Letture per il fine settimana, 10-3-2012

10 marzo 2012 andrea moro e sandro brusco

Questa settimana: controllo dei contenuti digitali; il backstage di una conferenza rivale; gli effetti delle politiche fiscali sulla qualità del campionato di calcio; sempre meno un paese per giovani; si torna al proporzionale?; le ultime novità del Fassina-pensiero; Massimo Cacciari che ci riprova, con risultati misti e, last but not the least, sesso e disabilità nel regno dell'ipocrisia.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Andrea Monti su ictlex presenta uno scenario piuttosto tenebroso riguardante il futuro della distribuzione dei contenuti digitali come auspicato da Apple ed Amazon.
  • Per chi fosse stato troppo impegnato a seguire la nostra conferenza, le iene ci presentano il backstage di una conferenza avvenuta in quasi contemporanea.
  • Alcune recenti proposte di aumentare la tassazione dei redditi sopra il milione di euro al 75% in Francia destano preoccupazione negli ambienti calcistici: la misura genererebbe un esodo dei migliori calciatori verso paesi con più vantaggiosi regimi fiscali (da marginalrevolution, articolo originale su cbsnews, in inglese).
  • Linkiesta rielabora i dati di un'indagine Cisl sul'andamento dei redditi da lavoro dipendente per fascia d'età in Lombardia, che mostra l'ormai usuale slittamenteo del reddito dai giovani ai vecchi. L'indagine non sembra essere fatta molto bene, e il dato più drammatico (gli under 19) è probabilmente viziato da scarsa significatività. Però il quadro conferma quanto si vede nell'ultima indagine sui bilanci della Banca d'Italia. Andate alla Figura 10 di pag. 16 e vedrete che solo gli ultra 55enni hanno visto il prorio reddito crescere dal 2006. Il risultato era già presente nell'indagine precedente. Il trend è chiaramente insostenibile ed è possibile che la recente riforma pensionistica possa aiutare a mettere una pezza. Attendendo di riprendere a crescere.
  • Continua la discussione sulla riforma elettorale, nel senso che si evitano le discussioni pubbliche sui benefici dei vari sistemi e si intensificano le discussioni private tra PD, PdL e Terzo Polo per disegnare un sistema che risulti per loro conveniente a scapito degli altri. Si tratta di una riedizione di ciò che successe con la ''riforma elettorale'' per le elezioni europee. L'unica novità è che in questo caso la Lega non è della partita, ed è molto probabilmente in quel senso che va letta la decisione di mettere il ''bonus'' sopra l'11% (nell'aspettative che la Lega resti sotto la soglia). Abbastanza triste e ridicolo. Probabilmente, come spesso accade agli apprendisti stregoni, esploderà loro tutto in mano quando alle prossime elezioni gli schieramenti saranno diversi da quelli correnti.
  • Un paio di interessanti articoli di Stefano Fassina, responsabile economico del PD ed esponente di spicco dei ''giovani turchi''  di tale partito. Nel primo ci viene spiegato che sono necessarie nuove tasse. Il secondo è invece una supercazzola senza capo né coda. Dai che ce la fate a perdere anche le prossime elezioni.
  • L'Espresso pubblica una riflessione critica di Massimo Cacciari, l'eterna promessa teorica della sinistra italiana, su perché il governo Monti piace a sua suocera. Da quanto ci risulta, almeno sino a poco tempo fa MC non si era mai sposato con nessuno ...
  • Un amico segnala questa testimonianza dal Corriere sul tabù della sessualità nella disabilità. Noi siamo con la maitresse. 

41 commenti (espandi tutti)

la

palma 10/3/2012 - 01:33

suocera e' la suocera di diamanti

la moderità che Fassina rivendica a se stesso è ben esemplificata dal linguaggio e dai concetti che il linguaggio sottintende. Fordismo, stando al significato del termine, è una tipologia di organizzazione del lavoro in fabbrica finito da decenni e decenni senza che fassina se ne accorgesse. E si vede.

maitresse

renzo carriero 10/3/2012 - 11:53

Se proprio c'è da schierarsi con qualcuno, io sto dalla parte della mamma del disabile.

certamente

andrea moro 10/3/2012 - 14:16

Pero' a me quello sembra ovvio. Dovrebbe essere ovvio che un'attivita' di libero scambio di servizi per denaro che non fa del male a nessun altro sia pure socialmente utile, mi sembra strano che occorre farcelo ricordare da una maitresse. 

