Le implicazioni strategiche del referendum elettorale

1 gennaio 2012 sandro brusco

Il prossimo 11 gennaio la Corte Costituzionale deciderà in merito all'ammissibilità dei referendum elettorali. I referendum mirano alla abolizione in toto dell'attuale legge elettorale, che verrebbe integralmente sostituita dalla legge elettorale precedente (il cosidetto mattarellum). Come cambiano gli incentivi per le diverse forze politiche, e per i singoli uomini politici, sotto i due sistemi?

Introduzione

Una osservazione preliminare: è possibile che questo post risulti completamente inutile, dato che non è scontato che la Corte Costituzionale dichiari ammissibili i referendum. I promotori, a differenza di quanto fatto nel passato, puntano infatti all'abolizione integrale della legge Calderoli, affermando che in caso di sua abolizione viene ripristinata la disciplina elettorale precedente (la strategia dei promotori è spiegata qui). Come noto la Corte Costituzionale ha sempre posto tra i requisiti di ammissibilità dei referendum che si eviti il vuoto legislativo in caso di vittoria. La domanda fondamentale quindi è: l'abolizione integrale del porcellum implica o no il ritorno in vigore della legislazione precedente, il mattarellum? È una questione controversa, continuo oggetto di dibattito tra i costituzionalisti. Il giudizio di ammissibilità o meno dipenderà in sostanza da come la Corte risponderà alla domanda.

Non abbiamo molto da dire su questo tema, essendo le nostre competenze di diritto costituzionale abbastanza scarne. Ma è comunque divertente provare a ragionare un po' sugli effetti che verrebbero generati da un giudizio di ammissibilità del referendum. Le questioni da discutere sono di due ordini. Primo, cosa implicherebbe la nuova legge elettorale in termini di comportamenti elettorali. Secondo, quali conseguenze si avrebbero per il comportamento a breve termine degli attuali parlamentari. Qui il fatto chiave da tenere a mente è che una interruzione della legislatura comporterebbe il blocco del referendum e la celebrazione di elezioni con il vecchio sistema elettorale.

Gli incentivi nel caso del porcellum e del mattarellum

Esaminiamo dapprima come variano gli incentivi per le forze politiche e per i singoli politici sotto i due sistemi. Il porcellum è un sistema proporzionale con un premio di maggioranza per le coalizioni. Il fatto che, in ottemperenza al dettato costituzionale, il premio venga dato a livello regionale per il Senato, mentre è dato a livello nazionale per la Camera, complica il problema ma non altera gli incentivi di base.

Un'analisi completa sarebbe lunga e complessa, ma semplificando brutalmente gli incentivi sotto il porcellum sono i seguenti. Per quanto riguarda le coalizioni, in caso di esito incerto si cerca di costruire le coalizioni più ampie possibili. Questo è ciò che accadde nel 2006. Nel caso invece sia abbastanza chiaro chi sarà il vincitore, il nucleo della coalizione vincente cerca di formare una coalizione la più piccola possibile, mentre i presunti perdenti non hanno molto interesse a formare coalizioni ampie. Questo è ciò che accadde nel 2008: il centrodestra, presunto vincitore, lasciò fuori l'UDC (che ci si attendeva non essere determinante per la vittoria) in modo da massimizzare i seggi per i partiti nucleo della coalizione, PdL e Lega. A sinistra il PD scelse di non allearsi con l'estrema sinistra e con i rimasugli del partito socialista. Dato che ci si aspettava la sconfitta la scelta era razionale e permetteva di massimizzare i seggi; la debacle elettorale dei bertinottiani rese la scelta particolarmente felice. Il porcellum fornisce però un ulteriore incentivo alla frammentazione interna alle coalizioni. Infatti i seggi all'interno delle coalizioni vengono distribuiti in modo proporzionale e con una soglia minima bassissima (il 2%, o anche meno grazie alla ''regola Mussolini'', per la Camera). Esiste quindi un forte incentivo, per qualunque politico o gruppo di una certa riconoscibilità, a costituire  il proprio partito. Ne deriva addizionale visibilità sia durante la campagna elettorale sia successivamente nella legislatura (l'immagine dei vari nanerottoli che partecipavano alle consultazioni per il nuovo governo fornisce un buon esempio di ciò). Gli incentivi alla frammentazione persistono anche dopo le elezioni, come è apparso chiaro in questa legislatura che ha visto una costante disgregazione del blocco vincente, solo in parte limitata dall'aggressiva e indecente campagna acquisti messa in atto per mantenere la maggioranza berlusconiana. L'attività frazionistica ha infatti chiari benefici di breve periodo e può essere punita alle elezioni successive, mediante l'esclusione dalle coalizioni, solo se non esiste molta incertezza sul risultato. In caso di risultato incerto la spinta a costruire la coalizione più ampia possibile tende a prevalere su altre considerazioni.

