevista nel 2017, pari al 40,4% del PIL. Il modo in cui si raggiunge tale obiettivo si capisce dalla Tabella II.1 di pagina 8, dove si riportano le ipotesi sulla crescita del PIL nominale italiano.

  2012 2013 2014 2015 2016 2017
Tasso di crescita del PIL nominale -0,8 -0,5 2,9 3,6 3,5 3,6

Questa invece è la progressione delle spesa primaria nominale corrente, sempre come prevista dalla Nota di aggiornamento.

  2012 2013 2014 2015 2016 2017
Spesa primaria, miliardi di euro 667 672 681 693 705 718

Ossia, quello che ha fatto il governo Letta è stato congetturare che da qui al 2017 il PIL nominale crescerà a un tasso più alto della spesa nominale, che comunque continuerà a crescere. Questo è il famoso coraggio decantato da Fassina. Che dire, speriamo che abbiano ragione e che il PIL nei prossimi 4 anni faccia effettivamente meglio, molto meglio, che negli ultimi 4.

D'altra parte, perché stupirsi? Non è la prima volta che Fassina compie strabilianti giravolte. Un altro esempio si trova infatti già nell'articolo di Huffington Post, versione 27 ottobre, in cui Fassina smette i panni dell'eterodosso postkeynesiano postmoderno nonsuccubealneoliberismo e indossa il severo abito di Quintino Sella, ricordandoci che le entrate straordinarie non vanno usate per coprire le spese ordinarie.

Tu proponi dismissioni per 5 miliardi. Al di là della praticabilità di mercato, ti segnaliamo che i proventi da dismissioni sono una tantum, non possono essere utilizzati per coprire minor gettito permanente. Devono andare a riduzione del debito pubblico (quando sono partite finanziarie) o possono essere finalizzati a investimenti (quando sono cespiti immobiliari).

Bravo Fassina, è proprio come dici tu, anche se questa divisione meccanica tra partite finanziarie e cespiti immobiliari non ci risulta. Però era una tantum anche l'ingresso extra di IVA a seguito dei pagamenti debiti della PA che tu volevi usare per rimandare l'aumento al 22%. E aggiungevi soave ''poi nella legge di stabilità con un quadro macroeconomico aggiornato, verificheremo una copertura strutturale che consentirà la cancellazione''. Si è visto poi come è andata a finire. Ora, non so, magari Renzi ha veramente detto una coglionata. Oppure pensava alle dismissioni come passo transitorio in attesa di una ''copertura strutturale''. In ogni caso, Fassina è veramente l'ultimo che dovrebbe mettersi a far lezioni. No, diciamo penultimo, visto che l'ultimo è Brunetta.

Altri esempi dell'inflessibile coerenza fassiniana. Secondo voi, chi ha detto:

Bisogna smettere di credere che la questione dell’abbassamento delle tasse sia soltanto una fissa degli integralisti del liberismo. Non è così. Conosciamo perfettamente i dati che ci arrivano costantemente dall’Ocse ed è sciocco nascondersi: oggi l’Italia è ai primi posti nel mondo per pressione fiscale e a questo, come notava giustamente De Benedetti, va aggiunto che i lavoratori italiani hanno una delle più pesanti tassazioni europee sulle proprie buste paga. E allora: come si fa a rilanciare la propensione al consumo degli italiani, dando loro la certezza di guadagnare di più, subito e in prospettiva? Abbassando, quanto possibile, le imposte.

OK, lo avete già capito. Era Stefanuzzo bello, folgorato appunto dal De Benedetti che si prende la briga di citare, in una intervista a Il Foglio del 29 aprile 2010. E sempre nella stessa intervista, il buon Fassina aggiungeva che per tagliare le tasse occorre prima tagliare la spesa:

Niente riforma fiscale se non si ridiscute, oltre al recupero di evasione, sul modo in cui viene gestita, e spesso sperperata, la spesa pubblica.