Marra, avvocato di Cassazione, ex deputato europeo puo da solo ben rappresentare quanto sia caduto in basso questo paese. 

Secondo me, basta guardare in faccia (si fa per dire) questa Sara Tommasi per capire che sa pochissimo. Stessa cosa per Marra. Tuttavia, sospetto che non sappiano così poco come hanno fatto apparire nel servizio delle iene. Poco o tanto che sappiano, i rappresentanti dell'italia sono davvero caduti molto in basso.

Devo dire

sandro brusco 10/3/2012 - 20:56

che anche a me il teatrino è parso un po' esagerato e forse un pelino forzato. Mah, proverò a dimenticarmi di questi signori e signore.

caporale

palma 11/3/2012 - 07:40

Hitler guardato fa ancora piu' ridere

La mente di Marra pervade la Tommasi. Attraverso il tunnel della Gelmini

temo..

marco esposito 12/3/2012 - 20:51

... che il tunnel non sia proprio quello della Gelmini. Mi domando sempre cosa abbia fatto la sig.ra Tommasi per fregiarsi del titolo "laureata alla Bocconi".
Mistero irrisolto.

ho scritto un breve post sul FQ, scatenando un altro putiferio. Pero' devo dire che i complottisti non hanno avuto troppo coraggio di esporsi.

Cacciari

andrea moro 11/3/2012 - 01:48

Ho pensato un po' all'articolo di Cacciari e devo dire che da lui speravo meglio (ho una gran fiducia nelle persone, direte!). Gia vent'anni fa (ora scopro che sono quasi 25, ancora peggio) c'eravamo dovuti sorbirci il "Formidabili quegli anni" da parte di un altro che tutto sommato ha passato una buona parte della vita e della carriera, probabilmente tutta, dalla parte sbagliata. Da quello, capisco la nostalgia. Da uno con un po' di cervello, meno.

Io sono figlio del "riflusso" e gli anni della "partecipazione" li ho mancati anche se di poco. Ma non mi risulta che si siano mai prodotte da quei movimenti, da qualsiasi parte, idee perseguibili concretamente. In quello consiste la partecipazione? L'Okkupazione ed il Dibbbbattito? Stiamo freschi! Meglio la pura procedura, per carita'. E poi, davvero, adesso arrivano le lamentele sulla democrazia procedurale? Perche' invece con il CAF il processo democratico produceva qualcosa? Con Berlusconi, D'Alema & Veltroni? E' quella la dialettica democratica? Non poteva Cacciari svegliarsi che so, 30 anni fa? Ma per carita', meglio il pensiero unico montiano - che ha prodotto poco anche quello eh, non facciamo finta che sia in atto nessuna rivoluzione, finora abbiamo solo visto tasse e tassisti (incazzati)!

Davvero, mi pare che se ci sia qualcosa da lamentarsi sia del fatto che le elites italiane (di cui il Cacciari fa parte da un bel po' di lustri) non hanno, mai, prodotto il dibattito (e tantomeno le idee) di cui Cacciari sente nostalgia. Altro che problema della "democrazia procedurale". Il disinteresse alla partecipazione da cosa viene? Non dalla mancanza di "conflitto"  ma dalla pochezza intellettuale delle classi politiche, e dall'incapacita' delle elites culturali di dichiararle nude. Un'incapacita' dovuta all'apatia, al disinteresse, e anche al connubio della cultura con la pollitica

si da

palma 11/3/2012 - 07:48

in effetti un degrado, in molti modi affligge tutti (cfr. la fine di atene.)

ci sarebbe molto da discutere su cosa sia il connubio tra cultura e politica, qui cultura e' un mandarinato. un esempio di quelc he ho in mente, per quanto si possa discutere sull'anarco sindacalismo, chomsky non va a pregar dal papa. gli italiani, spesso e volentieri, amano bizzarre tradizioni, non costruiscono, da tempo ormai delle teorie, delle idee (eccezioni notate, poche e rare.)

vige il torquato accetto del momento

Un pessimo poeta sul finire del Rinascimento, in piena Controriforma. Io non avrei saputo indicare meglio,e  rendo omaggio a chi con un esempio spurio sintetizza.

