Li mortacci e l'ignoranza economica.

10 febbraio 2012 sandro brusco

Per la ormai sempre più lunga serie ''il ritorno della sinistra demente'' siamo oggi costretti a occuparci delle scempiaggini scritte da Stefano Rodotà su Repubblica. L'articolo si caratterizza per tre cose. Primo, l'ignoranza pressoché assoluta dei più elementari concetti di economia e finanza. Secondo, un moralismo paternalista dozzinale e completamente fuori luogo. Terzo, il gratuito attacco xenofobo alla Germania. Un altro cattivo maestro da mandare in soffitta.

La ''notizia'' che vorrebbe commentare Rodotà è che ''la riverita Deutsche Bank'', come lui la chiama, è entrata nel mercato dei cosidetti ''death bonds'' o ''bond della morte''. In realtà la faccenda è un po' più complicata e merita qualche parola di spiegazione. Scusate quindi questa prima parte didattica introduttiva, ma è importante capire ciò di cui si parla per evitare fregnacce alla Rodotà.

Introduzione.

Nei termini più semplici possibili la questione si può porre come segue. Tutti noi siamo preoccupati di avere un reddito sufficiente quando saremo vecchi e smetteremo di lavorare. Il problema si pone meno nei paesi in cui i sistemi pensionistici pubblici sono generosi, come l'Italia, ma qui la notizia riguarda gli USA dove la previdenza privata è un affare serio. Un sistema semplice per cercare di avere un reddito dignitoso da vecchi è quello di risparmiare e accumulare capitale. Quando si smette di lavorare si consuma il reddito da investimento e, se necessario, si decumula lentamente il capitale. Ma questa soluzione non è soddisfacente a causa di due rischi a cui tutti i risparmiatori vanno incontro. Primo, si rischia (e spera) di vivere tropo a lungo, finendo per esaurire il capitale accumulato e quindi passare in miseria gli ultimi anni della vita. Secondo, si rischia (e stavolta non si spera) di morire troppo giovane, lasciando quindi la famiglia senza i mezzi per mantenere un buon tenore di vita.

Da tempo immemore i mercati assicurativi hanno tentato di fornire risposte a questi problemi. Ci sono molti prodotti in cui investire, con vari livelli di complicazione e sofisticazione, ma per farla molto breve possiamo ripartirli in due grosse categorie: rendite vitalizie (annuities, o pensioni private) e assicurazioni sulla vita. Con le rendite vitalizie un individuo paga dei premi fino al raggiungimento di una certa età, e poi riceve una rendita finché campa.  Con una assicurazione sulla vita un individuo paga dei premi e la sua famiglia riceve dei soldi in caso di morte. Il primo prodotto ripara dal rischio di vivere troppo a lungo, il secondo dal rischio di vivere troppo poco. Nel primo caso l'assicuratore ha interesse che l'assicurato muoia il prima possibile, in modo da risparmiare il pagamento del vitalizio. Nel secondo caso ha interesse a che l'assicurato muoia il più tardi possibile, in modo da evitare di pagare. Cosa ha fatto esattamente Deutsche Bank lo vedremo dopo, ma per il momento osservo che questa cosa che Rodotà trova così orribile, il fatto che a un certo punto una parte trae profitto dalla morte di un'altra, è banalissima ripartizione del rischio. Una transazione volontaria in cui l'assicurato decide di pagare un prezzo per ottenere una rendita certa per tutta la vita ed eliminare l'incertezza, mentre un'altra parte accetta di assumersi l'incertezza sperando di trarne un profitto. E giusto per essere ancora più chiari, questo vale tale e quale nei sistemi pensionistici pubblici. Se domani una improvvisa epidemia uccidesse tutti gli ultrasessantenni italiani i giovani guadagnerebbero molto da tale evento, dato che improvisamente si ridurrebbe la spesa per pensioni. Magari si potrebbero ridurre le tasse, o magari si protrebbero migliorare le condizioni pensionistiche dei giovani. E se invece i nostri vecchietti, come tutti speriamo, campano più del previsto chi lavora dovrà pagare di più per mantenerli.

In generale i premi da pagare e il livello delle rendite vitalizie, così come le condizioni delle assicurazioni sulla vita, si determinano guardando alle tavole di mortalità della popolazione. Secondo Rodotà questo significa che ''[l]a vita entra senza riserve a far parte del mercato, è puro oggetto di calcolo probabilistico, è consegnata a uno dei tanti algoritmi che ormai regolano la nostra esistenza''. Deliri da guru di periferia. Apparentemente, il fatto che livello dei premi e delle rendite sia calcolato usando l'informazione disponibile sulle aspettative di vita a lui pare inaccettabile. Visto che, immagino, Rodotà non si oppone all'esistenza di pensioni pubbliche mi chiedo, secondo lui, con quali criteri andrebbero calcolate. Ma, aspetta, lo so già. Vanno calcolate ignorando l'equilibrio finanziario (la nostra vita non deve mica essere schiava degli algoritmi e del calcolo probabilistico!) e in base a quello che decidono dei politici in cerca di voti. Finché dura, ovviamente, perché a un certo punto il giocattolo si rompe e si presenta il conto alle generazioni future, in forma di alto debito pubblico da pagare e condizioni pensionistiche assai peggiori, come è avvenuto in Italia a partire dagli anni Novanta.

Nel mercato delle assicurazioni, come in tanti altri, ci possono essere (ci sono) problemi di eccessivo potere di mercato dei venditori, per cui le assicurazioni finiscono per fare troppi profitti, ma da questo punto di vista il mercato assicurativo non è diverso da qualunque altro mercato. Il potere monopolistico si contrasta con maggiore concorrenza e/o con l'azione dell'antitrust. Non sono queste banalità ciò che interessa a Rodotà. I prezzi troppo alti son cose che preoccupano l'avida plebaglia e i maledetti capitalisti profittatori, non i raffinati intellettuali  No, lui, come i Blues Brothers, è in ''a mission from God'' e ci deve spiegare cosa è morale e cosa non è morale che la gente scambi.

La notizia

I ''mortality bonds'', o in modo più colorito ''death bonds'', sono stati creati parecchio tempo fa. Sostanzialmente, mirano a coprire il rischio di chi ha venduto un mucchio di polizze vita e teme di dover pagare un sacco di soldi nel caso ci sia un picco inaspettato nella mortalità. Per cercare di bilanciare questo rischio, cerchi di assumerne uno di segno opposto. Una assicurazione può ottenere tale risultato emettendo titoli i cui pagamenti dipendono dalla mortalità della popolazione. Per esempio, nel 2009 Swiss Re emise obbligazioni di questo tipo (death bonds) per 75 milioni di dollari. Come spiega il pezzo linkato, Swiss Re temeva che la mortalità salisse a causa dell'epidemia di influenza suina o per attacchi terroristici. Le obbligazioni pagavano una tasso del 6,17% ma una condizione delle obbligazioni stabiliva che i pagamenti sarebbero calati qualora la mortalità nel Regno Unito o negli Stati Uniti fosse aumentata oltre un certo livello. Sostanzialmente, chi compra i titoli scommette sul fatto che le popolazioni di USA e Regno Unito non subiscano epidemie o attacchi terroristici fino al 2014 (anno di scadenza dei titoli) mentre Swiss Re scommette che tali eventi accadano. Ora, una persona completamente ignorante delle più elementari nozioni di economia e matematica finanziaria immagino possa reagire a tutto questo dicendo che Swiss Re cerca di far profitti sulla morte delle persone. Solitamente questi ignoranti si incontrano al bar e sui mezzi pubblici, luoghi in cui è purtroppo difficile mettersi al riparo dai loro rantoli. Alcuni, a quanto pare, riescono ad arrivare in prima pagina a Repubblica. Ma ignoranti che parlano a vanvera continuano a essere.