Gli incentivi con il mattarellum sono differenti. Si tratta di un sistema misto, con la principale parte dei seggi assegnata mediante il maggioritario all'inglese e una parte residua assegnata con un sistema proporzionale con soglia di sbarramento. In principio il maggioritario all'inglese spinge per la semplificazione del quadro politico, favorendo la formazione di due partiti principali, la cosidetta legge di Duverger. In realtà questo meccanismo di semplificazione sembra aver funzionato bene, portando al bipartitismo, solo negli USA. Altrove ha senz'altro garantito un numero di partiti inferiore che nei sistemi proporzionali, senza però arrivare al bipartitismo perfetto 

In Italia la presenza di partiti con identità fortemente stabilite e l'esistenza di una significativa componente proporzionale hanno ostacolato ulteriormente il dispiegarsi degli effetti della legge di Duverger. Nell'esperienza storica italiana quindi il mattarellum non ha condotto al bipartitismo. Nelle 3 elezioni tenute con questo sistema, la prima (1994) fu abbastanza bizzarra e, in un certo senso, ''sperimentale''. Nel 1996 ci fu frammentazione sul lato destro dello schieramento, con la Lega Nord che scelse di andare da sola anche nella parte maggioritaria. Nel 2001 invece la frammentazione si verificò più sul lato sinistro: Di Pietro e i radicali andarono per conto loro, rifondazione fece un patto di desistenza alla Camera ma non al Senato, e comparve anche una lista separata di centro (Democrazia Europea, di ispirazione cislina). La coalizione di centrodestra invece si ricompattò. Ciò detto, credo sia lecito dire che una qualche spinta alla semplificazione e unificazione sia stata esercitata dal mattarellum. Un aspetto di una certa importanza è che la componente maggioritaria impone un grado di coordinamento ex ante tra i partiti della stessa coalizione molto più forte che nel caso del porcellum. Occorre infatti mettersi d'accordo tra partiti sui nomi dei candidati (e dei vincitori, dato che in molti casi è facile predire quale schieramento prevarrà in un dato collegio elettorale), mentre con il porcellum ogni partito presenta il suo simbolo e sceglie i propri candidati (e probabili vincitori). Questo fatto, storicamente, ha teso a penalizzare soprattutto il centrodestra al nord, dove gli elettori leghisti hanno mostrato una certa riluttanza a votare candidati di altri partiti. Ma, da questo punto di vista, è difficile dire se il passato sarà una buona guida per il futuro. Sia che il PD si presenti alle prossime elezioni in coalizione con SeL e IdV, sia che si presenti con il terzo polo, ci saranno probabilmente più tensioni che nel passato per i potenziali elettori di tale schieramento. A seconda della strategia di alleanze adottata, si rischia in alcuni collegi di dover chiedere agli elettori del PD di votare per un ex AN, o agli elettori di SeL di votare un ex democristiano ora nel PD; non è banale, e quindi è perfettamente possibile che la reintroduzione del mattarellum crei problemi anche su tale lato dello scacchiere politico.

Un paio di punti secondari. Primo, per la Camera, parte proporzionale, il mattarellum ha una soglia di sbarramento del 4%, mentre il porcellum ha una soglia del 2% per i partiti alleati alle coalizioni principali. Quindi il mattarellum riduce un poco il potere contrattuale dei partitini, che rischiano più facilmente di restare senza rappresentanza (ossia, senza una poltrona parlamentare per i leader) se non accettano l'alleanza con i partititi più grandi. Secondo, uno dei lati più odiosi del porcellum è la carta bianca che viene data ai leader dei partiti per la determinazioni di chi viene eletto. Rendendo la fedeltà al leader il modo più semplice ed efficace per fare carriera, tale meccanismo contribuisce a un'evoluzione dei partiti come forma ''di proprietà personale''. Quanto è differente il mattarellum? La verità è che, almeno nella sua esperienza storica, anche il mattarellum dava un grosso potere ai vertici dei partiti nella selezione del personale parlamentare. Questo era ovvio nel caso della componente proporzionale (che era a lista chiusa, quindi indentica al porcellum), ma anche nel seggi assegnati nei collegi uninominali era abbastanza comune spostare i candidati tra diversi collegi, premiando i fedeli con collegi sicuri. L'unico vincolo era che i candidati andavano negoziati tra i partiti della coalizione. Su questo però l'esperienza storica può non essere rappresentativa del futuro. Se, ed è un grosso se, nel centrosinistra si affermerà in modo deciso il meccanismo delle primarie (che è molto più facile da usare per i collegi uninominali che per le liste proporzionali) allora il meccanismo di selezione del personale si modificherà radicalmente. E se ciò avviene per il centrosinistra, è difficile immaginare che nulla succeda dall'altra parte.

L'analisi di cui sopra è ovviamente tagliata con l'accetta, e non è difficile portare esempi che apparentemente la contraddicono. La prima elezione con il mattarellum, avvenuta nel 1994, mostrò una pattern abbastanza irrazionale, con Forza Italia alleata alla Lega contro AN al nord e invece alleata con AN al sud, e una sostanziale ma minoritaria componente ex democristiana che scelse di non allearsi con nessuno dei due schieramenti principali (con predicibili risultati disastrosi nella parte maggioritaria). Fu probabilmente la conseguenza della caotica ricomposizione del quadro politico che stava  accadendo in quel periodo, oltre che della totale inesperienza da parte dei politici con sistemi elettorali non proporzionali. Allo stesso modo, la confluenza di AN in Forza Italia, con la formazione del PdL, parve strana e innaturale dati gli incentivi alla frammentazione forniti dal porcellum (e infatti non durò). Forse a Fini fu promessa la successione alla leadership, o forse fu semplicemente un errore. È ovvio che nelle scienze sociali non possiamo attenderci lo stesso livello di accuratezza delle sciente fisiche.