 

Ma non dovevamo avere un tasto like  sui commenti?

Like

michele boldrin 11/3/2012 - 12:57

Mettete il bottone, please.

A differenza di Andrea, mi ricordo, molto vagamente, la politica pre-68 (mio padre mi portava alle riunioni in sezione del PSI la domenica mattina) ed ho vissuto, anche se molto ai margini, gli anni di piombo.  La prima era rispettosa di quelle che Cacciari chiama regole procedurali. C'era molta passione disinteressata - o almeno così mi sembrava. Il quadro politico era ben definito (il PCI all'opposizione nazionale, al potere locale etc.) ed il clientelismo era visto come una deviazione. Mi ricordo mio padre litigare con compagni di partito che volevano far assumere altri socialisti al comune di Montecatini etc. Il 68 ha cambiato tutto. La DC non è stata in grado di reagire al movimento. Dopo un tentativo iniziale di repressione ha sbracato su tutto - ha smesso di reprimere (e si vedono ora le conseguenze) e si è fatta imporre le riforme dalla sinistra. Non so se per timore, insipienza (ve lo ricordate RUmor?) o convergenza ideologica (ve lo ricordate Carniti?). E poi ha sfasciato il bilancio dello stato per comperarsi il consenso e continuare a governare. Ed io dovrei avere nostaglia della partecipazione?

Molto meglio Monti.

Domanda

floris 11/3/2012 - 17:18

Il 68 ha cambiato tutto. La DC non è stata in grado di reagire al movimento. Dopo un tentativo iniziale di repressione ha sbracato su tutto - ha smesso di reprimere (e si vedono ora le conseguenze) e si è fatta imporre le riforme dalla sinistra.

Perdonate l' ignoranza, ma a che fenomeno si riferisce questo paragrafo?

Si sta dicendo che il 68, nel senso del periodo della contestazione immagino, ha (con)causato in qualche modo l' attuale deriva italiana?

Magari ho completamente frainteso, ma mi sembra che persino F. Scacciavillani abbia accennato a qualcosa di simile in uno dei suoi articoli/ commenti (non ricordo se qui o sul FQ).

Esistono spunti/letture al riguardo?

la risposta è si. Non ho mai fatto studi approfonditi sull'economia e la società italiana in quel periodo, e quindi la mia risposta si basa sull'esperienza e su pochi dati sparsi. Ma penso che la contestazione studentesca del 1968, di cui Cacciari fu importante esponente, ed il movimento sindacale del 1968-1969 abbiano segnato in Italia una svolta, nel complesso, in peggio.  Non tanto per colpa degli studenti o degli operai, che portavano avanti le loro rivendicazioni, quanto della DC, che mostrò totale incapacità a gestire la situazione.

 

 

à-

Vero

michele boldrin 11/3/2012 - 12:55

Hai ragione da vendere, da cui la rilevanza dell'articolo di Cacciari. Se questo e' il meglio che le teste formerly pensanti delle elites italiane riescono a produrre, stiamo freschi. 

Vi sono due messaggi, io credo, impliciti nella pochezza intellettuale dell'uscita di Cacciari, come di tanti altri.

1) Che DAVVERO bisogna continuare a sparare ad alzo zero sul quartier generale perche' l'intera elite politico-intellettuale italiana e' da buttare.

2) Che il loro livello e' cosi' basso e la loro cultura cosi' tragicamente provinciale che, anche se a noi non sembra, c'e' moltissimo che quelli che sono fuori (specialmente quelli che hanno fra i 30 ed i 50 anni, gruppo di cui ahime' non faccio parte) possono offrire al paese. 

Che il loro livello e' cosi' basso e la loro cultura cosi' tragicamente provinciale che, anche se a noi non sembra, c'e' moltissimo che quelli che sono fuori (specialmente quelli che hanno fra i 30 ed i 50 anni, gruppo di cui ahime' non faccio parte) possono offrire al paese. 

Tutto tristemente vero, ma come potranno mai  fare questi  30-50 enni a rientrare in gioco? Vedi una speranza, una possibilità anche solo teorica?