Il vero problema di questi titoli è che il mercato non è ben sviluppato e che coprirsi dal rischio di mortalità rischia di essere caro, come spiega questo pezzo di Felix Salmon. Come spesso accade nei mercati assicurativi esiste un problema di selezione avversa. Spieghiamo. Una forma comune in cui si è sviluppato il mercato è stato tramite l'acquisto di polizze di assicurazione da individui e la loro rivendita, tipicamente in un pool con altre polizze in modo da diversificare il rischio. Il rischio di selezione avversa deriva dal fatto che chi vende il bond (o simile prodotto finanziario) può avere migliore informazione di chi compra, e può quindi provare a tirare una sola alla controparte. Per capire ciò di cui parliamo, segnalo questo pezzo del Wall Street Journal in cui si narra la storia  di Life Partners e della loro costante sottostima delle aspettative di vita su cui i loro prodotti erano basati (più dell'80% degli assicurati di cui Life Partners rivendeva le polizze hanno vissuto o continuano a vivere oltre l'età attesa). Deutsche Bank, che non è entrata in questo mercato ora ma qualche tempo fa, ha avuto simili problemi. Questo articolo di Der Spiegel (edizione inglese) racconta la storia dei fondi db Kompass Life 1 e db Kompass Life 2. I fondi funzionano così: gli invesitori danno i loro soldi, che vengono usati per acquistare polizze assicurative dal pubblico americano. Il rendimento arriva se i signori da cui si son comprate le polizze muoiono, per cui l'assicurazione sulla loro vita viene pagata. Risulta invece che sono morti ben pochi, per cui l'investimento ha fruttato pochissimo. Gli investitori si sono arrabbiati e hanno accusato Deutsche Bank di averli volutamente male informati sull'aspettativa di vita degli assicurati. Deutsche Bank replica che hanno fatto i conti bene con i dati che avevano e che non è colpa loro se gli americani si son messi a vivere più a lungo. Val la pena notare che qua sono quelli che hanno investito nei fondi che scommettono sulla morte degli assicurati, non Deutsche Bank.

Ma se i death bond ci sono da un bel po', con tanto di Deutsche Bank immischiata, perchè è scoppiato ora il casino? Da quel che ho capito la notizia è che Deutsche Bank ha ora creato un terzo fondo, che con fantasia teutonica ha battezzato Kompass Life 3. Sempre da quel che mi è dato capire, due sono le novità rispetto ai primi due fondi. Primo, le persone su cui si scommette sono ben identificate e la loro storia sanitaria è disponibile (non ho capito esattamente in che forme, ma immagino solo per chi investe). Secondo, non si acquistano polizze assicurative da queste persone ma si scommette direttamente sulla loro permanenza in vita. Dal punto di vista economico il punto più interessante è il primo: Deutsche Bank sta cercando di superare il problema di selezione avversa fornendo più informazione. Ma tutti si sono concentrati invece sul secondo aspetto.

Dal punto di vista economico il secondo aspetto è totalmente irrilevante. Immaginiamo due scenari. Nel primo io ho una polizza vita e un signore si avvicina e mi dice: ''vendimi la tua polizza, io continuerò a pagare i premio e incasserò quando morirai''. Nel secondo io non ho una polizza vita e un signore si avvicina e mi dice: ''ti do dei soldi se mi dai accesso ai tuoi dati medici, userò tali dati per scommettere sulla data della tua morte''. In entrambi i casi si sta scommettendo sulla mia morte, con il mio consenso. La differenza è che la prima transazione è possibile solo se ho già una polizza mentre la seconda fornisce maggiori informazioni sulle probabilità di morte (l'orrendo calcolo probabilstico che tanto turba i sonni di Rodotà). Ma i giuristi, in tutte le parti del mondo, hanno spesso avuto problemi a capire che assicurazioni (buone!) e scommesse (cattive!) sono in realtà dal punto di vista economico la stessa cosa. E quindi il fatto che in Kompass Life 3 non fosse presente l'acquisto delle polizze vita ha destato le ire di qualche burocrate dell'associazione bancaria tedesca (questo almeno è quello che capisco da questo articolo del Franfurter Allgemeine Zeitung: non so il tedesco e ho usato Google translate, ma un fido collaboratore di nfa mi ha assicurato che la traduzione è corretta; ne rivelerò il nome se risulterà che mi ha crudelmente preso in giro), che ha obiettato che non si può scommettere sulla vita umana, no, no, no, ne va della dignita della persona. Christian Seidl, presidente dell'associazione dei riassicuratori, ha giustissimamente fatto notare che in tal caso bisognerebbe abolire le rendite vitalize che, come spiegato sopra, sono esattamente una scommessa in cui l'assicurazione vince se l'assicurato muore presto. La faccenda finirà davanti ai giudici, e possiamo solo sperare che la loro cultura economica sia superiore a quella di Rodotà e del tizio dell'associoziane bancaria tedesca.

L'ignoranza, il paternalismo dozzinale, la xenofobia

Tiriamo le somme. L'artcolo di Rodotà è veramente sbalorditivo per l'ignoranza e l'arretratezza culturale che mostra, oltre che per l'arroganza esibita nel parlare in modo sprezzante di cose che palesemente non si capiscono. Paolo Manasse ha già parlato del tema, rendendo chiaro che ci sono molti casi, considerati del tutto normali, in cui si scommette sulla vita delle persone. Aggiungo che scommettiamo continuamente, oltre che sulla morte, sugli atti e sulla performance di altri esseri umani. Lo facciamo, per esempio, ogni volta che giochiamo la schedina. Il grande giurista de noantri afferma pomposo:

Non più produttiva, la vita degli anziani diventa “vita di scarto”, la loro dotazione di diritti si impoverisce, appare incompatibile con la logica dell´economia. Si scivola verso un “grado zero” dell´esistenza, con il trascorrere degli anni si entra in un´area nella quale si è sempre meno “persone”, disponibili come di uno dei tanti oggetti con i quali si costruiscono i prodotti finanziari. Tra il mondo delle persone e quello delle cose non vi sono più confini, si stabilisce un perverso continuum.

Vita di scarto eh? Chissà perché mai. E direbbe veramente Rodotà che se scommettiamo sui risultati che i nostri amati calciatori saranno in grado di produrre al prossimo turno di campionato allora li stiamo disumanizzando, riducendo a cosa e non so quale altra nefandezza? Ma via. Una ignoranza veramente crassa e avvilente.

Ma il nostro non si ferma qui. Se dicesse semplicemente che lui i death bond li trova di cattivo gusto si potrebbe rispondere con un ''buon per te''. Ma no. Il Rodotà pensa che i suoi gusti siano quelli giusti e vadano quindi imposti agli altri. Perché, vedete, tutte queste transazioni in cui la gente compra, vende e rivende polizze assicurative sono tutte volontarie. Ebbene sì signori, nessuno di quei vecchietti è stato costretto con le armi da Deutsche Bank a rivelare le sue informazioni mediche e a permettere scommesse sulla loro testa. Lo hanno fatto volontariamente, suppongo in cambio di un compenso. Non sia mai che questa e altre nefandezza possano prendere piede qui da noi. E scatta il paternalismo dozzinale. C'è lui, Stefanone nostro, a difendere la dignità umana e a dirci quali transazioni possiamo effettuare e quali no. E certo non si parla solo dei death bond, come spiega in chiusura dell'articolo:

La dignità umana non è violata solo in casi limite come quello dei “bond morte”. È violata quando si capovolge il rapporto tra principio di dignità e iniziativa economica, attribuendo a quest´ultima un valore prevalente, come si cerca di fare oggi in Italia. L´esistenza “libera e dignitosa”, di cui parla l´articolo 36 della Costituzione, viene negata quando una considerazione tutta efficientistica del lavoro affida la vita delle persone al potere dell´economia, consegnandola alla logica della merce. Indigniamoci per le cose tedesche, ma diamo uno sguardo anche in casa nostra.