La via al referendum. Cosa cambia per il governo Monti?

Alla luce dell'analisi precedente, cosa cambierebbe l'ammissibilità del referendum per le prospettive del governo Monti? Non molto; si aggiungerebbe un ulteriore tassello a una situazione già assai complicata. Un paio di settimane fa Giulio ha spiegato perché la ''fase due'' appare abbastanza perigliosa per il governo. La situazione al momento è la seguente. Il governo ha, inevitabilmente, iniziato a introdurre una serie di provvedimenti impopolari necessari a bloccare la crisi di fiducia e arginare la deriva dei conti pubblici. Nonostante perfino Monti abbia preso a parlare di ''conti in sicurezza'' (e mi chiedo veramente se sia stato saggio usare un'espressione così squalificata) è chiaro che la crisi non è affatto risolta e che nuovi provvedimenti impopolari sono probabili. Questo vale per qualunque governo prenda le redini del paese. I due principali partiti, consci di questo, preferiscono l'armistizio del governo tecnico, lasciando che sia esso a fare il lavoro sporco e sperando di rifuggire dalla perdita di consenso che la stretta finanziaria induce e indurrà.  I due partner minori, Lega Nord e IdV hanno razionalmente deciso di stare all'opposizione. Botte piena e moglie ubriaca: si lascia votare ad altri i provvedimenti impopolari, che si sa essere necessari, cavalcando la protesta popolare; un classico del free riding.

La decisione se far continuare o meno il governo Monti è sostanzialmente in mano a Bersani e Berlusconi. Al momento i sondaggi danno il centrosinistra in deciso vantaggio ma, abbastanza paradossalmente, questo non implica necessariamente che tra i due sia Bersani quello che ha più fretta di andare alle urne. Per il momento il PdL sembra soffrire di più la fronda leghista, per cui potrebbe decidere di andare rapidamente al voto (pur sapendo di perdere) per evitare un riequilibrio a proprio sfavore dei rapporti di forza nel centrodestra. Staccare la spina a Monti, perdere le elezioni e poi opporsi con durezza a un governo di centrosinistra che, inevitabilmente, seguirà una politica di rigore finanziario (e, meno inevitabilmente ma quasi sicuramente, lo farà esclusivamente sul lato delle entrate) può apparire una opzione vantaggiosa. In sostanza, una riedizione del biennio 2006-2008.

Con l'ammissibilità del referendum per il PdL l'opzione elettorale diventerebbe più attraente. Oltre alle ragione precedemente dette, il voto anticipato a primavera consentirebbe di votare con il porcellum, evitando soprattutto i mal di pancia leghisti per la parte uninominale. In sostanza, un elemento di incertezza in più, in una situazione che già appare abbastanza confusa e caotica.

45 commenti (espandi tutti)

Se il referendum fosse ammesso la situazione diverrrebbe molto complicata: per questa ragione penso che la CC  lo boccerrà (considerazioni politiche e non legali)

E forse ancora più complicata di come l'ha descritta Sandro che, in caso di elezioni, ha ignorato un nuovo possibile attore: il governo Monti o perlomeno pezzi (tipo Passerà).

Dipenderà se si schiererà con uno degli schieramenti classici o se giocherà la partita in proprio: in questo caso vedremo quasi certamente prendere il premio di maggioranza con il 30% o poco più di voti : un vero obbrobrio.

Se come molti dicono Passera sarà scelto come suo successore da Berlusconi sarà dura per la Lega, dovesse correre con il PD lo disintegrerebbe: la cosa più probabile sarà a mio avviso la scelta del centro che aggregherebbe anche i cattolici del PD e la componente CL del PdL. In questo caso ci eravamo preoccupati per niente: moriremo tutti democristiani. 

Per cambiare la legge elettorale la scusa fu che il 25% proporzionale non era bello; soluzione all'italiana: il 25% è divenuto il 100%.

E' vero che anche con il matarellum i segretari dei partiti possono scegliere gli eletti ma nella gara uno contro uno non possono concedersi il lusso di candidare persone impresentabili e questo è già qualcosa.

Inoltre al Senato lo stallo è più difficile in quanto i senatori sono eletti uno ad uno in collegi più piccoli. Per la Camera le circoscrizioni sono divise in collegi per cui territori limitati, non in linea con l'orientamento prevalente della circoscrizione, possono esprimere la loro diversità che sarebbe persa nel calderone della circoscrizione.

Aldo, sono d'accordo con te che la situazione è ancora più complicata di quanto descritto nell'articolo. Ho ignorato non solo le possibili ambizioni di forze centriste, ma anche le lotte interne ai due partiti principali, PD e PdL. Entrambi, a mio avviso, rischiano di esplodere in pezzi, e le differenti fazioni hanno interessi differenti sia rispetto alla durata del governo Monti sia rispetto alla legge elettorale.

i 2 quesiti sono inammissibili in base alla giurisprudenza della corte che non ammette la riviviscenza,ultimo caso il referendum sui servizi pubblici locali

Come ho detto nel pezzo, non so molto di diritto costituzionale quindi non ho molto da dire sull'ammissibilità dei quesiti.

