Movimento 5 Stelle. Alcune riflessioni aggiuntive

30 marzo 2012 sandro brusco

Il precedente post sulla politica economica del Movimento 5 Stelle ha attirato un buon numero di interessanti commenti. In questo post vorrei aggiungere alcune riflessioni al dibattito. Temo che il post risulterà un po' ''cerchiobottista''. È il risultato del fatto che rispetto al movimento ho sia speranze sia diffidenze, che cercherò di spiegare con maggiore dettaglio.

Dividerò questo post in due parti. La prima sarà dedicata a una difesa (per mancanza di termine migliore) del Movimento 5 Stelle. La seconda sarà invece dedicata a spiegare le ragioni del mio perdurante scetticismo.

Cominciamo dunque con il colpo al cerchio. In difesa del movimento mi sento di dire quanto segue.

  • Vari lettori hanno lamentato la scarsa qualità dei militanti del M5S, la loro disponibilità a credere alle teorie complottiste più varie e incredibili, l'incapacità di discutere con chi è fuori dal movimento eccetera. Non discuto che fenomeni di questo tipo siano reali. Ma quanto distinguono il Movimento 5 Stelle da qualunque altro partito o movimento politico italiano? Provate a chiedervi se l'elettore o militante medio del centrodestra o del centrosinistra è prono a credere a teorie complottiste, rifiuta di discutere con chi non appartiene alla sua parte etc. Nel provare a rispondere tenete a mente che il principale quotidiano del centrodestra è riuscito a titolare, rispetto alla crisi italiana, ''È stata la culona''; il titolo è infame sotto talmente tanti punti di vista che è impossibile elencarli, ma in particolare sottende una visione complottista della crisi italiana, in cui oscure forze internazionali di cui la Merkel si fa agente sono intervenute per minare le basi della nostra economia e della nostra democrazia. I militanti leghisti e pidiellini che credono fermamente che, se non fosse stato per le losche manovre di tali forze, il governo di centrodestra sarebbe stato un risonante successo sono probabilmente la maggioranza. E non si vede come possa essere differente, visto i mezzi di comiunicazione cui fanno riferimento ripetono continuamente questa tesi. Oppure provate a chiedervi quanti elettori del centrosinistra sono convinti che la recente limitata riforma del mercato del lavoro sia in realtà un complotto sotteso da forze oscure con lo scopo di affamare il proletariato. Anche qui sospetto siano o la maggioranza o comunque una minoranza assai cospicua. E non si vede come possa essere differente, visto che la tesi viene pubblicizzata sul principale giornale del centrosinistra. In questo panorama, accusare i militanti del M5S di essere più disponibili di altri a credere a panzane complottiste mi sembra abbastanza ingeneroso. Come minimo l'onere della prova è sugli accusatori. Non venitemi a raccontare che Tizo o Caio, militanti del M5S, credono alle teorie complottiste più varie; è probabilmente vero, ma non è il punto. Per ogni Tizio e Caio del M5S che credono ai complotti troverò due Semproni in Lega e PdL che credono al complotto internazionale contro Berlusconi o due Semproni nel centrosinistra convinti che i problemi di Grecia, Italia etc. si risolverebbero d'incanto se non fosse per la congiura dei maledetti speculatori. C'è un generale scarso livello del dibattito politico nel paese, e sta a chi accusa il M5S l'onere di provare che questo movimento è peggiore di altri. Io questa evidenza finora non l'ho vista.
  • Il trattamento del M5S sui media è abbastanza indecente. Gli unici casi in cui si fa menzione del movimento sui media sono quelli in cui sorgono contrasti, veri o presunti, tra Beppe Grillo e alcuni esponenti, solitamente per cercare di sostenere la narrativa di Grillo dittatore autoritario. Non si dice praticamente nulla delle iniziative che il movimento porta avanti a livello locale, del lavoro dei suoi eletti, di come funziona effettivamente il dibattito e la democrazia interna. Non credo
    che questo sia il risultato unicamente di malafede. La spiegazione più probabile mi pare una combinazione di scarsa conoscenza da parte dei giornalisti, con aggiunta di una buona dose di pigrizia, e di scarsa esperienza da parte del movimento nel gestire le pubbliche relazioni. Sia come sia, il risultato netto è che per chi non partecipa attivamente al movimento non è facile seguire la discussione, e questo è un grosso peccato a cui bisognerebbe cercare di rimediare. Farò un paragone che può far arrabbiare alcuni militanti del movimento: a me il trattamento del M5S ricorda abbastanza da vicino quello che i giornali riservarono alla Lega Nord negli anni Novanta. Anche quel movimento veniva presentato come fenomeno esclusivamente folcloristico, i militanti erano inevitabilmente dei trinariciuti etc. etc. I tentativi di capire cosa stesse succedendo mancavano, così come mancava quasi totalmente il riconoscimento del fatto che la Lega stava agitando temi reali e importanti. In realtà al tempo la Lega era un magma che poteva evolvere in varie direzioni. Ora, purtroppo, sappiamo come è evoluta e non è un bello spettacolo. Forse era tutto predestinato e non c'era comunque nulla da fare. Ma è possibile che all'evoluzione negativa abbia contribuito un trattamento da parte della stampa che ha fomentato, tra i militanti leghisti, la tendenza all'arroccamento e al rifiuto del dialogo. Mi spiacerebbe molto che una cosa del genere succedesse al M5S.
  • Nel post precedente ho posto in luce quelle che sono alcune contraddizioni e mancanza di chiarezza che vedo nel M5S. Devo aggiungere per completezza che questi sono difetti abbastanza generali. Prendiamo la questione della spesa previdenziale. Certo, fa impressione sentire Grillo ruggire che lui ''se ne frega delle statistiche''. Ma teniamo a mente che il centrodestra e il centrosinistra, anche senza ruggire, hanno fatto esattamente questo: se se sono fregati delle statistiche. Per cui il governo Prodi ha non solo evitato di aumentare l'età pensionabile, ma l'ha addirittura ridotta con l'abolizione del cosidetto ''scalone''. Per cui il centrodestra si è poi ben guardato dal ripristinare lo scalone e ha ripetutamente proclamato, per bocca dei vari Tremonti, Brunetta, Sacconi e compagnia ragliante, che il nostro sistema pensionistico era il migliore possibile e non aveva bisogno di interventi. Gli atti e le parole di chi governa sono infinitamente più gravi dei proclami di un blogger, per quanto famoso. Di nuovo, critichiamo pure il M5S ma teniamo presente cosa è la cultura politica del paese. Interventi confusi e demagogici sulle pensioni e su altri temi di politica economica sono purtroppo merce che si vede quotidianamente nei partiti esistenti. Il M5S non è certo il peggiore, sotto questo punto di vista.
  • Last but not least. Io credo occorra riconoscere al M5S di essere l'unico, ma veramente l'unico, movimento che si è sempre battuto contro i privilegi della casta senza se e senza ma; guardate, come esempio più recente, la questione del finanziamento ai giornali, che continua a resuscitare come gli zombie. Questo è straordinariamente importante nella situazione politico-economica attuale. Non è solo questione di moralità pubblica (che pure è importante), è soprattutto questione che senza un attacco frontale ai privilegi di casta e alle storture da essi causati è impossibile o almeno molto difficile avviare serie riforme economiche che stimolino la crescita. Nessuna altra forza politica sembra essere disposta a ingaggiare questa battaglia e questa è la principale ragione per cui mi ostino a guardare con interesse al M5S. Ed è  per questa ragione che mi prende un certo scoramento quando vedo affiorarare proposte come quella della nazionalizzazione delle banche, che servirebbero solo a rendere la casta più forte e pervasiva. Spero che su questo il M5S discuta e discuta a fondo, perché la confusione sembra regnare sovrana.