I villici ringraziano, attendendo che l'augusto intellettuale spieghi cosa possono fare e cosa no. Di passaggio noto che Rodotà ha lamentato che ''la loro dotazione di diritti si impoverisce''. Domanda all'insigne giurista: la mia dotazione di diritti aumenta o diminuisce se mi viene proibito di rivendere la mia polizza vita?

Ultimo punto, la xenofobia (antitedesca, in questo caso). Preferirei non parlarne, se non per osservare che alla frase ''[n]on voglio evocare con colpevole superficialità tragedie del passato'' segue, in modo completamente arbitrario, nella riga dopo, una predica sulla disumanizzazione del nazismo. Una tecnica argomentativa di una ipocrisia che lascia senza fiato.

67 commenti (espandi tutti)

tonti e tontine

ne'elam 10/2/2012 - 22:10

Domandina semplice per il giornalista moralista che scrive parole in libertà le su vita morte e mercato. Pensa la stessa cosa, dovrebbe per coerenza, di chi compra una casa con un contratto di nuda proprietà? Aggiungo, alle considerazioni di sandro, un pezzettino di informazione supplementare. Il metodo utilizzato è una variante della tontina e lo strumento, da quello che ci racconta Henry,  esiste da ben prima del capitalismo stesso.

mitico!

sandro brusco 10/2/2012 - 22:14

Sia il titolo del commento sia la storia delle tontine.

Ben detto, Sandro.

Le conseguenze del criterio moralistico sono curiose. Non solo i vitalizi, le pensioni pubbliche e, come dicono ne'elam sopra e Paolo Manasse nel post linkato, la nuda proprieta'.

Ma anche le cose di ogni giorno: per esempio se oggi faccio la spesa per il weekend sto scommettendo che non moriro' prima di lunedi'. La logica dell'argomento richiede di trattare tutti questi casi con lo stesso metro morale. Chi stabilisce dove tiriamo la riga?

Quando pensavo di averle viste tutte. Il sito del titolo esiste veramente ed è ''il blog dedicato al settore funerario''. Dedicano un artcolo alla vicenda del bond morte, senza capirci nulla. Ancora più inquietante, per me almeno, è l'articolo successivo.

Un sempiterno ringraziamento per la segnalazione ( e per l' articolo ).

in Italia le associazioni tontinarie sono vietate

art 3 dpr 449 del '59

All'inizio della pagina che linki, però dice che quel dpr è stato abrogato dall'art 354 del Dlg 209/2005.

ma continuano a essere vietate dall'articolo 12 comma 1

Non si fa in tempo a demolire le chiacchiere moraleggianti di un giornalista confuso e ignorante di ciò che scrive, che altri pseudo-intellettuali, se possibile, ne sparano anche di peggiori:     http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/10/monotonia-della-crescita/190311/ 

Pallante è tutt'altro che un intellettuale in questo campo. E' una delle persone più competenti a livello italiano (come minimo) e non dice una cosa che non sia documentata. Forse l'intellettuale da bar sei tu Giovanni che contestando Pallante intendi che dobbiamo essere sempre succubi di quel ca22o di aumento del PIL. Vallo a dire a Marchionne che non vende più un catorcio dei suoi. Giustamente!

r.

tizioc 16/2/2012 - 18:20

Pallante sarà anche un esperto di tecnologie ambientali, ma quando parla di economia non dimostra una vera conoscenza degli argomenti.  Sia chiaro, la cosa non riguarda solo lui e Latouche (che dice praticamente le stesse cose).  Dagli anni '80 almeno sembra esserci una cottage industry di accademici che si limitano a criticare l'economia tradizionale perché a loro dire sarebbe antiecologica (Herman Daly e altri) e a discettare della necessità di una "nuova" economia "ecologica", senza sapere nulla di cosa gli economisti dicono realmente a proposito di problemi ambientali.

per ragioni che hanno nessun interesse per alcuna persona (credo) il sottoscritto e' vecchio (56 anni) e fruisce di uno dei tanti "lacciuoli dei moribondi" (death bond.) Vale a dire vi e' compagnia, tutto vero, che scommette che io muoia al piu' presto (non credo mi abbiano nemmeno mai visto la crapapelada, ma pagano, pagano etc, e prima muoio, prima smettono di pagare. La cosa e' persino buffa, perche' questo Rodota' nemmeno si prende la briga di chiedersi come mai la gente accetta questi accordi.

In breve, il sottoscritto fu vittima di un incidente (dettagli qui irrilevanti), uno degli effetti fu di lasciarmi paralizzato per un periodo lungo. A questo punto la vettura che mi investi' ando' in tribunale a discutere il seguente problema (che Rodota', giurista qual e' dovrebbe aver chiaro): dato che vi era imperizia (in termine di veicolo e/o conducente) e nessuna volonta' di uccidere me, vi era il problem di valutare i danni.

A questo punto delle due l'una: ou bien M. Rodota' pensa che io dovessi applicare il dettame biblico(Lev, 24:19-24:21, per chi di voi preferisca la versione dei cristiani, CEI -commissione episcopale d'Italia, "Ma se segue una disgrazia, allora pagherai vita per vita: 24occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede, 25bruciatura per bruciatura, ferita per ferita, livido per livido." Es, 21-24,

OPPURE dobbiamo trovare un metodo per aver la determinazione di un danno (un anno della vita di palma costa a lui x e vale x,n dati certi parametri.)

Lo cito solo perche' scoprii quanto valga la vita (mia) durante Bhopal e non ha lo stesso valore della vita di un operaio in India. Il che irrita Rodota', perche' tocca la dignita' "umana" che (suppongo qui) e' uguale per tutti dal lago di Vostock a Narvik.

Brusco (altra dichiarazione) che e' amico e collega ha ragione da vendere. Il problemino e' leggermente piu' difficile di quanto sembra. 

Per il week-end vi do (deformazione professionale, insegno di domenica e sto preparando il mio corso) un compitino.

Ma siate onesti:

si assuma Brusco ha ragione, qual e' il prezzo per cui vendereste vostra madre? se e' infinito... pazzi, se e' finito (un miliardo di sterline?) siete..... pazzi.

Solo se interessa i lettori, spiego cosa sia la soluzione, che e' una dissoluzione e non una soluzione perche' il problema che Rodota' non vede (e stravede nel merito) e' una questione che trovo, forse, una volta tanto, importante.

Interessa a questo.

Mi è (forse) abbastanza chiaro perchè vendere mia madre a infinito è da pazzi : dovrei trovare una controparte per cui un valore è infinito, cosa impossibile, perchè niente è infinito, perfino l'universo è finito, per cui la ricerca di una controparte disposta a darmi infinito è da pazzi, essendo indisponibile la quantità "inifinito" nella concezione materialistica della vita (good point: e se ho una concezione immaterialistica ?).

Non mi è chiaro perchè invece è da pazzi cercare di vendere mia madre a un valore finito, posto che sarei disposto a fare uno sconto sul miliardo di sterline, dovrei solo trovare una controparte disposta a cedere vile denaro in cambio di una cuoca eccezionale. 

