Letture per il fine settimana, 6-7-2013

6 luglio 2013 sandro brusco

Questa settimana: Brunetta-Fassina, il nuovo dinamico duo; ancora su gay marriage negli USA; la gara dei supercazzolari; il futuro delle riforme istituzionali; quel che ha detto il FMI; matteonomics.

Buona lettura e buon fine settimana.

  • Una doppia intervista a Panorama per i nuovi Bibì e Bibò della politica italiana. Se riuscite a dimenticarvi per un attimo che questi signori ci governano, si tratta di un pezzo dall'elevato contentuto comico (anche se la parte più ridicola è probabilmente dovuta al giornalista che definisce Brunetta ''iperliberista''). Ottima la reazione di Marco Campione su Qdr, un pezzo che sembra un'avvelenata nFA e su cui ho trovato il link a Panorama. Nel caso decidiate di leggere l'intervista, non aspettatevi alcun valore informativo. È il solito e ben noto pensiero unico delle classi dirigenti italiane: tutta colpa della cattiva Germania, attenti a fare privatizzazioni e liberalizzazioni, lo Stato deve spendere di più etc. Comunque, siccome un po' perfidi siamo, ci permettiamo di ricordare cosa diceva Fassina circa un mese dopo le elezioni di febbraio. Non ho voglia di cercare Brunetta che sproloquia sui cattivoni della sinistra, ma sono sicuro che a cercare qualcosa si trova. 
  • Si è molto parlato, anche su questo sito, delle sentenze della Corte Suprema statunitense sul gay marriage. Ma quanta gente negli USA vive in stati dove il gay marriage è legale? L'aggiunta della California, per esempio, ha aumentato tale numero di circa 40 milioni. Nate Silver, nel suo blog sul New York Times, fa i conti. mostrando che circa 100 milioni di persone negli USA vivono in posti dove il matrimonio tra persone dello stesso sesso è possibile. Tanto che c'è, fa i conti anche per il resto del mondo. Nel giro di un anno il matrimonio gay sarà disponibile per circa 585 milioni di persone, 8% della popolazione mondiale.
  • È più supercazzolaro Nichi Vendola o Laura Boldrini? L'affascinante competizione ha visto un improvviso scatto di reni della marchigiana, che in risposta all'invito da parte di Marchionne a visitare una sede Fiat ha stilato un comunicato grondante supercazzola da tutte le parti. Roba forte. Per esempio, che fare di fronte alla crisi economica? Ecco qua: ''Tutti siamo chiamati a sfide nuove. La mia esperienza di vita e di lavoro mi ha spinto a guardare tutto questo in un'ottica globale e a rendermi conto che non servono soluzioni di corto respiro. Il livello e l'impatto della crisi sono tali da imporre un progetto del tutto nuovo, una politica industriale che consenta una crescita reale, basata su modelli di sviluppo sostenibile tanto a livello economico, quanto sociale e ambientale.'' Oh, lei ha girato il mondo e lo sa che ci vuole una politica industriale basata sulla crescita reale, mica immaginaria. E, por supuesto, sostenibile in tutti i significati possibili e immaginabili (tranne quello del bilancio pubblico, sospettiamo).  Oppure ascoltate qua: ''[a]ffinché il nostro Paese possa tornare competitivo è necessario percorrere la via della ricerca, della cultura e dell'innovazione, tanto dei prodotti quanto dei processi.'' Ma come abbiamo fatto a non pensarci prima? Vai Laura! Il Nichi sembrava imbattibile, ma ormai lo talloni da vicino. Un paio di altri comunicati del genere e lo sorpassi in scioltezza.
  • A metà tra la cronaca e la riflessione, Alessandro Gilioli spiega in un pezzo chiaro e ben scritto perché è assolutamente improbabile che esca qualcosa da tutta la discussione sulle riforme istituzionali.
  • Per chi è curioso, qua trovate il comunicato del Fondo Monetario che tanto turbamento ha destato tra i nostri politici, in particolare quelli del PdL. Veramente niente di nuovo e francamente niente di controverso, per un paese normale. In Italia invece si è data la stura alle idiozie. Con infinita pazienza le commenta Mario Seminerio, che ringraziamo e incoraggiamo a continuare nell'opera di demistificazione.
  • Non è che proprio ci fosse bisogno di un neologismo come matteonomics (dove il Matteo sarebbe Renzi) ma sicuramente di un dibattito più sensato di politica economica c'è bisogno. Filippo Taddei interviene su Linkiesta sulle proposte di Yoram Gutgeld, deputato PD vicino a Renzi. Da ritornarci ed esaminare con cura. 