E veniamo ora al colpo alla botte. Come ho detto guardo con interesse al M5S e sono perfettamente cosciente che il M5S non è Beppe Grillo. Sono anche convinto che a livello locale si stiano facendo cose interessanti, almeno in alcuni casi. Però quando si decide di fare il salto e presentarsi alle elezioni nazionali, un po' di lavoro preparatorio va fatto. Per l'unica parte su cui sono in grado di dare giudizi, la politica economica, mi pare che al momento non ci siamo proprio. Il prossimo parlamento sarà costretto a dare risposta a un buon numero di domande, che i partiti esistenti hanno evaso per anni, su debito pubblico, tasse e spesa pubblica. A che punto è la discussione nel M5S?

  • In un commento al post precedente, il lettore Emilio Manzoni ha segnalato un paio di siti in cui il Movimento ha prodotto elaborazioni programmatiche. Il programma proposto non è privo di interesse. Per esempio, si propone l'abolizione del valore legale del titolo di studio. Oppure si propone che le frequenze televise vengano assegnate mediante asta ogni 5 anni. Sono proposte molto utili e che altri partiti non fanno. La parte di economia, le pagine 9 e 10, risulta essere un mix strano di cose giuste, cose confuse, e cose sbagliate. C'è un lodevole tentativo di fare proposte che migliorino la corporate governance delle nostre società (abolizione scatole cinesi, migliore rappresentanza dei piccoli azionisti). C'è la proposta di abolire la legge Biagi, ma non si capisce per sostituirla con cosa. Ci sono proposte come ''favorire le produzioni locali'' che sono potenzialmente molto pericolose, dato che aprono i rubinetti dei sussidi protezionistici. E, soprattutto, c'è il solito scantonamento di lato quando si parla di come ridurre il debito pubblico. Ci viene detto che va affrontato ''con il taglio degli sprechi e l'introduzione delle nuove tecnologie'', che francamente non è una risposta seria.
  • La cosa più preoccupante in questa situazione è che non mi pare che ci sia molta coscienza nel movimento di quanto lacunosa sia la proposta di politica economica, né di quanto lavoro sia necessario per tappare tali lacune. Può darsi che occorra semplicemente dare tempo al tempo, e che una volta giunti in Parlamento e costretti a discutere concretamente di questi problemi le cose cambino. Un processo simile, dopotutto, si è visto per i Verdi tedeschi. Purtroppo la situazione economica del paese è grave, il tempo è scarso e i margini di manovra molto limitati. Se per capire quanti danni può fare la nazionalizzazione delle banche occorre veramente vederne gli effetti, beh mi dispiace ma questo come paese non ce lo possiamo permettere. Di gente che non capisce nulla di economia e parla a vanvera se ne trova in abbondanza nei partiti esistenti. Se il M5S vuole caratterizzarsi come forza differente dalle attuali faccia i suoi compiti ed elabori una proposta di politica economica coerente, parlando anche delle questioni ''difficili'' che riguardano debito e spesa pubblica. Al momento, mi spiace osservare, questo non sta accadendo.

66 commenti (espandi tutti)

In tutta franchezza io non credo che il Movimento 5 Stelle possa avere un futuro come soggetto politico genuinamente riformista. Fondamentalmente per un motivo: sebbene vi siano molti militanti in buona fede ed impegnati sul territorio, il movimento è saldamente nelle mani di Grillo, che lo concepisce esclusivamente come un "veicolo pubblicitario" per la Casaleggio & associati. Grillo ha più volte detto di essere nettamente contrario all'evoluzione di M5S in partito politico e sta dimostrando nella pratica di non tollerare un pensiero divergente dal suo su questo punto. Le motivazioni sono chiare: un partito, se da un lato rischia nel lungo periodo di rimanere soffocato dalla burocrazia e dalla gerarchia interna, dall'altro prevede necessariamente una struttura formale che limita i poteri del leader. Cosa che appunto Grillo vuole evitare a tutti i costi.

Sul piano economico, pur riconoscendo che vi sono alcuni buoni spunti, devo aggiungere che il PD offre molto di più. Tutte le proposte serie di riforma del mercato del lavoro sono giunte o da studiosi iscritti al PD (Ichino) o da economisti comunque "di area" (Tito Boeri). Le prime liberalizzazioni delle professioni sono state fatte da Bersani, prima di essere state abrogate dall'ultimo Governo Berlusconi. Credo quindi che, dovessimo scegliere un partito su cui concentrare le nostre speranze nella predisposizione di un programma serio, dovremmo scegliere, anche se con mille riserve, il Partito Democratico. Che non è certamente perfetto, anzi, è pieno di clericali e di superfissisti, però è il meno peggio.

mah

Ylenia 30/3/2012 - 20:53

io non ce la faccio più a votare il meno peggio...

vero, ma

Lorenzo Tondi 30/3/2012 - 21:00

è sempre meglio del "più peggio" XD

altrimenti non è chiaro. Comunque, la domanda su chi è meno peggio è troppo difficile per me.

mah

Claudio Brogliato 3/4/2012 - 06:48

Per me non possiamo più permetterci di votare il meno peggio, perché per quanto meno peggio sia ci farà sempre fare dei passi indietro. Servono passi in avanti.

Finché un partito, giudicato il meno peggio -magari anche a ragione-, non vede perdite concrete nelle proprie percentuali elettorali, non è invogliato a cambiare in meglio.

 

La fedeltà elettorale, che da noi è un dato quasi scontato, è la morte della democrazia. C'era un vecchio articolo di NfA sulla disperante fissità dei flussi elettorali in Italia (o mi sto confondendo?). D'altra parte, affidarsi ai M5S, o ad altre fronde, sarebbe un cambiamento, ma anche un bel rischio (come già notava Brusco).

In effetti, non è mica detto che abbiamo delle alternative reali. Ci piace pensarlo, ma poi chissà...

Rispetto al PD credo che il discorso sia differente. C'è una componente rilevante dei militanti che è sinceramente riformista, lontana dall'ideologia fassiniana o da una certa visione dello Stato che risente del post-comunismo. Tutti questi militanti sono favorevoli alle liberalizzazioni, ad esempio, la quasi totalità dei militanti di TUTTO il PD lo è: il problema è che molti sono diffidenti rispetto ad un programma che contenga punti esplicitamente "liberali" perché nell'immaginario collettivo (e questa è una panzana spacciata di frequente anche dai vendoliani e dalla sinistra radicale) liberismo e liberalismo significano Berlusconi. Peraltro molti ricordano le liberalizzazioni e privatizzazioni attuate in passato (vedi Alitalia, per citare il caso più eclatante) con un certo fastidio: e in effetti tutte le volte che in questo paese si è liberalizzato (pochissimo) lo si è fatto a scapito di chi era "lobbisticamente inferiore", senza scalfire minimamente i privilegi dei cosiddetti poteri forti.

Anche io sono convinto che nel PD ci siano molti riformisti (anche se a volte mi vengono dei seri dubbi...). Ma se si stanno zitti e buoni aspettando che passi 'a nuttata fassiniana, finiranno piuttosto per avere più Fassina, non meno. E Fassina avrebbe anche ragione: "Ehi, io sostenevo quelle idee e m'avete votato...di che vi volete lamentare?"

 

Su come siano andate le liberalizzazioni, per quel che posso capire, temo tu abbia fin troppa ragione. Mi sembra si sia tenuto lo stesso atteggiamento che ha rovinato Emiliano a Bari che credeva di poter utilizzare lui le imprese, per chissà quale mandato divino, piuttosto che venirne usato (e pensando che l'economia funzioni allo schiocco di dita di un politico...)

...anche se forse non sono così rappresentativo del militante medio.

Mi sembra notevole come tu abbia messo la tua analisi nel contesto dei problemi della società italiana: è chiaro che se anche potrebbe non essere il M5S a risolvere tutti quei problemi ci sono forze dentro il Movimento e fuori che spingono verso un radicale cambiamento della partecipazione politica ed una riformulazione del "contratto sociale" in Italia.

Non ci vorrà poi molto per formulare qualche discorso economico coerente, che per ora è solo sparso nei meetups: la partecipazione politica oggi obbliga fortemente a ragionare e trovare soluzioni ragionevoli. Guardando alla realtà del M5S credo che il problema di formulare una politica economica sia più politico che tecnico: far emergere le competenze e le capacità è una scelta (paradossalmente politica) costosa e difficile in tutte le organizzazioni politiche e partitiche.