A meno che non sia da pazzi "tout court" cercare di vendere la propria madre, posto che è un bene indisponibile (vabbè, qualcuno potrebbe opinare).
Poichè ti conosco, e so che le traiettorie del pensiero sono assolutamente non lineari, ancorchè assolutamente precise, non è che ci dai la soluzione ?
 

Interessa anche a questo. Osservo tuttavia che mia madre non è nelle mie disponibilità.

Premetto che le mie competenze economiche si fermano al diploma di ragioneria.

In caso di incidente in sede civile viene valutato il danno in base alle conseguenze economiche  come la perdita di giornate di lavoro, mancanza di opportunità a causa di danni permanenti, etc.. Questo comporta p.e. che il danno di una gamba rotta venga liquidato diversamente se chi se la rompe è un calciatore professionista o un impiegato.

Si potrebbe sostenere che la vita di un muratore immigrato valga meno di un dirigente d'azienda italiano. Questo perché in sede civile si fa un calcolo di quanto la persona avrebbe guadagnato nel tempo, sicuramente i valori differiscono. Poiché in realtà la vita umana non ha prezzo non è possibile nemmeno calcolarlo in sede di risarcimento civile, in questi termini il calcolo secondo me è adeguato.  Ci sarebbe poi il risarcimento dei danni morali, secondo me questo è il tema più delicato e non ne sono molto esperto. Basti pensare che la morte di un infante ha un risarcimento in termine economico molto basso, non essendo possibile calcolare cosa avrebbe potuto guadagnare in vita. In questi casi i danni morali sono la componente maggioritaria di un risarcimento.

Assumendo che Brusco abbia ragione, non vedo comunque dove affermi che le persone abbiano un valore economico. 

Assumendo che Brusco abbia ragione, non vedo comunque dove affermi che le persone abbiano un valore economico.

Mi pare che ci sia una certa confusione tra prezzo e valore. 

In ogni caso per essere vendibile devo esserne il proprietario di un bene ed averne la disponibilità. Insomma devo avere un diritto. Non mi pare che cio' sia vero, viva o morta che sia, per nostra madre o un nostro figlio. Quindi senza diritti non c'è possibilità di vendere o comprare.

Pero' se vogliamo assicurali, questo ha un prezzo, sicuramente finito.  Il che non indica alcun valore.

solodiversamente giovane, come me (57 anni)

dunque camerati

palma 11/2/2012 - 18:15

I . grazie a giovanni, anche se ho un'amico che (cieco) sostiene che non e' diversamente " abile" la sua situazione,  e' la situazione in cui non si vede un'ostia.

ecco, non son diversamente giovane, sono solo passati trent'anni da quando ci aggiravamo tra "campana" e "cavalieri", non rompete i cosidetti su cosa sia campana o cavalieri, Giovanni Federico lo sa. 

Sul tema 

1. non c'e' nessuna differenza tra prezzi e valori al giusto punto di astrazione. Se X e' valutabile esso ha un prezzo.Punkt. Il resto son gabbole.

2. la posizione giuridicista (non posso vender mia madre perche' non sono il possidente che possiede mia madre, ergo non ho diritto di commerciare a qualsiasi prezzo quel che mio non e') e' un sofisma. Basta chiedersi perche' (allora) le leggi dovrebbero vietare e si sposta la questione a "come mai, come mai, i carri sono merci e non i carristi?" , congetturo che le leggi (quelle leggi che regolano, istituzionalizzano i regimi degli scambi) sono come Rodota' in questo rispetto: ho diritto di vendere 8 ore del mio tempo (ad esempio se accetto di fare la segretaria di Rodota') non ho diritto di vender rischi su me stesso e la mia morte. 

3. A Marco, il diavolo e' nei dettagli. Lascia perder se il materialismo "mostri"/"dimostri" che nulla e' infinito (a mio avviso no, but I digress)

domanda. supponi che tu debba prezzare tua mamma, due possibilita' mi si presentano.

puo' avere un prezzo infinito (ergo qualsiasi offerta di acquisto e' rifiutabile, per definizione il prezzo "richiesto" e' sempre piu' alto di qualsiasi, arbitrariamente alto prezzo che viene offerto dagli acquirenti) Oppure e' finito, ergo esiste un numero finito di lire, sterline, yen, euros per cui X vende/e' disposto a vender sua madre. Altre alternative non si danno. Ora e' pazzo chi impone un prezzo infinito per sua mamma? 

E' pazzo se "Brusco" ha ragione, se tutto ha un valore come ci illustra Sandro, quello e' un numero finito (che e rappresentato da un prezzo in sterline, falanghe, sesterzi e ducati) ed e' pazzo perche' e' irrazionale.

E' pazzo quello che vende sua madre per (inserisci il numero che in testa tu) sesterzi?

beh... consulta un paio di colleghi, amici conoscenti o chiedi a tua figlia quale e' la stima  che lei darebbe del prezzo di sua madre (SCHERZO niente cazzate con gli esseri umani), ho l'impressione che ti dira', come il 99% della specie che la mamma "non e' in vendita a nessun prezzo" ergo il prezzo della mamma e' infinito, ergo o Brusco e' matto, se mi passi il termine o siamo matti noi e la maggioranza. Provai a scrivere un lungo superpippone che tenta di sistematizzare la cosa. Ma se una soluzione esiste e' assai sofisticatata e credo sia di dissolvere il problema, cosi' come sta e' un dilemma davvero-

 Nel mondo reale, la disponibilità ed i diritti di posssesso sono la base dell'economia di mercato. Al "giusto livello di astrazione" si puo' dire quasiasi cavolata ed ogni cosa diventa un sofisma. Facciamo una cosa, invece di prezzare mia mamma, posso prezzare la tua?

p

palma 12/2/2012 - 17:05

prego, mi mandi pure l'offerta a palma@ukzn.ac.za

sulle sue considerazioni sul mondo "reale" mi pare vi sia poco da aggiungere di produttivo. diceva un vecchio farfugliesco che il reale e' razionale e il razionale e' reale, nel qual caso al di furoi del reale vi sono come Lei argutamente insiste cavolate e sofismi.

prego, mi mandi pure l'offerta a palma@ukzn.ac.za

E perché dovrei venderla a lei?  La vendo a chi pare! Anzi se mi conferma che il diritto di proprietà è un sofismo,  posso vendere tutte le madri a chiunque e cosi' possono fare tutti. Sempre che si trovino compratori. Quindi il prezzo senza diritti di proprietà è praticamente nullo.  Diciamo molto meno di a dime a dozen. Il valore invece? Aaah quello al giusto livello di astrazione metafisica è identico :-) 

non so

palma 12/2/2012 - 19:10

se Lei risieda in Italia che dicesi esser sotto la neve. Se cosi; si rivelasse esser il caso,  Le suggerisco la visione di Lean's Lawrence, con particolare attenzione alla discussione tra Auda abu Tayi  di Howeithath e il colonnello Brighton prima dell'inizio della campagna d'inverno.

Non risiedo in Italia e sono curioso della visione alternativa che vorrà suggerirmi.

Visto che ci siamo rimango anche curioso di conoscere  la soluzione al problema posto, quella che è una dissoluzione.

di pricing delle madri di Palma e Forti è quantomai interessante e non desidero certo interromperne il flusso.  Sarebbe scortese chiedere a Palma di aggiungere qualche altro dettaglio che consenta anche a lettori meno sofisticati, come lo scrivente, di apprezzare fino in fondo la natura del paradosso sul prezzo della propria madre?

Grazie per la spiegazione. Chiarito che non accettiamo lo schiavismo (Marco Esposito) e che non abbiamo diritti di proprietà su nostra madre (Francesco Forti) mi chiedo se la proposta di un prezzo infinito non dipenda dalla condizione patrimoniale del proponente; credo che in condizioni di bisogno qualche figlio sia stato (purtroppo) venduto.