La posizione contraria è ben rappresentata in questo articolo di Cesare Salvi. D'altra parte Andrea Morrone, presidente del comitato promotore, è docente di diritto costituzionale a Bologna e spero sappia quello che fa. Il Corriere ha pubblicato pochi giorni fa un appello di costituzionalisti per una nuova legge elettorale, in cui si auspica l'ammissibilità (per la verità senza argomentare molto). 

Mi pare che sia ragionevole affermare che c'è incertezza su quale sarà la decisione della Corte Costituzionale. Più in là non vado.

I se e i ma riguardano l'ammissibilità del referendum (i quesiti in verità sono due, uno abroga sic et simpliciter, l'altro chiede l'abrogazione punto per punto), la Corte deciderà e vedremo, evito anche io il dibattito giuridico.

Sul quadro politico: SE si terranno i referendum ritengo che ci sia una vittoria scontata dei SI', a questo punto assisteremmo, secondo me, ai dseguenti scenari:

L'esplosione del PDL e, in parte, della Lega, questo perchè, con le dovute eccezioni, e penso a diversi sindaci leghisti, i due partiti hanno preferito dotarsi di yes man e non di persone con riferimenti politico-culturali,  prima bastava il nome "Berlusconi" a far votare anche un cavallo, il nome non è più spendibile e i candidati ci dovrebbero  "mettere la faccia". La vedo dura.

Per il PD il discorso è diverso, perchè avendo le primarie è più difficile vedere candidati imposti dall'alto, e inoltre ha più persone con riferimenti politico-culturali alle spalle, quindi non ne prevedo una implosione, ma sicuramente una manifestazione del malcoltento della base con il rischio di avere candidati troppo spostati verso sx e quindi di non vederili vincere nei collegi uninominali.

Sul Terzo Polo: SE saprà presentare candidati credibili nell'uninominale avrebbe la più incredibile chance della sua vita e potrebbe far anche saltare il banco.

SEL,IDV, Rifondazione comunista e altri OGM avranno le chances che gli altri partiti gli sapranno e/o vorranno offrire, i primi due (SEL e IDV) sono emanazioni dei loro leader (Vendola e Di Pietro), di cui soffriranno l'erraticità e l'inconsistenza, il terzo è un'ectoplasma tenuto in vita dai "rimborsi elettorali" che continuano anche oltre la sparizione del partito dal Parlamento. Uno dei tanti casi di vita oltre la morte.

Se la corte costituzionale dovesse approvare i referendum credo che gli attuali partiti parlamentari si affretterebbero a votarne un'altra, che temo, saremmo costretti a chiamarla porcellum 2 dato che questa legge elettorale fa comodo a tutti anche se dicono il contrario.

Detto questo, indipendentemente dalla legge elettorale in vigore io ho fatto una scelta: non voterò nessuno dei partiti presenti in parlamento. Non voglio rendermi complice di chi ha portato il paese allo sfacelo e adesso cerca di candeggiarsi col governo Monti per poi presentarsi come nulla fosse e con estrema faccia tosta alle prossime elezioni, pretedendo di risanare il paese che essi stessi hanno fatto fallire. Se il paese fosse un'azienda, sarebbe assurdo riaffidarne il rilancio a quei manager che l'hanno portata al fallimento. Per questo spero che gli attuali politici vengano spazzati via e mandati a casa, senza distinzione fra destra, sinistra e centro, sia ben inteso. E' mia convinzione che prima ci liberiamo della classe politica che ha preso in mano il paese dopo la fine della prima repubblica e l'ha portato verso il disastro, prima ci potremo risollevare. Perchè il vero nocciolo della questione, non è tanto la legge elettorale che è si importantissima, ma è avere dei politici responsabili, capaci e soprattutto che si assumino le proprie responsabilità, sia nel bene sia nel male, senza assistere a squallidi scaricabarile come accade ora.

Sono molto meno convinto di te che, in caso di ammissibilità del referendum, il parlamento sia in grado di fare una qualsiasi riforma elettorale.  In caso di ammissibilità credo tutti si aspetterebbero una vittoria dei SI, quindi il mattarellum diventerebbe il nuovo status quo. Una nuova legge elettorale dovrebbe risultare per una maggioranza del parlamento più conveniente del mattarellum. Non mi pare sia così ovvio.

