Renzi, lo sciopero RAI e la prova dei fatti

4 giugno 2014 andrea moro e giulio zanella

Il dibattito sullo sciopero dei dipendenti RAI sta svicolando verso forme surreali. Secondo noi, invece, il punto è uno solo ed è semplicissimo: se Renzi vuole davvero #lasvoltabuona in questa faccenda allora dovrebbe fare solo una cosa: vendere la RAI al miglior offerente garantendo la concorrenza nel settore dell'informazione con gli strumenti antitrust, abolendo così la tassa più iniqua e regressiva del nostro sistema fiscale (qualcosa di sinistra, ci pare), cioé il canone RAI, e mettendo nelle tasche di quel 75% di italiani che questa tassa la pagano quasi 2 miliardi di euro all'anno. Cogli l'occasione propizia e #cambiaverso davvero, Matteo. Se no, un po' buffone lo sei anche tu.

Il presupposto ideologico (perché tale è) dello sciopero RAI è la caricatura per cui ogni bene fornito dallo stato debba per forza essere migliore di un bene simile fornito dai privati. Eppure decenni di asservimento al potere e di spartimenti di poltrone, e non solo, dovrebbero portare ad una sola logica conclusione: l'informazione e l'intrattenimento televisivo in Italia funzionerebbero meglio se la RAI fosse venduta al miglior offerente (un po' come il trasporto aereo civile funzionerà meglio dopo che Alitalia sarà finalmente venduta, anche questo era stato chiaramente e ripetutamente illustrato su questo sito ma ci sono voluti altri 6 anni di denaro pubblico e sospensione della legalità per arrivarci).

Ironicamente, il M5S, il cui leader una volta sembrava un tempo riuscire a dire qualcosa di sensato nel settore dell'editoria e informazione, prende la parte dei sindacati. Affamare la RAI significa consegnarla ancora di più nelle mani dei politicanti, dice Fico (M5S). Senza saltare alla logica conclusione che il modo migliore per ridurre l'arbitrio della politica è toglierle la carne (tutta) da sotto il naso, non dargliene di più.

Su questo sito l'abbiamo scritto ben 8 anni fa (prima non si poteva, perché non eravamo ancora nati): non esiste alcuna logica per cui il governo debba controllare o supplementare l'offerta d'informazione e tantomeno di intrattenimento audiovisivo. Ma ci roviniamo: siamo favorevoli a mantenere un canale di vera pubblica utilità, operato e finanziato anche dagli spettatori, su base volontaria, come PBS

I sindacati criticano Renzi per non saper fare il buon amministratore. Giusto, che ne sa Renzi di radiotelevisione e media? Ma forse che i sindacalisti sono degli esperti in materia? Neppure noi lo siamo, ed è per questo che ci limitiamo a tre semplici considerazioni economiche.

Primo, la "razionalizzazione" delle sedi regionali sarebbe operazione di buon senso: esiste già una abbondante e soddisfacente fornitura di notizie locali, per giunta a buon mercato (leggi: fornita senza canone). Basta per una volta digitare una cifra in più sui tasti del telecomando. La facile retorica delle sedi regionali che creano occupazione ignora la triste realtà: per ogni posto di lavoro inutile creato da un'ente pubblico secondo regole fuori mercato ha costi che gravano sulla parte produttiva del paese, eliminando un numero maggiore di posti di lavoro produttivi di ricchezza per tutti. Questo, i sindacati, non ce lo spiegano. 

Secondo, la timidissima proposta governativa di vendere una quota di minoranza di Rai Way, la società che possiede e gestisce il network fisico per la trasmissione del segnale televisivo RAI (non quello di tutti, naturalmente; per esempio, Mediaset ha il proprio). Ebbene, Rai Way puzza di ennesimo centro di rendita mono (o oligo-) polistica che il governo farebbe bene a rompere in modo più deciso rispetto alla cessione di una quota di minoranza. Se si deve vendere, allora Rai Way dovrebbe essere venduta con qualche forma di obbligo di servizio pubblico, cioè di trasmettere il segnale di tutti. La trasmissione delle informazioni in un paese democratico è di importanza strategica, ma questa si realizza in modo efficiente garantendo una adeguata concorrenza, non attraverso potere di mercato per il politicante di turno. Insomma, siamo alle solite: la privatizzazione è una scusa per fare cassa, più che un'opportunità per conseguire una maggiore efficienza del sistema delle comunicazioni. 