Qualcuno in casi molto gravi di disagio materiale il figlio lo ha venduto(o regalato, abbandonandolo)  e se parliamo di vita umana mi pare che per molto poco (a volte per un parcheggio) qualcuno ogni tanto ci rimanga. E ci sono tariffe per i killer. Ma sono tutti fatti che indicano un prezzo, un costo, non un valore.

Se prezzo e valore differiscono, cos'è il valore? Se ben ricordo un mio omonimo, in quel di Cambridge, spese alcuni decenni nel tentativo di rispondere a questa domanda.  Sono certo che Boldrin o Bisin saprebbero chiarire il punto molto meglio di quanto non saprei fare io; però, da quel che capisco, dubito che questa domanda (e la risposta fornita dal mio omonimo) abbiano qualcosa a che spartire col dilemma proposto da Palma. 

non è un probelma di "differire" sul piano quantitativo.

Sono, secondo me, proprio due cose, due qualità diverse.

Suggerisco di provare a chiedere a persone semplici, dalla zia marta all'amico al bar e poi vediamo se  quanto raccolto è in linea con l'opinione degli economisti, dei filosofi morali, dei politici, degli imprenditori e quant'altro.

Anzi, definizioni. Altrimenti non si sa di cosa si parla.

Io, invece

sandro brusco 11/2/2012 - 17:59

ho una chioma diversamente folta

mitico

Giuseppe Papozze 16/2/2012 - 17:22

haha..grande Sandro

dubbio

Tommaso Coen 12/2/2012 - 18:58

come da titolo, è più un dubbio che mi viene che una mia opinione in proposito, dato che mi sembra di essere way out of my depth su questi temi...


E' pazzo se "Brusco" ha ragione, se tutto ha un valore come ci illustra Sandro, quello e' un numero finito (che e rappresentato da un prezzo in sterline, falanghe, sesterzi e ducati) ed e' pazzo perche' e' irrazionale.


Non mi sembra di aver letto questo nel pezzo di Sandro (e magari devo rileggerlo).

Ci leggo più qualcosa del tipo: è lecito dare un prezzo a quel che ci pare, se per noi quel qualcosa vale quel prezzo. Ora, sul punto specifico della madre, due individui A e B possono l'uno sentirsi di "prezzarla" e l'altro no, senza che nessuno dei due sia pazzo o irrazionale, perchè gli esiti delle decisioni di due individui diversi sono di norma diversi, e sia un prezzo infinito che uno definito potrebbero essere delle decisioni "legittime". Il problema che vedo io è capire che vuol dire che uno dei due è pazzo, o simili, perchè altrimenti queste mi sembrano categorie in cui non ricade nessuna scelta, e non so quanto senso abbia usarle in questo discorso.

In altre parole, il pazzo può esserci solo in un'ottica tipo quella di Rodotà, non in quella di Sandro...ma magari sono io che sbaglio tutto. 

NOTA: il tratto "E' pazzo [...] irrazionale" è una citazione di un commento di Palma, ma sto litigando con l'editor e non riesco a citare in maniera decente.

per T Coen

palma 12/2/2012 - 19:16

"brusco" non e' Brusco. Lei ha affatto ragione. Il mio creaturalmostro "Brusco" e' un teorico folle ed infingardo che si esprime ed esibisce per dir quel che pensano altri con piu' inibizioni e meno talenti. Il commento (mio, qui) e' troppo compresso. Sto/stiam/stanno pensando ad espanderlo e a farne una vera tediosa trattazione di un problema che tutto e' meno che semplice. Se fossi piu' scemo di quel che sono (difficile) lo chiamerei il problema della trasformazione, persino il titolo e' di Marx e non mio e Doktor Ladislaus Josephovich Bortkiewicz (Russian: Владисла́в Ио́сифович Бортке́вич, Polish: Władysław Bortkiewicz, German: Ladislaus von Bortkewitsch, Czech: L. Bortkevič or Czech: L. Bortkěvič)  rispose negli anni '20

Mi dichiaro colpevole di non aver fatto caso alle virgolette, che in un suo post non possono certo stare lì per caso.

Aspetto impaziente la tediosa trattazione, che veramente mi aspetto essere tutt'altro che noiosa: un bel post in stile noisefromamerika dei tempi che furono :)

c'è troppo rumore di fondo.posso comprendere che poi il web renda documentale,scritto,appoggiato ogni "dato" presentato da un "nome".ossia il tipico luddismo italiano.normale,direi.sono tropi difensivi,ci si fa forza leggendo solo "fonti" autorevoli che ci placano.poco importa che non siano "corrette".non si leggono le replice contrarie,non c'è tempo,non c'è voglia,tutto quindi concorre al disagio.questo sistema elettrico solo espande la chiacchera da bar, ovunque.servono filtri diversi,regolatori delle notizie diversi,scrittori non ontologici.ma va di moda l'uno,il semplice,il chiaro,la protezione.

in realtà è vero il contrario.Son sempre stati in numero maggiore i bar delle accademie e anche più semplici da raggiungere.Anche nel caso specifico trattato dell'articolo:Rodotà scrive su un giornale cartaceo, come avrebbe potuto fare anche 20anni fa, mentre questo articolo è online. Ventanni fa sarebbe stato difficile avere certe informazioni per un non addetto ai lavori e iniziative come oil project sarebbero state quasi impossibili

Stavo cercando di capire se dietro alle farneticazioni di quell'articolo ci fosse qualcosa di vagamente sensato, perché istintivamente anche a me questo terzo fondo suona diverso dagli altri. Ma alla fine, mi pare proprio che di fatto non ci sia differenza. Magari Rodotà ha letto qualche thriller di troppo e teme che un investitore (che in quanto tale, per definizione, è senza scrupoli) possa entrare in possesso della lista dei 500 poveri sfruttati che hanno acconsentito a cedere i propri dati sanitari a Deutsche Bank e, dopo aver comperato un bel numero di quote di Kompass Life 3, organizzi un po' di "incidenti" volti a decimare anzitempo il campione di vecchietti, aumentando il suo rendimento...

Anche a me interessa! Solo che questo doveva essere una risposta al post di Palma...

2 Precisazioni

Giulio 11/2/2012 - 11:41

1) L'hedging del rischio di mortalita' spiega solo in parte il successo del prodotto: Il motivo per cui questi fondi avevano dei ritorni interessanti (almeno fino a qualche anno fa) e' che le assicurazioni offrivano contratti molto vantaggiosi (vs le tabelle attuariali) in quanto gli assicurati negli USA hanno in molti casi un comportamento irrazionale: sottoscrivevavo l'assicurazione quando avevamo 25-30 anni, pagavano il premio fino all'eta' di 60 anni e poi, quando il mortgage sulla casa era pagato, i figli erano andati al college, ed avevano risparmi, smettevano di pagare. DB ed altri ebbero l'idea di acquistare queste polizze per pennies e creare dei fondi monetizzando questa inefficienza.

2) DB ha creato dei fondi che consentivano esposizione sintetica ad un pool di individui in quanto alcune assicurazioni negli stati uniti hanno contestato la vendita sul mercato secondario di contratti assicurativi. Ovviamente l'esposizione sintetica non consente di beneficiare dell'extra ritorno che ho descritto sopra.

in quanto gli assicurati negli USA hanno in molti casi un comportamento irrazionale: sottoscrivevavo l'assicurazione quando avevamo 25-30 anni, pagavano il premio fino all'eta' di 60 anni e poi, quando il mortgage sulla casa era pagato, i figli erano andati al college, ed avevano risparmi, smettevano di pagare.