Non penso nulla di buono delle forze politiche attualmente in parlamento, ma devo dire che nemmeno quelli che stanno fuori (Mov. 5 stelle, SeL, comunisti e fascisti vari) mi danno grande fiducia.

ciao Sandro, qui Giuseppe Dalpasso. Vorrei chiederti come mai riponi poca fiducia in particolare nel M5S? Non pensi di essere un po' troppo pessimista? grazie a presto

aspetto risposta sulla tua scarsa aspettativa dal M5S

Referendum

savepan 2/1/2012 - 19:29

Almeno da quanto si è letto finora, non solo i partiti hanno ognuno una propria proposta, ma anche al loro interno non tutte le varie correnti sono concordi sulla medesima proposta.
Ma, a mio modo di vedere, la questione è diversa.
Il sistema elettorale, qualunque e per quanto importante, è solo un sistema tecnico per misurare il consenso o il potere di persuasione di una formazione politica, per tradurlo poi in seggi parlamentari (con quel che segue).
Poiche però i problema italiano è un problema politico (obsolescenza del sistema partito, credibilità e selezione del personale politico, incapacità o non volontà di elaborare proposte a media e lunga scadenza), sono convinto che un espediente tecnico, per quanto buono, non potrà risolvere un problema che è, innanzitutto, squisitamente politico.

Effettivamente le esperienze precedenti non inducono all'ottimismo, c'è da sperare che in questo anno e mezzo che ci separa dalle elezioni una consistente parte di italiani si tolga il prosciutto dagli occhi e che, indipendentemente dal sistema elettorale, voti usando il cervello e non altri organi.

per carità,la corte costituzionale in questi 40 anni ne ha fatte di tutti i colori riguardo all'ammissibilità dei referendum e non mi stupirei se si inventasse qualcosa di nuovo per ammetterli in base al ragionamento di Onida.Pero' sono stanco dei costituzionalisti all'Onida che non valutano la cosa in maniera tecnica ma in maniera "politica",perchè mi pare che proprio questo faccia Onida.

anche io ho la tua impressione, ossia che alla fine la decisione si baserà più su questioni politiche che tecniche però a) non è sempre così facile distinguere tra le due b) sono ignorante di diritto costituzionale, quindi faccio fatica a dire quanto torto abbia Onida.

Bottom line: a me interessa unicamente sapere qual è la probabilità che il referendum venga ammesso, e da questo punto di vista mi pare che la cosa sia fifty-fifty.

Insieme ai problemi 'tecnici? di una legge elettorale, c'è anche un problema segnalato da savepan in un commento che precede. Ai fini di una politica e di un governo accettabilmente efficienti, insieme ad una adeguata lelle elettorale come potrebbe essere strutturato un sistema che incentivi la selezione di personale politico adeguato senza del quale il miglior sistema elettorale sarà inutile?

Sono sempre piu convinto che il vero problema sono gli elettori.

Vuoi per partigianeria vuoi per clientelismo, sostanzialmente questa classe politica se la sono scelta.

Il porcellum mi fa schifo, ed il mattarellum pure (soprattutto lo scorporo), vorrei che tutti gli eletti fossero inequivocabilmente riconducibili ad un collegio, soprattutto per questioni di principio.

Ma poi con qualunque sistema ragionevolmente funzionante:

  • a Ceppaloni vince Mastella
  • in Lombardia Formigoni
  • a Brescia non escludo il trota(*)

(*) il vero motivo per cui mi piacciono i seggi uninominali è che al bar puoi prendere per il culo quelli che l'han votato :)

invece le leggi elettorali sì. Detto questo, sono perfettamente d'accordo con Marcello e gli altri che se gli elettori vogliono scegliere male, lo faranno con qualunque sistema elettorale. Le riforme elettorali possono aiutare un po', ma non si può chieder loro di sopperire a profonde carenze culturali del paese; quella è una battaglia separata e assai di più lungo corso.

Ma qualcosa le riforme elettorali fanno. Forse il trota verrebbe eletto comunque nell'appropriato collegio, ma ho l'impressione che la Minetti no, o che perlomeno provocherebbe una perdita di consenso più massiccia. Inoltre, se si introducessero seriamente le primarie ne vedremmo delle belle, a sinistra (si stan già vedendo) come a destra. Un aumento dell'accountability ci dovrebbe essere. Poi, chiaro, se agli elettori piacciono particolarmente i cialtroni, un aumento dell'accountability può addirittura aumentare il tasso di cialtroneria. Ma questa, come detto prima, è una battaglia separata.

Gli elettori di sicuro non cambieranno, ma forse possiamo attenderci un minimo cambiamento nel comportamento degli eletti.

Guarda che per la maggior parte degli elettori il comportamento degli eletti non e' un problema.

Pure dagli amici piu svegli sento far discorsi tipo "chi se ne frega del bunga bunga, e' che non ha fatto XXX". E parlo di gente che NON l'ha votato.

Sono d' accordo con Sandro sull' importanza dei sistemi elettorali, ma resto convinto che il problema vero e' altrove.

Credo che Enrico intenda che "l'eletto", con un sistema diverso, dovrà da un lato prestare più attenzione alla sua base elettorale e dall'altro potrà farla "pesare" all'interno del partito. Fenomeni "artificiali" come Minetti, Carfagna dovrebbero rientrare. Ovviamente presumo tornerebbero in auge i Mastella ma...è la democrazia.

Esatto intendevo quello.

Il fatto che almeno in parte l'eletto dovrà rispondere direttamente alla sua base elettorale è già un passo avanti.

Sarà colpa degli elettori senza dubbio ma IMHO da quando c'è il porcellum la qualità della classe politica si è ulteriormente abbassata ed è in vigore da troppo poco tempo per affermare che sia dovuto ad un peggioramento degli elettori.