Terzo, "tassare" la RAI per 150 milioni di euro anziché procedere finalmente alla sua privatizzazione come descritto sopra si trasformerà con elevata probabilità nell'ennesima beffa per gli italiani. 150 milioni sono poco meno del 10% del gettito del canone; italiani che il canone lo pagate, non sorprendetevi se dal 2015 l'abbonamento alla RAI sarà "adeguato" al costo del caffé (in fondo sarà sempre meno di mezzo caffé al giorno!) fino a 120-125 euro, appunto circa il 10%.

22 commenti (espandi tutti)

perfetto

marcodivice 4/6/2014 - 16:56

perfetto. aggiungo solo che assieme alla vendita va fatta anche una seria legge sul conflitto d'interessi

Era inclusa nella frase dell'introduzione "garantendo la concorrenza nel settore dell'informazione con gli strumenti antitrust", comunque grazie per avere dato l'occasione per chiarirlo

Ma,fuori tema (e' fuori tema? vedere punto 2 sotto e storia di vari avvicendamenti di poltrona in RAI), vorrei cortesemente sollecitare riflessioni su:

1) falso in bilancio as amended :10 anni ok`http://law.uc.edu/sites/default/files/CCL/SOact/sec802.html

Sec. 1519. Destruction, alteration, or falsification of records in Federal investigations and bankruptcy

As amended:  Whoever knowingly alters, destroys, mutilates, conceals, covers up, falsifies, or makes a false entry in any record, document, or tangible object with the intent to impede, obstruct, or influence the investigation or proper administration of any matter within the jurisdiction of any department or agency of the United States or any case filed under title 11, or in relation to or contemplation of any such matter or case, shall be fined under this title, imprisoned not more than 20 years, or both.

2) conflitto di interesse. chi e' il nuovo Presidente di ENI s.p.a. Persona fisica o giurdica? Legge UK O.K.

Per un'economia sussidiata dai tempi di CRISPI, ed un paese conservatore fino al midollo, non facile arginare l'equazione statale=bello. Non solo nel Sud Italia, e non con una tassazione surreale, ne' con barriere all'ingresso incredibili.  Mi spiace per l'enfasi ed i toni impressionistici, ma sono semplicemente s t u f o di tunnel a neutrini e bribes a bizzeffe N/S/O/E, isole comprese.

3) Da altra testata, pubblicato da un lettore. Utile esemplificazione dei danni della 'munifica poppa di mamma Stato' (enfasi mia)

Scelta preliminare di campo 1) 'mamma' 2) MERITO. Come ricorda il Dott. Stella (dai commenti al cui articolo in data odierna  trascrivo il commento che segue infra, '' per il Mose ci sono voluti nove volte i tempi del colossale ponte di Donghai''. La scelta per l'opzione no. 1 puo' comportare quanto segue. Vendiamo la R.A.I., previa due diligence su spese allegre e Ferrari là-bas, où le climat est autrement meilleur qu'ici...

Basta ipocrisie e false pruderie imbiancate da vecchia zitella. La situazione e' critica.

n ''questioni morali'', da Berlinguer (situazione gia' compromessa) onwards

'' Lettore_9745269 5 giugno 2014 | 8:09

Lo Stato ha voluto fare l'imprenditore (con i nostri soldi) dopando fortemente il mercato con la corruzione. La competitività è andata a farsi benedire, gli asini sono diventati esperti ed ora, non solo in Italia, ma anche all'estero non sappiamo più lavorare. Ed ora sono veramente cavoli nostri e dei nostri figli.''

Utilericordarlo:

 

Matematica, chi era costei?

"tassare" la RAI per 150 milioni di euro anziché procedere finalmente alla sua privatizzazione come descritto sopra si trasformerà con elevata probabilità nell'ennessima beffa per gli italiani. 150 milioni sono poco meno del 10% del gettito del canone

Un'aspetto poi da considerare e' quello degli ammortizzatori per eventuali esuberi. Ricordiamo il trattamento privilegiato all'ultimo salvataggio alitalia: 7 anni di cassa integrazione pagati di tasca nostra. Giusto farsi carico dei disoccupati anche in mancanza di un sistema serio di protezione (come quello che andiamo proponendo oramai da anni), vediamo se questa volta Renzi ha il coraggio di farlo in modo equo e non offensivo della dignita' dei cassintegrati di aziende "normali". Le  premesse non sono le migliori. 