Perchè l'unica cosa in cui le nostre elites sembrano eccellere è la difesa della posizione.

Io qui ci abito e sono abbastanza disperato per le prospettive future del paese.

PS

 (ot) il tasto "like" costa tanto? :-)

 c'e' moltissimo che quelli che sono fuori (specialmente quelli che hanno fra i 30 ed i 50 anni, gruppo di cui ahime' non faccio parte) possono offrire al paese. 

Concordo

Tutt'altra storia è stabilire se questo moltissimo il paese

1- è disposto ad accettarlo

2-se lo merita

Sul 2 sarei per un NO secco, ma la questione lascia il tempo che trova.

Sull'1 direi che è parecchio complicato, ma non impossibile

 

PS ma perchè queste asticelle? Oggi a 50 anni la vita comincia!

Io direi quelli che sono veramente fuori a prescindere dall'età

Hai ragione l'età non conta, abbiam bisogno di tutti. Il livello del dibattito mi sembra molto basso.

Ad esempio: questo è vicepresidente adusbef ! Notare anche (anzi: notare soprattutto) la sentenza del tribunale di Lecce!

Sembra una battuta di Arbore & Co. (non mi ricordo il nome del personaggio che la pronunciava abitualmente): ma forse non siamo di fronte agli esempi giusti. Marra, Scilipoti, Tanza (taccio di Sara Tommasi) sono fondamentalmente degli astuti demagoghi che trovano qualche vantaggio nel diffondere slogan inconsistenti: così riescono ad ottenere un po' di visibilità ed a trarne qualche utilità personale. Tanza, come vicepresidente Adusbef e contemporaneamente avvocato, si procaccia clientela e si diverte ad infilzare banche mal difese; se poi va da un giudice di pace (non un Tribunale!) che abbocca all'amo, riesce ad ottenere sentenze vergognose di cui farsi bello sulla stampa (warning ai redattori che scrivono sullo stesso quotidiano: come fate a resistere?). 

Non dobbiamo dimenticare che il presidente di Adusbef, Elio Lanutti, è stato messo in lista da Di Pietro (come Scilipoti) ed eletto in Parlamento: anni di polemica con le banche gli sono serviti.

 

Piccola nota a margine: il giudice di pace è un istituto introdotto per alleggerire il carico di lavoro dei giudici ordinari, sgravandoli da cause di modesto valore o di scarso interesse culturale e sociale, ancorché ripetitive. Il carico di lavoro dei giudici ordinari resta elevatissimo, circostanza che ha giustificato la mediazione obbligatoria, la quale dovrebbe servire da filtro preventivo e - a quanto pare - non funziona, risolvendosi piuttosto in un prolungamento dei tempi necessari per ottenere giustizia e in un aggravio dei costi. Quale sarà la prossima trovata del Ministero della Giustizia? 

Il problema è che i dibattiti si riducono a discussioni su questi "slogan demagogici".

Certo esistono livelli "superiori" e perciò più pericolosi: quello che dice un Fassina o un Tremonti avrà conseguenze più gravi di quel che dice un Tanza.

Ma Tanza, nel suo piccolo, è pur sempre vicepresidente adusbef che quando viene intervistato in radio e tv viene presentato come massimo esperto sulle banche e difensore dei consumatori.

Se, con tutto quel che ci sarebbe da ridire sul sistema bancario italiano, lui parla di Signoraggio...

Oppure: se quando si parla di TAV il commento degli "esperti"  che si sente di più è "ma che ci vado a fare a Lione" .

Son tutti tasselli che contribuiscono ad abbassare il livello, perchè questa gente è percepita come "esperta" (altro esempio: alla presentazione del libro della Napoleoni c'era Prodi !!!)

E' una "battaglia" culturale, prima che politica od economica (se hai seguito i recenti referendum elvetici puoi capire meglio quello che intendo dire. Una cosa del genere, da noi come si sarebbe svolta?)

 

Se, con tutto quel che ci sarebbe da ridire sul sistema bancario italiano, lui parla di Signoraggio...