Mi e' perfettamente chiaro.

Ma il vostro presupposto e' che all' elettore medio dian fastidio le Carfagna e le Minetti.

Io un po' ne dubito, ma soprattutto non mi sembra un gran passo avante sostituirle con uno Scilipoti/ Capezzone (anzi, il suo cugino scemo).

Ed all' italiano medio basta uno dei suddetti con l'etichetta giusta, magari appiccicata da una settimana o due, come l'ex ateo Rutelli  allegramente eletto dai cattolici appena dichiaratosi fan di Padre Pio.

Invece è un passo avanti. Seppur piccolo.  Certo: non è il caso di fare trenini di festeggiamento al ritmo di "meu amigu charlie", però è comunque un riavvicinamento della politica al territorio.

Ad esempio:  date le varie "correnti interne" presenti in diversi partiti questo sitema consentirà di indicare chiaramente agli elettori qual è  quella di loro gradimento invece di vedersela imporre dalla riunione del partito o dalle decisioni del "parun/leader".

quando sono chiamati alle urne, gli elettori basano la propria scelta sull'operato del governo precedente. È con questa logica che nel 2006 hanno mandato a casa Berlusconi e nel 2008 hanno dato il benservito a Prodi. Non esistono altri parametri per decidere a chi dare il proprio voto. Poichè negli anni scorsi entrambe le coalizioni in lizza hanno brillato per la loro incapacità si può amaramente concludere che il vero problema è rappresentato dall'intera classe politica italiana che invece di fare ciò che serve fa esclusivamente ciò che piace alle varie corporazioni, come ad esempio i Sindacati, al solo scopo di mantenere il potere. Ogni botte dà il vino che ha e se il vino è cattivo non ce la possiamo prendere con chi lo ha ordinato ma con l'oste!!

E' vero che nelle ultime tornare elettorali i governi in carica hanno "perso", ma come?

Il problema non sono quei pochi elettori che di volta in volta cambiando idea cambiano gli esisti delle votazioni, ma gli affezionati, lo zoccolo duro di ogni schieramento.

Quelli continuano a votare i loro qualsiasi schifezza combinino.

Gli elettori non puniscono i "propri" ma si focalizzano ogni volta sul far male agli "altri".

Visto il livello dell'attuale classe politica i partiti del governo uscente non dovrebbero nemmeno passare lo sbarramento, invece perdono di qualche punto % (se non proprio di qualche zero virgola) e si sentono legittimati a continuare, tanto non le buscano mai.

Non siamo sotto dominazione straniera, quindi la classe dirigente è espressione del paese (si lo so in realtà non è così semplice però approssimiamo un po').

Perché se il sindacato schiocca le dita in migliaia vanno comunque in piazza, se SB promette che abolirà l'ICI in migliaia (milioni) lo votano, e non si è obbligati con i mitra a farlo (almeno non mediamente).

Se un vino è cattivo bisogna smettere di ordinarlo, tanto lo sappiamo che è cattivo e pure che l'oste è disonesto...

Ho appena letto l'interessante (e deprimente) articolo di Zanella "Il governo Monti, i Politici, e la Fase 2". Adesso ho letto questo sulla legge elettorale e sto messo ancora peggio. Ho bisogno di qualcuno che mi trasmetta ottimismo, atrimenti qui mi tocca di riemigrare!

Non ditemi che Monti non riuscirà a fare niente perchè lo faranno cadare prima, ecc. Purtroppo è quello che temo anche io.

Ma la domanda che mi sorge spontanea è: "Cos'ha l'Italia di diverso da altri paesi in cui le riforme sono state fatte?" Non rispondetemi "gli italiani" please! 

Come se ne esce?

Non so se è chiara la mia domanda: "C'è qualcosa che Monti può fare affinchè i politici italioti siano costretti a inghiottire il boccone e a fargli passare ste benedette liberalizzazioni e riforme del mercato del lavoro che aspettiamo da 30 anni?" 

Vi faccio notare un dettaglio che sembra esservi sfuggito, e che nel caso concreto si rivela determinante. La legge n.352 del 1970, che disciplina l'art. 75 della Costituzione (e cioè la materia referendaria), prevede, all'art. 34, la seguente disposizione:

"Le consultazioni referendarie possono svolgersi soltanto in una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno. Nel caso di scioglimento anticipato delle Camere o di una di esse, il referendum già indetto si intende automaticamente sospeso" (art. 34) (http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_in_Italia)

Dunque, in caso di approvazione del referendum da parte della Corte Costituzionale, le forze contrarie all'abrogazione del porcellum (in primo luogo il PDL) farebbero cadere il governo Monti, costringendo Napolitano a sciogliere le camere. Risultato? Il referendum viene sospeso, si va a votare col porcellum e noi lo prendiamo in quel posto.

Ciao Lorenzo.  Questo effetto mi è chiaro, infatti nel pezzo ho scritto

Qui il fatto chiave da tenere a mente è che una interruzione della legislatura comporterebbe il blocco del referendum e la celebrazione di elezioni con il vecchio sistema elettorale.