Questo è l'aspetto che più mi preoccupa dei "tagli alle spese" promessi da Renzi. Ho spesso la sensazione che quando parla di tagliare costi "eliminando enti inutili" , noi pensiamo veramente all'eliminazione di posti di lavoro che non servono, mentre lui sembra propendere per un restyling, tipo: "via il cartello Province, quelli che lavorano qui da domani lavorano per la Regione" oppure "ci sono 200 forestali di troppo? Vai con 200 prepensionamenti". Spero di sbagliarmi.

consenso

marcodivice 5/6/2014 - 13:23

approfitto del tuo commento per riproporre un tema che già si trattò qui, credo in un post di Zanella sula Grecia. Anche la miglior strategia politica di questo mondo ha bisogno di consenso per funzionare, altrimenti è dannosa e alimenta populismi o peggio.

con questo non voglio dire che non si debba tagliare la spesa o si debba continuare a foraggiare i carrozzoni.

non ricordo cosa ho detto a proposito della Grecia, ma sono sicuro (potrei sbagliarmi, qualcuno ha dati, opinion polls e simili?) che su vendita della RAI e abolizione del canone c'e' ampio consenso tra gli elettori.

ma su questo non c'è dubbio . come ho detto nel primo commento, il post è perfetto per cui sono per la vendita della rai.

mi riferivo ai licenziamenti. pensare di mettere in strada oggi migliaia di persone con poca o nulla assistenza da parte dello Stato, significa creare alba dorata e aprire la porta alla vittoria di un populista. più o meno di questo che si discuteva nei commenti sulla grecia.

Non capisco che senso abbia discutere di eventi puramente ipotetici. Davvero pensi che sia politicamente praticabile  "mettere sulla strada" migliaia di persone? Vedi cos'e' successo con l'alitalia. Io penso non sia nemmeno desiderabile, auspico solo che li si protegga in modo adeguato ed equo rispetto alle altre migliaia di dipendenti di imprese private che si sono trovati sulla strada. Che sia il sindacato a negoziare condizioni preferenziale per gli uni piuttosto che per gli altri lascia basiti. 

Andrea, Marco si sta riferendo a quello che ho scritto nel mio commento sopra non al tuo post.

Oltretutto fraintendendomi (ma ci sta perchè mi son spiegato male).

Marco non sono un sanguinario savonarola . Capisco benissimo che tra la teoria di 20000 statali in meno e la realtà di 20000 famiglie senza lavoro esiste un "abisso" che chi fa politica non può e nemmeno deve ignorare.

Ma esistono dei passaggi graduali, esiste il muoversi in una direzione, esiste il “faccio fin dove si riesce” ed esistono le operazioni di facciata.Il timore che esprimevo è che Renzi possa limitarsi alle mere  operazioni di facciata.

lieto di aver frainteso. su questo concordiamo.

ecco, parliamo di esuberi.

Io sono perfettamente d'accordo con la frase che vado a citare:

per ogni posto di lavoro inutile creato da un'ente pubblico secondo regole fuori mercato ha costi che gravano sulla parte produttiva del paese, eliminando un numero maggiore di posti di lavoro produttivi di ricchezza per tutti.

Dando questo per scontato, il problema esuberi non si pone perchè per ogni posto di lavoro pubblico "inutile" fuori mercato che viene eliminato, ne verranno creati un numero maggiore nel privato. Poi non è detto che la stessa persona sua quella che perde il posto e poi lo ritrova nel privato. Quindi giusto poter gestire casi singoli, riqualificandoli professionalmente (non solo quindi con sussidi economici).

Anzi, penso che il numero di posti "esuberanti" di un settore pubblico sia superiore al numero di posti che nello stesso settore puo' essere assorbito dal privato. I posti nuovio saranno in altri settori, con diverse professionalità. Quindi visto che in altri settori si renderanno disponibili risorse per investimenti ed assunzioni, il problema della riqualificazione degli adulti è determinante. Ed è, tra l'altro un business che puo' aiutare a fare PIL.

Dando questo per scontato, il problema esuberi non si pone perchè per ogni posto di lavoro pubblico "inutile" fuori mercato che viene eliminato, ne verranno creati un numero maggiore nel privato

Scusa ma scritto così sembri la caricatura di un liberista fatta da Vauro o da Robecchi.