Se poi non sarà il M5S a raccogliere queste forze e queste politiche, o se Grillo non sarà all'altezza di ciò che ha avviato, pazienza, l'importante è averle liberate, quelle forze.

Non ci vorrà poi molto per formulare qualche discorso economico coerente, che per ora è solo sparso nei meetups: la partecipazione politica oggi obbliga fortemente a ragionare e trovare soluzioni ragionevoli.

Purtroppo non sono d'accordo. Da quando ho ripreso a interessarmi di ciò che succede in Italia io ho l'impressione che sia successo esattamente il contrario, si veda l'assurdo successo di Tremonti e la recente involuzione del PD.   Per cui non son così sicuro che il dibattito interno al M5S, o a qualunque altro partito, porterà naturalmente verso proposte ragionate e ragionevoli.  Secondo me il rischio che il M5S si abbandoni a qualche deriva demagogica e populista è molto concreto. Vedremo, speriamo di no. Credo si potrà veramente iniziare a capire solo dopo aver visto chi entrerà in Parlamento e cosa farà.

La mia visione, che è piuttosto interna al movimento, è che sia più un problema politico che un problema "epistemico".

Proprio gli esempi che fai, successo di Tremonti e involuzione del PD sono a mio parere indice di un problema politico: l'uno propina visioni incoerenti ad una scena pubblica disponibile ad amplificarle, l'altro (si) dibatte ma è prigioniero di interessi e forze (chiesa, sindacato, varie componenti) non disponibili a ridimensionarsi per una visione comune.

Senza volere farti la morale anche quando parlate della "svolta" di NFA rischiate di sottovalutare la dimensione politica dei problemi dell'Italia.

Penso che guardare la realtà sia in certa misura una decisione che precede la capacità di descriverla, è il problema del M5S come degli altri.

Interessante questa lettura di Sandro del M5S. Personalmente avevo culturalmente declassato il M5S dopo aver notato una certa correlazione tra il rumore di fondo nei commenti di molti blog ed i grillini. Però è senz’altro vero che la propensione a credere alle teorie più demenziali, non si registra solo tra i militanti del M5S.

Il problema di fondo del M5S secondo me è che si basa sull’assunto che “i cittadini” sono ontologicamente migliori dei politici. I politici sono dei profittatori che sono entrati nelle istituzioni non per servire la collettività e il bene comune, ma per ottenere vantaggi personali. Quindi basta sostituire la Casta con la casalinga di Voghera che i problemi del paese magicamente si risolvono. 

Tu privato cittadino, dunque onesto, se entri in politica lo fai a pochi euro al mese, come fosse un servizio civile e con una scadenza certa. Siccome facendo politica la tua integrità degrada perché diventi  di fatto un “politico”, dopo tot anni, non ti puoi più ripresentare (il famoso principio del primo Vaffa Day: “due legislature e poi a casa”).

L’approccio alla questione è puramente demagogico. Non mi pare ci sia minimamente la percezione che è lo Stato italiano ad essere intrinsecamente criminogeno, e che se i politici (non solo i parlamentari) possono avvalersi con facilità del pubblico per estrarre valore per sé, è principalmente perché l’assetto dello Stato glielo consente, lo incentiva e lo rende probabile.

beh sì

francesco rocchi 30/3/2012 - 21:44

beh sì, però una regola come quella aiuterebbe ad avere una struttura statale meno criminogena. Condivido molto l'articolo di Brusco, e credo che quella proposta sia da mettere tra i plus. D'altronde, per molte cariche il principio è già riconosciuto.

Io non ho dato alcun giudizio di merito circa quella proposta, che può anche essere positiva. Mi sono limitato a far notare la fallacia dell’ANALISI a monte di quella proposta. Il M5S ritiene che tutte le nostre sfighe derivino dalla cattiva qualità delle persone che oggi fanno politica. E quindi pensa di trovare una panacea ai mali del Paese semplicemente sostituendo i politici attuali con “i cittadini”, anche attraverso quella proposta. Insomma, l’ideologia di fondo è che basta sostituire i “cattivi” con i “buoni”, che tutto si aggiusta.
Se in Regione Lombardia –come sembra– alcuni consiglieri regionali hanno messo le mani nella marmellata, è perché sono dei mascalzoni (in quanto “politici”) non perché la Regione gestisce troppa marmellata. Fossero stati cittadini –e dunque persone oneste– il problema non si sarebbe verificato.
Se questa è l’analisi, è chiaro che poi non vengono prodotte proposte per correggere ciò che fa dello Stato italiano una enorme macchina inefficiente e criminogena. Che però è il vero problema.

La divisione in "buoni" e "cattivi" è comune nella formazione di qualunque gruppo organizzato. Neanche qui vedo differenze tra il M5S e i vari partiti. Per lo meno per quanto riguarda la maggioranza dei dibattiti pubblici qualunque gruppo politico indica le parti avverse come immorali: "è ingiusto far pagare la crisi ai lavoratori", "è ingiusto tartassare gli imprenditori", "Roma ladrona", "giustizialista", ecc...

Identificare l'avversario è la premessa per poter entrare nel gioco.

Il fatto però che sia stata proposta come soluzione il limite dei due mandati indica che l'analisi non si sia limitata a una divisione di genere ma all'identificazione di un processo: "il potere corrompe". Per questo anche se vieni eletto come militante 5 stelle non puoi proseguire oltre i due mandati, altrimenti da casalinga di Vogera ti trasformi in Santanchè ;)

Credo che abbiano ben presente le contagiose qualità criminogene del sistema Stato, il limite dei due mandati è una misura di profilassi per proteggere principalmente l'azione "buona", invece gli agenti seppur "buoni" dopo due mandati sono bruciati.

 

My 0,02 €

Per essere corruttibili non conta da quanto si fa politica ma che poltrona si occupa.

Un assessore ai lavori pubblici è molto più corruttibile (inteso come gradimento ai datori di busterelle) di un parlamentare, e lo diventa nell'instante in cui riceve la nomina.

Il mercimonio in parlamento è frutto di altri processi, e molti politici si sono venduti alla prima legislatura.

"Non mi pare ci sia minimamente la percezione che è lo Stato italiano ad essere intrinsecamente criminogeno..."

E' esattamente questo il punto ma il fatto, a mio avviso. è che nessuno ne coglie le ragioni di fondo. E senza coglierle non sarà mai possibile avviare quell'opera di pulizia necessaria innanzi tutto per fare crescere le coscienze dei cittadini.
Lo Stato Italiano nasce da alcune grandi bugie che, per la maggioranza degli Italiani, sono invece la verità.
1) Il Risorgimento, ovvero l'occupazione manu militari da parte di uno Stato di altri Stati indipendenti. Al sud c'era il Regno delle Due Sicilie, con centinaia di anni di storia alle spalle, inefficiente e corrotto quanto vi pare, ma pur sempre sovrano. Venezia addirittura affondava le sue radici nel declinante Impero Romano d'Occidente; lì erano state replicate, adattandole ai tempi, le istituzioni della Roma repubblicana. La Toscana aveva avuto i Medici, con il loro splendore risorgimentale. A Roma il popolo aveva sostituito l'autorità dell'Imperatore con quella del Papa. E a un certo punto arrivano un re e un suo primo ministro che parlano in privato il dialetto piemontese e in pubblico il francese a dire "questa è Italia".
2) La Resistenza: prima noi Italiani ci inventiamo e in massa sosteniamo il fascismo che tanti dani ha prodotto, e continua a produrre, non solo in Italia ma nel mondo intero (Hitler stesso sostenne che lui non sarebbe stato nessuno se prima la strada non l'avesse aperta Mussolini), poi ci sciacquettiamo in massa la coscienza grazie a quei pochi coraggiosi, di cui così facendo oltraggiamo la memoria, che hanno avuto il coraggio di rischiare la pelle.
3) La Costituzione: frutto del compromesso tra due partiti, DC e PCI, che all'epoca servivano padroni stranieri, Vaticano e URSS. Questa non è farina del mio sacco, si veda la Forza del Destino - Storia d'Italia dal 1796 ad oggi di Christopher Duggan.