Interessante, perché questo suggerisce una inefficienza nel mercato delle assicurazioni.  Se esistesse un prodotto a termine (ossia valido fino ad una certa età) e con rimborsi decrescenti nel tempo (in linea con l'aumento dei risparmi), potrebbe avere premi assicurativi più bassi ed essere quindi preferito a quelli esistenti.  Forse non c'è sufficiente concorrenza, e gli assicuratori che operano sul mercato preferiscono la situazione attuale.  Oppure chi sottoscrive il prodotto tende a fare errori di previsione, cioè scommette che continuerà a pagare, ricevendo un profitto rispetto agli altri assicurati.

Nell'articolo su funerali.org si afferma che il prodotto in questione è stato ritirato.

Risulta? In caso positivo, si conoscono i motivi?

A parte questo mi suona decisamente ipocrita da parte di un parlamentare (con i vitalizi indecenti che hanno) una discussione morale sul rischio morte.  Questi ottengono pensioni  notevoli pagando poco e per poco tempo.  Con che faccia fanno la morale agli altri?

Il nostro gode di una grande fama, perché non ha mai desistito dalla sua missione di cambiare il mondo scavando sotto le istituzioni, in modo da assegnare un nuovo significato alle regole. Preclusa la via parlamentare, perché mancano i voti, si è cercato di svuotare gli istituti borghesi dall'interno, attraverso il c.d. "uso alternativo del diritto", che ha rappresentato - almeno nelle attese dei suoi cultori - il grimaldello per fare saltare il sistema.

Il movimento è passato di moda, ma non del tutto: ha aperto la via ad una "giurisprudenza creativa", facilitata dalla sostanziale rinuncia dei legislatori a formulare norme chiare e precise, ripiegando invece sulle c.d. "clausole generali", vale a dire proposizioni indefinite, che si prestano ad interpretazioni diverse, secondo le esigenze di ogni caso. Da un po' di anni, la Corte di Cassazione ne approfitta (per es., la figura dell'abuso del diritto, che si presta alla persecuzione dei contribuenti, cosa che va sempre bene).

Il nostro, non pago di essere emerito, continua a dettare la linea. Pochi hanni fa ha presieduto una commissione - istituita dal Ministro della giustizia del secondo governo Prodi - incaricata di rivedere le norme del codice civile sui beni; ne è uscito un progetto di riforma, presentato in pompa magna presso l'Accademia dei Lincei, in cui si vorrebbe introdurre una nuova categoria di beni - i beni comuni - che possono appartenere allo Stato, alle Regioni, agli enti locali o ai privati ma sono destinati al godimento di tutti (non è chiaro chi ne sostiene i costi). Fino a che si nobilitano i diritti sui pascoli montani spettanti a comunità locali, ci si limita alla pompa ed all'ostentazione: ma la categoria è ampia, qualcuno proclama già che beni comuni sono l'istruzione, il lavoro, la democrazia, e chi più ne ha più ne metta. La fantasia del nostro e dei suoi seguaci non conosce confini.

PS - a proposito di dignità: il caso deciso dalla Corte Europea, evocato nell'articolo, è noto come "il lancio del nano" . Un cittadino francese (mi pare), per l'appunto nano, si guadagnava da vivere partecipando ad uno spettacolo circense in cui nerboruti personaggi dovevano gettarlo il più lontano possibile. Vietato tale gioco dall'autorità di pubblica sicurezza, la questione era finita alla Corte Europea che aveva confermato il divieto per tutelare la dignità del nano, contro la sua volontà. Non si sa che occupazione egli abbia ora, a certi illuminati intellettuali non interessano queste banalità.  

 

il lancio del nano mi pone un dilemma interessante, ma mi sembra un caso differente dai death bonds. Il death bond si limita a tentare di trarre profitto dalla probabilità di un evento ma non fa nulla per provocare o impedire l'evento e, soprattutto, l' evento è inevitabile. Solo il "quando"è in discussione. Il lancio del nano mi sembra una situazione ben diversa.

Sono molto interessato"

Caro Ruggeri, non c'è dubbio che il problema sia diverso. Avevo citato il caso solo perché l'articolo di Rodotà lo evocava in maniera misteriosa ed ho creduto opportuno osservare che non riguardava comportamenti abbietti come, per es., lo sfruttamento della prostituzione o la vendita della propria madre al miglior offerente (a proposito, Fabrizio de André parlava del "tipo strano, quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano": vuoi vedere che tutto si tiene?) 

Ho visto questo scambio fra Franco de Benedetti e Stefano Rodota', che mi pare valga la pena segnalare anche se, credo, arrivo buon ultimo. 

Eccezionale la risposta di Rodota': cambiare la dimensione campionaria e la composizione del campione implica un "cambio di paradigma" ed il superamento di misteriosi e sottili confini. 

Uno degli

palma 13/2/2012 - 08:22

aspetti affascinanti della guroucratie italica e' come sgorghino idiiozie fantastiche, per un processo quantico di modificazione della lettera.

\beg quoteNon a casa, sono stati gli stessi banchieri tedeschi a protestare contro quella iniziativa, nella quale hanno colto un degrado della loro professione. Vi sono confini, apparentemente sottili, che non possono essere superati senza negare ladignità delle persone.

\end quote

 la citazione e' del p. Rodota' (il link e' indicato da Boldrin, due righe sopra) e vi e' da notare come i banchieri, anche se teutone, protesta non a casa, ma in spiaggia [e' decisivo immaginare il crauto arrossato perche' esposto ai raggi nella cabina di paglia di Bremerhaven]

I sottili confini.... mah.. nin si possono attraverzare nemmeno tra spelling, trascrizione, electrotyping..

rodosà

maxmagnus 13/2/2012 - 12:28

E' incredibile. Non ho mai stimato particolarmente Rodotà. Ma il vostro "articolo" è riuscito a convincermi delle sue (buone) ragioni. Dimostrate un livello culturale di una bassezza imbarazzante.

Saluti.

Caro Sandro Brusco,

mi permetto di dissentire su un punto: il tono sprezzante che usi nei confronti di Rodotà. Per quanto possa essere ignorante in economia, resta, fra le altre cose, uno degli autori della carta dei diritti fondamentali dell'UE. Credo meriti più rispetto anche quando scrive cose discutibili e criticabili.

Un'altra questione che vorrei sollevare, prendendo spunto dalle cose che dici, è se secondo te ha senso tornare a interrogarsi su una possibile critica alla teoria economica (premetto: le mie conoscenze di economia sono molto superficiali e partendo da Smith si fermano a Keynes, con qualche profondità in più su Marx, di cui ho letto alcuni testi per un esame universitario). La teoria economica si occupa, credo, di studiare come le cose vanno di fatto, nella realtà sociale esistente, consentendo di fare previsioni sugli andamenti futuri. Potrebbe però anche, e qui sta la critica, provare a immaginare modi diversi, alternativi, magari anche più giusti, di risolvere i bisogni delle persone. In altri termini: la scienza economica deve per forza essere sganciata dalla morale?

Caro Giulio,

ho scelto il tono apposta, perché secondo me è assolutamente necessario chiamare le cose con il loro nome. Rodotà ha detto un'immensa sciocchezza e meritava dunque il trattamento che ha ricevuto su questo sito. Il mio unico rimpianto è che non abbia ricevuto simile trattamento altrove (con l'unica eccezione del blog di Paolo Manasse). Il rispetto intellettuale non si acquisisce una volta per tutte. Va guadagnato ogni giorno. Quello che Rodotà ha fatto in passato, buono o cattivo  che sia, è irrilevante al momento di giudicare le sue parole attuali. Si tratta di elementare teoria degli incentivi. Se dai carta bianca ai mandarini, questi diventeranno pigri e ti inonderanno di cazzate. Se invece rispondi a muso duro alle sciocchezze, cosa che in Italia non fa nessuno, le sciocchezze inizieranno a diminuire.