Trascuri completamente il fattore tempo.

Ad esempio i 10500 forestali calabresi dove me li reimpieghi e in quanto tempo? Li vendiamo ai Belgi come minatori, come negli anni 50?

Con che soldi li riqualifichi professionalmente?

Trascuri che non si rende disponibile nessuna  nuova risorsa. I soldi risparmiati servono per il debito pregresso, son già spesi.

E anche fosse vero che si rendono disponibili nuove risorse prima che queste siano reimpiegate in modo da creare nuovo lavoro ci vuole tempo, bisogna sperare che non vengano usate male e nel frattempo i 10500 forestali (e famiglie) devono mangiare e pagare le bollette e prima di loro a spasso in cerca di lavoro ci sono migliaia di persone (il 18% in Calabria, 65% tra i giovani)

Nella pratica il problema esuberi si pone eccome ed è il problema principale da risolvere per riqualificare la spesa pubblica. Certo è un problema risolvibile che va risolto ( e se mai si comincia mai lo si risolve) ma approcciarsi ad esso dicendo che nemmeno si pone è un po' inquietante.

Ora magari io non saro' bravo a comunicare (anche mia moglie, onestamente parlando, me lo dice) ma condivido in pieno il giudizio della tua, così come lo hai rivelato in altro post. :-)
Consiglio di rileggere meglio il mio intervento, magari cercando di comprendere cose non dette ma per me (e per tutti) completamente implicite. Come il fatto incontroverttibile, per motivi fisici, che la riconversione del personale richiede tempo e risorse.

E' un colpo basso Francesco, da te non me l'aspettavo :-)

Però insisto: se tu, ad un commento in cui si invita a considerare come devono essere gestiti gli ammortizzatori  sociali per eventuali esuberi, rispondi scrivendo che "il problema esuberi non si pone" il fraintendere e pensare che la fai troppo facile, ci stà.

Cercherò di mirare più in alto e di spiegarmi meglio. :-)

Considero che il problema degli esuberi non si ponga (se avessimo ammortizzatori seri) perchè nel tempo necessario alla riqualificazione (che non è un tempo pari a zero) si vengono a formare gli spazi per nuove professioni. Diciamo che in un anno, massimo un anno e mezzo, il problema non è piu' un problema. Naturalmente do per scontato che di solito in europa gli ammortizzatori sono attorno a quel periodo (massimo sono 4 anni in Danimarca, se non erro) e da me in CH sono 400 giorni (520 se hai piu' di 55 anni).

Per "problemi" intendo i casi che esauriscono il diritto senza aver trovato un lavoro adeguato. Poi ovvio che in Italia, dove questi ammortizzatori europei non sono ancora in funzione (aspi, naspi qui si gioca cambiar sigle) la cosa è un problema ma davo per scontato che parlando di "ammortizzatori" si partisse dalle considerazioni su come la cosa sarebbe se ci fossero.

Caso mai mi pare che quello che è previsto in Italia sia che anche se cambiano le sigle, il pubblico impiego è fuori dalle tutele (cosa sbagliatissima, perché cosi' continua l'alibi della illicenziabilità), quindi mi chiedo tra l'altro come siano messi i lavoratori RAI. Sono considerati pubblico impiego o lavoratori privati?

1) O Monòpoli. Sarebbe utile pubblicare un link a editoriali/articoli sui(l) Monopoli(o) televisivi(o)

E non solo. Per non ...''dimenticare':'

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=anteprima&artId=299361&chId=30

Purche' ''Guidi'' qualcun(a).

E di corruzione/falso in bilancio. Uccide il mercato e, in ultima analisi, anche la democrazia.  Un kilometro di TAV - sostanzialmente inutile, senza scomodare Elon Musk, basta chiedere ai Francesi, per cui non e' piu' prioritaria  -  o di SA-RC costa a questo Paese da 7 a 10 volte quello che costa in Francia o Spagna (la Sa-RC e' semplicemente fuori scala, anche assumendo come benchmark i tempi di realizzazione delle  piramidi Egiziane..

Scelta preliminare di campo 1) Mercato vs. MAMMA. Ad esempio, la Parentopoli grillina dilagante" (http://unattimo2.blog.kataweb.it/2014/04/05/parentopoli-grillina-dilagante/ ) oppure : http://www.ilradar.com/continua-la-parentopoli-grillina-assunti-figli-e-...