Proviamo a pensare all'aricolo 1 riscritto in forma liberale.

L'Ialia è una Repubblica democratica fondata sui principi di liberta e che trae forza dal loavoro dei suoi Cittadini.
La sovranità appartiene ai Cittadini che la esercitano nella forma e nei limiti della Costituzione che essi si sono dati.

Non è la stessa cosa rispetto a quello attuale

Resto abbastanza scettico verso il M5S, e continuo a pensare che sebbene la componente genericamente "complottista" sia presente in tutti i partiti, nel movimento "di Grillo" sia significativamente più consistente e abbia una maggiore influenza nel dibattito, e che ciò renderebbe il movimento particolarmente inaffidabile a livello nazionale.

Non posso tuttavia negare che questo pensiero sia frutto di impressioni personali basate sulla conoscenza del tipo prevalente di cultura dominante nei vari meetup della mia zona, e che non ho alcun dato serio al riguardo, sempre ammesso che si possa ottenere qualcosa di simile.

 

Ringrazio ad ogni modo S. Brusco per le utili e per niente scontate osservazioni.

incentivi

ASTROLOGO 31/3/2012 - 10:00

Il programma proposto non è privo di interesse.

Il programma è pieno di incentivi e incentivazioni -io ne ho contati una decina e più- e mi sembrano eufemismi per finanziamenti pubblici.


Tutto bello, ma non si specifica come e in che misura si intendono finanziare queste iniziative, non c'è un numero. Più che un programma sembra una lista dei desideri.

vero

sandro brusco 31/3/2012 - 13:02

Il programma ha un sacco di cose problematiche. Nel pezzo ne ho segnalato una che mi ha particolarmente grattato i nervi (''favorire le produzione locali'', una cosa che sembra innocente ma rischia di essere devastante). Come dici tu ce ne sono tante altre. Quello di fare promesse che non si capisce come verranno pagate è un comportamento in cui il M5S non si differenzia dagli altri partiti.  Gli elementi di interesse sono altri, come l'abolizione del titolo di studio o dei contributi all'editoria. La visione d'insieme resta confusa, ma almeno qualche elemento sensato c'è.

stiamo parlando di 4-5 cose su decine di provvedimenti. E poi manca totalmente una visione organica - è un puro elenco che va dal micro regolamentazione a decisioni di complessità cosmica. Manca del tutto una valutazione degli effetti etc.

Una volta si chiamavano "promesse elettorali".

Forse son troppo cattivo, in effetti non son proprio promesse sono più una lista di intenti (o desideri) certo non un programma mancano troppi "come".

Mi spiace ma nel movimento, a meno di inaspettati cambiamenti, vedo solo l'ennesima occasione persa di avere una forza politica nuova e rinnovatrice nel panorama italiano.

C'è entusiasmo perchè sono "la cosa nuova" ma, a parte questo aspetto, trovo poco di cui essere entusiasta.

Certo se qualcuno li vuol votare comunque per protesta contro i partiti "tradizionali" o per "provare" non mi sento di condannarlo, date le alternative.

Riguardo al trattamento da parte dei mass media vorrei fare una considerazione:  il trattamento indecente c'è per il M5S, ma anche per una forza politica nuova - almeno nelle premesse - come Sinistra Ecologia Libertà. Lo spazio dedicato a questo partito è maggiore, forse a causa di Vendola, però similmente al M5S non si parla mai di cosa avviene a livelllo territoriale, delle sue iniziative di vari tipi, dello spazio concreto dato ai giovani - non quello fittizio dei movimenti giovanili...certo, ogni tanto anche questo partito sembra ancora troppo legato a vecchi schemi ideologici (un ultimo esempio è il dibattito sull'Art. 18), però nel complesso sembra una forza nuova e soprattutto "attiva", caratteristiche che condivide con il M5S per la mia limitata esperienza territoriale.

Sempre secondo la mia limitata esperienza territoriale, noto invece che il M5S è molto più restio al dialogo rispetto agli altri partiti e anche su posizioni in comune preferiscono non affiliarsi ad altri partiti e organizzare le campagne da soli. Forse un motivo è quello di farsi conoscere di più, però credo che una maggiore apertura al dialogo e una maggiore chiarezza su certi temi potrebbero far diventare questo movimento un'alternativa agli altri partiti più interessante di adesso.

analogie

Corrado Ruggeri 31/3/2012 - 18:03

Io da questo punto di vista vedo molte analogie con la Lega degli inizi. Intendo sia per il subito l'ostracismo dei media, sia per la scelta di non voler dialogare con gli altri partiti.

Parton tutti incediari e fieri speriamo non finiscan anche questi come a far i pompieri :-)

paradossalmente

ed.perez 31/3/2012 - 18:05

Paradossalmente il M5S sembrerebbe più un movimento politico reale, articolato sul territorio.

Sinistra,Ecologia e Libertà sembra solo un nome nuovo (e necessario, anche se penso che molti ne avrebbero fatto a meno) per una cosa vecchia, egemonizzata da Vendola.

Infatti, nonostante la maggiore visibilità di SEL, la massa difficilmente riconosce un esponente di spicco di tale movimento che non sia Vendola. Mentre per definizione M5S rifiuta figure "stabili", "di vertice" tra la proprie file (oltre a Grillo), ragione per cui fa fatica ad essere rappresentata nei media.

Nel paese il principio di autorevolezza conta ancora troppo, e nella percezione del corpo elettorale fa differenza se la "linea" è esposta da un giovincello qualunque (così come vogliono apparire quelli di M5S), o da uno che al suo nome affianca una carica di spicco all'interno di un partito.

Per questo ritengo SEL meno "partito", perchè nonostante il fatto di essersi strutturato come tale, ha quasi la stessa visibilità di M5S.

 

Edoardo Perez

Aggiungerei che molti esponenti di SEL vengono "percepiti" come esponenti del PD. Succede allo stesso Vendola, non so se sia una scelta o un errore di strategia mediatica del partito.

Si tratta più di un errore di strategia mediatica, secondo me. Comunque, secondo me SEL (anche se si riferisce a una determinata area politica) non è un nome nuovo per una cosa vecchia e credo che lo dimostrino tutte le persone che sono passate dal PD a SEL e che sono tornate a fare politica dopo anni di "auto-isolamento".

...dell'ostracismo mediatico contro i Radicali? Delle loro vecchie e nuove proposte contro la partitocrazia antidemocratica, contro il finanziamento pubblico ai partiti, per controlli seri sulle spese della politica o altri scandali apparentemente secondari, dalle firme false (vedi affaire Formigoni) ai manifesti abusivi. Ai diritti civili, che in Italia ormai sono un optional (vedi obiettori di coscienza contro l'aborto). Se ne parla solo quando si possono dare notizie negative (spiegate in modo parziale e talvolta effettivamente mistificatorio). Qualche mese fa un sacco di persone erano convinte che avessero votato perché Berlusconi restasse al potere, quando invece avevano votato contro.  

Fra l'altro, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano a NfA delle proposte radicali (in primis) su economia e giustizia. Mi sembra abbiano idee molto piú chiare del M5S o Sel, e che le portino avanti da molto piú tempo.

Comunque, mi pare che in generale la stampa italiana sia impegnata ad evitare il dibattito, a non diffondere voci ed iniziative valide e/o alternative all'interno dei partiti, di ogni partito, solo gli slogan e le decisioni "deus ex machina" dei segretari di partito.  

Non confondiamo le cose. Se consideriamo i voti raccolti dal M5S, le persone che partecipano ai meetup e l'elemento di novità, allora possiamo parlare di ostracismo. Se consideriamo quanti voti prendono i radicali, quante persone radunano e il fatto che hanno una radio privata pagata coi soldi pubblici si deve parlare non di ostracismo ma di sovraesposizione.