 

Non so cosa si possa o debba fare, oltre a far notare il discredito di chi diffonde bufale come quella del "signoraggio" o della "moneta che crea il debito pubblico" (riproposizione del cosiddetto teorema A + B, confutato da economisti del calibro di Ralph Hawtrey e John Maynard Keynes).  Queste idee sono state discusse decine di volte su nFA e altrove.  Tesi come questa, o quella delle "scie chimiche" che fu oggetto anche di interrogazione parlamentare da parte del gruppo di Di Pietro, sono ormai nulla più che una sorta di convinzione fideistica, adottata come tale da chi è più propenso alla dietrologia e alle leggende metropolitane che alla religione tradizionale.

Davvero, non vedo come si possa migliorare la situazione, se non convincendo costoro (non i dietrologi, ma persone come Tanza e altri che al momento fanno politicamente uso di queste strane idee) che esistono modi migliori, socialmente utili e più difficili da screditare per "prendersela con le banche" e "con i potenti", con i vantaggi politici che eventualmente ne conseguono.

Il male si annida, allora, soprattutto nei media. L'esperienza che Tanza ha delle banche è il frutto del contenzioso, svolto soprattutto per conto di debitori restii a onorare i loro debiti o fallimenti avidi di risarcimenti per pagare i crediti privilegiati (tra i quali, in primis, il compenso del curatore e dei suoi avvocati, poi i dipendenti e l'INPS): evidentemente, averla avuta vinta in un certo numero di cause l'ha illuso di conoscere come funziona la moneta.

Ma chi sono i "giornalisti" che lo ascoltano e lo  invitano in tv?

"che ci vado a fare a Lione" è stata la battuta di un guitto, che introduceva un talk show mal frequentato (mi spiace per Boldrin): battuta che denota la stessa mentalità di una povera donna che (negli anni sessanta) rispondeva al marito, entusiasta all'idea che ormai si potesse volare a Tokyo in un tempo ragionevole, gli rispose: "Ma ti s'te vet a fà a Tokyo?".

 

Il male si annida anche nei media.  Personalmente non mi sono ancora deciso: è il "basso livello" causato dai nostri media, che mescolano senza discernimento approfondimento e spettacolo, dove l'opinione del presidente della BCE viene posta sullo stesso piano di quella della Sora Lella buonanima o viceversa "il basso livello" è la causa di questi media?

Poco importa:  il problema non è il comico che fa la battuta, il problema è che battute del genere vengono prese come "seria" base di dibattito.

Qui ci si lamenta (giustamente) di Cacciari ma i maitre a penser del paese si chiamano Tremonti, Grillo, Celentano. Non so se in altri paesi la situazione sia simile.

Per la cronaca, le SSUU hanno ovviamente riformato la sentenza del Giudice di Pace di Lecce. Da notare però la ridicola condanna alle spese...
www.disinformazione.it/cassata.RTF

Probabilmente la Cassazione ha tenuto conto del modesto valore della causa ...

Siccome gode, il sottoscritto, ingiuriosa fama di oscurita', il torquato in questione e' torquato accetto, da Trani.

Trovate l'agile trattazione "Della dissimulazione onesta" in 

 

 

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/a/accetto/della_dissimulazione_onesta/pdf/della__p.pdf

 

 

grazie ai moderni ritrovati della scienza, costa nulla leggerselo, non e' manco scritto male

.. per l'oscurità che avvolge le nostre povere menti.

A mia discolpa c'è solo che andando con lo zoppo si può solo imparare a zoppicare -).

Siamo seri, chi può prendere come, non dico cogente, ma anche solo minimamente interessante quello che scrive Massimo Cacciari su questioni di politica?

Prima di tutto io non ho mai capito se la sua ambizione era quella di fare il teorico o di fare il politico: da quello che vedo non mi pare abbia dato grossi contributi né sull'uno né sull'altro versante, o almeno non mi pare che la sua filosofia politica sia discussa né lo è la sua opera come amministratore pubblico.

Ora torna alla carica con l'eterno pippone della partecipazione e del ruole che questa dovrebbe avere nella democrazia. Ma è la solita aria fritta.