Torno al lavoro. Non posso credere a come e' conciato codesto anti-Paese, fondato sull'aimonoce id otacrem, il mercato degli amici.

2) SANZIONI. (cfr. link, voce ''economic and financial offences'' p. 96 s.). Fonte: Institut de police scientifique, Université de Lausanne.

156 detenuti....Poopolo di Santi...c'est à ne pas croire! Prescrizione, falso in bilancio, ma soprattutto disboscare la selva di norme, processi, ridurre drasticamente la discrezionalita' amministrativa. ecc. Con l'auspicio che il progetto non sia gia' obsoleto...

http://my.unil.ch/serval/document/BIB_196BB8D10F92.pdf

La funzione di Rayway è meno banale di quanto un economista possa pensare.
Privatizzare la rete di ripetitori costringendola a fornire un servizio pubblico somiglia moltissimo alla "privatizzazione" di Autostrade.
I privati si limiteranno a mungere un'infrastruttura non replicabile, investendo zero ed aumentando le tariffe d'uso quel tanto che gli concederà l'immancabile autorithy.
Mi spiegherebbe in parole semplici dove si realizzerà il fantomatico incremento di efficenza economica?
Nasceranno come funghi nuovi canali televisivi (un media su cui non investe ormai più nessuno)? Per come la vedo io Rayway ha un solo cliente possibile, la RAI, e da quello spremerà i ricavi.

Il resto dell'articolo è ineccepibile, pertanto non sarà fatto nulla di quanto scrive ed il 10% in più al canone 2015 non ce lo leva nessuno.
Cordiali saluti

  mentre le autostrade sono un monopolio naturale (non si può costruire una seconda rete autostradale) Raiway no - tanto è vero che Mediaset ha la sua rete (credo anch'essa venduta a terzi).  Ipotizziamo che, dopo la privatizzazione, i gestori privati non investano nulla, perdendo un'occasione di rinnovamento tecnico importante. Se ci fosse veramente domanda per ripetitori di nuova generazione (o di più ripetitori per nuovi canali), altri potrebbero investire e le TV potrebbero cambiare fornitura di servizi. Se invece non ci fosse (p.es. perchè tutti i canali televisivi fossero disponibili via satellite o via internet) perchè preoccuparsi dei ripetori?

Non vorrei limitarmi solo a questo quello ma non trovo nulla da dire, aggiungere obbiettare.

Quindi mi limito a segnalare: "litiamo"?

Analisi utile del Prof. Perotti. Un po' di metrics.

http://www.lavoce.info/perche-rai-cambiare/

Fuori tema, tra le varie, n, cose, sarebbe anche utile parlare di sostenibilita' dell'euro e next steps. 

Temi, quali: disoccupazione giovanile al 46%,  inflazione di cui l'Italia ha bisogno come l'ossigeno, rischio di depressione economica permanente (ne parla solo il Prof. Zingales nel suo ultimo libro, mi pare, fornendo qualche possibile spunto di dibattito/soluzione) , e comunque per almeno 15/20 anni, gap di competitivita'. Politiche espansive di cui ha bisogno il 'Sud' et similia. In breve, costi e sostenibilita' della 'integrazione de facto'.

In Italia, il tema prioritario e' la lotta alla corruzione e fare riprendere la crescita che manca da 20 anni. Tra i principali imputati, oltre al ritardo tecnologico, un livello di corruzione assurdo e ritardo nel completare le opere base, di cui nessuno parla.

Ma certo, Ok su RAI......previa approfondita due diligence. Un parcheggio, 'parafrasando' quanto dice Perotti, con buona pace dell'etiquette...

"La BBC, con il 50 percento in più di occupati rispetto alla RAI, ha il 20 percento in meno di dirigenti. Ma il dato più significativo riguarda i giornalisti. Su un totale di 1939 giornalisti, ben 324, un impressionante 17 percento, hanno la qualifica di dirigenti. Pochi enti al mondo, pubblici o privati, devono avere un tale rapporto tra dirigenti e non dirigenti"

PBS

Francesco Forti 8/6/2014 - 14:21

penso sia un interessate concetto ... da approfondire.
mi mancano alcuni dati. per esempio la peetrazione di mercato (share).

Inizia una nuova discussione

Login o registrati per inviare commenti