Spero tu stia scherzando. O sei in malafede. Riguardo la radio, i soldi pubblici coprono solo i programmi non "radicali", cioé le sedute di camera e senato, conferenze di OGNI partito e programmi di informazione generale. Se ascoltassi la radio, o accedessi al sito internet, ti renderesti conto dell'importante contributo che radio radicale dá, anche in termini di ricco deposito storico della memoria politica italiana. E ne abbiamo bisogno, di memoria storica noi italiani. Colpevolmente, questo non lo fa radio rai, e quindi meno male che qualcun altro lo fa.
Inoltre tu fai, spero, finta di non sapere che in questo paese l'informazione piú importante é ancora veicolata dalle TV raiset piú la 7. E lí non c'é proprio esposizione, per quanto riguarda i radicali. Che poi non ci siano programmi seri con giornalisti che pongono domande scomode, tipo BBC Hardtalk, ma solo la Mussolini (brr..) di turno che sbraita, e che quindi l'informazione politica faccia schifo in generale, é vero, ma questo é ció che PDL-PD-terzo polo offrono, non viene loro imposto.

Ritengo assolutamente assurdo che una radio privata sia profumatamente pagata con i soldi dei contribuenti per svolgere un servizio pubblico, mentre la RAI incassa un canone con la scusa di svolgere lo stesso servizio pubblico.  La convenzione è stata rinnovata da poco, ma allo scadere sarebbe opportuno che la trasmissione venisse semplicemente affidata alla RAI.

 

 

Esiste Radio Rai GR parlamento che addirittura fa i podcast delle sedute ed esistono i canali satellitari (forse anche digitali) di Camera e Senato dove si possono seguire le sedute.

Difatti volevano ritirare la convenzione a Radio Radicale, che è poi stata rinnovata causa sciopero della fame di Pannella.

Ripeto per me è sovraesposizione se si guarda la percentuale di gente che vota i radicali e le volte che Panella, Bonino e soci sono ospiti in Tv (e, fidatevi,sarò in torto ma non sono in malafede).

...la RAI dovrebbe svolgere questo servizio. Secondo me peró questo servizio non viene offerto, soprattutto a livello divulgativo. BTW, spero che il finanziamento pubblico di giornali quali libero o il giornale (ma, in generale, il finanziamento di giornali tout court) sia considerato scandaloso almeno al pari del finanziamento a radio radicale

si

giovanni federico 1/4/2012 - 17:53

ritengo che il finanziamento a tutti i giornali sia da abolire. Il caso di radio radicale è diverso, in quanto il finanziamento pubblico è giustificato da un servizio specifico che svolge e che fa parte dei compiti per i quali la RAI riceve il canone.

si certo

Alberto Ena 1/4/2012 - 23:46

si come no..spiegami quali costi sostiene per meritarsi 3 milioni di rimborsi!

Ma, da liberale, non sarbbe il caso che tale servizio venisse pagato da chi ne vuole usufruire? Se a me non me ne frega niente di ascoltare i dibattiti in Parlamento, perché debbo pagare anche per chi è interessato?

Trovino la maniera di fare pagare chi vuole sentire i dibattiti. l'abbonamento costerà molto? Non deve certo essere un problema per gli altri

 

Ma perchè dici che la Rai non lo fa? Solo io prendo Radio RAI GR Parlamento ? Non solo è la stessa cosa (senza i comizi dei radicali) ma si prende pure più facilmente quando si viaggia.

PS

sul finanziamento siamo d'accordo.

Il palinsesto non é molto vario ma sembra interessante. Stavo per scrivere che non c'é neanche da mettere con la programmazione di RR e soprattutto con la raccolta di dati audiovideo precedenti, ma in effetti il sito é "in fase di ristrutturazione" quindi non é possibile commentarlo ora. Finché rimane cosí (ed essendo un sito italiano potrebbe rimanerlo a lungo - speriamo di no), almeno per quanto riguarda la possibilitá di riascoltare i programmi o di seguirne i podcasts (io non ascolto mai la radio in quanto tale), non é proprio un gran servizio. Comunque grazie, io non sapevo proprio esistesse, questa radio. Io peró dalla RAI mi aspetto anche servizi di qualitá in televisione, politici e non, e di quelli non c'é l'ombra, o pochissime eccezioni, di contro a tantissimo trash. Uhm, temo che si sia andati piuttosto OT rispetto al tema sul M5S, sorry

Certo!

Corrado Ruggeri 1/4/2012 - 20:46

L'esistenza di Radio GR Parlamento non assolve la RAI dalle sue tante mancanze, però una volta che ne fanno una giusta :-)

PS

Sto cercando di limitare i miei commenti proprio per la mia tendenza a "scatenare" OT ma è più forte di me. Se cerchi troverai degli articoli di NfA sulla RAI, penso li troverai interessanti.

L'ostracismo verso i Radicali e i pochi voti da loro raccolti sono la palese dimostrazione di quanto in Italia sia poco radicato il pensiero autenticamente liberale.
Che poi questo sia anche responsabilità di Pannella, padre-padrone ancor più di Berlusconi e di Grillo, è pure vero. Pannella non ha mai veramente accettato posizioni differenti dalle sue.
E un vero liberale, al 100 %, non avrebbe mai promosso un referendum contro il nucleare.

L'ostracismo verso i Radicali e i pochi voti da loro raccolti sono la palese dimostrazione di quanto in Italia sia poco radicato il pensiero autenticamente liberale.

Il pensiero liberale è poco radicato in Italia, questo è fuori da ogni dubbio, che questo sia il motivo per cui il PR raccolga pochi voti è però da dimostrare.

Ad esempio: io smisi di seguirne le sorti quando mi accorsi con quanta poca serietà scegliessero i candidati per le provinciali di Milano. Puoi avere le migliori idee del mondo ma se le metti in atto da cialtrone fai più danni che altro. Quindi propendo più per la responsabilità di Pannella. Da un lato con la sua personalità ha il grande merito di aver dato visibilità al movimento, dall'altro ne ha impedito l'evoluzione.

Tornando in topic: temo una cosa del genere possa succedere al M5S.

E sono contento che qualcun altro lo noti.

Almeno tre tratti comuni:

- il capo carismatico rimane costante e sega tutte le leadership emergenti

- uno stile omogeneo con enfasi sull'informazione e comunicazione ad effetto

- temi ricorrenti e ripetuti.

Curiosamente anche nel PR c'è estremo pudore nel parlare di interessi all'interno (trovai raccapricciante  la recente autocritica di Pannella per l'infedeltà di un proprio tesoriere).

Una forma di equilibrio burrascoso e conflittuale è il pericolo più grande per il M5S.

Signor Brusco, condivido la sua analisi.
Personalmente sono convinto che il M5s abbia tutto il potenziale per essere un partito-movimento migliore di altri e costituire un’alternativa interessante nella politica italiana, ma al momento questo potenziale non è usato correttamente.
A livello nazionale IMHO il movimento ha due strade: o si evolve o muore neanche in tempi lunghissimi.
Per “morire” non intendo necessariamente che si dissolva, ma piuttosto che si frammenti in tante realtà territoriali, magari vincenti singolarmente ma poco o nulla incisive nell’ottica nazionale.
Ci possono essere delle analogie con la Lega delle origini, ma non credo che il M5s potrebbe avere la stessa “carriera” del partito di Bossi, sia perché è diverso lo spirito fondante dei due gruppi sia perché il contesto politico e sociale attuale è differente.
Un’evoluzione (auspicabile) del M5S deve passare attraverso azioni di un certo rilievo sia sulla struttura che sul pensiero del Mov stesso.
Non credo che questo significhi necessariamente diventare un partito “standard”, ma comunque vuol dire operare delle modifiche in profondità che senza dubbio produrranno nell’immediato degli scontenti e del dissenso interno.
Ora tutto sta a vedere se i movimentisti e il patrocinatore vorranno o saranno in grado di compiere questi passi.
Riguardo al patrocinatore, permettetemi una vena polemica, bisogna anche vedere se questi è realmente interessato ad attuare un cambiamento di questo tipo.