D'altra parte successe lo stesso nel 2008, quando lo scioglimento anticipato delle camere fece ritardare di un anno il referendum sul sistema elettorale (che poi comunque fallì miseramente il quorum). 

mi deve essere sfuggito

E' vero che gli elettori non li possiamo cambiare, ma qualcosa nel frattempo si, anche se non molto.
Le primarie, come è già stato scritto; numero massimo di mandati per qualunque carica elettiva; utilizzo di consultazioni via rete per decisioni politiche rilevanti; stabilire per legge i tempi entro i quali è obbligatorio l'esame di leggi di iniziativa popolare.

Ma no dai...

Matteo 3/1/2012 - 20:01

Io stavolta la vedo così: nessuno tra PD e PDL avrà le palle per far cadere Monti, anche per l'appoggio di Napolitano, credo andrà avanti fino al 2013. Se il referendum verra ammesso sara un ulteriore punto di imprevedibilità in uno scenario mai cosi imprevedibile negli ultimi anni. Tutto sommato come dice Sandro meglio il mattarellum ....ma occhio che stavolta le politiche eleggeranno di fatto anche il prossimo Presidente della Repubblica....e qui lo scenario si ingarbuglia ancora di piu....qualcuno fa previsioni? Da bar s'intende!

Anche io nei giorni di ottimismo la penso così.

Tuttavia è molto difficile prevedere cosa succederà dato che anche nella manovra di dicembre si sono messi di traverso in tanti appena toccati gli interessi delle lobby (vedi farmacie ecc). Dunque non so chi prevarrà. Sarà interessante vedere.

Anche io nei giorni di ottimismo la penso così.

Tuttavia è molto difficile prevedere cosa succederà dato che anche nella manovra di dicembre si sono messi di traverso in tanti appena toccati gli interessi delle lobby (vedi farmacie ecc). Dunque non so chi prevarrà. Sarà interessante vedere.

vinse

palma 12/1/2012 - 18:13

i legulesimo, non la strategia

I miei 2 cents..

Dato che ormai la corte costituzionale ha deciso si possono incominciare a fare delle analisi in retrospettiva; purtroppo era abbastanza probabile che i due quesiti venissero dichiarati inammissibili, infatti la corte costituzionale ha sempre portato avanti una politica di "non reviviscenza" di leggi abrogate (in questo caso il mattarellum).
Secondo me comitati promotori avrebbero dovuto compiere una scelta un po' più strategica, mi spiego meglio: il porcellum è una legge che in generale non piace ai cittadini ma piace ai partiti, questo significa che è molto improbabile che il parlamento decida di sua iniziativa di abrogarla, quindi, nel caso (poi verificatosi) in cui la consulta non ammetta i referendum, l'equilibrio sarà lo status quo ante, ovvero il mantenimento del porcellum (con sommo rammarico dei cittadini).

I comitati promotori avrebbero invece dovuto costringere i parlamentari partiti a cambiare di loro iniziativa una legge che a loro non piaceva.

In soldoni il quesito giusto, secondo me, sarebbe stato quello che chiedeva di abrogare tutte le soglie minime ed i premi per le coalizioni, lasciando quindi una legge proporzionale pura con premio di maggioranza calcolato su base regionale al senato (per non andare contro l'art 57 della costituzione), questo quesito sarebbe stato quasi certamento approvato dalla consulta, non incontrando impedimenti di alcun tipo.
I partiti presenti in parlamento (in particolare PDL, PD e Lega) si ritroverebbero con una legge elettorale che non li avvantaggia, infatti è risaputo che il metodo proporzionale porta ad una frammentazione dello spetto politico, con conseguente vantaggio per i centristi (Casini). A questo punto una nuova legge elettorale maggioritaria (pura o a doppio turno o australiana) verrebbe approvata in tempo zero a colpi di maggioranza (con proteste da parte del centro, ma pazienza), PDL e PD sarebbero di sicuro favorevoli perchè sono i 2 partiti maggiori, la Lega anche perchè fortemente radicata territorialmente.

E' una strategia abbastanza stupida che potrebbe anche funzionare...

il comitato promotore non puo' scegliere il quesito che vuole. E' vincolato dal dettato costituzionale che permette solo un referendum abrogativo. Cosa questo significhi, ovviamente, lo sa solo chi ha scritto la costituzione, visto che una pura "abrogazione" non esiste in natura (anche eliminando qualcosa si crea qualcosa che non c'era prima: il vuoto, per esempio). Pero' nell'incoerenza della norma, la corte costituzionale ha ammesso che si potessero anche abrogare singoli comma di una legge, o persino parole qui e la, purche' il quesito rimanesse chiaro e coerente (e cioe: che l'insieme delle cancellazioni corrisponda all'eliminazione di un'unica norma, non due, e che vengano chieste le cancellazioni di tutte le parole/commi/leggi che indicano quella norma). 

Ora io credo che i promotori abbiano pensato bene al problema, se avessero potuto scegliere un quesito migliore lo avrebbero fatto. Purtroppo il vincolo e' rilevante. 

Sono ben consapevole dei vincoli al referendum, infatti la mia proposta prevede appunto l'abrogazione solo dei commi riguardanti le varie soglie di sbarramento (sia per i singoli partiti che per le coalizioni) e del premio di maggioranza alla camera (per quanto riguarda il premio al senato ho spiegato la situazione in un commento più sotto).