Dunque, secondo Cacciari da un lato Monti piace perché sembra superare le forme tradizionali della polarizzazione politica, conflittuale all'eccesso e assolutamente inconcludente, dall'altra però si lamenta che quel superamento del conflitto passa per lo svuotamento della partecipazione, la mancanza di un contributo da parte degli elettori che metta in campo valori ecc. ecc. Secondo Cacciari, la partecipazione renderebbe possibile uno scontro fra persone dotate di valori antagonisti per superare il "puro proceduralismo".

A questa "diagnosi" molto raffazonata segue la cura che consisterebbe essenzialmente nel pretendere più partecipazione da parte dei cittadini, di modo che le procedure possano non solo essere una via di promozione per chi ha interessi da difendere ma anche per chi sospetta che quelle procedure siano solo forme di autopromozione di alcuni a scapito degli altri.

Da dove incominciare? Beh, dal punto di sempre. Se questo è il livello di analisi che finissimi intellettuali esprimono rispetto alla realtà, non c'è da stupirsi che poi quella stessa realtà li affondi con repliche sempre più dure. Cioè, Cacciari non ha praticamente nulla da dire rispetto alla situazione che vede Monti avere un consenso politico fra i cittadini che lui e il suo partito non hanno (perché il problema è tutto qui: perché a noi non ci caga nessuno e invece quel grigiore ambulante di Monti sembra godere di così vasta simpatia?), invece di trarne le conseguenze e di mettersi da parte, anche da editorialista, farfuglia i soliti quattro discorsetti sullo spirito del tempo presente azzardando pure qualche riflessioni sui tempi futuri. E' il solito Cacciari affumicato, poco chiaro nella sua prosa ed evanescente nei contenuti, l'unica brillantezza che ancora gli rimane, almeno dalle parti della testa, è quella della tintura dei capelli e della barba, che mi paiono l'unico attributo intellettuale che gli sia rimasto. Si, sono molto incazzato con quelli come Cacciari, perché sono dei perdenti (elettorali) che nemmeno ammettono gli errori, ma nascondono la loro pochezza con robetta che potrà far sussultare il lettore medio dell'Espresso ma lascia tiepidi tutte le altre persone normali. 

Per venire invece alle cose più costruttive che si potrebbero, in merito alle diagnosi di Cacciari.

La partecipazione. In democrazia sono tante le forme di partecipazione, quella politica, di tipo istituzionale o partitica, è solo una fra mille. Di che partecipazione parla Cacciari? Voglio dire: fare volontariato con i detenuti o raccogliere rifiuti di plastica dalle spiagge sono forme di partecipazione molte volte anche assai più utili dei giochetti con le tessere di partito, e delle infinite brighe fra correnti di un partito come capita abitualmente nei partiti italiani. Di quale partecipazione sente il bisogno, il nostro Cacciari? Io perlatro penso che se i partiti si aprissero anche ad esperienze di persone esterne al percorso burocratico interno del funzionariato stile PCI vecchio stampo forse la società civile si aprirebbe un po' di più alla partecipazione. Questo però significherebbe che, a parte poche persone di indiscusso prestigio morale e politico, la strgrande maggioranza dei trombati passati e presenti (tipo Cacciarie D'Alema, per dire) dovrebbero farsi da parte, anche nel solo ruolo di consiglieri. Questo Cacciari e gli altri lo potranno mai capire? I posti sono limitati ergo è necessario che, per esempio il PD metta da parte molti fra i suoi e si metta al servizio di chi, dalla società civile intende investire il suo tempo in politica. Siamo sicuri le burocrazie partitiche vogliano fare questo? Mettere il partito a disposizione di un professionista mai visto, ma affermato nel suo campo, senza ossari negli armadi...questa è la soluzione...e invece dentro ci sono persone come Lusi. Cacciari, invece di parlare di più partecipazione e meno proceduralismo, forse potresti capire che i problemi sono, dato il livello della classe dirigente attuale, così macroscopici e grossolani che davvero tutta la tua cultura non è necessaria. 