A quanto pare Grillo vi legge e, nel post odierno (http://www.beppegrillo.it/2012/04/passaparola_la_2/index.html), decide di esporre alcune idee:

Non è possibile continuare con la stessa valuta della Germania, siamo stati globalizzati, non siamo intervenuti nella globalizzazione, è alla rovescia, questi finti industriali che sono vissuti di sussidi statali che fanno il Made in Italy trasferendo la produzione, bisogna tassare la produzione di gente che va a fare il Made in Italy fuori.Risparmi il 30%, di costi del lavoro? Lo restituisci in tasse. Fanno fiduciarie all’estero che vendono alle società di trading a Dubai, poi mettono il Made in Italy, basta!


Stiamo facendo degli sacrifici incredibili, tagli agli stipendi, l’Imu, cose incredibili, tutto per rimanere in questo euro, facciamo questi sacrifici, abbiamo ricercatori in tutto il mondo, italiani che fanno cose straordinarie e siamo dentro questo sistema dover vengono sminuzzate le energie, dove le aziende chiudono, per che cosa? Per stare in piedi con una valuta che non è la nostra? Ci riprenderemo la nostra liretta o staremo nell’Unione Europea senza questi megalomani, che pensano solo a produrre, automobili, acciaio, carbone.

Produrre cosa? Cosa dobbiamo produrre noi? Noi dobbiamo produrre intelligenza. Allora io dico perché non facciamo gli stessi sacrifici per toglierci dall’ Euro, magari per tre anni, ma dobbiamo toglierci da questa greppia che abbiamo. Dobbiamo migliorarci la vita.

CDD

giovanni federico 2/4/2012 - 15:43

se questo è il livello meglio che il M5S si occupi di politica comunale, rigorosamente sotto i 5000 abitanti

Come discorso "economico" andrebbe bene anche per Bossi, aggiungeteci qua e là qualche offesa ad una minoranza etnica/religiosa e siamo a posto.

Non è che in tempo di crisi si passano gli autori?

CVD

Giuseppe Papozze 7/4/2012 - 22:52

ok Giovanni, e nei comuni sopra i 5000 lasci Formigoni, Rutelli, Chiamparino, ALEMANNO, Tosi, quell'altro di Salerno , ecc.ecc.eccc.? Loro si che se ne intendono di politica sovracomunale! Belle le proposte che avanzate contro il M5S.

il movimento cinque stelle impara cos'è l'economia e fa proposte sensate e coerenti. Altrimenti non solo non lo voterò ma ne parlerò sempre male. 

Qualcuno potrebbe indicarmi, per cortesia, dove si acquistano le pillole della speranza? Ve lo domando seriamente: davvero pensate che per questo triste paese, marcio e corrotto fino al midollo, esista una speranza di riscatto? Suvvia, smettiamola di scherzare…

Caro Brusco,
perché non provare a spiegare a noi irriducibili estremisti perché l'articolo linkato di Repubblica è così ridicolo?
Qua in Spagna, come scritto nell'articolo, la maggiore flessibilità in uscita e la possibilità di riduzione dei salari sono naturalmente incluse nella stessa riforma. Immagino che i liberisti impenitenti che affollano questo (ottimo) blog siano compatti nel plaudire alla strada intrapresa qui. Potrebbero venire a verificare di persona come la riduzione delle tutele e la (ancora) maggiore precarietà agiscano in un Paese già devastato dalla disoccupazione.
L'analisi citata http://www.repubblica.it/economia/2012/03/20/news/commento_clericetti-31... è una delle più lucide uscite su un giornale generalista negli ultimi tempi. Non c'è nessun complotto da sventare. C'e' solo una politica europea troppo debole per affrontare la crisi come dovrebbe, dominata invece dalle politiche di austerità imposte dall'unico Paese che (giustamente) non le esercita (dove anzi i salari dei dipendenti pubblici crescono due volte l'inflazione).
Nel frattempo in Amerika, dove problemi di debito pubblico notoriamente sono assenti, c'è chi propone la strategia opposta http://www.economist.com/node/21551069 .
Io e miei amici estremisti aspettiamo con ansia un bel post fatto da liberisti con le palle come voi su come provare ad uscire dalla crisi (prima finanziaria, poi economica, poi del debito sovrano, ora politica... quale sarà la prossima?).
Immagino si debba ridurre la spesa pubblica, che altro? Però la riforma delle pensioni l'abbiamo appena fatta, i dipendenti pubblici non li possiamo cacciare in massa (al massimo tagliamo loro un po lo stipendio), la spesa per la ricerca è già ai minimi... e cacchio abbiamo ancora 2000 miliardi di debito.
Forse ci sono: potremmo eliminare gli sprechi della politica! Mi candido col M5S.

i) tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici del 5% (10% per quelli oltre i 1800 euro il mese) ed usare i risparmi per aumentare la dotazione degli ammortizzatori sociali

ii) abolire tutti i sussidi alle imprese e trasformarli in tagli equivalenti delle tasse sulle imprese; usare tutti i proventi della lotta all'evasione per rimborsi IRPEF, iniziando dai redditi medi (20-40000 euro)

iii) liberalizzazioni molto aggressive (compresa quella del mercato del lavoro) e semplificazioni altrettanto aggressive (una sola autorizzazione per avviare un'attività)

ok

marcodivice 4/4/2012 - 15:19

cambierei i con

i bis) a partire da oggi al pubblico si applica la stessa tipologia di contratto del privato.

aggiungo

iv) approvare la legge anti corruzione come da risultanze conferenza internazionale (basata sul lavoro dei magistrati italiani)
v) il processo civile ha un solo grado di giudizio (non va in galera nessuno)
vi) il processo penale ha due gradi di giudizio e la prescizione s'arresta quando inizia il processo.

processo penale

saul 4/4/2012 - 17:38

dire che la prescrizione s'arresta quando inizia il processo e' veramente pericoloso. Se non imponi un vincolo temporale puoi rimanere appeso ai tempi della giustizia (cosa che si puo' augurare al peggior nemico). Solo per dirne una e' difficile trovare o cambiare lavoro quando una persona e' sottoposta a un processo penale. Se poi risulti innocente dopo n anni basta una stretta di mano o in qualche modo devi essere indennizzato?

vero, ma è compensata dal fatto che i gradi di giudizio non sarebbero 4 come ora (c'è anche l'udienza preliminare) ma 2: processo e Cassazione. Ovviamente sto andando col machete e chi è più addentro di me nella materia potrebbe rimodulare meglio la proposta, ma il senso è stop impunità per i colletti bianchi.

i) tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici del 5% (10% per quelli oltre i 1800 euro il mese) ed usare i risparmi per aumentare la dotazione degli ammortizzatori sociali

ii) abolire tutti i sussidi alle imprese e trasformarli in tagli equivalenti delle tasse sulle imprese; usare tutti i proventi della lotta all'evasione per rimborsi IRPEF, iniziando dai redditi medi (20-40000 euro)

iii) liberalizzazioni molto aggressive (compresa quella del mercato del lavoro) e semplificazioni altrettanto aggressive (una sola autorizzazione per avviare un'attività)

D'accordo su 1) e 2), e 1) lo predico da anni. Non sono d'accordo su 3). Non c'e' reale bisogno di singificativa liberlizzazione del lavoro nel Nord Italia, che ha standard piu' o meno europei come occupazione.  La mancata occupazione italiana e' localizzata a Sud Italia e dipende da comportamento stupido e poco onesto dello Stato, che fissa stipendi dei dipendenti pubblici nel Sud molto superiori a quelli  dell'economia privata per qualifiche paragonabili, e da comportamenti stupidi e poco onesti dei sindacati che credono di fare il vantaggio generale (oltre al loro) cercando di forzare gli stipendi meridionali al livello medio italiano coi contratti nazionali, mentre invece dovrebbero essere commisurati alla produttivita' per richiamare investimenti privati genuini. Oltre alle distorsioni dovute all'azione di Stato e sindacato, la zavorra piu' grande alla produttivita' italiana non e' la rigidita' dei posti di lavoro ma il livello di tassazione e di oppressione burocratica dello Stato, e il disastro della giustizia sia civile sia in materia di lavoro. Qui bisognerebbe intervenire, prima che sulla rigidita' del lavoro.