Ma deve essere stato un momento di debolezza, di subalternità al neoliberismo. Il 19 marzo dello stesso anno Fassina aveva dato un'altra intervista al Riformista, in cui spiegava che è più importante costruire asili nido che abbassare le aliquote e che bisognava assolutamente ribadire il primato della politica sull'economia. Ci divertimmo allora a notare le incongruenze, ma non avevamo capito che questo fosse il modus operandi normale del futuro viceministro.

E, venendo a tempi più recenti, Fassina è quello che il 21 marzo dichiara che il PD non farà mai un governo con Berlusconi, e il 2 maggio viene nominato viceministro nel governo delle ''larghe intese'', quel governo che, oggi ci spiega, ha già tagliato le spese per 50 miliardi.

Conclusione? Niente, ribadisco quanto detto nel sommario. Alla fine non vale la pena di stare ad analizzare le posizioni di Fassina in quanto Fassina. Ma purtroppo quello che dice quando è in modalità nonsuccubealneoliberismo (che non è sempre) lo credono in tanti. E questo ci impone di fare chiarezza.

35 commenti (espandi tutti)

Questo post riassume, con il comportamento e le dichiarazioni di Fassina, la storia dei politici italiani e in generale della politica e della classe dirigente nostrana.

Il "Gattopardo" al confronto è nulla.

La cosa più inquietante è il modo in cui pensano di gestire la spesa in futuro, i "nonsuccubialneoliberismo".
Tasso di crescita del PIL nominale: +13,6% in quattro anni (oppure ho capito male la citata Tabella II.1 ?).
Se crescessimo dell'8% l'anno i treni potrebbero arrivare puntuali, perchè vivremmo in un altro paese. Dove Fassina fa il capostazione a Lucca e Renzi si occupa di Trenitalia.
Ma sono davvero questi i migliori che abbiamo?

Forse Fassina, come tutta la tribu' dei PD (Pirahã Democratici) è senza numeri.
Già in passato era stato fatto notare che i numeri non apparivano nel programma del PD nemmeno per numerare le pagine. Probabilmente tutto si basa su hói e hoí.

Fassina non ha mai nascosto le sue simpatie per il Marxismo.

Siamo noi che abbiamo capito male, non era Karl Marx ma Groucho Marx:

"Queste sono i miei principi! ...Se non vi piacciono ne ho degli altri."

PS

Che la classe dirigente del PD non abbia i numeri non è una novità :-)

 

ah ah

sandro brusco 27/10/2013 - 22:46

questa è ottima!

Anche quella dei Piraha Democratici...

Lo scorso anno Paolo Ferrero aveva invitato alla presentazione del suo libro Fassina e Tremonti, la crème de la crème del pensiero economico. In quell'occasione a Ferrero che spiegava che la crisi economica è stata imposta dalla "controrivoluzione liberista di Friedman applicata da Pinochet a Monti", Fassina ha replicato che condivide "tre quarti delle proposte di Ferrero". Che vuol dire pressione fiscale al 75%.
http://www.deriveapprodi.org/wp-content/uploads/2012/07/2012.07.19_Corse...

Premetto che reputo gli articoli su Fassina ottimi, nonostante il soggetto a cui siano dedicati per me non li meriti minimamente. Questo premesso, ci dobbiamo aspettare qualcosa su Pescaresi (http://www.asimmetrie.org/euro-mercati-democrazia-2013-come-uscire-dalleuro/) et alia (http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2013/10/europa-e-euro-opportunita-o-schiavitu.html)?

Da quanto sento e leggo in giro, Fassina conta come il due di coppi con la briscola a bastoni presso l'opinione pubblica italiana, mentre il pensiero pescarese mi sembra guadagnare evangelisti ed adepti ad ogni pié sospinto

Una volta era un dialetto italiano denominato  "sinistrese".
Ora è stato trovata un analogo idioma nella foresta amazzonica:

"Ha destato notevole scalpore nell’ambiente scientifico la scoperta di una lingua nel cuore dell’Amazzonia brasiliana, il pirahâ , del tutto priva della nozione di numero.
Le caratteristiche singolari di questa lingua, parlata da una popolazione di poco più di 300 individui, sono state recentemente divulgate dall’antropologo americano Daniel Everett dopo più di venticinque anni di ricerche sul campo.
Il pirahâ non solo è sprovvisto di numerali, ma non indica il plurale nei sostantivi né nei verbi, né nei pronomi, dove «io» e «tu» sono identici a «noi» e «voi». Per di più non esistono termini per indicare i colori, non è possibile costruire frasi subordinate e il verbo non porta indicazioni di tempo.
La nozione della quantità è tuttavia presente, però è bene precisare che i termini usati per indicare le piccole quantità, cioè hói e hoí (diversi per il tono), non corrispondono affatto a 1 e 2, ma sono indicazioni approssimative traducibili rispettivamente con «poco, piccolo, uno o due» e «un po’, più grande, alcuni»"

Mi preme solo far notare che le stesse incongruenze (termine tecnico) le faceva Giulio Tremonti dall'altro lato, e prima di Fassina.

Come dire, una faccia, una razza.

Bellissimo

Denise 28/10/2013 - 15:43

Se ho capito il discorso di Fassina, è un po' come se dicessi: oggi spendo tutto quello che guadagno, ma entro tre anni accantonerò BEN mille euro al mese!

poi, in piccolo, la postilla ("purchè il mio stipendio cresca di mille euro al mese entro tre anni").

Molto divertente! Si potrebbe calcolare il costo orario di queste idee, e argomentare la tesi che, se il governo stesse perfettamente fermo, la spesa pubblica diminuirebbe in misura maggiore..

Lo so che con Fassina ormai è come sparare sulla croce rossa, ma volevo segnalare un'altra grossolana incoerenza: nel dibattito che fece al Foglio Bisin pochi mesi fa disse: "Vorrei fossimo pragmatici. Nessuno di noi pensa che sia possibile fare crescita col debito" mentre solo pochi anni prima, nel 2009, scriveva sull'Unità un delirante articolo dal titolo “La crescita non passa per il taglio dell'Irap. Ci resta solo il debito”.

A noi ci resta Fassina, che tra l'altro nel nostro panorama politico è uno dei più coerenti. 

ragione

Lucas 28/10/2013 - 23:23

in questo istante alan friedman a Passaparola (La 7) sta parlando dell'"inconsistenza" degli articoli di Fassina su HP...

Parmi, oltre a ciò, di scorgere nel Sarsi ferma credenza, che nel filosofare sia necessario appoggiarsi all’opinioni di qualche celebre autore.......( o famigerato). Ma ovviamente, l'ipse dixit, in questo caso...

Grazie al Prof. Brusco, ma it's like taking money from blind beggars......La cosa davvero sconfortante e' che nessuno dei vari ineffabili illusionisti domestici abbia ancora trovato neppure un reale, vero, driver per innescare qualche cambiamento...

Tasse, trasferimento intertemporale di tasse, rimaneggiamento di aliquote, epistemologia fiscale, esegesi ministero-filosofale, et similia.

Non sia mai che si sgonfino quei cuscini fruscianti e foderati di danaro pubblico su cui i preclari statisti....stazionano (+15bn pa, rispetto alla Francia, di soli costi della 'politica') Prezzolinianamente...

In Italia non esiste giustizia distributiva. Ne tiene le veci l'ingiustizia distribuita. Per cinque anni il Sindaco (oppure il Deputato, il Prefetto, il Ministro) del partito rosso perseguita gli uomini del partito nero e distribuisce cariche o stipendi agli uomini del partito rosso, il Sindaco del partito nero fa tutto il rovescio dell' altro; distribuisce cariche e stipendi agli uomini del partito nero e perseguita gli uomini del partito rosso. Così l'ingiustizia rotativa tiene luogo della giustizia permanente. (citato in Corriere della sera, 17 settembre 2007)

Forse Fassina, guidato dalla sapiente 'ispirazione' della propria personale...forward guidance...puo' chiarire il perche' di tale rank, nonostante le sue salvifiche ricette sapienziali.   Oppure anche solo illuminarci sulla sostenibilita' della spesa previdenziale.... magari dopo avere letto l'ultimo report 'doing business' di World Bank. Segue legatum (pr. Incubus...)
  Overall Rank: 32nd of 142 Best Ranking: 22nd in Health Worst Ranking: 52nd in Economy GDP/Capita (PPP): $33110.5 USD Avg Life Satisfaction: 5.8 of 10
Spotlight Italy dropped four places, to 32nd, in overall prosperity.
The Economy sub-index dropped by nineteen places, to 52nd, due to a drop in gross domestic saving rates and confidence in financial institutions, and increased in unemployment rates, non-performing loans, and inflation rates.
http://www.prosperity.com/#!/

Troppo facile, posso sempre dire che sono think tank di estrema destra conservatrice neoliberista schiavista giudeo-plutocratica, ecc...

Peccato, nel 1994

Pigi 31/10/2013 - 11:40

Il primo governo Berlusconi aveva presentato una buona riforma pensionistica, ma fu costretto a dimettersi.

Ormai anche i più faziosi sono costretti ad ammettere che l'aumento della spesa pubblica negli anni successivi fu dovuta alla spesa previdenziale, e a chi danno la colpa? A Berlusconi. Non alla sinistra che portava milioni di persone in piazza, non alla Lega, con le sue "pensioni del Nord".

Ai nostri giorni Portogallo e la Spagna hanno dovuto intervenire sui cosiddetti "diritti acquisiti", tagliando pensioni e stipendi pubblici, soprattutto, quelli spropositati. Più tardi noi lo facciamo, peggio sarà. Ma non lo dice nessuno.

Giusto

Vincenzo Pinto 31/10/2013 - 12:36

Poi nel 2001, capita l'antifona, ha capito che era meglio vendere fumo e non fare nulla di rilevante fatto salvo tutto il necessario per stare fuori di galera. Obiettivo raggiunto.

Poi, perché dovesse finire in galera Berlusconi e non, per esempio, Agnelli, De Benedetti, o tanti imprenditori italiani che facevano come lui o peggio, non si capisce bene.

Resta il fatto che il Berlusconi del 2001 adottò il vecchio metodo democristiano di tirare a campare per non tirare le cuoia.

Nessun imprenditore italiano, dopo aver fatto questo ha osato proporre  a Scalfaro il responsabile  della corruuzione (Previti) come ministro della giustizia, per procedere poi per anni alla delegittimazione di Scalfaro attraverso gli house-organ e facendo comunque Previti ministro della difesa. In nessun paese, dopo la prescrizione sul lodo mondadori, l'interessato avrebbe continuato a candidarsi e gli elettori a votarlo. Visto che si parla tanto di declino, il declino vero dell'Italia comincia da lì, dal 2001.

La sinistra poteva e doveva arrestare l'ascesa politica e imprenditoriale di Berlusconi. Invece non ha fatto nulla, perché come Berlusconi doveva salvare le proprie rendite mafiose dal liberalismo. E così ancora oggi.

ah si?

alberto rotondi 31/10/2013 - 19:11

Difficile fermarlo quando il soggetto è appoggiato dalla maggioranza di una  classe dirigente (o meglio digerente) totalmente inefficiente e imbelle e quando il soggetto è votato da miloni di persone. Facile dare tutta la colpa alla sinistra (che comunque di colpe  ne ha, almeno per ciò che riguarda alcuni) per scaricarsi la coscienza.

Coscienza

Andrea Grenti 1/11/2013 - 19:20

Era semplice affidarsi al fatto che Berlusconi usufruiva di concessioni dello Stato per trasmettere le sue TV, e questo impediva non solo la sua elezione a Presidente del Consiglio ma anche a Parlamentare. La giunta per le elezioni di allora era composta prevalentemente di uomini vicini al centrosinistra e questo non ha impedito la sua ammissibilità al Parlamento, anzi.

Scordiamo pure la legislatura successiva al Governo Dini del centrosinistra, dove non si è fatto nulla per fermare il "soggetto". Anzi, una bella partecipazione alla commissione bicamerale per le riforme costituzionali insieme a D'Alema, salvo poi che il "soggetto" li fregò tutti. Eppure non fecero nulla in seguito.

Io non devo proprio scaricare nulla della mia coscienza perché ero anch'io un elettore del centrosinistra. Solo che io ho superato quella fase alla luce di certi fatti, e di incredibili incongruenze susseguitesi negli anni come se tutto fosse normale. Credevo davvero in una sinistra finalmente vicina al liberalismo. Mi sbagliavo.

Mi sembra di ricordare - ma ormai sono un anziano, la mia memoria può vacillare - che dopo l'episodio ricordato ci fu una prima riforma ad opera del governo Dini e, più recentemente, un altro intervento sull'età pensionabile da parte del governo Monti.

Riforme Dini e Monti

Pigi 31/10/2013 - 13:17

La riforma Dini fu una riforma largamente insufficiente, tanto è vero che la spesa pensionistica italiana, che già era la più alta di tutta Europa, rispetto al PIL, aumentò ulteriormente negli anni successivi. Una riforma che per non scontentare nessuno, rimandava gli effetti a vent'anni dopo. Irresponsabilità allo stato puro.

Quella Fornero è incisiva, certo, ma chiude la stalla dopo che i buoi sono scappati.

Ripeto, senza intervenire sui diritti acquisiti, e cioè su pensioni già maturate, (oltre che su appannaggi pubblici fuori da ogni logica), siamo spacciati. La diminuzione del PIL non permette di mantenere questa massa di emolumenti improduttivi oppure scarsamente produttivi.

Sembra lapalissiano, ma chissà perché i professoroni non ne parlano. Forse perché tra i percettori degli appannaggi ci sono amici e parenti (oltre che loro stessi)?

Pensioni

Andrea Grenti 31/10/2013 - 13:31

Sarebbe meglio fare come dice Lei e sono sicuro che tra i "professoroni" non mancherebbe il consenso. Il problema è piuttosto elettorale e sul piano popolare. Se Fare vuole voti non può proporre una cosa del genere, a meno che non si limiti il voto agli attuali pensionati (proposta indecente).
Boldrin propone la riduzione delle pensioni sopra i 2000€ comunque

Alcuni calcoli quantitativi mostrano che, con aliquote ragionevoli, si potrebbero ricavare non più di 1-2 miliardi/anno.

Per ricavare di più si potrebbero inasprire ancora di più  i tagli,  tagliare decisamente le pensioni d'oro ottenute col retributivo,  togliere l'indicizzazione alle pensioni baby, ma non so quanto si ricaverebbe in più. Forse si arriverebbe a 3 miliardi. Il panorama generale  della situazione della spesa si può trovare   qui.

Considerare alte le pensoni di 2000 Euro lordi mi sembra comunque una solenne fesseria. Se si dice questo allora vuol dire che siamo già in bancarotta.

Tagli

Andrea Grenti 31/10/2013 - 18:00

Considerare alte le pensoni di 2000 Euro lordi mi sembra comunque una solenne fesseria. Se si dice questo allora vuol dire che siamo già in bancarotta.

Se proprio vogliamo dirla tutta, persino quelle da 1000-1500€ sono fin troppo alte. Per questo il sistema pensionistico italiano è così costoso e oneroso, soprattutto per le generazioni future e presenti giovani.

Prendendo comunque il documento dell'INPS, se guardiamo le cifre di spesa delle pensioni fino a 3 volte il minimo e da 3 a 5 volte il minimo, qualcosa si (dovrebbe) può tagliare. 