Poi sul proceduralismo come contrario alla partecipazione....anche qui, il livello è roba da introduzione del manuale di filosofia politica allegato al Corriere della Sera da leggere in uggiosi pomeriggi domenicali di fine inverno, quando il sole è ancora alto anche alle 18 ma il freddo tarda ad andarsene. Ma cosa vuol dire tutto ciò? Anche i fori deliberativi messi in piedi da Fishkin e Ackerman sono assolutamente proceduralizzati, anche perché non si capirebbe altrimenti come poter far funzionare partecipazione e decisione nello stesso foro. E poi, Cacciari, diciamocela tutta: la partecipazione come ideale in sé è in genere promossa da quanti esasperano il ruolo salvifico della partecipazione politica, non di quanti la proceduralizzano: questi infatti in genere preferiscono diminuire il tipo di decisioni da sottoporre a un vaglio democratico.

Quindi, caro Heidegger dei miserrimi, come diceva il mio professore di Filosofia Antica (padovano), quando vedi tua suocera, e sua nipote, e cerchi di spiegarti perché Monti piaccia pensa che piace, a torto o a ragione, perché non è un politico di professione (cosa che tu invece sei da sempre, anche se ti vergogni al punto tale della cosa che come nei palchi durante i concerti fai un sacco di fumo per stupire in merito al tuo nuovo travestimento) e perché sembra avere, da un punto di vista professionale una storia che  non è di collateralismo con la politica; perché ambisce a prendere decisioni e a dire cosa deve essere fatto, mentre il PD e i partiti che hai sostenuto ultimamente sono paralizzati e incapaci di prendere decisioni; e perché in poco tempo ha preso misure (parziali) sulle quali tu e i compagni avete soltanto parlato.

Diciamo che tutta la tua spiegazione delle preferenze di tua suocera e il tuo involuto discutere di cause e di effetti è solo una manifestazione molto patetica di falsa coscienza...o di trasferimento di responsabilità personali in capo ad altri.

sull'assoluta inconsistenza di questa analisi.  Cacciari assimila la "partecipazione" politica al conflitto tra blocchi sociali polarizzati e contrapposti, e al tempo stesso lamenta che quello che chiama "puro proceduralismo" si risolva nella promozione di interessi particolari.  Come se una "partecipazione politica" puramente conflittuale non portasse di fatto allo stesso risultato, e spesso in modo poco trasparente.

A mio parere l'unica soluzione di lungo periodo è una buona dose di senso civico nella società italiana e forse una riduzione strutturale di quei privilegi della "casta" che tendono ad alimentare artificialmente il conflittualismo.  Può darsi che questo passi anche per un maggior coinvolgimento della società civile nella politica, ma non possiamo darlo per scontato, poiché i precedenti in questo senso non sono del tutto buoni.

Le analisi dimostrano che le società più efficienti, anche dal punto di vista economico, sono caratterizzate da un elevato senso civico, capaci di mediare i conflitti e mantenere una coesione sociale elevata.  Anche se l'Italia non è una società ben messa da questo punto di vista, non è promuovendo lo scontro tra "noi" e "loro" che si migliora la situazione.

Peraltro non vedo nuovi soggetti politici all'orizzonte capaci di far crescere il ruolo della società civile.  Lo scenario migliore è forse che la concorrenza tra i partiti tradizionali li porti a riformarsi in questo senso, unita allo stimolo dell'esperienza Monti.

Il senso civico è quello che ci vuole in italia. Però bisogna intendersi, perché ci sono molte nozioni di senso civico. Senso civico è sicuramente rispetto della legge, e su questo siamo decisamente carenti nel bel suolo italico. Senso civico è anche appartenenza sentita alle istituzioni nazionali, altra cosa nella quale non brilliamo. Il problema però è che le analisi di certi tromboni, invariabilmente di ispirazione marxista o post comunista e/o cattolica, si collocano tutte nella dimensione paternalistica che il senso civico dovrebbe instillare nelle persone, educandole verso un fine che sia superiore a quello tradizionalmente riconosciuto dalle stesse. Mi spiego che non voglio dire cacciarate. Se il problema è che non c'è senso civico allora si possono fare molte cose, ma quella che preferiscono di gran lunga i nostri intellettuali consiste nel rifilare discorsi astrusi dove le preferenze politiche personali dei dotti, e le correlate scelte di politica economica, sono spacciate come manifestazione di senso civico e autonomia della politica. Vedi l'esempio miserrimo di Micromega, che ormai sembra guidata da una specie di direttore fantozziano che impone le sue ubbie a tutta la redazione, partecipando alla manifestazione della FIOM con annessa raccolta punti del parterre di intellettuali impegnati che immolano le loro auguste firme in favore della Causa. Secondo me a tutti questi chierichetti mancati, sarebbe bene spiegare, per esempio, che la società civile si rianima anche uscendo dal paternalismo economico e dalla limitazione dei tentacoli che la politica stende su ospedali, banche, centri culturali, casi editrici e così via. Ma da quest'orecchio non ci sentono. Per loro la società civile avrebbe da impegnarsi nelle forme politiche partecipatorie classiche e solo così potrebbe mostrare tutta la sua reattività. Ecco, perché non ricordare ai vari cacciari che se la società civile italiana è così restia al rischio, alla responsabilità personale, alla legalità è proprio perché la politica, anche quella con la P maiuscola, ha sempre instillato nei cittadini forme di appartenenza e dipendenza dal potere politico che hanno erose il senso civico sano? Io personalmente vedo sempre dati di affluenza alle urne altissimi, partecipazione al dibattito politico quasi da stadio; e vivendo nella triste Sardegna vedo politici che comandano su tutto: primari, portantini, diocesi, lavori, fabbriche...da questo punto di vista altro che politica e partecipazione,  ci vorrebbe giusto l'opposto.

Attenzione a non confondere le questioni dell'orientamento civico nel senso più basilare del termine, con quella della visione del mondo che poi giustifica determinate scelte di policy più o meno buone.  A mio parere, vaste fette del "progressismo" di sinistra sono perfettamente compatibili con il pensiero liberale dal primo punto di vista.  Non è affatto un caso che il vecchio PCI facesse della "onestà" e della "questione morale" un punto centrale della propaganda.

Dove il PCI, e oggi l'IDV, il MoVimento 5 Stelle (movimenti che si appellano di continuo al civismo e alla moralità sociale, contro gli eccessi della casta) si dimostrano profondamente anti-liberali è nella visione del mondo, ad esempio l'importanza degli incentivi, e nell'ideologia, che in fondo non è molto distante dalla prima.  (Ad esempio, per chi ha una visione del mondo di un certo tipo, può risultare difficile capire perché il comunismo agrario di Mao Tse Tung sia stato una catastrofe.  Dopotutto, esso si basava sui sani valori della condivisione! La questione degli incentivi non sa neanche cosa sia.)  Per contrastare questo tipo di visione del mondo ormai arcaica e populistica serve anche un po' di sano intellettualismo, in concorrenza a paccottiglie come MicroMega.

A proposito di tasse su calciatori come metafora della tassazione sui lavoratori superskillati, avevo letto questo paper molto interessante sugli effetti della legge Beckham, la quale ha prodotto incentivi che vanno nella direzione opposta alla proposta francese.

sembra essersi dato come missione politica la rifondazione del dadaismo 

Tutti a parlare male della Tommasi che spara frescacce. Io invece propongo che venga invitata a tenere una prolusione alle prossime giornate di NfA. Darebbe un intervallo di comicita' che ben solleverebbe il morale (e non solo quello) dopo le inevitabil esposizioni delle miserie del nostro paese. A tal proposito, per chi non gliel'avesse ancora vista, ricordo che la Tomasi e' una seria professionista nel suo campo e non ha fa vedere farfalline a vuoto, ma si da' (o la da'?) con impegno e senza timori.

Breve postilla all'articolo di  Andrea Monti.

Apparentemente Apple e'  finita sotto  la lente del DOJ per aver tenuto comportamenti anticoncorrenziali nel merito della propria attivita' di publisher.

Oggi La Repubblica online pubblica un'inchiesta sugli investimenti italiani nei Balcani. 

A me personalmente risultava che gli italiani avessero investito all'estero (spannometricamente) poco sopra i 480 miliardi di Euro, in quel contesto i 2 miliardi di euro investiti nei Balcani mi sembrano una cifra abbastanza inferiore a quanto mi sarei aspetttato (parliamo di uno 0,4%!)

Lo segnalo qui in mancanza di spazio apposito, ma era veramente imperdibile...

http://www.policyexchange.org.uk/images/WolfsonPrize/wep%20special%20ent...

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