 

una liberalizzazione potrebbe ridurre  i salari ufficiali del Sud (compresi quelli dei dipendenti pubblici) a livelli più adeguati alla produttività e quindi aumentare l'occupazione. Ridurre la tassazione è sicuramente necessario ma è possibile solo nel lungo periodo con una politica di tagli  alle spese

Finalmente abbiamo scoperto i colpevoli della crisi: i dipendenti pubblici, naturalmente, fannulloni che gozzovigliano a spese delle comunità.
Tagliamo i loro stipendi faraonici subito: certo avremo una ripresa dell'economia a razzo.
Ovviamente, siccome ci teniamo all'eguaglianza, tagliamo a tutti lo stesso 5% (o 10, o 50), ai medici, ai poliziotti ed ai professori.
Se credete sia necessario ridurre la spesa per il personale, perché non avete proposto di ridurre il numero degli impiegati nella PA (prima però giustificatemi che questo numero è in eccesso), invece che tagliare linearmente i loro salari, mortificando ancora di più il loro lavoro?
In tempi di vacche grasse, quando il reddito dei dipendenti pubblici aumentava in misura inferiore rispetto agli altri, nessun problema. Adesso che è necessario tagliare, a chi ci rivolgiamo? Troppo facile.
Per quanto riguarda la "riforma" della giustizia forse è meglio non commentare.
Attenzione, non sto dicendo che la PA (giustizia inclusa, ovviamente) non sia inefficiente e non vada riformata, solo speravo in risposte minimamente più serie rispetto a "tagliamo del 5% gli stipendi nella PA" o "eliminiamo due gradi di giudizio su tre".

giovanni federico non ha parlato di giustizia. Ho fatto mie le proposte draconiane di alcuni addetti ai lavori.

Parlando di penale cito un Pg:

Nel suo ricorso in Cassazione, il magistrato F.Rossi fa un breve excursus su cosa capita dalle altre parti: negli Stati Uniti la prescrizione non esiste e dopo il primo grado scatta subito l`esecuzione della pena. In Inghilterra non l`hanno mai sentita nominare e solo il 3% dei processi arriva in Appello perché l`imputato, se viene condannato di nuovo, deve scontare la somma delle due condanne. In Francia e in Belgio la prescrizione ha tempi rapidi, ma per le pene superiori ai 5 anni non c`è l`Appello, si passa subito in Cassazione."

Ora se dopo un grado di giudizio in molte parti la pena è esecutiva, e questo nel penale, per quale motivo nel civile dobbiamo avere tre, dico tre, gradi di giudizio visto che non si tratta di privare della libertà nessuno? mistero.

Non solo in Germania, ma anche in Italia i salari dei dpendenti pubblici sono saliti molto piu' dell'inflazione e soprattutto il loro numero e' fuori controllo. Ed e' anche per questo che il paese e' in bancarotta.

 

Ma questo i giornali generalisti (foraggiati con i soldi pubblici) non lo scrivono. Raccontano le favolette sulle tutele che riguardano pochi ma si guardano dal raccontare dove finiscono le centinaia di miliardi di acquisti della Pubblica Amministrazione.

Non solo in Germania, ma anche in Italia i salari dei dpendenti pubblici sono saliti molto piu' dell'inflazione e soprattutto il loro numero e' fuori controllo. Ed e' anche per questo che il paese e' in bancarotta.

 

Ma questo i giornali generalisti (foraggiati con i soldi pubblici) non lo scrivono. Raccontano le favolette sulle tutele che riguardano pochi ma si guardano dal raccontare dove finiscono le centinaia di miliardi di acquisti della Pubblica Amministrazione.

Concordo. In realta' i grandi giornali, Corriere della Sera, Stampa e Repubblica in prima fila, sono proprieta' delle grandi imprese italiane storicamente "colluse" con lo Stato, cui sono legate in mille modi, dai sussidi, ai prepensionamenti, agli "investimenti" nel Sud, alla protezione contro i concorrenti esteri, alle facilitazioni fiscali.

Dati?

Michele Starnini 5/4/2012 - 13:11

Sono veramente interessato a vedere i dati che dimostrino come i salari nella PA siano saliti "molto più" dell'inflazione, e come il loro numero sia "fuori controllo". A me risulta che i salari sia congelati e che sia già applicato un turn over restrittivo (quindi il numero dovrebbe abbassarsi, e non crescere esponenzialmente), ma forse vivo su un altro pianeta.
Dove si possono trovare i dati in questione?
Grazie

dati

saul 5/4/2012 - 13:55

su questo documento a pagina 79 si può leggere "le retribuzioni di fatto della pubblica amministrazione sono cresciute tra il 2001 al 2006 di circa il 30%, il 10% in più di quelle dell'industria ed il doppio rispetto all'inflazione effettiva".

In Germania crescono del doppio rispetto all'inflazione adesso, non nel 2001!
http://archiviostorico.corriere.it/2012/aprile/01/eccezione_tedesca_Aume...
Stavo cercando qualcosa per comparare i salari del pubblico impiego in europa dal 2008 ad oggi, ma non ho trovato nulla. In ogni caso se legge il documento che ha linkato, la frase dopo riporta: "le retribuzioni del pubblico impiego avevano conosciuto
durante tutti gli anni ’90 una dinamica sistematicamente inferiore rispetto all’industria e
l’aumento registrato a partire dal 2000 non ha ancora permesso un pieno recupero del
differenziale accumulatosi nel passato", oltre a varie giustificazioni dell'aumento indicato (anzianità crescente, composizione differente ecc.).
Mi sembra che (correggetemi pure) in Italia la spesa per il personale nella PA sia in linea con gli altri paesi EU e sotto controllo (congelamento retribuzioni, blocco turnover).
Se avessimo un deficit del 9% come qua in Spagna, probabilmente sarei d'accordo nel tagliare gli stipendi come è stato fatto.
Ma che i nostri problemi si possano risolvere (anche) tagliando gli stipendi dei dipendenti pubblici del 5% mi sembra una quantomeno riduttivo.

germania

saul 5/4/2012 - 17:47

in germania i salari crescono perche' l'economia va meglio, lo scrivono anche nell'articolo, non e' proprio il paese che possiamo considerare come paragone (l'inflazione tedesca e' anche inferiore alla nostra e la produttivita' credo sia maggiore),
Riguardo i dati che avevo indicato e' vero, si riferiscono ad anni passati ma non alla preistoria, ma il differenziale con la crescita dei salari dell'industria ha poco senso se non si paragonano pure misure di produttivita' e minori tutele che il settore privato garantisce, non le pare?

Ho trovato questo programma dell'M5S sul Post, provo a dare i miei 2 cents evitando di soffermarmi su ogni singolo punto...

 

1. Stato e cittadini

Abolizione delle province e accorpamento comuni sotto i 5000 abitanti. Le province non sono tutte inutili, su questo siamo d'accordo, ma penso comunque che siano troppo, per esempio in Piemonte (dove vivo) si potrebbero accorpare in modo da arrivare a 4, più che sufficienti a mio parere. Per i comuni piccoli si dovrebbe fare una valutazione costi / benefici (come per tutto del resto), ma se non erro in genere il personale si riduce quasi solo al sindaco, quindi non ci sono molti sprechi; certamente delle unioni di comuni sarebbero necessarie per le opere pubbliche per le quali il gettito fiscale del singolo comune e insufficiente. L'insegnamento obbligatorio della costituzione mi sembra puro populismo, lascerei alle singole scuole il compito di stilare i programmi.

Non sono sicuro di non essere d'accordo con un esame di diritto (non solo costituzionale) per accedere alle cariche pubbliche.

Sono assolutamente contrario all'abolizione delle authority, che andrebbero invece potenziate non tanto nei poteri quanto nella capacità impositiva, multa da poche centinaia di migliaia di euro ad aziende come Telecom sono solo un incentivo a non rispettare la legge.