Tuttavia dobbiamo iniziare a tagliare altre cose e fare le riforme, prima di tutto. 

Se proprio vogliamo dirla tutta, persino quelle da 1000-1500€ sono fin troppo alte.

Certo e magari smettessero anche di passare l'assistenza sanitaria e di pagare le forze dell'ordine. Stato con pressione fiscale da socialdemocrazia scandinava e welfare del Malawi (ma con i conti in perfetto ordine). Così è capace anche Tremonti :-)

Ovviamente è un complotto neoliberista se tutto il mondo avanzato propone di passare da un sistema pensionistico retributivo ad uno contributivo, se non addirittura dividerlo con uno privato.

Vuole fare un confronto tra chi ha una pensione retributiva e chi ne avrà una contributiva? Si diverta pure :)

PS. Forse non considera che i Paesi scandinavi hanno una produttività un pochino differente da quella italiana. Ma sa, sono solo dettagli non etici, per Lei.

Tu te le canti e te le suoni, senza leggere quello che viene scritto. Ma dove ho parlato di sistema retributivo o distributivo che sia? Dove ho espresso la mia opinione al riguardo?  Da nessuna parte, te lo sei sognato.

Ho semplicemente ripreso la tua frase, dove dici che le pensioni di 1000 euro sono "fin troppo alte" e ho detto che, detta così, è una fesseria. Come ti ha gia fatto notare Alberto Rotondi.

Se portassero veramente tutte le pensioni erogate sotto la soglia dei 1000 euro sarebbe una tragedia sociale a livello argentino. Lo scopo per cui si propongono riforme al sistema pensionistico è per garantire pensioni dignitose a tutti ed avere un sistema sostenibile, non per dare pensioni da fame a tutti con conti a posto dell'ente pensionistico. Così son capaci tutti.

Specifico ancora: non ho detto che non bisogna fare riforme, nè detto che un sistema sia meglio di un altro, ho solo detto che dire che le pensioni oltre i 1000 euro sono fin troppo alte per l'Italia significa dire che l'Italia è bell'è fallita. Se intendevi altro, spiegati meglio.

 

Capacità

Andrea Grenti 3/11/2013 - 22:00

Parlando solo di meri contributi previdenziali, anche le pensioni sopra i 1000€ (non parliamo della pensione minima, che molti ottengono avendo versato pochissimo o niente) sono alte rispetto alla cifra che un medesimo sistema contributivo potrebbe dare. Dopo certo vi ha aggiunto qualcosa l'INPS, lo Stato, ecc., ma non è detto che la quota di quest'ultimi possa equivalere nella stessa misura del nostro precedente sistema restributivo.

Pensioni dignitose non significa regalare soldi a chi ha versato poco o nulla a scapito dello sviluppo economico del Paese. Un sistema sostenibile deve dare priorità anche al merito, per cui chi ha versato tot non può aspettarsi di più. Anche questa storia di alzare l'età pensionabile non ha senso: in altri Paesi ognuno può decidere quando andare in pensione e ottenere un assegno, senza pretese di chi chissà quale cifra.

Il fallimento arriva se continuiamo a guardarci dall'altra parte, ovvero che il nostro sistema pensionistico non è un problema.

perchè no? i titoli tossici non contenevano veleno, per la maggior parte.

erano quelli diventati completamente illiquidi dalla mattina del fallimento di lehman e forse un nome più adeguato poteva essere "titoli a quotazione artificiale".

la illiquidità non è però cosa da poco. mi viene in mente il buon federico de vita, doveva spiegarci tante cose...

Da quello che leggo la cosa si defenirà presto. Novembre 2013.

Se confermata i sei miliardi di utili della BNS andranno poi a diminuire le eventuali perdite nell'operazione di sostegno del franco svizzero (cambio minimo a 1.20)  ed il saldo sarà ridistribuito a confederazione e cantoni, per la gioia delle loro casse, già in attivo.

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