Il reale problema sarebbe convincere il 50% + 1 degli aventi diritto ad andare a votare per una legge elettorale se possibile ancora peggiore del porcellum stesso (perchè non garantirebbe neppure la governabilità), se però il referendum passasse la reazione della politica sarebbe quasi certamente immediata e secondo i termini che ho provato a spiegare sopra.

a volte anche eliminando un solo comma (anche una sola parola, in teoria) si cancellano due norme, se cosi' fosse la corte lo dichiarerebbe inammissibile. Sto dicendo che il design del referendum abrogativo e' un'arte piuttosto complicata. 

Passigli

Roberto Arnaldo 18/1/2012 - 18:25

ed è proprio quello che voleva fare Passigli,che aveva iniziato lo scorso anno a raccogliere le firme,nella quasi indifferenza dei media e dei partiti...poi vennero proposti i quesiti oggetto negli scorsi giorni della sentenza della corte.Ad un certo punto si accordarono di bloccare la raccolta fime su entrambi i pacchetti di proposizione,ma coloro che volevano l'abolizione totale si rimangiarono la parola e con la spinta dei media e di alcuni partiti,riuscirono a raccogliere in pochi giorni le firme a settembre,mentre Passigli lasciato nell'ombra no.E i promotori sapevano benissimo che in base alla giurisprudenza della corte,i quesiti bocciati erano inammissibili al contrario di quelli di Passigli che avevano ottime possibilità di essere ammessi.

http://altracitta.org/2011/09/05/sorpresa-e-tornato-il-referendum-passig...

http://www.referendumleggeelettorale.it/cosa_vogliamo.htm

vero

e avrebbero anche potuto prevedere l'abrogazione del premio di maggioranza

I costituenti, temendo le derive autoritarie dello stato centralista/fascista, hanno optato per una forma di stato, il cosiddetto "stato regionale", che non è nè carne nè pesce. Infatti benchè l'art 5 cost reciti "La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento." per un vero decentramento si è dovuto aspettare la riforma del 2001. In particolare, sempre secondo la logica del decentramento, si è approvato un comma dell'art 57 che prevede l'elezione su base regionale del senato, quindi una legge che non rispetti questo comma è da considerarsi incostituzionale, per quanto questa norma sia stata in sostanza disattesa almeno fino ai referendum elettorali del 1993.

E' per questo motiva che nella mia proposta prevedo l'eliminazione della soglia solo alla amera, in caso contrario il quesito verrebbe bocciato dalla corte costituzionale. In ogni caso non è una norma molto "maggioritaria", come le elezioni del 2006 hanno chiaramente mostrato...

Christian, la proposta è anche divertente ma dubito molto che funzioni. Bisogna tanto per cominciare andare a spiegare ai cittadini che si raccolgono firme per un referendum che reinstalla il proporzionalismo ma il fine vero è quello di ottenere una modifica in senso maggioritario della legge mediante un astuto giochetto strategico. Non vorrei essere nei panni di quelli al banchetto delle firme.

Poi, ammesso di riuscire a raccogliere le firme, che si fa se il Parlamento non fa nulla? Si fa veramente campagna per il SI a una trasformazione proporzionale? Mi sa di no. ma, anticipando questo, il Parlamento non farà nulla. Per cui alla fine anche l'arma del referendum che ''busca el levante por el ponente'' risulta essere abbastanza scarica.

Mi spiace, ma abbianmo buttato via l'occasione referendaria nel 2009, con la più bassa partecipazione al voto della storia della repubblica. Adesso il porcellum, che è veramente un sistema infernale e disgustoso, temo che ce lo terremo molto a lungo, con tutti i danni che ne conseguono.

Beh, è esattemente come dici tu (posso darti del tu?), era solo un modo per vedere la questione da un altro punto di vista, non ho mai pensato che potesse veramente funzionare, se non altro per il quorum partecipativo.

Per quanto riguarda il referendum del 2009 non potevo ancora votare, ma in ogni caso la legge elettorale risultante non sarebbe stata un gran che (un partito anche solo col 25% dei voti avrebbe potuto ottenere il 55% dei seggi, ed inoltre i partiti più piccoli sarebbero confluiti in quelli grandi, così anzichè tanti partiti avremmo avuto tante correnti, vedere i radicali nel pd), ma comunque un passo avanti rispetto a quella attuale...

Esatto

sandro brusco 18/1/2012 - 16:58

Il ''tu'' non solo va bene ma è imperativo. Sui referendum del 2009 sono d'accordo (ne scrissi al tempo, per esempio qui). Anche in quel caso l'idea dei referendari era di stimolare il parlamento al cambiamento della legge, Guzzetta parlava sempre di ''pistola carica sul tavolo''. La pistola purtroppo si rivelò ultrascarica. Probabile  che ora il clima sia un po' cambiato e credo che ora sabotare i referendum come venne fatto nel 2009 sia meno facile. Ma un referendum che reinstalla il proporzionale verrebbe alla fine sabotato dagli stessi proponenti, senza bisogno che intervengano i partiti.

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