Per la class action penso basterebbe la norma proposta dal governo Monti e poi eliminata secondo cui basta essere in posizioni analoghe (e non più identiche) per dar vita ad una class action. Sarebbe inoltre il caso di rendere la norma retroattiva, per potersi così rivalere sui vari Tanzi.

Sono contrario al referendum propositivo, fonte di populismo, mentre sono favorevole alle leggi di iniziativa popolare, per le quali si dovrebbe rendere obbligatoria la discussione in aula entro qualche mese e la votazione per chiamata con motivazione scritta dai vari capigruppo. Per il referendum abrogativo una buona riforma era quella che fissava un quorum partecipativo al 25% dei sì (cioè il referendum è valido se il 25% degli aventi diritto vota sì), così da scoraggiare gite balneari (non funziona così in Germania?).

 

2. Energia

Non me ne intendo molto di energia (per usare un eufemismo) quindi non commento. L'unica cosa che farei sarebbe la detassazione (del tutto o in parte) della benzina e l'introduzione di una carbon tax sulle emissioni di CO2 che mi sembra più equa.

 

3. Informazione

Non sono troppo sicuro delle norme sulla polverizzazione dell'azionariato di emittenti televisivi e giornali, preferirei una buona legge antitrust che eviti situazioni come il duopolio televisivo.

Per i contributi pubblici io renderei il canone RAI facoltativo (ovvero chi vuole paga una tessera o qualcosa del genere) ed eviterei trasferimenti diretti di ogni tipo, lasciando in piedi solo alcune agevolazioni fiscale (detrazione parziale dell'IMU per aziende di informazione, IVA al 10%) limitate alla parte online dei giornali (se vuoi la copia cartacea te la paghi tutta tu, gli altri cittadini non pagano per te).

Per quanto riguarda la rete telefonica io procederei subito allo scorporo della stessa da telecom (come anche per SNAM e per RFI) e alla privatizzazione completa dell'azienda di servizi risultante (le reti invece le terrei sotto controllo del tesoro o della CDP).

 

4. Economia (la parte più carente IMHO)

Non ho idea di cosa siano le scatole cinesi in borsa (parlo sul serio, cosa intendono?) per le doppie cariche io le vieterei solo per aziende pubbliche (nel senso che se hai un incarico pubblico diverso da consulente puoi fare solo quello) mentre le lascerei per le aziende private (salvo comportamente collusivi sui quali viligerà l'antitrust).

Sul divieto di incroci con le banche mi sembra una baggianata colossale (per non dire peggio), sono per esempio alla base del successo del modello tedesco di impresa, idem per il protezionismo delle imprese con mercato interno (che tornerà più avanti nel programma).

La responsabilità degli istituti finanziari non è molto meglio, piuttosto si potrebbe obbligare il soggetto pubblico ad una valutazione del rischio prma dell'acquisto di derivati e similari, tra privati opterei per la non regolazione. Ovviamente nessun tetto agli stipendi nelle aziende private. Per i monopoli di fatto ho già parlato in relazione alle reti, aggiungo qui la cessione di Alitalia (e la privatizzazione degli aereoporti) e concessioni più corte per la rete autostradale (già previste da MM se non erro).

Per ridurre il debito ci vuole ben altro, evito anche di commentare il sussidio di disoccupazione , che dovrebbe essere visto nell'ottica più generale della riforma del mercato del lavoro e del welfare (con la riforma Fornero non credo funzionerebbe).

Per l'acqua in bottiglia rientra nella carbon tax, per le produzioni locali ho già commentato sopra.

 

5. Trasporti

Mi sembrano quasi tutte misure di livello più comunale (tuttalpiù provinciale) che statale, gli incentivi green comunque rientrebbero nella carbon tax (che rende i prodotti green più competitivi), quindi non dovrebbero essercene di ulteriori. In ogni caso per le auto elettriche mi sembra presto, mentre per i trasporti pubblici si dovrebbe procedere con gara ed affidamento a privato (io abito a Torino e per quanto in generale funzionino in periferirei e nella cintura c'è ancora molto da fare).

Per la TAV non mi pronuncio sulla battaglia ideologica ma aspetto l'analisi costi benefici (è uscita alla fine?). (Piccolo commento personale sulla TAV, ma possibile che da entrambe le parti continuino a parlare senza uno straccio di numero? Bah...)

 

6. Salute

Non ne capisco molto, mi limito ad osservare che la devolution non funziona se manca il potere di tassazione regionale.

Non sono sicuro della separazione delle carriere dei medici mentre sono contrario al tetto massimo delle tariffe per prestazioni da privato.

 

7. Istruzione

Niente male, anche se non conosco abbastanza la legge Gelmini (chiedo scusa ai redattori ma non ho letto gli articoli sull'argomento), però, per esperienza personale, la valutazione da parte dei soli studenti non funziona.

 

(8. Cosa manca)

Non c'è traccia di politica estera, mancano la riduzione delle tassse, le liberalizzazzioni (sempre le solite: taxi, notai, farmacisti, avvocati...), l'autonomia delle scuole (in particolare le università) con annessa riforma delle tasse universitario sul modello inglese, l'accountability delle cariche pubbliche (non basta internet), la riforma elettorale (tutti in coro con me: MAG-GIO-RI-TA-RIO), gli interventi sul mercato del lavoro, la riforma dell giustizia (almeno del processo civile) con separazione delle carriere giudice / PM, la riforma delle forze armate (troppi generali in rapporto alle truppe e mezzi antiquati) e di polizia (troppi corpi, almeno la GdF dovrebbe rientrare nei carabinieri così da snellire i quadri dirigenti) e tante altro cose che ora non mi vengono in mente (qui mi appello ai lettori).

 

Chiedo scusa fin da ora per gli errori di battitura e le ventuali baggianate scritte.

La modernità

Giordano 15/5/2012 - 02:13

Posso definirmi un Grillino, sebbene non sia un attivista, ho letto quest'articolo (e l'altro) con molto interesse.
Devo dire che il suo articolo è il primo, tra tanti che ho letto, a contenere delle critiche sensate e una breve analisi del programma, che su altre e più note testate non è stato mai nemmeno citato.
Sarà per questo  che a volte i cosiddetti "grillini" sembrano così poco propensi al dialogo.

Sul problema del Debito Pubblico, mi sembra di osservare che visti gli andamenti dei precedenti governi (dall'inizio della seconda repubblica) sia abbastanza lontana, se non del tutto assente, una ricetta per risanarlo.

Certo, alcuni hanno avuto performance migliori di altri, ma il decremento percentuale, anche volendo mantenere idealmente il picco ottenuto dal governo Prodi (-10,01%) nel 2001, è ben lontano dai parametri assurdi fissati per i prossimi anni (se dovessero rimanere confermati).

Non mi occupo di economia, ma mi sembra di notare che anche il progetto di Tremonti, se pure  volessimo considerarlo errato, abbia subito notevoli perturbazioni durante lo scorso governo, derivanti da ingerenze dell'allora leader S.B. e di altri.

Non voglio dilungarmi nella comparazione tra programmi dei precedenti governi e cose effettivamente attuate, per lo meno abbiamo la certezza che per molte forze politiche il programma sia una brochure pubblicitaria senza molto fondamento .

Comunque le sue obiezioni rimangono sensate, non credo di avere una risposta anche perchè non è decisamente il mio campo, sebbene nutra un pò di speranze nelle possibilità di partecipazione e di proposta dei singoli, e nella non così marcata separazione tra "direttivo" e "militanti/fedeli", anche visti gli sfaceli che i direttivi perenni con variazioni solo apparenti e superficiali hanno creato.

Proprio in base a queste speranze, probabilmente ingenue, rilancio: perchè le sue domande non possono diventare una proposta? In fondo potrebbe essere un buon modo per testare una delle tanto sbandierate prerogative del Movimento, ovvero la partecipazione "dal basso".

Non che questo metodo sia politicamente applicabile a tutto, ma in fondo il M5S è un movimento nato da poco e quindi è certo che rimarrà "da opposizione", per lo meno vera.

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