Non sei l'unico ad aver sollevato la questione e quindi credo di dovere ai lettori una spiegazione più articolata. Lo farò in un post che mi sto accingendo a scrivere.  Nel frattempo, e in preparazione a una discussione più approfondita, ti invito a provare a pensare a questo: abbiamo usato, io personalmente e gli altri redattori del blog, toni anche più sprezzanti nei confronti di Tremonti. Lo abbiamo fatto quando quasi l'intero l'establishment mediatico e intellettuale, di destra e sinistra, lo osannava grottescamente come non solo grande ministro ma anche grande intellettuale. Abbiamo fatto bene o male? E se abbiamo fatto bene, perché non dovremmo applicare lo stesso trattamento a Rodotà, che ha detto sciocchezze di livello pari a quelle di Tremonti?

Re: moralismo

tizioc 15/2/2012 - 12:39

Potrebbe però anche, e qui sta la critica, provare a immaginare modi diversi, alternativi, magari anche più giusti, di risolvere i bisogni delle persone. In altri termini: la scienza economica deve per forza essere sganciata dalla morale?

Anzitutto non capisco cosa intenda per "diversi", sarebbe utile fare qualche esempio e spiegare in cosa potrebbero consistere le alternative più eticamente accettabili.

Secondariamente, l'economia in realtà non è mai stata totalmente sganciata da considerazioni etiche.  Lei ha letto Smith e dovrebbe quindi sapere che Smith fu professore di filosofia morale a Glasgow, e in quella posizione tenne lezioni anche sull'economia e sui principi del diritto, oltre che sulla filosofia morale in senso stretto.  Nella Ricchezza delle nazioni, Smith rileva forti connessioni tra economia politica e morale.  Ad esempio la crescita economica per Smith non può prescindere da virtù come la parsimonia e il rispetto della giustizia naturale, e a sua volta una società più ricca favorisce le virtù più perfette come la benevolenza e la cortesia.  Smith fa anche delle considerazioni morali nella sua critica al sistema mercantilista, che introduceva chiare disparità di trattamento tra i diversi gruppi della società.

Anche Malthus adotta a suo modo delle considerazioni morali nella sua analisi, considera ad esempio l'industria portatrice di vizi rispetto all'agricoltura, che intende quindi favorire con misure protezionistiche.

Sarà solo con J.S. Mill e soprattutto Alfred Marshall che l'economia politica si renderà totalmente automoma dalla filosofia morale; il secondo si preoccupa anche di creare un corso di studi autonomo a Cambridge per risparmiare ai futuri studenti di economia i tradizionali studi metafisici.  Però entrambi introducono considerazioni etiche/normative nell'analisi applicata, contrapposta alla "teoria" in senso stretto.  Mill ad esempio suggerisce la moderazione demografica come mezzo per migliorare le condizioni delle classi meno agiate, mentre Marshall ritiene che allo stesso scopo siano necessari cambiamenti di tipo istituzionale.

Però queste sono considerazioni etiche che non hanno nulla a che vedere con il rozzo moralismo di cui si parla nell'articolo.  Dove starebbe il principio etico che vieta ad un nano di partecipare ad uno spettacolo circense allo scopo di preservare una non meglio specificata "dignità della persona"?  E quale considerazione impedirebbe ad una persona di approvare che si scommetta sulla sua aspettativa di vita, pur con tutte le cautele del caso?

Anzitutto non capisco cosa intenda per "diversi", sarebbe utile fare qualche esempio e spiegare in cosa potrebbero consistere le alternative più eticamente accettabili.

Intendo il pensare modelli economici che producano meno disuguaglianza e meno "alienazione" in senso marxiano. E anche: produrre teorie critiche, che critichino il reale perché non è ancora abbastanza razionale (nel senso in cui la sinistra hegeliana interpretava la tesi di Hegel sulla razionalità del reale...)

In termini più concreti intendo il pensare modelli di sviluppo non basati esclusivamente sull'obiettivo della crescita del PIL, che tengano conto anche dei problemi ambientali, del problema della qualità della vita (riequilibrare il rapporto fra tempo di lavoro e tempo libero), e soprattutto dell'equità a livello globale.

r.

tizioc 15/2/2012 - 23:53

Intendo il pensare modelli economici che producano meno disuguaglianza

Per quanto riguarda la disuguaglianza (immagino che si intenda soprattutto quella dei consumi, presenti e futuri) molti economisti se ne occupano, e la soluzione che appare più sensata è una redistribuzione del reddito progettata in modo da non essere troppo assistenziale e mantenere gli incentivi alla produzione.  Oltre, ça va sans dire, all'eliminazione degli innumerevoli tipi di rendita parassitaria che abbondano ad esempio nell'economia italiana, nei limiti in cui ciò è politicamente praticabile.

e meno "alienazione" in senso marxiano.

Il concetto di alienazione marxiano mi sembra enormemente complicato, e non ha necessariamente valenza etica in tutte le sue sfumature.  In parte deriva dal sistema di divisione del lavoro: un lavoratore che non fa che affilare spilli sarà anche "alienato" come lavoratore, ma stando in una fabbrica di spilli insieme ad altri lavoratori è anche molto produttivo, e la ricchezza gli permette di trovare lavori più soddisfacenti, ovvero di realizzarsi pienamente nel tempo libero.

E anche: produrre teorie critiche, che critichino il reale perché non è ancora abbastanza razionale

Non so molto di filosofia continentale, ma sembra che la "sinistra hegeliana" ponesse questa questione in chiave essenzialmente umanistica, come stimolo a preoccuparsi dei bisogni materiali della vita e incoraggiare un'umanità sociale e filantropica.  Dal punto di vista dell'obiettivo, gli economisti non possono che concordare.

modelli di sviluppo non basati esclusivamente sull'obiettivo della crescita del PIL ...

Chi si occupa della questione sa che il PIL reale non è un indicatore molto buono del livello di benessere e dello sviluppo. La sua utilità maggiore è come indicatore dell'entità degli scambi e quindi del ciclo economico.  Se qualcuno lo usa da solo come indicatore di sviluppo lo fa per pigrizia intellettuale o forse per mancanza di dati precisi, ed è giusto che venga criticato.

Sui problemi ambientali c'è un'intera branca dell'economia, peraltro non priva di interesse intellettuale.

Il problema dell'"equità a livello globale" va invece reinquadrato nella giusta ottica.  Immagino che si faccia riferimento al sottosviluppo di molti paesi, che in realtà rappresenta anzitutto un colossale spreco di potenzialità e talento umano, a cui si dovrebbe rimediare senza indugio.  Purtroppo il principale ostacolo ad un cambiamento in tal senso sono proprio i governanti di quegli stessi paesi.  Il mondo "ricco" può far qualcosa, ad esempio aprendo al libero scambio il mercato dei prodotti agricoli ed evitando nuove derive protezionistiche, ma senza una precisa volontà politica da parte dei paesi sottosviluppati non si va da nessuna parte.

Sul tempo di lavoro la risposta è facile: basta essere disposti a consumare di meno, e produrre di più per ora lavorata.  Da questo punto di vista il consumismo sfrenato è un problema da non sottovalutare: spesso si spendono cifre quasi folli per consumi lussuosi o modaioli che non danno alcun godimento al di là del gusto di spendere di più.  Questo alla lunga rende più difficile anche accumulare risparmi, e aumenta la vulnerabilità ad ogni genere di imprevisti.