19 commenti (espandi tutti)

che liberista iper o ibar lo dicano a Brussina e Fanetta. un settore di nFA e' talmente a destra che sempre si schiero'  leggermente piu' a destra del barone Ungern von Sternberg, quetsi, forse per incrementare il loro share al bagaglino dibattono sulla reale influenza della corrente veneta dei lombardiani (per chi sia nato dopo la pubblicazione del 'verri' riccardo lombardi, pDA divenne la sinistra del centro sinistra durante le discussioni nel partito socialista (quello di Kulischoff), la sua sezione veneta comprese sia il prof. Negri che l'ex ministro degli esteri de Michelis...

per dirla con Vladimir Ilic, come malattia infantile del marxismo

Una cosa che a volte mi chiedo è se esiste una diffferenza tra i turboliberisti e gli iperliberisti, e in quali contesti si usa una accezione o l'altra.

Naaahh, just kidding.

turbo

palma 6/7/2013 - 15:43

e' la porsche, iper e' la camera barica, ma questi han mai letto il sussidiario?

se esiste un liberale in Italia, bisogna cercarlo e lo si trova in beccaria

turbo?

ne'elam 6/7/2013 - 18:15

secondo me turbo è un gentile ma ingannevole anagramma del ben più appropriato bruto. in effetti brutoliberista suona bene ed esprime la cattiveria e l'insensibilità di coloro che in pagana adorazione del mercato vorrebbero vedere poveri ed orfani alla mercè dei ricchi che gozzovigliano e sprecano ridendo sulle loro miserie.

E come li classifichiamo i "Neo-" rispetto agli "Iper-" ed ai "Turbo"? 
Francamente non ci dormo la notte :-) ... ma forse qualche riflessione si puo' fare.
Per i comunisti per esempio abbiamo "Post-" ed anche "Ex-". Anche "Vetero". Meno usato "Paleo-" ma non stonerebbe. Tutto cio' che riguarda il passato quindi.
Turbocomunismo e ipercomunismo non sono stati coniati. Segno che nessuno ormai spinge oltre quel  concetto, alla ricerca di ulteriori performances.  Abbiamo neo-keynesiani e neo-liberisti ma non neo-comunisti o neo socialisti (almeno da noi).
Post-liberisti ed ex-liberisti, se anche forse esistono, non sono abbastanza di numero da meritare un nome specifico. Iper e Turbo mi fanno pensare a qualche cosa orientato al futuro ed alle prestazioni.  Una sorta di 2.0

e l'uso dell'aggettivo ''selvaggio'' quando è opportuno? :-)

In effetti per la Boldrini un bel ''supercazzolara selvaggia'' non ci starebbe male. Invece si usa solo liberista selvaggio, iper, turbo o neo che sia.

Decidiamoci, perché in fondo il mito del buon selvaggio, che mi pare un mito di sinistra, è in contraddizione con l'uso negativo e spregiativo che viene fatto per il "capitalismo selvaggio" proprio dalla sinistra.

non sembra che se ne trovino, molti intendono rifondare il comunismo ma poi sono legati ai classici miti dell'esperienza da cui provengono, il Che va sempre fortissimo, Vattimo esce dal Parlamento Europeo alzando il pugno chiuso ed inneggiando al lider maximo che proprio nuovo non è. Forse Lucio Magri cercava qualcosa di nuovo, ma non ha fatto in tempo. Desinit in piscem mulier formosa superne!

Questa domanda l'ho posta io long time ago e adesso tu la fai tua.

siamo tutti omologati e pensiamo uguale, non solo diamo le stesse risposte ma facciamo anche le stesse domande. Devono essere i microchip che ci hanno installato :-)

oppure: pazzo.

pratt ha molto contribuito a quello che sono diventato :-)

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/06/stipendio-piu-alto-se-dipendenti-piu-puliti-e-piu-gentili-sindacati-contro-coop/647901/

Poche righe nelle bozze della contrattazione e subito Cgil, Cisl e Uil sono andati su tutte le furie facendo saltare il tavolo: “Voler determinare un maggiore o minore premio di produzione attraverso indicatori come l’igiene personale e la sobrietà di comportamento”, spiega Giuseppe Boccuzzi, segretario provinciale della Fisascat Cisl Bari, “è una scelta assurda e incomprensibile”. “L’azienda”, prosegue, “creerebbe a sua totale discrezione una pagella valutativa con parametri davvero bizzarri. Mi chiedo come farà a valutare il grado di sporcizia o di sudore sui lavoratori. Sono cose che accadevano 50 anni fa nelle caserme militari quando l’ufficiale ti faceva il contropelo per verificare se ti eri fatto la barba”.

Scusate, ma questa è una concreta proposta ispirata dal punto 1 del manifesto di FARE, oppure il caldo improvviso mi provoca allucinazioni?

La dismissione del patrimonio immobiliare, almeno quello, sembrerebbe una cosa ovvia da fare da parte di un governo di larghe intese (o di qualunque altro governo, in realtà).

Dubito molto che questo governo riesca a fare alcunché di serio e la proposta riportata dal Corriere mi sembra tutto meno che concreta. Lancio la seguente scommessa: al momento della fine del governo Letta gli introiti per vendita di immobili pubblici saranno inferiori ai 5 miliardi. Sono disposto a pagare 500 euro a chi prende la posizione contraria, se vinco io me ne bastano 100. 

La ragione per cui sono dubbioso può essere compresa guardando al seguente passaggio dell'articolo del Corriere

Ma è chiaro che i problemi nasceranno quando si passerà ad esaminare il merito delle proposte. Il Pdl si è portato avanti, nel senso che il suo piano lo ha messo nero su bianco già in campagna elettorale attraverso il lavoro di una commissione del partito, coordinata dallo stesso Brunetta, che si è avvalsa della collaborazione di economisti del calibro di Paolo Savona, Francesco Forte, Rainer Masera e altri. 

Già, i problemi nasceranno quando si entrerà nel merito, guarda un po'. Aggiungo che io non ho costanza del dettagliato piano del PdL. Mi risulta invece che la ''collaborazione di economisti di calibro'' è stata una chiacchierata che i suddetti calibri hanno avuto anche con altre forze politiche. Dopo la conferenza stampa di Alfano del 2 agosto scorso ho atteso, ho cercato, ho chiesto, ma io il piano dettagliato che mi spiegasse come cavolo si arrivasse a quei famosi 400 miliardi non l'ho mai visto. Se qualcuno sa dove trovarlo per favore me lo segnali, che resto curioso.

La mia impressione è che il giornalista abbia fatto un pessimo lavoro. Questo bluff dei 400 miliardi che non si capisce bene da dove saltino fuori va avanti dall'estate scorsa. Lo avevamo criticato a suo tempo e veramente non sembra esserci assolutamente nulla di nuovo. Rispetto a quanto scritto nell'agosto scorso posso solo dire che mi sono fatto i conti molto scrupolosamente sui possibili introiti da dismissioni e privatizzazioni,  e mi sono convinto che 400 milardi è un numero totalmente farlocco

per me l'incasso sarà pari a zero perchè non metteranno in vendita nulla.

Io mi auguro che non vendano nulla. Sino a che non ci saranno riforme strutturali che andranno ad incidere su quantità e qualità della spesa pubblica ogni entrata di carattere starordinario come le dismissioni andrebbe a finanziare il perpetuarsi dello stato attuale.

Tutto ciò almeno fino al giorno in cui riesploderebbe l' emergenza cui questa volta ci si troverebbe di fronte senza nemmeno l' arma delle dismisssioni, che sarebbero invece assai utili per far cassa e attutire i costi sociali iniziali delle varie riforme/tagli/riorganizzazioni.

L' unico aspetto positivo che mi viene in mente è la possibile riduzione degli interessi sul debito pubblico una volta diminuito il suo ammontare.

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