In definitiva, non serve una nuova economia per criticare il mondo attuale: basta conoscere quella che esiste già.

Caro Sandro,

capisco e sono d'accordo con le ragioni che porti a sostegno della tua scelta del tono, soprattutto tenendo conto del contesto del tuo intervento, scritto  in questa parte del blog, L'Avvelenata, che per scelta originaria deve proprio, come ho letto nelle informazioni generali, essere "brutale" e graffiante.

La mia obiezione era dettata dal rammarico, di ordine generale e quindi "fuori contesto", per le dispute intellettuali feroci, che a volte finiscono per provocare delle fratture insanabili: penso ad esempio, nel campo filosofico, alle reciproche accuse di insensatezza e di nullità che Carnap e Heidegger si scambiarono a proposito delle loro molto diverse impostazioni di ricerca. Ancora oggi la filosofia è attraversata da una frattura forte fra "analitici" e "continentali", e soffre per la mancanza di un canone condiviso (il nodo irrisolto è la filosofia di Hegel, che secondo gli analitici non è un autore da prendere sul serio...)

Devo aggiungere che invece ho molto apprezzato la chiarezza con la quale spieghi, nella introduzione, cosa sono le assicurazioni sulla vita e le rendite vitalizie: finalmente ho capito queste due cose che mi restavano un po' oscure!!  Mi è stato anche molto utile leggere il tuo intervento (la cui lettura mi è stata suggerita da un'amica) sul modello "superfisso".

Un'ultima cosa riguardo a Rodotà: hai visto che ha pubblicato di recente un saggio dal titolo "Elogio del moralismo?" Io non l'ho letto, ma dalle presentazioni e recensioni mi sono fatto l'idea che Rodotà sia un moralista consapevole, non un moralista ingenuo (a parte il suo "scivolone" nell'articolo che hai stigmatizzato), e che intenda rivalutare il moralismo come argine contro la dilagante immoralità e illegalità italiana, un po' sulla scia del saggio "La questione morale" di Roberta De Monticelli.

Leggerò con molta curiosità il tuo intervento annunciato.

E se per caso rodotà dovesse scoprire che il capo longevity derivatives group fosse un italiano con un forte accento milanese e non un freddo assassino teutonico? Poi se le rimangia tutte quelle sui tedeschi? sono curioso...

Rodotà 1 - DB 0

massimo 22/2/2012 - 17:19

Deetsche Bank chiude il fondo. L'ignoranza economica trionfa ancora una volta.

:-(

Quanto vale la mi' mamma? Infinito, ovviamente, e non sono pazzo. Sandro ha ragione? si. A mio avviso, la vendita (acquisto) della nuda proprieta', come la vendita (acquisto) dei deah bonds, non hanno nulla a che vedere con la valutazione della vita umana. Semplicemente perche' non viene scambiato il diritto di interromperla. Non viene neanche scambiato il diritto di disporre delle liberta' degli individui in questione. Semplicemene, si scommette sulla durata del flusso di risorse che l'esistenza di un determinato individuo implica, una durata che puo' essere interrotta in ogni momento da un fatto di "natura" e non causato da chi entra nel contratto. La valutazione della scommessa e' un implicita valutazione di questo flusso di risorse e della probabile durata, niente a che vedere con la vita stessa della persona in questione. Il calcolo del danno causato da una morte accidentale e' anche quello semplicemente il calcolo del flusso di risorse che il deceduto avrebbe procurato se non ne fosse stata causata la interruzione "accidentale", non il valore della sua vita.

grossi danni (all'opinione pubblica) li hanno fatti tanti giornalisti e giuristi che in italia hanno parlato per decenni di economia senza saperne nulla. analfabetismo economico

In queste ore...

Capaneo 20/4/2013 - 00:39

...ho trovato confortante rileggere questo articolo, come una specie di rifugio dalla tempesta.

Anche oggi vedo grandi pericoli. Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio. Queste tecnologie vanno utilizzate in altri modi: l’abbiamo visto con la campagna elettorale di Obama e nelle primavere arabe. Poi si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa. A cominciare dal terribile populismo ungherese al quale la Ue non ha reagito adeguatamente.

Indovinate chi sosteneva queste tesi meno di un anno fa?

La risposta è qui, dove si può trovare anche la risposta del perché sia stata accettata questa candidatura frutto della "forma del populismo del terzo millennio".

Brusco, leggere questo suo post mi fa una tristezza infinita. Quanta arroganza, quanta supponenza, quanta poca eleganza e gentilezza. Ma a cosa serve mancare ripetutamente di rispetto a chiunque secondo il vostro modestissimo parere non abbia abbastanza competenza economica? Ha dato ripetutamente dell'ignorante a Rodota', ma non ho capito, cosa esattamente ignora Rodota' secondo lei?Ma pensa davvero che solo noi economisti capiamo cosa e' una polizza?Rodota' lo sapra' benissimo cosa e', lo so anche io. E colgo la (non sottile) differenza tra i death bonds ed una polizza assicurativa. La polizza nasce dalla sacrosanta domanda di assicurazione di un individuo, a cui l'impresa assicurativa risponde con l'offerta di un contratto. I death bonds nascono da una domanda che viene dalla direzione opposta, dall'esigenza di far profitto senza creare nulla, e incontra l'offerta di anziane persone che accettano di fornire i propri dati medici. Sono ignorante se penso che di questo strumento il mondo potrebbe fare a meno, che ci sono tante opportunita' per investire il proprio denaro senza chiamare in causa i dati sullo stato di salute delle persone?Sono ignorante se temo che ci siano, insieme agli anziani ben contenti di farsi pagare per dare questi dati, anche tre o quattro, due di loro, presi nella morsa della disperazione, che accettano di giocare per via della poverta' questo gioco crudele, che inevitabilmente ricorda loro quanto e' precaria e decadente la fase dalla vita in cui si trovano? Mi e' permesso, a me, Rodota' e credo a molti milioni di persone, pensare e temere questo, senza prendermi i suoi insulti volgari? Se volete fermare il declino dell'Italia a colpi di arroganza e disprezzo nei confronti di chiunque aggiunga al ragionamento economico una valutazione antropologica, sociale, storica, dei fenomeni che osserviamo, in bocca al lupo a tutti. Cordialmente ps. Non mi e' chiaro neppure dove sia la xenofobia nell'articolo di Rodota'. Del resto, mi scusi, ma stento a credere che uno dei creatori della carta europea dei diritti fondamentali sia xenofobo.

La critica era appunto nel fatto che una valutazione fatta sulla base di giudizi "moralistici" perde di vista la sostanza delle cose.
L'idea che un contratto sia buono o cattivo in base alle intenzioni dei contraenti e non inbase ai risultati che ottiene è surreale.
Anche l'INPS "scommette" sulla durata della vita dei suoi assicurati, se qualcuno pensa che non faccia "profitti" dovrebbe chiedersi da dove arriva lo stipendio della pletora dei suoi burocrati e dirigenti, e se si considera eticamente più corretto il fatto che i suoi incassi siano frutto di una legge dello stato che li rende obbligatori e non della libera contrattazione tra individui tutto il discorso diventa surreale.
Io temo di più chi mi obbliga a fare una cosa che chi mi propone sostanzialmente la stessa cosa in base alla sua speranza di farne un profitto.

Segnalo

andrea moro 21/4/2013 - 18:48

Brusco, leggere questo suo post mi fa una tristezza infinita. Quanta arroganza, quanta supponenza, quanta poca eleganza e gentilezza

Segnalo questa di risposta di Sandro alla critica sollevata

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti